Cosa accade nel cuore, nella mente, sul corpo di bambini e bambine quando si trovano costretti a vivere dentro una guerra. Considerato questo mondo, cercare di accostarci a quel sentire è imprescindibile. Muove da questo Tre dita di Massimo Canuti. E dal desiderio di indossare il vissuto del padre quando era un bambino di soli undici anni, perso nelle maglie della seconda Guerra Mondiale, nel frangente tormentatissimo dell’Armistizio – già arduo da capire allora per gli adulti – e nel contesto del paese toscano di Bettolle. Così, con la voce fresca e venata di umorismo di Nado e una scrittura sensibile e intelligente, emergono i ritratti della madre – presa in un rapporto “ravvicinato” con Dio – del padre, fine artigiano dei saponi che dissente dall’ossequio al fascismo, degli amici con cui condivide prima giochi e scherzi e poi, ispirandosi al più caro già vicino alla Resistenza, un gruppo d’azione e “di coscienza politica”. In tutto questo Nado conosce il dolore del lutto in famiglia, e il potere mortifero della guerra sul proprio corpo, quello della bomba che, ignaro di cosa si tratti, gli esplode tra le mani (sarà salvato da un tedesco e anche su questo rifletterà): non c’era scritto “Attenzione”, “come se a chi l’aveva costruita non fosse importato un accidente se a morire fosse stato un bambino, un adulto un nemico o un amico”. Resta con Tre dita, appunto, e il romanzo è scandito da resilienti liste di tutto quello che si può ancora fare … come “scolpire una saponetta” (diventerà uno scultore eccelso, raccontato nel documentario Nado di Daniele Farina, 2025). La sua è una progressiva struggente presa di coscienza di quello che, ancor più allo sguardo dell’infanzia, appare come l’inconcepibile atrocità della guerra: “esiste forse un ordine più stupido dell’uccidere un uomo?”. Nado si interroga su chi siano davvero i tedeschi (“avresti dovuto capirlo dove stavano i buoni e dove invece i cattivi...”) e, in bilico tra la fede strenua della madre e l’ateismo dell’amico, non esita a chiamare in causa Dio sul perché di tutto questo. Nel finale capolavoro, sempre a proposito di “cose che si possono fare con tre dita”, ci lascia per sempre l’immagine di una Resistenza “marcondirondera” secondo l’infanzia. Nado Canuti: che sarà artista partigiano.
Maria Grosso (da LiBeR 148)
Tre dita
Massimo Canuti
Uovonero, 2025, 264 p.
(I geodi)
€ 16,50 ; Età: da 11 anni

