I canali di LiBeRWEB: editori  |  biblioteche  |  librerie  |  libri&ragazzi
Copertina dell'ultimo numero di LiBeR - Fare clic per visualizzare la presentazione
Servizi LiBeR
Schede Novità
Rubriche e argomenti
di letteratura per ragazzi
Speciale
Saggio leggere
Gli indirizzari
I sondaggi di LiBeR
Produzione editoriale
La guida Librazzi
Logo - fai clic per visualizzare Guida Librazzi
Libri e ragazzi - Interviste d'autore - Jacqueline Wilson - Di fronte alle difficoltà... scoppiare a ridere
  Stampa la pagina corrente  Mostra la mappa
Jacqueline Wilson - Di fronte alle difficoltà... scoppiare a ridere
Jacqueline Wilson - Di fronte alle difficoltà... scoppiare a ridere
La scrittrice inglese Jaqueline Wilson è nata a Bath nel 1945. È autrice di molti romanzi che hanno venduto milioni di copie e ha vinto importanti premi letterari. Tra i suoi libri che trattano di bambini adottati o dati in affidamento ricordiamo: La bambina nel bidone, O la va o la spacca, La bambina con la valigia, La mamma tatuata, Bambina affittasi. Nell’intervista di Federica Velonà la scrittrice parla dell’importanza dell’ironia nei suoi libri, spesso incentrati su situazioni problematiche per i bambini e i ragazzi in affido: un’ennesima conferma per il potere salvifico della letteratura.

Jaqueline Wilson, l’adozione e l’affido sono tra i temi più ricorrenti dei suoi romanzi. Può dirci qual è l’origine del suo interesse verso questo argomento?
Non so perché ho scritto così spesso di bambini in affido. Penso che il fatto sia che mi interessano i bambini che vivono situazioni problematiche e le difficoltà che attraversano. Da quando ho scritto The Story of Tracy Beaker quindici anni fa, ho incontrato molti ragazzini in affidamento e mi è capitato di conoscere molta gente che lavora nel settore delle adozioni e più in generale dei servizi sociali. Trovo che facciano uno splendido lavoro, ma penso anche che sia importante cercare di capire meglio quanto sia doloroso essere mandati in molte case diverse e quanto si possa sentire la mancanza della propria mamma, per quanto inadeguata e piena di difetti questa possa essere.
Molti personaggi dei suoi libri hanno sperimentato l’orfanotrofio o un istituto del genere. Si può dire che la grande tradizione narrativa inglese di scrittori come Dickens riviva nella sua prosa in una versione aggiornata?
Sono lusingata dal venire accostata a Dickens. Nei suoi grandi libri le parti che mi piacciono di più sono quelle in cui si occupa di bambini. Il mio libro preferito per ragazzi si intitola Nancy e Plum e parla di due orfanelle americane.
Figlie che si ritrovano a dover fare da mamma alle proprie madri: secondo lei è un fenomeno tipico dei nostri tempi?
A volte le figlie si ritrovano a dover fare da madri alle proprie madri, ma per fortuna non succede così spesso.
Lei crede che la letteratura, e in particolare la letteratura per ragazzi, possa avere il potere di sanare delle ferite, in altre parole che un’adolescente con problemi familiari possa essere aiutata da ciò che legge?
Io credo fermamente nel potere salvifico della letteratura. Mi commuovono moltissimo le centinaia di lettere che ricevo da parte di bambini e adolescenti che mi dicono che questo o quel mio libro è stato per loro d’aiuto o di conforto mentre vivevano situazioni difficili. Ogni volta che a me capita di avere un problema o una preoccupazione particolare trovo un immenso conforto nel leggere di qualcuno che ha subito la stessa situazione in un romanzo.
Quanto è importante lo humour nei suoi libri e nella sua visione del mondo?
Penso che avere sense of humour aiuti immensamente. Scoppiare a ridere è molto meglio che scoppiare a piangere. È un modo brillante di affrontare le cose, e nei romanzi serve a sciogliere la tensione dopo una scena paurosa o molto drammatica.
E veniamo al lieto fine. Nei suoi romanzi tratta di situazioni difficili, ma alla fine c’è sempre una via d’uscita, un raggio di speranza. Si può dire che una delle differenze tra la letteratura per gli adulti e quella per i ragazzi consiste in questo: una racconta la vita com’è, l’altra la vita come dovrebbe essere?
Penso che le cose stiano proprio così, per me questa è la differenza fondamentale. In più io scrivo spesso di situazioni disperate o terribili e non sopporterei l’idea che un bambino possa sentirsi sconvolto o depresso dopo aver letto un mio libro. Voglio che i bambini sentano che per quanto le cose vadano male spesso c’è un modo per conquistare la felicità.

(da LiBeR 72)

Interview to Jacqueline Wilson
by Federica Velonà

Mrs Jacqueline Wilson, adoption and foster care are among the most recurring themes of your fiction. What is the origin of your interest for this subject?
I'm not sure why I've written so often about children in foster care. I suppose I'm just interested in troubled children and the difficulties they go through. Since writing THE STORY OF TRACY BEAKER fifteen years ago I've met many children in care and got to know many people to do with the fostering Network and various social services. They do a wonderful job but I think we still need to try harder to understand just what a struggle it is to be sent to many different homes and how you still miss your mum desperately, even though she might well have been inadequate or neglectful.
Many charachters of your books have spent some time in orphanages. Is it possible to say that the English tradition of writers as Dickens still live in your fiction in a new version?
I'm flattered to be bracketed with Dickens. I do particularly enjoy the childhood scenes in his great works. My own favourite childhook book is one called NANCY AND PLUM - about two little American orphan girls.
Daughters who find themselves to be mothers of their mothers: is this in your opinion a typical phenomenon of our times?
Sometimes daughters do have to mother their mothers - but hopefully this doesn't happen too frequently.
Do you believe that literature and specifically literature for children can have a healing power? In other words, do you think that a teenager who has problems with her family could be helped by what she reads?
I strongly believe that literature can have a healing power. I've been so touched by the undreds of letters I've had from children and teenages telling me that one or other of my books has been a help and a comfort when they've been going through difficult times. Whenever I have a particular worry or problem I find it immensely comforting to read about someone going through a similar situation in a novel.
How important is sense of humour in your books and in your vision of the world?
I think it helps enormously to have a sense of humour. Bursting into laughter is much better than bursting into tears. It's a brilliant coping mechanism - and in novels it eases the tension after a worrying or a very dramatic scene.
Let’s speak about happy ends. Your novels deal with difficult situation, but at the end there is a way out, a bit of hope. Could this be a difference between literature for adults and literature for children: one tells the life, the other has also to show how life could be a bit better?
I think you've expressed it perfectly - that's exactly what I feel is the difference. Plus I frequently write about sad and worrying things and yet I'd hate any child to feel desperately upset or depressed after they'd finished one of my books. I want them to feel that no matter how dire a situation can be there is often a way of finding happiness.

 
Nuova ed.
Twitter
LiBeR su Facebook

LiBeR su Facebook
Servizi di LiBeRWEB
Convegni
Iniziative del Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi di Campi Bisenzio
Elenco delle iniziative
Iscrizioni on-line
Newsletter
Logo Newsletter
La newsletter mensile che puoi ricevere gratuitamente nella tua casella di posta elettronica
Archivio delle newsletter

Iscriviti alla newsletter