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Le doppie notti dei tigli
Un corso tenuto da Antonio Faeti che offre letture “passate” in nome di un’inattualità che può sempre affascinare e far riflettere"Le notti sono tutte doppie", il testo presentato in queste pagine e sul numero 84 di
LiBeR, presenta il corso di specializzazione dal titolo “Le doppie notti dei tigli” che Antonio Faeti, ideatore e curatore, ha tenuto a Bologna a partire dal 20 ottobre 2009.
Il corso, rivolto a tutti, ma utile in particolare a insegnanti, bibliotecari, educatori e studenti, è promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
Ogni lezione ha corrisposto a un libro, che il curatore ha scelto, volutamente, nel passato, per contrastare le mode e gli stereotipi che schiacciano l’adolescenza all’interno dell’imperativo che impone di essere attuali.
LiBeR - a partire dal n. 84 fino al n. 87 - ha seguito le tappe di questo percorso, documentandolo attraverso la presentazione di alcune lezioni e di “sottoinsiemi” di autori che lo stesso Antonio Faeti ha portato all’attenzione dei lettori.
Le notti sono tutte doppie
Il testo di Antonio Faeti che presenta la scelta di libri per i giovani lettori tra giustificazioni e fondamenti pedagogici
Le 25 lezioni
Le schede delle 25 lezioni, nell’ordine in cui sono state presentate nel corso, con approfondimenti e chiavi interpretative dei libri proposti e l'indicazione di opere pittoriche di riferimento.
Le “false copertine”
Una galleria delle immagini disegnate da Antonio Faeti perché “ogni corsista sia reso partecipe anche in questo modo, di quella civiltà del libro e della lettura che è la cornice indispensabile per ogni pedagogia e didattica della lettura”.
Informazioni sul corsoIntervista a Gemma Tampellini, addetta della Fondazione all’organizzazione dell’evento.
Scarica il programma (pdf)
Le notti sono tutte doppie
La scelta di libri per i giovani lettori tra giustificazioni e fondamenti pedagogici
Dalle 25 lezioni di pedagogia della lettura che si snoderanno lungo l’anno accademico, scaturiscono dubbi, domande, riflessioni mai sopite negli anni di magistero, sulla possibilità dell’audace offerta di libri nati per adulti, corposi in volume e sostanza, agli adolescenti di oggi. Un’alternativa ai testi specificatamente adolescenziali di cui anche Rodari si diceva un netto oppositore.
di Antonio Faeti
Sono trascorsi 35 anni dal momento in cui cominciai a pensare a un corso simile a quello che inizierò il 27 ottobre. In un periodo di tempo così lungo ho avuto molte occasioni, molti ambiti, molti interlocutori, molte sollecitazioni, ma ho sempre rinviato l’incontro con i dubbi, con le incertezze, con le ansie che si collegano con un corso di questo tipo. A metà degli anni ’70 mi accadde di affrontare, con Gianni Rodari e Natalia Ginzburg, in occasioni diverse, il dilemma pedagogico da cui il corso scaturisce. La scrittrice aveva creato, per la Emme Edizioni di Rosellina Archinto, la collana I pomeriggi, che doveva raccogliere volumi offerti ai lettori adolescenti. Ero stato invitato più volte a presentare la collana e, al momento del dibattito, molti colleghi insegnanti mi domandavano di giustificare, con argomenti più efficaci e robusti di quelli da me usati, la presenza, nella collana, di Tolstoj, della Serao, di Francis Scott Fitzgerald, ovvero di autori che avevano scritto per un pubblico adulto. Erano anni, quelli, in cui gli editori più accorti e sapienti dedicavano particolare cura alla ricerca di testi specificatamente “adolescenziali”; uno di questi libri l’avevo scritto io, I viaggi di Taddeo, accolto con festosa simpatia da Calvino e da Einaudi, presentato briosamente da Umberto Eco: un testo che esisteva soprattutto per contrastare la linea scelta dalla Emme. Poi, in una lunga conversazione con Gianni Rodari, lo sentii splendidamente esporre le ragioni che lo vedevano nettamente contrario all’esistenza di libri specifici per l’adolescenza, tanto che si augurava solo una avventurosa navigazione nell’oceano della grande letteratura. Insieme rammentavamo anche i tempi in cui, fuori dalle chiese, erano esposte le liste con i libri sconsigliati, vietati, proibiti, interdetti, e Gianni mi immaginava, sorridendo, mentre, da adolescente appunto, io ricopiavo i titoli per poi procurarmi quelli più severamente condannati. Le sue risate diventavano irresistibili e incontenibili quando gli facevo notare che l’editore più frequentemente riportato nelle liste nere era un editore di estrema destra come Longanesi: io infatti, avevo letto da ragazzo innumerevoli titoli longanesiani solo perché comparivano negli elenchi odorosi di zolfo: La signora scostumata, Peccatori di provincia, La bandera, Amori d’Oriente... Rideva, l’ottimo comunista Rodari, nel sentire elencare questi velenosissimi titoli giunti in modo così tortuoso all’attenzione di un adolescente.
Io ero però in bilico tra il desiderio di riservare il mio Taddeo agli adolescenti e quello di metter loro in mano il mondo sapiente e derelitto della Serao.
La scelta che mi ha condotto a ideare le 25 lezioni poste sotto il titolo Le doppie notti dei tigli, nasce evidentemente dai dubbi di allora, e questi dubbi saranno ben presenti in ogni lezione del corso.
Esistono, tuttavia, nuovi motivi, più urgenti considerazioni, temi nuovi, rischi nuovi. A metà degli anni ’70 non si parlava ancora di narcisismo di massa (anche se il libro che ne forniva la diagnosi era già stato edito), e pertanto non si sapeva che il terribile morbo attecchisce negli anni dell’adolescenza, quelli in cui si deve individuarlo e aspramente combatterlo. Non si sapeva nulla dei bamboccioni, con la loro equivoca presenza, con le tracce del loro morbo che balzano fuori da tutti i media, vecchi e nuovi. Non si alludeva al peterpannismo, che oggi infuria come un tempo la vecchia Spagnola. Così, con la percezione precisa dell’esistenza di queste epidemie, si deve pensare a un rapporto, tra adolescenza e lettura, che ritrovi le ragioni della Ginzburg e di Rodari. Ma, anche se, dalla scelta dei titoli elencati nel programma del corso, può scaturire un atteggiamento fermo, che ha superato dubbi e incertezze, restano ancora tante domande: in ogni lezione del corso verranno formulate, collocate in vari contesti, messe in relazione con vari temi.
Al di là dei dubbi già presenti 35 anni fa, c’è però un’autobiografia di un lettore che si offrirà nelle lezioni come testimonianza e come fondamento pedagogico da cui partire. Nell’indimenticabile lezione del mio Maestro, di Giovanni Maria Bertin, io ritrovo costantemente l’Inattuale e l’Inautentico, due riferimenti che appaiono vivissimi nella scelta dei titoli delle 25 lezioni. È così evidente, nella mia memoria, il senso di rinnovamento e ridefinizione che provai seguendo le lezioni del 1959-60, dedicate al valore pedagogico dell’ideale estetico, che nella scelta di ogni titolo ho avuto sempre presente quel percorso. Avevo letto, da adolescente, Jules Barbey d’Aurevilly, lo ritrovai nelle lezioni di Bertin, magistralmente collocato fra quanti avevano azzardato la definizione e la proposta di una “pedagogia dell’estetismo”, e quale potrebbe essere, nella bituminosa volgarità del presente, una gloriosa rilettura di un capolavoro dello scrittore francese, quel cavaliere Des Touches, personaggio storico oltre che letterario, e incredibile avo di Louis-Ferdinand Céline? Per Bertin l’istanza della ragione andava sempre confrontata rischiosamente con il disordine esistenziale, due momenti che sembrano in sé condensare il ritratto dell’adolescente di oggi, costretto a rivolgere domande a un babbo Peter che è nel disordine più di lui...
Così, la scelta di ogni titolo dei 25 proposti ha proprio questo fondamento pedagogico: sono tutti inattuali, oscillano tutti tra il disordine esistenziale e l’istanza della ragione. Ci sono inattese convalide, alle quali propriamente non pensavo: quando ho scelto di dedicare la lezione del 23 febbraio 2010 al libro di Willa Cather, La casa del professore, non pensavo in alcun modo che sarebbe stato riedito e riportato in libreria: eccolo lì, tra molte novità inutili, scurrili, banali, questo grande romanzo che conduce le grandi domande di una scrittrice cattolica fino agli scenari che furono poi scoperti e amati da John Ford. Così, con i mezzi di oggi, l’adulto intende far leggere questo libro straordinario a un ragazzino di oggi, può valersi della proiezione di un film memorabile come Sentieri selvaggi, attuare confronti, reciproche correlazioni. Proponendo un volume, oltre a cercare per esso una giustificazione pedagogica, tenterò anche di offrire, ogni volta, le modalità didattiche, i “trucchi”, le cornici, i giochi dei rimandi, i contesti, gli elementi validi e nascosti, insomma tutto quanto, a mio avviso, può garantirgli quel processo di “fascinazione” che lo deve rendere irresistibile agli occhi dei possibili lettori. C’è, anche qui, una calcolata contraddizione: è ovvio che nessun spontaneismo, nessuna pedagogia da cretinismo bamboleggiante, nessuna idiozia da merendine del tipo “diamo loro ciò che desiderano davvero”, si può tollerare in una proposta di questo tipo. Ogni lezione definirà, esplicitamente, un tipo diverso di strategia, perché nessuno può più contare sulle eccitanti liste di proscrizione o sul genio di Leo Longanesi: oggi ogni inferno è artificiale, ogni dannazione è programmata.
