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LiBeR 79
LiBeR 79

[Luglio  - Settembre 2008]

Sommario

Fiabe
Lo cunto e i fratelli Grimm, Dieter Richter (p. 17-22)
Rapporto LiBeR 2008 – Parte seconda
Una rondine fa primavera?, Domenico Bartolini e Riccardo Pontegobbi (p. 23-32)
Cultura scientifica
Il deficit scientifico da colmare, intervista a Vittorio Silvestrini di Francesca Brunetti (p. 33-35)
L’indagine PISA OCSE 2006 in breve, Francesca Brunetti (p. 34)
Orieentering
Il deserto fertile della solitudine, Manuela Trinci (p. 36-39)
Illustratori: Roberto Innocenti
Le anime di Roberto, Andrea Rauch (p. 40-43)
Un traguardo meritato, Emy Beseghi (p. 41)
Fiabe e interculturalità
Il serpente bianco, Yang Xiaping (p. 44-45)
Un ausilio per l’integrazione, intervista a Daniele Panerati di Maria S. Quercioli (p. 45)
Demone o donna?, Ilaria Tagliaferri (p. 46-47)
Teatro/Ragazzi
Stasera si recita la scienza, Mafra Gagliardi (p. 48-50)
Vedi alla voce: Bambino 
Segni particolari: bambino, Franco Cambi (p. 51-53)
Teatro/Ragazzi
Stasera si recita la scienza, Mafra Gagliardi (p. 48-50)
A carte scoperte
Divulgare non significa rendere volgare, Giulio C. Cuccolini (p. 54)
Dossier Segnali di lettura
I Superlettori crescono, Miriam Giudici, Elena Dadda (p. 56-57)
Anche gli utenti 0-3 sono serviti!, intervista a Letizia Tarantello a cura di Gianna Batistoni (p. 58-59)
Materia grigia (p. 60-63)
Un manidesto per la lettura (p. 62)
Libri, lettori, biblioteche, Ilaria Tagliaferri (p. 64)
Rubriche
Ruba bandiera
Due autori e un canestro, Roberto Farnè (p. 65-67)
La cattedra di Peter
Viaggiando con Long John Silver, Emy Beseghi (p. 68-70)
La cassetta degli attrezzi
Fumetti & Co., Giulio C. Cuccolini (p. 71-72)
LiBeRWEB
Documentarsi in rete (p. 75)
Fuorilegge
La lettura chiama? FL c’è!, Paola Bertolino, Eros Miari (p. 76)
Inserto redazionale
In collaborazione tra Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e LiBeR, il fascicolo de La bibliografia nazionale dei libri per ragazzi, con le segnalazioni di 567 novità di gennaio-marzo 2008.
L’illustrazione di copertina è di Matteo Perazzoli

 

C’era una svolta

Il complesso rapporto tra i fratelli Grimm e l’opera di Giovan Battista Basile svela nuovi interessanti aspetti della tradizione fiabistica

Alla soglia della controversia tra Kunstmärchen (fiaba d’arte) e Volksmärchen (fiaba popolare): come i fratelli Grimm reinterpretarono il Pentamerone secondo il loro “programma letterario della semplicità della fiaba”.

Dieter Richter (Lo Cunto e i fratelli Grimm: “I fratelli Grimm come studiosi si trovarono davanti a una lunghissima tradizione fiabistica la cui esistenza era una conferma della loro teoria della Universalität des Märchens. Viste da oggi, tutte queste fiabe – dalle Piacevoli notti fino al ricchissimo tesoro delle Feenmärchen del XVIII secolo – erano nient’altro che Kunstmärchen ante litteram. Nel processo della ricezione grimmiana di questo tesoro secolare l’incontro dei fratelli Grimm con l’opera di Giambattista Basile gioca un ruolo particolare”).

Nello stesso numero:

Domenico Bartolini, Riccardo Pontegobbi (Rapporto LiBeR 2008 - Parte seconda: “Il panorama delle novità librarie pubblicate nel 2007 conferma sostanzialmente le fondamentali tendenze di crescita della produzione editoriale rilevate nei precedenti anni, sulle quali LiBeR è intervenuto con i rapporti annuali e con l’ampia analisi pubbicata nel numero 77 … Alcuni dati parrebbero però introdurre qualche piccolo segnale di novità … che potrebbero denotare una fase di ulteriore riconfigurazione del mercato editoriale, quanto meno sul versante della produzione”).

