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  Data 24-Nov-2012  Stampa la pagina corrente  Mostra la mappa

Quando i libri parlano di libri

Le citazioni sulle quarte di copertina della Bibliografia nazionale dei libri per ragazzi

La quarta di copertina dei fascicoli della Bibliografia nazionale dei libri per ragazzi usciti con LiBeR propone sempre un brano – tratto da un libro per ragazzi più e meno recente – che riguarda temi e momenti legati ai libri e alla lettura. Un assaggio di un’opera interessante e uno spunto per tutti coloro che vogliono rintracciare quel filo diretto che unisce adulti e ragazzi attraverso il libro.
Di seguito l’intera sequenza delle citazioni, in ordine di uscita, con indicato il numero di LiBeR al quale è allegato il fascicolo della Bibliografia nazionale dei libri per ragazzi.

LiBeR 74
Mi piacerebbe sapere ... che diavolo c'è in un libro fintanto che è chiuso. Naturalmente ci sono dentro soltanto le lettere stampate sulla carta, però qualche cosa ci deve pur essere dentro, perché nel momento in cui si comincia a sfogliarlo, subito c'è lì di colpo una storia tutta intera. Ci sono personaggi ... e ci sono tutte le possibili avventure... oppure si arriva in paesi e città lontani. Tutte queste cose in qualche modo sono già nel libro. Per viverle bisogna leggerlo, questo è chiaro. Ma dentro ci sono fin da prima. Vorrei proprio sapere come.
(Michael Ende. La storia infinita, Corbaccio, 2002)

LiBeR 75
Per tutta la notte sognò i suoi fratelli, sognò di quando erano bambini e giocavano con lei e scrivevano con mine di diamante sulla lavagna d'oro e guardavano le figure del libro illustrato che valeva quanto la metà del regno. Ma sulla lavagna non scrivevano come allora le aste e gli zeri, no, vi disegnavano le loro audaci avventure e tutte le cose che avevano veduto. Nel libro illustrato tutto era vivo: gli uccelli cantavano, gli uomini uscivano dalle pagine per parlare con Elisa, salvo tornare dentro in gran fretta non appena voltava il foglio non nascesse confusione le figure.
(Hans Christian Andersen. I cigni selvatici, Fabbri, 2007)

LiBeR 76
A tre anni, Matilde aveva imparato a leggere da sola, grazie ai giornali e alle riviste sparse per casa. A quattro anni leggeva speditamente e cominciava ad avere una gran voglia di libri perché, in quella casa geniale, di libri ce n’era uno solo, intitolato Cucinare è facile, che apparteneva a sua madre. Dopo averlo letto da cima a fondo, imparando a memoria tutte le ricette, Matilde decise di cercare letture più interessanti.
“Papà, mi compreresti un libro?”
“Un libro? E per che cavolo farci?”
“Per leggerlo”
“Diavolo, ma cosa non va con la tele? Abbiamo una stupenda tele a ventiquattro pollici e vieni a chiedermi un libro! Sei viziata, ragazza mia!”
(Roald Dahl. Matilde, Salani, 1995)

LiBeR 77
Pioveva. Non si poteva scendere in cortile e la televisione trasmetteva un programma noioso. Che fare? Alice prese di malavoglia dallo scaffale un vecchio libro di favole illustrato. Guardò la prima pagina con uno sbadiglio, ma alla seconda pagina era tutta attenzione, come una lumachina quando caccia le corna. Alla terza pagina era così interessata che cascò nel libro a capofitto.
(Gianni Rodari. Alice nelle figure, Emme, 2005)

LiBeR 78
Trovò Mario nella stanza del signor Luca. Era costui uno strano personaggio, che abitava in una stanzetta lassù sui tetti. Nessuno sapeva che mestiere facesse, e la gente lo chiamava “il Mago”. Aveva la stanza tutta piena di libri e raccontava di aver viaggiato per molti anni nel paese delle Fate. La gente non gli credeva, e il mago ripeteva sempre le stesse parole: Perdi gli occhi, non perder la fede, chi non crede non vive e non vede. Ma Totò credeva. E quando il Mago raccontava le sue storie, lo stava ad ascoltare con tutta l’anima, e anzi il mondo delle Fate gli pareva molto più bello e ragionevole di quello degli uomini. Per questo il Mago gli voleva bene.
(Sergio Tofano. Totò e l’anello magico, Interlinea, 2005)