Ho, del resto, tentato di collocare nelle 25 lezioni solo testi che io avevo letto nel triennio a cui è rivolta la mia attenzione e sono riuscito a trovare 18 libri molto amati negli anni della scuola media e 7, ai quali non potevo rinunciare, letti invece quando ero ormai un giovane lettore. Le obiezioni più facili da formulare mi sono già ben presenti. Per la lezione del 2 febbraio 2010 è previsto l’esame di un testo, Schiavo d’amore, di William Somerset Maugham, un testo che ho letto mentre frequentavo la seconda media, nell’anno scolastico 1951-1952: oggi, il dubbio preliminare può riguardare la mole di questo sterminato romanzo, a cui si collega il quesito: si può davvero pensare di offrire ai ragazzi di una media di oggi un libro “grosso” come questo? Ebbene: la schiavitù che opprime il giovane Filippo, reso infelice anche da un difetto fisico da cui è tristemente umiliato, è una schiavitù sottratta alle guerre civili, alle emancipazioni, alle redenzioni. Perché Filippo ama follemente Mildred, ma non la stima, anzi è perfettamente in grado di cogliere ogni sfumatura della bassezza morale della ragazza, della sua assoluta volgarità, della sua greve appartenenza a un mondo bieco e ignobile. Ma non è proprio questo l’amore adolescenziale, quello più vero, anzi l’unico? Non ci si innamorava così anche nel 1952, ovvero di quella biondina che faceva la commessa all’Upim, scambiava i congiuntivi con i condizionali, masticava gomma americana in continuazione e si profumava con essenze acquistate nel suo grande magazzino così da assomigliare, olfattivamente, a una cocotte degli anni di Napoleone III?
Un libro, tuttavia, “si porge”; anche Schiavo d’amore è al centro di una specifica pedagogia della lettura che deve renderlo affascinante sfruttando ogni pretesto, ogni allusione, ogni contaminazione, ogni collegamento. Filippo frequenta a Parigi gli Impressionisti, perché vuol fare il pittore: tante pagine fresche, nuove, valide anche oggi, possono essere lette pensando al trionfo attuale di quel movimento pittorico sul quale si appoggiano, ora, tante mostre di carattere speculativo che possono fornire suggestioni. Filippo vive nel passaggio tra il regno di vittoria e quello di Edoardo: è un’epoca affascinante e poco conosciuta, con al centro la guerra anglo-boera che è sempre bene ritrovare e conoscere. Filippo non è certo il solo eroe di Somerset Maugham, un grande romanziere molto letto, con tanti titoli: al mio corso leggerò alcune pagine da Pioggia, un suo lungo racconto che conserva intatto il suo fascino. La stessa figura dello scrittore si presta a eccitanti esplorazioni: lo “schiavo” era lui, il romanzo è in gran parte autobiografico...
Il corso di pedagogia della lettura e dell’immaginario che tengo nell’ambito del “Progetto Rocchetta Mattei” della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, è alla sua terza edizione. Nelle 25 lezioni distribuirò 25 “false copertine” da me disegnate, perché ogni corsista sia reso partecipe anche in questo modo, di quella civiltà del libro e della lettura che è la cornice indispensabile per ogni pedagogia e didattica della lettura. La “falsa copertina” creata per l’impossibile edizione di Schiavo d’amore, raffigura un angolo di giardino, con rovine, dove due donne eleganti e dignitose sembrano fare da sfondo a una terza donna che appare molto simile alle fanciulle mediocremente depravate, icone ribadite dell’eros tra Ottocento e Novecento. È una copertina molto diversa da quella del sommo Giorgio Tabet, voluta da Mondadori per l’Omnibus in cui aveva collocato Schiavo d’amore. A mio avviso, la cultura delle copertine è parte integrante della pedagogia della lettura.
Dal libro di William Somerset Maugham è stata tratta, insieme ad altre due, la versione cinematografica del 1934, con Leslie Howard nella parte di Filippo e Bette Davis in quella di Mildred: con i mezzi di oggi si può tutto, così non perdo la speranza e suggerisco l’utilizzazione delle immagini, indico la figura di un pittore adatto ad accompagnare le pagine di Schiavo d’amore, così come collego un pittore agli altri 24 testi. La scelta di Paul Gauguin per Schiavo d’amore è semplice, quasi obbligatoria, perché La luna e sei soldi di William Somerset Maugham è la vita romanzata del pittore, ma potrebbe accompagnare benissimo la lettura della vita di Filippo.
In ogni lezione anche le immagini, quindi, una raccomandazione pedagogica che risale al mio Guardare le figure, che è del 1972. Ma la suggestione iconografica non può distrarre da un compito fondamentale: la lettura ad alta voce di molti brani tratti dal libro. Schiavo d’amore è stato così famoso e presente nell’immaginario degli italiani da indurre la RAI a produrre una versione radiofonica del romanzo. Non si raccomanda mai abbastanza di teatralizzare senza timori quel tipo di lettura.
Eccomi alla vigilia del corso, con gli stessi dubbi da cui ero preso il pomeriggio del primo ottobre 1959, mezzo secolo fa, quando scesi dalla corriera per incontrare i 17 alunni della quinta maschile di Castelletto di Serravalle capoluogo, i miei primi scolari. I dubbi attuali sono semplici da elencare anche se sono drammatici nella sostanza. Del primo ho già trattato: è valida questa proposta che consiste nell’offrire libri creati per un pubblico adulto ad adolescenti di cui si dice e si scrive tanto male? E loro, i titoli, con le false copertine, con i miei 25 commenti da offrire di volta in volta ai corsisti, il pittore di turno... tutto questo doveva esistere proprio così?
La pedagogia del dubbio è sorella della pedagogia della lettura. Conoscevo un libro di propaganda bellicista, molto famoso un tempo, che era piacevolmente intitolato Gli Unni e gli altri. Ne sono sempre stato condizionato, anche perché sono irriducibilmente italiano. In Italia gli “altri”, cioè i lettori, sono pochissimi, gli Unni, cioè i non lettori, sono tantissimi. Ma sono anche poco belli da guardare, gli Unni non lettori. Ritornerò su questo tema, in molti modi, dal 20 ottobre 2009 al 18 maggio 2010.
(da LiBeR 84)
I 25 libri
Le schede delle 25 lezioni di Antonio Faeti, nell’ordine in cui sono state presentate nel corso, con approfondimenti e chiavi interpretative dei libri proposti e l'indicazione di opere pittoriche di riferimento
Lezione 1 - Il giovane Holden di Jerome David Salinger
Lezione 2 - L’isola di Arturo di Elsa Morante
Lezione 3 - Il grande Meaulnes di Alain-Fournier
Lezione 4 - Kim di Rudyard Kipling
Lezione 5 - Occhi nel buio di Barbara Vine
Lezione 6 - Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini
Lezione 7 - I quarantanove racconti di Ernest Hemingway
Lezione 8 - La Certosa di Parma di Stendhal
Lezione 9 - Il diario di Anna Frank
Lezione 10 - I racconti di Edgar Allan Poe
Lezione 11 - Cinque storie ferraresi di Giorgio Bassani
Lezione 12 - Schiavo d’amore di William Somerset Maugham
Lezione 13 - Lessico famigliare di Natalia Ginzburg
Lezione 14 - E le stelle stanno a guardare di Archibald Joseph Cronin
Lezione 15 - La casa del professore di Willa Cather
Lezione 16 - Bonjour tristesse di Françoise Sagan
Lezione 17 - Il cucciolo di Marjorie Kinnan Rawlings
Lezione 18 - La stanza del vescovo di Piero Chiara
Lezione 19 - Dio di illusioni di Donna Tartt
Lezione 20 - Rebecca di Daphne Du Maurier
Lezione 21 - La valle della luna di Jack London
Lezione 22 - Furore di John Steinbeck
Lezione 23 - Il buio oltre la siepe di Harper Lee
Lezione 24 - Di qua dal paradiso di Francis Scott Fitzgerald
Lezione 25 - IT di Stephen King
Lezione 1 - Il giovane Holden
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Il giovane Holden (1951)
di Jerome David Salinger, New York, 1919-2010
E' il romanzo estatico, malinconico, oblique e spassoso di un adolescente che lotta contro il mondo adulto perché gli sembra fatuo, ridicolo, vuotamente burbanzoso. All'adultità inconsistente e scenografica, Holden oppone una sincerità filosofica, fondata sul paradosso perché, in realtà, ben oltre lo spettacolo dei suoi surreali paradossi, questo adoloscente scruta nel buio di un lutto per lui intollerabile fin da quando ha perduto suo fratello Allie.
