C’è chi ne racconta con dovizia di particolari il primo incontro, nell’infanzia; chi in famiglia ha una figlia che chiama Bianca e una tartaruga di nome Dinosaura (forse ammiratori di una celebre scrittrice sarda?); chi ha avuto la fortuna di abitare in un quartiere fornito di una piccola libreria tenuta da una coppia di appassionati librai...
Rubriche
Il bel titolo provocatorio del graphic novel introduce con energia la figura intensa e sofferta di Camille Claudel, di cui racconta la vicenda umana e artistica. La scultrice francese (1864-1943) conobbe diversi artisti suoi contemporanei e con uno di loro, Auguste Rodin, ebbe un rapporto professionale e amoroso che segnò profondamente la sua vita, conclusasi drammaticamente in manicomio, dove fu rinchiusa dalla sua stessa famiglia e dove rimase per trent’anni, fino alla morte. Troppo libera, sì: Camille non voleva essere l’appendice di nessuno, né produrre un’arte stereotipata e leziosa come ci si aspettava da una donna, alla quale non era allora concesso avere idee e temperamento forti e definiti. E di sicuro qualche problema con l’identità femminile esiste ancora, se nelle prime righe della voce Wikipedia su di lei, accanto a “scultrice”, compaiono subito “sorella di Paul” e “amante di Rodin”, quasi che la sua arte non bastasse a definirla. Nel libro la relazione con il celebre scultore non è il tema centrale. A parlare sono piuttosto la sua vocazione creativa e le sue sculture, che talvolta si animano in sequenze oniriche e simboliche, evocando pensieri e tormenti della protagonista. Come sottolinea anche la postfazione, il materiale biografico è trasformato in un racconto animato da un’energia quasi avventurosa, che esprime la vitalità e il movimento di questa donna “fuori norma”. Nel potente finale, alcune tavole senza parole mostrano l’artista emergere nuda da un blocco informe di pietra, per poi ergersi e muoversi tra le sculture di altre artiste del Novecento, vissute e affermatesi dopo di lei: un simbolico avanzare verso un futuro a cui era stata molto, “troppo” vicina, fino a un’immagine di libertà luminosa che sembra restituirle vita oltre ogni sepoltura. Assia Petricelli e Sergio Riccardi tornano qui, dopo Cattive ragazze, a raccontare l’anticonformismo femminile, e lo fanno con affiatamento e sensibilità artistica, costruendo un racconto emozionante, capace di immergere lettrici e lettori young adult nella tormentata vicenda di Claudel. Il volume è una bella scommessa con il pubblico a cui si rivolge dichiaratamente, e una garanzia per chiunque ami il genere o voglia scoprire questa artista: in entrambi i casi, un incanto quasi certo.
Antonella Lamberti
Troppo libera : l'arte, l'amore, la lotta di Camille Claudel
Assia Petricelli e Sergio Riccardi
Tunuè, 2026, 242 p.
(Ariel)
€ 19,90; Età: da 16 anni
Scegliere come guardare e sentire il mondo è una domanda emotiva più che filosofica perché ci riguarda e ci rappresenta. Motivo per cui due autori italiani, Massimo D’Anolfi e Giulia Pastorino, hanno messo parole e immagini nell’albo illustrato Un tempo il mondo era di chi dormiva più a lungo per costruire il significato che attraversa la narrazione più semplice e complessa, più oscura e limpida che si possa raccontare.
Il regista e sceneggiatore D’Anolfi sceglie un genere universale come la favola per rivelare la causa della rottura dell’armonia tra l’Uomo e l’intero Cosmo e lo fa prendendo in prestito la dimensione onirica fin dalle prime pagine, in cui si legge che la materia di cui era fatto il cosmo erano i sogni degli animali. La conoscenza, la comunicazione tra animali avveniva attraverso la dimensione del sogno e la narrazione stessa della Storia passava attraverso essi. Non vi era la presenza dell’Uomo, dunque; e questa scelta narrativa è una metafora per rappresentare una dimensione tanto potente quanto fragile. Infatti, continua il racconto, è bastato che l’Uomo apparisse nel sogno del gorilla per creare scompiglio, scuotere il sonno, pretendere spiegazioni, emettere giudizi, per distruggere il cosmo come gli animali lo avevano sempre sognato.
Pagina dopo pagina, questo racconto diventa una bussola che attraversa luoghi per partire da se stessi e ricominciare un nuovo cammino, una nuova Storia, un nuovo modo di parlare, intendere, pensare al cosmo. Gli autori, assieme, fanno dialogare due mondi che altrimenti rimarrebbero separati: lo scrittore mette a nostra disposizione uno stile essenziale, conciso che arriva al cuore come un dardo, mentre la Pastorino offre una veste grafica varia, mai uguale in ogni pagina, dagli sfondi ai segni, agli elementi realizzati con colori a olio o con sovrapposizioni di carte che mettono in evidenza la complessità degli elementi stessi. La loro regia diventa una visione corale e la lettura di questo albo un’immersione in dimensioni visive e auditive. Lo sfoglio invita a soffermarsi e a riflettere sulla possibilità di ri-sognarsi.
