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La fisica degli abbracci
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La fisica degli abbracci

 

Scrivendo de La fisica degli abbracci di Anna Vivarelli non si può non partire dall’incipit. “A nove anni sono entrato a Cambridge e a undici mi sono laureato. A dodici anni tenevo un corso al Trinity College sulla teoria dei campi e mi specializzavo in fisica delle particelle. A quattordici anni, sette mesi e sette giorni sono morto”.
L’incipit – e lo stile – sono tutto, come ha magnificamente mostrato Luigi Lo Cascio nel suo Ogni ricordo un fiore, dove ne ha immaginati 230 per uno scrittore sospeso tra occasioni perdute e infiniti sogni, inizi.
Eppure da questo incipit-prologo che introduce in prima persona il protagonista – Will Malvasi, sedicenne dal quoziente intellettivo iperbolico, che per riposarsi conta i numeri primi e ha ereditato dalla propria famiglia e dal mondo tanta ricchezza quanta assoluta deprivazione affettiva e inadeguatezza alla socialità – la narrazione prende vie inaspettate.
“Niente è come sembra” – direbbe lo sguardo incommensurabile di Franco Battiato. Da dove parla allora quella voce? Dal limbo in cui come altre simili è rinchiusa? Risuonano così le note de Il dramma del bambino dotato di Alice Miller e del film Il mio piccolo genio di Jodie Forster, con l’ironia de Il giovane Holden.
E a sorpresa il racconto procede in terza persona, affiancando a quello di Will il personaggio in apparenza diversissimo di Dora, signora rumena cinquantenne in Italia per prendersi cura di un’anziana insopportabile, lavoro per il quale non userò la logora parola. Perché Vivarelli vuole sventare stereotipi. Sarà Dora con la sua intelligenza emotiva, coi suoi ricordi d’infanzia, col suo pianto una volta a settimana per il figlio perso in carcere, col suo amore per il cibo fatto in casa, a tirar fuori maieuticamente dal ragazzo la sua vena più umana, la sua capacità di prendersi cura di lei. A questo si aggiungeranno un professore indiano premio Nobel e una professoressa di vaglia, che osserva: “siamo prodigi importuni”. I cattivi menomale resteranno tali, come i genitori di Will, “la vecchia” di Dora e la di lei figlia.
Unico nello stile, attento a ogni singolo dettaglio dei personaggi, il romanzo di Vivarelli sa anche dirci in filigrana di questi nostri tempi senza abbracci, il pericolo più grande.

Maria Grosso (da LiBeR 132)

La fisica degli abbracci
Anna Vivarelli
Uovonero, 2021, 153 p.
( I geodi)
€ 14,00 ; Età: da 11 anni

 

Hits: 2147
La fioraia di Sarajevo
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La fioraia di Sarajevo

Le guerre non si annunciano, non chiedono il permesso di far visita a una città. Nella confederazione della ex Jugoslavia, nello Stato della Bosnia-Erzegovina, nella città di Sarajevo nessuno poteva immaginare che un conflitto avrebbe devastato le vite di una popolazione che viveva insieme pacificamente da secoli, dove l’essere serbi, croati, musulmani non faceva differenza. Poi arrivò la guerra e tutto cambiò. Sarajevo culla di tanti popoli fu assediata per quattro lunghi anni con migliaia di vittime. In questa città arrivò un giorno il giornalista e fotografo Mario Boccia. Con la sua macchina fotografica andò al mercato di Markale dove c’erano pochi banchi, poco cibo e tanti sguardi tristi. E lì incontrò la protagonista della storia che racconta a trent’anni dal conflitto. Lo fa con le sue parole, con i suoi ricordi e con le illustrazioni dolenti di Sonia Maria Luce Possentini in La fioraia di Sarajevo.
La prima volta che Boccia incontra la protagonista di questa storia, le chiede a quale etnia appartenga, ma lei risponde semplicemente “sono nata a Sarajevo”. Allora le chiede il nome, pensando di poter risalire all’etnia. Ma lei risponde – anzi scrive su un foglietto – “fioraia”. In poche parole e qualche sguardo si condensa così il tema dell’identità, uno dei fili conduttori della storia. In una guerra che colpisce l’identità, resistere significa anche difendere la propria essenza, non lasciare che la guerra decida chi e cosa si è. La fioraia di Sarajevo vendeva fiori freschi. Poi la guerra ha mutato il suo commercio, l’ha costretta a smerciare fiori fatti di carta, i cui colori, comunque, regalano bellezza. Ed è ciò che le immagini di questa storia rimandano. I fiori, nelle illustrazioni, sono forti, gioiosi, vividi mentre tutto attorno è velato, ombrato, cupo: gli edifici, i volti delle persone, il grigiore dei capelli della fioraia così simile a quello della foto che la ritrae al mercato di Sarajevo.
Poi un giorno Boccia torna a trovarla, ma lei non c’è più. Chiede in giro. E’ morta – gli dicono – uccisa da un cecchino infastidito forse dalla sua muta resistenza, dal suo restare lì a vendere bellezza. A trent’anni di distanza la sua storia arriva a noi per raccontarci l’insensatezza di quella guerra e di tutte le guerre.

