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Libri e ragazzi - Interviste d'autore - Claudia Rueda - La ricerca dell’indipendenza è trasversale
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Claudia Rueda - La ricerca dell’indipendenza è trasversale
Claudia Rueda - La ricerca dell’indipendenza è trasversale

Claudia Rueda, colombiana, ha vinto ex-aequo il Premio Nati per leggere 2012 nella sezione “Nascere con i libri” con No (Lapis, 2011). Le origini della sua passione per l’illustrazione, il confronto con bambini di diversi ambiti culturali e le sue idee sulla lettura prescolare in questa intervista raccolta da Rita Valentino Merletti.

Raccontami un po' di te: come hai cominciato a creare libri per bambini molto piccoli?
Fin da quando ero bambina mi sentivo a mio agio solo con una matita in mano. Ho preso lezioni di disegno e di arte durante i primi anni dell'università anche se in realtà frequentavo la facoltà di legge (sì, lo so che può sembrare strano). Nel frattempo lavoravo per alcune importanti testate giornalistiche colombiane come vignettista. È stato un lavoro decisivo e importante per la mia futura carriera perché durante quel periodo ho affinato moltissimo le mie capacità grafiche e creative. Ero costretta a leggere i giornali alla mattina presto e entro mezzogiorno dovevo aver tradotto su carta le idee che la lettura mi aveva suggerito. La mia tesi di laurea è stata una storia illustrata del diritto romano ed è diventata il mio primo libro. Dopo la laurea ho cercato di lavorare come avvocato ma non mi piaceva per niente. Mi sono sposata, ho lasciato la Colombia e mi sono trasferita in California. Lì, all’università di San Francisco ho fatto un corso di computer graphic, uno strumento che all’epoca era nuovo e rivoluzionario. Contemporaneamente ho frequentato un corso sull’illustrare libri per bambini. Non avrei mai immaginato allora che quello sarebbe stato il primo passo della mia carriera come autore. Anche in questo caso la tesi finale è diventata un libro, il primo per bambini. Dopo tre anni passati in California mi sono trasferita a Barcellona, città dalla quale mi è stato molto più facile frequentare la fiera internazionale del libro di Bologna, dove ho stabilito i miei primi veri contatti di lavoro nel settore. Tornata in Colombia, dove attualmente vivo, ho partecipato a un importante premio letterario in Messico e ho vinto, intensificando ancora i miei rapporti con l'editoria per ragazzi.
No è stato tradotto in molte lingue e ha attraversato contesti culturali molto diversi: hai notato differenze nel modo in cui è stato recepito dai bambini e/o dagli adulti? A quale età, nei diversi paesi viene ritenuto più appropriato?
Ho avuto la possibilità di leggere No a bambini di contesti culturali molto diversi ed è stata sempre un'esperienza bellissima. I bambini sembrano capaci di identificarsi completamente con i personaggi dei libri e ridono sempre moltissimo quando capiscono completamente la storia. L'ho letto a bambini della scuola dell’infanzia e a bambini del kindergarten (5-6 anni). L'ho letto in aree rurali e urbane della Colombia e del Messico. L’ho letto a bambini più grandi in Spagna e in Italia. So di alcune mamme che lo hanno regalato a figli adolescenti. La ricerca di indipendenza del teenager assomiglia molto a quella del bambino di due anni.
Pensi che l'odierna offerta editoriale di libri per bambini molto piccoli (6-36 mesi) corrisponda ai loro bisogni cognitivi e percettivi?
Non penso di possedere una visione completa dell’offerta editoriale. Per quanto posso osservare vedo che sono ancora troppi i libri con una esplicita finalità educativa (La mela rossa, Il coniglio mangia le carote, ecc). Fortunatamente sono anche molti i libri che invitano il bambino al gioco e all’esplorazione più creativa
Che cosa pensi di progetti di early literacy che enfatizzano il leggere ad alta voce ai bambini prima del loro ingresso a scuola?
Non sono un'esperta in early literacy ma dalla mia esperienza con i bambini piccoli so che loro rispondono in modo entusiastico all’ora della storia proposta dalle biblioteche o dalle scuole dell'infanzia. Esplorano le immagini, scelgono i libri preferiti, ripetono le storie che hanno sentito leggere con gli adulti che stanno loro intorno. Leggere storie è un regalo, insegnare in modo “formale” è noioso per i bambini piccoli
Quanto è diffuso in Colombia il leggere ad alta voce ai bambini? È considerato equivalente al raccontar storie?
La maggior parte dei giovani delle aree rurali della Colombia è stata costretta a emigrare nelle grandi città ed è andata persa così gran parte della tradizione orale, che rimane viva solo in piccole aree del paese e all’interno di gruppi indigeni. In compenso, negli ultimi 10-15 anni si è diffusa, nelle città, l’abitudine di leggere ai bambini. Le nuove biblioteche pubbliche hanno spazi dedicati ai bambini piccoli e bibliotecari e insegnanti hanno adesso un ruolo fondamentale nel promuovere la lettura tra i bambini dal momento che molti genitori non sanno leggere e scoprono con i loro bambini l’importanza di avere accesso ai libri.

(da LiBeR 96)

 
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