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LiBeR 82
LiBeR 82

[Aprile  - Giugno 2009]


Sommario

Ombelico generation?
Questioni di genere, Simonetta Ulivieri (p. 17-21)
Ombelico generation?, Direzione di LiBeR (p. 18-19)
Piccole donne cambiano, Manuela Trinci (p. 22-25)
Femmine si nasce o si diventa?, Manuela Trinci (p. 24-25)
Allarme rosa, intervista a Emy Beseghi di Anna Antoniazzi (p. 26-28)
Fanciulle nuvolose, fanciulle catodiche, Marco Pellitteri (p. 29-31)
Raccontare… fuori dal coro, tavola rotonda con Giusi Quarenghi, Octavia Monaco, Francesca Pansa a cura di Anna Antoniazzi (p. 33-35)
Caleidoscopica “rosa” di libri. Bibliografia, a cura di Claudio Anasarchi, Selene Ballerini e Antonella Lamberti (p. 36-38)
Rapporto LiBeR 2009
A cura di Domenico Bartolini e Riccardo Pontegobbi
I migliori libri del 2008
A
Oh, boy! Il Premio LiBeR, Benedetta Masi (p. 40)
L’ho scelto perché… (p. 42-44)
Un eroe gay da amare, intervista a Marie-Aude Murail di Carla Poesio (p. 45-47)
I più prestati, i più venduti
Sempre Harry e Geronimo
, Alessandra Pecchioli (p. 48-49)
Editoria nel mondo
La Cina è vicina, Loredana Farina (p. 53--56)
Infanzia e letteratura
Legami intimi e indissolubili, Giorgia Grilli (p. 57-58)
Picturebook
L’arte dei tre porcellini, Marcella Terrusi (p. 59-63)
Fiabe classiche con design contemporaneo, intervista a Steven Guarnaccia di Marcella Terrusi (p. 60-61)
E se lasciassimo decidere ai bambini?, Angela Dal Gobbo (p. 61)
Cultura scientifica
Quando si mette mano alla scienza, intervista a Pierre Léna di Francesca Brunetti (p. 64-65)
Cultura scientifica e democrazia, Andrea Vico (p. 66-67)
Vedi alla voce: Narratività 
Narratività oggi, Stefano Calabrese (p. 68-70)
Dossier Segnali di lettura
Mettersi in testa una storia, Luisa Mattia (p. 72-73)
Materia grigia (p. 74-75)
Quantestorie, Maria S. Quercioli (p. 76)
Rubriche
Ruba bandiera
Bruno, Shmuel e i giochi proibiti, Roberto Farnè (p. 77-78)
La cattedra di Peter
Passeggiando con Anna verso Avonlea, Emy Beseghi (p. 79-80)
La cassetta degli attrezzi
Orchi fate e streghe, Teresa Buongiorno (p. 81-82)
LiBeRWEB
Almeno questi! Quarta edizione (p. 85)

Inserto redazionale
In collaborazione tra Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e LiBeR, il fascicolo de La bibliografia nazionale dei libri per ragazzi, con le segnalazioni di 566 novità di ottobre-dicembre 2008.

L’illustrazione di copertina è di Octavia Monaco

 


Ombelico generation?
Bambine e ragazzine tra letteratura e società

Direzione di LiBeR (Ombelico generation?: A due mesi esatti dall’evento siamo lieti di pubblicare tutti i contributi presentati al Seminario “Ombelico generation?”, organizzato con l’obiettivo di analizzare contenuti e consistenza dell’attuale protagonismo di bambine e ragazzine nell’ambito della letteratura per l’infanzia,protagonismo che ha costituito, fin dalla sua nascita nel corso dell’800, il cuore pulsante di quella “letteratura per fanciulle”, utilizzata per convincere, plasmare, consolare e compensare. Questo non trascurabile particolare ha imposto la necessità di evitare un approccio tutto interno al fatto letterario, preferendone uno multidisciplinare,  flessibile,  nel quale il confronto con i testi comprendesse il contributo di discipline autorevolmente rappresentate dai vari relatori: dalla pedagogia alla psicologia dello sviluppo, dalla sociologia all’illustrazione. Sul fronte dell’analisi del mercato, utile a contestualizzare l’attuale stagione della letteratura al femminile nell’attuale panorama editoriale, abbiamo aggiunto un breve spaccato sulla base dei dati sulla produzione tratti dall’osservatorio di LiBeR Database, sui quali vale la pena di soffermarsi”).