Greta Lugli
Un tempo il mondo era di chi dormiva più a lungo
Massimo D’Anolfi,
ill. di Giulia Pastorino
Terre di Mezzo, 2026, 36 p.
€ 16,00 ; Età: da 3 anni
Sega, martella e costruisci. Una casa per Signora pecora è l’ultimo libro a figure di Ole Könnecke arrivato in casa Beisler con la traduzione di Chiara Belliti.
Le opere di questo autore, oltre quaranta quelle rivolte espressamente all’infanzia, sono state insignite con importanti riconoscimenti: solo lo scorso anno con Niente draghi per Celeste!, Könnecke ha vinto il Bologna Ragazzi Award 2025, il Premio Strega 2025 – miglior narrazione per immagini e il Premio Andersen 2025 – miglior libro 6/9 anni.
Dunque questo libro è un ulteriore avanzamento nella ricerca personale che l’autore, laureato in letteratura tedesca, compie nel raccontare storie quotidiane: storie che rimangono verosimili anche quando mettono in scena mondi altri sulla scia di un sentire interiore che anima le figure protagoniste. Proprio qui riconosciamo uno dei talenti raffinati dell’autore: la capacità di far vibrare emozioni, fantasie, timori e desideri.
Un altro talento di Könnecke si esprime attraverso la rappresentazione del quotidiano con un approccio didascalico che ricorda Richard Scarry, a cui lui stesso ha esplicitamente dichiarato di essersi ispirato: entrambi danno seguito all’insegnamento di Comenio che pubblicò a Norimberga, nel 1658 l’Orbis Pictus, considerato il primo testo didattico, in cui viene messa a frutto la naturale attenzione che l’infanzia rivolge alle immagini e al piacere di guardarle. È attraverso le figure che l’apprendimento diventa un’esperienza interessante e gradevole. Dal piacere iniziale, provocato dal desiderio di guardare tutto, soffermarsi sull’una o sull’altra figura con l’unica guida del proprio istinto visivo, oggi come ieri, nascono domande, interessi e il bisogno di scoprire i nomi e il perché delle cose.
Addentrandoci in quest’ultimo libro, unitamente ai nomi di materiali e macchinari, si apprende il procedimento complessivo attraverso cui si costruisce una casa di legno (il libro fa il paio con uno dedicato all’edilizia e ai suoi macchinari), la sequenza delle fasi, i tempi di lavoro e riposo, ma anche, non di secondaria importanza, dell’aiuto reciproco, dell’amicizia e del valore della comunità, dove donne e uomini sono tanto interessate al fare che all’esserci per chi ne ha bisogno.
Francesca Romana Grasso
Sega, martella, costruisci
Ole Könnecke;
trad. di C. Belliti
Beisler, 2026, 32 p.
(Libri pinguino)
€ 18,50 ; Età: da 3 anni
“Non avevo dipinto la salamandra: avevo dipinto il modo in cui la guardavo. Forse era questo il mio segreto: non afferrare il mondo, ma inseguirlo finché non lasciava un lampo negli occhi”.
Cremona, 1556: Europa Anguissola ha dieci anni e vive con le sorelle e il fratello in una vivace casa aristocratica piena di quadri e di libri. Come la sorella maggiore Sofonisba, sua confidente e guida, avverte una precoce attrazione per la pittura, sostenuta da genitori che incoraggiano i figli nell’esplorazione dell’arte. Vivace, curiosa e dotata di una sensibilità non comune, guarda alla pittura come a una forma di magia, capace di penetrare il mistero delle cose e di mantenere viva la presenza di chi non c’è più. Il suo sguardo, arguto e originale, coglie ciò che agli altri sfugge; dall’osservazione nascono domande filosofiche, che rivelano la naturale inclinazione dell’infanzia a interrogarsi sull’essenza del reale. Colpita dall’apparizione di una salamandra, una creatura sospesa tra scienza e leggenda, Europa tenta di trattenerla nei colori, fissandola sulla tela attraverso il filtro del proprio sguardo. La creatura diviene così una compagna immaginaria, fino al gesto simbolico di dipingersi il volto di giallo e di nero e scegliere per sé, quando sarà affermata pittrice, il nome di Salamandra Anguissola.
Attraverso l’osservazione, Europa si interroga, e interroga la sorella Sofonisba – che la ritrae nel celebre dipinto La partita a scacchi, riportato sul risvolto di copertina – sul significato della pittura, sulla sua capacità di cogliere la verità, di svelare il segreto delle cose, persino della propria identità. Immersa in un mondo ricco di sollecitazioni, Europa esce dall’infanzia trovando la propria strada nella pittura, che la porterà a dedicarsi ai ritratti, dei quali ben pochi sono arrivati fino a noi.
Con la storia di Europa Anguissola, pittrice realmente esistita, sorella minore della più celebre Sofonisba, Guido Quarzo non solo racconta uno spaccato di vita rinascimentale, ma affronta alcuni temi universali, come il passaggio dall’infanzia all’età adulta, il misterioso legame tra vita e morte e l’importanza dell’arte come strumento per interpretare il mondo e preservare la memoria.
Gabriela Zucchini
Salamandra
Guido Quarzo
Uovonero, 2026, 122 p.
