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Zoom editoria

Banchetto per cani
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Banchetto per cani

Intrigante già dalla copertina e per le illustrazioni interne – frutto di una ricerca iconografica che punta senza mezzi termini a un vintage orrorifico di forte impatto – questa nuova proposta della collana Fifa Blu aggancia fin dalle prime pagine anche il lettore più riluttante, lo trascina in un dispositivo narrativo scandito da colpi di scena e da un crescendo di inquietudini.
L’incipit incornicia un topos letterario tutto sommato classicheggiante: Martin è un tredicenne cresciuto in un orfanotrofio gestito da suore e, come c’è da aspettarsi, non sogna altro che qualcuno finalmente venga a liberarlo da quella condizione per offrirgli una vita normale. Una luce di speranza sembra illuminare finalmente la vita di Martin, e la svolta coincide con una visita medica di routine, durante la quale il ragazzo manifesta al dottore alcune insolite sensazioni fisiche, strani sintomi che da qualche tempo si ripetono. Nel giro di due giorni, Martin è convocato all’ufficio adozioni. Un anziano signore si è presentato per chiedere la tutela del ragazzo in cambio di un ricchissimo assegno, staccato a favore dell’istituto.
Cominciamo a presagire esiti nefasti: chi è quel vecchio così emaciato e perché è tanto interessato a Martin? Cosa si nasconde tra le segrete dell’imponente maniero che lo ospiterà, abitato da una servitù scontrosa e sorvegliato da quei mastini che si aggirano feroci, addestrati a uccidere?
L’agghiacciante verità comincia a emergere, sapientemente dosata da una scrittura sempre vigile e tagliente, e non è certo lecito anticiparla qui, salvo accennare ad anime e corpi in balia di esperimenti sconsiderati, tra miscele di gas e alambicchi…
“Nei vecchi l’anima resta nel corpo solo per abitudine. Non è attaccata saldamente, come nei giovani…”. Tra le righe della letteratura di genere – soprattutto quella di qualità – si aggirano volentieri questioni di natura squisitamente filosofica e a lettura conclusa ci accorgiamo che questo breve racconto ne è davvero ricco, pur lasciandosi gustare per quello che è: un horror fulminante e di grande effetto, facilmente accessibile – non solo per le scelte tipografiche – anche dal più pigro lettore.

Fausto Boccati

Banchetto per cani
François Gravel;
trad. di T. Marzi
Biancoenero, 2025, 96 p.
(Fifa blu)
€ 14,50 ; Età: da 12 anni

L’altalena
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L’altalena

C’è un’immagine che rimane impressa fin dall’inizio: una tavola di legno sospesa, sbilanciata, con un piccolo orso in attesa. Pi, l’orsetto protagonista, aspetta qualcuno che salga dall’altra parte dell’altalena; ma i giorni passano e non si vede nessuno. Quando Pi vuole fare chiarezza nella sua mente e nel suo cuore riversa sulla carta i pensieri, in modo diretto e disarmante: “Non puoi dondolare con l’altalena / se dall’altra parte non c’è nessuno” è la prima frase che leggiamo sul suo taccuino. Le sue osservazioni colpiscono e scavano in profondità, lasciando nel lettore un senso di calore e tenerezza. Quando un imprevisto lo catapulta d’improvviso nello spazio, il suo viaggio assume la forma di una fiaba cosmica: si ritrova appeso alla falce della luna e scopre che il Sole è la sua metà… quando lui sorge, lei tramonta. Poi si scontra con creature dall’identità mutevole e conosce personaggi bizzarri che sembrano venuti a ricordargli che nessuno resta fermo, che tutto, in natura e nei sentimenti, è precario.
Timo Parvela, il più famoso autore finlandese di libri per bambini e ragazzi, padroneggia con disinvoltura registri stilistici e narrativi diversi. La sua scrittura procede lieve ed elegante, ma allo stesso tempo custodisce una forza sotterranea. Parla ai giovani senza semplificazioni, li spinge a fermarsi, a provare empatia. Dagli incontri con gli altri, Pi impara a ripartire, a guardare se stesso in un modo nuovo, a soppesare le sue emozioni, a crescere. Impara che nella vita ci sono buio e luce, gravità e leggerezza. Le illustrazioni di Virpi Talvitie amplificano questo respiro: tavole morbide, stratificate, espressive, in cui i colori sembrano muoversi insieme al pensiero del protagonista, in un perenne stato di trasformazione e oscillazione. Grazie alla qualità letteraria della scrittura e a un’atmosfera magica e fantasiosa, L’altalena è una storia da assaporare, che può essere proposta sia in lettura condivisa sia in lettura autonoma, un po’ per volta. Un piccolo romanzo illustrato che mette al centro gli interrogativi tipici della condizione umana ma anche la bellezza delle relazioni interpersonali e il potere curativo della parola, il benessere che deriva dal tenere un diario come forma di espressione libera e senza giudizio.

