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Libri e ragazzi - Argomenti - Argomenti - Misreading children, leggere e fraintendere
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Misreading children, leggere e fraintendere
Misreading children, leggere e fraintendere
Nella nostra società velocità di pensiero, efficienza e produttività a ogni costo rendono difficoltoso lo sviluppo delle metodologie di lettura, protratte e riflessive: si parla allora di mis-reading, ossia lettura non corretta dal punto di vista del significato. Protagonisti, bambini e ragazzi che diventano lettori funzionali, sempre più coinvolti nel vortice del consumismo.

Jack Zipes

Il testo qui raccolto, pubblicato nel numero 80 di LiBeR, è una traduzione-riduzione del saggio di Jack Zipes “Misreading Children and the Fate of the Book”, la cui versione inglese uscirà nel suo libro Relentless Progress: the Reconfiguration of Children’s Literature, Fairy Tales, and Storytelling per le edizioni Routledge. Per esigenze di spazio alcune parti del testo di Zipes sono state omesse, altre – qui evidenziate in carattere corsivo – sono state sintetizzate. La traduzione-riduzione è stata curata da Carla Poesio. Le illustrazioni sono di Alberto Rebori.

Non è certo un segreto: dagli ultimi cinquant’anni circa a oggi abbiamo riconfigurato un’infanzia in cui i ragazzi agiscono e si comportano come oggetti d’uso e agenti del mondo dei consumi, e continuiamo a inventare modi per incorporarli interamente in sistemi economici che compromettono la loro integrità e li rendono complici di un comportamento criminale, come il mutuo sfruttamento economico e il mantenimento politico della divisione in classi sociali. Insegnando ai bambini come non leggere, creando inibizioni alla loro capacità di lettura oppure favorendola con libri vacui o schermi con parole o immagini che fanno pubblicità a prodotti apparentemente magici, siamo riusciti a trasformare i giovani lettori in lettori funzionali, in non-lettori, in tutto fuori che lettori, in esseri sprovvisti di ogni responsabilità civica e predisposti a diventare consumatori in una società impazzita.
Dovremmo forse chiamare questo processo un’azione di “ammutolimento” dei ragazzi, cioè una politica che tende ad ammutolirli per renderli più docili, più flessibili e operativi come adulti rimasti attaccati a prese di corrente.

Qui Zipes cita due brevi pubblicazioni del NEA (National Endowment for the Art): Reading at risk: A Survey of Literary Reading in America e To Read or not To Read: A Question of National Consequence che hanno denunciato l’estrema povertà e le carenze della categoria dei lettori soprattutto da un punto di vista quantitativo. Per esempio, solo il 47% di adulti legge un’opera di letteratura in un anno e tale carenza è più grave nei giovani adulti.
Anche la reading ability (la capacità di leggere alfabeticamente) diminuisce infirmando così la literacy, cioè la comprensione di ciò che si legge.