(I geodi)
€ 16,00 ; Età: da 11 anni
Con il tempo non si scherza! E sarebbe bene non pasticciare con il passato quando si dispone di una vecchia radio, casualmente dissepolta in giardino, malconcia ma funzionante, sintonizzata su un unico canale, quello che comunica con chi 79 anni prima ha abitato la tua stessa casa.
Però, Henry, Frances e Lukas, che nell’aprile 2023 vivono da dodicenni in una cittadina del New Jersey, non sanno granché di futuri alternativi, di “effetti farfalla” e relative conseguenze e disastri causati da improvvidi interventi sul passato.
Nemmeno i loro corrispondenti, Alice, Lawrence e Artie, che nel medesimo giorno del 1944 armeggiano con l’apparecchio, possono immaginare a quali grossi guai andranno incontro cedendo all’invito gracchiante e galeotto della radio.
Westfallen, titolo originale di questo romanzo, evoca lo scenario che risulterà dall’incontro nel tempo fra i due gruppi di ragazzi: gli Stati Uniti del secondo millennio non saranno più la grande democrazia d’Occidente che conosciamo, bensì una Westfalia in terra d’America, una colonia tedesca governata dai nazisti, in virtù della vittoria conseguita nella Seconda guerra mondiale. Tutto questo dipenderà proprio dal disvelamento delle manovre segrete messe in atto dagli Alleati nella preparazione del D-Day del giugno ‘44, che i ragazzi del 2023, attingendo ai libri di storia, offriranno ai loro “coetanei”. La notizia, raccolta da una spia tedesca operante in città, provocherà il ribaltamento delle sorti del conflitto.
Il motivo della storia alternativa e in particolare la raccapricciante ucronia che vede il Terzo Reich conquistare l’Occidente, non è certo di nuovo conio. Il bello, letterariamente parlando, è che il meccanismo funziona sempre; anche in questo caso di ucronia seriale o in divenire (tanto ripetuti saranno i tentativi dei due gruppi di modificare elementi del passato, quanto inattesi saranno gli esiti dei loro sforzi) la storia avvince e la trama cattura il lettore, che non può che fare empaticamente squadra con i ragazzi, contro l’oppressione totalitaria, il razzismo e l’antisemitismo del nuovo sistema di potere.
Ma riusciranno i nostri eroi a riavvolgere il nastro del tempo? Se il finale aperto dell’opera ci impedisce di spoilerare, certo non ci frena dall’immaginarne un gustoso seguito.
Riccardo Pontegobbi
I ragazzi del tempo
Ann Brashares, Ben Brashares;
trad. di B. Capatti
Rizzoli, 2026, 440 p.
€ 17,00; Età: da 12 anni
Ti è mai capitato di trovarti dinnanzi a qualcosa di insormontabile? Qualcosa di enorme, di ingombrante, che improvvisamente ti ha sbarrato la strada. Qual è stata la tua reazione? Quali strategie hai attuato? La questione interessa una famiglia di tre omini, da un giorno all’altro costretti a fare i conti con una cosa gigante, tanto da non riuscire a scorgerne i contorni, girarci intorno, passarci sopra. Gli omini sono preoccupati: si tratta di qualcosa che prende decisamente “tanto, troppo spazio” e nessuna idea sembra funzionare, nessun calcolo offre una buona soluzione. Diventare giganti appare l’unica possibilità per fronteggiare il problema, ma come si fa? L’intera famiglia si concentra in questa impresa tanto a lungo da dimenticarsene. Nel frattempo la cosa, raffigurata come una smisurata montagna rossa che neppure la pagina contiene, si ridimensiona sempre più sino a diventare dapprima un sasso, poi una palla: i tre omini, al suo cospetto, sono adesso giganti, possono persino far rimbalzare la cosa.
L’albo illustrato Quella cosa gigante di Matilde Tacchini, pubblicato da Kite, racconta con grande efficacia metaforica una storia di tutti, perché nessuno è esente dall’essersi confrontato con un problema che irrompe inaspettato e assume agli occhi di chi lo guarda grandezze spropositate. E basta davvero poco per farlo: l’autrice stende una pennellata rossa sulle pagine e conferisce grande espressività a un industrioso trio di personaggi deciso a rimboccarsi le maniche per escogitare un piano insieme. Gli spunti di riflessione che derivano da questa lettura per grandi e piccini sono moltissimi, come sempre accade con i libri ben congegnati, essenziali nel segno ma di notevole valore comunicativo: a tua volta puoi raccontare quand’è che hai trovato uno scoglio invalicabile di fronte a te e come hai reagito. Se lo hai arginato o se col passare del tempo non lo hai più notato. Se è servito diventare “giganti” oppure è bastato semplicemente condividere quella preoccupazione e non sentirsi soli. Con ironia e leggerezza l’albo narra un percorso di crescita e di resilienza e invita lettori e lettrici a scoprire dentro di sé e negli altri le risorse per superare gli ostacoli della vita.
Chiara Lepri
Quella cosa gigante
Matilde Tacchini
Kite, 2026, 32 p.
€ 16,00; Età: da 4 anni
Esistono ancora “uscite dal mondo”? Da questo mondo?