Francesca Tamberlani

L'altalena
Timo Parvela,
ill. di Virpi Talvitie;
trad. di D. Sessa
Bohem Press, 2025, 88 p.
€ 17,50 ; Età: da 5 anni

Tutto quello che brucia
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Tutto quello che brucia

 

Dopo 24 anni dai fatti del G8 di Genova ecco, finalmente in Italia, il primo libro per adolescenti interamente basato sulla cronaca di quegli avvenimenti, che tanto influirono sulle sorti dei movimenti antiglobalizzazione europei decretandone, a detta di molti, il lento declino. La storia, raccontata da Vicktor, sedicenne romano, studente del liceo Torquato Tasso, si svolge tra il 16 maggio e l’11 settembre di quell’annus horribilis che fu il 2001, culminato con l’attacco terroristico alle Torri Gemelle. Il tono febbrile, il ritmo incalzante della narrazione sono favoriti dall’uso del tempo presente indicativo e dal rapido periodare che bene illustra il punto di vista testimoniale del protagonista. Viktor è un ragazzo come tanti altri della sua età, intelligente, ma poco motivato, un ragazzo inquieto che parla molto con sé stesso, ed è chiuso in un “Io” che ancora non ha avuto accesso a quei sogni e a quei desideri che permettono il dispiegarsi di una “vita vera”, che non sia solo mero consumo di esperienze dettate da altri.
I suoi rapporti con la vita politica sono frammentari, osserva con distacco le dispute scolastiche tra Pariolini e Zecche, ma coltiva la sua coscienza pre-politica con buone letture, prima tra tutte Il sovversivo di Corrado Stajano, coinvolgente romanzo-inchiesta trans-generazionale sulla morte di un giovane anarchico. Ma è, soprattutto, la coetanea Chloé, “compagna di penna” francese, a indirizzarlo con decisione verso il Grande Movimento e verso Genova.
Sulla spinta di un inedito quanto struggente entusiasmo, Viktor si immergerà, così, nel caos di quei giorni, aprendosi a un mondo effervescente e multiculturale finora sconosciuto, fatto di relazioni spiazzanti e di forti emozioni, di vibrazioni di una piazza che al grido “Un altro mondo è possibile”, gli farà maturare la nuova consapevolezza di appartenere a un “Noi” inclusivo e liberatorio.
Il resto è storia. La violenta repressione delle “forze dell’ordine” si abbatte sui manifestanti, in una città che è un fortino inespugnabile e i suoi vicoli sono una trappola senza vie d’uscita, un cupo scenario da colpo di Stato sudamericano, dove gli innumerevoli abusi di potere (dal pestaggio nella scuola Diaz, alle torture nella caserma Bolzaneto) si consumano nella più completa impunità.

