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Libri e ragazzi - Interviste d'autore - Philip Ridley - L’importanza di essere se stessi
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Philip Ridley - L’importanza di essere se stessi
Philip Ridley - L’importanza di essere se stessi

Una realtà di forte impatto emotivo, dove oltre al quotidiano trovano spazio l’immaginario e il sesso come scoperta di sé. Nei libri di Philip Ridley il vissuto degli adolescenti si intreccia con le loro difficoltà, ma anche con la voglia di conoscersi e conoscere, sempre rimanendo fedeli ad un principio fondamentale: l’onestà nei confronti del lettore. Intervista di Federica Velonà

Philip Ridley, nato nel 1964, è l’autore di sorprendenti romanzi per ragazzi, tutti ambientati nella periferia orientale di Londra (tra i suoi titoli, Dakota delle Bianche Dimore, Krindlekrax, Kasper nella città splendente, Il favoloso Scribbolo, Magia a Vinegar Street). Fenicotteri in orbita, la sua racconta di racconti del 1990 edita da Mondadori è stata appena ripubblicata in italiano da Salani. È un libro realistico e crudele che racconta vite familiari complicate, ragazzi in crisi, tradimenti perpetrati nei confronti di chi si ama, sesso come scoperta di sé. In occasione di quest’ uscita editoriale abbiamo chiesto allo scrittore di ripercorrere alcune delle tematiche affrontate nella sua narrativa per ragazzi.
La sua descrizione del mondo degli adolescenti è molto realistica e di grande impatto. Lei sembra suggerire che tra i tredici e i diciotto anni alla gente capiti di sperimentare il meglio e il peggio della natura umana. È così?
Io ricordo la mia adolescenza come un periodo di continua scoperta. Di me stesso e del mondo che mi circondava. Mi sembrava di essere Aladino nella caverna magica. C’era così tanto da scoprire, non vedevo l’ora che fosse mattina per affrontare un nuovo giorno. Dormire mi sembrava un’inutile perdita di tempo. In quel periodo ho scoperto artisti, musicisti, e scrittori che mi avrebbero influenzato per il resto della mia vita. Tutte le emozioni erano più grandi e più intense. Credo che durante l’adolescenza dovremmo liberare la nostra immaginazione. Sì, sperimentare come ci sentiamo e chi siamo. Può essere semplice come provare abiti diversi o come conoscere persone che non avremmo mai pensato di incontrare. È così facile cominciare a sentirsi in trappola. Più liberamente sperimentiamo quando siamo giovani, più frutti daremo crescendo.
Nel primo racconto di Flamingoes in Orbit, due ragazzi si divertono a guardare foto di soldati morti o orribilmente feriti. Una volta lei ha raccontato che da piccolo quando era malato passava il tempo a letto a divorare racconti dell’orrore. Come spiega la fascinazione che l’horror esercita sui ragazzini?
Io amo le immagini delI’orrore, come del resto la maggior parte dei pittori. Quando studiavo pittura al St Martin's School of Art era sorprendente vedere quanti miei compagni amassero i film di David Cronenberg o i romanzi di Stephen King. L’horror produce immagini così viscerali e surreali. Pensi al petto scoppiato in Alien o alla ragazza posseduta nell’Esorcista. Inoltre c’è il legame tra l’horror e i disadattati, le persone tagliate fuori dalla società per il loro aspetto (Quasimodo in Notre-Dame de Paris) o per i loro più profondi istinti (Dracula, L’uomo-lupo). Questo naturalmente mi colpiva perché stavo molto male ed ero tagliato fuori dal mondo che mi circondava.
Un tema di grande interesse nella sua narrativa è la relazione tra adolescenti e bugie. Molti dei suoi personaggi sono bugiardi compulsivi. Mentire può essere per i ragazzi un modo per difendersi dagli adulti?
Io userei la parola “fantasia” piuttosto che “bugia”. Quello che secondo me fanno le mie opere è chiedersi cosa ci sia di reale nella nostra vita, e cosa di immaginario. E qualche volta la parte immaginaria delle nostre vite, le nostre fantasie possono apparire più vere della realtà. Noi tutti ci creiamo un’‘immagine’ di noi stessi. Tutti noi recitiamo una parte. Tutti abbelliamo ciò che ci è capitato quando lo raccontiamo. Penso che questo sia vero soprattutto quando siamo adolescenti. Ci piace moltissimo inventarci e reinventarci. Ogni reinvenzione è diversa dalle altre, ma ognuna è vera a modo suo.
L’idea che l’orientamento sessuale non sia definito una volta per tutte e che un ragazzo possa essere eterosessuale o gay a secondo degli incontri che fa è semplice, ma non molto condivisa. Ci può spiegare la sua posizione al riguardo?