Simonetta Ulivieri (Questioni di genere…: Sono tante le storie di bambine diverse. Bambine sole e abbandonate e quindi bambine di strada in America Latina, baby-prostitute oggetto di turismo sessuale nei paesi asiatici, ma anche nordamericani e europei, bambine rom chiamate a vivere quotidianamente un conflitto tra la loro cultura d’appartenenza e la nostra, tra gli obblighi della sopravvivenza e le suggestioni dell’integrazione. Bambine di ieri immigrate dal Sud al Nord d’Italia, bambine di oggi immigrate dal Sud al Nord del mondo. Per descrivere e analizzare le discriminazioni di cui sono vittime le giovani donne immigrate e prima ancora le bambine, si può fare riferimento a una triplice forma di oppressione, di genere, di classe e di razza, come appartenenti al sesso femminile, a una minoranza etnica, e a una classe subalterna. Bambine e ragazze hanno bisogni e specificità di genere, un fatto che spesso è sfuggito a coloro che si occupano di pedagogia dell’accoglienza e di multiculturalità e che di norma usano far riferimento all’infanzia immigrata nel suo insieme. Occorre infatti porsi il problema delle possibili ricadute dell’incontro tra culture diverse, tra prefigurazioni tanto lontane del destino femminile su un soggetto così delicato come una bambina e un’adolescente migrante”).

Manuela Trinci (Piccole donne cambiano: “Allarme è ormai la parola che accompagna tutto quello che riguarda il mondo dei ragazzini e delle ragazzine. Una sorta di “cultura del panico” che di volta in volta spazia dai cartoni animati giapponesi, ai videogiochi, alla “rete”, ai pedofili e che si amplifica di fronte ai nuovi “scandali”: le ragazzine a “luci rosse” (quelle che rivendono sui telefonini immagini di se stesse mentre fanno sesso con i coetanei, o mentre si masturbano); le ragazzine che picchiano l’amica bella; le ragazzine che chattano alla ricerca di sesso; le ragazzine che sulla scia di popstar seminude come Paris Hilton, Amy Wynehouse o Lindsay Lohan, si presentano a scuola in jeans con tanga a vista. I presidi emanano circolari, i genitori si trasformano in vigilantes, i sociologi parlano scoraggiati di “ombelico generation”, mentre fra molti pedagogisti e tanta gente comune insorge un dubbio: non staremo allevando una generazione di baby-prostitute che vestono come lolite, vivono per le borse di Dolce&Gabbana e gli abiti di D2squared?”).

Emy Beseghi intervistata da Anna Antoniazzi (Allarme rosa: “Userò le Winx come lente d’ingrandimento di un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio. Le onnipresenti Winx sono innanzitutto un fenomeno editoriale, declinato su vari media dalla tv e al fumetto, dal teatro e al cinema, nonché al merchandising con abbigliamenti e accessori griffati. Queste moderne fate con ali esibiscono tacchi alti, corpi longilinei, vitino a vespa, abiti succinti e mescolano tutto ciò che nel fantasy fa tendenza, pescando a piene mani in due modelli di successo globale: Harry Potter, con il connubio esoterismo e commedia da college e l’indimenticabile serie giapponese Sailor Moon.
Filiformi ma modaiole, fidanzate con principi azzurri, le Winx usano un lessico pop e poi volano nella dimensione onirica; il tutto in un trionfo di poteri fatati e buoni sentimenti. I libri delle Winx club ammiccano alle Veline mentre sfruttano con astuzia il filone fantasy dove, tra un combattimento e l’altro, esibiscono telefoni cellulari rosa e trolley con i cuoricini. Un cocktail furbo che promette trionfi grazie a una seduttività sempre sottolineata, che non dimentica il narcisismo legato all’aspetto fisico. Il corpo e la bellezza: difficile cercare se stesse al di fuori di canoni prefissati, sempre più invasivi, penetranti e insinuanti. La magia delle Winx sembra esplodere dagli scaffali della letteratura per l’infanzia e trovare molti echi nella vasta produzione dedicata alle bambine dove, tra collane sempre più numerose e omologate, sfilano fate, fatine, streghe, sirene, creature angeliche, divinità ragazzine. Tutte rigorosamente rosa”).

Marco Pellitteri (Fanciulle nuvolose, fanciulle catodiche: “Nella situazione così fluida della tv di oggi ho individuato quattro archetipi femminili fattisi modelli, nel bene e nel male, di donna televisiva, che influenzano anche i modelli di adolescenza al femminile per come visualizzati in televisione: Cassiopea, la bellezza superba; Eufrosine, la ninfa gioiosa; Pentesilea, l’amazzone; Hestia, la protettrice del focolare. Mi riferirò a una tipologia di tre famiglie di prodotti: i cartoon, i programmi a destinazione teen, i telefilm e i film tv. Non considererò però, per brevità, quattro altri tipi di prodotto che spesso e volentieri raffigurano l’adolescenza: la pubblicità, il videoclip, il talk show e la tv-vérité. Segnalo infine che i quattro archetipi da me qui proposti a fini euristici risaltano nella tv generalista e non nel primo prodotto qui preso in considerazione, i disegni animati”).

