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Argomenti
Attraverso le pagine di LiBeR e l'attività editoriale di Idest i "temi emergenti" dal panorama dell'attuale letteratura per ragazzi

​Francesco D'Adamo

Lecture scritta in occasione del conferimento del Premio Ceppo per l’infanzia e l’adolescenza 2018 e pubblicata sul numero 118 di LiBeR 

Tredici ragioni per vivere

La serie televisiva Th1rteen R3asons Why è stata oggetto di discussioni intorno alla possibilità di emulazione da parte degli adolescenti: quali sono le riflessioni che scaturiscono dalla visione degoli episodi? 

Storie ad accesso libero

Materiali e approfondimenti prodotti a seguito del convegno “Storie ad accesso libero” svoltosi a Campi Bisenzio il 10 novembre 2017 e del numero 116 di LiBeR, entrambi dedicati al rapporto tra letteratura per l’infanzia e disabilità 

Snodi da leggere

Le funzioni esecutive del lettore possono potenziarsi attraverso albi illustrati con strutture complesse che richiedono particolare attenzione. Articolo di Luisa Salmaso 

Il mondo liquido

In occasione dell’uscita di LiBeR 115 (lug.-set 2017) che propone un viaggio nel “mondo liquido” una proposta di lettura tratta da LiBeR Database sul tema dell’acqua, fonte di continue trasformazioni, nella sfera ambientale e sociale come nel mondo dei libri per bambini e ragazzi. 

Il potente spettacolo nella realtà delle storie

Lecture di Fabio Geda, con le 6 parole chiave che aiutano a costruire un percorso letterario concreto e autentico, scritta in occasione del conferimento del Premio Ceppo per l’infanzia e l’adolescenza 2017 e pubblicata sul numero 114 di LiBeR.  

Rotte di cittadinanza

In occasione dell’uscita di LiBeR 114, dedicato al tema dei migranti, una bibliografia tratta da LiBeR Database 

Neuroscienze e letteratura per l’infanzia

Potenziare le funzioni esecutive attraverso gli albi illustrati di Mitsumasa Anno
Nonostante l'importanza, il valore e la straordinaria attualità presenti nell'ormai consistente corpus di opere dell'autore e illustratore giapponese Mitsumasa Anno, ampiamente ripreso da molti altri illustratori contemporanei, in Italia è stato pubblicato un numero ridotto dei suoi libri. Il saggio di Luisa Salmaso tenta di fornire elementi neuroscientifici e formativi, presentando una serie di riflessioni sulla possibilità che il valore delle opere di questo autore possa permettere il potenziamento di Funzioni Esecutive in età evolutiva. 

Narrare la Memoria

In occasione della giornata della memoria 2017, LiBeRWEB propone “Narrare la Memoria”, un contributo di Ilaria Francica, bibliotecaria di SalaBorsa – tratto da LiBeR 113 (gen.-mar. 2017) – sul difficile tema della Shoah fra Storia, commemorazione e stigmatizzazione nella letteratura per ragazzi. “Fortunatamente non siamo privi di strumenti per provare a togliere la Shoah da sotto la lente deformante della memoria e metterla sotto la luce fredda e disincantata della storia … I bibliotecari cercano, spesso riuscendovi, di suggerire romanzi storicamente corretti, con trame narrativamente riuscite, agli adolescenti…”. 

Rosa, celeste... arcobaleno

Materiali raccolti in occasione della giornata di studi sul tema della parità di genere promossa dall’Istituto degli Innocenti di Firenze il 22 settembre 2016 e della pubblicazione del n. 113 di LiBeR 

Le storie degli altri

In occasione dell’uscita di LiBeR 113 (gen.-mar. 2017), una selezione di biografie raccontate ai ragazzi, tra divulgazione, romanzi-verità e opere di fantasia, tratte da LiBeR Database.  

Il Pinocchio di Vinicio Berti

Gabriella Calista, appassionata di illustrazione, corona un sogno lungo una vita e si fa editrice per pubblicare una nuova versione di Pinocchio, basata su illustrazioni che Vinicio Berti realizzò nel 1981. Nostra intervista.  

Piccoli chef-d’œuvre

In occasione dell’uscita di LiBeR 112 (ott.-dic. 2016) sui temi della cucina e del suo immaginario, una bibliografia tratta da LiBeR Database di pubblicazioni per bambini e ragazzi sul tema della cucina e del suo immaginario pubblicate nell’ultimo quinquennio. 

Dove va la letteratura grigia?

La produzione di materiali bibliografici e di orientamento per gli utenti nel campo del libro per bambini e ragazzi ha registrato significativi cambiamenti. Un’analisi della produzione degli ultimi quindici anni, basata sui dati tratti dall’archivio Grigia presente in LiBeR Database. 

Le illustrazioni dei primi 1000 giorni

Il manifesto promosso da LiBeR ed elaborato da Luigi Paladin e illustrato da Marta Comini e ispirato a Nati sotto il segno dei libri (di Luigi Paladin e Rita Valentino Merletti, Idest, 2015). 

A carte scoperte
Generazione Robot

Dai prototipi senza cuore agli attuali cyborg, i robot vengono raccontati ai ragazzi nelle storie di fantascienza, e non solo. Ma a dispetto della vivacità tecnologica stanno ancora cercando una loro collocazione, non generica, nei libri di divulgazione per ragazzi. Accompagna i contributi sul tema pubblicati su LiBeR 111 una proposta di lettura tratta da LiBeR Database. 

La letteratura fantastica, primo patrimonio dell’umanità

Lecture di Silvana De Mari, con il “Decalogo del fantasy: 10 parole chiave per definire un genere letterario”, scritta in occasione del conferimento del Premio Ceppo per l’infanzia e l’adolescenza 2016 e pubblicata sul numero 110 di LiBeR. 

Storie in ballo

Dalla fiaba di Cenerentola alla storia romanzata di Billy Elliot, dalle fortunate serie Scarpette rosa a Scuola di danza, il mondo della danza - forte anche delle trasposizioni delle pagine scritte negli schermi dell’intrattenimento cinematografico e televisivo - è entrato con decisiva fortuna nella produzione di libri per ragazzi degli anni Duemila 

Il silenzio, metafora d'infanzia

La letteratura per l’infanzia ospita il tema del silenzio e della solitudine creativa e lo coltiva nella narrativa per i più grandi come nella produzione per i più piccini, nei romanzi come nei silent books.  

6 parole chiave per una letteratura per ragazzi non vietata agli adulti

Percorsi di lettura elaborati a partire dalle parole chiave dell’opera di Helga Schneider 

Censura

Tabù, conformismo e politically correct nei libri per ragazzi: le assurdità, le contraddizioni e le ridicole ipocrisie delle attuali forme di censura 

Caro diario...

Il genere autobiografico e la forma diario nella narrativa per ragazzi in una proposta di lettura tratta da LiBeR Database 

Le biblioteche come luoghi comunitari

Testo tratto dalla relazione presentata da Stefano Parise – in qualità di Presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche – al convegno “Infanzia, lettura, biblioteche: un mondo di storie contro la crisi”, tenutosi a Campi bisenzio il 4 marzo 2014, promosso da Regione Toscana e Comune di Campi Bisenzio, organizzato dalla Biblioteca di Villa Montalvo – Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi con la collaborazione di LiBeR 

L’avventura della poesia

Roberto Mussapi, uno dei nostri maggiori poeti di fama internazionale, ha ricevuto il 18 marzo 2014 a Pistoia il Premio Ceppo per l’infanzia e l’adolescenza. In LiBeRWEB il testo della sua lecture (da LiBeR 103) e una proposta di lettura tratta da LiBeR Database sulla base di sei parole chiave scelte dalla sua opera: Viaggio, Mare, Amore, Volo, Voci, Natura. 

Leggere le emozioni

Il numero 102 di LiBeR (apr.-giu. 2014) è ampiamente dedicato al tema delle emozioni: sentimenti, passioni, stati d'animo... i moti interiori che agitano la letteratura per l'infanzia. 

Crescere con i personaggi più amati

Pimpa, Pina, Peppa Pig e gli altri: i protagonisti dei libri per i più piccoli agevolano l’identificazione e garantiscono una rassicurante continuità, aspetti per i quali i bambini vi si legano fortemente. La versione completa di un saggio di Luigi Paladin pubblicato in versione abbreviata sul numero 100 di LiBeR (ott.-dic. 2013). 

Happy new family!

Tra separazioni e unioni non convenzionali, su LiBeR 99 (lug.-set. 2013), uno sguardo alle attuali famiglie. In LiBeRWEB un’intervista e una proposta di lettura tratta da LiBeR Database. 

Pensare in piccolo

Il numero 97 di LiBeR offre alcune importanti riflessioni su come i bambini sono in grado di muoversi nel mondo della filosofia. Su LiBeRWEB una proposta di letture per bambini e ragazzi  

Cronache di cotone

La moda dei bambini riceve continui stimoli da stoffe, storie e immaginazione. Manuela Trinci propone su LiBeR 96 una riflessione sul mondo affascinante, ma rischioso, del glamour, con un occhio attento alle proposte dell’editoria per bambini e ragazzi. 

Pro e contro la serialità

“Serialità” è un concetto intorno al quale molto si discute a proposito delle sorti della letteratura per ragazzi. Ecco perché si è ritenuto opportuno promuovere un dibattito sul tema, reso possibile e particolarmente intenso grazie alla convinta adesione di due autori, Pierdomenico Baccalario e Antonio Ferrara, che si collocano su posizioni opposte, coerentemente sostenute nei loro interventi, pubblicati nel numero 95 di LiBeR con le illustrazioni di Alberto Rebori. 

La scomparsa di Margaret Mahy

Per rendere omaggio a Margaret Mahy, indimenticabile autrice de La figlia della luna e di altri grandi romanzi per ragazzi, LiBeRWEB offre una bibliografia dei suoi libri per bambini e ragazzi pubblicati in Italia, tratta da LiBeR Database e ripropone un'intervista di LiBeR

Crossover

Sul numero 94 di LiBeR i multiformi aspetti di un fenomeno di grande attualità analizzati grazie a molti contributi, di vari ambiti disciplinari, alcuni dei quali ricavati dal seminario “Crossover allo staccio” tenutosi a Campi Bisenzio nel mese di novembre 2011. In LiBeRWEB le interviste a Michele Rak e Sandrone Dazieri. 

Questione di vita e di morte

Dalle primigenie paure al timore di essere abbandonati, agli orfanelli delle fiabe, ai lupi che vengono abbattuti dai cacciatori… il bambino ha molteplici occasioni per prendere coscienza della morte, fin dalla più tenera età. La riluttanza adulta a parlarne con i piccoli va superata: si scoprirà così che i libri possono essere mediatori delicati ma efficaci per affrontare la perdita e il lutto. Questo il tema di apertura del numero 92 di LiBeR (ott.-dic. 2011) con contributi critici e alcune proposte bibliografiche che sono qui proposte in una selezione più ampia e con un formato di citazione più approfondito.  

Il kit del bibliotecario scolastico 2010

Una rassegna di strumenti per i docenti documentalisti e le biblioteche scolastiche 

Storie d'Italia e d'infanzia: i 150 anni dell'Unità

La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ha dato lo spunto a numerose iniziative editoriali, progetti bibliografici e iniziative di promozione della lettura nel campo del libro per ragazzi. 

Reporter d’assalto

Giornalisti a schiena dritta? informazione di regime? la Rete modello di informazione più democratica o semplicemente incontrollata? Oggi il dibattito sul tema del giornalismo e dell’informazione è particolarmente vivace. Con numerosi contributi il numero 90 di LiBeR cerca di capire come questo mondo è riflesso nell’editoria per ragazzi, attraverso articoli, interviste a giornalisti, riflessioni su esperienze di media education. A partire da Ti racconto il giornalismo, un testo di Vichi De Marchi, disponibile anche in LiBeRWEB 

Ci vuole l'albero

Un’ampia panoramica sul tema dell’albero nell’arte, nella letteratura, nell’immaginario tratta dal numero 89 di LiBeR 

Una biblioteca nel pallone

Con lo scaffale allestito dalla Biblioteca delle Oblate di Firenze in collaborazione con LiBeR, attraverso la "lettura " del gioco del calcio si mettono in comunicazione la letteratura per ragazzi e l’educazione interculturale in un unico affascinante discorso culturale. 

Libri per ragazzi e disabilità

Riflessioni su letture tattili, buone pratiche ed esperienze di condivisione con i libri. Perché "La differenza non è una sottrazione" 

Leggere la Shoah

In occasione del 27 gennaio 2010, giornata della memoria in commemorazione delle vittime del nazismo, del fascismo e della Shoah, un aggiornamento della proposta di lettura per ragazzi sul tema, presente nel volume Viaggio ad Auschwitz pubblicato da Idest nel 1998 con il contributo di LiBeR.  

Orti coltivati a libri

Prende avvio nell’ambito del programma di “Libranch’io Ambiente”, il concorso nazionale indetto dal Comune di Modena, il progetto “Orti coltivati a libri”, ideato da Vinicio Ongini con la collaborazione di LiBeR, che, nel trentennale della scomparsa di Gianni Rodari, sceglie il personaggio di Cipollino per approfondire la figura di Rodari “ortolano di civiltà” 

Omaggio a J.D. Salinger

Un testo di Antonio Faeti su Il giovane Holden, icona del passato su cui riflettere ancora oggi, prodotto per l’incontro del 20 ottobre 2009 al corso bolognese “Le doppie notti dei tigli”. Un’anticipazione dal numero 85 di LiBeR (gennaio-marzo 2010) in occasione della morte di J.D. Salinger 

Le doppie notti dei tigli

Un corso tenuto da Antonio Faeti che offre ai lettori adolescenti di oggi 25 letture “passate” in nome di un’inattualità che può sempre affascinare e far riflettere, per contrastare mode e stereotipi 

Sette parole chiave del fumetto in Italia

Un contributo di Marco Pellitteri su graphic novel, percezione sociale, autorialità, progettualità multimediale, sperimentazione, futuro, scuola per cogliere alcuni degli aspetti principali del sistema-fumetto in rapporto alla cultura e alla società generali e al mondo educativo 

Ombelico generation?

Materiali prodotti a seguito del seminario “Ombelico generation?” – promosso da Comune di Campi Bisenzio e Regione Toscana e organizzato dal Centro servizi per le biblioteche per ragazzi della Biblioteca di Villa Montalvo di Campi Bisenzio con il coordinamento della rivista LiBeR, svoltosi a Campi Bisenzio il 23 gennaio 2009 – e dell'uscita del numero 82 di LiBeR, che presenta le relazioni presentate al seminario. 

In ricordo di Giorgio Cusatelli

La vigilia di Natale del 2007 ci ha lasciato Giorgio Cusatelli, germanista colto e raffinato, studioso versatile, presenza di primissimo piano nella nostra cultura. Una preziosa eredità ha lasciato a chi si occupa di letteratura per l’infanzia, collocandola al centro di chiavi interpretative originali e affascinanti, di sorprendente ampiezza interdisciplinare e di aperture illuminanti. 

Ciò che cerco è raccontare

In occasione del conferimento del premio Andersen 2008, tenutosi a Copenhagen il 7 settembre 2008 – premio istituito dall’IBBY, organizzazione internazionale che promuove la letteratura per l’infanzia – Roberto Innocenti, nel suo discorso di ringraziamento, ha spiegato l’emozione per l’evento e i risvolti del suo lavoro. 

Monello, dove vai?

Birbanti, discoli, bulli, iperattivi, capricciosi… A cent’anni da Gian Burrasca chi sono oggi i veri monelli? 

Di mamme ce n’è una sola?

Perplesse, stanche, schiacciate dal peso di una responsabilità nuova e sconosciuta, dolorosamente combattute tra istinto protettivo e aggressività: un ritratto delle neo-mamme dei nostri giorni. Un “osservatorio” sui molti modelli di mamme rappresentati nella letteratura infantile. 

Famiglia adottasi

Il trauma dell’abbandono, l’ingresso in una nuova famiglia… i bambini ci guidano con la loro sensibilità attraverso le storie che affrontano il tema dell’adozione. 

Misreading children, leggere e fraintendere

Nella nostra società velocità di pensiero, efficienza e produttività a ogni costo rendono difficoltoso lo sviluppo delle metodologie di lettura, protratte e riflessive: si parla allora di mis-reading, ossia lettura non corretta dal punto di vista del significato. Protagonisti, bambini e ragazzi che diventano lettori funzionali, sempre più coinvolti nel vortice del consumismo. Un saggio di Jack Zipes nella traduzione-riduzione di Carla Poesio. 

Il picturebook è una “galleria d’arte"?

“L’albo illustrato è la prima galleria d’arte che il bambino visita” ha affermato Kvĕta Pacovská. La frase ha avuto fortuna e, lungi dall’essere contestata, è stata ripresa più volte, probabilmente in virtù del prestigioso compito che sembra assegnare al libro per bambini: educare all’Arte. Ma, c’è da chiedersi, è veramente questo lo scopo del picturebook? Una riflessione di Angela Dal Gobbo sul presunto compito di educare all’arte propria del libro di figure 

Libri per piccoli turisti

Da quelle patrocinate dalle amministrazioni pubbliche a quelle destinate a tutta la famiglia, le guide turistiche rappresentano un settore interessante dell'attuale offerta editoriale italiana una panoramica fra le guide turistiche per bambini e ragazzi. 

Viaggio ai confini del libro. L’anniversario di Bruno Munari

Loredana Farina ripercorre le tappe del percorso artistico di Bruno Munari nel centenario della nascita. 

Mille e una notte

Da dove nascono le storie delle Mille e una notte? L'immensa memoria del mondo islamico può fornirci mille interessanti risposte, per scoprire un mondo vivo, immerso nella vita quotidiana, un Islam diverso da ciò che si può osservare oggi e tentativi sorprendenti di dialogo tra Oriente e Occidente. 

Crescere liberi

A sessant’anni dalla Liberazione, la Resistenza, argomento storicamente fondamentale e per molti aspetti controverso della storia d’Italia, viene spesso affrontata nei libri per ragazzi. 

Il mondo nel pallone

Lo sport, e il calcio in particolare, in quanto fantastici luoghi narrativi e formidabili nutrimenti dell’immaginario possono risultare interessanti agganci per la lettura. Sono inoltre chiavi di lettura della globalizzazione e della mescolanza tra culture. 

Il libro chiede asilo

Non è mai troppo presto per leggere: proposte e notazioni psico-pedagogiche per le varie fasi di evoluzione da 0 a 5 anni. 

Non solo Incas

Un viaggio tra i libri, nel tempo e nello spazio, per riscoprire paesi e popoli del Centro e del Sud America: i miti, le fiabe e le leggende, i romanzi di denuncia e di attualità e le opere narrative di autori di tutto il mondo che hanno scelto personaggi, ambienti e vicende dell'America Latina per confezionare le loro storie 

Divulgare l'astronomia

Con gli scienziati e i libri per ragazzi alla scoperta di come le stelle possono appassionare il mondo infantile. Un'intervista a Franco Pacini e una proposta di lettura per bambini e ragazzi. 

Papà, mamma, mi leggi una storia?

Il filo diretto che unisce genitori e figli è rintracciabile in molte opere per bambini. Proposte di lettura di Maria Letizia Meacci e un'intervista a Patrizio Roversi 

Storie di vecchi amici

Il rapporto tra giovani e anziani tra esperienze di solidarietà e amicizia e proposte della letteratura giovanile. Con un'intervista a Fulvio Scaparro 

Diventare grandi

Una proposta di letture rivolta a ragazzi e ragazze che hanno cominciato a guardare il mondo con occhi diversi, a scoprire le prime difficoltà della vita, ma anche i suoi lati più belli: l'amicizia, la voglia di fare musica, di girare il mondo... 

Libri ribelli oppure educativi

Libri ribelli oppure educativi: spunti per una storia sociale della letteratura giovanile tra successi editoriali, scelte adulte e censure. 

Un, due, tre, stella...

Storie di bambini i cui genitori non possono tenerli con sé, storie di bambini che aspettano qualcuno che venga a prenderli per accudirli e amarli: una nuova famiglia, una mamma e un papà in prestito. 




​Francesco D'Adamo

Lecture di Francesco D’Adamo, con le 6 parole chiave che aiutano a costruire un percorso letterario concreto e autentico, scritta in occasione del conferimento del Premio Ceppo per l’infanzia e l’adolescenza 2018 e pubblicata sul numero 118 di LiBeR.




Reale e immaginario unitevi!

La letteratura per ragazzi deve essere realmente attenta agli altri, attraverso parole con la maisucola che legano il quotidiano alla diversità

di Francesco D’Adamo

Da tanti anni giro l’Italia per incontrare i miei lettori e so per esperienza che presto o tardi qualcuno alzerà la mano e mi farà la domanda da un milione di dollari: “Senti, ma tu perché scrivi proprio queste storie? Che sono belle e interessanti, per carità, lo dice anche la prof. Perché invece non scrivi qualche romanzo di avventure o una bella storia di vampiri con i morsi sul collo e tutto? Non ti piacciono queste storie?”. Se mi piacciono? Vado matto per le belle storie di avventure. Ne ho lette un sacco. Quando da ragazzo mi aggiravo per le strade di Cremona, dove sono cresciuto, temevo sempre di sentire, tra le spirali della nebbia e le ombre di certe stradine, il sinistro sibilo del laccio di seta con cui i Thugs, i sanguinari adoratori della dea Kalì, usavano strangolare le loro vittime. Oppure nei pomeriggi d’estate, nell’afa opprimente della Bassa, mi guardavo attorno timoroso di veder spuntare all’improvviso tra gli stentati cespugli dei giardini pubblici una kalabag, la feroce tigre mangiatrice d’uomini (se invece non mangia gli uomini si chiama solamente bag, ma fa paura lo stesso).

Da Salgari, una grande lezione
“Non ci sono tigri a Cremona”. Lo so anch’io. Ma avevo nove anni, ero un fifone con una fantasia sfrenata e leggevo i romanzi di Emilio Salgari: I misteri della jungla nera, Le tigri di Mompracem, le avventure di Sandokan, la Tigre della Malesia. Passavo interi pomeriggi nella jungla, tra liane, piante carnivore, animali misteriosi; davo l’assalto alle cannoniere degli oppressori inglesi stringendo tra i denti un kriss (pugnale dalla lama serpeggiante); entravo nel tempio segreto dei Thugs, tra orrori inenarrabili, per salvare la bella Ada destinata al sacrificio. Facevo delle sudate … arrivavo a sera stremato e felice. Ma la domanda ne presuppone altre, più complicate e intriganti: “Perché proprio quelle storie? C’è qualcosa di autobiografico in quello che scrivi? Da dove vengono, insomma, le storie che raccontano gli scrittori?” E che ne so? Vengono e basta. “Non puoi cavartela così”. D’accordo, ci provo. Curiosità legittima: anch’io ero convinto che Salgari avesse fatto il pirata prima di ritirarsi dagli affari e mettersi a scrivere, o perlomeno che fosse stato un vecchio lupo di mare. Poi ho scoperto che il mare non l’aveva mai visto e che le sue incredibili avventure nascevano nel chiuso del suo studio di Torino. “E come faceva allora a inventarsi la jungla, l’oceano, le tempeste?” . Ci riusciva perché era un grande scrittore. Un grande scrittore può inventarsi qualunque cosa, non c’è limite alla fantasia di uno scrittore – e di conseguenza a quella di un lettore. Quindi, anche per quello che mi riguarda, di direttamente autobiografico non c’è quasi niente; ma nelle mie storie, in quelle storie, ci sono tutto intero io, col mio mondo e con le esperienze che ho attraversato, che ho sognato, che ho voluto o che sono venute a cercarmi.
Uno scrittore è il suo immaginario. L’immaginario è un magazzino immenso, un deposito inter-galattico, un hangar spaziale dove si accumula giorno dopo giorno tutto quello che ci colpisce e ci rimane nella pupilla e nella mente, una storia, una frase, un fotogramma, il sorriso di una ragazza o di un ragazzo, un ritornello, un odore, un’emozione forte, un frangersi di vento, la schiuma sull’acqua, una parola portata dal vento. Libri, film, musica, e nel mio caso la realtà, il mondo che ho sempre cercato di capire e di vivere da protagonista. Per sua natura, l’immaginario è democratico: lui non fa distinzioni, archivia e conserva tutto quello che ci colpisce, che sia una frase di Shakespeare o un western di serie B, che sia un fumetto o il sorriso della Gioconda. è a questo guazzabuglio che lo scrittore attinge quando scrive le sue storie.

Da Zanna Bianca e Robin Hood ad Anna Frank
“Ma nel tuo guazzabuglio cosa c’è?”. Un sacco di roba. In ordine sparso: romanzi, fumetti, film, musica, di tutti i tipi e generi perché io ho sempre letto, visto e ascoltato di tutto, senza fare lo schizzinoso. Sono curioso. Da tutto questo non solo ho preso spunto – consapevolmente o meno – per i miei romanzi ma ho anche imparato a scrivere, ho imparato i trucchi del mestiere, il ritmo, la bellezza e la musica delle parole. Tex Willer e L’isola del tesoro, il Nautilus e Capitano Nemo, i cartoon di Gatto Silvestro e l’epopea del west, Zanna Bianca di Jack London e Robin Hood di Alexandre Dumas. Le letture che fai da ragazzo possono essere decisive per determinare che tipo di adulto sarai: terminata la lettura di Robin Hood – avrò avuto dieci anni – decisi che io sarei sempre stato dalla parte di Robin che rubava ai ricchi per dare ai poveri e contro lo Sceriffo di Nottingham che rubava ai poveri per dare ai ricchi. Beh, continuo a pensarla così dopo tanti anni: grazie Robin! Vedete: i romanzi possono raccontare il mondo, farvelo capire, spiegare la realtà, meglio dei giornali, della tv, di Internet e compagnia.
“Seh! Dici così perché sei antico”. No. è che la poltiglia che cola ogni giorno dai 999 canali televisivi mostra poco e non spiega nulla. Internet? Dà delle informazioni – ammesso che non siano false, il che capita molto più spesso di quanto possiate immaginare – ma non spiega nulla del mondo e della sua complessità o della complessità dei sentimenti, che pure è roba importante. Sembra un paradosso, ma soprattutto oggi – nell’epoca della presunta comunicazione globale – i romanzi hanno ancora la capacità di spiegare il mondo, i rapporti tra i popoli, le razze, le religioni, le persone, solo i romanzi possono percepire le sfumature, le differenze e le somiglianze, le contraddizioni e le ragioni profonde e nascoste o inconfessabili. Chi vive con la testa nello smartphone e negli a-social network vive fuori dal mondo e dal reale e i danni sono sotto gli occhi di chiunque li voglia vedere.
Il Diario di Anna Frank è un romanzo che mi ha raccontato la realtà quando ero adolescente. E poi una canzone che ho ascoltato per caso un pomeriggio qualunque, era intitolata Auschwitz, la cantavano I Nomadi, e parlava proprio di quella cosa lì. Ma si può fare una canzone – una bella canzone – su una cosa del genere? Sì che si può. Fu una rivelazione. Poi ascoltai le canzoni di un giovanotto genovese con la faccia da schiaffi che parlava di guerra, di emarginati e di una principessa che in realtà era una prostituta. Accidenti! Faccia Da Schiaffi - De Andrè riusciva a cantare questi personaggi con una poesia, una delicatezza, una malinconia che solo i più grandi riescono a trasmettere. E poi c’è stata la grande stagione del rock degli anni ’70: le chitarre elettriche che diventavano la colonna sonora della ribellione, della voglia di amore e di libertà e di un mondo migliore. Woodstock, tre giorni di amore, pace e musica: ricordo che quando uscimmo dal cinema con ancora negli occhi e nella mente l’immagine di Jimi Hendrix che martellava alla chitarra l’inno americano davanti al prato ormai deserto, con il vento che smuoveva i teli di plastica, ci mettemmo a ululare alla luna. Era quello che avevo sempre sognato di sentire, erano le sensazioni che avevo sempre sognato di provare. Le ho provate poi davvero quelle sensazioni, tante volte.

Moby Dick, Cuore di tenebra e Furore
Dovrei citare tanti altri romanzi che mi hanno formato, ma come si fa? Sono troppi. Ne ricorderò solo due che ancora riprendo in mano periodicamente perché ogni volta hanno qualcosa di nuovo da darmi: Moby Dick di Melville e Cuore di tenebra di Conrad. Due romanzi sull’immensità. Due viaggi, uno attraverso gli Oceani, l’altro lungo un fiume che sembra un serpente arrotolato nel cuore dell’Africa. Due storie che – appunto – raccontano il Mondo e l’Uomo e la Vita e la Morte, come si fa a non usare le maiuscole? Tre personaggi indimenticabili: il Capitano Achab, la Balena Bianca, Kurtz, il mercante d’avorio, la misteriosa Voce che parla dal centro del cuore di tenebra del mondo. Ma dov’è il cuore di tenebra del mondo? In Africa o nel cuore nero dell’Europa coloniale?Poi l’incontro con Furore di John Steinbeck. Veramente era un libro “per adulti” (qualcuno mi spiega cosa vuol dire?) ma io lo sgraffignai ugualmente dalla biblioteca, evadendo dalla sala ragazzi in cui mi volevano confinare, e riuscii a farmelo prestare. Furore racconta la grande crisi del 1929 in America, quando milioni di americani persero terra, casa e lavoro perché alcuni eleganti e ricchi signori con il cappello a cilindro avevano fatto crollare la borsa, lassù a New York City, in una strada chiamata Wall Street. Non pretendo di aver capito, leggendo il romanzo, che cosa mai volesse dire “crollo della borsa” o di aver afferrato fino in fondo i perversi meccanismi economici che avevano determinati la crisi. Ma capii perfettamente che cosa voleva dire essere una famiglia di contadini dell’Oklahoma che all’improvviso perdono tutto e caricano quattro carabattole su una vecchia automobile asmatica e partono per andare a cercare lavoro e fortuna in California o da qualche altra parte. Tom Joad e la sua famiglia attraversano un’America povera e disperata come loro, e conoscono l’ostilità e l’odio e il razzismo di chi non li vuole perché sono “stranieri” (ma noi siamo americani come voi!), perché sono okky − straccioni dell’Oklahoma, appunto, e perché questi “vengono a rubarci il lavoro”. L’avete già sentita questa frase? Che emozione più di trenta anni dopo ritrovare Tom Joad in una ballata di Bruce Springsteen (“benvenuti nel nuovo ordine mondiale”) che racconta di un’altra crisi provocata anche questa da alcuni eleganti e ricchi signori che … eccetera eccetera. Come si ripete male la Storia! Capii perfettamente come ci si sentisse a sentirsi chiamare okky perché io a Cremona ero chiamato sciavo, poco simpatico modo per indicare chi, come la mia famiglia, era arrivato alla fine della guerra dall’Istria, che poi sarebbe diventata Jugoslavia. Sono figlio di profughi che arrivavano allora come arrivano oggi: lasciandosi tutto alle spalle con due valige e poco altro. Era dura, vi assicuro. Eravamo italiani, in realtà, ma ci guardavano strano. Okky, sciavi, terroni, marocchini…

Emigrazione
E allora: Emigrazione è una delle parole chiave dei miei romanzi, una delle parole che ho non dentro la testa ma dentro la pancia. Non solo per ragioni – in questo caso – autobiografiche ma per il dolore e la rabbia davanti alle scene che da anni vediamo alla televisione, quelle carrette del mare, quei corpi nell’acqua, i giubbotti di salvataggio o le lunghe file di profughi in marcia lungo le autostrade per cercare di arrivare a un confine che sarà sbarrato con il filo spinato. Rabbia davanti ai discorsi cattivi, stupidi e violenti che sento fare in tv come al bar sotto casa, da quelli che urlano: non li vogliamo, mandiamoli via, ci rubano il lavoro. Già sentita questa storia? Nel mio romanzo Storia di Ismael che ha attraversato il mare ho voluto raccontare la storia di un ragazzo di quindici anni che i fatti della vita costringono a lasciare il suo paese nel nord Africa e a tentare di raggiungere l’Italia. L’ho raccontata dal suo punto di vista perché volevo provare – e farvi provare – cosa vuol dire trovarsi in mezzo al mare, di notte, al buio, in sessanta su una barca che ne può contenere la metà e che si inclina, salta e beccheggia e all’improvviso sentire arrivare il temporale, il vento che si alza, la tempesta che arriva. Allora capisci che stai per morire. Provate voi prima di parlare e di dire crudeli sciocchezze. Questa è un’altra delle meraviglie del leggere: imparare a vedere il mondo con gli occhi di chi è diverso da noi. Che grande bisogno ce n’è!

Sfruttamento
Provo rabbia per l’ipocrisia di chi dice certe cose stupide e violente, perché dietro all’emigrazione c’è sempre lo sfruttamento. Nel mio romanzo più famoso e tradotto in tutto il mondo, Storia di Iqbal, racconto appunto una storia di sfruttamento, la storia vera del bambino Iqbal Masih, pakistano, schiavo, venduto a otto anni, condannato a lavorare incatenato a un telaio, dall’alba al tramonto, senza un passato, senza un futuro. Come lui nel mondo d’oggi ce ne sono almeno altri centocinquanta milioni, nei paesi più poveri dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina. Iqbal Masih saprà ribellarsi al suo destino, scapperà, porterà la libertà a migliaia di altri bambini schiavi sfidando la Mafia dei Tappeti, pagherà con la vita il suo coraggio, diventerà in tutto il mondo il simbolo della lotta contro lo sfruttamento minorile. Tutto questo avveniva nel 1995.
Vent’anni dopo ho scritto un altro romanzo, Dalla parte sbagliata, una specie di sequel– direste voi – che ha come protagoniste Fatima e Maria, le due bambine amiche di Iqbal, ormai cresciute, una che ancora vive in Pakistan, l’altra emigrata in Italia. Volevo capire cosa fosse cambiato vent’anni dopo il sacrificio di Iqbal. Un accidente di niente è cambiato. In Pakistan come in tutti i paesi poveri – quelli della parte sbagliata del mondo, appunto – le nostre industrie producono magliette e scarpe e felpe e tute e cappellini – tutti rigorosamente griffati, è ovvio – in capannoni come quello in cui lavorava Iqbal o in fabbriche tirate su in fretta e furia, dove ragazze e bambine lavorano senza sicurezza, senza diritti, senza niente e magari perdono la vita quando la fabbrica crolla (è successo, purtroppo). E anche in Italia Fatima scopre un bambino che lavora in una fabbrica clandestina e con lui intraprenderà un viaggio nell’inferno delle campagne italiane dove migliaia di immigrati lavorano alla raccolta dei pomodori e della frutta in condizioni disumane.

Coraggio
Gli immigrati sono carne da macello, devono lavorare per noi e però devono stare zitti, non romperci le scatole, possibilmente non farsi neanche vedere. Ci vuole coraggio. Io racconto storie di coraggio ma non di eroi. Iqbal Masih è stato un eroe, d’accordo, ma gli altri miei protagonisti sono ragazzi ‘normali’, a volte timidi e imbranati, magari anche un po’ fifoni che però trovano il coraggio, quand’è il momento, di fare la cosa giusta.
Come Johnny il Seminatore, il giovane aviatore mandato a bombardare un paese povero e lontano, che si chiama semplicemente Laggiù, e che trova il coraggio di dire di no, di tornare al suo paese per raccontare a tutti cosa veramente è quella guerra di cui parla in toni enfatici la tv. Johnny si scontrerà con l’indifferenza, il cinismo, l’ottusità dei suoi concittadini e combatterà la sua battaglia per la verità nonostante l’isolamento, la derisione, l’ostilità. Perché lo fa? Perché è giusto, accidenti.
O come Peg Leg Joe – Joe Gambadilegno – la Guida dell’Underground Railroad che negli Stati Uniti di metà Ottocento rischiava la vita per aiutare gruppi di schiavi neri a fuggire dalle piantagioni di cotone del Sud e li conduceva in un lungo e pericoloso viaggio, inseguiti dai cani e dai cacciatori di taglie, fino al Nord e alla libertà. Oh, freedom!, si intitola il romanzo, anche questa una storia vera. “Perché lo fai?”, chiede a un certo punto a Peg Leg Joe il bambino Tommy che con la sua famiglia è stato salvato dal Gambadilegno. “Oh, boy” risponde Joe “che ne so. Io non ho studiato, mi imbroglio con le parole. Lo faccio perché sento che è il mio dovere”.
Anche Harriet Tubman faceva il suo dovere. Schiava, nera, analfabeta, piccola, malata è l’incredibile donna che dà vita all’organizzazione dell’Underground Railroad, la prima Guida che poi ha addestrato le altre – tra cui Joe Gambadilegno. Nove viaggi attraverso gli States portando in salvo centinaia di schiavi. La Mosè dei neri, il generale Tubman, zia Harriet per gli schiavi del Sud per i quali diventa una leggenda. Mille dollari in oro la taglia posta dagli schiavisti sulla sua testa. Col fischio che la prendono. Durante la guerra civile comanda una spedizione dell’esercito nordista in Virginia (lei donna e nera!). Dopo la guerra capisce che per i neri nulla è cambiato e inizia la battaglia per i diritti civili che cento anni dopo porterà a compimento Martin Luther King. Che donna! Oh, Harriet! si intitolerà il mio prossimo romanzo che verrà presentato alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna.

Crescere
Fare il proprio dovere, crescere. Non saprei spiegare come si fa a diventare grandi, ci sono tanti modi. Ma sono convinto che si diventa davvero grandi imparando a riconoscere quali sono le cose giuste e trovando quel poco o quel tanto di coraggio per schierarsi dalla parte giusta. Diffidate da chi vi dirà che tanto tutto è uguale. Un bel niente.
Chiedetevi: “Da che parte sto io?”. Ascoltate la pancia e il cuore, ricordatevi di Robin Hood, chiedetevi ogni volta: Sandokan cosa farebbe? è facile in realtà. Quando ero all’università, a Milano, negli anni ’70, ho preso un bel po’ di botte manifestando con gli altri giovani contro la guerra nel Vietnam, la sporca guerra. “Ne valeva la pena?”: sì, è così che sono cresciuto e sono diventato l’uomo – e lo scrittore – che sono adesso. Come si faceva a non esprimere la propria indignazione davanti alle immagini terribili della guerra, dei bombardamenti con il napalm? O degli orrori delle dittature che massacravano i cittadini della Spagna franchista, dell’Argentina, della Grecia?
“Ma a te cosa importava del Vietnam? O dell’Argentina o … sono paesi così lontani”. Mi importava invece. Mi importa ancora adesso, perché i diritti degli altri sono i miei diritti, che siano i migranti torturati nei campi profughi libici o i bambini di Baghdad o della Siria o della Palestina.
Gli anni ’70 ormai sono storia ma oggi i motivi per indignarsi e decidere di fare finalmente qualcosa sono ancora più di allora – viviamo in un modo terribile, ve ne sarete accorti. Accidenti! Arrabbiatevi un po’ per favore! Finisco sempre per fare discorsi troppo seri e importanti. Perdonatemi, mi faccio prendere dalla passione. Io sono fatto così.

Diversità
Magari esagero ma è così che nascono i miei romanzi, quelle storie. Sono anche storie di diversità. C’è chi ha paura della diversità. Qualcuno basta che veda una faccia diversa dalla sua e si spaventa. Sente una lingua diversa dalla sua e si spaventa. Basta che gli condiscano gli spaghetti in maniera diversa e si spaventa. Figuriamoci se poi non gli danno da mangiare gli spaghetti ma qualcos’altro. Ma che noia, che brutto modo di vivere! Svegliatevi!Io amo la diversità. Non riesco a immaginare niente di peggio che un mondo in cui tutti sono come me, parlano come me, la pensano come me, si vestono come me. Un incubo.
A me piacciono quelli un po’ diversi, anche un po’ strampalati, molti dei miei protagonisti sono così. Prendete i tre ragazzi di Papà sta sulla torre: Nino ha un papà che lavora in fabbrica, è un sindacalista soprannominato Testadipietra perché ha un carattere molto forte. Testadipietra difende i diritti dei lavoratori con grande passione e determinazione. Quando la sua fabbrica chiude e licenzia tutti, papà sale sulla Torre, la ciminiera più alta del paese, per gridare a tutti la sua rabbia: “Non scenderò fino a quando la fabbrica non riapre”. Passano i giorni e le settimane e non succede niente. Allora Goffy – l’amico del cuore di Nino – ha una delle sua strampalatissime pensate: sostiene che gli hanno scritto gli alieni – via mail – e che arriveranno loro sulla terra per risolvere tutti i problemi e portare Lavoro, Pace & Libertà. Goffy è uno strano davvero! Ma Nino fa finta di credergli: l’appuntamento con gli alieni è al vecchio Petrolchimico, chiuso e abbandonato da anni, luogo spettrale e maledetto. L’unico modo per arrivarci è navigare sul Fiume Nero tutta la notte, l’appuntamento è all’alba. Che avventura, come si fa a dire di no? A questa strana coppia si unirà all’ultimo una ragazza, Cassandra Vu, che veste sempre di nero, ha fama di essere una profetessa di sventure e che si nasconde dietro la cortina dei suoi lunghi capelli scuri. E quando arriva l’ora dell’appuntamento … Ecco, nelle mie storie mi piace unire realtà e fantasia, la durezza del quotidiano e il guizzo della diversità.

Indignazione
Dovrei parlarvi ancora di una parola che ho dentro la pancia, ed è indignazione. Ma non ce n’è bisogno, ne ho parlato fino ad ora, l’avete capito: le mie storie nascono perché, per fortuna, sono ancora capace di indignarmi. è il mio modo per salire sulla Torre e farmi sentire, per provare a fare qualcosa, per continuare a stare con Robin Hood contro tutti gli sceriffi di Nottingham del mondo – ce n’è un sacco, sapete? è questo che esce dal grande magazzino del mio immaginario, da tutto quello che ho letto, visto, sentito e vissuto, perché io i papà sulle Torri li ho visti davvero, ho parlato con loro, ho passato le notti al loro fianco ogni volta che ho potuto. Questo è il mio modo di vivere il mestiere dello scrittore. Intendiamoci, a scanso di equivoci: non è l’unico e non penso che sia il migliore.

(Testo pubblicato nel numero 118 di LiBeR)




Ceppo Ragazzi

Temi forti, complessità e lieto fine non assicurato: nelle storie di Francesco D’Adamo non ci sono supereroi ma persone normali che trovano il coraggio di fare la scelta giusta.

di Paolo Fabrizio Iacuzzi

Lo scrittore Francesco D’Adamo ha ricevuto il 20 febbraio, nell’auditorium Tiziano Terzani della Biblioteca San Giorgio di Pistoia, il Premio Ceppo per la letteratura dell’Infanzia e l’Adolescenza (sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia), “perché le sue storie raccontano ai ragazzi il nostro mondo e affrontano temi forti: la vita in periferia con le sue scelte difficili e le disobbedienze; la tragedia della guerra e i viaggi senza ritorno o con un ritorno triste; la schiavitù e lo sfruttamento minorile”. Questa è in sintesi la motivazione scritta da Ilaria Tagliaferri, responsabile del Premio Ceppo Ragazzi, che ha fatto una lettura critica delle opere di D’Adamo. Il percorso letterario di D’Adamo, che ha insegnato materie letterarie nelle scuole superiori e negli istituti tecnici per poi dedicarsi alla scrittura, in occasione del conferimento del Premio è stato definito in base a sei parole chiave: Emigrazione, Sfruttamento, Coraggio, Crescita, Diversità e Indignazione. La Ceppo Ragazzi Lecture 2018, una lezione “non” magistrale, è stata presentata ai ragazzi il 21 marzo nella sala consiliare del Comune di Campi Bisenzio, grazie alla collaborazione ormai consolidata con LiBeR, che è giunta al sesto anno. L’intero progetto educativo è stato inaugurato da un incontro con lo scrittore organizzato a Palazzo Bastogi, sede del Consiglio Regionale della Toscana, rivolto alle scuole secondarie di secondo grado di Firenze. Durante l’incontro, oltre a presentare una sintesi della Ceppo Ragazzi Lecture 2018, lo scrittore ha dato alcune anticipazioni dal nuovo libro Oh, Harriet!, appena pubblicato da Giunti Editore. Per il Premio laboratorio Ceppo Ragazzi, sostenuto da Chianti Banca, i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado hanno recensito in forma scritta o multimediale (<www.youtube.com/cepporagazzi>) i libri di Francesco D’Adamo: Storia di Iqbal (Einaudi Ragazzi, 2015), Dalla parte sbagliata: la speranza dopo Iqbal (Giunti, 2016) e Oh fredoom! (Giunti, 2014) e i classici da lui consigliati (I misteri della jungla nera di Emilio Salgari, Zanna Bianca di Jack London e Robin Hood: principe dei ladri di Alexandre Dumas). I ragazzi del biennio delle scuole secondarie di secondo grado hanno invece scritto recensioni sui libri di D’Adamo Papà sta sulla torre (Giunti, 2017) e Storia di Ismael che ha attraversato il mare (De Agostini, 2009) e sui classici di Joseph Conrad, Cuore di tenebra, di Herman Melville, Moby Dick, e sul capolavoro di John Steinbeck, Furore (edito nel 2017 nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni per Bompiani). Tutti i partecipanti hanno incontrato D’Adamo durante le due premiazioni presso la Biblioteca San Giorgio del Comune di Pistoia il 20 febbraio. Le migliori recensioni sono state premiate con buoni libri della libreria Giunti al Punto di Pistoia. Per saperne di più: <www.facebook.com/cepporagazzi>, <www.iltempodelceppo.it>.




Sei parole chiave per una letteratura per ragazzi non vietata agli adulti

Una selezione bibliografica a partire dall’opera di Francesco d’Adamo

Di Ilaria Tagliaferri

“Reale e immaginario unitevi!” è la settima delle Ceppo Ragazzi lectures, sostenute da Giunti Scuola e Giunti TVP. Firmata da Francesco D’Adamo. Segue quella di Fabio Geda “Il potente spettacolo della realtà nelle storie” (in LiBeR n. 114), “La letteratura fantastica, primo patrimonio dell’umanità” di Silvana De Mari (in LiBeR n. 110), “Scrivere per testimoniare contro ogni sopruso” di Helga Schneider (in LiBeR n. 106), “L’avventura della poesia” di Roberto Mussapi (in LiBeR n. 103) e il testo di Guido Sgardoli “Scrittura e pregiudizio” (in LiBeR n. 98).
Ancora una volta la lettura critica dell’opera dello scrittore ha dato vita a sei parole chiave significative, che abbiamo estratto dai suoi libri e che oltre a definire e a documentare le opere stesse ci hanno permesso di costruire un testo rivolto ai lettori, adulti e ragazzi, per dialogare con loro in modo trasversale.
Le sei parole chiave dell’opera di Francesco D’Adamo – Emigrazione, Sfruttamento, Coraggio, Crescita, Diversità e Indignazione − sono state affiancate anche a libri di altri autori: è nata così anche in questa occasione una nuova bibliografia, vicina a quella proposta ai ragazzi che nell’ambito del Premio hanno lavorato sui libri di D’Adamo e da lui consigliati.
La selezione, che raccoglie sei tra i titoli più significativi, italiani e stranieri, usciti negli ultimi anni, è stata presentata il 21 marzo in occasione della Ceppo Ragazzi Lecture 2018 di Francesco D’Adamo a Campi Bisenzio, alla presenza degli studenti delle scuole superiori del territorio, di bibliotecari e insegnanti.

Emigrazione
Isabelle Arsenault, Fanny Britt
Louis e i suoi fantasmi
Milano, Mondadori, 2017
Louis, undicenne di Montreal con un fratello più piccolo, racconta di sé: il padre alcolista, la conseguente separazione dei suoi (che pur continuano ad amarsi), la mancanza di coraggio che gli impedisce di parlare all'amata.

Sfruttamento
Igor De Amicis e Paola Luciani
Giù nella miniera
San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2016
Nel 1956 Fulvio, 13 anni, emigrato dall'Abruzzo in Belgio, si adatta alla nuova realtà nonostante la discriminazione sociale verso gli italiani, ma si ritrova coinvolto in un gioco pericoloso all'interno di una miniera.

Coraggio
Sharon M. Draper
Melody
Milano, Feltrinelli, 2016
Melody, 10 anni, intelligente, dalla memoria prodigiosa ma con una tetraplegia spastica che la rende incapace sia di camminare che di parlare, trova grazie all'informatica la via per esprimersi! Cosa accadrà adesso?

Crescita
Genevieve Brisac
Petite
Milano, Piemme, 2015
A 13 anni Geneviève decide di non mangiare più: è anoressica ma non lo sa e continua a inventare bugie e a escogitare tattiche che convincano genitori e medici della sua volontà di guarire.

Diversità
Frida Nilsson
L'isola dei bambini rapiti
Milano, Feltrinelli, 2017
La giovane Siri racconta di come sia salpata per i Mari Ghiacciati all'inseguimento del feroce pirata Testabianca, che aveva rapito la sua sorellina e tanti altri bambini per farli lavorare nelle sue miniere.

Indignazione
Rodman Philbrick
Quando il cielo non basta
Milano, Rizzoli, 2016
Max, 14 anni, un adolescente difficile e dalla corporatura robusta, diventa amico dell'undicenne Topo (chiamata così perché legge molto), la difende dal patrigno violento e l'accompagna alla ricerca del padre, un minatore.




Tredici ragioni per vivere

La serie televisiva Th1rteen R3asons Why è stata oggetto di discussioni intorno alla possibilità di emulazione da parte degli adolescenti: quali sono le riflessioni che scaturiscono dalla visione degoli episodi?

di Roberta Invernizzi e Antonio Piotti

Il testo è l’esito delle riflessioni emerse durante un incontro svoltosi presso il Minotauro cui hanno partecipato le colleghe Marta Carenini, Debora Catalfamo, Giulia De Monte, Francesca Filardi, Maria Chiara Fiorin, Glenda Foiani, Paola Galli, Giulia Spada, Marina Zabarella

Questa primavera, mentre le vicende legate alla Blue Whale e il loro impatto massmediale gettavano allarmismi e dividevano la popolazione tra realisti e negazionisti, migliaia di ragazzi, anche molto piccoli, passavano il loro tempo a scorrere tredici episodi, chi in inglese e chi in italiano, sul servizio di video on demand Netflix. Si trattava della prima serie di Th1rteen R3asons Why (1) basata sul romanzo 13 dello scrittore Jay Asher. Parliamo di prima serie perché questi ragazzi si stanno già preparando al secondo ciclo dal titolo Th1rteen R3asons Why 2, annunciato ufficialmente da Netflix nell’estate e che uscirà nel 2018.
Gli episodi ruotano intorno al suicidio di una ragazza liceale, Hannah Baker. Qualche giorno dopo l’evento, un suo compagno di classe, Clay Jensen, molto affezionato alla ragazza ma troppo timido per manifestarsi, trova un pacco sulle scale di casa all’interno del quale sono contenute sette cassette registrate da Hannah stessa prima della sua morte in cui spiega le tredici ragioni che l’avrebbero spinta a uccidersi, e Clay è una di quelle. Per conoscere il suo ruolo, comincia ad ascoltare le cassette e così facendo scopre tredici storie che lo vedono coinvolto insieme ad altri compagni della scuola e al tutor di Hannah. Sette cassette e tredici lati registrati; il lato B della settima cassetta è vuoto e verrà inciso da Clay ad epilogo di tutta la vicenda.
La serie è stata acclamata dalla critica, che ha lodato l’interpretazione del cast e l’approccio a temi delicati come il suicidio, il bullismo e la violenza sessuale, mentre numerosi psicologi e consulenti scolastici hanno discusso riguardo ai rischi di emulazione da parte dei giovani sottolineando, in particolare, una sorta di romanticizzazione del suicidio e il pensiero che li porterebbe a immaginare cosa potrebbe accadere dopo la loro morte.
Per capire più da vicino la questione, e magari prendere anche noi una qualche posizione, o semplicemente provare a immaginare cosa possa aver spinto tanti adolescenti e giovanissimi a immergersi quasi rapiti nella serie, cercheremo di tracciare i passaggi più significativi degli episodi utilizzando anche il confronto con il romanzo poiché molti adolescenti e adulti hanno visto solo la serie, altri hanno anche o solo letto il libro. A questo proposito dobbiamo precisare fin da subito che, nonostante le dichiarazioni rese dai produttori esecutivi della serie Th1rteen R3asons Why secondo le quali il film ricalcherebbe fedelmente il romanzo 13 di Asher (2), molti sono i punti rispetto ai quali la serie si discosta dal libro. Formuleremo, pertanto, delle riflessioni che consegniamo al pubblico giovane, ma anche ai genitori e agli adulti che a vario titolo intercettano gli adolescenti.

La prima riflessione risponde alla domanda: chi è l’Hannah Baker delle cassette? Che effetto fa la sua voce narrante in chi l’ascolta? Per capirlo dobbiamo partire da lontano e lo faremo considerando i pensieri che abitano la mente di Clay (e forse anche la mente di alcuni di noi) che “dialoga” nel romanzo con Hannah mentre visiona le cassette. Alla domanda di lei su cosa succederebbe se gli altri potessero leggere nella mente di chi la sta ascoltando, Clay risponde: “Vedrebbero confusione. Frustrazione e anche un po’ di rabbia. Sentirebbero le parole di una ragazza morta che echeggianonella testa. Una ragazza che, a quanto pare, intende incolparti del suo suicidio” (3) (Cassetta 4: lato B). La prima riflessione ha proprio a che fare con la questione del carattere di Hannah. Non è vero che Hannah è indisponente, quasi antipatica, o eccessivamente permalosa, come da molti è stata giudicata. Perlomeno non è del tutto vero. La permalosità eccessiva deriva da un processo di fraintendimento che agisce difensivamente nella mente dello spettatore: se è lei stessa a essere insopportabile ed eccessivamente sensibile, la colpa del suicidio è sostanzialmente sua. In questa direzione potrebbero andare alcuni pensieri di Clay espressi nel romanzo.

Questa riflessione ci introduce direttamente alla seconda: ciò che osserviamo nel rapporto tra lo spettatore e Hannah è riscontrabile anche tra i ragazzi protagonisti della serie, che costruiscono e condividono il teorema della colpa attribuendola di comune accordo a Bryce, un ragazzo arrogante e violento, rampollo di genitori tanto facoltosi quanto assenti che, fin dall’inizio, gioca perfettamente il ruolo del leader negativo. Alla fine, infatti, verrà registrato il secondo lato dell’ultima cassetta con la sua confessione. La cassetta sarà consegnata agli adulti (Clay la consegna a Porter, il tutor per gli studenti con il cognome dalla A alla G – quindi quello di Hannah Baker – mentre Tony la consegna ai genitori di lei perché ci possano fare quello che ritengono più opportuno) e i ragazzi potranno finalmente partire in macchina per un viaggio che li porterà lontano. Ma Bryce non è il solo colpevole, così come non lo è Hannah. Lui è semplicemente e tragicamente nel destino di lei. Si tratta, quindi, di ricostruire il progetto decisionale inconscio che sta nella mente di Hannah, capire perché si può preferire la morte alla vita e come mai uccidersi a un certo punto per lei diventa come un imperativo morale per azzerare il dolore derivante dalla depressione narcisistica e dalla vergogna intollerabile di non essere adeguata Mi sono resa conto che nessuno conosceva la verità su di me e la mia immagine del mondo ha cominciato a vacillare. Come quando uno guida lungo una strada piena di buche e all’improvviso perde il controllo dell’auto, con il rischio per un attimo di finire fuori strada. Le ruote sollevano un po’ di polvere, ma alla fine riesci a metterti in carreggiata. Eppure, anche se stringi forte il volante, anche se ti sforzi di guidare dritto c’è qualcosa che ti ributta fuori. Ormai non hai più il controllo su niente. E a un certo punto restare in pista diventa troppo pesante, troppo faticoso, e cominci a pensare di gettare la spugna. Di aprire le porte alla tragedia. O a qualunque cosa debba succedere” – Cassetta 3: lato B).
La scena chiave della serie che ci racconta del fatto che Bryce è nel destino di Hannah è quella in cui i ragazzi della scuola si sottopongono all’algoritmo di accoppiamento. A scuola, infatti, viene organizzato uno strano gioco denominato Oh my dollar Valentine: tutti i ragazzi e le ragazze possono prendere parte a un test nel quale viene loro chiesto di presentarsi rispondendo ad alcune domande sui loro tratti caratteriali e di descrivere quello che cercano in un’altra persona. Il sistema informatico poi farà in modo di trovare per ognuno il partner più adatto. Mentre Hannah in classe compila il test non può fare a meno di voltarsi verso Clay e di pensare a lui; tuttavia Clay non compare affatto nella lista dei personaggi che sarebbero adatti a lei. In cima a questa lista troneggia invece proprio il nome di Bryce. Sarebbe un errore considerare con superficialità l’esito di questo algoritmo perché, invece, è il cuore di ciò che accade in tutta la serie. Funziona come l’oracolo nella tragedia greca, cioè funziona nel senso della predestinazione. Se vogliamo dirla in termini psicoanalitici, la pulsione di morte che è dentro Hannah segna il suo destino e i suoi comportamenti e l’algoritmo di accoppiamento vede questa cosa e destina Hannah a colui che abuserà di lei.
Solo Clay può rompere questa trama e portare una salvezza, ma la sua inibizione nevrotica gli impedisce di svolgere quella funzione di redenzione che avrebbe potuto realizzare. Da questo punto di vista, un’altra scena decisiva è quella nella quale Hannah rifiuta le avances di Clay: allo spettatore ingenuo sembra difficile da credere, ma nella dinamica è comprensibile. Hannah cerca la sua distruzione e la scena appare come paradossale solo inizialmente. In realtà lei può solo immaginare, ma non tollerare, una relazione sana con un ragazzo. Deve invece cercarne una distruttiva. Dopo aver rifiutato Clay, non può perciò fare a meno di finire nelle mani di Bryce (“Non ho mai contribuito alla reputazione che voi tutti mi avevate cucito addosso. Mai. Anche se a volte è stato difficile (…) Ho sempre detto di no a certa gente. Eccetto con Bryce. Perciò congratulazioni, Bryce. Hai vinto tu. Ho lasciato che la mia fama diventasse realtà. (…) In realtà, mi hai sempre fatto schifo. Tu eri lì che mi palpavi … ma io ti stavo usando. Avevo bisogno di te, per riuscire a rinunciare a me stessa, completamente” − Cassetta 6: lato B).
Perché Hannah rifiuta Clay? Non è così strano se si pensa al senso di indegnità che lei prova. Clay rappresenta la vita come avrebbe potuto essere e non è stata.È arrivato troppo tardi, quando il meccanismo autodistruttivo era già andato troppo avanti Oh Romeo, Romeo. Perché sei tu Romeo? (…) Clay, tesoro, il tuo nome non appartiene alla lista. Non ne fai parte nello stesso modo in cui ne fanno parte gli altri (…). Per questo voglio che tu riceva queste cassette. Per spiegarti. Per dirti che mi dispiace” – Cassetta 5: lato A).Abbiamo quindi due protagonisti che non si incontrano. Hannah non può incontrare Clay a causa del principio di autodistruzione da cui è dominata. Questo principio la porta da Bryce. Clay invece è inibito nevroticamente; sarà, quindi, un senso di inadeguatezza a fermarlo. Ma Clay non è autodistruttivo.

E arriviamo alla terza riflessione che introduciamo a partire dal romanzo: “Dopo ogni episodio di cui vi ho raccontato, ogni volta che succedeva qualcosa di nuovo, pensavo subito al suicidio. Di solito era un pensiero momentaneo. Vorrei morire. Ma a volte mi spingevo oltre e cominciavo a riflettere su come avrei potuto fare. Mi infilavo nel letto e mi chiedevo se in casa avevo qualcosa da poter usare. Una pistola? (…) Impiccarmi? (…) È diventato una specie di gioco malato, lì a immaginare i diversi modi per uccidermi. E ce ne sono alcuni davvero curiosi e originali. (…) Poi ci sono queste cassette. Posso fidarmi del fatto che tutti  voi manterrete il segreto? Che non andrete dai miei a dire quello che è successo realmente? E lascerete credere loro che si è trattato di un incidente, se questa è la versione che circola? Non lo so. Non mi fido. Così ho scelto la strada meno dolorosa in assoluto. Pasticche(4). Ma che genere di pasticche? E quante? Non lo so di preciso. E non ho nemmeno il tempo di scoprirlo visto che domani … è il grande giorno. Wow. Domani … non ci sarò più. Domani mi alzo, mi vesto e vado all’ufficio postale (…). Andrò a scuola, dopo aver perso la prima ora, e trascorreremo un ultimo giorno tutti insieme. L’unica differenza è che io saprò che è l’ultimo giorno. E voi no” (Cassetta 6: lato B).Dalle parole di Hannah si evince che in lei esiste una forte componente suicidale, ma quello che è importante cogliere qui è che la sua autodistruttività non legittima affatto i comportamenti aggressivi che subisce. Il gruppo infatti rafforza il percorso autodistruttivo della vittima; in altri termini, la colpa del gruppo non è quella di aver creato una vittima, perché Hannah si pone già da sempre come tale, ma di non fare nulla contro questo processo di vittimizzazione. È qui che sta la questione del bullismo. Esso diventa distruttivo quando legittima un vissuto di vittimizzazione già presente nel soggetto bullizzato. La colpa sta nel non disconoscerlo. Assai spesso i bulli si difendono dicendo che la vittima “se l’è cercata”, si è autoesclusa, si è lasciata fare. Rispetto a questa forma di assoluzione, bisogna rispondere che proprio per questa ragione i bulli sono colpevoli: riconosciuto il processo vittimario hanno collimato con esso, invece che cercare di negarlo. Altra cosa importante è sottolineare la terribile contraddittorietà che attraversa Hannah: lei sembra chiedere di essere aiutata a uscire dalla dinamica mortifera che sta attraversando, per esempio depositando il biglietto per la lezione della Bradley(“Ho depositato un biglietto per la Bradley con scritto: ‘Suicidio. Ogni tanto ci penso. Non troppo seriamente, ma ci penso’” – Cassetta 4: lato A), ma è come se chiedesse di essere aiutata a morire. Significativa nel libro è l’ultima parola registrata sul lato B della cassetta 7: “Grazie”.
Il progetto di Hannah è segreto e autoreferenziale ed è dotato di una distruttività potenziale enorme, resa nella serie attraverso la scena del suicidio quando si taglia le vene e si lascia morire nella vasca da bagno colma di acqua che si tinge del colore del suo sangue. Una scena forte, drammatica, ma assolutamente suggestiva di ciò che accade anche nella realtà. Una adolescente in carico per autolesionismo così ci ha scritto a questo proposito: “Ad un certo punto, quando Hannah si è tolta la vita, in quella scena, ho dovuto fermarmi. Mi sono ricordata di quella volta in cui ho tentato anche io il suicidio e dell’ansia che avevo, mista a paura e liberazione, e di tutte le volte che incidevo vicino alle vene”. Il progetto suicidale spesso non conosce interlocutori nel prima; nessuno si accorge di nulla e i preparativi sono tutti clandestini. Hannah si taglia i capelli e sembra addirittura “cambiata” nei giorni che precedono il gesto (Clay commenta che “pochi giorni prima di prendere le pastiglie, Hannah era tornata quella di una volta. Salutava tutti, nei corridoi. Guardava le persone dritto negli occhi. Un cambiamento piuttosto drastico, visto che erano mesi che non si comportava più così. Come la vera Hannah” − Cassetta 4: lato A).Nella mente è invece necessario che lei cambi l’assetto dei pensieri convenzionali e riorganizzi i ricordi in modo da renderli congrui con la realizzazione del progetto suicidale. Si tratta di togliere il disturbo creandone uno indimenticabile (“Non so ancora di preciso come funziona questa storia della morte. Chissà, magari sono qui in piedi dietro di voi” – Cassetta 1: lato A). Hannah, per altro, dichiara apertamente che se lei muore tutto andrà meglio formulando una delle fantasie suicidali più importanti, quella del capro espiatorio, in base alla quale chi si suicida immagina, in questo modo, di riportare il gruppo alla sua normalità e quindi di favorirne la ripresa. Il suo progetto verrà scoperto solo dopo la morte, quando saranno trovate ed ascoltate le cassette (“Le regole sono semplicissime. Sono solo due. Regola numero uno: ascoltare. Regola numero due: consegnare il pacco ad altri. Mi auguro solo che nessuna delle due sia troppo facile per voi” – Cassetta 1: lato A). (5) Ciò che accade nella serie è che siamo tutti portati in qualche modo a identificare le ragioni di ciò che accade ad Hannah nei personaggi chiamati in causa in queste cassette; in realtà, Justin, Jessica, Alex, Tyler, Courtney, Marcus, Zach, Ryan, Jenny, Clay, Bryce o Porter non sono le ragioni del perché. Essi sono solo i destinatari del suicidio. Le vere ragioni sono quelle della morte con la quale Hannah stringe un patto. Nelle stesse circostanze un altro adolescente non avrebbe forse risolto così le cose. Lei invece non può mancare alla promessa fatta e, alla fine, arriva il momento di pagare il debito. Spesso a noi adulti che ascoltiamo questi ragazzi spetta proprio il compito di reclamizzare le ragioni della vita, l’importanza dei legami che la morte recide (nonostante le cassette continuino a rendere presente Hannah), ma a volte tutto questo non basta a impedire loro di uccidersi.
Non bastano nemmeno gli interventi messi in atto per contrastare quello che la letteratura ha indicato con il termine specifico di Effetto Werther per dire il rischio di contagio che spesso il suicidio genera. Nella serie anche questo aspetto è presentificato nell’ultimo episodio quando si accenna al tentato suicidio di Alex (6) che si spara alle tempie, a sottolineare che il suicidio può avere, soprattutto quando è descritto in termini romantici, una misteriosa capacità di attrazione.

Ma dove possiamo allora rintracciare il pensiero della morte volontaria di Hannah? Perché alla fine proprio su Bryce si concentra la colpa? Queste domande ci introducono alla quarta riflessione. In questo caso ci vengono in aiuto alcune modifiche sostanziali che gli autori della serie televisiva hanno introdotto rispetto al libro, discostandosene significativamente e operando, di fatto, una clamorosa caduta di stile destinata inevitabilmente a rassicurare tutti coloro che sostengono che i libri sono sempre migliori della loro trasposizione cinematografica. Si tratta dell’episodio nel quale Hannah, ormai insicura e attraversata da molte delusioni, decide di provare a frequentare un corso di poesia. L’ambiente è tipicamente americano: un simpatico insieme di uomini e donne (a volte un tantino incartapecoriti) si diletta nel tentativo di rendere in modo lirico le proprie emozioni. Ognuno ascolta le poesie degli altri e recita le sue; alla fine, come in una seduta di gruppo per alcolisti anonimi, parte un affettuoso ma contenuto scroscio di applausi per la novella Emily Dickinson. Al corso, Hannah incontra un ragazzo della scuola, Ryan, con il quale inizia un’amicizia fatta di condivisione culturale. Tuttavia, quando lei reciterà la sua poesia, lui, senza chiedere alcuna autorizzazione, la pubblicherà (seppure in forma anonima) sul giornalino della scuola suscitando una nuova delusione in Hannah che, poi, lo includerà nel novero delle tredici ragioni per cui decide di uccidersi.
Fra tutti i risentimenti della protagonista, questo sembra il meno comprensibile: perché mai si dovrebbe includere tra le ragioni del proprio suicidio il fatto che un amico abbia pubblicato sul giornalino della scuola una poesia? E non è stata Hannah stessa, del resto, a renderla pubblica nel momento in cui l’ha recitata nel gruppo letterario di cui ha deciso di far parte? E, se si decide di far parte di un gruppo del genere, non si contempla anche la possibilità, e persino il desiderio, che ciò che si scrive venga appunto pubblicato? Tanto più che la poesia di Hannah così come la troviamo nel libro, è davvero bella. (7) Si compone di due parti nelle quali la prima suona come una dichiarazione d’amore romantico e sublime per Clay, mentre la seconda come una lettera di addio per la madre (di questo parleremo dopo). Forse proprio a causa dell’apparente incongruità narrativa del testo e della sua difficoltà interpretativa, i produttori hanno deciso di modificare il contenuto della poesia trasformandola in un testo vagamente erotico e masturbatorio con allusioni a biancheria di pizzo nero e al manifestarsi di un desiderio tutt’altro che etereo. (8) La poesia da loro introdotta è abbastanza discutibile e stupisce che il pubblico, pur molto tollerante, del gruppo di poesia le attribuisca comunque il solito applauso. Invece i ragazzi che leggono sul giornalino della scuola un testo così esplicito non fanno a meno di coglierne gli aspetti erotici e di sommergere l’anonimo autore del testo con una serie di allusioni volgari. In questo modo l’inclusione di Ryan da parte di Hannah nella lista delle ragioni appare giustificata, ma la narrazione cala di tono.
Potremmo tuttavia lasciarci prendere da un sospetto. E se la faccenda non finisse qui? Se, al di là di tutte le necessità televisive e di tutte le valutazioni estetiche, questa strana sostituzione di una poesia sublime con una che può risuonare volgare assumesse invece un significato particolarmente importante? Cosa succederebbe se provassimo a intenderla come una manifestazione attraverso la quale il linguaggio fa emergere, al di là della volontà dei parlanti, una verità che li travalica? In altri termini, è possibile leggere questa sostituzione come un sintomo? È possibile che i produttori abbiano, inconsapevolmente, esplicitato proprio qui la verità più profonda? Per rispondere a queste domande dobbiamo considerare alcune cose che sappiamo di Hannah: la prima è che lei sente una tenera attrazione per il timido Clay, le piacciono i suoi modi esitanti e rispettosi, la delicatezza con la quale la tratta e ammira il fatto che lui rifugga dalla grossolanità degli altri ragazzi più rudi. Tuttavia, Hannah sente anche di non essere degna di Clay; quando lui, alla fine, si fa avanti e quando la loro relazione è pronta per essere consumata, la ragazza si ritrae e non la accetta, come se sentisse di avere dentro qualcosa che magari non comprende del tutto, ma che di fatto non le permette di accettare le ragioni dell’amore. Hannah sa di non poter essere la ragazza di Clay, sa che lo deluderebbe: è qualcuno che lei non si merita.
Perché? Cos’è che fa sentire Hannah così inadatta al rapporto con lui? Da un punto di vista sociologico potremmo parlare della sua condizione di straniera, di perdente, come apparirebbe se si considerasse la diversa estrazione sociale dei due ragazzi: lui, figlio di un brillante avvocato, e lei di un farmacista prossimo al fallimento. Tuttavia la lettura sociologica non ci sembra sufficiente. Ci deve essere un’altra ragione e, a pensarci bene, quella più autentica ci è già stata data. È stata pronunciata, infatti, dal sistema di accoppiamento, dall’oracolo della tragedia greca. È Bryce ad essere presente nel destino di Hannah, motivo per cui esiste una parte di lei che sembra non accontentarsi della sublimazione romantica idealizzata nella figura di Clay. Si tratta del desiderio di una adolescente, delle sperimentazioni cui esso la conduce, delle fantasie che genera nella sua mente e del piacere che producono. Questa parte piena di desiderio e di sensualità non rappresenta di per sé un motivo di crisi: appartiene, infatti, a tutti noi e si manifesta ancora più chiaramente durante lo sviluppo adolescenziale. Ciò che, però, non va in Hannah è l’incapacità di integrare le due parti (quella sublimata e quella carnale) compresenti in lei. La parte sublimata lo è eccessivamente e non consente una erotizzazione; così quando Clay le si avvicina deve allontanarlo. La parte carnale rimossa spinge verso il degrado e si associa fatalmente con un esercizio mortificante e violento della sessualità. Così Hannah si trova stretta in una difficile alternativa: è impossibile sopprimere il desiderio sessuale, ma è altrettanto intollerabile l’idea di una relazione sessuale degradata alla quale acconsentire. Si aprono, quindi, le porte dell’ideazione suicidale che proprio quel corpo degradato vuole cancellare per sempre dalla scena. Se le cose stanno così, allora, non è la pulsione di morte a spingere Hannah al suicidio (la pulsione di morte arriva dopo, agganciandosi alla disperazione), ma l’ingorgo che si crea tra il bisogno di soddisfare il desiderio e la sua mortificante realizzazione.
Cosa dire allora della brutta poesia che Hannah nella serie compone e recita nel gruppo? Non si tratta, forse, proprio nel suo carattere antiestetico e desublimante, della più vera fra le dichiarazioni della protagonista? Il rifiuto che noi pronunciamo di fronte ai suoi contenuti quasi volgari non è proprio lo stesso che Hannah è costretta a pronunciare nei confronti della sua sessualità? E non potremmo forse immaginare che se questa brutta poesia fosse stata compresa e non derisa, Hannah avrebbe potuto trovare una via d’uscita di fronte all’ostacolo insormontabile di un corpo svergognato e mortificato?
Ma Hannah non poteva essere compresa. Non dal gruppo dei coetanei che, anzi, eleva di fronte agli aspetti erotici del testo una serie di allusioni compiaciute o un’apparente indignazione, come se questi stessi desideri non abitassero anche la loro mente. Non da Clay che soffre di inibizione nevrotica e che, perciò, non può non rimanere turbato di fronte alla sessualità quando essa viene esplicitata.
L’unico che purtroppo può comprendere il testo di Hannah è perciò colui al quale la poesia è veramente indirizzata come se fosse una dedica: l’orrido Bryce che, vivendo nel lusso e nella protezione del potere, può anche permettersi di deridere le convenzioni cui si aggrappa ipocritamente la piccola borghesia che lo circonda. Quando Bryce si appresta ad abusare di Hannah, ormai, è tarda notte e la festa è finita: “Tutti gli ubriachi sono svenuti – dice alla ragazza – e gli ipocriti sono andati via”. L’orrore che egli manifesta ed incarna è perciò l’orrore di un gruppo umano che non sa condannare la violenza e non sa comprendere la sessualità; che tratta il desiderio femminile agendo il potere maschile invece di aiutarne l’integrazione, per poi attribuire il suicidio alla ragazza stessa. Così ad Hannah non resta che ucciderlo quel corpo degradato dalla violenza e dalla vergogna. Nessuno ha intercettato questo dolore profondo e questo senso di mortificazione che le fa stringere un patto definitivo con la morte. Nessuno, nemmeno Porter, ha aiutato Hannah a rivolere il suo corpo, nonostante tutto. In questo senso, le ragioni della morte uccidono quelle della vita. Nella serie, lei scrive sul biglietto della Bradley queste parole: “Forse l’unico modo per non stare male è non provare più niente. Niente in assoluto. Per sempre”. Ma noi non crediamo che sia così.

Arriviamo, così, all’ultima riflessione che ci dice qualcosa sul ruolo degli adulti. Nel romanzo essi semplicemente non esistono se non come figure negative. Porter, il tutor della scuola, per esempio, si allinea alle richieste del potere ed elude la confessione di Hannah che vorrebbe dare alla sua vita una ultima chance. Nella serie, invece, le cose vanno in maniera leggermente diversa. I genitori di Hannah, per esempio, suscitano comprensione; sono anch’essi vittime e ripetono, da adulti, la stessa emarginazione sociale che la figlia subisce a scuola (la farmacia del padre è destinata al fallimento sopraffatta dalla grande distribuzione). Quello che i genitori non colgono, ancora una volta, è il meccanismo autodistruttivo di Hannah, il suo patto con la morte. Quando la ragazza attraverso una dimenticanza di stile assolutamente freudiano perde il denaro che i genitori le avevano affidato perché lo depositasse in banca, mettendo ulteriormente in crisi un già precario bilancio familiare, il padre e la madre non riescono a non rimproverarla (come del resto avrebbe fatto qualsiasi genitore) e, soprattutto, non colgono il valore di segnale che la dimenticanza assume. Come se l’inconscio di Hannah avesse voluto distruggersi, ma anche chiedere un aiuto. In altri termini, i genitori non colgono il gesto della figlia come un segno del suo dolore e come un appello di aiuto. Bisogna riconoscere ai produttori il merito di avere, in questo caso, ben rappresentato il conflitto tra istanze di vita e promesse di morte che attraversa i ragazzi che vogliono uccidersi. Parallelamente nel romanzo esso è altrettanto ben espresso nelle parole della seconda parte della poesia che Hannah scrive e che Ryan pubblica a sua insaputa sul giornalino della scuola, parole che chiamano in causa il codice materno: “Madre mia/mi hai portato in te/Ora non vedi altro/che ciò che indosso qui/La gente ti chiede/come sto/Tu sorridi e annuisci/fai che non finisca/così/Mettimi/sotto il cielo di Dio e/conoscimi/non mi guardare solo con gli occhi/Strappa/questa maschera di carne e di parola/e vedimi/per la mia anima/sola”. Alla fine non c’è solo il dolore di Hannah, ma anche quello dei genitori sopravvissuti al suo suicidio; l’averlo mostrato in modo così evidente sembra funzionare da deterrente rispetto al rischio di emulazione.
C’è poi la madre di Clay che cerca a suo modo di avvicinarsi al figlio nel tentativo di comprendere cosa gli stia succedendo e quale ruolo abbia nella storia di Hannah. Nonostante assuma la difesa del sistema scolastico contro le denunce dei genitori di quest’ultima, non emerge come una figura che collude con il potere. L’incomunicabilità tra lei e il figlio più che dipendere da un mondo adulto insensibile sembra derivare, ancora una volta, dall’inibizione nevrotica di Clay, un tratto che sembra caratterizzarlo in ogni relazione.

Nella serie possiamo, pertanto, vedere messe in scena non solo le ragioni del perché Hannah sceglie di togliersi la vita, ma anche le storie dei sopravvissuti al suo gesto, siano essi adolescenti compagni di scuola o adulti per diverse ragioni destinatari del suo gesto. Se, inoltre, rappresentiamo le riflessioni di cui sopra come una sorta di mappa per leggere il film, immagine questa che richiama quella della cartina che Hannah recapita insieme alle cassette, capiamo, alla fine, che non si tratta di arrivare a prendere una posizione a favore o contro la serie. Viceversa, si rende necessario consegnare al pubblico, soprattutto a quello degli adolescenti e dei preadolescenti, delle lenti che permettano di vedere tutte le sfumature della vicenda al di là dei suoi aspetti romantici, di capire come l’idea della morte volontaria spesso si insinua anche nella loro mente o in quella dei loro coetanei. Soprattutto, si tratta di sostenere le ragioni della vita, dell’amore, dell’amicizia contro quelle della morte. E si tratta di farlo in modo serio, non moltiplicando le parodie sulla rete che in questi mesi sono state, a volte, un modo per banalizzare e discostarsi difensivamente dal dolore di alcune vicende, come appunto quella della violenza sessuale o del pensiero della morte volontaria, che noi sappiamo attraversare oggi la storia di tantissimi ragazzi e ragazze. Quando Clay consegna a Porter le cassette, compresa l’ultima con incisa la confessione di Bryce, gli lancia una sorta di monito che va in questa direzione: “Deve migliorare il modo in cui ci trattiamo e ci diamo una mano. Deve migliorare per forza”.
Si tratta, infine, di aiutare i ragazzi a vivere e a comprendere che il patto con la morte chiede un confronto con adulti competenti, che sanno mettersi in ascolto, per cercare di riscrivere la speranza o, come direbbe Hannah, per dare alla vita una nuova chance. Nella serie c’è un passaggio significativo, a questo proposito, che mette in guardia i ragazzi dall’abitare da soli i luoghi della morte. Durante una lezione (quarta puntata, cassetta 2 lato B, minuto16:42) la professoressa cita un brano di Nietzsche tratto dal quarto capitolo di Al di del bene e del male: “Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro”. In realtà l’aforisma prosegue: “Se tu ti soffermerai a guardare nell’abisso, anche l’abisso guarderà dentro di te”. Soffermarsi davanti all’abisso con gli adolescenti che vi guardano dentro è il compito di noi adulti che, a vario titolo, li intercettiamo, perché l’abisso non se li prenda definitivamente con sé, togliendoli per sempre dalla scena, come è successo ad Hannah che, alla fine, è solo una voce registrata su sette cassette. Il suo banco a scuola, invece, rimane vuoto.

Dedicato ad Alice che è viva.

(Una versione più breve del saggio è stata pubblicata nel numero 117 di LiBeR)


 

  1. La serie è stata pubblicata il 31 Marzo 2017 sul servizio di video on demand Netflix e resa graficamente come Th1rteen R3asons Why
  2. In risposta ad alcune critiche Selena Gomez, produttrice esecutiva della serie, ha affermato: "Siamo rimasti fedeli al libro e a quanto creato da Jay Asher, una storia tremendamente tragica, complicata e ricca di suspense. Volevamo renderle giustizia e sì, le reazioni negative sarebbero arrivate in qualsiasi caso. Non è un argomento facile da affrontare, ma sono felice della risonanza avuta dallo show” (K. Roberts. “Selena Gomez Responds to '13 Reasons Why' Backlash”, in Elle, 29 aprile 2017)ael testo verranno virgolettate le parti del romanzo di Jay Asher, 13, Milano, Mondadori, 2017.
  3. Anche questa è una differenza importante che riguarda il gesto suicidale. Nel romanzo Hannah si toglie la vita ingerendo della pastiglie (“la strada meno dolorosa in assoluto”), mentre nella serie si taglia le vene, strada sicuramente dolorosa e tragica. Forse attraverso questa scelta i produttori hanno voluto sottolineare la assoluta drammaticità del gesto suicidale rendendolo meno emulabile.
  4. Non deve stupire in Hannah la compresenza di una tendenza vendicativa (rivolta verso i tredici destinatari) e di una riparativa (in seguito alla quale lei assume su di sé la colpa). In effetti il suicidio presenta sempre questo duplice aspetto, aggressivo e assolutorio, punitivo e auto punitivo.
  5. Resta, tuttavia, il dubbio che la ferita di Alex non sia l’effetto di un altro tentativo di suicidio, ma la conseguenza di un atto violento di cui forse la seconda serie ci dirà qualcosa.
  6. “Anima sola”di Hannah Becker
    “Incrocio il tuo sguardo/ma tu non mi vedi/a malapena rispondi/se mormoro/Come stai/Due amici del cuore/due anime gemelle/Forse non lo siamo/Forse non lo sapremo mai.
    Madre mia/mi hai portato in te/Ora non vedi altro/che ciò che indosso qui/La gente ti chiede/come sto/Tu sorridi e annuisci/fai che non finisca/così/Mettimi/sotto il cielo di Dio e/conoscimi/non mi guardare solo con gli occhi/Strappa/questa maschera di carne e di parola/e vedimi/per la mia anima/sola”.
  7. La poesia presente nella serie televisiva recita così: “Oggi indosso biancheria intima/di pizzo nero/per il semplice gusto di sapere che ce l’ho addosso/E al di sotto di quella/sono assolutamente nuda/E poi ho la pelle/Miglia e miglia di pelle/Pelle per coprire i miei pensieri con una pellicola da cucina/attraverso cui si vedono gli avanzi della sera precedente/E anche se non lo pensereste/la mia pelle è morbida/È liscia/e molto vulnerabile/Ma questo a voi che importa?/Non badate a quanto sia morbida la mia pelle/Volete solo sapere cosa fanno le mie dita nel buio/Ma se in realtà spalancassero le finestre/per farmi vedere i lampi attraverso le nuvole?/Se bramassero soltanto di arrampicarsi su una giostra/per una boccata d’aria fresca?”.

Illustrazione di Giacomo Agnello Modica tratta da LiBeR 117




Snodi da leggere

Le funzioni esecutive del lettore possono potenziarsi attraverso albi illustrati con strutture complesse che richiedono particolare attenzione

Di Luisa Salmaso

In questo articolo vengono presentati alcuni autori recenti che hanno prodotto lavori illustrati per l'Infanzia attraverso narrative che possiamo definire “multilineari”, ovvero caratterizzate da elementi quali: la plurivocalità degli attanti o degli attori; configurazioni e riconfigurazioni di eventi, di situazioni, di significati; una direzionalità multilivello, inserimenti intertestuali; racconti-cornice, rimandi alla cultura classica, mass-mediale o popolare. Generalmente tali tipologie narrative presentano notevole complessità, tuttavia, nelle narrazioni e negli albi illustrati per l'infanzia, questi elementi risultano più facilmente fruibili, in quanto, più raramente, vengono inseriti meccanismi narrativi di tipo rizomatico o dispositivi di scelta e di selezione. In ogni caso, è evidente una complessità strutturale, che implica carichi cognitivi maggiori di quelli abitualmente richiesti da produzioni di tipo lineare. Secondo le nostre ricerche queste tipologie narrative, se condotte attraverso dispositivi formativi di qualità, possono potenziare funzioni neuropsicologiche di tipo esecutivo.