Be’, credo che alcune persone siano definite dal punto di vista sessuale una volta per tutte e altre no. Secondo me non c’è una regola universale. Non mi piace pensare in termini di gay, eterosessuali, bisessuali. Penso che siano termini datati e inutili. Penso in termini di amore. Quello che conta è chi ci sentiamo vicino in un determinato momento, in una determinata fase della nostra vita. E certo, qualche volta un uomo che ha sempre pensato a sé in termini di eterosessualità può incontrare un altro uomo che suscita in lui desideri che non ha mai avuto prima. Io so che questo succede, l’ho sperimentato. Ha a che fare con la persona. Con la magia che due persone generano tra di loro. Questa per me è pura magia. Non precludersi nessuna esperienza. Chiunque è capace di provare qualsiasi cosa per chiunque altro in qualsiasi momento. È una cosa meravigliosa che non va temuta, né guardata con sospetto.
Cambiando argomento, ma non del tutto, si può dire che l’East End di Londra, lo sfondo di tutta la sua narrativa, sia diventato, attraverso i suoi libri, un posto mitico dove tutto può accadere?
Sì, penso di sì. È un luogo dell’anima oltre che un luogo reale. È il paesaggio in cui le mie storie nascono e crescono. Per me è importante come l’America del profondo Sud lo era per Tennessee Williams o New York lo è per Woody Allen.
Tornando a Fenicotteri in orbita, gli animali hanno un ruolo centrale in questi racconti. Il fagiano morente, il delfino arpionato, il granchio schiacciato, il gatto buttato già dalla finestra. In altri suoi libri c’è una forma di ossessione per i coccodrilli. Può dirci qualcosa sugli animali nella sua narrativa e in particolare in questo libro?
Ho sempre messo animali nelle mie opere, fin da quando ero bambino. La mia prima ossessione sono stati gli uccelli. Li disegnavo in continuazione. I miei genitori mi avevano comprato un binocolo per osservarli. Amavo molto (e amo tuttora) i libri con illustrazioni di uccelli, li colleziono, soprattutto le vecchie edizioni con le tavole a colori. Sono così belli. A parte gli uccelli, ho dipinto un intero serraglio: delfini, coccodrilli, lucertole, balene, serpenti, farfalle. Di tutto ciò c’è un’eco nel mio lavoro. L’animale che ritorna di più è il coccodrillo. È difficile che io scriva qualcosa senza nominare un coccodrillo. E non a caso il mio primo romanzo s’intitola Crocodilia. E uno dei più popolari tra i miei libri per bambini, Krindlekrax, è tutto su un coccodrillo gigante. Non mi piace autoanalizzare le mie opere. Ma non posso negare che tutti questi animali negli anni sono diventati una sorta di mitologia personale. Non so esattamente di che tipo di mitologia si tratti. Penso che sia una materia su cui possono riflettere altri.
Ha iniziato come pittore, ha diretto dei film, ha scritto per la radio e per il teatro, ma ha dichiarato che i suoi libri per ragazzi sono la “spina dorsale” di tutto quel che fa. Ci può brevemente illustrare la sua attitudine verso questo tipo di narrativa?
Scrivere per bambini e ragazzi è molto importante per me. Raccontare storie che riguardano i giovani, aiutarli a trovare una loro via attraverso un mondo che può spesso apparire caotico: questo è un compito molto speciale. Sono orgoglioso che molti ragazzi mi scelgano come loro scrittore preferito. Ne sono onorato, è un grande privilegio. I racconti che facciamo entrare nelle nostre vite diventano parte di noi. Entrano nel nostro sangue, diventano noi. È talmente importante far entrare le storie giuste. Storie che incoraggino a esplorare il mondo e ciò che c’è dentro di noi con coraggio, verità e compassione. Spero che i miei racconti lo facciano. Anche se a volte possono trattare il lato buio dell’esistenza. Penso che questo sia il motivo, o uno dei motivi, per cui i giovani reagiscono così bene ad essi. Io so, come sanno loro, che il mondo non è tutto luci e niente ombre. Non sono un sentimentale, non rifuggo da ciò che può turbare, ma sono onesto riguardo alla realtà. Ed essere onesti è sempre un modo per affermare la vita. I giovani rispettano l’onestà più di ogni altra cosa, riconoscono un impostore o un bugiardo a grandissima distanza. Questa è una delle cose che rende la scrittura per ragazzi una sfida così grande. Non si può fingere, non si può mentire: tutto deve essere chiaro e onesto come il cristallo. Amo questa sfida. È così che provo a vivere la mia vita ogni giorno.

