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Le regine litigiose
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Le regine litigiose

Torrescura e Torrechiara sono le due regine litigiose protagoniste di questa storia. I loro regni sono confinanti, ma loro se ne accorgono all’improvviso, quasi per caso. Da quel momento le sovrane iniziano a lanciarsi dalle rispettive torri parole offensive e minacce. fino a quando non esplode la guerra. Le loro torri si accendono e bruciano, la fiamma consuma tutto e solo quando la distruzione è completa le regine placano la furia cieca che le ha animate guardando il paesaggio desolato che le circonda. Il testo, interamente in rima, si chiude con questi versi: “Le regine litigiose sono calme,/ hanno spento la superbia e l’arroganza./ Con il tempo accenderanno la ragione,/ per adesso, almeno, è accesa la speranza”. Marianna Balducci, illustratrice e autrice riminese, realizza questo suo nuovo albo con l’originale combinazione di fotografia e illustrazione che l’ha resa così riconoscibile. Le torri che ardono sono realizzate con una candela nera e una candela bianca che bruciano realmente e si consumano: attorno a queste immagini fotografiche si anima il disegno delle regine protagoniste e dei loro eserciti. Testo e immagini dialogano lasciandosi il giusto spazio e contribuendo a un progetto complessivo originale ed efficace che mette in evidenza, senza banalità, l’assurdità della guerra. Le regine litigiose può essere collocato accanto a L’ammiraglio si è preso il cielo, sempre edito da Clichy (2022), ma anche ad altre opere di Marianna Balducci legate idealmente da un filo che la colloca tra i più rodariani autori italiani contemporanei, dove la lezione di Gianni Rodari si dimostra autenticamente compresa e insieme rinnovata in molti aspetti: dai grandi temi affrontati, all’idea di creatività, alla capacità inventiva, e infine all’offrire storie che aprono dialoghi tra le generazioni.

Alice Bigli

Le regine litigiose
Marianna Balducci
Clichy, 2025, 32 p.
(Carrousel)
€ 19,00 ; Età: da 5 anni

 

Questa poesia non era scritta male
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Questa poesia non era scritta male

 

È sempre un’ avventura confrontarsi con la poesia sperimentale, perché l’esperienza riconnette a una forma primigenia del linguaggio e sorprende nella rottura degli automatismi verbali (e di pensiero). È quanto accade leggendo il terzo libro della collana Poesia a vela diretta da Grazia Gotti per le edizioni La Linea, Questa poesia non era scritta male, dell’autore basco Iñigo Astiz. Le poesie, efficacemente tradotte dal castigliano da Ilaria Rigoli (già autrice della raccolta A rifare il mondo, Bompiani, 2022), invitano a giocare con la lingua con “alfabeti segreti, parole all’incontrario, pensiero a testa in giù”, scrive la curatrice: il poeta chiede di divertirsi, proprio come Palazzeschi, e lo fa già dall’indice – che non è un indice ma il percorso di una cavalletta che salta sulla tastiera e scompagina tutto – e poi dai primi versi al limite della leggibilità: “Hop, hop, di corsa,/ apri il libro, in fretta.// Comincia a nevicare/ e a p c a po/ e f occ a fioc / la po sia sc mp re”… e così di seguito ci sono rime e assonanze, allitterazioni, boutade, sciarade, immagini surreali, provocazioni testuali e grafiche che disorientano i grandi ma chiamano a gran voce i piccoli lettori, finalmente coinvolti nel godimento degli effetti pirotecnici della parola e delle sensazioni percettivo-sensoriali che essa provoca tra suono e segno.
Siamo nel campo di quella ricerca intraverbale che consente un incontro con la materialità poetica, un incontro che si dovrebbe praticare sin dai primi anni di scuola, come ci indicava Gianni Rodari, perché stimola i pensieri divergenti e la libertà espressiva, fa della parola un campo di ricerca, abitua alle potenzialità polisemiche della lingua. Nel caso di questa raccolta va detto anche che la lettura si avvale in maniera integrata tanto dei versi quanto delle illustrazioni, ideate nel rispetto del concept della collana, caratterizzata a ogni uscita da soli due colori: sin dalla copertina l’effetto è travolgente e introduce perfettamente al contenuto del libro attraverso stilemi che ricordano le avanguardie artistiche (si veda il cuneo rosso alla El Lissitzky in quarta di copertina). Il risultato è un’esperienza sensoriale piena, che sollecita l’immaginario a partire dalla consistenza concreta di parole e figure.