La più bella di tutte è un piccolo volume, nemmeno un centinaio di pagine, ma leggendo con attenzione e gustando anche con gli occhi, è sorprendente scoprire come possa racchiudere salvifiche chiavi d’accesso a mondi altri, microscopici e grandi, remoti e vicinissimi.
Brevi testi, agili racconti il cui nucleo pulsante è l’amore in senso lato, quello che Esenovskij vede inseparabile dalla memoria dell’infanzia – come cronache da un pianeta perduto – dall’io narrante stralunato e ironico dell’incipit: “Secondo me un tempo erano tutti molto più intelligenti perché sapevano molte più cose. Chi sa dire adesso che sapore aveva per esempio la maniglia del cassetto della scrivania? [… ]. Prima invece molti lo sapevano, o almeno la maggior parte”. Un io non asservibile e libero nelle sue passioni primarie per l’eroina del titolo – “la mia mamma è bella anche quando sputa. Ad esempio, quando le vola in bocca una zanzara” – capace di sensibilità ecologica e slancio affettivo nella creazione di una “nonna cactus” (tristissimo andare in vacanza dimenticandosi di innaffiarla, salvo sorprese).
E a seguire un esilarante ossessivo “bigliettino d’amore” e dialoghi sentimentali “andando a scuola”, un’improbabile tenera “lista di Kukuskin il Dongiovanni” e racconti su racconti: innamorati che si cercano per sempre in un'antica grotta come nei sotterranei della metropolitana, bambine che vogliono farsi mangiare dal lupo per fuggire l’esito di un brutto voto… e “Storie di amori felici” (da riscrivere quella della ragazza innamorata del prestigiatore, che sacrifica se stessa alla rabbia e alla foga segante dello spettacolo di lui).
Un florilegio lieve e folle di variazioni, dunque, con sedimenti tra i più creativi dell’anima russa (pensando a Bulgakov, Gogol’, Charms..): una ricerca visuale irriverente come quella di Elena Sadkovskaja e il raffinato lavoro di traduzione di Tatiana Pepe, con la supervisione editoriale di Yuri Garrett che – leggiamo – ha preferito talvolta distaccarsi dalla lettera per restituire tutta la brillantezza di un testo che per la sua gioiosa fantasmagorica stratificazione (azzardo!) avrebbe forse rallegrato Umberto Eco.
Maria Grosso
La più bella di tutte
M. Esenovskij,
ill. di E. Sadkovskaja;
trad. di T. Pepe,
Caissa Italia, 2026, 96 p.
€ 16,00; Età: da 6 anni
I libri di avventura hanno sempre attratto i ragazzi con storie che sanno di cielo, di mare e di terra e protagonisti dai riflessi rapidi pronti a combattere le bugie e l’ingiustizia, alla ricerca di una verità spesso sfuggente. In questo filone si colloca il romanzo di Giuseppe Festa dal titolo significativo, La pescatrice, una favola moderna che si svolge a Marettimo, in Sicilia, immergendoci nell’azzurro di un mare che evoca libertà e bellezza, dove il vento “sa sempre dove deve andare”. Non così per Scilla, la protagonista quattordicenne del romanzo, “una capa tosta”, chiamata la Capitana, perché guida lei la Cariddi, la barca ereditata dal padre, “una feluca di dieci metri con lo scafo di legno color rosso corallo, segnato da una fascia turchese”. Quando può, la ragazzina marina la scuola e va a pesca di pesci spada con Mansur, il suo arpionatore, che viene dalle isole di Capo Verde, dopo avere attraversato il mare su un barchino come tanti immigrati.
La profonda capacità dello scrittore di avvicinare il mondo giovanile attraverso storie di animali e percorsi naturali di grande fascino, si unisce alla ricchezza psicologica dei personaggi e alla capacità stilistica che caratterizza la migliore narrativa. La storia di Scilla lo conferma, per lei il mondo come lo vedono gli adulti è noioso, la sua energia di vita la spinge a oltrepassare i limiti della piccola isola dove è nata. Come si fa a vivere della sola realtà? E la fortuna le viene in soccorso spingendola a impegnare i propri affetti e a inseguire i suoi sogni. L’ignoto si materializza nell’incredibile ritrovamento di un ciondolo d’oro (con delle lettere incise) tra i denti di un enorme pesce spada che riesce a catturare con grande sforzo, convinta che il suo modo di pescare sia quello giusto, ad armi pari, arpione, sangue, possibilità di fuga per l’incauta preda, anziché con le reti e gli ami. La ragazza si convince che il ritrovamento del ciondolo sia un segno del destino, “un segnale per restare, o per andare...”.
Scrive Giuseppe Festa che vivendo per un periodo a Marettimo ha trovato l’ispirazione per questa storia “di mare e di madri, di partenze e ritorni, di chi resta e di chi va”. Di chi non si accontenta della propria vita e continua sperare che qualcosa di incredibile possa accadere.
Paola Benadusi
La pescatrice
Giuseppe Festa
Salani, 2026, 288 p.