LiBeR 79
Una poesia, una sola. Una corta corta. Dai, fallo per me. Suo padre sospirò. – Una sola? Lei annuì...
– Su, leggi!
E Mo cominciò a riempire la quiete notturna di parole. Le attirava fuori dal­le pagine come se non stessero aspet­tando altro che la sua voce: lunghe e corte, aspre e dolci, sibilanti e guttura­li. Danzavano per la stanza, solletica­vano la pelle, dipingevano figure di ve­tro colorato nel vuoto. Meggie conti­nuò a sentirle anche quando si appiso­lò e Mo richiuse il libro. Parole che le spiegavano il mondo, il lato chiaro e quello oscuro, e via via eressero un mu­ro di difesa contro i brutti sogni. Quella notte rimasero tutti fuori.
(Cornelia Funke. Cuore d'inchiostro, Mondadori, 2005)

LiBeR 80
La Figlia del Vento indicando il libro dice:
"Un libro è un tetto.
'C'era una volta' è la soffitta.
'E vivevano felici e contenti' è la cantina.
Nel suo mezzo c'è mezzomondo,
sopra mille e mille pagine di carta:
la mia casa è questa."
Gigante siede nella sabbia
accanto alla Figlia del Vento.
Ascolta.
"A volte abito dentro una foresta,
domani sopra un'isola
e forse io in futuro abiterò
in cima a una montagna.
Ogni giorno è un'altra pagina,
ogni pagina è un'altra storia,
ogni storia è un'altra casa."
(Klaas Verplanke. Gigante, Zoolibri, 2007)

LiBeR 81
Quando ero piccolo, papà mi spaventava. Ero io che glielo chiedevo.
Quando la mamma era occupata, oppure doveva andare alle riunioni degli insegnanti, mi metteva a letto papà, e allora gli chiedevo di raccontarmi la storia più paurosa che potesse inventare. E lui si sforzava. Spegneva la luce e raccontava a bassa voce. E quando mi spaventavo per davvero e tremavo sotto la coperta, scoppiava a ridere all’improvviso e mi abbracciava, e allora passava tutto. Mi raccontava anche un bel finale. Tutti i suoi racconti che facevano paura finivano bene. Tutte le bestiacce sparivano sotto terra oppure erano sconfitte dalle bestie buone.
(Uri Orlev, La bestia d’ombra, Salani, 2008)

LiBeR 82
Basta un libro per andare
su nel cielo, giù nel mare.
Con vagoni di parole
tutte in fila, quelle sole,
tu cam­mini l'universo
per diritto e per traverso.
Mentre leggi ti ritrovi
in paesi antichi e nuovi,
vedi popoli remoti,
papi e princi­pi arcinoti,
dormi in pancia ai pescecani,
sfuggi a cobra e a caimani,
sei Lucignolo, Pinocchio,
la Fatina sopra il cocchio,
bal­zi sul cavallo alato,
sfuggi al drago scate­nato,
chiami Alice nello specchio,
muti in oro il ferro vecchio,
vai in montagna coi briganti,
piangi, gridi, strilli, canti,
sei un mercante, un gran sultano,
un pilota, uno sciamano,
un'attrice sulla scena,
una gatta, una sirena.
Quante storie, quante usanze, che destini, che speranze !
Terminata una lettura, / altro libro, altra avventura.
(Elio Pecora. "La lettura", da L'albergo delle fiabe, Orecchio acerbo, 2007)