Riccardo Pontegobbi (da LiBeR 148)

Tutto quello che brucia
Daniele Aristarco
Feltrinelli, 2025, 175 p.
(Up)
€ 15,00 ; Età: da 14 anni

 

 

Allora arrivò Sam
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Allora arrivò Sam

Ritorna in Italia, per Sinnos, Edward van de Vendel, uno dei maggiori scrittori olandesi per ragazzi. Allora arrivò Sam, come il precedente e bellissimo Misha, mette al centro bambini, animali e la loro relazione intensa e profonda. Questa volta un grande cane bianco entra silenziosamente nella vita di Kix ed Emilia, due fratelli che vivono nell’America rurale. Sam compare dal nulla, si avvicina alla loro casa ed è subito un colpo di fulmine. Da dove venga e a chi appartenga non si sa, ma Kix intuisce immediatamente quale canale comunicativo usare per avvicinarlo. “Voglio tenerti” sussurrò Kix al grande cane bianco “Io voglio tenerti”. E allora accadde, il cane si mosse verso Kix.”
Quello che si crea in questa storia è una lenta costruzione di relazione, pagina dopo pagina, affiancata a un lento dipanarsi della verità che sta alle spalle di Sam, ovvero la sua storia dolorosa. Van de Vendel ci racconta una dimensione relazionale tra i bambini e l’animale che sembra non ubbidire soltanto ai cinque sensi classici, ma arricchirsi di altre possibilità sensoriali, come teorizzato da Rudolf Steiner con i suoi dodici sensi. La comunicazione tra i bambini e il cane sembra affiancare ai sensi tradizionali, quello del pensiero, della parola e dell’anima, facendo vibrare il nostro cuore di lettori che assistiamo alla nascita di un amore.
Gli adulti non nascondono ai bambini ciò che pian piano emerge sul conto di Sam. “La verità, ecco cos’era. Kix sentiva di nuovo il sasso dentro, un sasso quadrato e nero. Sam aveva vissuto cose brutte. Brutte, cattive che non erano inventate.” In questo particolare sentire di Kix c’è la capacità non solo di comprendere il cane ma anche il suo primo padrone, un uomo ai margini, mentre gli adulti — soprattutto il padre— sembrano incapaci di ascoltare e vorrebbero risolvere tutto con l’azione, con la forza. Ma non è quella la strada, ci suggeriscono Sam e Kix, il mondo animale e il mondo bambino, ancora una volta uniti per farci capire in che cosa l’umanità deve cambiare.
Un ultimo elogio va alla copertina graficamente elegantissima e alle illustrazioni di Philip Hopman — entrambe fedeli all’originale — che accompagnano la storia, consegnando ai lettori il piacere di un iconotesto perfettamente a loro misura.

Cristina Busani (da LiBeR 149)

Allora arrivò Sam
Edward Van de Vendel
ill. di Philip Hopman;
trad. di L. Pignatti
Sinnos, 2025, 144 p.
(Narratori)
€ 14,00; Età: da 8 anni

