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Zoom editoria

La terra
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La terra

 

L’erba alta e a grandi ciuffi e, di profilo, una piccola bambina, con i capelli legati in una coda, pronta a gattonare. Ai piedi indossa calzini morbidi e rossi, le mani sono infilate in un paio di stivaletti gialli di gomma per la pioggia. La bambina è pronta per andare, esplorare, per conoscere La terra. “Un’avventura in quattro libri sui quattro elementi”, recita la quarta di copertina dell’albo firmato da Cécile Roumiguière e Marion Duval. Fuoco aria acqua terra: i quattro principi originari del mondo secondo Empedocle, nella filosofia e nella medicina attraverso i secoli, sembrano qualcosa di distante dal vissuto di bambine e bambini di oggi, la natura tutta stessa – di cui noi siamo parte (nelle radici francescane era “sorella madre terra”…), sovente è qualcosa di sconosciuto e altro. Invece “Sotto di me, tutto intorno a me c’è la terra”, compare a grandi lettere nel testo del picturebook dalle immagini delicate, adatte alla tenerezza di piccolissimi/e. Così emerge una manciata di terra in un minuscolo pugno. Quella terra che chi è bambino adesso potrebbe non ritrovare più dopo le violenze perpetrate sulla pelle del nostro pianeta dalla catena distruttiva dei cambiamenti climatici. Al contrario, nella mano bambina della protagonista, la terra torna a essere profumo e tatto e affondare le dita con un piacere infinito, sempre che non ci sia un adulto a frenare: non sporcarti, non toccare. La terra è piccoli lombrichi da osservare accovacciate, è uccelli che beccano semi, è un microcosmo di animali che lasciano sul terreno orme che “sembrano lettere da decifrare”. Così scorrono sulle pagine le stagioni, la bambina appare in sandali e pannolino in primavera, è un fiorire di colori e di gesti rilassati, anche se via via il testo perde un po’ della sua freschezza.
Nel ricco parterre di questi anni di libri improntati al rispetto del nostro pianeta e ai fondamenti dell’imprescindibile causa ecologista (da La casa sull’albero di Bianca Pitzorno a Mina di David Almond e tanti altri), La terra di Roumiguière e Duval è dunque una ricerca, fin dalla primissima infanzia, di quel meraviglioso elemento spesso ormai lontano dalla quotidianità e dalle prime scoperte, di cui non potremo mai fare a meno.

Maria Grosso (da LiBeR 144)

La terra
Cécile Roumiguière,
ill. di Marion Duval;
trad. di L. Topi
Topipittori, 2024, 16 p.
(I grandi e i piccoli)
€ 14,00 ; Età: da 3 anni

 

 

Taccuino per un luogo
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Taccuino per un luogo

 

Un libro apparentemente piccolo - come formato (12x16 cm), non come numero di pagine (168 p.) - ma molto denso. Taccuino per un luogo. Pagine per una ricerca quotidiana è infatti un “condensato” di idee, suggestioni e proposte, spesso sotto forma di domande, per osservare e fare esperienza di un luogo, di qualunque luogo, conosciuto o sconosciuto, quotidiano o inusuale. “Luoghi abituali da attraversare con nuove domande, luoghi frequentati da rivalutare (o trasformare), luoghi sconosciuti da scoprire, luoghi amati da custodire”, come scrive Monica Guerra nell’introduzione. Più che un libro da leggere si tratta di un taccuino, come dice il titolo stesso, da utilizzare, riempiendo lo spazio bianco lasciato in ogni pagina con appunti, riflessioni, osservazioni e scoperte personali di ogni lettore-ricercatore. Un libro fatto per essere usato e completato, per metterci dentro le proprie parole e il proprio sguardo. Taccuino per un luogo può essere utilizzato a ogni età, a più livelli di approfondimento e in qualsiasi contesto (anche scolastico), come attività da fare da soli (per i più grandi), in gruppo, o con la mediazione di educatori e insegnanti (per i più piccoli). La densità di questo piccolo libro è data dall’esperienza dell’autrice e dalla profondità della sua ricerca, che si percepisce dietro e dentro a ogni pagina. Monica Guerra è infatti pedagogista, docente di Pedagogia generale e sociale all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e autrice di diversi saggi che indagano il tema della partecipazione e dell’esplorazione come metodologia di formazione. In questo piccolo libro, adatto a tutti i pubblici, ha condensato, in esperienze e domande, il lavoro di alcuni saggi precedenti. Sul “modello” dei libri di Keri Smith, pubblicati in Italia sempre da Corraini, Taccuino per un luogo è un invito alla ricerca, all’esplorazione, alla curiosità; a coltivare uno sguardo attento e sensibile e a fare dell'incontro con ogni luogo un’esperienza densa di significati. Una “guida” per fare in modo che l’osservazione diventi esperienza e l’esperienza si trasformi in incontro, prima di tutto con i luoghi prescelti, e attraverso di essi, con il mondo più vasto che ci circonda.

