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Libri e ragazzi - Argomenti - Argomenti - A carte scoperte - Dove finisce la cultura
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Dove finisce la cultura
Un termine importante, “cultura”, che necessita di ampi spazi di applicazione. Siamo sicuri che basti schematizzarla in un dizionario enciclopedico per farsene un’idea esauriente?

 

Non è facile definire il significato, certamente complesso, del termine “cultura”.
Il dizionario Zingarelli ne fornisce cinque accezioni, dalle quali si possono evidenziare le più significative:
1) Complesso di cognizioni, tradizioni, procedimenti tecnici, tipi di comportamento, trasmessi e usati sistematicamente, caratteristico di un dato gruppo sociale, di un popolo, di un gruppo di popoli o dell’intera umanità.
2) Patrimonio di conoscenze di chi è colto. Insieme delle conoscenze relative a una determinata disciplina o a un ramo del sapere.
3) Specialmente nel linguaggio giornalistico, concezione acquisita, presa di coscienza, mentalità.
Queste definizioni non risultano certamente esaurienti, e invece chi ha scritto il risvolto di copertina de Il libro della cultura (Edicart, 2004) ha pensato di proporne un’altra: “il termine ‘cultura’ è spesso usato per indicare forme d’arte come il balletto e l’opera, ma in verità la cultura è molto più di questo”.
Bontà sua! Ma come si può utilizzare un linguaggio come questo per presentare un modesto dizionario enciclopedico che in 255 pagine fitte di illustrazioni pretende di condensare lo scibile che riguarda (oltre l’Introduzione, il Glossario, l’Indice) otto argomenti di base: Letteratura, Religione, Musica, Design e Tecnica, Artisti e Spettacolo, Miti e Leggende, Arte, Storia della cultura? Ogni argomento è suddiviso in 14 voci, numero assoluto per ciascuna delle materie trattate: possibile che non ce ne fosse uno che richiedesse una pagina in più o una in meno?
Non è il caso di entrare nel merito sulle scelte delle voci che contraddistinguono ogni argomento, ma non si può non rilevare come alla voce “Libri per bambini” (p. 30-31) la necessità di sintesi porti a indicare in pochissime righe: le favole di Andersen, Perrault e i Grimm, L’isola del tesoro, Alice, Il Mago di Oz, Willie Wonka. Chissà che idea si farà un ragazzino su questo e sugli altri argomenti leggendo (e guardando immagini) ristrette in limiti che, di fatto, risultano incomprensibili.
La casa editrice che pubblica questo libro è particolarmente diffusa nei supermercati e nelle grandi superfici, dove l’incompetenza degli acquirenti adulti di libri per bambini è praticamente totale.
Come ci si può opporre a libri di questo genere, la cui diffusione sfugge alle biblioteche di pubblica lettura e alle librerie specializzate? Ai dittatori piaceva la censura: chi ama la libertà non può invece che rifiutarla. Non parliamo quindi di controlli che in qualsiasi forma – preventiva o meno – possono presentarsi.
L’unica possibilità di opporsi a libri di questo genere è far ricorso alla cultura personale e non certo a quella di cui pretende di parlare il volume dell’Edicart.

Roberto Denti
(da LiBeR 65)

 
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