“Oriele non è un personaggio immaginario.” Inizia così la postfazione di Paolo Cesari al lavoro di Sonia Maria Luce Possentini.
Un incipit che riporta il lettore all’inizio di questo lavoro, a rivedere i passi di Oriele per risentirne l’eco nel presente, per scorgere la differenza tra il racconto letto e la testimonianza ascoltata.
L’autrice ha raccolto e conservato le parole di Oriele, le ha custodite fino al giorno in cui erano pronte per diventare immagini e racconto.
Chissà quante volte la Possentini avrà avuto accesso all’antro buio della memoria di Oriele fino a farne suo ogni dettaglio.
Arriva poi il giorno in cui tutto è pronto per far sì che quella testimonianza si trasfiguri nel racconto de La canzone del domani.
L’immaginario ha fatto spazio alla realtà per dirsi, per continuare a far vivere Oriele e le altre ragazze che nell’anno più duro della guerra, la primavera del 1944, ebbero le schiene curve per l’obbedienza, per la fame, per la miseria in cui riduce ogni guerra.
Seppero rialzarsi, ascoltare e immaginare un presente diverso e, insieme ad altre ragazze, intonare un canto per chiedere la dignità che il lavoro deve sempre dare.
Qualche anno dopo non fu un caso se i costituenti diedero al lavoro il posto più importante, quello a cui tutti guardano, il primo articolo della nostra Costituzione.
Oriele e le altre mondine di questa storia seppero intonare una canzone tutte insieme. Milleduecento mondine rivendicarono condizioni migliori di lavoro, il loro canto si fece eco e speranza per un giorno che doveva essere il presente, in cui lavorare in libertà e dignitosamente.
E, questa, anche se la storia che viene raccontata è di ieri, resta La canzone del domani, perché ci sono diritti che vanno sempre chiesti insieme e raccontati per essere di tutti sempre.
Agata Diakovietz
La canzone del domani
Sonia Maria Luce Possentini
Orecchio acerbo, 2026, 48 p.
€ 17,50; Età: da 7 anni

