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Zoom editoria

Il coraggio è cosa buona
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Il coraggio è cosa buona

“Ho due cuori che mi battono in gola uno dice fermo, l’altro si vola”. Sapientemente dalla quarta di copertina edizioni E\O ci fa ruzzolare dentro alle pagine di Il coraggio è cosa buona, un libro azzeccato anche nel formato, non così piccolo da indurre a uno scavo precipuamente personale, e non così grande da rarefarne il contenuto: è un formato soglia in cui chi si muove tra paura e coraggio può avanzare di un piedino, un passo, una corsetta per poi ritirarsi al suo interno, in compagnia di diciotto poesie composte da Arne Rautenberg, dialoganti con le immagini di Wolf Erlbruch.
Le poesie rivolte all'infanzia da Rautenberg sono molto apprezzate, si contano infatti numerosi premi e riconoscimenti, in gran parte per la versatilità del suo lavoro. Dal 2017 lo scrittore è membro dell’Accademia tedesca di lingua e poesia. Erlbruch, forse più noto in Italia, durante la sua carriera ha pubblicato oltre trenta libri a figure, affermandosi come uno dei più importanti illustratori europei: numerosi anche in questo caso i premi, tra cui nel 2006 il prestigioso Hans Christian Andersen Award. La traduzione dal tedesco è opera di Silvia Montis.

In questo albo si avanza tra le pagina con un’illustrazione posta a sinistra che, senza distrarre dal lavoro del poeta, aggiunge punti di vista e sfumature, creando un gioco perfettamente equilibrato con quelle lettere che, nella pagina confluente, si fanno segno – e non soltanto quando lasciano spazio a pause e respiri, ma anche quando si susseguono graficamente per formare un piano inclinato, o una sorta di clessidra in cui si incolonnano le singole lettere per amplificare ogni minuto secondo, o quando ancora si dispongono come due colonne che a ben vedere, con il titolo, possono rievocare una figura che indossa un cappello. E allora il segno che traccia la parola e quello che anima una figura trovano un naturale fondale nel comune spazio, dove lo sfondo ha quasi pari punta (punto?) di colore. Le parole servono, prima ancora che per comunicare, per connotare e denotare una piccola porzione di mondo e renderla oggetto di pensiero. In questa preziosa raccolta convivono felicemente sguardi puntuali e aperti.

Francesca Romana Grasso (da LiBeR 145)

Il coraggio è cosa buona
Arne Rautenberg,
ill. di Wolf Erlbruch;
trad. di S. Montis
E/O, 2024, 48 p.
(Il baleno)
€ 14,00 ; Età: da 4 anni

 

Come si fa a catturare un unicorno?
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Come si fa a catturare un unicorno?

 

Gli unicorni raccontati da Davide Calì e Sara Arosio sono, come tutti gli appartenenti alla loro categoria, cavalli magici e favolosi, dotati di un corno sulla fronte e di una criniera alla moda. Hanno un aspetto curatissimo, corpi atletici e flessuosi, zoccoli ricercati, arcobaleni che li accompagnano ovunque… ma nonostante la loro immagine smagliante e patinata, ambiscono all’anonimato. Stufi di finire al centro dell’attenzione, vorrebbero solo essere lasciati in pace. Ecco perché in questo albo strampalato e umoristico le tentano tutte pur di non farsi trovare: si mimetizzano dietro statue e opere d’arte, si camuffano con cappelli e occhiali da sole, si fingono qualcuno che non sono. La bambina e il bambino protagonisti della narrazione sognano di incontrarli e addirittura catturarne un esemplare per farci amicizia, ma si rendono conto della difficoltà della missione. Le fantasiose illustrazioni di Sara Arosio, però, ci mostrano che queste creature leggendarie sono vicinissime e molto simili a noi! Le pagine sono piene di unicorni stravaganti e originali, con la coda rosa fucsia, la pelle a pois, gioielli e scarpe col tacco. Sono tutto fuorché trasparenti. E il divertimento del lettore deriva proprio dalla dissonanza che si crea tra il testo, che li descrive misteriosi e lontani dal nostro mondo e dalle nostre abitudini, e le immagini, che li raffigurano invece in tutta la loro ingombrante presenza e incontenibile esuberanza. Calì, con la consueta verve, costruisce un dialogo tra i due bambini surreale e coinvolgente, fatto di pochissime battute, la cui cifra ironica viene amplificata dalle vivaci tavole di Arosio, dallo stile semplice ed esilarante, ricche di dettagli che smentiscono il contenuto testuale e fanno sorridere i lettori. Se le parole scelte dall’autore ci fanno credere che gli unicorni siano senza interessi, amici, passioni, le illustrazioni ce li mostrano all’opposto sempre in movimento e impegnati nelle attività più varie.
Un albo illustrato spassoso, tutto giocato sul paradosso, alla scoperta delle creature più sfuggenti e osannate dai piccoli, con illustrazioni dal segno spontaneo e bidimensionale che ricordano le classiche tecniche e figure usate dai bambini, per questo particolarmente comunicative.