Eléonore Grassi (da LiBeR 144)

Taccuino per un luogo
Monica Guerra
Corraini, 2024, 168 p.
€ 16,00 ; Età: da 8 anni

 

 

 

La ragazza che amava Miyazaki
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La ragazza che amava Miyazaki

 

La ragazza che amava Miyazaki è la storia di una diciottenne appassionata del grande regista giapponese, re dell’animazione. Quella di Sofia è un’ammirazione sconfinata che abbraccia tutto ciò che proviene dal Giappone; dalla cucina ai manga, all’amore per i gatti. Essere una mangaka è, del resto, ciò a cui aspira, ne possiede il talento ereditato dal nonno pittore di cui conserva gelosamente tanti ricordi e una raccomandazione: seguire sempre le proprie passioni, non tradire i propri desideri. Compito non facile in una famiglia molto precettiva e con una vita che trascorre sonnacchiosa nel paese dove vive, Valvento, diviso tra un borgo antico e l’anonima modernità dei nuovi quartieri. Tutto cambia però, quando Sofia scopre sui muri della città enormi murales con la quasi completa filmografia del maestro Miyazaki: da Lupin III a Si alza il vento. Manca solo Porco Rosso. Di qui la ricerca del misterioso writer, di cui sente di condividere le medesime passioni, che la porteranno, insieme all’amica Marta, alla scoperta dell’artista con una curiosa voglia rossa sul volto. Nasce anche l’amore fatto di batticuori, slanci e paure. Ma come tutti gli amori, nulla sarà semplice e nulla, a un certo punto, sembrerà andare per il verso giusto. Quali sono i pregi di questo bel libro? Innanzitutto l’amore per il Giappone, per la sua cultura, per i manga e sopra ogni cosa per il grande regista d’animazione. Questo romanzo per adolescenti è, perciò, anche una guida “di parte” per chi vuole conoscere Tokyo o addentrarsi nel Museo Ghibli, lo studio dove nascono le opere di Miyazaki. Il secondo pregio del romanzo è lo stile della sua scrittura che ha un ritmo e uno slang autenticamente adolescenziali nonostante i tre autori – Silvia Casini, Raffaella Fenoglio, Francesco Pasqua – non lo siano. Sono però professionisti dalle molte sfaccettature capaci di intercettare i gusti delle giovani “tribù”. Bello anche il messaggio che traspare tra le righe: l’invito ad aprirsi al mondo senza paura di essere giudicati. Infine, intessuto nella trama, emerge un messaggio “sociale”: i murales, le grandi immagini di writers e graffitari, sono arte, possono rendere bello un muro scrostato, una periferia abbandonata, possono restituire un’anima e una socialità ai luoghi.