Si avverte molto il senso di quella tragedia priva di ogni senso che fu per Salinger la seconda guerra mondiale, entro i cui eventi rischiò anche di impazzire, come racconta nello stupendo racconto Per Esmé: con amore e squallore.
Per creare un utile contesto interpretativo servono soprattutto gli altri libri di Salinger: Nove racconti, Franny e Zooey, Alzate l'architrave, carpentieri. Ma occorre ritrovare, storicamente, il senso del cupo dopoguerra americano, del maccartismo, della caccia alle streghe, della guerra di Corea, dell'incombere di una catastrofe nucleare. Così Holden diventa l'emblema di un dissidio che si palesa anche oggi: di fronte ai disastri, privi di fondamento intrerpretativo, di un mondo adulto oscuro e mentitore, non c'è che questa opposizione astratta e paradossale, in cui si configura la lotta eterna tra Autentico e Inautentico, tra ricerca del senso e manierismo glaciale.
Il giovane Salinger di Romano Giachetti e Alla ricerca di Salinger di Ian Hamilton, raccontano molte cose su uno scrittore che fugge dai media, si nasconde, tace, scompare. E un'utile chiave interpretativa si ottiene dal confronto con l'opera di Truman Capote che presentò un'America parallela a quella di Holden e rise di un ambiguo, doloroso sconforto, mentre condannava delitti e passioni di una società in maschera.
Il pittore di riferimento è David Hockney (1937)
Lezione 15 – La casa del professore
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
La casa del professore (1925)
di Willa Cather, 1873-1947
È una storia misteriosa e vibrante che può piacere agli adolescenti soprattutto perché contiene il ragguaglio struggente sulla giovane vita di un geniale ragazzo, capace, per la sua precoce bravura, di compiere studi fondamentali intorno a un'antica, misteriosa civiltà, senza però cogliere il frutto delle sue fatiche perché la morte lo raggiunge subito nelle trincee della Grande Guerra. Così, mentre il giovane Tom Outland scompare per sempre, tocca al suo maestro, il professor Godfrey St.Peter, l'onore di portare a termine l'impresa, risistemando intuizioni, approfondendo certe parti, dando piena forma ad appunti e a memorie.
Nei grandi libri della scrittrice cattolica americana Willa Cather si hanno spesso questi intrecci dolenti di vita, destino, speranze, misteriose premonizioni.
L'antica civiltà ritrovata da Tom Outland era fiorita nella Blue Mesa del New Mexico, un territorio amatissimo dai cultori del cinema di John Ford e anche dai lettori di fumetti, perché tra quelle gole misteriose, accanto alle città scavate nella roccia, presso i pueblos abbandonati, si svolgono le avventure di Tex Willer. Giovanni Luigi Bonelli amò quel territorio, così come lo ama il figlio Sergio, e spesso, sceneggiando le avventure del loro famosissimo ranger, i due autori hanno avvertito tutto il senso di struggente mistero che pervade quei luoghi e li rende unici al mondo. Sempre nel territorio in cui Tom Outland ricercò e scoprì, visse per qualche tempo il grande storico dell'arte Aby Warburg che volle farsi fotografare proprio in mezzo alle rocce piene di misteri e di occulti messaggi. Non è irriverente notare che il sommo Carl Barks, narratore delle più belle storie di Paperino era un cultore dello Spanish West e ambientava irresistibili episodi in questi paesaggi.
Il pittore di riferimento è Thomas Hart Benton (1889-1975)
Lezione 16 – Bonjour tristesse
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Bonjour tristesse (1954)
di Françoise Sagan, 1935-2004
Il libro è stato appena riedito, a 55 anni dal suo trionfo mondiale fondato su decine di milioni di copie; l'autrice è morta da 5 anni: della diciannovenne che, con un romanzo, diede il volto a un'epoca, restava solo il ricordo, perché Sagan, malgrado avesse prodotto tante altre opere di successo, era sprofondata nell'amarissimo labirinto di una vita sbagliata, piena di umiliazioni. Ma la ragazzina protagonista del suo primo romanzo ha una caratteristica che le può consentire, anche oggi, di entrare in modo utile nell'immaginario adolescenziale. I suoi turbamenti, le sue ansie, le sue malinconie, la stessa fredda determinazione con cui conduce fino a un incidente mortale la donna con cui suo padre sta per risposarsi, non direbbero nulla se non fossero riportati, molto strettamente, alla Francia, ma anche all'Italia, del 1954. Questo perché c'era allora, tra i due paesi, un parallelismo storico-politico su cui è molto interessante indagare. Con la sconfitta di Dien Bien Phu la Francia si avviava a liquidare il suo immenso impero coloniale, così come aveva fatto l'Italia qualche anno prima; i conti mai fatti davvero con la disfatta del Quaranta e con i quattro anni di occupazione tedesca, ora ritornavano attuali, dopo un altro disastro militare.
I giovani come la Sagan e come la protagonista del suo libro vogliono soprattutto dire agli adulti che non vogliono più essere coinvolti nei loro disastri e pretendono di essere ascoltati anche in modo perentorio. Ma diventano, soprattutto, gli emblemi di quella malinconia, di quella tristezza, di quel sentimento impreciso e dolente che, fin dal titolo, domina il volume.
Mentre Claudio Villa canta Buongiorno tristezza, l'Italia del 1954 segue le grigie vicissitudini del "caso Montesi", teme di perdere Trieste per sempre, pensa di essere ripiombata nella coltre di inibente perbenismo rotta nel 1945.
Il pittore di riferimento è Maurice Utrillo (1883-1955)
Lezione 17 – Il cucciolo
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Il cucciolo (1953)
di Marjorie Kinnan Rawlings, 1896-1953
Agli adolescenti di oggi, un adolescente di ieri, quel Jody che vive la sua avventura umana nel corso dell'espansione pionieristica di fine Ottocento, si presenta sotto due aspetti, entrambi capaci di attrarre, di comunicare, di far crescere. Al centro della prima parte della sua evoluzione c'è l'amore totalizzante per Flag, il cucciolo, il cerbiatto meraviglioso che porta fino a lui il senso di una natura fuggevole e lieta, densa di brevi estasi che regalano amore, felicità, freschezza. Con l'amicizia che lo lega a Flag, tutto viene ridefinito e ridimensionato: l'aspra distanza che la madre mantiene nei suoi confronti dopo tanti figli perduti, l'invidia per i Forrester che sono in tanti e dominano la foresta, il rispetto e la pena per il padre che invece combatte da solo la battaglia per la vita. La Florida, che è la frontiera naturale di questa espansione, non possiede quel volto equivoco nato dagli errori di un ecologismo modaiolo e di maniera: non contiene una natura buona, non cela un'ostilità deterministica. Mentre si passa dal primo al secondo aspetto, si scopre, con Jody e con gli adolescenti capaci di decifrarlo davvero, che la natura si lega davvero solo al lavoro dell'uomo. Così l'adolescente che gioca con Flag in riva la ruscello non può durare per sempre e dice agli adolescenti che l'adolescenza non è eterna, che si cresce, che ci si sacrifica, che tutto nasce dal lavoro.
Un'etica perentoria, severissima, che non nasce dai sermoni o dai predicozzi, ma scaturisce dall'osservazione e dalla sofferenza, un'etica indispensabile mentre la natura è oggi umiliata dalla televisione delle merendine. Jody non crescerà bamboccione e narcisista, il bosco, la fame, il lavoro, la sofferenza ne faranno semplicemente un uomo vero.
Il film Il cucciolo di Clarence Brown, del 1946, con Gregory Peck nella parte del padre, andrebbe ritrovato e utilizzato.
Il pittore di riferimento è Ned Young
Lezione 18 – La stanza del vescovo
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
La stanza del vescovo (1976)
di Piero Chiara, 1913-1986
Ci sono varie complesse ragioni che inducono a proporre, a una lettura adolescenziale, l'opera di Piero Chiara. Lo scrittore è un osservatore molto particolare che, per definire la propria ottica insolita e finissima, utilizza l'ermeneutica del racconto poliziesco, la finezza percettiva della tradizione libertina, lo sguardo che si rende sociologicamente acuto spiando la nascosta complessità della vita di provincia. E questa, per altro, non è la provincia centro-italica a cui film, romanzi, sceneggiati televisivi ci hanno da tempo abituati, ma è l'inconsueto Nord Italia dei laghi, delle valli, delle ampie superfici coltivate a riso.
Così Chiara si offre agli adolescenti, che hanno proprio bisogno di un "maestro di osservazione" che diriga il loro sguardo verso fatti, persone, figure, stereotipi, sui quali solitamente i giovanissimi non indugiano perché condizionati da modelli inibenti, planetari, privi di spessore.
Anche l'anno, il 1946, scelto per ambientare in esso il succedersi di queste storie di provincia, è fondamentale nei confronti di un'ottica da proporre agli adolescenti. È un anno, infatti, che contiene dubbi, incertezze, misteri, incongruenze, perché la guerra ha sconvolto anime, luoghi, cose, regole, consuetudini. Un anno, pertanto, da proporre in quanto tale alla percezione degli adolescenti sempre sospesa tra creatività e stereotipi.