€ 13,90 ; Età: da 12 anni
Nella casa di Pepe e Olivia fervono i preparativi per una festa. L’impazienza dei due bambini è grande e così la mamma pensa bene di mandarli a comprare il pane. Una piccola passeggiata nel quartiere, giusto per ingannare l’attesa. In quel breve tragitto, però, incontri e pieghe del discorso fanno affiorare una serie di ricordi. Sono ricordi di giorni ordinari in cui sono accadute cose memorabili: il ritrovamento di un gattino, un’avventura selvaggia a casa dei nonni, la ricerca di una cartella smarrita, un film di vampiri guardato di nascosto o un’improvvisa nevicata notturna.
Cose memorabili, per l’appunto, dove la memorabilità poco ha a che vedere con lo sbalorditivo e molto con le emozioni, con i piccoli guizzi nelle cose di ogni giorno. La commissione dal panettiere diventa così cornice di una serie di episodi apparentemente slegati tra loro, ma in realtà accomunati dalla capacità di lasciare un segno nelle vite dei due fratelli. Protagonista assoluta di questi racconti è una quotidianità imperfetta e verissima in cui si muovono personaggi vivaci e credibili. Insieme a Pepe e Olivia, troviamo spesso i genitori, i nonni, i cugini e gli amici più stretti: figure mai stereotipate in cui è facile riconoscersi tanto per i bambini quanto per i grandi che eventualmente leggono con loro.
Camille Jourdy ha, infatti, un’abilità pregevole: quella di cogliere gli aspetti salienti del reale e di restituirli con grande ironia e naturalezza. La scelta del fumetto, in questo, risulta estremamente efficace perché nei dettagli dei volti, delle posture e degli ambienti, così come nel tono dei dialoghi e nei tempi dei botta e risposta, relazioni e situazioni prendono una forma molto definita.
Corposo eppure snellissimo perché fresco e godibile anche a puntate, Pepe e Olivia porta l’inconfondibile stile dell’autrice, in cui si mescolano linee fini, toni pastello, tavole piene e ritmi pacati. La delicatezza del tratto riflette quella delle atmosfere dipinte, anche quando ci si perde nel bosco o la festa tanto attesa pare risolversi in un bel niente. D’altronde, come canta in chiusura Pepe: “Io faccio un gran sorriso perché ho capito appena che con le feste di un bel niente la vita è più serena”.
Elena Corniglia
Pepe e Olivia. La grande festa di un bel niente
Camille Jourdy;
trad. di S. Cavenaghi
Arka, 2026, 128 p.
€ 20,00; Età: dai 7 anni
In un mondo sconvolto dalla caduta improvvisa delle Creature alate – angeli che piovono dal cielo, senza vita, seminando paura, fanatismi e avidità – una ragazza vive un crollo più silenzioso, ma non meno devastante. Jaya ha diciassette anni, e dieci giorni prima ha perso sua madre in un incidente di cui si sente responsabile. Leah, la ragazza che ama, è scomparsa senza spiegazioni. Il suo universo si muove come sotto vetro, attutito, sospeso.
È in questo vuoto che accade l’impossibile: un angelo vivo le precipita davanti, ferito a un’ala. Jaya lo guarda senza capire, come si osserva qualcosa che sfugge e attrae allo stesso tempo. Con l’aiuto di Allie e Calum, due amici che lottano per proteggere le Creature dallo sfruttamento e dalla crudeltà, decide di nasconderlo e di prendersene cura. Quel gesto, fragile e ostinato, la trascinerà in un percorso che la obbligherà a guardare dentro di sé, a interrogare la ferita e il desiderio, la colpa e la possibilità del riscatto.
L’autrice costruisce una storia attraversata da una magia sottile, mai esibita, che si insinua tra le pieghe della realtà come un soffio. Si avverte l’eco di un immaginario à la David Almond – quel modo di far tremare la linea tra il possibile e l’impossibile, tra l’umano e l’altro – ma ciò che colpisce è come questa suggestione venga trasformata in qualcosa di intimo e personale. Una voce che non imita, ma trova un suo tono.
È un romanzo che parla di perdita e di fragilità, ma anche della forza gentile che spinge a scegliere la cura, persino quando tutto sembra perduto. Una storia che si apre un poco alla volta, come una ferita che inizia finalmente a respirare. E quando si richiude, lascia un calore inatteso, una scintilla che continua a brillare anche dopo l’ultima pagina.
Consigliato dai 14 anni, ma capace di toccare chiunque cerchi – o abbia cercato – il proprio posto nel mondo.
Matteo Biagi
Out of the blue. Dal cielo all’improvviso
Sophie Cameron;
trad. di L. Cojazzi
Terre di Mezzo, 2026, 272 p.
(Slanci)
€ 16,00; Età: da 14 anni
Negli ultimi anni sono comparsi alcuni fumetti, pensati per la fascia 7-10 anni, felici per l’idea narrativa che li sorregge e ben costruiti nella sceneggiatura. Tra questi merita sicuramente un posto d’onore la serie di Miss Cat, che con il titolo Il tesoro del Viking King è arrivata al suo quinto volume.