Benché si registri un calo numerico nella produzione editoriale in America, l’ammontare rimane relativamente alto in confronto agli altri Paesi; però le persone (inclusi i giovani) leggono sempre meno libri e per la maggior parte, quando leggono, spesso guardano uno schermo oppure ascoltano musica o la radio. Inoltre nel bilancio familiare la voce acquisto di libri è calata del 14% dal 1985 a oggi. Il 58% degli studenti di scuole medie e superiori usano altri media mentre leggono: è il multi-tasking, la “multimodalità di lettura”. I libri diventano sempre più rari nelle case e in molte mancano addirittura.
Dal rapporto NEA sembrerebbe esistere una correlazione tra la mancanza di libri nelle case, un calo nella lettura dei libri che vengono pubblicati e la qualità della vita civile. In altre parole, il rapporto sostiene che, se fosse più alto il numero dei lettori, ci sarebbe una maggior partecipazione a tutte le forme di cultura, inclusi gli sport, e la gente sarebbe più responsabile da un punto di vista civico …
Questo è vero fino a un certo punto – ed è importante prendere in seria considerazione i due rapporti Nea – ma, secondo la mia opinione, in essi rimane sfocato il punto essenziale e non è messo bene in luce il modo di leggere sbagliato dei ragazzi e anche degli adulti. Il NEA purtroppo ha trasformato il libro e la lettura in feticci che magicamente potrebbero far rivivere la cultura in America … o prevenirne la decadenza. … Ci sono problemi più importanti da porsi, problemi che riguardano la già citata riconfigurazione socio-economica dei giovani lettori entro un sistema socio-economico che sfrutta i loro talenti e la loro attività a loro danno e non a loro favore …
Io voglio mettere a fuoco la socializzazione dei ragazzi, le consuetudini e le metodologie di lettura, i tipi di libri e gli altri strumenti culturali che agiscono sui giovani lettori da tre a diciotto anni.
Il mio assunto non è qui trattare quanti libri sono letti, se i bambini imparano a leggerli, ma come e perché si insegna e si suggerisce una lettura sbagliata (to mis-read), e, di conseguenza, come e perché noi continuiamo a leggere in modo sbagliato gli aspetti problematici della cultura contemporanea.
Leggere in modo sbagliato (mis-reading) equivale a una lettura non riflessiva, diretta a un veloce assorbimento di informazioni e di segni non elaborati dal cervello: intendo dire che noi non esaminiamo con cura tutti i complessi processi che sono in rapporto con le nostre letture, con le nostre personali e pubbliche decisioni e con i nostri impegni. Ovvero non ci accorgiamo di quanto le operazioni razionali ed efficienti del sistema socio economico, che incidono su di noi e sulle vite dei nostri ragazzi, portano a relazioni di sfruttamento e di reificazione tra la gente. Il risultato è che noi tendiamo a trattarci l’uno con l’altro come oggetti da usare per vantaggio e piacere personali …
Nel suo saggio Proust and the Squid: The Story and the Science of the Reading Brain Marianne Wolf ci ricorda che “leggere è una delle più notevoli e ben distinte invenzioni della storia”.
Questa invenzione e ciò che noi ne facciamo non vengono trattati nelle due pubblicazioni del NEA e neppure vi viene discussa la qualità dei libri che vengono prodotti per lettori tra i 4 e gli 8 anni. Inoltre non vengono mai poste domande cruciali come queste: Che cos’è un libro per ragazzi? Come sono esposti i ragazzi ai vari materiali di lettura e come viene loro insegnato a usarli? Quali sono i diversi contesti socio-culturali nei quali i ragazzi leggono? Gli altri media sono un complemento della lettura del libro? Lo schermo ha rimpiazzato il libro producendo così un tipo di lettura multi-modale? Perché leggiamo quello che leggiamo? Abbiamo la possibilità di scegliere? Che ruolo hanno la classe sociale, la razza, l’essere maschio o femmina nell’apprendimento della lettura?