Un dubbio può cogliere il pedagogista della lettura che si azzarda a proporre Chiara agli adolescenti, e riguarda l'abbondanza dell'eros, tipica sempre di questo autore, ma qui soprattutto significativa. Abbandonati ormai i vecchi, patetici schemi dell'"educazione sessuale", si pensa che un eros colto, definito da una specifica antropologia culturale, possa suscitare discussioni, richieste di informazioni, voglia di capire.
Nel film di Dino Risi, del 1977, La stanza del vescovo, trionfa un grande Ugo Tognazzi.
Il pittore di riferimento è Leo Longanesi
Lezione 19 – Dio di illusioni
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Dio di illusioni (1992)
di Donna Tartt, 1963-
Ogni insegnante sa di poter deludere i propri alunni, se poi è abbastanza vecchio, disincantato, esperto, navigato, è sicuro che prima o poi li deluderà. Ma l'insegnante che può diventare "dio di illusioni" è invece un insegnante raro, pieno di complesse caratteristiche, ricco di componenti quasi impossibili da decifrare. Scritto da una ragazza - che con questo libro conseguì un successo mondiale incredibile ma non si lasciò traviare e produsse poi un solo altro romanzo - il libro è una delle opere migliori di quel filone scolastico che rappresenta una delle grandi partizioni della letteratura.
Nelle pagine di questo libro è raccolta, con minuziosa passione, una vicenda che, con modi e tempi diversi hanno vissuto tutti quelli che, più o meno lungamente, sono stati a scuola. È infatti impossibile non illudersi mai, non creare miti, non elaborare stereotipi la cui credibilità può anche essere inesistente. L'evoluzione, la crescita, la coscienza di sé, ma anche l'accettazione acritica del proprio narcisismo, decidono poi il destino del rapporto dell'alunno con il docente, così come si legge non solo in opere di finzione ma in memorie dettagliate, documentate, credibili. Il "dio di illusioni" è reso complesso dalla impossibilità, che è pedagogica, di definire quali suoi atteggiamenti e quali contributi degli alunni hanno contribuito a porlo sull'altare. E poi c'è il contesto, che è il topos forse più noto nel cinema, nei romanzi, nei fumetti, nelle canzoni, nei prodotti televisivi: è sempre il college, spazio offerto a infinite rivisitazioni, luogo di gioie e di tormenti, insostituibile teatro di molte iniziazioni. Gli adolescenti indotti a leggere questo romanzo, troveranno nelle sue pagine larga parte di sé, avvertendo che esiste un'età, che esiste una sfera di rapporti, che esistono occasioni a cui non si sfugge.
L'attimo fuggente di Peter Weir del 1989 è il naturale completamento filmico del libro.
Il pittore di riferimento è Joseph Cornell (1903-1972)
Lezione 20 - Rebecca
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Rebecca (1938)
di Daphne Du Maurier, 1907-1989
Rebecca deve, a un tempo, al genio di Alfred Hitchcock, che lo trasferì al cinema nel 1940, una splendida rilettura per immagini ma anche una ermeneutica limitativa che ne ha molto abbassato i livelli di lettura. Ma a una lettura adolescenziale – che per questo libro è poi l'unica davvero lecita e determinante – tutti i temi veri del romanzo riappaiono a rendere possibile una intensa ermeneutica da non lasciare smarrire. C'è il rapporto tra Amore e Morte, quello che, insieme alla Carne e il Diavolo (qui sottaciuti) definisce una linea interpretativa che va dai romantici fino ai poemi medioevali. C'è la Memoria, che si confonde, si smarrisce, si ritrova, tra i meandri di una vicenda dotata di un "prima", quello della Prima Moglie, in cui il tempo è condizionante, ricattatore, ossessionante. Gli adolescenti che oggi ricevono le turpitudini multimediali sugli amori scurrili raccontati poveramente, qui ritrovano il senso misterioso di un sentimento complicatissimo che l'autrice volutamente non decifra e non disvela. Giustamente, gli adolescenti non vedranno scodellata una miserevole soluzione, perché non accade così nella vita, dove tutto è complesso, indecifrabile, ossessivo, incerto, rabbuiato. L'amore vero può essere quello della governante per la splendida padrona, di Maxim per la sua "seconda moglie", di Rebecca per l'eros e per la vita, di Daphne per la sua lucente e tetra Cornovaglia. E, come l'amore, neppure il volgere del tempo si decifra davvero: questo è un romanzo che può far crescere, che può far maturare. Esce infatti dalle livide certezze offerte dai magazine femminili dei grandi quotidiani, ma, proprio come Rebecca, è passionale, vitalista, ingordo. Romanzo di formazione, anche, perché quando la "seconda signora De Winter" comincia a scrivere, si comprende che è maturata e che ora "sa".
I pittori di riferimento sono quelli di Bloomsbury e Dora Carrington
Lezione 21 – La valle della luna
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
La valle della luna (1913)
di Jack London, 1876-1916
Forse esiste, come il grande Wilson diceva di Kipling, un "London che nessuno ha letto", perché La valle della luna, fra i 49 volumi dello scrittore, è citato molto raramente e certo non può competere con Martin Eden o con Il richiamo della foresta.
London, inventore di grandi personaggi e narratore di terribili avventure vissute sui mari e sui ghiacci, era anche molto attento ai temi sociali che compaiono con toni corruschi in libri come Il popolo dell'abisso o Il tallone di ferro, ma nelle pagine de La valle della luna c'è ancora un altro London, quello che verrà ritrovato nel '68, quello che anticipa molte tematiche dei "figli dei fiori".
Nel romanzo c'è un messaggio molto preciso rivolto direttamente agli adolescenti, nel 1913 come oggi. E non stupisce il fatto che nessuno lo ritrovi, che non venga più riproposto, che non se ne parli.
Morto suicida a 40 anni, mentre era lo scrittore più letto e meglio pagato al mondo, London non uscì mai davvero da quella sua eterna adolescenza che lo avvicina a un altro scrittore morto suicida anche lui, Ernest Hemingway, che nel Grande fiume dai due cuori mostra di aver letto e amato La valle della luna.
Lo sguardo adolescenziale sempre vivo e vero in lui gli fa osservare con partecipe adesione questa coppia di innamorati che fuggono dai miasmi, dalla corruzione, dall'invivibilità di un grande centro urbano – uno di quelli in cui agonizza il "popolo dell'abisso" – per andare a cercare il luogo sognato, prefigurato, amato, che loro chiamano "la valle della luna". E, pur con fatiche e sofferenze, lo troveranno e in esso vivranno, perché questa utopia non si trasforma in distopia.
La realizzazione di un sogno ben condiviso dagli adolescenti di oggi, il chiaro messaggio di una speranza che diventa realtà, l'incredibile attualità di questa fuga dai miasmi materiali e morali rendono questo libro davvero unico in una biblioteca dell'adolescenza.
Il pittore di riferimento è Andrew Wyeth (1917-2009)
Lezione 22 – Furore
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Furore (1939)
di John Steinbeck, 1902-1968
Con la narrazione intensa e dolorosa del viaggio che porta la famiglia Joad dalla fame dell'Oklahoma alla speranza della California, Steinbeck ha volutamente creato un romanzo biblico, anche pensando che i fuggiaschi non troveranno l'Eden ma altra fame, ricatti, morti, ingiustizia.
Agli adolescenti di oggi che vivono una crisi spesso paragonata a quella del 1929, vissuta dai Joad, Furore può offrire i ritmi di un'incalzante avventura ma anche il senso profondo di una catastrofe che comincia nelle sale di contrattazione delle Borse e poi si spinge fino alle piccole vite dei contadini dell'Oklahoma. Il messaggio è chiaro, ma va ribadito in mezzo alla perdita di responsabilità, al narcisismo di massa, alle vite distratte e smarrite di tanti giovanissimi.
Amatissimo dai lettori di tutto il mondo, Furore fu spesso accusato dai critici di raccontare i Joad con eccessi di sentimentalismo via via ricorrenti. Nel contesto letterario attuale, questa interpretazione, di per sé assurda, non trova più alcuna ragione di esistere perché, purtroppo, ogni telegiornale ci mostra i nuovi Joad che arrivano a Lampedusa sulle carrette del mare.
Agli adolescenti, Furore chiede una assunzione di responsabilità, chiede una partecipazione vera ai fatti dell'esistenza, chiede di ridefinire un'ottica in cui l'osservazione vera dell'asprezza del vivere sia sempre presente, senza futilità, evasioni nell'effimero, notti del sabato sera, disimpegni vari. Il Grande Paese delle ricchezze infinite, il "Paese di Dio" dove tutti potevano arricchire, l'America dei nostri emigranti, ospitava anche la fuga disperata dei Joad che svelò altri scenari, raccontò storie diverse. Questa, di per sé, è una lezione.
Nel 1940, il grande John Ford ricavò dal libro il suo Furore, uno dei suoi film più belli, più degni di un'attenzione visiva che coglie i "grappoli dell'ira" nell'uso mirabile del chiaroscuro.
