Esce in casa Orecchio acerbo un gioco-libro a figure in cui tutto, a partire dal titolo, sollecita il nostro acume costringendoci a un esercizio di orientamento.
Attraverso un escamotage narrativo si susseguono immagini e testi surreali che ci portano in una dimensione fantastica. Sul sito Una parola al giorno alla definizione del lemma “surreale” leggiamo che l’uso odierno della parola “non attinge tanto a immaginari onirici e fantasmagorici che trovano il loro senso nell’estremo imprevedibile e inconseguente: coi suoi paradossi, il surreale filtra da quelle che paiono crepe del reale. Nasce quando un accadimento si scosta sensibilmente dal modo in cui normalmente ne facciamo esperienza; quando una deformazione nella membrana del solito ci dà l’impressione di un passaggio a un piano di realtà altro, soprastante, più vero o più finto. Il nostro surreale è più kafkiano che daliniano”. Mi pare che le tavole di Guy Billout si avventurino in entrambe le valenze della dimensione surreale, tanto più che molte delle immagini presenti in quest’opera sono state pubblicate tra il 1982 e il 2006 sulle pagine di “The Atlantic Monthly”, una rivista statunitense di cultura, letteratura, politica estera, salute, economia, tecnologia e politica. Con le figure dialogano le parole di Bernard Friot, da molti indicato come il Gianni Rodari francese, accostamento che probabilmente non gli dispiacerà, avendolo tradotto in lingua francese ed essendone grande ammiratore; ma non sarebbe aderente al vero limitarsi a questa vicinanza senza riconoscere nel suo lavoro una voce seminale. Friot ama definirsi scrittore pubblico poiché è attraverso la regolare frequentazione dei giovani lettori che trova spunto per scrivere.
La traduzione italiana è di Chiara Carminati, poeta e autrice di storie, specializzata in didattica della poesia.
L’incontro di queste tre sensibilità ci porta tra le mani un volume che non si lascia incasellare in categorie di target: a qualunque età si può giocare con i nonsense e con la sospensione del verosimile perché, come scrive Friot, la figura protagonista, dal nome incerto – potrebbe essere anche Vitangelo Moscarda – quando comincia un viaggio “non chiude a chiave la porta di casa, dimentica il cellulare, lascia lì il portafoglio. Tutte cose inutili”.
Francesca Romana Grasso
Ore 25 e 05
Bernard Friot,
ill. di Guy Billout;
trad. di C. Carminati
Orecchio acerbo, 2025, 80 p.
€ 23,00 ; Età: da 5 anni