Libri

Detto semplicemente, il libro per ragazzi è un oggetto d’uso: non il santo Graal né la salvezza della società civilizzata. Naturalmente è un oggetto d’uso anche per gli adulti, ma io intendo parlare di libri per ragazzi e di problemi di literacy.
Quando John Newberry, il più grande editore di libri per ragazzi in Inghilterra, cominciò a produrre libri destinati a giovani lettori nel 1744, aveva un’idea chiara di cosa doveva essere un libro per aver successo nel migliorare la moralità dei lettori, educarli ed essere anche piacevole e utile …
Sia per lui che per altri editori e librai nei secoli XVIII e XIX il libro per ragazzi doveva essere attraente, piacevole e magico. Qualunque tipo di libro veniva prodotto era considerato come un prodotto da vendere che conteneva un certo valore tra le due pagine di copertina e aveva bisogno di essere decifrato …
Fin dall’inizio, prima che i bambini fossero spinti a leggere e prima che ci fosse un mercato del libro, cioè dall’avvento della stampa nel XV secolo, i libri e la lettura erano associati con lo sviluppo intellettuale, la moralità, un sano divertimento o un modo di passare il tempo ricco di significato …
Quando i libri per bambini e ragazzi cominciarono a essere prodotti in larga quantità e diffusi nelle classi più elevate (molti erano libri di comportamento) furono considerati potenti agenti del processo educativo e, secondo Rousseau e Locke, comportavano insieme beneficio e pericolo, anche se erano sacri e autorevoli. Nei secoli XVIII e XIX numerosi educatori e prelati infatti misero in guardia contro certe letture sbagliate, in particolare libri di fantasia, che potevano suscitare pulsioni sessuali nei giovani lettori spingendoli alla masturbazione o ad altri comportamenti devianti.
I tempi non sono molto cambiati dal XVIII secolo, ma gli editori (o dovrei dire i grandi gruppi editoriali che producono oggi i libri nell’ambito di lingua inglese) fanno distinzioni basate su standard morali ed etici che riflettono i valori culturali e i pregiudizi di una società ben determinata.
L’aperta censura, che ebbe un suo ruolo nel XX secolo, è largamente sparita grazie al sistema del mercato libero e della globalizzazione, ma buona parte delle grandi case editrici che sono in collusione con catene di medie e grandi librerie sottoscrivono una censura “non ufficiale”, che agisce attraverso la categorizzazione di letture appropriate e la selezione di libri che avranno successo di mercato presso un largo pubblico di lettori. La loro politica è diretta a manipolare il mercato per trarne profitto e i libri per ragazzi possono offrire un profitto molto alto …
Il cambiamento più significativo nella produzione di libri come oggetti d’uso dal XVIII secolo appare chiaro se si analizza la svolta ideologica nelle prospettive di produttori, venditori e agenti di mercato nella seconda metà del XX secolo.
Mentre gli antichi produttori di libri avevano ideali di sviluppo intellettuale per divertire e istruire i giovani lettori a beneficio del loro benessere morale, ed erano per lo più piccole case editrici, spesso a conduzione familiare, che si occupavano sia della stampa che della vendita, oggi gli editori più importanti fanno parte di grandi anonimi conglomerati pubblici mossi largamente da motivi di profitto, disposti a pubblicare indiscriminatamente qualsiasi cosa che possa aumentare la loro statura, la loro ricchezza, il loro potere e assicurare il loro status nell’ambito dell’industria culturale …
Per capire come le librerie hanno adottato anche la vendita di materiale di intrattenimento, bisogna tener conto del modo in cui proprio i libri sono stati incorporati in una cultura dell’intrattenimento. Il largo uso dei libri come blocchi fondamentali nella struttura di esperienze di intrattenimento rappresenta il culmine del processo chiaramente visibile nel primo parco di divertimenti.

Qui Zipes cita il caso di Coney Island dal saggio di John Kasson, Amusing the Million: Coney Island at theTurn of the Century.

