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  Data 15-Gen-2016  Stampa la pagina corrente  Mostra la mappa

LiBeR e i social
Identikit dei follower di LiBeR sui social network: colti, attenti, inclini alla complessità e disposti alla ricerca

 

Ogni prodotto editoriale ha una storia, un’origine particolare che lo distingue da tutti gli altri, e degli obiettivi che intende portare alla luce rivolgendosi al proprio specifico pubblico. LiBeR ha una sua identità unica, inscindibile dalle sue origini e dai conseguenti progetti bibliografici: non è soltanto una rivista di letteratura per ragazzi, ma vuole fornire servizi, rispondendo all’istanza di fare chiarezza nel vasto panorama dell’editoria per l’infanzia. Un’esigenza che proviene dalle biblioteche, dagli operatori e dalle librerie. Questi servizi e queste istanze fanno parte della brand identity sia di LiBeR che del sito , una piattaforma che si propone di rispondervi in modo più ampio grazie alla maggiore disponibilità di spazio della rete. I social network a oggi rappresentano la maggiore fonte di espressione dell’opinione pubblica sul web. Se, infatti, esiste ancora un’idea di mezzo di comunicazione generalista, orientata verso una presenza massiccia e variegata di persone, questa si riflette appieno sui social: media dall’ampia partecipazione, dove ogni utente, potenzialmente, può dire la sua. Quest’indole dei social network è spesso considerata, nel giudizio collettivo, un’arma a doppio taglio. Se infatti, da una parte, la partecipazione libera e corale degli utenti all’agenda setting del medium è in grado di tematizzare problematiche e argomenti che provengono dai cittadini in maniera diretta, allo stesso tempo la spersonalizzazione del singolo con la conseguente idea di fondo che piattaforme come Facebook e Twitter portino alla luce il lato peggiore – quello più massificato e villano – della società è una questione ancora dibattuta.
Quando LiBeR e LiBeRWEB si sono affacciati per la prima volta sui social, nel 2011, è stato quindi come se un prodotto nato e studiato per rivolgersi a una certa particolare nicchia di settore mettesse un piede sul palcoscenico del grande pubblico.
Fatte queste premesse, a oggi la sfida del rapporto tra LiBeR, LiBeRWEB e i social è far convivere la complessità di un mondo come quello dell’editoria per ragazzi con l’esigenza di estrema semplificazione insita nel format di Facebook e Twitter. LiBeR in versione cartacea ha un pubblico di addetti ai lavori: i suoi progetti collaterali sono progetti bibliografici, che offrono consigli di lettura e recensioni con la ricchezza e la vastità tipica di chi si rivolge a una biblioteca o a una libreria. È incredibile il talento e la ricerca che autori, editori e illustratori mettono nei libri per bambini e ragazzi. Un talento e una ricerca che sorprendono ancora di più se si pensa ai prodotti editoriali per adulti più in voga. Il panorama dei prodotti editoriali per l’infanzia di cui LiBeR si occupa è in gran parte composto da piccole e medie case editrici che riescono a mettere sul mercato volumi con illustrazioni mozzafiato e storie intelligenti, capaci di suscitare genuina partecipazione e divertimento anche quando affrontano temi sociali innovativi. Forse non è facile pensare a come inserire tutta questa complessità in un contesto come quello di Facebook o Twitter, dove i contenuti più rilevanti sono quelli maggiormente dotati di immediatezza. Sicuramente un elemento di sicurezza in più è dato dalla certezza che l’audience social di LiBeR si distacca dal pubblico del mezzo, per via dell’alto grado di scolarizzazione: probabilmente i follower di LiBeR su Facebook e Twitter sono persone abituate, nella vita, ad avere a che fare con la complessità, disposte alla lettura e alla ricerca.
Stando agli elementi forniti dagli utenti stessi, il 70% dei fruitori della pagina Facebook di LiBeR è rappresentato da persone di sesso femminile, la cui età ha la massima concentrazione tra i 35 e i 44 anni; l’audience Facebook di LiBeR è per la maggior parte in una relazione stabile e scolarizzato: il 70% ha una laurea e il 15% ha una formazione post laurea. Quest’ultimo dato supera la scolarizzazione dell’utente medio del social network del 200%. Dagli analytics di Twitter emerge che l’audience social della rivista gode di una certa omogeneità: come per Facebook, ci si rivolge a un pubblico prettamente femminile, in cerca di una tipologia di notizie molto precisa, e che poco si conforma all’utenza base della piattaforma. Possiamo ipotizzare di trovarci davanti a un pubblico composto prevalentemente da insegnanti e operatori dell’infanzia; istruiti e attenti, che sono in cerca di news e nuovi progetti che li aggiornino sul mondo dell’editoria e della biblioteconomia in relazione all'infanzia e prima adolescenza.
LiBeR ha saputo quindi rimanere, anche sulla rete, legata a una nicchia di pubblico che sta prevalentemente “dietro” il mondo della distribuzione dei libri (scrittori, editoria, librerie, biblioteche, educatori). Ecco perché, quattro anni dopo il lancio della pagina Facebook della rivista, possiamo affermare che la fetta di utenza che fruisce dei social di LiBeR rappresenta, rispetto alla temuta spersonalizzazione del singolo e all’inevitabile orientamento verso un appiattimento dei contenuti, una felice eccezione e una dimostrazione di come anche i social network possono fornire una risposta a istanze articolate e lungimiranti.

Camilla Rigatti
(da LiBeR 108)

 
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