Nata dalla fantasia di una coppia francese, Jean-Luc Fromental e Joëlle Jolivet, già vincitori del premio Andersen 2007 con l’albo Trecentosessantacinque pinguini, Miss Cat vede i due autori che lavorano in perfetta sintonia, firmandone testo e immagini. Miss Cat è una giovane investigatrice privata con una caratteristica particolare, ovvero è sia gatto che umana. Ha sembianze vagamente feline e indossa una cuffietta con orecchie da gatto, ma ciò che la rende davvero irresistibile è la sua natura ambigua: parla, ragiona e agisce come un essere umano, eppure conserva movenze, istinti e passioni tipicamente feline. Si arrampica con agilità sorprendente, adora latte e croccantini, possiede sensi acutissimi. Questa continua ambiguità, queste oscillazioni del comportamento rendono il personaggio irresistibilmente affascinante. Attorno a lei ruotano due straordinari personaggi secondari: Ole, il polpo barista del “Milk Polp’z Bar” e soprattutto Griselda, la signora archivista del quotidiano “Dåg Tablet”, indispensabile aiutante di Cat che, con la sua memoria eccezionale, reperisce tutte le informazioni necessarie alle sue investigazioni e spesso l’accompagna nelle sue avventure, nonostante si muova su una sedia a rotelle.
In questo quinto volume, il motore dell’avventura è la sparizione di Ole, che porterà Miss Cat e Griselda a svolgere indagini intricate fino al relitto Viking King, in un crescendo di colpi di scena surreali ed epifanie inaspettate. Il ritmo è dinamico e tiene il giovane lettore incollato alle pagine, a fianco dell’investigatrice-gatto che in questa avventura arriva a indossare una muta da sub e a inabissarsi nel mare profondo nonostante la sua natura felina non sia certo amica dell’acqua. A completare il fascino di questo e degli altri volumi della serie è l’accurata ambientazione nordica con architetture, oggettistica e scritte e parole in alfabeto scandinavo che contribuiscono a creare un mondo coerente e immersivo che coinvolge bambine e bambini in un altrove davvero affascinante.
Cristina Busani
Miss Cat. Il tesoro del Viking King,
Jean-Luc Fromental,
ill. di Joëlle Jolivet
Fatatrac, 2026, 64 p.
(Fatacomics)
€ 9,90; Età: da 8 anni
Da bambina adoravo gli almanacchi, quella possibilità di accedere a un mondo di informazioni, di solito in salsa pop, offerte in un ordine classificatorio, in una forma tassonomica e creativa che invita alla consultazione, facilita la memoria, si offre alla curiosità enciclopedica dei bambini…
Il libro di marzo è parte di un progetto, raffinato e colto, che coprirà tutti e dodici i mesi, in ordine non cronologico, e poggia proprio su questo gusto e su questa motivazione pedagogica, cioè il desiderio di organizzare informazioni per destinarle ai bambini, nel segno dell’eccellenza editoriale.
La struttura cronologica è straordinariamente utile per la familiarizzazione con lo scorrere del tempo, lungo una linea di eventi in successione. Il tempo però non ha solo una progressione, ma una stratificazione che permette al lettore di costruire un ideale mese in cui ogni giorno appartiene a un anno diverso: ogni giorno, un fatto, rigorosamente controllato nella veridicità delle fonti, racconta qualcosa di memorabile accaduto nella storia.
Un fatto piccolo o grande, individuale e collettivo, afferente agli ambiti più diversi della cultura, della musica (molti Beatles!), dell’arte, della politica, della scienza, che quel giorno omaggia e ricorda, riconsegnandolo alla memoria collettiva.
Il lettore si trova davanti, confezionata nei testi eleganti di Ivan Canu, una narrazione del reale e dell’immaginario, che restituisce al tempo, e al tempo delle nostre vite e delle vite bambine, il legame con ciò che è stato ed è altrove, in altri tempi e in altri spazi: il senso della storia collettiva.
Un senso complessivo di orizzonte aperto, eppure di molti itinerari possibili e percorribili, scelti, curati nel dettaglio e illustrati da Maria Lucia Carbone, che ha costellato le pagine di visioni inaspettate, pervade il libro, secondo volume di un progetto ambizioso, che offrirà omaggi ai mesi, ai giorni e agli eventi di un intero anno.
Il libro, come accade con molti progetti di Nomos, editore che unisce alla vocazione divulgativa e scientifica l’eccellenza della curatela editoriale, qui di Davide Calì, si presta a molteplici letture, e potrà abitare e seminare amore per la conoscenza, e per il libro, in luoghi e contesti diversi, a partire dalla scuola, per lettori di ogni età.
Marcella Terrusi
Il libro di Marzo
Ivan Canu,
ill. di Maria Lucia Carbone
Nomos, 2026, 72 p.
