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LiBeR 102
LiBeR 102

[Aprile – Giugno 2014]

Sommario

Emozioni
Il ritorno delle passioni, Roberto Esposito (p. 18-23)
Tutto carte da decifrare”, Beatrice Masini (p. 23)
Dialettiche delle emozioni, Franco Cambi (p. 24-27)
Un campionario di emozioni universali, intervista a Sonia Maria Luce Possentini (p. 26-27)
La biblioteca delle emozioni, Carola Barbero (p. 28-30)
Lettura, palestra emozionale, Stefano Calabrese, Roberto Rossi, Sara Uboldi e Elena Zagaglia (p. 31-34)
La strategia dell’osservatore estraneo (p. 33)
La terapia narrativa (p. 34)
Alfabetizzazione emotiva al nido, Maria Buccolo (p. 35-37)
I laboratori delle emozioni, Tiziana Merani (p. 38)
Con quella faccia un po’ così, Luigi Paladin (p. 39-43)
Illustrazioni di Simone Fumagalli, Davide Raimondi, Erika Barabino, Claudia Silvestri, Alessandro Romita, Lara Orrico, Sara Fabbri, Emilia Patrignani, Yorma Bonandrini, Beatrice Gaspari, Chiara Ghigliazza, in collaborazione con Mimaster Illustrazione di Milano.
Rapporto LiBeR 2014 – Prima parte: i sondaggi di LiBeR
I migliori libri del 2013
Omaggio a Beatrix Potter, Benedetta Masi (p. 44)
Il talento ha bisogno di tempo, intervista a Marie-Aude Murail di Antonella Lamberti (p. 46-47)
L’ho scelto perché, Nicoletta Gramantieri, Tiziana Roversi, Maria Letizia Meacci, Teresa Buongiorno, Walter Fochesato, Flavia Bacchetti, Rosella Picech, Pino Boero, Gabriela Zuccnini (p. 47-49)
I più prestati e i più venduti
Chiuso per serie!, Alessandra Pecchioli e Elena Tonini (p. 50-51)
Premio Nati per Leggere
Il Premio incontra l’Altro, Rita Valentino Merletti (p. 54-56)
Dieci libri “per crescere” (p. 55)
Promozione della lettura
La lettura? Una pedalata in salita, Eros Miari (p. 57-58)
Promotore della lettura cercasi, Livio Vianello (p. 59-61)
Teatro/Ragazzi
Lo “spettatore modello”, Mafra Gagliardi (p. 62-64)
Autori: Iela Mari
Con una lente in mano, Giulia Mirandola (p. 65-67)
Media Kids
Il computer? Programmatelo, Maurizio Caminito (p. 68-69)
Giocare con Hopscotch (p. 69)
Dossier Segnali di lettura
Due doppi e vari scempi, Selene Ballerini (p. 70-71)
Materia Grigia (p. 72-73)
Rubriche
Rubabandiera

Poesie, metafore, luoghi comuni, insulti... eccetera, Roberto Farnè (p. 74-75)
La cattedra di Peter
Narrazione di sé, Emma Beseghi (p. 76-77)
La cassetta degli attrezzi
Al lavoro con il progetto LiBeR (p. 78)

Copertina 

L’illustrazione di copertina è di Sara Fabbri, artigiana dell’immagine e appassionata progettista diu ogni tipo di comunicazione. Compulsiva raccoglitrice di carta.

Inserto redazionale – Schede Novità 

La bibliografia del libro per bambini e ragazzi, con le segnalazioni di 482 novità

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Estratti

Emozioni

Antonio Esposito (Il ritorno delle passioni: “Per dare un qualche ordine a una materia refrattaria a farsi ingabbiare nelle maglie di un ragionamento sistematico, bisogna allargare e approfondire il discorso, risalendo indietro nel tempo, alla fonte stessa del concetto e anche del termine di “passione”. Derivata etimologicamente dal participio passato passus del verbo latino patior, la passione, più ancora dell’emozione – a essa affine, ma semanticamente meno intensa – allude a qualcosa di forte, e anche di eccessivo, che colpisce il soggetto, spingendolo in una certa direzione a volte senza che egli possa resistere. Da qui il carattere al contempo attivo e passivo del “patire”. Il soggetto che prova una passione è insieme soggetto di qualcosa, ma anche soggetto a qualcosa, a una forza cui spesso non è in grado di resistere. Mai come in questo caso traballa quell’idea di persona, che ci viene riproposta in tutte le salse, intesa come un individuo capace di dominare i propri istinti, di tenere a freno la propria parte animale, scegliendo liberamente i propri atti. Mai come in questo caso appariamo esposti a forze impersonali che del resto la psicoanalisi, a partire da Freud, ha riconosciuto e collegato alla nozione di inconscio. Contro di esse si è generata una spinta immunitaria in gran parte della filosofia moderna, almeno fino a Kant incluso – vale a dire il tentativo di individuare nella ragione una sorta di argine, di confine protettivo, nei confronti della passione. E addirittura si è generata una tendenza, che risale allo stoicismo, a vedere nella riflessione filosofica un metodo per difendersi dalle emozioni, una sorta di muro destinato a raffrenarle e contenerle
”).