LiBeR 83
Se i libri potessero essere qualcosa di più, dare di più e mostrare di più, questo avrebbe delle luci...
Oh, avrebbe la luce soffusa e dorata - dorata per i pezzetti di fieno che volano nella polvere - che fil­tra attraverso la crepa lungo il muro della stalla; la luce bianca della lampada Coleman che sibila in cucina; la luce grigio-argentea di una giornata nel cuore dell'inverno, la luce notturna, candida e dif­fusa della luna piena sulla neve, la luce nuova dell'alba, a est, sull'orizzonte dei pascoli, dietro alle mucche che tornano per la mungitura in una matti­na d'estate - ma non è possibile.
I libri non possono avere luci.
Se i libri potessero possedere di più, dare di più, essere qualcosa di più e mostrare di più, avrebbero pur sempre bisogno di lettori che portino loro suo­ni, odori, luci e tutto il resto che non può essere contenuto nei libri.
II libro ha bisogno di te.
(Gary Paulsen. La stanza d’inverno, Mondadori, 2001)

LiBeR 84
Che razza di libro è questo?
Blake voltò una pagina e poi un'altra e un'altra ancora alla ricerca di un modo per entrare nella storia, ma non riuscì a trovar­ne nemmeno uno.
Non c'erano parole a guidarlo, solo una serie di pagi­ne bianche che portavano verso l'ignoto, come una sca­la a chiocciola. Lasciò che la sua mente le seguisse per un po', chiedendosi dove sarebbero finite, ma sembra­vano non portare da nessuna parte, solo più avanti, sempre più avanti.
Si sentiva deluso ed eccitato al tempo stesso, come se si fosse imbarcato in un'impresa alla ricerca di qualco­sa. Ma cosa stava cercando? E come avrebbe capito di averla trovata?
Era solo un ragazzino di dodici anni a cui non piaceva particolarmente leggere.
Eppure era certo che più esplorava, più a fondo scava­va, più era probabile che portasse alla luce qualcosa - magari un segreto codificato nella carta - che avrebbe condotto a una scoperta ancora più grande.
Ma come era possibile, si chiese, leggere un libro bianco?
Alla fine chiuse il volume e lo rimise sullo scaffale, senza capire che la storia si stava già scrivendo da sé...
(Matthew Skelton, Il libro del drago, Mondadori, 2006)

LiBeR 85
Luis si mise a leggere. Angel andò a mettersi di fronte alla finestra, le mani ficcate in tasca, ascoltando le parole che crepitavano insieme con il fuoco e il grasso dell'animale, che gocciolava sui ceppi. Il libro parlava di navigatori dei tempi antichi, ributtati sulla terraferma come alghe sulla spiaggia, ebbri di aver visto morire tanti uomini in mezzo alle tempeste. Parlava di cose della natura e di cose dell'anima, con semplicità e coraggio. Senza smettere di guardare la pioggia che batteva sulle piastrelle, Angel si lasciava cullare dalle parole delle poesie, sorpreso di capirle senza sforzo. Quelle parole si facevano strada nel suo cervello striminzito, erano come un potente getto d'acqua che irrigava il suo corpo, spingendo via - a poco a poco - i sassolini, le zolle di terra, come quando innaffiava l'orto. Era strano e Da quel giorno in poi... ogni sera, Angel si metteva di fronte alla finestra, perché gli altri due non vedessero le sue lacrime, le lacrime che bagnavano i suoi occhi di assassino.
(Anne-Laure Bondoux. Le lacrime dell'assassino, San Paolo, 2008)

LiBeR 86
I libri sono magici, perché il mondo diventa un posto pieno di storie, e quando è insieme a tutte le altre, li no­stra storia perde gli spigoli e acquista luce. I nostri guai sembrano meno bui insieme a quelli degli altri. Quando agli altri le cose vanno bene, anche noi riprendiamo coraggio: come dice Sam a Frodo, la loro sarà una di quelle storie che la gente racconta e racconta,per fare in modo che la tristezza scompaia.
(Silvana De Mari. Il gatto dagli occhi d’oro, Fanucci, 2009)

