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LiBeR 101
LiBeR 101

[Gennaio – Marzo 2014]

Sommario

Prima guerra mondiale
Ciuffettino irredento, Antonio Faeti (p. 18-21)
Scrivere la guerra, sperare nella pace, una riflessione sull’opera di Michael Morpurgo a cura di Gabriela Zucchini e Alfonso Noviello (p. 22-25)
L’ultima guerra per cavalli, Maurizio Caminito (p. 24-25)
Conflitto ai minimi termini, Andrea Terreni (p. 26-27)
Fumetti di guerra, Roberto Bianchi (p. 28-33)
Raccontare la guerra con l’avventura, intervista a Lia Levi di Paola Benadusi Marzocca (p. 29)
Fango sulle stelle: la Prima guerra mondiale al cinema, Guglielmo Maggioni (p. 32-33)
Sulle tracce della Grande guerra, proposta di lettura tratta da LiBeR Database (p. 34-35)
Illustrazioni di Federico Maggioni
Geografia
Abitare il mondo, Cristiano Giorda (p. 38-41)
Tutta la Terra… in un click, Giulio Tarchi (p. 40-41)
La città e il pollice, Giancarlo Paba (p. 42-44)
Ci vediamo là, Claudio Anasarchi (p. 38-41)
Viaggi tra terre, città e culture, Francesca Brunetti (p. 45-46)
In volo sulla Valle della Piana
, Giovanni Gheri (p. 47)
Premio Nati per Leggere
Una giuria di piccoli lettori, Valeria Anfossi e Flavia Manente (p. 48-49)
In difesa di alcuni libri non premiati, Giovanna Malgaroli, Flavia Manente e Gabriella Carrè (p. 50-51)
Libri e disabilità
Nessuna parola, tanti lettori, Elena Corniglia (p. 52-53)
Promozione della lettura
Il professionista della lettura, Lola Barcelò e Rochana Bassi (p. 54-55)
Cartoonia
Saggi sulle strisce, Giulio C. Cuccolini (p. 56-57)
Dossier Segnali di lettura
Il Premio Laura Orvieto 2013, Ilaria Tagliaferri (p. 58-59)
Quali le cose che non passano?, Selene Ballerini (p. 60-61)
Editori fuori da sé, Gianna Batistoni (p. 62-63)
Materia Grigia (p. 64-65)
Rubriche
Rubabandiera

I giochi di Pepi Merisio, Roberto Farnè (p. 66-67)
La cattedra di Peter
Pedagogia e graphic novel, Emma Beseghi (p. 68-69)
La cassetta degli attrezzi
Storie, Maestri e illustrazione, Fernando Rotondo (p. 70-72)
Saggistica: ieri, oggi e domani
, tavola rotonda con Flavia Bacchetti, Emma Beseghi, Pino Boero e Stefano Calabrese, a cura di Fernando Rotondo (p. 73-75)

Copertina

L’illustrazione di copertina, come e quelle che accompagnano gli articoli sulla Prima guerra mondiale, è di Federico Maggioni, illustratore e concept design, mebro del Comitato scientifico di LiBeR. Queste illustrazioni fanno parte di un progetto editoriale in corso di elaborazione da parte dell’editore Donzelli che ne ha gentilmente concesso la pubblicazione.

Inserto redazionale – Schede Novità

La bibliografia del libro per bambini e ragazzi, con le segnalazioni di 604 novità.