Narrativa multilineare

Le immagini e la testualità presenti in libri illustrati multilineari introducono elementi intermediali e intertestuali che permettono di evidenziare alcuni elementi di complessità strutturale: il lettore è chiamato a continui spostamenti attentivi e di rievocazione mnemonica, infatti, l'intera struttura narrativa si colloca su molteplici linee spaziali (per esempio dal micro al macro), temporali (storie dentro le storie, flashback), intertestuali (richiami alla letteratura classica, da o ad altri autori mediali, richiedenti conoscenze culturali e buona memoria episodica) e in cui la plurivocalità degli attanti viene resa, almeno parzialmente, visibile da protagonisti che rappresentano, parallelamente, vari personaggi e le loro storie, attraverso continui rimandi circolari e interattivi.
Il primo e più conosciuto testo multilineare interattivo, considerato una delle prime forme ipertestuali digitali, risale al 1987: Afternoon, a story, ideato da Mycheal Joyce e altri collaboratori, attualmente è sviluppato dalla Eastgate System (<http://www.eastgate.com>). La narrazione è formata da 588 blocchi di testo, senza una trama, che vanno letti in modo libero e interconnesso seguendo i link. Questo, insieme ad altri innumerevoli prodotti affini di hyperfiction che l'hanno seguito e di cui, attualmente, se ne possono vedere esempi delle più varie tipologie nel web, presenta alcune caratteristiche, che noi ascriviamo alla narrazione multilineare: presenza di alcuni elementi dello storytelling, interattività, lettura per alternative, combinatorietà, esploratività (navigazione), processualità, apertura interpretativa. Lo sviluppo digitale-informatico ha amplificato esponenzialmente le possibilità della narrativa multilineare, offrendo dispositivi di estrema velocizzazione e collegamenti mediali plurimi (foto, video, musica, suono), quindi, declinando sempre più verso forme videoludiche, accelerando la spinta alla dimensione motorio-interattiva. Solo recentemente il mondo videoludico sembra stia recuperando la dimensione dello storytelling, soprattutto a seguito di una saturazione da parte degli utenti degli effetti “speciali”, che, probabilmente, in questa fase di sviluppo tecnologico, hanno raggiunto iperboli difficilmente incrementabili. Tuttavia, il mondo del videogame considera fondamentalmente prioritari i meccanismi ludici, mass-mediali e digitali, rispetto a trame e contenuti narrativi. Dunque, la forma più basilare e popolare di narrazione ipertestuale rimane ancora il racconto o libro-game: una storia strutturata in modo da permettere la scelta degli esiti dei vari segmenti narrativi e in cui il lettore può assumere il ruolo di protagonista attivo. Di solito nel libro-gioco il racconto è spezzato da scelte a bivio che rimandano a paragrafi con differenti sviluppi della storia. Il lettore-protagonista ha a disposizione molteplici percorsi, in una rete di snodi con cui attraversare il racconto, e può procedere mediante meccanismi di scelta per costruire trame alternative, con vari finali possibili. Un vantaggio di queste forme testuali narrative è dovuto alla relativa maggiore facilità di una struttura ad albero con disgiunzioni, rispetto ad altre forme ipertestuali; un altro vantaggio è la possibilità di rileggere le piste non esplorate, di rallentare o moltiplicare l'esplorazione delle varie trame narrative. Inoltre, per l'infanzia e le età più giovani, quasi sempre, questi testi prevedono una forma discorsiva o strutturale che facilita l'immedesimazione con il protagonista del racconto, accentuando la dimensione avventurosa o di role-playing: questo può permettere di assumere punti di vista diversi e compiere anticipazioni, inferenze. Inoltre, come ricorda Angiolino, è possibile utilizzare questi meccanismi strutturali per veicolare dimensioni etico-sociali e favorire la presa in carico attiva di vari contenuti, anche formativi.
Il meccanismo della storia con biforcazioni è molto antico e risale a ben prima del successo riscosso negli anni ’80 con i libri-game, successo, peraltro terminato con lo sviluppo massiccio dei videogame, che ha portato a una progressiva riduzione della produzione di questo genere di libri. Senza soffermarci su famosi precursori di questi racconti, facciamo presenti le origini raffinate dei racconti-game, riferendoci ad alcuni famosi esempi: dalle opere di Calvino, Borges, Perec, al romanzo settecentesco di Laurence Sterne (1759-1767). La vita e opere di Tristram Shandy gentiluomo; Rayuela di Julio Cortazar (1963); Juego de cartas di Max Aub (1964); Cent Mille Miliards de Poemes di Raymond Queneau (1961); Lucky Les: The Adventures of Cat of Five Tales di E.W. Hildick (1967). In Italia, lo scrittore per l'infanzia Gianni Rodari aveva già ideato nei primi anni ’70 una serie di racconti con finali a scelta: Tante storie per giocare (1971), inoltre, sono disponibili per i bambini dalla seconda infanzia all' adolescenza una serie italiana di volumetti con vari racconti-game:
a) Per i più piccoli è prevista una forma visiva a supporto della struttura narrativa: le storie, dunque, possono essere verbalizzate dall'adulto o dai bambini stessi, che, intanto, manipolano cartellini o figure. Tra queste produzioni indichiamo Osvaldo e i cacciatori (Lapis, 2005) e altri nostri lavori (per esempio Cappuccetto Rosso multilineare), nei quali i bambini devono prendere decisioni in base agli snodi narrativi, posizionando sul tavolo o sul pavimento pannelli o cartelli con le sequenze disegnate delle immagini e costituendo un reticolo narrativo di sentieri di storie. In alcuni casi, la storia-game interattiva viene solo narrata a voce ai bambini, i quali, assumendo il punto di vista di un personaggio della storia, compiono le scelte che li portano a esplorare i vari rami della narrazione;
b) Per i più grandi, che sanno già leggere, sono disponibili alcuni volumi con testi scritti integrati da immagini (per esempio di Stefania Fabri, Tu sei un principe, Tu sei una principessa, Tu sei un mago; di Angiolino, Di Giorgio e Garello, I misteri delle catacombe; di Canobbio e Biorci L'archibugio di Fermoy) o volumi con storie più lunghe e articolate (per esempio la saga fantasy di 28 volumi Lupo Solitario, degli autori Dever e Chalk, 1985; Pirati, di Shuki e Corobel, 2013). Anche lo storico giornalino periodico a fumetti Topolino (Disney Italia), dagli anni ’80, continua a pubblicare storie-game con i protagonisti disneyani.
Si possono, tuttavia, trovare forme più raffinate e complesse di narrazioni multilineari per l'infanzia in produzioni internazionali. Queste produzioni, in genere, utilizzano prevalentemente fumetti e immagini in modalità cartacea o digitale (per esempio applicazioni software con fiabe interattive). Probabilmente, tenendo conto dell’enorme sovraesposizione alle immagini a cui sono sottoposte le nuove generazioni, superiore di larga misura ad altri canali, le narrazioni multilineari rimandano spesso a quelle dei videogames, dove l’aspetto grafico è generalmente molto curato, ma spesso stereotipato, tuttavia, anche questo accorgimento sembra non bastare per fare uscire tali produzioni da una fruizione di nicchia: l'appeal della storia cartacea è, infatti, generalmente, inferiore a quello delle storie digitali, nonostante la loro qualità artistica sia più elevata.
Come indica Antinucci, individuando, nella ricostruzione storica del rapporto conflittuale tra immagine e parola, una possibile via di interpretazione delle funzioni linguistiche e comunicative, viene fortemente sottolineato il passaggio da una condizione pre-tecnologica, caratterizzata da una simbiosi naturale tra parola e immagine, a una condizione di separazione delle due tecnologie, nella quale la parola è andata assumendo sempre più una funzione cognitiva, mentre l’immagine ha assunto prevalentemente una funzione emotiva. Almeno fino agli ultimi anni del secolo scorso, con l’avvento della realtà virtuale, in cui le tecnologie stanno prendendo il sopravvento per lo svolgimento di alcune funzioni, promettendo un potenziamento straordinario delle capacità naturali umane, non solo di tipo fisico, ma anche mentale (analizzare, ricordare, capire, comunicare). Con l’immagine iniziano le tecnologie della mente: dall’uomo paleolitico che, graffittando una scena di caccia sulle pareti di un grotta, mediante quell’atto segnico, si posiziona in modo indicativo, richiestivo, desiderativo, suggestivo, suasivo, rispetto alla realtà, diventando quindi comunicativo. L’immagine ferma la realtà, evolve verso un segno arbitrario, diventa un atto cognitivo: si esternalizza dal corpo, si rende disponibile ad altri e in qualsiasi momento, moltiplica le capacità della mente umana. La comunicazione linguistica poggia sulla sfera senso motoria condivisa, ma il linguaggio perde molto presto la sua traccia, non ne rimane in memoria una forma abbastanza fedele. L’immagine, invece, può rimanere fissa e stabile, sempre a disposizione, permettendo l’autonomia della percezione, sebbene a discapito della stessa. Il salto trasformazionale dal segno diretto dell’oggetto (naturale e di impronta filogenetica, come hanno mostrato, per esempio, gli studi degli anni recenti sulle abilità di conteggio dei neonati) al segno astratto, concettuale, non fisico e non visibile, costituisce il passaggio a un’evoluzione di tipo culturale, quindi caratterizzata dal mondo dei significati, dove il segno inciso può stare per il nome, e arrivarci attraverso il linguaggio: se qualcosa diventa segno esso ne influenzerà la forma, il segno, dunque, diventerà il significante.
“Se la fissazione tecnologica permette di conservare il linguaggio indefinitamente e con precisione assoluta, senza che esso decada più nella memoria, ne complica, però, per questa stessa ragione, il processamento cognitivo. Innanzitutto, perché lo allontana dalla sfera senso motoria condivisa”. Questo processo richiede tempo, attenzione, concentrazione, abilità costruttive articolate, che difficilmente possono essere contemporaneamente tutte presenti o processate simultaneamente, mentre le conoscenze raggiunte per via senso motoria, sono immediatamente disponibili, senza apparenti e consapevoli sforzi cognitivi. Analogamente, mediante comunicazioni di scambio orale, è possibile ridurre il carico cognitivo, grazie alla possibilità di effettuare interlocuzioni chiarificatrici ed emotivamente connotate sul dialogo in corso. D’altra parte, l’immagine mentale che scaturisce dalla lettura di un testo potenzialmente aperto è generica, schematica, necessita di processi di astrazione, mentre l’immagine visiva è percettivamente semplice e vicina alla realtà. Come richiama sempre Antinucci è l’epoca medioevale che presenta una vasta produzione di curiosi incontri tra scrittura testuale e immagine, utilizzando figure con-testualizzate in prodotti pittorici le cui le scene raffigurate assomigliano ai primi fumetti dotati di didascalie, ma le stesse tombe egizie o i papiri dei morti erano già stati costruiti con immagini intrecciate a testi in funzione disambiguante. Se si trasmette conoscenza attraverso un testo in forma acustica e verbale esso ha un'organizzazione estrinseca, fondamentalmente di tipo temporale e lineare, per alcuni tipi di conoscenza ciò può creare dei problemi, sia di organizzazione che di comprensione, ma la trasformazione tecnologica permette di collocare un testo in uno spazio pluridimensionale, specialmente basato su immagini, e questo permette di rappresentare esplicitamente la struttura del campo di conoscenza da comunicare, il quale diventa dunque processabile a livello senso motorio e non più simbolico-ricostruttivo, semplificando enormemente l'attività di comprensione e di elaborazione mnestica o inferenziale. Per l'apprendimento, tuttavia, è fondamentale l'assimilazione della strutturazione del campo di conoscenza. Alcuni esempi antichi citati da Antinucci, sono gli alberi della conoscenza, che permettono di vedere quali sono le relazioni espresse nel testo. Secondo questo autore, al momento attuale, negli usi della realtà virtuale nessuna nuova forma, rispetto a quella verbale, visiva, cinetica, è risultata dominante, se non, forse, quella dei videogiochi e della realtà interattiva simulata, dove le proprietà virtuali (costruzione grafica in tempo reale, coinvolgimento emotivo, protagonismo dei soggetti) permettono di condividere, conoscere ed esperire la struttura di un mondo pur non essendovi fisicamente immersi. In questa realtà i processi di insegnamento tradizionali sparirebbero, dato che la stessa realtà virtuale, programmata nei suoi obiettivi cognitivi e motivazionali (il gioco ne è un motore potentissimo), permetterebbe un apprendimento esperienziale ottimale. Tuttavia, secondo questo autore, al momento, non sono ancora a disposizione videogiochi di apprendimento sufficientemente adeguati da scardinare le modalità di apprendimento attuale, né immagini-strutturanti che vadano a costituire e rappresentare le strutture intrinseche dei testi, mediante processi multilineari, infatti la quasi totalità delle modalità ipertestuali attualmente in uso sono fondamentalmente destrutturate: i link che permetterebbero potenzialità strutturanti, hanno, al momento, solo il ruolo di espandere degli incisi in testi sostanzialmente lineari. Ciò che invece è veramente importante fare è “collegare l'idea della strutturazione non lineare all'idea di una diversa strutturazione (...) identificare il campo di conoscenza che si vuole esprimere (…) e tradurla in immagine strutturante”. Come evidenzia Olimpo, le rappresentazioni della conoscenza hanno un ruolo chiave nella sua gestione e, quindi, il loro utilizzo può facilitarne il flusso, attraverso processi che permettono la condivisione della conoscenza esplicita e processi che permettono di far passare la conoscenza da una condizione implicita a una esplicita. Le rappresentazioni dovrebbero presentare un buon grado di facilitazione d'uso ed essere capaci di supportare la comunicazione, che spesso si avvantaggia della possibilità di rappresentare idee non definite, di gestire la complessità, di offrire diversi punti di vista e insight.

Narrazioni multilineari e Funzioni Esecutive

Durante la lettura di storie multilineari illustrate vengono messi in gioco diversi meccanismi cognitivi, riconducibili all'ampio costrutto ombrello delleFunzioni Esecutive:
- attenzione sostenuta, e nello stesso tempo selettiva e differita, alle immagini e alle parole nei fumetti e nelle didascalie relative ai personaggi;
- abilità visuo-spaziale implicata nella decifrazione dei vari quadri disegnati e dei vari particolari connessi alle vicende, ai personaggi;
- connessione logica e spazio-temporale delle vicende che si svolgono parallelamente, ma che trovano, nel loro incrociarsi, significati condivisi e molteplici;
- dissonanza cognitiva, che viene fatta scattare ogni qualvolta le situazioni introdotte fanno saltare le aspettative classiche legate allo svolgersi della vicenda;
- memoria di lavoro, collegata al mantenimento della trama e degli incroci;
- memoria semantica, per l’aggancio a situazioni, vocaboli e riferimenti conosciuti;
- umorismo, senso del paradosso, pensiero creativo;
- comprensione del testo e abilità ad essa sottostanti, in particolare di tipo inferenziale combinato.
Il pregio dei lavori qui presentati è che queste abilità vengono esercitate e messe in atto in modo divertente e privo di quella fatica che caratterizza altre tipologie di testi o di attività. Inoltre, possiamo aggiungere che proprio per la ricchezza di spunti e di rimandi, che fanno riferimento sia alla cultura letteraria che visiva, le opere di questi autori si prestano, contemporaneamente, a pratiche di educazione alla lettura e all’immagine.
L’avvio alla lettura di albi illustrati, è generalmente compiuto da bambini e adulti insieme, in quanto attualmente indirizzato prevalentemente alla fascia della prima e seconda infanzia, ciò permette l’attivazione precoce e intensiva di processi cognitivi e metacognitivi, oltre che diventare un potente veicolo di trasmissione di emozioni e di relazioni interpersonali.
Goldstone, già nel 1999, individuava alcuni suggerimenti indirizzati a insegnanti, genitori, educatori, per aiutare bambini e ragazzi ad apprezzare, conoscere e utilizzare i libri illustrati multilineari:
- focalizzare domande relative alle connessioni presenti nelle storie e nelle immagini;
- confrontare le proprie riflessioni e i propri pensieri, parlandone durante lo scorrimento delle illustrazioni o riferendosi alla propria esperienza di lettore di storie multilineari;
- discutere le illustrazioni, lo stile, i colori, la composizione;
- presentare varie tipologie di testi, classificarli;
- produrre insieme propri lavori illustrati multilineari.
Le rappresentazioni nelle produzioni narrative multilineari per l'infanzia di maggiore qualità, che qui di seguito presenteremo, non utilizzano dispositivi informatici, piattaforme web o altre modalità computabili, tuttavia riteniamo che utilizzare libri con presenza di immagini-rappresentazioni e albi illustrati per la comprensione di narrazioni multilineari, soprattutto con i bambini più giovani, possa permettere una facilitazione e un approccio più mediato, quindi, un notevole arricchimento delle capacità predittive, inferenziali, immaginative e riflessive. In queste tipologie di storie e di illustrazioni sono volutamente presenti discrepanze e informazioni multiple; le storie hanno un proprio codice logico e presentano una specifica modalità di organizzazione delle informazioni e delle possibili aspettative, infatti, spesso il lettore è costretto a retrocedere nella visione delle immagini o è incoraggiato a soffermarsi su ciascuna pagina, più del normale, alla ricerca di particolari, di spiegazioni, di connessioni. Inoltre, il lettore è spinto a collegare le proprie conoscenze ed emozioni pregresse al significato di quanto vede. Queste produzioni, per la loro strutturazione, prevedono un impegno di organizzazione attentiva e cognitiva, quindi un grado di rielaborazione concettuale e strutturale piuttosto elevato, il che, di solito, per bambini e ragazzi in formazione, comporta la presenza dell'adulto, che offre uno scaffolding di tipo metacognitivo o l'implementazione di situazioni cooperative, in grado di coniugare una fruizione efferente dei testi con una rielaborazione cognitiva di tipo riflessivo. Come indica Dallari (2009): “il codice visivo si sviluppa sulla superficie della pagina, si percepisce nel suo insieme e in seguito nel dettaglio, secondo le leggi della percezione visiva e secondo la capacità soggettiva di svelare orizzonti simbolici, collegamenti, associazioni, suggerendo allo sguardo di muoversi in qualsiasi direzione: circolare, verticale, orizzontale. Il codice iconico invita a una discontinuità temporale, a un’osservazione della figura che non può essere letta secondo una procedura di tipo lineare...”.
Goldstone individua due categorie di libri illustrati non lineari:
- libri che contengono storie multiple, che aggiungono interesse, ma non necessarie l’una all’altra per la comprensione della narrazione (per esempio quei libri che contengono delle finestre o dei collegamenti in qualche spazio della pagina, con riferimenti e arricchimenti alla narrazione);
- libri che contengono narrazioni multiple intrecciate tra loro, le quali, unite, costituiscono un significato coeso e intero.

Libri illustrati per l'Infanzia con narrazioni multilineari

Riteniamo la coppia di disegnatori e creatori di storie a fumetti, Lewis Trondheim e Sergio Garcia, esemplari autori di narrazioni multilineari non filmiche, non letterarie, non videoludiche. Nei volumi Le tre Strade e Les trois Chemins sous les mers le pagine, disegnate e corredate di fumetti, seguono il percorso parallelo di quattro personaggi che si trovano a incrociare le loro strade e le loro esistenze, mediante l’attuarsi di situazioni paradossali, a volte perfino grottesche, ma sempre altamente umoristiche e profondamente ricche di senso; proprio l’incrocio dei percorsi permette un esito positivo e risolutorio dei cammini intrapresi dai personaggi. Queste storie multilineari sono rappresentate con le immagini dei percorsi relativi ai personaggi e ai loro incroci, così da essere ben situati nello spazio del foglio. A differenza delle due storie precedenti, il racconto OVNI, sempre a cura di Trondheim con la collaborazione di Fabrice Parme, è costituito esclusivamente di sole immagini disegnate. Protagonista è un piccolo ufo, che attraversa, con le sue molteplici vite potenziali, tutta la storia dell’umanità, dalla preistoria ai giorni nostri. Ogni tavola disegnata, essendo costituita di centinaia di piccoli dettagli, si presta a una lettura che coinvolge tutte le risorse percettive e attentive del lettore. Se la lettura delle immagini viene commentata insieme a un adulto, che conosce maggiormente tutti i rimandi storici e letterari inseriti, può diventare un veicolo di trasmissione culturale, oltre che cognitiva. Indirizzati a ragazzi dai 9 anni in poi, i due volumi, Mister O e Mister I, presentano una versione, senza alcun testo e in vignette un po’ splatter, della tecnica ideata dal francese Raymond Queneau con il suo Esercizi di Stile, al quale Trondheim fa riferimento in modo colto e divertente. Nel primo volume compare un personaggino a forma di O che per ben 30 volte in 30 tavole, disegnate e suddivise ciascuna in 60 vignette sequenziali (quindi per un totale di 1800), cerca di oltrepassare un burrone. Analogamente, nel secondo volume, compare un personaggino a forma di bastoncino o di I, che sempre per 30 volte in 30 tavole, disegnate e suddivise ciascuna in 60 vignette sequenziali (quindi sempre per un totale di 1800), cerca di sfamarsi. In entrambe le situazioni le conclusioni sono paradossali e capaci di dare un senso all’intera vicenda, il che caratterizza sempre la cifra artistica di Trondheim in tutte le sue opere. Sono presenti significati importanti, che possono rimandare a riflessioni di tipo letterario e filosofico, ma rimane parimenti interessante l’esplorazione del meccanismo di permutazione legato alle variazioni dei tentativi effettuati. Il volume A.L.I.E.E.E.N, pur privo di testo, è indirizzato a ragazzi dai 10 anni in su, sia per i contenuti simpaticamente truculenti e demenziali, sia per il complicato meccanismo di multilinearità che rende di decifrazione non immediata l’intreccio delle varie storie. Ci sono nove personaggi, che incrociano le loro aliene vicissitudini. Ciò che rende più complicato il meccanismo di lettura e di riconoscimento degli incroci multilineari tra le nove storie, è la disposizione a capitoli, infatti, ciascun personaggio, pur risultando protagonista del proprio capitolo, subisce gli effetti e le conseguenze dell’incontro con gli altri sette personaggi, che compaiono qua e là, rendendo connessi logicamente i vari accadimenti e costituendo un buon esempio di organizzazione narrativa a incastro-rizomatica.

Un altro celebre autore di narrazioni multilineari per l'infanzia è David Macaulay, e presentiamo qui brevemente due sue storie, ancora non tradotte in Italiano: Black and white e Shortcut. Nel primo libro, quelle che appaiono come quattro storie separate, rappresentate ciascuna in un riquadro della pagina, diventano un’unica storia, intersecandosi e ricomponendosi, ma per ottenere questo risultato il giovane lettore deve compiere notevoli processi mentali, di tipo inferenziale e mnestico; le immagini, abilmente costruite dal punto di vista percettivo, favoriscono sia un processo di illusione che di immaginazione, infatti, la rappresentazione delle quattro narrazioni incrociate mobilita meccanismi di esplorazione e di interrogazione, poiché è necessario rivedere ed esplorare più volte le immagini per apprezzare la complessa variazione degli stili presenti. Tutto il libro si presenta, dunque, come una specie di quiz-puzzle-narrativo: partire dalla decifrazione dei contenuti, spesso contrastanti le immagini, per finire alla doppia rappresentazione di alcune illustrazioni, che, a seconda se vengono viste come sfondo o come rilievo, presentano realtà differenti. Più semplice del precedente, sia nel contenuto, che nelle illustrazioni, anche il secondo libro vede l’intrecciarsi degli avvenimenti di quattro personaggi. La tecnica di illustrazione di questo raffinato autore offre una molteplice gamma di prospettive e inquadrature, che richiamano molto le riprese filmiche e rendono maggiormente efficace il riconoscimento degli intrecci della storia plurivocale narrata.

Costituiti di sole illustrazioni, indichiamo nella categoria della multilinearità narrativa due libri ormai conosciuti anche in Italia di Istvan Banyai: The other side e Zoom, i quali permettono una visione multipla, pluriprospettica e combinatoria-sequenziale della realtà. Nel primo libro, l’autore, utilizzando immagini con sfondi dalle sfumature del grigio-nero e pochi dettagli colorati, intreccia oggetti e avvenimenti, che si rimandano l’uno all’altro proprio per lo spostamento, da un quadro all’altro, di cose e persone. Il filo conduttore di tutto il libro è la visione su due lati dello stesso avvenimento. Per esempio: una bambina in una stanza suona il violoncello e vede arrivare dalla finestra un aeroplanino di carta, che, voltando pagina, si scopre essere stato lanciato da un bambino affacciato a un’altra finestra, perché coinquilino del palazzo. Nel secondo libro, Zoom, l’autore parte dall’illustrazione di una forma, che poi, nelle pagine seguenti, si scoprirà essere solo un dettaglio, appartenente a un altro dettaglio, appartenente a un altro dettaglio e così via, fino ad allargare la visione dallo spazio astronomico. Anche qui sono necessari processi ripetuti di lettura delle immagini, in modo da poter cogliere tutti i dettagli e le implicazioni presenti nella narrazione.

Uno degli autori che, già a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, ha sottolineato maggiormente le dimensioni polifonica e multiprospettica, riconducibili a modalità di narrazione multilineare: è l'illustratore e scrittore per l'infanzia Anthony Browne.
Nel suo volume Voices in the Park, recentemente tradotto in italiano, Voci nel Parco, presenta il racconto multiplo di quattro personaggi, i quali narrano dal loro punto di vista un episodio che li ha visti interagire, sebbene non del tutto consapevoli della reciproca influenza. Espedienti grafici e illustrativi rendono, invece, più trasparenti al lettore i processi inferenziali polifonici, multiprospettici presenti nel racconto, nel quale le voci dei vari personaggi si intrecciano con le immagini e la trama, infatti, a ogni personaggio vengono attribuiti differentemente: punti di vista, registri linguistici, caratteri tipografici, stili figurativi, tipologie di inquadratura e di paesaggio; inoltre, come sempre nelle opere di questo autore, le illustrazioni sono dense di dettagli nascosti e di rimandi a importanti artisti (per esempio Magritte).
Anche un altro suo celebre volume, Nel bosco, presenta elementi funzionali intertestuali e multi-interpretativi, fortemente connotati in senso figurativo, a fronte di pochi elementi scritti.
Utilizzando i simboli più conosciuti delle fiabe, immersi in un bosco colorato tutto nei toni del grigio, ma graficamente tratteggiato minuziosamente e in modo da rendere conto di una complessità visuale, viene proposta una voce narrativa attraverso una prospettiva in prima persona, consentendo così al lettore di immedesimarsi nel protagonista: un ragazzino che, secondo i canoni classici della fiaba si deve mettere alla ricerca del padre, incontrando, sul sentiero che sta percorrendo, molteplici elementi e personaggi delle fiabe classiche, con i quali interagisce: Jack, una pianta di fagiolo e una mazza chiodata da gigante; Riccioli d’oro con le ombre dei tre orsi; Hansel e Gretel e un’ascia da boscaiolo, una casetta di dolciumi e una gabbia. Infine, appeso a un albero, vede un indumento rosso, che gli consente un risolutivo insight: ripercorrendo le tracce lasciate dalle fiabe nella propria memoria, potrà salvarsi dal lupo di Cappuccetto Rosso, che lo sta inseguendo, fatto che risulta evidente per i lettori, ma che richiede, parimenti, capacità di porsi in uno stato della mente altrui, ovvero quella del personaggio ignaro. Saranno altri elementi ricavati dalle fiabe, compreso un principe a cavallo, mescolati in un intreccio tra l'onirico e l'inferenziale, a consentire l'evoluzione del finale. Maggiormente connotate in direzione multiprospettica percettiva sono altre due opere precedenti di Browne: Changes (1990) e Lo specchio magico (1976).
Nel primo libro un bambino in casa nota una serie di strani e inquietanti cambiamenti negli oggetti e negli arredi (il bollitore diventa un gatto, il lavello diventa un volto, un pallone da calcio diventa un uovo che cova un uccello) ed essi diventeranno i precursori immaginifici del più grande cambiamento: l'arrivo di una sorellina. L'invito dell'autore alla riconfigurazione inferenziale e alla successiva rielaborazione riflessiva passa attraverso spiazzamenti percettivi, riconfigurazioni logiche, rimandi di dettagli tra una illustrazione e un'altra, riferimenti continui all'arte (la stanza di Van Gogh) e popolari. Nel secondo libro (il primo successo di Browne) le riconfigurazioni percettive e i rimandi all'arte di Magritte sono più evidenti e, per alcuni aspetti, riconoscibili, il plot narrativo è molto semplice, le immagini sono ben delineate e circondate da ampi spazi bianchi, quindi consentono una decifrazione più semplice per un bambino, che, comunque, viene invitato a riconfigurare la sua visione del mondo attraverso una lettura multipla del reale dentro una dimensione consequenziale surrealista.

Alle dimensioni introdotte da Browne, l'illustratore Davide Weisner, nel suo volume The Three Pigs, aggiunge quelle di intertestualità e di metanarrazione, rimandando ai racconti-cornice, mediante una riscrittura della fiaba classica dei Tre Porcellini, in cui intervengono: riferimenti a storiche rappresentazioni figurative della fiaba; inserti di altri personaggi fiabeschi (un drago); filastrocche tradizionali; inquadrature visuali disegnate sia in prospettiva bidimensionale che tridimensionale, che richiamano stili di epoche differenti.

La dimensione potenziale, combinatoria e riconfigurante del discorso, che possiamo ricondurre alla narrazione multilineare, è stata proposta da due lavori del francese Bruno Gibert: La piccola officina delle storie 1-2 (2008), in cui, mediante linguette cartacee disposte in file parallele, con 21 brevi frasi componibili, viene resa possibile la combinazione di 19.481 storie.
Più recentemente, sono apparsi nella produzione nazionale e internazionali, altri volumi con analogo meccanismo, ma caratterizzati unicamente o prevalentemente da illustrazioni:
- Ré-creaturés-cruschiform, produzione diretta da Colline-Faure-Poiree, edizioni Gallimard Jeunesse Gibolules, un cartonato con linguette cartacee, la combinazione delle quali consente la composizione di innumerevoli creature fantastiche delle più disparate forme.
- Conta-quilometros, dell'autrice portoghese Madalena Matoso, nel quale, sempre attraverso un meccanismo combinatorio di strisce cartacee, si può decidere quali percorsi stradali far effettuare a una famiglia di tre persone dentro un'automobile.
- C'era una volta (2016), sempre di Madalena Matoso, un libro di grande successo tra i bambini (da noi riscontrato anche in contesti scolastici), nel quale è possibile elaborare più di 3 miliardi di fiabe diverse, scegliendo protagonisti, ambientazione e trama, mediante una sequenzialità plurima e parallela, strutturata per pagine doppie, disegni chiari e accattivanti, semplici domande guida.

Conclusioni

Le nuove sfide della complessa realtà ambientale e tecnologica sollecitano, particolarmente le nuove generazioni, a mettere in atto abilità cognitive superiori come la pianificazione, l’organizzazione, la flessibilità cognitiva e l’attenzione sostenuta, attraverso alcuni principali processi: memoria di lavoro, attenzione e inibizione, riconducibli al costrutto “ombrello” delle Funzioni Esecutive. Svolgere compiti quotidiani, in particolare nuovi, di problem solving, multipli e contemporanei, infatti, richiede strategie intenzionali per gestire comportamenti diretti a scopi complessi, attivando costantemente: varie modalità attentive (attenzione sostenuta, divisa e alternata); la capacità di inibire interferenze e risposte impulsive o inadatte alla situazione problemica in cui si è coinvolti, così come risposte programmate, ma non più utili; meccanismi di memoria di lavoro (retrospettiva, prospettica, verbale, non verbale), stati intenzionali e motivazionali. Esperienze in contesti formativi, possono incidere sullo sviluppo delle Funzioni Esecutive, tra queste possiamo ascrivere azioni riflessive guidate attraverso opere narrative multilineari come quelle qui presentate, che sembrano costituire un buono scaffolding per i processi neuropsicologici evidenziati.

(Una versione più breve del saggio è pubblicata nel numero 117 di LiBeR)

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          PhD in Scienze della Cognizione e della Formazione, psicologa-psicoterapeuta e insegnante




Storie ad accesso libero

Materiali e approfondimenti su prospettive e percorsi di inclusione intorno al libro per ragazzi

Il 10 novembre a Campi Bisenzio si è svolto il convegno “Storie ad accesso libero”, dedicato al rapporto tra letteratura per l’infanzia e disabilità: un rapporto delicato e poliedrico che sta dando vita a proposte di grande valore ma anche a confronti articolati sulla diversità e sulla sua effettiva valorizzazione in ambito educativo e culturale (info).

Il convegno, promosso da Regione Toscana e Comune di Campi Bisenzio e organizzato dal Centro di servizi per le biblioteche per ragazzi attivo presso la Biblioteca Tiziano Terzani con la collaborazione di LiBeR è stato preceduto da una serie di riflessioni e ricerche pubblicate sul n. 116 di LiBeR (sommario), che presenta, di fatto, gli “atti” del convegno e che – oltre ad approfondire il tema dei libri accessibili, costruiti cioè per risultare fruibili anche in caso di difficoltà comunicative, motorie, sensoriali o di lettura, e di quelli capaci di raccontare la disabilità con sguardo lucido e appassionato – offre rassegne di progetti e risorse di qualità e riflessioni sui risvolti di una cultura, quella dell’inclusione, a tutt’oggi in costruzione.

Oltre ai contributi presenti su LiBeR, che anche nei numeri successivi prosegue la riflessione sul tema, LiBeRWEB offre una serie di materiali e approfondimenti:




L’adattamento dei classici della letteratura per ragazzi e il diritto all’uguaglianza culturale

La produzione e la promozione del libro tattile da parte della Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi: un impegno per garantire a tutti il diritto alla lettura
Sull’onda del successo e del nuovo interesse per queste pubblicazioni la Federazione decide nel 2008di lanciarsi nell’editing e nella riproduzione di opere tattili originali (circa dodicimila copie di 48 diversi titoli sono state prodotte e distribuiteda allora in Italia) e di impegnarsi nella promozione dell’editoria tattile illustrata.
Nasce così nel 2011 il progetto A SPASSO CON LE DITA, realizzato grazie al contributo di Enelcuore Onlus, che permetterà la distribuzione gratuitadi 6.000 libri tattili a1.000 istituzioni pubbliche impegnate nella promozione della lettura (biblioteche, reparti pediatrici, associazioni e Istituti per ciechi) e in seguito la creazione di varie manifestazioni itineranti chegireranno le più importanti sedi espositive nazionali per mostrare questi libri e promuovere la didattica speciale.
Il cuore delle manifestazioni di promozione del libro tattile è lo spazio-laboratori. Le attività ludiche, artistiche e di approfondimento gestite da personale specializzato della Federazione coinvolgono studenti di ogni ordine e grado, insegnanti e operatori culturali. Di che colore è il vento, Aptica, Le Parole della Solidarietà e infine Sensi Unici (l’ultima iniziativa nata in collaborazione con lo Scaffale d’arte del Palazzo delle Esposizioni di Roma) sono le manifestazioni di promozione della lettura promosse negli ultimi anni, grazie alle quali la Federazione è riuscita a uscire dalla nicchia editoriale nella quale rischiava di essere confinata e a portare gli argomenti dalla didattica speciale dentro i confini della pedagogia classica, creando interessanti momenti di confronto e fornendo a insegnanti e genitori nuovi strumenti e nuovi stimoli per le loro attività pedagogiche quotidiane.
La convenzione internazionale dei diritti per l’infanzia e dell’adolescenza chiede a tutti di impegnarsi affinché l’accesso al libro e alla cultura siano diritti imprescindibili per tutti i bambini, e la Federazione sta così cercando di contribuire con tutte le sue migliori energie.

L’adattamento dei classici della letteratura e dell’illustrazione per ragazzi
Altro aspetto importante per garantire ai bambini ciechi e ipovedenti di essere inclusi, almeno in parte, nella vita culturale e artistica,è quello dall’adattamento in versione tattile dei grandi classici della letteratura e dell’illustrazione per ragazzi.
E qui va innanzitutto ricordato che un libro tattile per essere fruibile deve essere ideato e realizzato nel rispetto diprecise regole affinché le immagini a rilievo possano essere interpretate attraverso l’esplorazione aptica (dal greco haptomai, sfiorare con le mani), e che il lettore-bambino abbia acquisito una buona educazione all’immagine,un processo che gli permetta di arrivare ad interpretare simboli e forme astratte. Ci troviamo quindi di fronte a vincoli molto stretti, ogni qual volta decidiamo di proporre una versione tattile di opere comuni al nostro immaginario visivo collettivo. Questo vale sia per le opere d’arte che per i personaggi dei fumetti o della letteratura per ragazzi: l’intero patrimonio di immagini visive a nostra disposizione va rielaborato e ripresentato in maniera accessibile, grazie ad un lavoro che va gestito e confezionato da esperti in questo settore.
Per motivi di spazio ci è preclusa una dissertazione completa su questo argomento ma è doveroso comunque ricordare in breve che vanno almeno rispettati alcuni criteri di forma (figure semplificate, riconoscibili nella loro interezza, ordinate e non sovrapposte), di spessore (elementi troppo sottili non vengono percepiti), di tessitura (materiali diversi per elementi diversi, riconducibili al reale), di dimensione (proporzioni tra gli elementi, assenza di prospettiva), di colore (colori primari e forti contrasti per gli ipovedenti) e di congruenza (corrispondenza fra testo e immagini).
Così facendo, cercando di non stravolgere il senso e il ritmo narrativo della storia originaria, possiamo e anzi direi dobbiamo, fornire al bambino cieco una proposta che lo avvicini alle storie e ai personaggi popolari della nostra letteratura per l’infanzia. Perché tutti i personaggi delle favole antiche e moderne che appartengono all’immaginario dei bambini non divengano per lui materia di esclusione sociale.
La difficoltà di tutti gli operatori tiflodidattici è quindi quella di riuscire ad apportare quei necessari adattamenti a libri già editi, che non sono nati specificatamente per essere proposti a bambini ciechi, senza perdere i contenuti e le suggestioni narrative. Un lavoro altamente creativo, sia sul versante didattico che su quello estetico, che comporta professionalità trasversali, sulle quali a dire il vero ancora non si investe sufficientemente in formazione e aggiornamento.
Lo stesso uso del braille, in fase di stampa, comporta un inevitabile riadattamento del testo, che va ragionato e ricreato con competenza e sensibilità narrativa. A queste modifiche rispetto al testo originario vanno poi affiancati necessariamente tutti quegli accorgimenti tecnici dovuti all’inserimento degli elementi materici che costituiscono le illustrazioni, a volte fissi sul piano e a volte mobili, con tutto quello che ciò comporta da un punto di vista di maneggevolezza e tenuta del blocco libro. E qui necessiterebbe un piccolo excursus in materia di rilegature e di cartotecnica.
Viste le numerose criticità da affrontare nell’adattamento dei classici della nostra letteratura, fra i quali anche i diritti d’autore, troppo spesso si preferisce ideare opere originali, ma non per questo non esistono brillanti tentativi, ben riusciti per quei libri già impostati all’origine su personaggi altamente simbolizzati: il Petit Chaperon Rouge di Marja Lavater, i capolavori di Leo Lionni Piccolo blu piccolo giallo e Pezzettino possono risultare degli ottimi punti di partenza per la realizzazione di una versione tattile.
Naturalmente, ad esempio in Piccolo blu, piccolo giallo,ma vale per tutti i libri, i colori dei personaggi dovrannodifferire non solo cromaticamente ma soprattutto tattilmente. Così come l’elevato numero di pagine dovrà essere ridotto impostando un sunto accessibile e molto evocativo della storia originaria, per non incorrere in una versione tattile troppo voluminosa a causa degli spessori delle illustrazioni. Un buon esempio di una versione tattile riuscita è Un Punto di Hervé Tullet, realizzato dalla casa editrice francese LDQR. Attraverso la mediazione diretta dell’autore sono state infatti apportate quelle modifiche necessarie e funzionali alla traduzione tattile dell’opera al fine di renderla adattata alle esigenze specifiche della lettura digitale.
C’è poi bisogno, per la realizzazione di un prodotto unico e fruibile dalla maggior parte dei bambini ciechi, di un compromesso fra le varie esigenze specifiche di lettura dei singoli bambini, che spesso hanno approcci diversi e difficoltà diverse. Va individuato per così dire un bambino cieco “ideale”, e impostato su di lui il nostro prodotto editoriale, nella consapevolezza che non tutte le esigenze specifiche potranno essere rispettate, ma sapendo anche che il libro sarà introdotto da un adulto, il quale se ben educato e sensibile saprà fare da mediatore e non lascerà il bambino solo di fronte alle difficoltà interpretative ma lo aiuterà ad entrare in quella storia e in quel particolare mondo simbolico. Per questo credo che solamente mettendo in contatto editori, autori, tecnici di produzione e tiflologi con i lettori e i mediatori culturali specializzati nel presentare questi libri ai giovani lettori ciechi, si possano raggiungere i risultati da noi auspicati. Un lavoro costante di intermediazione culturale quindi, che deve continuare a essere sostenuto, anche economicamente, dalle nostre istituzioni pubbliche, affinché il costo di questa complessa operazione di integrazione culturale non ricada solamente sugli utenti finali, ossia sulle famiglie dei ragazzi ciechi.

Per approfondire:
www.libritattili.prociechi.it
www.aspassoconledita.prociechi.it

(Il testo è stato elaborato per il convegno “Storie ad accesso libero”, Campi Bisenzio, 10 novembre 2017. Una versione breve è pubblicata su LiBeR 116)




Intervista a Monica Barni

Vicepresidente della Giunta Regionale Toscana e Assessore alla Cultura Università e Ricerca

Il Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi è attivo da alcuni anni presso la Biblioteca Tiziano Terzani di Campi Bisenzio, grazie a una convenzione fra la Regione Toscana e il Comune di Campi Bisenzio, con l’obiettivo di assicurare a tutte le biblioteche toscane sia una consulenza professionale per lo sviluppo e l'organizzazione delle raccolte e dei servizi per bambini e ragazzi, sia l'aggiornamento e la formazione dei bibliotecari impegnati in quest’area di servizi.
Fra le attività di aggiornamento, nel mese di novembre 2017 il Centro ha promosso il convegno “Storie ad accesso libero: prospettive e percorsi di inclusione intorno al libro per ragazzi”.
Il convegno – al quale lei ha partecipato – ha rappresentato un’occasione di studio e di approfondimento sul rapporto tra letteratura per l’infanzia e disabilità: un rapporto delicato e fecondo che sta dando vita a una moltitudine di progetti e proposte di notevole interesse e di grande utilità ai fini della costruzione di esperienze di lettura realmente inclusive.
Nel 2018 il tema dei libri accessibili (costruiti per risultare fruibili anche in caso di difficoltà comunicative, motorie, sensoriali o di lettura) e dei libri capaci di raccontare la disabilità con sguardo lucido e appassionato sarà ancora il fulcro di nuove iniziative del Centro regionale, con l’obiettivo di contribuire a delineare luci e ombre di un ambito editoriale dalle straordinarie potenzialità e offrire riflessioni preziose e strumenti pratici che aiutino a operare proficuamente in favore dell’inclusione e di un’educazione alla lettura che parli davvero a tutti.
Qual è la sua opinione su queste iniziative? E quale contributo ritiene che possa venire dalle biblioteche su questi temi?
In un paese in cui si legge sempre meno stando ai dati sulla lettura del 2016, queste iniziative sono molto importanti. La biblioteca pubblica è inclusiva per sua definizione e missione, così come indicato nel Manifesto IFLA-Unesco sulle biblioteche pubbliche del 1994. Le biblioteche devono  organizzare spazi e attività partendo dal principio fondamentale di garantire un accesso universale ed inclusivo alla conoscenza, all'informazione e alla lettura. Per questo motivo la Regione Toscana da oltre 20 anni interviene con azioni di sistema e di rete per migliorare l'accessibilità da parte di un pubblico sempre più ampio e diversificato degli spazi bibliotecari pubblici, a partire dal potenziamento del patrimonio librario con attenzione alle soluzioni  tecnologiche per gli utenti disabili, ai progetti di informazione e promozione della lettura sin dai primi anni di vita. Ci rendiamo conto che per una biblioteca non è semplice rispondere ai bisogni di tutti, per questo è necessario lavorare in rete con le associazioni e tutti quei soggetti interessati che possano contribuire a qualificare l'offerta rendendola rispondente alle esigenze specifiche e formare il personale sul tema della disabilità e accesso.
Quali sono le ulteriori prospettive di lavoro del suo Assessorato su questo tema?
Da un'analisi dei bisogni emerge l'esigenza di lavorare prevalentemente sulla formazione e aggiornamento degli operatori e su una comunicazione più coordinata. Nel 2018 realizzeremo percorsi di formazione rivolti agli operatori dei musei, degli archivi e delle biblioteche sui temi dell'accesso alla lettura con particolare attenzione alle categorie svantaggiate. Sul piano della comunicazione valorizzeremo maggiormente il nostro portale Toscana Accessibile (http://open.toscana.it/web/toscana-accessibile) realizzando un punto unico di  accesso a tutte le iniziative sul tema accessibilità e disabilità. Dedicheremo inoltre, nell'ambito dei bandi per progetti specifici sui temi della lettura, anche interventi sull'accessibilità.




Il mondo liquido

Bibliografia tratta da LiBeR Database

L’acqua è fonte di continue trasformazioni, nella sfera ambientale e sociale come nel mondo dei libri per bambini e ragazzi
In occasione dell’uscita di LiBeR 115 (lug.-set 2017) che propone un viaggio nel “mondo liquido” (sommario di LiBeR 115) una proposta di lettura tratta da LiBeR Database.
La bibliografia contiene circa 400 titoli, usciti a partire dal 2000 e selezionati in base alle valutazioni di LiBeR Database (quelli da tre a cinque stelle), che documentano la produzione di libri per bambini e ragazzi sul tema dell’acqua. Le citazioni bibliografiche sono ordinate per genere, autore e titolo.

La bibliografia disponibile in LiBeRWEB

Icona pdf Il mondo liquido




Il mondo liquido

L’acqua nei libri per bambini e ragazzi

Un progetto di promozione della lettura, informazione ed educazione ambientale sui temi dell’acqua rivolto alle scuole del territorio di Campi Bisenzio promosso da Comune di Campi Bisenzio con la Biblioteca Tiziano Terzani, Publiacqua, Water Right and Energy Foundation, LiBeR

Il progetto si articola in vari interventi

La rivista LiBeR

La pubblicazione del n. 115 della rivista LiBeR (lug.-set. 2017) dedicato a “Il mondo liquido”: l’immaginario e la realtà dell’acqua, presenza viva e molteplice fra letteratura, illustrazione e scienza. Con contributi di pedagogisti e studiosi della letteratura infantile, esperti di divulgazione scientifica, autori e illustratori (sommario).

Una giornata di studi
Giovedì 19 ottobre 2017, presso la Sala Consiliare a Campi Bisenzio, si è tenuto un seminario sul tema dell’acqua, preziosa risorsa naturale e origine e fonte di continue trasformazioni, non solo nella sfera ambientale e sociale, ma anche nel mondo dei libri per ragazzi e delle storie (programma).
Il seminario, al quale hanno partecipato esperti che hanno contribuito alla realizzazione di LiBeR 115, è stato aperto sia agli insegnanti delle scuole del territorio aderenti al progetto che a bibliotecari, educatori e quanti operano nel campo dei libri per bambini e ragazzi.

Le attività per le classi scolastiche
Le attività previste per le classi saranno articolate per fasce scolastiche e si svolgono nel corso dell’anno scolastico 2017-2018.
Alle scuole aderenti al progetto è stata proposta una selezione di libri di qualità sul tema – articolata per le diverse fasce scolastiche – che saranno utilizzati per il lavoro degli alunni e delle classi scolastiche.

Scuola primaria: prima, seconda e terza elementare
Alle classi scolastiche saranno proposte letture ad alta voce delle opere selezionate. Le letture, condotte da operatori di Idest, potranno svolgersi presso le sedi scolastiche o in biblioteca.

Scuola primaria: quarta e quinta elementare
Gli alunni saranno invitati a leggere le opere selezionate e a recensire e produrre elaborati legati quelle che hanno maggiormente apprezzato. Gli elaborati potranno essere recensioni scritte, video, drammatizzazioni, lavori grafici, ecc.
Una giuria composta da esperti del settore sceglierà le migliori recensioni. Alle classi scolastiche che avranno realizzato i migliori elaborati sarà assegnato un premio in buoni libro offerti da Publiacqua.

Scuola secondaria di primo grado
Gli alunni saranno invitati a leggere le opere selezionate e a recensire e produrre elaborati legati a quelle che hanno maggiormente apprezzato. Gli elaborati potranno essere recensioni scritte, video, drammatizzazioni, lavori grafici, ecc.
Una giuria composta da esperti del settore sceglierà le migliori recensioni. Alle classi scolastiche che avranno realizzato i migliori elaborati sarà assegnato un premio in buoni libro offerti da Publiacqua.

Incontri didattici di Water Right Foundation
Incontri nelle scuole dedicati ai temi del risparmio e del corretto uso delle risorse idriche allo scopo di sensibilizzare i ragazzi alla tutela e uso consapevole dell’acqua del territorio, sviluppando buone pratiche di utilizzo, e comprendere il ciclo dell’acqua in una prospettiva globale, valutando se l’acqua rappresenti una risorsa illimitata oppure finita e considerando le implicazioni a livello di sviluppo umano legate alla mancanza di accesso alla risorsa.
Le attività si avvalgono di supporti didattici originali e metodologie differenze secondo il tipo di scuola. Il ciclo prevede due incontri per classe:
- 1° incontro di 2 ore: consumo diretto e acqua virtuale, impronta idrica
- 2° incontro di 2 ore: prelievo, potabilizzazione e distribuzione dell'acqua sul territorio, depurazione.

Spettacolo "Storie d'acqua" di Gek Tessaro, autore e illustratore

Nell'ambito del mese in cui si celebra la Giornata mondiale dell'acqua, martedì 13 marzo 2018 alcune classi aderenti al progetto hanno avuto la possibilità di assistere allo spettacolo "Storie d'acqua" di Gek Tessaro, autore illustratore e perfomer, presso il Teatrodante Carlo Monni di Campi Bisenzio.

Informazioni:

Biblioteca Tiziano Terzani
Comune di Campi Bisenzio
Villa Montalvo - Via di Limite 15 – 50013 Campi Bisenzio
Tel. 055 8959600/2 – fax 055 8959601
www.comune.campi-bisenzio.fi.it/biblioteca
biblio.promozione@comune.campi-bisenzio.fi.it

LiBeR c/o Idest srl
Villa Montalvo - Via di Limite 15 – 50013 Campi Bisenzio
Tel. 055 8966577 – fax 055 8953344
www.liberweb.it
liber@comune.campi-bisenzio.fi.it




Rotte di cittadinanza

Bibliografia tratta da LiBeR Database

Raccontare i migranti, mentre il Mediterraneo propone oggi tragiche mareggiate di corpi e di storie, è diventato molto difficile. Occorre porsi tante domande alle quali sul numero 114 di LiBeR (apr.-giu. 2017) cercano di dare risposta i contributi di Franco Cardini, Michele Rak, Laura D’Alessandro, Vinicio Ongini, Silvana Sola, Manuela Trinci, Stefano Calabrese, Valentina Conti, Angela Dal Gobbo, Vichi de Marchi, Maria Grosso, Riccardo Pontegobbi, Domenico Bartolini, Gabriella Carrè, Silvia Pipino, Grazia Gotti e le interviste di Chiara Peri a Melania Mazzucco, Vinicio Ongini a Takoua Ben Mohamed, Elena Zagaglia ad Abderrahim El Hadiri, Angela Dal Gobbo ad Armin Greder, Adolfina De Marco a Francesco D’Adamo.

Sommario di LiBeR 114: http://www.liberweb.it/CMpro-v-p-1206.html

Disponibile in LiBeRWEB
00pdf_small Rotte di cittadinanza
In occasione dell’uscita di LiBeR 114 una selezione una bibliografia tratta da LiBeR Database. La bibliografia contiene oltre 400 titoli, usciti dagli anni ’90 al 2016, che documentano la produzione di libri per bambini e ragazzi sui temi delle migrazioni e dell’accoglienza. Le citazioni bibliografiche sono ordinate per autore e titolo. L’indice finale per data di pubblicazione raggruppa in ordine cronologico tutte le pubblicazioni, fornendo un panorama pressoché completo di una intera stagione di libri per ragazzi a vocazione interculturale.




Il potente spettacolo nella realtà delle storie

Lecture di Fabio Geda, con le 6 parole chiave che aiutano a costruire un percorso letterario concreto e autentico, scritta in occasione del conferimento del Premio Ceppo per l’infanzia e l’adolescenza 2017 e pubblicata sul numero 114 di LiBeR.


La "Lecture" di Fabio Geda

Le storie influenzano il mondo e la formazione dei suoi abitanti, e il nutrimento che offrono ai lettori li aiuta ad acquisire consapevolezza della propria identità, desideri, aspirazioni

di Fabio Geda

Raccontare storie
Raccontare storie è sempre stato, per me, un gesto involontario, così come involontario è il muscolo cardiaco. Ora che è diventato un mestiere tento di governarlo, di gestirlo in modo consapevole, ma ciò non toglie che imbastire scenari narrativi sia qualcosa di indipendente dalla mia volontà. Prima ancora che potessi attribuire un nome a ciò che stavo facendo mi capitava, durante un viaggio in macchina con i miei genitori, o a scuola, durante una lezione particolarmente noiosa, di scivolare, come si scivola in acqua, e di ritrovarmi trascinato via dal flusso di una storia. La cosa straordinaria era che quella storia accadeva dentro di me, ma anche fuori di me, davanti ai miei occhi. E io ero nella storia non perché fossi il protagonista, ma perché la vicenda era un riflesso dei miei desideri e delle mie paure. Con quelle storie sognate a occhi aperti cercavo di comprendermi e di comprendere il mondo, e, per citare Walt Whitman, d’intuire con quale verso avrei potuto contribuire al “potente spettacolo”.
Detto questo, leggo e racconto storie perché sono curioso. Vorrei vivere un milione di vite e tutte diverse. E visto che invece non posso fare altro che essere me stesso, affido alla magia della narrazione l’occasione che la biologia mi nega: diventare altro da me. Ho presto capito che l’unica possibilità che avevo per solcare i mari su una nave pirata erano le storie; che l’unica possibilità che avevo di scoprire un nuovo continente erano le storie; che l’unica possibilità che avevo di essere un giorno un chirurgo, il giorno dopo un architetto e il giorno dopo ancora un paleontologo, un astronauta o un vigile urbano, erano le storie.
Inoltre, quando ho capito che non avrei potuto fare altro che vivere una sola vita, la mia, ho cominciato a cercare nella letteratura, nel cinema e nella musica l’opportunità di accumulare esperienze prima che queste si presentassero: per arrivarci meglio attrezzato. Letteratura, cinema e musica sono dei simulatori di realtà – lavorare, amare, scegliere, persino morire – aiutano a vivere il presente con più consapevolezza, rafforzano l’ego e allo stesso tempo lo relativizzano, mentre le strade sono piene di persone dall’ego fragilissimo, affamate di conferme, e che nonostante questo si sentono assolute. Le narrazioni in cui siamo immersi influiscono sulla formazione dei cittadini. Le nostre opinioni su ogni cosa germinano dalle storie di cui ci nutriamo, e sulla base di quei racconti, di una certa idea di mondo, andiamo a votare, a fare la spesa e interagiamo con il nostro prossimo.
Volessi spingermi più in là, direi persino che le storie preparano ai lavori del futuro, quelli che le macchine faranno più fatica a fare perché richiedono empatia, creatività e capacità di negoziazione: qualità che un lettore allena ogni volta che ficca il naso dentro un buon libro.
Insomma, se eravate interessati a sapere perché accidenti faccio questo mestiere, le ragioni sono queste. Ma perché, invece, scrivo ciò che scrivo? Perché, per esempio, mi rifugio in un acuto realismo anche quando affronto scenari post-apocalittici alla Berlin? Perché mi sono ritrovato a scrivere soprattutto di ragazzi che crescono, di dialogo tra le generazioni e di fughe? Questo proverò a spiegarlo con l’aiuto di sei parole chiave.

Assenza
La prima parola è assenza, intesa soprattutto come assenza di genitori e a volte, in generale, di figure adulte; ma adulte non tanto da un punto di vista anagrafico, quanto etico e morale. Adulti come luoghi dove rincasare e come fari che indicano la strada ai figli di ritorno dai loro corpo a corpo con la vita. Adulti che a quel corpo a corpo sappiano attribuire un significato e nel cui sguardo i ragazzi possano rispecchiarsi e riconoscersi degni di fiducia. Adulti di fronte a cui i bambini possano tornare a essere bambini. Come Ralph, nel Signore delle mosche di William Golding, che quando, alla fine del libro, crolla a terra stremato ai piedi dell’ufficiale di marina, scoppia finalmente in un pianto dirompente e selvaggio, per la morte di Simon e Piggy, per la perdita dell’innocenza e per la definitiva scoperta del male che risiede in ciascuno di noi.
Togliere gli adulti da una storia è il modo migliore per verificare cosa, del loro esempio, si è sedimentato nei ragazzi che li hanno osservati. È ciò che accade ai protagonisti di Berlin,o a Zeno dell’Ultima estate del secolo,che tuttavia tra le altre cose approfittano di quel tempo nuovo per mettersi alla prova, rigiocarsi, svelarsi,stringere nuove alleanze.Da questo punto di vista l’assenza degli adulti non è sempre e solo terra bruciata, perché offre, in tempi e modi differenti, la possibilità di liberare sacche di creatività e scoprire nuovi pezzi di sé. Solo, dovrebbe capitare in modi e tempi non traumatici. Gli adulti dovrebbero imparare a esserci quando servono e a sparire quando non servono, mentre hanno la misteriosa capacità di sparire quando servono, e quando ci sono di muoversi come elefanti in cerca di cibo. Da dove arrivano queste riflessioni? Dai dodici anni trascorsi a occuparmi di disagio minorile, prima come educatore di territorio, poi in comunità alloggio. Anni in cui il mio lavoro si è trasformato prima in passione e poi in ossessione. E le ossessioni, come certamente sapete, sono il combustibile preferito dall’immaginazione.

Solitudine
La seconda parola è solitudine. Se c’è una qualità condivisa dai protagonisti delle mie storie, è la capacità di vivere la solitudine in modi creativi: riflettono, immaginano, costruiscono. La solitudine per Emil, protagonista di Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani, è un modo per misurare lo spazio e decidere a cosa e a chi avvicinarsi. Stessa cosa per Corrado dell’Esatta sequenza dei gesti. Mentre Zeno dell’Estate alla fine del secolo ne approfitta per usarla come una bussola per orientarsi nel mondo.
Se c’è un problema, uno, che addebito alle nuove tecnologie, ai social network, è l’equivoca sensazione di compagnia che allevia la fatica dell’introspezione, offrendo una continua via di fuga da sé e dai propri pensieri per immergersi nel flusso delle vite altrui, arrivando paradossalmente ad acuire il senso di esclusione: come se fuori, nel mondo, stessero accadendo cose meravigliose e noi ce le stessimo perdendo. Ma le cose meravigliose accadono con frequenza maggiore dentro di noi. E se siamo troppo concentrati sul fuori, su ciò che capita agli altri, rischiamo di perderci i fuochi d’artificio che la solitudine sa far esplodere nell’intimità.
Pensiamo a ciò che succede, per esempio, a Gerald Durrell nei cinque anni trascorsi a Corfù raccontati nel libro La mia famiglia e altri animali. Se lo avete letto, vi ricorderete come le continue esplorazioni del piccolo Gerry in giro per l’isola risuonino nell’esplorazione della propria famiglia e in quella di sé – di sé come terra straniera. Toccare le pietre è toccare la propria anima. Le ore che Gerry trascorre da solo a catturare insetti sono finestre spalancate sulla meraviglia. Gli incontri con le persone sonoincontri con delle persone.
È la magia della contemplazione. I campi che scorrono oltre il finestrino, il bosco dietro casa, la frammentazione dei paesaggi urbani; le occasioni per lasciare che il mondo si rifletta nel nostro sguardo, e noi in lui, sono infinite, e non serve altro per comprendere la bellezza e la complessità di quell’organismo vivente che chiamiamo Terra. Da ragazzo ho avuto la fortuna di intrecciare il mio cammino con quello di persone che mi hanno stimolato a fare esperienza del deserto. Non quello di sabbia. Intendo quello spazio di solitudine tipico di una certa ricerca spirituale. Ne ricordo uno in modo particolare. In Toscana. Avrò avuto diciassette anni. Una mattina, durante un campo di formazione, ci consegnarono una cartina con il percorso che avremmo dovuto fare a piedi, da soli: una serie di viuzze secondarie perse tra filari di salici, piccoli cimiteri di campagna, cascine e villette. Sulla mappa era indicato il punto dove ritrovarci a fine giornata. Avevamo un panino, una mela, un quadretto di cioccolato. Era giugno. Ricordo che camminai a lungo, accompagnato dall’abbaiare dei cani e da un vento fresco e costante, e che a un certo punto, pensando di essermi perso, chiesi indicazioni a una signora che stava passando in bicicletta. Mangiai il panino, la mela e il cioccolato seduto su una panchina, sotto alcuni grossi alberi che facevano da quinta a un cimitero – i cimiteri, i viandanti lo sanno, sono posti buoni per sostare perché al loro interno c’è sempre una fontana o un rubinetto per rifornirsi d’acqua. Non parlai con nessuno. Lessi i brani che ci erano stati assegnati e lasciai che il pensiero seguisse percorsi non stabiliti, permettendogli di fluttuare tra l’odore della campagna e le riflessioni personali. Ne ricavai una sensazione di pace profonda e di ancora più profonda comprensione di me e del creato. Per anni ho pensato a quella giornata come a una delle più intense della mia vita da ragazzo.

Ricordi
La terza parola è ricordi. Come quello che ho appena condiviso. La questione è semplice: i ricordi punteggiano le vite dei miei personaggi, come certe pietre grosse nei muretti a secco. Sono ciò che sostiene quella materia friabile che chiamiamo presente. Sono la strada fatta, il luogo e le relazioni che ci hanno plasmato, i successi e i fallimenti. I ricordi possono essere fardelli insostenibili o un massaggio per lo spirito. I ricordi, ovviamente, condizionano la nostra vita. Hans Schwarz, il protagonista di L’amico ritrovato di Fred Uhlman, vive con il rimpianto di non essere riuscito a far cambiare opinione al suo amico Konradin. Immaginate un ragazzo ebreo che per tutta la vita immagina che l’anima gemella, il ragazzo con cui ha intrecciato la più straordinaria e commovente delle amicizie, sia stata corrotta dal nazismo, tranne poi scoprire, da vecchio, che non è così. Pensate al peso di quel ricordo e poi alla gioia del suo ribaltamento. Pensate a quanto, quelle memorie, devono aver influito sulla vita di Hans.
Di ricordi sono intessute molte delle storie che ho scritto. Enaiatollah, nel libro Nel mare ci sono i coccodrilli, durante i suoi cinque anni di viaggio dall’Afghanistan all’Italia, per alleviare il dolore decide di smettere di pensare alla madre e ai fratelli, richiamandoli alla memoria solo una volta raggiunto un luogo da chiamare casa. Ma spesso si siede vicino alle scuole, durante l’intervallo, per ascoltare il rumore dei giochi dei coetanei e ricordare quando anche lui era uno di loro, e onorare il sacrificio del suo maestro. Nonno Simone, ne L’estate alla fine del secolo, ripercorre la sua vita per affermare il proprio diritto a esistere, lui che era nato ebreo il giorno esatto della promulgazione delle leggi razziali. I ragazzi di Berlin tornano di continuo con la memoria a prima dell’epidemia in cerca di indicazioni e consigli. Il primo libro finisce con Jakob che va a dormire in quella che è stata la sua casa, nel letto matrimoniale dei genitori, come se il letto avesse conservato la loro impronta.

Fuga
La quarta parola è fuga. E a pensarci, se solo avessi uno psicoanalista, sarebbe argomento da psicoanalisi. Emil, il protagonista del libro Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani, fugge da Torino e attraversa mezza Europa. Marta e Corrado, i protagonisti de L’esatta sequenza dei gesti, fuggono per rifugiarsi in montagna. Enaiatollah fugge dall’Afghanistan e attraversa cinque nazioni. Non è una fuga quella di Zeno de L’estate alla fine del secolo, ma comunque è costretto a lasciare casa sua in Sicilia per andare a vivere con il nonno in Liguria. Andrea, il protagonista di Se la vita che salvi è la tua, va a New York e decide di non tornare più in Italia. Ora, mi capita di andare in giro per le scuole e che gli studenti debbano scrivere dei temi sull’incontro e già immagino, prima o poi, la traccia a partire dalla scottante domanda e tipica paturnia esegetica: ma da che accidenti fugge, il Geda? Ecco, il giorno che un malcapitato studente dovesse arrovellarsi su questa domanda, spero gli venga in mente una cosa che sono certo di aver scritto ne L’esatta sequenza dei gesti, ma forse anche in qualche altro romanzo, ossia che non è tanto importante da dove si fugge, quanto verso cosa. È la direzione che conta. Tutti scappiamo da, ma non tutti scappiamo verso. Il vero salto nella vita di ognuno, che è poi la grande trasformazione di Andrea Luna in Se la vita che salvi è la tua, avviene quando capiamo o accettiamo la nostra vocazione, quando finalmente, dopo averlo lasciato squillare per anni, troviamo la forza di alzare quel dannato telefono e di accettare la chiamata. Che è una consapevolezza non da poco, visto che le storie, io credo, educano alla complessità del mondo aiutandoci a scrivere la storia più importante di tutte: la storia del nostro futuro.

Libri
La quinta parola è libri. Una cosa che diceva Italo Calvino è che scriviamo per rimettere in circolo idee e ideali, visioni e previsioni che altri prima di noi hanno trasformato in racconti. Le storie sono per lo spirito quello che il cibo è per il corpo: le ingeriamo, le consumiamo e le trasformiamo in azioni quotidiane. Per questo abbiamo bisogno di romanzi sempre nuovi, perché non esistono libri definitivi, film definitivi, canzoni definitive, così come non esiste un piatto di pasta definivo, quello che, dopo che l’hai mangiato, non avrai mai più bisogno di mangiare un piatto di pasta. È vero, alcuni romanzi resistono e restano freschi per molto tempo, permettendo a molte generazioni di lettori di nutrirsene; ma la maggior parte no, la maggior parte ha una data di scadenza. Motivo per cui, nonostante tutti i libri che sono già stati scritti, nonostante tutti i film che sono già stati girati, abbiamo bisogno di scriverne e di girarne ancora. Storie che catturino il nostro tempo in modo sempre più esatto, che parlino a noi, in questo momento.
Per questo nei miei libri sono spesso riconoscibili, citati, intrecciati, i libri e i film di chi mi ha preceduto e su cui mi sono formato. E per questo rispondo sempre di sì quando qualcuno mi chiede di partire da una storia mia per farci qualcos’altro. Penso a uno spettacolo teatrale costruito mescolando Nel mare ci sono i coccodrilli con Le mille e una notte.O un altro che ha usato passaggi di un mio racconto sul carcere minorile di Torino facendoli cortocircuitare con altri testi sull’educazione e sulla segregazione. È un modo, per me, per affermare la mia volontà di appartenere a quel flusso. Un modo per dire che le storie sono mie solo fin tanto che le sto scrivendo, e poi non più. Che ogni cosa è trasformazione.

Pericolo
La sesta e ultima parola è pericolo. Uno dei libri che hanno segnato la mia infanzia e in cui il pericolo è più presente è Il libro della Giungla di Rudyard Kipling. Un bambino da solo nella Giungla, allevato da un branco di lupi e con una tigre che vuole mangiarselo. Adoro le storie in cui c’è del pericolo, quella sottile tensione che attraversa ogni frase, come se stessi camminando su un campo minato. E mi piace il racconto del male. Primo, perché il male esiste, e secondo, perché non esiste mezzo migliore per indagarlo della letteratura. Le parole possono dire l’indicibile, entrare in luoghi e restituire verità che altri mezzi, le immagini ad esempio, renderebbero subito volgari, voyeuristiche. Mowgli alla fine riuscirà a sconfiggere il male, Shere Khan, perché, come ha detto Chesterton: “Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini lo sanno già che i draghi esistono. Quello che raccontano le fiabe è che i draghi possono essere uccisi”.
Il fatto è che i draghi a volte prendono forme inattese. Il titolo della storia di Enaiatollah, per esempio, Nel mare ci sono i coccodrilli, si concentra proprio su questo, sui falsi pericoli che rischiano di attirare l’attenzione degli innocenti distraendoli dai pericoli veri. Enaiat è su una spiaggia lungo le coste della Turchia e sta per attraversare quel tratto di mare che separa il continente da Lesbo, la più vicina delle isole greche. Mentre sono su quella spiaggia, uno dei ragazzi con cui sta viaggiando, il più piccolo di tutti, si mette a piangere e dice che non vuole partire: ha paura dei coccodrilli. Lui non lo sa che nel mare non ci sono i coccodrilli e che i pericoli sono altri: le onde alzate dai traghetti di passaggio, per esempio. E che se uno non sta attento, quando le onde sollevate dai traghetti raggiungono il canotto, rischiano di farlo sgroppare, come un cavallo, e di farti cadere in acqua. E se hai dieci anni, e sei un ragazzino afghano che non hai mai visto il mare, e non sai nuotare, e cadi nel Mediterraneo di notte, muori. Ed è esattamente ciò che succede. I cinque ragazzini partono, incrociano un traghetto, le onde raggiungono il canotto, invisibili, uno di loro non fa in tempo a tenersi, cade in acqua e affoga. Le fiabe raccontano che i draghi possono essere uccisi, non che sia scontato ucciderli. E anche se la vita ci dimostra che, alle volte, sono i draghi a vincere, non per questo bisogna smettere di combatterli.

Un’ultima riflessione
Da che mi ricordo ho sempre scritto con la stessa urgenza con cui leggevo. Leggere e scrivere formano, nella mia vita, un unico gesto: come inspirare ed espirare. Per questo quando ho iniziato a scrivere ho sempre cercato di scrivere libri che avrei voluto leggere, così come cerco di leggere quei libri che vorrei saper scrivere. Quando mi sono occupato di ragazzi l’ho fatto pensando di rivolgermi a un lettore come me, e quindi a un lettore adulto. Poi ho scoperto che non era così, e che in realtà arrivavo anche a lettori più giovani. Da quel momento ho cercato di avvicinarmi a loro in modo sempre più consapevole. E ho provato a farlo con rispetto, in punta di piedi. Perché se c’è una cosa, una sola, che mi sembra di aver capito in questi anni, è che, come diceva Buzzati: “Scrivere per ragazzi è come scrivere per adulti. Solo più difficile»”.

(da LiBeR 114)




Il potente spettacolo della realtà nelle storie

Le storie influenzano il mondo e la formazione dei suoi abitanti, e il nutrimento che offrono ai lettori li aiuta ad acquisire consapevolezza della propria identità, desideri, aspirazioni

di Fabio Geda

Raccontare storie
Raccontare storie è sempre stato, per me, un gesto involontario, così come involontario è il muscolo cardiaco. Ora che è diventato un mestiere tento di governarlo, di gestirlo in modo consapevole, ma ciò non toglie che imbastire scenari narrativi sia qualcosa di indipendente dalla mia volontà. Prima ancora che potessi attribuire un nome a ciò che stavo facendo mi capitava, durante un viaggio in macchina con i miei genitori, o a scuola, durante una lezione particolarmente noiosa, di scivolare, come si scivola in acqua, e di ritrovarmi trascinato via dal flusso di una storia. La cosa straordinaria era che quella storia accadeva dentro di me, ma anche fuori di me, davanti ai miei occhi. E io ero nella storia non perché fossi il protagonista, ma perché la vicenda era un riflesso dei miei desideri e delle mie paure. Con quelle storie sognate a occhi aperti cercavo di comprendermi e di comprendere il mondo, e, per citare Walt Whitman, d’intuire con quale verso avrei potuto contribuire al “potente spettacolo”.
Detto questo, leggo e racconto storie perché sono curioso. Vorrei vivere un milione di vite e tutte diverse. E visto che invece non posso fare altro che essere me stesso, affido alla magia della narrazione l’occasione che la biologia mi nega: diventare altro da me. Ho presto capito che l’unica possibilità che avevo per solcare i mari su una nave pirata erano le storie; che l’unica possibilità che avevo di scoprire un nuovo continente erano le storie; che l’unica possibilità che avevo di essere un giorno un chirurgo, il giorno dopo un architetto e il giorno dopo ancora un paleontologo, un astronauta o un vigile urbano, erano le storie.
Inoltre, quando ho capito che non avrei potuto fare altro che vivere una sola vita, la mia, ho cominciato a cercare nella letteratura, nel cinema e nella musica l’opportunità di accumulare esperienze prima che queste si presentassero: per arrivarci meglio attrezzato. Letteratura, cinema e musica sono dei simulatori di realtà – lavorare, amare, scegliere, persino morire – aiutano a vivere il presente con più consapevolezza, rafforzano l’ego e allo stesso tempo lo relativizzano, mentre le strade sono piene di persone dall’ego fragilissimo, affamate di conferme, e che nonostante questo si sentono assolute. Le narrazioni in cui siamo immersi influiscono sulla formazione dei cittadini. Le nostre opinioni su ogni cosa germinano dalle storie di cui ci nutriamo, e sulla base di quei racconti, di una certa idea di mondo, andiamo a votare, a fare la spesa e interagiamo con il nostro prossimo.
Volessi spingermi più in là, direi persino che le storie preparano ai lavori del futuro, quelli che le macchine faranno più fatica a fare perché richiedono empatia, creatività e capacità di negoziazione: qualità che un lettore allena ogni volta che ficca il naso dentro un buon libro.
Insomma, se eravate interessati a sapere perché accidenti faccio questo mestiere, le ragioni sono queste. Ma perché, invece, scrivo ciò che scrivo? Perché, per esempio, mi rifugio in un acuto realismo anche quando affronto scenari post-apocalittici alla Berlin? Perché mi sono ritrovato a scrivere soprattutto di ragazzi che crescono, di dialogo tra le generazioni e di fughe? Questo proverò a spiegarlo con l’aiuto di sei parole chiave.

Assenza
La prima parola è assenza, intesa soprattutto come assenza di genitori e a volte, in generale, di figure adulte; ma adulte non tanto da un punto di vista anagrafico, quanto etico e morale. Adulti come luoghi dove rincasare e come fari che indicano la strada ai figli di ritorno dai loro corpo a corpo con la vita. Adulti che a quel corpo a corpo sappiano attribuire un significato e nel cui sguardo i ragazzi possano rispecchiarsi e riconoscersi degni di fiducia. Adulti di fronte a cui i bambini possano tornare a essere bambini. Come Ralph, nel Signore delle mosche di William Golding, che quando, alla fine del libro, crolla a terra stremato ai piedi dell’ufficiale di marina, scoppia finalmente in un pianto dirompente e selvaggio, per la morte di Simon e Piggy, per la perdita dell’innocenza e per la definitiva scoperta del male che risiede in ciascuno di noi.
Togliere gli adulti da una storia è il modo migliore per verificare cosa, del loro esempio, si è sedimentato nei ragazzi che li hanno osservati. È ciò che accade ai protagonisti di Berlin,o a Zeno dell’Ultima estate del secolo,che tuttavia tra le altre cose approfittano di quel tempo nuovo per mettersi alla prova, rigiocarsi, svelarsi,stringere nuove alleanze.Da questo punto di vista l’assenza degli adulti non è sempre e solo terra bruciata, perché offre, in tempi e modi differenti, la possibilità di liberare sacche di creatività e scoprire nuovi pezzi di sé. Solo, dovrebbe capitare in modi e tempi non traumatici. Gli adulti dovrebbero imparare a esserci quando servono e a sparire quando non servono, mentre hanno la misteriosa capacità di sparire quando servono, e quando ci sono di muoversi come elefanti in cerca di cibo. Da dove arrivano queste riflessioni? Dai dodici anni trascorsi a occuparmi di disagio minorile, prima come educatore di territorio, poi in comunità alloggio. Anni in cui il mio lavoro si è trasformato prima in passione e poi in ossessione. E le ossessioni, come certamente sapete, sono il combustibile preferito dall’immaginazione.

Solitudine
La seconda parola è solitudine. Se c’è una qualità condivisa dai protagonisti delle mie storie, è la capacità di vivere la solitudine in modi creativi: riflettono, immaginano, costruiscono. La solitudine per Emil, protagonista di Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani, è un modo per misurare lo spazio e decidere a cosa e a chi avvicinarsi. Stessa cosa per Corrado dell’Esatta sequenza dei gesti. Mentre Zeno dell’Estate alla fine del secolo ne approfitta per usarla come una bussola per orientarsi nel mondo.
Se c’è un problema, uno, che addebito alle nuove tecnologie, ai social network, è l’equivoca sensazione di compagnia che allevia la fatica dell’introspezione, offrendo una continua via di fuga da sé e dai propri pensieri per immergersi nel flusso delle vite altrui, arrivando paradossalmente ad acuire il senso di esclusione: come se fuori, nel mondo, stessero accadendo cose meravigliose e noi ce le stessimo perdendo. Ma le cose meravigliose accadono con frequenza maggiore dentro di noi. E se siamo troppo concentrati sul fuori, su ciò che capita agli altri, rischiamo di perderci i fuochi d’artificio che la solitudine sa far esplodere nell’intimità.
Pensiamo a ciò che succede, per esempio, a Gerald Durrell nei cinque anni trascorsi a Corfù raccontati nel libro La mia famiglia e altri animali. Se lo avete letto, vi ricorderete come le continue esplorazioni del piccolo Gerry in giro per l’isola risuonino nell’esplorazione della propria famiglia e in quella di sé – di sé come terra straniera. Toccare le pietre è toccare la propria anima. Le ore che Gerry trascorre da solo a catturare insetti sono finestre spalancate sulla meraviglia. Gli incontri con le persone sonoincontri con delle persone.
È la magia della contemplazione. I campi che scorrono oltre il finestrino, il bosco dietro casa, la frammentazione dei paesaggi urbani; le occasioni per lasciare che il mondo si rifletta nel nostro sguardo, e noi in lui, sono infinite, e non serve altro per comprendere la bellezza e la complessità di quell’organismo vivente che chiamiamo Terra. Da ragazzo ho avuto la fortuna di intrecciare il mio cammino con quello di persone che mi hanno stimolato a fare esperienza del deserto. Non quello di sabbia. Intendo quello spazio di solitudine tipico di una certa ricerca spirituale. Ne ricordo uno in modo particolare. In Toscana. Avrò avuto diciassette anni. Una mattina, durante un campo di formazione, ci consegnarono una cartina con il percorso che avremmo dovuto fare a piedi, da soli: una serie di viuzze secondarie perse tra filari di salici, piccoli cimiteri di campagna, cascine e villette. Sulla mappa era indicato il punto dove ritrovarci a fine giornata. Avevamo un panino, una mela, un quadretto di cioccolato. Era giugno. Ricordo che camminai a lungo, accompagnato dall’abbaiare dei cani e da un vento fresco e costante, e che a un certo punto, pensando di essermi perso, chiesi indicazioni a una signora che stava passando in bicicletta. Mangiai il panino, la mela e il cioccolato seduto su una panchina, sotto alcuni grossi alberi che facevano da quinta a un cimitero – i cimiteri, i viandanti lo sanno, sono posti buoni per sostare perché al loro interno c’è sempre una fontana o un rubinetto per rifornirsi d’acqua. Non parlai con nessuno. Lessi i brani che ci erano stati assegnati e lasciai che il pensiero seguisse percorsi non stabiliti, permettendogli di fluttuare tra l’odore della campagna e le riflessioni personali. Ne ricavai una sensazione di pace profonda e di ancora più profonda comprensione di me e del creato. Per anni ho pensato a quella giornata come a una delle più intense della mia vita da ragazzo.

Ricordi
La terza parola è ricordi. Come quello che ho appena condiviso. La questione è semplice: i ricordi punteggiano le vite dei miei personaggi, come certe pietre grosse nei muretti a secco. Sono ciò che sostiene quella materia friabile che chiamiamo presente. Sono la strada fatta, il luogo e le relazioni che ci hanno plasmato, i successi e i fallimenti. I ricordi possono essere fardelli insostenibili o un massaggio per lo spirito. I ricordi, ovviamente, condizionano la nostra vita. Hans Schwarz, il protagonista di L’amico ritrovato di Fred Uhlman, vive con il rimpianto di non essere riuscito a far cambiare opinione al suo amico Konradin. Immaginate un ragazzo ebreo che per tutta la vita immagina che l’anima gemella, il ragazzo con cui ha intrecciato la più straordinaria e commovente delle amicizie, sia stata corrotta dal nazismo, tranne poi scoprire, da vecchio, che non è così. Pensate al peso di quel ricordo e poi alla gioia del suo ribaltamento. Pensate a quanto, quelle memorie, devono aver influito sulla vita di Hans.
Di ricordi sono intessute molte delle storie che ho scritto. Enaiatollah, nel libro Nel mare ci sono i coccodrilli, durante i suoi cinque anni di viaggio dall’Afghanistan all’Italia, per alleviare il dolore decide di smettere di pensare alla madre e ai fratelli, richiamandoli alla memoria solo una volta raggiunto un luogo da chiamare casa. Ma spesso si siede vicino alle scuole, durante l’intervallo, per ascoltare il rumore dei giochi dei coetanei e ricordare quando anche lui era uno di loro, e onorare il sacrificio del suo maestro. Nonno Simone, ne L’estate alla fine del secolo, ripercorre la sua vita per affermare il proprio diritto a esistere, lui che era nato ebreo il giorno esatto della promulgazione delle leggi razziali. I ragazzi di Berlin tornano di continuo con la memoria a prima dell’epidemia in cerca di indicazioni e consigli. Il primo libro finisce con Jakob che va a dormire in quella che è stata la sua casa, nel letto matrimoniale dei genitori, come se il letto avesse conservato la loro impronta.

Fuga
La quarta parola è fuga. E a pensarci, se solo avessi uno psicoanalista, sarebbe argomento da psicoanalisi. Emil, il protagonista del libro Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani, fugge da Torino e attraversa mezza Europa. Marta e Corrado, i protagonisti de L’esatta sequenza dei gesti, fuggono per rifugiarsi in montagna. Enaiatollah fugge dall’Afghanistan e attraversa cinque nazioni. Non è una fuga quella di Zeno de L’estate alla fine del secolo, ma comunque è costretto a lasciare casa sua in Sicilia per andare a vivere con il nonno in Liguria. Andrea, il protagonista di Se la vita che salvi è la tua, va a New York e decide di non tornare più in Italia. Ora, mi capita di andare in giro per le scuole e che gli studenti debbano scrivere dei temi sull’incontro e già immagino, prima o poi, la traccia a partire dalla scottante domanda e tipica paturnia esegetica: ma da che accidenti fugge, il Geda? Ecco, il giorno che un malcapitato studente dovesse arrovellarsi su questa domanda, spero gli venga in mente una cosa che sono certo di aver scritto ne L’esatta sequenza dei gesti, ma forse anche in qualche altro romanzo, ossia che non è tanto importante da dove si fugge, quanto verso cosa. È la direzione che conta. Tutti scappiamo da, ma non tutti scappiamo verso. Il vero salto nella vita di ognuno, che è poi la grande trasformazione di Andrea Luna in Se la vita che salvi è la tua, avviene quando capiamo o accettiamo la nostra vocazione, quando finalmente, dopo averlo lasciato squillare per anni, troviamo la forza di alzare quel dannato telefono e di accettare la chiamata. Che è una consapevolezza non da poco, visto che le storie, io credo, educano alla complessità del mondo aiutandoci a scrivere la storia più importante di tutte: la storia del nostro futuro.

Libri
La quinta parola è libri. Una cosa che diceva Italo Calvino è che scriviamo per rimettere in circolo idee e ideali, visioni e previsioni che altri prima di noi hanno trasformato in racconti. Le storie sono per lo spirito quello che il cibo è per il corpo: le ingeriamo, le consumiamo e le trasformiamo in azioni quotidiane. Per questo abbiamo bisogno di romanzi sempre nuovi, perché non esistono libri definitivi, film definitivi, canzoni definitive, così come non esiste un piatto di pasta definivo, quello che, dopo che l’hai mangiato, non avrai mai più bisogno di mangiare un piatto di pasta. È vero, alcuni romanzi resistono e restano freschi per molto tempo, permettendo a molte generazioni di lettori di nutrirsene; ma la maggior parte no, la maggior parte ha una data di scadenza. Motivo per cui, nonostante tutti i libri che sono già stati scritti, nonostante tutti i film che sono già stati girati, abbiamo bisogno di scriverne e di girarne ancora. Storie che catturino il nostro tempo in modo sempre più esatto, che parlino a noi, in questo momento.
Per questo nei miei libri sono spesso riconoscibili, citati, intrecciati, i libri e i film di chi mi ha preceduto e su cui mi sono formato. E per questo rispondo sempre di sì quando qualcuno mi chiede di partire da una storia mia per farci qualcos’altro. Penso a uno spettacolo teatrale costruito mescolando Nel mare ci sono i coccodrilli con Le mille e una notte.O un altro che ha usato passaggi di un mio racconto sul carcere minorile di Torino facendoli cortocircuitare con altri testi sull’educazione e sulla segregazione. È un modo, per me, per affermare la mia volontà di appartenere a quel flusso. Un modo per dire che le storie sono mie solo fin tanto che le sto scrivendo, e poi non più. Che ogni cosa è trasformazione.

Pericolo
La sesta e ultima parola è pericolo. Uno dei libri che hanno segnato la mia infanzia e in cui il pericolo è più presente è Il libro della Giungla di Rudyard Kipling. Un bambino da solo nella Giungla, allevato da un branco di lupi e con una tigre che vuole mangiarselo. Adoro le storie in cui c’è del pericolo, quella sottile tensione che attraversa ogni frase, come se stessi camminando su un campo minato. E mi piace il racconto del male. Primo, perché il male esiste, e secondo, perché non esiste mezzo migliore per indagarlo della letteratura. Le parole possono dire l’indicibile, entrare in luoghi e restituire verità che altri mezzi, le immagini ad esempio, renderebbero subito volgari, voyeuristiche. Mowgli alla fine riuscirà a sconfiggere il male, Shere Khan, perché, come ha detto Chesterton: “Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini lo sanno già che i draghi esistono. Quello che raccontano le fiabe è che i draghi possono essere uccisi”.
Il fatto è che i draghi a volte prendono forme inattese. Il titolo della storia di Enaiatollah, per esempio, Nel mare ci sono i coccodrilli, si concentra proprio su questo, sui falsi pericoli che rischiano di attirare l’attenzione degli innocenti distraendoli dai pericoli veri. Enaiat è su una spiaggia lungo le coste della Turchia e sta per attraversare quel tratto di mare che separa il continente da Lesbo, la più vicina delle isole greche. Mentre sono su quella spiaggia, uno dei ragazzi con cui sta viaggiando, il più piccolo di tutti, si mette a piangere e dice che non vuole partire: ha paura dei coccodrilli. Lui non lo sa che nel mare non ci sono i coccodrilli e che i pericoli sono altri: le onde alzate dai traghetti di passaggio, per esempio. E che se uno non sta attento, quando le onde sollevate dai traghetti raggiungono il canotto, rischiano di farlo sgroppare, come un cavallo, e di farti cadere in acqua. E se hai dieci anni, e sei un ragazzino afghano che non hai mai visto il mare, e non sai nuotare, e cadi nel Mediterraneo di notte, muori. Ed è esattamente ciò che succede. I cinque ragazzini partono, incrociano un traghetto, le onde raggiungono il canotto, invisibili, uno di loro non fa in tempo a tenersi, cade in acqua e affoga. Le fiabe raccontano che i draghi possono essere uccisi, non che sia scontato ucciderli. E anche se la vita ci dimostra che, alle volte, sono i draghi a vincere, non per questo bisogna smettere di combatterli.

Un’ultima riflessione
Da che mi ricordo ho sempre scritto con la stessa urgenza con cui leggevo. Leggere e scrivere formano, nella mia vita, un unico gesto: come inspirare ed espirare. Per questo quando ho iniziato a scrivere ho sempre cercato di scrivere libri che avrei voluto leggere, così come cerco di leggere quei libri che vorrei saper scrivere. Quando mi sono occupato di ragazzi l’ho fatto pensando di rivolgermi a un lettore come me, e quindi a un lettore adulto. Poi ho scoperto che non era così, e che in realtà arrivavo anche a lettori più giovani. Da quel momento ho cercato di avvicinarmi a loro in modo sempre più consapevole. E ho provato a farlo con rispetto, in punta di piedi. Perché se c’è una cosa, una sola, che mi sembra di aver capito in questi anni, è che, come diceva Buzzati: “Scrivere per ragazzi è come scrivere per adulti. Solo più difficile»”.

(da LiBeR 114)




Sei parole chiave per una letteratura per ragazzi non vietata agli adulti

A ognuna delle sei parole chiave scelte da Fabio Geda abbiamo affiancato un libro di altri autori per ragazzi, italiani e stranieri, usciti negli ultimi anni, costruendo così una nuova bibliografia di qualità

di Ilaria Tagliaferri

Quest’anno la quinta delle Ceppo Ragazzi lectures, sostenute da Giunti Scuola e Giunti TVP, è firmata dalla scrittrore Fabio Geda, e segue a quella di Silvana De Mari “La letteratura fantastica, primo patrimonio dell’umanità” (in LiBeR n. 110), a “Scrivere per testimoniare contro ogni sopruso” di Helga Schneider (in LiBeR n. 106), a “L’avventura della poesia” di Roberto Mussapi (in LiBeR n. 103) e al testo di Guido Sgardoli “Scrittura e pregiudizio” (in LiBeR n. 98). Ancora una volta lo sguardo critico sull’opera dello scrittore ci ha portati a estrarre dai suoi libri sei parole chiave significative, che oltre a definire e a documentare le opere stesse ci hanno permesso di costruire un testo che dialoga con i lettori in maniera diretta e trasversale.
Le sei parole chiave dell’opera di Fabio Geda sono state affiancate anche a libri di altri autori: nasce così anche quest’anno una nuova breve bibliografia di qualità, che si muove in parallelo a quella proposta ai ragazzi che nell’ambito del Premio hanno lavorato sui libri di Geda e da lui consigliati.
La selezione, che raccoglie sei tra i titoli più significativi, italiani e stranieri, usciti negli ultimi anni, è stata presentata in occasione della Ceppo Ragazzi Lecture 2017 di Fabio Geda a Campi Bisenzio, alla presenza degli studenti delle scuole superiori del territorio.

Assenza

Holly Black
Doll bones, Milano, Mondadori, 2014.
Ill. di cop. di Barbara Canepa e Anna Merli
I dodicenni Zach, Poppy e Alice si mettono in viaggio per riportare a casa la Regina, bambola spettrale che contiene le ossa di una bambina morta tanti anni prima in circostanze misteriose.

Solitudine

Eliza Wass
Onora il padre, trad. di Mara Pace, Milano, Hot spot, 2016.
L'adolescente americana Castley e i suoi cinque fratelli sono prigionieri di un padre fanatico religioso e violento che li costringe a vivere nell'isolamento e nella paura: le occorrerà tutto il suo coraggio per ribellarsi.

Ricordi

Pia Valentinis
Ferriera, Bologna, Coconino Press, 2014.
L'infanzia dura, il lavoro da emigrante in Australia e soprattutto il lavoro in acciaieria a Udine, insieme a episodi di momenti qualsiasi, per il ritratto del padre dell'autrice e del nostro paese negli anni del dopoguerra.

Fuga

Magda Szabó
Ditelo a Sofia, trad. di Antonio Sciacovelli, Milano, Salani, 2013.
Sullo sfondo della Budapest degli anni '50 e del rigore della vita ungherese in quell'epoca la vicenda della piccola Sofia, che dopo la morte del padre medico cerca di scoprire il motivo delle sue ultime parole.

Libri

Marie-Aude Murail
Miss Charity, trad. di Federica Angelini, Firenze, Giunti, 2013.
Charity Tiddler, ragazzina curiosa e amante delle scienze naturali nell'Inghilterra di due secoli fa, con l'amore per il disegno e una natura tenace e ribelle ai pregiudizi, vive una vita inconsueta per l'epoca e realizza i propri desideri.

Pericolo

Tommaso Percivale
Messaggio dall’impossibile, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2015.
Torino, 1961: Buccia, 14 anni, è appassionato di fantascienza e di radio, così come il suo migliore amico Jack, che scompare dopo aver saputo qualcosa sui segreti sull'esplorazione spaziale e sulla rivalità fra Usa e Urss.