Beatrice Masini (“Tutto carte da decifrare”: “Mettere al centro i sentimenti nei libri per bambini è fondamentale: ritrovare su carta ciò che si sente, le parole a far da specchio, riconoscersi nei moti interiori di un personaggio a cui ci si è affezionati, provare emozioni forti di complicità o contrasto rispetto ai protagonisti di una storia sono modi semplici per conoscere se stessi e imparare a capirsi. C’è chi pensa che in un libro per bambini debba sempre succedere qualcosa, ed è vero. Non è sempre detto però che questo qualcosa debba accadere fuori, e prendere la forma di fatti, colpi di scena, trame intrecciate. O meglio, ci dev’essere una corrispondenza, una consonanza tra ciò che succede fuori e ciò che accade dentro”).

Franco Cambi (Dialettiche delle emozioni: “Tra Otto e Novecento (i due secoli d’oro della letteratura infantile, nata tra Sei e Settecento), tra la ricca messe di autori e di testi di significativa caratura letteraria e pedagogica, in questo sottogenere della letteratura spiccano tre capolavori assoluti. Che stanno già oltre il loro tempo storico-culturale e che, per sofisticata struttura narrativa, per densità dei messaggi che elaborano, per riconoscimento universale, occupano un ruolo altissimo nella letteratura di tutti i tempi e senza aggettivi. Le collodiane Avventure di Pinocchio. L’Alice nel paese delle meraviglie, di Carroll. Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry. Testi per bambini e per adulti. Testi intriganti e complessi. Testi evergreen inoltre. Letti e riletti e interpretati (e interpretabili) sempre di nuovo e con esiti luminosi e pregnanti. E testi che nel loro 'ingranaggio' narrativo ci parlano dell’uomo, della sua vita, del suo significato, della dialettica dell’umano che in essi si dipana. E dialettica esistenziale, sociale, cognitiva, ma anche emotiva. I tre protagonisti (Pinocchio, Alice, il Piccolo Principe) ci parlano a più livelli di quella umanità-dell’uomo, di cui tutti siamo fatti. Essi, quindi, ci parlano in interiore homine e in modo sottile e articolato. Ciò avviene perché toccano corde profonde, ambigue e dialettiche al tempo stesso, proprie dell’uomo e ci si offrono come “cartine di tornasole” della nostra esperienza di vita. E da questa quota alta e intrigante continuano a parlarci. Generazione dopo generazione. E ci parlano anche su quel piano delle emozioni che, oggi più di ieri, conosciamo nella loro dinamica e nel loro ruolo di 'mattoni' della nostra stessa umanità: dell’uomo-come-genere e in ciascun soggetto. Emozioni che proprio la cultura bio-psico-antropologica dei nostri anni ha richiamato al centro e ha analizzato in modo esemplare (da Freud alla Nussbaum possiamo dire) e attraversato con molti modelli (psicoanalitici, strutturalistici, neuroscientifici, ma anche filosofici e pedagogici) offrendoci di esse un quadro polimorfo e maturo insieme”).

Intervista a Sonia Maria Luce Possentini (Un campionario di emozioni universali: “D. Cosa ha significato per lei illustrare un alfabeto di sentimenti e quale è stata la sua scelta interpretativa?
R. Questo lavoro ha comportato il bisogno di entrare direttamente in contatto con le proprie e le altrui necessità, che nascono dal confronto e dall’attenzione verso l’altro. Non esiste, credo, formula diversa da questa. L’attenzione è tutto. L’attenzione all’altro che non è diverso da te nel cercare e nel condividere le proprie emozioni. Giordano Bruno diceva che le immagini sono enigmi che si risolvono col cuore… penso sia proprio così. Interpretare dal punto di vista illustrativo un sentimento, un’emozione, non è complicato, serve, però esser disposti a farsi coinvolgere, non avere timore di scontrarsi a volte con le differenze, con le chiusure, (anche proprie), ma lasciarsi andare e riprendere per mano anche la memoria. La memoria come conoscenza di se stessi e della propria storia. In questi tempi stiamo assistendo a un’accelerazione della visione, l’illustratore credo abbia il dovere di approfondire l’immagine per contrastare questa desensibilizzazione nei confronti dell’immagine stessa. L’essere umano è saturo d’immagini da non provare quasi più emozione, l’illustratore credo ora abbia un compito più etico che estetico”).

