Bando della ventiquattresima edizione
Gli autori Lucie Brunellière, Kim Crumrine, Lea Goldberg, Rutu Modan e Heena Baek, la Rete dei presidi Nati per Leggere Campania, la Mediateca Mira Cancelli del Comune di Cepagatti (PE) e la pediatra Lucia Tubaldi sono i vincitori della sedicesima edizione del Premio nazionale Nati per Leggere, riconoscimento che sostiene i migliori libri, progetti di promozione alla lettura per i più piccoli e le più efficaci attività dei pediatri nel diffondere la lettura in famiglia. I vincitori sono stati premiati giovedì 15 maggio alle 14.15 al Salone Internazionale del Libro di Torino, durante una cerimonia condotta da Eros Miari. Sono stati scelti da una giuria presieduta da Franco Fornaroli e formata da pedagogisti, bibliotecari, educatori, pediatri, giornalisti: per quasi un anno la Vice-Presidente Katia Rossi e i giurati Elena Corniglia, Carla De Santis, Marco Debernardi, Annalia Galardini, Daniela Iacobello, Federica Mantellassi, Anna Paola Peddis, Anna Riva, Viviana Urban hanno messo a disposizione le loro competenze e lavorato con dedizione a un’edizione vivace e qualitativamente alta.
“Mi occupo dei bambini. Quando crescono me ne occupo ancora solo che fingono di non conoscermi come fanno con le maestre delle scuole finite. Io ho pazienza, capisco che si vergognano di un Coso immaginato solo per consolarsi.” Inizia così, in prima persona, l’ultimo albo illustrato dell’artista fiorentina Arianna Papini: a raccontare non è un essere umano e nemmeno un essere vivente in generale, ma lui, Coso, l’amico immaginario di Lei, una bambina “larga di corpo e di sorriso” che lo ha inventato appena nata. Il protagonista, un buffo personaggio rosa con le corna e il faccione sorridente, ci spiega la vita difficile degli amici immaginari: disegnati dai bambini quando ne hanno bisogno, trascorrono la loro esistenza a sostenerli nei momenti difficili e vengono dimenticati una volta diventati adulti perché “a disegnare così liberamente i piccoli disimparano un giorno. Quasi tutti. La chiamano età adulta. Alcuni continuano. Quelli li chiamano matti oppure artisti.” Ciascuna pagina doppia ha uno sfondo di un colore diverso, così come vario è il rapporto fra il testo e le figure, queste ultime sempre piatte, stilizzate e coloratissime, in un chiaro richiamo al flusso di pensiero libero e giocoso di chi sta raccontando. Di Lei non si sa molto perché Coso non ci dice neppure il suo nome, non ci dice se ha dei genitori o dei nonni o degli amici. Eppure si sa tutto. Si sa che per stare bene deve dipingere, si sa che ha bisogno di giocare con ciò che conosce, perché altrimenti si spaventa, si sa che ha capito come restare sé stessa, come distinguere tra ciò che si può lasciare andare e ciò a cui non si deve rinunciare mai. Per conoscerla meglio possiamo leggere anche E gli altri, il secondo racconto illustrato, uscito contemporaneamente sempre per i tipi di Uovonero, rivolto a lettori leggermente più grandi, in cui seguiamo la crescita di Lei dal suo punto di vista - unico, scomodo e divergente - in un progetto editoriale originale e poetico, dove il filo conduttore principale della creazione come elemento salvifico è solo uno dei tanti che vi si possono apprezzare.
Serena Marradi (da LiBeR 146)
Coso
Arianna Papini
Uovonero, 2025, 40 p
(I geodi)
€ 16,50 ; Età: da 10 anni
Solitamente ci si accosta al seguito di un libro di grandissimo successo con un misto di curiosità, desiderio e la certezza quasi matematica che ci deluderà. Andrew Clements pubblicò Frindle nel 1996 e immediatamente il mondo ne consacrò il successo. Quando Rizzoli decise di pubblicarlo, serviva una traduzione di questa parola inglese inventata così deliziosa. Beatrice Masini, traduttrice del libro, chiamò Roberto Piumini, e drilla fu. Altri libri seguirono, altri successi, altri casi editoriali, ma Frindle/Drilla rimase nel cuore di tutti i lettori di Clements, ormai cresciuti e diventati a loro volta genitori. Clements morì nel 2019, lasciando al mondo il suo ultimo regalo, The Frindle Files/Il caso Drilla, ambientato trent’anni dopo Drilla in una scuola media americana. Protagonista è Josh, ragazzino di prima media genio dell’informatica e appassionato di tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia. La sua scuola già da alcuni anni permette agli alunni di usare il computer in classe. Gli insegnanti si sono presto adeguati alle nuove tecnologie, tranne il professore di Inglese, Mr N. che pretende libro, carta e penna. Mr N. è un simpatico insegnante, solo un po’ fissato e, secondo il pensiero di Josh, completamente negato con la tecnologia, tanto che non usa in classe mai né il computer né la lavagna interattiva. Un giorno nel cassetto di casa Josh scopre una penna strana, marchiata Drilla: la madre le è molto affezionata e racconta a Josh che quando era bambina ha lottato con tutti i suoi compagni di scuola perché la parola drilla come sinonimo di penna fosse accettata in tutto il Paese. Josh, a cui la curiosità e lo spirito di intraprendenza non mancano, con un'accurata ricerca su Internet scopre che la parola drilla è stata inventata da Nicholas Allen, ma non trova informazioni recenti. Curiosamente Mr N., l’insegnante di Inglese, si chiama Allen Nicholas e le foto nel web gli assomigliano terribilmente… che sia lui il bambino che ha inventato la parola drilla? E come mai odia tanto la tecnologia? Nasce così una strepitosa storia, che non deluderà chi ha amato Drilla, sul significato di cura e di attenzione, sul rapporto che si può instaurare con gli insegnanti, sul valore della riservatezza e su quanto sia faticoso mantenere i segreti.
Angela Catrani (da LiBeR 146)
Il caso Drilla
Andrew Clements;
trad. di B. Masini
Rizzoli, 2025, 240 p.
€ 16,00 ; Età: da 8 anni