Il Ceppo Ragazzi 2017

Le storie di Fabio Geda vengono premiate perché aiutano a comprendere la realtà complessa del mondo, e a scrivere il nostro futuro

 

di Paolo Fabrizio Iacuzzi

Lo scrittore Fabio Geda ha ricevuto il 14 marzo, nella Biblioteca San Giorgio di Pistoia, il Premio Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza (sostenuto dalla Fondazione Giorgio Tesi Onlus e da Giorgio Tesi Group ),“perché trasmette ai ragazzi, attraverso le sue storie, “la magia della narrazione e l’empatia”, dando loro la possibilità di crescere, di costruirsi delle opinioni e di diventare altro da sé”. Questa è in sintesi la motivazione scritta da Ilaria Tagliaferri, responsabile del Premio laboratorio, che ha analizzato dal punto di vista critico le opere di Fabio Geda. Lo scrittore, che ha iniziato ad interessarsi ai temi dell’adolescenza lavorando come educatore, ha costruito negli anni un percorso letterario concreto e autentico, che in occasione del conferimento del Premio abbiamo definito in base a sei parole chiave: Fabio Geda con grazia e lucidità racconta ai giovani lettori l’assenza, la solitudine, i ricordi, i libri e il pericolo tenendo sempre in primo piano il nutrimento che le storie offrono, la loro capacità di far acquisire ai lettori la consapevolezza della propria identità, dei propri desideri, e autentiche aspirazioni. La “lectio non magistralis” è stata letta il 15 marzo nella sala consiliare del comune di Campi Bisenzio, grazie alla collaborazione, ormai consolidata da cinque anni, con LiBeR. L’intero progetto educativo è stato completato da un incontro con lo scrittore organizzato nel liceo scientifico “Giosuè Carducci” di Volterra, gemellato con il Premio Ceppo, e dal Premio laboratorio Ceppo Ragazzi, rivolto alle scuole secondarie di I e II grado di Pistoia, in collaborazione con Giunti Scuola e Giunti TVP. I ragazzi hanno recensito in forma scritta o multimediale () i tre libri di Fabio Geda che fanno parte della saga Berlin (I fuochi di Tegel, L’alba di Alexanderplatz e la battaglia di Gropius e il suo besteseller Nel mare ci sono i coccodrilli e i classici da lei consigliati (Il libro della giungla di Rudyard Kipling e La mia famiglia e altri animalidi di Gerald Durrell).
Tutti i partecipanti hanno incontrato Fabio Geda durante le due cerimonie di premiazione, presso la Biblioteca San Giorgio del Comune di Pistoia.
Le migliori recensioni sono state premiate con buoni libro della libreria Giunti al Punto di Pistoia, dal valore di 1000 euro, offerti da Banca di Pistoia – Credito cooperativo.
Per saperne di più: www.facebook.com/cepporagazzi, www.iltempodelceppo.it




Neuroscienze e letteratura per l’infanzia

Potenziare le funzioni esecutive attraverso gli albi illustrati di Mitsumasa Anno

di Luisa Salmaso

PhD in Scienze della Cognizione e della Formazione, psicologa-psicoterapeuta e insegnante


Nonostante l'importanza, il valore e la straordinaria attualità presenti nell'ormai consistente corpus di opere dell'autore e illustratore giapponese Mitsumasa Anno, ampiamente ripreso da molti altri illustratori contemporanei, in Italia è stato pubblicato un numero ridotto dei suoi libri. Il saggio di Luisa Salmaso tenta di fornire elementi neuroscientifici e formativi, presentando una serie di riflessioni sulla possibilità che il valore delle opere di questo autore possa permettere il potenziamento di Funzioni Esecutive in età evolutiva.

Una versione breve del lavoro di Luisa Salmaso è apparsa su LiBeR 114

Il saggio
La bibliografia




Narrare la Memoria

Il difficile tema della Shoah fra Storia, commemorazione e stigmatizzazione nella letteratura per ragazzi
di Ilaria Francica

“Le pagine meno gloriose del nostro passato sarebbero le più istruttive se solo accettassimo di leggerle per intero”. Così Tzvetan Todorov riassume in una frase, molto citata, la fatica e il valore della memoria.
Si parla continuamente di memoria e di Shoah in questi ultimi anni. Entrambe sono state sacralizzate attraverso l'istituzione di una giornata a esse dedicata.
Nella legge che istituisce la Giornata della Memoria in Italia, si legge nel secondo e ultimo articolo:
“In occasione del ‘Giorno della Memoria’ sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.” (1)
Da questa forte richiesta morale di istruire le nuove generazioni alla conoscenza della Shoah “nelle scuole di ogni ordine e grado” sono derivate alcune conseguenze che è bene tenere presente.
La prima di queste riguarda l'ambito editoriale. Nell'ultimo decennio si sono moltiplicati nella letteratura per ragazzi albi illustrati, romanzi, letture divulgative e saggi per insegnanti sul tema delle deportazioni e dei campi di concentramento. Alcuni di essi hanno visto eccellenti illustratori e romanzieri cimentarsi con ottimi risultati, altre volte gli esiti sono stati meno felici, ma tutti evidentemente sono stati sorretti da una forte spinta che si potrebbe riassumere nell'intento già espresso nella legge “che la Storia non si ripeta”.
La seconda conseguenza è legata invece alla realtà scolastica. Nel corso degli anni l'esigenza di celebrare la Giornata della Memoria si è fatta sempre più pressante a partire anche dal primo ciclo della scuola primaria.
Come bibliotecari ci troviamo a fare opera di mediazione fra la scuola e le molte proposte dell'editoria. Nell'epoca di Google e di Wikipedia resta fra i compiti fondamentali dei bibliotecari saper coniugare le esigenze di informazione e lettura dei più giovani, con quelle dei loro insegnanti e con le proposte librarie e filmiche che il mercato ci offre. Questa mediazione tocca nel periodo precedente il 27 gennaio uno dei suoi momenti più delicati e complessi.
Per venire incontro a queste esigenze la biblioteca Salaborsa Ragazzi cura una bibliografia dei documenti posseduti sull'argomento. Nell'aggiornamento di gennaio 2016 si contano 65 romanzi, 17 albi illustrati, 22 film e 18 saggi. La bibliografia non è esaustiva e elenca solo i contributi più recenti (dal 1993). (2) Negli ultimi anni l'aggiornamento ha comportato un accrescimento di almeno 10 titoli all'anno. Inutile dire che si tratta di un minimo esempio di ciò che in realtà la produzione editoriale costantemente propone e pubblica. Di pari passo le richieste degli insegnanti sono aumentate, così come il disagio dei bibliotecari.
Il 23 gennaio del 2013 su La Stampa è uscito un articolo dal titolo: “Non si può insegnare la Shoah ai bambini”, intervista allo storico Georges Bensoussan. Per noi stanchi mediatori si è trattato di una lettura rinfrancante e corroborante. Un passaggio in particolare: “Non si può insegnare la Shoah ai bambini, non si può mostrare loro Treblinka. Perché è una memoria troppo pesante, troppo dura da portare e finisce per colpevolizzarli. Si può, anzi si deve, insegnare loro cosa c’è intorno alla Shoah, cosa sono il razzismo o l’intolleranza. Alle elementari puoi parlare di Anna Frank. Delle camere a gas, no”. L'indicazione ha suggerito un'idea di gradualità che non soffoca la curiosità dei più piccoli e non alimenta una desensibilizzazione negli adolescenti. Chiunque abbia visto il film L'onda non può dimenticare l'aria assuefatta e annoiata degli studenti di fronte alla eventualità di parlare ancora di nazismo. Di questo scrive anche la storica Laura Fontana: “Anche se con le migliori intenzioni dei singoli insegnanti, nelle scuole italiane l’insegnamento della Shoah spesso inclina a una visione compassionevole delle vittime, volta a provocare uno stato di empatia nei ragazzi.” (3)
Troviamo conferma alla fatica di coinvolgere gli adolescenti nella narrazione della Shoah nel numero monografico “Storia e storie” della rivista Hamelin. (4) Veronica Bonanni racconta in particolare il disagio provato dai suoi studenti di seconda media nel trovarsi catapultati a teatro a una rappresentazione su Auschwitz. La Bonanni, lungi dal fare una rimostranza contro l'insensibilità delle nuove generazioni, punta il dito sull'inopportunità di coinvolgere in esperienze di questo tipo studenti privi di conoscenza del contesto storico di cui si parla. Questo a tutti gli effetti appare il punto nevralgico della questione, sul quale si aggrovigliano molteplici considerazioni, giudizi, pregiudizi, ottime intenzioni e pessime prassi.
In quest'epoca protesa a continui anniversari, celebrazioni e giornate internazionali in ricordo di qualcosa, la parola chiave è commemorazione, parola che suggerisce la memoria ma anche la commozione. Per usare le illuminanti parole di Bensoussan: “La commemorazione, come l'insegnamento, non portano da nessuna parte se si limitano a far riflettere sull'orrore … Lo sforzo pedagogico deve al contrario porre gli interrogativi che sembrano superati quando le cose hanno ripreso il loro corso naturale.” (5)
Lo storico arriva a una conclusione paradossale: la commemorazione, con il suo carico emotivo e retorico svuota il contenuto di quanto è successo attraverso la stigmatizzazione dell'orrore. In qualche modo la memoria serve per meglio dimenticare: “La nostra arma non è la memoria che costruisce, demolisce, dimentica o edulcora, ma la sola Storia, anche e soprattutto in questi tempi difficili. Per questo la politica della memoria deve mutarsi in politica della storia.” (6)
In un recente incontro all'interno della Festa internazionale della Storia di Bologna, dal titolo Narrare la Shoah: decalogo per insegnanti ho posto la questione a una nutrita platea di insegnanti e soprattutto di studenti universitari. Le reazioni sono state molteplici e interessanti. Si partiva dal presupposto della gradualità e soprattutto dall'indicazione di non cadere in determinate azioni, prima delle quali mostrare film e documentari ai bambini della scuola primaria. Di fronte all'idea di non mostrare neppure La vita è bella, ci sono state reazioni anche forti. La contestazione è stata in particolare: non si può non raccontare la Shoah, non si può negare ciò che è avvenuto. La gradualità consigliata vuole al contrario esattamente preservare questo: evitare la banalizzazione che forzatamente si deve fare per semplificare a bambini che non conoscono il contesto storico. Questa banalizzazione, figlia della retorica e del dovere morale del ricordo, non può che far perno sull'orrore, sulla facile divisione fra buoni e cattivi. Ma come rispondono i bambini a questo orrore? Molto spesso non capendolo, altre volte rimanendone scossi. Non credo sia un caso che più un prodotto è scarso per quel che riguarda la contestualizzazione storica, come nel caso de Il bambino col pigiama a righe o La vita è bella, più si ottiene una forte risposta emotiva. Dello stesso avviso appaiono le istituzioni museali europee che svolgono una decennale attività didattica legata alle scuole. Citiamo fra tutte la Casa Museo di Anna Frank ad Amsterdam e il Memorial de la Shoah di Parigi. La Casa di Anna Frank così si rivolge agli insegnanti delle scuole primarie: “L'impiego di materiale visivo che suscita orrore deve essere molto limitato ed è meglio evitarlo nelle classi della scuola primaria. I bambini di età inferiore ai 10 anni non posseggono ancora capacità cognitive ed emozionali-sociali tali da assimilare ed elaborare questo genere di conoscenze. ... Se si vuole comunque mostrare immagini scioccanti, è opportuno chiedersi a quale scopo lo si fa e cosa si intende raccontare mostrando l'immagine.” (7)
Altro prodotto di quelli che Valentina Pisanty chiama abusi di memoria (8) è inoltre l'appiattimento della narrazione della Shoah sulla Soluzione Finale. Anche questo elemento fa parte dell'esigenza di imprimere una forte emozione a scopo morale, ma inevitabilmente dimentica e nasconde il lungo processo che dalle leggi di Norimberga in poi ha portato prima all'esclusione degli ebrei dalle professioni, quindi all'espropriazione dei loro beni, al concentramento nei ghetti e nei campi e solo infine alla liquidazione fisica dei prigionieri. Spiegare agli studenti l'insieme del processo che è culminato nella soluzione finale è secondo Bensoussan funzionale alla formazione di una mente aperta e a un necessario spirito critico, capace di riconoscere i comportamenti gregari, la lenta esclusione di massa, la sistematicità che nasconde le colpe, quello che Hannah Arendt aveva così incisivamente definito la banalità del male.
Fortunatamente non siamo privi di strumenti per provare a togliere la Shoah da sotto la lente deformante della memoria e metterla sotto la luce fredda e disincantata della storia. Mentre i bibliotecari cercano, spesso riuscendovi, di suggerire romanzi storicamente corretti, con trame narrativamente riuscite, agli adolescenti, (come: Ausländer, La stella nel pugno, Maus, Fuorigioco), anche per la loro formazione scolastica vengono offerti percorsi interessanti.
A questo proposito mi preme segnalare il progetto Educare alla memoria, a cura del Comune di Rimini. (9) Quest'anno l'attività proposta per le scuole si intitola “Da che parte stare: il tempo di scegliere La Shoah, lo sterminio degli ebrei d'Europa (1939-1945). Persecutori, vittime, spettatori, resistenti”. Gli studenti delle scuole superiori potranno seguire la storia del Nazismo attraverso seminari di approfondimento al termine dei quali arriveranno a formulare “ipotesi interpretative e giudizi politici (oltre che morali) sull’adesione o, al contrario, sulla resistenza al male”. Questa chiave di lettura propone ai ragazzi di mantenere una visione attenta del contesto storico passato ma anche dell'attuale, attraverso le categorie degli spettatori e dei resistenti. Questi ultimi hanno un valore particolarmente significativo, dando modo ai giovani di conoscere la storia di chi seppe opporsi. (10)
Non penso sia un caso che un libro molto amato dai lettori sia stato Ausländer, di Paul Dowswell, vincitore per i ragazzi di prima superiore del progetto Xanadu del 2011. (11) Scorrendo i commenti dei ragazzi che hanno dato il massimo dei voti al romanzo leggiamo che a colpirli sono stati il cambiamento del protagonista, la sua volontà di trovare una propria identità, la sensazione finale di libertà, mai provata prima. Se dobbiamo puntare allo studio della storia come chiave di lettura imprescindibile di ogni conoscenza sulla Shoah, la letteratura può essere invece quel modo di avvicinare i giovani a un lato più personale di elaborazione attraverso il piacere della lettura. Togliere dal nostro approccio l'idea dell'orrore che vaccina dal ripetersi di eventi simili, non significa sminuire le atrocità commesse o negarle. Offrire aggiornamenti agli insegnanti, agli studenti un giusto approfondimento scolastico e una produzione di libri e film adeguata all'età e di buona qualità significa dare loro strumenti per conoscere un evento che potrà evitare di ripetersi solo se riusciremo ad avere cittadini informati del passato e capaci di senso critico.

(da LiBeR 113)


  1. Legge 20 luglio 2000, n. 211.
  2. <http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/bibliografie/24462>.
  3. L. Fontana. “Memoria, trasmissione e verità storica”, in Il Paradosso del testimone, a cura di Daniela Padoan, Rivista di Estetica, n.s. 45 (3/2010).
  4. “L’esperienza della memoria”, Hamelin, gennaio 2011, p. 47-50.
  5. G. Bensoussan. L'eredità di Auschwitz: come ricordare, Torino, Einaudi, 2014, p. 83.
  6. Ibidem, “Prefazione”, p. XI.
  7. <http://www.annefrank.org/it/Didattica/Portale-degli-insegnanti/Suggerimenti-didattici/Le-atrocita/>.
  8. V. Pisanty. Abusi di memoria: negare, banalizzare, sacralizzare la Shoah, Milano, Mondadori, 2012.
  9. <http://memoria.comune.rimini.it/>.
  10. T. Todorov. Resistenti: storie di donne e uomini che hanno lottato per la giustizia, Milano, Garzanti, 2015.
  11. <http://progettoxanadu.it/>.



Rosa, celeste... arcobaleno

Educare alla parità di genere

I materiali che qui presentiamo nascono in occasione della giornata di studi sul tema della parità di genere promossa dall’Istituto degli Innocenti il 22 settembre 2016 presso la prestigiosa sede di piazza della Santissima Annunziata a Firenze.
Il concetto di genere è oggi al centro di ampi dibattiti e discussioni, che però non sempre sono basati sulla reale conoscenza del fenomeno. Con questa iniziativa l’Istituto ha inteso fornire un contributo di riflessione per meglio comprendere e favorire un superamento degli stereotipi e del pregiudizio omofobo in ambito scolastico-educativo e sociale, attraverso l’analisi delle molteplici sfaccettature con cui il concetto di “educazione alla parità di genere” si presenta: dalla costruzione in ambito educativo di modelli di mascolinità e femminilità rigidi e anacronistici che non lasciano spazio alla grande diversità delle personalità umane, all’analisi del pregiudizio omofobo e di come prevenirlo anche in relazione alla presenza crescente di famiglie omogenitoriali, fino alle implicazioni che gli stereotipi di genere possono produrre all’interno di contesti culturali diversi e su come sia possibile lavorare a sostegno della parità di genere attraverso una riflessione multidimensionale e interculturale.
Durante la giornata i partecipanti hanno potuto assistere alla conferenza spettacolo Rosaceleste e sono stati coinvolti in workshop sui temi oggetto di riflessione grazie alla collaborazione tra l’Istituto e l’Associazione Famiglie Arcobaleno, l’Associazione interculturale Nosotras e il Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi toscane attivo presso la Biblioteca Tiziano Terzani di Campi Bisenzio.

Materiali

Dal workshop “Genere letteratura ed educazione” scaturiscono gli strumenti qui raccolti: le slide dell’intervento di Antonella Schena, direttrice della Biblioteca Innocenti, un Virtual Reference Desk sul tema e "Crescere a colori" la bibliografia sui libri per bambini e ragazzi a cura del Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi toscane, tratta da LiBeR Database.

icona pdf le slide dell’intervento di Antonella Schena
icona pdf Virtual Reference Desk
icona pdf "Crescere a colori" - proposta di lettura tratta da LiBeR Database

Immaginario di genere su LiBeR 113

Su LiBeR 113 (gen.-mar. 2017) una serie di contributi di riflessione per meglio comprendere e favorire il superamento degli stereotipi di genere. Interventi di Federica Mantellassi, Antonella Lamberti e Selene Ballerini, un’intervista di Ilaria Tagliaferri a Simona Miola, vincitrice del premio Narrare la Parità, Luisella Arzani e Maria Grazia Anatra e una a Irene Biemmi sulla conferenza spettacolo Rosaceleste.
Sommario di LiBeR 113




Le storie degli altri

Le biografie raccontate ai ragazzi, tra divulgazione, romanzi-verità e opere di fantasia

Da che cosa deriva il piacere di leggere biografie? Forse dal desiderio di migliorarsi, perché attraverso i personaggi narrati vediamo anche noi stessi?
Muovendo da questo interrogativo, LiBeR 113 propone un’ampia serie di approfondimenti sul tema delle biografie.
Dalle origini orali alla trascrizione, l’ascolto e la scrittura biografica permettono di indagare senza facili giudizi la complessità umana, costruendo con impegno e passione le “letterature dell’io”.
Dall’Ottocento ai giorni nostri il percorso seguito dalle biografie si evolve: lo sguardo retorico si fa da parte e lascia spazio all’approfondimento di nuove figure impegnate nell’ambito civile e sociale.
Anche nel campo dell’editoria per ragazzi ultimi anni alcune case editrici hanno pubblicato serie significative dedicate a personaggi celebri e meno noti. Musicisti, pittori, scienziati: il racconto delle loro vite è multiforme. Molti autori intervistati sottolineano come ogni biografia raccontata ai ragazzi dovrebbe essere un “distillato del meglio di tutto”, senza tralasciare situazioni drammatiche, ma riuscendo a coniugarle con tenacia, poesia, e leggerezza. Le stesse biografie scientifiche presentano un costante equilibrio tra divulgazione e romanzo-verità. E, per finire, anche il linguaggio grafico ha visto moltiplicarsi le tematiche narrative, e la biografia è entrata a far parte in modo massiccio del mondo del fumetto e del graphic novel.
Su LiBeR 113 contributi di: Duccio Demetrio, Pino Boero, Stefano Calabrese, Sara Uboldi, Francesca Tamberlani, Pierdomenico Baccalario, Paola Benadusi Marzocca, Luca Novelli, Giulio C. Cuccolini.

Disponibile in LiBeRWEB
00pdf_small Le storie degli altri
Una bibliografia tratta da LiBeR Database di biografie per bambini e ragazzi.




Il Pinocchio di Vinicio Berti

Una nuova versione pubblicata da Gabriella Calista

Gabriella Calista, appassionata di illustrazione, corona un sogno lungo una vita e si fa editrice per pubblicare una nuova versione di Pinocchio, basata su illustrazioni che Vinicio Berti realizzò nel 1981. Ne propone addirittura una duplice veste: un primo volume comprendente tutte le 30 tavole originali e inedite, e un secondo nel quale vengono affiancate le due versioni illustrate del 1981, completandole con i personali ricordi e commenti dell’editrice/curatrice.
Presentazione dei libri e vendita, sia delle 30 tavole originali che delle 30 litografie (serie 48/199) delle collezioni private di Gabriella Calista, sono avvenute alla 57a Mostra Mercato del Fumetto di Reggio Emilia, il 3e 4 dicembre 2016 dalle ore 9 alle 18 (Fiere Di Reggio Emilia, Via Filangieri 15).
Le abbiamo rivolto alcune domande.

Come e quando nasce questo progetto di un nuovo Pinocchio di Vinicio Berti, realizzato con illustrazioni inedite?
Nel 1981 Berti fece un Pinocchio – formato extra large – le cui litografie ancora oggi viaggiano tra gallerie d'arte e collezionisti. Io posseggo, da allora, una serie di ben 30 tavole originali di grande formato a colori, di una nuova interpretazione dell'autore che, contraddicendo un po' se stesso, ha dato al colore e alle sue emozioni un inaspettato nuovo taglio interpretativo. Così, ho pensato di porre in parallelo le due edizioni e, commentandole senza lasciarmi influenzare da interpretazioni di alcuno degli esperti che ben conosco, ho seguito la mia onda personale e, con tutti i limiti che ben mi riconosco, ho dato alle stampe un modo di "leggere i quadri dell'autore": parlo direttamente ai lettori, li coinvolgo nelle mie elucubrazioni e lascio solo alla fine delle tavole, la parola al Collodi il quale racconta le infelici avventure di quel "duro pezzo di legno" abbondantemente riviste e reinterpretate da Vinicio prima e da me poi! Amica di Vinicio e della sua inseparabile Liberia, credo di aver "colto nel segno" quanto lui intimamente sentiva e soprattutto qual era il messaggio che intendeva trasmettere all'intera umanità: che non è solo un burattino dalla testa di legno a fare errori su errori e mai capire dove finisce il bene e comincia il male!
A chi intende rivolgersi con questa operazione editoriale?
Con taglio personalissimo, questo "doppio libro" si rivolge contemporaneamente a collezionisti, fans di Pinocchio, circoli culturali, biblioteche e, incuriosendo quanti, pur conoscendo il pittore Berti e le sue opere, ne ignoravano questa versione, e a quanti – credendo di trovare solo un'ennesima versione di Pinocchio – ne scoprono invece anche inaspettate nuove interpretazioni.
Con quali modalità realizzerà il lancio dei libri?
A Reggio Emilia porterò – a seguito di perfezionamenti ragionati "dalla parte del pubblico" – cose diverse... anche per tasche diverse: cartoline, originali, litografie e locandine. Il volume con le tavole originali sarà stampato in sole 100 copie che firmerò e dedicherò ad ognuno dei "fortunati" che ne verranno in possesso. Ho infatti pensato di seguire questa linea: le prime 30 copie numerate (edizione normale) saranno dedicate ai superfortunati  acquirenti degli originali, le successive dal 31 al 60 a coloro che acquisteranno le litografie e, ideona finale una grande cartella telata, 30 pagine di commento di Berti e qualche altra sua pubblicazione ancora in mie mani che andrà all'asta con scopo di beneficenza. Inoltre, dalla 61 alla 70 sarò io personalmente a farne omaggio ai collaboratori. Dalla 71 alla 99 saranno in vendita al prezzo suddetto e la 100 la riservo a me stessa!
Il libro con testo integrale e riproduzione delle 30 tavole originali avrà un prezzo di 25,00 euro, lo stesso accompagnato dalle tavole e da 30 litografie costerà invece 50,00 euro. Non mancherà una veste di lusso, su ordinazione al costo di 100 euro.




Piccoli chef-d’œuvre

Mai, come negli ultimi tempi, il cibo e la sua preparazione hanno abitato i territori dell’immaginario collettivo, occupando ogni angolo dei media, diventando protagonisti nelle trasmissioni televisive dedicate alla gastronomia e aperte alle sfide da consumarsi ai fornelli, popolando il web di food blogger e di siti di ricette, invadendo la produzione editoriale di libri e riviste, imponendo alla ribalta chef master e junior. Insomma un vero trionfo, che non risparmia l’editoria per bambini e ragazzi dove si moltiplicano, sia sul fronte della divulgazione che su quello della narrativa, libri rivolti ai piccolissimi come ai ragazzi e ai giovani adulti: fiabe con rape giganti, principi cuochi e pentolini magici, albi illustrati e libri per imparare parole e cose, allegri ricettari e impeccabili manuali di cucina, racconti e romanzi con investigacuochi, piadine pericolose, ricette della felicità, delizie per sua Maestà, sapori di altri continenti, senza dimenticare intramontabili e mitiche fabbriche di cioccolato e torte in cielo.
Il tema è stato analizzato su LiBeR 112 (ott.-dic. 2016) sotto vari aspetti: dalle forme dell’immaginario — dispositivo in continua mutazione che orienta e regola i nostri consumi, sia che imponga scelte di qualità, prodotti tipici e certificati, sia che recuperi i dolci della memoria — al cibo quale elemento centrale nella lunghissima storia della narrazione fiabica, dai pilastri di quella biblioteca gourmet che ormai affolla gli scaffali di biblioteche e librerie, alla cucina vista in tv, al cinema e al teatro; con contributi di Alberto Capatti, Franco Cambi, Manuela Trinci, Rosella Picech, Guglielmo Maggioni, Mafra Gagliardi, Giulio C. Cuccolini, interviste di Paola Benadusi Marzocca a Luigi Ballerini e a Federica Buglioni, una conversazione di Vichi De Marchi con Carlo Petrini, Valeria Piccini e Gianfranco Vissani su quando il cibo va in tv e la copertina è di AntonGionata Ferrari.

Disponibile in LiBeRWEB
icona pdf Piccoli chef-d’œuvre: una proposta di lettura 
Una bibliografia tratta da LiBeR Database di pubblicazioni per bambini e ragazzi sul tema della cucina e del suo immaginario pubblicate nell’ultimo quinquennio.


Dove va la letteratura grigia?

La produzione di materiali bibliografici e di orientamento per gli utenti nel campo del libro per bambini e ragazzi ha registrato significativi cambiamenti. Un’analisi della produzione degli ultimi quindici anni, basata sui dati tratti dall’archivio Grigia presente in LiBeR Database.

A cura di Claudio Anasarchi

Nel momento in cui, nel web, assistiamo a un proliferare di risorse prodotte da enti che operano nel settore del libro per ragazzi, viene da chiedersi che ne è della letteratura grigia (tutti quei materiali non disponibili attraverso i canali convenzionali di distribuzione editoriale e generalmente di difficile accesso) stampata e distribuita in un ambito (territoriale, per uno specifico bacino di utenza... o altro) di interesse dell’ente produttore.
Il primo dato che ricaviamo dalla nostra indagine – basata sui dati tratti dall’archivio Grigia presente in LiBeR Database e focalizzata sull’ultimo quindicennio – ci mostra che le Risorse elettroniche remote (RER) (documenti prevalentemente in formato pdf, quindi documenti prodotti con una certa impostazione tipografica o, più raramente, semplici pagine html stampabili) incidono per un numero di 255 occorrenze (seppure la prima risulti datata 2009) su un totale di 1744 documenti raccolti. Se poi andiamo ad incrociare i dati numerici delle RER con la “tipologia dei documenti”, risulta che la totalità di questi risultano del tipo “bibliografie”. Questo dato ci potrebbe portare a dedurre che i documenti più “semplici”, o di più immediata fruizione, vengono proposti in siti web, mentre altri più complessi come “atti e rapporti”, documentazione tecnico-pubblicitaria pubblicata da enti per reclamizzare la propria produzione (es. guide alla biblioteca, ai programmi di attività e servizi della biblioteca) o “Cataloghi di mostre”, oppure “pubblicazioni di e per ragazzi” (contenenti scritti e disegni di ragazzi; pubblicazioni rivolte ai ragazzi al di fuori del canale commerciale delle librerie), benché disponibili in rete, vengano poi realizzati a stampa per un compendio di circolazione sul territorio. Vedremo cosa ne pensano i bibliotecari intervistati.
Sicuramente è rilevante il dato relativo al calo della produzione di documenti cartacei! Fenomeno da attribuire solo al perdurare di una difficile congiuntura economica, oppure anche frutto di scelte comunicative più attuali?

(da LiBeR 112)

Alcuni dati statistici

Enti produttori
Enti produttori

Tipologie di documenti
Tipologie di documenti

Documenti per area geografica di produzioneDistribuzione geografica dei documenti

Le interviste ai bibliotecari

Abbiamo sottoposto i dati e i quesiti scaturiti dai rilevamenti a un gruppo di bibliotecari che operano in biblioteche tra le più attive nella produzione di questi materiali e rappresentative, per la loro posizione geografica, di una buona parte del territorio nazionale.




Intervista a Milena Tancredi

Biblioteca Provinciale di Foggia

D. Negli ultimi anni si nota una costante diminuzione della produzione di materiali a stampa nelle variegate manifestazioni di promozione della lettura realizzate anche attraverso percorsi bibliografici e recensioni di libri per bambini e ragazzi. Contemporaneamente la collocazione di questi prodotti si sposta sempre più sul web. Pensate che il fenomeno si possa giustificare con il contemporaneo momento quantomeno non espansivo della capacità di spesa degli enti pubblici, oppure sia frutto di scelte comunicative diverse, più attuali, più social, scelte destinate a diventare irreversibili?
R. Negli ultimi anni per le biblioteche di pubblica lettura di ente locale, di cui faccio parte, lavorare con la comunicazione è diventato prevalentemente “on line” in particolare, purtroppo , per le biblioteche del sud, non voglio qui dilungarmi sulle motivazioni storiche. Ci sono biblioteche che continuano a stampare nel centro e nord Italia percorsi bibliografici, supportati anche da grafici e tipografie esterne alle biblioteche. Noi abbiamo un gruppo interno che lavora su tutta la comunicazione on line e cartacea. In questo momento storico per le ex-biblioteche provinciali non si intravede nulla di buono, non abbiamo più capitoli di spese.

“…Lo sviluppo travolgente del web e dei social media sta rivoluzionando molte delle certezze acquisite in tema di comunicazione, imponendo un vero cambio di paradigma nel modo di pensare e di proporre i servizi e le pratiche bibliotecarie.
I temi della condivisione/collaborazione interna, della conoscenza come proprietà della rete, dell’ascolto dell’altro e dei riti dei social come nuova esperienza di dono alla rete, rappresentano l’occasione per sviluppare nuovi comportamenti di comunicazione partecipativa che permettono di vivere il web come risorsa globale condivisa. I bibliotecari hanno le giuste motivazioni per operare in questa realtà? Sanno che strumenti adoperare per appellarsi all’immaginario del pubblico e rinsaldare la loro etica identitaria? Sono consapevoli del confine tra la componente personale ed emotiva che riversano nella pratica di scrittura sui social e il ruolo istituzionale che ricoprono?
”
(Da Formazione professionale del bibliotecario di Cristina Bambini, Tatiana Wakefiel)

Le biblioteche operano in uno scenario in continuo cambiamento, dobbiamo necessariamente essere più social ma questo non sostituirà la comunicazione cartacea.
D. I minori costi di realizzazione e distribuzione dei materiali non sembrano finora aver provocato un consistente ampliamento della produzione di letteratura grigia. C’è forse meno interesse, o ci sono difficoltà di altro tipo da superare da parte dei bibliotecari per rendere più continue le buone pratiche di produzione di materiali bibliografici e di orientamento degli utenti? O è piuttosto in corso un calo negli eventi di promozione della lettura che provoca una minore produzione?
R.
La nostra biblioteca è di pubblica lettura: quella che tutti conoscono e frequentano che fornisce servizi il loco e si reca nelle aree più delicate e a rischio (carceri, ospedali, scuole,ambulatori pediatrici, paesi sperduti senza biblioteche,quartieri popolari, parrocchie) o a supporto delle attività economiche (stabilimenti balneari, alberghi,ecc.). Gestiamo il polo bibliotecario fornendo servizi ed assistenza biblioteconomia a 64 biblioteche civiche, pubbliche, private, religiose. Noi continuiamo a farne per il forte radicamento al territorio che non immagina ci possa essere un evento che non coinvolga anche noi.
La dimensione fisica della biblioteca 18.000 mq 4 livelli a cui si aggiunge la palazzina dei ragazzi su tre livelli per 1000 mq.
Orario continuato dalle 8.30 alle 19.30 tutti i giorni, escluso il sabato che si chiude alle 13.30
Iscritti ai servizi bibliotecari con tanto di tessera: 25 mila
Media giornaliera di utenti: 500
Media annua di presenze: 100 mila
Media annua di accessi al sito internet: 150 mila
Media annua di prestiti: 30 mila
Media annua di transazioni bibliotecarie: 150 mila
Biblioteche assistite: 64, di cui il sistema bibliotecario dell’ateneo foggiano, la biblioteca del Consiglio Regionale di Bari e la Mediateca regionale di Bari
Notizie catalografiche immesse in rete: 500 mila
Pagine digitalizzate in chiaro in rete: 350 mila.
Documenti posseduti: 380 mila
Libri antichi, rari e pregio: 20 mila
D. Potreste parlarci di quali materiali bibliografici vi siete avvalsi sia per promuovere e supportare iniziative per l’infanzia o per fornirne un rendiconto, dopo la realizzazione?
R.
Continuo a produrre bibliografie multidisciplinari, che promuovano il nostro patrimonio, legandole ad eventi calendarizzati: Natale, Pasqua, festa dei nonni, giornata internazionale diritti, ecc.
Lego le bibliografie a tutto quello che nel territorio si programma, dallo spettacolo teatrale all’ospite nei centri commerciali, legati all’infanzia.
Abbiamo adottato il progetto nazionale nati per leggere dal 2000 e siamo presenti con i volontari lettori negli studi pediatrici, consultori, centri commerciali, nei luoghi di crescita e condivisione della famiglia.
Il rendiconto per noi è il risultato che otteniamo nel prestito dei libri proposti nelle bibliografie e promossi dagli incontri di lettura, che va di pari passo anche con le vendite dei libri in libreria! Abbiamo evidentemente lavorato bene perché finalmente a Foggia ci sarà tra pochissimo una libreria solo per ragazzi!
L’aumento di utenza della fascia 6mesi 6 anni e i genitori che vivono il nostro spazio come un luogo di crescita, di incontro e di condivisione. Sono stati loro a propormi di organizzare le feste di compleanno, diventate negli ultimi anni inaccessibile alle famiglie, perché diventano dei ricevimenti e contestualmente un vero discrimine sociale, partecipano alle feste solo chi poi può contraccambiare, noi abbiamo un ruolo sociale e questo è una delle nostre mission. Abbiamo riportato le feste dei compleanni alle feste organizzate in casa dalla famiglia, con le chiacchere i giochi e proponiamo letture partendo dei “gusti “ di lettura della festeggiata o del festeggiato, alla fine della festa regaliamo la bibliografia dei libri selezionati a tutti i partecipanti.
D. È ancora viva nelle vostre biblioteche l’esigenza di un monitoraggio dei materiali minori o meglio, materiale documentario non disponibile attraverso i canali convenzionali di distribuzione? Cataloghi di biblioteche e di mostre, depliant di servizio, bibliografie e percorsi di lettura, pubblicazioni di e per ragazzi, atti e rapporti: materiali pervenuti in biblioteca in seguito a doni, richieste specifiche, scambio di pubblicazioni.
R.
Il monitoraggio dei materiali minori o meglio, materiale documentario non disponibile attraverso i canali convenzionali di distribuzione avviene quotidianamente da noi, ci donano una copia di tutto quello che viene pubblicato e che non è facilmente rintracciabile dalla distribuzione. Effettuiamo statistiche su tutti i servizi e il patrimonio ogni sei mesi. Siamo certificati ISO 9000, al pari di una azienda privata. “Cataloghi di biblioteche e di mostre, depliant di servizio, bibliografie e percorsi di lettura, pubblicazioni di e per ragazzi, atti e rapporti: materiali pervenuti in biblioteca in seguito a doni, richieste specifiche, scambio di pubblicazioni” riceviamo continuamente doni.
Abbiamo anche un fondo locale con “doni” prestigiosi.


Intervista a Nicoletta Gramantieri

Biblioteca Salaborsa di Bologna

D. Negli ultimi anni si nota una costante diminuzione della produzione di materiali a stampa nelle variegate manifestazioni di promozione della lettura realizzate anche attraverso percorsi bibliografici e recensioni di libri per bambini e ragazzi. Contemporaneamente la collocazione di questi prodotti si sposta sempre più sul web. Pensate che il fenomeno si possa giustificare con il contemporaneo momento quantomeno non espansivo della capacità di spesa degli enti pubblici, oppure sia frutto di scelte comunicative diverse, più attuali, più social, scelte destinate a diventare irreversibili?
R.
Biblioteca Salaborsa Ragazzi ha utilizzato costantemente, nei suoi 15 anni di vita, materiale cartaceo all’interno delle azioni di promozione della lettura. Costante, ogni anno è la produzione di consigli di lettura che si realizzano in occasione delle vacanze estive e di quelle natalizie:
http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/bibliografie/26289
http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/bibliografie/25910
A questi si aggiungono bibliografie realizzate appositamente per percorsi e incontri con le classi:
http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/bibliografie/25821
http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/bibliografie/23537
consigli di lettura pensati per i più piccoli che vengono forniti ai pediatri all’interno delle azioni legate al progetto Nati per Leggere e vengono distribuiti nel corso di attività svolte in biblioteca e all’esterno:
http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/bibliografie/25392
Consigli realizzati in occasione di eventi particolari come, per esempio, un corso di formazione per insegnanti attorno al cinema per ragazzi:
http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/bibliografie/25034.
La biblioteca inserisce poi, ogni mese, sul sito, consigli di lettura relative alle novità editoriali delle ultime settimane. Sono indirizzate ai ragazzi o agli adulti che leggono coi piccoli:
http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/documenti/libri_del_mese
Anche di queste schede viene realizzata una versione cartacea che è esposta nelle sale nel corso del mese e che finisce poi ad arricchire gli archivi cartacei che si trovano a disposizione dei lettori.
Tutta questa produzione è disponibile in cartaceo e online. La distribuzione del cartaceo viene pensata soprattutto per chi attraversa la biblioteca e non è previsto nessun altro tipo di diffusione.
Fino a tre anni fa la realizzazione grafica dei pieghevoli con i consigli di lettura era affidata a uno studio, da tre anni viene realizzata in biblioteca e questo senza dubbio è un effetto della riduzione di risorse.
Fino allo scorso anno i consigli di lettura estivi sono stati inviati a tutte le scuole di Bologna e a tutti gli insegnanti che sono venuti a contatto della biblioteca nel corso degli anni in modo che potessero consegnare direttamente i pieghevoli ai ragazzi. Da quest’anno l’invio è stato fatto solo alle scuole, mentre alle insegnanti è stata inviata una mail col link alla pagina del sito che contiene i consigli di lettura e con l’invito a ritirare personalmente i pieghevoli in biblioteca. Dobbiamo ancora valutare (lo potremo fare a fine estate) l’efficacia di questo nuovo procedimento.
Fino a 4 anni fa si sono poi realizzati una serie di libretti (Biblioteca Salaborsa Ragazzi Edizioni) coerenti più nel formato che nel contenuto: si poteva trattare di bibliografie, di cataloghi di mostre, di approfondimenti su alcuni autori o temi, di attività di promozione della biblioteca. Si trattava di materiali più complessi, per la cui realizzazione occorreva l’intervento di uno studio grafico esterno e costi di stampa elevati. La diminuzione di fondi e di risorse ha fatto sì che si preferisse convogliare sul web questo tipo di produzione. Così è avvenuto per la bibliografia Leggere differenze, realizzata insieme a Centro Documentazione Il Cassero, Hamelin Associazione Culturale, Associazione Famiglie Arcobaleno, che ha avuto ed ha vita solo online:
http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/bibliografie/24650
La vita delle bibliografie sul web è senz’altro più lunga: è possibile aggiornarle, ampliarle, mutarle con l’evolversi delle raccolte. La promozione di tutti questi materiali (sia quelli cartacei che quelli online) viene realizzata anche tramite Facebook, Twitter e la newsletter della biblioteca.
Per concludere direi che la promozione online si è andata ad aggiungere a una produzione cartacea che è continuata invariata nella quantità se non nella qualità grafica delle produzioni. Solo i materiali più costosi sono stati penalizzati dall’evidente diminuzione di risorse. Le famiglie e le insegnanti iniziano inoltre a utilizzare con maggiore facilità le risorse che mettiamo a disposizione sul web.
D. I minori costi di realizzazione e distribuzione dei materiali non sembrano finora aver provocato un consistente ampliamento della produzione di letteratura grigia. C’è forse meno interesse, o ci sono difficoltà di altro tipo da superare da parte dei bibliotecari per rendere più continue le buone pratiche di produzione di materiali bibliografici e di orientamento degli utenti? O è piuttosto in corso un calo negli eventi di promozione della lettura che provoca una minore produzione?
R.
I costi per la realizzazione di materiale cartaceo in realtà per l’Ente Pubblico non sono minori che in passato. Non ci è possibile, per esempio, utilizzare servizi reperibili online, occorre che utilizziamo fornitori individuati dall’ente. Per quello che riguarda invece la produzione di consigli di lettura per il web, abbiamo mantenuto lo stesso ritmo del passato. La produzione e la pubblicazione sul sito di consigli di lettura on line, la diffusione tramite i social network e la newsletter, impegna comunque una parte del tempo dei bibliotecari che non è molto inferiore al tempo necessario a realizzare materiali cartacei.
Nel corso degli anni le attività di promozione della lettura in biblioteca non sono diminuite. Accogliamo ogni anno almeno 250 classi, nel 2015 sono stati realizzati 325 incontri rivolti all’utenza libera e si sono realizzate negli ultimi tre anni, 7 spazi di biblioteca fuori dalla biblioteca (presso la Cineteca, il Teatro Testoni, un centro multiculturale, un centro di educazione ambientale, 2 scuole materne e uno a Essen in Germania per i bambini e le famiglie che leggono in italiano) in cui è possibile consultare e prendere in prestito i libri della biblioteca: http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/eventi/la_biblioteca_va_in_cinnoteca
D. Potreste parlarci di quali materiali bibliografici vi siete avvalsi sia per promuovere e supportare iniziative per l’infanzia o per fornirne un rendiconto, dopo la realizzazione?
R.
L’elenco che ho messo all’inizio rende abbastanza ragione dei materiali che siamo soliti produrre in biblioteca. Non siamo soliti invece produrre materiale per documentare le varie iniziative. Produciamo di solito materiale fotografico che pubblichiamo sul sito o utilizziamo nei social network. OfficinAdolescenti realizza video che pubblica sul proprio canale YouTube.
http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/documenti/22144 (gallery attivitàsul sito)
https://www.youtube.com/user/officinadolescenti (officinadolescenti)
Biblioteca Salaborsa realizza poi un dossier annuo che rende conto dell’attività della biblioteca nel suo complesso (sia la parte degli adulti che quella dei ragazzi). I dossier sono disponibili sul sito
http://www.bibliotecasalaborsa.it/documenti/8020.
D. È ancora viva nelle vostre biblioteche l’esigenza di un monitoraggio dei materiali minori o meglio, materiale documentario non disponibile attraverso i canali convenzionali di distribuzione? Cataloghi di biblioteche e di mostre, depliant di servizio, bibliografie e percorsi di lettura, pubblicazioni di e per ragazzi, atti e rapporti: materiali pervenuti in biblioteca in seguito a doni, richieste specifiche, scambio di pubblicazioni.
R.
Ci sembra che attraverso ai canali convenzionali di distribuzione e al web sia possibile reperire materiali adatti a rispondere alle esigenze e ai bisogni degli utenti. Questo fa sì che nelle nostre raccolte siano inseriti sempre meno materiali grigi.
La nostra raccolta indirizzata agli adulti comprende materiali che hanno comunque attinenza con le nostre raccolte che comprendono letteratura per l’infanzia, cinema, illustrazione, saggistica per bambini e ragazzi, videogiochi. Se ci capita di trovare materiali grigi che ci appaiono particolarmente utili o pregevoli possiamo inserirli nella raccolta, ma non è cosa che ci succeda di sovente. Non è peraltro fra gli obiettivi della nostra biblioteca la documentare la produzione di materiali minori. Anche i cataloghi di mostre li inseriamo nelle raccolte sono se hanno un qualche legame con le raccolte stesse o con la biblioteca in generale.


Intervista a Emilia Ficarelli

Biblioteca dei Ragazzi Il falco magico di Carpi

D. Negli ultimi anni si nota una costante diminuzione della produzione di materiali a stampa nelle variegate manifestazioni di promozione della lettura realizzate anche attraverso percorsi bibliografici e recensioni di libri per bambini e ragazzi. Contemporaneamente la collocazione di questi prodotti si sposta sempre più sul web. Pensate che il fenomeno si possa giustificare con il contemporaneo momento quantomeno non espansivo della capacità di spesa degli enti pubblici, oppure sia frutto di scelte comunicative diverse, più attuali, più social, scelte destinate a diventare irreversibili?
R.
Ritengo che sia essenzialmente il frutto di carenza di risorse: la stampa di percorsi bibliografici e recensioni soprattutto se articolati e approfonditi necessitano di un supporto cartaceo. Il web ha una diversa funzione e finalità comunicativa.
D. I minori costi di realizzazione e distribuzione dei materiali non sembrano finora aver provocato un consistente ampliamento della produzione di letteratura grigia. C’è forse meno interesse, o ci sono difficoltà di altro tipo da superare da parte dei bibliotecari per rendere più continue le buone pratiche di produzione di materiali bibliografici e di orientamento degli utenti? O è piuttosto in corso un calo negli eventi di promozione della lettura che provoca una minore produzione?
R.
Si deve tener conto anche della diminuzione del personale e in particolare di personale specializzato (vedi bibliotecari). La produzione di materiali a stampa di carattere bibliografico e documentario necessita di ricerca e studio non sempre compatibili con i ritmi e modalità di lavoro attuali. Si tenga conto anche dei limiti imposti per legge sulla produzione di materiale a stampa D.L. 78: le risorse utilizzabili vengono spesso assorbite dalla comunicazione istituzionale dell’ente e le biblioteche sono costrette a cercare sponsorizzazioni.
D. Potreste parlarci di quali materiali bibliografici vi siete avvalsi sia per promuovere e supportare iniziative per l’infanzia o per fornirne un rendiconto, dopo la realizzazione?
R.
Pubblichiamo ancora annualmente consigli di lettura per fasce d’età in formato cartaceo; mentre per mostre o altri progetti cerchiamo di inserire la presentazione e le informazioni nel pieghevole pubblicitario o stampiamo sintetici cataloghi che ripercorrono il percorso espositivo per mantenere traccia e documentazione.
D. È ancora viva nelle vostre biblioteche l’esigenza di un monitoraggio dei materiali minori o meglio, materiale documentario non disponibile attraverso i canali convenzionali di distribuzione? Cataloghi di biblioteche e di mostre, depliant di servizio, bibliografie e percorsi di lettura, pubblicazioni di e per ragazzi, atti e rapporti: materiali pervenuti in biblioteca in seguito a doni, richieste specifiche, scambio di pubblicazioni.
R.
Si, in quanto questi materiali contengono spesso informazioni non reperibili diversamente e diventano fonti e risorse importanti per la ricerca, lo studio, l’aggiornamento immediato su determinati temi o argomenti non ancora documentabili nella produzione editoriale, in particolare nella saggistica di riferimento.




Intervista a Federica Di Silvio

Biblioteca comunale di Imola, Sezione ragazzi Casa Piani

D. Negli ultimi anni si nota una costante diminuzione della produzione di materiali a stampa nelle variegate manifestazioni di promozione della lettura realizzate anche attraverso percorsi bibliografici e recensioni di libri per bambini e ragazzi. Contemporaneamente la collocazione di questi prodotti si sposta sempre più sul web. Pensate che il fenomeno si possa giustificare con il contemporaneo momento quantomeno non espansivo della capacità di spesa degli enti pubblici, oppure sia frutto di scelte comunicative diverse, più attuali, più social, scelte destinate a diventare irreversibili?
R.
Io credo che il fenomeno della minore produzione di materiale a stampa sia incominciato in un primo momento sicuramente con i notevoli tagli della spesa pubblica che hanno ridotto il budget degli istituti culturali ponendo severi limiti e tetti di spesa proprio anche nella grafica e nelle stampa, considerata un lusso superfluo. Ma il diffondersi così repentinamente del web e dei social ha richiesto alle biblioteche un cambiamento delle scelte comunicative e un diffondersi quasi in modo naturale di altro tipo di promozione. Non sono in grado di capire se questo fenomeno sia irreversibile, forse in futuro ci potrebbe essere una maggior attenzione su certe tipologie di materiali come ad esempio i cataloghi delle mostre e una maggior selezione nella scelta del materiale cartaceo con la sola stampa di prodotti più curati, sia nei contenuti che dal punto di vista grafico.Per quanto riguarda Casa Piani abbiamo incominciato ad usare il web e i social da circa una decina di anni ed effettivamente abbiamo avuto da subito un riscontro immediato del gradimento del pubblico, un'interazione immediata con gli utenti e la possibilità di conoscere in tempo reale le visualizzazioni delle diverse pagine.
D. I minori costi di realizzazione e distribuzione dei materiali non sembrano finora aver provocato un consistente ampliamento della produzione di letteratura grigia. C’è forse meno interesse, o ci sono difficoltà di altro tipo da superare da parte dei bibliotecari per rendere più continue le buone pratiche di produzione di materiali bibliografici e di orientamento degli utenti? O è piuttosto in corso un calo negli eventi di promozione della lettura che provoca una minore produzione?
R.
Dal mio punto di vista, almeno per quanto riguarda Imola, non sono assolutamente calate le attività e le iniziative di promozione, anzi, tramite la collaborazione con associazioni e grazie ai finanziamenti degli sponsor, c’è stato un crescendo di iniziative anche piuttosto articolate, con una maggiore integrazione tra la Biblioteca ragazzi e la Biblioteca per adulti. Direi piuttosto che attualmente spesso non si riesce a dare rilievo pubblicitario a tutte le iniziative, neanche sul web, perché la costruzione delle notizie, per quanto più veloce di quella cartacea, richiede molto tempo e un aggiornamento giornaliero delle pagine che spesso non avviene perché i bibliotecari utilizzano i loro ritagli di tempo sempre più risicati. Ci sarebbe necessità di una figura professionale specializzata nella comunicazione web. Naturalmente, ed è superfluo dirlo, questo è dovuto anche al taglio di personale e alla mancanza di turn-over nel corso di questi ultimi anni.
D. Potreste parlarci di quali materiali bibliografici vi siete avvalsi sia per promuovere e supportare iniziative per l’infanzia o per fornirne un rendiconto, dopo la realizzazione?
R.
I rendiconti delle iniziative scarseggiano e si fanno in modo abbastanza schematico soprattutto per gli sponsor. Le bibliografie su web permettono di realizzare percorsi bibliografici molto velocemente e come valore aggiunto l’utente ha la possibilità sapere subito se il libro è a prestito oppure no. La pagina web, comprese anche i percorsi bibliografici sono comunque stampabili in un formato grafico accettabile.
D. È ancora viva nelle vostre biblioteche l’esigenza di un monitoraggio dei materiali minori o meglio, materiale documentario non disponibile attraverso i canali convenzionali di distribuzione? Cataloghi di biblioteche e di mostre, depliant di servizio, bibliografie e percorsi di lettura, pubblicazioni di e per ragazzi, atti e rapporti: materiali pervenuti in biblioteca in seguito a doni, richieste specifiche, scambio di pubblicazioni.
R.
È vero che molte iniziative delle altre biblioteche si possono trovare ora molto facilmente sul web, sui social, sui blog e su riviste on line ma per quanto ci riguarda per noi sussiste ancora l’esigenza di un monitoraggio dei materiali minori o materiale documentario non disponibile attraverso i canali convenzionali di distribuzione e sui social perché questo materiale digitale potrebbe scomparire dal web e non essere recuperato in nessun modo. Soprattutto ciò che può essere più utile sono i cataloghi delle mostre. Lo scambio di pubblicazioni è una pratica per noi ancora attiva.




Intervento di Patrizio Sgrilli

BiblioteCanova Firenze-Isolotto

BiblioteCaNova continua ad avvalersi ampiamente del cartaceo per la promozione delle proprie attività: ogni tre mesi stampiamo il pieghevole 3M con tutte le attività programmate per i tre mesi successivi; stampiamo anche una bibliografia al mese per coprire un argomento per bambini e ragazzi, oltre a pieghevoli sui singoli eventi. Questi materiali vengono distribuiti fra gli utenti e, a seconda dei casi, alle scuole. Contemporaneamente alcuni colleghi si occupano seriamente del web. Il materiale grigio viene di solito preso in considerazione: se ha una certa consistenza e si ritiene utile conservarlo nel tempo lo cataloghiamo. In altri casi si ordina su un apposito scaffaletto in emeroteca.




Le illustrazioni dei primi 1000 giorni

Con LiBeR 112 il secondo manifesto “Libri che sanno di buono”

Con un ricco calendario di oltre 50 eventi si è svolta a Brescia dal 29 settembre al 9 ottobre la seconda edizione di A Bi Book, festival della lettura per la prima infanzia (www.festivalabibook.it). Un appuntamento unico nel suo genere in Italia, nato dalla collaborazione delle cooperative bresciane Co.Librì e Zeroventi. Con l’occasione è stato presentato il manifesto: Libri che sanno di buono: le buone illustrazioni nei primi 1000 giorni di vita
Il manifesto – elaborato da Luigi Paladin con le illustrazioni di Marta Comini e ispirato a Nati sotto il segno dei libri di Luigi Paladin e Rita Valentino Merletti (Idest, 2015) – è promosso da LiBeR che lo distribuisce in allegato a questo numero.
Il lavoro parte dall’analisi della migliore produzione editoriale italiana e internazionale e da un approfondimento sulle capacità percettive e cognitive del bambino nella prima infanzia, per giungere ai criteri che facilitano la lettura a questa età. Una lettura di riconoscimento, con illustrazioni che, a seconda dell’obiettivo comunicativo, possono essere costituite da disegni, immagini altamente iconiche e realistiche, rappresentazioni simboliche, fotografie. Queste illustrazioni, presenti soprattutto nei cartonati, aiutano il bambino nella scoperta/riscoperta delle prime cose che incontra, rinforzano il processo di denominazione e la rappresentazione simbolica. Attraverso questi libri e la qualità delle illustrazioni, il bambino sarà facilitato nella costruzione del primo vocabolario, costituito non solo da parole, ma anche da immagini, e sarà sostenuto nell’esplorazione di un mondo via via più esteso.

Il manifesto è allegato al n. 112 di LiBeR, in uscita nel mese di ottobre
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A carte scoperte

Le "graffianti" note dell'omonima rubrica di LiBeR sui vizi e i comportamenti più discutibili dell'attuale offerta editoriale.

L’ombra del dubbio

Una riflessione di Antonio Faeti sul romanzo noir di Jack Ketchum, La ragazza della porta accanto: una lettura che solleva antichi dilemmi ermeneutici. 

La pedagogia dell’errore

Ci sono romanzi, validi per trama, intreccio, stile, che però presentano errori di ambientazione storica. Cosa farne? Utilizziamoli guidando i ragazzi in un giochetto educativo di caccia all’errore. Così è successo per il romanzo di Livy Former, Marlina dei misteri. Come dire, non tutto il male viene per nuocere. 

Divulgare non significa rendere volgare

Appendice dell’omonima trasmissione televisiva, la collana Gli atlanti di Voyager di Giunti riporta su carta i grandi temi affrontati in tv, macchiandosi però di un paio di errori colossali. Impossibile non notarli e doveroso correggerli. 

Perché odio la Famiglia Orsetti

La famiglia è una rete che impiglia, che libera o ambedue? Sicuramente è il nostro primo marchio di fabbrica e il segno che lascia è decisivo per la nostra formazione, attraverso forme sia d’omologante assorbimento che di ribelle reattività. Una via senza risposte facili. Eccetto che per Mamma Orsa... 

Dove finisce la cultura

Un termine importante, “cultura”, che necessita di ampi spazi di applicazione. Siamo sicuri che basti schematizzarla in un dizionario enciclopedico per farsene un’idea esauriente? 

Povero scimmiottino scimmiottato!

Il dibattito sui rifacimenti dei classici è ormai annoso: qualcuno pensa che in caso di opere ritenute inaccessibili ai ragazzi sia meglio renderle leggibili piuttosto che niente e c’è chi è irriducibilmente convinto che l’originale non vada mai toccato. E se non si tratta di un classico? Ah, scappa Pip셠

Repetita non juvant

Breve guida a luoghi, parti e dimensioni del libro per bambini o adolescenti dove possono fiorire più facilmente errori e scorrettezze: refusi, false nozioni storiche, imprecisioni scientifiche, e qualche sdrucciolone sulla coperta. 

Questioni di magia libresca

L’apprendistato magico, talvolta con caratteristiche familiari (I maghi di Caprona della Jones) o di ambiente scolastico (Villa Ghiacciaossa di Horowitz), è spesso comparso nella narrativa giovanile, ma la principale fonte di Hogwarts pare individuabile in un capolavoro del ’68 di Ursula K. Le Guin. 

Al cinema con Pinocchio

Il discusso film di Benigni ha un grande merito: può finalmente riscattare la figura del burattino dalla stravolta versione disneyana degli anni ’40. Non facciamoci sfuggire l’occasione giusta per leggere, o rileggere, la versione integrale di un capolavoro intramontabile per grandi e piccini. 

Titoli rifritti in mancanza d'autore

Secondo le norme editoriali l’autore è proprietario del testo, mentre l’editore può modificare il titolo sia nella prima sia nelle successive edizioni se consenziente l’autore. Ma se questi è morto? C’è chi non si fa problemi di correttezza. È il caso dell’operazione Editori Riuniti su due raccolte di Rodari. 




L’ombra del dubbio

Una riflessione di Antonio Faeti sul romanzo noir di Jack Ketchum, La ragazza della porta accanto: una lettura che solleva antichi dilemmi ermeneutici.

Ho letto La ragazza della porta accanto di Jack Ket­chum (Gargoyle, 2009), con un senso di pena, di sgomento, di ansia, ovvero in condizioni di spirito che non credevo più possibili in un lettore che ha superato i 70 anni. Ci furono quasi solo tre occasioni, ma allora ero un adolescente, in cui mi sentii preso da turbamenti dello stesso tipo. Ho letto, soffrendo, Le diaboliche di Jules Barbey d’Aurevilly e mi sembrò, a metà degli anni ‘50, di essere entrato in uno di quei luoghi di sevizie e di torture che erano collocati anche vicino a casa mia e sui quali avevo sentito orribili racconti alla fine della guerra. Ho letto l’episodio di Merenzina, nell’Enrico il verde di Keller e non ho mai guardato una mia scolara, negli anni in cui ero maestro, senza vedere in lei la bambina assassinata dal religioso. Ho letto Teresa Raquin di Zola pensando alle turpitudini della Bologna povera e operaia nella quale vivevo. Ho sempre ritenuto che i tre libri fossero grandi libri, che dovessero fruire di variegate e complesse ermeneutiche. Ma il libro di Ketchum non offre alcuno spiraglio per una forma qualunque di catarsi e, ben scritto e ben costruito come è, prende il lettore e lo lascia lì, nel rifugio antiatomico abbandonato, nell’orrore delle sevizie, nella terrificante successione delle torture. Questa, con la madre folle e bieca che uccide Meg, la bella ragazzina odiata e temuta per il suo fascino, e la offre allo sconcio di adolescenti oscillanti tra odio, libido repressa, incapacità di intendere, bestialità regressiva, è una lettura che mi ha ricondotto a un antico bivio.
Mentre si cominciava a studiare le comunicazioni di massa, nei primi anni ‘60, era nato un paradigma interpretativo che, nella sua terrificante semplificazione nascondeva qualcosa di severamente vero. C’era un bivio di qua, Il gabinetto del dottor Caligari era propedeutico nei confronti di Hitler, di là Frank Capra dava una mano a Roosevelt (o a Truman).
Oggi, chiunque si trovi a conversare con i giovani, constata che la Storia è del tutto uscita dalla loro formazione, e senza la Storia, i baccanali di Tiberio, le avventure del divino Marchese, i suggerimenti politici della Pompadour, l’omosessualità dei Templari e le foto montanine che Adolf scattava a Eva vestita come l’Eva di una attuale pubblicità televisiva, riempiono lo stesso calderone di cui un nuovo Dotto Caligari è l’apprendista stregone.
Dopo le terrificanti sevizie al povero corpo di Meg, l’autore e Stephen King improvvisano un po’ di spiegazioni. King nega il se stesso letto in Danse macabre, l’autore è fiero di essersi basato su una solida ambiguità morale.
Non è certo questa l’ermeneutica che si dovrebbe usare. Ottime e utili sono invece le note che la casa editrice Gargoyle ha collocato in tante pagine. Ricordo gli antichi cineforum cattolici, rammento l’urgenza di discutere, scruto nella perdurante ambiguità del libro. Il romanzo non appartiene a una collana destinata ai giovani, ma la recensione che mi ha indotto ad acquistarlo io l’ho letta in un mensile della Bonelli, quindi certi ragazzi potrebbero seguire il mio stesso itinerario. E sarebbero soli nel cunicolo dell’orrore, soli nella piscina del relativismo, soli nel pozzo di chi non insegna più la storia perché le date richiedono un duro sforzo mnemonico. Ecco: accanto al corpo martoriato di Meg colloco tutte queste constatazioni.
E ritorno all’inizio: Jules Barbey d’Aurevilly è il dandy metafisico studiato dal mio maestro, il sommo Giovanni Maria Bertin, Keller ha esplorato la verde età come nessuno ha più fatto, Zola è morto dopo aver difeso Dreyfus... e chi è Jack Ketchum, lasciando in pace Jim Thompson?

(da LiBeR 86)




La pedagogia dell’errore

Ci sono romanzi, validi per trama, intreccio, stile, che però presentano errori di ambientazione storica. Cosa farne? Utilizziamoli guidando i ragazzi in un giochetto educativo di caccia all’errore. Così è successo per il romanzo di Livy Former, Marlina dei misteri. Come dire, non tutto il male viene per nuocere.

Può capitare che un romanzo o un fumetto – soprattutto se ambientati in un più o meno lontano passato – presentino qualche grave errore nella ricostruzione storico-ambientale, pur rimanendo validi per altri aspetti (narrazione, trama, stile, ecc.). In tal caso devono essere cestinati o possono essere sfruttati in qualche modo? Ritengo che possano essere utilizzati per praticare un esercizio di quella che mi piace chiamare “pedagogia dell'errore”. Si fanno leggere ai giovani lettori sollecitandoli a individuare l'errore di ambientazione storica, caso mai aiutandoli con adeguati indizi in questa ricerca del “colpevole” che può assumere il sapore del giallo.
Questo esercizio, che ho avuto modo di praticare in passato, mi è ora suggerito dal romanzo di Livy Former Marlina dei misteri (Edizioni Paoline, 2008) per lettrici dagli 11 anni in su.
All'epoca della prima crociata (1099) in Orvieto la quattordicenne Marlina vive una vita semplice in seno alla famiglia benestante e divide con l'amica Velia confidenze, curiosità e speranze. Promessa al ricco Lanerio, ama segretamente Ruffino. Questa quotidianità è scossa dalla scomparsa di un'altra coetanea e dal misterioso assalto alla città di una banda di briganti. Sarà grazie a Marlina che si chiariranno questi enigmi e l'intreccio delle varie vicende troverà una felice conclusione.
La narrazione è condotta in modo vivace, le descrizioni sono puntuali, certi giudizi storici sono “revisionisti” in quanto aggiornano quelli tradizionali. Per esempio, sulla natura della crociata: "la verità è che la Santa Crociata è partita alla conquista dei tesori dell'Oriente; la liberazione del Santo Sepolcro è una scusa per rendere santa una guerra d'interesse". (p. 58). Inoltre le testatine e le illustrazioni a piena pagina di Sandra Bersanetti sono gradevoli. Cos'è allora che non funziona?
Lo svarione all'inizio del capitolo 3°: "Pelare le patate era un lavoro inutile. Perché non le mangiamo con la buccia?" (p. 40).
Se le giovani lettrici non sono state in grado d'individuare questo anacronismo, s'interverrà ricordando loro che la patata – ma anche il fagiolo, il pomodoro e il mais – è giunta in Europa dal Nuovo Mondo nel corso del Cinquecento e che, solo dopo un utilizzo a scopo medicamentoso o decorativo, è diventata un alimento di massa verso la fine del Settecento. Così un errore del romanziere si trasformerà in un'occasione di proficuo apprendimento per schiere di lettori.

Giulio C. Cuccolini
(da LiBeR 81)




Divulgare non significa rendere volgare

Appendice dell’omonima trasmissione televisiva, la collana Gli atlanti di Voyager di Giunti riporta su carta i grandi temi affrontati in tv, macchiandosi però di un paio di errori colossali. Impossibile non notarli e doveroso correggerli.

 

“Voyager”, la trasmissione televisiva realizzata e condotta da Roberto Giacobbo su Rai 2, affronta, come indica il sottotitolo “Ai confini della conoscenza”, temi che sollecitano la nostra curiosità e ai quali la scienza non è in grado di fornire risposte soddisfacenti. Insomma, misteri di un passato lontano o enigmi del presente. Come successo in casi analoghi, la casa editrice Giunti ha lanciato una collana, battezzata Gli atlanti di Voyager, di cui Giacobbo è “curatore, coordinatore, responsabile scientifico e promotore”. I titoli, scritti da autori diversi, svolgono alcuni dei temi affrontati dalla trasmissione (Le piramidi, I Templari, Mostri e creature fantastiche, Isola di Pasqua, Ufo, Cerchi nel grano, ecc), sono destinati a un pubblico generico e, per il taglio divulgativo, sono fruibili anche da adolescenti. Uno degli ultimi, Dracula: viaggio in Transilvania di Alessandra Bisceglia, affronta e svolge il tema del vampirismo. Lo fa in un'ottica storica che mira a distinguere realtà e mito e insiste particolarmente sui risvolti letterari e cinematografici del fenomeno. L'iconografia è varia, ma non sempre viene indicata la fonte e la cronologia delle immagini. Tutto sommato l'opera sarebbe apprezzabile se non fosse per un box a p. 75, titolato "Nascita di un mostro", che contiene ben due svarioni che proiettano un'ombra inquietante sulla serietà dell'insieme. Nel suddetto box l'autrice ricorda il celebre episodio, occorso nel 1816 a Villa Diodati sulle rive del Lago di Ginevra, nel quale Mary, il marito P.B. Shelley, il dottor Polidori e altri letterati gareggiarono nella scrittura di un racconto horror. Si legge: “A Villa Diodati i discorsi vertevano su argomenti di grande attualità, si parlava tra l'altro di Darwin e dei suoi studi sulla razza umana.” A parte il fatto che Darwin all'epoca aveva solo sette anni, non andrebbe confuso il tema della creazione artificiale della vita, dibattuto a Villa Diodati (a seguito anche della diffusione delle conoscenze sull'elettricità animale), con quello dell'origine della specie umana, affrontato da Darwin 43 anni dopo (la sua celebre opera sull'Origine della specie è del 1859). Non si tratta quindi di un semplice lapsus nel quale tutti possono incorrere, ma di un grave errore concettuale.
Divulgare non significa rendere volgare, nel senso di trattare approssimativamente e a braccio un determinato argomento, bensì rendere in volgare, cioè svolgere un tema con un linguaggio chiaro e accessibile al grosso pubblico, salvaguardando al contempo la precisione concettuale dell'argomentazione.

Giulio C. Cuccolini
(da LiBeR 79)




Perché odio la Famiglia Orsetti

La famiglia è una rete che impiglia, che libera o ambedue? Sicuramente è il nostro primo marchio di fabbrica e il segno che lascia è decisivo per la nostra formazione, attraverso forme sia d’omologante assorbimento che di ribelle reattività. Una via senza risposte facili. Eccetto che per Mamma Orsa …

“Scegliemmo gli orsi perché possono stare eretti, stanno bene con i vestiti indosso e sono divertenti da disegnare”. La pensarono proprio giusta in quel lontano 1962 Stan e Jan Berenstain - all’epoca già cartoonist di successo ma per adulti - a optare per questi animali quando decisero di creare una serie di storie per bambini. E poiché in mente avevano di divertire i loro due figli chiamarono la neo famigliola con il proprio cognome: Berenstain. Da allora è stata un’inarrestabile freccia in su: più di 250 libri pubblicati, 240 milioni di copie vendute, una serie tv negli anni ’80 - trasmessa da noi su Italia 1 - e numerosi premi, fra cui nel 1995 il Children’s choice award. Intorno ai loro orsetti si è ovviamente formato un sito con giochi e attività, la cui traduzione italiana è www.famigliaorsetti.it nell’area del Battello a vapore: è infatti Piemme che ne cura la pubblicazione degli albi illustrati nel nostro paese, con il titolo seriale, appunto, di Famiglia Orsetti.
Stop. Per il bene ho già detto abbastanza. Ora spiegherò perché, pur nella loro innegabile simpatia grafica, non sopporto questi celebri orsi, che se all’epoca in cui furono creati potevano avere una loro plausibilità oggi risultano desueti, antiquati e penosamente consoni a modelli che non esistono più se non negli stereotipi letterari. Piacciono ai più piccoli? Per forza: sono buffi, mostrano vicende tipiche del quotidiano e raccontano di quel mondo disgustosamente “perfetto” già trasmesso loro da pubblicità alla Mulino Bianco. Dove ci sono sempre un padre e una madre (e nun ce frega di chi è orfano o vive situazioni familiari più complesse), un figlio e una figlia, tutti belli e sani, pienamente soddisfatti della loro vita conformista e alieni da moti creativi o ribelli che facciano intravedere una via diversa dalla meschina adesione ai cliché del perbenismo borghese.
Quattro, così distribuiti, sono pure i nostri Orsetti. Papà è il classico giuggiolone che, sulla falsariga del matriarcato aggressivo tipico dei fumetti USA, obbedisce remissivo alla moglie, benché sia lui a guidare l’auto e a leggere il quotidiano. Anche dei figli il più scapestrato risulta il maschio, mentre al vertice di ogni saggezza c’è la madre, l’indottrinatrice della famiglia, che conduce ferma e sicura verso l’addomesticamento totale. Già a vederla, con quel camicione e la berretta in testa, si capisce subito la sua unica vocazione: la casa; tant’è che se legge un libro è sulle piante e quando per un po’ si mette in affari apre un negozio in cui vende le proprie coperte. La sua fantasia è pari a zero: tutto per lei si risolve in una misura di pratica opportunità e insipido buonsenso, che zelante trasmette, anzi impone ai figli per risolvere le varie situazioni. Ogni albo infatti (finora ne sono usciti 26, per i 3-5 anni) propone una questione comportamentale, che lei scioglie con la sua consueta finezza. In casa si guarda troppa tv? Basta un’astinenza forzata di una settimana: alla fine ciascuno avrà trovato altre forme di svago (Papà Orso la pesca, temo con grave disappunto dei pesci…). C’è confusione in cameretta? Eccola riorganizzare quello spazio un po’ troppo vivace in un angolo-Ikea, “meno avventuroso”, ma “più pratico e… meno rischioso!” (Facciamo ordine?, p. 32, del 2004 come il resto della serie). Esemplare Non si mangia con le mani!, che certo la psicologa Chiara Cabrini non ha letto prima di scrivere la sua nota per i genitori (ogni libro ne presenta una): difatti lei sostiene che le regole devono essere stabilite insieme dai genitori, con punizioni che, non “troppo severe e sproporzionate”, offrano al bambino l’occasione di “comprendere ciò che ha fatto” (p. 1). In casa Orsetti invece l’orsa prescrive il proprio Codice anche al marito, esautorato del tutto nell’autorità, e quanto alla coerenza-proporzionalità tra fatti e “castighi” vedete un po’ voi nella tabella elaborata da questa Mater Terribilis…
E poi vi meravigliate se odio la famiglia Orsetti?

Selene Ballerini
(da LiBeR 66)




Dove finisce la cultura

Un termine importante, “cultura”, che necessita di ampi spazi di applicazione. Siamo sicuri che basti schematizzarla in un dizionario enciclopedico per farsene un’idea esauriente?

 

Non è facile definire il significato, certamente complesso, del termine “cultura”.
Il dizionario Zingarelli ne fornisce cinque accezioni, dalle quali si possono evidenziare le più significative:
1) Complesso di cognizioni, tradizioni, procedimenti tecnici, tipi di comportamento, trasmessi e usati sistematicamente, caratteristico di un dato gruppo sociale, di un popolo, di un gruppo di popoli o dell’intera umanità.
2) Patrimonio di conoscenze di chi è colto. Insieme delle conoscenze relative a una determinata disciplina o a un ramo del sapere.
3) Specialmente nel linguaggio giornalistico, concezione acquisita, presa di coscienza, mentalità.
Queste definizioni non risultano certamente esaurienti, e invece chi ha scritto il risvolto di copertina de Il libro della cultura (Edicart, 2004) ha pensato di proporne un’altra: “il termine ‘cultura’ è spesso usato per indicare forme d’arte come il balletto e l’opera, ma in verità la cultura è molto più di questo”.
Bontà sua! Ma come si può utilizzare un linguaggio come questo per presentare un modesto dizionario enciclopedico che in 255 pagine fitte di illustrazioni pretende di condensare lo scibile che riguarda (oltre l’Introduzione, il Glossario, l’Indice) otto argomenti di base: Letteratura, Religione, Musica, Design e Tecnica, Artisti e Spettacolo, Miti e Leggende, Arte, Storia della cultura? Ogni argomento è suddiviso in 14 voci, numero assoluto per ciascuna delle materie trattate: possibile che non ce ne fosse uno che richiedesse una pagina in più o una in meno?
Non è il caso di entrare nel merito sulle scelte delle voci che contraddistinguono ogni argomento, ma non si può non rilevare come alla voce “Libri per bambini” (p. 30-31) la necessità di sintesi porti a indicare in pochissime righe: le favole di Andersen, Perrault e i Grimm, L’isola del tesoro, Alice, Il Mago di Oz, Willie Wonka. Chissà che idea si farà un ragazzino su questo e sugli altri argomenti leggendo (e guardando immagini) ristrette in limiti che, di fatto, risultano incomprensibili.
La casa editrice che pubblica questo libro è particolarmente diffusa nei supermercati e nelle grandi superfici, dove l’incompetenza degli acquirenti adulti di libri per bambini è praticamente totale.
Come ci si può opporre a libri di questo genere, la cui diffusione sfugge alle biblioteche di pubblica lettura e alle librerie specializzate? Ai dittatori piaceva la censura: chi ama la libertà non può invece che rifiutarla. Non parliamo quindi di controlli che in qualsiasi forma – preventiva o meno – possono presentarsi.
L’unica possibilità di opporsi a libri di questo genere è far ricorso alla cultura personale e non certo a quella di cui pretende di parlare il volume dell’Edicart.

Roberto Denti
(da LiBeR 65)




Povero scimmiottino scimmiottato!

Il dibattito sui rifacimenti dei classici è ormai annoso: qualcuno pensa che in caso di opere ritenute inaccessibili ai ragazzi sia meglio renderle leggibili piuttosto che niente e c’è chi è irriducibilmente convinto che l’originale non vada mai toccato. E se non si tratta di un classico? Ah, scappa Pipì… Ridurre, riscrivere, riformare, ossia in definitiva reiterare con varianti a-creative un classico, mi fa pensare a quei cagnetti in cui l’eccitabilità è pari solo alla piccolezza che s’agitano abbaianti intorno a un cane grosso mentre questi perplesso li contempla dalla propria inattaccabilità. Alla fin fine non accade niente di sostanzioso, a parte - s’intende - eventuali morsicini miseri e passeggeri. Il classico resta incolume, perché molta, tantissima gente è informata su come sia fatto davvero: ad esempio sa che magari è lungo, prolisso nelle descrizioni, fitto talora di termini desueti (qui si parla ovviamente dei classici non moderni) e comunque lontano dal modulo attualistico con cui viene presentato nella nuova versione.
Prendiamo il caso di Pinocchio: quante volte è stato rimaneggiato ad usum puerorum? Tante, troppe ma senza che il libro originale, con i suoi sagaci fraseggiari toscaneggianti, ne venisse scalfito nella memoria di lettrici e lettori. Amato, diffuso e straconosciuto è stato e verrà in ogni modo letto prima o poi nella stesura reale ed è questa che rimarrà impressa.
Le cose però cambiano e assumono connotati più inquietanti quando a essere sottoposta a chirurgia estetica - cioè a un processo di omologante odiernizzazione - è un’opera minore, quindi sconosciuta ai più e sicuramente ignota ai meno adulti. E peggiorano ancora quando si scopre che: a) è breve e non necessitava quindi di accorciamenti per poter essere accomodata alla “capienza” - ammesso sia scarsa, Harry Potter sogghigna - dei giovanissimi; b) è rivolta agli ultrasettenni, i quali nel leggerla avrebbero incontrato la stessa difficoltà che avrebbero avuto con Pinocchio, a cui è simile anche nel contenuto (cioè nessuna); c) era stata presentata anni fa in versione originale da un altro editore, con poche note esplicative, per i “dai 9 anni”.
Stiamo parlando del collodiano Pipì (1883-’85), edito appunto da Piemme nel 1993 con il suo titolo d’autore Pipì, lo scimmiottino color di rosa e ripubblicato ora da EL come Pipì. Lo scimmiotto rosa nell’adattamento di Roberto Piumini per quei bambini e bambine che non potevano aspettare di crescere ancora due anni, dai 7 ai 9, senza averlo letto… Motivazione in sovraccoperta: “la lingua dello scrittore toscano era fresca e vivace, adatta, però, ai bambini del suo tempo; è per questo che un Collodi contemporaneo l’ha resa accessibile ai lettori di oggi, conservandone il ritmo narrativo”. Tutto dichiarato, quindi corretto, ma è inevitabile chiedersi se fosse utile, augurabile, indispensabile un’operazione come questa.
A Piumini - già avvezzo del resto ad adattamenti collodiani - è parso evidentemente lo fosse e con audace spudoratezza si è dato daffare a togliere toscanismi e diminutivi, appiattir lo stile, sostituire o glissare termini obsoleti o difficili (canzonatura, pizzicorino, tranvai, piagnisteo, singolarissima, sgangheratamente, trapelare, visibilio, lestezza vertiginosa…) oppure troppo ripetuti e a estirpare qualsiasi forma di frizzo, sugo, sapidità, ricchezza linguistica e in alcuni punti perfino di humour e horror. La frase “quell’odore era per lui come un libro stampato: non ci capiva nulla” smarrisce la fulminante ironia quand’è ridotta a “non ci capiva nulla”. Dire “ecco la pioggia” dopo aver mostrato la catinella che lo scimmiottino - in veste casuale d’imperatore - sta per gettare sui sudditi toglie l’effetto sorpresa al corrispondente brano di Collodi in cui Pipì la fa vedere soltanto dopo aver esclamato “eccovi la pioggia”. E il brigante Golasecca: quanta efficacia espressiva ha perso quando il suo “grugnito di feroce allegrezza” è stato limitato al magro “con allegrezza”? Ma altro ancora si potrebbe dire.
Il rischio in tutto ciò è che questo Pipì resti nell’immaginario della lettura infantile come l’originale. Non sarebbe stato meglio allora per lo stesso Piumini, che ne ha tutte le capacità, creare un libro nuovo? Perché non si ormeggia al suo vero mestiere, che è scrivere e non riscrivere?

Selene Ballerini
(da LiBeR 64)




Repetita non juvant

Breve guida a luoghi, parti e dimensioni del libro per bambini o adolescenti dove possono fiorire più facilmente errori e scorrettezze: refusi, false nozioni storiche, imprecisioni scientifiche, e qualche sdrucciolone sulla coperta. Tanta produzione, tanta offerta, quindi tanto proliferare di inesattezze, sviste, omissioni, che aumentano quante più varie sono le occasioni per svilupparsi. E come serve una mappa per orientarsi nel dedalo dei libri in commercio può essere utile elaborare griglie classificatorie anche per focalizzare le tendenze dell’errare, nell’ipotesi che disattenzioni e sciatterie siano spesso propense a percorrere piste già calcate.
Un primo campo di coltivazione riguarda i refusi, che tuttavia sono fisiologici e se risultano di numero contenuto non meritano nulla più di una segnalazione.
Due tracciati più interessanti sono invece connessi l’uno alle pecche rinvenibili sulla coperta e nelle pagine “di servizio” (notizie fuorvianti sul libro che possono riguardare particolari di trama o contenuto, il numero di serie, il nome dei protagonisti o degli autori, la numerazione dei capitoli o la promessa non mantenuta di prefazioni o di tavole iconografiche), l’altro a questioni di lay-out, tipo la scarsa leggibilità dovuta ai caratteri sommersi dalle illustrazioni.
Quanto alla fascia d’età proposta come adatta alla lettura, è vero che il giudizio può essere soggettivo ma a volte è veramente troppo alta o troppo bassa. Ci sono inoltre le omissioni: dell’indice o dell’illustratore o del titolo originale.
Si tratta magari di informazioni non obbligatorie, ma che è buona usanza fornire.
Procedendo l’escursione verso l’interno scoviamo irregolarità in ulteriori zone del territorio, stavolta squisitamente contenutistiche. Lo spazio non ci consente di scendere nei dettagli ma un breve elenco delle cantonate più comuni è d’obbligo, sperando che gli editori ne facciano tesoro. Sapevate dunque che dinosauri e umani convivevano? Che le chiocciole si chiamano lumache, i pinguini vivono in Artide, le piramidi furono costruite da schiavi ebrei, Nefertiti e Amenophi IV erano monoteisti e Sirio fa parte della costellazione di Orione?
Ma se da scienza e storia passiamo alle questioni etiche lo scenario si fa addirittura infido. Tralasciando per brevità buonismi, tendenziosità da catechismo (clamorose soprattutto negli editori di propaganda cattolica), messaggi politici di sotterfugio, convenzionalità e sessismi linguistici, ecco di seguito un florilegio di asserzioni e pregiudizi a dir poco discutibili.
Anzitutto due ma di troppo. Gunnar - si legge in Kurt di Erlend Loe (Feltrinelli, 2003, p. 8) - “ha una voce morbida, quasi come quella di una donna, ma per il resto è un uomo molto simpatico”. E una ragazza nera viene così descritta nel romanzo Il ritorno di Francesco di Rosa Zan (Campanotto, 2002, p. 16): “faccia scura, ma di lineamenti belli”…
L’orca è definita “crudele” nel Grande libro degli animali di Thierry Montagne (EL, 2002), mentre in altri libri rinveniamo atteggiamenti spregiativi verso il Medioevo (La porta verso l’ignoto di Jim Denney, Ape, 2003), i Lakota (Il bene e il male di Brigitte Labbé e Michel Puech, Ape, 2002, p. 7), gli immigrati (Buon Natale, Samira di Max Bolliger, Bohem Press Italia, 2002, dove una bambina nera giunta in Italia sembra del tutto priva di un suo universo religioso) e le donne grasse (Arturo di Maria Luisa Banfi, Edicolors, 2002).
Esistono poi perplessità letterarie su cui è interessante porre attenzione, come incongruenze, insulsaggini, finali monchi, trame implausibili, distorsioni dolcificanti di fiabe (serie Amici di fiaba, Mondadori), la fiabificazione di Pinocchio, richiami smaccati a Harry Potter…
Quasi nell’illegittimo, infine, sembrano scivolare certe operazioni editoriali tipo quella che nel 2002 ha introdotto nelle librerie quattro libri identici – si tratta di classici: Piccole donne, Pinocchio, Gian Burrasca e Cuore – ma con due copertine diverse e la differenza di 2 euro nel prezzo: 11,90 l’edizione siglata Elledici, 13,90 la Piccoli con sovraccoperta (il copyright in entrambe è di Novidee, Torino).
Pur senza entrare nello specifico commerciale e distributivo, questa scelta appare sgradevole e tesa a confondere chi acquista. E in casi siffatti – riprendendo uno svarione da Mestieri di Tony Wolf (Dami, 2002) – vien proprio da dire che l'editore… “deve imparare ancora a fare il suo mestriere”!

Selene Ballerini
(da LiBeR 61)




Questioni di magia libresca

L’apprendistato magico, talvolta con caratteristiche familiari (I maghi di Caprona della Jones) o di ambiente scolastico (Villa Ghiacciaossa di Horowitz), è spesso comparso nella narrativa giovanile, ma la principale fonte di Hogwarts pare individuabile in un capolavoro del ’68 di Ursula K. Le Guin.

Personalmente ho sempre amato i remake, che lungi dall’impoverire o esautorare un tema offrono la limpida testimonianza di come sia possibile variare in forme diverse ma ugualmente interessanti un medesimo intreccio narrativo (suscitando così anche uno spunto riflessivo sulla realtà, che in effetti non presenta mai niente di veramente nuovo sotto il sole, bensì un intrigante succedersi di scenari e situazioni ricorrenti, le cui analogie creano incessanti appigli per l’elaborazione di approfondimenti intorno alla natura del cosmo e della nostra specie). Peraltro il remake può emergere anche in modo parziale tramite citazioni, perlopiù non dichiarate ma quasi sempre esplicite e la delizia culturale sta proprio nello scovarle, titillando memorie, critiche, confronti.
Un esempio clamoroso in tal senso - transitato un po’ troppo in sordina, tanto che potrebbe rivelarsi una sorpresa - ci proviene dalla saga cult di Harry Potter, dove Rowling sembra aver voluto rendere omaggio all’autrice di fantascienza e fantasy più celebre e amata: Ursula Le Guin. Una pioniera (è nata nel ’29) cui si devono strepitose elaborazioni di modelli fantastici ai quali è stato attinto a piene mani, tale era la loro complessa e sfaccettata ricchezza immaginativa.
Limitandoci nello specifico a Potter puntualizziamo subito, a scanso d’equivoci, che fra le sue storie e la raffinatissima saga di Earthsea della Le Guin, cui stiamo facendo riferimento, ci sono differenze abissali. In Potter l’ambientazione è odierna, esistono due vite parallele (magico-fantastica e reale-babbanica), la magia ha effetti concreti e male e bene sono assai distinti; quello di Earthsea è invece un mondo immaginario e dal sapore medievale, chi ha poteri magici convive con chi non ne ha, solo eccezionalmente la magia ha ricadute concrete e male e bene sono due facce della stessa medaglia.
Ma il punto su cui vogliamo puntare l’attenzione non sono le discordanze bensì la similitudine fra la Scuola di Roke nel primo libro della trilogia di Earthsea, Il mago (1968), e quella di Hogwarts.
Come Potter anche il protagonista Ged inizia l’apprendistato magico da adolescente e, se l’ambiente scolastico descritto da Le Guin è più sobrio, in Hogwarts ritroviamo comunque molto della Grande Casa di Roke e dei suoi corridoi, chiostri, cortili, saloni, torri e sottotetti dove dormono insegnanti e allievi, librerie che ospitano i codici del Sapere e i tomi di Rune e infine della Sala del Focolare, “dove si riuniva tutta la scuola in occasione di festività e cerimonie” (Il mago, Mondadori, 2002, p. 53).
Il preside di Hogwarts, Silente, è “magro e molto vecchio a giudicare dall’argento dei capelli e della barba” (Harry Potter e la Pietra Filosofale, Salani, 1998, p. 12), sulla falsariga del preside di Roke, che è molto vecchio, magro e ha “capelli, barba e tunica bianchissimi” (p. 50). Le materie di studio a Roke, insegnate ciascuna da un diverso Maestro, sono nove, fra cui dominio dei venti, conoscenza di canti e di erbe, metamorfosi, evocazioni e incantesimi, che includono la capacità di volare - e qui le correlazioni con Hogwarts son fin troppo evidenti per essere annotate! Anche Ged, come Potter, ha un animale da cui non si separa mai - una bestia fantastica - e così pure il rettore, che ha un corvo.
Sia a Roke che a Hogwarts c’è un bosco non accessibile ai novizi, un’illuminazione è fornita da luci volanti, gli allievi possiedono un mantello borchiato e fanno giochi magici, tipo barche manovrate per magia, certami d’illusioni e gare di rimpiattino in cui tutti sono invisibili (p. 65). Infine pure Ged ha un amico del cuore semplice, fedele e sincero (mancano invece le allieve).
Un quadro sinottico che è spia di precise citazioni nell’elemento chiave di Potter e della sua fortuna: la Scuola di Magia, appunto. E vien da chiedersi quanto e come n’è consapevole Joanne K. Rowling…

Selene Ballerini
(da LiBeR 60)




Al cinema con Pinocchio

Il discusso film di Benigni ha un grande merito: può finalmente riscattare la figura del burattino dalla stravolta versione disneyana degli anni ’40. Non facciamoci sfuggire l’occasione giusta per leggere, o rileggere, la versione integrale di un capolavoro intramontabile per grandi e piccini.