Giusi Quarenghi, Octavia Monaco, Francesca Pansa (Raccontare fuori dal coro: “In questo momento, forse, ci troviamo all’apice di una parabola che presto declinerà verso altre forme immaginative; ma credo occorra aspettare che chi è cresciuto dopo la “svolta” – leggendo le storie di Roald Dahl, di Bianca Pitzorno, di Giusy Quarenghi, “leggendo” le illustrazioni di Sendak, Innocenti, Octavia Monaco, guardando alla televisione i “Pokemon” e al cinema i film di Ocelot, oppure videogiocando a Ico – diventi genitore, insegnante, bibliotecario o educatore in genere, perché si possa percepire un vero cambiamento. Cambiamento che, naturalmente, prevede un avamposto coraggioso e “resistente”, un avamposto di persone come Francesca Pansa, Giusy Quarenghi e Octavia Monaco che, partendo dal medesimo contesto immaginativo, si propongono come voci fuori dal coro dell’omologazione e dell’appiattimento, in particolare quando si tratta di femminile. Le loro sono voci fuori dal coro perché pongono l’attenzione sul fatto che la vita quotidiana delle bambine e delle ragazzine, spesso, è molto diversa da quella proposta dai mass media. Diversa nella realtà, come mostra Francesca Pansa in Un mondo perfetto (Sperling & Kupfer, 2008), diversa nella "finzione" delle storie come ci raccontano Giusi Quarenghi da scrittrice e Octavia Monaco da illustratrice/narratrice”).

Nello stesso numero:

Loredana Farina
(La Cina è vicina: “Come si sa la Cina, anzi le Cine, sono diventate concorrenziali fornitori di servizi in molti ambiti, compreso quello editoriale. Taiwan da parecchi anni ha sottratto alla Colombia il primato di produttore di pop up e da qualche anno la scritta “Stampato in Cina” (Cina Popolare) compare spessissimo nel colophon dei libri diffusi nelle nostre librerie, in quanto è molto più vantaggioso produrre in quel paese, soprattutto i libri illustrati. Non solo, ma i diffusissimi gadget allegati ai libri provengono tutti dalle due Cine”).

Giorgia Grilli (Legami intimi e indissolubili: “Niente come le fiabe sa spiegare sottilmente quel che lega gli adulti all’infanzia (un’ambigua miscela di nostalgia, senso di protezione e senso di colpa), e niente come la Storia può illuminare il significato delle fiabe, le quali trovano in essa le proprie radici anziché, come a qualcuno piace credere, nella fantasia.  Incomincia con Hansel e Gretel il romanzo di Peter Rushforth, Kindergarten (Elliot, 2008) che si riempie, via via, di altri infiniti riferimenti alla letteratura per l’infanzia, ai suoi libri classici, al meraviglioso mondo delle illustrazioni per bambini, a quei racconti e a quelle figure che, sentiti e guardati in un’età così impressionabile come l’infanzia, si conficcano nella mente per sempre, come ricordo, come monito, come oracolo, come strumento che ci aiuterà un giorno a decifrare il mondo. Perché lì più che in qualunque altro contesto, se pure in modo metaforico, si dice tutto, non si cela niente, si aprono porte segrete, si mostrano chiavi insanguinate, si svelano i volti di orchi e di streghe, si squarciano ventri e vi si trovano bambini, ci si perde nei boschi e si viene costantemente abbindolati, traditi e abbandonati. Come nella vita. Dove però è molto difficile ammetterlo e riconoscerlo con altrettanta franchezza”).

Marcella Terrusi (L’arte dei tre porcellini: “Nelle librerie americane, ad esempio nella mitica Strand, non manca mai lo scaffale di albi illustrati che hanno ricevuto premi, in particolare la Caldecott Medal, l’importante riconoscimento che i bibliotecari americani dedicano ai libri più amati dai bambini. Nella ricchezza della produzione di picture books contemporanei, soprattutto in area anglosassone dove il medium è nato e ha consolidato la sua proposta, mappe di navigazione, ossia strumenti critici, sono indispensabili. Sappiamo che leggere buoni libri con i bambini è un modo per accoglierli e iniziarli a una pratica potenzialmente in grado di arricchire la vita, il pensiero, l’immaginazione. Inoltre la letteratura e il libro incoraggiano, a partire dalla primissima infanzia, alla ricerca e costruzione del senso. La ricerca di senso, secondo la lezione pedagogica di Giovanni Maria Bertin è una funzione esistenziale della crescita, è l’apertura di possibilità in grado di mostrare il mondo secondo un caleidoscopio di visioni diverse. Un compito pedagogico che investe anche l’impegno critico nei confronti del libro per bambini e che prende forme interessanti quando si pensa al libro illustrato. Nell’incontro con l’albo illustrato il bambino, come ogni lettore, è creatore di senso, soggetto creativo, lector in fabula”).