Chiara Lepri (da LiBeR 147)

Questa poesia non era scritta male
Iñigo Astiz,
ill. di Massimo Pastore;
trad. di I. Rigoli
La Linea, 2025, 88 p.
(Poesia a vela)
€ 16,00 ; Età: da 6 anni

Paura a paura
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Paura a paura

 

Venezia è una città che esprime la sua unicità nelle giornate meno colorate, quando la calce si confonde con il selciato delle calli e dei campielli e il cielo si dilegua a grandi pennellate nell’acqua. Nella quiete di luoghi lontani dal tempo, dalle rive e dalle piazze, piccoli passi e battiti d’ali incerti trovano il loro rifugio; pertanto, non poteva essere scelta una città diversa per raccontare le vibrazioni dell’anima che due esseri provano a ogni loro incontro. Una storia d’amore? Tutt’altro. Nell’albo Paura a Paura, Chiara Mezzalama mette in scena la paura che si fa protagonista attraverso le voci di una bambina e di un piccione che si dichiarano fortunati ad abitare in questa città, se non fosse per la loro paura. Prima l’una, poi l’altro, a ogni giro di pagina si raccontano, svelando già dall’inizio come si manifesta il turbamento che hanno l’uno verso l’altra, consapevoli che si tratta di fobia. Il loro incontro avviene una sera d’autunno su una riva; bambina e animale riconoscono dell’altro la paura e la fragilità. Si fermano a distanza, si studiano e si chiedono come fare per proseguire ognuno per la propria strada. L’aiuto arriva in modo inaspettato e, infatti, è il canto stonato di un gondoliere che li fa ridere, fa sciogliere la tensione e spinge ciascuno a fare un passo verso l’altro. Il loro incontro quotidiano allevia la paura e la trasforma in amicizia. I due personaggi vengono invitati dal gondoliere a fare il giro della città cullati dalle onde e da nuove emozioni. Paura a Paura chiede al lettore di compiere un salto empatico e di comprendere la tirannia di uno stato d’animo che impone di prendere decisioni irrazionali, quelle che cambiano la qualità delle relazioni sociali. Un racconto dal tono pacato e dal respiro lungo, accompagnato dagli straordinari acquerelli di Mariachiara Di Giorgio che ha colto le sfumature dell’incontro tra i due personaggi in una doppia pagina, nella quale i pennelli mettono in risalto uno scorcio della città lagunare immersa nei caldi colori della stagione autunnale.

Adolfina De Marco (da LiBeR 147)

Paura a paura
Chiara Mezzalama,
ill. di Mariachiara Di Giorgio
Emme, 2025, 48 p.
€ 14,90 ; Età: da 6 anni
 

 

Otta
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Otta

Otta è un albo rivolto ai piccoli di 3-4 anni, che affronta un argomento grande: la timidezza. Proprio a questa età ci troviamo per la prima volta a fronteggiare sentimenti come il timore, l’imbarazzo, la paura di fare cose nuove che ci fanno uscire dalla nostra comfort zone; per la prima volta dobbiamo trovare il coraggio per affrontare nuove sfide. Otta è una gufetta che vive in una via di una cittadina molto francese, più precisamente abita nell’incavo di un grande albero lungo il fiume: la casa di Otta è confortevole e calda, ma un tantino a malincuore la gufetta deve uscirne tutte le mattine per recarsi a scuola. E proprio a scuola, in una giornata come tante, ecco arrivare l’ostacolo: la maestra assegna come compito a ogni alunno di portare un oggetto al quale è particolarmente legato e presentarlo alla classe l’indomani. Otta si vede costretta a fare ciò che le fa perdere il fiato: parlare davanti a tutti. La gufetta ha un carattere introverso e timoroso, è acuta, curiosa, è anche una grande osservatrice: dalla sua casa tante volte ha passato il tempo scrutando gli altri uccelli che là fuori schiamazzavano e giocavano, desiderando unirsi a loro. Non è difficile immedesimarsi in Otta e ricordare come può apparire spaventosa l’idea di esporsi, lanciarsi in una nuova prova o parlare per la prima volta davanti a tanti occhi che ti fissano. È una montagna bella alta da scalare, ma Otta avrà la fortuna dalla sua oltre che l’ingegno, che non le manca affatto. Grazie allo zampino di alcuni uccelli migratori, Otta riceverà in dono un germoglio di banano che la porterà a scoprire un nuovo lato di sé e ad affrontare le sue paure. La protagonista di questo albo è un personaggio delicato ma efficace, come le illustrazioni ad acquerello di Juliette Lagrange, luminose e fresche. Nell’arco di questa piccola storia, Otta acquisisce sicurezza di sé, padronanza, fiducia nel mondo. Adesso forse anche lei farà una capatina fuori a giocare con gli altri al pomeriggio, quando le andrà.

