Novità a giugno in libreria
Mi sono approcciata al libro con cautela. Il titolo, per assonanza, mi riportava all’inquietudine del Signore delle mosche di William Golding, e l’atmosfera da deserto distopico della copertina ne aumentava la sensazione. Sapevo però che il binomio Calì-Quarello mi avrebbe guidato al di là delle attese, gettandomi oltre la zona-comfort da comune lettore che si aspetta da due dei più geniali autori della nostra letteratura per l’infanzia qualcosa di grande.
Ho aperto il libro. E subito l’incipit, con una voce fuori campo da film – “Mi chiamo Lizzy e questa la mia storia” – e l’inquadratura su una futuristica discarica con bambini tra insetti giganti e uccelli dal “profilo pterodattilo”, simbolo di tutte le povertà del mondo, mi ha catturato in un vortice narrativo fino alla fine.
E' un libro strepitoso, che smuove e commuove. La forza dei temi affrontati - il futuro della terra, la parità di genere, il valore inestimabile della conoscenza- è declinata in poesia e leggerezza: da un lato con le illustrazioni di Quarello, ricchissime, di fiamminga e rinascimentale memoria, sempre di ampio respiro grazie a continui cambi di prospettiva in giochi architettonici, ad accostamenti di luce e ombra; dall’ altro col testo di Calì, diretto, sintetico eppure allusivo.
La storia è quella di una banda di bambini che cercano tra i rifiuti oggetti di scambio. Dopo la devastazione portata al pianeta dal Lampo Blu, il baratto è l’unica forma di sussistenza. Un giorno i bambini trovano un oggetto mai visto e Poubelle intuisce si tratti di qualcosa di prezioso. I cinque si mettono sulla rotta del Gran Bazar. Qui una bambina ruberà l’oggetto portandolo a Salomone, non un mercante, ma un sognatore: a chi porta libri in dono, infatti, l’uomo insegnerà a leggere. I bambini lasceranno così il loro “oggetto” senza volere nulla in cambio e decideranno di trovare una zona di lavoro più vicina a Salomone.
Una storia che è tante storie insieme, ma più di tutte Ci chiamavano le mosche è la storia del libro come profondo nutrimento di valori, visioni e immaginario, contro i Lampi Blu di ogni epoca.
Elena Baroncini (da LiBeR 130)
Ci chiamavano le mosche
Davide Calì,
ill. di Maurizio A. C. Quarello;
trad. di P. Cesari
Orecchio Acerbo, 2020, pag. 44
€ 16,00 ; Età: da 6 anni
C’era una casa a Mosca è uno straordinario viaggio nel tempo che racconta un secolo di storia russa da un punto di vista particolare: gli interni di un vecchio appartamento della capitale nel susseguirsi della vita di quattro generazioni che lo abitano, una prospettiva suggerita anche dal titolo originale del libro, Istorija staroj kvartiry, “Storia di un vecchio appartamento”. “Si dice che il passato sia una terra straniera. Ma è davvero così?” – afferma l’autrice del libro, la storica Alexandra Litvina – “Il passato è ovunque, non sparisce. Molti oggetti delle nostre case custodiscono la storia di famiglia. E attraverso la storia di famiglia la storia del paese”. Protagonisti di questo microcosmo domestico sono i Muromtsev, che vengono presentati all’inizio della pubblicazione in un grande albero genealogico molto utile a orientarsi in una narrazione complessa, visto che nella storia dell’appartamento vi sono anche i vicini di casa, i coinquilini, gli amici, i parenti, i fidanzati e così via, i quali sono proposti alla fine del libro, come in un album di figurine. Il cuore del racconto sono le grandi tavole illustrate dalla bravissima Anna Desnitskaya che fotografano la vita dell’appartamento e il suo mutare negli anni. Introdotte dalle voci di giovani inquilini, le illustrazioni scandiscono i passaggi cruciali di un secolo denso di grandi cambiamenti. I conflitti mondiali, la Rivoluzione di Ottobre, la Guerra fredda, il Disgelo, la Perestrojka, la Globalizzazione raggiungono le mura domestiche attraverso i racconti di persone, gli oggetti simbolo di epoche diverse, gli aspetti legati alla cultura del tempo: il cibo, gli abiti, i giocattoli, la letteratura, le serie televisive, le canzoni. Uniti a materiali compositi come le cartoline augurali, gli articoli di giornale, le foto di famiglia, le immagini più varie, dalle tessere per il cibo alle cartine delle gomme da masticare, definiscono momenti fondamentali della storia russa e dell’Unione Sovietica. Ne emerge un racconto avvincente dal quale non vorremmo staccarci mai, un autentico capolavoro che si presta ad una pluralità di piani di lettura, capace di conquistare lettori di ogni età.
Francesca Brunetti (da LiBeR 130)
C’era una casa a Mosca
Alexandra Litvina,
ill. di Anna Desnistkaya;
trad. di L. Grieco
Donzelli, 2020, 59 p.
€ 24,00 ; Età: da 8 anni