Carola Barbero (La biblioteca delle emozioni: “Ma non di sole teorie vive l’uomo. Noi abbiamo anche bisogno delle emozioni, soprattutto quando si tratta di letteratura. Certo, perché in fondo che cosa ci insegna la letteratura? Non delle teorie, per quello ci sono i manuali. La poesia e i romanzi, come aveva già spiegato Aristotele nella Poetica, mirano all’universale. Ecco quindi che la letteratura non insegna ma mostra, fa vedere che cosa succede a certe persone cui accadono certe cose. Seguiamo le vicende dei protagonisti delle storie, ci appassioniamo, ci identifichiamo, talvolta ci indigniamo… ebbene, proprio mentre seguiamo le vicende di questi personaggi noi da un lato ci liberiamo (Aristotele usava il termine greco κἁθαρσις, letteralmente “purificazione”) di certe emozioni, nel senso che le proviamo, però dall’altro (e in questo c’è tutta l’intuizione lucreziano-kantiana) abbiamo quella serenità tipica di chi segue e gode in pieno del sublime di una tempesta sul mare essendo però a terra e al riparo. Così possiamo capire, pensare, mentre vediamo l’effetto che fa. Possiamo riflettere. Calibrare le nostre reazioni. Studiare le possibili vie di fuga. Questi sono i tipi di esperimenti che si fanno nella biblioteca delle emozioni. La letteratura mostra, fa vedere, racconta una storia. Poi sta a noi pensare, ragionare, capire. Ma che cosa vuol dire “fare esperimenti emotivi?”. In poche parole vuol dire provare a studiare le proprie reazioni emotive in un luogo sicuro e protetto, al riparo dalla vita reale. Si tratta di una scorciatoia emotiva, una via alternativa e artificiale per provare particolari emozioni e stati d’animo – senza dover assumere quelle sostanze psicotrope che sono le scorciatoie emotive per eccellenza. Invece di impiegare tempo ed energia nella realtà possiamo decidere di sperimentare certe emozioni leggendo un libro o guardando un film, in qualche modo esercitandoci a provarle, imparando a conoscerle”).

Stefano Calabrese, Roberto Rossi, Sara Uboldi, Elena Zagaglia (Lettura, palestra emozionale: “A lungo si è pensato che le emozioni fossero delle illustri sconosciute che si presentavano all'appuntamento con la lettura, un'attività, al contrario, classificata come nobilmente cognitiva: leggere faceva rima con comprendere, e la comprensione richiedeva un apparato vessatorio di note a piè di pagina, informazioni aggiuntive, brevi antologie critiche di coloro che ci avevano preceduto nella lettura, ecc. Certo, le risposte passionali non erano vietate, e talvolta siamo anzi stati sollecitati a fornirne un riscontro, ma non erano contemplate nel processo d'istruzione: apprendere significava ragionare, ed erano le 'argomentazioni' la materia prima del ragionamento, mentre alle 'emozioni' spettava tutt'al più un ruolo ancillare. Edmondo De Amicis è lì a ricordarcelo. Programmi scolastici, format editoriali, abitudini di lettura e progettualità creativa all'origine delle narrazioni per gli adulti e per l'infanzia, hanno letteralmente compromesso le capacità di emozionarsi da parte dei lettori almeno negli ultimi due secoli, e questo processo ha forse raggiunto l'apice con l'introduzione della postmodernità in letteratura: basti pensare in Italia a Calvino (quali sostrati passionali nelle Città invisibili?) ma altresì a Gianni Rodari, interessato più alla "fantasia" quale metodo liberatorio e personalizzato di ragionamento che non alla partecipazione emotiva dei lettori più giovani (quali emozioni di felicità, disgusto o paura nelle 'filastrocche' rodariane?). Poi qualcosa è cambiato. I neurobiologi hanno dimostrato che le emozioni rappresentano una complessa catena di eventi compresa tra la manifestazione di uno stimolo e un comportamento di risposta a tale stimolo: lungi dal costituire i sudditi di una monarchia della Ragione, le emozioni costituiscono la principale forma di relazione tra noi e l'ambiente, sono in grado di provocare vistose alterazioni somatiche – dalle reazioni mimiche dei volti all'accelerazione del battito cardiaco – e si collocano all'origine di comportamenti motori come le azioni di avvicinamento, attacco e fuga”).