Francesca Tamberlani (da LiBeR 145)

Come si fa a catturare un unicorno?
Davide Calì,
ill. di Sara Arosio
Clichy, 2024, 32 p.
(Carrousel)
€ 19,00 ; Età: da 5 anni

 

 

Bianca come la neve
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Bianca come la neve

 

Nella Biancaneve della prima edizione delle Fiabe del focolare (Grimm, 1812-15), una regina molto bella esprime il desiderio di avere una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l’ebano. Di questi desideri originari, il pluripremiato autore e illustratore Fabian Negrin esaudisce appieno il primo, facendo deporre a una vanitosa regina del nord che si compiace di essere “perfetta” un uovo altrettanto “perfetto” e, naturalmente, “bianchissimo”. Completamente bianca – nella pelle, nei capelli, nei larghi abiti che richiamano il malinconico Pierrot, nel piumaggio e nel lungo cappello a testa di cigno innestato come prolungamento del suo essere ibrido – è anche la bambina che da quell’uovo nasce, protagonista di una riscrittura dell’antica fiaba che Negrin affida al congegno artistico complesso e articolato dell’albo illustrato. Inserito in un cofanetto cartonato che ne custodisce la meraviglia, Bianca come la neve dice l’indicibile dell’universo infantile con sguardo poetico e rispettoso, rendendone parallelamente visibile l’invisibile che, come cita la frase in esergo attribuita a un misterioso Ænuenti Pyrex d’Estonia (anagramma di Antoine de Saint-Exupéry), “è essenziale agli occhi”. Mentre recupera elementi della fiaba di Biancaneve andati perduti nelle edizioni successive alla prima, Negrin cosparge questa storia di riferimenti ad altre narrazioni fiabesche, nonché al Piccolo Principe e alla pittrice Frida Kahlo, che in una tavola presta il volto alla rancorosa regina. Svelando intrecci e contaminazioni, le illustrazioni dilatano la catena semantica del testo scritto insistendo su un’infanzia dalla natura imprendibile, un’infanzia quasi fantasma che nella dimensione adulta risulta spesso sovraesposta e per questo profondamente malinconica, nostalgica rispetto a quel suo pianeta più prossimo al cielo e alle stelle dove può con-fondersi e scomparire. Nell’interazione mirabilmente riuscita tra componente verbale e componente iconica, il lettore bambino trova così una preziosa occasione di rispecchiamento, un’eco accogliente e non giudicante del suo peculiare sentire, insieme a un riconoscimento della fuga e del ritiro nell’immobilità e nel silenzio quali espedienti salvifici irrinunciabili.