(da LiBeR 85)

Interview to Philip Ridley  
by Federica Velonà

Philip Ridley, Flamingoes in Orbit, a collection of stories of 1990, is now being republished in Italian. Your description of teenagers world is very realistic and has a tremendous impact on readers. You seem to suggest that between 13 and 18 people experiment on themselves the best and the worst of human nature, don’t you?
I remember my own teenaged years as a period of endless discovery. Both about myself and the world around me. I felt like I was Aladdin in the magic cave. There was just so much to discover. I couldn't wait to wake up in the morning. Sleep felt like such a hindrance. I discovered artists and composers and writers that were going to influence me for the rest of my life at this time. All emotions felt magnified and more intense. I think we should be free with our imaginations at this time. Yes, experiment with what we feel and who we are. This can be as simple as trying on different clothes or getting to know people we never thought we would. It's so easy for us to start to feel trapped. The deeper we dig the roots of freedom and experimentation when we're young the more fruitful will we grow.
In the first story of Flamingoes in Orbit two boys spend their spare time watching photos of dead or horribly wounded soldiers. You said once that when you were young and sick you spent your time in bed, devouring horror novels. How do you explain teenager fascination for horror?
I love the images in horror. You know, most painters do. When I was studying painting at St Martin's School of Art it was surprising how many of my fellow students were in love with the films of David Cronenburg od the novels of Stephen King etc. Horror producers such visceral and surreal images. Think of the chest burster in Alien or possessed girl The Exorcist. Also, I think, horror tends to deal with the outsiders. People who have been cut off from society because of what they look like (The Hunchback of Notre Dame) or because of their inner desires (Dracula, Wolf Man). This, naturally, touched a nerve with me as I was very ill and cut off from the world around me.
A theme of great interest in your fiction is the relationship between teenagers and lies. Many of your main characters are compulsive liers. Lying can be for teenagers a way of defending themselves against adults?
I would use the word 'fantasy' rather than 'lies'. What a lot of my work does, I think, is question what is real in our life and what it imagined. And, sometimes, how the imagined parts of our lives, our fantasies, can seem more real than the truth. We all create an 'image' of ourselves. We are all playing a part. We all embellish stories about things that have happened to us. I think this is particularly true when we are teenagers. We like to invent and re-invent ourselves so much. Each re-invention is different from the other, but each one is still true.
The idea that sexual orientation is not defined once for ever and that a boy can be either heterosexual o gay, depending on whom he meets is very simple but is still against the mainstream. Can you explain us your opinion about this subject?
Well, I think that some people can be defined forever and some can't. There's no universal rule for everyone. That's what I'm saying, I think. I don't like to think in terms of gay and straight and bi-sexual. I think all those terms are out of date and no longer useful. I think in terms of love. Who do we feel close to at that moment, at that stage, in our lives. And, yes, sometimes a male who has thought of himself as straight for all of his life can meet another man that opens desires in him that he's never had before. I know that happens. I've had experience of that. It's to do with the person. With what magic two people generate between each other. This, for me, is pure magic. Do not prejudge any experience. Anyone is capable of feeling anything with anyone at any time. That is a wonderful thing. It is not to be feared and mistrusted.
Is it possible to say that the East End of London, the set of all your fiction, has become through your novels a mythical place where everything can happen?
Yes, I think that is true. It is a place of the mind as well as a real place. It is the landscape where my stories take root and grow. It's as important to me as America's Deep South was to Tennessee Williams, or New York is to Woody Allen.
Coming back to Flamingos in Orbit, animals have a central role in these stories. The dying pheasant, the slaughtering dolphin, the squashed crab, the cat thrown from the window … In other books of yours there is an obsession for crocodiles. Can you tell us something about animals in your fiction and in this book in particular?
I've always used animals in my work, going right back to when I was a child. My first obsession was birds. I used to draw them endlessly. My parents bought me some binoculars so I could watch them. I used to love (and still love) books with bird illustrations. I collect them now. Especially old editions with coloured plates. They are so beautiful. Apart from birds, i started to paint a whole menagerie: dolphins, crocodiles, lizards, whales, snails, butterflies. All of these still echo through my work. The most frequent one is the crocodile. There is hardly a thing I've done where a crocodile is not mentioned somewhere. And, of course, my first novel was called Crocodilia. And one of my most popular children's books, Krindlekrax, is all about a giant crocodile. I don't like to analyse my own work. But there's no denying all these animals have, over the years, achieved a sort of personal mythology for me. I don't know exactly what that mythology is. It's up to others to ponder that, I suppose.
You started as a painter, you made films, you wrote for radio and theathre, but you said that your children’s books are the “backbone” of everything you do. Can you describe us your attitude toward writing for children?
My writing for children and young people is so important to me. To tell stories that the young connect to. To help them negotiate their way through a world that can often seem chaotic - this is a very special task. I am proud of the fact that so many young people embrace me as their storyteller. I am so honoured. It is such a privilege. The stories we let into out lives become part of us. They merge with our blood. They become part of who we are. It is so important we let in the correct stories. Stories that encourage to explore the world and explore ourselves with bravery and truth and compassion. I hope my stories do that. Even though, sometimes, they might deal with dark things. I think this is what young people react so positively too. Or, at least, one of the things. I know, like they do, that the world is not all sweetness and light. I am not sentimental. I do not shy away from disturbing things. But I am honest about the world. And honesty is always life-affirming. And the young respect honesty more than anything. They can detect a fake or a liar at a million paces. That's one of the things that makes writing for children such a challenge. You can't fake anything. You can't lie. Everything has to be as clear and as honest as crystal. I love that challenge. It's the way I try to live my life every day.

 
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