I giudizi sul film di Benigni sono piuttosto contrastanti: piace ai bambini, ma gli adulti lo ritengono una versione superficiale del capolavoro di Collodi, che offre infiniti piani di lettura, nessuno dei quali sarebbe stato sfiorato. Confesso di non aver visto il film, quindi non entro nel merito. Quello che comunque sarebbe importante è che il film di Benigni si potesse affermare anche in campo internazionale per rompere, almeno in parte, il monopolio che su Pinocchio ha steso il film (e i conseguenti libri) di Walt Disney.
Nel volume pubblicato dalla Giunti (Pinocchio, il romanzo di C. Collodi illustrato con le immagini del film di Roberto Benigni, p. 307, € 20.00) le illustrazioni hanno un forte risalto, seguendo il testo con assoluta precisione, non indulgono mai a facili soluzioni figurative, valorizzano una storia che non smette di essere attuale. Da notare anche che gli animali del racconto sono rappresentati da persone (il gatto e la volpe, il grillo parlante) senza ricorrere a falsi antropomorfismi. La fata, nelle sue varie trasformazioni, non assume mai l'aspetto dolciastro degli stereotipi tradizionali, ma ha la figura e la faccia di una donna nei diversi aspetti in cui di volta in volta si presenta. Anche nel libro si trovano evidenti tracce, per il paesaggio, della lezione di Roberto Innocenti e per certe atmosfere incantate risulta chiara l'influenza di un certo mondo tipico di Federico Fellini.
Se il film di Benigni riuscisse a imporsi (e quindi anche il libro che ne è la conseguenza), riusciremmo ad avere un Pinocchio più aderente al testo di Collodi. Infatti, purtroppo, nel mondo la figura del celeberrimo burattino è legata allo scempio che ne ha fatto Walt Disney negli anni ‘40 del secolo scorso (incidentalmente si deve ricordare che Pinocchio è stato, per la Disney, il primo personaggio scelto nella tradizione latina anziché in quella anglosassone). Il successo disneyano è dovuto soprattutto al fatto che il libro è derivato dal film che ha permesso l’interazione fra la stampa e i disegni animati del film stesso. Se il film di Benigni avrà successo in tutto il mondo (La vita è bella lo ha consacrato non soltanto con l'Oscar) forse riuscirà a scalzare la figura di Pinocchio che ci ha dato la Disney, stravolgendo le vicende raccontate da Collodi.
In ogni caso il film di Benigni è una buona occasione per ricordare che Pinocchio è un capolavoro ancora attualissimo e che ha un’infinità di piani di lettura. Difficilmente i bambini non vedranno questo film al cinema: è una buona occasione per leggere il libro a voce alta nell'ultima classe della scuola materna e nel primo ciclo della scuola elementare. Ma anche le biblioteche ne possono proporre la lettura (non l'animazione: per questo è più che sufficiente il film di Benigni) integrale o scegliendo le pagine che il lettore adulto sente come particolarmente significative. L'importante è non perdere un’occasione così unica!

Roberto Denti
(da LiBeR 57)




Titoli rifritti in mancanza d'autore

Secondo le norme editoriali l’autore è proprietario del testo, mentre l’editore può modificare il titolo sia nella prima sia nelle successive edizioni se consenziente l’autore. Ma se questi è morto? C’è chi non si fa problemi di correttezza. È il caso dell’operazione Editori Riuniti su due raccolte di Rodari.

Sono passati 22 anni dalla morte di Gianni Rodari. La sua presenza fra di noi è continua, quasi non ci avesse mai lasciato: non soltanto i suoi libri circolano ancora fra i ragazzi e nelle biblioteche, ma è come se il suo ironico sorriso ci fosse sempre vicino ad ammonirci di considerare i giovani lettori con lo stesso rispetto che lui ha insegnato a tutti.
Qualcuno, però, si è dimenticato questo ammonimento e ha cambiato i titoli che Rodari aveva dato a due suoi famosi libri. Chi ha dato il permesso agli Editori Riuniti di fare una cosa del genere?
Ecco la situazione.
Alla fine del febbraio scorso arrivano in libreria tre titoli nuovi di Gianni Rodari. Non c’è però da meravigliarsi: dopo la sua scomparsa sono stati infatti pubblicati libri che lo scrittore, in vita, non aveva deciso di dare alla stampa. Che nei fondi dei cassetti si sia trovato ancora qualcosa di nuovo?
Per scoprirlo è necessario leggere la pagina dietro la copertina interna:

"Mago Girò. I testi e le illustrazioni di questo volume sono tratti da Tante storie per giocare… pubblicato per la prima volta nel 1971." "Il tamburino magico. I testi e le illustrazioni di questo volume sono tratti da Tante storie per giocare… pubblicato per la prima volta nel 1971." Il volume originale è stato dunque diviso in due per farlo entrare in una collana a prezzo economico. Ma perché cambiare il titolo? Con quale diritto?
E ancora: "Polenta fritta. I testi e le illustrazioni di questo volume sono tratti da Venti storie più una pubblicato per la prima volta nel 1969." Anche qui il volume originale è stato diviso in due parti per farlo entrare in una collana a prezzo economico. Ma se l’autore aveva scelto un determinato titolo, perché mai cambiarlo?
L’operazione editoriale che caratterizza questi tre volumi si basa, dunque, sull’escamotage di aver preso il titolo di un racconto di ciascun volume per farlo diventare il titolo del libro, generando così perplessità e confusione o, se vogliamo, per imbrogliare i possibili acquirenti…
Un’ultima annotazione. Sotto i nuovi titoli dei tre libri di Rodari si legge che sono stati curati da Roberto Piumini, scrittore contemporaneo di grande fama. Ma cosa significa qui “a cura di”? Forse che Piumini si sia limitato a scrivere le prefazioni? In tal caso si è aggiunto inganno all’inganno.

Roberto Denti
(da LiBeR 56)




Generazione Robot

Nel mondo della robotica si intrecciano temi e suggestioni complessi: i progressi della tecnica, la fascinazione del legame tra macchina e spirito, le risorse dell’immaginazione combinate a quelle dell’ingegneria. Se, in questo topos si introducono lo sguardo e la sensibilità dell’infanzia, così come vengono rappresentati nei libri per ragazzi, lo spazio si amplia e si articola a dismisura. Tra rappresentazioni delle figure dell’immaginario fiabistico in chiave cyborg; prototipi senza cuore di un passato narrativo fantastico e fantascientifico e amletici cyborg contemporanei; ambigui e multiformi robot che popolano numerose storie a fumetti; i robot vengono raccontati ai ragazzi nelle storie di fantascienza, e non solo. Ma a dispetto della vivacità tecnologica stanno ancora cercando una loro collocazione, non generica, nei libri di divulgazione per ragazzi.

Su LiBeR 111 (lug.-set. 2016) contributi e interviste di Francesca Brunetti, Giulio C. Cuccolini, Adolfina de Marco, Giulio Giorello, Guglielmo Maggioni, Giorgio Metta, Tommaso Percivale, Rosella Picech, Andrea Rauch, Fernando Rotondo, Bruno Tognolini, Sergio Traquandi. Con le illustrazioni di Susanna Alberti e Sofia Paravicini (alla quale si deve la copertina).

Disponibile in LiBeRWEB:
00pdf_small Generazione Robot: una proposta di lettura
La bibliografia propone pubblicazioni per bambini e ragazzi nelle quali ha rilevanza il tema dei robot, automi e cyborg. Le opere hanno ricevuto in LiBeR Database una valutazione da tre a cinque stelle. I dati bibliografici sono tratti da LiBeR Database.



La letteratura fantastica, primo patrimonio dell’umanità

Lecture di Silvana De Mari
La scrittrice Silvana De Mari ha scritto la sua lectio (non) magistralis, con il “Decalogo del fantasy: 10 parole chiave per definire un genere letterario” in occasione del conferimento del Premio Ceppo per l’infanzia e l’adolescenza 2016 per il libro Hania: il Cavaliere di Luce (Giunti, 2015), a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi e Ilaria Tagliaferri.

La lecture, pubblicata sul numero 110 di LiBeR, è stata presentata a Campi Bisenzio nella Sala Consiliare “Sandro Pertini”il 16 marzo 2016, nel corso di un’iniziativa organizzata dalla Biblioteca Tiziano Terzani - Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi, in collaborazione con LiBeR e conil 60° Premio Letterario Internazionale Ceppo Pistoia.

In LiBeRWEB è riproposto il testo della lecture accompagnato dalle due bibliografie: “10 esemplari del fantasy” e “100 libri Ceppo Ragazzi-LiBeR” e dalla presentazione del Premio Ceppo Ragazzi 2016.

Il decalogo del genere fantasy

La lecture di Silvana De Mari

10 esemplari del fantasy
A ognuna delle parole scelte da De Mari viene brevemente presentato un libro di altri autori per ragazzi, italiani e stranieri, usciti negli ultimi anni: una piccola selezione di qualità per costruire un dialogo trasversale sul fantasy. A cura di Ilaria Tagliaferri.

100 libri Ceppo Ragazzi-LiBeR
Presentazione dei percorsi di lettura per gli studenti della scuola primaria e secondaria a partire dai libri presentati nel corso delle 10 edizioni del Premio Ceppo per l’Infanzia e l’adolescenza con i libri di consigliati.

Il “Ceppo Ragazzi”
Presentazione del premio 2016 a Silvana De Mari, di Paolo Fabrizio Iacuzzi




Il decalogo del fantasy

La letteratura fantastica, primo patrimonio dell'umanità, raccontata attraverso un decalogo di parole chiave, tra grandi valori, emozioni universali e temi “tabù”, come la morte.

di Silvana De Mari

Dalla fiaba al romanzo fantastico: Peter Pan
La letteratura fantastica è la prima che compare in ogni popolo. La prima parola scritta su questo continente è la parola ira: “L’ira funesta cantami, o Diva, del Pelide Achille”. Il genere fantastico era quello che raccontava il cantastorie, colui che andava da un villaggio all’altro, dove non c’erano i supermercati. C’era poco da mangiare, la scorta di pane e cipolla era tutto quello che separava dalla fame, eppure la gente dava il proprio prezioso pane e cipolla al cantastorie, perché raccontasse qualcosa che li portasse fuori dalla realtà, ma che in qualche modo contenesse quella realtà. Abbiamo poi avuto altri cantastorie, quelli che ci raccontavano le storie di Orlando a Roncisvalle, di Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda.
Poi compaiono le fiabe, che permettono al bambino di provare le emozioni in maniera contenuta. Quando Biancaneve scappa nel bosco abbiamo paura con lei, quando Cenerentola lava i pavimenti siamo furiosi. Quali emozioni sono nascoste nelle volute d’oro e d’argento? Tutte, incluse quelle dure: collera, paura, vergogna. Le fiabe ci insegnano a riconoscerle, a contenerle senza soffocarle. La fiaba nasce tra la gente, non si sa bene dove, poi si trasmette da nazione a nazione, cambiando sempre, ma restando fondamentalmente uguale a se stessa. In realtà la fiaba, proprio per il suo contenuto fantastico e per il lieto fine che c’è sempre, è in assoluto la narrazione più vicina alla realtà storica: è l’unica narrazione dove la realtà storica, di qualsiasi tipo, sia stata rappresentata. E oltre alla realtà storica, racchiuso nella onnipresente figura dell’orfano, abbiamo il dolore del bambino non amato. Soltanto nella fiaba si osa toccare questo atroce argomento. Negli ultimi duecento anni, con l’alfabetizzazione, compare il romanzo fantastico, che presuppone gente che sappia leggere e scrivere, perché bisogna andar avanti un capitolo dopo l’altro: non può essere raccontato nello spazio di una sera. Quello che amo più di tutti è Peter Pann nei giardini di Kensington di James Matthew Barrie, 1906. Ci presentano Peter Pan nel primo capitolo. Si dicevano di lui delle cose molto strane: che quando i bambini morivano Peter li accompagnava nel primo tratto di strada, perché non ne fossero terrorizzati. Peter Pan è stato perso da sua madre. Cosa vuol dire “perso”? Vuol dire che mio figlio è morto, non che mi è rimasto a casa fino a quarantacinque anni. Geni! Peter Pan ci parla del bambino morto in ospedale, e non del bamboccione che non cresce. Tutti i bambini crescono, meno uno: Peter non può crescere perché è morto e sta nell’isola che non c’è con i bambini perduti. Cosa vuol dire quindi che ho perso mio figlio? Chi ci dice che è morto in ospedale? Primo capitolo, i sentieri dell’isola felice hanno la stessa forma che ha il grafico della temperatura davanti ai letti in ospedale. Ma in un’epoca in cui non esistevano telefilm come Dr House o Grey’s Anatomy chi sapeva di quei grafici se non i bambini rinchiusi in ospedale? Nel Medioevo i bambini morivano come mosche, ma a casa in braccio alla mamma, mentre nell’Ottocento vanno a morire nel sanatorio da soli. La mamma non c’era, non c’era il telefono, la mamma andava a trovare i bambini alla domenica e le consegnavano le scarpine e i vestitini perché lui era morto da solo il giovedì. Durante tutta la narrazione i tre bambini ospiti hanno addosso delle camicie da notte, tutte le volte che Peter dorme, sempre, ha degli incubi talmente terribili che Wendy deve ninnarlo. L’isola che non c’è è il sogno di un bambino piccolo. Peter Pan ha i denti da latte, ci vengono descritti due volte e ci viene descritto il suo sorriso quando lui sorride, mostra tutti i denti. È il sorriso del bambino terrorizzato: “Dobbiamo fare una piccola iniezione, Peter, non hai mica paura?”. È il sogno di un bambino impotente: quando Peter non è presente, nell’isola che non c’è stanno tutti a braccia conserte. Quando lui arriva tutti si animano e cominciano a combattere gli uni con gli altri, perché Peter Pan gronda sangue. È pieno di lame insanguinate. Gli indiani e i pirati si infilzano a vicenda. Sì, sì, certo, poi è tutta una burla, domani siamo tutti vivi, ma il sangue viene descritto, i bisturi sono lame, gli aghi sono lame. Questi bambini sono dispersi, l’isola che non c’è altro non è che un ade pagano con tre mani di vernice sopra.

Decalogo del fantasy
1. Paura – Il genere fantasy è nato per motivi religiosi, ed è nato con due grandi libri: Il Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien, 1955, e Le cronache di Narnia di Clive Staples Lewis, 1950. I loro autori ci hanno scritto nero su bianco che stavano mettendo in quei libri la spiritualità biblico-evangelica, che era rinnegata nelle due terribili religioni atee del XX secolo: il comunismo sovietico e il nazismo tedesco. Tolkien scrive durante la seconda guerramondiale Il Signore degli Anelli, in cui compare una paura nuova: la paura della fine del mondo noto, inghiottito per sempre da una tirannide atroce e genocidaria. Ha detto Kafka: la realtà non può essere guardata in faccia, abbiamo bisogno di un filtro. Quel filtro può essere il genere fantastico. Ha scritto Italo Calvino: la fantasia è come la marmellata, uno non se la può mangiare a cucchiai, perché dopo il terzo cucchiaio tutto quel dolce è stucchevole. La marmellata va messa sul pane, cioè va messa su un sapore diverso: la fantasia va messa su qualcosa di reale. Occorrono due pilastri perché si abbia una cultura di morte. Il primo è il complesso di inferiorità dello sterminatore davanti allo sterminato, che è il meccanismo psicologico descritto in Biancaneve. Il secondo è la perdita dell’etica, la negazione che il male esista, il suo continuo misconoscimento: è il meccanismo descritto in Hansel e Gretel, e soprattutto in Pollicino. L’orco che vuole sterminare i bambini finisce per uccidere le sue stesse figlie. Questi due meccanismi sono presenti nelle due saghe da me scritte: quella de Ultimo elfo (Salani, 2004)e quella di Hania.Il cavaliere di luce (Giunti, 2015).

2. Luogo fantastico – Da sempre, da quando mio padre mi ha mostrato il campo di concentramento della Risiera di San Saba, quando abitavamo a Trieste, il genocidio mi ossessiona. Ho scelto il fantasy perché parla del genocidio anche restando su un piano di leggerezza, come le grandi fiabe classiche sono rimaste su un piano di leggerezza e, insieme, di universalità: noi parliamo di lampadine e non di fulmini, come ha scritto Tolkien. Da qui la necessità del luogo fantastico, senza localizzazione nel tempo e nello spazio. Il luogo fantastico somma le caratteristichedel poema epico e della fiaba, ma è più vicino alla fiaba. La saga di Guerre Stellari, che è fantasy con qualche elemento di fantascienza, comincia con “C’era una volta”: il luogo fantastico è scomposto in una miriade di pianeti. In Harry Potter il luogo fantastico è intrecciato con quello reale, con il suo centro a Hogwarts. Nella “saga degli Ultimi” abbiamo le terre note: un piccolo lembo di terra tra il mare e gli orchi. Ne Ultimo elfo ci sono alcune citazioni in latino, tutte rigorosamente sbagliate per chiarire che non è latino, che ci riporterebbe a un tempo e un luogo riconoscibili, ma solo una lingua arcaica che gli somiglia. Come nella Terra Di Mezzo, anche nelle Terre Note elementi medioevali si mischiano a patate, pomodori e mais e, nel caso di Tolkien, anche l’erba pipa, per non usare la parola “tabacco”, proprio perché la non identificazione permette leggerezza e universalità. In Hania c’è il Regno delle Sette Cime, bizzarra valle circolare a forma di scodella. Questa forma è bizzarra: tutte le valli sono allungate, enon è casuale. La sua forma ha un significato preciso che verrà svelato al terzo capitolo della saga, e l’assonanza con la scodella, con la quotidianità del desco, lo connota come luogo di possibile tenerezza circondato da lupi.

3. Battaglia – Il fantasy afferma la verità, diventata indicibile: che gli orchi esistono e devono essere fermati. Gli orchi sono coloro che uccidono volontariamente i bambini e, dopo averli uccisi, festeggiano. Gli orchi sono gli artefici del genocidio e di quella piccola forma di genocidio portatile che è l’atto di terrorismo contro i civili. Gli orchi si fermano solo militarmente. Quindi il fantasy osa affermare la necessità della battaglia, e le ricostruisce anche. Gilbert Keith Chesterton ci spiega che amore e battaglia sono i principi su cui si fonda ogni romanzo. Lui dice che sempre ci sono una principessa, un drago e san Giorgio. San Giorgio combatte il drago per salvare la principessa. La principessa è l’oggetto da amare e per il quale battersi, può essere una persona, un popolo, una terra, la libertà, il drago è l’entità che la tiene in ostaggio, San Giorgio è colui che ama e combatte. Nella filosofia contemporanea non sempre si associa l’amore con la lotta, anzi, sembrano due concetti opposti.

4. Amore – Chesterton afferma che nel mondo moderno l’amore ha perso la sua connotazione di battaglia e viceversa. Ma è bene recuperare il significato perduto. Perché non è possibile amare qualcuno senza essere disposto a combattere e non è possibile combattere se non si ama. Da qui si arriva alla necessità del coraggio, che oggi non è più di moda, si chiama sindrome dell’eroe. Il fantasy è l’unico genere che contenga i grandi valori: la lealtà, il coraggio e la cavalleria. Il fantasy, come il poema epico suo antenato, serve per dare coraggio. “Coraggio padron Frodo si racconteranno di noi attorno ai fuochi e troveranno coraggio quando l’avranno perso”, dice Sam a Frodo in una delle scene più commoventi de Il Signore degli Anelli.

5. Sacrificio – Il coraggio si accompagna inevitabilmente al sacrificio: la capacità di sacrificare noi stessi, la nostra incolumità, la nostra vita, la nostra serenità, la nostra innocenza per la salvezza della principessa. Sam e Frodo sono i piccolo borghesi, a loro di fare gli eroi non interessa, tutto quello che desiderano è vivere nella Contea bevendo tè e “zappettando” le rose, ma quando la Terra di Mezzo è in pericolo e rischia di finire sotto la più orrenda e definitiva delle tirannie, loro mettono i passi uno dopo l’altro e scalano l’inferno. Il concetto di sacrificio come unica fonte di salvezza è fortissimo in Harry Potter, nella saga degli ultimi e in quella di Hania, e se esiste il sacrificio, la narrazione deve includere la morte. E qui arriviamo a un altro punto fondamentale: la morte. Il genere fantasy parla di Dio e della morte. I personaggi muoiono.

6. Morte – Altra caratteristica fondamentale dell’alta letteratura fantasy è la presenza della morte, il coraggio di parlarne. Anche i personaggi amati muoiono. Nei miei libri anche i personaggi molto amati muoiono. Sono un medico che scrive e so che cosa è la morte. E il dolore della morte. Nella vita vera la morte esiste. Se nella narrazione muoiono solo i cattivi la morte è interpretata come una punizione. Il giorno in cui un bambino si ritrova rinchiuso in un reparto oncologico domanderà che male ha fatto. Un bambino che ha la madre in un reparto oncologico domanderà che male ha fatto la madre. La morte nei libri fantasy permette l’elaborazione del lutto, permette di dire come si elabora il lutto, piangendo e piangendo tutti insieme. Nella vita contemporanea la morte è stata abolita: i genitori tengono nascosta la morte dei nonni, i bambini non partecipano ai funerali, nemmeno gli adolescenti. Tutta la ritualità che permetteva di affrontare la morte è scomparsa e la morte è diventata insopportabile. Nel fantasy la morte torna e torna per abbracciare la vita e ridarle senso.

7. Animale magico – Un altro elemento fantastico, imparentato con il poema epico, certo, ma ancora di più con la fiaba è l’animale magico. Il suo capostipite è ovviamente il drago, creatura di inaudita e infinita potenza, una somma delle competenze del carro armato e del cacciabombardiere. Il drago è la prepotenza assoluta, la violenza invincibile. Secondo lo psichiatra Newmann, tra i suoi infiniti possibili significati è che il drago abbia anche quello dell’autorità paterna che il ragazzo deve sfidare per diventare adulto. La sfida al drago è il rito di passaggio, una delle prove del torneo Tremaghi di Harry Potter. Alla luce di questa teoria è interessante notare come negli ultimi anni l’archetipo del drago si sia invertito. Yorsh, l’Ultimo elfo, adotta il drago, e non è il solo. C’è un generale e collettivo cambiamento, come se il rito di passaggio fosse stato abbandonato. Il cambiamento velocissimo e continuo della tecnologia fa sì che il padre non sia più il custode del sapere, ma qualcuno che vada aiutato nell’uso del computer, del cellulare, della miriade di nuovi oggetti.

8. Solidarietà – Un altro punto fondamentale del fantasy è la solidarietà, tema assolutamente irrinunciabile del fantasy. L’alleanza tra popoli diversi è riassunta nella Compagnia dell’Anello, nelle truppe del Leone di Narnia, nelle sbracate armate che combattono il Lato Oscuro della Forza in Guerre Stellari, ricompare ovunque si combatta per amore e non per odio. E solidarietà per gli uomini provano sia Yorsh che Hania, i due protagonisti delle mie due saghe. Entrambe cominciano con un bambino: Yorsh, l’Ultimo elfo nato con il compito di salvare il mondo, e Hania, nata con il compito di dannarlo. Entrambi sono dotati di libero arbitrio. Entrambi si umanizzano. Yorsh ama, e quindi combatte. Ce l’ha spiegato ancora Chesterton: perché una storia funzioni, perché di notte restiamo svegli per arrivare fino a pagina successiva, perché entri nei nostri sogni, devono esserci tre personaggi: la principessa, San Giorgio, il drago. Ogni romanzo deve conoscere il principio dell’amore e della battaglia, deve esserci una principessa, l’oggetto da amare e per il quale battersi, deve esserci il drago che la tiene in ostaggio, e deve esserci lui, San Giorgio, che è colui che ama e combatte. La principessa può anche essere il mondo o la terra di mezzo, ma il punto fondamentale è che San Giorgio, o chi per lui, ama e combatte. E ha ragione Chesterton quando afferma che uno dei più tragici errori della cinica filosofia moderna è che l’amare e il battersi siano stati messi in due campi diversi anzi opposti. Non è possibile amare qualcuno senza essere disposto a combattere. Non è possibile combattere per chi non si ama. Yorsh ama e quindi combatte. Sacrifica la sua angelicità, entra nel mondo, si sporca di fango e di sangue. Quando l’unica possibilità che ha per salvare colei che ama dall’ingiustizia e dalla morte è uccidere, macchia la sua innocenza. Come ogni vero eroe è dotato di una spada. Yorsh rinuncia alla sua angelicità e alla sua stessa immortalità per amore, uccide. Uccide una patella, e la mangia per poter conquistare la mortalità senza la quale resterebbe insulsamente vivo e giovane, per poter accompagnare coloro che ama. Hania nasce chiusa in un silenzio totale e nell’odio per il mondo che ha il compito di annientare. Ha una conoscenza totale della realtà e del linguaggio, ma le mancano le parole amore, amicizia, allegria e compassione, che per lei sono solo suoni. La compassione materna di sua madre salva la sua vita e la potenza virile delle narrazioni del Cavaliere di Luce salva la sua anima, perché lei ha un’anima, all’inizio minuscola, che poi cresce e si fortifica e dà rami e frutti, come un albero di melograno nato da un unico grano seminato nel deserto.

9. Libertà – Yorsh è dolce, attento, compassionevole. Hania è aspra, caustica, sarcastica. Ambedue sono rinchiusi in una disperata solitudine: quella di Yorsh annegata di parole, quella di Hania priva di qualsiasi suono, da cui riescono a uscire per la forza dell’amore, dell’amicizia, della compassione. Ambedue amano, quindi combattono. E diventano creature umane, dotate di libertà, di libero arbitrio. Quando l’angelo compare davanti a Adamo ed Eva, che hanno mangiato il frutto proibito, dice una parola ebraica, timshel. Il frutto proibito non è la mela, giuro! È il frutto proibito. Non è specificato quale, e così deve essere. Diventa la mela nel Medioevo, per l’assonanza tra “mela” e “male” (in latino, malus). Se non ci credete andate a controllare, e già che ci siete rileggetevi l’attacco del Genesi, che è di una bellezza sconvolgente. Nel principio Dio creò i Cieli e la terra. La terra era informe e vuota e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso; e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. Poi Dio disse “Sia la luce”. E la parola timshel? Vuol dire tu puoi. Tu puoi fare. Tu puoi non fare. È la libertà il dono più terribile e più grande. Yorsh e Hania scelgono, diventano creature umane, creature di luce e di tenebra che, però, hanno dentro un anelito eterno verso la felicità e verso il bene. Yorsh e Hania faticosamente conquistano la libertà. E la libertà serve per fare il bene.

10. Profezia – Dato che siamo costantemente sull’orlo della fine del mondo, importanza fondamentale ha la profezia, che è venuta a sostituire un’altra parola che comincia per “p”, che è “provvidenza”. Caso mai gli orchi attacchino, il clima ci travolga, gli extraterrestri arrivino e non somiglino ai coniglietti della Walt Disney, è confortante sapere che c’è una profezia, perché la profezia significa che qualcuno ha visto il futuro, e dato che il futuro può esistere solo nella mente di Dio, la profezia significa che Dio sta guardando nella nostra direzione, che non siamo abbandonati, che alla fine tutto andrà bene. Una profezia che si rispetti che sia appena appena passabile deve avere più di un significato e che tutte le possibili interpretazioni abbiano un senso. E un altro punto fondamentale della profezia è che rispetti la libertà, il libero arbitrio, perché alla fine la nostra vita la scriviamo noi.

Un fantasy aperto
ultimo elfo e Hania appartengono al genere che si definisce “fantasy chiuso”, sono romanzi ambientati cioè in un luogo e un tempo non riconoscibili. Il gatto dagli occhi d’oro (Giunti, 2014), invece, è un “fantasy aperto”, inserito cioè in un luogo e in un tempo riconoscibile. È sufficiente un unico elemento fantastico, perché una trama diventi fantasy. Per esempio, ci sono gli indiani, la ferrovia, il treno e una bacchetta magica: è fantasy.
Ne Il gatto dagli occhi d’oro, quindi, non c’è un luogo fantastico, ma gli altri elementi sono tutti presenti. L’animale fantastico èil gatto nero dagli occhi d’oro, che è veramente l’incarnazione di una donna accusata di stregoneria secoli prima, come secondo un’antica superstizione medioevale. È un’entità benefica che si muove nella realtà odierna di una periferia di una minuscola città sul mare, dove vive un’umanità povera e multicolore, dove ingiustizie antiche si fondono con ingiustizie nuove. Il suo compito è premiare chi le dimostri compassione con il più grande dono che possa esistere: la gioia, l’equilibrio, l’armonia della propria vita. Il gatto premia il coraggio e lo insegna, guida tutti sulla via della solidarietà. Anche qui c’è una battaglia: non una battaglia militare, cruenta, ma una battaglia per affermare il valore della vita, il valore della compassione, la battaglia che spesso dobbiamo fare contro la follia accettata.
Ogni epoca ha la sua battaglia. Ognuno di noi deve essere il cambiamento che vuole nel mondo. Battersi per qualche cosa è quello che ci tiene vivi, è quello che dà senso alla nostra vita. Anche quando abbiamo l’impressione che saremo sconfitti, dobbiamo batterci. Forse non saremo noi che arriveremo alla vittoria ma sarà qualcun altro, grazie al nostro contributo. E quindi, anche qui, c’è una profezia. La profezia, la più importante, quella che dà luce al mondo e alla Storia: la profezia che alla fine prevarrà il bene.

(da LiBeR 110)




10 esemplari del fantasy

A ognuna delle parole chiave scelte da De Mari è affiancato un libro di altri autori per ragazzi, italiani e stranieri, usciti negli ultimi anni: una piccola selezione di qualità per costruire un dialogo trasversale sul fantasy.

A cura di Ilaria Tagliaferri

Quest’anno la quarta delle Ceppo Ragazzi lectures, sostenute da Giunti Scuola e Giunti TVP, è firmata dalla scrittrice Silvana De Mari, e segue a quella di Helga Schneider “Scrivere per testimoniare contro ogni sopruso” (in LiBeR n. 106), a “L’avventura della poesia” di Roberto Mussapi (in LiBeR n. 103) e al testo di Guido Sgardoli “Scrittura e pregiudizio” (in LiBeR n. 98). Ancora una volta l’indagine critica sull’opera della scrittrice , o meglio, er sua stessa definizione, del “medico che scrive” che, ci ha portati a estrapolare dai suoi libri parole chiave complesse e trasversali nel loro significato. In accordo con Silvana De Mari, ne abbiamo scelte dieci: il risultato è quindi un attento decalogo del genere fantasy, che lo decsrive e lo definisce nelle sue peculiarità e caratteristiche ricorrenti.
Le dieci parole chiave dell’opera di Silvana De Mari sono state affiancate anche a libri di altri autori: è nata così una breve bibliografia di qualità, che raccoglie dieci tra i titoli più significativi del genere fantasy, italiani e stranieri, usciti negli ultimi anni. La selezione è stata presentata in occasione della Ceppo Ragazzi Lecture 2016 di Silvana De Mari a Campi Bisenzio, alla presenza degli studenti delle scuole medie e superiori del territorio. Ancora una volta, grazie all’incrociarsi di parole, temi e titoli, abbiamo avuto la conferma dell’importanza di un dialogo trasversale, che coinvolge i lettori giovani e adulti, e che passa necessariamente attraverso i libri e le storie.

(da LiBeR 110)

Paura
J. K. Bowling. Harry Potter e i doni della morte, Milano, Salani, 2008
I diciassettenni Harry, Ron ed Hermione sono impegnati nell'estremo compito lasciato loro da Silente: trovare gli ultimi horcrux per poter distruggere definitivamente lord Voldemort.

Luogo fantastico
J. R. R. Tolkien. Lo hobbit, ill. di Jemima Catlin, Milano, Bompiani, 2013
Insieme a 13 nani e al mago Gandalf lo hobbit Bilbo Baggins affronta prodigi ed esseri mostruosi di ogni sorta per riconquistare il tesoro custodito dal drago Smaug.

Battaglia
Neil Gaiman. Il ragazzo dei mondi infiniti, ill. di Michael Reaves, Milano, Mondadori, 2011
Joseph detto Joey, sedicenne statunitense, scopre con sconcerto la propria identità di Camminatore capace di spostarsi tra i mondi dell'Intermondo, ma anche che proprio per questa sua abilità qualcuno lo sta braccando...

Amore
Sally Gardner. La figlia del mercante di seta, Milano : Salani, 2008
Ormai adulta la londinese Coriander racconta la propria vita dalla nascita nel 1643 al 1660, quando si conclude finalmente l'epoca puritana di Cromwell e lei ha l'opportunità di risolvere la sua doppia natura di fata e umana.

Sacrificio
Licia Troisi. Le guerre del Mondo Emerso, Milano, Mondadori, 2007
La Gilda degli Assassini sta tramando contro le Terre del Mondo Emerso: a contrastarla ci sono Dubhe, ladra diciassettenne in fuga dal proprio passato, e Lonerin, giovane mago inviato dal Consiglio delle Acque.

Morte
Maurizio Temporin. Iris: i sogni dei morti, Firenze, Giunti, 2011
Dopo aver scoperto di essere una vampira di fiori l'adolescente Thara torna alla propria normalità, ma nel Cinerarium, il deserto di cenere popolato da esseri soprannaturali, qualcuno sta tramando vendetta...

Animale magico
Diane Wynne Jones. La congiura di Merlino, Milano, Salani, 2004
Il Merlino del regno di Blest, ovvero il mago più importante, è morto a causa di una congiura che nessuno vuole vedere, a parte la damigella Roddy, il suo amico Grundo e Nick, maldestro ex principe.

Solidarietà
Matthew Kirby. La figlia dei ghiacci, Milano, Mondadori, 2012
Per nascondere ai nemici i tre figli, fra cui Solveig, che è pure apprendista del narratore di corte, un re vichingo li trasferisce con alcuni guerrieri in un fiordo ghiacciato dal gelo invernale, ma incombe il tradimento...

Libertà
Ursula K. Le Guin. Le tombe di Atuan, Milano, Mondadori, 2003
Nel fantastico mondo di Earthsea la quindicenne Artha, prima sacerdotessa, il cui vero nome è Tenar, deve compiere una difficile scelta quando prende coscienza del proprio destino grazie all'incontro con il prigioniero Ged.

Profezia
Silvana De Mari. L'ultima profezia del mondo degli Uomini, Roma, Fanucci, 2010
La cattura, la prigionia e il lento ritorno dall'impero orco del grande re guerriero Rankstrail, mentre sua figlia Chiara cresce con i cugini, s'innamora del principe Arduin e un nuovo, crudele popolo minaccia gli Uomini.




Il “Ceppo Ragazzi”

Il premio 2016 a Silvana De Mari

di Paolo Fabrizio Iacuzzi

La scrittrice Silvana De Mari ha ricevuto il 15 marzo, nella Biblioteca San Giorgio di Pistoia, il Premio Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza (sostenuto dalla Fondazione Giorgio Tesi Onlus e da Giorgio Tesi Group ),“per l’impegno contro discriminazioni e violenze, che emerge da opere narrative di straordinaria efficacia espressiva, nelle quali il trionfo del bene sul male si rivela come un grido di umanità che porta il fantasy oltre la distinzione fra scrittura per ragazzi e scrittura per adulti e diventa la chiave di lettura più stimolante a comprendere la nostra contemporaneità”. Questa è in sintesi la motivazione scritta da Ilaria Tagliaferri, responsabile del Premio laboratorio, che ha analizzato dal punto di vista critico l’opera di Silvana De Mari. I temi cari alla scrittrice sono complessi e scomodi: elfi, nani, orchi, draghi e umani diventano uno strumento, magico ed efficace, per parlare di ingiustizie, persecuzioni, discriminazioni, ribellioni in forma di favola, e per sottolineare l’importanza di valori come la lealtà, il coraggio e la cavalleria nella lotta costante tra bene e male. Il premio le viene assegnato in particolare per il suo ultimo libro Hania. Il cavaliere di luce, con il prequel Hania. Il regno delle Tigri bianche (Giunti, 2015), che inaugura una saga fantasy capace di affrontare temi molteplici. La giovane protagonista della storia, Hania, è infatti una creatura per metà umana e per metà demoniaca, e nel suo mondo trovano spazio incanti, paure, contraddizioni, speranze, angosce. Silvana De Mari ha scritto la Ceppo Ragazzi lecture 2016 che qui vene riproposta, ricostruendo attentamente un vero e proprio “Decalogo del fantasy”. La “lectio non magistralis” è stata letta il 16 marzo nella sala consiliare del comune di Campi Bisenzio, grazie alla collaborazione, ormai consolidata da quattro anni, con questa rivista. L’intero progetto educativo è stato completato da un incontro con la scrittrice organizzato nel liceo scientifico “Giosuè Carducci” di Volterra, gemellato con il Premio Ceppo,  e dal Premio laboratorio Ceppo Ragazzi, rivolto alle scuole secondarie di I e II grado di Pistoia, in collaborazione con Giunti Scuola e Giunti TVP. I ragazzi hanno recensito in forma scritta o multimediale (<www.youtube.com/cepporagazzi>) tre libri di Silvana De Mari (Hania. Il cavaliere di luce, L’ultimo elfo, Il gatto dagli occhi d’oro) e tre classici da lei consigliati (Il signore degli anelli, Le cronache di Narnia, Peter Pan). Tutti i partecipanti hanno incontrato Silvana De Mari durante le due cerimonie di premiazione, presso la Biblioteca San Giorgio del Comune di Pistoia, dove è stata allestita anche una mostra di 100 libri, in occasione dei 10 anni del Premio Ceppo per l’Infanzia e l?adolescenza, documentata dalla bibliografia “100 libri Ceppo ragazzi- LiBeR 2016”. Le migliori recensioni sono state premiate con buoni libro della libreria Giunti al Punto di Pistoia, dal valore di 1000 euro, offerti da Banca di Pistoia – Credito cooperativo.
Per saperne di più: www.facebook.com/cepporagazzi - www.iltempodelceppo.it.

(da LiBeR 110)




Storie in ballo

Dalla fiaba di Cenerentola alla storia romanzata di Billy Elliot, dalle fortunate serie “Scarpette rosa” a “Scuola di danza”, il mondo del ballo – forte anche delle numerose trasposizioni dei testi scritti sugli schermi dell’intrattenimento cinematografico e televisivo – è entrato con decisiva fortuna nella produzione di libri per ragazzi degli anni Duemila. Così, attraverso la narrativa che la racconta, la danza percorre oggi le intricate vie dell’immaginario infantile e giovanile con grazia e a pieno ritmo.
Su LiBeR 109 (gen.-mar. 2016) contributi e interviste di Rosella Picech, Beatrice Masini, Orietta Fatucci, Paola Benadusi Marzocca, Michaela De Prince, Raffaella Giordano, Claudia Chellini. Con la copertina di Manuela Bertoli.

Disponibile in LiBeRWEB:

00pdf_small Storie in ballo
La bibliografia, con esclusione di classici e fiabe, propone pubblicazioni per bambini e ragazzi nelle quali ampia rilevanza hanno temi, luoghi, personaggi e vicende legati al variegato mondo della danza. Le opere hanno ricevuto in LiBeR Database una valutazione da tre a cinque stelle. I dati bibliografici sono tratti da LiBeR Database.




Il silenzio, metafora d'infanzia

Viviamo nel tempo ossimorico del silenzio assordante, del rumore di fondo che non ci abbandona, della sovrabbondanza di informazioni che conduce a una fugace e superficiale fruizione. Ma il silenzio e la solitudine creativa ci sono e l'infanzia, a discapito di ciò che ha da sempre voluto credere l'adulto, durante incompresi momenti di solitaria separatezza, si rigenera, si ritrova, venendo finalmente in contatto con la propria essenzialità. E il silenzio che accompagna questi momenti, soprattutto nell’incontro col libro, è potente iniziatore del raccoglimento interiore e tema di per sé, con voce propria. Ne è riflesso la letteratura per l’infanzia che, come testimoniano alcuni autori contemporanei, ospita il tema e lo coltiva nella narrativa per i più grandi come nella produzione per i più piccini, nei romanzi come nei silent books.

Nel numero 108 di LiBeR (ott.-dic.- 2015) è presente un’ampia serie di contributi sul tema.
Articoli di Giorgio Triani, Duccio Demetrio, Manuela Trinci, Francesca Farinelli, Marcella Terrusi, Maurizio Vivarelli. Interviste e testimonianze di Patrick Ness, Pietro Leveratto, Arianna Papini, Silvia Vecchini.

Illustrazione di Giovanni Scarduelli

In LiBeRWEB disponibile la bibliografia:

00pdf_small Silenzio... si legge
La bibliografia si focalizza su pubblicazioni nelle quali i concetti di solitudine e silenzio rappresentano chiavi importanti di accesso semantico e tematico o, com’è nel caso dei silent book, riferimenti essenziali al tema per tipologia. I dati bibliografici sono tratti da LiBeR Database.




6 parole chiave per una letteratura per ragazzi non vietata agli adulti

Percorsi di lettura elaborati a partire dalle parole chiave dell’opera di Helga Schneider

A partire dalla riflessione critica sull’opera di Helga Schneider, vincitrice del Premio Ceppo per l’infanzia e l’adolescenza 2015, e dalle parole chiave sulle quali si basa la sua Ceppo Ragazzi Lecture, a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi (presentata a Campi Bisenzio il 18 marzo 2015 e pubblicata sul numero 106 di LiBeR), sei percorsi di lettura per i ragazzi dai 6 ai 17 anni: una selezione di libri per scegliere i migliori in commercio degli ultimi anni.
Queste le parole chiave: Madre - Guerra - Abuso - Discriminazione - Fuga - Natura

La bibliografia, a cura di Ilaria Tagliaferri, con dati tratti da LiBeR Database è disponibile in formato pdf in LiBeRWEB




Censura

LiBeR è costantemente intervenuto sulla censura, pubblicando vari contributi nell'intenzione di sviluppare e approfondire il dibattito sulle assurdità, le contraddizioni e le ridicole ipocrisie che essa assume nelle sue attuali forme.

Frequentemente si assiste a nuovi episodi di censura sui quali si sono sollevate le proteste dell'Associazione Italiana Biblioteche a di altri soggetti.

Tabù, conformismo e politically correct nei libri per ragazzi: i contributi pubblicati su LiBeR

LiBeR 105
- Angela Ragusa. “Paura delle parole: assurdità e contraddizioni di una pratica censoria ostinatamente politically correct”
- Manuela Salvi. “L’innocenza imposta: tabù, conformismo e censura nei libri per ragazzi”
- Zita Dazzi. “Una sfida alla censura: una nuova casa editrice che offre ai bambini libri dagli argomenti 'sensibili'”
- interviste di Ilaria Tagliaferri su episodi di censura che hanno riguardato le iniziative di biblioteche pubbliche o il lavoro di editori.

00pdf_small L'innocenza imposta
Il testo di Manuela Salvi che sottolinea come l’edulcorazione produce una “conoscenza soggiogata”.

Su LiBeR 107
- Bruno Tognolini. "Le tre censure"
- Milena Tancredi. "Contro la censura"

 Le tre censure
La riflessione di Bruno Tognolini su ciò che muove l’azione censoria nei libri (dall’intervento alla tavola rotonda “Biblioteche, censure e ragazzi: nuovi casi”, Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi, Bologna, 1 aprile 2015) con le illustrazioni di Alberto Rebori


Sommario di LiBeR 105 - Sommario di LiBeR 107




Episodi e minacce di censura in biblioteca


Todi, giugno 2018
La Biblioteca comunale di Todi funziona bene? Trasferiamo la direttrice
Comunicato di Rosa Maiello, Presidente nazionale AIB, 11 giugno 2018
Ricordate? A dicembre 2017 avevamo denunciato un tentativo di censura sulle collezioni della Biblioteca comunale di Todi () e avevamo esortato l’amministrazione locale a preoccuparsi piuttosto di sostenere l’egregio lavoro di quella Biblioteca per tutte le fasce di pubblico non solo locale. Si tratta infatti di una biblioteca che finora, oltre a valorizzare nel modo migliore possibile il patrimonio storico (comprendente anche numerosi manoscritti e cinquecentine) e ad aggiornare secondo i migliori standard biblioteconomici le raccolte e i servizi, partecipa a importanti attività nazionali, da Manus online a SBN a Nati per leggere, e svolge innumerevoli programmi di promozione del libro e della lettura per tutte le fasce di pubblico, tanto da avere registrato un’affluenza nell’ultimo anno di oltre 12.000 frequentatori. In una città di scarsi 18.000 abitanti come Todi e in una nazione dove, secondo un’indagine ISTAT, la media dei frequentatori delle biblioteche è del 15%, si tratta di un dato estremamente lusinghiero, di cui rendere merito anzitutto alla direttrice della struttura, Fabiola Bernardini, ringraziando il cielo che tra le risorse umane del Comune operi una bibliotecaria in possesso di elevate competenze, comprovate anche da numerose pubblicazioni, e animata da una straordinaria motivazione al lavoro che le ha permesso di conseguire questi risultati a dispetto della esiguità del personale assegnato alla struttura.
Bene. Il 7 giugno abbiamo appreso, dall’Albo pretorio comunale di Todi, che con delibera di giunta n. 157 del 24 maggio 2018, è stato approvato un “nuovo assetto organizzativo della macrostruttura dell’ente” ove tra l’altro si dispone il trasferimento della direttrice della Biblioteca Fabiola Bernardini al Servizio Urbanistica.
Ammetterete che è davvero arduo capire come sottrarre alla Biblioteca una professionalità infungibile (Berardini tra l’altro è esperta in codicologia e catalogazione di manoscritti e libri antichi) e incardinarla nel Settore Urbanistica possa rispondere alle esigenze dichiarate nella delibera di “meglio corrispondere alle esigenze della collettività amministrata”, “…. Ottimizzando le potenzialità e competenze del personale in servizio” e, purtroppo, nella corposa documentazione allegata all’atto non è dato trovare alcuna plausibile risposta a questo interrogativo. Né è dato capire come l’amministrazione comunale, privando la Biblioteca dell’unica risorsa in organico in possesso di adeguate competenze, pensi di poter rispettare quanto disposto dall’art. 9-bis del Codice dei beni culturali sui profili da preporre ai servizi bibliotecari.
Nel silenzio delle carte, il fatto ha proprio tutta l’aria della solita forma di censura indiretta che ha sempre colpito le biblioteche in tutte le epoche storiche: si fa in modo che muoiano in sordina togliendo ad esse autonomia e risorse, a cominciare dai bibliotecari provvisti di etica professionale. Piegare le persone con misure burocratiche apparentemente neutrali è infatti la forma più diffusa ed efficace di censura: passa il più delle volte in sordina e opera da esempio nei confronti di tutti gli altri dipendenti, affinché si conformino all’ideologia aziendale.
Un paradosso delle biblioteche pubbliche è però che esse non nascono per rispondere all’ideologia aziendale: questi istituti esistono per promuovere libertà di espressione, confronto delle idee, pensiero critico e, per rispondere alla loro funzione, i bibliotecari dovrebbero basarsi unicamente su criteri ispirati alla deontologia e alla metodologia professionale di selezione e organizzazione delle raccolte e dei servizi, non sulle idiosincrasie dei governanti di turno che pure hanno il potere di disporre dei loro finanziamenti e delle loro dotazioni.
Il caso di Todi – prima la censura sulle raccolte, poi il trasferimento della bibliotecaria – dimostra che, sebbene i governi locali e nazionale siano tenuti al rispetto della Costituzione e delle leggi della Repubblica italiana, a molti amministratori sfugge il nesso tra questi obblighi e quello di assicurare un servizio bibliotecario coerente con i valori del pluralismo e della democrazia partecipativa.
È vero che in Italia non esiste uno standard (una legge!) nazionale che possa chiarire le idee a tutti e prevenire storture, ma un fondamentale documento di riferimento è il Manifesto IFLA/UNESCO sulle biblioteche pubbliche, ove si incoraggiano i governi a sostenere questi istituti impegnandosi attivamente nel loro sviluppo e, nell’indicare i requisiti minimi delle raccolte e dei servizi bibliotecari, si afferma: “I materiali devono riflettere gli orientamenti attuali e l’evoluzione della società, così come la memoria dell’immaginazione e degli sforzi dell’uomo. Le raccolte e i servizi non devono essere soggetti ad alcun tipo di censura ideologica, politica o religiosa, né a pressioni commerciali”.
In nome di questi valori fondamentali, l’AIB chiede che il Comune di Todi annulli o revochi il provvedimento in questione e a questo scopo intende mobilitare, in Italia, in Europa e sul piano internazionale, tutte le associazioni della società civile interessate alla difesa della libertà di espressione e degli istituti che la incarnano.
La presidente nazionale
Rosa Maiello
Roma, 11 giugno 2018

Todi, dicembre 2017 

Nuovo caso di censura a Todi
Comunicato di Rosa Maiello, Presidente nazionale AIB, 1 dicembre 2017
A Todi (17.000 abitanti) l’Assessore alla famiglia e l’Assessore alla cultura, allo scopo di rendere la Biblioteca civica “maggiormente fruibile da coloro che forse più di tutti sono benvenuti, cioè i bambini con le loro Famiglie”, fanno proprio – attraverso un atto formale inviato alla Giunta comunale – la richiesta di un’associazione che ha raccolto 205 firme per rimuovere dalla sezione dedicata ai bambini alcuni libri per bambini con contenuti riguardanti temi “… divisivi tra le famiglie come l’omogenitorialità, la gestazione per altri, piuttosto che le unioni same sex e altri contenuti di carattere sessuale e, tutt’al più, collocarli in spazi a loro non riservati, con le adeguate e specifiche ed esplicite indicazioni rivolte al pubblico”.
Se il fatto non fosse un fatto grave (è un caso di censura e di emarginazione), potremmo ironizzare chiedendoci dove gli zelanti assessori collocherebbero – in una Biblioteca con una sezione dedicata alla culinaria – i libri di cucina vegetariana per non urtare la sensibilità dei carnivori, o viceversa.
Biblioteche come quella di Todi – che è inserita nel Servizio Bibliotecario Nazionale, aderisce all’AIB ed è attiva nel progetto Nati per leggere – offrono servizi specializzati per l’infanzia che comprendono lo sviluppo di collezioni di qualità e la promozione della lettura e dell’apprendimento. Sarebbe bene che i politici lasciassero alla Biblioteca il compito di organizzare al meglio le collezioni e i servizi e sostenerne lo sviluppo, invece di impegnarsi a nascondere i libri.
E quale vantaggio possono trarre i bambini e tutti gli abitanti di Todi, se la biblioteca diventa un luogo dove i libri si nascondono, un luogo che asseconda i conformismi e i pregiudizi di certi adulti? Per esempio, Zaff è un bambino, nato dalla penna di Manuela Salvi e dalle illustrazioni di Francesca Cavallaro, che vuole vestirsi da principessa e nessuno lo capisce, finché incontra una bambina che gli cede il suo vestito da principessa, del quale è stufa, e finalmente può infilarsi la divisa da portiere di una squadra di calcio come desiderava. Cosa avrà fatto di male Zaff ai grandi per essere escluso dalla sezione per bambini della biblioteca?
L’AIB condivide e sottoscrive la reazione della Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Umbria Maria Pia Serlupini, che ha dichiarato: “I libri hanno la grande forza di farci crescere, di far conoscere, di presentare idee e possibilità, di aiutarci a comprendere le diversità e a rispettare le differenze tutte come risorse e valori”.
Anche a questo servono le biblioteche, a comprendere le diversità e a farci crescere. Provino i grandi a mettersi nei panni dei bambini, magari in quelli di Zaff: ci guadagneranno in sensibilità e apertura mentale.
Rosa Maiello
Presidente nazionale AIB
Roma, 1 dicembre 2017


Verona, luglio 2017
Comunicato di Rosa Maiello, Presidente nazionale AIB, 5 luglio 2017
“Verona ha un tessuto culturale ricco e diffuso. Valorizzare questo tessuto significa rendere la città più viva, aperta e coesa, rafforzare le eccellenze e innescare dinamiche di crescita virtuosa. […] Cultura deve essere per noi sinonimo di futuro, di sviluppo, di libertà e di crescita economica […. ] per una condivisione allargata e quanto più corale delle iniziative da perseguire, anche e soprattutto in chiave culturale“.
Perbacco, questo sì è parlare chiaro! Chi di noi non avrebbe sottoscritto le dichiarazioni a pagina 9 del programma elettorale del neoletto sindaco di Verona?
Peccato, però, che l’unica volta in cui si menzionano le biblioteche in questo corposo programma sia a pagina 18, precisamente alla voce “Famiglia”, tra il punto riguardante il “contrasto alla diffusione delle teorie del gender nelle scuole” e quello riguardante l'”impegno a respingere ogni iniziativa (delibere, mozioni, ordini del giorno, raccolta firme, gay pride, ecc.) in contrasto con i valori della vita, della famiglia naturale o del primario diritto dei genitori di educare i figli secondo i propri principi morali e religiosi“.
E no, di biblioteche non si parla mica allo scopo di potenziare gli investimenti sull’acquisto di libri e sui servizi al cittadino, ma solo allo scopo di sventare le presunte insidie annidate nelle loro raccolte: per il neosindaco urge infatti il «Ritiro dalle biblioteche e dalle scuole comunali o convenzionate (nidi compresi) dei libri e delle pubblicazioni che promuovono l’equiparazione della famiglia naturale alle unioni di persone dello stesso sesso; interruzione di iniziative che promuovono anche indirettamente questo stesso obiettivo».
Ci risiamo! Non bastano le minacce “avanzate” connesse alle varie forme di tecnocontrollo, dobbiamo ancora vedercela anche con le forme più anacronistiche di censura tradizionale che, purtroppo, sono assai più frequenti di quanto si creda (per una rassegna dei casi recenti, si veda il lavoro della Commissione AIB Biblioteche per ragazzi.
Che cosa si può replicare ai campioni della democrazia che ignorano o fingono d’ignorare i concetti di stato laico e libertà di espressione? Costoro sono davvero convinti che le biblioteche e le scuole debbano condizionare le menti più giovani rappresentando solo una determinata visione del mondo? Forse, piuttosto che richiamare il Manifesto IFLA/UNESCO sulle biblioteche pubbliche, che hanno tra l’altro il compito di “incoraggiare il dialogo interculturale e proteggere la diversità culturale“, sarà meglio ricordare a questi signori che, nella storia, chi di censura colpisce, di censura prima o dopo perisce: cosa ne penserebbero, ad esempio, se un giorno si concretizzasse quanto narrato da Aldous Huxley ne “Il mondo nuovo” e un regime contrario al matrimonio e alla famiglia decidesse di ritirare tutti i libri che ne parlano (o magari, per non sbagliare, tutti i libri esistenti)?
Quanto alle biblioteche e ai bibliotecari, l’AIB è pronta ad assicurare pieno sostegno ai colleghi cui fosse imposto il ritiro per ragioni ideologiche di libri presenti nelle raccolte delle loro biblioteche e li invita ad opporsi a misure contrastanti con la Costituzione e con le leggi sui diritti civili.
Rosa Maiello
Presidente nazionale AIB
Roma, 5 luglio 2017


Lettera di Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) alla presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche, Rosa Maiello
“Le parole “ritiro dei libri dalle biblioteche”, dalle scuole e persino dai nidi d’infanzia non sono mai accettabili per nessuna ragione”. È il testo della lettera inviata dal presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Ricardo Franco Levi, alla neo presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche, Rosa Maiello.
L’occasione è la notizia che nel programma del neoeletto sindaco di Verona risulta l’impegno per il “ritiro dalle biblioteche e dalle scuole comunali o convenzionate (nidi compresi) dei libri e delle pubblicazioni che promuovono l’equiparazione della famiglia naturale alle unioni di persone dello stesso sesso”.
“Qualunque sia l’opinione, la visione o l’informazione contenuta in quei libri, la mia e la nostra valutazione non cambierebbe. Sento l’urgenza di portare la solidarietà e la vicinanza degli editori italiani e mia personale a tutti i bibliotecari del nostro paese”, ha proseguito il presidente AIE.
“La libertà di espressione e di edizione così come la libertà nelle scelte culturali che presiedono alla formazione di una collezione in biblioteca, e la libertà di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado – ha ricordato Levi - sono valori fondativi per chiunque lavori in ambito culturale ed educativo che vanno difesi in ogni occasione e prima di tutto nelle nostre società democratiche, perché non possiamo darli acquisiti per sempre”.
“Mi auguro che il sindaco di Verona riveda il suo programma. Invece del ritiro dei libri, potrà impegnarsi a fornire le risorse per arricchire le collezioni delle biblioteche, comprese quelle scolastiche. E per la scelta dei libri si fiderà della professionalità, sensibilità pluralista, competenza e passione dei bibliotecari e degli insegnanti veronesi”, ha detto il presidente AIE.
“A chi reagisce di fronte a libri che giudica sbagliati pensando di ritirarli, nasconderli o bruciarli – ha concluso Levi – sarà nostra responsabilità spiegare come sia più utile, e anche più gratificante, leggerli, e anche scriverli, pubblicarli, distribuirli, venderli, sceglierli, prestarli, conservarli”.
Milano, 5 luglio 2017

Sesto Calende, 2012 
Lettera del presidente dell'Associazione Italiana Biblioteche Stefano Parise al Sindaco del Comune di Sesto Calende (VA)
Egregio Sig. Sindaco,
sono venuto a conoscenza dalla stampa ("Corriere della Sera", 29 gennaio 2012, Varesenews.it) della censura da Lei operata nei confronti della biblioteca del comune di cui è il primo cittadino.
Il Suo comportamento, rivendicato pubblicamente, induce alcune riflessioni che non mancherò di trasmettere alla stampa locale e nazionale, affinché resti memoria imperitura delle Sue decisioni:
la biblioteca pubblica è, come recita il Manifesto Unesco (http://www.aib.it/aib/commiss/cnbp/unesco.htm) "centro informativo locale che rende prontamente disponibile per i suoi utenti ogni genere di conoscenza e informazione". Le sue raccolte non dovrebbero essere soggette "ad alcun tipo di censura ideologica, politica o religiosa" per il semplice motivo che da un accesso libero e senza limitazioni al pensiero e alle opinioni - anche se contrastanti con la nostra visione del mondo - dipendono la partecipazione dei cittadini alla vita civile e politica. La biblioteca pubblica documenta le idee, lasciando al lettore la responsabilità di formarsi un'opinione. Ogni pretesa di discriminare a priori costituisce una limitazione della libertà di scelta e lascia trasparire l'idea che i cittadini debbano essere sottoposti a una tutela non richiesta e probabilmente nemmeno desiderata;
la legge regionale 81/1985 ("Norme in materia di biblioteche e archivi storici di Enti Locali o di interesse locale") stabilisce all'art. 16 comma 3 che "competono ai bibliotecari ed agli assistenti di biblioteca le funzioni inerenti all'attuazione delle procedure in ordine all'acquisizione del materiale librario e documentario, al suo ordinamento ed al suo uso pubblico". Non si capisce in virtù di quali prerogative "una commissione preposta" (cito le sue parole, riportate dal sito VareseNews) possa contravvenire a una disposizione di legge e con l'occasione la invito a non reiterare ulteriormente comportamenti lesivi della dignità professionale della bibliotecaria;
la mancata restituzione del libro nei termini previsti dal regolamento della biblioteca e l'istigazione a comportamenti dilatori da parte di altre persone che ricoprono incarichi pubblici nella Sua città stride con il dovere di rispettare le norme che massimamente dovrebbe sentire chi è chiamato a dare l'esempio. Mi chiedo come potrà, d'ora in avanti, sanzionare il comportamento di quanti si sentiranno autorizzati a prendere in prestito e non restituire libri sui più vari argomenti perché non corrispondenti alle rispettive convinzioni;
non risulta che le biblioteche "vendano" i libri appartenenti alle loro raccolte, se non a seguito di una procedura amministrativa di sdemanializzazione e dopo aver appurato la non corrispondenza all'uso pubblico, la quale, evidentemente, non può essere decisa dal direttivo locale di un partito politico ma sulla base di valutazioni di natura tecnica, secondo la prassi biblioteconomica in uso.
Ciò detto, mi permetta un consiglio: non si dia pena di lottare contro i mulini a vento e cerchi di confutare nel merito le opinioni riportate dal libro, invece di affannarsi a farlo scomparire. Ciò che una biblioteca non possiede è disponibile in tutte le altre e lei stesso ha dovuto ammettere che nel sistema bibliotecario al quale il suo comune aderisce ve ne sono altre copie a disposizione di chiunque. 
Immagino che, a seguito delle sue esternazioni, da domani le richieste di prestito del libro di madame Dematteo subiranno un'impennata. Per limitare il disservizio e diminuire i tempi di attesa dei lettori, con la presente mi pregio a nome dell'Associazione Italiana Biblioteche di inviare in dono alla biblioteca della Sua città due copie de "L'idiota in politica".
Distinti saluti,

Il presidente dell'Associazione Italiana Biblioteche
Stefano Parise
Roma, 31 gennaio 2012




Caro diario...

Il genere autobiografico e la forma diario nella narrativa per ragazzi in una proposta di lettura tratta da LiBeR Database

Da Cuore al Diario di una schiappa, la strada percorsa nella letteratura per ragazzi dalle storie in forma di diario è assai ampia. Già il romanzo di De Amicis fu bestseller per il suo tempo, così come lo furono poi Il giornalino di Giamburrasca di Vamba e Papà Gambalunga della Webster, per non dimenticare la saga di Bibi, eroina nordica uscita dalla penna della Michaelis e del Diario per antonomasia lasciatoci in dono da Anne Frank. Tutte pietre miliari di un genere letterario che oggi, nell’epoca delle comunicazioni di massa e del dominio dei social network, ha rinverdito le sue fortune mutando spesso nelle forme e nel senso.
Il diario, nato come esercizio di esplorazione di sé e di ricerca identitaria, è oggi uno strumento narrativo che apre – nei media digitali come nei più tradizionali mondi finzionali della letteratura infantile – a un’ampia platea di relazioni sociali e formative, a un’importante area di condivisione di affetti e sentimenti. Motivi questi, tra gli altri, che sostengono l’adesione entusiastica di ragazzi e adolescenti al genere.

Nel numero 104 di LiBeR (ott.-dic- 2014) è stata pubblicata un’ampia serie di contributi sul tema: un’intervista a Duccio Demetrio, i contributi di Fausto Boccati, Teresa Buongiorno, Maurizio Caminito, Federico Maggioni, le interviste di Paola Benadusi Marzocca a Abbas Kazerooni, Anne Fine e Jacqueline Wilson e a vari scrittori e scrittrici italiani. Con una filastrocca di Bruno Tognolini.
Sul tema si è svolto anche a campi Bisenzio il 30 ottobre il seminario  Caro diario...

00pdf_small In LiBeRWEB è disponibile la bibliografia
La bibliografia esclude i classici del genere e si focalizza sulla narrativa in prima persona e in forma di diario con pubblicazioni reperibili in commercio e in biblioteca.
Le opere presentate — attraverso le quali è possibile mettere a fuoco cosa sia veramente un diario, quali siano le caratteristiche che lo rendono tale, e soprattutto in ambito romanzesco quali le differenze che ormai caratterizzano la folta produzione di genere che sta invadendo gli scaffali delle librerie e delle biblioteche per ragazzi — hanno ricevuto in LiBeR Database una valutazione da tre a cinque stelle.




Le biblioteche come luoghi comunitari

di Stefano Parise

Testo tratto dalla relazione presentata da Stefano Parise – in qualità di Presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche – al convegno “Infanzia, lettura, biblioteche: un mondo di storie contro la crisi”, tenutosi a Campi Bisenzio il 4 marzo 2014, promosso da Regione Toscana e Comune di Campi Bisenzio, organizzato dalla Biblioteca di Villa Montalvo – Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi con la collaborazione di LiBeR.
Una versione breve dell’intervento è pubblicata sul numero 104 di
LiBeR (ott.-dic 2014).

Quali compiti dovranno affiancarsi alle funzioni tradizionali dello studio e della ricerca per attrarre in biblioteca i cittadini del XXI secolo? La domanda risuona da tempo nelle aule in cui i bibliotecari si radunano per discutere del loro futuro e le possibili risposte sono descritte in libri e relazioni o stanno diventando terreno di sperimentazione e verifica sul campo. Quel che è certo è che le biblioteche, per resistere all'onda lunga della disintermediazione, dovranno integrare le funzioni che ne hanno sostanziato per secoli il posizionamento sociale – la costituzione di un complesso di risorse documentarie da mettere a disposizione di studiosi e lettori attraverso servizi bibliografici e di consultazione - con profili di servizio sempre più differenziati e capaci di fornire risposte alla crescente domanda di qualità della vita proveniente dagli individui e dalle comunità di riferimento.
La sottolineatura del legame tra biblioteca e comunità, per quanto riguarda le biblioteche di pubblica lettura, non è certo una novità e, anzi, potrebbe risultare persino ovvia: le public libraries nascono come luoghi della comunità locale, portano impresso nel dna il sigillo comunitario, come dimostrano i primi provvedimenti normativi promulgati per promuovere la creazione di biblioteche pubbliche locali: «Nel 1848 la General Court of Massachusetts approvò un Act, il primo che sia mai stato approvato in materia di biblioteche pubbliche, che autorizzava la città di Boston a istituire e mantenere una biblioteca pubblica» (1). Il provvedimento tre anni dopo fu esteso a tutte le città dello Stato. Nel Regno Unito una norma analoga fu adottata due anni dopo dal Parlamento: il primo Public Libraries Act, meglio noto come Penny rate, prevedeva che le municipalità con popolazione al di sopra dei 10.000 abitanti, potessero – previa conferma per mezzo di consultazione popolare – istituire una biblioteca mantenendola con una tassa locale, anche se il prelievo fiscale non copriva l'acquisto dei libri. Nello sviluppo di un moderno sistema bibliotecario pubblico ebbe un ruolo importante anche il mecenatismo, che nel caso di Andrew Carnegie (l'esempio più noto e fecondo) servì da impulso all'intervento degli enti locali i quali, nell'accettare la donazione per la costruzione dell'edificio, si impegnavano a sostenere i costi per il mantenimento della biblioteca negli anni a venire.
L'Italia purtroppo non conobbe un fenomeno analogo per intensità e impostazione, anche se un terzo circa delle biblioteche popolari che sorsero nel nostro paese nei cinquant'anni successivi all'unità furono promosse per iniziativa comunale. Per assistere a un'assunzione più decisa di responsabilità da parte delle comunità locali si dovrà attendere l'attuazione dell'art. 117 della Costituzione, che sanciva la potestà normativa delle regioni in materia i biblioteche di ente locale: con la nascita delle regioni a statuto ordinario (2) e l'emanazione dei decreti delegati che trasferivano ad esse le competenze amministrative fino ad allora esercitate dallo stato (3), in alcune aree del paese si è gradualmente sviluppato un sistema bibliotecario di pubblica lettura che guardava ai modelli già consolidati all'estero, anche se come sappiamo ciò non è stato sufficiente a garantire lo sviluppo omogeneo di un servizio di pubblica lettura in Italia.
L'invito espresso nel titolo deve quindi essere precisato: in che senso la biblioteca deve essere ripensata come luogo comunitario? E in che modo le biblioteche possono contribuire a migliorare la nostra qualità di vita?
Per rispondere a queste domande è necessario un sguardo che sappia abbracciare orizzonti ampi, capace di cogliere le connessioni fra i cambiamenti epocali che caratterizzano la nostra epoca - interconnessione globale, invecchiamento, multiculturalismo, rivoluzione tecnologica – e la funzione delle istituzioni culturali e della comunicazione, alle quali la biblioteca appartiene.
Un tentativo in fieri di approfondire questa prospettiva è certamente rappresentato dall'IFLA Trend report, recentemente tradotto anche in italiano (4), che costituisce una piattaforma di discussione e interpretazione a disposizione dei bibliotecari di tutto il mondo per aiutare a comprendere il possibile posizionamento delle biblioteche nel quadro di una società in rapido cambiamento. L'IFLA Trend Report identifica cinque tendenze che giocheranno un ruolo chiave nel dare forma al nostro ecosistema informativo del futuro:

  1. la prima è legata alla diffusione delle nuove tecnologie e alla relazione fra l'espansione dei confini dell'universo digitale e la centralità delle competenze informative di base, quali la lettura e la dimestichezza con gli strumenti digitali. Le persone con deficit in questi campi si troveranno di fronte barriere all'inclusione in un numero crescente di ambiti, mentre le peculiarità dei nuovi modelli di business basati sulle reti condizioneranno pesantemente coloro che non possiedono le competenze necessarie per accedere alle informazioni nel futuro;
  2. la seconda riguarda l'istruzione online, che è destinata a democratizzare e rivoluzionare le modalità di apprendimento su scala planetaria. La rapida espansione mondiale delle risorse educative online aumenterà infatti le opportunità di apprendimento, rendendole più economiche e accessibili. Il valore crescente attribuito all'educazione permanente e il riconoscimento delle competenze acquisite anche attraverso percorsi informali di apprendimento cambieranno la natura e le modalità dell'ingresso nel mondo del lavoro e renderanno più eque le opportunità di impiego;
  3. la terza è legata alla ridefinizione dei confini della privacy e della protezione dei dati. L’aumentare dei dati in possesso di governi e imprese faciliterà un’analisi comportamentale dettagliata delle abitudini di ciascun individuo, finalizzata a definire il profilo di consumo o altri aspetti della personalità, con il pericolo di gravi ripercussioni sulla privacy individuale e sulla fiducia nel mondo online;
  4. la quarta riguarda le possibilità di comunicazione e di azione collettiva insite nelle società iperconnesse. Alle maggiori opportunità per l'azione collettiva farà da contraltare la crescita dei movimenti, a discapito dei partiti politici tradizionali. Iniziative a favore di un governo aperto e l’accesso ai dati dell’amministrazione pubblica garantiranno maggiore trasparenza e servizi pubblici su misura per i cittadini;
  5. la quinta e ultima tendenza ha a che fare con l'evoluzione dell'ecosistema informativo globale. La proliferazione di device hyper-connessi, di sensori di rete nelle applicazioni e nelle infrastrutture, di tecnologie per la stampa 3D e per la traduzione linguistica stanno trasformando l'economia globale dell'informazione. Gli attuali modelli di business utilizzati da molti settori industriali sperimenteranno la distruzione creativa stimolata da dispositivi innovativi, che aiuteranno le persone a restare economicamente attive per un periodo più lungo della loro vita e senza vincoli di collocazione geografica.

 

Ma non è tutto. L'umanità sta invecchiando velocemente e gli effetti di questo fenomeno sono destinati ad accentuarsi nel prossimo futuro. Fra meno di 15 anni oltre un miliardo di persone avrà più di 60 anni e nel 2050 in Europa la fetta più consistente della popolazione sarà quella degli over 65. Già oggi il 20% degli italiani appartiene a questa fascia. Invecchiamento, tuttavia, non significa necessariamente marginalizzazione: il concetto di “longevità attiva” sta diventando il modo prevalente di vivere la terza e la quarta età, ed è presumibile che lo sarà sempre di più, man mano che raggiungeranno i sessant’anni e più le generazioni del baby-boom. La voglia degli anziani di rompere la tradizionale marginalità legata al pensionamento o, comunque, al minore contributo che possono dare ai processi produttivi, è destinata ad irrompere in ogni ambito della società.
Infine, la globalizzazione continuerà a determinare lo spostamento di milioni di persone, e con esse l'incontro / scontro di stili di vita, tradizioni, culture e visioni differenti. Saremo chiamati a gestire la dialettica fra integrazione e segregazione e a consolidare nel lungo periodo rapporti costruttivi e inclusivi nei confronti della componente straniera delle nostre comunità. Gli adulti e i minori stranieri sono già oggi una componente stabile della popolazione italiana e i bambini stranieri del 2014 saranno nel 2030 una quota significativa dei cittadini adulti italiani. Le culture degli immigrati sono chiamate a diventare parte attiva della società che li ha accolti, perché le comunità vincenti del futuro saranno quelle capaci di creare nuove identità e nuove forme di coesione sociale, frutto dell’integrazione tra storie e valori di diversa provenienza culturale.
Queste macro tendenze globali avranno certamente ripercussioni profonde sul ruolo e sui servizi delle biblioteche di tutto il mondo, e il quesito che interroga tutti i professionisti del settore riguarda le coordinate per orientarsi in un ecosistema così radicalmente modificato.
Una chiave interpretativa che ha riscosso notevole successo in tutto il mondo è contenuta nell’Atlas of new librarianship di David Lankes (5), che descrive una nuova biblioteconomia non fondata sui libri ma sulla missione di migliorare la società favorendo la condivisione e la creazione di nuova conoscenza nelle comunità di riferimento.
La tesi di Lankes è che siamo noi, i bibliotecari, ad essere in gran parte responsabili della situazione di crisi in cui ci troviamo, in primo luogo perché non siamo in grado di definirci al di fuori del rapporto con le funzioni tradizionali che connotano la nostra professione: siamo bibliotecari perché cataloghiamo, facciamo ricerche nei database, raccogliamo e conserviamo. Siamo inseriti in una tradizione vacillante sotto i colpi della rivoluzione tecnologica e tendiamo a stare sulla difensiva, ad avvertire come una minaccia qualsiasi approccio non canonico alla biblioteca e ai suoi mestieri: Google è una minaccia perché indicizza il mondo senza usare la catalogazione descrittiva.
Secondo Lankes dovremmo liberarci di questo riflesso condizionato e cominciare a percepire i nuovi strumenti e i nuovi attori del contesto informativo come potenziali alleati, e l'attitudine delle persone alla condivisione in rete di informazioni ed esperienze come qualcosa che ha molto a che fare con il lavoro che abbiamo fatto in questi decenni. Lankes lo definisce “il nostro grande successo” e si riferisce alla cultura partecipativa che caratterizza l’inizio del terzo millennio. I cittadini si organizzano, reclamano voce in capitolo nelle decisioni delle società e dei governi. Sono persone educate ad utilizzare le informazioni che anche noi, come bibliotecari, abbiamo reso accessibili al fine di promuovere una partecipazione informata. E’ un risultato per cui abbiamo lavorato duramente. Per Lankes il futuro delle biblioteche è nei bibliotecari che non aspetteranno che qualcuno li vada a cercare ma che proveranno ad individuare i problemi e a cercare attivamente di dare un contributo per risolverli.
I bibliotecari, secondo questa visione, non sono neutrali fornitori dell'informazione ma agenti proattivi di cambiamento sociale, perché si pongono al fianco delle loro comunità di riferimento per aiutarle ad apprendere, a creare nuova conoscenza e a compiere decisioni migliori per il loro futuro.
E' in questo senso che la funzione della biblioteca pubblica può essere rivisitata e aggiornata alle esigenze e alle dinamiche che caratterizzano le società contemporanee: le biblioteche avranno un futuro nella misura in cui determineranno un miglioramento nella qualità della vita della loro comunità, identificata nella capacità di decidere consapevolmente per il bene comune. Si tratta di una visione del ruolo della biblioteca che afferma in un contesto nuovo una verità antica: le biblioteche sono istituti della conoscenza che promuovono la partecipazione attiva, l’apprendimento e la condivisione di informazioni ma soprattutto l’acquisizione di competenze informative, vale a dire, nella società digitale e interconnessa, quanto di più “social” si possa fare per combattere nuove e potenti forme di esclusione sociale.
Come possiamo essere d’aiuto in questo processo? Inserendo le biblioteche al centro del dibattito sul futuro della nostra società attraverso una strategia di responsabilità sociale fondata su un comportamento consapevolmente etico, articolato attorno ad alcuni concetti-chiave: la creazione di valore nel settore specifico della cultura, dell'educazione, della ricerca; il contributo da dare alla coesione sociale attraverso interventi rivolti alle fasce di popolazione deboli; la trasformazione della biblioteca come uno spazio primario di integrazione culturale e di socialità attiva e partecipativa; lo sviluppo di nuovi servizi finalizzati a garantire, attraverso un accesso qualificato ed esteso alla conoscenza e alla formazione, l'autonomia critica dei cittadini. Promuovendo i temi dell’Agenda Digitale Europea (6) e di quella italiana, sensibilizzando i cittadini all’uso critico e consapevole dei contenuti e dell’infrastruttura della rete (7), oppure la conoscenza dei Millennium Developement Goals (8), gli obiettivi stabiliti dall'ONU per lo sviluppo dell'umanità. Orientando i comportamenti individuali e collettivi in direzioni socialmente desiderabili, ad esempio attraverso programmi per l'infanzia e per la coesione sociale.
Come possiamo declinare i bisogni della comunità di riferimento? Sostenendo la condivisione di conoscenza veicolata dalle molteplici comunità di interesse e di apprendimento che popolano le realtà in cui operiamo o, meglio, sostenendo la creazione di nuovi gruppi o comunità.
Il termine “comunità”, dal punto di vista della psicologia sociale, sottende precise implicazioni. Ogni esperienza sociale è influenzata da due dimensioni complementari: quella della identità personale, ovvero le caratteristiche di personalità individuali, e quella della identità sociale, che può essere definita come la parte del concetto di sé che risulta dalla coscienza di appartenere a un determinato gruppo sociale e all'attribuzione di un valore emotivo a tale appartenenza. Ma la tensione fra dimensione individuale e dimensione sociale è alla base delle differenze che caratterizzano le diverse reti sociali umane.
Una comunità è una rete sociale stabile, costruita in base alla vicinanza fisica o di interessi o sulla condivisione di una identità, e in letteratura è distinta dal gruppo, che è invece una rete sociale dinamica costruita in base alla condivisione di un obiettivo comune, circostanziato e definito nel tempo. A creare le comunità sono i legami forti, che rendono I membri simili fra loro creando un vincolo tendenzialmente permanente.
Pertanto, si assume qui il termine comunità in senso aspecifico, come sinonimo di rete sociale e facendo riferimento alla possibilità di costituire gruppi o comunità virtuali, di interesse, di scopo. Le prime si costituiscono, relazionano, corrispondono tra loro attraverso uno spazio digitale, instaurando legami virtuali o facendo entrare in contatto il mondo reale e quello virtuale (come ad esempio nei social network) e sviluppando nel tempo caratteristiche che le rendono simili alle comunità tradizionali: interazione frequente e orientata a uno scopo comune, percezione di essere parte di una medesima unità e di condividere una qualche identità comune. Le seconde si raccolgono attorno a una passione comune e sono indotte a condividere esperienze e conoscenza, supportandosi reciprocamente: è il caso, ad esempio, dei gruppi di lettura o dei gruppi di apprendimento, ma anche dei lettori volontari. Le ultime sono animate dalla volontà di raggiungere un obiettivo condiviso attraverso un'azione concertata e agita collettivamente, come avviene nei gruppi che organizzano il bookcrossing o nelle associazioni di donatori di voce, che contribuiscono a rendere accessibili i libri alle persone con difficoltà di lettura.
Ciò che accomuna queste tipologie di reti sociali è la spinta alla partecipazione diretta manifestata dagli individui e la responsabilità della biblioteca sta nell'allestire gli strumenti, le occasioni e i luoghi – reali e virtuali – perché tale spinta si concretizzi e si sviluppi, in forme anche apertamente autonome e non mediate dall'istituzione: il futuro delle biblioteche pubbliche non sta nella natura di luogo permeabile a qualsiasi suggestione o esperienza ma nella capacità di essere «luoghi della conoscenza condivisa, della produzione di intelligenza, delle opportunità, del trasferimento sociale di capacità, delle relazioni e del benessere» (9). Questa declinazione deve sempre essere posta in relazione con una comunità, non intesa come il complesso del pubblico di riferimento (concetto troppo astratto per essere efficace) ma come l'articolata realtà dei gruppi e delle community reali e potenziali che popolano l'ecosistema in cui ogni biblioteca opera, rendendolo differente da qualsiasi altro.

NOTE

  1. Carini Dainotti, V., La biblioteca pubblica istituto della democrazia, Milano, Fabbri, 1964, p. 14.
  2. Legge 16 maggio 1970, n. 281, “Provvedimenti finanziari per l'attuazione delle Regioni a statuto ordinario “.
  3. D.P.R. 15 gennaio 1972, n. 8 e D.P.R 24 luglio 1977, n. 616.
  4. http://trends.ifla.org/files/trends/assets/trend_report_ita.pdf
  5. David Lankes, L’atlante della biblioteconomia moderna, Milano, Bibliografica, 2014.
  6. L’Agenda digitale europea è l’iniziativa della Commissione Europea, avviata nel 2010 al fine di predisporre una strategia, per l’Europa 2020 che individui azioni di innovazione, sviluppo economico e crescita della competitività, utilizzando le potenzialità delle tecnologie digitali. Gli stati membri sono chiamati ad intervenire su sei aree di azione, denominate “pillar”, pilastri: 1. Mercato digitale unico, 2. Internet veloce e superveloce, 3. Interoperabilità e standard, 4. Fiducia e sicurezza informatica, 5. Ricerca e innovazione, 6. Alfabetizzazione digitale. Il pilastro VI  “Enhancing digital literacy, skills and inclusion” chiede agli Stati membri di individuare, mediante partenariati multilaterali, azioni volte ad aumentare e migliorare le competenze e l’inclusione sociale attraverso iniziative di formazione/alfabetizzazione digitale.
  7. http://www.agid.gov.it/agenda-digitale/agenda-digitale-italiana. L’Agenda digitale italiana è stata istituita nel marzo 2012. La Cabina di regia dell’Agenda digitale italiana ha individuato sei assi strategici: uno di questi è denominato “Alfabetizzazione informatica-Competenze digitali”.
  8. http://www.un.org/millenniumgoals/
  9. G. Di Domenico,Conoscenza, cittadinanza, sviluppo:appunti sulla biblioteca pubblica come servizio sociale, in AIB Studi, vol. 53 n. 1 (gennaio/aprile 2013), p. 24.



L’avventura della poesia

Il Premio Ceppo Ragazzi 2014 al poeta Roberto Mussapi

Roberto Mussapi, uno dei nostri maggiori poeti di fama internazionale, ha ricevuto il 18 marzo 2014 a Pistoia, nella Sala Maggiore del Palazzo Comunale, il Premio Ceppo per l’infanzia e l’adolescenza.

L'avventura della poesia
Il testo della lecture di Roberto Mussapi, letta il 18 marzo mattina nella Biblioteca di Villa Montalvo a Campi Bisenzio e pubblicata sul numero 103 di LiBeR.

100 libri Ceppo Ragazzi 2014 - LiBeR 
Dall’opera di Mussapi sono state scelte sei parole chiave che si legano l’una all’altra in un dialogo intenso che tocca molti temi trasversali. Le sei parole chiave sono alla base della bibliografia 100 libri Ceppo Ragazzi 2014 – LiBeR tratta da LiBeR Database, a cura di Ilaria Tagliaferri, rivolta ai lettori della scuola primaria, secondaria di I grado e del biennio della secondaria di II grado.

L’intero progetto educativo - a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi, presidente del premio letterario internazionale Ceppo Pistoia - è stato completato con il Premio Laboratorio Ceppo Ragazzi Junior, rivolto alle scuole secondarie di I grado di Pistoia, in collaborazione con Giunti Scuola e Giunti TVP: i ragazzi hanno recensito in forma scritta o multimediale (videorecensioni) tre libri di Mussapi (Il capitano del mio mare, L’incoronazione degli uccelli nel giardino e Le metamorfosi, tutti pubblicati da Salani) e tre classici da lui consigliati (Canto di Natale di Dickens, L’isola del tesoro di Stevenson e l’adattamento dell’Odissea di Omero, tutti pubblicati da Giunti). Hanno poi dialogato con lo scrittore durante la cerimonia di premiazione, con un proficuo dialogo intergenerazionale che da sempre contraddistingue il Premio. Le migliori recensioni sono state premiate con buoni libro della libreria Giunti al Punto di Pistoia, offerti dalla Fondazione Giorgio Tesi Group e da Giorgio Tesi Group, sostenitori anche del Premio Ceppo per l’infanzia e l’adolescenza.
Per saperne di più: www.iltempodelceppo.it




Leggere le emozioni

Sentimenti, passioni, stati d'animo... i moti interiori che agitano la letteratura per l'infanzia

Le emozioni e i sentimenti sono al centro della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, che parla ai giovani lettori dei loro moti interiori. Attraverso le storie è possibile seguire le vicende dei personaggi, identificarsi e provare le emozioni che li attraversano. L’empatia che abita il processo della lettura è così un fondamentale strumento di conoscenza e acquisizione di competenze socio-emotive.
Il numero 102 di LiBeR (apr.-giu. 2014) è ampiamente dedicato al tema delle emozioni.

Alcuni approfondimenti e un'articolata proposta di letture sul tema sono qui proposti:

Con quella faccia un po' così
Dalla faccia della mamma ai libri delle facce: la lettura è legata alla comunicazione, che prende avvio già in fase neonatale con la mimica facciale. Da essa e con essa il bambino si apre al mondo. In LiBeRWEB la versione completa del saggio “Con quella faccia un po’ così” di Luigi  Paladin, pubblicato in versione abbreviata sulla rivista, sugli stati emotivi nei libri per piccolissimi.

Emozioni da leggere - Proposte di lettura
Selezione di libri per bambini e ragazzi tratta da LiBeR Database, articolata in sette sezioni: la prima è dedicata al tema delle emozioni in generale, le altre propongono le cosiddette emozioni di base (quelle che il bambino decodifica mediante le espressioni facciali): Gioia/Felicità, Tristezza/Malinconia, Rabbia, Paura, Sorpresa/Stupore, Disgusto/Delusione.
I record bibliografici sono ordinati per autore e titolo all’interno delle destinazioni d’età (0-7 anni; da 8 anni).