Steven Guarnaccia intervistato da Marcella Terrusi (Fiabe classiche con design contemporaneo: “Con la fiaba dei tre porcellini è accaduto qualcosa di molto simile: evidentemente i tre sono architetti, ognuno ha un proprio stile riconoscibile nel costruire la propria casa, un carattere, una relazione dialettica con gli altri e con il lupo. Li ho immaginati ispirandomi ai ritratti dei tre celebri architetti del XX secolo: Le Corbusier, Frank Gehry, Frank Lloyd Wright. La fiaba classica si prestava a inventare e comporre nella pagina, come su un palcoscenico, scenografie ispirate al design e all’architettura contemporanea. È stato molto divertente. Ho trattato il testo classico con assoluto con rispetto, il libro non è un esercizio di virtuosismo o erudizione né uno scherzo. Ho voluto interpretare la versione originale e più antica che ho trovato, quella completa dove c’è la serra, l’orto, il mercato. Ho prestato semplicemente la mia voce e immaginazione per costruire, esattamente come fa un regista, la storia per immagini in successione, attraverso la scelta di oggetti, forme, attori”).

Pierre Léna intervistato da Francesca Brunetti (Quando si mette mano alla scienza: “Il progetto La main à la pâte, che ha superato i dieci anni di età, si è sviluppato per ragioni chiare: ha beneficiato del sostegno di autorità educative – indispensabili perché il sistema francese è molto centralizzato e gerarchico, soprattutto nella scuola primaria – ma è stato adottato e diffuso dagli stessi insegnanti che vi hanno trovato l’occasione di riconciliarsi con la scienza, ammirata e temuta al tempo stesso, in ogni caso giudicata inaccessibile, e che per tale motivo o non insegnano oppure insegnano poco o in modo molto formale. Lamap ha dunque trasformato progressivamente il loro rapporto con la scienza, dando loro sicurezza nella capacità di insegnare e di dialogare con la comunità scientifica, e li ha portati ad ammirare le capacità dei loro allievi, ivi compresi coloro che sono più in difficoltà, emarginati da materie che lasciano poco spazio alla curiosità. Questo impatto forte è stato notato e sostenuto dalle famiglie, dai media e dalla stessa comunità scientifica: ne è emersa una certa presa di coscienza del fatto che il gusto o il disinteresse per la scienza si acquisiscono prima del dodicesimo anno di età”).

Andrea Vico (Cultura scientifica e democrazia: “Accanto all’esigenza di appassionare i giovani allo studio delle scienze (tra il 1995 e il 2005 c’è stato il quasi dimezzamento degli iscritti alla facoltà scientifiche, esclusa ingegneria), la familiarità con scienza e tecnologia è, oggi più che in passato, uno dei pilastri della democrazia. Oggi è concreto il rischio che il nostro Paese sia colpito da un vero e proprio scientific divide. Al supermercato facendo la spesa, nel scaldare o raffrescare casa, nella scelta giornaliera fra prender l’auto o fare un tratto a piedi, nell’acquisto di un qualsiasi apparecchio elettronico quanto siamo davvero titolari delle nostre scelte? Tutte le nostre decisioni coinvolgono la scienza o una tecnologia e tutti i nostri comportamenti impattano sull’ambiente: quanto ne siamo consci?”).

Stefano Calabrese (Narratività oggi: “Per la narratività corrono tempi gloriosi. Sembra che l’atto uguale e contrario di costruire un racconto o di leggerlo non abbia mai goduto di migliore salute. Viviamo avvolti nella narratività perfusa e sottile irradiata da un sistema di comunicazioni globali la cui forza di penetrazione è senza pari nell’intera storia dell’uomo, anche perché in grado di coinvolgere tutte le generazioni di lettori/spettatori, dai più piccoli ai più senescenti. Beninteso non si tratta solo di romanzi e racconti. No.Quello che è stato definito il narrative turn, databile intorno alla metà degli anni Novanta, quando la cultura ha cominciato a viaggiare nell’infomondo digitale del web, è un fatto ben più capitale, soprattutto perché ha contraddistinto aree del sapere o dell’esistenza quotidiana tradizionalmente anarrative come la politica”).

Le recensioni:
20 libri usciti negli ultimi mesi recensiti dagli esperti di LiBeR.

 


L'illustrazione è di Octavia Monaco, tratta da La vera principessa sul pisello (Orecchio Acerbo, 2008)

 
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