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Libri e ragazzi - Interviste d'autore - Philip Reeve - Le città collassate
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Philip Reeve - Le città collassate
Philip Reeve - Le città collassate

Philip Reeve è uno degli autori di science-fiction più originali e sorprendenti nell’attuale panorama editoriale, autore della saga Mortal Engines Quartet e di Art Mumby. Sa raccontare temi difficili, quali le catastrofi ambientali e sociali, senza mai cedere al “didattico” o al moralistico. Lo hanno intervistato Anna Antoniazzi e William Grandi.

Philip Reeve è in grado di coniugare e modulare diversi registri narrativi: è uno scrittore capace di evocare nelle sue pagine lo steampunk e il romanzo d’avventura, la fantascienza e la detection, in modo sempre leggero ma qualificato. La saga che lo ha reso noto al pubblico dei giovani lettori è chiamata Mortal Engines Quartet (la saga, in quattro volumi, è conosciuta in Gran Bretagna come Mortal Engines Quartet e negli USA come Hungry City Chronicles) di cui in Italia sono disponibili al momento due volumi (Macchine mortali, Mondadori, 2004; Freya delle lande di ghiaccio, Mondadori, 2005). Più di recente è stato tradotto in italiano il libro Art Mumby e i pirati dell’eternave (Mondadori, 2007) che non appartiene al ciclo appena citato, ma riprende in chiave comica e avventurosa alcuni temi cari all’autore quali quelli delle tecnologie desuete, dei viaggi nell’ignoto, delle atmosfere “gotiche”, delle imprese spericolate compiute da ragazzini. 
Reeve è un autore di grande ironia, ma altresì capace di raccontare in modo incisivo e avvincente quelle paure – come l’inquinamento, la penuria di risorse, l’ignoto – che sembrano significativamente marcare l’immaginario contemporaneo (su P. Reeve vedi anche di W. Grandi. “Gli ingranaggi dell’incubo. Philip Reeve e le sue Macchine mortali tra fantascienza, avventura e realtà”, LiBeR, n. 64, p. 56-58).
Spaventosi ingranaggi ed enormi ruote dentate, macchinari rumorosi e avidi di risorse, che sprigionano fumi e residui tossici, sono tra i protagonisti più inquietanti delle sue storie. I suoi racconti ambientati in un mondo inquinato e povero di risorse vogliono narrare un possibile esito catastrofico per la nostra società? Oppure sono metafora di qualcos’altro?
Quando creai questo mondo, io stavo in realtà solo cercando di trovare un buono sfondo, su cui avrebbe potuto prendere posto una storia eccitante. Questo fondale non era inteso come una visione del nostro futuro o come una metafora per qualcosa, sebbene io supponga che il “darwinismo municipale” possa essere visto come una parodia delle grandi idee che le società reali si sono costruite, come il consumismo di massa o il marxismo.
Nei suoi libri si avverte la denuncia verso le idee del Darwinismo Sociale e dell’Industrializzazione. Quanto l’essere nato nella patria della rivoluzione industriale e dell’evoluzionismo pesa sulle sue storie?
Non so se vivere nel luogo natale della rivoluzione industriale ha avuto qualche effetto su di me. Ora la Gran Bretagna è davvero una nazione post-industriale; è ricoperta dalle reliquie di industrie morte, molte delle quali chiusero durante la mia adolescenza, pertanto suppongo che questo mi abbia regalato una particolare forma di fascinazione per le rovine e per il grandioso – il sinistro potere della vecchia tecnologia – che trova la sua rappresentazione nei miei libri.
È corretto dire che uno dei suoi temi narrativi più importanti riguarda il difficile rapporto tra l’uomo e la tecnica?
Non sono certo di dipingere questo rapporto come “difficile”. La maggior parte della gente nella saga sembra essere molto serena con le proprie macchine, sia che esse siano città mobili o aeronavi.
È giusto dire che nella saga Mortal Engines Quartet si avverte il contrasto tra un Occidente mobile e aggressivo e un Oriente stazionario e appartato? In quali termini?
Ciò è parzialmente corretto, ma sarebbe sbagliato leggere troppe cose su questo dettaglio. Mi documentai sulla storia cinese quando iniziai Macchine mortali e rimasi colpito dal fatto che, sebbene i cinesi avessero scoperto molte delle tecnologie della rivoluzione industriale prima dell’Occidente, non le svilupparono mai, essendo timorosi davanti ai cambiamenti che quelle avrebbero potuto causare. In qualche modo questo è riportato nel libro a proposito della Lega Anti-Trazionista: gente che si è profondamente opposta all’idea di città mobili e ha cercato di riportare le cose allo stato precedente. La ragione principale per cui queste persone sono a est è perché le montagne più alte sono in quella parte del mondo, ragion per cui è un buon posto per difendersi contro le città munite di ruote. Negli ultimi libri, beninteso, la Lega diventa essa stessa cattiva, abbastanza progredita e aggressiva.
Perché ha scelto come protagonisti dei ragazzini?
Io scrivo per un pubblico giovane e ho pensato che loro potrebbero essere più interessati a leggere su qualcuno della loro stessa età, sebbene ci sia abbondanza di personaggi secondari più vecchi.
Dalle sue storie emerge un amore per i classici della narrativa avventurosa. Che cos’è per lei l’avventura?
L’avventura per me è qualcosa da scansare, sebbene è sempre bello godere delle avventure degli altri dalla propria comoda poltrona. Io certamente non vado a scovarla!
Adesso sto imparando a cavalcare e penso che cavalcare un cavallo al galoppo attraverso il Dartmoor è probabilmente la più grande avventura che penso di aver mai fatto.
L’avventura può salvare dalla disperazione?
Non sono sicuro di poter rispondere. L’avventura è la strada per la libertà e la felicità? Non lo so proprio. Ma so che la fantasia è una buona cura per la noia e una via per sviluppare l’immaginazione libera.
Nei suoi romanzi le categorie proprie del fantasy, della fantascienza, dello steampunk e del cyberpunk vengono rielaborate in maniera completamente originale.
Quali sono stati i suoi “maestri” di riferimento? Quali sono i testi che ritiene imprescindibili per conoscere meglio la sua opera?
Spero di essere stato influenzato da così tante persone che sia impossibile indicarne qualcuna. Le prime storie di fantascienza che io lessi erano di H.G. Wells e io non pensavo che i suoi grandi romanzi avrebbero potuto essere migliorati. Come adulto non ho letto molta fantascienza e penso che gran parte dell’ispirazione per Macchine mortali venga realmente da racconti del passato. La scrittrice inglese Geraldine McCaughrean è la mia eroina ed esercita una grande influenza sul mio modo di scrivere.
È possibile trasformare la distopia in utopia?
È certamente possibile migliorare le distopie, ma sospetto che l’utopia rimanga sempre fuori dalla nostra portata.

