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LiBeR 104
LiBeR 104

[Ottobre – Dicembre 2014]

Sommario

Diari
Caro diario, ti scrivo, intervista a Duccio Demetrio(p. 18-24)
Il diario per leggersi e capirsi, dialogo con scrittori e scrittrici italiani condotto da Paola Benadusi Marzocca (p. 20-21)
Molte vite, in prima persona, Teresa Buongiorno (p. 24)
Specchi di carta, Fausto Boccati (p. 25-28)
Di penna e coraggio armati, Gabriela Zucchini (p. 29-35)
Migranti, orfani e gatti killer, intervista di Paola Benadusi Marzocca a Abbas Kazerooni, Anne Fine e Jacqueline Wilson (p. 32-33)
Da Cuore a Anna Frank, Teresa Buongiorno (p. 36-38)
Monelli si nasce (e io modestamente lo nacqui), Federico Maggioni (p. 38)
Profili, selfie e blog, Maurizio Caminito (p. 39-42)
Filastrocca del vento dei diari, Bruno Tognolini (p. 41)
Gli interventi sui diari sono illustrati da alcuni giovani artisti che hanno seguito l’attività didattica di Mimaster Milano: Davide Abbati, Giovanni Ballarotti, Luca Carnevali, Silvia Rossana Garavaglia, Elio Illustration,
Rapporto LiBeR 2014 – Seconda parte
La soglia, Domenico Bartolini e Riccardo Pontegobbi (p. 44-49)
Alimentazione
Una fame planetaria, Vichi de Marchi (p. 50-51)
Un mondo di cibo da leggere, Francesca Brunetti (p. 52-53)
Biblioteche pubbliche
Biblioteca, luogo comunitario, Stefano Parise (p. 54-55)
Premio Nati per Leggere
Magia di parole e suoni, Émile Jadoul (p. 56-59)
Umorismo e tenerezza nel quotidiano dei piccoli, intervista a Émile Jadoul (p. 57)
Al via la sesta edizione del Premio (p. 59)
Bebè, bimbi e libri
Tocco, quindi leggo, Luigi Paladin (p. 60-63)
Illustrazioni di Marta Comini
Libri e disabilità
Un piede dentro e uno fuori, Elena Cordiglia (p. 64-65)
Dossier Segnali di lettura
La divina potenza degli amori, Selene Ballerini (p. 66-67)
Un servizio essenziale, Antonella Lamberti (p. 68-69)
Materia Grigia (p. 70-71)
Rubriche
Rubabandiera

Allenarsi nello sport, con filosofia, Roberto Farnè (p. 72-73)
La cattedra di Peter
”Le portique ouvert sur les Cieux inconnus”, Emma Beseghi (p. 74-75)
La cassetta degli attrezzi
Un artista… pensatore, Carla Poesio (p. 76-77)

Copertina
L’illustrazione di copertina è di Luca Carnevali, laurea specialistica in Grafica d’arte, ha collaborato come illustratore con diversi editori italiani

Inserto redazionale – Schede Novità 
La bibliografia del libro per bambini e ragazzi, con le segnalazioni di 622 novità

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Estratti

Diari

Duccio Demetrio (Caro diario, ti scrivo: “Quando scriviamo, quale sia la natura del nostro testo – poetico, letterario, epistolare, autobiografico, saggistico e tanto più se scientifico o filosofico – in ogni caso, prendiamo la penna tra le dita (o i tasti al suo posto) per “mettere a sistema” idee e frasi, emozioni, rappresentazioni sofisticate, o anche semplici e senza pretese, di se stessi o del mondo. Per offrire al lettore un insieme concettuale (indipendentemente dall’intenzione volta a suscitare pensiero, piuttosto che emozioni) capace di interessarlo e di fargli comprendere che cosa vogliamo comunicargli; perché intendiamo risvegliare in lui o lei un’attenzione affettiva, un coinvolgimento sentimentale, una passione. Può bastare anche la lettura di una sola parola, di un enunciato essenziale, di un epigramma per suscitare un effetto sistematizzante e “ordinatore”. Infatti, quella breve (pur modesta ed effimera) traccia semantica è in grado di generare ragionamenti, analisi, riflessioni che la dilatano e la riconnettono a una miriade di ulteriori elementi e potenzialità di carattere narrativo. La cui funzione, per la configurazione stessa della nostra vita celebrale, sarà appunto riordinatrice. Fatta questa premessa, qual è il senso della scrittura autobiografica? In primo luogo, si tratta di un genere complesso e composito, poiché ci troviamo dinanzi a una scelta, non contingente e momentanea (a differenza del diario, della lettera, dell’appunto, ecc.), ispirata da un desiderio dell’autore che precede la stessa decisione di scrivere”).