Il pittore di riferimento è Ben Shahn (1898-1969)
Lezione 23 – Il buio oltre la siepe
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Il buio oltre la siepe (1960)
di Harper Lee, 1926-
A rendere leggendario questo romanzo c'è anche il fatto che l'autrice, dopo averlo pubblicato a trentaquattro anni, non consegnò più nulla a nessun editore.
Con l'adolescente protagonista, quella Scout che è presente sempre, nelle ansiogene vicende di questo romanzo, Il buio oltre la siepe ha un posto tutto suo nelle letture per i giovanissimi. Nell'Alabama della grande depressione, l'avvocato Atticus Finch tratta sempre Scout e suo fratello Jem come se fossero adulti. Atticus è vedovo e fonda la sua pedagogia su una coerenza sempre ribadita che esige anche dai figli. Dovrà, pertanto, rischiare tremendamente, e far rischiare, quando nell'atmosfera terrificante del Sud razzista accetterà di difendere un nero, Tom Robinson, falsamente accusato di stupro. Atticus vince il processo ma Bob Ewell tenta di punirlo sia aizzando la folla – come avvocato dell'accusa – perché sottoponga Tom al linciaggio, sia assalendo di notte Jem e Scout. Ma, a questo punto, i percorsi separati dell'avvocato e degli adolescenti si congiungono e una scura leggenda mostra un salvifico benefattore. A sottrarre i due ragazzi alla morte è Boo Radley, il misterioso vicino di casa, che non esce mai, viene creduto un mostro, è una leggenda locale e, al momento giusto, appare e regala la vita a Jem e a Scout.
Per Harper Lee l'adolescenza è il momento ideale e unico per la lotta contro i pregiudizi di ogni tipo, perché proprio in questo arco di età essi sono maggiormente in grado di attecchire. Proprio come il suo Atticus Finch, Harper Lee crede solo nell'assunzione delle responsabilità, il suo libro è fondato su una pedagogia coerente, severa, che si oppone ai compromessi, non accetta bieche mediazioni, non vuole patteggiamenti, non colleziona attenuanti.
Nel 1962 il regista Robert Mulligan affidò il ruolo di Atticus Finch a Gregory Peck, e il grande attore raggiunse così il vertice della sua luminosa carriera.
Il pittore di riferimento è Barry Moser
Lezione 24 – Di qua dal paradiso
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Di qua dal paradiso (1920)
di Francis Scott Fitzgerald, 1896-1940
Scritto da un ventiquattrenne, il libro si prestò davvero a diventare il manifesto di quella generazione che, formata interamente dalle trincee sanguinose della Grande Guerra, viveva propriamente "di qua dal paradiso" perché aveva veduto subito scomparire i primi sogni, le prime estasi, le prime speranze. Il racconto, però, deve e può indirizzarsi agli adolescenti di oggi perché si collega, soprattutto, all'eterno tema adolescenziale delle illusioni perdute, della educazioni sentimentali, delle ultime lettere, del diavolo in corpo.
In una lettura attuale non si possono sprecare tutti i collegamenti che il libro richiede con la storia, con gli avvenimenti non solo americani, ma italiani e tedeschi in particolare. Perché è inevitabile pensare che si ritenessero "di qua dal paradiso" anche i legionari fiumani – molto fitzgeraldiani – di D'Annunzio, anche gli arditi di Piazza San Sepolcro, anche i ragazzi berlinesi che non videro in tempo l'uovo nel serpente e cominciarono a sfilare di nuovo con diverse camicie.
Il libro di Fitzgerald, fra i romanzi adatti per far nascere una lettura adolescenziale, trova però nella scrittura il suo momento più felice, perché lascia filtrare, in modo unitario, ansie e speranze, dubbi e amori, estasi e delusioni. Ben oltre la delicatezza poetica da cui è pervaso, si offre anche come un documento, come una prova speciale, e forse unica, di quella dimensione dell'esistere che gli adolescenti, oggi come allora, sentono propria davvero. Ritmi forsennati, pause non spiegabili, contraddizioni accettate e ribadite, clima di sospensione e di attesa: oggi più che mai ci si sente di qua dal paradiso.
Con Tenera è la notte, con Il grande Gatsby, con i racconti, si completa un tessuto letterario che, a soli 44 anni si interruppe in un certo inferno.
Il pittore di riferimento è Norman Rockwell (1894-1978)
Lezione 14 – E le stelle stanno a guardare
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
E le stelle stanno a guardare (1935)
di Archibald Joseph Cronin, 1896-1981
Medico egli stesso tra i minatori del Galles, Cronin ha collocato in questo romanzo l'attenta osservazione di un mondo fortemente emblematico, perché la miniera è uno degli spazi, non solo reali ma anche immaginativi, in cui scrittori, pittori, registi cinematografici hanno saputo trovare dignità, sofferenza, coraggio, e anche mistero e grandezza. Con l'evidente pessimismo del titolo, in cui si palesa l'indifferenza del mondo nei confronti di chi fatica, soffre, muore, Cronin ha però voluto rendere, con accigliata onestà, anche il senso di una singolare avventura umana, perché il suo protagonista si impegna nella lotta sindacale e politica, esce dalla miniera, viene eletto deputato, ma la forza bruta di una società che non consente ascesa e mobilità lo riporta poi laggiù, con la pallida luce indifferente di stelle vere e metaforiche.
Un libro molto adatto per narrare all'adolescenza quanto seria, dura, impegnativa sia la vita e come non si possa evitare di dotarsi di una capacità di soffrire, di combattere, di non fuggire di fronte all'implacabile severità degli eventi.
Si deve accostare il Cronin severissimo cronista delle nefandezze della medicina, quello del romanzo La cittadella, al Cronin che descrive i minatori, ma anche Anni verdi può completare un itinerario di lettura adatto agli adolescenti.
Il capolavoro del regista tedesco Georg Wilhelm Pabst, La tragedia della miniera, del 1931, può completare un intenso e coerente itinerario. Ma, fra i non pochi romanzi "minerari", quello che appare più misterioso e seducente è senza dubbio il troppo poco conosciuto Le indie nere, di Jules Verne, con il quale si può utilmente affiancare alla diagnosi sociale di Cronin l'inarrivabile potenza visionaria dello scrittore francese.
Il pittore di riferimento è Lovis Corinth (1858-1925)
Lezione 13 – Lessico famigliare
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Lessico famigliare (1963)
di Natalia Ginzburg, 1916-1991
Una famiglia speciale che rappresenta, da sola, tutta un'Italia emblematica, sapiente, lucida nella forza intellettuale e coraggiosa nelle scelte politiche. Una storia unica che congiunge l'Italia di Leone a quella di Carlo, sempre comprendendo il coraggio delle scelte, fino alla morte per le torture subite a via Tasso e la capacità di rinnovare profondamente la ricerca storica.
Ma Natalia può davvero offrire agli adolescenti il senso più vero e profondo di uno straordinario itinerario culturale, perché sa valersi di una lingua limpidamente gradevole, che affascina e diverte, pur rispettando la complessità di una lunga stagione storica. Il lessico, infatti, non si lega a un intimismo privato, del tutto chiuso nei confronti di vicende, pubbliche tragedie, peripezie che rendono cupa e sofferente l'Italia tra le due guerre. Qui la famiglia non è il baluardo in cui nascondersi e soprattutto non è un alibi come quelli che in Italia servono a giustificare tanti pessimi comportamenti. Gli scambi, gli incontri, la partecipazione a grandi fatti storici, la vivacità del rapporto con la cultura pervadono questo lessico, poiché esso consente di tener vivo il colloquio con una città straordinaria, quella Torino di Giulio Einaudi, di Cesare Pavese, di Augusto Monti, dello stesso Leone Ginzburg in cui nasceva, nel 1933, la casa dello Struzzo, la memorabile dispensatrice di cultura che con le sue collezioni ha scandito il cammino di un robusto rinnovamento di tutta la nostra cultura.
Pensando alla creazione di un rapporto degli adolescenti con la lettura, si devono accostare al suo Lessico gli altri libri in cui, con ottiche molto diverse, Natalia ha ritratto ancora altre famiglie. Forse fra questi, il più utile per il raffronto è La famiglia Manzoni, mentre Le piccole virtù precede il Lessico e Caro Michele ne prolunga gli sviluppi.
Il pittore di riferimento è Carlo levi (1902-1975)
Lezione 2 – L’isola di Arturo
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
L’isola di Arturo (1957)
di Elsa Morante, 1912-1985
Per l’adolescente, suggerisce la scrittrice, la vita è solo mistero, è solo ombra, è un succedersi di agguati, di sorprese tenebrose, di sconcertanti acquisizioni. E un’isola è il teatro naturale di questa commedia che va avanti, di atto in atto, sempre con nuove prese di coscienza dirette verso quel mistero finale che completa l’itinerario nell’ombra, nel buio, nel dolore. La stessa Elsa Morante ha poi creato lo scenario storico-politico sul quale collocare il suo Arturo: La Storia, infatti, contiene date, esempi, trame, episodi che dicono quale sia l’Italia che contiene l’isola del suo adolescente.
