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Una ragazza senza ricordi
Frances Hardinge; trad. di G. Iacobaci e C. Lionetti
Mondadori, 2017, 433 p.
€ 18,00 ; Età: da 13 anni

Si arricchisce la rosa dei titoli della Hardinge in traduzione italiana, dal remoto Volo nella notte (Fabbri, 2006) a L’albero delle bugie (Mondadori, 2016) fino a questa Ragazza senza ricordi, in un crescendo di esperienze di lettura ad alta densità. Ambientato nell’Inghilterra dei primi anni ’20 del Novecento, il romanzo inizia con un misterioso incidente occorso a Theresa Crescent (Triss), undicenne cagionevole di salute e iperprotetta. La caduta nel lago Macaber, che lascia la ragazzina con pesanti postumi, quali perdita della memoria a breve e allucinazioni, ben presto si rivela essere causata da un’aggressione a cui né Triss né la famiglia alto-borghese sanno dare spiegazioni. Ma la vicenda che a primo acchito l’autrice apparecchia come un intrigante racconto giallo — con il graduale svelamento di un patto segreto sottoscritto dal capofamiglia Crescent, ingegnere e progettista civile di successo, con uno strano individuo detto l’Architetto — pian piano prende la forma di un complesso fantasy nel quale Triss scoprirà, con dolore, di non essere l’“originale”, ma una sorta di Golem costruito con pezzetti di foglie secche e pagine di diario della vera Theresa, rapita e sostituita con la quasi bambola Non-Triss. Toccherà a questo Doppio, perturbante, empatico e umanissimo mostro, combattere contro l’Architetto e i suoi accoliti, il popolo dei Latenti, esseri di natura inclassificabile, in fuga dalle persecuzioni subite nei secoli da parte degli umani verso l’Altronde, vero e proprio Mondo di mezzo, nascosto nelle enclave di edifici cittadini, tra le pieghe di razionali strutture architettoniche partorite dalla mente del sulfureo demiurgo.
L’autrice, maestra nel condurre il gioco della metalessi (con l’inquietante alternarsi e mescolarsi di piani di realtà e dimensioni fantastiche), offre al giovane lettore un ampio campionario di scelte stilistiche, spunti tematici, ricostruzioni d’epoca e d’ambiente. Da manuale sono le particolareggiate descrizioni della malattia di Non-Triss, che sembrano tratte di peso dai casi d’isteria studiati all’epoca da Freud, o le allusioni alla pedagogia nera del Pierino Porcospino, come gli indimenticabili personaggi femminili impegnati nella rivendicazione dei propri diritti all’autonomia e all’emancipazione.

Riccardo Pontegobbi
(da LiBeR 117)

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