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Estratti

Prima guerra mondiale

Antonio Faeti (Ciuffettino irredento: “L’insicurezza complessiva, la follia ovunque diffusa, la mancanza di ogni eroismo esibito, assegnano Ciuffettino va alla guerra di Yambo il ruolo di presagio autentico. Curiosamente, qui c’è lo spirito profondo della guerra vera: senza gloria, senza tamburi, senza pagine fervide, ma con tanta fame e quella atmosfera in cui si è perso tutto che è propria della guerra vera. Del resto Yambo, nei suoi romanzi “di anticipazione” aveva spesso descritto la Prima guerra mondiale facendo riferimento ai conflitti presenti nell’opera dell’amatissimo Verne. Ma Ciuffettino alla guerra è invece concepito quando la guerra è in atto e Yambo ha riconosciuto e descritto il nuovo carattere di un conflitto mondiale: “L’omino, che era un coso smilzo, arcigno, con due grandi occhiali sul naso lunghissimo, con una selva di capelli rossi irti sul cranio come un cespuglio di spini, emise due strilli acuti e ciangottò: ‘non è vero..no!..no!niente...siete spie!...tre spie!siete venuti a vedere che cosa ci faccio qui...Guai a voi! Chi vi ha mandato qui?’...Ciuffettino tentò di calmare l’omino. ‘Non ci ha mandato nessuno: è stato Spavento che voleva tirarci il collo come a tre galletti marzòli, e allora noi abbiamo visto un coniglio bianco, o il coniglio è sparito in una buca e noi giù!...dentro la buca’. L’omino fece qualche versaccio: poi, incrociando le braccia sul petto, e fissando i suoi occhi in quelli di Ciuffettino, domandò: ‘Volete sapere che cosa ci faccio, qui?’ Ciuffettino scosse l’indice destro per negare. ‘Nossignore: noi non vogliamo saper nulla. Vogliamo soltanto...da cena’”. La fame, già nel primo anno di guerra, è la protagonista autentica, e non ha bisogno di indossare una divisa”).

Gabriela Zucchini e Alfonso Noviello (Scrivere la guerra, sperare nella pace: una riflessione sull’opera di Michael Morpurgo e sul suo celebre romanzo War Horse “Il racconto della guerra, con una forte vena lirica e un preciso intento di denuncia, attraversa gran parte dell’opera di Michael Morpurgo. Alla Grande guerra, in particolare, il famoso autore britannico ha dedicato molta attenzione, con un lavoro di ricerca storica, raccolta di testimonianze e volontà di denuncia nei confronti di un evento che considera “la metafora di tutte le guerre”. ‘Di fatto tra tutte le guerre combattute – dice Morpurgo – la Prima guerra mondiale è stata una guerra inutile e stupida. È stata solo il ‘palcoscenico’ dei potenti, che hanno dato vita a un evento di grande violenza esclusivamente per orgoglio di potenza. È stata una vera follia, la follia di tutte le guerre’.
Ed è per raccontare il primo conflitto mondiale che Morpurgo, che si definisce un “ragazzo di guerra”, ha scritto alcuni dei suoi romanzi più significativi: ‘Sono nato nel 1943, in piena guerra, e crescere a Londra nel secondo dopoguerra, tra le buche dei bombardamenti, mi ha insegnato alcune cose, una tra tutte: ho capito che la guerra non distrugge solo le case, ma anche la vita delle persone’. La sua stessa famiglia era rimasta traumatizzata e disintegrata dal conflitto: il matrimonio dei suoi genitori era andato a pezzi e sua madre non si era mai ripresa dal dolore per la perdita del giovane fratello Peter, pilota della RAF, ucciso e abbattuto in battaglia a soli 21 anni. ‘Così capii che la guerra uccideva le persone. Quando scopri queste cose da piccolo, diventano parte di te, non le dimentichi più’”).

Maurizio Caminito (L’ultima guerra per cavalli: “L’App War Horse, realizzata dalla britanniche Touch Press, Egmont e Illuminations, è risultata il titolo vincitore nella sezione “non fiction” del Bologna Ragazzi Digital Award 2013, organizzato da BolognaFiere lo scorso maggio in collaborazione con la rivista statunitense Children’s Technology Review … l’App in questione dimostra quanto sia complesso realizzare un titolo nell’ambito divulgativo, e in questo caso su un argomento, quale quello della prima guerra mondiale, apparentemente lontano dagli interessi di un adolescente di oggi. Un titolo che sia da un lato impeccabile dal punto di vista scientifico e dall’altro accattivante e coinvolgente. Ma dimostra anche come ciò non solo sia possibile ma, nel caso di War Horse, anche straordinariamente efficace”).

Andrea Terreni (Conflitto ai minimi termini: “Un breve dizionarietto di termini fondamentali della Grande guerra per orientarsi tra scenari alpini e trincee”).

