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Libri e ragazzi - Interviste d'autore - Daniel Handler - Il parere di Lemony Snickett
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Daniel Handler  - Il parere di Lemony Snickett
Daniel Handler - Il parere di Lemony Snickett
Abbiamo provato a sottoporre le teorie formulate da Alison Lurie nel suo Bambini per sempre a uno scrittore contemporaneo per ragazzi, chiedendogli se in queste riconosceva qualcosa di sé e della sua opera. Lo scrittore è Daniel Handler (più noto sotto lo pseudonimo Lemony Snicket), nato il 28 febbraio 1970 a San Francisco, dove vive con moglie e figlio. Lo ha intervistato per noi Federica Velonà.

Handler ha esordito con un romanzo per adulti, ne ha poi scritti altri due, e ha lavorato come sceneggiatore. I libri fanno parte della collana Una serie di sfortunati eventi, serie apparsa negli Stati Uniti per la prima volta nel 1999 e da noi tradotta per Salani dal 2000. 
La storia è quella di tre bambini, Violet, Klaus e Sunny Baudelaire, rimasti orfani dei genitori in seguito all’incendio della loro casa e affidati al Conte Olaf, un terribile tutore che li perseguita per impadronirsi del loro patrimonio. In italiano sono usciti nove volumi che presentano, variando scenari e personaggi, le disavventure dei ragazzi in fuga dal conte. Lo stesso Lemony Snicket, lo scrittore che racconta la vicenda, è un uomo oppresso da terribili vicende personali. Questi libri, sorprendenti per la qualità dello stile letterario, la potenza dell’immaginazione, l’originalità delle situazioni, la cupezza delle vicende e insieme l’humour tagliente, sono stati lanciati dal film diretto da Brad Siberling e interpretato da Jim Carey, che è uscito in Italia nel marzo 2005. Sono libri che inquietano i lettori, presentando il lato peggiore degli adulti: la loro ipocrisia, la loro propensione al compromesso e a rifugiarsi nei luoghi comuni, la loro incapacità a prendersi cura dei ragazzi e ad ascoltarne il punto di vista; e insieme sono libri divertenti e affascinanti.
Daniel Handler, secondo la studiosa americana Alison Lurie, la migliore letteratura per ragazzi presenta delle caratteristiche sovversive. Lurie sostiene inoltre che i grandi autori di libri per ragazzi in genere vivono in un mondo in cui non credono, per il quale non sarebbero disposti a lottare. Si riconosce in qualche modo in questi tratti?
In parte. In questo mondo ho trovato delle cose in cui credere, delle persone in cui mi ritrovo e delle cose per cui ho combattuto, ma nell’insieme il mondo per me è pieno di cose insensate che mi lasciano perplesso.
Lurie sostiene che i grandi scrittori per ragazzi sono in qualche modo rimasti essi stessi ragazzi. Lei si sente particolamente vicino al bambino che è stato?
Con tutto il rispetto per Alison Lurie, di cui ammiro la scrittura, non capisco cosa voglia dire. Io ho dei ricordi molto precisi della mia infanzia, ma non credo che questo mi avvicini all’infanzia in generale e alcuni dei migliori scrittori per ragazzi disprezzavano i ragazzi.
Parliamo dei protagonisti dei suoi libri, i Baudelaire: Violet, Klaus e Sunny vedono molte cose che gli adulti non vedono, per esempio riescono a riconoscere il conte Olaf qualunque travestimento lui adotti. Secondo lei i bambini sono in qualche modo più saggi degli adulti o quanto meno sono più restii a giudicare la realtà attraverso stereotipi?
Io considero i Baudelaire più saggi della maggior parte della gente – che si tratti di bambini o adulti – e sicuramente più osservatori. Forse i bambini tendono a notare delle cose che sfuggono agli adulti, ma è vero anche il contrario.
Alison Lurie definisce i bambini una strana tribù con valori tutti suoi. Un valore che è molto forte nella sua serie è la solidarietà dei tre bambini nelle avversità che devono affrontare. Ciò mi pare molto vero (i fratelli privi di genitori o con genitori anaffettivi di solito sono molto legati tra loro) e insieme molto importante per i giovani lettori, dà loro una certezza tra tante brutte sorprese. Può dirci qualcosa su questo aspetto?
Che genitori orribili producano fratelli molto affezionati tra di loro è una mia vecchia teoria. Come padre questo per me rappresenta un dilemma, perché devo scegliere tra essere un genitore orribile o accettare il fatto che i miei figli non abbiano tra loro una relazione molto intensa.
La trama è molto importante nelle sue storie, ma lo stesso vale per le digressioni. La maggioranza di queste sono digressioni di tipo linguistico. Sembra che lei non voglia solo demistificare il comportamento sconsiderato degli adulti, ma anche il loro linguaggio, i molti modi in cui le parole vengono usate per nascondere la verità. È così?
Mi è sempre piaciuto il linguaggio per il paradosso che rappresenta: è una necessità quasi del tutto inutile.
Mi pare che una delle ragioni del fascino della Serie di sfortunati eventi possa essere la varietà dei paesaggi terrificanti. Ognuno dei suoi libri rappresenta un’immersione in un mondo assurdo e terribile. Leggendo La sinistra segheria mi è venuta in mente la condizione dei lavoratori cinesi. Dove trae l’ispirazione per le sue ambientazioni desolate?
Dalle ambientazioni desolate che ci sono nel mondo. Mentre scrivevo La sinistra segheria non mi sono documentato sui cinesi ma ho studiato altre manifestazioni di squallore industriale.
Com’è per lei che ha scritto libri per adulti cimentarsi con una serie? Ha pianificato sin dall’inizio il numero di libri che intende scrivere? Le mancheranno gli orfani Baudelaire quando porrà fine alle loro avventure?
Sin dall’inizio avevo in mente che la storia dei Baudelaire richiedesse 13 volumi, ma non avrei mai pensato che un editore potesse appoggiare una simile follia. Credo che mi mancheranno i Baudelaire quando smetterò di scrivere su di loro, ma mi conforta l’idea che probabilmente loro non sentiranno la mia mancanza.
Un’ultima domanda su Lemony Snicket. Come le è venuta l’idea di un autore così sfortunato per una così sfortunata serie di eventi?
Non riesco a immaginare un esempio di letteratura felice che sia di qualche interesse.