Paola Benadusi Marzocca (Il diario per leggersi e capirsi: “I diari segreti forse non esistono più; si è perso il gusto di tenerli nascosti, c'è piuttosto la tendenza a esibire le proprie difficoltà e debolezze, casomai per superarle. Il diario come testo letterario era molto in voga nell'Ottocento, e sembra sia tornato di moda, apprezzato soprattutto dai ragazzi”).

Teresa Buongiorno (Molte vite, in prima persona: “All'inizio usavo soltanto la terza persona, senza un motivo preciso. Erano romanzi storici, vite lontane. Poi, mi capitò di fare una mitonovela, con gli dei fuori dalle nicchie, impegnati nella vita reale, alla maniera di “Beautiful”. Protagonista la dea della giovinezza, Ebe, la coppiera degli dei. I suoi fratelli crescono e lei è condannata a restare sempre allo stesso punto. Sto parlando di Olympos: diario di una dea adolescente (Salani, 1995). La terza persona suonava falsa e d'istinto provai la prima persona. Funzionava. Il diario ti permette di evitare le descrizioni d'ambiente, di puntare sui fatti, le emozioni del momento, è veloce e scandito”).

Fausto Boccati (Specchi di carta: “Nell’esperienza del lettore il fascino del termine “diario” nasce dalla duplice natura dei territori che costeggia: da un lato esercizio estremamente privato di esplorazione di sé e, dall’altro, particolare forma di letteratura autobiografica. Nel continuo rimando fra questi versanti, nel diario reale da una parte e in quello letterario dall’altra si con-fondono, con le più variabili gradazioni, intenzioni e aspettative diverse: verità e falsità, uso funzionale ed estetico della lingua, individualismo e racconto di un destino collettivo, rivelazione e silenzio. In quanto genere letterario il diario – come il romanzo epistolare – vive di finzione, è imitazione di un esercizio di autoanalisi che, specularmente, si sostanzia nella scrittura e quindi imita la letteratura. “Caro diario…” è la chiave di lettura comune: incipit che predispone il lettore all’incontro con il protagonista, oppure evocazione di un referente fittizio, amico intimo al quale si allude nella simulazione di un dialogo; regno comune è la pagina scritta, la parola che esce per raccontare. In entrambi i casi, il pensiero compie un passaggio di stato, scende dal limbo impalpabile della memoria e delle sensazioni e assume una forma, sceglie uno sguardo. Ridotta al minimo la distanza dal narratore-protagonista, quello che al lettore può succedere (quello che si aspetta) specchiandosi nella pagina scritta è trovarci l’immagine di qualcuno che gli restituisce, con un linguaggio immediato e condivisibile, un’esperienza di vita affine alla propria. Scrittori ed editori mettono oggi a disposizione dei ragazzi una vasta offerta di romanzi nella forma di diario; e d’altra parte molti adolescenti tengono un diario – anzi, sono tante le persone che lo abbandonano quando si sentono fuori da questa stagione della vita”).

Gabriela Zucchini (Di penna e coraggio armati: “Ma tanti sono gli pseudo-diari (cioè i romanzi scritti in forma di diario) che affollano gli scaffali delle librerie e delle biblioteche. Di fronte a questa proliferazione, preliminare ci sembra allora rispondere ad alcune domande: Che cosa è un diario? Qual è la natura di questo scritto? Quali sono le caratteristiche che lo definiscono? Quali le differenze tra romanzi-diari e diari autentici? Quesiti non semplici, perché, come scrive uno dei maggiori studiosi della materia, Philippe Lejeune, il diario è un genere mutevole, declinato in modo diverso in differenti epoche storiche e culture. Diverse sono le ragioni che inducono a scrivere un diario, e diversa è la forma che questo genere può assumere, senza considerare la rivoluzione operata da Internet. Non solo: a differenza di altri generi, come l’autobiografia o le memorie, il diario è sempre aperto ai cambiamenti e alla crescita, è per sua natura discontinuo, è soggetto a ripetizioni e variazioni, e non si sa come va a finire. È cioè un reame di libertà: gli autori di diari possono iniziare e finire di scrivere quando vogliono; possono scrivere su qualsiasi cosa; possono tenere i propri testi per se stessi, condividerli con pochi intimi o col mondo intero su Internet, aspirare alla pubblicazione o distruggerli. Possono considerare se stessi (come Anne Frank) autori in divenire, e utilizzare la scrittura diaristica come un esercizio per affinare la propria abilità, o al contrario ignorare qualsiasi richiesta di tipo estetico in nome della libertà di espressione. L’unico vincolo, considerato essenziale da Lejeune, è quello del tempo: se gli autori non datano le loro annotazioni, non stanno scrivendo un diario, perché scrivere un diario presuppone un confronto con l’inesorabile flusso temporale e con l’inevitabilità del cambiamento. In ultima istanza, ciò che definisce il diario è il modo in cui esso scolpisce la vita nel momento in cui accade e accoglie la sfida del tempo”).