I momenti che si succedono nella vicenda di Arturo sono arcani, densi di fascino, ricchi di misteriose implicazioni, però è sempre possibile ricondurli ai grandi paradigmi che ritmano il percorso adolescenziale. L’attenzione che è rivolta a questa età, fondamentale in ogni vita, non sembra adatta, secondo la Morante, a cogliere davvero il senso di certi atteggiamenti o di certe sorprendenti esibizioni. Così ha costruito essenzialmente un ritmo dotato di una speciale capacità di attrazione che ci conduce proprio all’interno di quella dimensione tanto vietata agli adulti e così circoscritta da sembrare, appunto, un’Isola.
Dal lontano 1957, non ci sono stati veri cambiamenti entro questo itinerario fatto soprattutto di passaggi, di attraversamenti, di perigliosi appuntamenti. L’adolescenza dev’essere ancora guardata così, con l’occhio disponibile e partecipe di una scrittrice che osservò per tutta la vita il dolore degli umili e la distanza della diversità.
In una lettura adolescenziale, questo libro può diventare il vero sostituto degli antichi riti di iniziazione perché di essi ha la qualità antropologico-culturale, mentre conserva anche l’arcano sapore del Rito, quello in cui appaiono tanto i sacrifici realizzati, quanto il mistero disvelato, secondo una proposta che lambisce tutte le adolescenze.
Il pittore di riferimento è Carlo Carrà (1881-1966).
Lezione 3 – Il grande Meaulnes
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Il grande Meaulnes (1913)
di Alain-Fournier pseud. di Henry-Alban Fournier, 1886-1914
Non è certo un caso se, nel 1935, il grande Arnoldo Mondadori abbia scelto proprio questo libro per iniziare la più prestigiosa e famosa delle sue collane: il libro di Alain-Fournier è infatti il numero uno della prestigiosa "Medusa" che, in piena autarchia culturale, doveva far conoscere ai lettori italiani i migliori romanzi delle letterature straniere.
Scritto pochi mesi prima che il suo autore morisse in guerra sul fronte della Marna, il libro sembra proprio uno straordinario testamento di un giovane che sa di dover scomparire per sempre. Il ritmo che lo pervade è sempre quello del sogno, i contorni delle cose sono estatici e nebulosi, la trama non esiste perché tutto si fonda su un succedersi di estati, di sorprese, di incantamenti. E' il documento unico, irripetibile, di un'adolescenza narrata dall'interno, secondo un itinerario tutto adolescenziale, dove i fatti non sono sottoposti alla gerarchia imposta dal mondo adulto. Lievi accadimenti ed effetti di luce, sussurri brevi e tramonti infiniti, musicalità di parole e incombere della natura qui si succedono come mai era accaduto prima.
Per un uso davvero pedagogico, il volume va però sottratto a questa solitudine luminescente. Il contesto, che va ritrovato e analizzato, è quello di un'epoca che, bella, lieta, felice come veniva definita, ha però scavato le trincee e le ha riempite di sangue. La storia deve far valere i suoi diritti, con date, ragioni, errori, sciagure, morti. Anche in questo senso, però, il libro è paradigmatico, perché la dolcezza del vivere forse ha in sé qualcosa che la fa sconfinare nel canto atroce della mitragliatrice.
Il Proust del tempo di guerra è l'autore che meglio si avvicina ai tramonti silenziosi di Alain-Fournier e alle brezze senza tempo del suo narrare senza scansioni e senza pause.
Gustave Caillebotte (1848-1894) è il pittore di riferimento.
Lezione 4 – Kim
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Kim (1901)
di Rudyard Kipling, 1865-1936
L'adolescenza di Kimball O'Hara, che tutti credono Kim, un mendicante indiano, mentre è il figlio di un sergente di un reggimento irlandese, trascorre come le adolescenze sognate da tanti ragazzi. Vive infatti due vite, diverse e anzi tra loro opposte, così come tanti giovanissimi saprebbero vivere se ne avessero un'occasione. E' diligente scolaro nel collegio di San Xavier dove si prepara, quasi anticipando 007, a diventare una eccellente spia al servizio dell'impero britannico. Ma è anche il fedelissimo chela, cioè il servitore, del Lama con cui percorre l'India.
Si sa che il desiderio di possedere più di una identità è uno dei tratti connotativi dell'adolescenza, ma Kipling ha saputo – come nessuno – dare a questa complessa esigenza un premio inedito, sapiente, ammiccante, perché il suo Kim ondeggia felice tra le due culture tra loro tanto diverse e non soffre mai per le contraddizioni che comunque deve incontrare. L'antica saggezza del Lama lo avvince, lo fa essere rispettoso e alacre nel servire quel santo uomo che ammira e a cui vuole bene, ma il Grande Gioco, la trama spionistica di cui è partecipe con Mahabub-Alì, il mercante di cavalli, sembra poter essere la sua definitiva scelta di vita.
Sono ben pochi i libri che abbiano, per oltre un secolo, conservato una freschezza e un'attualità così ricche di implicazioni e di riflessioni. Kim vive, tutta intera, proprio la nostra complessità e trasmette, al di là del divertimento e dell'eccitazione, tanti impulsi a riflettere, a confrontare, a mediare. Nella grande strada che il Lama e il ragazzo percorrono, è doveroso individuare il percorso esistenziale che si può offrire alla riflessione degli adolescenti di oggi. Si può sorridere alla vita anche elemosinando nei rumorosi mercati per un sant'uomo, e non si è schiacciati dalle contraddizioni quando si osserva il mondo con l'occhio acuto di Kim.
L'artista di riferimento è Hugo Pratt
Lezione 5 – Occhi nel buio
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Occhi nel buio (1986)
di Barbara Vine, 1930-
Il grande e dimenticato autore del più cupo e inquietante romanzo sulla scuola italiana, Lucio Mastronardi, scrisse una volta che il passaggio dalle elementari alle medie doveva essere accompagnato da molti romanzi gialli, perché solo in questo tipo di letteratura vedeva il sussidio didattico adatto a stimolare l'intelligenza dei giovani lettori. Il caso di Occhi nel buio è per altro singolare e sembra dare abbondante ragione allo scrittore-insegnante.
Barbara Vine è lo pseudonimo che la scrittrice Ruth Rendell usa quando affronta temi più complessi e raffinati di quelli abitualmente collocati nei suoi gialli.
Con Vera Hallygard, condannata a morte dalla giustizia britannica all'inizio del secondo dopoguerra, la scrittrice ha creato un personaggio che è come un tremendo crocevia in un grande albero genealogico. In lei si intrecciano sorti, destini, incubi, trame, contraddizioni che guardano sempre a un'antropologia culturale della famiglia, resa con acume e con raffinata sapienza storica.
Per spremere davvero da questo libro bello e doloroso tutto ciò che può offrire a una pedagogia della lettura, occorre seguire le indicazioni offerte dalla stessa autrice. Barbara Vine imparò il francese per poter leggere i libri di Simenon in lingua originale: è come se garantisse un itinerario narrativo, perché dalla provincia inglese si transita in quella francese e si controllano destini, usi, valori, incidenti, percorsi. Anche l'inserimento di Occhi nel buio entro i meandri immaginativi del nostro dopoguerra può essere ricco di importanti sorprese perché il libro contiene un raffinato ritratto della Firenze di quel periodo. Non si dovrà poi trascurare la collocazione di Vera Hallyard entro la storia delle donne del Novecento e nella discussione, sempre attuale, sulla pena di morte che si pratica ancora tanto in vari paesi.
Il pittore di riferimento è Stanley Spencer
Lezione 6 – Cronache di poveri amanti
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Cronache di poveri amanti (1947)
di Vasco Pratolini, 1913-1991
Con la narrazione minuziosa, sapiente, indagatrice di ciò che accade in una piccola strada di Firenze, via del Corno, dove ogni abitante è reso con umana partecipazione, intensità psicologica e piena adesione antropologico-culturale, Pratolini ci dà una lezione valida ancora oggi. Ovvero ci insegna che il modo migliore per osservare i grandi eventi è quello di riferirsi alle piccole cronache del quotidiano, alla minuziosa indagine di vicende sempre indegne di ottenere spazio nei libri di scuola. Solo apparentemente, però, la piccola patria fiorentina di via del Corno, dove i poveri amanti vedono scorrere le loro giornate, è da considerarsi marginale e sottratta al peso dei grandi eventi. Perché le "cronache" si delineano mentre il fascismo completa la conquista del potere, e i fascisti fiorentini sono in molti modi determinanti nel portare il loro movimento alla marcia su Roma, al delitto Matteotti, alla creazione autentica della dittatura.
Per un uso didattico delle "cronache" è così indispensabile ricondurle alla Storia, sia per mezzo di altri libri di Pratolini, come Lo scialo, sia con un'attenta ricognizione dei fatti riferibili alle origini del fascismo e a come la dittatura permeò di sé le cronache povere di una vita appartata.
L'esercizio che consente di collegare via del Corno con il fatale balcone di Palazzo Venezia è di quelli che stabiliscono una regola nella pedagogia della lettura, transitando dal piccolo al grande. Poi c'è la sapienza linguistica dello scrittore fiorentino che ci consente di opporsi nettamente alle squallide cronache narrate ogni giorno dai telegiornali, e anche questa componente è da far risaltare, perché è una delle anime pedagogiche del romanzo. Via del Corno, infatti, è l'Italia.
