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Felicità ne avete?
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Felicità ne avete?

 

“Ogni genere letterario è legato al suo tempo, ogni testo nasce da un insieme di condizioni “esterne” che condizionano la sua formazione” – sostiene Bianca Pitzorno: “le fiabe costituiscono un patrimonio che non può essere incrementato, perché la loro genesi è stata il frutto di un processo storico irripetibile (...). Gli scrittori di oggi dovrebbero non sforzarsi di scrivere fiabe “moderne”, ma misurarsi con altri generi letterari, con generi, loro sì, più moderni e legati (…) ai nodi profondi della vita contemporanea”. Con questa prospettiva trovo molto intrigante la costruzione narrativa di Felicità ne avete? Le parole di Lisa Biaggi – tra archetipi e ribaltamenti – caratterizzano il fluire della storia in un’alternanza di ancoraggi alla tradizione, fin  dall’incipit: “Sul limitare del bosco, molto lontano da qui, viveva un tempo una strega potentissima”. Come nelle fiabe tradizionali il linguaggio è asciutto: poche pennellate di parole tinteggiano un altrove  imprecisato nel quale ci si può incamminare staccandosi dal qui e ora per esplorare l’ignoto. Lisa Biggi gioca e con sapienti colpi di scena trascina nel suo gioco il lettore. Da un lato pratica quei ribaltamenti di prospettive tanto frequenti nel mare magnum delle rielaborazioni delle fiabe tradizionali, dall’altro sovverte l’edulcorazione. L’albo non annoia con didascaliche asserzioni sull’importanza dei comportamenti prosociali e inclusivi, ma piuttosto tiene alta la tensione narrativa con una chiusa degna di un thriller, facendosi beffa dell’assioma etico implicitamente sotteso dall’inizio del racconto, ovvero quello secondo cui potenzialmente tutte le persone sarebbero buone e l’evoluzione di ognuna dipenderebbe dalla qualità di incontri ed esperienze che matura. Un eccellente connubio con le tavole di una Monica Barengo perfettamente riconoscibile, eppure in parte sorprendente per una leggerezza che si sprigiona per stratificazione, facilitando una pluralità di livelli di lettura.
Ben curata anche la leggibilità, sia sotto il profilo dei bilanciamenti spaziali che dei colori, che donano ulteriore eleganza a un libro complessivamente ben progettato, a partire dalla carta. Valentina Mai, che dirige la collana, ha fatto ancora una volta un ottimo lavoro.

Francesca Romana Grasso (da LiBeR 131)

Felicità ne avete?
Lisa Biggi, Monica Barengo
Kite, 2021, 40 p.
(Albi illustrati)
€ 16,50 ; Età: da 6 anni

 

 

Hits: 1800
Un'estate da morire
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Un'estate da morire

 

Un’estate da morire è un titolo che è anche un ossimoro: l’estate è simbolo di vita e luce, la stessa che rischiara la bella copertina di Jacopo Starace, scelta dalla giovane casa editrice 21lettere, dove le spighe di grano (antica allusione alla fertilità) si stagliano sul cielo azzurro e si mescolano ai colori di farfalle svolazzanti che prefigurano un’esistenza leggera come il tempo dell’infanzia e breve come un battito d’ali. Il testo di Lois Lowry ha radici nell’infanzia dell’autrice americana, che ha inaugurato la collana Ragazzi con la raccolta di storie in versi All’orizzonte ed è nota al pubblico per la (contestata) serie distopica aperta con The Giver: il romanzo racconta come Meg, tredicenne voce narrante, e la sorella maggiore Molly abbiano trascorso il loro ultimo anno insieme in un casolare immerso nella natura, il buen retiro in cui il padre, docente universitario, ha condotto la famiglia per terminare il suo libro, esattamente come accadde alla scrittrice bambina e alla sorella Helen. “Un estate per morire”, così potremmo parafrasare il titolo originale A summer to die e questo è un libro davvero ricco di simbologie e contrapposizioni (la macchina fotografica che filtra, documenta e ricorda, la coperta fatta con gli abiti dismessi, la nascita del figlio dei vicini) dove ogni accadimento si posiziona come i pezzi di un domino, in attesa dell’evento che segnerà per Meg la fine dell’infanzia. Il racconto si apre con un gessetto che traccia una riga, a separare gli spazi di Meg e Molly e, insieme, il loro destino diverso: tutto precipita proprio all’arrivo dell’estate, stagione-pausa per eccellenza, qui accentuata dalla condizione di temporaneo isolamento. Molly è bellissima, corteggiata da tutti, sogna l’amore; Meg è intelligente, ansiosa di “lasciare il segno”, anche se non sa ancora come, e gelosa della sorella, sempre più strana e al centro delle attenzioni familiari. La dicotomia di queste due adolescenti, i loro battibecchi, mi ricordano quelli che ho ritrovato in tante (belle) storie e in tante vite: lo sguardo di chi narra resta sino in fondo quello autentico e smarrito di una ragazzina che attraverso uno struggente ballo a tre con il papà e la mamma scopre quello che non avevano mai voluto dirle.