La entertaining book store (libreria con area di intrattenimento) indica che la rivolta culturale descritta da Kasson ha profondamente inciso nel mondo con risultati di grande trasformazione.
Un importante aspetto di questa trasformazione ha a che fare con lo status del libro come mezzo di comunicazione di massa. Lo sviluppo dei negozi di libri che vendono materiale di intrattenimento riflette l’integrazione quasi completa del libro nell’industria dello spettacolo. Un’integrazione che ha un carattere organizzativo. Agli inizi del 1970 ci fu un’acquisizione di editori da parte di gruppi corporativi che avevano pacchetti azionari nell’ambito di film, produzioni televisive, musica, giornali e riviste. Oggi quasi tutti i maggiori editori appartengono a vari conglomerati produttori di media come Bertelsmann, Time Warner e Viacom.
E non soltanto le case editrici sono parte di grandi conglomerati di media, ma non ci sono più elementi come le scuderie degli editor, dei pubblicisti, degli addetti al marketing e neppure la fedeltà nei confronti di una particolare Casa. Benché molti editori tengano ancora in grande considerazione libri seri e i rapporti con i loro scrittori, tuttavia sono costretti ad acquistare libri popolari che vendono bene …
Alcuni di loro sono così accorti da identificare i buoni scrittori emergenti e tengono gli occhi ben aperti perfino sulle bozze di libri altrui, ma la maggior parte del loro tempo se ne va nelle battaglie con gli uffici di marketing …
Benché ci sia un gran numero di editor intelligenti che si occupano dell’educazione dei ragazzi nell’industria editoriale, la loro influenza sulla produzione di libri è trascurabile perché il fine ultimo di ogni libro è dato dal suo valore sul mercato …
Laura Miller in Reluctant Capitalists: Bookselling and the Culture of Consumption ha fatto notare che spesso all’interno delle case editrici è l’ufficio marketing che decide che tipo di libri va prodotto, mentre le librerie, ora dominate da catene come Barnes and Noble, Borders, Dalton e anche Wal Mart, talvolta determinano anche quali libri devono essere messi in evidenza o distribuiti. Su Internet, Amazon ha un ruolo importante. In breve: il mercato detta gli interessi di editori, scrittori e lettori. Naturalmente il mercato non può prevedere ogni cosa, però può trarre velocemente vantaggio da mutamenti non anticipati nei gusti del pubblico e/o promuovere questi gusti.
Per esempio, se è di gran moda il libro fantasy, come la serie di Harry Potter di J.K. Rowling o la trilogia di Philip Pullman Queste oscure materie, e ne vengono tratti film che ne accrescono la popolarità, allora numerosi editori pubblicano opere di mediocre imitazione (lo facevano anche prima di Harry Potter) allo scopo di trovare il loro “libro colosso”. Se, dopo un certo periodo di promozione, il libro non ottiene successo e non diventa un bestseller oppure, semplicemente, non dà profitto, va fuori stampa o finisce al remainder. Vengono così prodotte quantità indiscriminate di libri ogni anno, perché gli editori ci possano guadagnare, come se partecipassero a una lotteria, nella speranza di avere almeno un grosso vincitore all’anno.

Segue un esempio dell’operato dell’industria culturale americana relativo al romanzo di Gail Carson Levine, Fairy Dust and the Quest for the Egg.

Qualcuno potrebbe dire che l’esempio citato non è tipico dell’industria editoriale per bambini. Ma non è vero. L’impulso a produrre libri che replicheranno se stessi, libri destinati a produrre film che replicano i libri, film destinati a produrre libri per replicare i film, libri che faranno vendere libri della stessa categoria è chiaramente visibile nel campo industriale. Per quanto concerne gli editori, i libri vengono creati per far vendere altri libri e, in questo processo, i gusti e i valori del pubblico di giovani lettori vengono modellati in modo da adeguarsi ai gusti e ai valori dell’industria culturale su larga scala, giacché un libro non è più un oggetto d’uso in sé e per sé, ma strettamente connesso, se non addirittura intrecciato, con altri prodotti simili.

Seguono gli esempi di The Spiderwick’s Chronicles di Tony Di Terlizzi e Holly Black, e di Gossip Girl di Cecily von Ziegesar.

I protagonisti di questo ultimo romanzo e degli altri a esso connessi, realizzano esattamente ciò che l’industria pubblicitaria vuole che ne venga fuori: un buon numero di consumatori mercificati con appetiti insaziabili. Il fatto che questi libri siano venduti in milioni di copie e siano alla base di serie di trasmissioni televisive non ha bisogno di commento.
La connessione tra televisione e industria cinematografica è molto importante. Film e TV possono spesso far rinascere l’interesse per libri pubblicati nel passato e in certi casi portano a un rinnovato interesse per romanzi popolari, albi illustrati, classici, fiabe, alcuni con un certo merito, altri meritevoli di nient’altro che il dimenticatoio.

Segue l’esempio dei film e di vari altri libri nati dall’albo Shrek di William Steig.

