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Haven’s End
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Haven’s End

Haven’s End è una comunità chiusa, avvolta dai boschi e circondata da montagne, dove il tempo si misura secondo i cicli agricoli e la Linea Rossa − il confine invalicabile del villaggio − separa i suoi abitanti da un mondo che viene descritto come corrotto e pericoloso. Rebecca, sedici anni, è cresciuta in questo ordine immutabile. Ma è anche l’unica che si fa domande. Guido Sgardoli costruisce un romanzo che sa usare le convenzioni del genere distopico per teenager − la comunità chiusa, la ribelle incompresa, la verità nascosta − senza mai scivolare nel meccanismo prevedibile. L’inizio è lento e radicato nella quotidianità: il lettore entra in Haven’s End insieme a Rebecca, ne assapora la semplicità prima di cominciare a sentirne il peso opprimente. È una scelta narrativa efficace, perché quando la ragazza viene catturata, processata dal Consiglio degli anziani e marchiata a fuoco con la lettera D di Disobbediente, lo scandalo morale è già interiorizzato da chi legge. Il colpo di scena che struttura l’intera storia − il mondo esterno non è il passato medievale immaginato da Rebecca, ma il 2042, con droni, intelligenza artificiale e tecnologia digitale − è costruito con pazienza e svelato a distanza giusta. Gli oggetti misteriosi trovati nella stanza sottoterra (un tablet, uno smartphone, una torcia) diventano indizi di un altrove che la protagonista non ha ancora gli strumenti per decodificare. Sgardoli gioca bene con la differenza di vocabolario tra i due mondi: la stranezza dell’elettronica descritta con parole ottocentesche produce un effetto straniante, quasi umoristico, che alleggerisce la tensione senza smontarla. In appendice, la nota d’autore chiarisce l’ispirazione: la riflessione sulle comunità Amish e l’idea di contrapporre stili di vita distanti quasi due secoli. Sgardoli ammette anche di aver collaborato con un’IA per alcune descrizioni tecniche, una scelta coerente con i temi del libro e dichiarata con trasparenza. Haven’s End funziona soprattutto come romanzo di formazione: Rebecca è una ragazza capace di sopportare, osservare e dubitare − qualità più rare e più significative del coraggio fisico. Un libro che parla ai ragazzi di libertà e del valore di un dubbio costruttivo in un’epoca di manipolazione verbale, visiva e di conoscenza.

Matteo Barbiero

Haven’s End
Guido Sgardoli
Edizioni San Paolo, 2026, 224 p.
€ 16,00; Età: da 12 anni

Il fiore delle strisce pedonali
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Il fiore delle strisce pedonali

Beausoleil, soleggiata cittadina della costa azzurra a ridosso del Principato di Monaco, sembra un nome inventato ad arte per fare da scenario a una allegra storia per bambini, dove famiglie perfette crescono figli allegri e spensierati.
Invece la città del bel sole esiste davvero: si tratta di un groviglio di salite e discese a picco sul mare “tra rocce, palazzi, mare e cielo” con una popolazione cosmopolita in cui “il 60 per cento delle persone ha una lingua madre diversa dal francese e il 70 per cento proviene da famiglie economicamente svantaggiate” ed è qui che, un giorno, approdano anche Elodie e la sua bambina di 10 anni.
Elodie, mamma single e fiorista disoccupata, con alle spalle un passato difficile e un presente incerto, non ha perso il suo ottimismo insieme ai suoi denti: convinta di essere un fiore con il compito di portare gioia nella vita degli altri, tutti i giorni fa volontariato presso la scuola della figlia vestita in modo stravagante e con un sorriso che conquista tutti, nonostante l’imbarazzo della sua bambina per questa mamma alternativa così presente e conosciuta dai suoi amici.
Quando arriva inatteso un lavoro nel Principato di Monaco, frutto dell’intraprendenza della piccola protagonista in cerca di spazi per sé e di qualche soldino in più, questo sembra costituire per lei un punto di arrivo, regalandole soddisfazioni professionali, una stabilità economica e, forse, anche un buon matrimonio. Elodie, però, si rende conto che anche lei può sognare e osa chiedere di più.
Una storia tutta al femminile che parla di madri anticonvenzionali, cuori generosi, mariti che non sono così indispensabili e principi che esistono davvero, anche se non fanno più di tanto la differenza.
In questo breve racconto illustrato, destinato ai bambini e bambine dagli otto ai dieci anni di età, gli autori Susie Morgenstein (testo) e Serge Bloch (illustrazioni) si divertono a citare la loro opera più famosa nel catalogo Babalibri, Anche le principesse vanno a scuola, e offrono loro uno spaccato di umorismo, leggerezza e fiducia nelle loro possibilità, anche nel caso in cui alla partenza non siano collocati, esattamente, fra i favoriti.