LiBeR 87
Sissignori, sto parlando di un luogo dove, a leggere, si rischia d'im­pazzire. Dove i libri possono ferire, avvelenare e perfino uccidere. So­lo chi, pur di leggere questo libro, sia veramente disposto a correre simili rischi, solo chi sia pronto a giocarsi la pelle pur di conoscere la mia storia mi segua nel prossimo paragrafo. Con tutti gli altri mi congratulo per la loro vile però salutare decisione di tirarsi indie­tro. Statemi bene, fifoni! Vi auguro una vita lunga e noiosa da mori­re. E con questo vi dico addio!
Ecco fatto. Ridotta così fin dall'inizio la legione dei miei lettori probabilmente a una minuscola e sparuta schiera di fegatacci, do un cordiale benvenuto ai superstiti: salve, amici miei ardimentosi, voi siete della pasta di cui è fatta l'avventura!
(Walter Moers. La città dei libri sognanti, Salani, 2006)

LiBeR 88
"C'era una volta" qualcuno aveva detto e una storia s'era impigliata alle orecchie di Silva, una bambina con gli occhi scuri color della ca­stagna e nel cuore il frullar d'ali delle farfalle. "C'era una volta...", cominciavano così le storie che Silva ascoltava. Chiunque avesse da raccontare, sapeva che Silva sarebbe passata di lì, pronta a orecchiare, immaginare, domandare e chiedere storie. Ancora
Narravano i vecchi a cui la memoria ogni tanto mancava. Narravano i giovani che vivevano quel che c'era da vivere con la vo­glia di non dimenticarsene. Narravano i bambini, giocando a "facciamo che io ero...".
E crescevano le storie, salivano dal cuore, dalla mente, dalle ore. Tante. Troppe da ricordare.
Luisa Mattia. Silva e il filo delle storie, Città Aperta, 2009)

LiBeR 89
A Danny piacevano molto le fiabe.
Spesso le pagine dei suoi libri erano appiccicosamente appiccicate e imbrattate di marmellata e briciole di biscotti.
Quella sera stava cercando il suo libro di fiabe preferito nel caos più totale della sua cameretta.
Aveva scarabocchiato molti personaggi, disegnandogli baffi e occhiali e aveva incollato un telefono in ogni stanza.
La storia si stava facendo sempre più interessante, ma presto Danny si addormentò…
Fu svegliato di colpo da una nocetta stridula.
“Come osi entrare nella mia storia?” gridò quella nocetta.
“Ma-ma-ma tu chi sei?” balbettò Danny.
“Sono Riccioli d’Oro, non vedi?” disse la bambina.
A quel punto Danny si accorsa di essere caduto nel libro.
(Lauren Child. Chi ha paura del libro cattivo?,  Lapis, 2009)

LiBeR 90
Cullato dalla voce carezzevole di Mamadre, Neftalí si smarrì nelle leggende che parlavano di gradassi e di giganti. Lì, dimenticò la propria dolorosa timidezza. Lì, non poteva più essere chiamato “Ossetto” per la sua magrezza e la sua salute cagionevole, né essere scelto sempre per ultimo dai ragazzi del vicinato come compagno di squadra. Fra quelle pagine scordò di essere balbuziente. Si vide forte e robusto come suo fratello maggiore, Rodolfo, allegro come la sua sorellina Laurita e sicuro di sé e intelligente come Zio Orlando, che era il padrone del quotidiano locale. Mentre Mamadre girava le pagine, osò persino immaginare di avere un amico.
(Pam Munoz Ryan & Peter Sís. Il sognatore: storia del ragazzo che diventò Pablo Neruda, Mondadori, 2010)

LiBeR 91
“Un libro.” Hana lo stupì. Allora ricordava anche lei. Impossibile. Doveva averne visto uno alla Base, forse aveva spiato gli adulti e origliato i loro discorsi. Era una spiona, lei. Ma lo stupì di nuovo rigirandosi il volume tra le mani con una sorta di reverenza che le era del tutto estranea. Lo aprì. Era al rovescio. Lo voltò, guidata, sospettò Tom, più dalle figure che dal verso della scrittura. O che sapesse anche leggere?
Non strappò le pagine. Non diede morsi. Lo stupì una terza volta, alzando di nuovo lo sguardo verso di lui. I suoi occhi stavolta erano svuotati di malizia. Avidi, semmai, ma in un modo sano, il modo della fame che sa di poter essere placata. “Leggi” disse semplicemente. E gli porse il suo tesoro prezioso.
(Beatrice Masini, Bambini nel bosco, Fanucci, 2010)

LiBeR 92
Mi guarda strano, Palmina, con uno sguardo da matta che non le avevo mai visto. Poi d'improvviso sorride:

  • Leggi questo - mi fa, e mi spinge tra le mani un librettino dalla copertina verde - ti piacerà.

