“Il mio bisogno di raccontare la realtà si è espresso inizialmente con reportage estemporanei e non editati, come quello di circa sette pagine realizzato insieme a Cristina Insinga per testimoniare la drammatica alluvione di Saponara, a Messina: lei fotografava le scene del disastro e io intervenivo sulle foto con il mio disegno. Molto si deve però al mio incontro con Marco Rizzo, con il quale condivido da sempre una certa attitudine a ‘rimboccarci le maniche’ e scendere in campo, su tematiche relative alle ingiustizie sociali e i diritti umani negati. Sulla base di questi orizzonti politico-culturali comuni è nato Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia (Becco Giallo, 2009) il nostro primo lavoro insieme.” : questo risponde Lelio Bonaccorso a una delle domande che Fausto Boccati gli ha rivolto nell’intervista per LiBeR 150, questi i suoi primi passi in quel graphic journalism dove il suo lavoro si realizza come strumento di inchiesta e di responsabilità civile.
Intervista di Fausto Boccati a Lelio Bonaccorso in LiBeR 150