Roberto Bianchi (Fumetti di guerra: “La Prima guerra mondiale fu un conflitto totale, tecnologico e di massa che mobilitò tutti i settori sociali e anche le giovani generazioni. Per l’Italia il problema della costruzione del consenso alla guerra era più complicato che in altri paesi, dovendo colmare un deficit di identità nazionale. Il Corriere dei Piccoli, sorto nel 1908, svolse un ruolo di primo piano nel tentativo di costruire consenso per la guerra e mobilitare i suoi giovani lettori che aumentarono considerevolmente fra 1914 e 1919 (la tiratura raddoppiò). La campagna di mobilitazione iniziò nell’anno della neutralità. Fin dall’estate 1914, con articoli e poi con la creazione o la ridefinizione di eroi esemplari, il settimanale fece leva su immagini e retoriche di stampo risorgimentale per narrazioni grafiche capaci di proporre modelli di comportamento e chiavi di lettura volte a far integrare nella mobilitazione bellica e patriottica i ragazzi, come piccoli soldati del fronte interno. Schizzo, Luca Takko e Gianni, Tofoletto Panciavuota, Abetino o anche Didì, eroina al femminile, venivano mostrati in prima fila durate scontri e battaglie, pronti a guidare amici e alleati alla vittoria o, il più delle volte, capaci di affrontare i sacrifici nelle città e nelle campagne mobilitate lontano dal fronte. Autori come Antonio Rubino, Attilio Mussino, Gustavo Rosso, Mario Mossa de Murtas, facendo leva su linguaggi già rodati, gettarono nuove basi per una grammatica e stili espressivi che sarebbero durati a lungo, e che subito si riversarono nei giornali di trincea.”).

Lia Levi intervistata da Paola Benadusi Marzocca (Raccontare la guerra con l’avventura: “D. Quali sentimenti suscita nei ragazzi la guerra, curiosità o paura? R. Forse entrambe, perché quando si è molto giovani difficilmente ci sfiora l’idea della morte: è qualcosa che sembra riguardare altri. La guerra oggi è quasi endemica e, anche se non ci coinvolge direttamente, con la globalizzazione sembra più vicina: i ragazzi vedono continuamente in televisione scene di guerra.Viviamo in un’epoca conflittuale, esasperata e delusa. Fin dai primordi del genere umano l’affermazione del proprio potere ha presupposto la lotta ed è la figura dell’eroe che simboleggia l’eterno contrasto fra male e bene anche se quasi tutti gli eroi hanno il loro tallone di Achille”).

Guglielmo Maggioni (Fango sulle stelle: “Nei decenni successivi la guerra del 1914-1918 è protagonista in film come Uomini contro (1970) di Francesco Rosi, dalla chiara impronta ideologica marxista e pacifista, Gli anni spezzati (1981) di Peter Weir, che ha per protagonisti due atleti australiani scaraventati sul fronte europeo o La vita e niente altro (1989) di Bertrand Tavernier, ambientato nell’immediato dopoguerra francese, per arrivare a War Horse (2011) di Steven Spielberg, che racconta la vita di Joey, cavallo al servizio di un capitano inglese. Il volto della guerra trova però la sua più autentica rappresentazione in una trilogia dedicata al primo conflitto mondiale di due artisti, come Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, che da sempre si interrogano sulla storia e la memoria a partire dalle immagini. Si tratta dei film Prigionieri della guerra (1995), Su tutte le vette è pace (1998) e Oh! Uomo (2004), in cui, lavorando sul materiale d’archivio, l’orrore della guerra affiora in tutta la sua violenza senza alcun filtro narrativo o censura, smascherando l’ipocrisia e la retorica della chiamata alle armi”).

Geografia

Cristiano Giorda (Abitare il mondo: “Il sapere della geografia non è mai neutro, come non lo sono gli strumenti, i metodi e le rappresentazioni che utilizza: pensando il mondo, descrivendone i rapporti e i processi, definiamo gerarchie, priorità, centri e periferie. Questa osservazione non può essere distaccata, perché ciò che dice influenza ciò che viene osservato. Non è neutro il modo con cui abitiamo il mondo, ne organizziamo gli spazi, ne sfruttiamo le risorse, stabiliamo legami con gli altri esseri umani, con altre culture, ambienti e luoghi.
L'educazione geografica è quindi un campo importante, che non si limita ad aspetti teorici o normativi, perché riguarda direttamente la conoscenza critica dei rapporti nella specie umana e tra questa e i sistemi ambientali, come lo sviluppo sostenibile e più in generale il modo con cui ci poniamo rispetto alla natura. Riguarda le idee e i modi con cui ci prendiamo cura del nostro spazio di vita, con cui facciamo parte della società e con cui ci poniamo nei confronti delle altre società e culture: il modo con cui siamo cittadini del mondo”).