Paola Benadusi Marzocca (Migranti, orfani e gatti killer: “Qual è la definizione più esatta di diario? Esiste un limite preciso oltrepassato il quale questo modo di scrivere assume altri significati? Come scriveva Wolfgang Goethe il diario è “un sommario di quel che è avvenuto”; la vita è fatta di chiari-oscuri; non è obbligatorio stabilire finalità e prospettive, forse basta scoprire le zone di ombra e luce che scandiscono il cammino di ognuno, così come sono e secondo l’interpretazione personale dell’autore”).

Teresa Buongiorno (Da Cuore a Anna Frank: “La parola 'diario', da noi, si lega al mondo della scuola: indica l'agenda su cui segnare i compiti assegnati, raccogliere le comunicazioni per i genitori, i nomi e i telefoni e gli indirizzi dei compagni, il calendario settimanale. Diventò obbligatorio solo nel 1913, prima, il termine si rifaceva piuttosto alle memorie, agli appunti di viaggio, e l'idea di legarlo alla vita scolastica fu di Edmondo De Amicis, che si vantò di mostrare a tutti “come si spreme il pianto dai cuori di dieci anni”. Di fatto, il suo romanzo fu un successo senza fine: dopo meno di quarant'anni aveva già raggiunto un milione di copie vendute”).

Federico Maggioni (Monelli si nasce (e io modestamente lo nacqui): “Peste nera, flagello di Dio, enfant maudit, rompiscatole per vocazione, chiamato ad agire comunque e ovunque, candidamente mosso da buone intenzioni, può distruggere amicizie consolidate, far naufragare progetti matrimoniali, rovinare reputazioni, ribaltare eredità, mettere in pericolo la vita di amici, ma anche sventare truffaldine complicità delinquenziali e svelare le ipocrisie della buona società borghese. Si può chiamare birbante, discolo, scapestrato, ma per tutti è Gian Burrasca, “eroico”, spesso incompreso protagonista di imprese a volte catastrofiche ma sempre memorabili, bon vivant in erba, gusta pienamente la gioia di ficcare il naso, è leggenda della comicità letteraria. È storia dell’illustrazione per ragazzi (e non solo). Vamba con i suoi “bozzetti” deliziosamente ineducati, ma intelligenti e colti, chiosa con precisione e continuità la vorticosa realtà quotidiana dell’irrequieto Giannino Stoppani”).

Maurizio Caminito (Profili, selfie e blog: “Chi oggi scrive più in solitudine, vergando parole sui fogli di un quaderno di cui solo lui (o lei) ha la chiave? Chi cerca, attraverso il diario, la scoperta di un “silenzio interiore”, “la parte più profonda di sé”, che costituirà, per chi lo scrive, il fondamento dell’incontro con gli altri? I primi elementi a scomparire sono stati la dimensione temporale e il carattere processuale della scrittura del diario, non tanto rispetto alla vita quotidiana, quanto nei confronti di un formarsi graduale della personalità. Il diario dell’era digitale è una rappresentazione di sé rivolta immediatamente agli altri. Nasce come costruzione artificiale, cosciente, anzi alla ricerca quasi spasmodica, del giudizio (e dell’approvazione) degli altri. Rischiando di perdere così uno degli elementi essenziali del diario come lo abbiamo conosciuto finora: la ricerca di sé attraverso il racconto della propria esperienza interiore. Che viene sostituita dall’affermazione di sé attraverso la narrazione mitica (o nelle intenzioni, mitopoietica) di ciò che si vorrebbe essere”).

Rapporto LiBeR 2014. Seconda parte
Domenico Bartolini e Riccardo Pontegobbi (Il Rapporto propone un’analisi della produzione editoriale del 2013, con dati tratti da LiBeR Database. “Nel 2013 si arresta la flessione delle novità librarie e sembra consolidarsi una nuova ‘soglia di resistenza’ a quota 2200, ben al di sotto dei livelli di alcuni anni fa”).