Emozioni in generale

Libri per Bambini (0-7 anni)

Ferdinando Albertazzi. Un amore per Camilla, illustrazioni di Desideria Guicciardini, Milano, Piemme, 2011, 49 p. (Il battello a vapore)
Camilla fa la conoscenza del suo nuovo e apparentemente stravagante compagno di classe Simone e, dopo l'iniziale ritrosia, inizia ad apprezzarne le tante qualità, finché tra i due nasce un sentimento davvero speciale., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, notizie autobiografiche su autore e illustratrice e loro foto in bianco e nero. Età: 6-8

Kathleen Amant. Anna e la giornata in piscina, Cornaredo, Clavis, 2012, [28] p. (Prima infanzia)
In piscina la piccola Anna indossa costume e braccioli, entra nella vasca, gioca, si tuffa, galleggia per prender confidenza con l'acqua e, assistita dalla mamma, supera i propri piccoli timori., Sulle pagine di sinistra breve testo in grandi caratteri, su quelle di destra tavole a colori. Età: 2-3

Hans Christian Andersen. L'albero di Natale, illustrato da Marc Boutavant , traduzione di Elena Dragoni, Milano, Rizzoli, 2009, [36] p.
La triste storia di un giovane abete che tagliato dai boscaioli e finito in una villa trascorre una splendida serata come albero di Natale, ma viene poi relegato in soffitta e infine segato a pezzi per alimentare il fuoco., Volume di grande formato illustrato a colori, con testo in grandi caratteri. Età: 6-8

Biagio Bagini, Marcella Moia. Cappuccetto chi?, Sant'Angelo in Formis, Lavieri, 2011, [26] p. (I gattini)
Mamma lupo, nonna pecora, babbo orco e tanti altri narratori raccontano la fiaba di Cappuccetto Rosso ai propri cuccioli, adattandola ciascuno alle loro specifiche esperienze e curiosità., Piccolo cartonato con illustrazioni a colori su fondo rosso nella pagine di sinistra e testo in grandi caratteri nelle pagine di destra. Età: 4-5

Barbara Barbantini, Marioandrea Barbantini. Il mio amico immaginario, Bazzano, Artebambini, 2010, 59 p.
Gli amici immaginari di 13 fra bambini e bambine, che li percepiscono ciascuno sotto una diversa forma: di goffo mostro o di alieno, di sarta o di coetaneo silenzioso, di essere metamorfico o di pettirosso..., Tavole in bianco e nero e testo in caratteri molto grandi e colorati su pagine anticate, con indice dei titoli e tre proposte in tema ispirate ad altrettanti quadri famosi. Età: 5-7

Éric Battut. Il sorriso della Gioconda, traduzione di Alfredo Stoppa, Trieste, Bohem Press Italia, 2011, [28] p.
La storia di come Leonardo ebbe l'ispirazione che lo portò a creare la sua opera più misteriosa, la Gioconda, e di come la realizzò., Pagine doppie con, su tre quarti, illustrazioni a colori, su un quarto testo in grandi caratteri disposto in modo parallelo alla costola e su pagine alternate. Età: 7-9

Alberto Benevelli, Loretta Serofilli. Io sono una stella, da un'idea di Vilma Costetti, Reggio Emilia, Esserci, 2012, [48] p. (Il filo magico)
Come nell'universo nasce una stella così sulla Terra nasce una bambina che desidera, prova amore e dolore, cresce e acquisisce consapevolezza di se stessa e della materia universale di cui fa parte., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 7-10

Fred Bernard, François Roca. Uma la piccola dea, Cornaredo, La Margherita, 2010, 34 p.
La piccola Uma, che essendo stata scelta dai sacerdoti come eletta non può da quel momento piangere né ridere né toccare il suolo, viene aiutata da alcuni animali selvaggi a fuggire dalla città invasa dai demoni., Testo in grandi caratteri, tavole a colori. Età: 9-11

Gionata Bernasconi. Bettina tacchina e la danza del pavone, illustrazioni dell'autore, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2011, 136 p. (Storie e rime)
Bettina, una loquace e sorridente tacchina, vorrebbe essere bella come la faraona Vanessa per conquistare Filippo il pavone, ma derisa dai due affronta i pericoli della foresta e dà una svolta alla propria vita., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 7-9

Arianna Giorgia Bonazzi. Il Bambino Colabrodo, illustrato da Alfonsina Ciculi, Milano, Rizzoli, 2011, [28] p.
Il Bambino Colabrodo è pieno di buchi attraverso i quali le emozioni, belle o brutte, passano senza lasciare tracce, ma un giorno a scuola resta sensibile a una storia di guerra: è la prima pezza per tappare quei buchi..., Illustrazioni a colori. Età: 5-7

Gianna Braghin. Questo è il buio, illustrazioni di Vessela Nikolova, Imola, Bacchilega, 2012, [32] p. (Fuori)
Il buio, il silenzio, i dolci e la dolcezza, le mani e le affettuosità nelle sensazioni esperite ed espresse da una bambina., Testo in grandi caratteri maiuscoli, illustrazioni a colori, foto di autrice e illustratrice e notizie su di loro. Età: 4-5

Anthony Browne. Come ti senti?, Bologna, Giannino Stoppani, 2011, [24] p.
Uno scimmiotto racconta di come si sente a volte: annoiato, solo, felice, triste, arrabbiato, in colpa, curioso..., Illustrazioni a colori e brevissimo testo in caratteri molto grandi con alcuni termini enfatizzati. Età: 3-4

Davide Calì, Anna Laura Cantone. Che cos'è l'amore?, Milano, Arka, 2011, [28] p.
La piccola Emma chiede ai familiari - genitori e nonni - che cos'è l'amore, ricevendo risposte consone alla personalità di ciascuno., Testo in grandi caratteri di vario tipo, illustrazioni a colori. Età: 5-7

Davide Calì. Io, Qinuq, Padova, Kite, 2013, [28] p.
Qinuq, piccolo extraterrestre che si trova sulla Terra in attesa dell'arrivo dei genitori, esplora le proprie emozioni e sensazioni nel confronto tra il suo pianeta d'origine e il nostro., Testo in prima persona in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 4-6

Giovanna Calvino, Marina Sagona. La strega dentro di me, Milano, Mondadori, 2013, [52] p.
Cosa accade se c'è una strega dentro di sé che suggerisce consigli sbagliati, emette previsioni catastrofiche e fa perdere la voglia di far cose? Una bambina afflitta da tale problema non si dà per vinta e trova una soluzione..., Albo di ampio formato, con testo in prima persona in grandi caratteri, illustrazioni in tricromia e notizie sulle autrici. Età: 6-8

Paula Carballeira, Sonja Danowski. L'inizio, Firenze, Kalandraka, 2012, [32] p. (Libri per sognare)
Dopo una guerra, per il piccolo protagonista, e non solo per lui, inizia quella ricostruzione interiore che rende capaci di tornare a sorridere., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 6-8

Janna Carioli. I difetti dei grandi, illustrazioni di Grazia Nidasio, Milano, Mondadori, 2011, 49 p. (I sassolini)
Spesso i genitori pretenderebbero bambini buoni, educati, pronti e rispettosi, dimenticando però che i loro modelli, ovvero gli adulti, non sempre sono all'altezza di ciò che pretendono!, Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, introduzione rivolta agli adulti, notizie su autrice e illustratrice. Età: 7-9

Janna Carioli. I sentimenti dei bambini: spremuta di poesie in agrodolce, illustrazioni di Giulia Orecchia, Milano, Mondadori, 2009, 49 p. (I sassolini a colori)
Noia, rabbia, allegria, senso di solitudine e ulteriori emozioni e sentimenti di bambine e bambini raccontati attraverso poesie in rima., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, presentazione rivolta agli adulti, introduzione, notizie su autrice e illustratrice. Età: 6-8

Gabriele Clima. Ho visto un re passare, illustrazioni di Giovanni Manna, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2011, [36] p.
Un passero testimonia agli altri uccelli una propria emozionante esperienza: ha visto un re molto speciale, che proprio quel giorno è stato crocifisso..., Illustrazioni a colori, testo in grandi caratteri, notizie su autore e illustratore. Età: 6-7

Sabina Colloredo. Il coraggio di Thumper, illustrazioni di Annapaola Del Nevo, San Dorligo della Valle, Emme, 2010, 49 p. (Storie vere di animali)
Il cane Thumper, che vive nel Maine con due anziani coniugi e adora il loro nipotino, viene messo un po' in ombra dalla presenza della nuova gattina di casa, ma si riscatta salvando tutta la famiglia da un incendio., Testo in grandi caratteri, tavole a colori, nota finale sulla storia vera, notizie su autrice e illustratrice. Età: 6-8

Nicoletta Costa. Giulio Coniglio e la lepre Gelsomina, Modena, Franco Cosimo Panini, 2011, [48] p. (Le storie di Giulio Coniglio)
La nuova vicina di casa di Giulio Coniglio, la lepre Gelsomina, una famosa danzatrice classica, accetta di esibirsi dinanzi a lui e a due suoi amici, assicurando grandi emozioni per tutti!, Testo in grandi caratteri maiuscoli, illustrazioni a colori e un videolibro allegato. Età: 4-6

Menena Cottin, Rosana Faría. Il libro nero dei colori, Roma, Gallucci, 2011, [30] p.
Giallo, rosso, marrone, blu, bianco, arcobaleno, incolore, e poi il verde che profuma d'erba tagliata e il nero dei capelli della mamma: i colori attraverso le percezioni tattili, olfattive, emozionali di un bambino cieco., Pagine nere di cartoncino sviluppate in larghezza: testo in grandi caratteri bianchi con traduzione in braille su quelle di sinistra, immagini in rilievo su quelle di destra; in appendice alfabeto Braille e postfazione. Età: 6-8

Vincent Cuvellier, Charles Dutertre. La prima volta che sono nata, traduzione di Paola Balzarro, Roma, Sinnos, 2013, [100] p. (I tradotti)
Le emozioni di ogni prima volta nel percorso esistenziale di Nina da quand'era nella pancia della mamma a quando diventa madre a propria volta., Sulle pagine di sinistra testo in caratteri molto grandi (con alcuni termini enfatizzati), su quelle di destra tavole a colori. Età: 4 e oltre

Ian Falconer. Olivia a Venezia, Bologna, Giannino Stoppani, 2010, [44] p.
La maialina Olivia va a visitare Venezia con la sua famiglia e n'è così entusiasta da volersi assolutamente portare via un souvenir che gliela ricordi per sempre, ma non sceglie la cosa più adatta e combina un disastro!, Illustrazioni e foto a colori che s'intrecciano corredando il testo breve in grandi caratteri. Età: 3-5

Monya Ferritti. Il momento tanto atteso, Firenze ; Milano, Giunti, 2011, 57 p. (Collana leggo io)
La piccola Sara attende con grande partecipazione l'arrivo di Yumà, il suo fratellino adottivo che viene dall'Africa, e genitori, insegnanti e compagni di scuola condividono la sua trepidazione., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, notizie sull'autrice in quarta di copertina. Età: 5-7

Michael Foreman. Un gol da campione!, traduzione Giuseppe De Benedittis, Pisa, Campanila, 2011, [32] p.
Nella mente di un calciatore, che sta giocando in una partita di campionato del mondo, il ricordo d'infanzia del suo primo clamoroso gol., Ampio libro sviluppato in larghezza, con testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori su doppia pagina e il testo inglese originale. Età: 5-6

Dario Fo. Ho visto un re, disegni di Emanuele Luzzati, Nuova ed., Roma, Gallucci, 2013, [28] p.
Un re piange perché l'imperatore gli ha portato via un castello, un vescovo perché l'abbazia gli è stata sottratta da un cardinale: questi e altri ricchi in lacrime, mentre il contadino, povero in canna, non fa che ridere!, Testo in caratteri molto grandi che propone le parole della canzone del titolo accompagnate da illustrazioni a colori, con un compact disc allegato per ascoltare la canzone in musica, notizie su autore, illustratore e interprete e loro foto. Età: 3-6

André François. Chi è il più buffo?, Milano, Babalibri, 2011, [32] p.
Il signor Pulcinella e il signor Pu fanno a gara a fare smorfie e piroette per dimostrare ciascuno di essere più buffo dell'altro, finché non vengono entrambi mangiati da un drago a due teste!, Testo molto breve in grandi caratteri e parzialmente in rima, illustrazioni a colori su fondo bianco. Età: 3-5

Loredana Frescura. Faccia da mostro!, illustrazioni di Sara Not, Milano, Piemme, 2012, [36] p. (Il battello a vapore)
Il dialogo fra una donna in gravidanza e la bambina che sta crescendo dentro di lei., Testo in grandi caratteri maiuscoli (in tondo le parole del bambino e in corsivo quelle della madre) e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 5-6

Marie-Louise Gay. Stella regina della neve, Milano, Terre di Mezzo, 2012, [32] p. (Stella e Sam)
La piccola Stella accompagna il fratellino Sam alla scoperta di neve e freddo e delle loro meraviglie: laghetti ghiacciati, fiocchi di neve che cantano, pupazzi di neve immacolata., Breve testo a piè di pagina, illustrazioni a colori su doppia pagina, notizie sull'autrice. Età: 3-5

Carmen Gil, Rebeca Luciani. Il sorriso di Daniela, Firenze, Kalandraka, 2011, [36] p. (Libri per sognare)
Il sorriso di Daniela è così contagioso che riesce a cambiare gli animi di chi lo riceve: mette di buon umore l'ippopotama Roberta che si sente grassa, risveglia l'amore del vecchio scimpanzé Aniceto per l'adorata Leonora..., Illustrazioni a colori su doppia pagina, testo in parte in corsivo. Età: 4-6

Annie Groovie. Le emozioni, Torino, EDT-Giralangolo, 2011, [10] p. (Giochiamo con Léon)
In dieci scene reazioni esterne e moti interiori che alcune emozioni provocano a Léon, il piccolo mostro con un occhio solo., Mini cartonato, con illustrazioni a colori su pagine divise orizzontalmente per associare via via le immagini proposte nella giusta sequenza. Età: 2-4

David Grossman. Le avventure di Itamar, traduzione di Giorgio Voghera , illustrazioni di Barbara Nascimbeni, Milano, Mondadori, 2010, 58 p. (Oscar Junior)
Per ricevere lettere bisogna scriverne, ma se non se ne è capaci? Il piccolo Itamar ha un'idea: diventare lui stesso una lettera e... spedirsi ai genitori! Paure, desideri e fantasie del ragazzino in quattro racconti., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, foto di autore e illustratrice e notizie su di loro. Età: 6-8

Nikolaus Heidelbach. Cosa fanno i bambini?, Roma, Donzelli, 2011, [56] p.
Da Alfredo che aspetta il suo papà a Zaccaria che s'innamora sogni, abitudini, desideri e scoperte infantili presentati in ordine alfabetico di nome personale., Pagine sviluppate in larghezza: su quelle di sinistra testo in caratteri molto grandi con la prima lettera enfatizzata, su quelle di destra tavole a colori. Età: 6-8

Nikolaus Heidelbach. Cosa fanno le bambine?, Roma, Donzelli, 2010, [56] p.
Da Amelia che mangia un panino a Zoe che trova il campo di volo abitudini, desideri e scoperte di alcune bambine in ordine alfabetico di nome personale., Pagine sviluppate in larghezza: su quelle di sinistra testo in caratteri molto grandi con la prima lettera enfatizzata, su quelle di destra tavole a colori. Età: 6-8

Chema Heras, Rosa Osuna. Nonni, Firenze, Kalandraka, 2010, [36] p. (Libri per sognare)
Nonno Mario invita nonna Maria a ballare, ma la donna inizialmente rifiuta perché è preoccupata per il proprio aspetto non più giovanile; a lui, però, piace proprio com'è!, Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 6-8

Ghislaine Herbéra. Il signor Senzatesta, Cornaredo, La Margherita, 2012, [116] p.
Inquietudine, collera, speranza, gioia... sono le emozioni evocate dalle maschere (provenienti da varie culture di tutto il mondo) che il signor Senzatesta indossa, alla ricerca della più adatta per la sua serata galante., Illustrazioni a colori, elenco delle maschere presentate con indicazione della cultura di provenienza. Età: 7-9

Mies van  Hout. L'amicizia è..., Rotterdam, Lemniscaat, 2012, [28] p.
Giocare e divertirsi insieme, oppure anche annoiarsi, farsi dispetti a vicenda, azzuffarsi: gli atteggiamenti che possono manifestarsi nell'amicizia, rappresentati attraverso le espressioni di bizzarri animaletti., Illustrazioni a colori e testo in caratteri corsivi e colorati molto grandi su pagine nere. Età: 4-5

Mies van  Hout. Emozioni, Rotterdam, Lemniscaat, 2011, [44] p.
Curiosità, timidezza, gelosia, indifferenza, sbalordimento e altre 15 emozioni attraverso le espressioni di altrettanti pesci., Illustrazioni a colori e testo in caratteri corsivi e colorati molto grandi su pagine colorate sviluppate in larghezza. Età: 4-5

Shin Hyuna. Una stagione con il mio piccolo orso, traduzione di Luca Basenghi, Piazzola sul Brenta, Kite, 2011, [32] p. (I quadri)
Un cacciatore grazia un piccolo orso e lo ospita con sé fino a che questi, diventato grande, non riprende la strada del bosco; ma almeno per una volta i due sono destinati a rivedersi..., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 5-7

Paloma Sánchez Ibarzábal. Quando non trovi la tua casa, illustrazioni di Joanna Concejo, Modena, Logos, 2011, [32] p. (Oqo)
Una bambina trascinata da strane correnti emozionali ricerca tra ambienti diversi la propria casa e a lungo non riesce a trovarla... Sogno o realtà?, Testo in caratteri molto grandi, illustrazioni a colori. Età: 7-10

Yukiko Kato. Nell'erba, illustrazioni di Komako Sakaï, Milano, Babalibri, 2011, [28] p.
Mentre si trova in gita presso un fiume con la famiglia una bambina inseguendo una farfalla s'inoltra in mezzo a un prato dall'erba molto alta e racconta tutte le emozioni che vive in questo frangente., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 4-6

Martine Laffon, Elise Mansot. Le grandi idee di Pico, Roma, Gallucci, 2013, [28] p. (Crescere & Co.)
Il gatto Pico, che ha deciso di andare a pesca, si arrabbia perché tutto sembra andargli storto, ma poi imitando i propri amici decide di non sprecare la giornata e cercar di divertirsi ugualmente., Breve testo, illustrazioni a colori e alcune riflessioni educative. Età: 4-5

Frédérique Loew, Barroux. Papà aspetta un bimbo!, Cagli, Settenove, 2013, [60] p.
Le emozioni dell'attesa di un futuro ed entusiasta papà durante la gravidanza dell'amata moglie, di cui cerca d'essere il più possibile partecipe., Testo in caratteri molto grandi, illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 4-6

Javier Marías. Vieni a prendermi, disegni di Marina Seoane Pascual, Roma, Gallucci, 2012, [36] p.
Héctor, 8 anni, in vacanza dalla nonna in una casa accanto al bosco, trova una scatola con un'intensa richiesta di una bambina, che lui vorrebbe cercare anche se è ormai adulta., Breve testo in grandi caratteri bianchi su pagine illustrate a colori. Età: 5-7

Isabel Minhós Martins, Madalena Matoso. Quando sono nato, Milano, Topipittori, 2009, [28] p. (I grandi e i piccoli)
Un bambino racconta di quant'è stato emozionante apprendere, crescendo, odori, colori e sapori e pregusta le tante altre esperienze sensoriali che ancora lo attendono., Testo in caratteri molto grandi, illustrazioni a colori. Età: 5-7

Chiara Mezzalama. Guardati = Regarde toi = Look at yourself, Roma, Edizioni Estemporanee-Azulee, 2013, [36] p.
Ogni volta che prova un'emozione differente una ragazzina interagisce con la propria immagine riflessa nello specchio., Pagine di ampio formato: su quelle di sinistra testo in caratteri molto grandi (tradotto in francese e in inglese) e la protagonista, su quelle di destra, in uno specchio, la sua acconciatura che si modifica via via in base all'emozione descritta; postfazione trilingue, un elemento specchiante in copertina, notizie su autrice, illustratrice e postfatrice. Età: 7-9

Paola Milani. Anch'io vado a scuola!: i primi giorni con mamma e papà, illustrazioni di Luisa Gialma, 2. ed., Padova, Kite, 2010, [36] p.
Un bambino racconta i suoi primi giorni alla scuola materna: il distacco da casa e dai genitori, la scoperta delle maestre, dei compagni e dei giochi nuovi, i momenti di divertimento e quelli di malinconia., Testo in prima persona, testo breve in grandi caratteri e illustrazioni a colori su tutta pagina. Età: 3-5

Manuela Monari. C'è un filo, illustrato da Brunella Baldi, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2010, [30] p.
Cos'è quel filo che unisce persone e pensieri e lega il mondo all'universo? Un giorno il migliore amico del ragazzino protagonista gli risponde che è Dio..., In prima persona, breve testo in grandi caratteri, con illustrazioni a colori su doppie pagine. Età: 5-7

Manuela Monari. La timida mucca Paloma, illustrazioni di Giuditta Gaviraghi, Milano, Il gioco di leggere, 2009, [22] p. (Libri e fiori)
La mucca Paloma è innamorata del toro Annibale, ma più cerca di far colpo su di lui e più combina disastri; così un giorno, stanca di essere derisa, decide di andarsene dalla fattoria..., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, balloon. Età: 6-8

Manuela Monari. Trema la terra, tutti giù per terra!, illustrazioni di Lucia Sforza , CD musicale di Francesco Benozzo: arpa celtica, canto e voce narrante, Bazzano, Artebambini, 2013, [28] p.
Quando la solida crosta terrestre viene scossa dai fenomeni sismici anche le certezze dei suoi abitanti crollano; ma il terremoto non è che una manifestazione della vita profonda del pianeta..., Pagine sviluppate in larghezza con testo in versi in caratteri molto grandi e illustrazioni a colori, postfazione dell'autrice e un compact disc musicale allegato per ascoltare la narrazione. Età: 6-8

Laurent Moreau. A che pensi?, Roma, Orecchio acerbo, 2012, [40] p.
Ciò che passa nella testa di 18 diverse persone e in quella del protagonista, di cui si scopre l'identità solo alla fine., Sulle pagine di sinistra frasi in caratteri molto grandi, su quelle di destra tavole a colori, ciascuna con una figura da scoprire sotto una finestrella. Età: 5-7

Emanuela Nava. L'albero e il bambino, illustrazioni di Desideria Guicciardini, Casale Monferrato, Piemme, 2009, 37 p. (Il battello a vapore)
Il dialogo, fatto di nomi ed emozioni, sentimenti e pensieri, che un bambino intreccia con un albero, mantenendolo anche quando diventa adulto., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, notizie su autrice e illustratrice e loro foto. Età: 7-9

Emanuela Nava. Bambini del mondo, illustrazioni di Adriano Gon, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2011, 131 p. (Storie storie)
Ventitré storie di cui sono protagonisti altrettanti bambini e bambine di varie zone del mondo., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori e notizie sull'autrice. Età: 6-8

Fabian Negrin. L'amore t'attende, Roma, Orecchio acerbo, 2009, 1 v.
L'intimo venirsi incontro dei cuori e dei corpi nudi e distesi di due innamorati attraverso le frasi con cui lui le esprime il proprio amore., Pieghevole di cartoncino illustrato in bianco e nero sul retto e a colori sul verso, dove frasi in piccoli caratteri punteggiano l'illustrazione, disposta senza soluzione di continuità. Età: 14 e oltre

Maria Teresa Nuzzi. Il drago e la coccinella, illustrazioni di Ilaria Urbinati, Torino, ADNAV, 2009, [44] p. (I coriandoli)
L'insolito amore fra un grosso drago e una tenera coccinella, fatto di musica, sogni e soprattutto tante risate!, Brevissimo testo in grandi caratteri sia in corsivo che in lettere maiuscole, illustrazioni a colori, traduzione della storia in cinque lingue (arabo, inglese, francese, romeno, spagnolo, tutte in lettere maiuscole) notizie su collana, autrice e illustratrice. Età: 5-6

Arianna Papini. Ad abbracciar nessuno, Firenze, Fatatrac, 2010, [28] p.
Il piccolo Damiano, che soffre per la mancanza della mamma, stringe una delicata amicizia con Maddalena, bambina silenziosa e isolata dal proprio disagio mentale., Testo poetico in grandi caratteri e illustrazioni a colori. Età: 7-9

Gaëlle Perret, Aurélia Fronty. Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello, Roma, Donzelli, 2011, [42] p.
Un bambino gioca con il ricordo del nonno e con l'immaginario ruscello che da lui ha ricevuto in dono e che a lungo è teatro della sua fantasia, accompagnandolo nella crescita., Albo sviluppato in senso orizzontale, con illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 8-10

Cristina Petit. Ignazio che non ci vedeva bene, Imola, Bacchilega, 2012, [24] p. (I libricini)
Ignazio, che è miope e frequenta la prima elementare, sperimenta differenti emozioni visive osservando il mondo con e senza occhiali., Testi in grandi caratteri maiuscoli, illustrazioni a colori interpolate con fotografie, foto dell'autrice e notizie su di lei. Età: 4-5

Roberto Piumini, Annalaura Cantone. Batticuore e altre emozioni, Firenze ; Milano, Giunti, 2010, 63 p. (Io sto bene)
Strani fenomeni ci accadono alle volte: il cuore che batte all'impazzata, le guance all'improvviso tutte rosse, il pianto e il prurito... Queste e altre emozioni descritte e spiegate ciascuna in una poesia., Brevi testi in rima in grandi caratteri su pagine colorate e illustrate, notizie su autore e illustratrice, compact disc allegato per ascoltare le poesie in musica. Età: 6-7

Roberto Piumini, Marco Somà. Volare alto: la gioia delle piccole cose, Firenze ; Milano, Giunti, 2011, 63 p. (Io sto bene)
Provare ad andare in bicicletta assistiti dal fratello maggiore, preparare la pizza con il nonno, aspettare la nascita di una cuginetta: queste e altre storie di bambini e delle loro emozioni di fronte a nuove esperienze., Testi in caratteri grassetto, illustrazioni a colori su doppia pagina, notizie su autore e illustratore nei risvolti di copertina. Età: 6-8

Giuseppe Pontiggia. Il nascondiglio, illustrazioni di Antongionata Ferrari, Milano, Mondadori, 2012, 46 p. (Oscar Junior)
Il piccolo Andrea, entrato per caso nel controsoffitto del corridoio dell'appartamento dove abita con i genitori, immagina di vivere fantastiche avventure e preferisce non rispondere alla mamma che lo sta cercando preoccupata., Illustrazioni a colori, testo in grandi caratteri, foto di autore e illustratore e notizie su di loro. Età: 7-9

Gianni Rodari. L'omino dei sogni, illustrazioni di Anna Laura Cantone, San Dorligo della Valle, Emme, 2012, [28] p.
Una tempesta di emozioni nei sogni notturni del protagonista... e tutto per il divertimento dell'omino dei sogni!, Volume di ampio formato, con testo in rima in caratteri calligrafici molto grandi e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 6-8

Anselmo Roveda, Chiara Dattola. Ocattaccati, Biella, Lineadaria, 2011, [32] p.
Per riconoscenza verso un giovane che l'ha aiutata e che è oppresso dalle prepotenze dei fratelli, una misteriosa vecchina gli fa prendere un'oca dallo speciale potere: chiunque la tocchi resta attaccato a lei o a chi l'ha toccata!, Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 5-6

Paloma Sánchez Ibarzábal. Il mio primo viaggio, illustrazioni di Massimo di Lauro, Modena, Logos, 2013, [36] p. (Oqo)
Le emozioni di un futuro bambino prima nella pancia della mamma, poi al momento della nascita., Testo in prima persona in grandi caratteri, illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 7-10

Alessandro Sanna. Oggi mi sento così, San Dorligo della Valle, Emme, 2012, [12] p.
Solare come un albero che allarga i suoi rami al sole, furbo come una volpe e altre sensazioni rappresentate attraverso immagini., Cartonato di piccole dimensioni con illustrazioni su tutta pagina a fondo bianco  accompagnate dal termine corrispondente alla sensazione in grandi caratteri maiuscoli colorati. Età: 2-3

Liesbet Slegers. Amici, Cornaredo, Clavis, 2010, [10] p. (Prima infanzia)
Un bambino accarezza la pelliccia di un gattino, guarda un pesciolino colorato che nuota, gioca con la sorellina, sale sulle spalle del papà, riceve un po' di coccole dalla mamma e poi si addormenta con il suo orsacchiotto., Mini cartonato con breve testo in prima persona sulle pagine di sinistra, illustrazioni a colori a piena pagina su quelle di destra. Età: 2-3

Liesbet Slegers. Il grande libro di Mattia: le mie emozioni, Cornaredo, Clavis, 2011, [52] p.
Rabbia, tristezza, paura, felicità: attraverso situazioni esplicative quattro emozioni esperite dal piccolo Mattia., Testo in grandi caratteri calligrafici, alcuni brani in rima, illustrazioni a colori, finestrelle da sollevare, pagine colorate e prefazione. Età: 3-5

Liesbet Slegers. Mattia in autunno, Cornaredo, Clavis, 2010, [28] p. (Prima infanzia)
Il piccolo Mattia ama l'autunno: infatti, anche se comincia a far freddo, è divertente aiutare il papà in giardino e passeggiare con la mamma nel bosco per osservare i cambiamenti della stagione., Sulle pagine di sinistra testo in grandi caratteri tipo corsivo entro riquadri, su quelle di destra illustrazioni a colori a piena pagina. Età: 2-3

Spider. Il grande Alfredo, Roma, Orecchio acerbo, 2010, [44] p.
Il pagliaccio Alfredo, che ha un grande talento comico e crede nel potere terapeutico delle risate, rimasto tetraplegico dopo due gravi incidenti non rinuncia a esibirsi e crea uno spettacolo di barzellette., Testo in grandi caratteri di varie forme e dimensioni, illustrazioni a colori. Età: 7-9

Robert Louis Stevenson. Nella terra dei sogni, illustrazioni di Simona Mulazzani, Milano, Rizzoli, 2012, [28] p.
Dodici poesie del romanziere, pervase tutte da emozioni infantili, sia diurne che notturne, molte delle quali legate ai libri e alla lettura., Volume di ampio formato illustrato a colori, con testo in grandi caratteri e notizie sull'opera e sull'illustratrice. Età: 8-10

Ti dico..., Milano, La Coccinella, 2011, [10] p. (Manina, cosa fai)
Cinque scene che raffigurano altrettanti bambini mentre esprimono le proprie emozioni attraverso gesti conformi., Mini cartonato sagomato a forma di mano, con breve testo in grandi caratteri sulle pagine colorate di sinistra e illustrazioni a colori su quelle di destra. Età: 2-3

Philippe Ug. Giochi di piume, Vercelli, White Star, 2012, [14] p.
Tre uccellini appena nati esplorano la natura al seguito della mamma, poi s'involano e scoprono anche il mondo dall'alto: quante emozioni!, Pagine di cartoncino illustrate a colori, con testo in grandi caratteri e immagini tridimensionali. Età: 4-6

Maria Vago, Silvia Raga. Un cappello supercontento, Firenze ; Milano, Giunti, 2012, 31 p. (Bollicine)
Giacomo, 7 anni, indossa un diverso cappello in base alle emozioni che prova e ora che ha perduto il copricapo del buonumore si mette in testa quello della rabbia, diventando così corrucciato da non sorridere più..., Testo in grandi caratteri maiuscoli, illustrazioni a colori, copertina sagomata e un fustellato da ritagliare. Età: 4-6

Martin Waddell. I tre piccoli gufi, illustrato da Patrick Benson, Milano, Mondadori, 2013, [28] p.
Tre fratelli gufetti si svegliano nel cuore della notte e poiché la mamma non è ancora tornata iniziano a temere che le possa essere successo qualcosa, così si fanno coraggio l'un l'altro stringendosi vicini..., Breve testo in caratteri molto grandi e illustrazioni a colori su sfondo nero. Età: 2-4

Kevin Waldron. Mr Peek e i malintesi allo zoo, Pisa, Campanila, 2009, [44] p.
Certe parole pronunciate da un guardiano del giardino zoologico che, vittima di un equivoco, prima si commisera e poi si congratula con se stesso mettono in agitazione e poi rasserenano gli animali che sono lì ospitati., Testo in caratteri stampatello molto grandi, alcune parti in caratteri tipo corsivo e illustrazioni a colori in un volume di ampio formato. Età: 5-6

Jo Witek, Christine Roussey. Nel mio piccolo grande cuore: i sentimenti cambiano colore, Roma, Gallucci, 2013, [28] p.
Una bambina descrive il proprio cuore come un giardino segreto, ricco di rami e foglie e fiori, dove a volte brilla il sole e così canta contento, mentre in altri momenti cala la gelida neve., Pagine di cartoncino, testo in prima persona in rima in grandi caratteri, illustrazioni a colori e un foro di grandezza decrescente a forma di cuore che attraversa tutte le pagine. Età: 5-6

Yusuke Yonezu. Non piangere!, Cornaredo, Minedition, 2013, [20] p.
Il pianto di un gattino, di una scimmietta, di un bambino... Come calmare le lacrime dei più piccoli e far tornare il sorriso?, Cartonato con testo brevissimo in grandi caratteri e illustrazioni a colori vivaci contornate di nero, ciascuna forata in modo da creare giochi prospettici con le immagini della pagina precedente. Età: 2-3

Cosetta Zanotti. Io fuori, io dentro, illustrazioni di Antongionata Ferrari, Roma, Lapis, 2009, [28] p. (I due per due)
Reazioni esterne e moti interiori che alcune emozioni provocano ai piccoli protagonisti., Breve testo in caratteri molto grandi, con illustrazioni a colori. Età: 4-6

Giovanna Zoboli, Camilla Engman. C'era una volta una storia, Milano, Topipittori, 2013, [28] p.
Una storia letta da una donna al figlio che non sa ancora leggere si sviluppa man mano che viene trasmessa da narratore a narratore, a iniziare dal bambino stesso che la racconta al suo emozionatissimo orsetto di pezza., Testo in grandi caratteri maiuscoli, illustrazioni a colori. Età: 6-8

Libri per ragazzi (da 8 anni)

E. J. Allibis. Primal spirit, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2012, 364 p.
Ospiti di una factory per giovani talenti gli adolescenti Fesh, Angus e Angel scoprono il terribile segreto che si cela tra le mura della struttura, abitata dai teriantropi, esseri immortali metà umani e metà animali., Notizie sull'autrice. Età: 12-14

Gigliola Alvisi. Sono solo mia, San Dorligo della Valle, EL, 2011, 216 p. (Young)
Mia, 16 anni, italiana, che si sente a disagio sia nei gruppi alternativi ed emo dei coetanei, sia in famiglia, dove tutti hanno personalità ben definite, incontra l'amore proprio quando la madre scopre di avere la leucemia., In prima persona, senza illustrazioni, rivolto alle giovanissime, con citazioni da canzoni, relative fonti discografiche e notizie sull'autrice. Età: 14-16

Alberto Arato, Anna Parola. Il mio nome è strano, illustrazioni di Francesca D'Ottavi, Roma, Lapis, 2013, 162 p.
Vicende quotidiane del piccolo Tedoforo alle prese con una mamma vera e una non, con un padre adottivo che prima c'era e ora non c'è più, con un bidello un po' strambo e con una preside che non è come appare., Disegni in bianco e nero, con parti di testo variamente evidenziate e notizie sugli autori sul risvolto di copertina. Età: 10-12

Marta Barone. I giardini degli altri, Milano, Rizzoli, 2011, 159 p. (Narrativa Rizzoli)
Strani eventi conducono Olivier, 11 anni e genitori separati, e Nina, 10, che vive con padre, matrigna e fratellastri, a scoprire l'emozionante storia di un'aspirante scrittrice del 1906 cui li unisce una profonda affinità., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 11-13

Diane Les Becquets. La forza dell'amore, traduzione di Egle Costantino, Milano, Mondadori, 2009, 303 p. (Junior Gaia)
Lucy, Evie e Mary Jordan, amiche inseparabili, trascorrono l'estate nella località balneare di Sweetbay prima dell'ultimo anno di liceo, fra crisi familiari, nuovi e vecchi amori e uno spettacolo teatrale da realizzare., Rivolto alle giovanissime, senza illustrazioni, con foto dell'autrice e notizie su di lei. Età: 13-16

Giulia Belloni, Giovanna Ranaldi. Nell'aria, Piazzola sul Brenta, Kite, 2012, [28] p. (I quadri)
La consapevolezza della propria libertà in un messaggio inviato da una ragazza a un coetaneo e attraversato da voli di rondini., Breve testo in prima persona in grandi caratteri, illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 10 e oltre

Andrea Biscaro. Ecnon, illustrazioni di Daniele Fabbri, Belvedere Marittimo, Coccole e Caccole, 2010, 47 p.
Giovanni è convinto di aver localizzato il punto dove secondo la leggenda riappare ogni 50 anni il paese di Ecnon, travolto tre secoli prima da una valanga, e lo raggiunge per poter osservare il fenomeno con i propri occhi., Testo in grandi caratteri, tavole in bianco e nero, nota dell'autore sulla leggenda ligure cui si è ispirato e notizie su di lui e sull'illustratore. Età: 9-10

B.live: l'altra faccia della moda, Milano, Carthusia, 2012, 1 v.
Fotografie, prove di make-up e disegni di moda realizzati dai giovani pazienti oncologici dell'Istituto dei Tumori di Milano all'interno del progetto Il tempo magico., Testo variamente evidenziato, foto e disegni a colori e in bianco e nero, postfazione e interviste ad alcuni autori. Età: 15-17

Mathilde Bonetti. Il diario di Martina, Milano, Mondadori, 2010, 124 p., [8] p. di tav.
Dal 15 giugno al 20 luglio il diario della dodicenne Martina, che in vacanza dalla nonna con l'antipatico vicino di casa Alex trova un cerbiatto ferito e con l'aiuto del ragazzo gli presta le prime cure., Testo con parti evidenziate, informazioni riquadrate, disegni al tratto, foto a colori, carte geografiche, pagine per note personali, presentazione, notizie sull'autrice. Età: 10-12

Mathilde Bonetti. Il diario di Martina, Milano, Mondadori, 2010, 135 p., [8] p. di tav.
Dal 24 al 27 settembre il diario della dodicenne Martina, che durante una gita scolastica trova una piccola lemure smarrita e con l'aiuto del vicino di casa e di loro amici l'accudisce e cerca di rintracciarne la provenienza., Testo con parti evidenziate, informazioni riquadrate, disegni al tratto, foto a colori, carte geografiche, consigli, pagine per note personali, presentazione, notizie sull'autrice. Età: 10-12

Mathilde Bonetti. Il diario di Martina, Milano, Mondadori, 2011, 143 p., [8] p. di tav.
Dal 24 marzo al 1° maggio Martina, 12 anni, che è figlia di una veterinaria, ama gli animali e adesso segue un corso di equitazione, annota sul diario il legame instaurato con il cavallo Neromanto, a rischio di macellazione., Testo con parti evidenziate, informazioni riquadrate, disegni al tratto, foto a colori, consigli, pagine per note personali, presentazione, notizie sull'autrice. Età: 10-12

Mathilde Bonetti. Il diario di Martina, Milano, Mondadori, 2011, 137 p., [8] p. di tav.
Durante una vacanza in maggio in Alto Adige la dodicenne Martina, figlia di una veterinaria e amica degli animali, racconta al diario due straordinarie esperienze: il primo bacio e l'incontro con un cucciolo d'orso ferito., Testo con parti variamente enfatizzate, informazioni entro riquadri, disegni al tratto, foto a colori, consigli, pagine per note personali, presentazione, notizie sull'autrice. Età: 10-12

Benedetta Bonfiglioli. Pink lady, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2012, 149 p. (Narrativa San Paolo Ragazzi)
Anna, 17 anni, dopo la morte della sorella maggiore sprofonda nel disinteresse verso tutto e tutti, ma il trasferimento della famiglia in un paesino riaccende in lei, suo malgrado, emozioni dimenticate., Testo in prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice sul risvolto di sovraccoperta. Età: 14-16

Rachel Caine. I vampiri di Morganville: romanzo, Roma, Fanucci, 2010, 283 p. (Teens international)
La sedicenne Claire, matricola prodigio dell'università texana di Morganville, per sfuggire ai violenti atti di bullismo di Monica si trasferisce dal dormitorio nell'antica Glass House con i suoi tre inquilini., Senza illustrazioni, rivolto alle giovanissime, con notizie sull'autrice. Età: 13-16

Cinzia Capitanio. Matite colorate in fondo al mare, Foggia, Mammeonline, 2013, 94 p. (Crisalidi e farfalle)
Nei loro diari le differenti esperienze vissute durante la stessa estate e nel medesimo mare da due ragazzini, un italiano in crociera e un ivoriano in fuga disperata dal suo paese, che finiranno per incontrarsi., Senza illustrazioni, con foto dell'autrice e notizie su di lei. Età: 9-10

Anna Carey. La mia vita secondo me: il diario di Rebecca Rafferty, traduzione dall'inglese di Matilde Macaluso, Torino, EDT-Giralangolo, 2013, 213 p.
Al diario Rebecca, 14 anni, racconta del suo gruppo rock appena formato, del concorso musicale da affrontare, di un ragazzo da conquistare e di uno scomodo personaggio letterario creato dalla madre scrittrice., In prima persona, con brevi cenni biografici sull'autrice. Età: 11-13

Chiara Carminati, Massimiliano Tappari. Parto: diario di 9 mesi in acqua ; Parto: diario di 9 mesi in aria, Modena, Franco Cosimo Panini, 2013, [10] p.
Esplicitati da immagini le emozioni e i pensieri di una mamma in attesa cui fanno da contraltare quelli del nascituro nella sua pancia., Pubblicazione testa-coda, con frasi in grandi caratteri sovrastate da foto a colori. Età: 9 e oltre

Chiara Carminati, Giulia Orecchia. Venti parole di avventura, Milano, Rizzoli, 2011, [92] p. (Nientestorie)
Emozioni e avventure ludiche infantili connesse a una serie di 20 parole, fra cui sassi, scorciatoia e posta., Testo in seconda persona singolare in grandi caratteri, illustrazioni a colori, brani in rima, premessa. Età: 8-10

Rocío Carmona. La grammatica dell'amore: romanzo, traduzione dallo spagnolo di Rita Feleppa, Roma, Fanucci, 2012, 292 p.
Irene, studentessa di un college inglese, cura le sue pene d'amore correndo con un amico speciale e leggendo i romanzi che il suo professore, per il quale ha un debole, le assegna., Senza illustrazioni, dedicato alle giovanissime, con foto dell'autrice e notizie su di lei. Età: 14-16

Anna Castagnoli. Super 8, Milano, Topipittori, 2010, 138 p. (Gli anni in tasca)
Fra Roma, Parigi, gli Stati Uniti, Torino e la Liguria, i ricordi d'infanzia dell'autrice: i traslochi, i giochi con fratelli e amici, il rapporto con i genitori e il mondo degli adulti, l'amore per la natura., Senza illustrazioni, con foto dell'autrice da piccola e notizie su di lei in quarta di copertina. Età: 12-14

Aidan Chambers. Muoio dalla voglia di conoscerti, traduzione di Beatrice Masini, Milano, Rizzoli, 2012, 285 p. (Rizzoli romanzo)
Un anziano scrittore inglese solo, triste e in crisi d'ispirazione accetta di aiutare il diciassettenne dislessico Karl, che ha bisogno di lui per soddisfare una richiesta della sua ragazza: scrivere i propri intimi segreti., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 12-14

Harlan Coben. Shelter: il primo capitolo della saga di Mickey Bolitar, traduzione dall'inglese di Simone Barillari, Milano, L'Ippocampo, 2013, 315 p.
A Mickey, 15 anni, che vive con lo zio da quando il padre è morto e la madre è divenuta tossicodipendente, la scomparsa della fidanzata fa scoprire un mondo segreto di sfruttatori, vittime e soccorritori., In prima persona, senza illustrazioni, con foto dell'autore e notizie su di lui. Età: 13-15

Sabina Colloredo, Annalisa Beghelli. Io ricordo: se le molecole potessero parlare racconterebbero questa storia, Milano, Carthusia, 2012, 67 p. (Racconti con le ali)
Fra il 2009 e il '30 la storia d'amore fra il protagonista, nato nel 2000 e destinato a diventare da adulto un importante chef a Parigi, e una coetanea che nutre un'intensa vocazione per la chimica e per la ricerca scientifica., Testo in grandi caratteri in prima persona, illustrazioni a colori, premessa e nota iniziale sulla chimica. Età: 9-11

Mario Corte. Serie A, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2013, 151 p. (Carta bianca)
L'amicizia e la complicità tra il diciassettenne Gianni, aspirante calciatore di serie A, e l'ex psicologo Proietti, un allenatore veramente speciale., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore sul risvolto di copertina. Età: 12-14

Zita Dazzi. Stai con me, San Dorligo della Valle, EL, 2012, 165 p. (Young)
Milano, 2011: l'adolescente Mariasole rompe con il fidanzato Roberto e conosce il coetaneo Nicola, cresciuto per strada e costretto dal patrigno a spacciare droga., Testo alternato tra prima e terza persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 13-15

Roberto Denti. Fra noi due il silenzio: romanzo, Milano, Salani, c2011, 85 p.
Sergio, milanese, 17 anni, studente di classico, con una madre protettiva e un padre incattivito dai pregiudizi, vive un amore intenso e tragico con la zingara sinti Elisa, che lavora insieme al fratello in un luna park., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 13-15

Kate DiCamillo. Le avventure del topino Despereaux, traduzione di Angela Ragusa, Milano, Mondadori, 2009, 203 p.
Punito per essersi innamorato di un'umana, una principessa dodicenne, il topo Despereaux viene segregato nelle carceri del palazzo dominate da ratti feroci, con uno dei quali la sua storia finirà per intrecciarsi., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice nei risvolti di sovraccoperta. Età: 9-11

Matthew Dicks. L'amico immaginario, traduzione di Marina Astrologo e Stefano Tummolini, Firenze ; Milano, Giunti, 2012, 383 p.
Max, 8 anni, affetto dalla sindrome di Asperger, scompare misteriosamente da scuola: solo Budo, l'amico immaginario del piccolo, conosce la verità, ma nessuno può sentire le sue parole..., Testo alternato tra prima e terza persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore sul risvolto di copertina. Età: 12-15

Antonio Faeti. L'estate del lianto, con disegni dell'autore, Milano, Topipittori, 2009, 108 p. (Gli anni in tasca)
A Bologna e a Savigno, con i fratelli e gli amici, tra scuola, letture e avventure di strada, i ricordi d'infanzia di Toti (soprannome dell'autore da piccolo), fra cui il grande dolore a 5 anni per la perdita della madre., Illustrazioni in bianco e nero, foto dell'autore da piccolo, notizie su di lui e sulla serie. Età: 12-14

Antonio Ferrara. Ti aspetto fuori, illustrazioni di Serena Intilia, Roma, Anicia, 2012, [36] p. (I gradini)
Un uomo parla delle proprie sensazioni mentre cammina all'aperto, ricordando quelle vissute nella prigione da cui s'intuisce che è appena uscito., Testo breve e illustrazioni a colori. Età: 10 e oltre

Becca Fitzpatrick. Angeli nell'ombra, traduzione di Loredana Serratore, Milano, Piemme, 2011, 347 p. (Piemme freeway)
La sedicenne Nora ha una travagliata storia con Patch, il suo angelo custode, che teme essere anche l'assassino di suo padre, e mentre qualcuno tenta d'ucciderla torna Scott, un amico d'infanzia che custodisce oscuri segreti., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice nei risvolti di copertina. Età: 14 e oltre

Becca Fitzpatrick. Il bacio dell'angelo caduto, traduzione di Loredana Serratore, Casale Monferrato, Piemme, 2010, 333 p. (Piemme freeway)
Durante un corso di biologia l'adolescente Nora incontra Patch, un nuovo compagno di scuola: il ragazzo la attrae, ma il suo oscuro passato e la capacità di leggere i suoi pensieri la inducono a diffidare di lui., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice nei risvolti di copertina. Età: 14 e oltre

Jean Louis Fournier. Dove andiamo, papà?, traduzione di Elena Sacchini, Milano, Rizzoli, 2009, 149 p.
Il racconto autobiografico del padre di due ragazzi disabili, che parla del profondo dolore per la loro vita incompleta ma anche delle risate e dell'affetto per i suoi figli, piccoli folletti "dalla testa piena di paglia"., Testo in prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore sul risvolto di sovraccoperta. Età: 12 e oltre

Loredana Frescura. Se ti fermi, ti innamori: romanzo, Roma, Fanucci, 2009, 185 p.
I ventenni David e Adele non si conoscono ma hanno in comune una cosa: non si sono mai innamorati; un viaggio in Spagna per lui e l'incontro con un partigiano per lei cambieranno i loro destini., Senza illustrazioni, in prima persona in un alternarsi di voci dei due protagonisti, con notizie sull'autrice. Età: 14-16

Bernard Friot. Un altro me, Milano, Topipittori, 2010, 90 p. (Gli anni in tasca)
Parigi, anni '00: paure, emozioni, relazioni interpersonali e familiari di un adolescente invisibile ai più., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore in quarta di copertina. Età: 12-15

Neil Gaiman. Odd e il gigante di ghiaccio, traduzione di Giuseppe Iacobaci , illustrazioni di Iacopo Bruno, Milano, Mondadori, 2010, 113 p.
Il vichingo Odd, dodicenne orfano di padre, zoppo e incompreso dalle persone del villaggio, si rifugia nel bosco, dove s'imbatte in Odino e in altre divinità che sono state mutate in animali e hanno bisogno del suo aiuto., Illustrazioni monocromatiche, notizie sull'autore nel risvolto di sovraccoperta. Età: 10-12

Alessandro Gatti, Manuela Salvi. Picabo Swayne: le storie della camera oscura: romanzo, Roma, Fanucci, 2011, 377 p. (Teens)
Picabo ha 16 anni, età in cui a Coldbay, città americana del terzo millennio incalzata dalla crisi energetica, le ragazze si sposano per procreare, ma la madre, una dissidente politica, le ha lasciato una pericolosa eredità..., Senza illustrazioni, con notizie sugli autori. Età: 14-16

Maria Loretta Giraldo. Cantico dei cantici: il più bel canto d'amore, illustrazioni di Nicoletta Bertelle, Padova, Edizioni Messaggero Padova, 2010, 35 p.
L'intenso dialogo con cui due innamorati si scambiano emozioni, pensieri e affettuosità., Libro di ampio formato illustrato a colori, con testo in grandi caratteri, riferimenti biblici e presentazione. Età: 10-12

Marie Gray. La prima volta di Saja, Milano, Sonda, 2012, 183 p. (Idrogeno)
Nella Quebec degli anni '00 la giovane cantante Saja s'innamora del chitarrista Sébas, il cui unico obiettivo è invece quello di fare sesso con lei., Testo alternato tra prima e terza persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice e una nota della traduttrice. Età: 15-18

Colas Gutman. Rose non è una tartimolla, traduzione di Giulia Guasco, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2012, 83 p. (Narrativa San Paolo Ragazzi)
Rose, una bambina intelligente e sensibile con grossi problemi di linguaggio legati anche alla sua emotività, cerca di ambientarsi nella nuova scuola e pian piano conquista il proprio posto fra i compagni., Disegni in bianco e nero e notizie sull'autore. Età: 8-10

Ingrid Law. Il disastroso talento di mio cugino Kale, traduzione di Simona Mambrini , illustrazioni di Donata Pizzato, Milano, Piemme, 2012, 364 p. (Il battello a vapore)
L'adolescente americano Kale, appartenente a una famiglia i cui membri manifestano eccezionali poteri il giorno del tredicesimo compleanno, scopre con sgomento di avere un talento distruttivo e incontrollabile., In prima persona, con illustrazioni in bianco e nero e notizie sull'autrice nei risvolti di sovraccoperta. Età: 11-13

Ingrid Law. Lo straordinario talento della famiglia Beaumont, traduzione di Simona Mambrini , illustrazioni di Donata Pizzato, Milano, Piemme, 2010, 313 p. (Il battello a vapore)
L'adolescente americana Mibs attende con trepidazione il tredicesimo compleanno, che per tutti i membri della sua famiglia coincide con il manifestarsi di eccezionali poteri; ma alla vigilia il padre ha un grave incidente..., In prima persona, con illustrazioni in bianco e nero e notizie sull'autrice nei risvolti di sovraccoperta.  Età: 11-13

Ursula K. Le Guin. Agata e pietra nera, Nuova ed., Milano, Salani, 2009, 95 p.
Il diciassettenne Owen, aspirante scienziato, intreccia con la coetanea Natalie, che suona e vuol diventare una compositrice, un legame intenso e coinvolgente che aiuta entrambi a crescere e a compiere difficili scelte., Senza illustrazioni, con testo in prima persona e notizie sull'autrice. Età: 11-14

David Levithan. Ogni giorno, traduzione di Alessandro Mari, Milano, Rizzoli, 2013, 370 p. (Rizzoli narrativa)
Negli odierni Stati Uniti 40 giornate dell'adolescente A., che per misteriose ragioni ha trascorso - e continua a trascorrere - ogni giorno nel corpo di un diverso coetaneo o coetanea e che adesso per amore vorrebbe stabilizzarsi., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore nel risvolto di sovraccoperta. Età: 13-16

Lois Lowry. The giver = Il donatore, prefazione di Tommaso Pincio, Firenze ; Milano, Giunti, 2010, 249 p.
In una società futura, perfetta e controllata, Jonas, 12 anni, vive come i suoi coetanei, assegnato a un uomo e una donna che deve però lasciare quand'è chiamato a svolgere il compito di raccoglitore delle memorie collettive., Senza illustrazioni, con prefazione e notizie sull'autrice sul risvolto di sovraccoperta. Età: 14 e oltre

Alexander McCall Smith. Le cinque zie perdute di Harriet Bean, illustrazioni di Ian Bilbey, Milano, Salani, 2011, 143 p. (Gl'istrici)
Dopo aver scoperto che il padre, un bizzarro inventore, ha cinque sorelle la piccola Harriet non resiste alla tentazione di conoscerle tutte!, Testo in grandi caratteri, illustrazioni in bianco e nero, notizie sull'autore e sull'organizzazione umanitaria Bambini nel deserto. Età: 8-10

Patricia MacLachlan. Una parola dopo l'altra, traduzione di Stefania Di Mella, Milano, Rizzoli, 2012, 107 p. (Rizzoli narrativa)
Nel corso di alcuni incontri con la scrittrice Mirabel gli alunni di una scuola elementare imparano a esprimere le proprie emozioni attraverso la scrittura., Testo in grandi caratteri, senza illustrazioni, con una nota dell'autrice e notizie su di lei sul risvolto di copertina. Età: 9-11

Beatrice Masini. Solo con un cane: romanzo, Roma, Fanucci, 2011, 138 p. (Tweens)
In un regno dove uno scellerato Sire promulga editti che mettono al bando i gelsomini o i cani, e a questi si rivolge l'ultimo emanato, la storia dell'undicenne Miro e del suo cane in fuga per salvare se stessi e il mondo., Senza illustrazioni, alternatamente in prima persona, testo anche in corsivo, foto in bianco e nero dell'autrice e notizie su di lei sul risvolto di sovraccoperta. Età: 11-14

Marissa Meyer. Scarlet, traduzione di Alessandra Sogne, Milano, Mondadori, 2013, 427 p. (Chrysalide)
Nella Terza Era la giovane contadina Scarlet cerca la nonna scomparsa insieme all'ambiguo Wolf, mentre la cyborg Cinder, abbandonata dal suo principe ed evasa dal carcere, cerca di sfuggire alla temibile regina della luna., Senza illustrazioni, con brevi cenni biografici sull'autrice. Età: 13-15

Dario Moretti. La natura dell'orso = The bear's nature = La nature de l'ours, Modena, Franco Cosimo Panini, 2011, [34] c.
Un orso - che non si vede mai - mentre innaffia i fiori viene pervaso da emozioni connesse alla natura e da ricordi che si fanno nostalgia quando inizia a rammentare una bambina in cui un giorno si era imbattuto., Carte plastificate sviluppate in larghezza, rilegate a spirale e da sfogliare procedendo verso sinistra, con testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori (che hanno alcuni elementi in rilievo) sul retto, mentre il verso è sempre bianco. Età: 8-11

Sandro Natalini. La linea del cuore, illustrazioni di Lisa Nanni, Belvedere Marittimo, Coccole e Caccole, 2009, [20] p. (Giovani illustratori alla ribalta)
Il viaggio in aereo di una ragazza è motivato da un grande amore, che solo sul finale ci viene rivelato come quello per il bambino adottato a distanza., Testo in grandi caratteri bianchi su fondo scuro e illustrazioni a colori disposti perpendicolarmente rispetto alla costola, con una nota finale. Età: 9-10

Alyson Noël. Dark flame: romanzo, traduzione dall'inglese di Silvia Quadrelli, Roma, Fanucci, 2011, 302 p. (Gli immortali)
Gli immortali Ever e Damen non riescono a vivere in pienezza il loro amore per un incantesimo che ha legato lei a Roman e di cui devono cercare l'antidoto, e tutto si complica quando Ever dona l'immortalità all'amica Haven..., Quarto volume della serie, in prima persona, senza illustrazioni, rivolto alle giovanissime. Età: 14-17

Lauren Oliver. Delirium, traduzione di Francesca Flore, Milano, Piemme, 2011, 382 p. (Piemme freeway)
A Portland, nell'età futura, ogni manifestazione emotiva è vietata e Lena sa che a 18 anni, come gli altri, sarà accoppiata e resa apatica con un'operazione al cervello, ma l'amore per uno dei ribelli, Alex, cambia tutto., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice sul risvolto di copertina. Età: 13-18

Laura Orsolini. Buon compleanno!, Reggio Calabria, Falzea, 2011, 28 p.
Nel giorno del terzo compleanno un bambino dialoga con la madre per ricordare la storia della propria nascita, da quand'era un pensiero felice nella testa di lei all'uscita dalla sua pancia., Testo in caratteri molto grandi, scene a colori. Età: 4-6

Seita Parkkola. Le vetrine del paradiso, traduzione di Nicola Rainò , illustrazioni di Jani Ikonen, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2012, 351 p. (Narrativa San Paolo Ragazzi)
In una città povera dove tutto è controllato dal Grande magazzino la tredicenne Brina, oppressa dal bullismo, si mette in cerca di un misterioso esercito della salvezza con Puma, ragazzo-fantasma, e un compagno di classe., Narrato in prima persona dalla protagonista, con illustrazioni in bianco e nero e notizie sull'autrice sul risvolto di sovraccoperta. Età: 12-14

Parole fuori, Milano, Il Castoro, 2013, 237 p.
Dodici storie, di cui due sotto forma di fumetti, incentrate ciascuna su una diversa emozione: desiderio, vergogna, timidezza, dolore, amore, disperazione, paura, gioia, coraggio, colpa, gelosia, odio., Illustrazioni in bianco e nero, notizie sugli autori. Età: 11-14

Elena Peduzzi. Rachele la rossa, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2011, 220 p. (Carta bianca)
In un paese altoatesino segnato da un misterioso delitto la tredicenne Rachele è emarginata perché si dice porti sfortuna e solo Alex, cui piace da sempre, e altri strambi personaggi vedono in lei qualcosa di diverso., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 12-14

Ellen Potter. Olivia Kidney, postfazione di Antonio Faeti, Milano, Rizzoli, 2010, 147 p. (BUR ragazzi)
Nel nuovo palazzo di cui suo padre è diventato custode Olivia, 12 anni, che soffre molto la mancanza della madre, andata via dopo il divorzio, trova il modo di contattare medianicamente il fratello morto tre mesi prima., Senza illustrazioni, con postfazione e notizie sull'autrice. Età: 11-14

La prima volta, a cura di Keith Gray, Milano, Rizzoli, 2011, 250 p. (Rizzoli narrativa)
Otto storie, di altrettanti autori e autrici inglesi, che raccontano le emozioni e i desideri di adolescenti in procinto di perdere la verginità., Senza illustrazioni, con notizie sugli autori. Età: 13-15

Quadri di versi, gli allievi delle scuole speciali cantonali del Sottoceneri, Lugano: Anaïs Heiter, Carlitos Nunes Da Silva, Fabio Guarnieri, Gentiana Morina, Luca Baldovin, Luca Tedesco e Lulzim Zairi insieme ai loro insegnanti Fabio Masullo, Ileana Terrani e Sara Toppi e l'illustratrice Rosy Gadda Conti, Cornaredo, La Margherita, 2013, [28] p.
Ispirati alle stagioni, da autunno a estate, 25 poesie e altrettanti dipinti prodotti nelle scuole svizzere da adolescenti con disabilità psico-motorie, insegnanti e un'illustratrice., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, postfazione. Età: 9-11

Guido Quarzo. Il bambino che guarda l'isola: romanzo, illustrazioni di Simona Mulazzani, Milano, Salani, 2011, 92 p.
Su una spiaggia dinanzi alla quale si staglia un'isola un bambino che non ha conosciuto il padre e un pittore che ha perso la memoria si confidano intime emozioni e idee per un racconto., Tavole in bianco e nero, notizie sull'autore. Età: 10-12

Patrizia Rinaldi, Nadia Terranova. Caro diario ti scrivo...: con Matilde Serao, Beatrix Potter, Anna Maria Ortese, Emily Dickinson, Silvina Ocampo, Jane Austen, Casale Monferrato, Sonda, 2011, 111 p. (Ragazze come te)
I diari immaginari di sei celebri scrittrici quand'avevano 12 anni, con schede biografiche e curiosità storiche su di loro., Senza illustrazioni, con premessa e nota finale delle autrici, notizie su di loro e loro foto. Età: 11-14

Eugenia Romanelli. 2BX: essere un'incognita, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2012, 301 p.
Tessa, 16 anni, romana, s'iscrive a un gioco on line grazie al quale vive nuove esperienze e incontra un anonimo compagno di squadra che la attrae, un giovane barista che è più di un amico e un mondo adulto anche pericoloso., Rivolto alle giovanissime, senza illustrazioni. Età: 12-14

Emma Romero. Garden: il giardino alla fine del mondo, Milano, Mondadori, 2013, 270 p. (Chrysalide)
Maite è una delle operaie che nell'Italia della Rinascita vive sfruttata nella fabbrica in cui lavora e dove rispetta tutte le imposizioni e i divieti in vigore, ma un giorno decide che continuare così non le è più possibile., Senza illustrazioni, con brevi cenni biografici sull'autrice. Età: 13-15

Rachel Renée Russell. I diari di Nikki, Milano, Il Castoro, 2013, 347 p.
Sempre con problemi di autostima, l'adolescente Nikki deve destreggiarsi tra i tentativi di una compagna snob di metterla in difficoltà e l'organizzione di uno spettacolo benefico di pattinaggio su ghiaccio., Rivolto alle giovanissime, con testo in stampatello in prima persona, vignette e annotazioni tipo diario personale. Età: 12-14

David Sander, Sophie Schwartz. Viaggio al cuore delle emozioni, illustrato da Clotilde Perrin, Bari, Dedalo, 2012, 62 p. (Piccola biblioteca di scienza)
Nel giorno del suo decimo compleanno Anna parte di notte per un viaggio fantastico alla scoperta delle emozioni: cosa sono, perché si provano, cosa ci accade quando ne siamo sopraffatti., Testo in forma di dialogo, disegni a colori, proposte di attività in tema, glossario, indice analitico, bibliografia e sitografia, brevi notizie sugli autori. Età: 9-11

Jordi Sierra i Fabra. Kafka e la bambola viaggiatrice: romanzo, traduzione di Elena Rolla, Milano, Salani, 2010, 121 p.
Nella Berlino del 1923 un episodio di vita di Franz Kafka, che per consolare in un parco una bambina che ha perso la bambola s'improvvisa postino speciale e inventa per lei numerose lettere della sua bambola in viaggio., Senza illustrazioni, con nota finale dell'autore e notizie su di lui. Età: 12-14

Daria Snadowsky. +d1bacio: romanzo, traduzione dall'inglese di Sara Brambilla, Roma, Fanucci, 2009, 262 p. (Teens international)
Dominique, diciassettenne della Florida, da sempre pensa solo al sogno di diventare medico, finché non incontra Wes, il suo primo ragazzo, con cui scopre sesso e amore; ma la scelta dell'università li metterà alla prova..., In prima persona, senza illustrazioni, rivolto alle giovanissime.  Età: 16-18

Elena Soprano. Casa demòn, Milano, Topipittori, 2010, 113 p. (Gli anni in tasca)
I giochi, le storie inventate e le sfide con i fratelli e gli amici, i piccoli incidenti, le scoperte sul mondo dei grandi e le scelte imposte dagli adulti nei ricordi d'infanzia dell'autrice., Senza illustrazioni, con foto dell'autrice da piccola e notizie su di lei in quarta di copertina. Età: 12-14

Lorena Spampinato. L'altro lato dei sogni: romanzo, Roma, Fanucci, 2011, 200 p. (Teens)
Lei vive in un mondo abitato da un padre violento, lui custodisce il segreto di una storia familiare pervasa dall'alzheimer: conosciutisi piccoli Sofia e Luca, dopo un salto di 10 anni, s'incontrano di nuovo e si amano., Senza illustrazioni, con foto dell'autrice e notizie su di lei. Età: 13-16

Maggie Stiefvater. La corsa delle onde, traduzione di Maria Concetta Scotto di Santillo, Milano, Rizzoli, 2012, 450 p.
Sull'isoletta di Thisby l'adolescente Kate e il diciannovenne Sean, orfani e di origini sociali differenti, si sfidano nella pericolosa corsa equestre che ha luogo ogni anno quando dall'oceano escono i feroci cavalli marini., In prima persona, a voci alterne dei due protagonisti, senza illustrazioni, con nota finale dell'autrice e notizie su di lei nel risvolto di sovraccoperta. Età: 13-16

Maggie Stiefvater. Deeper, traduzione di Mariella Martucci, Milano, Rizzoli, 2010, 399 p. (24/7)
Fra i boschi del Minnesota contemporaneo Grace e Sam, appena guarito dalla licantropia, vivono la loro storia d'amore fra l'opposizione dei genitori di lei e l'arrivo di nuovi licantropi, fin quando Grace si ammala..., Scritto in prima persona alternando il punto di vista dei quattro personaggi principali, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 13-16

Maggie Stiefvater. Forever, traduzione di Mariella Martucci e Alessandro Mari, Milano, Rizzoli, 2011, 465 p. (24/7)
Il cadavere di una ragazza ritrovato nel bosco intorno a Mercy Falls, Minnesota, scatena una caccia ai lupi, che devono essere sterminati, e Sam, Grace e Cole hanno pochissimo tempo per salvare il loro branco di licantropi., Scritto in prima persona alternando il punto di vista dei personaggi principali, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice e sua foto in bianco e nero. Età: 13-16

Alfredo Stoppa. Sembrava un corvo, illustrata da Sonia M. L. Possentini, Padova, Kite, 2010, [36] p.
A un'insegnante in pensione di un paesino montano riaffiorano d'improvviso i ricordi di quando seienne aveva paura dell'Uomo Nero, identificandolo con un uomo intabarrato percepito come minaccioso., Volume di ampio formato, con testo in prima persona in grandi caratteri (parte in tondo, parte in corsivo) e illustrazioni tricolori. Età: 12 e oltre

William Sutcliffe. Il muro: una favola moderna, traduzione di Francesco Gulizia, Milano, Rizzoli, 2013, 372 p. (Rizzoli narrativa)
All'adolescente Joshua, che vive con l'odiato patrigno e la madre in una città dove un muro divide le persone ricche da quelle povere, una galleria segreta fa scoprire un nuovo mondo., In prima persona, con foto dell'autore e notizie su di lui. Età: 13-15

Bruno Tognolini. Doppio blu, Milano, Topipittori, 2011, 62 p. (Gli anni in tasca)
Emozioni, rapporto con gli adulti, giochi e botte con i coetanei e letture salgariane nei ricordi d'infanzia dell'autore dai 3 agli 8 anni, a Cagliari, che si alternano a suoi dialoghi riflessivi con un cane., Senza illustrazioni, con testo parte in tondo e parte in corsivo, foto dell'autore da piccolo e notizie su di lui. Età: 12-14

Licia Troisi. La ragazza drago, Milano, Mondadori, 2011, 298 p.
La giovane Sofia, turbata dai propri sentimenti per Fabio, si reca con lui e altri draconiani a Edimburgo per recuperare l'ultimo frutto dell'Albero del Mondo e lì salva due gemelli draconiani da Nidhoggr., Senza illustrazioni, con i titoli dei paragrafi ornati e notizie sull'autrice nel risvolto di sovraccoperta. Età: 11-14

Alessandra Viotti. La poesia di Vera e delle more di gelso, Biella, Lineadaria, [2010], [48] p.
Vera, una fanciulla bella da vedere e da ascoltare e in grado di vedere e ascoltare la gente e le cose con estrema intensità, decide di cambiare se stessa e le proprie percezioni quando un grande amore le spezza il cuore., Testo in grandi caratteri con alcuni termini enfatizzati, illustrazioni a colori, due presentazioni, prefazione, notizie sull'autrice. Età: 9 e oltre

David Whitley. Il patto di mezzanotte, traduzione di Silvia Castoldi e Marco Passarello, Milano, Salani, 2009, 332 p.
Mark, 12 anni, salvatosi da un'epidemia si ritrova per ambigue circostanze a essere uno dei personaggi più rilevanti di Agorà, città dedita all'astrologia, mentre intanto l'amica coetanea Lily crea un ospizio per i diseredati., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore nel risvolto di sovraccoperta. Età: 12-14

Stina Wirsén. Io., Casale Monferrato, Sonda, 2013, [28] p.
Le prime immaginifiche esperienze ed emozioni di una bambina che, appena nata, si stacca dalla mamma per andare incontro al mondo., Brevissimo testo in caratteri calligrafici molto grandi su sfondi variamente colorati. Età: 7-9

Paola Zannoner. La linea del traguardo, Milano, Mondadori, 2009, 139 p. (Oscar bestsellers)
Per un incidente Leo, affascinante e sportivo quattordicenne, diventa paraplegico e d'ora in poi dovrà affrontare l'avventura della vita su una sedia a rotelle; ma ha ancora brama di traguardi, e poi gli è vicina Viola..., In tre parti, senza illustrazioni, con alcuni brani di testo in prima persona. Età: 12-15

Muriel Zürcher, Stéphane Nicolet. Argh! uffa! urrà!, Firenze ; Trieste, Editoriale Scienza, 2013, 63 p.
Le emozioni: cosa sono, quali sono quelle principali, come ci si confronta, i loro segreti., Breve testo in forma di domanda-risposta, illustrazioni a colori, numerose parti mobili da sollevare per scoprire testo e immagini nascoste; copertina con parti in rilievo e indice analitico. Età: 8-10

 

 




Gioia/Felicità

Libri per Bambini (0-7 anni)

Gino Alberti. Il pacchetto rosso, illustrato da Linda Wolfsgruber, 3. ed., Milano, Arka, 2009, [28] p. (Storie per te)
Nel paese dove Anna sta trascorrendo le vacanze di Natale tutti paiono tristi, ma sua nonna dona a un guardaboschi un pacchetto rosso dicendogli che contiene fortuna e felicità e l'oggetto inizia a passare di mano in mano..., Illustrazioni a colori. Età: 6-7

Beatrice Alemagna. La gigantesca piccola cosa, Roma, Donzelli, 2011, [32] p.
C'è chi la trova in un gioco, chi non la sa riconoscere, chi in una passeggiata sotto la pioggia, chi assaggiando un fiocco di neve che ha il sapore dell'infanzia e chi scopre che non è più nei giochi di bambino., Albo di formato molto grande con brevissimo testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori a piena pagina. Età: 6-8

Amaltea. Una giornata speciale, illustrazioni di Giulia Orecchia, Milano, Lo Stampatello, 2013, [30] p. (Piccola storia di una famiglia)
Il ricordo di una giornata in cui tutto sembrava andare storto ma che si trasforma in una bella occasione per una gita al mare diventa la metafora con cui una madre spiega ai tre figli adottivi la gioia di averli incontrati., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 4-6

Gilles Bachelet. Ultime notizie dal mio gatto, Milano, Il Castoro, 2010, [32] p.
L'illustratore torna a raccontare del proprio gatto, a causa del quale ha dovuto traslocare: infatti è diventato enorme e ha giganteschi padiglioni auricolari; ora ha una fidanzata gatta... ma lui sarà davvero un felino?, Volume di ampio formato, con breve testo in prima persona in grandi caratteri sovrastato da illustrazioni a colori e uno scherzo finale. Età: 5-7

Helga Bansch. Petra, Modena, Logos, 2009, [36] p. (Oqo)
Grasso è bello! ripete sempre mamma elefante, ma a Petra essere grassa non piace proprio: lei sogna un vitino da vespa e zampe filiformi e solo quando incontra il sorriso dell'elefantino Fortunato le sue insicurezze svaniscono..., Illustrazioni a colori, testo in grandi caratteri, in parte evidenziati in neretto. Età: 4-6

Cinzia Barbero, Bum Ill&art. Più ricche di un re, Milano, Lo Stampatello, stampa 2011, [16] p.
Emma è piccola, felice e piena di vita, ma ha un dubbio: cosa dire agli amici stupiti del fatto che lei ha due mamme? Ma è facile: basta comunicare loro la propria felicità!, Cartonato di piccolo formato con testo in rima in caratteri maiuscoli e illustrazioni a colori. Età: 3-5

Peppo Bianchessi. Giacomino e il fagiolo magico, Crema, Uovonero, 2011, [32] p. (I pesci parlanti)
Salito su un magico fagiolo gigante Giacomino ruba all'orco che vi abita la gallina dalle uova d'oro e un'arpa fatata dagli incantevoli suoni, assicurando così a se stesso e alla propria madre un futuro di benessere., Cartonato con pagine sagomate in misura descrescente per sfogliarle più facilmente, immagini a colori sulla pagina di destra e, su quella di sinistra, immagini accompagnate da testo in grandi caratteri, ovvero usando simboli PCS per facilitare la comprensione della storia. Postfazione sulle caratteristiche della collana e dei linguaggi che utilizza. Età: 4-5

Max Bolliger. Il tesoro di Gustavo, illustrata da Peter Sís, Padova, Bohem Press Italia, 2009, [28] p.
Il nano Gustavo, dotato di una bellissima voce, allieta tutti coloro che lo ascoltano, ma quando comincia a chiedere doni sempre più preziosi per il suo canto finisce per dimenticarsi le canzoni e sperimenta la solitudine., Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori. Età: 5-7

Nicoletta Costa. Giulio Coniglio e la festa a sorpresa, Modena, Franco Cosimo Panini, 2011, [48] p. (Le storie di Giulio Coniglio)
Giulio Coniglio compie gli anni e gli amici organizzano per lui una bellissima festa a sorpresa!, Testo in grandi caratteri maiuscoli, illustrazioni a colori e video libro allegato. Età: 4-6

Vincent Cuvellier. Mamma e papà oggi sposi, traduzione di Rita Zaccaria , illustrazioni di Catherine Chardonnay, Roma, Biancoenero, 2012, 76 p. (Zoom)
Beniamino, 10 anni, racconta dal proprio punto di vista assai speciale le due cerimonie (prima in chiesa e poi in comune) e la festa nuziale nel giorno del matrimonio dei propri genitori, che finora non si erano sposati., Disegni in bianco e nero e testo in prima persona in caratteri di alta leggibilità. Età: 8-9

Sophie Fatus. Buongiorno oggi, Pian di Scò, Prìncipi & Princìpi, 2011, [28] p.
Un coniglietto esulta perché realizza che la giornata odierna è unica e irripetibile e così tutto quello che gli accade prende una nuova luce, dal morso a una carota a un giro in bicicletta e persino al pianto., Testo molto breve e illustrazioni a colori. Età: 4-5

Linda Ferri. La ballerina cosmica, Milano, Salani, 2013, [48] p.
Pepita, che desidera diventare una danzatrice cosmica, ci riesce solo quando inizia ad apprendere quest'arte non più da stelle e nubi - troppo sfuggenti - ma da fattori naturali più terrestri, quali pioggia, fuoco e sabbia., Testo in caratteri molto grandi e colorati, illustrazioni a doppia pagina su sfondo nero, notizie sull'autrice. Età: 5-6

Vivian Lamarque. La bambina sulle punte, illustrazioni di Manuela Santini, Milano, Mondadori, 2009, 60 p. (Junior +7)
Una bambina che è nata con indosso scarpette da ballo rosse e che grazie alle sue danze vive esperienze fantastiche s'impatta a scuola in un problema che non aveva previsto e che la fa molto soffrire: l'altrui invidia., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, notizie sull'autrice e sua foto. Età: 7-8

Frédérique Loew, Barroux. Papà aspetta un bimbo!, Cagli, Settenove, 2013, [60] p.
Le emozioni dell'attesa di un futuro ed entusiasta papà durante la gravidanza dell'amata moglie, di cui cerca d'essere il più possibile partecipe., Testo in caratteri molto grandi, illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 4-6

Alison McGhee, Peter H. Reynolds. Felicità..., traduzione di Marinella Barigazzi, Milano, Ape, 2011, [40] p.
Un bambino racconta la propria felicità fatta di tante cose semplici e quotidiane, da quando si sveglia tranquillo mentre sente il padre che canta sotto la doccia a quando si addormenta sognando., Albo di piccolo formato con testo molto breve, in rima e in prima persona e illustrazioni a colori. Età: 6-8

Jeff Mack. Buone notizie, brutte notizie, Roma, Gallucci, 2012, [36] p.
Un coniglio e un topo si accingono a fare un picnic ma purtroppo inizia a piovere, poi trovano un ombrello che però il vento trascina su un albero... e così via, con piccole sfortune che si alternano a piccole felicità., Illustrazioni a colori, frasi di commento in grandi caratteri, notizie sull'autore. Età: 4-5

Manuela Monari, Barbara Vagnozzi. Sono triste, sono felice!, Firenze ; Milano, Giunti, 2012, [18] p. (Così o cosà)
Un bambino, la sua mamma, il papà, la nonna, un cane, un albero, un gruppo di scolari, la loro maestra: per tutti si alternano momenti di tristezza e altri di felicità., Brevi testi in prima persona e in caratteri stampatello maiuscolo su pagine cartonate, tutte recanti un foro sagomato all'interno del quale è visibile la faccia del personaggio, sospesa tramite un filo che permette di ruotarla per scegliere l'espressione pertinente. Età: 4-5

Mumin e il regalo di compleanno: dalle storie originali di Tove Jansson, Firenze ; Milano, Giunti, 2011, [28] p.
La mattina del suo compleanno il piccolo troll Mumin riceve in dono dalla mamma un bottone d'oro, ma quando felice lo mostra agli amici è amara la delusione: sembra che tutti si siano dimenticati della sua festa!, Albo illustrato a colori, con testo in grandi caratteri. Età: 4-6

Sandro Natalini. Una storia inattesa, illustrato da Maria Sole Macchia, Belvedere Marittimo, Coccolebooks, 2013, [24] p.
Tutti gli esseri viventi ricercano la felicità, anche la coppia di scoiattoli protagonisti della storia, che si prendono cura l'uno dell'altra, si vogliono bene, si amano e finiscono per procreare nuova vita., Illustrazioni a colori, testo in caratteri maiuscoli molto grandi. Età: 3-5

Elfi Nijssen, Eline van Lindenhuizen. Beniamino, Cornaredo, Clavis, 2010, [28] p.
Il piccolo Jacopo affronta insieme alla famiglia un dolore grandissimo: il suo fratellino poco dopo la nascita muore; riusciranno mai i genitori a sorridere di nuovo?, Breve testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 4-6

Guia Risari, Simone Rea. Gli occhiali fantastici, Modena, Franco Cosimo Panini, 2010, [48] p. (Le due lune a colori)
Lucio viene preso in giro dai compagni di scuola per via degli occhiali, ma a lui non importa perché sono il regalo di un potente mago con il camice bianco e gli hanno permesso di scoprire cose insospettabili., Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori. Età: 5-7

Zoë Ross. Viva la scuola!, Milano, Piemme, 2011, [31] p. (Il battello a vapore)
Dopo averle provate tutte con la mamma per evitare l'asilo Nicky ne esce invece entusiasta, soprattutto perché ha trovato un'amica simpatica, forte, con bei capelli... e ignara quanto lei che domani ci sarà ancora scuola!, Testo in caratteri maiuscoli, scene a colori e notizie sull'autore in quarta di copertina. Età: 3-4

Frank Tashlin. L'opossum che invece no, traduzione di Bianca Lazzaro, Roma, Donzelli, 2012, 66 p.
Un opossum felice e sorridente vive penzoloni su un albero del bosco, ma un giorno alcuni uomini, guardandolo da sotto in su, lo credono infinitamente triste e lo portano in città., Disegni al tratto e notizie sull'autore. Età: 7-9

Gek Tessaro. Io sono un ladro di bestiame felice, Milano, Il Castoro, 2013, [76] p.
Se uno sa disegnare è come se potesse avere tutto ciò che desidera, anche 56 cavalli, perfino rubati, e se poi il legittimo proprietario inseguisse il disegnatore ladro questi potrebbe disegnarsi sceriffo e arrestarlo!, Breve testo in seconda persona in rima, in grandi caratteri, e illustrazioni a colori. Postfazione dell'autore. Età: 5-7

Max Velthuijs. Ranocchio è un... ranocchio, Trieste, Bohem Press Italia, 2010, [28] p.
Ranocchio diventa sempre più triste perché ognuno dei suoi amici ha un talento: Anatra sa volare, Porcellino sa cucinare torte, Lepre sa leggere, mentre lui non è in grado di far niente di speciale... ma sarà davvero così?, Testo in grandi caratteri sovrastato da illustrazioni a colori. Età: 5-7

Elisabetta Viviani. Heidi, disegni di Barbara Vagnozzi, Roma, Gallucci, 2011, [28] p. (Illustrati Gallucci)
Le caprette e gli altri animali suoi amici ricordano alla piccola Heidi la felicità della vita fra le montagne e la invitano a non tornare in città, dove ha conosciuto la tristezza e la solitudine., Testo della canzone (cantata da Elisabetta Viviani) in caratteri molto grandi, illustrazioni a colori su doppia pagina, notizie su interprete e illustratrice, loro foto e un compact disc allegato per ascoltare la canzone. Età: 3-6

William Wondriska. Gli animali che erano arrabbiati, Mantova, Corraini, 2011, [36] p.
Gli animali della giungla si detestano a vicenda per le rispettive peculiarità (ad esempio il leone odia la lentezza della tartaruga), ma un giorno arriva una colomba che li ama proprio per gli stessi motivi!, Illustrazioni in bianco e nero e disegni al tratto sovrastati da breve testo in caratteri arancioni. Età: 5-6

Giovanna Zoboli, Camilla Engman. Troppo tardi, Milano, Topipittori, 2010, [28] p.
Il desiderio del piccolo Riccardo di fare tardi, troppo tardi, si traduce di notte in un felice viaggio fantastico insieme a un orso con la bicicletta, un gatto e una cerva., Testo in grandi caratteri maiuscoli, illustrazioni a colori. Età: 6-8

Libri per ragazzi (da 8 anni)

Lyman Frank Baum. La vita e le avventure di Babbo Natale, Fidenza, Mattioli 1885, 2010, 138 p. (Frontiere light)
La ninfa Necile raccoglie il neonato abbandonato Claus e lo alleva nella foresta con altre creature immortali e lui, con il loro favore, diventerà il benefattore dei bambini di tutto il mondo, conosciuto come Santa Claus., In tre parti, senza illustrazioni, con notizie biografiche sull'autore.  Età: 12-15

Nadia Cerchi. La principessa che stava sempre seduta, Lurago d'Erba, Il Ciliegio, 2013, 93 p. (Ciliegine)
Grazie a un tappeto magico - e all'amicizia con la sua serva coetanea Dorotea - la principessa Elisa, 17 anni, infelice perché non può camminare, scopre se stessa e al contempo la chiave per relazionarsi al proprio popolo., Testo in grandi caratteri, tavole a colori, notizie su autrice e illustratrice. Età: 9-10

Roberta Grazzani. Bobbi il robot, illustrazioni di Antongionata Ferrari, Milano, Piemme, 2012, 192 p. (Il battello a vapore)
Cosa può accadere se Bobbi, un robot ideato da uno scienziato americano, esce dalla pagina 13 di un quotidiano che lo ritrae e si materializza in casa dell'anziana Giosi, che vive in Italia?, Testo in grandi caratteri, illustrazioni in bianco e nero, foto e note autobiografiche di autrice e illustratrice. Età: 7-9

Erich Kästner. La doppia Carlotta, traduzione di Roberta Magnaghi , illustrazioni di Walter Trier, Milano, Piemme, 2013, 213 p. (Il battello a vapore)
Luisa e Carlotta, identiche nell'aspetto, si conoscono per caso, scoprono d'essere gemelle - separate da piccole dal divorzio dei genitori - e decise a ricomporre la famiglia si scambiano le parti per un po'., Romanzo rivolto alle giovanissime, con illustrazioni in bianco e nero, prefazione, foto dell'autore e notizie su di lui nel rsvolto di sovraccoperta. Età: 9-11

Guus Kuijer. Il libro di tutte le cose: romanzo, traduzione di Dafna Sara Fiano, Milano, Salani, 2009, 94 p.
1951: Thomas, 9 anni, che subisce la violenza punitiva del padre, un fanatico religioso che picchia anche la moglie, inizia a interloquire con una vedova che gli offre strumenti culturali e psicologici per reagire., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 11-14

Melania Nuara. Mozart e la ricerca della felicità, illustrazioni di Rui Sawada, Palermo, RueBallu, 2010, 126 p. (Jeunesse ottopiù)
Nella casa di Mannheim dove si è trasferita con genitori e fratellini, un tempo abitata da Mozart, la violinista in erba Anna cerca con l'anziana Zerlina, pronipote del musicista, un diario dell'epoca., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, brani in corsivo, notizie su autrice e illustratrice. Età: 9-11

Alessandro Sanna. Piccola luce, Piazzola sul Brenta, Kite, 2011, [42] p.
Una piccola luce parla di sé e di tutte le volte che il protagonista, l'uomo a cui si rivolge, la può incontrare: in un dipinto, nella musica, nel letto accogliente, nel pancione della compagna incinta..., Testo molto breve, illustrazioni in tre colori. Età: 9 e oltre

Robert Louis Stevenson. Il diavolo nella bottiglia, illustrazioni di Guido Scarabottolo, Pian di Scò, Prìncipi & Princìpi, 2011, 45 p. (Piccola biblioteca dell'immaginario)
Una bottiglia il cui demone esaudisce ogni desiderio diventa per l'hawaiano Keawe una fonte d'angoscia quando per averla passata ad altri si ammala di lebbra e rischia così di perdere il benessere economico e amoroso ottenuto., Tavole a colori. Età: 11-14

Peter Verhelst. Il segreto dell'usignolo: dalla favola L'usignolo di H. C. Andersen, illustrazioni di Carll Cneut , traduzione di Sabina de Waal, Milano, Adelphi, 2009, 61 p. (I cavoli a merenda)
La gioia e la tristezza dell'imperatore della Cina, che al canto melodioso di un usignolo vero ha preferito quello meccanico di un usignolo automa, nel racconto di una bambina che ama arrampicarsi sugli alberi., Volume di ampio formato e sviluppato in larghezza, con testo in prima persona e illustrazioni a colori. Età: 9-11

Hélène Vignal. Troppa fortuna, traduzione di Mirella Piacentini, Este, Camelopardus, 2011, 77 p. (Sconfini)
Ma davvero è la fortuna che porta la bambina protagonista ad avere genitori diversi dagli altri, presi come sono dagli insegnamenti del loro saggio maestro di cui diventano sempre più simili a vittime piuttosto che allievi?, Testo in prima persona in grandi caratteri e illustrazioni in bianco e nero. Età: 10-12

Sarah Weeks. Da oggi sono felice, traduzione di Chiara Belliti, Roma, Beisler, 2012, 166 p. (Il serpente a sonagli)
Verbene Colter racconta l'estate che segna il suo passaggio a una nuova consapevolezza: la scoperta di essere stata adottata, un nuovo amico, un'avventura rischiosa, il superamento delle proprie paure., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 10-12

 




Tristezza/Malinconia

Libri per Bambini (0-7 anni)

Gino Alberti. Il pacchetto rosso, illustrato da Linda Wolfsgruber, 3. ed., Milano, Arka, 2009, [28] p. (Storie per te)
Nel paese dove Anna sta trascorrendo le vacanze di Natale tutti paiono tristi, ma sua nonna dona a un guardaboschi un pacchetto rosso dicendogli che contiene fortuna e felicità e l'oggetto inizia a passare di mano in mano..., Illustrazioni a colori. Età: 6-7

Hans Christian Andersen. L'albero di Natale, illustrato da Marc Boutavant , traduzione di Elena Dragoni, Milano, Rizzoli, 2009, [36] p.
La triste storia di un giovane abete che tagliato dai boscaioli e finito in una villa trascorre una splendida serata come albero di Natale, ma viene poi relegato in soffitta e infine segato a pezzi per alimentare il fuoco., Volume di grande formato illustrato a colori, con testo in grandi caratteri. Età: 6-8

Éric Battut. Balena Serena, Trieste, Bohem Press Italia, 2011, [22] p. (I bohemini)
Con i suoi lazzi e le sue capriole un pesciolino riesce a far tornare il sorriso a Balena Serena, che sta attraversando un periodo di tristezza., Cartonato con illustrazioni a colori su sfondo azzurro sulle pagine di destra, breve testo in caratteri molto grandi e onomatopee enfatizzate su quelle di sinistra. Età: 3-4

Alberto Benevelli. Gira Giraffa e l'albero Piero, illustrato da Loretta Serofilli, Reggio Emilia, Esserci, 2012, [44] p. (Gira Giraffa)
L'albero Piero, pur innaffiato con amore e baciato ogni notte dalle stelle, non riesce a fiorire fintanto che è oppresso dalla vergogna, dal senso del dovere e dalla paura., Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 5-6

Max Bolliger. Il tesoro di Gustavo, illustrata da Peter Sís, Padova, Bohem Press Italia, 2009, [28] p.
Il nano Gustavo, dotato di una bellissima voce, allieta tutti coloro che lo ascoltano, ma quando comincia a chiedere doni sempre più preziosi per il suo canto finisce per dimenticarsi le canzoni e sperimenta la solitudine., Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori. Età: 5-7

Emanuela Bussolati, Giulia Orecchia, Franco Pizzochero. Perché l'orso si è perso?, Modena, Franco Cosimo Panini, 2009, [18] p. (Zero tre)
L'orsetto di pezza è rimasto solo all'aperto sotto la pioggia e il suo piccolo proprietario, che lo ha smarrito mentre giocava, è triste, ma per fortuna in loro soccorso interviene il babbo..., Pagine di cartoncino con illustrazioni e foto a colori, testo in caratteri corsivi in forma di domanda, consigli ai genitori per l'uso partecipato del libro, copertina ripiegata, sagomata e forata. Età: 2-4

Sara Carlini. La zebra Giulia innamorata, Pian di Scò, Prìncipi & Princìpi, 2011, [32] p.
La zebra Giulia aspetta l'amore e tutto le sembra così grigio e triste, ma un giorno finalmente lo incontra e il mondo riacquista colore!, Albo con testo molto breve in caratteri maiuscoli molto grandi e illustrazioni a colori. Età: 5-6

Caroline Jayne Church. La pecora sbadata, Milano, Valentina, 2011, [32] p.
La Pecorella Sbadata della fattoria è afflitta perché è sempre in ritardo a causa della sua distrazione, ma un giorno, in modo del tutto inaspettato, dimostra agli altri animali il proprio valore e la propria utilità., Testo sviluppato in larghezza con illustrazioni a colori a piena pagina e testo in caratteri molto grandi. Età: 3-4

Nicoletta Costa. La festa dell'albero Giovanni, San Dorligo della Valle, Emme, 2009, [40] p.
L'albero Giovanni è triste perché è arrivato l'autunno e lui sta perdendo le foglie, così la piccola Bettina decide di consolarlo attaccandogli foglie di carta e la luna, gli uccellini e le stelle la aiutano., Pagine spesse con breve testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori a piena pagina. Età: 3-6

Erhard Dietl. Una festa per Sputafuoco, Milano, Il Castoro, 2013, [32] p. (Anch'io so leggere!)
Sputafuoco, il drago verde degli olchi, si sente triste e solo, così la piccola di famiglia propone di organizzare una grande festa di compleanno a cui invitare tutti i draghi dei dintorni., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori e notizie sui protagonisti. Età: 4-6

Roddy Doyle. Tutta sua madre, illustrazioni di Freya Blackwood , traduzione di Monica Romanò, Milano, Salani, 2013, [36] p.
La piccola Siobhan, che vive a Dublino e la cui mamma è morta da tempo, di lei non ricorda più nemmeno il viso, cosa che la rende infinitamente triste, ma poi un incontro improvviso le fa cambiare umore per sempre., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori e brevi notizie biografiche sull'autore. Età: 6-8

Cecilia Eudave, Jacobo Muñiz. Papà orso, Milano, Terre di Mezzo, 2011, [52] p.
Per colpa del signor stress il padre di Anna si è trasformato in un orso scorbutico, ma niente paura: la piccola, decisa ad aiutare papà, cercherà il malintenzionato dappertutto!, Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori. Età: 5-7

Enza Emira Festa. La bottega dei fiori, disegni di Marina Bassi, Milano, Mondadori, 2011, 70 p. (I sassolini a colori)
Addolorata per i continui litigi e la separazione dei genitori la piccola Ilda trova conforto nella bottega di Micol, anziana artigiana, che la inizia all'arte di creare fiori di seta., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, notizie sull'autrice e approfondimenti essenziali su alcuni temi della storia. Età: 6-8

