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  Data 01-Lug-2011  Mostra la mappa
LiBeR 91
LiBeR 91
[Luglio – Settembre 2011] 

Sommario

Sketch
I censuratori, Federico Maggioni (p. 7)
Storie d’Italia e d’infanzia
Il Generale e il Capitano, Antonio Faeti (p. 21-24)
Il Risorgimento nel fumetto e nell’illustrazione, Giulio C. Cuccolini (p. 22)
Le mille camicie rosse di Italo Calvino, Vinicio Ongini (p. 25-29)
150 anni da leggere (e da guardare) (p. 29)
Illustrazioni di Conc
Le briciole di Pollicino
Classificare le narrazioni, Stefano Calabrese (p. 30-32)
Le parole (chiave) per dirlo, Domenico Bartolini e Riccardo Pontegobbi (p. 33-37)
La bussola di carta, Selene Ballerini (p. 38-39)
Se la biblioteca guarda al futuro, intervista a Maria Letizia Sebastiani (p. 40-41)
Sassolini nel Thesaurus, Anna Lucarelli (p. 42-46)
Mappe, paesaggi e paesani, Bruno Tognolini (p. 47-48)
Cultura scientifica
Chimica a misura di bambino, Vincenzo Balzani e Margherita Venturi (p. 50-53)
La chimica della letteratura, intervista a Marco Malvaldi di Francesca Brunetti (p. 51)
Viaggio nel regno periodico, Francesca Brunetti (p. 52-53)
Picturebook
Istantanee da leggere, Angela Dal Gobbo (p. 54-57)
Cartoonia
Quartieri lontani nel tempo, Daniele Barbieri (p. 58-59)
Nuovi reader
eBook, App… e Alice, Maurizio Caminito (p. 60-62)
Mailbox
Un’intitolazione discussa, Francesca Ciampichetti (p. 63)
Dossier Segnali di lettura
Storia, leggenda, fiaba e sapidi colori, Selene Ballerini (p. 64-65)
Raccontare la storia del mondo, intervista a Carla Ida Salviati di Ilaria Tagliaferri (p. 66-67)
Materia grigia (p. 68-70)
Rubriche
Ruba bandiera
Una dura partita, Roberto Farnè (p. 72-73)
La cattedra di Peter
In biblioteca con Matilde, Emy Beseghi (p. 74-75)
La cassetta degli attrezzi
Crossmedialità: le strade dell’animazione, Carlo Carzan (p. 76-79)
Zoom Editoria: le recensioni
24 libri usciti negli ultimi mesi recensiti dagli esperti di LiBeR

Inserto redazionale
In collaborazione tra Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e LiBeR, il secondo fascicolo annuale del 2011 de La bibliografia nazionale dei libri per ragazzi, con le segnalazioni di 701 novità di gennaio-marzo 2011.

Copertina
L’illustrazione di copertina è di Conc, illustratore concettuale attivo da anni sul Corriere della Sera. In autunno sarà pubblicato su 3x3 Magazine.

Estratti

Storie d'Italia e d'infanzia

Antonio Faeti (Il Generale e il Capitano: “Questo tema delle “zone d’ombra” nei 150 anni l’ho sentito varie volte riaffiorare. Sono turbato e preoccupato ogni volta che avverto un preliminare rifiuto di entrare nei labirinti della Storia, in quelle nere cantine dove Sandokan è di casa, dove il Corsaro Nero si rende vendicatore, dove Yanez, pur volenteroso e per bene si comporta come Nino Bixio a Bronte. Ho per altro, nel corso dei miei pellegrinaggi oratori, goduto molto di quattro occasioni colme di luci: non è che cerco le ombre a ogni costo. Senso e Un garibaldino in convento, due dei film che ho introdotto e commentato alla nostra Cineteca, hanno prodotto un commovente entusiasmo in giovani spettatori che forse non li avevano mai visti. C’è per esempio nei due film, una sintomatologia fatta di piccoli elementi, da cui traspare, con evidenza commovente, che l’Unità fu voluta dal Contadino che parla con la contessa, in Senso, e dalle collegiali che difendono il garibaldino che sfugge ai borbonici. Ricordo, a questo proposito, che il mio ingresso in ruolo come maestro il 1 ottobre 1959, mi indusse a vivere un altro anno di celebrazioni, da Solferino a Calatafimi, con i miei alunni di quinta. Allora ebbi questa idea: con i fumetti e con i miei disegni creai un sistematico confronto tra la guerra civile americana e i nostri episodi risorgimentali, i miei alunni d’allora oggi più che sessantenni rammentano con affetto Grant accostato a La Marmora. Anche il ricordo, nell’aula magna del liceo classico “Galvani” di Bologna, di due scrittori partigiani, Renata Viganò e Tonino Maluschi, ha destato interesse: una professoressa mi ha poi detto che avevo “stregato” i suoi allievi e che dovevo ritornare e incontrarli ancora. Mi ha fatto riflettere una constatazione alla quale mentalmente ritornerò nelle varie occasioni che si presenteranno. Devo prendere atto, senza più farmi illusioni, del fatto che c’è una generale disaffezione nei confronti della Storia. E allora niente rammarichi, niente recriminazioni, niente colpevolizzazioni, niente amarezze reiterate. Si deve fare un passo indietro, cercare la drammatizzazione, riutilizzare il vecchio cineforum, non vergognarsi di fare teatro. Ecco la fumosa cucina di via Mascarella, ecco Renata, ecco Tonino, lei ha”).

Giulio C. Cuccolini (Il Risorgimento nel fumetto e nell’illustrazione: “Nel quadro delle manifestazioni dedicate al 150° anniversario della nostra Unità nazionale spicca, per originalità e rigore, la mostra “La spada di Domokos. Il Risorgimento e l’Unità d’Italia nel fumetto e nell’illustrazione per l’infanzia”, ideata e curata da Antonio Faeti, inaugurata a Bologna nella biblioteca Salaborsa e diventata in seguito itinerante. La mostra è composta di 63 illustrazioni appropriatamente scelte e debitamente commentate nei loro molteplici significati narrativo, grafico, estetico, ideologico. La scelta mira a offrire un panorama sufficientemente rappresentativo del lavoro di celebri illustratori (per esempio Chiostri, Della Valle, Amato, Gamba, Yambo, Gustavino, Nicco, Faorzi, Mairani, Maraja ecc.) e noti illustratori-fumettisti (Mussino, Rubino, Angoletta, Caprioli, Natoli, Chiletto, Dell’Acqua, P.L. De Vita) in rapporto ai più significativi avvenimenti del Risorgimento”).

Vinicio Ongini (Le mille camicie rosse di Italo Calvino: “Quella colf analfabeta che 'insegnò a Italo le prime parole di spagnolo' (l’analfabeta che insegnava!) e che, entrando per la prima volta in casa Calvino e vedendo tutti quei libri, disse: 'che fatica a girare tutte quelle pagine…', ricorda un’altra donna analfabeta: Agatuzza Messia, siciliana di Palermo, balia e domestica a casa del grande etnologo e folklorista Giuseppe Pitrè, ma soprattutto grande narratrice e fonte principale della sua raccolta di fiabe siciliane. Una fonte orale importante anche per Calvino, che la cita con affetto nella sua raccolta di fiabe italiane, e con insolita dovizia di particolari, indicando anche un altro suo lavoro che ha molto a che fare con le fiabe e con il raccontare: 'cucitrice di coltroni d’inverno' (i coltroni sono le trapunte per il letto). E rivelando addirittura l’indirizzo di casa di Agatuzza Messia, al Borgo vecchio, al porto di Palermo, in Largo Celso nero, 8.
Attraverso le donne di casa Calvino e di casa Pitrè siamo entrati nel grande libro: Fiabe italiane, pubblicato la prima volta nel 1956 dall’editore Einaudi. Ma attenzione al sottotitolo, come ha fatto notare acutamente lo scrittore Diego de Silva in un seminario di presentazione del progetto Italia delle fiabe, a Salerno, nel gennaio 2010. Il sottotitolo contiene il progetto, il metodo di lavoro dello scrittore e un rimando preciso al tema attualissimo dell’unità d’Italia, nell’anno dei suoi 150 anni. Ecco quindi il titolo completo: Fiabe italiane, raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi 100 anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino. Durante gli ultimi 100 anni significa andare esattamente, ritornando indietro nel tempo dall’anno di uscita del libro, agli anni che precedono di poco la nascita dell’Italia. E quell’indicazione programmatica: trascritte in lingua dai vari dialetti che racchiude l’impresa di Calvino, che cos’è se non la sfida del nostro tempo? Tenere insieme le diversità e l’unità, le specificità locali e regionali della nazione e le diversità portate dai nuovi italiani che vengono da altri mondi, dentro una cornice unitaria di lingua e di regole condivise. Unità e diversità: è questo il tema di Italia 150.”).

Le briciole di Pollicino

Stefano Calabrese
(Classificare le narrazioni: “Quali sono le unità minime della narrazione? Secondo quali leggi si combinano e quali regole di trasformazione ne assicurano l’invarianza? Soprattutto, di cosa è fatto un racconto, ed esistono contrassegni extralinguistici che consentano di classificare un atto verbale come narrativo? Sono queste le principali domande cui i narratologi – a partire da Propp e dai suoi prosecutori parigini, tra i quali Barthes e Genette – hanno cercato di offrire nel Novecento risposte convincenti, attraverso la messa a punto di una serie di strumenti di analisi essenziali per classificare, tra le altre cose, la posizione del narratore all’interno di una storia, valutare il rapporto sempre mutevole tra il tempo della storia narrata e il tempo del discorso che la narra, identificare il punto di vista attraverso cui una storia è raccontata. Nondimeno, la narratologia ha rischiato di soccombere alle sue stesse ambizioni: ogni storia ha finito per assomigliare alle altre, perché siamo stati messi in grado di percepire gli elementi ripetitivi ma non quelli differenziali.
Principale accusato di questa situazione è la nozione di 'motivo', che già con la Scuola Finlandese di Aarne dà luogo a corpora e repertori di unità narrative comprensive di personaggi (per esempio 'amazzone'), azioni ('ricerca', 'matrimonio'), luoghi ('paradiso', 'rovine gotiche'), oggetti ('spada', 'rosa'), fasi temporali ('primavera', 'notte') e disposizioni ('follia', 'malattia'). A opinione di molti narratologi il motivo non dovrebbe essere confuso con il tema, unità semantica più astratta e generale che si manifesta attraverso un insieme di motivi (a esempio in Prinzessin Brambilla di Hoffmann gli occhiali sono un motivo, mentre il tema è la capacità di vedere), ma neppure con il topos – specifico complesso di motivi che appare frequentemente nei testi letterari”).

Domenico Bartolini e Riccardo Pontegobbi (Le parole (chiave) per dirlo: “È importante pensare a un Opac-ragazzi in termini completamente rinnovati. E una condizione indispensabile per rinnovare questo ragionamento è disporre di un patrimonio di dati che consentano molteplici e approfondite chiavi di accesso. Una richiesta come quella formulata dal nostro lettore di solito non è esaudibile facendo ricorso alle sole caratteristiche formali o paratestuali dei documenti (genere, autore, collana, coperta, ecc.). Essa si radica spesso negli elementi di contenuto, stile, trama, temi, ecc. Tutti elementi ai quali ci possiamo approssimare (senza pretese di esau­stivi quanto illusori esaurimenti di senso dei testi) grazie a un’in­dicizza­zione semantica approfondita e specifica dei documenti che comprenda la fiction in tutti gli aspetti in cui essa si presenti. La disponibilità di molteplici chiavi offerte da un catalogo che si avvalga di una ricca indicizzazione semantica consente di pensare a uno strumento che non si fermi alla logica della “risposta” ma favorisca la “proposta” al lettore di vie, percorsi, intrecci”).

Selene Ballerini (La bussola di carta: “Affinché siano efficaci e illuminanti, le parole chiave attribuite alle opere di narrativa in corso di catalogazione devono essere come i segnacoli lasciati da Pollicino durante il primo abbandono nel bosco, ovvero solide al pari di sassolini e capaci di riportare con immediatezza alla casa-madre: la vicenda narrata. È appunto a tale modello che s’ispira, nel mentre cerca d’attribuirle, il team di LiBeR Database, del quale con Antonella Lamberti e poi Claudio Anasarchi sono la più antica e di cui fan parte anche Daria Bugliesi, Elena Tonini, Federica Mantellassi e Serena Marradi. Un compito arduo il nostro, perché lo sovrasta un problema di scelta e di quantità ed è inoltre implicata la necessità – non sempre piacevole… – di leggere interamente i libri: capita infatti talora che certi temi o i precisi identificatori di luogo e/o tempo appaiano solo in fase avanzata d’opera. Ma non avendo qui spazio per dilungarmi in casistiche propongo tre briciole per trasmettere almeno sapore e senso di questa speciale attività documentaria”).

Maria Letizia Sebastiani (Se la biblioteca guarda al futuro: “In seguito all’evoluzione dei linguaggi e al consolidarsi di sempre più nuove tecnologie, il libro per ragazzi sta vivendo da molti anni una fase di forte espansione, grazie anche ad un mercato editoriale innovativo e interessante. Alcuni di questi prodotti si presentano con un perfetto equilibrio di materiali, colori e caratteri; altri sono dei prodotti di serie, dal contenuto effimero. Tuttavia ognuno di questi prodotti rappresenta un tassello nella storia della editoria e ci fornisce informazioni utili a tracciare un quadro della storia editoriale e culturale del nostro Paese. Proprio per il loro valore storico questi libri andrebbero conservati e ci auguriamo che anche in Italia si arrivi ad avere, come negli altri paesi europei e non,  un centro nazionale per la raccolta, lo studio, la promozione e la valorizzazione del libro per ragazzi. A questo proposito vanno sottolineati due aspetti: da una parte il ruolo ricoperto dalla BNCF, garante, insieme con la BNCR, dell’ Archivio nazionale della produzione editoriale italiana, ai sensi della normativa italiana sul deposito legale, dall’altro come negli ultimi anni sia andato maturando nella Biblioteca un nuovo approccio a tale materiale. Se è vero che negli anni passati la BNI includeva nella sua casistica di esclusioni una parte considerevole della produzione editoriale rivolta ai ragazzi, oggi si registra un crescente interesse a tale materiale come dimostra la pubblicazione de La Bibliografia nazionale dei libri per ragazzi, in collaborazione con LiBeR.”).

Anna Lucarelli (Sassolini nel thesaurus: “Volendo soggettare la narrativa per ragazzi, la questione di base per noi bibliotecari riguarda la possibilità di individuare criteri specifici adatti alla particolare tipologia di opere senza, al tempo stesso, derogare ai principi generali dell’indicizzazione, come la specificità o l’esaustività. A questo riguardo, ci si chiede se sia possibile e corretto adottare gli stessi strumenti che si impiegano per l’indicizzazione di altre risorse, oppure se sia necessario impiegare strumenti diversi, ma anche diversi livelli di analisi, diversi registri linguistici. Ad esempio, sarebbe accettabile ricorrere a varianti terminologiche o vernacolari per esprimere concetti che, per altri prodotti editoriali, verrebbero espressi con parole diverse? Per indicizzare raccontini destinati alle prime fasce d’età, sarebbe meglio usare, ad esempio, Babbi o Papà al posto del termine Padri, previsto da uno strumento 'ufficiale' come il Thesaurus del Nuovo soggettario? E analogamente, il termine Nanna, più espressivo e più vicino al linguaggio infantile, anziché Sonno? Oppure Pappa, anziché Cibo?
Insomma dovremmo riflettere sulla possibilità che, in contesti specializzati, un Thesaurus si possa 'allargare' a comprendere anche forme gergali vicine al linguaggio di certe opere oppure a quello di particolari fasce di utenza, consentendo così di impiegare forme varianti, legittimamente usabili al pari di quelle preferite”).

Bruno Tognolini (Mappe, paesaggi e paesani: “Esistono diverse mappe, diversi modi per orientarsi, per esempio nei labirinti. Il matematico Pierre Rosenthiel (1979) ce ne propone uno che pare stravagante, e che lui stesso chiama infatti 'teorema di Arianna pazza': tentare a caso tutti i percorsi possibili accelerando al massimo il cammino; la probabilità statistica, elaborata su precisi conti, assicurerebbe che prima o poi la via d’uscita si troverà. Nel romanzo Il nome della rosa di Umberto Eco (1981), per converso, Guglielmo suggerisce ad Adso un complicato sistema di segni da apporre alle aperture del labirinto, che consenta di restituire leggibilità a quella indecifrabile struttura. Ma il metodo si avvita su se stesso: i due monaci rischiano di diventare vittime della loro strategia, del sogno di controllare passo passo, per prove ed errori, congetture e confutazioni, la materia informe del labirinto. Può dunque accadere che 'Arianna savia', pur camminando a occhi spalancati, si perda, e che 'Arianna pazza', pur procedendo a occhi chiusi o spalanchiusi, trovi la via. Davvero dunque uno scrittore che non segua le mappe è destinato a perdersi? Uno scrittore che non consulti prima di scrivere le analisi e le classifiche che descrivono generi, temi, 'Presenze Fantastiche', 'Cronologie' e 'Ambientazioni geografiche' e cento altri elementi preferiti dai lettori; uno scrittore, o un editore, che non segua queste indicazioni per esser certo di entrare nelle conte, davvero non viene contato e quindi non conta? 'Quod non est in actis non est in mundo', proclamavano gli antichi giuristi. E Umberto Eco metteva a confronto Kant e l’ornitorinco, animale che elude le categorie zoologiche, e quindi ('non est in actis') non può esistere. Chissà la bestiola cosa ne pensa. E cosa ne pensa il calabrone, che secondo i fisici, dato il rapporto fra superficie alare e peso, non può volare, ma non lo sa. Se glielo si rivelasse mentre vola, cadrebbe a piombo?”).

Cultura scientifica - L'Anno della Chimica

Vincenzo Balzani e Margherita Venturi (Chimica a misura di bambino: “Perché la chimica è importante? Perché tutto attorno a noi e in noi è Chimica. La Chimica è attorno a noi nei fenomeni naturali che mantengono la vita sulla Terra, come la fotosintesi, e nei prodotti artificiali sui quali si è basato lo sviluppo della civiltà, come i farmaci, i fertilizzanti, le materie plastiche, i semiconduttori, le vernici e i detergenti. La Chimica è alla base dei benefici di cui, in modo quasi inconsapevole, godiamo ogni giorno. La Chimica è in noi perché tutte le manifestazioni della nostra vita, dalla respirazione alla digestione dei cibi, fino a quelle che chiamiamo 'categorie mentali' (l'apprendimento, la memoria, il pensiero) sono, in ultima analisi, il risultato di reazioni chimiche, alcune così complesse da non poter essere per ora interpretate.
La Chimica spiega i perché e i come della vita di tutti i giorni. A esempio spiega perché l'ossido di carbonio è velenoso, perché i sulfamidici fanno guarire dalle infezioni batteriche, come fa la bocca a distinguere lo zucchero dal sale. Spiega tutto questo a partire alle proprietà delle molecole. Perché la Chimica è la scienza che studia le molecole, i più piccoli oggetti (dimensioni: miliardesimi di metro) del mondo materiale che hanno composizione e forma propria e che interagendo fra loro o con entità fisiche come la luce o l'elettricità danno origine a ogni manifestazione osservabile. A esempio, la nostra possibilità di vedere è dovuta alla interazione della luce con particolari molecole che sono nei nostri occhi”).

Marco Malvaldi intervistato da Francesca Brunetti (La chimica della letteratura: “Da bambino, mi interessavano tutte le scienze esatte. Non avevo, invece, nessuna passione per le scienze biologiche e la medicina, che nella mia povera testa di bimbo reputavo delle stregonerie. Al liceo, leggendo un libro sulla vita di Charles Goodyear, rimasi folgorato dal fatto che le proprietà meccaniche della gomma dipendevano dalla forma particolare delle macromolecole, e che l'elasticità di una macromolecola era la conseguenza della seconda legge della termodinamica. Siccome ero e rimango affascinato dagli oggetti in gomma (so che detta così può dare adito a strani pensieri, per cui è bene specificare che mi riferisco principalmente ai pneumatici e alle superfici delle racchette da ping pong) e dalle loro proprietà uniche, decisi che avrei studiato chimica. C'è anche un secondo fatto: al liceo ho avuto un’ottima professoressa di fisica e di matematica, mentre quella di chimica era pessima. Quindi, ignoravo cosa fosse la chimica, e mi sembrava giunto il momento di rimediare”).

Francesca Brunetti (Viaggio nel regno periodico: “Gioco scienza con la chimica di Delphine Grinberg (Editoriale Scienza, 2009) rappresenta forse il miglior prototipo di questo filone editoriale lanciato e sostenuto da Editoriale Scienza. Poche e chiare informazioni sugli ambiti di studio di una disciplina, tante cose concrete da fare: questa la filosofia del libro. Non per niente l’autrice è stata a lungo curatrice degli exhibits scientifici per i più piccoli presso la Cité des sciences et de l’industrie di Parigi, e perviene all’editoria da una serie di prestigiose collaborazioni internazionali che ne fanno un punto di riferimento nella progettazione di hands on, i musei interattivi, dove la parola d’ordine è toccare, mettersi in gioco. Peculiarità della materia, cambiamenti, trasformazioni emergono nei tanti esperimenti proposti, 'testati' in anni di attività con i bambini. Lo stesso vale per le altre pubblicazioni situate su una identica linea editoriale: da Le astuzie della chimica dell’associazione Les Petits Débrouillards a Questo magico laboratorio di chimica, purtroppo non più in stampa, di Andreas Korn-Muller, pensato per i ragazzi della secondaria di primo grado”).

Picturebook

Angela Dal Gobbo (Istantanee da leggere: “È possibile rilevare quanta strada abbia fatto negli ultimi 30 anni l’albo illustrato, o picturebook che dir si voglia, osservando le straordinarie innovazioni introdotte nel formato, nell’impaginazione, nell’uso del materiale (cartaceo e non), nello stile delle illustrazioni – ottenute ora anche con tecniche digitali. Stupisce perciò il permanere di diffidenze e riserve nell’uso di illustrazioni fotografiche, non solo nel mercato editoriale italiano, ma più in generale (anche se in modo forse meno accentuato) in tutta la produzione estera, tanto da far notare a Leonard Marcus, in un interessante articolo comparso sulla rivista americana The Horn Book, come la Caldecott Medal (prestigioso riconoscimento statunitense riservato al picturebook) non sia mai stata assegnata a un libro fotografico, nemmeno di carattere divulgativo. L’opinione del noto saggista è che le immagini fotografiche siano percepite come diretta, immediata registrazione del dato reale, e che i detrattori vedano in esse, quando compaiono in un libro destinato ai bambini, uno strumento inefficace a stimolare l’immaginazione infantile. Riteniamo naturalmente tale posizione un pregiudizio, peraltro abbastanza diffuso, motivato dalla considerazione che nella fotografia tutto sia 'detto', nulla rimanga da interpretare o da svelare; si pensa comunemente infatti che venga a mancare quel margine di incertezza, parte integrante dell’immagine illustrata, che dà spazio all’interpretazione visiva, togliendo al bambino la possibilità di sviluppare la fantasia”).

Cartoonia

Daniele Barbieri (Quartieri lontani nel tempo: “Quartieri lontani, graphic novel di Jiro Taniguchi, uno dei maestri del fumetto giapponese – non del manga però, bensì del geki-ga, cioè la tradizione narrativa drammatica, basata su storie di vita quotidiana e di introspezione psicologica, ben diversa dal tono comunque scherzoso o iperbolico del manga. A un disegno statico, realistico e minuzioso, ma di grande eleganza costruttiva, corrispondono, nel lavoro di Taniguchi, storie di memoria, di rimpianto, o di percezioni sottili del senso della vita. E sono ormai numerose anche in edizione italiana le graphic novel interamente realizzate da lui, oppure da lui disegnate su sceneggiature di altri. Quartieri lontani (il titolo con cui Coconino ha ora ristampato una storia già uscita qualche anno fa con un titolo un po’ differente: In una lontana città) racconta della strana esperienza di un uomo che rivive quasi un anno della sua vita da adolescente, provando insieme i sentimenti del ragazzo e quelli dell’adulto, e avendo insieme le competenze dell’uno e quelle dell’altro – ma senza potersi mai rivelare, perché nessuno attorno a lui potrebbe mai credere che la sua coscienza ha viaggiato nel tempo, ed è tornata indietro di 34 anni”).

Media Kids

Maurizio Caminito (eBook, App… e Alice: (“A come Alice. L'alfabeto della letteratura per l'infanzia sembra ripartire ancora una volta da qui. È infatti l'Alice per iPad, versione riccamente illustrata di 52 pagine del racconto classico di Carroll uscita nell'aprile del 2010, a rivelarsi uno dei prototipi della nuova produzione internazionale di eBook. La versione in forma di App realizzata per la Apple dalla Atomic Antelope contiene un numero di scene animate e di 'effetti speciali' sorprendenti. I lettori possono inclinare l'iPad e, in tal modo, far crescere o rimpicciolire Alice, oppure scuoterlo per vedere il Cappellaio Matto borbottare e scuotere la testa, gli oggetti volare, e così via. Il costo non è bassissimo per un titolo scaricabile ($ 8,99 per la versione completa, circa € 6), ma per fortuna c'è una versione Lite gratuita che si può scaricare anche per provare prima il prodotto. II rapporto tra l'ingente investimento necessario per la realizzazione di un'App e il suo prezzo di vendita in rete, necessariamente contenuto, sarà uno degli elementi su cui le case editrici si dovranno misurare. A oggi questa relazione sembra privilegiare i grandi gruppi editoriali che abbiano a disposizione un mercato internazionale”).

Dossier Segnali di lettura: rassegna di iniziative, progetti di promozione della lettura e materiali di letteratura grigia dal mondo del libro per ragazzi (Selene Ballerini Spuntini di letture: Storia, leggenda, fiaba e sapidi colori; Ilaria Tagliaferri intervista a Carla Ida Salviati Raccontare la storia del mondo).

Rubriche

Ruba bandiera: il gioco e l’immaginario infantile a cura di Roberto Farnè (Una dura partita: “Tema suggestivo e intrigante, per certi aspetti romantico e ambiguo, questo dei 'Supererogatory acts' costituisce uno degli elementi che, proprio per la sua eccezionalità, rendono lo sport una delle espressioni più profonde e autentiche della nostra cultura (Civiltà). È a questa chiave di lettura che ho pensato alla fine della lettura, struggente e avvincente, del romanzo di Alessandro Mischi Il battito nelle corde (Albatros, 2010), il cui sottotitolo Dai campi da tennis a quelli di concentramento e ritorno ci dice a quale 'viaggio' si debba preparare chi entra nel racconto. Negli anni del fascismo, a ridosso dello scoppio della guerra, Patrizio Adriano Degli Uberti (non un nome qualunque…) è un giovane e promettente campione del tennis nazionale, cresciuto nell’alta società British Style del Circolo Tennis di Alassio. Egli ha fatto del tennis non solo la sua vocazione, ma il gioco che dà senso alla sua vita come una sorta di metafora esistenziale.”).

La cattedra di Peter: le tesi originali della cattedra di Letteratura per l’infanzia dell’Università di Bologna a cura di Emy Beseghi (In biblioteca con Matilde: “Tra le possibili funzioni di cura delle storie viene data una particolare attenzione al 'dolore infantile', ovvero all’eventualità, per nulla scontata, che anche i bambini soffrano e i loro sentimenti siano ignorati, svalutati, allontanati o rimossi dal mondo adulto. Il dolore è quanto di più individuale e spesso indicibile possa darsi nella vita di un bambino, la cui crescita è costellata di ferite spesso invisibili, di paure che minacciano fino a diventare una 'linea d'ombra' difficile da varcare, di solitudini senza voce, di abbandoni temuti o reali, di strappi dolorosi ma necessari per affrontare la crescita in un contesto dove questi sentimenti, se non accolti e riconosciuti, rischiano di scivolare in quella china dove l'indifferenza all'ascolto allontana l'esigenza vitale per il bambino di sentirsi 'preso sul serio'. Molte sono le pieghe del dolore infantile che si stagliano su quello che H. James definisce il vero 'giro di vite' dell'infanzia: l'incapacità di riconoscere i modi di essere del bambino al di fuori di come l'occhio adulto lo vede e, soprattutto, lo vuole. Questo sembra davvero quel 'buco nero' in cui l'infanzia può smarrirsi, come ci descrive mirabilmente anche Alberto Savinio nel suo romanzo Tragedia dell'infanzia. La tesi sostiene l’importanza di affrontare il dolore infantile in ogni ambito educativo e ribadisce la necessità di fornire all’infanzia gli strumenti per fronteggiare sentimenti angoscianti a cui il libro dà espressione, fornendo il riflesso di una realtà che si offre per essere saggiata e sperimentata”).

La cassetta degli attrezzi: gli strumenti di lavoro per gli operatori del settore (Carlo  CarzanCrossmedialità: le strade dell’animazione).

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00pdf_small Comunicato n. 1 

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