Adele
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Adele

Puntualmente intrecciando dimensione introspettiva e riflessione storica, Adele (Sinnos 2025), nuovo romanzo young adult di Anna Vivarelli, si apre – e si chiude, circolarmente – in un luogo preciso: un palazzo settecentesco “imponente e signorile” del centro di Torino. Qui vive Adele, protagonista di una storia di formazione che la ritrae in principio ancora bambina, alle soglie dell’adolescenza, e infine giovane adulta, cresciuta in anni e in altezza ma soprattutto in termini di costruzione della propria identità e di un senso compiuto del sé. Figlia unica di un operaio di fabbrica e della custode del palazzo, Adele vive invero negli spazi angusti della portineria, dormendo in un letto a scomparsa e giocando con la palla – nascostamente, poiché le viene proibito – nello stretto passaggio che i condomini chiamano “il vicolo delle biciclette”. A un’infanzia privata di spazi personali e di zone franche in cui essere, fino in fondo, bambina, l’autrice contrappone una figura adolescente (Giulio, figlio – anch’egli unico – della proprietaria del palazzo) che può godere del più ampio appartamento del piano nobile. La contrapposizione, tuttavia, è solo apparente, perché Giulio, pur occupando una posizione sociale elevata, condivide con Adele la medesima condizione esistenziale di solitudine. Adele e Giulio sono soli perché figli di madri anaffettive e abbandoniche, nonché di un’Italia, quella dei primi anni Sessanta, intellettualmente miope, gretta, perbenista e omofoba, di fatto soffocante le libertà e gli slanci immaginativi personali. Le solitudini dei due personaggi si incontrano, allora, in quello spazio interstiziale – il “vicolo delle biciclette” – che da anfratto marginale diviene innesco prezioso di un’amicizia e insieme di un duplice riscatto sociale. Fondato su un patto di verità che le avversità della vita talvolta rompono, il riscatto di Adele e Giulio si traduce in un ritorno ai luoghi d’infanzia con la consapevolezza, da parte di entrambi, che la libertà va ricercata nel profondo del sé, chiamato anzitutto ad accettarsi e ad amarsi se vuole, come i protagonisti di Vivarelli, vivere secondo le proprie virtù e le proprie idee di società e di famiglia.

Elena Guerzoni (da LiBeR 149)

Adele
Anna Vivarelli
Sinnos, 2025, 208 p.
(Zona franca)
€ 15,00 ; Età: da 14 anni

 

 

Tre dita
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Tre dita

 

Cosa accade nel cuore, nella mente, sul corpo di bambini e bambine quando si trovano costretti a vivere dentro una guerra. Considerato questo mondo, cercare di accostarci a quel sentire è imprescindibile. Muove da questo Tre dita di Massimo Canuti. E dal desiderio di indossare il vissuto del padre quando era un bambino di soli undici anni, perso nelle maglie della seconda Guerra Mondiale, nel frangente tormentatissimo dell’Armistizio – già arduo da capire allora per gli adulti – e nel contesto del paese toscano di Bettolle. Così, con la voce fresca e venata di umorismo di Nado e una scrittura sensibile e intelligente, emergono i ritratti della madre – presa in un rapporto “ravvicinato” con Dio – del padre, fine artigiano dei saponi che dissente dall’ossequio al fascismo, degli amici con cui condivide prima giochi e scherzi e poi, ispirandosi al più caro già vicino alla Resistenza, un gruppo d’azione e “di coscienza politica”. In tutto questo Nado conosce il dolore del lutto in famiglia, e il potere mortifero della guerra sul proprio corpo, quello della bomba che, ignaro di cosa si tratti, gli esplode tra le mani (sarà salvato da un tedesco e anche su questo rifletterà): non c’era scritto “Attenzione”, “come se a chi l’aveva costruita non fosse importato un accidente se a morire fosse stato un bambino, un adulto un nemico o un amico”. Resta con Tre dita, appunto, e il romanzo è scandito da resilienti liste di tutto quello che si può ancora fare … come “scolpire una saponetta” (diventerà uno scultore eccelso, raccontato nel documentario Nado di Daniele Farina, 2025). La sua è una progressiva struggente presa di coscienza di quello che, ancor più allo sguardo dell’infanzia, appare come l’inconcepibile atrocità della guerra: “esiste forse un ordine più stupido dell’uccidere un uomo?”. Nado si interroga su chi siano davvero i tedeschi (“avresti dovuto capirlo dove stavano i buoni e dove invece i cattivi...”) e, in bilico tra la fede strenua della madre e l’ateismo dell’amico, non esita a chiamare in causa Dio sul perché di tutto questo. Nel finale capolavoro, sempre a proposito di “cose che si possono fare con tre dita”, ci lascia per sempre l’immagine di una Resistenza “marcondirondera” secondo l’infanzia. Nado Canuti: che sarà artista partigiano.

Maria Grosso (da LiBeR 148)

Tre dita
Massimo Canuti
Uovonero, 2025, 264 p.
(I geodi)
€ 16,50 ; Età: da 11 anni

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