Marie Louise Fitzpatrick. Uffa bebè, Milano, Babalibri, 2010, [24] p.
A Betta è nato un fratellino, che non sa far altro che piangere e dormire; tutti sono molto presi dal nuovo arrivato e lei si sente triste, finché la nonna non le fa provare a tenerlo in braccio..., Illustrazioni a colori su doppia pagina e testo in caratteri molto grandi, in parte dentro balloon. Età: 2-4

Beatrice Masini, Monica Zani. Io non mi separo, Milano, Carthusia, 2011, 30 p.
Un bambino racconta la separazione dei suoi genitori: la tristezza di non essere più tutti insieme, lo spiazzamento di avere due case, la difficoltà di adattarsi alla nuova situazione., Albo di ampio formato, con illustrazioni a colori e testo in caratteri molto grandi. Consigli per gli adulti sull'uso del libro. Età: 6-8

Manuela Monari, Barbara Vagnozzi. Sono triste, sono felice!, Firenze ; Milano, Giunti, 2012, [18] p. (Così o cosà)
Un bambino, la sua mamma, il papà, la nonna, un cane, un albero, un gruppo di scolari, la loro maestra: per tutti si alternano momenti di tristezza e altri di felicità., Brevi testi in prima persona e in caratteri stampatello maiuscolo su pagine cartonate, tutte recanti un foro sagomato all'interno del quale è visibile la faccia del personaggio, sospesa tramite un filo che permette di ruotarla per scegliere l'espressione pertinente. Età: 4-5

Marisa Nuñez, Oscar Villán. La zebra Camilla, Firenze, Kalandraka, 2010, [28] p. (Libri per sognare)
La zebra Camilla perde sette delle sue strisce nere, portate via dal vento, ma un incontro dopo l'altro trova animali disposti a sollevarla dalla tristezza regalandole altre strisce colorate., Testo in grandi caratteri che evidenzia il numero via via presentato e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 4-5

Delphine Perret. Io, il lupo e i biscotti al cioccolato, Modena, Logos, 2012, [60] p. (Illustrati)
Un bambino conforta e poi accoglie segretamente nella propria abitazione il Lupo Cattivo, che è depresso perché non riesce più a far paura a nessuno., Testo in grandi caratteri, illustrazioni in bianco e nero. Età: 7-9

Roberto Piumini. Il principe felice da Oscar Wilde, illustrata da Alessandra Cimatoribus, San Dorligo della Valle, EL, 2010, [32] p. (Una fiaba in tasca)
La statua di un principe dall'alto del suo piedistallo osserva la vita in paese disperandosi per l'infelicità e l'ingiustizia e una rondine, diventata sua amica, cerca di alleviarne la tristezza., Tascabile con illustrazioni a colori e testo in caratteri in corsivo infantile. Età: 5-6

Elisa Ramón, Rosa Osuna. Non è facile, piccolo scoiattolo!, Firenze, Kalandraka, 2011, [32] p. (Libri per sognare)
Lo scoiattolino rosso è triste: ha perso la madre e né il padre né l'amico gufo riescono a consolarlo; potrebbe aiutarlo solo veder splendere la stella che la madre ha scelto per guardarlo dal cielo..., Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 4-6

Anselmo Roveda, Chiara Dattola. Ocattaccati, Biella, Lineadaria, 2011, [32] p.
Per riconoscenza verso un giovane che l'ha aiutata e che è oppresso dalle prepotenze dei fratelli, una misteriosa vecchina gli fa prendere un'oca dallo speciale potere: chiunque la tocchi resta attaccato a lei o a chi l'ha toccata!, Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 5-6

Ingrid Schubert. Zuppa di elefante, Cornaredo, Lemniscaat, 2010, [28] p.
Per ovviare alla propria tristezza un topino chiama a raccolta tutti gli amici per una buona zuppa di un animale assai più grande di loro ma che lui cattura facilmente al lazo: un elefante!, Testo in prima persona in grandi caratteri, illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 4-5

Viola Sorrentino. Le piume di Ako, Foggia, Mammeonline, 2012, [24] p., [2] c. di adesivi
Alla ricerca delle piume blu che un tempo ornavano il suo corpo l'uccellino Ako parte per un lungo viaggio, durante il quale scoprirà l'alternarsi delle stagioni e conoscerà un albero molto saggio., Albo rilegato a punto metallico, con brevissimo testo in rima in grandi caratteri, illustrazioni a colori e adesivi da staccare e riattaccare nei balloon per completare la storia. Età: 6-7

Frank Tashlin. L'opossum che invece no, traduzione di Bianca Lazzaro, Roma, Donzelli, 2012, 66 p.
Un opossum felice e sorridente vive penzoloni su un albero del bosco, ma un giorno alcuni uomini, guardandolo da sotto in su, lo credono infinitamente triste e lo portano in città., Disegni al tratto e notizie sull'autore. Età: 7-9

Max Velthuijs. Ranocchio e un giorno molto speciale, Trieste, Bohem Press Italia, 2011, [28] p.
Ranocchio ha saputo da Lepre che lo aspetta un giorno molto speciale e indaga per scoprire perché, ma resta deluso dalle risposte degli amici: nessuno sembra condividere la sua gioiosa aspettativa..., Testo in grandi caratteri sovrastato da illustrazioni a colori in un albo di ampio formato. Età: 5-7

Max Velthuijs. Ranocchio è un... ranocchio, Trieste, Bohem Press Italia, 2010, [28] p.
Ranocchio diventa sempre più triste perché ognuno dei suoi amici ha un talento: Anatra sa volare, Porcellino sa cucinare torte, Lepre sa leggere, mentre lui non è in grado di far niente di speciale... ma sarà davvero così?, Testo in grandi caratteri sovrastato da illustrazioni a colori. Età: 5-7

Libri per ragazzi (da 8 anni)

Maria Teresa Andruetto. La bambina, il cuore e la casa, traduzione di Ilide Carmignani, Milano, Mondadori, 2013, 110 p.
L'argentina Tina, 5 anni, che vive in città con il padre e la nonna, ha l'unico desiderio di riunire la famiglia, mentre ora la madre abita nel vicino paese di Aldao per prendersi cura del figlio maggiore down., Testo in grandi caratteri, senza illustrazioni, alcune note. foto dell'autrice nel risvolto di sovraccoperta e notizie su di lei e sull'illustratore. Età: 9-11

Marcella Blasiol. La graduatoria della felicità, illustrazioni di Sara Not, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2012, 162 p. (Storie e rime)
Mirta, ormai adulta, ricorda la propria adolescenza: l'amicizia con nonna Gemma, la separazione dei genitori, il trasferimento con la madre insegnante in un paesino di montagna, i nuovi compagni, le prime delusioni., Sotto forma di diario, in prima persona, con testo in grandi caratteri, tavole a colori e notizie sull'autrice in quarta di copertina. Età: 9-11

Renzo Di Renzo. Un regalo speciale, illustrazioni di Federico Bertolucci, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2012, 130 p. (Storie e rime)
Cosa può accadere se il piccolo Ayele, di origine etiope, manifesta al padre adottivo il desiderio di rivedere il fratello Tariku, che invece vive in Africa con gli zii?, In prima persona, con testo in grandi caratteri, tavole a colori e notizie sull'autore in quarta di copertina. Età: 9-11

Michael Ende. La storia infinita: romanzo, con capilettera di Antonio Basoli , traduzione di Amina Pandolfi, 2. ed., Milano, TEA, 2010, 436 p. (I grandi)
La storia di Bastian, undicenne orfano di madre che trova un magico libro su Fantàsia, s'intreccia con la fantastica vicenda che vi si narra., Alcune parti di testo in corsivo, notizie sull'autore e capilettera ornati che si succedono da A a Z, lettere che sono via via l'iniziale di uno dei 26 capitoli. Età: 11-14

Antonio Ferrara. Certi fiori stanno all'ombra, San Dorligo della Valle, EL, 2012, 132 p. (Young)
Moreno, ombroso e solitario, oppure Rosario, allegro, rumoroso, prepotente? Chiara, amata da entrambi, non sa decidersi, ma poi a forza d'inciampi ed errori impara pian piano a scegliere..., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore sul risvolto di copertina. Età: 13-15

Deborah Gambetta. Viaggio di maturità, San Dorligo della Valle, EL, 2009, 150 p.
Ale, 18 anni, dopo la maturità vuole partire per Gallipoli dove c'è la ragazza da cui è stato lasciato e due compagni di classe decidono di accompagnarlo: un viaggio che risulterà molto importante per tutti e tre., Senza illustrazioni, con testo in prima persona e notizie sull'autrice. Età: 15-17

Silvana Gandolfi. La bambina in fondo al mare, illustrazioni di Giulia D'Anna, Milano, Salani, 2009, 196 p. (Gl'istrici)
Nel 1955 l'italiana Gilda, 8 anni, fuggita di casa per sottrarsi a una madre dispotica incontra e aiuta una bambina che vive nel mare e che da anni è alla ricerca della propria gemella: un'amicizia che le cambierà la vita., In due parti, in prima persona, con prologo, epilogo, illustrazioni in bianco e nero e notizie sull'autrice. Età: 11-14

Belén Gopegui. Voglio essere punk, traduzione di Elena Rolla, Roma, Atmosphere, 2012, 159 p. (Biblioteca del fuoco)
Martina, 16 anni, riflette su adolescenti e adulti, musica rock e ribellione, mentre intorno a lei morte e vita s'intrecciano e incalzano sia lei stessa sia coloro che ama., Senza illustrazioni, in prima persona, con foto a colori dell'autrice e notizie su di lei. Età: 14-16

Franz Kafka. La metamorfosi, nella traduzione di Franco Fortini , disegni di Filippo Sassòli, Roma, Gallucci, 2010, 100 p. (UAO)
Ritrovatosi mutato in un enorme insetto il commesso viaggiatore Gregor, che ha ancora coscienza e comprensione umane ma può esprimersi solo con ronzii, cerca di farsi accettare in questa sua nuova forma da genitori e sorella., Tavole in bianco e nero, introduzione del curatore della serie, nota dell'illustratore e notizie su di loro e sull'autore. Età: 13 e oltre

Guus Kuijer. Graffi sul tavolo, traduzione di Laura Draghi, Milano, Salani, 2012, 91 p.
Madelief, bambina olandese che vive con la madre a cui è molto legata, dialoga con il nonno materno, appena restato vedovo, per capire come mai la nonna, un tempo vitale, era diventata con il tempo triste e acida., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 9-11

Lia Levi. Una valle piena di stelle, illustrazioni di Desideria Guicciardini, Milano, Mondadori, 2010, 211 p. (Oscar Junior)
La tredicenne Brunisa, ebrea italiana, fugge con la famiglia dall'Italia occupata dai tedeschi e, rifugiatasi in Svizzera, vive lì il passaggio all'adolescenza e la scoperta dell'amore., Cronologia dei principali avvenimenti storici italiani dal 1922 al '45, disegni al tratto, foto di autrice e illustratrice e notizie su di loro. Età: 10-14

Anne Marie Pol. Una scuola a prova di fuga..., illustrazioni di Claire Delvaux, Roma, Lapis, 2013, 95 p. (Le super amiche)
L'undicenne Fleur, iscritta contro la sua volontà in collegio dalla madre, una famosa attrice molto presa dal proprio lavoro, decide di fuggire al più presto, ma l'amicizia con Magalì e Agathe le fa rimandare il piano., Testo in grandi caratteri, con illustrazioni a colori, notizie su autrice e illustratrice. Età: 8-10

Amalia Rosenblum. In fondo alla strada: romanzo, Milano, Salani, 2010, 109 p.
Afflitto perché il suo migliore amico si è trasferito in città con i padroni Johnny, figlio di un lupo cecoslovacco, conosce Cacao, un cane apparentemente altezzoso., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 11-14

Gianpietro Scalia. Bigliadivetro: ti racconto una storia, bambina mia: racconto = Canicadecristal: te cuento una historia, mi niña: historia, Torino, Angolo Manzoni, 2010, 139 p. (EAM grandi caratteri)
Per spiegare alla bambina malata che sta coccolando il motivo della propria fiducia nella sua guarigione, nonostante il diverso parere dei medici, una donna le racconta dei disegni magici che realizzava un tempo in orfanotrofio., Tavole a colori, testo in prima persona in caratteri Easyreading (con caratteristiche di alta leggibilità), traduzione a fronte in spagnolo, notizie su autore e illustratore, loro foto da piccoli, foto da piccoli dei consulenti scientifici della serie, informazioni sullo speciale progetto grafico della casa editrice (e in particolare su questa collana, adatta anche ai dislessici) e un audiolibro allegato. Età: 9-10

Lucia Tumiati. Una stella nel buio, Milano, Topipittori, 2012, 60 p.
Nell'antica Palestina un bambino cerca d'intrecciare amicizia con un coetaneo, pastore come lui, che lo attira perché è diverso, triste ed enigmatico, nonché afflitto dalla sensazione di non essere amato dal proprio padre..., In prima persona, con illustrazioni a colori e un brano in corsivo (i pensieri di Gesù). Età: 10-12

Peter Verhelst. Il segreto dell'usignolo: dalla favola L'usignolo di H. C. Andersen, illustrazioni di Carll Cneut , traduzione di Sabina de Waal, Milano, Adelphi, 2009, 61 p. (I cavoli a merenda)
La gioia e la tristezza dell'imperatore della Cina, che al canto melodioso di un usignolo vero ha preferito quello meccanico di un usignolo automa, nel racconto di una bambina che ama arrampicarsi sugli alberi., Volume di ampio formato e sviluppato in larghezza, con testo in prima persona e illustrazioni a colori. Età: 9-11

Hélène Vignal. Troppa fortuna, traduzione di Mirella Piacentini, Este, Camelopardus, 2011, 77 p. (Sconfini)
Ma davvero è la fortuna che porta la bambina protagonista ad avere genitori diversi dagli altri, presi come sono dagli insegnamenti del loro saggio maestro di cui diventano sempre più simili a vittime piuttosto che allievi?, Testo in prima persona in grandi caratteri e illustrazioni in bianco e nero. Età: 10-12

Paola Zannoner. L'invisibile linea d'argento, Milano, Mondadori, 2009, 219 p. (Shout)
Emilio, 17 anni, distrutto dal dolore perché Manfredi, il suo miglior amico, è morto in un inspiegabile salto nel buio da un ponte, trascorre un periodo in Messico nell'hacienda di Victor, vecchio amico dei suoi., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice e sua foto a colori. Età: 13-16




Rabbia

Libri per Bambini (0-7 anni)

Mireille d'Allancé. Che rabbia!, Milano, Babalibri, 2012, [32] p. (Bababum)
Il piccolo Roberto, ch'è di cattivo umore, litiga con papà e viene mandato in camera, dove la sua grande rabbia diventa un enorme mostro rosso che distrugge anche le cose a cui lui tiene di più!, Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 3-5

Italo Calvino. I disegni arrabbiati, illustrato da Giulia Orecchia, Milano, Mondadori, 2012, 94 p. (Contemporanea)
Lodolinda e Federico, lasciati insieme da soli dai rispettivi genitori, intraprendono una furiosa battaglia a forza di disegni che sembrano animarsi e attaccare ciascuno quello dell'altro..., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, notizie su autore e illustratrice e foto in bianco e nero dell'autore sul risvolto di sovraccoperta. Età: 5-7

Jean François Chabas. La furia di Banshee, disegni di David Sala, Roma, Gallucci, 2010, [28] p.
La furia della piccola fata Banshee è incontenibile, tanto da provocare incendi, venti impetuosi e tempeste! Cosa mai l'avrà provocata?, Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori in un libro di ampio formato, con foto di autore e illustratore e notizie su di loro. Età: 5-8

Xavier Deneux. Che rabbia!, Cornaredo, Tourbillon, 2012, [20] p.
Il coniglietto Marco mentre sta giocando con l'amica Lisa si arrabbia perché la torre che aveva costruito è crollata e così per un po' non riesce più a divertirsi, ma poi pian piano ritrova un buon motivo per sorridere!, Pagine plastificate con breve testo in grandi caratteri su quelle di sinistra e illustrazioni a colori su quelle di destra. Età: 2-4

Roberto Denti. Cappuccetto Oca, illustrazioni di AntonGionata Ferrari, Nuova ed., Milano, Piemme, 2012, 57 p. (Il battello a vapore) (Albo d'oro)
Dopo un breve apprendistato magico con Melisenda, la strega di Hänsel e Gretel, la nonna di Cappuccetto Rosso, da cui dopo la disavventura con il lupo è stata trascurata, scopre che figlia e nipote sono diventate due imbroglione., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, prefazione e notizie su autore e illustratore. Età: 6-8

David Foenkinos, Soledad Bravi. Il salice piangente che sorrideva, Milano, Rizzoli, 2013, [36] p.
Shai Lin, costretta a traslocare dalla città in campagna dopo il licenziamento del padre, trova una ragione di felicità nel salice piangente in giardino, che rischia però di venir tagliato per il passaggio della ferrovia., Illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 6-7

Martine Laffon, Elise Mansot. Le grandi idee di Pico, Roma, Gallucci, 2013, [28] p. (Crescere & Co.)
Il gatto Pico, che ha deciso di andare a pesca, si arrabbia perché tutto sembra andargli storto, ma poi imitando i propri amici decide di non sprecare la giornata e cercar di divertirsi ugualmente., Breve testo, illustrazioni a colori e alcune riflessioni educative. Età: 4-5

Martine Laffon, Élise Mansot. Le grandi idee di Pico, Roma, Gallucci, 2012, [28] p. (Crescere & Co.)
Il gatto Pico ama prendersi cura del proprio orto, ma Anna e Otto giocando fra loro rovesciano tutti i semi: lui prima s'infuria, ma poi capisce che la sua rabbia non risolve i problemi e anzi rischia di rovinare l'amicizia..., Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori su fondo bianco, presentazione illustrata dei personaggi, riassunto del Pico-pensiero della storia e presentazione della serie in appendice. Età: 4-5

Jeff Mack. Buone notizie, brutte notizie, Roma, Gallucci, 2012, [36] p.
Un coniglio e un topo si accingono a fare un picnic ma purtroppo inizia a piovere, poi trovano un ombrello che però il vento trascina su un albero... e così via, con piccole sfortune che si alternano a piccole felicità., Illustrazioni a colori, frasi di commento in grandi caratteri, notizie sull'autore. Età: 4-5

Fereshteh Najafi. La piccola pittrice, Belvedere Marittimo, Coccole e Caccole, 2010, [16] p.
Giunta in una città popolata da mostri una bambina pittrice li ritrae, mostrando a ciascuno il suo vero volto, motivo per cui i mostri iniziano a darle la caccia, inseguendola fino alla cima di un'alta montagna..., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori e un segnalibro in nastro applicato al libro. Età: 6-8

Roberto Piumini. Il birbante gabbato: da G. F. Straparola, illustrata da Cecco Mariniello, San Dorligo della Valle, EL, 2012, [32] p. (Una fiaba in tasca)
Con l'aiuto della sua astuta serva l'anziano imolese Scarpafico gabba per ben due volte il ladro che gli aveva rubato un mulo., Sulle pagine di sinistra testo in corsivo in grandi caratteri, su quelle di destra scene a colori. Età: 5-7

Evelyne Reberg, Josse Goffin. L'orsacchiotto arrabbiato, Milano, Fabbri, 2011, [24] p. (Le belle storie)
Un orsacchiotto di pezza si arrabbia moltissimo perché il suo padroncino l'ha lasciato a casa e comincia a distruggere tutto, salvo rendersi conto in tempo che forse deve soltanto avere un po' di pazienza., Breve testo in grandi caratteri e illustrazioni colorate su doppia pagina. Età: 3-4

Katja Reider. Camilla attaccabrighe, illustrazioni di Anne Isabelle Le Touzé , traduzione e adattamento di Roberta Scarabelli, Firenze ; Milano, Motta Junior, 2012, 46 p. (Biblioteca universale scolastica)
La pecorella Camilla si è svegliata con la luna di traverso e cerca di litigare con tutti, ma senza successo, finché non trova quel prepotente di Rocco e sfoga con lui la sua ira in modo molto utile!, Illustrazioni a colori su doppie pagine, con notizie su autrice e illustratrice sul risvolto di copertina, nota finale con consigli psicologici per i genitori legati al tema del libro e alcun indirizzi utili in Italia. Età: 7-9

Alessandro Sanna. Giallo rosso blu e se mi arrabbio grigio, Padova, Kite, 2010, [20] p. (Kite primi voli)
Forme e colori si assemblano dando forma a quattro animali: gufo, coniglio, gatto e lupo, ciascuno di un colore diverso, con il lupo che riunisce poi i colori primari, è grigio e... arrabbiato!, Pagine di cartoncino cucite senza copertina, con illustrazioni a colori e senza testo. Età: 3-4

Adam Stower. Piccola, Cornaredo, La Margherita, 2012, [36] p.
Quando Lisa riceve in regalo una gattina non può certo immaginare i disastri di cui è capace, ma neanche quant'è coraggiosa nel mandare via il cane del vicino!, Breve testo, con parti dentro balloon e illustrazioni a colori. Età: 3-4

Maria Vago, Silvia Raga. Un cappello supercontento, Firenze ; Milano, Giunti, 2012, 31 p. (Bollicine)
Giacomo, 7 anni, indossa un diverso cappello in base alle emozioni che prova e ora che ha perduto il copricapo del buonumore si mette in testa quello della rabbia, diventando così corrucciato da non sorridere più..., Testo in grandi caratteri maiuscoli, illustrazioni a colori, copertina sagomata e un fustellato da ritagliare. Età: 4-6

Libri per ragazzi (da 8 anni)

Lorenza Bernardi. In punta di dita, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2013, 141 p.
Riuscirà l'adolescente Rebecca, che a soli 13 anni è già stata espulsa da una lista infinita di scuole, a instaurare una pacifica convivenza con le nuove compagne dell'istituto Petrarca?, Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice sul risvolto di copertina. Età: 11-13

Sabina Colloredo. Ercole: dodici fatiche e una faticaccia, San Dorligo della Valle, EL, 2009, 123 p. (Hotel Olimpo)
Come fu che Ercole superò le 12 ardue prove che gli propose re Euristeo in cambio del regno, fra cui quella di rubare la cintura magica a Ippolita, la regina delle Amazzoni, di cui però l'eroe s'innamorò all'istante., Illustrazioni a colori, elenco ragionato delle divinità olimpiche. Età: 10-12

Draghi!: il diario di Adelia di Troense, cacciatrice di draghi: Adelia Van Helsing, Legnano, Edicart, 2009, [30] p.
La nobile danese Adelia parte con il fratello Caspar per soccorrere un monaco tibetano amico del loro defunto padre: nei dintorni del monastero di Kunlun, infatti, un feroce essere, forse un drago, sta seminando il terrore!, Testo in corsivo sotto forma di diario, illustrazioni a colori, pagine di cartoncino in parte ripiegate, fogli e carte da estrarre e parti mobili dietro cui si nascondono testi e figure. Età: 12-15

Hans Magnus Enzensberger. Bibs, illustrazioni di Rotraut Susanne Berner , traduzione di Enrico Ganni, Torino, Einaudi, 2011, 30 p. (I coralli)
Il piccolo Bibs, ch'è arrabbiato con la mamma, il fratello e il mondo intero, elabora la propria ira inventando scenari, oggetti e un universo tutto nuovo che magicamente prende vita., Tavole e disegni a colori, notizie su autore e illustratrice. Età: 7-9

Anne Fine. Quella strega di Tulip, postfazione di Antonio Faeti, Milano, Rizzoli, 2009, 165 p. (BUR ragazzi)
Natalie narra l'intenso rapporto vissuto tra infanzia e adolescenza con Tulip, turbolenta, disagiata e piromane, prima lasciandosi coinvolgere nei suoi scherzi inquietanti, poi cercando di allontanarla pur sentendone rimorso., In tre parti, senza illustrazioni, con postfazione e notizie sull'autrice. Età: 12-14

Eva Ibbotson. Un cane e il suo bambino: romanzo, traduzione di Guido Calza, Milano, Salani, 2013, 220 p.
Hal Fenton, un bambino molto ricco, riceve con sua grande felicità ciò che più desidera in regalo: un cane, senza sapere che l'amata bestiola è stata noleggiata e deve essere restituita dopo due giorni..., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 11-14

Marco Lodoli. Gigi Baruffa, illustrazioni di Valerio Vidali, Roma, La Nuova Frontiera, 2011, [36] p.
La storia di Gigi Baruffa, agitato fin dalla nascita da una rabbia profonda che lo spinge a combattere, picchiare, distruggere, a 7 anni s'impegna a difendere i propri genitori addirittura dalla Morte!, Testo in rima in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 9-10

Anthony McCarten. Morte di un supereroe, traduzione di Paolo Antonio Livorati, Milano, Salani, 2009, 244 p.
Donald, un quattordicenne inglese che ha comportamenti esasperati e si è inventato un supereroe per non soccombere alla leucemia che lo bracca senza speranza, intreccia un rapporto dai risvolti sorprendenti con uno psicologo., In tre parti, senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 16 e oltre

Beatrice Masini. La bambina drago, illustrazioni di Desideria Guicciardini, San Dorligo della Valle, EL, 2010, 88 p. (Belle, astute e coraggiose)
La piccola cinese Ming, che con le sue parole taglienti è solita ferire, per la sua crudeltà viene trasformata in un draghetto rosso e costretta a vagare per un anno intero, da sola, sotto quest'insolito aspetto., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, presentazione della protagonista. Età: 7-10

Colin Meloy. Wildwood: i segreti del bosco proibito, illustrazioni di Carson Ellis , traduzione di Valentina Daniele, Milano, Salani, 2012, 533 p., [6] c. di tav.
La dodicenne Prue riesce a entrare nell'inaccessibile foresta che circonda Portland, la sua città, per ritrovare il fratellino Mac che è stato rapito da uno stormo di corvi., Con disegni in bianco e nero, tavole a colori, notizie sugli autori e loro foto. Età: 12-14

Angela Nanetti. Morte a Garibaldi, Firenze ; Milano, Giunti, 2011, 183 p. (Extra)
Melania, 13 anni, parte controvoglia per qualche giorno con il padre giornalista, che odia da quando sta con un'altra donna, per accompagnarlo in un'inchiesta nei luoghi che videro Garibaldi braccato e la sua Anita morire., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 12-14

Patrick Ness. Sette minuti dopo la mezzanotte, da un soggetto di Siobhan Dowd , traduzione di Giuseppe Iacobaci , illustrazioni di Jim Kay, Milano, Mondadori, 2012, 222 p. (Contemporanea)
La madre di Conor sta morendo di cancro e da quando gli altri lo sanno lui si sente invisibile, per tutti tranne che per il grande e mostruoso albero che ogni notte va nella sua stanza e gli racconta storie terribili., Illustrazioni in bianco e nero, foto dell'autore e notizie su di lui e gli altri autori dell'opera sul risvolto di sovraccoperta. Età: 12-14

Roberto Piumini, Gianni De Conno. L'aria della Gioconda, ovvero Il segreto della fusione, testi informativi Luigi Paladin, Milano, Carthusia, 2009, 94 p. (Di tesoro in tesoro)
Mentre sta dipingendo Il Cenacolo su incarico del Moro, signore di Milano, Leonardo da Vinci va a visitare le fabbriche bresciane del ferro per scoprire il segreto della loro rinomanza ed è lì che dipingerà La Gioconda., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, notizie su autore, illustratore e postfatore, rimandi sparsi all'appendice storica. Età: 9-12

Jutta Richter. Dio, l'uomo, la donna e il gatto: romanzo, illustrazioni di Quint Buchholz , traduzione di Alessandro Peroni, Milano, Salani, 2011, 83 p.
Il primo gatto a essere creato ascolta da Adamo il racconto delle traversie da lui vissute - prima con la moglie Eva, poi anche con i figli Caino e Abele - dopo la cacciata dal paradiso terrestre., Senza illustrazioni, con parti in corsivo, alcuni brani in prima persona e notizie sull'autrice. Età: 11-14

Bruno Tognolini. Rime di rabbia, illustrazioni di Giulia Orecchia , postfazione di Anna Oliverio Ferraris, Milano, Salani, 2010, 71 p.
Cinquanta poesie numerate dedicate alla rabbia, espressa nelle sue variegate motivazioni e modulazioni., Tavole in bianco e nero, prefazione, notizie sull'autore. Età: 8-11

Sarah Weeks. Da oggi sono felice, traduzione di Chiara Belliti, Roma, Beisler, 2012, 166 p. (Il serpente a sonagli)
Verbene Colter racconta l'estate che segna il suo passaggio a una nuova consapevolezza: la scoperta di essere stata adottata, un nuovo amico, un'avventura rischiosa, il superamento delle proprie paure., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 10-12

Jacqueline Wilson. Cookie, traduzione di Dida Paggi, Milano, Salani, 2010, 272 p.
Beauty non è bella, ha un padre dispotico e iracondo, frequenta una scuola esclusiva in cui è sempre presa in giro, ma quando la misura è ormai colma sua madre inaspettatamente dà una svolta alle loro vite., Rivolto alle giovanissime, in prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice sul risvolto di sovraccoperta. Età: 12-14




Paura

Libri per Bambini (0-7 anni)

Beatrice Alemagna. Le pulcette in giardino, London, Phaidon, 2011, [36] p.
Le pulcette escono dal materasso che le ospita ed esplorano il giardino in cerca di nuove amicizie: le troveranno?, Notizie sull'autrice e pagine di cartoncino: su quelle di sinistra testo in grandi caratteri illustrato, su quelle di destra, da foto a colori di realizzazioni in stoffa. Età: 4-6

Andrea Alemanno. Barchetta, Biella, Lineadaria, 2013, [28] p.
Una barchetta di carta naviga per il mare e attraverso esperienze e incontri ne apprende tanti drammi, sia umani che animali., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 7-9

Roberto Aliaga. Le bugie di Marino, illustrazioni di Simona Mulazzani, Modena, Logos, 2010, [32] p. (Oqo)
Il topo Marino, che non ha voglia di andare a scuola, racconta frottole a chi gli chiede spiegazioni e, inventandosi lupi, volpi e gatti che lo starebbero inseguendo, semina il panico tra gli animali della fattoria., Testo in grandi caratteri perlopiù in rima, con frasi evidenziate in neretto e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 4-6

Mireille d'  Allancé. Quando avevo paura del buio, Milano, Babalibri, 2012, [32] p. (Bababum)
Prima della nanna il piccolo Roberto incomincia a vedere mostri spaventosi affiorare dalla penombra della stanza, ma poi scopre che abbracciando forte Orsetto ogni pericolo scompare!, Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 3-5

Altan. Colombino, Modena, Franco Cosimo Panini, 2012, [28] p. (Piccole storie) (Gli amici di Pimpa)
Lo zio Gastone racconta a Colombino di quando ha domato nella giungla una temibile pianta carnivora facendole assaggiare i suoi deliziosi biscottini!, Cartonato con illustrazioni a colori e testo in grandi caratteri maiuscoli con alcuni termini evidenziati e accompagnati dall'immagine dell'oggetto che definiscono. Età: 3-4

Margaret Atwood. Quassù sull'albero, traduzione dall'inglese di Daniele Martino, Torino, EDT-Giralangolo, 2011, [36] p.
Due bambini si divertono a stare su un albero, ma poi la scala che usavano per scendere a terra viene mangiata dai roditori: come faranno adesso a lavarsi, mangiare tartine e avere un po' di tè?, Testo molto breve in rima in grandi caratteri degli stessi colori delle illustrazioni in quadricromia, su tutta pagina. Notizie sull'autrice e sua nota introduttiva. Età: 3-5

Anna Baccelliere, Chiara Gobbo. Io, nonno Carlo e la paura, Sant'Angelo in Formis, Lavieri, 2010, [28] p. (I monelli)
Il piccolo protagonista racconta la vita quotidiana con il nonno paterno Carlo, che si prende cura di lui accompagnandolo a scuola, allo zoo e dal dottore e lo aiuta a superare tutte le paure., Breve testo in grandi caratteri colorati e illustrazioni a colori su pagina doppia; notizie su autrice e illustratrice. Età: 4-5

Elizabeth Baguley, Marion Lindsay. Pronti, attenti, buh!, Milano, Gribaudo, 2012, [28] p. (Raggi di luna)
Cosa può accadere se il piccolo fantasma Berto invece di terrorizzare le creature del bosco si spaventa a morte quando, al calar della notte, s'imbatte in alcuni animali?, Testo in caratteri molto grandi, con parole variamente evidenziate e illustrazioni a colori su doppie pagine. Età: 3-5

Ivano Baldassarre. Codariccia e la paura del buio, illustrazioni di Enrico Scheri , musiche di Alfredo Vandresi, Pisa, Campanila, 2012, [36] p. (Serie arancio)
Lo scoiattolino Codariccia prova a trasferirsi in città per superare la paura della notte silenziosa e buia del bosco, ma il rumore e le luci sempre accese lo convincono a tornare al suo albero, dove trova una bella sorpresa..., Albo di ampio formato, con testo in caratteri stampatello molto grandi, illustrazioni a colori, testo di una canzone, riprodotta sul CD musicale allegato, e notizie su autori e interpreti. Età: 4-5

Zak Baldisserotto, Marco Trevisan. Le paure di Gaia, Piazzola sul Brenta, Kite, 2012, [28] p.
La puzzola Gaia fa peti di continuo e i compagni di classe la escludono, salvo poi pentirsene quando, minacciati da una volpe, vengono salvati proprio grazie a una sua puzzetta!, Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori. Età: 4-6

Daniela Barbato. Giacomo & Scaglia e la paura della piscina, illustrazioni di Ilaria Urbinati, Torino, ADNAV, 2010, [40] p. (I coriandoli)
Il bambino Giacomo è figlio di due famosi nuotatori, ma lui odia la piscina; un giorno, però, dopo aver dimenticato a bordo vasca il suo inseparabile pesciolino Scaglia finisce per cambiare idea..., Breve testo in caratteri maiuscoli, illustrazioni a colori, traduzione della storia in inglese, sezione finale dedicata ai genitori con consigli per superare la paura dell'acqua e sull'utilità del nuoto, notizie sulla collana e su autrice e illustratrice. Età: 6-8

Marianne Barcilon. La mamma più bella del mondo, Milano, Il Castoro, 2011, [30] p.
Luna è felice di trovarsi con la madre al Mercato dei Mille Mercanti, ma poi si smarrisce e chiede aiuto ai venditori per ritrovarla, suggerendo loro un segno di riconoscimento infallibile: è la donna più bella del mondo!, Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 3-5

Éric Battut. Lupo Baldo, Trieste, Bohem Press Italia, 2010, [16] p. (I bohemini)
Il cucciolo di lupo Baldo, che ha paura quando sente il verso di alcuni animali, diventa improvvisamente coraggioso quando la mamma ulula e gli fa le coccole!, Cartonato con illustrazioni bicolore su sfondo giallo sulle pagine di destra, breve testo in grandi caratteri, con onomatopee evidenziate, su quelle di sinistra. Età: 3-4

Eleonora Bellini, Massimo Caccia. Ninna nanna per una pecorella, Milano, Topipittori, 2009, [28] p. (Parola magica)
Al calar della notte una pecorella smarrita e spaventata si mette alla ricerca di un riparo e a offrirle protezione e calore è una mamma lupa con il suo cucciolo: una storia in 13 parti numerate., Breve testo in rima in grandi caratteri stampatello e illustrazioni a colori su doppie pagine numerate. Età: 4-5

Alberto Benevelli. Fiocchetto di neve, illustrazioni di Loretta Serofilli, Milano, Il gioco di leggere, 2011, [24] p. (Libricuoriefiori)
Disceso dal cielo Fiocchetto di Neve cerca disperatamente un luogo dove poter vivere senza sciogliersi., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 4-6

Alberto Benevelli. Gira Giraffa e l'albero Piero, illustrato da Loretta Serofilli, Reggio Emilia, Esserci, 2012, [44] p. (Gira Giraffa)
L'albero Piero, pur innaffiato con amore e baciato ogni notte dalle stelle, non riesce a fiorire fintanto che è oppresso dalla vergogna, dal senso del dovere e dalla paura., Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 5-6

Stephanie Blake. Aaaah! dal dentista no!, Milano, Babalibri, 2011, [32] p.
A causa di una carie il coniglietto Simone deve farsi curare dal dentista: riuscirà a superare la paura?, Sulle pagine colorate di sinistra testo in caratteri colorati molto grandi, su quelle di destra tavole a colori. Età: 2-4

Stephanie Blake. Non voglio andare a scuola, Milano, Babalibri, 2012, [32] p. (Bababum)
Il coniglietto Simone non ne vuol proprio sapere d'andare a scuola, ma dopo aver giocato, suonato il tamburo e imparato tante cose insieme ai compagni desidera rimanere per sempre lì!, Pagine colorate, con breve testo in caratteri molto grandi su quelle di sinistra e scene a colori su quelle di destra. Età: 3-5

Raffaella Bolaffio. Filippo e Gelsomina e il temporale, San Dorligo della Valle, Emme, 2010, [40] p. (Prime pagine)
Il temporale sorprende i cavalli Filippo e Gelsomina, il tacchino Rodolfo e la gallina Lucrezia mentre si trovano lontani dalla fattoria; urge ripararsi, ma la paura paralizza Filippo: come fare? Lucrezia ha un'idea..., Testo in caratteri maiuscoli molto grandi, illustrazioni a colori su doppia pagina e proposte operative in tema. Età: 3-6

Stefano Bordiglioni. Storie sotto il letto: per dormire... quasi tranquilli, illustrazioni di Elisabetta Decontardi, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2011, 117 p. (La collana dei piccoli)
Un mostro che ha paura dell'oscurità, draghi che scoppiano in lacrime appena fa buio, troll che tremano alla vista di una ranocchia e altre storie di paura in 26 racconti., Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori. Età: 6-8

Fabio Brugnolaro. Il paurario di tutte le paure, Torino, Girotondo, 2009, [32] p.
Un bambino piemontese espone alcune delle paure che affliggono lui e i suoi coetanei, in parte consuete, come quelle del buio e dei fantasmi, in parte insolite, come la fobia delle galline e il timore per i pupazzi a molla., Illustrazioni a colori, testo in grandi caratteri corsivi, un segnalibro da ritagliare e spazi per interventi del lettore. Età: 5-6

Giovanna Calvino, Marina Sagona. La strega dentro di me, Milano, Mondadori, 2013, [52] p.
Cosa accade se c'è una strega dentro di sé che suggerisce consigli sbagliati, emette previsioni catastrofiche e fa perdere la voglia di far cose? Una bambina afflitta da tale problema non si dà per vinta e trova una soluzione..., Albo di ampio formato, con testo in prima persona in grandi caratteri, illustrazioni in tricromia e notizie sulle autrici. Età: 6-8

Fina Casalderrey. Felix, il collezionista di paure, illustrazioni di Teresa Lima, Modena, Logos, 2010, [36] p. (Oqo)
Il bambino Felix, dietro lo stimolo della zia, escogita una creativa soluzione alle paure sue e di tre suoi amici., Testo in grandi caratteri, alcuni termini enfatizzati e scene a colori su doppia pagina. Età: 5-6

Ennio Cavalli. Buonanotte buio, illustrazioni di Desideria Guicciardini, Nuova ed., Roma, Lapis, 2010, [22] p. (I lapislazzuli)
Un bambino che sta pensando come sostituire buio, termine che gli evoca mostri e fantasmi, alla fine sceglie la parola magica micio supervista, ispirata al gatto dei nonni, che nelle tenebre vive a proprio agio., In prima persona, con testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori. Età: 5-7

Paolo Cognetti, Mara Cerri. Il nuotatore, Roma, Orecchio acerbo, 2013, [60] p.
Durante un sogno uno scrittore osserva, incontra e impersonifica, lui che non sa nuotare, un dodicenne condotto dall'allenatore con altri adolescenti a tuffarsi in una falda acquifera fuori città., In prima persona, con illustrazioni a colori, premessa, note finali di autore e illustratrice, rilegatura con punto metallico. Età: 13 e oltre

Nicoletta Costa. Giulio Coniglio: storie di paura e di coraggio, Modena, Franco Cosimo Panini, 2011, [40] p. (Gli illustrati di Giulio Coniglio)
Giulio si preoccupa sempre un po' quando a sera inizia a fare buio: è la prima di tre storie sulla paura e sul coraggio di cui sono protagonisti il coniglio umanizzato e i suoi amici., Testo in caratteri stampatello molto grandi, illustrazioni a colori. Età: 3-5

Nicoletta Costa. La scimmietta Sissi, San Dorligo della Valle, Emme, 2012, [40] p. (Prime pagine)
L'agitata scimmietta Sissi, mandata in camera sua dalla mamma per calmarsi, fugge di casa e si perde nella foresta., Testo breve in grandi caratteri maiuscoli, illustrazioni a colori e alcune pagine di attività legate alla storia. Età: 4-6

Kitty Crowther. Grat grat cirp splash!, Milano, Babalibri, 2011, [36] p.
Il piccolo ranocchio Giacomo ha paura della notte: la sera la mamma e il papà lo coccolano e lo mettono a letto, ma lui si alza per infilarsi in quello dei genitori, finché il papà lo porta fuori nel buio dello stagno..., Testo in grandi caratteri sovrastato da illustrazioni a colori riquadrate. Età: 3-5

Anna Curti. Iglù e Nanuk, Roma, Lapis, 2010, [28] p. (I lapislazzuli)
Dal polo nord l'orso Nanuk compie un viaggio in mongolfiera fino al polo sud, dove l'amico Iglù gli cuce un costume da pinguino gigante affinché gli altri pinguini non abbiano più paura di lui., Breve testo in grandi caratteri maiuscoli e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 5-6

Emma Dodd. Io..., Milano, L'Ippocampo, 2010, [20] p.
Un pinguino si sente molto piccolo di fronte al grande mondo irto di difficoltà che lo circonda, ma sa che c'è un adulto disposto ad accoglierlo e con il quale si sente protetto e importante., Testo molto breve in prima persona in caratteri molto grandi e illustrazioni colorate su tutta pagina con inserti in lamina brillante. Età: 2-4

Emma Dodd. Mi sembra di vedere un dinosauro!, Roma, Lapis, 2009, [32] p.
Tommy sta facendo campeggio notturno con i cugini in giardino quando gli viene una magnifica idea: andare a caccia di dinosauri! Così prima di dormire i tre esplorano l'ambiente circostante..., Breve testo in caratteri molto grandi con onomatopee enfatizzate, illustrazioni a colori su doppia pagina, una pagina ripiegata e notizie sull'autrice nel risvolto di sovraccoperta. Età: 3-5

Julia Donaldson. Il Gruffalò: un magico teatro pop-up, illustrazioni di Axel Scheffler, San Dorligo della Valle, Emme, 2009, [16] p.
Un topo astuto riesce a tenere lontani da sé i suoi potenziali predatori del bosco, fra cui la volpe e il serpente, inventandosi per amico un gigantesco e spaventoso mostro, per poi scoprire... che esiste davvero!, Testo in rima in grandi caratteri, illustrazioni a colori e un nastro per legare le pagine e rendere stabile a terra il libro che è anche scenario tridimensionale, animabile con fustellati e oggetti scenici allegati per utilizzare i quali correttamente è allegato un opuscolo con sceneggiatura teatrale del testo, consigli per la messinscena e parole e melodia di una canzone. Età: 5-7

Julia Donaldson. Il Gruffalò: libro sonoro, illustrazioni di Axel Scheffler, San Dorligo della Valle, Emme, 2011, [28] p.
Un topo astuto riesce a tenere lontani da sé i suoi potenziali predatori del bosco, fra cui la volpe e il serpente, inventandosi per amico un gigantesco e spaventoso mostro, per poi scoprire... che esiste davvero!, Testo in rima in grandi caratteri, illustrazioni a colori, due giochi e una tastiera elettronica applicata sul prolungamento della terza di copertina per attivare i suoni via via connessi alla storia. Età: 5-6

Julia Donaldson. Gruffalò e la sua piccolina: libro sonoro, illustrato da Axel Scheffler, San Dorligo della Valle, Emme, 2013, [32] p.
Il gruffalò racconta alla sua piccolina di uno spaventosissimo ed enorme topo che vive nel bosco, ma lei vuole andare a verificare di persona se quanto racconta il padre corrisponde a verità., Illustrazioni a colori, testo in rima in grandi caratteri, due giochi e una tastiera elettronica applicata sul prolungamento della terza di copertina per attivare i suoni via via connessi alla storia. Età: 5-6

Jonny Duddle. Il tesoro maledetto, Cornaredo, IdeeAli, 2010, [32] p.
Un violinista attira una ciurma di pirati verso un tesoro su un'isola misteriosa, per arrivare alla quale occorre sfuggire alle grinfie di un mostro marino., Albo sviluppato in larghezza con breve testo in caratteri di varie dimensioni parzialmente in rima ed entro ballon e scene a colori a piena pagina, una pagina ripiegata e allungabile. Età: 5-6

Joyce Dunbar, Debi Gliori. Raccontami qualcosa di bello prima di fare la nanna, traduzione di Barbara Bianchi, Novara, Interlinea, 2010, 28 p. (Le rane grandi)
Per consolare la sorellina più piccola che non riesce ad addormentarsi per la paura di fare brutti sogni il coniglietto Tommaso le racconta del mondo di oggetti e situazioni che l'attende al mattino quando si alzerà., Testo in caratteri molto grandi entro riquadri e illustrazioni a colori. Età: 3-5

Heather Eyles. Polly e i mostri, illustrazioni di Tony Ross , traduzione di Luid De Luis, Casale Monferrato, Piemme, 2009, [31] p. (Il battello a vapore)
Niente di strano se Polly ha paura ad aggirarsi da sola per le stanze di casa, perché pullulano di streghe, vampiri e fantasmi; ma se è la mamma a spaventarsi alla vista di questi personaggi?, Testo in grandi caratteri maiuscoli, con illustrazioni a colori e proposte operative in tema. Età: 4-5

Lorenza Farina. La bambina del treno, illustrazioni di Manuela Simoncelli, Milano, Edizioni Paoline, 2010, [28] p.
Mentre un treno la sta deportando con la madre e altri ebrei ad Auschwitz una bambina incrocia il suo sguardo con quello di un coetaneo polacco nascosto tra i campi..., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, una poesia, notizie su autrice e illustratrice. Età: 5-7

Graziella Favaro, Lisa Nanni. Il coraggio dei piccoli = Ujasiri wa wadogo, raccontato dalle ragazze  e dai ragazzi della Buyani Secondary School, Lower Tana Delta, Kenya, Milano, Carthusia, 2012, 1 v. (Storiesconfinate)
L'antilope scopre che un animale dalla voce terribile ha occupato la sua casa, così chiede aiuto alla iena, all'elefante e al leone: tutti sono terrorizzati, finché non scoprono chi è il misterioso intruso..., Presentazione della serie, notizie sulla regione del Lower Tana Delta in Kenya e sulla lingua swahili su pagine di cartoncino snodabili: sul retto testo in italiano e in swahili con disegni a colori, sul verso un'illustrazione senza soluzione di continuità. Età: 5-7

Favole per bambini che non hanno paura di streghe, orsi e lupi cattivi: dall'Enciclopedia della favola a cura di Gianni Rodari, Roma, Editori Internazionali Riuniti, 2012, [44] p. (Enciclopedia della favola)
Una strega, un orso, una principessa e altri personaggi in sette fiabe di paura provenienti, nell'ordine, dalle tradizioni folcloriche di Slovenia, Altai, Ungheria, Inghilterra, Scozia, Carelia e Tagikistan., Albo di grande formato con testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori e due premesse. Età: 7-9

Monique Félix. La voce, Roma, Gallucci, 2011, [24] p.
In un villaggio di animali umanizzati la notizia dell'arrivo di un lupo rimbalza di bocca in bocca assumendo toni sempre più allarmistici, finché raggiunge il lupo Pietro: come reagirà?, Testo in caratteri molto grandi, illustrazioni a colori, foto dell'autrice e notizie su di lei. Età: 4-5

Amélie Galé. Chi ha paura di Ululò?, Milano, LO, 2013, [36] p.
Il lupacchiotto Ululò vorrebbe giocare con i cuccioli della fattoria, ma loro hanno troppa paura di lui: che peccato! ma non è detta l'ultima parola..., Volume di ampio formato, con testo in caratteri molto grandi e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 3-5

Marie-Louise Gay. Stella regina della neve, Milano, Terre di Mezzo, 2012, [32] p. (Stella e Sam)
La piccola Stella accompagna il fratellino Sam alla scoperta di neve e freddo e delle loro meraviglie: laghetti ghiacciati, fiocchi di neve che cantano, pupazzi di neve immacolata., Breve testo a piè di pagina, illustrazioni a colori su doppia pagina, notizie sull'autrice. Età: 3-5

Guido van  Genechten. Un fantasma nella mia stanza, Cornaredo, Clavis, 2009, [28] p.
Il piccolo pinguino Giacomo non riesce ad addormentarsi: sente infatti rumori di vario tipo e li collega alla presenza di un fantasma, ma per fortuna papà, chiamato più volte in soccorso, sa come fugare le sue paure!, Breve testo in caratteri molto grandi, illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 3-4

Maria Gianola. Paura di niente, Casalecchio di Reno, Fatatrac, 2012, [14] p. (Cucù 3-6)
Il topolino vorrebbe essere un gatto per non avere paura di niente, il gatto vorrebbe essere un cane per non avere paura di niente, e l'elefante? Pensa che se fosse un topolino..., Testo in rima in grandi caratteri, illustrazioni a colori su doppia pagina con finestrelle e pagine che si aprono mostrando testo e illustrazioni nascoste. Età: 3-5

Emily Gravett. Il grande libro delle paure: di Topino, Milano, Valentina, 2011, [28] p.
Un topino racconta le proprie paure e intanto chi legge può apprendere termini quali entomofobia, clinofobia, fagofobia, sciofobia e perfino bibliofobia!, Testo in grandi caratteri corsivi, illustrazioni a colori, elementi mobili e sfogliabili, fori nelle pagine e in copertina, premessa e inviti al lettore ad appuntare le proprie paure. Età: 6-8

David Grossman. Le avventure di Itamar, traduzione di Giorgio Voghera , illustrazioni di Barbara Nascimbeni, Milano, Mondadori, 2010, 58 p. (Oscar Junior)
Per ricevere lettere bisogna scriverne, ma se non se ne è capaci? Il piccolo Itamar ha un'idea: diventare lui stesso una lettera e... spedirsi ai genitori! Paure, desideri e fantasie del ragazzino in quattro racconti., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, foto di autore e illustratrice e notizie su di loro. Età: 6-8

David Grossman. Itamar il cacciatore di sogni, traduzione di Elena Loewenthal , illustrazioni di Barbara Nascimbeni, Milano, Mondadori, 2011, 47 p. (Oscar Junior)
Itamar è spaventato dal folletto che tutte le notti appare nei suoi sogni, ma alla fine riesce a catturarlo e a chiacchierare un po' con lui e così la paura passa., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, notizie su autore e illustratrice e loro foto. Età: 5-7

Matteo Gubellini. Che piacere, signor Babau!, Trieste, Bohem Press Italia, 2010, [28] p.
Il piccolo Elio non ha paura del Babau che esce dal suo armadio tutte le notti e ne diventa amico, spingendo gli altri bambini a fare altrettanto con i propri: ma chi spaventeranno ora i poveri Babau disoccupati?, Testo molto breve in caratteri molto grandi e illustrazioni a colori su tutta pagina. Età: 4-5

Gusti. Pina la mosca, Milano, Il Castoro, 2010, [36] p.
Sopra la distesa d'acqua in cui la mosca Pina sta godendosi un bagno appare d'improvviso un oggetto incredibilmente grande preceduto da terribili boati: cosa sarà mai?, Volume di ampio formato, con breve testo in caratteri molto grandi e illustrazioni a colori. Età: 4-6

Stian Hole. L'estate di Garmann, Roma, Donzelli, 2011, [44] p.
E' l'ultimo giorno dell'estate e Garmann, 6 anni, deve cominciare la scuola l'indomani e ha paura: avranno paura di qualcosa anche le vecchie zie che sono venute a trovarlo? e il babbo e la mamma?, Grandi illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 5-7

Emily Jenkins, Alexandra Boiger. Mi fai un po' paura, Milano, Il Castoro, 2010, [32] p.
Di alcune persone che per ruolo o atteggiamento in alcuni momenti le fanno paura, una bambina immagina il comportamento in situazioni diverse, più rilassate, e scopre così la paura non ha più ragion d'essere., Breve testo in rima in prima persona in grandi caratteri e illustrazioni a colori su pagine sviluppate in larghezza. Età: 3-5

Riina Kaarla. Mumin fa un picnic, Roma, Gallucci, 2011, [24] p.
Mumin va in campagna tutto contento, ma la giornata vola e quando cala la sera è spaventato e tutti gli alberi gli sembrano uguali: riuscirà a ritrovare la strada di casa?, Illustrazioni a colori su pagine lucide con finestrelle da sollevare per scoprire parti nascoste delle scene e del testo. Età: 2-4

Vivian Lamarque. La bambina che mangiava i lupi, illustrazioni di Desideria Guicciardini, San Dorligo della Valle, Emme, 2011, 39 p. (Prime letture)
In inverno Bambina, poiché Gallina che vive con lei non riesce più a fare le uova, inizia per fame a cacciare i lupi, diventando per loro la mitica bambina cattiva; ma il troppo mangiarne le causa un'inquietante trasformazione..., Testo in caratteri molto grandi, illustrazioni a colori. Età: 6-8

Perrine Ledan, Lotte Bräuning. Lison ha paura, Milano, Topipittori, 2012, [28] p.
La piccola Lison ha paura, ma a forza di parlarne con i singoli membri della sua famiglia scopre che non è a causa né del buio né dei fantasmi né dei lupi e infine... non si ricorda più il motivo del proprio timore! , Illustrazioni a colori su doppia pagina e testo in stampatello. Età: 4-6

Valeria Lorusso. Uno, due, tre campana, Lurago d'Erba, Il Ciliegio, 2011, [24] p.
La piccola Annalisa, che ama giocare con il suo orsacchiotto, ha paura dei numeri, così quando un gruppo di bambine la invita a giocare a campana, in cui si conta e si salta, prima scappa, poi ci ripensa e..., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori e disegni al tratto; con brevi cenni biografici sull'autrice. Età: 5-6

Franco Lucentini. Il calabrone che ci vedeva poco, postilla di Carlo Fruttero , disegni di Germano Ovani, Roma, Gallucci, 2010, [28] p. (Illustrati Gallucci)
A causa della sua inconfessata miopia un calabrone trova con ritardo la via d'uscita dalla casa di umani dov'era entrato insieme agli amici, così quando finisce in una ragnatela non c'è nessuno ad aiutarlo... O forse sì?, Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, premessa. Età: 5-7

Koos Meinderts. Il cerchio della vita, Cornaredo, Lemniscaat, 2009, [24] p.
Un sovrano fa imprigionare la Morte e inizia così per il suo regno un periodo in cui tutti sopravvivono; dopo qualche secolo, però, sovrappopolazione, noia e stanchezza inducono a un ripensamento..., Testo in rima in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 6-8

Sebastiano Ruiz Mignone. Bestia, illustrazioni di Anna Cola, Torino, Notes, 2011, 45 p. (La collana bestiale)
Un bambino è convinto che la sua casa sia in realtà una bestia enorme pronta a divorarlo e decide così di esplorarla durante la notte per scoprire cosa si cela dietro gli strani rumori che sente., In prima persona, illustrazioni a colori, notizie su autore e illustratrice. Età: 6-8

Sebastiano Ruiz Mignone. Il pirata Pastafrolla, illustrazioni di Stefano Turconi, Milano, Piemme, 2013, 29 p. (Il battello a vapore)
Pastafrolla è l'unico pirata che invece di mettere paura è lui a provarne, ma un giorno i suoi timori decidono di abbandonarlo e lui resta completamente solo..., Illustrazioni a colori, testo in caratteri maiuscoli, sezione finale con giochi e notizie su autore e illustratore. Età: 4-6

Manuela Monari, Martina Peluso. Irene, il gatto e la danza, Roma ; Reggio Emilia, Aliberti, 2011, [28] p.
Irene, 7 anni, non parla con nessuno, perché le parole la spaventano, ma si esprime danzando, soprattutto insieme alla sua adorata gattina, finché un giorno, davanti a un pubblico estasiato, sente di essere pronta a parlare., Breve testo in caratteri di varie dimensioni, colori e tipologie, illustrazioni a colori. Età: 5-7

Arianna Papini. Quando il lupo assaggiò la bambina, Roma, Lapis, 2013, [36] p. (I lapislazzuli)
Una bambina si avventura da sola verso un bosco per cercare luoghi abbastanza ampi da accogliere ciò che ama, come la pace e la musica, ma anche ciò che la inquieta, come la paura, e lì incontra un enorme e solitario lupo..., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 7-9

Delphine Perret. Io, il lupo e i biscotti al cioccolato, Modena, Logos, 2012, [60] p. (Illustrati)
Un bambino conforta e poi accoglie segretamente nella propria abitazione il Lupo Cattivo, che è depresso perché non riesce più a far paura a nessuno., Testo in grandi caratteri, illustrazioni in bianco e nero. Età: 7-9

Cristiano Petretto, Giovanna Ranaldi. Toporagno e Sedanorapa, Perugia, Edizioni corsare, 2009, [43] p.
Guidato da Sedanorapa e Toporagno, due strambi personaggi che vivono nei sogni, il coniglietto Timmi affronta con coraggio e determinazione le proprie paure., Trasposizione dell'omonino spettacolo teatrale, con illustrazioni a colori a piena pagina e una proposta operativa in tema. Età: 7-9

Michel Piquemal. Un lupo... nella mia camera!, disegni di Vanessa Gautier, Roma, Gallucci, 2010, [30] p. (Gli utensilibri)
Da una piccola macchia sulla parete della cameretta di Giacomo salta fuori un lupo, ma è un lupo mangia-incubi che veglia sul bambino, pronto a divorare tutti i brutti sogni e le paure., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori e, alloggiata nel foro di copertina, una torcia elettrica tascabile. Età: 4-5

Chris Riddell. Ottoline va a scuola, traduzione di Pico Floridi, Milano, Il Castoro, 2009, 170 p.
La piccola Ottoline, accompagnata dal suo inseparabile amico Mister Munro, va a scuola, esperienza per lei del tutto nuova, e lì fa nuovi incontri e amicizie., Testo in grandi caratteri, disegni bicolore e parti narrate a fumetti. Età: 7-9

Alice Robol. Mosè Masai, Bruni di Vallarsa, Arte e Crescita, 2010, 26 p. (Il filo rosso)
Mosè, un piccolo masai, cade nel fiume dov'era andato a prendere l'acqua, ma viene salvato da un vecchio elefante, con cui stringe amicizia; i guerrieri della sua tribù però lo temono e vorrebbero attaccarlo..., Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori parzialmente riquadrati, in appendice approfondimenti sul popolo Masai, il Kenya e alcune parole in lingua swahili. Età: 4-6

Silvia Roncaglia. Cicciobombo e il tesoro della bisnonna, illustrazioni di Giulia Orecchia, San Dorligo della Valle, Emme, 2010, 34 p. (Prime letture)
Capitan Bombarda e i suoi pirati raggiungono l'isola dove dev'essere eletto il nuovo capo dell'Alleanza Piratesca e Cicciobombo deve suo malgrado partecipare alla ricerca del tesoro che decreterà il vincitore., Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori. Età: 6-8

Silvia Roncaglia, Roberto Luciani. La terribile puntura, San Dorligo della Valle, Emme, 2011, 52 p. (Lumpi Lumpi)
Giampi, preoccupato per la puntura della vaccinazione che l'attende il giorno dopo, vola via insieme al suo amico immaginario, il drago blu Lumpi Lumpi, con cui si ritrova negli scenari medievali della Bella addormentata., Illustrazioni a colori, testo in grandi caratteri punteggiato dalle figure dei personaggi, loro presentazione, carta d'identità di quello principale e un segnalibro da ritagliare. Età: 6-8

Zoë Ross. Viva la scuola!, Milano, Piemme, 2011, [31] p. (Il battello a vapore)
Dopo averle provate tutte con la mamma per evitare l'asilo Nicky ne esce invece entusiasta, soprattutto perché ha trovato un'amica simpatica, forte, con bei capelli... e ignara quanto lei che domani ci sarà ancora scuola!, Testo in caratteri maiuscoli, scene a colori e notizie sull'autore in quarta di copertina. Età: 3-4

Claudia Rueda. No, Roma, Lapis, 2011, [40] p.
Per non andare in letargo un orsetto si dichiara disposto ad affrontare il freddo, la fame e gli altri disagi della neve: come farà la mamma a fargli cambiare idea?, Brevissimo testo in caratteri molto grandi, scene a colori su doppia pagina e pagine plastificate. Età: 3-4

Marjane Satrapi. I mostri hanno paura della luna, Milano, Rizzoli, 2012, [36] p.
La piccola Maria appende la luna nella propria stanza per tener lontani i mostri che la tormentano ogni notte, ma così priva della luce il resto della città, con conseguenze poco felici..., Illustrazioni a colori su doppia pagina e testo in grandi caratteri. Età: 4-5

Tiziano Scarpa. Un amico spaventoso, disegni di Maria Gianola, Roma, Gallucci, 2011, [28] p. (Illustrati Gallucci)
Se hai un amico insicuro e ansioso trattalo con riguardo e delicatezza e non impressionarlo mai con scherzi spaventosi su lupi dai denti orrendi!, Testo in rima in caratteri molto grandi, illustrazioni a colori su doppia pagina, notizie su autore e illustratrice e loro foto. Età: 4-6

Se arriva un drago..., Milano, La Coccinella, 2011, [12] p. (Così cosà)
Un bambino elenca tutti i modi che conosce per trasformare i mostri che lo spaventano in presenze amichevoli o buffe., Libro con foro in copertina, illustrazioni a colori su pagine cartonate e testo in rima che, al posto dell'ultima parola di ogni quartina, propone un'immagine di cui indovinare la definizione, da scoprire tirando l'apposita linguetta sulla pagina di destra. Età: 4-5

Ingo Siegner. Nocedicocco nel castello dei fantasmi, traduzione di Floriana Pagano , illustrazioni dell'autore, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2009, 83 p. (Storie e rime)
Per ripararsi da un temporale il draghetto Nocedicocco e l'istrice Leopoldo si rifugiano in un castello, ma scoprono che è abitato da un fantasma che terrorizza gli abitanti della vicina foresta., Illustrazioni a colori, notizie sull'autore. Età: 5-7

Liesbet Slegers. Mattia va in ospedale, Cornaredo, Clavis, 2010, [28] p. (Prima infanzia)
Giocando in giardino Mattia cade battendo la testa e gli tocca andare in ospedale: che paura! Però poi la mamma gli tiene compagnia, Emma gli porta un regalo e sono tutti tanto gentili..., Illustrazioni riquadrate a colori vivaci nelle pagine di destra e testo in grandi caratteri su quelle di sinistra. Età: 3-6

Grégoire Solotareff. Lulù, Milano, Rizzoli, 2010, [30] p.
Il coniglietto Tom che non ha mai visto un lupo e il lupacchiotto Lulù che non ha mai visto un coniglio diventano amici, ma quando giocano a paura-del-lupo e paura-del-coniglio Tom ha sempre più paura di Lulù..., Maxicartonato con illustrazioni a colori su doppia pagina e testo in caratteri molto grandi. Età: 4-6

Valentina Soster. Il diario di un gatto fifone, illustrazioni di Pierre Bourrigault , progetto grafico Fabrizio Urettini, Treviso, Biancopanna, [2012], [96] p.
Il gatto domestico Sandro, rosso di pelo e piuttosto fifone, racconta come facendosi coraggio, e con l'aiuto di altri animali, si è messo alla ricerca della nuova e deliziosa gatta di casa, fuggita per la sua gelosia., Testo in grandi caratteri sotto forma di diario, illustrazioni tricolori. Età: 7-9

Stephanie Stansbie, Polona Lovsin. Quanti rumori nella notte!, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2010, [20] p. (Abracadabra)
Mentre sta per addormentarsi Piccolo Topino si alza perché sente strani rumori per casa e si convince ci sia un fantasma, ma dalla mamma giunta a confortarlo apprende l'origine naturale e casalinga dei vari suoni., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, onomatopee e congegni sonori per ascoltare i suoni via via proposti. Età: 3-4

Helen Stephens. Come nascondere un leone, Milano, Nord-Sud, 2012, [32] p.
Un leone scende in città per comprare un cappello, ma i cittadini hanno paura di lui e lo costringono a fuggire; lo nasconde in casa Iris, una bambina consapevole della sua innocuità, ma nascondere un leone non è facile..., Albo sviluppato in larghezza con breve testo in caratteri molto grandi e illustrazioni a colori. Età: 3-5

Lucia Tringali, Roberto Lauciello. Un amico fantastico, Sant'Angelo in Formis, Lavieri, 2010, [28] p. (I monelli)
Un bambino presenta via via gli amici fantastici che in varie situazioni problematiche delle sue giornate sono in grado di sostenerlo e di dargli una mano., Testo in prima persona in grandi caratteri e illustrazioni a colori. Età: 3-5

Maria Vago. Adesso chiamo Zenone, illustrazioni di Valentina Morea, Milano, Arka, 2010, [24] p. (Collana di perle)
Il bambino Luca non vuole più dormire da solo: una lunga sequela di mostri gli fa visita tutte le notti e sono così orribili da mettersi paura l'un con l'altro! Solo l'intervento di Zenone può porre fine a tutto questo..., Testo in caratteri di varia grandezza, illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 5-7

Maria Vago, Anna Laura Cantone. Il mostro del sonno, Milano, Arka, 2013, [28] p. (Collana di perle)
Volendo far addormentare Pietro, il bambino nei cui sogni attende di entrare per spaventarlo, il mostro del sonno comincia a raccontargli delle storie: come finirà?, Testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori su pagine sviluppate in larghezza. Età: 4-6

Cristiana Valentini, Philip Giordano. Chissadove, Reggio Emilia, Zoolibri, 2009, [28] p.
Un albero non lascia partire l'unico seme rimastogli per proteggerlo dalle insidie dell'ignoto, ma un uccello glielo strappa via e allora il seme può finalmente crescere e diventare un grande albero a sua volta., Breve testo e illustrazioni a colori. Età: 4-6

Chris Van Allsburg. La scopa della vedova, Modena, Logos, 2013, [32] p. (Illustrati)
Riuscirà la vedova Shaw, una contadina, a difendere la propria scopa magica - avuta da una strega - dagli attacchi dei vicini intenzionati a disfarsene a causa dei loro pregiudizi?, Testo in grandi caratteri entro riquadri, tavole in bianco e nero. Età: 6-8

Max Velthuijs. Ranocchio ha paura, Trieste, Bohem Press Italia, 2012, [24] p.
I rumori notturni del bosco e della casa sembrano a Ranocchio quelli di mostri e fantasmi... Spaventato chiede ospitalità ad Anatra, che si fa però coinvolgere dalla sua paura, e allora scappano insieme da Porcello!, Albo di grande formato con scene a colori che sovrastano il testo in grandi caratteri. Età: 5-7

Anna Vivarelli. Che fine ha fatto gatta Marta?, illustrazioni di Susanna Teodoro, Torino, Notes, 2011, 42 p. (La collana bestiale)
La gatta Marta si nasconde non appena avverte una situazione di pericolo, ma a volte esagera un po' e cerca rifugio in luoghi veramente strambi..., Illustrazioni a colori e notizie su autrice e illustratrice. Età: 6-8

Martin Waddell. Il grosso brutto dinosauro, Roma, Lapis, 2013, [36] p.
Un grosso dinosauro affamato distrugge e divora tutto quel che incontra, ma seppur spaventati il piccolo Tom e il suo cane Billy si armano di coraggio e affrontano il pericoloso animale., Testo in caratteri grandi e molto grandi, anche colorati e illustrazioni a colori su ampie pagine. Età: 4-6

Libri per ragazzi (da 8 anni)

E. J. Allibis. Primal spirit, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2012, 364 p.
Ospiti di una factory per giovani talenti gli adolescenti Fesh, Angus e Angel scoprono il terribile segreto che si cela tra le mura della struttura, abitata dai teriantropi, esseri immortali metà umani e metà animali., Notizie sull'autrice. Età: 12-14

David Almond. Argilla: romanzo, traduzione di Maurizio Bartocci, Milano, Salani, 2010, 220 p.
David racconta della propria vita nella noiosa cittadina di Felling e dell'arrivo di uno strano ragazzo, senza famiglia e dall'aspetto sgradevole, che modella inquietanti figure nell'argilla., Testo in prima persona, senza illustrazioni con notizie sull'autore. Età: 13-15

Pierdomenico Baccalario. Lo spacciatore di fumetti, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2011, 242 p. (Carta bianca)
Nella Budapest schiacciata dalla dittatura un ragazzo, Sándor, trova il coraggio di resistere alle molte difficoltà grazie ai fumetti che legge e spaccia di nascosto con pochi fidati coetanei., Testo in prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore sul risvolto di copertina. Età: 12-14

Paola Balzarro. Il segreto dei pirati, illustrazioni di Ilaria Pigaglio, Roma, Sinnos, 2011, 54 p. (Leggimi!)
Puniti dall'insegnante e spediti in castigo nel vecchio magazzino della scuola tre ragazzini si ritrovano misteriosamente all'interno di un tunnel roccioso dove rinvengono nientemeno che il tesoro del pirata Conte Rosso!, Testo in caratteri di formato speciale di particolare nitidezza, illustrazioni in bianco e nero, intervista all'autrice e all'illustratore, informazioni sulla collana e sulle sue finalità. Età: 9-11

Massimo Birattari. La grammatica ti salverà la vita, illustrazioni di Allegra Agliardi, Milano, Feltrinelli, 2012, 177 p. (Feltrinelli kids)
Durante un interminabile viaggio di studio a Villa Torcibudella gli alunni di una scuola elementare apprendono, con l'aiuto del professor Mangiafuoco, i segreti della grammatica italiana., Disegni a colori, quiz sparsi con relative soluzioni, indice analitico e notizie sull'autore sul risvolto di copertina. Età: 9-11

John Boyne. Il bambino con il cuore di legno, Milano, Rizzoli, 2012, 279 p. (BUR extra)
Noah Barleywater, un bambino di 8 anni, durante la sua fuga da casa fa la conoscenza di tanti strani personaggi, tra cui un vecchio giocattolaio che costruisce solo marionette di legno., Illustrazioni al tratto e notizie sull'autore. Età: 11-13

John Boyne. Il bambino con il pigiama a righe, Milano, Rizzoli, 2009, 163 p. (24/7)
Bruno, 9 anni, figlio di un comandante delle SS, stringe un'intensa amicizia con un piccolo ebreo prigioniero nel campo di concentramento di Auschwitz, senza sapere cosa significhi essere ebrei e star rinchiusi lì., Libro senza illustrazioni, con notizie sull'autore e in allegato il dvd del film tratto dal romanzo. Età: 11-14

Teresa Buongiorno. Chi ha paura di Babbo Natale?, illustrazioni di Maurizia Rubino, Milano, Piemme, 2012, 114 p. (Il battello a vapore)
Cosa può accadere se la piccola Alice, che ha così paura di Babbo Natale da non credere alla sua esistenza, riceve dal vecchio canuto un regalo inaspettato?, Disegni in bianco e nero, con autopresentazione di autrice e illustratrice e loro foto. Età: 7-9

Rob Buyea. Il maestro nuovo, prefazione di John Irving , traduzione di Beatrice Masini, Milano, Rizzoli, 2012, 297 p.
Il racconto a più voci di alcuni bambini di una classe elementare americana alle prese prima con un maestro dai metodi innovativi, poi con un terribile incidente che li mette di fronte a responsabilità e paura., Capitoli narrati ciascuno in prima persona da uno dei bambini protagonisti, senza illustrazioni, con foto a colori dell'autore e notizie su di lui nel risvolto di sovraccoperta. Età: 10-14

Cinzia Capitanio. Matite colorate in fondo al mare, Foggia, Mammeonline, 2013, 94 p. (Crisalidi e farfalle)
Nei loro diari le differenti esperienze vissute durante la stessa estate e nel medesimo mare da due ragazzini, un italiano in crociera e un ivoriano in fuga disperata dal suo paese, che finiranno per incontrarsi., Senza illustrazioni, con foto dell'autrice e notizie su di lei. Età: 9-10

Patrick Carman. Skeleton Creek, traduzione di Fabio Paracchini, Milano, Mondadori, 2010, 188 p.
Dal 13 al 19 settembre il diario del quindicenne Ryan, che di ritorno dall'ospedale con una gamba ingessata continua a indagare con l'amica Sarah sulla misteriosa presenza che nella ex draga del paese gli ha causato l'incidente., Senza illustrazioni, con testo in grandi caratteri stampatello e brani in tondo entro riquadri. Età: 11-14

Jean François Chabas, David Sala. Fenrìs: una fiaba nordica, Roma, Gallucci, 2012, [30] p.
Il lupo Fenrìs, detto Feroce, dallo sguardo che terrorizza persino sua madre e i suoi fratelli, diventa mansueto soltanto quando un'ignara bambina lo guarda negli occhi con dolcezza e affetto., Tavole a colori, alcune delle quali su pagine ripiegate, foto in bianco e nero degli autori e notizie su di loro. Età: 10 e oltre

Grazia Ciavatta. Gatto a distanza, illustrazioni di Donata Pizzato, Milano, Piemme, 2013, 200 p.
Micio, un gattino che soffre di vertigini, in seguito a un rocambolesco incidente rimane intrappolato sul tetto di un garage, ma in suo soccorso giunge per fortuna la piccola Martina, che lo adotta... a distanza!, Disegni in bianco e nero, pagine decorate, notizie su autrice e illustratrice e loro foto. Età: 8-10

Francesco D'Adamo. Tempo da lupi, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2012, 127 p. (De Agostini Pocket)
Giovannino, insicuro e maldestro, e suo fratello Otello, forte e sicuro di sé, orfani dei genitori, devono sterminare un branco di lupi aggressivi che sta spadroneggiando in un'area industriale dismessa., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore, parti del testo in neretto e alcune parole in caratteri olto grandi. Età: 12-14

Emanuela Da Ros. Se, San Dorligo della Valle, EL, 2011, 140 p. (Young)
La diciassettenne Virginia dopo aver fatto l'amore con il suo insegnante di educazione fisica scopre di essere incinta, ma lui sta per sposarsi con un'altra..., Senza illustrazioni, con testo alternato tra prima e terza persona e notizie sull'autrice nel risvolto di copertina. Età: 13-15

James Dashner. Il labirinto: romanzo, traduzione dall'inglese di Annalisa Di Liddo, Roma, Fanucci, 2011, 428 p.
Un gruppo di adolescenti senza memoria vive da anni nella radura in un labirinto dove i creatori, che controllano tutto, dopo l'arrivo degli ultimi ragazzi iniziano a ucciderne uno ogni notte: occorre trovare l'uscita!, Senza illustrazioni, con foto dell'autore, notizie su di lei e incipit del capitolo successivo della saga in appendice. Età: 13-16

Giovanni Del Ponte. Il castello di Doom Rock, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2010, 336 p. (Gli invisibili)
Douglas, che ha poteri paranormali, nel collegio dov'è appena arrivato si trova a vivere sulla propria pelle un dramma accaduto anni prima in quella scuola e Crystal e Peter, gli altri Invisibili, accorrono in suo aiuto., Senza illustrazioni, presentazione dei personaggi e con notizie sull'autore nei risvolti di sovraccoperta. Età: 11-14

Matthew Dicks. L'amico immaginario, traduzione di Marina Astrologo e Stefano Tummolini, Firenze ; Milano, Giunti, 2012, 383 p.
Max, 8 anni, affetto dalla sindrome di Asperger, scompare misteriosamente da scuola: solo Budo, l'amico immaginario del piccolo, conosce la verità, ma nessuno può sentire le sue parole..., Testo alternato tra prima e terza persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore sul risvolto di copertina. Età: 12-15

Siobhan Dowd. Il mistero del London Eye, prefazione di Simonetta Agnello Hornby , traduzione dall'inglese di Sante Bandirali, Crema, Uovonero, 2011, 249 p. (I geodi)
A Londra i fratelli adolescenti Ted e Kat, il primo affetto dalla sindrome di Asperger e appassionato di meteorologia, partecipano attivamente alle ricerche del cugino Salim, sparito dopo un giro sul London Eye., In prima persona, senza illustrazioni, con introduzione, notizie biografiche sull'autrice e sua foto a colori. Età: 11-14

Jeanne DuPrau. La città di Ember, Milano, Rizzoli, 2010, 232 p. (BUR ragazzi)
Il mondo grigiastro e artificiale di Ember è il solo possibile per i due dodicenni Lina Mayfleet e Doon Harrow, ma Lina scopre un'antica pergamena quasi illeggibile che sembra dare indicazioni su come abbandonare la città., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice in quarta di copertina. Età: 11-14

Deborah Ellis. Il mio nome è Parvana, traduzione di Claudia Manzolelli, Milano, Rizzoli, 2013, 218 p.
La quindicenne Parvana, arrestata dai soldati americani dopo la caduta del regime talebano in Afghanistan, ricorda gli anni trascorsi con la madre e le sorelle., Senza illustrazioni, con due carte geografiche, una nota storica e notizie sull'autrice sul risvolto di copertina. Età: 12-14

Per Olov Enquist. Il segreto della terza grotta, traduzione di Laura Cangemi, Milano, Feltrinelli, 2011, 188 p. (Feltrinelli kids)
Tre bambini coraggiosi e il cane Pelle riescono a salvare se stessi e il loro nonno da quattro narcotrafficanti russi, che hanno nascosto una grande partita di droga in una grotta., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore sul risvolto di copertina. Età: 8-10

Tito Faraci. Oltre la soglia, Milano, Piemme, 2011, 282 p. (Piemme freeway)
Un gruppo di adolescenti cerca di sopravvivere in una città devastata da una malattia che ha sconvolto il mondo perché trasforma chiunque divenga adulto in un pazzo decerebrato e omicida., Senza illustrazioni, con brevi notizie sull'autore. Età: 14-16

Lorenza Farina. Il volo di Sara, illustrazioni di Sonia M. L. Possentini, Casalecchio di Reno, Fatatrac, 2011, [28] p.
In un campo di sterminio un pettirosso si prende a cuore la sorte di una piccola bambina ebrea deportata lì con la madre e da lei subito separata., Libro di ampio formato con testo in prima persona in grandi caratteri, illustrazioni a colori e una poesia. Età: 7-9

Ave Gagliardi. Nei campi di oro rosso, Milano, Piemme, 2011, 222 p. (Il battello a vapore)
Raggiunta l'Italia in cerca di lavoro l'adolescente nigeriano Amadi soccorre con l'aiuto di alcuni amici il padre Obi, accusato ingiustamente di aver rapito un bambino., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice e sua foto sul risvolto di copertina. Età: 11-14

Cynthia D. Grant. Zio vampiro: romanzo, traduzione di Angela Ragusa, Milano, Salani, 2010, 117 p.
La californiana Carolyne ha una famiglia difficile: padre assente, madre depressa, fratello in crisi e uno zio vampiro, di cui solo la sua gemella conosce l'identità; ma perché l'adolescente sta mentendo a se stessa?, Romanzo rivolto alle giovanissime, senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 11-14

Claudia Gray. Stargazer, traduzione di Luca Fusari, Milano, Mondadori, 2010, 301 p.
Bianca, destinata a diventare un vampiro, è innamorata di Lucas - espulso dall'accademia di Evernight, frequentata da entrambi, perché cacciatore della Croce Nera - e per continuare la loro storia è disposta a tutto..., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice sui risvolti di sovracoperta. Età: 13-16

John Grisham. La prima indagine di Theodore Boone, traduzione di Fabio Paracchini, Milano, Mondadori, 2011, 238 p.
Theodore, tredicenne figlio di due avvocati, conosce le leggi quasi come un legale esperto, ma quando si ritrova coinvolto nella testimonianza a sorpresa in un processo per omicidio il gioco si fa troppo grande per lui., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore sui risvolti di copertina. Età: 12-14

Pete Hamill. Neve in agosto: romanzo, traduzione di Marina Astrologo e Massimo Birattari, Nuova ed., Milano, Salani, 2009, 298 p.
Nel dopoguerra nel quartiere di Brooklyn a New York, popolato da immigrati, il miracolo dell'amicizia tra un ragazzino cattolico irlandese e un rabbino rende possibile la rinascita del Golem per combattere violenza e soprusi., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 12 e oltre

Peter Härtling. Viaggio oltre il confine, Roma, Nuove Edizioni Romane, 2010, 138 p. (Nuova biblioteca dei ragazzi)
Alla fine della seconda guerra mondiale una donna tedesca e suo nipote, un bambino rimasto orfano, fuggono dalla Cecoslovacchia e viaggiano verso l'Austria tra pericoli, miseria e distruzione., Senza illustrazioni, con nota introduttiva e notizie sull'autore. Età: 10-13

Charlie Higson. The dead, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2011, 380 p.
Ed, Jack e altri studenti di una scuola inglese, fra i superstiti del morbo che uccide o rende zombie cannibali gli over 14, mentre sono in viaggio verso Londra incontrano altri gruppi di ragazzi e insieme cercano di sopravvivere., Senza illustrazioni, con mappa della metropolitana di Londra. Età: 14 e oltre

Charlie Higson. The enemy, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2010, 382 p.
A Londra, da dove come nel resto del pianeta sono scomparsi gli adulti in seguito a un'epidemia, Arran e la sua banda cercano un luogo sicuro dove rifugiarsi per sfuggire alla fame cannibalica degli zombie, chiamati Grandi., Senza illustrazioni, con mappa della metropolitana e notizie sull'autore. Età: 14 e oltre

Ted Hughes. L'uomo di ferro, traduzione di Ilva Tron , illustrazioni di Iacopo Bruno, Milano, Mondadori, 2013, 59 p. (Oscar Junior)
Tranne il bambino Hogarth tutti temono il gigantesco robot Uomo di Ferro, che invece aiuterà l'umanità a rintuzzare la minaccia d'un immenso mostro volante dalla segreta identità, planato dalle stelle., Tavole in bianco e nero, foto di autore e illustratore e notizie su di loro. Età: 9-11

Ritta Jacobsson. Afrodite e il tradimento: romanzo, traduzione dallo svedese di Roberta Nerito, Roma, Fanucci, 2010, 247 p. (Teens international)
Afrodite, tredicenne svedese con la passione per le investigazioni, è alle prese con una banda di bulli che costringe i ragazzi della sua scuola a rubare strumentalizzandone l'affetto per i loro animali domestici., In prima persona, senza illustrazioni, rivolto alle giovanissime.  Età: 11-14

A. Kamen'tov. La goccia d'olio, versione araba di Khalid Nabara e Martina Bianchi , illustrazioni di Marina Schoenstein, Milano, A Oriente!, 2011, 103 p. (Ragazzi tra due mari)
Dopo aver sbadatamente rovesciato una giara d'olio Alfredino, un bambino d'Otranto, si rifugia nella cattedrale e lì cade dentro il mosaico pavimentale, ritrovandosi a vivere un'esperienza straordinaria con il pirata Ucci., Testo bilingue arabo-italiano, tavole a colori. Età: 9-10

Lauren Kate. Fallen, Milano, Rizzoli, 2011, 444 p. (Bur big)
La diciassettenne americana Luce, sospettata per la morte di un amico e afflitta da oscure visioni, entra in un collegio per studenti difficili, dove incontra Daniel, da cui è attratta e che le sembra di conoscere da sempre., Rivolto alle giovanissime, senza illustrazioni, con brevi cenni sull'autrice. Età: 13-16

Garry Kilworth. Tre in soffitta: romanzo, traduzione di Valentina Daniele, [Milano], Salani, 2011, 331 p.
Alla ricerca di un vecchio orologio i fratellastri Jordy, Chloe e Alex salgono nella soffitta del loro nuovo appartamento, scoprendo che è popolata da manichini furiosi, bambole animate e tanti altri bizzarri esseri!, Senza illustrazioni, con notizie sull'autore sul risvolto di copertina. Età: 12-14

Elizabeth Cody Kimmel. ParaNorman, traduzione di Egle Costantino, Milano, Mondadori, 2012, 222 p.
Norman, ragazzino statunitense che parla con i fantasmi ed è per questo deriso da tutti, perfino nella propria famiglia, diventa l'unica risorsa di salvezza quando gli zombie assaltano la città a causa di un'antica maledizione., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice nel risvolto di sovraccoperta. Età: 10-13

Guus Kuijer. Il libro di tutte le cose: romanzo, traduzione di Dafna Sara Fiano, Milano, Salani, 2009, 94 p.
1951: Thomas, 9 anni, che subisce la violenza punitiva del padre, un fanatico religioso che picchia anche la moglie, inizia a interloquire con una vedova che gli offre strumenti culturali e psicologici per reagire., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 11-14

Carlo Lapucci. Il libro delle paure: racconti popolari di diavoli, fate e fantasmi, Firenze, Sarnus, 2009, 287 p. (Children's corner)
Storie di paura della tradizione folclorica toscana divise in 12 sezioni: fate, streghe, fantasmi, morti, Diavolo, anime del Purgatorio, interventi celesti, lupo mannaro, tesori, folletti, caso, aldilà., Tavole in bianco e nero, premessa, note a piè di pagina, notizie sull'autore. Età: 16 e oltre

Lia Levi. Una valle piena di stelle, illustrazioni di Desideria Guicciardini, Milano, Mondadori, 2010, 211 p. (Oscar Junior)
La tredicenne Brunisa, ebrea italiana, fugge con la famiglia dall'Italia occupata dai tedeschi e, rifugiatasi in Svizzera, vive lì il passaggio all'adolescenza e la scoperta dell'amore., Cronologia dei principali avvenimenti storici italiani dal 1922 al '45, disegni al tratto, foto di autrice e illustratrice e notizie su di loro. Età: 10-14

Paul van  Loon. Un amore da incubo: l'autobus del brivido 5, illustrazioni di Camila Fialkowski, Milano, Salani, 2009, 200 p. (Gl'istrici)
Onnoval, lo scrittore dell'autobus del brivido, risvegliatosi dopo quattro anni nel computer in cui è rimasto intrappolato deve utilizzare Internet se vuole con le sue storie procurare sei anime di bambini al perfido Ferluci., Illustrazioni in bianco e nero, capitoli che iniziano dal 43, notizie sull'autore. Età: 10-14

Loriane K.. Clandestina, con la collaborazione di Christelle Bertrand , traduzione dal francese di Monica Martignoni, Milano, Epoché, 2009, 282 p. (Cauri)
La vita quotidiana di Loriane, 14 anni, angolana e francese di adozione, e della sua famiglia - rifugiati politici in attesa di regolarizzazione - oppressa dalla paura continua di un reimpatrio forzato., In prima persona, senza illustrazioni. Età: 12-16

Lois Lowry. Conta le stelle, traduzione di Sara Congregati, Firenze ; Milano, Giunti, 2012, 128 p. (Extra)
1943: a Copenhagen, occupata dai nazisti, la decenne Annemarie racconta l'avventurosa operazione messa in atto dai suoi per salvare dalla deportazione la sua amica coetanea Ellen insieme alla famiglia., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 12-14

Domenica Luciani. Il mistero della città fantasma, illustrazioni di Roberto Luciani, Firenze ; Milano, Giunti, 2011, 251 p.
Gaspare, in vacanza presso i nonni di un suo amico in un paesino del Mugello, si ritrova protagonista di un'indagine che si snoda tra le case diroccate di un borgo abbandonato, antiche leggende, fantasmi e falsari., Testo in prima persona, con illustrazioni in bianco e nero e notizie sull'autrice sul risvolto di sovraccoperta. Età: 12-14

Anthony McGowan. Il coltello che mi ha ucciso, traduzione di Maria Concetta Scotto di Santillo, Milano, Rizzoli, 2009, 234 p. (Rizzoli oltre)
Paul, adolescente inquieto, oscilla drammaticamente tra l'aderire a modelli e comportamenti dei crudeli bulli della scuola e il seguire invece il suo io profondo e stare con il gruppo dei ragazzi più pacifici e ragionevoli., Testo in prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 14-16

Renata Mambelli. Il sorriso delle vongole, illustrazioni di Vanna Vinci, Milano, Piemme, 2010, 136 p. (Il battello a vapore)
L'adolescente Gigio e i suoi amici pescatori di vongole soccorrono Gabri, un ragazzino ebreo che per sfuggire ai rastrellamenti dei nazisti si è nascosto insieme alla sorellina in una villa abbandonata vicino al mare., Illustrazioni in bianco e nero e notizie su autrice e illustratrice. Età: 9-11

Henning Mankell. Il cane che inseguiva le stelle, Milano, Rizzoli, 2010, 170 p. (BUR ragazzi)
Joel, 11 anni, che vive con il padre mentre la madre se n'è andata anni prima, cresce con la speranza di avere una buona stella dalla sua parte, come un cane che ha visto correre di notte con gli occhi rivolti al cielo..., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 11-14

John Marsden. Il domani che verrà, traduzione di Chiara Arnone, Roma, Fazi, 2011, 251 p. (Lain)
Dopo un campeggio in una solitaria valle australiana sette amici adolescenti trovano la loro città invasa da sconosciuti soldati e tutti gli abitanti prigionieri, così la loro crescita s'intreccerà con la resistenza armata., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore e sua nota finale. Età: 13-16

