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Cronaca del Convegno nazionale per le biblioteche
Riflessioni e spunti per analizzare le motivazioni alla lettura
per bambini e ragazzi, e proporre nuove idee

di Maria Letizia Meacci

“Il senso di leggere. La situazione della letteratura giovanile” è il tema di Segnali di lettura, IV Convegno nazionale delle biblioteche per ragazzi, svoltosi a Villa Montalvo il 26 e 27 maggio 2004, che si è aperto con un riconoscimento a Roberto Denti per la sua dedizione alla lettura giovanile nel compimento dei suoi splendidi ottant’anni. L’assoluta centralità per le biblioteche pubbliche è un impegno base delle istituzioni culturali ribadito con forza dal Coordinatore di Cultura e Sport della Regione Toscana che apre il Convegno, seguito dalle puntualizzazione di Domenico Bartolini di LiBeR sullo stato delle cose. Alle tante domande poste rispondono i primi relatori della tavola rotonda: Roberto Denti, Eros Miari, Francesca Lazzarato.
Il panorama che fa Roberto Denti non è roseo. C’è una crisi dell’editoria che segue la moda del momento, affidando i suoi prodotti al marketing; i bambini hanno preso a noia la lettura fin dalle elementari, con un abbandono impressionante nella scuola media. Non ci sono roghi o censure in atto nei riguardi dei libri, ma una propaganda più subdola in mano ai media. Sottolinea poi che noi adulti, insegnanti compresi, non diamo l’esempio di assiduità alla lettura.
Eros Miari
si chiede che cosa è stato fatto dopo l’ultimo Convegno del 2002 per agire su una situazione che deve essere aggredita dimenticando i dati, ma soprattutto che cosa abbiamo fatto per farli leggere o per farli smettere di leggere. Invita al dibattito mentre auspica un progetto nazionale coordinato.
Francesca Lazzarato
spiega con una metafora come è ancora possibile salvare la lettura. Il lupo dell’Appennino che si credeva estinto è riapparso in Francia, così anche noi e i lupacchiotti potenziali o ostinati lettori, non siamo estinti, ma stiamo organizzando le strategie per riapparire. La lettura necessita di un investimento culturale e istituzionale a livello nazionale. Le grandi concentrazioni editoriali badano alla redditività e si affidano al marketing e alle grandi catene di vendita, ma a esse si contrappongono editori indipendenti che offrono prodotti “diversi” perché è ancora possibile combinare cultura e guadagno. Spetta a noi mettere in moto nei nostri ragazzi quella curiosità che li spinga in una ricerca diversificata, segreta come il percorso dei lupi dell’Appennino. È seguito un vivace dibattito. Denti fa presente come oggi si punti molto sulla lettura dei piccoli, anche se non ci si deve fidare sempre delle immagini che magari illustrano un testo banale e scontato. Raccomanda l’incontro con la fiaba e il racconto attraverso la lettura ad alta voce, e si rammarica perché non è stato sostituito il libro di narrativa per la scuola media uguale per tutti e a scopo didattico, perché consideriamo ancora i bambini persone di serie B, perché non sono state allestite biblioteche scolastiche in tutte le scuole e infine perché non ci siamo dati da fare per conoscere e amare i libri da proporre oltre Stilton e i Piccoli brividi. Famiglie e scuola, sottolinea Miari, hanno abdicato al loro ruolo educativo con un ritorno al criterio dell’utilità perché leggere “aiuta”. La biblioteca, continua, è il luogo dove si sono nascosti i lupi dell’Appennino e i bibliotecari possono far uscire il libro dal tunnel esplicando quella funzione pedagogica che faceva paura quando esisteva, ma che forse dovrebbe essere riportata alla luce perché il bibliotecario, che fa delle scelte con un gusto che va oltre a quello del lettore-consumatore, diventa a tutti gli effetti educatore. L’assunzione di responsabilità è importante per Francesca Lazzarato perché i bambini decifrano il mondo dei grandi dove troppe sono le risposte contraddittorie, perciò la pagina scritta deve riprendere un posto di primo piano per stabilire punti di riferimento precisi e far tornare quelle esperienze emotive che affinano il personale gusto di lettura. La lettura non è solo divertimento, è anche solitudine e fatica di fronte a una pagina scritta che solleciti domande e che rappresenti “altro” alle offerte di mercato.