Vittorio Silvestrini intervistato da Francesca Brunetti (Il deficit scientifico da colmare: “Il nostro Paese ha solide tradizioni culturali, e nei suoi momenti di massimo splendore, grazie proprio alla sua eccellenza culturale, ha svolto un ruolo di avanguardia nello sviluppo della civiltà umana, cui ha corrisposto anche benessere economico e prestigio internazionale. L’ultimo di tali momenti di rinascimento è stato quello dei lustri seguenti la fine della seconda guerra mondiale, coincidenti anche con il cosiddetto “miracolo economico”.
Nei decenni successivi, tuttavia – in cui crescente per lo sviluppo della civiltà umana è divenuto vieppiù il sapere scientifico – il nostro Paese ha sofferto in misura crescente di un handicap culturale che ha pervaso il nostro sistema educativo, anche e soprattutto come retaggio del pensiero idealista e neoidealista di Croce e dei suoi epigoni. Mentre la Scienza, coi suoi grandi raggiungimenti metodologici e conoscitivi (elettromagnetismo, meccanica quantistica, relatività, ecc.) andava conquistando il ruolo di locomotiva culturale ed economica della civiltà occidentale, Croce predicava che la scienza era cultura di basso rango, capace di attrarre a sé solo menti limitate, attente a banali problemi empirici ma incapaci di confrontarsi con le grandi sfide del pensiero umanistico. Questo giudizio ha avuto grande influenza sulla progettazione e implementazione del nostro sistema educativo”).

Manuela Trinci (Il deserto fertile della solitudine: “Ed è alla letteratura per i più piccini – con i suoi orsi sofferenti d’insonnia, con draghetti-cerca-amici, lucciole bisognose di compagnia, inconsolabili bambini mangiatori di nuvole o corteggiatori di pidocchi, clown, topi e cani, gatti, bufali, coccodrilli, barbabebè e ricci spinosi – che si affida il compito di dare voce a una solitudine ontologica che curiosamente, oggigiorno, impensierisce più gli adulti dei bambini. A questo proposito si è infatti assistito a un crescendo inarrestabile di impegni e di svaghi rigorosamente programmati dagli adulti per i bambini, con la finalità di sconfiggere e abbattere una volta per tutte la “solitudine”, considerata all’unisono come qualcosa di spiacevole che non si addice all’infanzia. Paladini di questa opinione si erano fatti anche molti pedagogisti, psicologi, sociologi ecc., intenti a consigliare, incoraggiare e glorificare le più varie attività ricreative ai fini di una buona crescita psicofisica e di una valida socializzazione”).

Andrea Rauch (Le anime di Roberto: “Parlando di Roberto Innocenti abbiamo detto spesso che è uno dei più grandi illustratori al mondo. Certo, a seconda delle circostanze potevamo collocarlo tra i primi cinque, i primi dieci, i primi venti. Ci credevamo fermamente ma, ovvio, la definizione doveva tener conto di quel prudente understatement che caratterizza da sempre Roberto. Adelante con giudizio, quindi. Poi, improvvisamente, quella nostra antica convinzione ha trovato la conferma autorevolissima dell’Andersen Award Ibby 2008 che ha spinto addirittura Roberto un po’ più in alto, unico illustratore italiano in più di cinquant’anni a essere degno di tanto onore e di riconoscimento così ufficiale”).

Emy Beseghi (Un traguardo meritato: “Il Premio H.C. Andersen è stato istituito dall’Ibby (International Board on Books for Young people), la più autorevole e prestigiosa organizzazione internazionale – diffusa in 70 paesi di tutto il mondo – che si occupa della promozione e della diffusione della letteratura di qualità per l'infanzia. Ogni nazione partecipa all'H.C. Andersen Award con la proposta di una propria candidatura. Ibby Italia, rifondata a Bologna nel 2006, ha candidato Roberto Innocenti la cui “eccellenza” è stata riconosciuta da una giuria internazionale che lo ha definito “illustratore magistrale, capace di rappresentare in modo formidabile vari generi”).