Ancora una volta il principio editoriale è questo: mungi la mucca finché è piena di latte e continua a mungerla finche’ non è vuota. Se non può produrre più latte, uccidila …
Nell’industria editoriale il contenuto di un libro può essere spurio, tuttavia qualsiasi libro può essere venduto in larga misura se ha una buona pubblicità e una buona distribuzione. I libri per ragazzi generalmente hanno una certa loro resa indipendente che può diventare più alta se esistono le condizioni sopradette. Tuttavia va sottolineato un fattore. Il mercato dei libri per ragazzi sta subendo un “raggrinzimento”. I luoghi pubblici destinati alla lettura vengono eliminati o rabberciati per adeguarsi alla rapida introduzione di nuove tecnologie nella vita dei nostri ragazzi. I bilanci delle biblioteche sono stati ridotti e le biblioteche riadattate per introdurre i computer o nuove tecnologie dell’ambito dei mass media. Negozi di libri indipendenti (cioè non appartenenti a catene) hanno dovuto chiudere. I ragazzi preferiscono giocare con i videogame, guardare la TV, ricercare programmi su Internet e andare al cinema. Possiedono gli Ipod, macchine fotografiche, cellulari, computer e comunicano con messaggini o email. Naturalmente non tutti i ragazzi possiedono questi strumenti, ma vengono incoraggiati a usarli e ad acquistarli. Un libro è probabilmente l’ultimo oggetto nella lista dei desideri per Natale o per il compleanno … Ma non disperiamo per il destino del libro: questo speciale oggetto d’uso rimarrà con noi per molti anni ancora.

Il libro nel contesto delle metodologie di lettura 

E questo perché il libro è qualcosa di più di un oggetto d’uso. È sempre stato, e lo è ancora ,quello che Ursula Le Guin chiama “un vettore sociale” …
Un libro non è soltanto un vettore sociale perché implica la collaborazione, il confronto, o la discussione con lo scrittore, ma perché può portare un lettore con altri lettori a discutere la qualità delle pagine stampate e illustrate. In origine i libri come oggetti d’uso e vettori sociali erano fatti per essere letti ad alta voce e discussi in monasteri, in luoghi di culto, in società di lettura, in famiglia, in scuole e in altri posti pubblici. Ancor oggi sono letti in comune e ad alta voce in scuole, biblioteche, club di libri, librerie, eventi pubblici.
In particolare la vasta quantità di libri per ragazzi aveva lo scopo di mettere i giovani lettori in grado di sviluppare i loro talenti, la loro creatività, il loro pensiero critico, così da renderli capaci di comprendere meglio le condizioni in cui vivevano e sviluppare un senso di responsabilità civica e un atteggiamento affettivo nei confronti degli altri esseri umani.
Come vettori sociali, i libri servono anche come base per molti prodotti dell’area dei mass media inclusi cinema,TV, e Internet.

Da Reading for profit, Zipes riporta una larga citazione dell’intervento di di Bess Altwerger che denuncia quanto segue:
“Dopo la legislazione No Child Left Behind firmata da Bush nel 2001, programmi di lettura commerciali non sono stati più ‘offerti’, da parte del nostro sistema scolastico, ma sono ‘vincolanti’. Gli insegnanti sono stati “allenati” a seguire gli schemi e le direttive dei manuali creati per loro come se fossero degli operatori sprovveduti. Agli Stati sono stati rifiutati i dollari federali se si allontanavano dalle componenti, ufficialmente prescritte, delle istruzioni e delle valutazioni e hanno dovuto far ricorso al ‘noleggio’ di consulenti ‘approvati’ su piano federale per raddrizzare i loro percorsi”.

Quello che recentemente in America si è reso evidente nel campo dell’educazione sia pubblica che privata è stato lo svolgersi di un lungo processo – ed è effettivamente un processo – di reconfigurazione dei ragazzi, facendoli diventare dei pegni del sistema economico che pervade tutte le istituzioni sociali e culturali della società americana.

Segue la citazione dell’intervento di Patrick Sannon da Reading against Democracy.
La parte finale è questa: “Gli studenti devono imparare a leggere allo scopo di essere attivi in campo economico e non per capire se stessi, gli altri e in che modo i testi lavorano per loro e contro di loro in una democrazia. In effetti sotto l’ideologia di mercato e le sue leggi concernenti l’educazione alla lettura noi stiamo insegnando, e gli studenti stanno leggendo, in modo contrario alla democrazia”.