“Solo con i loro occhi: il mondo dei minori a partire dai minori” è il tema dell’intervento dello psicologo e psicoterapeuta Domenico Barrilà, che porta il suo punto di vista di vent’anni di professione con una ricchezza di esempi di “vita vissuta”. Un bambino tende a credere che l’adulto voglia sempre il suo bene, perciò abbassa le sue difese (ne è esempio la pedofilia). L’adulto da parte sua ha l’obbligo morale di mettersi dalla parte del bambino, di aiutarlo a crescere. Quali sono i gradini da superare?
Il primo è la logica privata. Il bambino si muove in tale logica nei primi cinque anni di vita perché pensa: “Io, se dimostro che sto male si occupano di me”.
È uno stile di vita di cui scopre i vantaggi e, se assecondato, sarà quello stile che sceglierà per sempre visto che funziona. Il secondo gradino è l’abuso di soggettività del mondo adulto. I ragazzi vogliono gestire la loro vita ma nel contempo con la libertà desiderata, vogliono amore e comprensione. Ciò investe il concetto di appartenenza del minore che “appartiene” a se stesso, mentre gli adulti ne dovrebbero essere solo i custodi. Nella realtà le cose stanno in modo diverso. Gli adulti che sono sicuri in buona fede e credono in quello che fanno, devono ridurre la fiducia nel loro punto di vista, cercando di capire il minore, toccare il tasto giusto per far emergere le sue qualità positive, altrimenti uno stato di inadeguatezza gli farà perdere il coraggio di tollerare anche l’insuccesso. Non dobbiamo dimenticare, conclude Barrilà, ciò che ha scritto un ragazzo sfortunato: “Diteci che di fronte a voi non contano i fallimenti, ma il fatto che noi esistiamo”.
Giusi Quarenghi
prende a prestito una frase di Calvino per sviluppare il suo tema: “ Chi comanda al racconto è l’orecchio”. L’orecchio è quello verde del bambino. Il legame narrante alto è generazionale, e si realizza con l’apertura a rivoli di storie non assestate su un gusto medio, ma scelte in percorsi laterali con più alti significati. A un immaginario autopensato e confezionato, pronto all’uso del consumatore, se ne contrappone un altro capace di far sognare. Una scrittura facile presuppone una lettura facile. Crescere, invece, significa essere preparati ad aprirsi a parole nuove, a interpretazioni nuove. Ai più piccoli, che si impegnano in una sorta di lettura globale, vanno raccontate storie di sentimenti affidati a metafore della natura, a similitudini, a paesaggi. Per i più grandi storie aperte con più domande che risposte, più complesse che semplici, perché esporsi alla complessità significa atteggiarsi in modo diverso per prepararsi ad avere coraggio. I tempi sono duri, ma come il marinaio usa l’andatura di bolina (prendere il vento per andare controvento), occorre conoscere e usare il vento che cambia come energia per cambiare direzione e andare dove va per scoprire “altro”.
Chiara Innocenti legge un’intervista alla scrittrice sudamericana Graciela Montes. L’autrice parla della sua scrittura che conserva la sua memoria bambina con appassionati sentimenti: tristezza, allegria, slanci, desideri smisurati, amarissime frustrazioni e forti emozioni tipiche dell’infanzia. Amore, odio, rivalità, amicizia, invidia, ammirazione, avidità e generosità sono impersonate dai personaggi delle sue opere. (Altrondo, Fatecontromostri Mostricontrofate (Salani) e Valentino somiglia a…Piemme). La rappresentazione dell’universo affettivo infantile non sempre crea un legame forte con il lettore, anche se si tratta di scritti con tutti i crismi psicopedagogici; ci sono anche personaggi adulti che affascinano i ragazzi perché l’elemento della loro formazione di lettori è dovuto al caso, al destino.
La Montes nei suoi incontri guarda i ragazzi negli occhi e loro non si vergognano di dire ciò che pensano, ciò che li turba, ciò che li fa sognare. Instancabili allacciano ciò che hanno letto alla loro esperienza quotidiana. C’è crisi di lettura in Italia come in altre parti del mondo perché sta cambiando sia lo spazio sociale della lettura come cambia la sua stessa definizione. Conclude l’intervista con accenni al suo saggio La frontiera indomita, quella terza zona in cui il bambino crea laboriosamente i suoi piccoli universi, in cui ogni immagine, ogni lettura , ogni gioco lascia traccia. Si sommano significati, si sommano storie, si costruiscono “città”.