Serena Marradi (da LiBeR 131)

Un’estate da morire
Lois Lowry;
trad. di E. Santachiara
21lettere, 2021, 170 p.
(Ragazzi)
€ 14,00 ; Età: da 12 anni

 

 

Hits: 1870
Einstein
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Einstein

 

Una storia sul tempo, da parte di un autore che fa del tempo un oggetto del suo lavoro: contro il minimalismo espressivo, il tedesco Torben Kuhlmann  a ogni libro trascina il lettore in un vortice di suggestioni e particolari, aprendo un’implicita riflessione sulla realtà temporale nell’epoca dell’alta velocità tecnologica. Il periodo impiegato per una tavola, da una settimana fino a dieci giorni, diventa una sorta di elemento alchemico dell’illustrazione per cui il lettore guarda, osserva, entrando in una dimensione a “3D” e slittando da una percezione estetica a un piano di curiosità cognitiva: “Ma come ha fatto a farlo? Come funziona quel meccanismo?”.
Già nei precedenti libri, dallo splendido Lindbergh al caleidoscopico Mole Town, Kuhlmann ci aveva abituato a una narrazione di oggetti (parti di motori, aeroplani, razzi) come controcanto al testo. Ora a queste due linee melodiche si aggiunge un tema che non solo fa da sottofondo alla storia, ma che è la storia stessa: la relatività del tempo. Tra sveglie, orologi, pendole, clessidre, illustrate con realismo e allo stesso tempo con incanto evocativo, in Einstein. Il fantastico viaggio di un topo attraverso il tempo e lo spazio un topolino arriva in ritardo alla Grande Festa del Formaggio. Ci si reca con il trenino rosso svizzero (meravigliosa la tavola con l’altopiano primaverile e le Alpi innevate) per ritrovarsi a Berna. Da Norman Rockwell a John Singer Sargent, tavola dopo tavola, Kuhlmann ci svela il suo mondo di riferimento e di matite “aumentate” da luci e ombre ad acquerello in un gioco ritmico di continui cambi di prospettiva, da vertigine. Campi lunghi con visioni dall’alto della città, campi medi, primi piani su ingranaggi: il libro ha un respiro cinematografico. Ed Einstein? Einstein è l’attore co-protagonista: inventando una macchina del tempo il topo riuscirà a trovarlo nella Berna del 1905, quando il giovane fisico lavora ancora all’ufficio brevetti. Dagli input avuti grazie al roditore, lo scienziato elaborerà le sue teorie sullo spazio-tempo. Il resto, è storia.

Elena Baroncini (da LiBeR 131)

Einstein
Torben Kuhlmann;
trad. di A. Becchi, F. Becchi
Orecchio Acerbo, 2021, 140 p.
€ 21,00 ; Età: da 6 anni

 

Hits: 1694
Cosa c'è nella mia testa?
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Cosa c'è nella mia testa?

 