Nel processo di riconfigurazione dei ragazzi (e degli adulti) nell’economia del nuovo mercato globalizzato cosa accade allora ai libri, ai libri di ogni genere, quando il mis-reading è incoraggiato? Vengono consumati al pari degli altri oggetti d’uso? Possono avere un valore come vettori sociali? Ha davvero importanza il fatto che ragazzi e adulti leggano sempre meno ogni anno che passa, se vengono “allenati” dalle istituzioni e dalle corporazioni che impongono assolutamente un loro mis-reading? Che ne è di tutti i movimenti di riforma educativa e culturale del 1970 e 1980 che incoraggiavano il multiculturalismo? Qual è l’impatto di alcuni degli straordinari libri creati da scrittori e illustratori di talento per provocare i giovani lettori e per avere un dialogo con loro? Questi giovani lettori hanno la possibilità di comprare i libri, conoscerli, apprezzarli nel loro tempo libero, discuterli con gli amici e i genitori? C’è una speranza, non dico di tornare a un acuto apprezzamento dei libri per l’infanzia e la gioventù, ma di avanzare in un effettivo riconoscimento dei libri come vettori sociali?
Non dimentichiamo che il libro è come un morto: da sé non può far nulla. È inanimato e può animarsi quando è portato in vita, vale a dire attraverso pratiche di lettura …
Il numero di libri prodotti ogni anno da circa 60.000 editori ammonta approssimativamente a 165.000 nuovi titoli, forse una stima modesta. Qualunque sia l’ammontare, l’esistenza di questi libri e il fatto che i ragazzi ne leggano quanti più possibile non sono elementi significativi per lo sviluppo della literacy in qualsiasi cultura; quello che conta è come noi ci attiviamo nei confronti di questi libri e come rendiamo efficienti i loro contenuti. Le metodologie di lettura e la lettura stessa sono state radicalmente alterate negli ultimi 25 anni anni e sono ancora in fase di grande trasformazione. Chi avrebbe mai pensato più o meno un anno fa che gli adolescenti giapponesi avrebbero letto romanzi via cellulare? I messaggini sono diventati un modo di vita per milioni di giovani. I ragazzi sono esposti a miriadi di materiali di lettura attraverso libri, giornali, riviste, fumetti e tramite show televisivi o spot commerciali, siti internet, film, dvd e quant’altro.
Gran parte della lettura è fatta in bytes, ascoltando musica o guardando qualcos’altro nello stesso tempo. Le metodologie di lettura protratte e riflessive sono difficili da sviluppare in società che enfatizzano verifiche costanti, conoscenza positivista, velocità di pensiero, efficienza, massima produttività ad ogni costo, competizione, culto religioso come spettacolo e strumentalizzazione degli altri per motivi di potere politico.
Non vogliamo dire con questo che tutti sono infettati dal mis-reading. Ci sono ancora milioni di persone, giovani o anziani, che hanno imparato e che usano metodologie di lettura in modo critico, per comprendere se stessi e il mondo intorno a loro e controbattere il mis-reading
Le metodologie di lettura occupano un posto centrale nei conflitti scoppiati in America negli anni Novanta e continuano tutt’oggi. Quando i governi, federali e statali, cercano di migliorare l’educazione dei ragazzi inducendoli ad aumentare la quantità di libri letti, allo scopo di farli diventare funzionali nel sistema socio economico e perché trovino migliori posti di lavoro, è chiaro che avviano i ragazzi a un mis-reading e continueranno su questa strada a meno che altre forze sociali non si sviluppino e dimostrino che esistono alternative percorribili …
Ci sono molti libri che possono aiutarci, ma non sono testi sacri e inviolabili; le metodologie concernenti la literacy del materiale stampato non sono le sole attività utili che possono renderci capaci di promuovere il pensiero critico, la sensibilità, il piacere e la responsabilità civica.

Segue una citazione di Marianne Wolf di cui riportiamo le ultime righe:
“La mia più importante conclusione che deriva dall’esame dello sviluppo del lettore è una conclusione che esorta alla cautela. Temo che molti dei nostri ragazzi corrano il rischio di diventare quello da cui Socrate ci metteva in guardia e cioè una società composta da decodificatori di informazioni con una concezione falsa di conoscenza che li allontana da uno sviluppo più profondo del loro potenziale intellettivo”.

