Con La ferita Emma Adbåge, mirabilmente tradotta da Samanta K. Milton Knowles per Camelzampa, torna a tratteggiare un cameo dell'infanzia e del mondo che le sta intorno. Nel giardino della scuola un bambino cade. Una Signora Caduta che ha richiamato bambine e bambini dai quattro angoli del cortile: mille volti accorsi a vedere cosa è accaduto. Pure un piccione. Un montare di pubblico che nella mente del protagonista diventa una moltitudine di persone accorse a osservare il dispiegarsi di un avvenimento straordinario, come straordinario diventa, nella ricostruzione degli eventi, il fluire del sangue, che più scorre inarrestabile più ipnotizza i presenti accorsi a vedere. Il fidato Jarmo, tuttofare che tutto vede, tempestivamente provvede e porta il ferito in braccio in sala insegnanti, dove al fluire del sangue si aggiunge quello di qualche lacrima, mentre un cerotto viene apposto sulla ferita. Un solo cerotto non ridimensiona l’accaduto, perché di sicuro è il cerotto più grande mai usato: le parole si ripetono (tutti volevano guardare e guardare e guardare e chiedere e chiedere e chiedere) dilatando così il tempo, e portando chi ascolta la voce del protagonista dentro una dimensione in cui il sangue “ancora” macchia l’asfalto, sangue suo, di lui, come di Max era la barchetta tutta per sé che lo portava in una foresta oscura, abitata da mostri selvaggi. La dimensione mitopoietica si spinge anche nell’ora della successiva lezione: vengono composte in classe rime e poesie su ferite e altri “cose terribili”. E ancora: nell’ora dopo, ancora, si contano le ferite in cui si è incorsi durante la vita, veri attestati di merito. E nell’intervallo il cerotto decreta lo status di avventuriero al quale gli altri provvedono perché… ferito. E dopo la ferita la crosta (grossa e marrone) che ovviamente procura un gran daffare e dopo la crosta “gigante” (che tutti naturalmente ammirano) una bella meravigliosa cicatrice. Che forse rimarrà per sempre.
Questa piccola storia mette in campo con la ripetizione delle parole un tempo astorico come quello delle fiabe dove l’eroe, nel flow della sua narrazione, è osannato da un coro di personaggi come nel teatro greco, tutto è in funzione dell’amplificazione delle straordinarie gesta di una personcina che cresce. Impavida.
Francesca Romana Grasso (da LiBeR 142)
La ferita
Emma Adbåge; trad. di S.K. Milton Knowles
Camelozampa, 2024, 32 p.
(Le piume)
€ 16,90 ; Età: da 4 anni