(I libri dei mesi)
€ 24,90; Età: da 11 anni
Haven’s End è una comunità chiusa, avvolta dai boschi e circondata da montagne, dove il tempo si misura secondo i cicli agricoli e la Linea Rossa − il confine invalicabile del villaggio − separa i suoi abitanti da un mondo che viene descritto come corrotto e pericoloso. Rebecca, sedici anni, è cresciuta in questo ordine immutabile. Ma è anche l’unica che si fa domande. Guido Sgardoli costruisce un romanzo che sa usare le convenzioni del genere distopico per teenager − la comunità chiusa, la ribelle incompresa, la verità nascosta − senza mai scivolare nel meccanismo prevedibile. L’inizio è lento e radicato nella quotidianità: il lettore entra in Haven’s End insieme a Rebecca, ne assapora la semplicità prima di cominciare a sentirne il peso opprimente. È una scelta narrativa efficace, perché quando la ragazza viene catturata, processata dal Consiglio degli anziani e marchiata a fuoco con la lettera D di Disobbediente, lo scandalo morale è già interiorizzato da chi legge. Il colpo di scena che struttura l’intera storia − il mondo esterno non è il passato medievale immaginato da Rebecca, ma il 2042, con droni, intelligenza artificiale e tecnologia digitale − è costruito con pazienza e svelato a distanza giusta. Gli oggetti misteriosi trovati nella stanza sottoterra (un tablet, uno smartphone, una torcia) diventano indizi di un altrove che la protagonista non ha ancora gli strumenti per decodificare. Sgardoli gioca bene con la differenza di vocabolario tra i due mondi: la stranezza dell’elettronica descritta con parole ottocentesche produce un effetto straniante, quasi umoristico, che alleggerisce la tensione senza smontarla. In appendice, la nota d’autore chiarisce l’ispirazione: la riflessione sulle comunità Amish e l’idea di contrapporre stili di vita distanti quasi due secoli. Sgardoli ammette anche di aver collaborato con un’IA per alcune descrizioni tecniche, una scelta coerente con i temi del libro e dichiarata con trasparenza. Haven’s End funziona soprattutto come romanzo di formazione: Rebecca è una ragazza capace di sopportare, osservare e dubitare − qualità più rare e più significative del coraggio fisico. Un libro che parla ai ragazzi di libertà e del valore di un dubbio costruttivo in un’epoca di manipolazione verbale, visiva e di conoscenza.
Matteo Barbiero
Haven’s End
Guido Sgardoli
Edizioni San Paolo, 2026, 224 p.
€ 16,00; Età: da 12 anni
Beausoleil, soleggiata cittadina della costa azzurra a ridosso del Principato di Monaco, sembra un nome inventato ad arte per fare da scenario a una allegra storia per bambini, dove famiglie perfette crescono figli allegri e spensierati.
Invece la città del bel sole esiste davvero: si tratta di un groviglio di salite e discese a picco sul mare “tra rocce, palazzi, mare e cielo” con una popolazione cosmopolita in cui “il 60 per cento delle persone ha una lingua madre diversa dal francese e il 70 per cento proviene da famiglie economicamente svantaggiate” ed è qui che, un giorno, approdano anche Elodie e la sua bambina di 10 anni.
Elodie, mamma single e fiorista disoccupata, con alle spalle un passato difficile e un presente incerto, non ha perso il suo ottimismo insieme ai suoi denti: convinta di essere un fiore con il compito di portare gioia nella vita degli altri, tutti i giorni fa volontariato presso la scuola della figlia vestita in modo stravagante e con un sorriso che conquista tutti, nonostante l’imbarazzo della sua bambina per questa mamma alternativa così presente e conosciuta dai suoi amici.
Quando arriva inatteso un lavoro nel Principato di Monaco, frutto dell’intraprendenza della piccola protagonista in cerca di spazi per sé e di qualche soldino in più, questo sembra costituire per lei un punto di arrivo, regalandole soddisfazioni professionali, una stabilità economica e, forse, anche un buon matrimonio. Elodie, però, si rende conto che anche lei può sognare e osa chiedere di più.
Una storia tutta al femminile che parla di madri anticonvenzionali, cuori generosi, mariti che non sono così indispensabili e principi che esistono davvero, anche se non fanno più di tanto la differenza.
In questo breve racconto illustrato, destinato ai bambini e bambine dagli otto ai dieci anni di età, gli autori Susie Morgenstein (testo) e Serge Bloch (illustrazioni) si divertono a citare la loro opera più famosa nel catalogo Babalibri, Anche le principesse vanno a scuola, e offrono loro uno spaccato di umorismo, leggerezza e fiducia nelle loro possibilità, anche nel caso in cui alla partenza non siano collocati, esattamente, fra i favoriti.
Serena Marradi
Il fiore delle strisce pedonali
Susie Morgenstein,
ill. di Serge Bloch;
trad. di M. Bastanzetti
Babalibri, 2026, 84 p.