Come ho già fatto osservare in questo saggio, il sincero timore rivelato dalla Wolf, dal NEA e da altri adulti responsabili è stato sfortunatamente frainteso e manipolato da governi federali e statali , da agenzie municipali e dalla stampa, per fare un mito del libro e della letteratura stampata.

Seguono citazioni da Adolescence Lost / ChildhoodRegained: On Early Intervention and the Emergence of the Techno-Subject di Allan e Carmen Luke e da Literacy in the New Media Age di Gunter Kress. Di quest’ultimo riportiamo le seguenti parole:
“I cambiamenti delle condizioni che riguardano la literacy sono tali da farci riprendere in considerazione la teoria che, implicitamente o esplicitamente, ha puntellato i vari concetti dello scrivere nelle ultime cinque o sei decadi. Ho già detto con insistenza che noi non possiamo più trattare la literacy (o linguaggio) come i soli, i principali, gli unici mezzi di rappresentazione e comunicazione.
Ci sono anche altri modi e in molti ambiti che concernono la scrittura, tali modi possono essere più prominenti e più significativi. Di conseguenza, una teoria linguistica non può dire pienamente cosa è la literacy e come funziona. Il linguaggio soltanto non può darci accesso al significato del messaggio costruito in modo multimodale. Adesso il linguaggio e la literacy devono essere visti solo come portatori parziali di significato”.

Il richiamo o il grido per una radicale riforma degli approcci pedagogici all’insegnamento delle forme di literacy con un’enfasi sulla multimodalità, ha spinto molti educatori e molte scuole a sviluppare programmi di intervento precoci, basati sul modo in cui i ragazzi usano il linguaggio orale o scritto e rispondono alle nuove tecnologie che danno la priorità allo schermo e alle immagini.
Alcuni di questi precoci programmi di intervento sono superati, condotti da adulti ancora attaccati a tattiche di literacy del materiale stampato e di lettura alfabetica. Tattiche che possono essere
fuorviate da una concentrazione su tradizionali vedute psicologiche dello sviluppo dei bambini come sostengono i Luke (nella citazione menzionata), anche se questo non è sempre il caso.
È importante saper discriminare quando si fa l’analisi dei programmi di precoce intervento …
Mc Naughton punta ancora una volta il dito sul vero problema contenuto nelle discussioni su ragazzi, educazione, socializzazione, il libro e la literacy: cioè il valore. Sia l’uso, sia il valore di scambio tra ragazzi e libri hanno subito una grande alterazione in seguito alla globalizzazione. Come ho già sostenuto, questo ha condotto a una riconfigurazione di ragazzi, lettura e libri entro il processo di civilizzazione che li impegna a sviluppare determinate predisposizioni in qualsiasi cosa facciano, senza riguardo al loro background di classe o di etnia o al loro essere maschi o femmine, per sentirsi accorti consumatori, mentre diventano, nello stesso tempo, oggetti di consumo essi stessi. La lealtà che i ragazzi possono avere avuto o avvertito nei confronti della famiglia, della comunità, viene gradualmente sostituita dal mercato. I ragazzi rispondono di più alle forze del mercato che alle istituzioni sociali, educative o politiche.
Gli adulti rimangono perplessi perché non hanno compiutamente afferrato come e perché i ragazzi leggono il mondo in modo differente dal loro e rispondono a diverse situazioni di lettura attraverso multimodalità che sfidano il loro pensiero.
In breve, noi adulti non arriviamo a capire cio’ che noi stessi abbiamo prodotto in nome del progresso, perché non sappiamo leggere correttamente (we mis-read) la vera natura del progresso inteso come globalizzazione.
Se vogliamo dare veramente valore ai nostri ragazzi e ai loro libri e vogliamo realmente imparare qual è oggi il significato di libri e lettura, dobbiamo cessare di mis-read (fraintendere) le tendenze correnti della nostra cultura, di alterare le nostre metodologie di lettura e scegliere la via della riconfigurazione di quel processo di civilizzazione che ha negato le promesse di un Illuminismo inteso come sviluppo intellettuale. È un compito formidabile, per cui vale la pena lottare.

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(Da LiBeR 80)

 
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