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Libri e ragazzi - Interviste d'autore - Ursula Dubosarsky - Il lato selvaggio dell'Australia
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Ursula Dubosarsky - Il lato selvaggio dell'Australia
Ursula Dubosarsky - Il lato selvaggio dell'Australia
La vastità di un continente lontano e il senso del mistero ricorrono spesso nei romanzi della scrittrice australiana Ursula Dubosarsky, che ce ne parla in questa intervista raccolta da Federica Velonà.

Ursula Dubosarsky è nata a Sidney nel 1961. Dopo la laurea, ha trascorso un anno in un kibbutz nel nord d’Israele dove ha conosciuto il suo futuro marito, che è argentino. Ha tre figli. Ha scritto una ventina di libri per ragazzi, spaziando da quelli per bambini a quelli per giovani adulti. In italiano sono usciti quattro suoi libri da Salani: la trilogia di Isador Brown nei Criceti (Mio papà è un blocco di ghiaccio, Scomparsi madre e padre, Il ghiaccio si è rotto) e il romanzo Tutto comincia a Zanzibar negli Istrici.
Il suo libro Tutto comincia a Zanzibar affronta i temi della morte e della sparizione. Lei pensa che la vastità dell’Australia e il suo lato selvaggio abbiano in qualche modo un’eco nella sua narrativa? Si può dire che il tema della perdita, del perdersi, ricorra spesso nella letteratura australiana?
Penso che la risposta alle sue domande sia sì, anche se da parte mia la scelta di questi temi non è molto consapevole. Sicuramente, come la maggior parte degli australiani, io ho in qualche modo la sensazione di stare sospesa sull’orlo di un abisso più pericoloso e più enorme di quanto si possa immaginare. È vero che il tema dei bambini perduti ricorre nell’arte e nella letteratura australiane; qui tutti da bambini abbiamo paura di “perderci nella vegetazione selvaggia”. Penso che Mary in Tutto comincia a Zanzibar senta particolarmente il senso della vastità che c’è fuori dalle sue finestre, fuori dai confini della sua casa e della sua cultura.
La parola “segreto” compare in molti dei suoi libri. La curiosità può essere, a suo parere, una molla per accendere l’interesse dei giovani per la lettura?
Qualcuno una volta mi ha detto che i miei libri erano strutturati come “mystery” e penso che avesse ragione! Sin da quando ero piccola, da lettrice ho sempre amato la forma del giallo e forse nei gialli, in quelli risolvibili e in quelli che non lo sono, c’è qualcosa che riguarda il nostro modo di porci nei confronti del mondo. Ciò vale per i lettori giovani come per i lettori adulti. Se penso in particolare a Tutto comincia a Zanzibar, sento di aver lasciato molte questioni in sospeso in quel libro. Penso che i ragazzi che l’hanno letto abbiano apprezzato questo aspetto, una volta capito che non c’è una soluzione univoca ai misteri sollevati dalla storia, ma che sta a loro ipotizzare e scoprire cosa possa essere accaduto.
Lei ha detto una volta che scrivendo per i più piccoli può affrontare le Grandi Questioni della Vita. Ci può illustrare questo concetto?
Credo di averlo detto a proposito dei miei due libri per bambini Honey and Bear e Special Days for Honey and Bear, illustrati da Ron Brooks. Immagino di aver voluto dire che, nei libri per bambini piccoli, si parla spesso di cose come la luna, le stelle, il giorno, la notte, gli uccelli, le bestie, l’acqua e la terra. I bambini si incantano a osservare questi aspetti elementari e celestiali del mondo e si interrogano su di essi, mentre gli adulti di rado si concedono il tempo per pensare a queste cose. Naturalmente i bambini si interrogano anche su cose come i lacci delle loro scarpe, ma per un bambino piccolo anche il laccio di una scarpa ha un significato e un potere che noi crescendo abbiamo dimenticato. Quindi quando scrivo libri per bambini piccoli usufruisco della piacevole libertà di pensare e di descrivere il mondo nel modo in cui lo fanno loro.
Sullo sfondo del suo recente romanzo Theodora’s Gift ci sono l’Olocausto e la distruzione delle Torri Gemelle. Secondo lei la letteratura per ragazzi può trattare qualunque tema o si deve fermare di fronte a certi eventi?
Come ha detto lei, entrambi gli eventi sono molto sullo sfondo del romanzo, non sono il suo argomento principale. Fanno parte della vita di Theodora, ma non dominano il suo modo di pensare in maniera cosciente. In effetti credo che uno dei temi del libro sia il modo in cui lei si sente minacciata da questi fatti e si sforza di scacciarli dai suoi pensieri. Gli orrori del mondo pesano inevitabilmente sulla nostra vita, ma credo che il tentativo di Theodora di guardare altrove e di rifiutare di esserne travolta o condizionata richieda del coraggio. Avendo scelto di raccontare la famiglia ebreo-australiana di Theodora non potevo prescidere da questi eventi. Non ho scelto di inserire questi temi nel libro; essi sono emersi naturalmente e in modo inevitabile dalla protagonista, dal periodo e dal luogo in cui viveva.
Come giudica l’interesse per la letteratura per ragazzi nel suo paese, l’Australia?
In Australia da parecchi anni c’è un grosso interesse per la letteratura per ragazzi. Devo dire che da questo punto di vista potrebbe essere il posto ideale per uno scrittore per ragazzi perché c’è una forte comunità di scrittori, illustratori, editori, critici tutti molto impegnati, oltre che di appassionati.
C’è una rete di supporto che funziona anche in un paese così grande! Ciò detto, l’Australia ha una popolazione ristretta ed è così geograficamente distante da molti altri posti in cui fiorisce la letteratura per ragazzi, e questi possono essere fattori di frustrazione per chi scrive.

