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Zoom editoria

Come me, come te
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Come me, come te

 

Carolina Zanier, educatrice di formazione, è ideatrice e conduttrice di laboratori artistici, rivolti ai bambini e alle bambine , che hanno lo scopo di sensibilizzare al rispetto verso il mondo naturale ed è da questa sua esperienza che nasce Come me, come te, opera prima che la stessa autrice definisce anche un “diario fotografico sentimentale”, pubblicata da Camelozampa. Molto si è detto (e si è scritto) della fotografia come mezzo privilegiato da impiegare per aiutare i più piccoli fin dai primi mesi di vita a mappare di significato il proprio mondo e a finalizzare il proprio processo di simbolizzazione. In questa prospettiva forse non è un caso che Camelozampa sia anche l’editore italiano della fotografa americana Tana Hoban , che ha dedicato la sua vita artistica a questo obiettivo. Questo fotolibro, destinato a bambini dalla scuola dell’infanzia in poi, sfrutta la loro naturale attrazione per l’immagine fotografica per raccontare una poesia che ha tre diverse componenti – un testo molto breve (poche parole per ciascuna pagina doppia), un elemento del mondo naturale e uno del mondo umano (quasi esclusivamente con bambini come soggetti) – e che parla del loro percorso di nascita, crescita e scoperta. Il fiore di una bignonia è la bocca della figlia dell’autrice, Camilla, che svela un segreto; il germoglio di lenticchia piantato assieme ai suoi allievi segna l’inizio di una vita tanto quanto la prima ecografia di Camilla; un bruco si arrampica sulle foglie nella stessa estate in cui la bambina prova a conquistare un albero e così via, in un susseguirsi di associazioni (22 in tutto) che enfatizzano la nostra vicinanza al mondo vegetale e animale. Lo stile di Carolina Zanier, a tratti vicina allo sguardo di Mario Mariotti , forse anche per la presenza di una mano dipinta da coccodrillo, o al Bruno Munari di Ciccì Coccò (fotografie di Enzo Arnone, testo di Bruno Munari, Corraini, 2000), sembra avere però nel lavoro di Massimiliano Tappari il riferimento più marcato e lascia presagire interessanti sviluppi.

Serena Marradi (da LiBeR 144)

Come me, come te
Carolina Zanier
Camelozampa, 2024, 52 p.
€ 20,00 ; Età: da 5 anni

 

 

 

Cappuccetto grosso
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Cappuccetto grosso

 

Fra le innumerevoli riscritture, rivisitazioni, rovesciamenti e correzioni a cui vengono periodicamente sottoposte le fiabe classiche, da pochi mesi se ne è aggiunta una nuova, a firma di Sebastiano Ruiz Mignone, che infila una “G” nel titolo e porta in libreria la sua versione in chiave comica di Cappuccetto Rosso, che diventa così Cappuccetto Grosso, con le illustrazioni arruffate e un po’ grottesche di David Pintor. Protagonista è Lauretta, una bambina graziosa, piena di leggerezza e grazia, che finisce per perdere tutta la sua delicatezza e allegria ogni volta che la mamma le chiede di andare a trovare la nonna malata, perché costretta a indossare una mantellina dal cappuccio ingombrante e imbarazzante. Un cappuccetto grosso, appunto, con il quale si sente goffa e ridicola, e che la rende bersaglio delle prese in giro di chiunque la incontri, dalla gente del villaggio agli animali del bosco. Qualcuno in particolare la manda su tutte le furie, con le sue risate sguaiate e insopportabili... il lupo! Un giorno Lauretta non ce la fa più a sopportare la bestiaccia sbruffona e, servendosi proprio del suo sproporzionato cappuccio, si prende la sua rivincita. Tutto questo sotto lo sguardo vigile e interessato di un altro personaggio centrale della vicenda, la cui identità verrà svelata solo nell’avvincente colpo di scena finale. La doppia pagina conclusiva dell’albo racchiude poi una vera chicca autoriale, capace da un lato di mettere coerentemente la parola “fine” alla narrazione, e dall’altro di dare il via a un’altra storia, molto più conosciuta, in un perfetto equilibrio di rimandi e citazioni. Non è un caso, infatti, che nella presentazione del libro, sul retro della copertina, si affacci la parola “prequel”. Ironia, irriverenza, doppi sensi, linguaggio onomatopeico, espressività e tante allusioni all’originale dei fratelli Grimm: Ruiz Mignone e Pintor maneggiano la materia fiabesca con estrema disinvoltura. Il risultato è una riscrittura scorrevole e divertente, che sa parlare sia ai più piccoli, che potranno goderne grazie a una lettura ad alta voce brillante e piena di ritmo, sia ai più grandicelli, che la sceglieranno per la sua freschezza ed esplosività, lontana dai tradizionali (e noiosi) consigli delle prime letture autonome.