Giulio Tarchi (Tutta la Terra… in un click: “L’eterno tentativo di riuscire a trasporre, seppur in scala di riduzione, la superficie reale che ci circonda su di un piano, non è ancora stato vinto e non lo sarà mai… L’essenza della cartografia viene ben sintetizzata dalle parole di Paul Theroux che la definisce come “la scienza più artistica e la manifestazione d’arte più scientifica”, ma essa rimane la più “precisa ed esatta menzogna” della realtà, perché la produzione cartografica si porta al suo interno il “peccato originale” dell’approssimazione e del “punto di applicazione”, con la conseguente partigianeria di quello che l’autore vuole rappresentare e in quale maniera illustrare un determinato fenomeno umano. In questi ultimi anni, però, si sono delineati nuovi scenari e si sono aperti nuovi orizzonti”).

Giancarlo Paba (La città e il pollice: “I bambini di oggi “non hanno mai visto vitelli, vacche, maiali o covate”; la natura per loro è un orizzonte ludico o turistico; abitano nelle città (o nelle campagne urbanizzate); non conducono la nostra stessa vita fisica; hanno una speranza di vita di ottant’anni (quindi molte vite, molte stagioni davanti, e sentieri che si diramano presto in più direzioni); è difficile parlare per loro di una genealogia (e di una casa) di famiglia; non hanno conosciuto la guerra e non hanno sofferto la fame, come anche i loro genitori e insegnanti; la loro nascita è programmata e più della metà dei genitori ha divorziato; vivono in famiglie con una configurazione plurale e mutevole; “studiano all’interno di una collettività in cui svariate religioni, lingue, provenienze e consuetudini stanno una accanto all’altra”; abitano il virtuale; gestiscono molte informazioni allo stesso tempo; attraverso il cellulare, si connettono con tutti; con il GPS, raggiungono ogni luogo; con la rete arrivano potenzialmente all’intero sapere; sono “formattati” dai media e dalla pubblicità, “diffusi da adulti che hanno meticolosamente distrutto la loro facoltà di attenzione riducendo la durata delle immagini a sette secondi e il tempo di risposta alle domande a quindici”; gli adulti li costringono a vedere oltre 20.000 omicidi; non parlano più la nostra lingua e scrivono diversamente da noi premendo velocemente con i pollici ogni genere di dispositivo, ed è per questo che Michel Serres chiama i nuovi ragazzi con un antico nome fiabesco: Pollicina o Pollicino (il dito più tozzo e più rigido si è preso una rivincita, diventando centrale nella modernità)”).

Francesca Brunetti (Viaggi tra terre, città e culture: “Se, come è vero, da pochi anni la popolazione delle città ha superato quella insediata nelle campagne, una riflessione sui libri di geografia per bambini e ragazzi non può non partire dagli spazi urbani, attraversati e vissuti ogni giorno da milioni di persone. Vivere la città di Michel Da Costa Gonçalves e Geoffrey Galand fa parte della collana Società contemporanea di Zoolibri, ed è uno strumento di lavoro destinato agli educatori che ben introduce questo tema, facendoci scoprire la città, analizzata nella sua evoluzione storica, nei momenti di lavoro e di svago, in una dimensione di luogo di interazione in cui tante persone fanno cose identiche nello stesso tempo. Contemporaneità e movimento che emergono anche in New York in pigiamarama (Ippocampo, 2013), il bell’album illustrato di Michael Leblond e Frédérique Bertrand, dove un sogno catapulta un bambino in pigiama nella Grande Mela. La tecnica dell’ombro cinema – che consiste nel passaggio di un foglio di plastica rigato sulle pagine del libro – fa sì che la metropoli si animi lasciando immaginare al lettore la frenesia del traffico, l’incessante procedere della folla, il bagliore di luci e di insegne accecanti ma anche il soffio del vento sugli alberi in un parco”).