Stephenie Meyer. La breve seconda vita di Bree Tanner: un episodio mai narrato di Eclipse, traduzione di Luca Fusari, Simona Adami, Chiara Marmugi, Roma, Fazi, 2010, 215 p. (Lain)
L'adolescente Bree, da poco diventata vampiro, si ritrova in un clan di suoi simili violenti e sbandati, tra i quali si distingue per pacatezza il giovane Diego., Senza illustrazioni, in prima persona, con introduzione e notizie sull'autrice sui risvolti di sovracoperta. Età: 13-16

Mino Milani. La storia di Ulisse e Argo, illustrazioni di Paolo D'Altan, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2013, 221 p. (Storie e rime)
La vita di Ulisse fino al suo ritorno a Itaca dopo i 10 anni dell'assedio di Troia e altri 10 di viaggio: è passato così tanto tempo che nessuno lo riconosce, eccetto il cane Argo, che nel rivederlo muore di felicità., Illustrazioni a colori e notizie sull'autore nel risvolto di copertina. Età: 11-14

Miki Monticelli. Oltre la frontiera, illustrazioni di Silvia Bigolin, Milano, Piemme, 2011, 400 p. (Il battello a vapore)
Il giovane Lucio parte da LuceScura, dove una misteriosa malattia sta decimando gli alberi e ha iniziato ad attaccare anche gli umani, per ottenere aiuto dalla fata che già una volta ha salvato la Valle Nascosta., Pagine ornate, capilettera, copertina con parti in rilievo, notizie sull'autrice e sua foto nel risvolto di sovraccoperta. Età: 10-12

Daniela Morelli. Click! ragazzo in mare, disegni di Mauro Marchesi, Milano, Mondadori, 2010, 105 p. (I sassolini a colori)
Dal registratore del piccolo Martino, dislessico, la sua esperienza di naufrago insieme alle sorellastre e a un adolescente tunisino fuggito da un barcone di clandestini nel Mar Mediterraneo., Sotto forma di diario, con illustrazioni a colori e notizie sull'autrice. Età: 9-11

Chris Mould. Il segreto dell'Ibis, Milano, Nord-Sud, 2009, 181 p. (I misteri di Crampton Rock)
In virtù dell'eredità di un prozio sconosciuto il giovanissimo Stanley prende possesso di un'antica dimora sul mare, che resta isolata con l'alta marea e dove di notte pare sia meglio non mettere il naso fuori..., Illustrazioni in bianco e nero, mappa dei luoghi della storia e notizie sull'autore. Età: 9-11

Robert Muller. Il mondo quell'estate, traduzione di Gianna Guidoni, Milano, Mondadori, 2009, 268 p. (Junior oro)
Nella Germania degli anni '30 il dodicenne Hannes custodisce, fra sentimenti contraddittori, slanci e paure, un segreto pericoloso: l'amatissima nonna Rose è ebrea., In prima persona, senza illustrazioni, con poscritto dell'autore e notizie su di lui sul risvolto di sovraccoperta. Età: 11-14

Robert Muller. Il mondo quell'estate, traduzione di Gianna Guidoni, Milano, Mondadori, 2012, 310 p. (Oscar Junior)
Nella Germania degli anni '30 il dodicenne Hannes custodisce, fra sentimenti contraddittori, slanci e paure, un segreto pericoloso: l'amatissima nonna Rose è ebrea., In prima persona, senza illustrazioni, con poscritto dell'autore e notizie su di lui. Età: 11-14

Emanuela Nava. Le teste scambiate, illustrazioni di Desideria Guicciardini, Milano, Piemme, 2010, 134 p. (Il battello a vapore)
Grazie a un viaggio sotterraneo insieme a una trota parlante e allo scambio della testa con un suo amico Ludovico impara ad aver coraggio, scopre dov'era prima di nascere e il posto segreto in cui incontrare i suoi avi., Testo in prima persona in grandi caratteri e illustrazioni in bianco e nero. Età: 7-9

Patrick Ness. Sette minuti dopo la mezzanotte, da un soggetto di Siobhan Dowd , traduzione di Giuseppe Iacobaci , illustrazioni di Jim Kay, Milano, Mondadori, 2012, 222 p. (Contemporanea)
La madre di Conor sta morendo di cancro e da quando gli altri lo sanno lui si sente invisibile, per tutti tranne che per il grande e mostruoso albero che ogni notte va nella sua stanza e gli racconta storie terribili., Illustrazioni in bianco e nero, foto dell'autore e notizie su di lui e gli altri autori dell'opera sul risvolto di sovraccoperta. Età: 12-14

Paul Bakolo Ngoi. Corri Lidja, corri, Milano, Edizioni Paoline, 2010, 119 p. (Mi riguarda)
Costretta a fuggire dal suo villaggio in Congo e addestrata da individui spietati a fare il soldato Lidja, 9 anni, viene soccorsa insieme agli altri bambini del Campo 3 da alcuni membri di un'organizzazione umanitaria., Tavole in bianco e nero e notizie su alcune organizzazioni umanitarie con indicazione dei relativi siti web. Età: 9-11

Uri Orlev. Soldatini di piombo, Milano, Rizzoli, 2010, 357 p. (BUR ragazzi)
Costretti a nascondersi e mentire, testimoni della morte dei loro cari, deportati, affamati, pidocchiosi: niente sembrerebbe restare dell'infanzia ai fratellini ebrei Mirek e Kazik, eppure continuano a giocare e vivere., Senza illustrazioni, con postfazione, nota conclusiva dell'autore e notizie su di lui. Età: 10-14

R. J. Palacio. Wonder, Firenze ; Milano, Giunti, 2013, 285 p.
Narrata a più voci l'esperienza di Auggie, 10 anni, che uguale agli altri nel fisico ma con un viso deforme affronta per la prima volta l'ingresso a scuola e il confronto con i coetanei., Senza illustrazioni, con testo in prima persona che dà voce a più protagonisti, note a piè di pagina, citazioni letterarie ed elenco di indirizzi web dove ascoltare i brani musicali menzionati. Età: 12 e oltre

Anna Pavignano. Una cosa che ti scoppia nel cuore, Milano, Topipittori, 2012, 141 p. (Gli anni in tasca)
Le paure di Annamaria (ovvero l'autrice da piccola) - del diavolo, dell'esaurimento nervoso della madre, di essere abbandonata... - e le sue numerose curiosità e osservazioni segrete sull'incomprensibile mondo degli adulti., Senza illustrazioni, con foto dell'autrice da piccola e notizie su di lei. Età: 12-14

Gloria Pribetic. Geba Lori Cripti: diario, Pasian di Prato, Campanotto, 2010, 46 p. (Zeta ragazzi)
Tra il 5 dicembre 2008 e il 19 gennaio 2009 il diario della musulmana Geba, tredicenne di Gaza, che vive la terribile esperienza della guerra in tutte le sue fosche declinazioni: morte, dolore, eserciti, rifugi, bombardamenti., Tavole bicolori, glossario, foto dell'autrice e notizie su di lei. Età: 10-12

Serge Quadruppani. C'è qualcuno in casa: romanzo, traduzione di Maruzza Loria, Milano, Salani, 2009, 85 p.
Mentre i tre fratelli Duteuil sono soli perché la mamma è andata al lavoro un rumore sospetto giunge da qualche parte della grande casa isolata dove vivono, così pur avendo paura iniziano a cercare il presunto intruso., Senza illustrazioni, in prima persona, con notizie sull'autore. Età: 11-13

Matteo Righetto. La pelle dell'orso, Parma, Guanda, c2013, 153 p. (Narratori della fenice)
Spinti da una scommessa e dal desiderio di riscattarsi agli occhi del loro paese, sulle Dolomiti, il burbero e solitario Pietro e suo figlio Domenico vanno a caccia dell'enorme orso che da mesi sta terrorizzando la valle., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 13 e oltre

Patrizia Rinaldi. Piano forte, Roma, Sinnos, 2009, 108 p. (Zonafranca)
Rimasto intrappolato, in seguito a un terremoto, nello scantinato della scuola media dove stava insegnando musica ad alcuni alunni, il diciannovenne Federico interagisce con loro, suona il pianoforte e confida i suoi problemi., In prima persona, senza illustrazioni, con capitoli intitolati ciascuno a un diverso compositore, proposta di colonna sonora (musica classica), citazioni in tema, notizie sull'autrice. Età: 14-16

Gianni Rodari. La torta in cielo, disegni di Bruno Munari, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2011, 120 p.
Per un errore tecnico il fungo atomico del professor Zeta si trasforma in una torta gigantesca, che vola fin sopra i cieli di Roma: solo la piccola Rita capisce di cosa si tratta, mentre gli adulti temono un attacco marziano!, Disegni in bianco e nero, notizie su autore e illustratore. Età: 8-10

Silvia Roncaglia, Sebastiano Ruiz Mignone. Il fantasma con l'asma, illustrazioni di Fabian Fiorin, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2011, 241 p. (Storie e rime)
In vacanza con la zia Gisella a Vallon di Gnac, una misteriosa località marina, Lillo, bambino asmatico e decisamente fifone, fa amicizia con Flambon e altri fantasmi che da secoli abitano nell'albergo Castropilar., Illustrazioni a colori e notizie su autrice e illustratore in quarta di copertina. Età: 9-11

Johnny Rosso. L'agriturismo della morte, Milano, Mondadori, 2010, 207 p. (Super brividi)
Per passare la notte durante un temporale i Tantum, genitori più due figli, si rifugiano in un castello-agriturismo dove non tardano a rivelarsi sinistri fenomeni come strani rumori, occhi che sbirciano attraverso i quadri..., In prima persona, senza illustrazioni, con otto adesivi horror. Età: 10-13

Veronica Roth. Divergent, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2012, 480 p.
In una futura Chicago isolata dal resto del mondo e con una società divisa in cinque fazioni, ciascuna con uno stile di vita rigidamente uniforme, Beatrice, 16 anni, abbandona gli altruisti Abneganti per i coraggiosi Intrepidi., Testo narrato in prima persona dalla protagonista, senza illustrazioni, con foto dell'autrice e notizie su di lei nel risvolto di sovraccoperta. Età: 13-16

Veronica Roth. Insurgent, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2013, 510 p.
Nella guerra civile intrapresa dalla fazione degli Eruditi, in combutta con quella degli Intrepidi, la sedicenne Beatrice perde parte della sua famiglia ed è costretta a combattere e a fuggire per sopravvivere., Testo narrato in prima persona dalla protagonista, senza illustrazioni; con foto dell'autrice e notizie su di lei. Età: 13-16

Anselmo Roveda. E vallo a spiegare a Nino, illustrazioni di Gianni De Conno, Belvedere Marittimo, Coccole e Caccole, 2011, 73 p.
Nino, 9 anni, vede trasformarsi una misteriosa villa del suo paese, che apparteneva a tale don Lucio, un mafioso, in un centro d'aggregazione giovanile gestito da un sacerdote, a cui è stato affidato il bene confiscato., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, postfazione, notizie sull'autore e sull'illustratore. Età: 9-11

Francesca Ruggiu Traversi. Il campeggio delle streghe, illustrazioni di Stefano Turconi, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2012, 136 p. (Storie e rime)
Un'eredità inattesa consegna alla famiglia di Nico e Gaia un campeggio che ha fama d'essere popolato da inquietanti presenze, ma i due fratelli, dopo aver indagato con cura, trasformano l'inconveniente in un vantaggio!, Illustrazioni a colori e notizie sull'autore. Età: 8-10

Gianpietro Scalia. Brevissima storia di una bambina e di una gatta che volevano vivere aggrappate alla luna: racconto, illustrazioni Ana Burgos Baena, Torino, Angolo Manzoni, 2010, 222 p. (EAM grandi caratteri)
Una bambina di 8 anni orfana di madre e reclusa in ospedale per una malattia rara e senza nome che la sta paralizzando affronta con coraggio, fantasia e molteplici emozioni il proprio rapido avvicinarsi alla morte., Tavole a colori, testo in prima persona in caratteri con caratteristiche di alta leggibilità, nota finale dell'autore, notizie su di lui e sull'illustratore, loro foto da piccoli, foto da piccoli dei consulenti scientifici della serie, informazioni sullo speciale progetto grafico della casa editrice (e in particolare su questa collana, adatta anche ai dislessici) e un cd audio allegato con l'audiolibro in formato Mp3. Età: 9-11

Marco Schiani. La banda delle quattro strade: romanzo, Milano, Salani, 2009, 134 p.
Agosto 1971: Lino, 9 anni, timido e timoroso, durante una vacanza dai nonni in campagna conosce Chicco, Fausto e Lisa e insieme combattono la prepotenza di Nero e si difendono dalle angherie della banda del Vallino., Senza illustrazioni, con notizie sull'autore. Età: 11-13

Susan Shaw. La nuova vita di Charlie, traduzione di Michele Piumini, Milano, Piemme, 2010, 237 p. (Il battello a vapore)
Charlie ha sempre vissuto in cantina, con poco cibo e niente scuola né giochi né amici per colpa di un padre folle e violento, e quando viene affidato a un'altra famiglia riesce a ricostruirsi solo con grande fatica., Testo in prima persona, senza illustrazioni, con foto a colori dell'autrice e brevi notizie su di lei. Età: 12-14

Fabrizio Silei, Maurizio A. C. Quarello. L'autobus di Rosa, Roma, Orecchio acerbo, 2011, [40] p.
Un nonno racconta con rammarico al nipotino di essere stato testimone passivo del celebre episodio di ribellione pacifica di Rosa Parks, che si rifiutò di cedere il proprio posto in autobus a un bianco., Testo in caratteri di varie dimensioni in un albo di ampio formato illustrato a colori. Età: 8 e oltre

Fabrizio Silei. Bernardo e l'angelo nero: romanzo, Milano, Salani, 2010, 186 p.
Nel 1944 Bernardo, giovane balilla, figlio del podestà di un paesino del Chianti, nasconde un paracadutista nero americano ferito e, pensando di consegnarlo poi ai fascisti, gli salva la vita e cambia la propria per sempre., Testo in prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore e una sua nota sui fatti storici a cui si ispira la storia. Età: 12-14

Jerry Spinelli. Tiro al piccione, traduzione di Angela Ragusa , illustrazioni di Alberto Rebori, Milano, Mondadori, 2011, 232 p. (Oscar Junior)
Palmer, 9 anni, è spaventato all'idea di compierne 10: nel suo paese a quell'età si diventa infatti strozzapiccioni, con il compito di uccidere i volatili rimasti feriti durante l'annuale festa del tiro al piccione., In tre parti, con disegni al tratto, una nota sul Giorno del piccione (annuale gara di tiro a Waymar), foto di autore e illustratore e notizie su di loro. Età: 10-12

Rebecca Stead. Quando mi troverai, traduzione di Flavio Santi, Milano, Feltrinelli, 2011, 191 p. (Feltrinelli kids)
New York, 1978-1979: la vita dell'adolescente Miranda, che vive con la madre divorziata e il suo nuovo compagno, viene turbata da alcune lettere anonime che prevedono il futuro e parlano di un misterioso salvataggio., Senza illustrazioni. Età: 14 e oltre

Robert Louis Stevenson. Janet la storta, illustrazioni Maurizio A. C. Quarello , traduzione di Paola Splendore , postfazione di Goffredo Fofi, Roma, Orecchio acerbo, 2012, [64] p. (Lampi light)
Nell'Inghilterra del 1712 un giovane parroco accetta come perpetua un'anziana guardata con sospetto dalla gente del paese e della quale comincia dopo un po' a temere che sia in qualche modo connessa al mondo diabolico..., Volume d'ampio formato illustrato a colori, con un poster allegato, postfazione sull'autore e notizie su illustratore, traduttrice e postfatore. Età: 12-14

Alfredo Stoppa. Sembrava un corvo, illustrata da Sonia M. L. Possentini, Padova, Kite, 2010, [36] p.
A un'insegnante in pensione di un paesino montano riaffiorano d'improvviso i ricordi di quando seienne aveva paura dell'Uomo Nero, identificandolo con un uomo intabarrato percepito come minaccioso., Volume di ampio formato, con testo in prima persona in grandi caratteri (parte in tondo, parte in corsivo) e illustrazioni tricolori. Età: 12 e oltre

Barbara Tamborini. Aiuto!: mi sono perso a Londra: quando le catastrofi riaggiustano la vita, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2011, 83 p. (Narrativa San Paolo Ragazzi)
Giunto a Londra con la madre e le due sorelline Filippo, 10 anni, le perde di vista e deve così arrangiarsi da solo in una metropoli piena di sconosciuti e perdipiù con un inglese scarso! Ma per fortuna incontra Astrid..., In prima persona, con illustrazioni in bianco e nero. Età: 8-10

Maurizio Temporin. Iris: i sogni dei morti, Firenze ; Milano, Giunti, [2012], 347 p.
Dopo aver scoperto di essere una vampira di fiori l'adolescente Thara torna alla propria normalità, ma nel Cinerarium, il deserto di cenere popolato da esseri soprannaturali, qualcuno sta tramando vendetta..., Senza illustrazioni, con pagine ornate e notizie sull'autore. Età: 13 e oltre

Pina Varriale. Mai con la luna piena, illustrazioni di Federico Appel, Roma, Nuove Edizioni Romane, 2012, 189 p. (Nuova biblioteca dei ragazzi)
Palermo, 1202: il piccolo Federico II, orfano e costretto a vivere sotto tutela nel castello di Maredolce, fugge in città, mentre intanto a palazzo alcuni cospiratori stanno preparando una congiura contro di lui., Disegni in bianco e nero e notizie su autrice e illustratore in quarta di copertina. Età: 11-13

Tamar Verete-Zehavi. La vita graffiata, Milano, Sonda, 2010, 134 p. (Idrogeno)
Nel diario dell'adolescente Ella, pacifista israeliana, il ricordo dell'amica etiope Yerus, vittima di un attentato suicida provocato da una coetanea palestinese in un supermercato., Testo alternato in prima e terza persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 15-18

Rita Vilela. Corso di coraggio per bambini curiosi, illustrazioni di Maddalena Gerli, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2013, 46 p. (Narrativa San Paolo ragazzi)
Maria Coraggiosa, che in realtà ha paura di tutti gli animali, segue un corso di coraggio proprio allo zoo e con i compagni apprende dagli animali le regole più importanti per affrontare le proprie paure., Testo in prima persona in grandi caratteri e illustrazioni in bianco e nero. Età: 7-9

Sarah Weeks. Da oggi sono felice, traduzione di Chiara Belliti, Roma, Beisler, 2012, 166 p. (Il serpente a sonagli)
Verbene Colter racconta l'estate che segna il suo passaggio a una nuova consapevolezza: la scoperta di essere stata adottata, un nuovo amico, un'avventura rischiosa, il superamento delle proprie paure., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 10-12

Robert Westall. La grande avventura, traduzione di Paolo Antonio Livorati , illustrazioni di Paolo D'Altan, Nuova ed., Milano, Piemme, 2012, 293 p. (Il battello a vapore) (Albo d'oro)
Durante la seconda guerra mondiale Harry, 12 anni, inglese, perde i genitori durante un bombardamento e per evitare orfanotrofio o adozione affronta i rischi della fuga, confortato dall'affetto del cane lupo Don., Prefazione, notizie sull'autore sul risvolto di sovraccoperta,illustrazioni in bianco e nero. Età: 12-14

Jacqueline Wilson. Cookie, traduzione di Dida Paggi, Milano, Salani, 2010, 272 p.
Beauty non è bella, ha un padre dispotico e iracondo, frequenta una scuola esclusiva in cui è sempre presa in giro, ma quando la misura è ormai colma sua madre inaspettatamente dà una svolta alle loro vite., Rivolto alle giovanissime, in prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice sul risvolto di sovraccoperta. Età: 12-14




Sorpresa/Stupore

Libri per Bambini (0-7 anni)

Domitilla Bertusi. Mimmi e Momi: un giorno speciale, testi di Eleonora di Blasi, Milano, ElectaKids, 2012, [40] p.
I fratellini Mimmi e Momi, che abitano nel Villaggio dei Funghi, trascorrono la giornata del quinto compleanno di Momi viaggiando, mentre a casa loro si svolgono i preparativi di una festa a sorpresa., Breve testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori su pagine doppie, disegni da completare e colorare e alcuni giochi. Età: 3-4

Nick Bruel. Buon compleanno Bad Kitty, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2012, 159 p.
Alla gattina nera Bad Kitty non è piaciuta la festa di compleanno organizzata in casa per lei e cui hanno partecipato tanti amici felini, ma a fine giornata ecco giungere una bellissima sorpresa..., Testo in grandi caratteri in seconda persona singolare e plurale, illustrazioni e vignette in bianco e nero, la foto di una gatta e informazioni utili per conoscere e allevare i gatti. Età: 6-8

Lodovica Cima. Geko Guido, illustrato da Elena Giorgio, Milano, Ape, 2012, [12] p.
Gli amici animali del geko Guido rifiutano i suoi inviti a giocare, per rivelargli poi, soltanto dopo un po', che è solo per preparargli la festa di compleanno!, Cartonato sagomato che si può impugnare a mo' di valigetta, con testo molto breve in caratteri grandi e colorati e illustrazioni a colori vivaci contornate di nero su doppia pagina. Età: 2-3

Nicola Cinquetti. Questa sì che è una sorpresa!, illustrazioni di Ursula Bucher, Roma, Lapis, 2012, [29] p. (I due per due)
Oggi si rivelerà un giorno veramente speciale per il piccolo Giovanni: il nonno lo andrà infatti a prendere a scuola e gli regalerà nientemeno che una gigantesca tartaruga con il muso pieno di rughe!, Testo in caratteri maiuscoli molto grandi, illustrazioni a colori. Età: 5-6

Disney, Walt Disney Productions. La festa misteriosa, Milano, The Walt Disney Company Italia, 2009, 25 p. (Il leggi libro)
Topolino trova una lista per una festa a sorpresa, tanto a sorpresa che gli oggetti elencati si scoprono solo risolvendo indovinelli; decide allora di scioglierli e acquistare tutto, senza immaginare che la festa è..., Illustrazioni a colori e testo in grandi caratteri entro riquadri su pagine rilegate con spirale in plastica che, una volta inserite nell'apparecchio in plastica con la cartuccia elettronica allegata, permette di ascoltare storia narrata e musiche. Età: 4-6

Pauline Earles. Fiona Fiore di vetro la frettolosa, 2. ed., Milano, Valentina, 2012, [28] p. (Petal people)
Fiona Fiore di vetro compie gli anni e le sue amiche le organizzano una magnifica festa a sorpresa!, Un sacchetto di semi allegato, un cruciverba, alcune curiosità e pagine di cartoncino colorate: a sinistra tavole a colori, a destra testo in grandi caratteri calligrafici. Età: 5-7

Pauline Earles. Rosa la Rosa la sciccosa, Milano, Valentina, 2011, [28] p. (Petal people)
Rosa la Rosa prepara per gli amici una festa notturna di Ferragosto con sorpresa: i fuochi d'artificio!, Un sacchetto di semi allegato, un gioco e pagine di cartoncino colorate: a sinistra tavole a colori, a destra testo in grandi caratteri in corsivo infantile. Età: 5-7

Stefania Lepera. Apriti cielo!, illustrazioni di Alessia Girasole, Milano, Mondadori, 2012, 41 p. (I sassolini verdi)
E' il compleanno di Francesca, la quale però quando va a trovare la nonna trova, invece di un regalo, un biglietto che è l'inizio di una caccia al tesoro in cui per avere l'indizio successivo deve capire un modo di dire., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, giochi e test ispirati alla storia, foto a colori dell'autrice e notizie su di lei. Età: 6-7

Melanie Mitchell. Lulù la pecora, San Dorligo della Valle, Emme, 2012, [10] p. (Amici della fattoria)
Le uova della signora chioccia si sono finalmente schiuse e la pecora Lulù annuncia l'inaspettato evento agli altri animali della fattoria., Mini cartonato, con illustrazioni a colori su doppie pagine, testo in grandi caratteri e alloggiato tra terza e quarta di copertina un pupazzo a forma del protagonista. Età: 2-3

France Quatromme, Mélanie Allag. L'invitato di Natale, Milano, Jaca Book, 2012, [28] p.
Il giorno di Natale un bambino trova palesi indizi di qualcuno ch'è entrato di nascosto in casa: chi sarà mai l'intruso?, Brevissimo testo in caratteri molto grandi, illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 3-4

Gianni Rodari. Il filobus numero 75, illustrazioni di Bianca Gómez, San Dorligo della Valle, Emme, 2012, [28] p.
In un giorno speciale la cui data è rivelata solo alla fine il bus romano 75 inizia a muoversi autonomamente e porta i passeggeri, perlopiù impiegati, in mezzo alla campagna, dove il loro malumore lascia presto posto all'allegria!, Volume di ampio formato, con testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori su doppia pagina. Età: 6-7

Gianni Rodari. Una viola al polo nord, illustrato da Francesco Zito, San Dorligo della Valle, EL, 2012, [32] p. (Una fiaba in tasca)
Gli animali dell'Artide scoprono l'origine del sorprendente profumo che d'improvviso si è spanto nell'aria: tra i ghiacciai è nata una viola!, Testo in grandi caratteri calligrafici sulle pagine di sinistra e scene a colori su quelle di destra. Età: 5-6

Agostino Traini. La mucca Moka e le fragole, San Dorligo della Valle, Emme, 2013, [12] p.
Inseguendo le api che le hanno sottratto le fragole la mucca Moka avrà una bella sorpresa..., Cartonato di piccolo formato, con breve testo in grandi caratteri e scene a colori su doppia pagina. Età: 2-3

Max Velthuijs. Ranocchio e un giorno molto speciale, Trieste, Bohem Press Italia, 2011, [28] p.
Ranocchio ha saputo da Lepre che lo aspetta un giorno molto speciale e indaga per scoprire perché, ma resta deluso dalle risposte degli amici: nessuno sembra condividere la sua gioiosa aspettativa..., Testo in grandi caratteri sovrastato da illustrazioni a colori in un albo di ampio formato. Età: 5-7

Libri per ragazzi (da 8 anni)

Andrea Camilleri. La storia de Il naso, illustrata da Maja Celija, Torino, Scuola Holden ; Roma, La biblioteca di Repubblica-L'Espresso, 2010, 95 p. (Save the story)
A San Pietroburgo, nel 1832, l'assessore di collegio Kovalev si ritrova a impiegare tempo e preoccupazioni in una ben strana ricerca: quella del suo naso, che inspiegabilmente lo ha abbandonato!, Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori, osservazioni sparse dell'autore, notizie su di lui, sull'opera, su Gogol e su illustratrice, collana e progetto editoriale. Età: 9-11

Cristina Cappa Legora. Arcimboldi: il meraviglioso regno dei giganti, disegni Giacomo Veronesi, Milano, Skira, 2011, 79 p.
A Naturalia, castello vivente, i 133 giganti Arcimboldi, ciascuno dei quali composto dalle cose con cui ha a che fare, organizzano una festa di mezzo compleanno per il re; fra loro c'è Giuseppe, l'ingegnoso gigante Festaiolo..., Racconto ispirato ai dipinti più famosi di Arcimboldi, le cui riproduzioni fotografiche illustrano il libro insieme a disegni a colori; con glossario e schede delle opere. Età: 9-11

Luigi Garlando. Il grande ritorno, illustrazioni di Stefano Turconi, Casale Monferrato, Piemme, 2009, 149 p. (Il battello a vapore)
Il cuoco allenatore Champignon è preoccupato per il campionato perché vede i suoi giovanissimi calciatori poco concentrati: Tommi in particolare, che ha riassunto nella squadra il ruolo di centravanti, soffre pene d'amore..., Illustrazioni e vignette in bianco e nero, presentazione dei personaggi, foto di autore e illustratore e loro note autobiografiche. Età: 8-10

Franziska Gehm. La famiglia Pompadauz: il porcellino panciuto e le sue puzzette, illustrazioni di Franziska Harvey , traduzione di Sara Congregati, Firenze, Cult, 2012, 232 p.
A causa di una macchina del tempo attivata da una tempesta il 2 aprile 1912 un albergo tedesco e i suoi occupanti si ritrovano sbalzati nel 2 aprile 2011: la città è la stessa, ma come faranno a tornare alla proria epoca?, Illustrazioni in bianco e nero. Età: 9-11

Leena Krohn. Lo stupore del pellicano: romanzo, traduzione di Delfina Sessa, Milano, Salani, 2011, 188 p.
Emil, da poco trasferitosi a Helsinki dopo la separazione dei genitori, diventa amico di un pellicano che ha voluto diventare uomo e che gli trasmette la propria meraviglia per la bellezza e l'incongruenza delle cose umane., Testo in prima persona, illustrazioni in bianco e nero e notizie sull'autrice sul risvolto di sovraccoperta. Età: 12-14




Disgusto/Delusione

Libri per Bambini (0-7 anni)

Hans Christian Andersen. L'albero di Natale, illustrato da Marc Boutavant , traduzione di Elena Dragoni, Milano, Rizzoli, 2009, [36] p.
La triste storia di un giovane abete che tagliato dai boscaioli e finito in una villa trascorre una splendida serata come albero di Natale, ma viene poi relegato in soffitta e infine segato a pezzi per alimentare il fuoco., Volume di grande formato illustrato a colori, con testo in grandi caratteri. Età: 6-8

Stefano Bordiglioni. L'usignolo dell'imperatore della Cina: da H. C. Andersen, illustrata da Arianna Operamolla, San Dorligo della Valle, EL, 2011, [28] p. (Una fiaba in tasca)
Un imperatore cinese che ha trascurato il canto, a lui caro, di un usignolo a favore di quello di un automa si ammala quando il congegno della macchina si guasta irrimediabilmente., Testo in grandi caratteri corsivi sulle pagine di sinistra e scene a colori su quelle di destra. Età: 5-6

Roberto Denti. La vera storia del Principe Azzurro, illustrazioni di AntonGionata Ferrari, Milano, Piemme, 2010, 45 p. (Il battello a vapore)
Il Principe Azzurro, ormai anziano, rievoca la propria vita e soprattutto le promesse d'amore, non mantenute, fatte alla Bella Addormentata, a Biancaneve e a Cenerentola., Testo in grandi caratteri maiuscoli, illustrazioni a colori, notizie su autore e illustratore e loro foto. Età: 6-8

Aoi Kono. Il paese del melograno, illustrazioni dell'autrice, Mantova, Corraini, 2012, [16] p.
Nel paese dei melograni la neve arriva troppo presto e impedisce la consueta festa annuale celebrativa di tale frutto, ma favorisce la nascita di nuovi alberi, così da rendere la festa dell'anno successivo ancor più bella!, Albo rilegato con punto metallico, con testo molto breve in grandi caratteri, che sormonta a ogni pagina una tavola a colori. Biografia dell'autrice. Età: 4-5

Beatrice Masini. Un re per le rane: una favola ispirata a Il re Travicello di Fedro, illustrazioni di Daniella Vignoli, Milano, Arka, 2012, [28] p.
Desiderose di avere un re le rane di uno stagno ne chiedono uno a Zeus, il quale le accontenta, ma in modo imprevedibile..., Testo in grandi caratteri, illustrazioni a colori. Età: 6-8

Mumin e il regalo di compleanno: dalle storie originali di Tove Jansson, Firenze ; Milano, Giunti, 2011, [28] p.
La mattina del suo compleanno il piccolo troll Mumin riceve in dono dalla mamma un bottone d'oro, ma quando felice lo mostra agli amici è amara la delusione: sembra che tutti si siano dimenticati della sua festa!, Albo illustrato a colori, con testo in grandi caratteri. Età: 4-6

Gianni Rodari. Il cacciatore sfortunato, illustrato da Barbara Bongini, San Dorligo della Valle, EL, 2012, [32] p. (Una fiaba in tasca)
Giuseppe va a caccia per trovare qualche preda appetitosa  per il pranzo di matrimonio di sua sorella, ma il fucile si rifiuta di sparare..., Testo in grandi caratteri corsivi sulle pagine di sinistra e scene a colori su quelle di destra. Età: 5-6

Max Velthuijs. Ranocchio e un giorno molto speciale, Trieste, Bohem Press Italia, 2011, [28] p.
Ranocchio ha saputo da Lepre che lo aspetta un giorno molto speciale e indaga per scoprire perché, ma resta deluso dalle risposte degli amici: nessuno sembra condividere la sua gioiosa aspettativa..., Testo in grandi caratteri sovrastato da illustrazioni a colori in un albo di ampio formato. Età: 5-7

Libri per ragazzi (da 8 anni)

Lorenza Bernardi. Come il vento tra i capelli, Milano, Piemme, 2013, 279 p. (Freeway)
L'amore tra gli adolescenti Mathieu e Alix, conosciutisi poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, supera gli anni di lontananza e la separazione, per farli infine ritrovare nella maniera più inaspettata., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 15-17

Fred Bernard, François Roca. Sole nero, Cornaredo, La Margherita, 2011, 36 p.
Nella Siviglia del Cinquecento una nonna d'origine azteca rivela alla nipote Inès, una ragazzina, come fu che s'innamorò di suo nonno, uno degli spagnoli conquistatori che invasero Tenochtitlan, odierna Città del Messico., Testo in grandi caratteri, tavole a colori, notizie su autore e illustratore. Età: 10-12

Jessica Brody. Io sbaglio da sola, traduzione di Marta Puglia, Milano, Rizzoli, 2012, 349 p.
Colorado, anni 2000: molto insicura ed eternamente indecisa, l'adolescente Brooklyn affida la sua vita ai lettori di un blog, ma l'amore per il coetaneo Hunter sembra mettere a dura prova anche gli internauti..., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice sul risvolto di copertina. Età: 13-15

Teresa Buongiorno. Il ragazzo che fu Carlomagno: romanzo, Nuova ed., Milano, Salani, 2011, 218 p. (Biblioteca economica Salani)
Rivisitazione dell'infanzia di Carlo Magno, che s'immagina narrata da uno studioso del tempo: fuga da casa, permanenza presso una maga di campagna, ingresso a corte come figlio legittimato di Pipino il Breve., Senza illustrazioni, con nota dell'autrice e notizie su di lei. Età: 11-14

Paola Capriolo. L'ordine delle cose, San Dorligo della Valle, EL, 2013, 185 p. (Young)
In un mondo pieno di barboni che affollano i parchi la giovane orfana Sabrina lavora con soddisfazione presso l'azienda Desire, che ha prodotti per tutti i gusti, compresi video delle esecuzioni capitali..., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice sul risvolto di copertina. Età: 15-18

Rocío Carmona. La grammatica dell'amore: romanzo, traduzione dallo spagnolo di Rita Feleppa, Roma, Fanucci, 2012, 292 p.
Irene, studentessa di un college inglese, cura le sue pene d'amore correndo con un amico speciale e leggendo i romanzi che il suo professore, per il quale ha un debole, le assegna., Senza illustrazioni, dedicato alle giovanissime, con foto dell'autrice e notizie su di lei. Età: 14-16

Emanuela Da Ros. Se, San Dorligo della Valle, EL, 2011, 140 p. (Young)
La diciassettenne Virginia dopo aver fatto l'amore con il suo insegnante di educazione fisica scopre di essere incinta, ma lui sta per sposarsi con un'altra..., Senza illustrazioni, con testo alternato tra prima e terza persona e notizie sull'autrice nel risvolto di copertina. Età: 13-15

Elizabeth Eulberg. The lonely hearts club, traduzione di Simona Adami e Chiara Marmugi, Roma, Fazi, 2010, 270 p. (Lain)
Dopo l'ennesima delusione d'amore, perdipiù con Nate, il suo principe azzurro di sempre, Penny Lane, 16 anni, fonda un club per ragazze che vogliono essere single: peccato che proprio ora compaia il ragazzo giusto!, In prima persona, senza illustrazioni, con brevi notizie sull'autrice e citazioni dalle canzoni dei Beatles; rivolto alle giovanissime. Età: 13-16

Sofia Gallo. Diritto di volare, Firenze ; Milano, Giunti, 2010, 251 p. (Extra)
Gli anni '70, con la contestazione giovanile, le battaglie per alcuni diritti fondamentali, la militanza politica e la lotta armata, visti con gli occhi di una studentessa universitaria in cerca di se stessa., In prima persona, senza illustrazioni, con postfazione dell'autrice e notizie biografiche su di lei. Età: 16 e oltre

Marie Gray. La prima volta di Saja, Milano, Sonda, 2012, 183 p. (Idrogeno)
Nella Quebec degli anni '00 la giovane cantante Saja s'innamora del chitarrista Sébas, il cui unico obiettivo è invece quello di fare sesso con lei., Testo alternato tra prima e terza persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice e una nota della traduttrice. Età: 15-18

Sonya Hartnett. Il bambino fantasma, traduzione di Claudia Manzolelli, Milano, Rizzoli, 2012, 232 p. (Rizzoli narrativa)
Matilde, che ha 75 anni e vive da sola con un cane, racconta a un misterioso adolescente trovato in casa la propria complessa, dolorosa, talora felice e sempre e comunque interessante vicenda esistenziale., Senza illustrazioni, con notizie sull'autrice nel risvolto di sovraccoperta. Età: 14 e oltre

Wolfgang Herrndorf. Un'estate lunga sette giorni, traduzione di Alessandra Valtieri, Milano, Rizzoli, 2012, 310 p.
Deluso per non esser stato invitato dalla ragazza di cui è innamorato alla sua festa di compleanno, l'adolescente Maik, a bordo di un'auto rubata, parte con il coetaneo Tschick verso Vattelappeschistan..., Testo alternato tra prima e terza persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autore sul risvolto di copertina. Età: 12-15

Furio Jesi. La casa incantata: romanzo, illustrazioni di Emanuele Luzzati, Milano, Salani, 2011, 124 p.
Daniele, 10 anni, ritrovatosi all'interno di un buffet magicamente ingrandito deve scovarvi le pagine perse di un libro per le quali il vampiro Zozoro, non dandosi pace, tormenta insopportabilmente gli oggetti della credenza., Tavole in bianco e nero, notizie su autore e illustratore. Età: 9-11

Ute Krause. Il complotto dei Babbi Natale, Milano, Babalibri, 2009, [32] p.
Una notizia irrompe nel mondo: Babbo Natale non esiste! Allora i Babbi Natali - perché sono tanti e non uno solo - partono in vacanza per i Mari del Sud affinché tutti sperimentino la loro mancanza; ma un bambino li scopre..., Volume di ampio formato, con testo in grandi caratteri e illustrazioni a colori. Età: 6-8

Karin Michaëlis. 6x2 non fa 12, illustrazioni di Maria Hjuler, Milano, Salani, 2009, 179 p. (Gl'istrici)
Anton, tredicenne di Copenaghen orfano di padre e appassionato di enigmistica, vince come premio un pranzo, che con i suoi tre fratelli interpreta essere per 12 persone, così vengono invitati a banchettare amici e condomini..., Illustrazioni in bianco e nero, notizie sull'autrice. Età: 9-12

Elisa Prati. Lo zoo di plastica, Firenze ; Milano, Giunti, 2012, 216 p. (Gru)
La madre racconta a Luna del proprio amico d'infanzia Diego e dei loro giochi con uno zoo di plastica i cui animali, che si animavano magicamente a ogni evento significativo della loro crescita, smisero uno a uno di farlo., In prima persona, senza illustrazioni, con notizie sull'autrice. Età: 11-14

Philip Reeve. The hungry city, traduzione di Maria Bastanzetti, Milano, Mondadori, 2013, 326 p.
In una devastata Terra futura dove le città sono viaggianti e quelle forti colonizzano le deboli un adolescente scopre un oscuro segreto che minaccia la sua Londra, conosce i ribelli alla civiltà trazionista e trova l'amore., In due parti, senza illustrazioni, con brani di testo in corsivo e notizie sull'autore nei risvolti di sovraccoperta. Età: 12-14

Jutta Richter. Dio, l'uomo, la donna e il gatto: romanzo, illustrazioni di Quint Buchholz , traduzione di Alessandro Peroni, Milano, Salani, 2011, 83 p.
Il primo gatto a essere creato ascolta da Adamo il racconto delle traversie da lui vissute - prima con la moglie Eva, poi anche con i figli Caino e Abele - dopo la cacciata dal paradiso terrestre., Senza illustrazioni, con parti in corsivo, alcuni brani in prima persona e notizie sull'autrice. Età: 11-14

Silvia Roncaglia, Sebastiano Ruiz Mignone. 31 e-mail per un piccolo principe, illustrazioni di Antongionata Ferrari, San Dorligo della Valle, Einaudi Ragazzi, 2011, 135 p. (Storie e rime)
L'undicenne Alberto viene scelto come protagonista di un film, ma purtroppo quello in cui si ritrova è la trasposizione cinematografica del libro che lui odia più di tutti: Il piccolo principe!, Testo in grandi caratteri in prima persona alternata sotto forma di corrispondenza elettronica, illustrazioni in bianco e nero, notizie sugli autori in quarta di copertina. Età: 8-9

Daria Snadowsky. +d1bacio: romanzo, traduzione dall'inglese di Sara Brambilla, Roma, Fanucci, 2009, 262 p. (Teens international)
Dominique, diciassettenne della Florida, da sempre pensa solo al sogno di diventare medico, finché non incontra Wes, il suo primo ragazzo, con cui scopre sesso e amore; ma la scelta dell'università li metterà alla prova..., In prima persona, senza illustrazioni, rivolto alle giovanissime.  Età: 16-18

Alessandra Viotti. La poesia di Vera e delle more di gelso, Biella, Lineadaria, [2010], [48] p.
Vera, una fanciulla bella da vedere e da ascoltare e in grado di vedere e ascoltare la gente e le cose con estrema intensità, decide di cambiare se stessa e le proprie percezioni quando un grande amore le spezza il cuore., Testo in grandi caratteri con alcuni termini enfatizzati, illustrazioni a colori, due presentazioni, prefazione, notizie sull'autrice. Età: 9 e oltre




Crescere con i personaggi più amati

Pimpa, Pina, Peppa Pig e gli altri: i protagonisti dei libri per i più piccoli agevolano l’identificazione e garantiscono una rassicurante continuità, aspetti per i quali i bambini vi si legano fortemente.

La versione completa di un saggio di Luigi Paladin pubblicato in versione abbreviata sul numero 100 di LiBeR (ott.-dic. 2013). Luigi Paladin è autore con Rita Valentino Merletti di Libro fammi grande: leggere nell'infanzia (Idest, 2012).


La nuvola Olga, di Nicoletta Costa
La nuvola Olga, di Nicoletta Costa
Piacevoli coincidenze mi hanno portato in un luogo d’incanto, sopra un cocuzzolo delle Prealpi da cui si domina il lago di Garda, la pianura fino agli Appennini e, a nord, le prime montagne dell’arco alpino. Un gruppo di musicisti suonava nell’attesa dell’alba. Sensazioni intense, di immersione e di continuo stupore, con tutti i sensi aperti per cogliere il fresco della mattina, il cambiamento dei colori e le note che, lievi, si dilatavano nella valle.
Una sensazione magica, tipica delle esperienze a metà tra realtà e immaginazione, ma anche uno stato di eccitazione, simile a quello che prova un bambino alla scoperta del mondo, tranne che per lui è una esperienza del quotidiano, mentre per noi adulti una riscoperta, spesso occasionale. Queste sensazioni mi hanno rimandato allo studio che in quei giorni stavo affrontando sui libri per i bambini fino ai 4 anni, caratterizzati da storie con lo stesso protagonista, nelle quali si ritrovano le emozioni della sorpresa, del meraviglioso, dei passaggi tra fantasie e realtà.
I buoni libri hanno un grande potere: arricchiscono la vita dei bambini grazie alla particolare sensibilità degli autori/illustratori che riescono a creare personaggi che sanno prendere per mano ogni giovane lettore, accompagnandolo in viaggi nel quotidiano simili a sogni, con un linguaggio che tutti riescono a capire. I grandi artisti sanno mettersi in sintonia con le esperienze e i sogni dei bambini, entrano in punta di piedi nel loro mondo meraviglioso.
Con questa visione del bambino – attivo esploratore, in viaggio tra realtà e mondo magico – è forse più facile capire l’importanza della sezione dei libri “del fare e dello scoprire” attraverso i personaggi seriali.

La mucca Moka, di Agostino Traini

Per personaggio seriale si può intendere sia il protagonista di una sola opera divenuto famoso per le numerose edizioni e per il successo ottenuto con diversi media, come Pinocchio, Alice, Peter Pan, Max, Il piccolo Bruco Maisazio, i personaggi di Scarry, ecc., sia – soprattutto in questo contesto circoscritto ai libri per i più piccoli – i protagonisti ricorrenti, divenuti famosi perché presenti in successive pubblicazioni con storie diverse, non necessariamente in continuazione, in cui diventano mediatori, personaggi attorno ai quali vengono ricreate nuove narrazioni. In queste brevi storie, personaggi come Pimpa, Pina, Peppa Pig, Principessina, Spotty, Miffy, Giulio Coniglio, la Nuvola Olga, Simone, la mucca Moka, ecc. costituiscono il filo conduttore di un processo di identificazione e rassicurante continuità che li lega ai bambini. Ho preferito orientarmi tra i libri cartonati, riconoscendoli come i primi che solitamente il bambino incontra, anche se non sono i primi pubblicati. Con questi prende avvio la conoscenza del personaggio, essi si pongono come gli iniziatori di un processo di avvicinamento che si consolida via via, e questo iter è a volte opposto a quello editoriale, che in genere vede una successiva riproposizione nel cartonato del personaggio che aveva prima tirato nel rilegato.
L’approccio non è letterario (per questo è possibile trovare validi testi e svariati saggi di presentazione delle opere, degli autori e dei personaggi), ma psicologico e relazionale, nella prospettiva di sondare cosa realmente rappresentino per il bambino questi personaggi, che ruolo assumano, in poche parole di dare risposta alla domanda: Ma perché ai bambini piace la Pimpa?

Giulio Coniglio di Nicoletta Costa
Giulio Coniglio di Nicoletta Costa
Una delle caratteristiche della produzione editoriale per grandi e piccini è la serialità; la continuità dei protagonisti è fondamentalmente ricercata dai lettori, ma viene anche, di buon grado, accolta dall’editoria che a volte la sollecita, la caldeggia, la promuove fino al punto di farla entrare nei circuiti tipici dell’oggetto moda, in cui gli effetti di contaminazione e di eccessiva visibilità non sono sempre positivi per tutti, non solo per i lettori.
Così, mentre il lettore scopre il personaggio, gli editori creano l’immagine, aumentano le tirature, le edizioni, le diverse presenze mediatiche (cartoni animati, siti dedicati con disegni, giochi online, link, capi di abbigliamento, giocattoli, giornalini, postazioni su Facebook…).
Ipersonaggi nella letteratura per bambini e ragazzi sono numerosi e parimenti presenti in tutte le fasce di età, producendo effetti molto diversi e contrastanti: a volte ingabbiano, facendo rimanere il lettore in ambiti circoscritti (classica l’esclamazione: “Legge solo Geronimo Stilton!”), a volte tranquillizzano e rassicurano, a volte facilitano le scelte e fanno nascere dei grandi lettori. Ma il lettore è libero di leggere e rileggere quello che gli pare, sia che venga rincuorato o che si senta protetto, sia che pascoli in un prato piccolo o in più prati, sia che continui su strade rassicuranti o resti in costante esplorazione.
In questo contesto è possibile solo tracciare delle piste di approfondimento, incominciando a rispondere alla domanda: quali sono le caratteristiche che fanno sì che il protagonista di una storia divenga un personaggio seriale, continui a essere richiesto e stampato?
Provo di seguito a individuare alcune caratteristiche comuni dei libri con alcuni protagonisti diventati personaggi molto noti della letteratura per i più piccoli: Pimpa, Pina, Peppa Pig, Principessina, Spotty, Miffy, Giulio Coniglio, la Nuvola Olga, Simone, Ranocchio e Topino, la Mucca Moka.
Ho escluso la presentazione di altri, ugualmente assai diffusi e conosciuti o perché meriterebbero una trattazione specifica, come a esempio i personaggi di Scarry, o perché protagonisti di storie più orientate alla spiegazione del mondo reale, più descrittivi nel proporre le piccole minute cose della realtà, a discapito della fantasia, del riferimento al mondo magico, e della partecipazione emotiva.

 

1. Tra realtà e fantasia: in ogni piccola storia c’è una conquista, ogni scoperta è un’emozione
Le storie fanno tutte riferimento alle piccole, quotidiane conquiste del bambino. Lo aiutano, lo sostengono nell’esplorazione dell’ambiente che lo circonda, presentano occasioni di crescita in cui tutti i personaggi si cimentano, prospettando possibili soluzioni e accompagnando il piccolo lettore nel superamento della prova.
Le situazioni, a volte ripetute in modo insistente, si rifanno alle classiche esperienze e prove che il bambino prima o poi si trova ad affrontare: l’abbandono del vasino, la rinuncia al ciuccio, l’addormentarsi da soli, la paura del buio, la nascita del fratellino, l’incontro col dottore; oppure la scoperta di ambienti o situazioni nuove: la fattoria, il giardino, il circo, il mare, la piscina, il bosco, il museo, la prima esperienza con la neve, le feste e i compleanni, o ancora a esperienze e regole del quotidiano, come le pratiche igieniche, il riordino della cameretta o dei giochi, il rispetto dei compagni, i giochi con gli amici, l’incontro con i nonni. Nell’affrontare questi temi, i libri si pongono come educatori silenti, lievi aiuti ai processi di crescita del bambino, e forse anche tra questi primi libri si può trovare conferma a quanto Jella Lepman,fondatrice di Ibby, sosteneva: “I libri sono degli educatori silenziosi”.

 

Peppa Pig, di Neville Astley e Mark Baker
Peppa Pig, di Neville Astley e Mark Baker
2. Storie brevi in cartonati
Le storie sono in prevalenza racchiuse in cartonati. Si tratta di un genere tutto particolare e poco studiato di prime brevi storie, narrate con l’uso di forme espositive, sintattiche, semantiche e lessicali vicine alle protostorie: un insieme di pensieri, concatenate sequenze di azioni. Questa particolare forma narrativa è stata efficacemente sintetizzata da Altan nell’introduzione della prima edizione della collana Il primo libro di Kika: “Questo libro è stato fatto per mia figlia Kika quando aveva tre anni. Insieme, abbiamo cercato di mettere sulla carta il suo modo di creare le storie, per associazioni, e di dare una forma alla magia che i bambini scoprono in tutte le cose”.
In queste prime espressioni narrative, il filo che collega le azioni del protagonista segue la via delle spontanee associazioni, dominate dalla pregnanza affettiva ed emotiva, dall’interesse momentaneo, dall’imprevedibilità, non da precisi impianti concettuali, da schemi prestabiliti o presi da più consolidati generi letterari (le fiabe, i racconti d’avventura, storici, ecc.). Un bell’esempio si trova in un recente piccolo cartonato dello stesso Altan, dove è chiaro il passaggio di associazioni da una doppia pagina all’altra: “In cielo c’è la luna / che è bianca come il latte / si accende la candela / e Pimpa nella casetta / guarda la stella gialla”.
Con queste modalità, questo sensibile artista sostiene che è possibile dare forma non solo alla realtà che man mano il bambino conosce, ma anche “alla magia che i bambini scoprono in tutte le cose”.
La struttura narrativa è molto semplice, si basa sulla successione di eventi concatenati, e la conclusione è parte del modello narrativo, termina come terminano le azioni del bambino: con la conquista o con la fine della giornata, il sole tramonta, la cena è pronta, si accendono le stelle, si va a letto.
Il testo è per lo più caldo, immediato, orale, con parole sonore e a volte trasgressive, come in Caccapupù. Il significato più profondo della storia, i toni, l’impatto emotivo, vengono lasciati alle immagini, come pure i movimenti e le espressioni dei volti. Le cose o le parole nuove sono talvolta evidenziate e chiarite dal disegno.
Il codice iconico si esprime in doppie pagine, con una particolare articolazione fra gli spazi, gli intervalli bianchi, con primi piani e sfondi mai invadenti così da poter concentrare l’attenzione sul protagonista e sulle sue azioni. Ogni doppia pagina presenta sempre qualcosa di nuovo, con pochi significativi dettagli: una nuova azione, un nuovo contesto, un nuovo ambiente e, tra una pagina e la successiva, ci può essere anche un salto temporale, spaziale, concettuale. La novità, il movimento, le azioni dei protagonisti prevalgono rispetto alla scansione cronologica (è più presente il “prima e poi” che non la quantità di tempo fra il prima e il poi). I personaggi si trovano frequentemente rappresentati secondo tre modalità: di fronte (come a esempio Miffy); con un profilo “cubista”, alla Picasso, come il musetto della Pina o di Peppa Pig, di profilo ma con entrambi gli occhi raffigurati; dinamici nello spazio, con accentuazione delle espressioni e dei movimenti, come il coniglio Simone di Stephanie Blake o la Principessina di Tony Ross.

 

 

Pina, di Lucy Cousins
Pina, di Lucy Cousins
3. Storie che raccontano la vita dei bambini con le modalità del pensiero magico
Le storie potrebbero essere paragonate ai piccoli sogni dei bambini, ogni cosa nuova possiede qualcosa di magico, e per il bambino è normale interpretare quello che vede sia con le leggi del mondo incantato che con quelle della realtà.
L’autore/illustratore possiede la chiave per entrare nel mondo onirico da cui ricava le storie che poi trasporta nella realtà, per presentare una prima risposta al bambino nel rispetto del suo mondo interiore, dando “forma alla magia”, come diceva Altan. Nelle storie di Giulio Coniglio, alla paura del bambino del buio non viene data una spiegazione rassicurante e un aiuto con interventi tratti dal mondo della realtà – come a esempio tenere accesa la luce durante la notte – ma proponendogli di viaggiare nel sogno con un super-coniglio dalle orecchie luminose.
Quando Giulio Coniglio cade e si fa male al naso,la risposta che viene data si pone ancora nella dimensione affettiva: “La lumaca Laura gli dà un bacino sul naso”;è una soluzione di solidarietà, di condivisione che non toglie il doloredel capitombolo ma lo fa passare con un gesto che ha del magico.
L’animismo infantile fa capolino anche nelle operazioni concrete: la Mucca Moka costruisce una casetta sulla cima di una montagna per fare la “Scuola di gelato per nuvole”. In un’altra storia, dopo aver distrutto un pupazzo di neve, Moka e l’amico Piumino “mettono a posto il pupazzo di neve e gli regalano la sciarpa e il berretto”.

 

 

Ranocchio e Topino, di Max Velthuijs
Ranocchio e Topino, di Max Velthuijs
4. Caratteristiche dei personaggi
Sono sostanzialmente di tre tipi: animali umanizzati (cani, maiali, conigli, mucche, ecc.); bambini speciali (la Principessina di Tony Ross); oggetti animati (nuvole, alberi, ecc.).
Tutti sono amati e ricercati perché presentano le seguenti caratteristiche comuni.

a. Personaggi di facile identificazione: l’affiancamento simbiotico
Forse è la caratteristica più importante, perché favorisce la nascita del personaggio, cioè di qualcuno con cui si è stati bene e con cui si vuole ripetere l’esperienza, ricercando altre storie nelle quali sia ancora presente.
Parlare di identificazione con bambini di pochi anni può apparire azzardato, tirato per i capelli poiché essa richiede, nel senso più completo, la capacità di mettersi nei panni degli altri e da lì vedersi, analizzarsi, cogliersi; viene raggiunta in età successiva, verso i 6-7 anni, con l’uscita dall’egocentrismo. L’identificazione in questi libri è qualcosa di più semplice: il piccolo lettore si immedesima con l’azione compiuta dal personaggio, con il comportamento che esso adotta; il lettore gli si affianca, chiedendo quasi di fare insieme, di provare ad affrontare insieme quello che da solo non riesce o trova difficile compiere. È una identificazione di collaborazione, di affiancamento simbiotico, più che di immersione nell’altro.
La riprova si può avere nella scarsa importanza attribuita alla descrizione fisica e psicologica del protagonista, che è amato per quello che fa piuttosto che per quello che è.
Che si tratti di un affiancamento collaborativo simbiotico più che di un vero e completo processo di identificazione lo si può cogliere anche rilevando la svariata tipologia dei soggetti protagonisti che, come si diceva, possono essere animali, cose, o bambini. Questo spiega anche il successo di un classico della letteratura per bambini di Leo Lionni, Piccolo blu piccolo giallo che ha come protagonisti dei pezzi di carta colorata. Lo stesso vale per protagonisti come Pina e Miffy, le cui espressioni facciali sono sempre uguali, immobili, quasi “ebeti”: Pina è una topolina con tre baffi all’insù e tre all’ingiù, rappresentata di profilo; Miffyè una coniglietta con la bocca a x, che indossa un vestito rosso, ed è vista sempre di fronte.
Non sono nemmeno protagonisti attinti da altri generi, come le fiabe; re, principi, streghe e maghi fanno già parte di un ambiente ben definito del mondo magico, da cui difficilmente potrebbero scendere per accompagnare le vicende dei piccoli, e peraltro sono già molto ben caratterizzati.
Simone, di Stephanie Blake
Simone, di Stephanie Blake
È pur vero che i personaggi seriali di Tony Ross hanno la corona e si chiamano re, regina e principessa, ma è evidente che hanno ben poco di regale: la mamma regina con il grembiule si occupa delle pulizie della casa o rammenda i calzini, il papà re sembra un impiegato costretto a indossare giacca e cravatta. Lo stato regale appare più un’attribuzione dell’immagine che una vera appartenenza.
Dal punto di vista della Psicologia sociale, la costituzione del sé, strettamente legata ai processi di identificazione, è una fondamentale tappa che il bambino deve percorrere e richiede la capacità di decentrarsi. Per gli studiosi questo percorso evolutivo può essere facilitato da forme di decentramento via via più complesse, legate al gioco, prima come play (giocare a far la mamma), poi come game che prevede la capacità di tener conto di più ruoli (giocare assumendo il ruolo di difensore in una partita di pallone).
Con queste prime forme di identificazione simbiotica con il protagonista seriale, che propone al lettore di fare come lui, di andare con lui, di seguire insieme una storia, il bambino incomincia quel lungo processo di decentramento, che verrà rinforzato dalle più complesse assunzioni di ruolo nel gioco. Il protagonista compie azioni di desiderabilità da parte del lettore, propone ma non impone, non crea la dipendenza tipica di altre identificazioni, come quelle adolescenziali.

 

 

Spotty, di Eric Hill
Spotty, di Eric Hill
b. Personaggi rassicuranti, positivi, che accolgono e non abbandonano
Il personaggio seriale induce la domanda di altre storie perché ripropone un contesto già noto, rassicurante, ma al contempo suscita delle nuove attese, l’aspettativa che il protagonista si comporti se non proprio da modello, almeno da apripista, che sia capace di superare l’ostacolo, di fare qualcosa che il lettore non ha mai fatto, non ha mai avuto l’opportunità di fare o ha timore di affrontare.
Nella lettura, il bambino vive l’attesa di qualcosa che sta per essere svelato: la nuova conquista sarà iniziata e portata a buon fine non solo dal protagonista, ma anche da lui stesso, chiamato in prima persona così che la meta potrà essere raggiunta solo se stanno insieme, o meglio se il lettore riesce a vivere l’intera vicenda con il protagonista. Si instaura quindi un rapporto di fiducia, perché c’è una parte anche per il lettore.
Le modalità di rassicurazione apparentemente sembrano diverse, ma raggiungono lo stesso obiettivo: accogliere e rassicurare il piccolo lettore che si accinge a entrare nella storia.

 

- Una prima modalità vede l’appartenenza del protagonista a un contesto familiare caldo e incoraggiante, protettivo, ma non invadente. Il prototipo di questo modello è Spotty sempre accompagnato da mamma o papà che lo seguono da dietro, lo invitano, anzi spingono, a esplorare, curiosare, buttarsi nel nuovo. Altrettanto si può dire per Miffy, Peppa Pig e Simone .

La Pimpa, di Altan
La Pimpa, di Altan
I genitori non sono sempre perfetti e questo li rende più vicini e verosimili. Ne L’armadio dei giocattoli la mamma si ingegna a montare il mobile ordinato su Internet senza avere le istruzioni, così l’armadio risulta incompleto.

 

- Talvolta la famiglia non c’è e al posto dei genitori c’è un sostituto a cui il protagonista fa continuo riferimento. Così il lettore si sente vicino alla Pimpa che non ha una famiglia, accetta e vede in Armando la figura di entrambi i genitori. L’Armando è un po’ di tutto: amico, confidente, autista, cuoco, sempre presente, disponibile ad ascoltare le innumerevoli domande e a cercare delle risposte; è un autorevole rifugio. Rappresenta il concentrato sostitutivo della famiglia che a volte il bambino non sente alle spalle.

- Un'altra modalità rassicurante è data dalla presenza, con il ruolo di coprotagonisti, di più amici, compagni di avventure e scoperte, che intrecciano relazioni di sostegno calde e implicanti. La presenza di amici permette anche di affrontare il tema della socializzazione al di fuori della famiglia, del conoscere e sperimentare rapporti sociali tra pari. Ranocchio e Topino, dopo aver scavato una buca alla vana ricerca di un tesoro, decidono di sfruttare quanto fatto per costruire insieme una casa e “Ranocchio collabora con entusiasmo”.
Fra i compiti degli amici rientrano le proposte o i tentativi di soluzione dei problemi comuni o dei consueti conflitti fra bambini. Giulio Coniglio va in campeggio con gli amici ma nel montare la tenda non tutti svolgono il loro compito per filo e per segno, c’è chi non si toglie la sciarpa, chi entra subito a curiosare: tutti tipici comportamenti da bambini.

- Esiste poi una modalità diversa, quasi contrapposta, il cui meccanismo rassicurante si basa sulla complicità (mi piaci perché mi assomigli, sei come me, anche tu hai avuto paura come me, come me non volevi mangiare gli spinaci, come me sei stato rimproverato) o sulla sperimentazione delle stesse condizioni di vita, o di legami parentali. A volte il protagonista o i coprotagonisti, un po’ come il piccolo lettore, agiscono da monelli o da maleducati, da curiosi; ricordiamo, tra i più birichini, Simone e la Principessinache quando assaggia la sua torta di compleanno la sputa arrabbiata, urlando “Bleah! Nemmeno una fragola!”, mentre il primo grida al fratellino:“Tornatene a casa tua, Pappamolla… Se rimane, faccio popò dappertutto.”

- Personaggi originali e caratterizzati

Miffy, di Dick Bruna
Miffy, di Dick Bruna
Ci si potrebbe aspettare la presenza di personaggi seriali simili tra di loro, ma non è così; la maestria degli artisti riesce a offrire una gamma riccamente assortita di modelli con caratteristiche così marcate da renderli immediatamente riconoscibili, unici, così che ogni lettore possa trovare quello o quelli preferiti a cui affezionarsi. L’elenco sarebbe molto lungo, mi limito a tratteggiare alcune caratteristiche di unicità con i seguenti quattro esempi:
- Il cagnolinoSpottyè curioso, bello, arrotondato, di un caldo color giallo con alcune macchie di cui una, simpatica, sta proprio sulla punta della coda; è sempre protetto dalla presenza vigile dei genitori. Le sue storie coinvolgono attivamente il lettore anche grazie all’uso delle finestrelle.
- La coniglietta Miffy, dai tratti puliti ed essenziali, è precisa, ben definita, sempre uguale; forse troppo prevedibile ma è così immediata sullo sfondo bianco che non passa inosservata, accompagna il lettore con le sue piccole scoperte.
- La Principessina di Tony Ross è un personaggio di alta dinamicità iconica e narrativa, sempre in movimento, mai stanca, imprevedibile; rappresenta un modello di bambina sveglia, sicura di sé, un po’ prepotente e dispettosa, a volte arrogante, ma alla fine desiderosa di rientrare negli affetti familiari.
- La topolina Pina, dai tratti marcati, con colori piatti e decisi, a volte sembra “ebete”, nel senso che mantiene inalterate le espressioni del viso in situazioni molto diverse; rimanda al fascino e all’attrattiva del mezzo sorriso di leonardiana memoria; forse questa fissità contribuisce ad avvalorare l’ipotesi che i bambini siano più presi dall’azione che dall’espressione.
- Peppa Pig è un’allegra e dinamica maialina color rosa confetto che adora rotolarsi nel fango, rappresentata a mezzo profilo, con entrambi gli occhi. Accompagnata dai genitori e dal fratellino George, vive ogni giorno un'avventura che condivide con il lettore. Generosa, tenera e simpatica, a volte è anche prepotente e capricciosa, un po’ come tutti i bambini. Nata qualche anno fa in Inghilterra come cartone animato, è diventata un prodotto editoriale di grande successo in tutto il mondo. In Italia è edita da Giunti e i volumi sono curati e scritti da Silvia d'Achille. Si sta sempre più consolidando come prodotto di moda: è presente nei cartoni animati, nei libri, negli albi da colorare, nelle canzoni, nell’abbigliamento, negli accessori, nei giocattoli.

 

 

La Principessina, di Tony Ross
La Principessina, di Tony Ross
Come già detto, la vasta tipologia di libri presenti nella letteratura per bambini fino a quattro anni vede la presenza di numerosi altri protagonisti seriali più o meno diffusi. Mi sembra che tutti, seppur in forme diverse, facciano riferimento alle caratteristiche sopra descritte, che possono essere così riassunte: presenza di brevi storie raccontate in forma narrativa con testo e immagini integrate; un protagonista (bambino/a o, più frequentemente, animale) che in più storie accoglie il lettore e lo invita a fare con lui un percorso di vita, di scoperta, di crescita. Il tutto si svolge in un contesto dove si passa continuamente dal mondo magico a quello reale, e viceversa, dove i puri principi e le leggi della realtà non sempre hanno il sopravvento.
Le caratteristiche di questi libri li rendono importanti per lo sviluppo e la crescita del bambino fino a quattro anni, costituiscono una palestra in cui provare a lanciarsi per superare le situazioni nuove della propria vita, e quindi per crescere. Di non secondaria importanza è il fatto che l’intenso rapporto vissuto col protagonista seriale facilita e sostiene l’attaccamento al libro come strumento di cui non poter più fare a meno.
Libri per crescere, libri che aprono alla lettura, libri di rispetto e di salvaguardia per arginare le troppe forze che premono per fare del bambino, fin dalla primissima infanzia, un piccolo scienziato.

 

1. Sono stati considerati libri seriali anche quelli che presentano un numero limitato di opere in continuazione o possiedono una struttura narrativa più complessa, rivolti a un’età superiore o sono stati oggetto di varie riedizioni e riduzioni, come a esempio Camillo di Ole Könnecke; Pesciolino Arcobaleno di Marcus Pfister; Piuma di Hans de Beer; Canguro blu di Emma Chichester Clark; Lupo di Mario Ramos; Olivia di Ian Falconer; Orso di Bonny Becker; Anna di Kathleen Amant; Barbapapà di Annette Tison e Talus Taylor; Lisa di Liesbet Slegers; Milly, Molly e Meg di Gill Pittar; Zigo Zago e gli animali personalizzati di Richard Scarry.

2. È possibile includere in quest’ultimo gruppo, a esempio, le Storie di Anna di Kathleen Amant, pubblicate in Italia da Clavis. Nel Piccolo orto di Anna alla protagonista è presentato prima l’elenco degli attrezzi necessari per preparare l’orto alla semina, quindi la preparazione della terra, le varie operazioni della semina, la raccolta fino alla preparazione di un gustoso pranzo a base di “dolcissime carote e croccante e appetitosa lattuga”. Il tutto si conclude con un finale non certo originale e all’apparenza scarsamente sentito: “Papà quando piantiamo ancora le verdure nel nostro orto? Sono super buone!” Appare difficile cogliere, inoltre, la diversità fra due libri della stessa serie, Anna va in piscina e Anna e la giornata in piscina, visto che i due libri differiscono solo nell’uso di alcuni termini e in altri interventi grafici di scarsa rilevanza.

3. È interessante notare come questi temi siano comuni e molto simili anche in contesti culturali diversi. Sono poco presenti gli ambienti e le scoperte che il bambino incontra per primo legate all’esplorazione della casa e degli oggetti di uso quotidiano, come i cassetti, la borsetta della mamma, l’armadio dei vestiti.

4. J. Lepman. La strada di Jella, Roma, Sinnos, 2009.

5. Altan. Vola, uccellino!, Trieste, E. Elle, 1978.

6. Altan. Buonanotte, luna!, Modena, Panini, 2011.

7. In Caccia alla Pimpa (Panini 2012), troviamo un esempio del linguaggio magico tipico dei bambini, da cui sono esclusi gli adulti, in questo caso Armando: “‘Buongiorno, latte!’ dice Olivia seduta sul seggiolone. ‘Ciao, Olivia’ risponde il latte. ‘Tu sai parlare con loro!?’ dice Armando sorpreso. ‘Sì, me l’ha insegnato la Pimpa’ dice lei’”.

8. S. Blake. Caccapupù, Milano, Babalibri, 2006.

9. In Una gita nel bosco di Silvia d’Achille (Giunti kids, 2012) la famiglia di Peppa Pig è sotto la pioggia, nel bosco, alla ricerca dei cesti del pic nic. Nella doppia pagina successiva, grazie a delle anatrelle, sono stati ritrovati i cesti e non piove più, nell’ultima tutti mangiano per terra su una tovaglia riccamente apparecchiata. La successione temporale è corretta, vengono volutamente “tagliati” i particolari irrilevanti per il bambino, come il fatto che non piove più, o che ci vuole tempo per apparecchiare per il pic nic. Significativo l’intervento animistico delle paperelle che aiutano nella ricerca del cesto e la partecipazione di formiche e uccellini al pasto.

10. N. Costa. Storie di paura e di coraggio, Modena, Panini, 2011. “Super-Coniglio prende Giulio per mano e insieme volano nella notte, volano come uccelli sopra le onde del mare. Giulio Coniglio è felice di avere un amico così, che fa luce con le orecchie. Né il buio né il mare gli fanno più paura!”

11. N. Costa. Giulio Coniglio fa il capitombolo,Modena, Panini, 2008.

12. A. Traini. La mucca Moka e la scuola di gelato, San Dorligo della Valle, Emme, 2009.

13. A. Traini. La Mucca Moka e il pupazzo di neve, San Dorligo della Valle, Emme, 2009.

14. L. Lionni. Piccolo blu e piccolo giallo, Milano, Babalibri, 1999.

15. I libri della Pina,di Lucy Cousins,sono presenti in varie collane, tutte pubblicate da Mondadori.

16. I libri di Miffy, di Dick Bruna, prima pubblicati da Archinto, sono ora disponibili nel catalogo di Panini, con la traduzione di Giusi Quarenghi.

17. Le storie della piccola principessa di Tony Ross, prima pubblicati da Mondadori, sono attualmente presenti nel catalogo Lapis nella collana Storie di una principessina.

18. Sugli effetti dell’empatia come capacità di identificarsi negli altri attraverso i protagonisti dei libri di fiction è significativa una recente ricerca sperimentale condotta alla University Medical Centre di Amsterdam e pubblicata su Plos One (). In essa viene dimostrato che affrontare insieme ai personaggi le loro prove e traversie aiuta il lettore a mettersi in gioco in un’area protetta, lo rende libero di provare forti emozioni che nella vita reale avrebbe paura di affrontare, stimola l’attività cerebrale, come se si trovasse nel mezzo dell’azione, favorisce comportamenti positivi e collaborativi.

19. Le storie di Spotty, di Eric Hill, raccolte in varie collane, sono pubblicate in Italia da Fabbri. In Spotty va a spasso, 2009, la mamma dice: “Esci pure, Spotty! Stai attento a non perderti però!” Segue il suo cucciolo da lontano nelle varie scoperte fino al suo rientro a casa.

20. Anche il birichino Simone di Stephanie Blake in Non voglio andare a scuola (Babalibri, 2007) è confortato da mamma e papà, nell’affrontare il primo giorno di scuola; la mamma gli dice: “Tu sei il più coraggioso tra tutti i piccoli conigli, tu sei il mio superconiglio”; il papà “Troverai molti amici e imparerai tante cose nuove. Tu sei il mio grande coniglio”.

21. S. d’Achille. L’armadio dei giocattoli,Milano, Giunti Kids, 2012.

22. Tra i personaggi con più amici vi sono Giulio Coniglio (Pippo porcello, l’oca Caterina, il topo Tommaso, Valter la volpe), o la Pimpa (Colombino, Olivia, Coniglietto, Raffaello Talpa, la lumachina Rosa), la Pina (coccodrillo Cocco Nilo, la papera Piò Piò, Tullio lo struzzo, Tino l’elefante, Il gatto Nerone, lo scoiattolo Lillo).

23. M. Velthuijs. Due amici e un tesoro, Milano, Mondadori, 2001.

24. In Giulio Coniglio sulla neve (Panini, 2012) Giulio Coniglio è andato a sciare con gli amici: l’oca Caterina lo rassicura quando cade: “Ahi… ahi! Giulio Coniglio è caduto! L’oca Caterina gli dice che per imparare a sciare bisogna cadere molto.”

25. In Facciamo cambio? di Stephanie Blake (Babalibri, 2007) i due coniglietti Simone e Ferdinando litigano per le macchinine e tentano svariate contrattazioni, a esempio: “‘Scambiare è scambiare, indietro non si può tornare’, dice Simone. ‘Scherzi? Se c’è qualcosa dentro, è mio!’ grida Ferdinando. ‘Va bene, allora ti ridò la tua macchinina rossa, se tu mi ridai la mia macchinina gialla, quella blu e quella verde’, dice Simone.”

26. T. Ross. Voglio due compleanni, Roma, Lapis, 2010.

27. S. Blake. Pappamolla, Milano, Babalibri, 2008.




Happy new family!

Tra separazioni e unioni non convenzionali, su LiBeR 99 (lug.-set. 2013) uno sguardo alle attuali famiglie.

I figli di genitori separati vivono spesso emozioni contrastanti, difficili da esprimere: le storie possono aiutarli a riconoscere i propri sentimenti, come in un gioco fatto a più voci e a più mani. Intanto l’ampia diffusione delle famiglie non-standard crea nuove complesse realtà nel tessuto sociale e nei libri per ragazzi spesso i nuovi nuclei familiari suscitano indifferenza oppure aspre critiche, perché ritenuti potenzialmente dannosi per la psicologia dei lettori.
Su questi temi su LiBeR 99 una riflessione di Manuela Trinci sulle letture che accompagnano i bambini nella separazione dei genitori (“Bambini con la valigia”), un contributo di Mary Hoffman sulle nuove tipologie familiari, che tra madri lavoratrici e genitori dello stesso sesso, entrano a far parte del mondo dei libri per bambini (“Famiglie nascoste”) e un’intervista di Paola Benadusi Marzocca a Sabina Colloredo, autrice di due romanzi incentrati sulla figura di Sara, adolescente in crisi alle prese con l’assenza scioccante di un genitore divenuto improvvisamente un estraneo.

In LiBeRWEB l’intervista e una proposta di lettura tratta da LiBeR Database:

Quando il padre se ne va

Intervista di Paola Benadusi Marzocca a Sabina Colloredo

00pdf_small Se i miei si separano
Il tema della separazione dei genitori in una proposta di lettura tratta da LiBeR Database

Sommario di LiBeR 99

 




Pensare in piccolo

La filosofia con gli occhi di un bambino nel numero 97 di LiBeR (gen.-mar. 2013)

I bambini sono in grado di muoversi nel mondo della filosofia, tra teorie e approcci diversi, esperienze educative e una vasta produzione editoriale sull’argomento che spazia dalla divulgazione al fumetto, al romanzo epistolare. Come orientarsi?
Nel numero 97 di LiBeR una riflessione di Giulio C. Cuccolini sul tema, con un’intervista a Giulio Giorello sulla “filosofia della meraviglia” che contraddistingue molte delle continue e insistenti domande infantili; un contributo di Antonio Faeti sulle impronte filosofiche della letteratura per ragazzi, dove le metafore filosofiche hanno spesso anticipato rivolgimenti storico-culturali e un’intervista di Agata Diakoviez alla bambina filosofica di Vanna Vinci.

Nell’occasione di questo lavoro è stata realizzata una proposta di letture per bambini e ragazzi disponibile in LiBeRWEB.

00pdf_small Bambini e filosofia - Bibliografia 

Bibliografia di libri per bambini e ragazzi con dati tratti da LiBeR Database (www.liberdatabase.it).




Cronache di cotone

La moda dei bambini

La moda dei bambini riceve continui stimoli da stoffe, storie e immaginazione. Manuela Trinci propone su LiBeR 96 una riflessione sul mondo affascinante, ma rischioso, del glamour, con un occhio attento alle proposte dell’editoria per bambini e ragazzi.

Dal testo di Manuela Trinci:
"E se appiattimento e omologazione sono sempre in agguato, bisogna confessare che anche una certa editoria a basso costo (che della banalità e dell’insidioso conformismo educativo cavalca la tigre) si è allineata al martellante battage pubblicitario nel costruire e indurre sogni tagliati a misura degli slogan 'consumo dunque sono' e 'corri e compra'. In questo senso la moda 'dei' bambini, diventata piuttosto la moda 'per' i bambini, fra i tanti linguaggi della moda stessa, provocatori, d’avanguardia, culturali, artistici e creativi, si è fatta interprete di un unico linguaggio assertivo e commerciale, perdendo di conseguenza categorie concettuali importantissime – che intrecciano la moda alla memoria, al tempo, alla storia – e rinunciando a quella preziosa prerogativa di sollecitazione estetica che conduce a prendere possesso delle cose anziché a viverle passivamente se, come scriveva Cocò Chanel, 'la moda non è qualcosa che esiste soltanto nei vestiti… è nel cielo… nelle strade… ha che fare con le idee, con il nostro modo di viverle'. Dove sono finiti, allora, il vestito a toppe, le calze diseguali e le scarpe lunghe esattamente il doppio dei piedi, indossati da Pippi Calze Lunghe? Dove sono finiti quei capi insoliti, quella moda 'dei' bambini fatta dalle giacchette di Pinocchio, dal vestito buono della domenica di Gian Burrasca, da cappuccetti rossi, o bianchi o verdi? E l’abito da sposa di Filomena, troppo bello, troppo ricco, troppo di seta, di velo, di pizzo, troppo...? E lo sguardo irriverente e fiero del bambino che proclamando ai sudditi l’inesistenza dei vestiti nuovi dell’Imperatore lo rese nudo?”).

00pdf_small Libri prêt-à-porter - Bibliografia
Una “passerella” di storie dove la moda ha un ruolo significativo. La bibliografia, basata su opere pubblicate a partire dal 2000, è tratta da LiBeR Database e proposta in ordine di autore.




Pro e contro la serialità

Un dibattito promosso da LiBeR

“Serialità” è un concetto intorno al quale molto si discute a proposito delle sorti della letteratura per ragazzi. Esso affonda le sue radici nella tradizione della letteratura popolare, con particolare riferimento al feuilleton o “romanzo d’appendice”, che ha contribuito alla storia letteraria fin dalla prima metà del­l’Ot­tocento, promuovendo alcuni punti di forza che ritroviamo – attualizzati – nella letteratura per l’infanzia contemporanea, come la forza dei personaggi, che si evolvono con il procedere di storie caratterizzate da una forte aderenza al reale, o la proposta di immagini non stereotipate dei rapporti adulto-bambino.
La grande stagione dell’editoria per ragazzi in Italia, dalla metà degli anni ’80 del secolo scorso, è stata caratterizzata anche da un altro aspetto della serialità, rappresentato dalla forza delle collane, che hanno assunto il valore di punti di riferimento primari per le scelte di lettura dei ragazzi, grazie a precisi contenuti editoriali e identità ben connotate. Ma le collane così intese hanno mostrato negli ultimi anni segni di “declino”, diminuendo il loro ruolo e il peso nel panorama delle recenti proposte editoriali.
L’editoria per ragazzi cerca sempre più spesso di proporsi come un’editoria di evento, che punta al bestseller e al libro “fuori dai ranghi”, meglio se cross-over e connotato da elementi di serialità capaci di mettere in campo nuovi fattori di attrazione e fidelizzazione dei lettori. Vi sono stati molti prodotti seriali di “buon artigianato”, che hanno avvicinato molti ragazzi alla lettura, ma anche una frequente “caduta” nella ripetitività di format e modelli, personaggi e situazioni, spinta dall’esigenza di far fronte a un’elevata produzione editoriale orientata all’intrattenimento.

La serialità si manifesta, dunque, fra luci e ombre. Ecco perché LiBeR ha ritenuto opportuno promuovere un dibattito sul tema, reso possibile e particolarmente intenso grazie alla convinta adesione di due autori, Pierdomenico Baccalario e Antonio Ferrara, che si collocano su posizioni opposte, coerentemente sostenute nei loro interventi, pubblicati sul numero 95 di LiBeR con le illustrazioni di Alberto Rebori.
Un dibattito che, ci auguriamo, possa stimolare altri interventi. Per questo gli interventi sulla serialità sono da questo momento disponibili anche nel portale:

“Dalla parte di Harry” di Pierdomenico Baccalario
Affezione dei lettori, alte percentuali di vendita e di prestito: perché, allora, tante posizioni sfavorevoli riguardo alle opere in serie?

“Unici e assoluti” di Antonio Ferrara
Le storie che appassionano scrittori e lettori sono imprevedibili, originali, si compongono di parole “fumanti”: niente a che vedere con le storie in serie

Galleria di illustrazioni di Alberto Rebori

Gli altri contributi al dibattito
Un dibattito che, ci auguriamo, possa stimolare altri interventi e che svilupperemo sulla rivista e nel portale. Chi vuole contribuire può farlo scrivendo a liberweb@idest.net





Dalla parte di Harry

Affezione dei lettori, alte percentuali di vendita e di prestito: perché, allora, tante posizioni sfavorevoli riguardo alle opere in serie?

di Pierdomenico Baccalario

Amo i libri. Tutti quanti. E poiché scrivo libri per i ragazzi, vi parlerò di loro. I ragazzi adorano le serie, le hanno sempre adorate e continueranno a farlo. Sono sicuro che ciascuno di noi ricorda quel preciso momento di gioia in cui, letto un libro meraviglioso, aveva scoperto che ne esisteva una continuazione. Certo: a volte quella continuazione è stata una profonda delusione. A volte una sorpresa. A volte, più semplicemente, è stata esattamente quello che volevamo che fosse: un’altra storia con le stesse caratteristiche, in cui la nostra immaginazione voleva tornare perché ci si era trovata bene. Un po’ come andare al nostro ristorante preferito, almeno fino a quando non cambia gestione. Rimasi quindi sorpreso quando un critico, complimentandosi con me per un premio, mi confidò, visibilmente soddisfatto: “Final­mente hai smesso di scrivere serie!”. In realtà io non avevo smesso di scrivere serie. Avevo scritto un libro che non richiedeva un meccanismo seriale, la cui storia non prevedeva situazioni ricorrenti, o personaggi che, per la loro stessa natura, volessero tornare, di tanto in tanto, a far visita ai lettori. Il “finalmente” del critico, però, nascondeva una percezione negativa sulla serialità, di più: l’idea che fosse un problema. Un problema per chi, però?
Non mi sembrava un problema per chi scrive, perché chi ha la fortuna di lavorare a una serie sa che potrà esercitare più a lungo il suo mestiere e la sua passione (quando questi, come nel mio caso, coincidono). Direi anche che non sia un problema del lettore, perché, classifiche alla mano, i libri più acquistati e più richiesti al prestito interbibliotecario dai ragazzi sono tutti seriali. Di conseguenza non possono essere un problema degli editori, se con le serie riescono a far affezionare i lettori al punto di convincerli a leggere più di un volume. Il meccanismo del ritorno in libreria funziona meglio con le serie a personaggi ricorrenti (come Harry Potter o Geronimo Stilton), più che con le serie “a contenitore”, dove la ripetitività viene esercitata sui contenuti mediante una scelta accurata dei titoli da far confluire nel catalogo (che si chiami poi le Ragazzine, gli Istrici o il Bat­tello a Vapore). Nella mia analisi del problema ho quindi pensato alle librerie, che hanno ovviamente uno spazio limitato: è vero che certe promozioni sulle serie tolgono spazio e visibilità ai libri irripetibili? Sì, ma deve anche essere vero che il libraio, accettandole, presume di vendere più facilmente una serie piuttosto che una novità isolata, altrimenti sarebbe come chiedere al venditore di banane di esporre sempre arance. Chi rimane fuori dall’analisi è quindi, mi pare, proprio quel critico, che, insieme ad altri intermediatori culturali (i bibliotecari), ha il ruolo di gestire la scomodità,(1) ovvero di aiutare i lettori a orientarsi tra tante scelte possibili. In un suo famoso libro, il critico gastronomico Stephen Shaw,(2) riferendosi ai ristoranti autorecensiti dal pubblico, appuntava che “con il dovuto rispetto per il primo in classifica, giustamente popolare, è palesemente ridicolo anteporlo a una dozzina di altri posti, in particolare ai ristoranti di livello internazionale come...” Senza peraltro spiegare da nessuna parte perché fosse ridicolo, né in cosa consistesse il “livello internazionale”. La sua era una sorta di ammissione che, in un mondo di grande abbondanza e di facile passaparola (come quello dei ragazzi), il ruolo del critico è sul filo del rasoio. Soprattutto perché vede compromessa la sua ambizione a guidare i gusti del pubblico.
Sono quindi i critici e i bibliotecari a non amare le serie? Potrebbe essere. È in effetti la critica di qualità (come quella di Almeno questi!, su liberweb.it) a individuare il “problema” delle serie nella loro stessa supposta natura, ovvero un “valore letterario modesto” contrapposto all’“accreditata qualità dei testi e delle illustrazioni”, lo “stesso schema vincente, un po’ troppo commerciale e scontato” anziché “la pregnanza dei contenuti”, finendo in sostanza per cadere nello stesso “dilemma di Shaw”.
Gli elementi della serialità non sono figli del nostro tempo, ma fanno parte di un meccanismo specifico dell’arte del narrare,(3) ovvero di quel momento in cui l’autore si mette al servizio del pubblico stabilendo fin da subito alcuni elementi di precomprensione della storia che andrà a raccontare. Per farlo si può servire dei segni distintivi del formato e della copertina (che allettano il desiderio del lettore e gli consentiranno di scegliere velocemente il suo “genere”), del ricorso a personaggi tipizzati, di uno stile semplice in cui si predilige la trama che avrà, quasi sempre, un finale consolatorio. Un narratore al servizio della storia, e non viceversa. È quanto accadeva due secoli fa con il romanzo popolare, scritto per un pubblico che lo desiderava (professionisti e casalinghe, che determineranno negli anni ’50 e ’60 l’esplosione del fotoromanzo), o con i primi feuilleton che uscivano a puntate sui giornali (il più famoso, i Misteri di Parigi, è del 1842). Il meccanismo a puntate era squisitamente seriale: il lettore cercava la sua storia con frequenza, assecondando un desiderio di ripetizione che, a sua volta, era ancora più antico. Niente meno che quello dei cantori medievali e degli aedi. Senza scomodare Omero e i suoi cicli di versi, ne sono un esempio la vastissima (e per lo più anonima) narrativa dei Paladini di Re Carlo, dei Briganti di Sherwood o dei Cavalieri della Tavola Rotonda. Serie di avventure dove i personaggi potevano anche cambiare nome, ma non l’epiteto esornativo o le caratteristiche convergenti che li rendevano riconoscibili a un pubblico che era internazionale. Perché erano storie pensate per viaggiare in tutto il mondo (conosciuto). In molte serie per ragazzi è sopravvissuta l’idea di tratteggiare un personaggio con un nome, una professione, un paio di aspetti caratteriali, una caratteristica fisica – la barbetta a punta – e la nazionalità. Stereotipi, certo, ma di contatto. E basterebbe un buon narratore di stereotipi per far conoscere ai ragazzi di oggi, a esempio, l’epopea dei pupi siciliani, invece di appro­fondire per l’ennesima volta la personalità di un ragazzino di periferia vittima del bullismo.
È con un sapiente dosaggio di leggerezza, sperimentazione e inventiva che si sono mossi i vari Rocambole, Pippi Calzalunghe, i coniglietti di Beatrix Potter e Lord Percy, letti magari nelle stesse famiglie in cui i “grandi” compulsavano I Miserabili, il Commissario Maigret, Dirk Pitt o il praticamente sconosciuto commissario Lucertolo, di Giulio Piccini.
Forse Dante non ha aspettato di scrivere la sua trilogia (per giunta fantasy) dopo il successo del primo tomo,(4) ma di certo Dumas non si è fatto scappare l’occasione di far tornare i suoi Moschettieri con Vent’anni dopo e poi in compagnia del visconte di Bragelonne. Lo stesso Conan Doyle, i cui romanzi storici giacciono per lo più dimenticati, ci ha pensato un bel po’ prima di far cadere Sherlock dalla nota cascata. Autori che hanno definito un’epoca, inventando l’immaginario dell’Ovest nel caso di Fenimore Cooper, il cappa e spada con Walter Scott, il poliziesco con Emile Gaboriau, il romanzo d’anticipazione con le puntate di H.G. Wells.
Per quanto riguarda la qualità letteraria, sbaglia chi crede che i tratti formali del testo seriale siano il risultato caricaturale dell’incompetenza letteraria degli autori:(5) sono, invece, il meccanismo formale di una ripetizione deliberatamente valorizzata. Il testo è volutamente “non scritto”, non è “mal scritto”. Si prediligono leggibilità, chiarezza e comprensibilità, e anche se il neretto presenta una con­tinua illusione referenziale, una pansemia dove tutto ha significato, è proprio questo il bello. Perché si dà al lettore il ruolo di riconoscimento dei vari riferimenti. La serie è un prodotto che si consuma, ma non si distrugge, anzi: si rinnova di continuo, in un patto che resiste nel tempo almeno fino a quando resiste la creatività dell’autore (o degli autori, dato che spesso si usa un nom de plume, comunque sostituibile).
Il “finale consolatorio”, infine, dovrebbe essere preso in grande considerazione da chi si rivolge ai ragazzi. Le ultime ricerche di neuroscienza(6) ci dicono che il nostro cervello, soprattutto negli anni della formazione, tende a dimenticare gli aspetti traumatici ed esaltare quelli positivi, incrementando i collegamenti neuronali. E avviene soprattutto nei primi undici anni di vita, quando poi iniziamo a sviluppare quei primi criteri di sicurezza e personalità che ci porteranno ad apprezzare di più i finali macerati.
Mi pare, quindi, in conclusione, che sostenere che le serie possano essere un problema è come dire che lo sono i libri sottili o quelli spessi. E non c’entra il marketing: qualunque pubblicitario, a meno che non sia a caccia di una facile assunzione, vi dirà che non si può spingere un prodotto che non c’è. Se fossi il Conte Lapalisse direi che esistono bellissime serie (Le Petit Nicholas, Harry Potter, Ottoline) e brutte serie (che è inutile enumerare, dato che nessuno se le ricorda più), così come esistono libri irripetibili (The frozen boy, Sette minuti dopo mezzanotte, No) accanto a quelli orribili. Esiste tanto di tutto. E non bisogna preoccuparsene. Già nel 1845 Edgar Allan Poe dichiarava: “L’enorme moltiplicazione dei libri in qualsiasi ambito del sapere è uno dei grandi mali di questo tempo, giacché rappresenta uno dei più seri ostacoli all’acquisizione di una corretta informazione e getta in faccia al lettore cumuli di cianfrusaglie in cui egli deve cercare a penosi tastoni”.
E sappiamo come è andata a finire, almeno per lui.