Alimentazione
Vichi De Marchi (Una fame planetaria: “Tra le molte proposte di Expo 2015 non potevano mancare quelle per i più piccoli. Di qui la messa a punto di un’agenda in cinque punti tematici pensata per la scuola, ma che può utilmente rappresentare anche un interessante percorso di tipo letterario e divulgativo per i bambini e i ragazzi. Come parlare di cibo, attraverso quali proposte tematiche stabilire un dialogo con l’infanzia – si sono chiesti gli organizzatori di Expo 2015 – avendo l’ambizione di proporre un percorso il più possibile inclusivo e mondiale?
Sicuramente molte proposte e riflessioni provenienti dal mondo della letteratura per l’infanzia possono essere state di grande aiuto in questa messa a punto. Perché dalle fiabe dei Fratelli Grimm (basti citare Hansel e Gretel) alle storie di Gianni Rodari (Le avventure di Cipollino o La torta in cielo) passando per lo strepitoso Roald Dahl con la sua Fabbrica di cioccolato, sino al moderno e mass mediale Geronimo Stilton, mai tema é stato così tanto rappresentato e simbolicamente utilizzato per raccontare, affascinare, mettere in guardia, educare schiere di piccolissimi. E mai tema ci ha così bene parlato di mondi lontani e di epoche passate. Ed ecco i cinque punti individuati da Expo per la sua agenda junior: storie e futuro del cibo, abbondanza e privazione, sostenibilità, equità, gusto“).

Francesca Brunetti (Un mondo di cibo da leggere: “Le città di domani sapranno ridisegnarsi? Essere luoghi aperti all’innovazione e al risparmio energetico, con spazi sociali e pubblici, boschi verticali, foreste, coltivazioni, aree di prato e di pascolo? Insomma ambienti in cui anche i bambini potranno riappropriarsi del rapporto con il cibo seguendone da vicino il percorso. Ce lo auguriamo. Se tutti i progetti illustrati da Stefano Boeri in Biomilano: glossario di idee per una metropoli della biodiversità (Corraini, 2011, in ristampa), la pubblicazione dedicata a EXPO 2015, diventassero realtà ci troveremmo davvero a vivere nella città di Verdeplasma. Quella immaginata da Bianca Pitzorno, quarant’anni fa, in Clorofilla dal cielo blu").

Biblioteche pubbliche
Stefano Parise (Biblioteca, luogo comunitario: “Quali compiti dovranno affiancarsi alle funzioni tradizionali dello studio e della ricerca per attrarre in biblioteca i cittadini del XXI secolo? La domanda risuona da tempo nelle aule in cui i bibliotecari si radunano per discutere del loro futuro e le possibili risposte stanno diventando terreno di sperimentazione e verifica sul campo. Quel che è certo è che le biblioteche, per resistere all’onda lunga della disintermediazione, dovranno integrare le funzioni che ne hanno sostanziato per secoli il posizionamento sociale con profili di servizio sempre più differenziati e capaci di fornire risposte alla crescente domanda di qualità della vita proveniente dagli individui e dalle comunità di riferimento. La sottolineatura del legame tra biblioteca e comunità, per quanto riguarda le biblioteche di pubblica lettura, non è certo una novità e, anzi, potrebbe risultare persino ovvia: le public libraries nascono come luoghi della comunità locale, portano impresso nel DNA il sigillo comunitario”).

Premio Nati per Leggere
Émile Jadoul (Magia di parole e suoni: “I bambini fin da piccoli sono in grado di seguire una storia e di rispondere alla musicalità di parole e suoni. Li incontro regolarmente in classe, negli asili nido, e ho osservato la loro reazione alla lettura dei miei libri. I piccolissimi non sono immediatamente attratti dall'immagine: sono i suoni e la ripetizione delle situazioni che catturano la loro attenzione. Incontrare i bambini nell'asilo nido, con i loro genitori e con gli educatori, è un'esperienza bella, ma anche curiosa. Ci si chiede spesso il perché dell’andare a raccontare storie a bambini che riescono a malapena a camminare: in realtà è molto gratificante, perché lasciando semplicemente un libro all’altezza delle loro mani (cioè a terra), vediamo che essi ne sono automaticamente attratti. Lo portano alla bocca, lo girano e lo rigirano, lo lasciano e lo riprendono. Scoprono il libro come oggetto, che è un primo passo essenziale. L'adulto che li accompagna prende il libro e gira le pagine mostrandole al bambino, ed ecco che avviene la magia: il piccolo vede passare davanti a sé immagini, colori, forme. Non possiamo definire cosa, ma qualcosa accade. Aggiungi a questo le parole e i suoni: il bambino così si sente pienamente soddisfatto”).