Elena Guerzoni (da LiBeR 145)

Bianca come la neve
Fabian Negrin
Orecchio acerbo, 2024, 32 p.
€ 22,00 ; Età: da 4 anni

 

The body confidence book
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The body confidence book

 

“Ti è mai capitato di sentirti in imbarazzo per il tuo aspetto fisico? Di sentirti in soggezione a causa dei cambiamenti del tuo corpo dovuti alla crescita? Preoccuparti del tuo aspetto fisico ti ha mai impedito di essere la persona che volevi essere o di fare ciò che ti piace?” In queste prime parole di The Body Confidence Book, un vero e proprio saggio illustrato per adolescenti e adulti che si colloca tra scienza e narrazione, sono condensate le basi di questo libro, molto attuale, che invita a conoscere e rispettare il proprio corpo e a diventare consapevoli delle pressioni sociali che sperimentiamo ogni giorno, cercando di portare l’attenzione sull’importanza di sentirsi bene nel proprio corpo, senza cambiare il proprio aspetto. In sette brevi e densi capitoli, il libro analizza molti temi chiave sempre più sentiti tra i giovani: fiducia e rispetto del proprio corpo; bellezza e stereotipi; importanza di modelli sempre nuovi con cui confrontarsi; salute, cura e immagine; corpo come espressione di sé; social media; relazioni sociali e reti di solidarietà. Ogni argomento è affrontato con naturalezza, semplicità e dovizia di dati e informazioni; e alla fine di ogni capitolo sono presenti esercizi per trasformare la teoria in pratica e incoraggiare lettori e lettrici a portare quanto letto nella vita quotidiana, guardando il proprio corpo con occhi nuovi. Chiudono il volume, un accurato glossario che spiega e riassume i concetti più difficili, un elenco di risorse esterne (siti, podcast e libri) per approfondimenti e degli strumenti per gli adulti che vogliono accompagnare i giovani in questo percorso di scoperta e di apprezzamento di sé. I testi di Phillippa Diedrichs, ricercatrice e psicologa, esperta di immagine del corpo e salute mentale, si stagliano sulle illustrazioni colorate e pop di Naomi Wilkinson, che lavora nella pubblicità, nei social media e nell’editoria, in un libro di divulgazione ed empowerment che affronta con grande onestà tutti gli argomenti che ruotano attorno alla “questione corpo” – fonte di mille domande che trovano, spesso, poche risposte – che può diventare uno strumento molto efficace per gli adolescenti di oggi e per gli adulti che li supportano.

Eléonore Grassi (da LiBeR 145)

The Body Confidence Book
Phillippa Diedrichs,
ill. di Naomi Wilkinson
Settenove, 2024, 160 p.
€ 16,00 ; Età: da 12 anni

 

 

Voi
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Voi

 

“La storia siamo noi”… Il testo di un noto brano di Francesco De Gregori potrebbe accompagnare perfettamente Voi, l’ultimo lavoro di Armin Greder edito da Orecchio Acerbo. Il primo punto su cui bisogna riflettere è la forza e costanza con cui Greder sferza le pagine tirando dentro il lettore, in uno spazio che non può chiudersi rimettendo il libro a posto, che si è allargato dalle pagine fino alle lapidi dei senza nome nel cimitero di Lampedusa. Greder dà voce agli esclusi, agli ultimi, agli sfruttati, a coloro che vengono chiusi nei campi di concentramento dall’altra parte del Mediterraneo. Con il suo sguardo ha restituito agli esclusi uno spazio reale. Ecco la paura di Primo Levi, e di tutti i giovani africani che sopravvivono ai nostri lager contemporanei: la paura di fare parte di un racconto a cui nessuno vuol credere, la paura dell’indifferenza. E, il silenzio dei giovani africani, torturati, sfruttati, umiliati, risuona ogni giorno dell’egoismo di un continente costituitosi sullo sfruttamento. Voi prende inizio dall’origine dello schiavismo, da quella che fu una scoperta per molti e una tragedia per tanti. La raffigurazione della nave che trasporta gli schiavi, rimanda alle barche con cui oggi bambini, donne e uomini attraversano il Mediterraneo. Nel libro c’è la riproduzione della pianta di una delle navi che trasportavano gli schiavi, con una didascalia in cui si legge come erano concepite le stive e come venivano disposti le persone in quello spazio, che non doveva essere sprecato, l’analogia è significativa: “alla maniera delle gallerie di una chiesa”. È stata, e continua ad essere, un’ingiuria quella della fratellanza dei popoli fatta in nome di un dio, tirato dentro come sigillo silenzioso, per coprire e nascondere la cupidigia umana. Scrive Gerder: “voi ci spingete nei lager, con la vostra politica, con la vostra amnesia selettiva, ignari delle migliaia di noi.” A tutti i noi a cui rifiutiamo il diritto alla vita bisogna guardare, a quei noi che nonostante tutti i fili spinati della storia continuano a camminare. Prezioso questo lavoro per cercare insieme ai ragazzi il filo di una narrazione della storia che sia in grado di smuovere le coscienze catatoniche, per non restare a guardare restando indifferenti.