Serena Marradi

Il fiore delle strisce pedonali
Susie Morgenstein,
ill. di Serge Bloch;
trad. di M. Bastanzetti
Babalibri, 2026, 84 p.
(Superbaba)
€ 12,00; Età: da 8 anni

Denti: istruzioni per l’uso
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Denti: istruzioni per l’uso

Theet: You Only get Two Sets è il titolo originale di questo divertente libro illustrato dedicato ai denti: un titolo inequivocabile che la dice lunga sull’importanza che i denti rivestono nella vita di ciascuno di noi. A differenza degli squali o dei coccodrilli, che li perdono e li rigenerano di continuo − si legge nel libro − l’uomo ha a disposizione i denti di latte che, dopo la fase della dentizione mista, lasceranno il posto a quelli permanenti. Ecco perché conviene imparare a conoscerli e a prendersene cura: questo libro vuole dirci tutto su questa parte fondamentale del corpo umano. L’autrice Magda Garguálková e l’illustratrice Marie Urbánková li presentano al lettore per quello che sono, organismi viventi complessi, dotati di parti visibili: la corona, lo smalto, e le parti che ci sono ma non si vedono. Ne illustrano in modo giocoso le funzioni, dalla masticazione alla fonetica – i denti permettono di parlare e non di farfugliare − sino alle loro indubbie qualità estetiche: i denti “creano il sorriso, danno forma al viso”. Una narrazione intrigante ripercorre tutte le tappe della vita del dente e si sofferma su tappe in cui i bambini possono rispecchiarsi, quando, appena nati, i denti non solo visibili, fino al momento in cui compaiono i primi molari permanenti e i denti di latte cominciano a cadere. Vi è poi la parte dedicata alla cura dei denti. Come non sorridere di fronte alle immagini di batteri che con picconi, martelli e trapani li assaltano? O alle dettagliate descrizioni degli strumenti indispensabili alla loro pulizia? Spazzolini, scovolini, filo interdentale, di cui si spiega come sono fatti, come devono essere usati per una corretta igiene della bocca nella quale avviene una lotta quotidiana tra i cibi amici e i nemici giurati dei denti: caramelle, dolciumi, bevande zuccherate. Non manca infine la descrizione dello studio del dentista. Servirà a placare l’agitazione, la paura o il nervosismo comuni ai bambini che non lo hanno mai frequentato? Forse, certo è che viene presentato come un luogo attraente, ad alta dimensione tecnologica, tutto da scoprire, che aggiunge un tassello di conoscenza a Denti: istruzioni per l’uso, un libro che non può mancare nello scaffale di una biblioteca per i più piccoli.

Francesca Brunetti

Denti: istruzioni per l’uso
Magda Garguálková; disegni di MarieUrbánková
Gallucci, 2026, 26 p.
€ 14,50; Età: da 4 anni

La finestra della scuola ha una tenda di stelle
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La finestra della scuola ha una tenda di stelle

Ci sono libri che sovvertono la gerarchia nello scaffale degli irrinunciabili. E La finestra della scuola ha una finestra di stelle è uno di questi. L’ordito è quello dei versi di Federico Garcia Lorca, la trama quella di tre storie che si incrociano in un volume dal peso specifico stellare.
Da un lato c’è Giovanna Zoboli, che a 8 anni scopre la sua natura di Topopittore. Folgorata da Cinque lire di Stelle (Bompiani, 1971), autoconfeziona una plaquette di poemi: ghianda del progetto di editoria e ricerca che conosciamo. Dall’altro c’è Marta Rota Núñez, curatrice dell’antologia, che dà vita a un lavoro più che di traduzione sulla traduzione, operando una scelta stilistica – dopo aver riconsultato l’integrale di Lorca – dove ritmo e musicalità dettano un mood che ci restituisce “quello che Federico immaginava da piccolo, quando guardava fuori dalla finestra della scuola”. Sul sottofondo dei temi lorchiani – l’amore, la perdita, la terra, la spiritualità – le poesie, tratte dalle opere precoci, (Canciones, Cantares populares e Suites,) creano sentieri tra quotidianità, immaginario e natura in cui la risonanza dell’emozione fa sostare a ogni pagina, a ogni verso, come giustamente richiede la poesia.
E poi c’è la storia di Javier Zabala, che crea un’antologia nell’antologia con la ricchezza dei suoi stili, dei suoi mondi. Ritroviamo motivi decorativi – un veliero che riaffiora tra le pagine – figure stilizzate o ben delineate (il cavallo picassiano in Arbolè, Arbolè), uso espressionistico del colore, geometrie cubiste con orizzonti mobili (Canzone cinese in Europa), echi naif, in un linguaggio espressivo da capogiro che alterna matite, acquerello, collage, gouache, rullo, gessi: un’armonica danza dove il bianco e l’ariosità delle tavole rispondono agli spazi di silenzio dei versi.
Un libro che trasmette il fuoco sacro dell’incipit creativo e della visione perché tutti, soprattutto i bambini, non smettano di vedere “dietro i vetri appannati un albero giallo trasformarsi in uccelli”.