Giovanni Gheri (In volo sulla Valle della Piana “In volo radente entro la piccola geografia quotidiana dell’autore, illustratore e libraio, impegnato nel progetto editoriale di una guida della Piana Fiorentina per ragazzi”)

Premio Nati per Leggere

Valeria Anfossi e Flavia Manente (Una giuria di piccoli lettori: “Il premio Nazionale Nati per Leggere, giunto alla sua quinta edizione, accoglie le candidature  di vari soggetti (case editrici, pediatri, progetti locali) alle Sezioni di “Nascere con i Libri”, “Reti di Libri” e “Pasquale Causa”, affinchè una giuria professionale possa scegliere i migliori libri, il miglior progetto di rete e il miglior pediatra attivo nel progetto NpL. Al contrario la Sezione “Crescere con i libri”, fedele alla sua fisionomia di premio autonomo  istituito nel 2004 dalla Città di Torino, prevede che il premio sia assegnato dai lettori e non dalla Giuria. Sono infatti i bambini delle scuole dell’infanzia con i loro insegnanti e i bambini nelle biblioteche con i loro genitori a votare il libro preferito, scelto tra una rosa di dieci titoli precedentemente selezionati dal Comitato promotore del Premio, su un tema predefinito “).

Libri e disabilità

Elena Corniglia (Nessuna parola, tanti lettori: ““Nelle parole mi ci perdo, nelle figure mi ci trovo”. Il pensiero di Roberto Innocenti, espresso durante la cerimonia di consegna del premio Andersen nel 2008, è un manifesto forse inconsapevole che molti giovani, aspiranti lettori o lettori riluttanti, potrebbero sottoscrivere al volo. Le immagini vantano infatti un potere comunicativo che difficilmente lascia indifferenti e che non sempre è parimenti riscontrabile nei testi scritti. Non solo, esse svelano potenzialità inattese anche nei confronti di bambini che presentano necessità particolari, rendendo estremamente interessante l’incontro tra disabilità o Bisogni Educativi Speciali e narrazioni in punta di pennello. Ecco perché i libri senza parole, che affidano l’intera funzione di racconto al solo codice iconico, si rivelano opportunità di lettura, scoperta, riparo e condivisione ad ampio raggio. In virtù del ricorso a un linguaggio più intuitivo come quello delle immagini, questi volumi incrociano naturalmente le esigenze di quei lettori che a vario titolo sperimentano una difficoltà di lettura del testo, sia essa legata alla decodifica delle parole o alla comprensione del loro significato”).

Promozione della lettura

Lola Barcelò e Rochana Bassi (Il professionista della lettura: “Il promotore di letteratura per l'infanzia, deve essere una persona di preparazione umanistica e letteraria e una presenza fisica che ha un dialogo orizzontale con i lettori. Sono due caratteristiche indispensabili sullo stesso piano. Dovrebbe essere anche una figura fuori nomina, cioè un professionista della lettura che conosce i classici della letteratura e dell'illustrazione per ragazzi e aggiornato sulle novità. Non un giornalista, non un animatore, non un commerciante, non un editore e nemmeno un bibliotecario, anche se dovrebbe avere delle caratteristiche di tutte queste attività. Un consulente di fiducia per tutti coloro che sanno che la narrazione non può essere sostituita ma che nemmeno ha un'utilità immediata.
Questa competenza e presenza garantiscono continuità con il lavoro dell'editore di progetto, ne valorizzano la proposta, le possibilità interpretative oltre a offrire un esempio di confronto, cosa già di per sé positiva per il bambino. Ecco anche perché il ruolo del promotore è essenziale e non è interscambiabile con i mezzi di informazione.”).