Interview to Daniel Handler 
by Federica Velonà

Daniel Handler, I’d like to start this interview about your Series of Unfortunate Events with a quotation by Alison Lurie, Boys and Girls Forever, a beautiful essay about children's literature which has recently been translated into Italian. Lurie's thesis is that the best literature for children is “subversive”. She says also that great authors of children's books generally live in a world in which they don't believe, which they would be happy to change. Do you somehow recognize yourself in these definitions?
Somewhat. There are things I have found in this world in which I believe, people with whom I fit in, and things for which I have fought, but by and large I find the world to be made of perplexing nonsense.
Another quotation by Lurie: "those who write best for children are in some essential way children themselves". Do you think to be still close to the child you have been?
With all due respect to Ms. Lurie, whose writing I admire, I don't understand this idea at all.
I have clear memories of my own childhood, but I don't think this puts me closer to childhood, and some of the best children's writers despised children.
Let's speak about the main charachters of your books, the Baudelaires: Violet, Klaus and Sunny see many things that grown-ups miss, for example they are very clever to recognize Count Olaf whatever disguise he choose. Do you consider children wiser than adults, or at least less used to judge reality through sterotypes?
I consider the Baudelaires to be wiser than most people - children or adults - and certainly more observant. Perhaps children tend to notice things that adults miss, but the reverse is true as well.
Alison Lurie definies children a strange tribe with its own values. A value which is very strong in your Series is solidarity among the three children against the adversities they have to face. I think that this is both very true (siblings without parents or with uncaring parents are usually very strong related) and very important for young readers, it gives them a certainty among so many bad surprises. Can you tell us something about this aspect?
It has long been a theory of mine that horrible parents make for siblings who are close to one another. This is something of a dilemma for me as a father, because I must either choose to be a horrible parent or accept the fact that my children will not have such a relationship.
Plot is very important in your stories but this is also true of digressions. Most of them are linguistic digressions. You seem to wish to demistify not only adults fool behaviour but also adults fool language, the many ways of using words for hiding the truth. Was this one of your intents?
I've always enjoyed language for its essential paradox: it's a necessity which is also almost entirely useless.
I think that one of the reason of the appeal of the Series could be the variety of terrifying landascapes. Every book of yours is a full immersion in an extraordinary and terrible world. Reading The Miserable Mill I though of the condition of today Chinese workers. Where do you take inspiration for your desolate locations?
From the desolate locations of the world. I did not read about the Chinese when writing The Miserable Mill, but I did investigate other instances of industrial squalor.
What is it like for you, who have written three novels for adults, to write a series? Did you plan from the beginning the exact number of books you were going to write? Will you miss the Baudelaire orphans when you will put an end to their adventures?
From the start I had the idea that the Baudelaires' story would require thirteen volumes, but I never thought a publisher would support such foolishness. I expect I will miss the Baudelaires when I have stopped writing about them, but I take comfort in the fact that they will probably not miss me.
A last question about Lemony Snicket. How did you get the idea of such a unfortunate author for such an unfortunate series of events?
I am unable to think of a happy work of literature that is at all interesting.

 
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