Yang Xiaping (Il serpente bianco: “Il Serpente Bianco che ho curato tratta di una leggenda molto conosciuta e citata nella mia città di Hangzhou. Da più di dieci anni, ho sempre desiderato di riscrivere questa commovente leggenda in bilingue inserendo in essa tante ricorrenze tradizionali con il desiderio di liberare da me stessa un po’ di nostalgia d’infanzia e di trasmetterla solo a chi vuole ascoltare. Ancora oggi il famoso Ponte Rotto è sempre lì, ogni volta quando ci passo, mi ritorna in mente il racconto del Serpente Bianco e la sua tragica storia d’amore fra una donna serpente e un uomo”).

Ilaria Tagliaferri (Demone o donna?: “La celebre leggenda della Dama del Serpente Bianco, conosciuta in Cina fin dall’epoca della dinastia Song (960-1279), prima di diventare fiaba popolare e isipiratrice dell’omonima opera lirica ha subito nel corso dei secoli molte trasformazioni, divenendo oggetto di studi e interpretazioni da parte di studiosi del folklore orientale. Per capire come la storia di questa affascinante figura femminile, tra mito e magia, sia giunta fino a noi, diamo uno sguardo alle considerazioni più importanti degli esperti in materia, tratte da studi che risalgono alla fine degli anni sessanta e primi anni settanta del secolo scorso”).

Mafra Gagliardi (Stasera si recita la scienza: “Eravamo abituati a pensare che tra arte e scienza ci fosse una profonda dicotomia, che “il pensiero narrativo” fosse irriducibilmente contrapposto al “pensiero scientifico”. Ma già Goodman affermava che “in campo estetico le emozioni funzionano cognitivamente”; e alla luce dei recenti studi sulle neuroscienze e sulle teorie dell’apprendimento si comincia a sostenere che “lo stimolo estetico apre orizzonti sorprendenti, dove le molte diverse intelligenze che possediamo vengono stimolate e integrate le une con le altre” (M. Sala). Insomma il teatro, in quanto forma d’arte, stimola il pensiero divergente, libera dagli schemi mentali, induce alla creatività. Quella stessa creatività che è alla base del pensiero scientifico, che richiede elasticità mentale, soggettività, immaginazione: componenti tutte che attengono proprio a un “sapere narrativo”, prima che scientifico”).

Franco Cambi (Segni particolari: bambino: “Ma dal Settecento a oggi c’è stata anche una crescita – veramente esponenziale – della conoscenza dell’infanzia, che ci ha permesso di fissarne l’identità complessa, a volte anche contraddittoria, ma che è stata fondamentale anche per farci fissare con precisione i diritti stessi dei bambini. Diritti alle cure, alla salute, al gioco, alla libertà, alla valorizzazione sociale, prima di tutto. Su questo piano sì, certo, già la filosofia aveva assunto posizioni esemplari: e si pensi a Rousseau. Al Rousseau dell’Emilio soprattutto, che esalta la differenza/autonomia dell’infanzia, legandola al ritmo dello sviluppo naturale e sottraendola a ogni coercizione sociale, leggendola come portatrice di precisi bisogni (di esplorazione, di gioco, di libertà) e annunciatrice di un nuovo modello di socializzazione, più “naturale”, più comunitario, più equo e responsabile. Infanzia poi che non è sempre uguale a se stessa, ma cresce e si sviluppa per “età” diverse e in relazione alle strutture mentali e sociali del soggetto. Sì, Rousseau è veramente il creatore del grande mito illuministico e romantico dell’infanzia come età che, se potenziata, può rigenerare l’uomo, renderlo più genuino e armonioso”).

Inserto redazionale:
In collaborazione tra Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e LiBeR, il secondo fascicolo dell’annata 2008 della Bibliografia nazionale dei libri per ragazzi, che esce come inserto redazionale di LiBeR, con 567 novità gennaio-marzo 2008, indici per titoli, autori, serie, CDD.

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