Il pittore di riferimento è Ottone Rosai (1895-1957)
Lezione 7 – I quarantanove racconti
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
I quarantanove racconti (1938)
di Ernest Hemingway, 1899-1961
Per ottenere davvero tutto ciò che questo libro può dare nell'ambito di una pedagogia della lettura, occorre prima di tutto riferirsi a come l'autore considera, adopera, ridefinisce quella speciale forma letteraria che è il racconto. Si vedrà, allora, che queste quarantanove occasioni si prestano tutte a fare amare la lettura agli adolescenti, perché suggeriscono essenzialmente un amore per la vita che sceglie tanti pretesti per esplodere, per gioire, per incantare.
L'affrontare una quantità di temi così vasta e molteplice non sottrae all'opera quel fascino unitario che si deve far risaltare. Qui c'è proprio quel "fiume dai due cuori" che sembra il simbolo più coerente dell'arte hemingwayana, ma è anche il pretesto pedagogico più valido per offrire il libro agli adolescenti. Loro possiedono tutti un fiume dai due cuori e vorrebbero vedere accolte le due diramazioni entro cui fluisce il loro immaginario, proprio dalla indispensabile linfa immaginativa di cui hanno urgente bisogno.
Lo si usa, il libro, con almeno due rimandi: a Per chi suona la campana e a Verdi colline d'Africa, perché non si può e non si deve perdere l'occasione di ricondurre lo scrittore alla storia e alla politica, al viaggio, all'amore, al rischio, alla scoperta, proprio mentre diventa lo scopritore dei meandri nascosti nelle vene d'America. Con il suo suicidio, Hemingway prende congedo da un mondo che lo ha esaltato, pur comprendendolo solo in parte. L'anima adolescenziale dei racconti può richiamare i giovanissimi lettori al senso di uno dei misteri più chiusi del Novecento, un secolo da spiare nelle ansie di tutti i fiumi che lo hanno attraversato, un secolo pieno di infiniti racconti da riscoprire.
Il pittore di riferimento è Pablo Picasso (1881-1973)
Lezione 8 – La Certosa di Parma
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
La Certosa di Parma (1839)
di Stendhal, pseud. di Henri Beyle, 1783-1842
Scritto solo in 52 giorni, ultimo ramanzo di Stendhal, La Certosa di Parma può parlare agli adolescenti di ogni tempo, prima di tutto per quel suo ritmo incalzante che trova in questo tipo di lettori i suoi primi e più veri interlocutori. Ma occorre segnalare come il giovane Fabrizio del Dongo non potrebbe avere il carattere e l'esistenza che possiede se la sua figura non si stagliasse nettamente sullo sfondo di Waterloo, ovvero del crepuscolo e della fine dell'era napoleonica.
Per una buona lettura occorre quindi incorniciarlo, sottraendo la corte parmense, la Sanseverina, la Certosa a quell'atmosfera di solitudine e di separatezza che Stendhal ha loro donato, per ricondurre tutto alla storia, perché solo così si intende che cosa ha davvero nell'animo il protagonista. È, per altro, proprio un romanzo di formazione, un testo in cui la bildung napoleonica di tanti giovani europei diventa assoluta, eterna, paradigmatica.
Occorre segnalare ai giovanissimi lettori che chi legge "dopo", ovvero da adulto, la Certosa, non può cogliere quel senso di vibrante e frenetica freschezza da cui è pervaso, perché, come ultimo libro di un genio, o meglio come ultima invenzione letteraria di uno scrittore finissimo (altri testi, non romanzi, uscirono postumi) la Certosa propone sogni, speranze, inganni, velleità, fallimenti di una generazione divenuta simbolica ma sempre presente nel nostro immaginario.
L'"italiano", anzi il "milanese" Stendhal, come amava definirsi, chiede poi che da Parma e dalla Sanseverina si esplori l'Italia degli staterelli, delle piccole gelosie all'ombra del campanile, delle mille separatezze, dei velati egoismi, delle piazze, delle pievi, dei chiostri, dei ribelli, della voglia di cambiamento, delle illusioni perdute.
Il pittore di riferimento è Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867)
Lezione 10 – I racconti
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
I racconti (1831-1849)
di Edgar Allan Poe, 1809-1849
Dai racconti di Poe sono stati ricavati film, fumetti, sceneggiati televisivi così da spostare in moltissime direzioni quella che resta una paradigmatica unicità. Perché Poe rimane però un maestro, isolato e inattingibile. Si tratta, specialmente ai nostri giorni, di una doppia chiave di lettura che può essere utilissima per gli adolescenti. Da un lato, infatti, si prende coscienza della sorprendente unicità dell'invenzione, dall'altro si nota come il rifacimento non sia poi altro che una forma diversa di invenzione. Del resto Poe, da solo, compone una magistrale enciclopedia dei generi letterari, tanto da offrirsi agevolmente a chi cerca le radici del giallo, dell'horror, del fantastico, del mistero. Ha un insegnamento da proporre ai giovanissimi lettori, tanto che da esso scaturisce anche una lezione di vita. Non si deve, infatti, mai allontanarsi davvero dalle proprie radici, perché lo scarabeo d'oro, il pozzo, il pendolo, il corvo, la botticella di vino Amontillado si trovano solo dopo una accurata esplorazione del proprio ambito antropologico-culturale. E si deve, pertanto, non isolare Poe in una sorta, fantasticamente assurda, di limbo letterario imperscrutabile, ma ricondurre proprio lui, il signore delle alchimie immortali, alle vene di una America dove ci sono ancora gli schiavi, dove un genio letterario può finire ucciso in una rissa elettorale.
Per gli adolescenti di oggi, la grande biografia di Poe, realizzata dall'allieva di Freud e nipote di napoleone, Marie Bonaparte, può risultare come un grande, attentissimo repertorio di modi per decifrare non solo lui, ma se stessi. E la costante freschezza dei suoi motivi induce a pensare che il leggere sia sempre una straordinaria avventura, sempre legata a figure come Poe, un genio che collegava l'Arabesco con le trame biografiche del nerissimo Sud degli USA.
L'artista di riferimento è Andy Clarke
Lezione 11 – Cinque storie ferraresi
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Cinque storie ferraresi (1956)
di Giorgio Bassani, 1916-2000
Con attenta considerazione dei fatti, dei luoghi, delle persone, Bassani rievoca cinque vicende paradigmatiche ed esemplari proprio perché legate interamente alla quotidianità di una piccola vicenda provinciale, che trova una protagonista vera nella città di Ferrara.
L'utilità del volume nei confronti di possibili adolescenti di oggi risiede, prima di tutto, in una speciale capacità di creare un certo sguardo, proprio quello che è tanto assente nelle attuali giovanissime generazioni. In fondo, si può dire che Bassani insegni a guardare negli spazi bui, a tener conto di penombre, a non pensare mai che le vicende storiche dimentichino gli umili, gli appartati, i silenziosi. Tragici fatti presenti sulle grandi scene nazionali hanno anche qui puntuali riverberi, nessuno è mai davvero ai margini, il coinvolgimento è totale. Nella patria della sua piccola gente, fra i silenzi del mito suggeriti dalla pittura metafisica, i fascisti di Italo Balbo, le brigate nere dopo il processo di Verona, i braccianti in lotta, gli sconosciuti attivisti, i lettori di provincia fanno i loro conti con la Storia che si precipita a lambirli, a ferirli, a ucciderli.
Si studierà accuratamente lo scenario storico con prolungamenti nei fatti locali, si collegheranno le "storie" al romanzo più noto di Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, si seguirà lo scrittore nell'itinerario, di sapore proustiano, che lo spinge sempre a cercare le connessioni tra ampie ribalte e piccoli palcoscenici di provincia.
Da una delle storie, Florestano Vancini ha ricavato, nel 1960, il film La lunga notte del '43; nel 1970 Vittorio De Sica ha creato il film Il giardino dei Finzi-Contini: sono due utilissimi prolungamenti nei confronti delle pagine scritte, non dimenticando l'appassionata cura del visivo propria di Bassani.
Il pittore di riferimento è Antonio Donghi (1897-1963)
Lezione 12 – Schiavo d'amore
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Schiavo d'amore (1915)
di William Somerset Maugham, 1874-1965
Ora che questo romanzo ha raggiunto la gloriosa collocazione nel catalogo Adelphi, gli si può rendere l'omaggio che meritava da sempre, e proporlo alla lettura adolescente come un testo in cui ritrovare dubbi, esitazioni, tentennamenti, scelte sbagliate, catastrofi, redenzioni.
In bilico tra Ottocento e Novecento, Filippo Carey lascia la provincia inglese per fare il pittore e va proprio a vivere in quella Parigi, capitale del XIX secolo – come disse Walter Benjamin – in cui si sta passando dall'Impressionismo al Post-Impressionismo, dove i Simbolisti vivono accanto ai Fauves e dove la lezione di Van Gogh e di Gauguin ha sconvolto l'orizzonte percettivo in modo determinante.
