I Tillerman sono Dicey, James, Maybeth e Sammy quattro fratelli rimasti soli dopo che la mamma li ha lasciati nel parcheggio di un centro commerciale e non è più tornata. Dopo aver perso il lavoro la madre li aveva caricati sulla loro vecchia auto dicendo che sarebbero andati a Bridgeport, a casa di una prozia che li avrebbe aiutati. Del padre i Tillerman non hanno notizie da tempo. Dicey teme che ora che sono rimasti soli qualcuno possa separarli, ma sa leggere le cartine e ne possiede una. A Brigeport proveranno ad arrivare da soli, a piedi, ma sono settimane di cammino e in tasca hanno pochi spiccioli. Sarebbe un’impresa impossibile per un altro gruppo di ragazzini, ma non per i Tillerman perché Dicey ha una forza d’animo, una calma, un senso dell’organizzazione e della responsabilità davvero rari per i suoi tredici anni, perché James ha dieci anni e un’intelligenza non comune, perché Maybeth è dolcissima, e non importa se qualcuno dice che ha un ritardo cognitivo, perché Sammy, il più piccolo, è di certo il più oppositivo, ma ha l’incrollabile certezza che la mamma vuole loro bene e forza, tenacia, capacità di adattamento straordinarie. Il viaggio sarà lungo, anche perché ai Tillerman non basta trovare un tetto sotto cui stare: vogliono un posto da poter chiamare casa. Si tratta di un romanzo corposo, di ampio respiro, una solida narrazione in terza persona che non a caso ha già qualcosa del classico e che pure non soffre minimamente il tempo: il romanzo originale è del 1981 e ancora una volta l’editore Il Barbagianni ha il merito di andare a scovare perle del passato, difficili da recuperare nelle vecchie edizioni (Bompiani, 1994, collana I delfini, poi Fabbri, 2000; Sansoni, 1999).
É una grande storia on the road che non ha bisogno di straordinarie svolte di trama, complessi colpi di scena per tenere l’attenzione del lettore. Il punto di forza sono i personaggi: i fratelli Tillerman, ovviamente, perché si ficcano talmente a fondo nel cuore del lettore che basta questo a non volerli lasciare per oltre 400 pagine, ma anche i personaggi secondari, costruiti con una sapienza che non li riduce mai a mera funzione narrativa, che ci fa pensare che ciascuno di essi, positivo o meno, avrebbe la dignità di protagonista in una storia parallela.
Alice Bigli (Da LiBeR 145)
I Tillermann
di Cynthia Voigt;
trad. di M. Migliavacca
Il Barbagianni, 2024, 440 p.
€ 18,90 ; Età: da 12 anni