Sul tema “L’avventura del leggere come apertura su di sé e sul mondo”, Franco Cambi vede un lettore che con il libro, veicolo basico di fare esperienza, entra in un percorso di conoscenza e di crescita, di comunicazione e di apprendimento, un percorso che si apre sull’ignoto, rivoluzionando il suo percepire e il suo sapere e rimandandolo verso altri spazi del mondo e altri modi per attraversarlo. Si entra nel mondo per vivere l’avventura di un viaggio attraverso cui formarsi e prendere consapevolezza del proprio sviluppo interiore. La vita interiore ha sede nella coscienza, centro-motore di ogni soggetto, che va coltivata, potenziata, nutrita e sviluppata anche attraverso la scrittura di sé (diari) e le letture. La lettura interiore e personale è la tecnica di base dell’atto del leggere che implica raccoglimento e dialogo tra soggetto e libro. Nel rapporto con il libro il soggetto dilata il proprio orizzonte interiore, fa proprie le esperienze altrui che in lui rimarranno. L’atto di lettura nell’io in crescita si sviluppa ora in senso emotivo, ora in senso razionale attraverso la varietà di libri di svago, di studio, di riflessione, di informazione. La narrazione si apre a varie forme (poesia, romanzo, saggio..) che mediano l’interiorità in maniera diversa potenziandola in proporzione alla varietà dei testi. Se durante la crescita il leggere corrisponde al bisogno di sondare il mondo e se stesso, se nella giovinezza la lettura si fa strumento professionale e scelta personalizzata, nell’età adulta il libro “diventa compagno di strada” perché ancora e sempre è strumento di formazione.
A Maurizio Caminito il compito di illustrare il “Leggere e scrivere nel web”. In rete c’è il grado zero della scrittura, in quanto viene usata in maniera semplice e schematica con poche parole per una lettura veloce come sono le e-mail e le chat. La chat ha una base ludica perché si può entrarvi come entrare in un salotto e fare conversazione in tempo reale. I prodotti narrativi sono pochi, privi di fascino e troppo prevedibili. I libri-game, nati dal gioco di ruolo, si sono esauriti come prodotto editoriale ma hanno prodotto una scrittura fuori rete con l’esplosione dei videogames. Questo fenomeno ne genererà altri sulla comunicazione multimediale. Il relatore presenta alcuni siti web sulla scrittura-lettura. Blog offre due utilizzi: diario personale e contenitore di notizie. È uno spazio di scrittura e creatività che può essere attivato in biblioteca con i ragazzi. Un sito che si contrappone a Blog è il Bomber carta, un circolo di lettura che propone libri da leggere. Caminito rimanda gli approfondimenti sulle tematiche trattate ai suoi articoli apparsi via via su LiBeR.
La TV dei bambini come ‘collante sociale’ è l’argomento della relazione di Giovanna Guerzoni, che illustra la ricerca della cattedra di antropologia dell’Università di Bologna: I bambini della TV e la TV dei bambini”. Nella prima parte la televisione viene affrontata come un testo in cui si rispecchiano i modelli culturali veicolati. Nella seconda parte viene studiata l’etnografia dei media, cioè l’antropologia entra direttamente con chi vuole studiare comunicando il punto di vista del nativo, in questo caso i bambini di IV elementare, per poterne cogliere l’esperienza. La ricerca ha messo in evidenza come la TV-narrazione sia un collante relazionale con trame di materiale variegato attraverso cui i bambini ricreano il proprio mondo. Il collante relazionale si presenta sotto tre profili. Nel primo sono evidenziati i rapporti di genere per cui i bambini raccontano di TV secondo il sesso: più rigido il posizionamento dei maschi, più flessibile quello delle femmine Anche i modi di leggere il materiale è differenziato: i maschi si soffermano più sugli aspetti dell’azione mentre le femmine sono più attente agli aspetti relazionali affettivi dei personaggi. Il secondo profilo riguarda la violenza. I bambini sembrano essere esperti di come funziona il linguaggio televisivo, non sono infatti apparsi passivi cognitivamente. La violenza è sentita come soglia ambivalente tra fiction e realtà. I bambini si chiedono il perché di tante violenze che vedono al telegiornale, mentre nella fiction “un po’ ci vogliono”. Il terzo punto si sofferma sul modello di identità. Guardando la televisione i bambini inglobano visioni di mondi lontani che vengono inclusi nel loro mondo. La TV esce dalla TV e viene reinterpretata nel gioco di “far finta che…” in termini di fantasia e di informazione. La TV diviene così cultura condivisa, gioco, interazione, specchio di sé e degli amici e offre l’opportunità per parlare, scrivere, disegnare facendo emerge una fruizione diversa vista dai bambini. Occorre chiedere una buona TV perché trasmette sapere con cui fare i conti. È per questo che l’antropologia non la demonizza ma la considera una risorsa da cogliere.