Vichi De Marchi (da LiBeR 132)

La fioraia di Sarajevo
Mario Boccia,
ill. di Sonia Maria Luce Possentini
Orecchio Acerbo, 2021, 40 p.
€ 16,00 ; Età: da 8 anni

Hits: 1625
Tra foglie e fogli
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Tra foglie e fogli

 

Sfogliando Tra foglie e fogli: imio erbario si ritrovano i ricordi dei pomeriggi di sole trascorsi nei prati ad annusare erbe e fiori, a raccogliere foglie, a mettere in tasca rami e frutti per gioco, per curiosità o per quell’indole scientifica che l’infanzia ci mette a disposizione. Un libro che agli adulti evoca momenti di crescita e ai più giovani indica esperienze significative per costruire il loro sapere scientifico. Valore che le autrici Marcucci e Villani hanno compreso profondamente regalando un messaggio per la libertà di ricerca, consapevoli che parlare di erbario, nel contesto attuale, significa aprire un dialogo con più interlocutori sulla biodiversità, in primis, ma anche sull’urgenza di recuperare luoghi dell’anima.
L’incipit del libro già dà un’idea di cosa significhi creare un erbario: “Erbario è una parola che nasconde tantissime storie e informazioni che sono state molto utili in passato e che continuano ad esserlo ancora oggi”. Valentina Gottardi ha accompagnato il percorso storico e scientifico con le illustrazioni – un contributo indispensabile per un erbario – che si distinguono per la scelta cromatica e la nitidezza del tratto. Il libro-erbario racconta la storia di una prassi antica legata alla cura delle persone o all’attività culinaria, della necessità di descrivere e disegnare le piante e le loro proprietà, dei limiti e delle innovazioni che portarono a riconoscere in questa procedura un importante contributo scientifico, storico e culturale. Il libro accenna anche ai protagonisti della botanica e ai luoghi – Orti e Musei – che hanno conservato la memoria delle piante: tra questi l’erbario di Padova. Nella seconda parte del volume si presentano le piante comuni e le loro parti e si invita il lettore a creare un erbario personale; si entra, poi, nella sezione operativa “tra foglie e fogli”, con 18 schede, ovvero doppie pagine di cui quella di sinistra riporta la scheda illustrata della pianta, quella a destra, bianca, servirà a conservare l’esemplare raccolto e posizionato, protetto da un foglio di carta velina. Così, all’aria aperta, sarà divertente cercare i carletti, la cicoria selvatica, il luppolo e le altre piante che questo libro-erbario suggerisce “ai botanici in erba”.

Adolfina De Marco (da LiBeR 132)

Tra foglie e fogli
Rossella Marcucci, Mariacristina Villani,
ill. di Valentina Gottardi
Editoriale scienza, 2021, 63 p.
(I libri dell'orto) (A tutta scienza )
€ 15,90 ; Età: da 8 anni

 

 

 

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Tempesta
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Tempesta

 

Nell’avvincente romanzo Tempesta, scritto dall’autore americano Wilbur Smith insieme a Chris Wakling, ci troviamo immersi nella giungla della Repubblica democratica del Congo. È il primo viaggio fuori dall’Inghilterra per il protagonista adolescente, Jack, insieme ai genitori attivisti di una fondazione che si occupa di sviluppo sostenibile e temi legati al clima e ai mutamenti eco-ambientali. A suo fianco ha due formidabili compagni d’avventura: Amelia e Xander, più o meno suoi coetanei, diversi di carattere, ma tutti curiosi di conoscere da vicino una realtà così diversa dal loro paese di provenienza.
Amelia, che tra loro è la più studiosa, ha fatto le sue ricerche e il risultato è allarmante: come la ragazza spiega agli amici, ci sono enormi risorse minerarie nel sottosuolo, ma la popolazione è tra le più povere del mondo; aziende straniere corrompono le forze dell'ordine per acquistare a basso costo quello che viene estratto e realizzare grossi profitti, senza contare i miliziani, che hanno trasformato gran parte del territorio in una zona di guerra, la deforestazione e le minacce alla fauna selvatica ad opera dei bracconieri...
Questo lo scenario e tra i cattivi non poteva mancare il fratello del padre di Jack, razzista e senza scrupoli, ma pronto a offrire agli ospiti la sua faccia migliore. Ha inizio così per i ragazzi un costoso safari organizzato proprio dallo zio con il controllo di una guida sicura che conosce bene la giungla e i pericoli in agguato dietro la sua rigogliosa vegetazione. I ragazzi sono affascinati dallo spettacolo grandioso della foresta pluviale e non vedono l’ora di trovare l’insediamento dei gorilla, minacciato costantemente dalla crudeltà e dalla mancanza di scrupoli dei bracconieri. Dopo il primo entusiasmo resteranno tuttavia sconcertati e stupiti dinanzi a eventi al di là della più sbrigliata immaginazione, molti dei quali davvero scellerati.
Jack si renderà conto suo malgrado che la criminalità è figlia dell’ignoranza, ma anche che la meschinità di tanti esseri umani non ha eguali nel nostro pianeta e sicuramente che tutti vivrebbero meglio se rispettassero le regole della convivenza civile e le misteriose leggi della natura e di tutte le specie viventi.