Vichi De Marchi (da LiBeR 144)

La ragazza che amava Miyazaki
Silvia Casini, Raffaella Fenoglio, Francesco Pasqua,
ill. di Giulia Tomai
Einaudi Ragazzi, 2024, 311 p.
€ 15,50 ; Età: da 12 anni

 

 

Quando il cielo cadrà
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Quando il cielo cadrà

 

Un altro ribelle, un nuovo ragazzo “contro” s’infila nell’elenco dei già noti “cattivi” della narrativa per ragazzi. Ostinato, testardo, furibondo, debordante in paranoia, convinto che il mondo ce l’abbia con lui (o è lui ad avercela con il mondo?). Londra,1941: la guerra infuria. Gli uomini sono al fronte. Tessera annonaria alla mano, in fila per un pezzo di pane; di corsa nel rifugio al risuonare della sirena. Così per donne vecchi bambini che devono sopravvivere in città e così per Joseph che irrompe rumoroso, con connotati ben stigmatizzati da unanime parere, nella casa della signora F, burbera, scontrosa, per niente accogliente; se ce ne fosse bisogno l’ennesima riprova per Joseph di essere sempre rifiutato. La guerra di notte e di giorno è l’ossessione quotidiana, la presenza maligna che toglie cibo, calore, normalità alla vita. È in questo clima che Joseph si ritrova a combattere sui suoi fronti personali. Nella casa in cui è stato confinato rifiutato dalla nonna, dal suo paese nel lontano nord alla capitale stremata dai bombardamenti. Allo zoo, gestito dalla sua poco ospitale ospite, dove Joseph deve spalare cacca di cammello, nutrire con scarsi rifiuti di cibo gli animali e soprattutto vedersela con Adone, un gigantesco gorilla dal dorso argentato, che al primo apparire del ragazzino trova modo di notificargli la sua immediata antipatia (anche Adone mi odia !). E a scuola, dove quasi senza aver messo piede, viene violentemente svillaneggiato dai soliti bulli, preso di mira dal preside con in mano la verga. E’ vero che Joseph è sfortunato, ma anche provocatore e ostinatamente disattento a segnali benigni, a evidenti disponibilità umane come quelle offerte da una compagna di classe e dalla stessa insegnante. Segreti e bugie appartengono a ogni personaggio menzionato e si percepiscono al solo voltar di pagina. Si capisce che gran parte dello scioglimento dei nodi dipende da confessioni e verità che dovranno essere pronunciate. Se incomprensioni e cattiverie emergono alimentate dalla guerra è anche vero che amicizia. disponibilità e amore spuntano timidi e tremanti da piccoli abbassamenti della guardia dispiegando tutta la loro commovente potenza nel compendio del rapporto fra il ragazzino e il gorilla.

Rosella Picech (da LiBeR 144)

Quando il cielo cadrà
Phil Earle;
trad. di M. Bartocci
Feltrinelli, 2024, 318 p.
(Up)
€ 16,00 ; Età: da 12 anni

 

 

La probabilità di ogni cosa
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La probabilità di ogni cosa

 

La voce narrante in questa storia è Kemi, che ha 11 anni, un papà, una mamma, una sorellina ancora bebè e un’altra in arrivo, ama le scienze e cerca di tenere sotto controllo il mondo e gli eventi calcolando probabilità.Quello che Kemi mette in scena è un diario della fine, che si apre con una lettera al Lettore in cui la protagonista dichiara di volere narrare “come il mondo ha smesso di esistere”. Il tono di Kemi non è dolente nel comunicare che un asteroide colpirà, distruggendola, la terra entro quattro giorni, resta leggero mentre raccoglie gli oggetti da inserire in una capsula del tempo che renda ragione della vita, dei ricordi, dell’amore della sua famiglia, è ironico nel delineare gli altri personaggi. Anche lo strazio per la prospettiva della fine viene porto al lettore con una levità, una consapevolezza rassegnata, un distacco velato d’affetto che sarebbero segnale, se chi legge non avesse abdicato all’incredulità, di discrepanze e di una narrazione ingannevole. Perché proprio di una narrazione ingannevole si tratta, una finzione all’interno della finzione narrativa: Kemi imbroglia chi legge paludando accadimenti e vicende, coprendo la verità del suo universo narrativo, inserendo gli avvenimenti in una sorta di allegoria o metaforizzazione volte a celare un dolore così acuto da divenire indicibile.Seguiamo Kemi nel conto alla rovescia fino all’impatto con l’asteroide ed è a questo pun to che ci rivela non solo come finisce davvero, ma come davvero si sono susseguiti gli eventi. Possiamo allora tornare a ogni parte della storia, a ogni bivio, a ogni incongruenza, individuare le finzioni e comprendere l’enormità di quel dolore che non poteva essere narrato, un dolore privato che colpisce gli affetti più cari, ma che ha origini sociali nell’intolleranza, nel razzismo, nella violenza. Rendere conto di questa esperienza di lettura è difficile, non si può troppo svelare senza distruggere la perfetta costruzione di questo narrare e il piacere che ne può trarre chi legge. L’autrice riesce in uno dei migliori escamotage narrativi: far sì che chi narra tenga l’attenzione di chi legge su qualcosa che non costituisce il cuore della narrazione, mentre le cose importanti scorrono di lato e possono essere viste solo con la coda dell’occhio.

