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LiBeR 88
LiBeR 88

[Ottobre – Dicembre 2010]


Sommario

Scuola
Platani, sorrisi, memorie e cartelle, Antonio Faeti (p. 19-21)
Violenza e ricatto, Roberto Denti (p. 22)
A scuola come in gabbia, Gabriela Zucchini (p. 22)
La sferza e la verga, Paola Bertolino (p. 23)
Una penna indignata contro la scuola classista, Chiara Lepri (p. 24)
Cattivi maestri e pessimi esempi, Eros Miari (p. 25)
La scuola di Harry Potter, Teresa Buongiorno (p. 26)
Rapporto LiBeR 2010 – Seconda parte
A cura di…magrante, Domenico Bartolini e Riccardo Pontegobbi (p. 28-36)
Infanzia e mercato
Lettori bulimici e lettori “per forza”, Giorgio Triani (p. 37-38)
Libri & ragazzi
Questione di fantasia, Jack Zipes; traduzione di Carla Poesio; ill. di Alberto Rebori (p. 39-50)
Libri per lettori precoci
Primi libri e parole giuste, Rita Valentino Merletti e Gabriella Carrè (p. 51-55)
Il “primo libro” tra realtà e immaginazione, intervista a Joanna Dillner di Rita Valentino Merletti (p. 52-53)
Una storia di bambini veri, intervista a Mem Fox di Rita Valentino Merletti (p. 54-55)
Kamishibai
Un teatro da leggere, Angela Dal Gobbo (p. 56-57)
Cinema
La luce dell’uomo fiammifero, Maria Grosso (p. 58-59)
Mailbox
C’è tetto e tetto, per i libri, Fernando Rotondo (p. 60)
A proposito di “Dove li metto?”, Lucia Brusa e Caterina Ramonda (p. 60)
Dossier Segnali di lettura
Maredilibri e la grinta dei lettori, Ilaria Tagliaferri (p. 62-63)
Liberi pensieri tra bestie e vaporità, Selene Ballerini (p. 64-65)
Materia grigia (p. 66-67)
LuglioBambino e l’arte nel territorio, Manola Nifosì (p. 68)
Rubriche
Ruba bandiera
Giocare tra viaggio e sfida, Roberto Farnè (p. 69-70)
La cattedra di Peter
Uscire dal bosco con una lingua di fiaba, Emy Beseghi (p. 71-72)
La cassetta degli attrezzi
Kit del bibliotecario scolastico 2010, Ivo Mondini (p. 73-75)
Due nuove proposte per la didattica e le biblioteche scolastiche (p. 78-79)

Le Recensioni
24 libri usciti negli ultimi mesi recensiti dagli esperti di LiBeR

Inserto redazionale
In collaborazione tra Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e LiBeR, il terzo fascicolo annuale del 2010 de La bibliografia nazionale dei libri per ragazzi, con le segnalazioni di 571 novità di gennaio-marzo.

L’illustrazione di copertina è di Rodolfo Viganò

Comunicati stampa

pdf_small Comunicato n. 1

Estratti

Scuola

Antonio Faeti
(Platani, sorrisi, memorie e cartelle: pagine classiche e pellicole celebri raccontano la scuola e suoi ricordi: “L’inizio di un anno scolastico, per chi, come nel mio caso, ne ha vissuti 16 da maestro di ruolo, è uno dei superstiti riti iniziatici che collegano i nostri tempi fuggevoli e vani alle epoche remote in cui valevano ancora le emozioni pervase dall’autenticità, e la coltre fetida del narcisismo di massa non aveva ricoperto di oblio ogni accadimento. Mentre rievoco alcuni degli inizi d’anno che mi sono più cari e che ritrovo più facilmente, rivedo, come per un condizionamento a cui non riesco a sottrarmi, l’inizio del film Another country, di Marek Kanievska, del 1984, con Rupert Everett”).

Rapporto LiBeR 2010 – Parte seconda

Domenico Bartolini e Riccardo Pontegobbi (A cura di…magrante: ancora meno novità nel 2009, ma un minor spreco di risorse e una maggiore accuratezza nelle scelte aiutano ad affrontare la crisi: “La marea montante (tuttora, purtroppo) della crisi economica prova a bagnare anche le spiagge dell’isola felix dell’editoria nostrana, i lidi di quel mondo del libro per ragazzi che, per il fatto di essere un po’ isola e un po’ giardino segreto, sono finora rimasti abbastanza al riparo dai marosi che, nell’ultimo anno e mezzo, hanno investito il comparto editoriale insieme a tutto il resto dell’industria nazionale”).