Mi metto seduto e lo leggo tutto d'un fiato.
Sono come nel buio d'una caverna, mentre leggo, la tristezza adesso è forte, aguzza come una freccia.
Me ne sto qui seduto sotto l'arancio.
Ho appena finito di leggere questo libro che mi ha regalato la signora Palmina, un libro che è tutto un susseguirsi di fuochi d'artificio che, all'ultima pagina, ti lasciano nella notte più buia.
Ma tu a quel punto ti senti ormai senza più la paura dell'oscurità, come se conoscessi i nomi delle stelle, e ti senti una solitudine che non è triste, ma molto affollata, piena di gente.
(Antonio Ferra. L’isola di Cicero, Coccole e Caccole, 2010)

LiBeR 93
«C'è gente convinta di capire un libro per il semplice fatto di saper leggere. Ti ho già detto che i libri sono come gli specchi: ciascuno ci vede quello che ha m testa. Il pro­blema è che scopri quello che hai dentro soltanto quando leggi il libro giusto. I libri sono specchi indiscreti e temerari: ti fanno uscire le idee più originali, stimolano pensie­ri che non sapevi di avere. Quando non leggi, quelle idee restano chiuse nella tua testa. Non servono a niente».
«Nei libri imparo anche cose che non mi vengono in mente» dissi.
«Certo. Uno specchio magico è anche una finestra: ci vedi le tue idee ma anche altre cose, conosci idee altrui e viaggi in mondi diversi. Un libro è il miglior mezzo di tra­sporto: ti porta lontano, non inquina, arriva puntuale, co­sta poco e non fa mai venire il mal di mare».
(Juan Villoro. Il libro selvaggio, Salani, 2008)

LiBeR 94
La bibliotecaria mi fissò accigliata. Io mi accostai al bancone e bisbigliai: «Scusatemi, signora, avete una copia del libro del signor Darwin?»
Si sporse dal bancone e chiese: «Che?»
«Il libro del signor Darwin. Sapete, L'origine delle specie».
Aggrottò le sopracciglia e fece coppa con un palmo intorno all'orecchio. «Devi parlare più forte».
Dissi con voce alta e tremante: « II libro del signor Darwin. Quello, per favore».
Mi chiuse la bocca con uno sguardo stizzoso. « No, assolutamente no. Non terrei una cosa del genere nella mia biblioteca. Ne hanno una copia nella biblioteca di Austin, ma io dovrei ordinarlo per posta. Sono cinquanta centesimi. Ce li hai cinquanta centesimi?»
«No, signora». Mi accorsi che stavo arrossendo. Non avevo mai posseduto cinquanta centesimi in vita mia ...
Tirò su con il naso. «Lo immaginavo. Ora devo rimettere a posto dei libri».
(Jacqueline Kelly. L’evoluzione di Calpurnia, Salani, 2011)

LiBeR 95
Non c'è nave che possa come un libro
portarci nelle terre più lontane,
né c'è corsiere pari ad una pagina
di poesia che balza e che s'impenna.
Questo viaggio può farlo il miserabile,
senza l'oppressione del pedaggio:
è assai frugale il carro
che trasporta l'anima dell'uomo.
(Emily Dickinson. Non c’è nave che possa come un libro, MottaJunior, 2011)

LiBeR 96
I libri sono come i viaggi. Possono portare chi legge in mondi lontani e sconosciuti.
Si può viaggiare con la fantasia, con la mente, senza necessariamente spostarsi da casa.
A volte, quando la realtà che ci circonda non ci piace, un libro è un vero toccasana.
(Guido Sgardoli. O sei dentro o sei fuori, EL, 2010)

 
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