Nicoletta Gramantieri (da LiBeR 144)

La probabilità di ogni cosa
Sarah Everett;
trad. di F. Merati
Rizzoli, 2024, 336 p.
€ 17,00 ; Età: da 13 anni

 

 

La probabilità di ogni cosa
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La probabilità di ogni cosa

 

La voce narrante in questa storia è Kemi, che ha 11 anni, un papà, una mamma, una sorellina ancora bebè e un’altra in arrivo, ama le scienze e cerca di tenere sotto controllo il mondo e gli eventi calcolando probabilità.Quello che Kemi mette in scena è un diario della fine, che si apre con una lettera al Lettore in cui la protagonista dichiara di volere narrare “come il mondo ha smesso di esistere”. Il tono di Kemi non è dolente nel comunicare che un asteroide colpirà, distruggendola, la terra entro quattro giorni, resta leggero mentre raccoglie gli oggetti da inserire in una capsula del tempo che renda ragione della vita, dei ricordi, dell’amore della sua famiglia, è ironico nel delineare gli altri personaggi. Anche lo strazio per la prospettiva della fine viene porto al lettore con una levità, una consapevolezza rassegnata, un distacco velato d’affetto che sarebbero segnale, se chi legge non avesse abdicato all’incredulità, di discrepanze e di una narrazione ingannevole. Perché proprio di una narrazione ingannevole si tratta, una finzione all’interno della finzione narrativa: Kemi imbroglia chi legge paludando accadimenti e vicende, coprendo la verità del suo universo narrativo, inserendo gli avvenimenti in una sorta di allegoria o metaforizzazione volte a celare un dolore così acuto da divenire indicibile.Seguiamo Kemi nel conto alla rovescia fino all’impatto con l’asteroide ed è a questo pun to che ci rivela non solo come finisce davvero, ma come davvero si sono susseguiti gli eventi. Possiamo allora tornare a ogni parte della storia, a ogni bivio, a ogni incongruenza, individuare le finzioni e comprendere l’enormità di quel dolore che non poteva essere narrato, un dolore privato che colpisce gli affetti più cari, ma che ha origini sociali nell’intolleranza, nel razzismo, nella violenza. Rendere conto di questa esperienza di lettura è difficile, non si può troppo svelare senza distruggere la perfetta costruzione di questo narrare e il piacere che ne può trarre chi legge. L’autrice riesce in uno dei migliori escamotage narrativi: far sì che chi narra tenga l’attenzione di chi legge su qualcosa che non costituisce il cuore della narrazione, mentre le cose importanti scorrono di lato e possono essere viste solo con la coda dell’occhio.

Nicoletta Gramantieri (da LiBeR 144)

La probabilità di ogni cosa
Sarah Everett;
trad. di F. Merati
Rizzoli, 2024, 336 p.
€ 17,00 ; Età: da 13 anni

 

 

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