Intervista a Émile Jadoul (Umorismo e tenerezza nel quotidiano dei piccoli”: “Sono un illustratore per giovani lettori e soprattutto per i più piccoli: la maggior parte dei miei albi è rivolta a bambini da 0 a 5anni. Illustrare albi per i piccoli mi ha sempre affascinato. Sono convinto che il bambino sia in grado, fin dalla più tenera età, non solo di scoprire le immagini, i colori, ma anche di ascoltare e rispondere alla musicalità delle parole”).

Bebè, bimbi e libri
Luigi Paladin (Tocco, quindi leggo: “L’atto del leggere richiede la partecipazione delle mani e delle dita, specie per il bambino che fin dalla più tenera età è alle prese con una lettura prevalentemente iconica e sensoriale. Le mani e le dita intervengono in modo così attivo e decisivo da chiedersi che ruolo rivestano nei processi di lettura e quali attenzioni prestare quando, per esempio, si osserva il bambino che punta il dito con precisione per indicare l’orsetto nascosto in un angolo della copertina, agisce con decisione per ritornare alla pagina precedente, vive fisicamente l’esperienza del toccare. L’intento di questo testo è di richiamare il ruolo e il significato che la mano e le dita ricoprono, sollecitando alcune riflessioni affinché siano riconosciute e inserite come parti integrali dell’atto del leggere, specie del bambino pre-alfabetico”).

Libri e disabilità
Elena Corniglia (Un piede dentro e uno fuori: “Siblings è, in particolare, il termine tecnico che si è mutuato dall’inglese (non senza una discrepanza di significato) per indicare fratelli e sorelle di persone con disabilità: soggetti estremamente interessanti e significativi anche per la comparsa che sempre più di frequente fanno all’interno degli albi illustrati e dei romanzi per bambini e ragazzi […] Il loro è in generale un punto di vista privilegiato e critico, perché toccato profondamente ma indirettamente dalla disabilità. È il punto di vista di chi, volente o nolente, si ritrova con un piede dentro e uno fuori. La letteratura per l’infanzia – da una quindicina d’anni sempre più autenticamente attenta ai temi dell’handicap – li afferra e li ritrae sottolineando anche i turbamenti che li agitano. La disabilità, anche vissuta di riflesso attraverso un fratello, genera infatti sfide particolari e sentimenti contrastanti, tanto più difficili da padroneggiare se l’età è quella della trasformazione e dell’insicurezza, come per molti protagonisti dei libri citati.”).

Rubriche

Ruba bandiera: il gioco e l’immaginario infantile a cura di Roberto Farnè (Allenarsi nello sport, con filosofia: “A chi pensa che sia sconveniente abbinare la filosofia allo sport, cioè da una parte l’espressione più alta del pensiero umano nella sua capacità di astrazione teoretica, dall’altra l’insieme di pratiche che esaltano la fisicità del corpo e la sua esibizione ludico-motoria, bisognerebbe dire che le due cose nascono insieme, in quella Grecia classica dove fra il V e il VI secolo che generava anche il teatro, l’arte “classica”, la geometria, la democrazia, la pedagogia. Insomma, i fondamentali della nostra cultura. Lo sport (meglio chiamarlo “atletismo” in quel contesto originario), va compreso a partire da lì; De Coubertin a quello pensava quando inventò le Olimpiadi moderne, mentre la cultura anglosassone rigenerava lo sport (gli sport) come emblema della modernità. Ma la filosofia è tale perché sa misurarsi non solo con i temi della metafisica e delle gnoselogia, ma anche con le esperienze di vita a partire dal corpo e del suo muoversi, sentire, patire, godere, ponendosi le domande del senso (e del non-senso) di tale pratica, del suo linguaggio fatto di forme estetiche, di una dimensione etica che deve misurarsi con l’interpretazione di parole come virtù, onore”).

La cattedra di Peter: le tesi originali della cattedra di Letteratura per l’infanzia dell’Università di Bologna a cura di Emma Beseghi ( “Le portique ouvert sur les Cieux inconnus: viaggio alla scoperta dell’Altrove, tra classici e letteratura per l'infanzia. È questo il titolo della tesi di Barbara Ricci, che prende avvio da un verso del poeta francese Charles Baudelaire per tracciare il tema del viaggio verso l’Altrove, traendo spunto dai grandi classici della letteratura francese e dai classici per l’infanzia inglesi e francesi. La speranza che illumina le pagine dei Fleurs du Mal, il capolavoro baudelairiano, rivela l’importanza di ricercare, scavando au fond de l’inconnu pour trouver du nouveau nella tensione mai paga verso l’Idéal, quell’Altrove misterioso che si spalanca agli occhi dell’uomo al termine della propria vita”).

 
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