Francesca Tamberlani (da LiBeR 144)

Cappuccetto grosso
Sebastiano Ruiz Mugnone,
ill. di David Pintor
Città Nuova, 2024, 32 p.
(I nuovi colori del mondo)
€15,90 ; Età: da 5 anni

 

 

 

Una canzone stonata
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Una canzone stonata

 

158 pagine di amore e altre storie, questa potrebbe essere una sintesi (molto) parziale di Una canzone stonata scritto dalla norvegese Ingrid Ovedie Volden e tradotto da Lucia Barni per Beisler. Le vicende vengono presentate attraverso le voci, alternate, di Aline e Oliver. Lei conta i giorni che mancano alle vacanze per tornare nella città di origine, da cui la famiglia ha traslocato suo malgrado, e per questo ha deciso con l’amica del cuore Susy che si comporterà come “una disadattata sociale” per costringere i genitori a tornare sui loro passi: non parlare con nessuno se non strettamente necessario; sfruttare qualsiasi occasione per dimostrare che l’idea di trasferirsi è stata davvero pessima; non stringere amicizie; non innamorarsi e resistere fino all’estate. Oliver invece è affaccendato nel districarsi tra le beghe dei genitori perché uno di essi ha lasciato l'altro per un nuovo amore e si è trasferito, così il ragazzo si ritrova a vivere con una persona adulta che attraversa, spesso in pigiama, una profonda crisi. Una ricerca multidisciplinare assegnata dall’insegnante farà incrociare Aline e Oliver, che sono in classe insieme, ma non hanno mai scambiato due parole (nessuna persona “credibilmente” disadattata chiacchiera e socializza a profusione!). La ricerca di Aline verte sul cuore e per questo visita più volte il reparto di cardiologia dove, scoprirà poi, è ricoverato il padre di Oliver, colpito da una rara sindrome del cuore spezzato, o di Takotsubo, una forma acuta di insufficienza cardiaca che si manifesta con i sintomi dell’infarto. Scopriranno insieme che non esistono terapie vere e proprie, ma che è “importante intervenire con misure psicosociali nell’ambiente del paziente” e che la musica ha potere salvifico. Oliver invece presenterà una ricerca sull’occhio: il primario che si è reso disponibile a facilitare la ricerca è il nuovo compagno della madre, ma nessuno dei due conosce l’identità dell’altro prima del loro incontro. E così con la musica di sottofondo le vite proseguono tra gioie, dolori e ribaltoni. Le pagine scorrono, facendosi leggere una appresso all’altra con gran piacere.

Francesca Romana Grasso (da LiBeR 144)

Una canzone stonata
Ingrid Ovedie Volden;
trad di Lucia Barni
Beisler, 2024, 220 p.
(Il serpente a sonagli)
€ 15,90 ; Età: da 11 anni

 

 

Albero.Tavolo.Libro.
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Albero.Tavolo.Libro.

 

 

Puntare su un’unica voce per la propria collana ragazzi potrebbe sembrare quasi incoscienza: credo sia invece coraggio, quello delle edizioni 21 lettere, perché la voce è quella di Lois Lowry, autrice due volte Newbery Medal, vera e propria leggenda della letteratura per ragazzi americana, che a 87 anni ci regala una storia capace di mettere in dubbio le nostre certezze su cosa sia un libro sulla “memoria”. Perché Albero. Tavolo. Libro. è tutto incentrato sul concetto di memoria come funzione della mente a breve e a lungo termine, ma non solo. Il punto di vista narrativo è quello di Sophie, 11 anni, che tenta in ogni modo di restare accanto alla sua migliore amica, omonima, ma di 77 anni più anziana. Un’amicizia sui generis, certo, ma un legame tanto bizzarro quanto autentico, suggellato da un amore comune per i suoni delle parole (e per la prima sinfonia di Prokofiev). La piccola Sophie scopre che il figlio di Sophie Gershowitz vuole portarla lontano e affidarla alle cure di una casa di riposo per via dei sempre più frequenti vuoti di memoria della madre. La giovane Sophie, però, non vuole essere separata dall’anziana Sophie e vorrebbe dimostrare che la sua amica non ha alcun problema di memoria: lo farà scientificamente, somministrandole la batteria di test che i medici utilizzano per valutare lo stato neuro-cognitivo. Sophie piccola cercherà in ogni modo di falsare i risultati del test: per far ricordare alla sua amica tre parole un paio di minuti dopo averle ascoltate, le chiederà di raccontare una storia per ciascuna parola – una storia su un albero, una su un tavolo, un’altra su un libro. In questo modo la memoria dell’anziana donna tornerà, lucidissima, ad abitare il passato e a narrare – da narratrice in prima persona - della sua infanzia in Polonia riportando alla luce ricordi che mai aveva messo in parola. Poco più di 150 pagine: una foliazione inusuale per un romanzo che consiglierei dai 10 anni in su e che può essere letto agilmente in classe o in autonomia anche da chi fatica a stare tra le pagine. Un libro sulla memoria che non è, propriamente, il libro sulla memoria dell’olocausto che ci aspetteremmo – e che, proprio per questo, arriva potente. La discriminazione è ovunque, anche dove non la vediamo, anche laddove non sappiamo.

Dina Basso (da LiBeR 144)

Albero. Tavolo. Libro
Lois Lowry
21lettere, 2024, 140 p.
€ 14,00 ; Età: da 9 anni

 

 

A volte sono...
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A volte sono...