Cartoonia

Giulio C. Cuccolini (Saggi sulle strisce: “Nel 1993 usciva negli Stati Uniti il volume Capire il fumetto, scritto e disegnato da Scott McCloud. Era un vero e proprio saggio a fumetti sulla natura del fumetto o, per usare le parole dell’autore, “un libro a fumetti sui fumetti, un esame del fumetto come forma artistica, di cosa sia in grado di fare, di come funzioni … Quali sono i suoi elementi fondamentali, il modo in cui la mente elabora questo linguaggio, quello che succede tra una vignetta e l’altra, sullo scorrere del tempo, sull’interazione di parole, figure e narrazione”. Il volume riscosse un successo mondiale e McCloud fu così sollecitato a scriverne altri due: Reinventare il fumetto (2000) che, proseguendo nell’analisi del fumetto come linguaggio, analizza le potenzialità e gli ambiti con e nei quali esso può espandersi ed evolversi nel tempo; Fare il fumetto (2006), un manuale, teorico e pratico al contempo, sulle tecniche migliori per realizzare fumetti. L’editore Pavesio, che nel corso degli anni ha tradotto e pubblicata l’intera trilogia, ne propone ora, vent’anni dopo, una riedizione in un unico maxi-volume dal titolo Il libro del fumetto (2013). Opera di una chiarezza esemplare e di una leggibilità eccezionale – grazie anche al lineare e creativo segno grafico dell’autore – è uno strumento ideale per introdurre all’analisi del fumetto come linguaggio”).

Dossier Segnali di lettura

Rassegna di iniziative, progetti di promozione della lettura e materiali di letteratura grigia dal mondo del libro per ragazzi (Ilaria Tagliaferri Il Premio Laura Orvieto; Selene Ballerini Quali le cose che non passano?; Gianna Batistoni Editori fuori di sé).

Le Rubriche

Ruba bandiera: il gioco e l’immaginario infantile a cura di Roberto Farnè (I giochi di Pepi Merisio: “Fra i protagonisti del fotogiornalismo italiano, Pepi Merisio (bergamasco, classe 1931), ci ha lasciato con i suoi scatti una delle testimonianze più autentiche di quella che, parafrasando Dziga Vertov, potremmo definire “l’infanzia colta sul fatto”: bambini nei loro giochi spontanei, nei loro spazi di vita quotidiana all’aperto (strade, campi, piazze, cortili…). Le fotografie di Merisio, in un arco di circa trent’anni, dalla metà degli anni ’50, compongono un album di etnografia ludica del nostro Paese che, se ha l’infanzia come protagonista principale, tocca anche il mondo adulto poiché il gioco non è una cosa-da-bambini, ma è esperienza che accompagna tutto l’arco della vita: accanto al processo del life long learning, esiste quello del life long pleying. Chi ha visitato la mostra o sfoglia le pagine del catalogo, coglie immediatamente nelle foto di Merisio i tratti di una iconografia dell’infanzia dove le immagini sono l’esito di una ricerca fotografica in cui il mezzo è “semplicemente” al servizio della realtà che vuole rappresentare. Di tale realtà Merisio coglie dei frammenti capaci di condensare situazioni e narrazioni che si dilatano nel tempo e nello spazio oltre i confini di quella fotografia e del gioco che rappresenta, e che a noi è lasciato di immaginare”).

La cattedra di Peter: le tesi originali della cattedra di Letteratura per l’infanzia dell’Università di Bologna a cura di Emy Beseghi ( “Il focus della tesi di laurea di Rosalialba Marchese è proprio la presa in considerazione della singolarità metaforica ed espressiva del graphic novel nelle sue declinazioni pedagogiche e didattiche. Negli ultimi anni la narrazione illustrata si è guadagnata un posto nell'olimpo delle modalità narrative considerate degne di studi approfonditi, ricerche e saggi critici. Sebbene il fumetto avesse già da tempo ottenuto un riconoscimento presso ambienti accademici e pedagogici quale strumento di possibile affiancamento didattico, il romanzo a fumetti è rimasto a lungo relegato in una posizione di distanza e lontananza nei confronti della letteratura. Con la pubblicazione del saggio L'arte del fumetto William Eisner determina questo nuovo formato della narrazione per immagini, in un nuovo approccio all'illustrazione, più consapevole e pregiato, nel quale la narrazione si fa ricerca, assume i connotati della lentezza e della cura per l'immagine e per la parola, nell'ottica di una ri-definizione dei momenti narrativi e descrittivi, lezione seguita anche, tra gli altri, proprio da Art Spiegelman. Ed è proprio in Maus che Goffredo Fofi individua la nascita del romanzo a fumetti in senso “moderno”).

La cassetta degli attrezzi: gli strumenti di lavoro per gli operatori del settore (Fernando Rotondo Storie, Maestri e illustrazione: i saggi del 2013 in rassegna).

 
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