Agata Diakoviez (da LiBeR 144)

Voi
Armin Greder
Orecchio acerbo, 2024, 48 p.
€ 18,00 ; Età: da 10 anni

 

 

Vita da cani
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Vita da cani

 

È sempre molto difficile definire l’età media dei lettori in relazione ai libri di autori e autrici dei Paesi nordici. Questo perché la libertà che si impongono rispetto ai temi trattati è massima. Certamente il punto di vista utilizzato da Arne Svingen – è il cane che racconta la vicenda – è accattivante e adatto a un pubblico non ancora adulto, ma il tema, la droga, non lascia spazio a nessuna retorica. Quindi qui abbiamo un linguaggio e un punto di vista che possono essere facilmente compresi da larghe fasce di lettori in crescita e una storia che in più punti è estremamente dura, difficile e traumatica. Svingen, però, domina perfettamente la materia e usa l’ironia e la leggerezza come punti di forza. Kjell il Tossico è un ragazzo di 27 anni drogato. Uno sbandato, dominato dalla droga che assume sotto qualunque forma: eroina, cocaina, anfetamine, il catalogo è ben fornito. Ha un’unica via di speranza: il cane Basse, che sicuramente ama più della droga. Kjell ha anche un fratello tredicenne, Gusto, e una madre alcolizzata che sta morendo in ospedale. Una famiglia disfunzionale, dunque, ma Gusto è un ragazzino coraggioso e affidabile, che rischia però di finire presto in una casa-famiglia se Kjell non se ne prenderà cura. Naturalmente l’uomo non ha minimamente l’intenzione di accollarsi un minore con tutte le responsabilità che ne conseguono e il cane Basse è perfettamente d’accordo con il padrone: purtroppo hanno entrambi provocato molti guai a un boss locale che gestisce la droga e devono trovare una sistemazione lontana dal quartiere malfamato. L’arrivo in famiglia di Kjell e Basse, in coincidenza con la morte della madre, provoca una sana rivoluzione: per necessità Kjell deve mantenersi “pulito” e, soprattutto con l’aiuto di Gusto, riesce a risolvere il problema con gli spacciatori. Il tono leggero, magistralmente mantenuto nella traduzione di Lucia Barni, aiuta nella narrazione: ed ecco che si riesce anche a ridere della tragicità insita nella vita di un tossicodipendente. Il punto di vista del cane, che da cane ha bisogni essenziali e poche paranoie, ma che fiuta la paura e la disperazione, è bellissimo; e Arne Svingen, che è uno scrittore celebratissimo in Norvegia e non solo, riesce a essere estremamente convincente.

Angela Catrani (da LiBeR 144)

Vita da cani
Arne Svingen;
trad. di L. Barni
La Nuova Frontiera Junior, 2024, 224 p.
€ 16,90 ; Età: da 12 anni

 

 

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