(da LiBeR 78)

bandiera inglese Interview to Philip Reeve
by Anna Antoniazzi and William Grandi

Scary gearings and huge cog-wheels, noisy and exploiting machineries, radiating toxic smokes and residues are among the most disturbing protagonists of your stories. Do your tales set in a polluted world poor of resources mean to evoke a possible catastrophic outcome for our society? Or are they the metaphor of something else?
When I created this world I was really only trying to find a good backdrop against which an exciting story could take place.  It isn't seriously intended as a vision of our future, or as a metaphor for anything, although I suppose 'Municipal Darwinism' can be seen as a parody of the big ideas that real societies are built around, like mass consumerism or Marxism.
In your books one can see a denunciation of the ideas of Social Darwinism and of Industrialization. How much does the fact to be born in the homeland of industrial revolution affects your stories?
I'm not aware that living in the birthplace of the industrial revolution has had much effect on me. Britain is really a post-industrial country now; it's littered with the relics of dead industries, many of which ended during my teenage years, so I suppose that has given me an understanding of the romance of ruins and the huge, spooky power of old machinery, which finds its way into the books.
Is it correct to say that one of your most important narrative themes concerns the difficult relationship between man and technique?
I'm not sure that I portray the relationshiop as 'difficult' - most people in the quartet seem to be very much at home with their machines, be they mobile cities or airships.
Is it right to say that in the saga Hungry City Chronicles there is the contrast between an advancing and aggressive West and a static and secluded East? In which terms?
That's partially true, but it would be wrong to read too much into it. I'd been reading up on Chinese history at the time I started Mortal Engines, and I was struck by the way that, although the Chinese discovered most of the technologies of the industrial revolution way before the west did, they never developed them, being wary of the change that they would cause.  In a way that's where the Anti-Traction League came from in the book; people who are deeply opposed to the idea of mobile cities, and want to return things to the way they were before.  The main reason those people are in the east is because the highest mountains are in that part of the world, which makes it a good place to defend against wheeled cities.  In the later books, of course, the League turn bad, and become quite advancing and aggressive themselves...
Why did you choose young kids as protagonists?
I'm writing for a young audience, and I thought they might be more interested in reading about someone their own age, although there are plenty of secondary characters who are older.
From your stories one can feel your passion for the classics of adventurous narrative. What is adventure for you?
Adventure for me is something to be avoided, though it's always nice to enjoy other people's adventures from the comfort of one's own armchair! I certainly don't seek it out.  I'm learning to ride at the moment, though, nd I think that riding a horse at speed across Dartmoor is probably the most adventurous thing I've ever done.
Can adventure save from desperation?
I'm not sure if I can answer it!  Is adventure the way to freedom and happiness?  I just don't know.  But I know that fantasy is a good cure for boredom, and a way of setting the imagination free.
In your novels the categories of fantasy, science fiction, steam punk an cyber punk get revisited in a completely original way. Who were your references, your 'masters'? Which are the books that you consider essential to get to know your work better?

I hope that I'm influenced by so many people that it's impossible to point to any one.  The first science fiction I read was HG Wells, and I don't think his great novels have ever been bettered.  I haven't read much science fiction as an adult, and I think a lot of the inspiration for Mortal Engines actually comes from historical novels. The English author Geraldine McCaughrean is a heroine of mine and a big influence on the way I write.
Is it possible to transform distopy into utopy?
It's certainly possible to improve distopias; I suspect utopia remains forever out of reach.

 
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