Cosa c’è nella mia testa? è una delle prime uscite de Le quindici domande, una nuova collana divulgativa dell’editore Il Castoro. Pensata per i ragazzi della scuola secondaria di primo grado, la collana ha un piano editoriale di ampio respiro: 15 uscite, distribuite in tre anni, che spaziano in altrettanti campi del sapere, dall’economia alla botanica fino alla robotica e all’arte, proposti attraverso 15 domande. In ogni volume, due noti autori per ragazzi, Pierdomenico Baccalario e Federico Taddia, curatori della collana, affiancati da un giovane illustratore, intervistano un esperto della materia dando luogo a un dialogo serrato e al tempo stesso scanzonato. Il risultato è un libro che può essere letto di seguito, per farsi un’idea di un tema che interessa e soddisfare le proprie curiosità, e contemporaneamente può essere usato come uno strumento di reference, un’enciclopedia da avere a disposizione come primo riferimento informativo su un ambito del sapere.
Ma torniamo al nostro volume. Come faccio a pensare?  Perché devo dormire? Il cervello si può ammalare? Ecco alcuni interrogativi posti all’autore, Luca Bonfanti, professore di Anatomia veterinaria all’Università degli Studi di Torino e  noto divulgatore.  Entrare nel merito dei dialoghi ci aiuta a comprendere lo spirito della proposta editoriale. Alla domanda “Il cervello si può ammalare?” l’autore offre risposte chiare e coincise che definiscono Alzheimer, Parkinson, stress e altri disturbi psichici e parla anche dei cappellai matti, come venivano chiamati gli addetti alla fabbricazione dei cappelli che perdevano un po’ il senno a causa dei fumi di mercurio utilizzati nei cappellifici. Insomma i contenuti sono arricchiti da notizie curiose che danno verve alla narrazione sia verbale sia visiva, dove le ironiche immagini di Claudia Petrazzi commentano nel linguaggio dei fumetti i contenuti del discorso informativo. Un discorso che a un certo punto, nella descrizione di deep learning, intelligenza artificiale, algoritmi, si ferma, diventa elusivo, omette. E’ una scelta voluta? Me lo sono chiesta, ma nel complesso siamo di fronte a una buona divulgazione che lascia varchi di apertura all’approfondimento di  nuovi interrogativi legati ai veloci mutamenti della contemporaneità.

Francesca Brunetti

Cosa c’è nella mia testa?
Pierdomenico Baccalario, Federico Taddia, Luca Bonfanti,
ill. di Claudia Petrazzi
Il Castoro, 2021, 139 p.
(Le 15 domande)
€ 15,00 ; Età: da 10 anni

 

 

Hits: 2333
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Premio Strega Ragazze e Ragazzi

 

Terzine finaliste

Hits: 1762
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Ciao Tilly!
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Ciao Tilly!

 

 

 

Ciao, Tilly! è il primo di una serie di libri che l’autrice britannica Polly Dunbar dedica ai più piccoli tra i lettori, in quell’età – appena oltre i tre anni – che costituisce il momento giusto per dotare il bambino delle strategie di lettura che poi gli saranno preziose, quando crescerà, per affrontare e amare la letteratura in generale.
Dell’incedere narrativo questa storia possiede alcune caratteristiche salienti: innanzitutto troviamo un’introduzione che viene ripresa alla fine, dando così forma a una struttura circolare che conquista i giovanissimi lettori. In secondo luogo dà il via ad azioni che riflettono il vissuto infantile: i personaggi (tutti animali, a parte la piccola Tilly, perché tali sono i suoi amici) compaiono uno alla volta, in modo che il bambino possa facilmente prenderne nota e ricordarli, ciascuno caratterizzato da qualche elemento distintivo (una collana, una maglietta, un nastro…). Nel loro avvicendarsi mettono in campo le stesse azioni che i bambini farebbero nel quotidiano (fare merenda, suonare, giocare insieme), ma lo fanno con gioia e brio, così che il lettore ancora inesperto non solo vi si riconosca, ma al contempo ne percepisca l’atmosfera contagiosamente allegra, scevra di preoccupazioni o di drammi. La conclusione suggella la canonica sequenza – inizio, svolgimento, finale – che sta alla base di ogni narrazione, sì da fornire al bimbo la struttura entro cui collocare le storie che, nel tempo, gli sarà dato di conoscere. L’analogia tra inizio e fine evidenzia la circolarità del racconto, donando così al lettore il piacere della ridondanza e la possibilità di riconoscere, e collegare, elementi narrativi ricorrenti. L’incipit, definito da “Tilly e i suoi amici vivono tutti insieme in una piccola casetta gialla”, collocato prima del frontespizio, viene acutamente ripreso alla fine, mentre la protagonista legge un libro ai suoi amici; e come altrimenti potrebbe concludersi una giornata ricca di divertimento e di giochi, se non con una storia? “C’erano una volta sei amici che vivevano tutti insieme in una piccola casetta gialla…”

Angela dal Gobbo (da LiBeR 131)

Ciao, Tilly!
Polly Dunbar
Lapis, 2021, 40 p.
(Tilly e i suoi amici)
€ 10,50 ; Età: da 3 anni

 

 

 

Hits: 1901
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