Paola Benadusi Marzocca (da LiBeR 132)

Tempesta
Wilbur Smith, con Chris Wakling;
trad. di P. M. Bonora
HarperCollins, 2021, 330 p.
€ 16,00 ; Età: da 11 anni

 

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Bambi e il nazismo
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Bambi e il nazismo

Il testo integrale di Bambi, scritto da Felix Stalten e uscito in Austria nel 1923, verrà ripubblicato per la Princenton Press, con la traduzione di Jack Zipes, che da sempre sostiene che il libro fosse in realtà rivolto al mondo degli adulti, e che riflettesse l’atmosfera causata dal crescente e aggressivo antisemitismo tedesco. La notizia dell'imminente pubblicazione del testo originale, segnalata da Mino Bahbout nel suo articolo "Non è Disney la vera storia di Bambi", uscito su Repubblica lo scorso 7 gennaio, ci ha suggerito l'occasione giusta per riproporre la recensione che Agata Diakoviez, nel 2016, aveva scritto su LiBeR 111 per l'edizione italiana della storia di Bambi, edita da Castelvecchi e tradotta da M. Chiarini, dove segnalava come il libro di Stalten fosse un'allegoria della società in cui Stalten viveva. 

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Dulcinea nel bosco stregato
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Dulcinea nel bosco stregato

 

Dulcinea vive con il papà in una casetta al limitare del bosco, un piccolo paradiso di fattoria che produce ortaggi, uova e latte in grande abbondanza. Nel giorno tanto atteso del suo compleanno si prepara la festa, si gonfiano palloncini e sono previste le frittelle con i mirtilli. Ma i mirtilli sono finiti, il mercato è troppo lontano e il padre vede un solo rimedio: inoltrarsi nel cuore del bosco dove crescono rigogliosi, con il rischio di affrontare la terribile strega. Nessuno l’ha mai vista, ma si sa, là in fondo c’è il suo castello, infestato da mostruose creature. Questione di poche pagine ed ecco il papà di Dulcinea imbattersi nella strega – con il classico libro degli incantesimi per streghe smemorate alla mano – che lo trasforma in albero. Per niente sconfortata, Dulcinea segue le tracce del padre e scoprendolo destinato a legname sfodera tutta la sua indomita determinazione, punta spedita alla fonte del problema e raggiunto il castello raggira la strega, un tipetto piuttosto isterico, facendo leva sulla sua superbia. Un breve racconto che ha il ritmo e la grazia compositiva delle fiabe (non “favole”) classiche; risolve con un brillante lieto fine e offre una spassosa variante di genere al protagonista furbo, tradizionalmente maschile. Könnecke sguinzaglia l’inconfondibile repertorio di personaggi secondari: in compagnia dei suoi cagnetti il buon umore è assicurato e nel gran finale c’è l’oca che (magia delle fiabe!) acquista il dono della parola e ne fa uso per raccontare una barzelletta irresistibile. Il testo in stampato maiuscolo e un font ad alta leggibilità facilitano il bambino alle prese con le prime pagine. La decifrazione del magico librone, sottratto con l’inganno alla strega, è elemento centrale e risolutivo della storia, così che si nasconde tra le righe una preziosa dritta, rivolta ai piccoli lettori: leggere realizza meravigliosi incantesimi, per esempio una riuscitissima festa di compleanno da condividere con coloro ai quali si vuole bene; ed altri terribili sortilegi, che la vita prima o poi ci lancia, permette di sciogliere.

Fausto Boccati (da LiBeR 132)

Dulcinea nel bosco stregato
Ole Könnecke;
trad. di C. Belliti
Beisler, 2021, 64 p.
(Leggo già)
€ 14,00 ; Età: da 5 anni

 

 

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