Nello stesso numero:

Giorgio Triani
(Lettori bulimici e lettori “per forza”: una riflessione sociologica sull’orientamento del marketing verso la prima infanzia nell’editoria, e non solo: “Leggere sarà sempre più un genere ‘obbligato’ e unificato dall’oggettiva convergenza di media diversi; e caratterizzato da una varietà di modi e approcci che avranno sempre meno variazioni di pubblico. Certo i generi e le loro relazioni anagrafiche resteranno, però i multimedia interattivi accentueranno un fenomeno epocale in corso da tempo, ovvero quella tendenza socio-culturale più profonda e in qualche modo relazionata al più generale processo di ‘giovanilizzazione’ degli adulti, coincidente con quello di ‘adultizzazione’ dei bambini. Quella per esempio che vede il successo anche fra il pubblico adulto di personaggi come Harry Potter, nel contempo che cartoon per adulti, in primis I Simpson, sono molto amati dai bambini. E che un’atmosfera fantasy s’infila dappertutto, facendo di Twilight un caso, anche editoriale, che piace a grandi e piccini”).

Jack Zipes (Questione di fantasia: una riflessione sul vero ruolo della fantasia nel mondo di oggi: “Settembre 1997. Una principessa da fiaba e una santa – la principessa Diana e Madre Teresa da Calcutta – morirono a pochi giorni di distanza l’una dall’altra. Milioni di persone espressero apertamente e drammaticamente il loro dolore e la loro partecipazione al lutto. Sia le fotografie di questi eventi sia molte immagini diverse di Diana e di Madre Teresa vennero diffuse in tutto il mondo attraverso la TV ed Internet. I vari media propagarono ogni sorta di storie ed esaltarono la principessa da fiaba e la santa così che ben poco rimase per l’immaginazione della gente .Tutto ciò che importava era soltanto una fantastica rappresentazione spettacolare. Il fantastico è un luogo comune della cultura odierna. La fantasia è oggi una macchina per far soldi e creare delle celebrità. Come un modulo impiantato nel nostro cervello ha la capacità di trasformare semplice chincaglieria in oro scintillante. La fantasia mobilizza e strumentalizza il fantastico per creare ed esaltare esteriorità spettacolari che esistono e sono sempre esistite, illusioni di scambi sociali da sfruttare, incentrati sul potere. Queste esteriorità spettacolari violano e svuotano la nostra capacità immaginativa glorificando interazioni sociali connesse col potere che vengono perciò magnificate e includono la magia del feticismo”).

Rita Valentino Merletti e Gabriella Carrè (Primi libri e parole giuste: due sezioni del Premio Nati per Leggere sono dedicate ai libri per bambini da 0 a 3 anni: “In questi ultimi anni, nell'ambito del progetto Nati per Leggere si è estesa ed approfondita la riflessione sulla creazione, distribuzione e conseguente diffusione dei libri per la primissima infanzia. Come è noto, il progetto Nati per Leggere ha lo specifico obiettivo di rendere consapevoli i genitori di quanto sia importante fare in modo che i bambini stabiliscano un buon rapporto con i libri fin dai primi mesi di vita. Molteplici sono gli elementi che favoriscono e rafforzano questo rapporto: l’atteggiamento di chi propone il libro al bambino, le qualità fisiche dell'oggetto libro (un formato adeguato alle sue capacità, la maneggevolezza, la qualità dei materiali con cui è costruito) e, naturalmente, il contenuto. La riflessione di cui si dice si è concretizzata in alcune precise iniziative: in primo luogo, la stesura di un breve documento che mettesse a fuoco i criteri di base per valutare qualità e sicurezza dei libri per bambini tra i 9 e i 12 mesi; poi, su proposta dal Comitato nazionale NPL, in collaborazione con la Biblioteca per ragazzi di Roma e la sezione italiana dell'IBBY, l'allestimento di una mostra internazionale dell'editoria per la prima infanzia in cui sono confluiti 355 libri provenienti da 23 paesi del mondo e, infine, la dedica di due delle cinque sezioni in cui si articola il Premio Nazionale NPL a libri editi e inediti per bambini tra 0 e 3 anni”).

Joanna Dillner intervistata da Rita Valentino Merletti (Il “primo libro” tra realtà e immaginazione: D. Quali sono le caratteristiche irrinunciabili di un "primo libro" di buona qualità e quale progettazione ci sta dietro? Quali competenze specifiche? R. Fondamentale è la conoscenza specialistica della prima infanzia, e determinante è l’assenza di manualistica. Perché il bambino ha un’immaginazione creativa che lo porta a interpretare la realtà, quella stessa realtà che lo sollecita e lo stimola sulla strada della conoscenza. Un buon “primo libro” è un ponte che unisce la realtà del mondo circostante all’immaginazione del bambino, ma è anche uno sprone e un impulso alla sua crescita intellettuale e spirituale”).