Ursula Dubosarsky legge Rex ai bambini 
Ursula Dubosarsky legge Rex ai bambini

 
Interview to Ursula Dubosarsky
by Federica Velonà

Ursula Dubosarsky your novel Abyssinia (which was published in Italian with the title Tutto comincia a Zanzibar) deals with the themes of death and disappearence. Do you think that Australia's vastness and wilderness have somehow an echo in your fiction? Would you say that the theme of loss, of loosing oneself often recur in Australian literature?
I think the answer is probably yes - although it's not that self-conscious perhaps. But certainly, like most Australians, I have the feeling of perching on the edge of something huge and possibly dangerous and more vast than anyone could ever know. Lost children are certainly a traditional and recurring theme in Australian art and literature - getting "lost in the bush" is one of those things you're always afraid of as a child. I think Mary in Abyssinia particularly feels that sense of hugeness outside her window, outside the bounds of her house and culture.
"Secret" is a word that appears in many of your books. Can the spur of curiosity be important for a young reader?
Yes, someone once told me that all of my books are essentially structured as mystery stories, and I think that might be true! I've always loved the form of the mystery as a reader, since I was a child, and perhaps there is something in mysteries, solvable and insoluable, that is at the centre of how we cope with the world, and that is as true for a young reader as for a adult. When I think of Abyssinia in particular, I find a great big question mark looms up in my head. I think child readers have enjoyed that aspect of the book - once they understand the idea that there is no defined solution to the mysteries posed in the book, but that it's up to them to hypothesise and work out what they think happened.
You declared that when you write for little children you can speak about the Great Questions of Life. Can you explain this concept to us?
Now this question seems (mysteriously!) connected to my last answer! I wonder when I said that? I must have been talking about my two books for young children, Honey and Bear and Special Days for Honey and Bear, illustrated by Ron Brooks. I suppose what I meant was that in books for the very young, the themes are often to do with such things as the moon and the stars and day and night and birds and beasts and water and earth - elemental and celestial aspects of the world that little children stare at and wonder about, which adults only rarely take the time to wonder about. Of course, children wonder about things like their shoe laces as well, but to a small child even a shoe lace is significant and powerful in a way we forget as we grow older. So when I'm writing books for young children, there's a lovely freedom to think and write about the world in that way.
Holocaust as well as the destruction of the Twin Towers are on the background of your recent novel Theodora’s Gift. In your opinion, can literature for children deal with whatever happens in human life or is there a point where it has to stop?
As you say though, both those things are very much in the background of the novel. You wouldn't say they are major themes. They are part of Theodora's life and how she experiences the world, but they do not consciously dominate her thinking. In fact she feels quite threatened by both, and forcibly pushes them out of her mind, which I suppose is part of what the book is about - that the horrors of the world inevitably encroach, but there is a kind of a courage in Theodora's turning her face away and refusing to be overwhelmed by them, or even perhaps defined by them. For me, these issues were an inextricable part of being a member of Theodora's Jewish Australian family. At no point did I choose deliberately to include these themes, but they arose naturally and unavoidably because of who she is, in time and place.
How to you judge interest for children's literature in your country?
There's a great deal of interest in children's literature in Australia and has been for many years. It's a great place for a children's writer in that way, because there's quite a strong community of very committed writers and illustrators and publishers and critics and enthusiasts, who obviously form a network of support, even across such a great continent!. That said, though, Australia is a smallish country in population, and of course geographically distant from so many other places in the world where children's literature thrives, which can sometimes be a source of frustration.

 

 
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