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La strada di Jella

Prima fermata Monaco
Jella Lepman
traduzione dall'inglese di Ilaria Piperno
Sinnos, 2009, p. 191
(Segni. Zona Franca)
ISBN:  978-88-7609-137-7  € 12,00

La straordinaria storia di Jella Lepman, fondatrice della Jugendbibliothek e dell’Ibby: una delle vicende culturali più significative del secondo dopoguerra europeo, finalmente pubblicata in Italia.


La recensione di Teresa Buongiorno
da LiBeR 83

Dobbiamo essere grati alla Sinnos per aver colmato una grave lacuna, pubblicando l'autobiografia di Jella Lepman, perché se la nostra letteratura per bambini esiste ed è così straordinariamente interessante, lo dobbiamo a lei, l'ebrea tedesca di Stoccarda, fuggita dalla Germania nazista nel 1936, che portò all'attenzione del mondo la cultura dell'infanzia. Aveva 45 anni, quando trovò rifugio a Londra. Giornalista, lavorò per la BBC e alla fine della guerra stava mettendo a punto con un gruppo di colleghi una rivista che sarebbe dovuta uscire in 10 lingue in tutta Europa, Frau und Welt, la donna e il mondo, quando le capitò di fornire una foto per un articolo in uscita a New York che avrebbe raccontato come le donne in Europa impugnavano le scope per spazzare via le macerie della guerra: immaginate il fotografo di Life che immortala la sua domestica, inconsapevolmente intenta a fornire la sua opera, davanti alla cattedrale di St. Paul. La Donna con la scopa fece il giro del mondo, e fu anche per quello che la Lepman ricevette l'incarico dal Quartier Generale Americano di coprire il ruolo di “esperta dei bisogni culturali ed educativi delle donne e dei bambini” in Germania, nell'area di occupazione americana.
L'idea che la spinse ad accettare fu che “i bambini tedeschi erano innocenti quanto i bambini di tutto il resto del mondo, vittime inermi di eventi orribili”. Così incominciò la sua incredibile avventura, contro i luoghi comuni, le frasi fatte, i pregiudizi, la burocrazia. Si accorse subito che aveva fatto bene ad accettare quell'incarico: la cosa la coinvolgeva, la appassionava, metteva in moto tutta la identità. Decise che alle donne e ai bambini doveva esser dato qualcosa di saldo a cui aggrapparsi dopo il disastro della guerra e gli anni bui del nazismo: i libri. I libri per bambini di tutto il mondo: sarebbero stati messaggeri di pace, avrebbero mostrato agli adulti la via da percorrere. In attesa dei finanziamenti, lungo un irto percorso burocratico, pensò di chiederli semplicemente in dono, domandando anche che fossero accompagnati da disegni realizzati dai bambini: avrebbe fatto una mostra itinerante che avrebbe attraversato la Germania. La risposta fu incredibile: Norvegia, Francia, Olanda, Danimarca, Italia, Inghilterra, Svizzera...
Il 3 luglio si aprì la Mostra Internazionale dei Libri per Bambini e un articolo di Erich Kastner la celebrò sul quotidiano americano di lingua tedesca: “Tra i gentiluomini presenti c'erano Till Eulenspiegel, il barone di Munchausen, il Pifferaio di Hamelin, Oliver Twist dall'Inghilterra, Kim dall'India, l'ultimo dei Moicani e lo zio Tom dagli Stati Uniti...” Kastner sarebbe divenuto uno dei sostenitori più attenti della Lepman. A Berlino, in dicembre, il giorno dell'inaugurazione della Mostra, una bambina vedendo Babbo Natale, le renne e la slitta che decoravano le mura, disse: “Oh, ora è la pace”, con un gran sospiro. Poi Jella Lepman si spostò a Monaco, come caporedattore dell'Heute, il quotidiano americano in lingua tedesca che, con il Die Neue Zietung, doveva informare i lettori tedeschi sui fatti dal giorno. Una volta riuscì, sotto Natale, a mettere in copertina un disegno fatto dai bambini: “Basta parlarci di guerra e di distruzione. I bambini gridano oltre le frontiere che i grandi hanno tracciato...”.
Dalla Mostra alla Biblioteca Internazionale di Libri per Ragazzi il passo fu quasi inevitabile: nacque così la Jugendbibliotek, ancor oggi la più importante biblioteca del mondo, con la sponsorizzazione della ALA, l'American Library Association, e l'appoggio di Eleanor Roosvelt, che scrisse nella sua rubrica quotidiana “My Diary”: “È giunto il momento d'aiutare i bambini tedeschi tanto quanto gli altri bambini d'Europa. Non dimenticate di inviare libri, oltre al cibo... Cibo per la mente”. Alla fine del 1951 prese vita l'IBBY, l'International Board of Books for Young People, e poi l'Andersen Award, il “piccolo nobel”, che ha coronato i migliori autori e illustratori del mondo. Dice Emy Beseghi: “Questo libro ci restituisce dal vivo e con l'audacia delle sue parole, il ritratto di una donna coraggiosa, scomoda e instancabile... Ha inventato e realizzato un progetto enorme e vivace, la prima grande azione culturale che l'Europa postbellica ha dedicato all'infanzia e alla cultura dell'internazionalità”.

Teresa Buongiorno

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