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Diversità e autonomia

A piede libero
Mirco Zilio, ill. di Giacomo Agnello Modica
Uovonero, 2017, 40 p.
(I geodi)
€ 15,00 ; Età: da 4 anni

Come bolle di sapone. Cangianti e aree, minuscole o enormi. Le metafore che si irradiano da A piede libero, un albo narrato da Marco Zilio e istoriato da Giacomo Agnello Modica per Uovonero edizioni, sono così, simili a illuminazioni impalpabili: si generano le une dalle altre, si tingono di riflessi. Allora nello srotolarsi inaspettato del racconto di Piede Sinistro, che ha in sé il fuoco dei grandi viaggiatori, si possono cogliere innumerevoli lampi e suggestioni rinfrancanti. Se partiamo dal corpo, pensiamo alle meravigliose infinite asimmetrie che compongono quella materia di cui tutti siamo fatti, al diverso modo di guardare di ciascun occhio, al differente appoggiarsi del peso su ognuna delle gambe, alle specifiche attitudini di una mano e dell’altra, allo splendore complementare dei due emisferi cerebrali, e potremmo continuare con Betty Edwards e le sue opere sull’arte “con la parte destra del cervello”, o con Daniel Day Lewis e la sua identificazione psicofisica in Christy Brown, artista capace di dipingere con la sola parte di sé in grado di muoversi: era il 1989 e il film che torna inevitabilmente in testa è Il mio piede sinistro di Jim Sheridan.
Ancora il piede che percorre il mondo, le grandi città, come i deserti, con la sola compagnia di un calzino di spugna bianco – righe al polpaccio – e di una sneaker sbrindellata, rimanda alla voglia di scoperta dell’adolescenza e alla lacerazione del lasciarsi dietro una parte di sé quando si va via da casa (allora il passato è chiuso in una scatola di ricordi spuri come calzini), alle contraddizioni di gusti e di pensieri che abitano in ogni essere umano, a quello scoprirci “uno, nessuno e centomila”, o a quelle coppie in cui le attitudini non combaciano. Così piuttosto che dilaniarsi, è meglio andare liberamente in cerca di ciò che si è, fino a incontrare chi risuona spontaneamente con noi e chi ci ama per ciò che siamo. E ancora si potrebbe continuare, se non si fosse irretiti dal ritmo filosofico stralunato del testo di Zilio e, in un gioco di specchi, dalle tavole bonelliane di Agnello Modica. I due raccontano di diversità, ricerca di sé e autonomia. Pure dedicano a Pierdomenico Baccalario e Davide Calì: omaggio alla fertilità della creatività biunivoca.

Maria Grosso
(da LiBeR 115)

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