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Libri e ragazzi - Interviste d'autore - Abraham Yehoshua - Un cagnolino per Efrat
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Abraham Yehoshua - Un cagnolino per Efrat
Abraham Yehoshua - Un cagnolino per Efrat
Abraham Yehoshua è nato a Gerusalemme nel 1936 e vive ad Haifa dove insegna Letterature comparate all’università. Di Yehoshua, scrittore più volte candidato al Nobel, in italiano sono stati tradotti da Einaudi nove romanzi (tra cui ricordiamo Cinque stagioni, Il signor Mani, Viaggio in India e il più recente Il responsabile delle risorse umane) una raccolta di racconti, vari saggi e opere teatrali. Un cagnolino per Efrat, tradotto da Alessandra Shomroni per Einaudi e illustrato da Altan, è il suo primo libro per bambini. Lo ha intervistato per noi Federica Velonà. In Israele si registra un’interessante fioritura di letteratura per ragazzi. Pensa che in qualche modo questo possa corrispondere alla difficile situazione politica? In altre parole, è possibile che gli scrittori di Israele cerchino di costruire un mondo alternativo per i bambini con l’intento di proteggerli da una realtà che si presenta fortemente minacciosa?
Sì, in Israele c’è una grande produzione di libri per l’infanzia ed è vero che gli scrittori tendono a viziare i bambini, a coccolarli con le loro storie. In questo campo assistiamo anche a un curioso fenomeno letterario: si stanno ripubblicando i libri per bambini scritti dai grandi maestri delle letteratura ebraica, dai grandi poeti della prima metà del Novecento e questi libri ottengono un grosso successo. Nel nostro Paese da sempre la letteratura per l’infanzia è ritenuta molto importante.
Il suo racconto Un cagnolino per Efrat dà voce alla smisurata tenerezza di un nonno verso la sua nipotina. È stata la tenerezza che lei prova per le sue nipoti a indurla a scrivere il suo primo libro per bambini?
Sì, è stato il sentimento che provo per le mie nipoti a ispirarmi questo racconto. D’altra parte si dice che l’unica differenza tra gli umani e gli animali è che i primi sono capaci di provare affetto non solo per i propri figli, ma anche per i nipoti. Io credo che sia vero, che nell’intensità degli affetti, e in particolare in quelli dei nonni, si possa misurare la differenza tra la natura dell’uomo e quella dell’animale.
Da padre non ha mai avuto la tentazione di scrivere per i suoi figli?
No, non ci ho mai pensato e anche mia moglie si è stupita di questi miei racconti per le nipoti. Non avrei mai pensato di scrivere per bambini, ma ora mi è venuto naturale farlo.
Il secondo racconto contenuto nel libro parla della battaglia di una famiglia contro un topo. Alla fine la famiglia trova un modo per convivere con il topo, per addomesticarlo. Questo racconto potrebbe essere letto anche come una metafora della pacifica convivenza tra palestinesi e israeliani?
Il racconto nasce dalla mia paura dei topi. Ho sempre provato disgusto e terrore per i topi, soprattutto per quelli che entrano in cucina. Ho cercato di superare questa paura sublimandola nella scrittura. Il topo che diventa amico delle bambine è servito innanzitutto a rassicurare me. Non ci vedo l’aspetto metaforico. I palestinesi sono i nostri vicini, viviamo accanto a loro. Guai a considerare loro topi e a essere considerati da loro cani, come spesso accade.
Cosa pensa delle illustrazioni di Altan che accompagnano l’edizione italiana del suo libro?
Ho provato un immenso piacere all’idea che un importante artista italiano avesse accettato di illustrare i miei racconti. È stato un grande onore per me. Mi piacciono moltissimo i suoi disegni e tutti gli editori israeliani a cui ho mostrato il libro sono rimasti colpiti da essi.
Scriverà altri libri per bambini, magari rivolgendosi a una fascia d’età diversa?
Non lo so, staremo a vedere. Mi è appena nata una nuova nipote e a giugno ne nascerà un’altra. Così arriverò a quattro nipoti femmine. È una cosa che mi dà una grande gioia e può darsi che mi ispirerà qualche altro libro.

 
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