Giulia Romualdi (da LiBeR 147) 

Otta
Juliette Lagrange,
ill. di Federica Rocca
Babalibri, 2025, 32 p.
€ 13,00 ; Età: da 4 anni

Un orso fa sempre comodo
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Un orso fa sempre comodo

 

Lo stile crudo dei volantini con la scritta urlata Fuoritutto, slogan cattura-clienti per tv con “nuovo sensore pisolini, si spegne quando ti addormenti, si riaccende al tuo risveglio” e poi la mega offerta della settimana. L’atmosfera commerciale, che in chiave ironica e divertente ritrae consumismo e meccanismi comunicativi che lo abitano, ha però una perturbazione: l’orso. Grande, un po’ attonito e sospeso – dotato di quel mood raffinato tra realismo e disallineamento dal reale con cui la D’Andrea ci ha intrigato nella trilogia de Il Topo che non c’era –, simbolo di forza archetipica e antica saggezza, si ritrova nel carrello della spesa perché, secondo l’inviolabile legge di mercato dove l’offerta crea la domanda, è in sconto e “può fare sempre comodo”. In un’alternanza di tavole dense di dettagli che ricordano i wimmelbuch e pagine con poco testo dove il bianco dà spazio per far decantare il senso di spiazzamento che si avverte fin dall’incipit, il plantigrado diventa amplificatore della retorica commerciale, l’elettroaddomesticato, definito così dalla stessa autrice, che promette qualità irrinunciabili per il consumatore doc: antimacchia, ecologico, multifunzione, anallergico. A comprarlo è un’intera topòpoli, i sorci bianchi che suggellarono il felice tandem tra Giovanna Zoboli e Lisa D’Andrea nel 2015. Lo hanno acquistato, poiché oggi si vende anche l’indomabile a prezzi da discount, ma non gli chiedono di svolgere alcunché: mangiano con lui in una pantagruelica tavolata, lo accompagnano nel rito del bagno (comprensivo di cuffia rosa e limatura di unghie), lo aiutano nel cruciverba, lo ospitano nel frigorifero per lo spuntino dormendogli poi accanto. La richiesta, implicita, è di essere. Ed è qui lo switch della storia: in stile hygge, parola danese per esprimere benessere, ogni azione domestica diventa occasione di affetto e l’orso dispositivo di relazione. In una narrazione che rovescia il linguaggio del consumo in gesto di comunità, si smaschera l’homo consumens: il vero bisogno non è possedere, ma il ritrovato condividere.

Elena Baroncini (da LiBeR 147)

Un orso fa sempre comodo
Giovanna Zoboli,
Lisa D’Andrea
Topipittori, 2025, 28 p.
(Albi)
€ 20,00 ; Età: da 3 anni

Non si dice Sayonara
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Non si dice Sayonara

 

Una storia delicata, dolorosa, commovente quella narrata dal giovane autore francese Antonio Carmona, scritta per la maggior parte a Kyoto nel corso del 2022 con il sostegno del Centre national du livre, vincitrice del premio Gallimard Jeunesse come migliore romanzo d’esordio e di cui già è prevista la trasposizione cinematografica. Una storia in cui apparentemente succede poco, ma che scava in profondità nell’animo dei diversi protagonisti toccando corde profonde della nostra sensibilità. Il tutto raccontato con una lingua lieve, leggera, priva di toni drammatici ma forse per questo ancora più toccante. Si ha la sensazione, scorrendo le pagine di questo intenso romanzo, di leggere di eventi quotidiani, capaci però di toccare il significato più profondo dell’essenza della nostra esistenza. Alla base di tutto, la perdita della persona più amata per Élise e il padre, una perdita che sembra segnare la fine del loro mondo. E soprattutto una domanda, anzi LA domanda che affiora costantemente nella mente di Élise, a cui il padre si rifiuta di rispondere, secondo una ferrea regola a cui ne aggiunge tante altre: il divieto di parlare della madre, di origini giapponesi; di mangiare ramen, sushi e gyoza; di leggere manga e guardare anime... Fino alla regola più assurda: di entrare nella stanza del pianoforte, in cui la madre di Élise, affermata compositrice e pianista, si rinchiudeva per rigenerarsi attraverso la musica, di ritorno da ogni suo concerto. Come se il dolore potesse essere cancellato cancellando dalla loro vita ogni traccia della sua presenza. Ma Élise ha un talento: l’abilità di assemblare complicati puzzle, che lascia però incompleti, perché incompleta si sente dentro di sé. E, mentre tanti puzzle incompiuti si moltiplicano alle pareti, appaiono alcune tessere che lentamente sembrano ricomporre la sua vita: l’amicizia con Stella, appassionata di anime e della cultura nipponica, con cui può liberamente essere se stessa, e l’irruzione della nonna giapponese, Sonoka, che rivendica quei legami familiari spezzati dal padre, rinnovando il ricordo della figlia attraverso piccoli rituali d’amore. Fino alla scoperta della verità da parte di Élise, che consente a tutti i pezzi del suo cuore di ricomporsi.

Gabriela Zucchini (da LiBeR 147)

Non si dice sayonara
Antonio Carmona;
trad. di M. Cimmino
Emons, 2025, 199 p.
(Emons!raga)
€ 14,00 ; Età: da 12 anni

 

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