(Superbaba)
€ 12,00; Età: da 8 anni
Theet: You Only get Two Sets è il titolo originale di questo divertente libro illustrato dedicato ai denti: un titolo inequivocabile che la dice lunga sull’importanza che i denti rivestono nella vita di ciascuno di noi. A differenza degli squali o dei coccodrilli, che li perdono e li rigenerano di continuo − si legge nel libro − l’uomo ha a disposizione i denti di latte che, dopo la fase della dentizione mista, lasceranno il posto a quelli permanenti. Ecco perché conviene imparare a conoscerli e a prendersene cura: questo libro vuole dirci tutto su questa parte fondamentale del corpo umano. L’autrice Magda Garguálková e l’illustratrice Marie Urbánková li presentano al lettore per quello che sono, organismi viventi complessi, dotati di parti visibili: la corona, lo smalto, e le parti che ci sono ma non si vedono. Ne illustrano in modo giocoso le funzioni, dalla masticazione alla fonetica – i denti permettono di parlare e non di farfugliare − sino alle loro indubbie qualità estetiche: i denti “creano il sorriso, danno forma al viso”. Una narrazione intrigante ripercorre tutte le tappe della vita del dente e si sofferma su tappe in cui i bambini possono rispecchiarsi, quando, appena nati, i denti non solo visibili, fino al momento in cui compaiono i primi molari permanenti e i denti di latte cominciano a cadere. Vi è poi la parte dedicata alla cura dei denti. Come non sorridere di fronte alle immagini di batteri che con picconi, martelli e trapani li assaltano? O alle dettagliate descrizioni degli strumenti indispensabili alla loro pulizia? Spazzolini, scovolini, filo interdentale, di cui si spiega come sono fatti, come devono essere usati per una corretta igiene della bocca nella quale avviene una lotta quotidiana tra i cibi amici e i nemici giurati dei denti: caramelle, dolciumi, bevande zuccherate. Non manca infine la descrizione dello studio del dentista. Servirà a placare l’agitazione, la paura o il nervosismo comuni ai bambini che non lo hanno mai frequentato? Forse, certo è che viene presentato come un luogo attraente, ad alta dimensione tecnologica, tutto da scoprire, che aggiunge un tassello di conoscenza a Denti: istruzioni per l’uso, un libro che non può mancare nello scaffale di una biblioteca per i più piccoli.
Francesca Brunetti
Denti: istruzioni per l’uso
Magda Garguálková; disegni di MarieUrbánková
Gallucci, 2026, 26 p.
€ 14,50; Età: da 4 anni
Ci sono libri che sovvertono la gerarchia nello scaffale degli irrinunciabili. E La finestra della scuola ha una finestra di stelle è uno di questi. L’ordito è quello dei versi di Federico Garcia Lorca, la trama quella di tre storie che si incrociano in un volume dal peso specifico stellare.
Da un lato c’è Giovanna Zoboli, che a 8 anni scopre la sua natura di Topopittore. Folgorata da Cinque lire di Stelle (Bompiani, 1971), autoconfeziona una plaquette di poemi: ghianda del progetto di editoria e ricerca che conosciamo. Dall’altro c’è Marta Rota Núñez, curatrice dell’antologia, che dà vita a un lavoro più che di traduzione sulla traduzione, operando una scelta stilistica – dopo aver riconsultato l’integrale di Lorca – dove ritmo e musicalità dettano un mood che ci restituisce “quello che Federico immaginava da piccolo, quando guardava fuori dalla finestra della scuola”. Sul sottofondo dei temi lorchiani – l’amore, la perdita, la terra, la spiritualità – le poesie, tratte dalle opere precoci, (Canciones, Cantares populares e Suites,) creano sentieri tra quotidianità, immaginario e natura in cui la risonanza dell’emozione fa sostare a ogni pagina, a ogni verso, come giustamente richiede la poesia.
E poi c’è la storia di Javier Zabala, che crea un’antologia nell’antologia con la ricchezza dei suoi stili, dei suoi mondi. Ritroviamo motivi decorativi – un veliero che riaffiora tra le pagine – figure stilizzate o ben delineate (il cavallo picassiano in Arbolè, Arbolè), uso espressionistico del colore, geometrie cubiste con orizzonti mobili (Canzone cinese in Europa), echi naif, in un linguaggio espressivo da capogiro che alterna matite, acquerello, collage, gouache, rullo, gessi: un’armonica danza dove il bianco e l’ariosità delle tavole rispondono agli spazi di silenzio dei versi.
Un libro che trasmette il fuoco sacro dell’incipit creativo e della visione perché tutti, soprattutto i bambini, non smettano di vedere “dietro i vetri appannati un albero giallo trasformarsi in uccelli”.
Elena Baroncini
La finestra della scuola ha una tenda di stelle
Federico Garcia Lorca,
ill. di Javier Zabala;
trad. di M. Rota Núñez
Topipittori, 2026, 80 p.
(Parola magica)
€ 16,00; Età: da 7 anni
Subcategories
Zoom editoria
Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR
La cassetta degli attrezzi
Strumenti di lavoro e di approfondimento per operare e orientarsi nel mondo del libro per ragazzi.
Strumenti infanzia
Strumenti di lavoro e di approfondimento per chi si occupa di cultura dell’infanzia.
Progetti
La documentazione dei progetti più significativi nel settore delle biblioteche per ragazzi e della promozione della lettura è svolta in collaborazione con il Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi costituito da Regione Toscana e Comune di Campi Bisenzio presso la Biblioteca di Villa Montalvo. Per segnalare un progetto utilizza il modulo tipologie di progetti documentati.
Segnali di lettura
I prodotti più significativi dell'attività di promozione della lettura svolta dalle biblioteche e dagli enti che operano nel mondo del libro per ragazzi
Scelti per voi
Vengono segnalate notizie che interessano il mondo della lettura e dei libri per bambini e ragazzi, selezionate fra quelle pervenute alla redazione di LiBeRWEB. Per segnalare una notizia scrivi a:

