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LiBeR 90
LiBeR 90
[Aprile – Giugno 2011]

LiBeR si rinnova
Quattro colori su tutte le pagine, una rivisitazione della grafica e una ristrutturazione del sistema di valutazione dei libri presentati nella Bibliografia nazionale dei libri per ragazzi. Queste le novità che caratterizzano il novantesimo numero di LiBeR e il suo ventiquattresimo compleanno (leggi l’editoriale di liBeR 90).

Sommario

Neuroletture
Le narrazioni nella mente dei bambini, Stefano Calabrese (p. 18-21)
I circuiti neuronali della lettura, intervista a Stanislas Dehaene di Cristina Bronzino (p. 20-21)
La complessità del leggere, Federica Fioroni (p. 22-24)
Lettura, cervello e Neuroscienze, di Aidan Chambers (p. 25)
Illustrazioni di Alberto Rebori
Rapporto LiBeR 2011 – Parte prima
Bambini, boschi e… sms, Benedetta Masi (p. 30-33)
Il tempo delle distopie, intervista a Beatrice Masini (p. 32-33)
L’ho scelto perché, i commenti degli esperti (p. 34-36)
Harry, quanto ancora? (p. 38-39)
Giornalismo e ragazzi
Ti racconto il giornalismo, Vichi De Marchi (p. 44-47)
Opinioni forti e attenzione all’altro, intervista a Lucia Annunziata di Domenico Coviello (p. 46-47)
Carta stampata in classe, Beniamino Sidoti (p. 48-53)
informazione vs mollezza, Maria Serena Quercioli (p. 48-49)
Quando la notizia è una bufala, intervista a Fabrizio Gatti di Domenico Coviello (p. 50-51)
Tutti i Ragazzi Ora On Line, Francesca Conti (p. 52)
Reporter d’assalto. Proposta di lettura tratta da LiBeR Database (p. 54-55)
Libri e disabilità
Abracadabra, Antonio Ferrara (p. 56-57)
Cartoonia
Back to Lucca Comics, Giulio C. Cucciolini (p. 58-60)
Il fenomeno cosplay, Giulio C. Cucciolini (p. 60)
Dossier Segnali di lettura
L’informazione arriva con Popotus, intervista a Rossana Sisti di Ilaria Tagliaferri (p. 62-63)
Un sasso nello stagno, Claudio Anasarchi (p. 63)
Dell’immortalità e di altre stranezze, Selene Ballerini (p. 64-65)
L’Italia delle fiabe: in viaggio con le Fiabe italiane di Italo Calvino (p. 65)
Materia grigia (p. 66-68)
Tocca a te!, Gianna Batistoni (p. 67)
Stuzzicalibro 2010-2011 e Stuzzicalibro dei piccoli, C.A. (p. 68)
School libraries in the picture, C.A. (p. 69)
Rubriche
Ruba bandiera
Da Abaco a Zuzzurellone, Roberto Farnè (p. 70-71)
La cattedra di Peter
La zia ha adottato un licantropo, Emy Beseghi (p. 72-73)
La cassetta degli attrezzi
Blogsfera e libri per ragazzi, Mary Hoffman (p. 74-77)
Zoom Editoria: le recensioni
20 libri usciti negli ultimi mesi recensiti dagli esperti di LiBeR

Inserto redazionale
In collaborazione tra Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e LiBeR, il primo fascicolo annuale del 2011 de La bibliografia nazionale dei libri per ragazzi, con le segnalazioni di 435 novità di novembre-dicembre 2010.

Copertina
L’illustrazione di copertina è di Anna & Elena Balbusso, le gemelle illustratrici premiate nel febbraio 2011 con la medaglia d'oro della Society of Illustrators di New York per la categoria libri.

Estratti

Neuroletture

Stefano Calabrese (Le narrazioni nella mente dei bambini: “Oggi sappiamo bene come le narrazioni – romanzi, gossip, serial televisivi, life-stories – costituiscano la principale forma di comunicazione di qualsiasi esperienza umana filtrata da un punto di vista, per cui è vero che la narratività non rappresenta qualcosa che è presente in un testo, al di fuori dell’uomo, ma qualcosa di riconosciuto dai lettori o talora proiettato da essi all’interno dei testi. Siamo noi a narrativizzare il mondo – almeno secondo le più recenti prospettive cognitiviste e neuroscientifiche – anche là dove il mondo non si presenta affatto come una ordinata, fluida catena di eventi legati da leggi crono-causali. Un grande, faticoso lavoro: il mondo altamente strutturato della fiction richiede infatti adattamenti neuro-cognitivi sempre maggiori, soprattutto in presenza di narratori inaffidabili, come avviene nella giallistica e nei racconti noir, dove dobbiamo conservare informazioni sulla base di indizi con una tag particolare a seconda che il portatore di informazioni sia plausibile o meno. Per quale ragione, si è chiesto una volta David Lodge, dopo aver letto quelle finzioni allo stato puro che sono i romanzi abbiamo la curiosa sensazione di avere appreso qualcosa? Perché per vivere è necessario imparare a distinguere la realtà dalla rappresentazione della realtà, ciò che esiste da ciò che qualcuno crede che esista. Si tratta delle cosiddette verità architettoniche, per cui noi arriviamo ad archiviare informazioni mediate al massimo fino al IV grado (“io so che tu sai che egli sa che noi sappiamo... Le narrazioni sono dunque una palestra del mind reading, luoghi in cui si apprende a leggere come gli altri leggono”).

Stanislas Dehaene intervistato da Cristina Bronzino (I circuiti neuronali della lettura: “In che modo si impara a leggere? L’apprendimento consiste in un sistema che riguarda il linguaggio orale, per cui leggere comporta solo l’aggiunta di un nuovo elemento: una rappresentazione visiva che si mette in connessione con le regioni che riguardano il linguaggio orale. Affinché ciò avvenga è necessario un apprendistato, perché i problemi che pongono la connessione delle parole non sono gli stessi che pongono la connessione dei volti: ogni ambito di conoscenza visiva possiede infatti un proprio territorio corticale. Come si innesca questo meccanismo nell’individuo? Una scoperta importante degli ultimi anni è la straordinaria riproducibilità di questi circuiti della lettura. Non ci sono grandi differenze tra una persona e l’altra, il cervello sembra predisposto a riprodurre una sola soluzione per imparare a leggere: ciascun lettore attiva la regione occipitale-temporale sinistra, con una variabilità davvero minima e trascurabile”).

Federica Fioroni (La complessità del leggere: “La lettura innesca l’attivazione di reti neuronali dove migliaia di neuroni visivi lavorano in parallelo a tutti i livelli (tratti, lettere e parole) e, tramite sinapsi eccitatorie e inibitorie, cospirano per sostenere una parola o un’altra al fine di proporre la miglior interpretazione possibile della parola percepita. Dunque imparare a leggere significa mettere in connessione le aree visive con le aree del linguaggio secondo interconnessioni bidirezionali che non sono ancora conosciute in dettaglio. La complessità dell’atto della lettura ha ricevuto un’ulteriore conferma dalle tecniche di neuroimaging cerebrale introdotte da circa vent’anni, che hanno consentito di aggirare una delle difficoltà fondamentali in qualsiasi esplorazione cognitiva, ovvero il fatto che il funzionamento della cognizione non può essere osservato direttamente; tramite il brain imaging, oggi siamo in grado di osservare e analizzare a fondo il funzionamento cerebrale nel momento stesso in cui si formano le idee o si concatenano le parole. Dal punto di vista filogenetico, la scrittura e la lettura a essa correlata rappresentano un’invenzione culturale relativamente recente ma di cruciale importanza, se è vero che grazie a esse la nostra specie si è liberata dai vincoli della memoria e ha avuto accesso a un sapere che, non dipendendo più dalla ripetizione orale, può ampliarsi enormemente. Emerge anche con forza una sorta di paradosso della lettura: com’è possibile che il nostro cervello sia così perfettamente adattato alla lettura quando questa attività è un’invenzione culturale recente, esistendo solo da qualche migliaio di anni?”).

Aidan Chambers (Lettura, cervello e Neuroscienze: “- Noi non siamo biologicamente programmati per essere dei lettori. La lettura e la scrittura sono invenzioni umane, sono sovrastrutture create dall’uomo, e il nostro cervello ha impiegato migliaia di anni per svilupparsi in questa direzione. Per questo, il cervello di ogni individuo deve ripercorrere l’intero processo di apprendimento. - Il cervello umano ha capacità infinitamente maggiori di quello che immaginiamo. Non è un computer, piuttosto è simile a un sistema che si auto-organizza. È in grado di insegnare a se stesso e, attraverso le più diverse sollecitazioni, si trasforma in continuazione. L’attività mentale modifica cioè la sua struttura. - La lettura è uno dei processi più complessi che il nostro cervello possa compiere. - Quando leggiamo silenziosamente, sono coinvolte almeno tre parti del nostro cervello: una parte elabora i suoni associati alle parole e alle immagini; un’altra controlla le informazioni visive: le lettere, le parole e le immagini; l’ultima analizza il significato delle parole, delle frasi e dell’intero testo, mettendo in relazione il nuovo testo con tutte le informazioni che già possediamo. A quanto pare nel nostro cervello è presente un archivio che immagazzina tutto ciò che abbiamo già sentito e letto. Quando affrontiamo un nuovo testo, il nostro cervello compie una ricerca d’archivio per trovare qualcosa che coincida con gli elementi che stiamo esaminando. Se non troviamo alcuna corrispondenza, allora quel testo risulta troppo difficile per noi. Più elementi comuni riusciamo a reperire, più facile sarà la lettura e la comprensione del nuovo testo”).

Rapporto LiBeR 2011 - Parte prima 

Domenico Bartolini
, Riccardo Pontegobbi (“Nel Rapporto sull’editoria per ragazzi, i sondaggi di LiBeR sulle preferenze di lettura del 2010: i migliori libri scelti dagli esperti, i più prestati in biblioteca e i più venduti in libreria, con l’intervista a Beatrice Masini”. Collaborazione di Benedetta Masi, Alessandra Pecchioli, Elena Tonini).

Giornalismo e ragazzi

Vichi de Marchi
(Ti racconto il giornalismo: “Quanto l’informazione e l’universo mediatico sono presenti nei libri per i più piccoli, siano essi romanzi o testi di divulgazione? Semplificando, si potrebbe rispondere che l’editoria per ragazzi generalmente riflette un’immagine positiva del mondo dell’informazione e dimostra una simpatia verso il giornalista, visto come figura sociale di riferimento della collettività. Giornali e giornalisti sono, infatti, spesso protagonisti dei romanzi per ragazzi, almeno dai 7-8 anni, età in cui ci si affaccia al mondo adulto cercando di decifrarlo anche nei suoi aspetti professionali e del vivere concreto. La figura del giornalista, del resto, resiste con un suo immaginario, talvolta persino eroico, anche nella letteratura per adulti. È la figura che spesso aiuta a risolvere un mistero, che consente di narrare avventure successe ad altri ma di cui si è testimoni, talvolta aspiranti protagonisti. Le fortune, anche investigative (oltre che letterarie), del commissario Montalbano non sono, forse, in parte attribuibili anche all’amico giornalista Nicolò Zito della locale Tv di Vigata che lo aiuta a centellinare le informazioni, a depistare quando serve, a informare se è il caso?
Analogamente giornalisti, nel ruolo di protagonisti o di figure di contorno, popolano i libri per ragazzi”).

Lucia Annunziata intervistata da Domenico Coviello (Opinioni forti e attenzioni all’altro: “Da giornalista donna cosa consiglierebbe a una ragazza che vuole imparare i ferri del mestiere? Non ho da dare consigli diversi da quelli che darei anche a un ragazzo. Su questo non faccio distinzioni. Allora come spiegherebbe a un giovane la professione? Ci vuole un atteggiamento di base che suggerirei a un ragazzo come a una ragazza. Primo: avere opinioni forti, sia politiche che culturali. Altrimenti è come non avere un’ancora su cui far leva. Secondo: attenzione, non si deve però rimanere prigionieri acritici delle proprie convinzioni. Terzo: bisogna sempre valutare il punto di vista dell’altro. La famigerata obiettività dell’informazione non esiste. Ma sui fatti si può e si deve prendere in considerazione ogni sfaccettatura. Questo vale, in modo particolare, per il giornalismo che si occupa di politica, ma non solo. Si devono coltivare tutte le fonti. Incrociarle e verificarle”).

Beniamino Sidoti (Carta stampata in classe: “Ci sono due prospettive possibili per guardare al modo di educare all’informazione a scuola: da una parte, con sguardo distante, vi ritroviamo tutti i vizi di una società che sta trascurando troppo sia il sistema educativo che quello informativo, nessuno dei due più centrale a un “discorso sociale”, ma entrambi sviliti a temi puramente funzionali. Da questo punto di vista, povera Italia: speriamo bene, e speriamo in quelle, tante, esperienze che fioriscono ancora dappertutto, per una buona scuola e per buoni cittadini.
L’altra prospettiva, dal basso, è più ottimista: le scuole di oggi vivono nel sonno di un felice paradosso; quello dell’eterna novità, certo, ma anche quello di una marginalità che concede tanto. Ogni scuola ha al giorno d’oggi a disposizione una “tipografia a scuola” molto efficace, su cui è facile costruire e innestare elementi educativi; ed è facile fare rete, condividere e scambiare esperienze positive. Perché se la scuola aspetta le riforme sarà sempre in ritardo; ma se sa sfruttare l’entusiasmo di chi ci lavora, anche con i pochi mezzi che oggi ci sono, la nostra scuola potrà tornare a essere avanti rispetto alla tecnologia. La tecnologia dell’informazione, in fondo, è fatta di idee – e quelle sta anche a noi farle sopravvivere”).

Maria Serena Quercioli (Informazione vs mollezza: “In Italia ci sono tante esperienze di giornali scolastici. Una di queste è quella dell'istituto “Don Bosco” di Padova: si leggono in classe i quotidiani e poi la “redazione”, suddividendosi i compiti, scrive gli articoli del giornale della scuola. Nel giornale c'è posto anche per il romanzo a puntate, per il cruciverba, il gossip e le recensioni cinematografiche: ognuno può dare il meglio di sé. Ovviamente è gradita anche la collaborazione dei professori. L’esperienza è arricchita, nel corso dell’anno, da incontri specifici con gli addetti ai lavori curati dalla scuola”).

Fabrizio Gatti intervistato da Domenico Coviello (Quando la notizia è una bufala: “Le notizie sbagliate sono come un sassolino in grado di scatenare una valanga. Non sempre vengono “sgonfiate” dalla verità ripristinata, tornando a essere ciò che sono, ossia le cosiddette “bufale”. Anzi. Spesso, per il solo fatto di apparire su un organo di informazione, magari molto prestigioso, le false notizie non verificate appaiono ineluttabilmente vere. E danno vita a conseguenze imprevedibili. Da piangere. O da ridere (ma con parecchio amaro in bocca). La storia di come nasce ed evolve una notizia falsa è raccontata da Fabrizio Gatti ne L’Eco della frottola. Il lungo viaggio di una piccola notizia sbagliata (Rizzoli, 2010). Un testo “nato quasi per gioco”, racconta Gatti. Un libro rivolto ai ragazzi perché imparino divertendosi ma anche ai grandi, perché si guardino allo specchio”).

Francesca Conti (Tutti i Ragazzi Ora On Line: “In piena rivoluzione digitale e con la diffusione di massa del web 2.0 e delle nuove tecnologie i diritti dei bambini assumono nuove declinazioni. In particolare diventa essenziale il diritto a ricevere un’educazione adeguata ai tempi che garantisca la possibilità di esprimersi e il libero accesso all’informazione. In questo ambito l’Istituto degli Innocenti conduce da alcuni anni interventi di educazione ai media per adolescenti e bambini. Per alfabetizzare i più piccoli (da 6 e 12 anni) all’uso del web ed educarli alla navigazione sicura ha realizzato per la Regione Toscana Trool – Tutti i Ragazzi Ora On Line. www.trool.it è un portale con una community di oltre 6000 ragazzi e interventi formativi per bambini e adulti”).

E ancora:

Antonio Ferrara (Abracadabra: “Scrivere per bambini è democratico e insieme consente di non prendersi troppo sul serio. Deve insegnare qualcosa senza assumere toni da precettore ottocentesco, schivando la retorica. Deve far ridere e far giocare con le parole. Deve essere riso civile, divertimento e impegno. Deve alimentare il mistero, deve eccitare la curiosità, non svelare il segreto. Deve raccontare la vita come una meravigliosa avventura. In qualsiasi condizione fisica o psichica la si affronti. Scrivere per ragazzi non può che essere un’operazione trasgressiva. Se gli autori per ragazzi vogliono dire qualcosa di sensato ai loro lettori, non possono che essere integralmente dalla loro parte. Ed essere dalla loro parte significa non chiudersi né in un’ideologia, né in una forma qualsiasi di moralismo. Significa far respirare un’aria di libertà e di disponibilità a mettersi in gioco. Vuol dire dare spazio a tutte le emozioni che si affollano alla loro età e che spesso fanno paura a noi adulti, perché abbiamo imparato a negare le nostre, esercitando l’arte avvilente del compromesso”).

Giulio C. Cuccolini (Back to Lucca Comics: “Nell’ambito dei volumi a fumetti le novità tendono a concentrarsi a fine anno per approfittare della vetrina offerta dalla manifestazione LuccaComics. Nella pletora dei titoli pubblicati ho scelto alcune storie per giovani lettori e alcuni saggi per lettori adulti. Ma a ben vedere spesso si verifica che lo stesso titolo funziona sia per grandi che per piccini. Tutto dipende dagli interessi individuali e dall’ottica di lettura”).

Dossier Segnali di lettura: rassegna di iniziative, progetti di promozione della lettura e materiali di letteratura grigia dal mondo del libro per ragazzi (Ilaria Tagliaferri – L’informazione arriva con Popotus; Selene Ballerini – Spuntini di letture: Dell’immortalità e di altre stranezze).

Rubriche

Ruba bandiera
: il gioco e l’immaginario infantile a cura di Roberto Farnè (Da Abaco a Zuzzurellone: “Mancava un “Dizionario dei giochi” e ora c’è: lo hanno realizzato Andrea Angiolino e Beniamino Sidoti. Il primo è, oltre che giornalista, inventore di giochi da tavolo e giochi di ruolo, con un significativo numero di premi e riconoscimenti. Il secondo fa di mestiere il consulente editoriale, ma è fra i maggiori esperti di cultura ludica in Italia (mi piace definirlo un autentico filologo del gioco). Non poteva che essere Zanichelli l’editore di un dizionario dei giochi, considerando l’expertise della casa editrice in questo specifico filone editoriale: nel sito internet Zanichelli, alla pagina “dizionari” c’è scritto che il catalogo conta oltre 300 opere in 32 lingue.
Il dizionario (qualunque esso sia) è un’opera presuntuosa: pretende di essere esaustiva di tutte le “dizioni” (cioè delle parole che si dicono) in una determinata lingua o materia. In realtà quella lingua o quella materia non sono stabili ma mutevoli, e ogni dizionario è la fotografia di un determinato linguaggio in un determinato momento. Questo vale anche per il gioco, forse ancora di più che per altre materie (ma ci sarebbe da discutere se il gioco sia un a”materia”), poiché il gioco – i giochi, come preferiscono dire i due autori – è continuamente sottoposto a mutazioni nelle sue pratiche, nel linguaggio, nei materiali”).

La cattedra di Peter: le tesi originali della cattedra di Letteratura per l’infanzia dell’Università di Bologna a cura di Emy Beseghi (La zia ha adottato un licantropo: “La dimensione incantata e silvestre dell’infanzia ne Il bimbo misterioso, la natura salvifica dei giardini segreti, l’irruenza e la violenza delle bande e delle guerre che si combattono per difendere gli spazi vitali del gioco ne I ragazzi della Via Pál, la potente e stravagante sauvagerie di Pippi Calzelunghe, lo sguardo meravigliato e meraviglioso con cui l’occhio dell’immaginazione infantile guarda al mondo che la circonda ne L’età d’oro o in Skellig rimandano ad una dimensione selvaggia dell’infanzia e, in realtà, all’essenza più profonda dell’infanzia stessa. I romanzi per ragazzi mostrano come i giardini e i luoghi segreti sottratti allo sguardo adulto, in una dimensione dove regna la natura, si rivelino dimensioni salvifiche. Mary Lennox, protagonista de Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett diventa "la bambina più felice del mondo" nel momento in cui scopre l’ingresso di un luogo desolato in cui nessuno poteva più entrare, di uno spazio lontano da tutti che è solo suo e dove la solitudine non è malinconia. Lo spazio letterario mostra però anche l’infanzia nel suo volto più crudo e violento ne La guerra dei bottoni di Pergaud o ne I ragazzi della Via Pál di Molnár. È l’irruenza dell’energia bambina ad essere protagonista e la necessità di salvaguardare a tutti i costi, perfino arrivando alla morte, quel ground che è il simbolo di uno spazio libero, di uno spazio di gioco, di un luogo che è solo ed esclusivamente dei bambini”).

La cassetta degli attrezzi: gli strumenti di lavoro per gli operatori del settore (Mary Hoffman Blogsfera e libri per ragazzi: blog, Facebook e Twitter nell’esperienza di una blogger-autrice).

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