Anna Parola
, libraia e consulente del settore ragazzi della fiera internazionale del libro di Torino, prospetta nel suo intervento “Facciamo leggere?” le conquiste della letteratura giovanile nell’ambito della Fiera. Uno spazio scenografico per l’arte contemporanea, libri e film. Laboratori ad alta voce nella città di Torino. Esperienza con il libro attraverso il concorso “Libri in gioco” (5 finalisti delle scuola elementare e 5 della media ospiti della fiera). Il forum “Voltapagina”per scrivere ciò che si vuole sul libro letto. Circuito d’autore che cura, anche con altre realtà, l’incontro dei ragazzi con autori italiani e stranieri. La fiera rappresenta così la conclusione di un lavoro a monte cui possono partecipare molti bambini e ragazzi.
“Il grande gioco del narrare” segna l’ incontro con David Almond, condotto da Eros Miari ed Emilio Varrà. L’ autore di Skellig, Contare le stelle, Occhi di cielo, Il grande gioco (Mondadori), dei quali sono stati letti brani significativi durante l’intervista, ha prima parlato di sé, delle sue origini, nel nord del Paese, a New Castle, in cui ancora vive, perché è da questa regione periferica, a margine, che sono nati i suoi libri. La biblioteca è stata fondamentale per diventare uno scrittore per ragazzi, ambito in cui si muove con libertà ed energia. Non sa se è autore di una letteratura fantastica o di fantasy, il suo intento è quello di rendere vivo il libro con una narrazione in cui esistono presenze non necessariamente reali. I bambini credono e non credono ma l’importante è che ci possano credere. Ci sono cose misteriose nei libri e si riferisce in particolare ai miti. I luoghi rappresentati sono tutti quelli che i ragazzi, spesso troppo protetti, dovranno affrontare perché per crescere hanno bisogno di correre pericoli reali. Nella narrazione il ragazzo fugge, ha un’avventura ma poi ritorna a casa. Il tema della morte si trova nei libri di Almond perché fa parte della quotidianità. “Io sono ottimista, dice, ma ho bisogno della morte per tornare alla vita. Le storie mettono insieme le cose che si sono spezzate, frammentate con la morte”. Un altro punto importante delle storie è dare il nome a persone e a cose come segno di identità. È seguito un dibattito con domande sia sulla vita dello scrittore sia sulle sue narrazioni che nascono e seguono un processo creativo come atto liberatorio. Sono ragnatele di scritture (frasi, paragrafi, appunti) che si intersecano fino a liberarsi in un filo unico: così dal caos nasce la linearità della pubblicazione.
La collaborazione di Equilibri, che ha in Eros Miari il suo mentore, ha vivacizzato in vari momenti il Convegno. La rivista Fuorilegge (il n. 0 è stato distribuito ai partecipanti) è stata pensata per i ragazzi e le ragazze che amano leggere, parlare, discutere e anche per quelli che leggono poco (per ora!) e per gli adulti curiosi di leggere i ragazzi e discutere con loro. Vittoria Negro in “Vorrei che fosse amore” presenta spezzoni da film famosi in cui si parla di lettura e di poesia. Ricordiamo qualche titolo: I cento passi, Il signore degli anelli, L’attimo fuggente, Il cielo sopra Berlino, Shakespeare in love. Frammenti che Fuorilegge suggerisce ai ragazzi invitandoli a trovare strade diverse per entrare nelle storie e farle proprie. Chiara Carminati con “Parla parola” indica un luogo dove le parole trasgrediscono le regole e diventano preziose e malandrine: la poesia, cui i fuorilegge possono accostarsi leggendo e creando rime. La voce tenera e squillante di Alessia Canducci ha accompagnato vari interventi, soprattutto leggendo pagine di Almond, per far entrare i partecipanti nel mondo fantastico della narrazione, ma soprattutto per far capire come la voce, quella che narra, non quella che recita, è ancora, a dispetto di tutte le diavolerie moderne, l’attrazione chiave del mondo del libro.

 
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