La ragione prima per la quale il romanzo può essere utilmente offerto alla lettura degli adolescenti di ogni epoca risiede nella perfetta cura con cui l'autore descrive un mondo, con un appassionato tentativo di farne parte e con un'autentica conoscenza di tutte le componenti culturali. Ma il momento più valido, in senso pedagogico, è quello in cui, scoprendo di non possedere un autentico talento artistico, il giovane Carey si mette a studiare medicina e diventa un buon dottore, una svolta salvifica che tutti i giovanissimi dovrebbero pienamente conoscere. Così come è loro riferibile il dramma vero di Carey, cioè l'insuperabile, schiavizzante amore per Mildred, una ragazza che lo rovina, non lo ama, lo disprezza e, di volta in volta, lo porta alla catastrofe. Un insegnamento fondamentale anche questo.
Un altro libro di Maugham, Pioggia, deve essere accostato a Schiavo d'amore; molto utile sarebbe risolvere il problema autentico di quella parola, "schiavo", leggendo Beverley Nichols, Schiavo capovolto, (Il Borghese, 1967).
Del romanzo di Maugham esistono tre versioni cinematografiche: quella del 1934 ha Bette Davis nella parte di Mildred e Leslie Howard in quella di Philip.
Il pittore di riferimento è Paul Gauguin (1848-1903)
Lezione 25 – It
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
It (1986)
di Stephen King, 1946-
Un gruppo di adolescenti scopre che nella città di Derry, la loro città, c'è un mostro, "It", che uccide, fa uccidere, diffonde il male. I ragazzi, stretti fra loro da un patto fondato sull'affetto e l'amicizia, decidono di scoprire e distruggere It. Non basta fermarsi al presente, It è dentro la storia malvagia di Derry, It rappresenta la continuità, epoca dopo epoca, di un mostruoso persistere del male dietro la facciata tranquilla di una serena città degli USA. Viene scoperto, debellato; il gruppo va verso la vita, si avvicinano i quarant'anni, uno di loro dà l'allarme: It non era mai stato vinto, si è rifatto vivo, vuole combattere con loro. Il mostro teme una sola cosa: che siano ancora uniti, che si amino fra loro, che l'amicizia non si sia mai frantumata. Sono, anche a quarant'anni, dopo dispersioni, lontananze, prove superate, crisi, amarezze, quello stesso gruppo di ragazzini che discutevano, decidevano, agivano sempre fondando i loro atti su una intesa comune, su una solidarietà che non si spegne mai e stringe il gruppo quasi a formare un organismo che agisce con una invincibile forza e distrugge definitivamente It.
Il lunghissimo romanzo è un romanzo adolescenziale, un testo in cui l'adolescenza diventa vera, unica, esplosiva, vitalista età dell'uomo. Poi, però, King ha anche tanti sorprendenti consigli da fornire attraverso le azioni del suo gruppo di amici. Se non si studia la Storia non si scoprono le radici di It, se ci si immerge solo nel presente, come fanno tanti adolescenti, è solo It a vincere. Così, da un fantasmagorico capolavoro dell'horror scaturiscono consigli didattici, precetti etici, formule educative, atteggiamenti da suggerire.
C'è il sospetto che It e Derry siano la stessa cosa, così come tanti adolescenti guardano a tante città-mostro di oggi, cupe e invivibili perché non hanno nulla da dire e da dare ai giovanissimi abitanti.
Il pittore di riferimento è Tom Adams
Lezione 9 – Il diario
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010
Il diario (1942-1944)
di Anna Frank, 1929-1945
La ragazzina che ci scrive nell'alloggio segreto e annota per noi, con luminosa capacità di penetrazione, fatti in sé minimi che lì divengono epocali, chiede di essere letta, prima di tutto, dai suoi coetanei. Essi apprenderanno, dalle pagine del Diario, proprio quegli insegnamenti che solo una loro coetanea può trasmettere, e sapranno poi discernere le fatue piccole incombenze dai veri grandi fatti, i temi e i sentimenti dalle frivole apparenze da cui sono bombardati.
Con il Diario conosceranno ciò che è maggiormente Autentico, oggi, nel reame assoluto di ogni forma di inautenticità.
Ma Anna è morta a Bergen-Belsen e quindi le cronache affascinanti dell'alloggio segreto non bastano certo a se stesse, è indispensabile che si sappia che cosa rinchiuse lì e poi uccise di stenti e di tifo in un lager quella geniale adolescente che scava nel suo animo e nel nostro. Così la Shoah deve essere raccontata proprio nell'ampiezza dei suoi misteri e delle sue significazioni, e occorre spiegare le miserie e gli splendori del terzo Reich e descrivere il millenario cammino degli ebrei erranti tra ghetti, pogrom, strati, segregazioni, umiliazioni.
La persecuzione degli ebrei dura anche oggi, per essa si sono trovate nuove giustificazioni, anche Anna anticipa, ovviamente, il senso nascosto della banalità del male. Il vitalismo della ragazzina segregata deve sempre essere fatto risaltare, perché il Diario è il contrario di un documento tanatologico e fa vibrare di vita vera ogni piccolo evento. Nessuna lettura adolescenziale può essere paragonata a quella che si ottiene dalle pagine di Anna, perché la ragazzina non può sprecare mai nulla mentre l'adolescenza è – anche – l'età dello spreco. E dialoga con la Storia, nel rifugio segreto, perché sa che tutte le amnesie storiche portano al disastro.
Il pittore di riferimento è Marc Chagall (1887-1985)
Le "false copertine"
La galleria delle immagini
Qui sotto, la galleria delle immagini disegnate da Antonio Faeti per il corso "Le doppie notti dei tigli", perché “ogni corsista sia reso partecipe anche in questo modo, di quella civiltà del libro e della lettura che è la cornice indispensabile per ogni pedagogia e didattica della lettura".
Le doppie notti dei tigli - Informazioni sul corso
Intervista a Gemma Tampellini, addetta della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna all’organizzazione dell’evento
Il corso di specializzazione “Le doppie notti dei tigli”, ideato e curato da Antonio Faeti, si tiene a Bologna a partire dal 20 ottobre 2009.
Il corso, rivolto a tutti, ma utile in particolare a insegnanti, bibliotecari, educatori e studenti, si inserisce in un progetto di interventi, promossi dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna — come ci ha spiegato Gemma Tampellini, addetta della Fondazione all’organizzazione dell’evento — che “accompagnano i lavori di restauro della Rocchetta Mattei, luogo magico che in futuro potrebbe diventare un punto di riferimento per studi inerenti alle tematiche della Fiaba, dell’Immaginario e del Fantastico”.
“Tutto è iniziato con ‘Itinerari del fiabesco’, nel 2007, rispettando un modulo che si è mantenuto costante in tutti e tre i corsi: 25 lezioni per altrettanti temi, autori, percorsi…”. In “Itinerari” questi approfondimenti vertevano sul fantastico, sull’immaginario e sulle nostre specifiche radici (dal Baba Jaga alla fiaba romantica, da Perodi a Calvino, ai vampiri di Capuana, fino all’esplorazione della geografia fantastica e delle testimonianze iconografiche della città di Bologna).
Nel 2008, ci ha detto ancora la Tampellini, “riprendendo lo spunto e il titolo del corso (“Gli eterni del sogno”) da un saggio di Géza Roheim, Faeti ha messo in evidenza gli elementi ricorrenti della storia del nostro immaginario con 25 di queste icone, nuclei tematici e incroci letterari”. Ecco allora, tra gli altri, “Il collegio”, “Lo smemorato”, “La fanciulla perseguitata”, “Il legionario”, “Il nano”, tasselli dell’immaginario collettivo messi a nudo dal professore bolognese e offerti alla suggestione dei destinatari (il cui elenco nelle brochure dell’Ente si apre, non casualmente, con l’evocazione del potenziale quanto ricercato pubblico dei “lettori ostinati”).
Infine, il corso del 2009, “Le doppie notti dei tigli”, le cui lezioni si presentano come una sfida per l’offerta, dichiarata dallo stesso Faeti, di alcuni libri “‘inattuali’ su cui riflettere” perché il corso “intende spezzare l’assedio che soffoca l’amore per la Differenza”. Con questo difficile ma ineludibile compito, il curatore punta “a far leggere gli adolescenti”, accettando una sfida oggi impegnativa, non solo per lo stato di abbandono in cui versa il terreno di coltura su cui far crescere l’interesse dell’adolescenza per la lettura, ma anche per “l’inattualità” come filosofia scelta per la stessa proposta. Come ci dice l’organizzatrice, “ogni lezione corrisponde a un libro, che il curatore ha scelto, volutamente, nel passato, per contrastare le mode e gli stereotipi che schiacciano l’adolescenza all’interno dell’imperativo che impone di essere attuali. Ogni lezione sarà quindi una sfida: a trovare un canale di comunicazione attraverso libri che motivarono, nel tempo, tantissimi, lettori; a ricordarci che è sempre possibile scegliere; a far rivivere, attraverso la fitta rete di rimandi e collegamenti con l’immaginario, contenuti che fanno crescere, rievocando altri modi di essere, di esistere e di sentire; a identificare infine ragioni nuove per far leggere chi non legge”.
Per informazioni:
Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
051-2754256
iniziative.rocchettamattei@fondazionecarisbo.it