Maria Buccolo (Alfabetizzazione emotiva al nido: “Esistono infiniti linguaggi per esprimere le proprie emozioni ma anche i propri bisogni e desideri. Per  esprimere le emozioni ci viene naturale utilizzare il termine 'sentimento' definibile come “risonanza affettiva più duratura dell’emozione, con cui il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno'. In altre parole le emozioni sono reazioni ad uno stimolo ambientale, sono brevi, provocano cambiamenti a livello fisiologico (respirazione, pressione arteriosa, battito cardiaco, circolazione, secrezioni, digestione), comportamentale (espressioni facciali, tono della voce e reazioni), psicologico (sensazione soggettiva, controllo di sé e delle proprie abilità cognitive). Inoltre, molteplici sono le componenti della competenza emotiva: l’espressione, capacità di esprimere le emozioni anche quelle autocoscienti (orgoglio, senso di colpa, vergogna, disprezzo), di esprimersi attraverso i gesti e il linguaggio non verbale; la comprensione, capacità di comprendere gli stati emotivi propri e altrui e di saper utilizzare il 'vocabolario emotivo'; la regolazione, capacità di fronteggiare le emozioni negative/positive o le situazioni che le suscitano. Per sviluppare queste competenze nel bambino al nido si possono progettare delle attività ludiche per favorire la prima alfabetizzazione emotiva”).

Tiziana Merani (I laboratori delle emozioni: "Le esperienze di alcune associazioni del territorio nazionale, ideatrici di laboratori e seminari su lettura centrate sulle emozioni”).

Luigi Paladin (Con quella faccia un po’ così: “Fra tutti gli indicatori emotivi, la mimica facciale è indubbiamente la modalità espressiva più studiata in letteratura: il volto umano sembra essere il veicolo preferenziale per la comunicazione dello stato emotivo. Cosa si intende per emozione? Dopo decenni di ricerche e la formulazione di molte teorie, non esiste ancora una definizione di emozione condivisa. Comunemente le emozioni vengono suddivise in emozioni fondamentali ed emozioni secondarie. Quelle primarie sarebbero quelle universalmente identificate, indipendentemente dal contesto individuale e culturale. Molti sono gli elenchi di emozioni che di volta in volta sono stati proposti con ampie varianti. Comunemente si considerano le seguenti sei emozioni di base: gioia/felicità; paura; tristezza/dolore; disgusto/repulsione; rabbia; meraviglia/sorpresa e si riconosce che i bambini hanno una maggiore dimestichezza nel riconoscerne tre, ovvero rabbia, gioia, paura”).

Rapporto LiBeR 2014 – Prima parte

Nel Rapporto sull’editoria per ragazzi, i sondaggi di LiBeR sulle preferenze di lettura del 2013: i migliori libri scelti dagli esperti, i più prestati in biblioteca e i più venduti in libreria. Collaborazione di Benedetta Masi, Antonella Lamberti, Alessandra Pecchioli, Elena Tonini).

Premio Nati per Leggere

Rita Valentino Merletti (Il Premio incontra l’Altro: “Il tema scelto quest'anno è Io e l’altro: la ricerca di sè e dell’altro nei libri per bambini. Dieci titoli sono pochi per un tema di così ampia portata e così ricco di sfaccettature. Chi è, infatti, l’altro? In che modo è diverso da me? Quali sono i limiti della libertà individuale senza invadere quella dell’altro? In quale modo si può raccontare la storia dell’altro? Con quale e quanti punti di vista? Come evitare stereotipi, pregiudizi e moralismi? Compito difficile anche se, proprio nel mettere a confronto i tanti titoli sull’argomento (e scartandone alcuni con grande rammarico) ci si rende conto di quanta ricchezza, di quanta crescita e, per l’appunto, di quanta diversità, è possibile rintracciare nell’attuale produzione editoriale per l’infanzia. Una ricchezza misconosciuta e trascurata che è doveroso invece saper proporre ai bambini non fosse altro che per evitare il peggior rischio del processo educativo: quello di considerare sufficiente il racconto di un’unica storia. Lo stereotipo di cui tutti siamo più o meno preda (in qualità di vittime o artefici) non è altro che il frutto di un’unica narrazione, di un racconto che invece di aprire prospettive nuove e feconde, agisce, all’opposto, come limite angusto alle infinite possibilità dell’essere, del fare e del credere").