Elena Baroncini

La finestra della scuola ha una tenda di stelle
Federico Garcia Lorca,
ill. di Javier Zabala;
trad. di M. Rota Núñez
Topipittori, 2026, 80 p.
(Parola magica)
€ 16,00; Età: da 7 anni
  

Che cos’è il cielo?
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Che cos’è il cielo?

Che cos’è il cielo? è una delle domande contenute nel libro che porta lo stesso nome, ultima uscita di Camelozampa per Aperture, la prima collana in Italia dedicata esclusivamente agli albi fotografici per l’infanzia “per stupire sguardo e mente”. Ed è proprio il caso di questo albo, sorprendente e divertente, che vede per la prima volta insieme le parole di Guia Risari e le illustrazioni di Marianna Balducci, in un felice connubio con le fotografie di Fabio Gervasoni.
Ventiquattro domande universali, tanto semplici quanto profonde, per altrettante risposte, spiazzanti e ironiche; domande e risposte aprono interrogativi, riflessioni e nuove prospettive, nella direzione del pensiero laterale e divergente.
Il testo dialoga con le illustrazioni e le fotografie; le illustrazioni si innestano sulle fotografie, dando vita a delle “fotografie illustrate”, che rendono il confine tra una e l’altra, e di conseguenza tra fantasia e realtà, sottile e affascinante. Le immagini, che ci mostrano prospettive inaspettate e micro-universi alternativi, ampliano il nostro sguardo, diventando un vero e proprio laboratorio visivo di immaginazione e meraviglia.
Le parole di Marianna Balducci spiegano il rapporto tra parola, disegno e fotografia e il processo creativo che li unisce: “Le foto vengono dal vastissimo archivio di Fabio Gervasoni e sono scattate un po’ in tutto il mondo. Queste visioni non sono set allestiti appositamente, ma ritrovamenti veri e propri in cui succede che le parole si accomodino in una porzione di mondo e facciano spazio al disegno che, come una felice interferenza, ci suggerisce quanto il quotidiano possa essere ospitale nei confronti dell’immaginazione”.
Il libro si muove su terreni diversi, tra fantasia e realtà, poesia e ironia, filosofia e gioco, senza contrapporre i campi ma piuttosto contenendoli tutti e tenendoli insieme: ed è anche questa la forza di quest’opera, pronta a stupire e divertire lettori e lettrici di tutte le età. Ispirato al francese Cent mille milliards de poèmes di Raymond Queneau, Che cos’è il cielo? si propone come stimolo per soffermarsi sui grandi perché della vita, ma anche come strumento per sperimentare infinite attività ludiche e creative.

Eléonore Grassi

Che cos’è il cielo?
Guia Risari,
ill. di Marianna Balducci, Fabio Gervasoni
Camelozampa, 2026, 56 p.
(Aperture)
€ 20,00 ; Età: da 4 anni

Cerco la mia storia
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Cerco la mia storia

Ultimo libro scritto e illustrato da Giovanni Colaneri, Cerco la mia storia, è un libro sulla ricerca di sé e sull’amore per le storie. Il protagonista si rivolge direttamente al lettore dicendo di aver perso la propria storia e di non sapere dove andare a cercarla. Cosicché prova in edicola, dal barbiere, in biblioteca dove ce ne sono tantissime ma non la sua, al museo, nella giungla e persino in un sogno.
Il libro, oltre a essere molto divertente, si presta a più letture e a lettori di diverse età, perché gioca sul tema della “storia”: il protagonista cerca la sua e si trova all’interno di tante storie perché si rende conto di non essere l’unico a cercarla. Fino al momento in cui prende consapevolezza che la sua storia è già cominciata dall’inizio e mentre la cerca la sta già vivendo.
Inevitabile, mentre sfogliamo le pagine, pensare alla nostra vita e alla sua forma, e anche al fatto che dentro di noi convivono tanti sé e che ogni convivenza con il mondo nasce prima di tutto dentro di noi e dipende da come orchestriamo questa moltitudine. Il rimando a questo pensiero è racchiuso nell’immagine di copertina della biblioteca che sovrasta il piccolo personaggio e che ritroviamo anche all’interno del libro. La biblioteca come metafora dell’intreccio non solo della nostra vita insieme alle altre, ma anche della nostra interiorità, che coltiviamo leggendo libri e immergendoci nelle storie.
Una metafora straordinaria di un luogo fisico e nel contempo simbolico, di archivio delle nostre vite e di “riposizionamento”.
Avvicinarsi a queste immagini infatti, oltre a farci ritrovare questo movimento nel protagonista che si sposta da un luogo all’altro, ci riporta ai ricordi dell’infanzia, al bambino che sopravvive in noi e di cui, leggendo questo albo illustrato, ci sembra di prenderci cura. Un movimento che è disegnato già dai risguardi del libro che raffigurano un labirinto.
Ci sarà un sequel del libro? Le storie di Colaneri sono così avvincenti e nello stesso tempo filosofiche, che noi ci auguriamo un altro libro, del tutto nuovo!

Paola Zanini

Cerco la mia storia
Giovanni Colaneri
Rizzoli, 2026, 48 p.
€ 17,00; Età: da 4 anni

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