Mem Fox intervistata da Rita Valentino Merletti (Una storia di bambini veri: D. “Dieci dita alle mani, dieci dita ai piedini è un libro decisamente ben riuscito: perfetto per intonazione, linguaggio, tema, illustrazione, layout complessivo. Puoi raccontarci come è nato? R. Nel corso di molti anni di esperienza ho imparato quale profonda attrazione eserciti sui bambini una lingua scritta di buona qualità e quanto poco interesse i bambini abbiano per una lingua banale o approssimativa. La lingua di qualità li incanta, quella banale li annoia a morte, anche perché si accompagna a trame scontate, a finali insoddisfacenti, a personaggi insipidi, a tematiche usurate. Tutto questo è, purtroppo, il tipo di scrittura che si produce con più facilità. Anche per me è stato così. Alcuni anni fa ero talmente sfiduciata circa il mio futuro di scrittrice che ho, per così dire, rassegnato le dimissioni al mio editor in California e al mio agente a Melbourne. Non sopportavo più di scrivere, con fatica, cose che io stessa consideravo mediocri. La decisione di smettere mi ha liberata dall'ansia e infatti dopo nemmeno una settimana, durante un lungo viaggio di ritorno dall’America, ho scritto due nuove storie. Di solito mi occorrono due anni per scrivere un libro e invece, quasi per miracolo, all’improvviso, sono arrivate due nuove idee, trasformate in scrittura in 40 ore. Entrambe le storie sono state accettate: ero una scrittrice rinata”).

Maria Grosso (La luce dell’Uomo Fiammifero: un progetto innovativo dedicato all’infanzia che parte da un albo e arriva a un film, attraverso il racconto di noia e emozioni: “Ricucire il punto in cui il filo si è rotto. Fornire una traccia a chi ha smesso di ricordare, a chi non riesce più a credere nell’infanzia, né a vederla, a sentirla, o a toccarla. E insieme partire, mettersi in cerca della “storia di tutte le cose che [abbiamo] lasciato”, per non portare con noi null’altro se non ciò che abbiamo conosciuto, esplorato e amato da bambini, come diremmo seguendo le impronte di Alfonso Gatto. L’uomo fiammifero è un picturebook, un film, ma anche un viaggio, un’avventura protervamente voluta e condivisa dal regista Marco Chiarini e dai suoi. E non solo. Quest’anno ha rappresentato anche un piccolo caso, catalizzatore di premi e di attenzioni, e insieme un modo antico e fragrante di pensare e fare cinema, nonché, cosa non meno importante, di diffonderlo”).

E anche:

Dossier Segnali di lettura
: rassegna di iniziative e progetti di promozione della lettura e di materiali di letteratura grigia sul mondo del libro per ragazzi.

Le Rubriche:

Ruba bandiera
: il gioco e l’immaginario infantile a cura di Roberto Farnè (Giocare tra viaggio e sfida: “Gianfranco Staccioli – ne I giochi che fanno crescere: analisi e proposte di giochi di pedine per un didattica ludica, ETS, 2009 – svolge un’analisi rigorosa e meticolosa dei giochi da tavoliere che suddivide in due categorie: i giochi di percorso di cui un esempio emblematico è il gioco dell’oca, e quelli di combattimento come gli scacchi, la dama ecc. Ed è su queste due categorie, il viaggio e la sfida, declinati su una molteplicità di esempi di giochi da tavoliere che portano i segni di diverse culture, che Staccioli ci fornisce le chiavi di lettura per comprenderne il “dispositivo pedagogico”. Non si tratta di “giochi didattici”, cioè finalizzati a imparare qualcosa attraverso modalità ludiche, ma del fatto che la pratica di questi giochi (il giocare) sottintende il prendere dimestichezza con categorie e atteggiamenti nei quali, appunto, si dà senso ad un certo modo di vivere simbolicamente il viaggio e il suo percorso o di sfidarsi in un combattimento”).

La cattedra di Peter: le tesi originali della cattedra di Letteratura per l’infanzia dell’Università di Bologna a cura di Emy Beseghi (Uscire dal bosco con una lingua di fiaba: Les petits cailloux di Vivian Lamarque: questo è il titolo della tesi di Annalisa Biasco: “‘Le storie delle persone sono tutte fiabe’. Vivian Lamarque, scrittrice e poetessa contemporanea, fa spesso questa analogia tra la vita e la fiaba, aggiungendo che ogni persona si trova, prima o poi, a dover attraversare un ‘bosco’ dove è in agguato il ‘lupo cattivo’, a superare degli ostacoli indossando gli “stivali delle sette leghe” o ricevendo l’aiuto di una ‘fata madrina’. Molti elementi della sua biografia rendono evidente la forte corrispondenza tra le sue vicende personali e questo genere: una madre abbandonica, case perturbanti, splendidi genitori adottivi, salvifici ‘principi azzurri’ che ‘l’abbandonano’ a loro volta. È proprio dalla sensazione di essere rifiutata e dalla sofferenza che ne consegue, che nascono le poesie della Lamarque, che lasciata, a soli nove mesi, al limitare del bosco dalla famiglia di origine, cerca per tutta la vita di uscirne usando la lingua della poesia e della fiaba”).

La cassetta degli attrezzi: gli strumenti di lavoro per gli operatori del settore, di Ivo Mondini (Kit del bibliotecario scolastico 2010: compiti e strumenti formativi del docente documentalista)

 

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