Promozione della lettura

Eros Miari (La lettura? Una pedalata in salita: “Mi guardo indietro e conto. Non gli anni passati a leggere, ma quelli passati a far leggere, diventati ormai più di trenta. Abbastanza per voltarsi indietro a vedere cosa si è seminato e cosa è nato e cresciuto attorno. Trent’anni, oltre tutto, che coincidono fondamentalmente con quel po’ di dibattito sull’educazione alla lettura e la formazione dei lettori che si è svolto discretamente in sordina nel nostro Paese. Le fondamenta di quel dibattito si trovavano, agli inizi degli anni '80, nei libri di Roberto Denti, nelle poche librerie specializzate allora esistenti, nelle lezioni universitarie di pochi docenti “pionieri” (uno per tutti: Antonio Faeti), nel rinnovamento di una concezione della lettura che prendeva forma soprattutto in talune biblioteche di pubblica lettura e che riguardava tanto i contenuti che le forme della stessa. Su queste fondamenta, ben poco strutturali, e sulla reazione a un approccio inquisitivo alla lettura vigente nel mondo della scuola e dell’editoria parascolastica (le famigerate schede di lettura), si è andata definendo l’idea che far leggere fosse possibile, che si è sviluppata più su pratiche spontanee e imitative che non a partire forme di autentica e consapevole riflessione”).

Livio Vianello (Promotore della lettura cercasi: “Che ci sia in atto una crisi è innegabile, che le risorse per la cultura siano state tagliate pure. Ma forse la risposta 'ci piacerebbe fare delle attività, ma non ci sono i fondi' è troppo facile e soprattutto arrendevole. Alla mia domanda, invece di 'ci piacerebbe fare delle attività, ma non ci sono i fondi', mi piacerebbe si rispondesse con un’altra domanda: come possiamo continuare a fare attività di promozione della lettura nonostante la crisi? Sempre che consideriamo la lettura e la sua promozione importante. (Effettivamente non sono mai stati condotti degli studi approfonditi per verificare l'efficacia delle azioni messe in campo per conquistare nuovi lettori e l’ultima statistica dell’ISTAT, nel 2013, ci dice che addirittura c'è stata una flessione. Verrebbe da chiedersi cosa sarebbe accaduto se non avessimo nemmeno tentato negli anni scorsi, magari confusamente e poco sistematicamente, di promuovere la lettura, i libri e i luoghi della lettura, biblioteche, scuole e librerie). Se le attività di promozione non le considerassimo essenziali, mi verrebbe però da dire che negli anni scorsi abbiamo scialacquato una quantità enorme di denaro pubblico inutilmente. Forse è giunto il tempo che le comunità si chiedano seriamente in che cosa vogliono investire, come spendere i soldi dei cittadini”).

Teatro/Ragazzi

Mafra Gagliardi (Lo “spettatore modello”: “Ogni opera letteraria presuppone – (Umberto Eco insegna) – un “lettore modello” in grado di attuarne pienamente il senso potenziale. In maniera analoga si può ipotizzare che in ogni spettacolo rivolto all’infanzia sia implicita la concezione soggettiva di uno “spettatore modello”. Molti fattori, più o meno legittimi, contribuiscono a formare quest’immagine: la memoria da parte dell’autore-regista della propria infanzia, o, al contrario, il desiderio di corrispondere a determinate caratteristiche del pubblico infantile contemporaneo, oppure il tentativo di dare risposta all’esigenza didattica della scuola e via dicendo. In realtà il discorso non è così schematico, e, essendo il bambino per sua fortuna “plurale” e il teatro assommando per sua natura codici e linguaggi diversi, una relazione tra spettatore e scena finisce sempre per instaurarsi: con maggiore o minore intensità, a seconda dei casi. Volendo rintracciare uno 'spettatore modello' all’interno di alcuni spettacoli di Teatro Ragazzi presenti sulla scena contemporanea, si potrebbe avere una mappa (approssimativa) delle immagini che l’adulto teatrante ha del suo pubblico”).

Autori: Iela Mari

Giulia Mirandola (Con una lente in mano: “I libri di Iela Mari sono considerati dei classici. La loro caratteristica è essere affidati totalmente al potere delle immagini, perciò raccomandati ai bebè e ai bambini della scuola per l’infanzia. Ma sarebbe improprio limitare la lettura a questi segmenti dell’esistenza. Il linguaggio di Iela Mari è per chi è al mondo, da quando nasce a quando muore. Raccontare per sole immagini è universalizzante. Tutti i libri di Iela Mari partono dal bianco per dare forma solida alle figure della mente, in particolare quella dei bambini. Il palloncino rosso esce nel 1967 nell’ambito di una casa editrice storica, fondata nello stesso periodo: la Emme Edizioni di Rosellina Archinto. In quel momento, il libro piace agli editori stranieri più di quanto non piaccia a quelli italiani, che non percepiscono la portata delle scelte operate dalla Emme nel promuovere in Italia tipologie di libri sconosciute ai più, cioè il picture book e il wordless book”).

Media Kids

Maurizio Caminito (Il computer? Programmatelo: “Da quando Marc Prensky usò la definizione 'nativi digitali' per contrapporre l’approccio alle nuove tecnologie dei ragazzi a quello degli adulti (definiti 'immigrati digitali'), mettendo in ridicolo certi comportamenti di questi ultimi, si è diffusa l’idea che i ragazzi 'sappiano usare il computer' in modo naturale e spontaneo, senza bisogno di alcuna istruzione specifica. Quest’idea sembrerebbe confermata ogni giorno nel vedere bambini e ragazzi di ogni età maneggiare smartphone e tablet con grande naturalezza e velocità. 'Ma, un conto è avere i rudimenti di una lingua e un conto è parlarla fluentemente. I giovani oggi hanno un sacco di esperienza e sanno senza dubbio interagire con le nuove tecnologie, ma molto meno sono in grado di creare o esprimersi con le nuove tecnologie. È quasi come se sapessero leggere ma non scrivere'”).

Dossier Segnali di lettura

Rassegna di iniziative, progetti di promozione della lettura e materiali di letteratura grigia dal mondo del libro per ragazzi (Selene Ballerini Due doppi e vari scempi).

Le Rubriche

Ruba bandiera: il gioco e l’immaginario infantile a cura di Roberto Farnè (Poesie, metafore, luoghi comuni, insulti… eccetera: “Non sono molti, anzi, sono decisamente pochi i punti di riferimento in materia di cultura ludica nel nostro Paese, dove il gioco fatica ancora a essere preso sul serio, dove si ritiene che una persona 'sportiva' sia quella che tifa allo stadio o davanti alla TV (non che fa attività sportiva), dove un ricercatore che si dedica allo studio del gioco è considerato 'meno' di uno che si dedica alla poesia del basso medioevo, dove a un educatore che lavora in una ludoteca può capitare di sentirsi dire: ma il tuo è un lavoro? Ti pagano per giocare…? Tra questi punti di riferimento, persone cioè che hanno fatto del gioco e della sua cultura la loro 'materia' elettiva e vi si dedicano con caparbia ostinazione (una pattuglia che conta più o meno una decina di persone), tra questi, dicevo, c’è Beniamino Sidoti, il cui ultimo libro Eccetera è il nuovo episodio di una serie che si caratterizza nell’ambito di un particolare genere di giochi: quelli che hanno come principali ingredienti i ruoli, le storie, le parole variamente declinati e combinati insieme anche sulla base delle loro concrete e quotidiane forme di espressione nella vita quotidiana.”).

La cattedra di Peter: le tesi originali della cattedra di Letteratura per l’infanzia dell’Università di Bologna a cura di Emma Beseghi ( “La tesi di Francesca Carloni, dal titolo Narrazione di sé, affronta un percorso che passa dalla narrazione come bisogno dell’uomo e come ricerca di senso, ne scandisce gli aspetti cognitivi, emotivi, di relazione con l’altro da sé, e avvicina con un filo invisibile scrittura, memoria e cura. Le pratiche autobiografiche si offrono come dispositivo pedagogico, innanzitutto di cura di sé, poi formativo e trasformativo, e infine interculturale. La tesi si trova al crocevia fra narrazione e intercultura, dove l’incontro fra queste è una compenetrazione delle loro nature: la narrazione non può che essere apertura alla diversità, e viceversa la prospettiva interculturale è accettazione di ogni storia.”).

La cassetta degli attrezzi: gli strumenti di lavoro per gli operatori del settore (Al lavoro con il progetto LiBeR).

 
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