 

Sospeso tra il mondo visibile e quello invisibile, l’albo A volte sono… della collana Lalléro di Sabir è un percorso attraverso le misure, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, scritto da Agnese Sonato e illustrato da Claudia Culos (in arte ClaC!). Con domande inattese e pagine da esplorare vengono svelati segreti tra la realtà esterna e quella interna, che ci appartiene e ci rende consapevoli della mutevolezza dello stare al mondo “in una continua relazione”. Il libro si apre con una doppia pagina sulla quale campeggiano un piccolo cerchio nero nell’angolo in basso a sinistra e il segmento della circonferenza di un grande cerchio, una linea curva nera che attraversa le due pagine. Due misure a confronto che nelle ultime pagine vengono riprese con un gioco di colori e di posizioni: il piccolo cerchio si sposta al centro della pagina a sinistra e il segmento diventa un’area nera che copre la pagina di destra e parte della sinistra. Assieme alla silhouette di una bambina dalle linee ampie e tonde, si entra in relazione con la realtà quotidiana attraverso l’atto della misurazione. Dalla misura di se stessa con il Cosmo, il percorso avanza a ritroso, arrivando anche a un confronto alla pari con un bambino, fino all’invisibile. Per consentire un approccio diretto al concetto di misura, le autrici hanno scelto la formula dell’essenzialità sia per il testo sia per la grafica. Il testo è minimo, scritto in maiuscolo. L’autrice utilizza rime e ripetizioni; “A volte sono…” scandisce il ritmo della narrazione e diventa un modo per misurarsi con una nuova grandezza e per ripensare a se stessi. La palette di colori è essenziale e priva dei primari. Alcune pagine catturano in modo particolare l’attenzione, come la tabella delle grandezze e il “Gioco delle coppie…tra il grande e il piccolo” da far realizzare in contesti ludici e didattici. A volte sono… è un testo di divulgazione che ha uno sguardo filosofico, versato sul senso dell’esistenza e in quanto tale apre il varco per molteplici percorsi che si manifestano agli occhi di chi legge. Il libro è anche un omaggio alla Relazione, alla ricerca polisemica delle parole, ma anche alla poesia, al gioco e a tutto ciò che desta stupore e meraviglia per la conoscenza.

Adolfina De Marco (da LiBeR 144)

A volte sono...
Agnese Sonato,
ill. di ClaC!
Sabir, 2024, 40 p.
(Lalléro)
€ 15,50 ; Età: da 5 anni

 

 

Una zia davvero speciale
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Una zia davvero speciale

 

Tenero e doloroso. Commuovente e brillante. Ricco di immaginazione e profondamente reale. Una zia davvero speciale è un libro funambolo che cammina in equilibrio sul filo dei contrasti. Ibrido è l’aspetto delle sue protagoniste, buffi animali indefiniti e antropomorfi. Ibrida è la sua forma narrativa, un po’ diario e un po’ fumetto. E forse è proprio questa vocazione alla fluidità, libera da categorie e da tabù, a permettere alle autrici di muoversi intorno a una storia che dire tosta è dire poco, senza lasciarsi sbilanciare dal peso del soggetto o scivolare nel sentimentalismo spiccio. Potere di chi crede nel diritto dei bambini alla verità e nel potere salvifico dell’ironia. Al centro del racconto c’è la quotidianità di una bambina che cresce in una famiglia zoppicante e disfunzionale, con un papà assente e una mamma in crisi, incapace di qualsivoglia forma di accudimento: una situazione di fragilità sociale e affettiva in cui lo straordinario rapporto con una zia amorevole diventa il salvagente a cui aggrapparsi per assaporare un po’ di serenità nel presente e non perdere la speranza nel “futuro che arriverà domani”. Attenta e premurosa, la zia si prende cura della bambina senza la pretesa di sostituirsi alla sua mamma. Riempie dispense troppo spesso vuote e colma vuoti che nulla hanno a che fare con le dispense. Parla e ascolta, soprattutto. I dialoghi tra zia e nipotina, che attraverso i balloon procedono ritmati e incalzanti come una partita di ping pong in cui risuonano sincero umorismo e verità affilate, delineano una relazione che offre una possibilità di fioritura malgrado le condizioni ostili. A quei dialoghi affiatati si affiancano quelli che la bimba intrattiene con la madre, presenza fantasma che quasi non si muove dal divano e che perlopiù sembra aspirare a non essere disturbata. Trapela qui, attraverso uno sguardo dolceamaro, la fatica dell’assenza e di un ribaltamento di ruoli in cui chi è piccolo si trova suo malgrado a occuparsi di chi è grande: una fatica che la protagonista elabora con pensieri acuti, irriverenti e imprevedibili, che trovano spazio in un diario e che seguono strade tutte loro. È l’infanzia che resiste, nonostante tutto.

Elena Corniglia (da LiBeR 143)

Una zia davvero speciale
Myren Duval,
ill. di Emma Constant;
trad. di C. Turla
Giralangolo, 2024, 171 p.
€ 17,00; Età: da 10 anni

 

 

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