1. C. Shirkly. Surplus cognitivo: creatività e generosità nell’era digitale, Torino, Codice Edizioni, 2010.
2. S. Shaw. Turning the Tables: The Insider's Guide to Eating Out, New York,  Har­per, 2006.
3. V. Cecchetti. Generi della letteratura popolare: feuilleton, fascicoli, fotoromanzi in Italia, Latina, Tunué, 2011.
4. L. Spagnol. De Pasagio, Milano, 2012.
5. V. Cecchetti. Generi della letteratura popolare, cit.
6. T. Sharot. Ottimisti di natura: perché vediamo il bicchiere mezzo pieno, Milano, Apogeo, 2012; “La forza degli ottimisti”, Internazionale, n. 906 (lug. 2011).

(da LiBeR 95)




Unici e assoluti

Le storie che appassionano scrittori e lettori sono imprevedibili, originali, si compongono di parole “fumanti”: niente a che vedere con le storie in serie

di Antonio Ferrara

Non ci tengo proprio. Non voglio sapere in anticipo che sicuramente nella storia che sto leggendo l’eroe non morirà, perché se morisse la serie non potrebbe continuare.
Liberissimi di leggere le inchieste del commissario Maigret, ci mancherebbe, tutti liberi di leggere tutto. Simenon non era mica un fesso. Ma il Lettore Sgamato non lo freghi. Non troppo a lungo, almeno. Lui è esigente. Le mode alla lunga lo stufano. Vuole libri che scottano, lui, scritti con parole ancora fumanti. È esigente e assoluto come un adolescente, lui. Spesso è anche anagraficamente un adolescente. Non lo incanti con qualche mezzuccio di bassa lega, non gli puoi propinare qualche tonnellata di Geronimo Stilton con dentro un po’ di onomatopee scritte con grafica scadente uscita da Wordart di Windows.
Il Lettore Sgamato questo lo sa.
Lo Scrittore questo lo sa.
E lo Scrittore per Ragazzi questo dovrebbe saperlo ancora meglio.
Lo scrittore, come il ragazzo, ha bisogno di stare in un luogo dove le cose sono ancora informi, imprevedibili, dove tutto si prepara a essere. Perché intuisce che lì c’è una verità che dopo è andata perduta. Quindi torna al luogo d’origine, al luogo di speranza, di progetto. Non deve sapere troppo bene i suoi personaggi cosa combineranno. Non si divertirebbe. Almeno io, non mi divertirei. Io no. Anche Pinocchio era un racconto a puntate, ma è diventato grande solo quando è stato pubblicato tutto insieme. E adesso chi oserebbe continuare le avventure di Pinocchio? Basta, è perfetto così, non si può. Ve lo immaginate, voi, Il ritorno di Pinocchio? O Pinocchio 2: la vendetta, o Pinocchio colpisce ancora?
Niente da fare. Le storie seriali vanno bene per lettori che non vogliono essere inquietati, che leggono per non stupirsi, che vogliono andare a letto tranquilli la sera, che vogliono frequentare un personaggio di cui già sanno tutto dal volume precedente: come parla, cosa mangia, come guarda, cosa pensa, cosa dice e come si veste. Io no, io da lettore voglio un personaggio che mi sorprenda sempre, che mi chiami per nome, che mi dica sono come te, ragazzo, sveglia, siamo in due, nel mondo. In un libro ci si incontra tra due sconosciuti, credo, quello che scrive e quello che legge. Se uno dei due diventa troppo conosciuto il libro deve finire, allora, altrimenti l’incantesimo finirà e comincerà la routine. I libri devono essere unici, assoluti. La Metamorfosi. Il maestro e Margherita, Il giovane Holden. Ce lo vedete Il giovane Holden a puntate, con la supervisione di Baricco? Holden al mare. Oppure La settimana bianca di Holden. O, peggio ancora, Il mistero di Casa Holden.
I libri devono essere Speranza. Esperienza. Ricordo. La speranza di entrare in un mondo irripetibile, in cui vivere un’esperienza travolgente, che risuoni per sempre nella testa come un ricordo memorabile.
Non voglio storie di apprendisti stregoni tutti magie, bacchette magiche e superpoteri, roba che alimenta soltanto il desiderio di onnipotenza infantile. Roba magari scritta da un team di scrittori fantasma che prendono un certo numero di euro a pagina. Senza nessuna attenzione al linguaggio. Io voglio roba moderna, tosta, leggera e profonda, che faccia sospettare ogni ragazzo che ha già dentro di sé tutta la forza per farcela, nella vita. Si tratta solo di conoscersi meglio attraverso le parole. Imparando a usare le parole come competenza speciale, come strumento per nominare le emozioni, proprie e altrui. Come prolungamento del sentimento.

(da LiBeR 95)



Gli altri contributi al dibattito

Interventi inviati a LiBeRWEB o apparsi sul web in merito al dibattito “pro e contro la serialità” avviato sul numero 95 di LiBeR con i contributi di Pierdomenico Baccalario e Antonio Ferrara.
Chi vuole contribuire al dibattito può farlo scrivendo a liberweb@idest.net

Marta Bianco
Anche io ho letto i due articoli e, sebbene quando sento parlare di serie mi viene in mente geronimo stilano in tutte le salse, ho trovato la posizione di Baccalario molto più convincente e meglio argomentata. Federica sono d'accordo con te ... A volte l'opera seriale offre sicurezza e può essere un ottimo trampolino di lancio verso altri traguardi. 
Gruppo Facebook Libri e marmellata (http://www.facebook.com/groups/libriemarmellata)
24 agosto 2012

Federica Pizzi
Molto interessante. Ho letto entrambi gli interventi. Trovo, personalmente, la posizione di Antonio Ferrara troppo estrema e, in un certo senso, elitaria. Ci sono serie splendide che inquietano e non mandano per nulla il lettore a letto tranquillo, ci sono personaggi seriali che evolvono, storie già progettate per essere seriali e non che hanno assunto la serialità per rispondere ad esigenze di marketing (Harry Potter come esempio). E' ovvio che se la serialità diventa un espediente di mercato per vendere a dispetto della qualità non è cosa buona, ma questa non mi pare una gran scoperta. Ma mi pare troppo facile, in un certo senso, bollare tutte le serie senza prendersi il disturbo di andarci a guardare dentro per vedere cosa vi si nasconde. D'altro canto è anche vero che è più facile produrre "immondizia" in serie che una tantum e che le serie per loro natura sono più esposte al rischio della non validità. Ferrara parla di "lettori sgamati", ma a fronte di tanti lettori sgamati ci sono tanti lettori in erba, lettori che lettori lo devono ancora diventare, che vanno accompagnati, spesso rassicurati e concordo con Baccalario quando dice che spesso la serialità offre una rassicurazione, la comodità in lettura non è sempre una parolaccia. Perché dobbiamo aspettarci che i nostri ragazzini diventino subito dei lettori iper sofisticati? Non abbiamo tutti iniziato con Topolino per poi appassionarci anche ai grandi romanzi? A volte mi chiedo quanto l'atteggiamento di alcuni critici aiuti davvero la promozione della lettura.... 
Gruppo Facebook Libri e marmellata (http://www.facebook.com/groups/libriemarmellata)
24 agosto 2012




La scomparsa di Margaret Mahy

L'indimenticabile autrice de La figlia della luna e di altri grandi romanzi per ragazzi

È morta il 23 luglio 2012, all’età di 76 anni, Margaret Mahy, scrittrice neozelandese, tra le più amate e autorevoli del panorama mondiale della letteratura per ragazzi. L’arrivo in Italia di alcune sue opere, sul finire degli anni ’80, ha contribuito a dar vita a quella “grande stagione” di rinnovamento e arricchimento delle offerte editoriali nel nostro Paese, alla quale ha contribuito con un gran numero di romanzi e racconti.

Per rendere omaggio a Margaret Mahy LiBeRWEB offre una bibliografia dei suoi libri per bambini e ragazzi pubblicati in Italia, tratta da LiBeR Database e ripropone l’intervista “Un paese ai confini del mondo” che l’autrice rilasciò a Federica Velonà per LiBeR nel 2005.

00pdf_small Bibliografia di opere di Margaret Mahy
Libri per bambini e ragazzi di Margaret Mahy pubblicati in Italia: una bibliografia tratta da LiBeR Database.

Un paese ai confini del mondo
Una realtà ambientale particolare può essere grande fonte di ispirazione: Margaret Mahy parla in questa intervista raccolta da Federica Velonà del rapporto tra i suoi libri e il paese dove è nata (da LiBeR 65).



Crossover

Sul numero 94 di LiBeR i multiformi aspetti di un fenomeno di grande attualità

Osservando le dinamiche di un settore editoriale complesso com’è quello rivolto all’infanzia ci troviamo di fronte al tema del crossover come davanti a una nebulosa nella quale sulle pagine di LiBeR 94 si è cercato di portare un po’ di chiarezza.
Con il termine crossover si indicano fenomeni diversi. Il primo riguarda lo scavalcamento di target generazionali definiti operato da alcuni (non pochi) libri contemporanei, per cui opere apparentemente destinate a specifiche o abbastanza definibili fasce d’età si trovano a scorrere cronologicamente e a coinvolgere un insieme assai più ampio di lettori. Un altro aspetto riguarda la miscelazione, la contaminazione dei generi letterari e dei linguaggi iconici che caratterizza la narrativa e che ha provocato la nascita di numerosi sottogeneri e meticciamenti, dei quali è difficile anche solo seguire l’evoluzione terminologica. Infine, un altro fenomeno è l’incrocio intertestuale di narrazioni che pervade molte opere e riporta la narrativa, ma anche il picturebook, al confronto con l’universo multimediale (cinema, televisione, ecc.).
Su questi temi il numero 94 di LiBeR offre molti contributi, di vari ambiti disciplinari, alcuni dei quali ricavati dal seminario “Crossover allo staccio” tenutosi a Campi Bisenzio nel mese di novembre 2011 per la cura del Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi e la collaborazione di LiBeR.
Fra i contributi pubblicati vengono qui proposte le interviste a Michele Rak e Sandrone Dazieri.

Le mille strade di Mediopolis – Intervista a Michele Rak
Michele Rak, teorico e storico della letteratura, docente all’Università di Siena e coordinatore dell’osservatorio europeo sulla lettura, spiega in questa intervista come ci si muove in Mediopolis, in questo mondo mediale e globale, in cui tutto si muove ed è soggetto a mutamento. Un processo che non si può più arrestare e che colpisce soprattutto la scrittura lineare.

“Scavallare” i target – Intervista a Sandrone Dazieri
Sandrone Dazieri – scrittore, sceneggiatore, consulente della casa editrice Mondadori (dove è stato anche direttore del comparto Ragazzi) – è stato tra i primi a cogliere i mutamenti dei generi e il mixaggio dei linguaggi narrativi che hanno portato alla nascita e alla diffusione del crossover in Italia. Licia Troisi è stata la scommessa da cui è partito.

Illustrazione di Alberto Rebori tratta da LiBeR 94


Intervista a Michele Rak

Le mille strade di Mediopolis
Michele Rak, teorico e storico della letteratura, docente all’Università di Siena e coordinatore dell’osservatorio europeo sulla lettura, spiega in questa intervista come ci si muove in Mediopolis, in questo mondo mediale e globale, in cui tutto si muove ed è soggetto a mutamento. Un processo che non si può più arrestare e che colpisce soprattutto la scrittura lineare.

 

Intermedialità, intertestualità, crossover… termini che rimandano a quell’incrocio, a quella miscelazione di generi e linguaggi iconici, a quella trasversalità di valenze testuali che caratterizzano i modi di comunicazione emergenti non solo in letteratura, ma più in generale nell’ambito della società e della cultura contemporanea. Nel suo libro La letteratura di Mediopolis insiste con un’analisi ampia e articolata sul concetto di “cultura mediale”; cosa significa esserne oggi immersi? Quali conseguenze ci sono e ci saranno per le nostre vite?
Mediopolis è la città con le strade formate dai media che veicolano in ogni istante di ogni giorno miliardi di testi. Il lettore che, in un modo o nell’altro, deve percorrere queste strade è esposto a scelte che può realizzare sempre più spinto dai fondamentali sociali – conflitto, religione, sesso, profitto e altro – piuttosto che da competenze acquisite nella cultura d’origine attraverso i graduali processi di formazione della scuola, dell’università e dei luoghi di lavoro.
Il percorso di questo lettore non è graduale e sistematico, è impulsivo, casuale, erratico, ansiogeno. Fa riferimento a insiemi di conoscenze in continua mobilità (della ricerca anche sulla composizione politica del pianeta), a linguaggi e testi continuamente miscelati per raggiungere gruppi sociali marginali (a cominciare dalla pubblicità e dai new media), ad attrezzi che consentono nuove forme di comunicazione (dai cellulari ai tablet) e contatti con soggetti sociali sconosciuti e che rimangono tali anche dopo contatti sui social network, i siti e altri luoghi testuali visibili e tuttavia evanescenti.
La prima conseguenza è che forme elementari di socializzazione rimaste a livello di mentalità tribale, anche all’interno delle città, si contrappongono a forme di socializzazione virtuali richieste dai nuovi abili digitali emergenti e dalle necessità del mercato globale. È un conflitto di mentalità che si combatte strada per strada, dove le culture vedono (ma non se n’accorgono subito) disintegrarsi le loro tradizioni – dai dialetti agli usi, dagli abiti ai modi del divertimento – e comparire all’improvviso nuovi costumi di cui percepiscono l’improvvisa estensione e pressione e di cui devono acquisire, in modo più o meno rozzo, i modi per non correre il rischio di rimanere fuori tempo, cosa che pressoché tutti i gruppi sociali temono. Per questo anche i barboni usano il cellulare.
Nel contesto della cultura mediale la letteratura ha subìto e subisce enormi pressioni. Come in un regime vecchio e decadente, i barbari, che hanno la forma di nuove opere e di nuovi linguaggi provenienti da regioni remote dell’Impero, sono arrivati a compromettere il funzionamento del sistema di potere fin qui vigente. La letteratura deve modificare il proprio ruolo e la propria funzione. A che punto del processo siamo? E dove stiamo andando?
Mi chiedete di uno dei miei lavori preferiti: osservare il mutamento e le sue tendenze. Le opere e i linguaggi dei “barbari” sono arrivate da tempo anche qui e il sistema di potere della letteratura (programmi scolastici? tecniche accademiche? sistemi di classificazione?) si va dissolvendo, come provano le spesso incomprensibili scelte e lamentele degli editori e degli atenei che trovano sempre meno clienti.
La letteratura è in misura crescente uno dei luoghi testuali con i quali configurare la propria identità, captando dati sulla composizione del mondo sociale che ci circonda e delle sue eredità storiche con le sue sceneggiature, castelli e periferie, bar e discariche, brutti ceffi o belle ceffe.
La circolazione di testi provenienti da culture diverse, la loro compresenza sul mercato, come accade per gli eventi della cronaca, sta tuttavia alterando il corpus delle tradizioni e consentendo di formare nuove tradizioni testuali interculturali. Dove i testi di scrittura lineare continuano ad avere una posizione privilegiata nel flusso della comunicazione, ma dove anche altri testi hanno fatto irruzione. Tutti insieme richiedono competenze che le singole culture, con i loro apparati educativi, sempre più difficilmente sono in grado di fornire, adeguandosi a una crescente velocità e vastità di acquisizione dei dati che la ricerca pratica e consente.
Termini come labilità, provvisorietà, indefinitezza, instabilità ricorrono spesso nel suo saggio con riferimento al linguaggio letterario e non solo. In rapporto al flusso testuale “sporco” che caratterizza la comunicazione di questi anni, questi concetti riescono a coniugarsi con quelli di “libertà” e “creatività” che dovrebbero essere elementi fondanti di ogni linguaggio d’arte? Oppure dobbiamo interpretarli come mere tendenze regressive?
È cambiato soltanto il materiale dal quale attingiamo i profili caratteriali, le sceneggiature dei rapporti sociali, le culture che conosciamo attraverso i viaggi, l’oggettistica, persino le dimensioni dello spazio esterno al pianeta. Come è possibile che questo non si rifletta sui testi di scrittura?
Non esistono più mondi così semplici come quelli delle culture antiche e moderne, persino l’industrialismo sta mutando. Ogni scrittore scrive con i materiali del suo tempo e ogni lettore cerca nel testo proprio quei materiali, anche quando sembra cercare il passato remoto o il remoto futuro.
Lavoriamo su nuovi materiali – si pensi ai dati della ricerca scientifica – e su nuovi testi multiculturali – si pensi alle scoperte sulle culture antiche e moderne della ricerca storica. Tutto questo viene trascinato fino alla mia scrivania laccata di rosso e al mio mac bianco, stimolando e incrociando nuovi modi di pensare, caratterizzati non dalla stabilità e fissità delle culture storiche ma dalla mobilità della cultura mediale. Libertà e creatività lavorano su nuovi campi. Tornare indietro sarà difficile, cambiar cassetta degli attrezzi, testi e mestiere sempre più necessario.
A partire dagli anni ’90, tra gli addetti ai lavori del settore editoriale per bambini e ragazzi, il piacere del leggere è stato un tema molto dibattuto, tanto da diventare un leitmotiv della pratica di pedagogia della lettura a scuola e in biblioteca.
È però curioso che la sua presenza nel dibattito si sia pian piano rarefatta con l’avvento, dall’inizio del nuovo millennio, di un nuovo modello di letteratura per ragazzi più improntata all’intrattenimento, modello ormai pienamente in linea con i dettami della cultura mediale. Ci vuole esprimere il suo punto di vista su intrattenimento, piacere e divertimento in letteratura?
Quando, negli anni ’70, ho cominciato a osservare la letteratura d’intrattenimento emersa nella cultura industrialista, mi sono accorto della sua varietà e dei sempre più labili confini che aveva con gli altri insiemi testuali indicati dagli storici come “letteratura”.
Con il passare del tempo, mentre questi confini si sono sempre più volatilizzati, le scelte degli storici hanno tentato di isolare alcuni soggetti e ambienti come propri della letteratura, corredandoli di un suggestivo apparato di commenti critici su riviste, antologie, storie letterarie.
Al contrario, i lettori hanno continuato a scegliere tutt’altri soggetti e ambienti più adatti a rispondere alle domande sui pressanti cantari della vita quotidiana: la tecnologia, la lotta politica, gli scontri etnici, e hanno cominciato a comprare sempre meno riviste, antologie e storie letterarie. Questo è avvenuto anche al livello dell’istruzione universitaria, dove l’accademia non è stata in grado di contrastare l’invasività dei soggetti e delle procedure delle altre fonti d’informazione.
L’accademia non ha governato il mutamento e si è fatta governare dal mercato anche nel campo della soggettistica e dello stile della scrittura lineare, ha chiuso gli occhi davanti all’arrivo dei fumetti (vs graphic novel) e alla loro incidenza nell’alfabetizzazione narrativa degli studenti e, in genere, ha negato la pressione della lettura iconica per non parlare della crescente pressione dell’informazione televisiva.
Quattro secoli fa si scriveva che la vita è teatro o sogno, ora la vita è gioco perché viene vista da remoto e senza rischi, è un carattere della percezione estetica e dei suoi piaceri. I testi che parlano di questa vita – di qualsiasi genere siano – si muovono continuamente tra il realismo crudo della cronaca e la sicurezza dello spettatore sdraiato sul divano davanti al video.
È un confine ansiogeno che avverte continuamente come la cronaca possa arrivare fin sopra quel divano. Quando i vicini dichiarano che non l’avrebbero mai immaginato, sembrava una coppia così tranquilla. È che tutto quanto avviene nei media non sembra poter avvenire intorno a noi perché è già avvenuto altrove. Questo non impedisce alla paura di Mediopolis di insinuarsi anche a casa nostra.
Per questo il lettore percepisce e cerca soprattutto la devianza – il divertimento – segno del nostro tempo e dal continuo inseguimento di questo trova il suo piacere. Anche se esiste un piacere della ripetizione, del serial e dell’ossessione. In fondo tutte le menti hanno il diritto di divertirsi.
Proprio nell’ambito della produzione di intrattenimento si moltiplicano i romanzi rivolti a un pubblico indifferenziato, i crossover, spesso calati nella forma della più spinta serialità e a volte baciati dalla fortuna (accentuata dalla diffusione globale) della vocazione al bestseller. Come si pone il critico della letteratura di fronte a questi fenomeni? E l’analista e teorico della comunicazione?
Il nostro mestiere è cambiato perché sono cambiate la tipologia dei testi che usiamo, le modalità di lettura che pratichiamo, gli apparati tecnologici che usiamo, la rapidità della loro emersione e decadenza, la varietà testuale, la provenienza da culture diverse e, soprattutto, la loro mescolanza nel grande miscelatore di linguaggi, lingue e testi rappresentato dalla cultura mediale, che è global, interculturale, planetaria.
Per questo i tecnici un tempo chiamati “critici letterari” sono chiamati a restauri di patrimoni nazionali che sempre meno lettori frequentano. Come le nostre biblioteche, splendidi apparati materiali che frequentiamo sempre più spesso in forma digitale, perdendo molto del contatto e dei percorsi nei loro depositi ma guadagnando tempo – che è l’unica cosa che abbiamo e non sappiamo mai quanto ne abbiamo davvero – e soprattutto gettandoci nel futuro, perché tutti parlano questa nuova lingua della ricerca e della lettura: rapida, interculturale, senza divieti.
Se la letteratura è ancora di più strumento per rappresentare o mettere in un ordine qualsiasi il mondo e per produrre identità, il lettore che ruolo vi svolge? E, all’orizzonte, che ne sarà dei giovani lettori, nativi digitali?
Il lettore cerca nei testi i caratteri, le azioni, gli oggetti, i percorsi che stabilizzino almeno temporaneamente la loro identità nel flusso della cronaca e del suo aspetto speculare – i romanzi che il mercato propone ogni giorno anche nella discarica, spesso indecifrabile perché di culture ormai remote, che chiamiamo dei “classici”.
È lo stesso percorso che il lettore fa tra le forme dell’oggettistica che si trovano nei mercatini dell’usato o nelle riviste di design, tra i cubetti dell’architettura che si trovano nelle periferie o tra i cibi dei supermarket, tutti prodotti dotati di date di scadenza.
Certo ci sono ancora scuole in cui i bambini devono ossessivamente leggere sempre lo stesso testo, ma nelle loro case circolano anche gli utensili chiamati radio o televisione o cellulare o internet, ancora considerati pericolosi in alcuni paesi. Quei bambini cresceranno. Sappiamo bene cosa accadrà: grandi momenti di conflitti e caos sociale man mano che le culture locali crolleranno sotto la spinta della cultura mediale e poi, fatalmente, nuovi equilibri culturali planetari. E parliamo dal punto di vista dello scambio di testi.
Come fa notare nel suo saggio, serialità, mescidazione, partecipazione emotiva e simulazione, che caratterizzano la fruizione nella cultura mediale, rimandano al gioco. Se il rapporto è con l’opera/gioco testuale, che tipo di lettore dobbiamo aspettarci?
È il lettore post-meccanico, che usa l’automobile e il computer ma non sa nulla dei circuiti che regolano queste macchine, non conosce la differenza tra i software e vive le sue avventure sul video. Procede in un slalom tra i paletti che offrono i produttori di testi. “Pura magia” avrebbero detto un tempo.
Il problema, per i vecchi lettori, è che questi testi non sono più soltanto di scrittura lineare, ma in misura crescente di scrittura iconica e multimediale. Trovo sempre più difficile studiare testi lineari in una cultura che usa quantità crescenti di testi molto divergenti, che hanno sempre meno intenti esemplari e sempre più spesso funzionano da esercizi non conflittuali con i piccoli e grandi quesiti che pone la vita quotidiana.
Per fortuna sono tutti esercizi in gran parte “in assenza”: i delitti avvengono nei telegiornali, le avventure nei film, i viaggi nei documentari. Certo qualche volta l’esercito dei creduloni incappa in varie disavventure perché non ricorda quanto siano pericolosi o sconosciuti i condomini o i drogati o le armi e quanto quelle cronache, film, documentari o romanzi siano proiezioni delle paure e delle difficoltà del mutamento culturale in atto.

(da LiBeR 94)




Intervista a Sandrone Dazieri

“Scavallare” i target
Sandrone Dazieri – scrittore, sceneggiatore, consulente della casa editrice Mondadori (dove è stato anche direttore del comparto Ragazzi) – è stato tra i primi a cogliere i mutamenti dei generi e il mixaggio dei linguaggi narrativi che hanno portato alla nascita e alla diffusione del crossover in Italia. Licia Troisi è stata la scommessa da cui è partito.

Lo scavalcamento di target d’età è sicuramente la caratteristica che più comunemente definisce tra gli addetti ai lavori il crossover. Non vanno però dimenticati altri aspetti che al fenomeno contribuiscono, quali la contaminazione dei generi letterari (soprattutto quelli non realistici) e dei linguaggi iconici che ormai caratterizza la narrativa nazionale e internazionale, o l’incrocio intertestuale di narrazioni che pervade molte opere e riporta la narrativa al confronto con l’universo multimediale (cinema, televisione, videogiochi, ecc.) dove veramente la formula del crossover ha avuto inizio e ha sperimentato tutta la sua potenzialità in termini di fascinazione. Qual è la sua opinione su questo complesso mondo?
È sempre difficile dare la definizione di un “genere”, perché la letteratura, come ogni espressione artistica, sfugge ai confini rigidi. È ancora più difficile quando, oltre al contenuto dell’opera, si vuole ragionare sul suo target, sul suo fruitore finale. Data questa doverosa premessa, per me la narrativa crossover è quella che rappresenta, sotto forma di metafora avventurosa, i momenti salienti del passaggio all’età adulta, come la scoperta della sessualità, della morte e della responsabilità verso se stessi e la propria famiglia. Ora, queste tematiche sono sempre esistite nella narrativa per ragazzi, ma il crossover rifiuta, o finge di farlo, l’impostazione educativa, i toni paternalistici. L’autore di romanzi crossover non si pone “sopra” i ragazzi, non si pone come padre o madre, si pone come pari. È questa, a mio avviso, la grande differenza con le forme narrative precedenti destinate ai ragazzi e questa differenza permette al romanzo di “scavallare” i target, perché l’adulto che legge non si sente trattato come un minore. Naturalmente per fare questo occorre in qualche modo ridurre i picchi stilistici. Un crossover non potrà avere la complessità del romanzo letterario per adulti, e dovrà in qualche modo reggersi su codici comprensibili al target più ampio. Ma, se ci pensiamo, queste limitazioni hanno fatto sempre parte di tutti i “generi” puri, si pensi al giallo, non a caso molto amato dai 9 ai 99 anni. Non solo, ma il crossover, avendo come target principale l’età del mutamento, dove tutto si scopre, tinge tutto di tinte fortissime. L’amore è sempre travolgente, il tradimento sempre efferato, il male irreparabile: manca, cioè, del cinismo adulto, e lo rende, addictive (il termine inglese non ha una traduzione accettabile per me, ma significa che dà dipendenza, che tira dentro come una droga, pur non avendo necessariamente le caratteristiche negative della droga stessa), per chi accetta il gioco.

Per quanto riguarda il loro successo su altri media, come cinema e televisione, è dovuto principalmente a tre fattori: il loro successo commerciale in partenza, che ha fatto sì che le grandi case produttrici ci mettessero volentieri le mani sopra; la loro semplicità di traduzione da un media all’altro, perché lineari e riducibili a tematiche base chiare e nette (per capirci, bene contro male, libertà contro dogma, eccetera) senza gli arzigogoli della narrativa letteraria adulta, che occorre sempre sfrondare in sede di sceneggiatura; lo sviluppo del digitale, che ha permesso degli effetti speciali credibili e non eccessivamente costosi per gli standard hollywoodiani. Si è creato così un circuito virtuoso che ha portato al successo di oggi.
Lei è considerato tra coloro che hanno introdotto la formula del crossover in Italia. Alcuni anni fa in veste di editor degli adulti, poi, direttore del comparto ragazzi della casa editrice Mondadori, ha portato al successo Licia Troisi, autrice che molto ha contribuito alla diffusione del romanzo fantasy tra varie fasce d’età (a partire dagli adolescenti). Cosa la spinse a scommettere su questo genere, non ancora entrato a pieno diritto nella pratica degli scrittori italiani? E in quale segmento di pubblico ritenenne allora che potesse far breccia questa proposta?
Non credo di aver introdotto niente, solo di aver colto qualcosa che avveniva. In Mondadori, all’epoca, mi occupavo di generi per adulti: gialli, fantascienza, horror, fantasy e mi stavo appassionando dei cambiamenti che stavano avvenendo nelle serie televisive americane (erano i tempi di “Buffy l’Ammazzavampiri”) che stavano rinnovando il genere, e da sempre ho amato il fumetto, che è il crossover per eccellenza. Quando ho cominciato a trovare autori che mescolavano questi tre linguaggi ho pensato fosse il caso di proporli anche al pubblico italiano soprattutto perché piacevano a me, non per calcolo. Un editor può solo seguire il proprio gusto. A cominciare da Licia, che fu una grande scommessa. Il genere fantasy era ai tempi appannaggio degli autori americani, (pubblicavo, e me ne vanto, anche Martin, ai tempi decisamente di nicchia), anche perché gli autori italiani avevano la tendenza a tromboneggiare. Non tutti, ma parecchi di loro. Licia era qualcosa di differente: non a caso il suo successo provocò una grande onda di rabbia nella nicchia dei lettori tradizionali che non riuscivano, e ancora oggi non riescono, a capacitarsi.
A proposito di crossover (che talvolta rima con bestseller) si parla molto di “pianificazione” e di “scrittura a tavolino”. Ma per quanto possa essere “pianificato”, un romanzo di successo non è spesso frutto del caso? Oppure esistono degli ingredienti ben precisi su cui un buon artigiano della scrittura può lavorare?
Ci sono due modi per approcciarsi alla scrittura. Quello della pura arte, che è l’estro buttato su carta mediato solo dalle capacità linguistiche, e quello del genere, che prevede una certa dose di pianificazione. Quando scrivi un giallo, per esempio, devi sapere a grandi linee, per lo meno, come va a finire, che scoperte farà il tuo personaggio, come. Ne parlo a ragion veduta perché scrivere gialli è il mio primo mestiere e rimane ancora oggi il mio principale, su carta o sullo schermo. Tenete presente che dico “a grandi linee”, ma molti colleghi preparano scalette minuziose. James Ellroy una volta disse, a proposito di Il Sangue è randagio, che la sua scaletta era più lunga del romanzo. Oltre a questo occorre imparare a fare dei dialoghi credibili, a dosare la suspance e il colpo di scena. Quindi sì, esistono degli ingredienti, ma non significa scrivere “a tavolino” come lo si intende volgarmente. No, significa scrivere in modo artigianale e professionale, ed è necessario quando ci si approccia al genere. E, come editor, il mio supporto agli autori con i quali lavoro è lo stesso che chiedo quando scrivo come autore ai miei editor: cerco di vedere se quello che si cerca di raccontare funziona, e se non funziona perché. Se il personaggio regge, se la trama appassiona, eccetera. Che poi molti scrittori si copino l’un l’altro o scelgano tematiche ricorrenti, il serial killer nei gialli o il vampiro nei crossover, fa parte del gioco. Tutto questo, però, non ha niente a che fare con il successo. Se un editore sapesse il segreto di un bestseller si produrrebbero solo bestseller. Ci sono i libri fatti male e i libri fatti bene: un buon editor sa quando una copertina fa schifo o un titolo non è azzeccato, per esempio, o se l’inizio di un romanzo prende o no. Ma da lì a sapere se fa successo ce ne corre. Un editor scommette sui suoi libri, non ha certezze. E va anche sfatato il mito del marketing. Il marketing, in editoria, è solo un moltiplicatore, non un creatore di successi. Se alla base il libro non marcia sulle sue gambe non c’è niente da fare, è come cercare di rianimare un cadavere: puoi fare un sacco di pubblicità e di campagne lancio, ma i soldi che la casa editrice spende non rientrano con le vendite delle poche copie in più di un libro che non funziona. L’unica vera pubblicità per un libro è il passaparola: se non si innesca, se non piace per qualche motivo, non c’è niente da fare.
Quanto pensa siano conciliabili crossover (bestseller) e qualità letteraria, considerando che normalmente i romanzi appartenenti a questa categoria si muovono nell’ambito della letteratura d’intrattenimento? Qualcuno fa notare, a esempio, che certe modalità di produzione “commerciale” (facendo le debite differenze), non erano certo estranee a grandi romanzieri del passato (Dickens in testa) che scrivevano “a cottimo” e tenevano famiglia.
Ho grande diffidenza degli scrittori che non scrivono anche per i soldi. A parte la battuta, la differenza la fa lo scrittore. Puoi scrivere a cottimo ed essere un genio, puoi scrivere in base all’estro ed essere uno scribacchino. Contano due cose, oltre agli ingredienti di cui parlavamo prima: la voce e la necessità. La voce è quel tuo modo di vedere il mondo e di metterlo su carta, che hai innato e perfezioni con la pratica, esattamente come la voce di un cantante lirico. Puoi essere completamente stonato, un buon esecutore orecchiabile, o Caruso: un po’ ce lo diventi, molto ci nasci. La necessità è quella cosa che ti spinge a scrivere perché vuoi raccontare qualcosa che hai dentro. Devi farlo, e non perché te lo impone la scadenza dell’editore e rimani alla fine sempre insoddisfatto, perché non sei riuscito a dirlo nel modo giusto, non quanto vorresti, e allora ci riprovi la volta successiva. Queste due variabili insieme possono trasformare un normale romanzo di genere in un capolavoro.
Inizialmente legato strettamente al genere fantasy, il crossover ha in questi anni contaminato altri campi della narrativa di genere, dall’horror alla fantascienza, dalla letteratura d’avventura alla graphic novel… Quali altri traguardi prevede per questa formula?
La fantascienza è ancora la grande bolla che non è scoppiata. Aspettiamo quella realmente.
Quanto conta commercialmente il crossover? È davvero così importante come si dice tra gli addetti ai lavori dell’editoria? C’è anche chi dice che, tutto sommato, in Italia non siano poi molti gli scrittori che vendono attraverso l’abbattimento delle barriere d’età e che il fenomeno sia limitato a pochissimi nomi (appunto Troisi, Baccalario e pochi altri). Cosa le risulta?
Che è vero se ci riferiamo agli scrittori italiani del fantastico. Se invece ragioniamo anche per altri generi non è più così. Per esempio Moccia è un crossover, il primo grande crossover italiano e ci sono molti romanzi che sono rubricati sotto Narrativa italiana che sono crossover. Poi se nelle quote di mercato mettiamo anche gli autori stranieri venduti in Italia vediamo che la fetta è notevole.

(da LiBeR 94)


Questione di vita e di morte

I libri, mediatori delicati, per affrontare la perdita e il lutto
Dalle primigenie paure al timore di essere abbandonati, agli orfanelli delle fiabe, ai lupi che vengono abbattuti dai cacciatori… il bambino ha molteplici occasioni per prendere coscienza della morte, fin dalla più tenera età. La riluttanza adulta a parlarne con i piccoli va superata: si scoprirà così che i libri possono essere mediatori delicati ma efficaci per affrontare la perdita e il lutto. Questo il tema di apertura del numero 92 di LiBeR (ott.-dic. 2011) con contributi critici e alcune proposte bibliografiche che sono qui proposte in una selezione più ampia e con un formato di citazione più approfondito.

Le proposte bibliografiche
Le bibliografie per bambini e ragazzi, tratte da LiBeR Database, sono costruite sui temi: morte, lutto, defunti, culto dei morti. Esse prendono inoltre in considerazione solo opere che hanno ottenuto in LiBeR Database una valutazione più elevata (da 3 a 5 stelle) e coprono gli ultimi 10 anni circa.
Sono escluse dalle bibliografie i libri appartenenti ai generi: horror, fiabe, miti e leggende, giallo e i classici.

00pdf_small Una proposta di lettura per bambini e ragazzi

00pdf_small Per saperne di più: come aiutare i bambini a elaborare il lutto

Gli utenti di LiBeR Database possono aggiornare la bibliografia per bambini e ragazzi con la funzione "Proposte di lettura" offerta dal sistema

Gli estratti dei contributi su LiBeR 92
Di seguito gli estratti dei contributi critici proposti da LiBeR sul tema:

Manuela Trinci
Le parole per dirlo
“I bambini che esiste la morte lo sanno. Anzi, in un certo senso, lo sanno benissimo. Ammettiamo pure che, pur non chiamandola Morte, fino da piccoli hanno conosciuto sentimenti inquietanti, molto vicini al senso di annientamento che la sola idea della morte induce. Da bebè, si sono trovati alle prese con “agonie” primitive, senza nome (descritte da Donald Winnicott, come quelle di cadere all’infinito, di perdersi, di andare in frantumi, ecc.), e crescendo hanno poi conosciuto il timore di essere abbandonati, di rimanere soli. E poi, a parlare con loro della morte, ci sono le fiabe, o i cartoni, che – osservava Bruno Bettelheim – a questi penosi sentimenti riescono a dare voce e rappresentazione mentale. Che dire, infatti, di tante povere orfanelle, da Biancaneve a Cenerentola alla Piccola Fiammiferaia, o del lupo cattivo di Cappuccetto Rosso che viene ucciso dal cacciatore, o di Bambi e del Re leone? Che mai si potrà pensare? Ma la morte, i bambini, possono incontrarla anche lungo la battigia, vedendo una medusa o un pesciolino privi di vita. Senza considerare il numero elevato di ascolti, persino dei più piccoli, alle notizie dei Tg. Nei Tg si parla di morte, e i bambini qui percepiscono pure venti di guerra, di fame e di distruzione, e qui sanno di omicidi, di terremoti e di tsunami e sanno di stragi di profughi, di bambini caduti dai barconi, in mare. Ma questo è ancora un altro livello, per loro, di fare conoscenza con la morte. Si tratta, infatti, in questi casi, di una “morte” relegata a spettacolo o a cronaca consueta, così consueta da provocare una progressiva anestesia dalla sofferenza e una amorale indifferenza”

Andrea Serra
Quando la scuola è in corsia
“Sono un maestro elementare, molto elementare. Per vezzo e presunzione nel camiciotto ho scritto MaEstro. Uso il camiciotto perché otto anni fa ho iniziato a insegnare in una scuolainospedale. Una scelta con molte motivazioni che avrei capito a poco a poco. Una scelta comunque. La scuola si trova all’interno di un ospedale pediatrico nato per la cura e la ricerca della talassemia (anemia mediterranea) ma col tempo ha ampliato la propria azione alle malattie rare e successivamente all’oncoematologia pediatrica. È in questi due reparti, più il centro Trapianti di Midollo Osseo, che svolgo il mio lavoro. La mia attività si svolge prioritariamente con i bambini delle elementari ma ovviamente nel concreto, si rivolge a tutti quelli che frequentano la scuola. Oltre alla parte didattica, lezioni individuali prevalentemente, un aspetto importante del lavoro è quello da fare con gli insegnanti delle classi di origine. L'importanza di questa attività ha il duplice scopo di permettere ai miei alunni di fare le attività dei propri compagni, ma anche quella di mantenere la classe, gli insegnanti e i compagni, dentro la vita del bambino/ragazzo. Dove è possibile, e per fortuna lo sta diventando sempre più spesso, utilizziamo anche i collegamenti con Skype per far seguire dall'ospedale o da casa le lezioni con i propri insegnanti. L'aspetto più importante, dopo quello di garantire ai bambini ricoverati di godere del diritto allo studio, è quello di fornire un elemento di normalità, di quotidianità in un ambiente e in un momento in cui questa è totalmente capovolta. E in questo capovolgimento è necessario capire come nel concreto, nelle emozioni, nelle sensazioni, non sia il bambino a entrare in ospedale quanto piuttosto l'ospedale a entrare dentro il bambino. Questo cambio di prospettiva aiuta a capire che sei tu adulto a entrare nella casa del bambino e non viceversa. In questo modo tutte quelle che sono le regole, i ritmi, le terapie dolorose, devono trovare un modo diverso per essere proposte”.

Antonella Lamberti
Se Dickens salva la vita

Dickens, maestro dell’intreccio narrativo, del caso, del destino che premia o castiga i suoi personaggi, sembra diventare così anche nel film il creatore dell’intreccio, responsabile dell’incontro e del lieto fine che ne segue. Lieto non perché ci sia una soluzione a ogni male: il tempo non torna indietro, i morti non resuscitano. Amore e pacificazione possono però esistere ancora dopo il lutto e il tormento e, così come nei suoi libri, una pagina dopo l’altra, si arriva alla quiete che premia i puri di cuore, così qui i vivi scoprono che possono risentirsi tali perché di sicuro c’è un’altra pagina da voltare e un nuovo incontro che porta con sé la vita e fa sbiadire la paura della morte. È stato chiesto allo sceneggiatore di Hereafter Peter Morgan il perché di queste citazioni di Dickens e di questa passione del protagonista per il grande romanziere inglese. Ha risposto che non c’era un motivo, o che forse lo è il fatto che 'un libro di Dickens te lo porti a letto e promette pace e interesse'. Forse allora è di nuovo il destino ad aver portato Dickens, che davvero scampò a un terribile incidente, dentro una storia di sopravvissuti, a suggerirci, insieme al regista, che non è così importante cosa c’è dopo la morte, perché prima possiamo ancora chiederci cosa c’è domani, nella vita che ci resta da vivere, cosa c’è voltando la prossima pagina. Per scoprire che, se siamo puri di cuore, la fortuna magari ci assisterà e ci garantirà quello che almeno Dickens non manca mai di regalare: pace




Il kit del bibliotecario scolastico 2010

di Ivo Mondini

Una rassegna di strumenti per i docenti documentalisti e le biblioteche scolastiche:

Prima parte
Compiti e strumenti formativi del docente documentalista (da LiBeR 88).

Seconda parte
La formazione nell’area documentale e biblioteconomia, i software per le biblioteche scolastiche e la didattica della biblioteca.


Sul tema vedi anche:
Le proposte di LiBeR Database per le biblioteche scolastiche




Il kit del bibliotecario scolastico - Parte prima

Compiti e strumenti formativi del docente documentalista
di Ivo Mondini

Dopo gli articoli pubblicati su LiBeR riprendiamo in mano il kit del bibliotecario scolastico (1), poiché, anche se la scuola italiana sta subendo pesanti tagli e riduzioni negli organici e nei bilanci, continuiamo a pensare che la biblioteca nella scuola pubblica sia un laboratorio essenziale alla didattica della lettura e della ricerca. Quest’idea è ben documentata nelle Indicazioni Nazionali del 2007 (2) emanate dal Ministro Fioroni, anche se viene dimenticata nelle Indicazioni emanate nel 2009 dal Ministro Gelmini; tuttavia si ritorna a parlare di biblioteche scolastiche nel Progetto Amico Libro - C.M. 2291 del 9/3/2009 (3) - dove indica tra le finalità appunto “la promozione della lettura e le attività di sviluppo delle biblioteche scolastiche; inoltre dedica un lungo capitolo alle attività della biblioteca scolastica come luogo didattico. Quindi, a parte le politiche ondivaghe del Miur sulle biblioteche scolastiche, è indubbio che una scuola dotata di un buon patrimonio librario adeguatamente ordinato e catalogato, consenta di far vivere ai ragazzi ottime esperienze di promozione della lettura e della ricerca. In modo sommario segnaleremo le risorse utili agli insegnanti che a vario titolo si occupano di biblioteche scolastiche, senza avere la presunzione di essere esaustivi.

Funzioni e compiti del bibliotecario scolastico

La figura del docente documentalista (4) è ben delineata nelle Linee Guida Ifla/Unesco per le biblioteche scolastiche del 2000, (5) tradotte in italiano nel 2004: “… è anche l’esperto professionalmente qualificato nell’uso di tutte le risorse, … deve condurre campagne di lettura e promuovere la letteratura per bambini e ragazzi, i media e la cultura … deve creare un ambiente gradevole per il tempo libero e l’apprendimento, in cui ciascuno senta di poter esser accolto senza timori e pregiudizi”. Oltre a questo pregevole volumetto si consigliano poi, in base al livello di scuola in cui si opera, le relative Linee Guida Ifla. Per la scuola dell’infanzia le Linee guida per i servizi bibliotecari ai bebè e ai piccolissimi entro i 3 anni; (6) per la scuola primaria e secondaria di primo grado le Linee guida per i servizi bibliotecari per ragazzi (7); per la scuola secondaria di secondo grado le Linee guida per i servizi per giovani adulti nelle biblioteche pubbliche. (8)
I bibliotecari scolastici si sono riuniti nel CONBS (Coordinamento nazionale dei bibliotecari scolastici), nato con l’obiettivo di contrastare l’art. 35 della legge finanziaria 2003, che prevedeva, dopo 5 anni, il licenziamento o l’inserimento lavorativo presso altri enti degli insegnanti a vario titolo esonerati dall’insegnamento e utilizzati nelle biblioteche delle scuole. Nel 2008 il problema è stato risolto in senso positivo. In questo modo verrà assicurata anche nei prossimi anni una presenza fissa in diverse biblioteche scolastiche. Il coordinamento nel proprio sito <http://conbs.altervista.org> ha raccolto diversi materiali inerenti le tematiche della biblioteca scolastica, promuovendo numerose iniziative. Tra l’altro si è fatto promotore di una proposta di legge (9) che si pone l’obiettivo di riconoscere il ruolo dell’insegnante bibliotecario. È sempre possibile occuparsi delle biblioteche scolastiche anche come incarico aggiuntivo (referente o funzione strumentale) in base alla progettualità prevista nel POF. Un altro punto di riferimento è il gruppo di ricerca sulle biblioteche scolastiche (GRIBS) (10) di Padova, da anni molto attivo e coordinato dalla prof. Lombello; nel tempo ha sviluppato un portale ricco di risorse e riferimenti per il settore; solo per fare un esempio della qualità delle proposte citiamo l’organizzazione della 38ª Conferenza annuale dello IASL (11) che si è svolta nel disinteresse totale delle istituzioni scolastiche.

Gli strumenti della formazione professionale in presenza e a distanza

Master e corsi post lauream

Master per bibliotecario nei servizi scolastici e museali:
Corso di perfezionamento in Letteratura per l’infanzia: <http://www.educazione.unipd.it/perfezionamento/letteraturainfanzia/>

Moduli di aggiornamento on line

Abside apprendere in Biblioteca: <http://www.abside.net/index.htm>
Istituto pedagogico di Bolzano: <http://www.ipbz.it/CentroRisorse/ListaRicerca.aspx?area=13&sezione=480>
Materiali didattici di biblioteconomia nelle scuole (12): <http://www.biblioscuole.it/public/documenti-bib_scolastica.htm>

Per la formazione nell’area didattica e pedagogica della lettura (13)

Per una conoscenza generale della letteratura per l’infanzia rimando al classico P. Boero, C. De Luca. La letteratura per l’infanzia, Bari, Laterza, 2009; in particolare al cap. 9 “Da un secolo all’altro (1970-2009)” che raccoglie le varie iniziative rivolte alla lettura messe in campo dal Miur nei progetti della scuola, e compie un’analisi di autori e opere distinguendoli in maestri/scrittori, illustratori/scrittori, in particolare Silvio D’Arzo, Luciano Malerba, Susanna Tamaro, e il successo editoriale di Geronimo Stilton di Elisabetta Dami.
Invece per conoscere il profilo e le caratteristiche letterarie di autori viventi rimando al corposo Progetto lettura, Scrittori per ragazzi dei nostri anni, a cura di D. Giancane, Bari, Levante editori, 2009. Massimo Belotti in Progetti di lettura (14) ha curato la raccolta della documentazione prodotta nell’ambito dell’iniziativa “I luoghi della lettura. La magia della parola della Provincia autonoma di Bolzano”. Il testo rende conto delle numerose iniziative di promozione della lettura in Alto Adige intraprese in collaborazione tra le biblioteche delle scuole e quelle civiche: dal libro parlante (produzione di audiolibri dei ragazzi per i coetanei non vedenti) al passalibro (sorta di bookcrossing, libri “dimenticati” nei luoghi più frequentati dai ragazzi, biblioteche scolastiche e centri giovanili), da critici in erba (lettori che recensiscono libri) al ristorante letterario (con tanto di tavola imbandita per il menù letterario), per chiudere con le copertine rivisitate. A conclusione i saggi di Fernando Rotondo che aggiorna lo stato dell’arte della promozione della lettura nei suoi rapporti con la famiglia, la scuola e la biblioteca e di Alfonso Noviello che illustra l’esperienza avviata anni fa da Eros Miari dei campionati di lettura e dei giochi con i libri. (15) Leone e Ramonda illustrano le attività del blog Biblioragazzi, (16) uno spazio di informazione e di dibattito sul mondo delle biblioteche per ragazzi e le biblioteche scolastiche, nato quasi per caso nel 2006, che nel tempo si è rivelato un prezioso spazio di confronto quotidiano, anche se manca un social network dedicato alle biblioteche scolastiche che diventi comunità di buone pratiche, a parte alcune lodevoli eccezioni: Fuorilegge (17) rivista interamente on line, e le proposte di Xanadu. (18) Per un aggiornamento costante infine sulla produzione dei libri per ragazzi è indispensabile un abbonamento a una o più delle riviste specializzate, le cosiddette “sette sorelle”: LiBeR, Sfoglialibro, Andersen, LG Argomenti, Hamelin, Il Pepeverde, Pagine giovani.


NOTE

(1) Gli articoli dedicati al Kit del bibliotecario scolastico si trovano in LiBeR n. 56, ottobre-dicembre 2002; n. 64, ottobre-dicembre 2004; n. 76, ottobre-dicembre 2007.

(2)  Dalle Indicazioni nazionali del 2007, p. 49 “... la consuetudine con i libri pone le basi per una pratica di lettura come attività autonoma e personale che duri per tutta la vita. Per questo occorre assicurare le condizioni (biblioteche scolastiche, accesso ai libri, itinerari di ricerca) da cui sorgono bisogni e gusto dei testi scritti” e poco prima a p. 47 “Particolare importanza assume la biblioteca scolastica, da intendersi come luogo deputato alla lettura ma anche all’ascolto e alla scoperta dei libri, che sostiene l’apprendimento autonomo e continuo, un luogo pubblico tra scuola e territorio, che favorisce la partecipazione delle famiglie, agevola i percorsi di integrazione delle famiglie immigrate, crea ponti tra lingue, linguaggi, religioni e culture”.

(3)La circolare si può leggere in <http://www.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/9d9445e3-508a-49eb-8b3a-b16df3dec1f1/prot2291_09.pdf>

(4) La figura del docente documentalista è stata delineata dal gruppo di lavoro coordinato presso l’ex Indire dalla prof.ssa Trigari M. nel 1997; ulteriori dettagli in  <http://www.bdp.it/iride/ricerca/documenti/profilo.doc>

(5) Linee guida IFLA/Unesco per le biblioteche scolastiche, Roma: AIB, 2004.

(6) IFLA. Linee guida per i servizi bibliotecari ai bebè e ai piccolissimi entro i tre anni. Roma, AIB, 2008.

(7) Il testo integrale in traduzione italiana si può trovare nel sito IFLA in <http://archive.ifla.org/VII/s10/pubs/ChildrensGuidelines-it.pdf>

(8) IFLA. Linee guida per i servizi per giovani adulti nelle biblioteche pubbliche, Roma: AIB, 2009.

(9) Il testo della proposta di legge è rinvenibile in rete <http://conbs.altervista.org/elaborazioni/BS_pdl.doc>

(10) Il sito del gruppo di ricerca sulle biblioteche scolastiche è

(11)School Libraries in the picture: preparing pupils and students for the future, Abano Terme, Padova 2-4 settembre 2009; i materiali prodotti (in inglese) si possono richiedere previa registrazione in <http://iasl2009.educazione.unipd.it/index.php/lang-it/home-mainmenu-1.html>

(12) Nell’ambito del Progetto del MIUR Biblioteche nelle scuole erogato nel 2005/6 e rinvenibile in <http://www.biblioscuole.it/public/meta_file/bibliostar_1.pdf >sono stati attivati dei corsi di formazione e prodotti dei materiali in parte liberamente scaricabili, come quello riportato sopra e dedicato alla creazione di una biblioteca scolastica; altri materiali di formazioni (percorso A e B) vanno richiesti da questa pagina <http://www.biblioscuole.it/public/documenti-materiali.htm>.

(13) Rimando ad altro intervento le segnalazioni per l’area di didattica della ricerca nella biblioteche scolastiche e per i software di catalogazione.

(14) M. Belotti (curatore). Progetti di lettura. Un itinerario tra esperienze altoatesine e tendenze nazionali, Milano, Editrice Bibliografica, 2009.

(15) Giochi in biblioteca con i libri di Eros Miari vedi <http://www.engheben.it/prof/gio_miari.htm>

(16) http://biblioragazzi.wordpress.com

(17) Fuorilegge, la lettura bandita, vedi

(18) Xanadu, comunità di lettori ostinati in




Il kit del bibliotecario scolastico - Parte seconda

La formazione nell’area documentale e agli strumenti di gestione per le biblioteche scolastiche

di Ivo Mondini 

Per la formazione nell’area documentale e biblioteconomia e tecnologica
Per farsi un’idea in generale delle competenze attinenti alla gestione di una biblioteca scolastica (d’ora in poi bs) rimane sempre valido il manuale elaborato da Loris Pellegrini (1) e i materiali già segnalati nei corsi di formazione o nel Master del bs dell’università di Padova. Recentemente V. Baudo in Come cambiano i servizi bibliotecari per ragazzi (2) ha cercato di ridisegnare il ruolo delle bs e delle biblioteche per ragazzi (d’ora in poi br) in modo da soddisfare i bisogni informativi della Net generation, quella cioè dei ragazzi nati con internet e che usano gli strumenti del web 2.0, per comunicare (social network) e per fare ricerche. “Non si tratta di insegnare una tecnica o tecnologia destinate ad essere superate …, ma insegnare un’abilità di recupero e un suo critico delle informazioni nell’ottica di un vero lifelong learning, in questo campo biblioteche e scuole hanno molto da dire”. L’autrice al cap. 3 “Biblioteca 2.0: le sfide e le opportunità per le bs e le br” propone anche esempi concreti per ridisegnare la bs o dei ragazzi sul modello del web 2.0. nell’uso dei blog (3), dei wiki (4), dei Feed RSS per tenere in contatto i lettori tra loro e con la bs, sviluppando una sorta di fidelizzazione del lettore. In sostanza si tratta di conoscere gli strumenti tecnologici di seconda generazione (del web 2.0), usati abitualmente dai ragazzi, per tenere in contatto i ragazzi col mondo del libro e della lettura. Immagino le perplessità di molti colleghi ad avventurarsi in questo campo sia per motivi generazionali (ma questo non è un difetto, anzi!), ma soprattutto per  mancanza di formazione sul piano delle nuove tecnologie (5). D'altronde il 27/07/2010 il Ceo di Amazon, la più grande libreria on line americana, ha dichiarato che negli ultimi tre mesi ha venduto più libri digitali (e-book) che libri a stampa in un rapporto di 143 a 100 (6) Dobbiamo quindi attrezzarci per far incontrare il libro in versione elettronica e quello a stampa delle bs. L’ autrice verso la fine del testo propone un interessante progetto di promozione della lettura sul modello di bs 2.0. In sintesi a partire da un tradizionale gruppo di lettura attorno ad un percorso tematico, organizzato in una scuola media, ipotizza: a) la creazione di un blog per continuare la discussione nata in un incontro reale nel quale postare anche recensioni di altri libri che si stanno leggendo, b) un gioco di scrittura e riscrittura delle storie utilizzando un wiki, c) la possibilità di conoscere meglio l’autore e i temi del libro utilizzando i Feed RSS, d) la registrazione in sonoro (audioblogging) o in video (videocasting) delle riunioni del gruppo naturalmente postate sul blog, e) creare la biblioteca dei loro libri preferiti usando Anobii e Library Thing o la biblioteca personale di Google libri. Nel recente Il mondo in biblioteca, la biblioteca nel mondo (7)  diversi studiosi riflettono sui modelli nazionali e internazionali del bibliotecario e delle biblioteche; purtroppo manca un intervento dedicato alle bs. Tuttavia meritano una segnalazione il contributo di Innocenti riguardante l’impatto della biblioteca sulla lingua, sulla costruzione dell’identità linguistica e nazionale, sul neoalfabetismo primario e di ritorno (8) e l’analisi di Solimine (9) sulla biblioteca glocale, cioè sempre meno globalizzata e sempre più vicina alle esigenze del territorio: “manca una via italiana alla biblioteca di base e forse il fatto che questo modello autoctono non è emerso può essere una  delle cause per cui la biblioteca pubblica non ha messo radici e non sfonda il muro del 10%; questa è la quota di popolazione residente che diventa utenza abituale delle biblioteche. … Tra le soluzioni: puntare sui servizi di lettura, sul supporto allo studio, sulla multimedialità, sull’intrattenimento, su una politica del web, sul potenziamento dei servizi di rete”. Blasi presenta il recente progetto  “MedialibraryOnLine” (10), il primo network italiano di biblioteche pubbliche di ente locale per lo sviluppo di servizi di digital library e Agnoli offre una buona panoramica sulle attuali tendenze delle biblioteche orientate al servizio all’utenza (11) e approfondisce il modello di Idea Store (12), il “magazzino delle idee”, una via di mezzo tra la libreria, la biblioteca e il centro commerciale. A. J. Pikard nel poderoso volume La ricerca in biblioteca (13) vuole offrire al bibliotecario strumenti per fare ricerca nel quotidiano, affinchè sappia usare una molteplicità di metodi e procedure per risolvere problemi, prendere decisioni e guidare l’innovazione nei diversi contesti in cui si troverà ad operare. “Il ruolo del bibliotecario ricercatore è quello di un professionista che apprende in modo fattivo […] è esso stesso uno strumento di raccolta dei dati che estrae dalla molteplice realtà del contesto in cui lavora […] Se tentiamo di migliorare i servizi, i metodi di ricerca spesso ci offrono una risposta, ci possono aiutare ad identificare i problemi che si presentano nella pratica lavorativa”; dunque un’ottima guida di riferimento ai metodi di ricerca per chi si occupa della biblioteconomia.

Quale software di gestione per le bs?
Dal 2000 ogni bs può scaricare il software Winiride (14) appositamente realizzato dall’ex Indire per le bs. Nel tempo sono state rilasciate nuove versioni in grado di derivare in locale, ma anche on line da Liberweb e da Sbn online. Inoltre è possibile per le reti di scuole o anche singole bs costruire il proprio opac con un minimo di conoscenze tecniche, e ad oggi tra reti di scuole e singoli istituti se ne contano quasi 150 (15) Tuttavia dal 2004 con il progetto del Miur “Biblioscuole” è stato attivato l’Opac delle biblioteche scolastiche italiane (16) e il Metaopac delle bs. L’esito attuale, senza contare i cataloghi delle bs che usano gestionali proprietari o di biblioteche di ente locale, è di totale confusione; tuttavia mentre il progetto Biblioscuole è stato chiuso dal Miur, l’utilizzo di winiride in capo ad Ansas rimane valido, come anche l’assistenza tecnica, anche se il programma avrebbe bisogno di una revisione grafica e di una implementazione con gli strumenti del web2.0.

Didattica della e in Biblioteca
Di attività didattiche nelle/delle bs si è parlato anche recentemente in vari convegni; di seguito alcuni rimandi:

La biblioteca che fa educazione informale: alfabetizzazione, informazione, formazione, aggiornamento":
http://www.bcr.puglia.it/tdm/workshop10.htm

L’apprendimento 2.0 nella biblioteca scolastica:
http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it5760673v.htm

Convegno “L’Italia che non legge – lettori piccoli e grandi nell’era digitale”:
http://www.litaliachenonlegge.it

“Bolibri” Bologna città dei libri per ragazzi:
http://www.bolibri.it/

La biblioteca scolastica e la "next generation:
http://www.aib.it/aib/congr/c54/prog.htm3#n

Per farsi un’idea delle attività che si possono sviluppare in bs, rimando alla mappa concettuale delle bs (17) e segnalo i materiali indicati sul portale del progetto Biblioscuole che sono un ottimo punto di partenza:

Insegnare la biblioteca: modelli strumenti esperienze:
http://www.biblioscuole.it/public/ins_biblioteca/index.htm

Biblioteche scolastiche – Rassegna annuale di temi, informazione e documenti:
http://www.biblioscuole.it/public/sommario-21.htm


NOTE

(1) La pagina del bibliotecario scolastico, con il link per il manuale in http://www.webalice.it/loris.pellegrini/biblioteche

(2) Valeria Baudo, Come cambiano i servizi bibliotecari per ragazzi. Nuove tecnologie e nuove prospettive per le biblioteche pubbliche e scolastiche , Editrice Bibliografica Milano 2008,

(3) Si intende qui il blog come strumento educativo; a pag. 116 “Una veste grafica piacevole e ben curata è di sicura importanza … si possono creare rubriche con cui fidelizzare il lettore: il libro del mese, le bibliografie tematiche, consoci il tuo bibliotecario, lo sai che? Alla scoperta dei servizi della bs…

(4) Sul modello di wikipedia nel quale tutti possono inserire contributi sviluppando e arricchendo lo stesso testo, Baudo propone come esempio didattico un wiki sulla storia della propria città,…” invece di compulsare libri, tagliare e incollare da Internet; per la promozione della lettura un wiki di scrittura collaborativa di una storia, permettendo ai ragazzi di svilupparne la trama”

(5) Per quanto all’uso didattico degli strumenti del web 2.0 il Miur ha proposto il progetto di formazione “Scuola digitale, classe 2.0” per l’utilizzo delle LIM, Lavagne interattive multimediali, acquistate in molte scuole secondarie di I^. I dettagli del progetto e i materiali di formazione sono in http://www.scuola-digitale.it/classi2.0

(6)  “E’ il primo esempio di sorpasso compiuto dagli e-book sui libri di carta. Amazon ha annunciato che negli ultimi tre mesi ha venduti più libri digitali (e-book) che cartacei "hardcover", in un rapporto di 143 a 100. E nell'ultimo mese il rapporto è salito ancora: per ogni 100 hardcover ci sono stati 180 e-book. Gli hardcover sono i libri con copertina rilegata, com'è tipico delle prime edizioni. È un indizio secondo cui, per le nuove uscite, gli utenti di Amazon preferiscono la versione e-book. Non solo: Jeff Bezos, il numero uno di Amazon, ha aggiunto che le vendite di e-book sono triplicate nel primo semestre 2010, rispetto allo stesso periodo del 2009.

(7) Il volume raccoglie i materiali prodotti in occasione del convegno “Il mondo in biblioteca, la biblioteca nel mondo. Verso una dimensione internazionale del servizio e della professione” svoltosi a Milano il 12 e 13 marzo 2009, edito da Bibliografica Milano 2010

(8) “Secondo statistiche 1983 del Dipartimento dell’educazione negli Stati Uniti si trovano 27 milioni di adulti funzionalmente analfabeti e oltre a questi altri 47 milioni avevano difficoltà significative  a leggere, scrivere, far di conto ad una soglia minima.

(9) La biblioteca glocale: tra identità culturale modelli internazionali e dimensione unilaterale, pag. 36 – 47 op. cit.

(10) Si veda www.medialibrary.it

(11)“Il numero degli iscritti alle biblioteche è in calo ovunque, anche nei paesi europei a forte tradizione di lettura, in Olanda, in Francia, in Gran Bretagna nonostante massicci investimenti pubblici” op. cit.

(12) Vedi l’ampio articolo di A. Galluzzi pubblicato su “Bibliotime” n. 11 (2008) in http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-xi-2/galluzzi.htm

(13) Alison Jane Pikard, La ricerca in biblioteca,Editrice Bibliografica, Milano 2010

(14) La Home page si trova in http://www.winiride.it costantemente aggiornata con una serie di link e indicazioni per ottenere assistenza.

(15) Rete di bs con winiride http://www.winiride.it/content/index.php?action=read_cnt&id_cnt=354

(16) url http://opac.biblioscuole.it/SebinaOpac/Opac

(17) Vedi http://web.tiscali.it/biblioscuola in didattica della biblioteca scolastica.




Storie d'Italia e d'infanzia: i 150 anni dell'Unità

La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ha dato lo spunto a numerose iniziative editoriali, progetti bibliografici e iniziative di promozione della lettura nel campo del libro per ragazzi.

Sul numero 89 di LiBeR, in distribuzione in gennaio 2011, una serie di contributi sul tema:

- Un Paese in sviluppo?, Franco Cambi (p. 42-43)
- Piccoli eroi tra patrioti e briganti, Fernando Rotondo (p. 44-47)
- Il “Ceppo ragazzi” (p. 45)
- Garibaldi, i Milla e l’Unità. Proposta di lettura (p. 46-47)
- L’Italia è fatta… facciamo gli scolari, intervista a Corrado Deri (p. 48)
- La lunga calza verde, Giorgio Boccolari (p. 49-50)
- Come ti leggo l’Unità (p. 51)

Sono qui proposti:

Un Paese in sviluppo?
Una nota di Franco Cambi per un bilancio a 150 anni dall’Unità: le conquiste, i difetti, le carenze di un Paese che deve ancora riscattare la propria identità culturale

00pdf_small La bibliografia tratta da LiBeR Database
Un’ampia selezione di libri per bambini e ragazzi centrati sui temi e i personaggi dell’Italia risorgimentale




Un Paese in sviluppo?

Note per un bilancio a 150 anni dall’Unità italiana: le conquiste, i difetti, le carenze di un Paese che deve ancora riscattare la propria identità culturale
di Franco Cambi

1. Tre “conquiste”: alfabetizzazione, industrializzazione, modernizzazione.
Subito dopo l’unificazione l’Italia guardò all’Europa per collocarsi in quel “concerto di nazioni”da partner attivo e paritetico. E lo fece con alleanze politiche, lo fece con politiche coloniali, lo fece con una forte ripresa della propria modernizzazione. Sì, l’Italia aveva prodotto il Moderno, in ogni suo aspetto (economico, politico, culturale) ma poi ne aveva perduto il DNA, in un lungo periodo di arretramento, interrotto solo dal Settecento e poi dal dominio napoleonico e, infine (ma con molte oscillazioni), dall’età del Risorgimento. Dopo il 1861 iniziò un processo organico e di rimodernizzazione che ebbe come protagoniste l’economia, la cultura, la società. La società assume un carattere più squisitamente borghese e diffuso. In ogni regione (dove più, dove meno, però) la borghesia si fece avanti e i suoi principi e valori (famiglia, lavoro, stato laico, etc.) si imposero come nazionali e lo fecero attraverso una riorganizzazione della vita politica (coi partiti) e della vita culturale (editoria, giornalismo, scuola). Così, su questo fronte sociale, l’Italia si adeguò all’Europa. Ma completamente? Forse no, e questo ha pesato. E pesa tutt’ora.

L’economia ebbe una forte pressione per svilupparsi in senso industriale, anche se questo processo ebbe bisogno di molto tempo e tappe diverse (che andarono dal dopo-l’Unità all’età giolittiana, anche al fascismo - per alcuni aspetti, si pensi all’IRI - per poi decollare in pieno col “Miracolo Economico”, dopo il ’45) e di fatto l’industria divenne il primo settore produttivo (dopo gli anni ’50) e venne a cambiare la vita quotidiana, la mentalità, l’identità stessa dell’italiano medio. Anche se tale sviluppo industriale fu disomogeneo nel Paese e carico anche di conflitti, di carenze, di crisi.
Intanto anche l’alfabetizzazione giocava il suo ruolo: cambiava credenze, capacità e competenze. Alfabetizzazione scolastica (con le “tecniche di base” apprese dalla maggioranza della popolazione) e alfabetizzazione linguistica (l’italiano come lingua di tutti: ma ci vorrà la tv). E alfabetizzazione significava circolazione delle idee, diffusione dei giornali e dei libri. Anche se tale processo fu lento, troppo lento e ancora oggi manifesta, rispetto a quell’Europa in cui stiamo, di fatto e di diritto, sensibili deficit. Comunque una profonda trasformazione nella trasformazione avvenuta, e l’Italia è nata come nazione: come stato-nazione.

2. Ma gli “italiani” si sono formati?
Ma, a un tempo, anche l’italiano è nato? Quell’italiano che, diceva D’Azeglio dopo il 1861, era “da fare”. Sì e no. E questa è l’eredità problematica primaria che abbiamo ricevuto da questi 150 anni di Unità. L’italiano c’è, ma nel Paese dei “mille campanili”, di forti tradizioni regionali, è, insieme, unitario e polimorfo. E questo è, a un tempo, un di più e un rischio. Il di più di un’identità nazionale dialettica, in crescita tramite la stessa comunicazione interna tra aree regionali diverse. Il rischio della dis-unità, del regionalismo, della separazione almeno nelle formae mentis. Che ogni tanto riesplode e si fa problema.
Certo a dare più unità al Paese c’è oggi un’istruzione più diffusa, c’è un forte modello di cittadinanza attiva e responsabile connesso ai valori e alle norme della Carta Costituzionale, c’è uno stile di vita “occidentale avanzato” che ha prodotto un po’ ovunque una cultura moderna più vissuta; ci sono gli stessi mezzi di comunicazione di massa (che omologano, come ci ricordava Pasolini, ma che, anche, fanno circolare informazioni, idee, creano “reti” e costruiscono community, virtuali sì, ma ben reali nel virtuale). Tutto ciò è stato sì una lenta conquista, ma oggi sta immerso nella nostra vita sociale. E in tutta la penisola. Ed è, al tempo stesso, un imprinting(sia pure dinamico, sia pure carico di tensioni) di democrazia. Di democrazia in cammino.

3. Ombre, penombre e luci di un processo
Questo complesso processo, però, ha lasciato permanere e ha prodotto anche ombre dense. Che inquinano la realtà effettiva del Paese e che si infiltrano in tutta la sua vita collettiva. In primis le mafie: molte, diverse e sempre più diffuse. Siamo davanti a organizzazioni criminali sempre più potenti, che manovrano capitali ingentissimi e che si radicano sempre più nel tessuto sociale del Paese, anche in quello economico. E perfino in quello politico. E non da oggi. Lo stato unitario non ha saputo difendere la sua sovranità e ha lasciato sussistere questa “cancrena” sociale. E, oggi, tutti ne paghiamo le conseguenze.
A livello di penombre invece sussistono nel vissuto sociale del Paese-Italia arcaismi, diffusi e legittimati dal costume, i quali, però, inquinano la modernità del tessuto nazionale. Come il clientelismo, il lobbismo, il “familismo amorale” e gli effetti di “parentopoli”, di “furbismo” (come è stato detto), di “amoralismo” appunto, e nel privato e nel pubblico ben diffusi.
E poi il divario Nord/Sud che resta un problema aperto ancora oggi, per il divario nello sviluppo, negli atteggiamenti civili, etc. e che si ripropone come una sfida per la realizzazione, in Italia, di una democrazia compiuta. E ancora: la debole coscienza civile dell’italiano medio così legato al suo “particulare” e così poco sensibile alle regole e ai principi-valori collettivi.
Sì, tutto vero. Ma accanto a queste ombre e penombre ci sono anche le luci. La forza dell’associazionismo. La dedizione agli altri e alle cause umanitarie. Il tessuto del volontariato, che è ampio e radicato. E sono aspetti di umanitarismo che esaltano le qualità morali dell’italiano.
Allora: il tessuto morale e civile del Paese, dopo 150 anni di Unità, risulta carico e di potenzialità e di limiti. Aspetti che mandano un messaggio netto ai politici, ma anche agli intellettuali e alle varie agenzie della formazione. A cominciare dalla scuola.

4. Il ruolo della cultura e della scuola
La cultura, per l’Italia, non è un “di più”: è una struttura portante dell’identità stessa, dell’imprinting antropologico, delle stesse potenzialità economiche. Noi viviamo nel “giardino d’Europa” (come fu detto), in uno spazio di bellezza, d’arte, di saperi, di cultura, e tutte con la maiuscola. E tale identità, sentita nel passato, non è però cresciuta adeguatamente nell’Italia post-unitaria. Non si è fatta coscienza collettiva e valore nazionale primario vissuto e tutelato. E su questo dobbiamo agire sempre di più e con più consapevolezza. Come? Attraverso l’informazione. Attraverso l’istruzione. Attraverso la programmazione economica. L’informazione: ogni italiano dovrebbe possedere una netta coscienza dell’eccezionalità dell’habitat in cui vive e sentirlo come risorsa, di identità e di produttività. Ma dovrebbe sentire anche il dovere di tutelarlo, per sé, per il futuro, per l’umanità intera.
La programmazione economica: mettere al centro l’arte, la cultura, il sapere e il richiamo della bellezza. Allora si deve investire nella Ricerca, nella salvaguardia della Qualità (anche produttiva di temi di consumo ma esemplari, d’eccezione), nella Cultura (con mostre, festival, meeting):tutto ciò si fa, ma va fatto su più ampia scala.
La scuola: solo la scuola può creare e diffondere questa coscienza di cittadinanza culturale e di qualità. Legando ogni soggetto alla storia, all’arte, alla cultura italiana, che è stata poi nutrice di quella europea e vessillo dell’Occidente e capace ancora oggi, nell’orizzonte della mondializzazione in ascesa, di giocare un ruolo di alto significato. Certo c’è bisogno di una scuola anch’essa di qualità. Una scuola - appunto - dei saperi e della formazione. No di certo la scuola delle “tre I”. Una scuola di qualità. Che c’è, ma che va istituzionalizzata in pieno, va sostenuta, va potenziata. Con regole, con finanziamenti, con sperimentazioni. E non guardando all’indietro, a un’immaginaria scuola del “buon senso” che assomiglia molto (troppo) a quella dell’Italietta ancora sottosviluppata e provinciale.

(da LiBeR 89)




Reporter d’assalto

Informazione e media education nei libri per ragazzi

Giornalisti a schiena dritta? informazione di regime? la Rete modello di informazione più democratica o semplicemente incontrollata? Oggi il dibattito sul tema del giornalismo e dell’informazione è particolarmente vivace.
Con numerosi contributi il numero 90 di LiBeR cerca di capire come questo mondo è riflesso nell’editoria per ragazzi, attraverso contributi critici, interviste a giornalisti, riflessioni su esperienze di media education.
A partire da Ti racconto il giornalismo, un testo di Vichi De Marchi, ora disponibile anche in LiBeRWEB, che mostra come l’editoria per ragazzi “spesso dimostra simpatia verso il giornalista, visto come figura sociale di riferimento della collettività ... che resiste con un suo immaginario, talvolta persino eroico, anche nella letteratura per adulti”.

Gli altri contributi:
- Opinioni forti e attenzione all’altro, intervista a Lucia Annunziata di Domenico Coviello
- Carta stampata in classe, Beniamino Sidoti
- Informazione vs mollezza, Maria Serena Quercioli
- Quando la notizia è una bufala, intervista a Fabrizio Gatti di Domenico Coviello
- Tutti i Ragazzi Ora On Line, Francesca Conti
- Reporter d’assalto. Proposta di lettura tratta da LiBeR Database.

Ti racconto il giornalismo, di Vichi De Marchi



Ti racconto il giornalismo

L’informazione nei libri per ragazzi, tra divulgazione e fiction
di Vichi De Marchi

Ha scritto Claudio Magris sul Corriere della Sera che “leggere è una delle esperienze più formative e creative per la vita e l’intelligenza di un individuo e dunque di una collettività, di una civiltà. Leggere è più importante che scrivere anche se ovviamente lo presuppone...”. Da quasi trent’anni l’Osservatorio Mediamonitor Minori analizza il rapporto tra media e giovani alle luce dei cambiamenti socioculturali che via via si susseguono. Altrettanti dati e analisi hanno sfornato la Doxa, l’Istat e numerosi altri istituti di rilevazione. Secondo il rapporto Istat “Noi Italia 2010”, per esempio, gli italiani in Europa sono il fanalino di coda quanto a consumo di quotidiani.
Mondo giovane e mondo adulto uniti, dunque, nel rifiuto della lettura e nel disinteresse verso i tradizionali mezzi di informazione? E qual è il riflesso che di questo rapporto ci giunge dal mondo dell’editoria per l’infanzia? Quanto l’informazione e l’universo mediatico sono presenti nei libri per i più piccoli, siano essi romanzi o testi di divulgazione? Semplificando, si potrebbe rispondere che l’editoria per ragazzi generalmente riflette un’immagine positiva del mondo dell’informazione e dimostra una simpatia verso il giornalista, visto come figura sociale di riferimento della collettività.
Giornali e giornalisti sono, infatti, spesso protagonisti dei romanzi per ragazzi, almeno dai 7-8 anni, età in cui ci si affaccia al mondo adulto cercando di decifrarlo anche nei suoi aspetti professionali e del vivere concreto. La figura del giornalista, del resto, resiste con un suo immaginario, talvolta persino eroico, anche nella letteratura per adulti. È la figura che spesso aiuta a risolvere un mistero, che consente di narrare avventure successe ad altri ma di cui si è testimoni, talvolta aspiranti protagonisti. Le fortune, anche investigative (oltre che letterarie), del commissario Montalbano non sono, forse, in parte attribuibili anche all’amico giornalista Nicolò Zito della locale Tv di Vigata che lo aiuta a centellinare le informazioni, a depistare quando serve, a informare se è il caso?
Analogamente giornalisti, nel ruolo di protagonisti o di figure di contorno, popolano i libri per ragazzi. Talvolta sono personaggi divenuti celebri come Geronimo Stilton, il topo giornalista, anzi il direttore di giornale, che con la sua redazione e il suo “buonismo” popola un mondo immaginario amato dai bambini, i cui libri sono tradotti in decine di lingue. In Geronimo Stilton, il giornale e il giornalismo sono un medium per animare una serialità che, in nome della notizia e del racconto giornalistico, può spaziare tra ambienti e continenti unificati da una comune morale. E se Geronimo Stilton è il superdirettore di un giornale in un mondo immaginario, pacificato o facilmente pacificabile, Valentina giornalista di Angelo Petrosino (Piemme) è l’animatrice di un’altra serie, alle prese questa volta con il giornalino scolastico.
Infatti, nonostante la tecnologia, l’invasione della rete, i blogs, i siti, il web 2.0 e la collezione di amici su facebook, sembra che il giornalino scolastico – non un blog, non una pagina web ma proprio quello stampato e distribuito – faccia ancora furori. Almeno a dar credito ai romanzi per ragazzi. E sorge una domanda. È questa, ancora oggi, la realtà scolastica o si tratta, invece, di un semplice riflesso di ricordi infantili degli scrittori? Un’inchiesta, a questo proposito, potrebbe dirci molto. Che si tratti di una fantasia o della realtà, la passione per il giornalismo sembra, comunque, nascere sui banchi di scuola come pure il desiderio di poter guidare una redazione e decidere della linea editoriale. Critichiamo la mensa o lottiamo per la ricreazione in cortile? Al giornale di classe (o di istituto) e al suo direttore, spetta l’onore e l’onere di dare la linea. Soprattutto se la battaglia riguarda il rischio di chiusura della scuola come in Da grande voglio fare il giornalista di Pilar Lozano Carbayo (Il Battello a Vapore, 2009).
Altri romanzi sul tema hanno, invece, risvolti autobiografici come Ciao Andrea (Salani, 2008) di Marcello Argilli, scrittore ma anche giornalista, tra i primi a dirigere un giornale di informazione per bambini negli anni Cinquanta (Il Pioniere) e a collaborare con Gianni Rodari. In Ciao Andrea l’autore narra di un giornalista che vive un rapporto intenso con un ragazzo che lo porta a riflettere sul senso della sua vita, che gli lascia in dono ricordi e storie nonostante la sua giovane età. Del resto, di giornalisti diventati scrittori e di scrittori che fanno anche i giornalisti sono pieni gli scaffali delle librerie casalinghe sia dei ragazzi che degli adulti. Normale che ci sia voglia di raccontare il proprio mestiere, soprattutto se si tratta di un mestiere duro, lontano dai riflettori della mondanità e delle collusioni con il potere. Letizia Maniaci ne è un esempio. Con Mai chiudere gli occhi (Rizzoli, 2009), prefazione di Rita Borsellino, l’autrice – giornalista, giovane vincitrice del premio Maria Grazia Cutuli, ci trasporta in tutt’altro mondo, quello della mafia. Il suo racconto autobiografico narra di un sé adolescente che, dall’età di 16 anni, imbraccia la telecamera per raccontare i guasti della Sicilia, lavora per la tv di famiglia, a Partinico in provincia di Palermo, da dove ogni giorno va in onda un tg antimafia seguitissimo.
Talvolta è l’amore per il proprio mestiere, unito al senso di responsabilità, che non dovrebbe mai abbandonare chi svolge questa professione, a spingere il reporter lungo il terreno non sempre facile dello scrivere per i più piccoli. Ci prova, per esempio, il giornalista Fabrizio Gatti con L’Eco della frottola: il lungo viaggio di una notizia sbagliata (Rizzoli, 2010), a seguire il percorso tortuoso delle false notizie e di come – una volta lanciate nel mondo mediatico – sia quasi impossibile fermarle, rettificarle. Gatti sceglie questo approccio al giornalismo “raccontato ai più piccoli” forse perché la sua frequentazione professionale del mondo “degli ultimi” lo rende più attento al diritto-dovere dell’informare e alla figura di chi scrive, testimonial e reporter della storia ma talvolta venditore di fumo, o meglio di frottole.
E sono ancora due giornaliste, Nicoletta Martinelli e Rossana Sisti, del quotidiano l’Avvenire e del suo inserto per ragazzi Popotus, a parlarci di giornalismo, questa volta in un libro di divulgazione per ragazzi. Visto si stampi: viaggio nel mondo dell’informazione. Come nasce un quotidiano (San Paolo edizioni, 2010) è l’esplorazione del mondo del giornale quotidiano, dal rito mattutino della riunione di redazione all’impaginazione, alla stampa sino all’edicola dove il giornale, nato velocemente, altrettanto velocemente si consuma, invecchia e muore. Anche Laura Montanari e Fabio Galati, un’altra coppia di giornalisti, scelgono di raccontare il quotidiano in un libro di divulgazione – Il mio giornale. Manuale per giornalisti in erba (Lapis, 2008) – che privilegia, però, il “come si scrive”. Ed ecco comparire la regola base che studia ogni praticante, il “chi come dove quando e perché” che l’articolo dovrebbe contenere sin dalle prime battute. Allegato al libro, un software di impaginazione per costruirsi il proprio giornale di classe.
Si scrive di carta stampata, mondo dei media, giornalisti. I bambini di oggi, in pochissimo tempo saranno i giovani e gli adulti di domani. Già ora sono una generazione totalmente immersa nel mondo virtuale, in quello spazio di elezione dei social network, dei blog, delle community, delle chat, definito da molti un “maxi ambiente”, con grande forza aggregativa, dove è sempre più sfumata la linea di demarcazione tra chi crea i contenuti e chi ne fruisce e dove il passaparola ha una forza moltiplicativa sconosciuta in passato. È un mondo radicalmente diverso da quello in cui avviene la tradizionale produzione e fruizione delle notizie. In rete, invece, i ruoli sono continuamente scambiabili e mobili, l’informazione diventa più democratica ma anche più incontrollata. Rispetto a questo mondo l’editoria per ragazzi che si occupa di media, informazione, giornalismo sembra un passo indietro. Non che manchino i romanzi in cui si evoca questa realtà, da Il Vangelo secondo Larry (Fabbri, 2003) di Janet Tashjian in cui un ragazzo che non rivela la sua identità esprime le sue opinioni in un sito web seguitissimo a Amiche a prima vista di Giamila Yehya (edizioni Paoline, 2007), dove il blog diventa una sorta di intimo diario pubblico.
Tuttavia blog, chat, community, nell’editoria per ragazzi sembrano confinati in un territorio “privato”, quello dello scambio ludico. E forse non potrebbe che essere così. Difficile pretendere dalle storie e dagli scrittori un’immagine nitida di un mondo della comunicazione e dell’informazione in così radicale trasformazione e sul cui futuro si interrogano da anni i grandi media di tutto il mondo senza avere, almeno fino a ora, dato o trovato risposte certe.

(da LiBeR 90)




Ci vuole l'albero

L’importanza degli alberi si manifesta ogni giorno con urgenza nel mondo che ci circonda, nei paesaggi rurali impoveriti a causa dello scempio umano, nei giardini che “nutrono” le città con profumi e colori. 

Sul numero 89 di LiBeR, in distribuzione in gennaio 2011, un’ampia panoramica sul tema dell’albero nell’arte, nella letteratura, nell’immaginario. Con i seguenti contributi:
- Abbracciare gli alberi, Giuseppe Barbera (p. 19-21)
- Dal seme alla foresta, Francesca Brunetti (p. 20-21)
- L’albero, l’uomo e la parola, Claudio Cernesi (p. 22-25)
- Natura in città, intervista a Paolo Pejrone di Francesca Brunetti (p. 24-25)
- I rami della Quercia Grande, Pino Boero (p. 26-29)
- Storie verdi, Carla Poesio (p. 30-33)
- Alberi da leggere. Proposta di lettura (p. 33)
- Figure radicate, Angela Dal Gobbo (p. 34-38)
- Albalberi: gli alberi negli albi illustrati. Proposta di lettura (p. 36-37)
- Disegnare gli alberi srotolando una corda…, (p. 38)
- Dal libro al laboratorio, Tiziana Merani (p. 39-41)
- Un museo a cielo aperto, Fiorenza Mariotti (p. 40-41)

Sono qui proposti:

Abbracciare gli alberi
Il punto di vista di Giuseppe Barbera, esperto di colture arboree

00pdf_small La bibliografia tratta da LiBeR Database
Un’ampia selezione di libri per bambini e ragazzi: dagli albi illustrati alla narrativa alle opere di divulgazione

Gli utenti di LiBeR Database possono aggiornare la bibliografia con la funzione “Proposte di lettura” del sistema.




Abbracciare gli alberi

L’importanza degli alberi per la vita si manifesta ogni giorno con urgenza nel mondo che ci circonda, nei paesaggi rurali impoveriti a causa dello scempio umano, nei giardini che “nutrono” le città con profumi e colori. La riflessione di un esperto di colture arboree sulle “colonne che reggono il cielo” e il loro incerto destino.

di Giuseppe Barbera

Antonio ha tre anni e ha domandato a sua madre come mai gli alberi hanno una gamba sola. Ho suggerito una risposta: perché tra gli esseri viventi sono quelli che meglio tengono in equilibrio sé stessi, il mondo che li ospita e noi umani che li usiamo e ne abusiamo. Per queste grandi virtù sono stati dotati di profonde radici e di chiome ramificate, che per peso ed estensione si bilanciano, ma di un solo tronco.
Un detto degli indiani d’America vuole che “gli alberi sono le colonne che reggono il cielo”. E se intendiamo per cielo l’aria che respiriamo e l’atmosfera che filtra le radiazioni solari, che determina la temperatura terrestre e partecipa, con la pioggia e le nuvole, al ciclo dell’acqua, è proprio così. Gli alberi, molti milioni di anni fa, hanno sottratto all’atmosfera enormi quantità di CO2 e l’hanno conservata nel loro legno per poi sotterrarla, durante il Carbonifero, nelle viscere della terra e del mare contribuendo a ridurre valori di effetto serra che sarebbero stati talmente elevati da portare le temperature a soglie incompatibili con la permanenza dell’acqua allo stato liquido, con l’evolversi della vita. Nel medesimo processo fotosintetico che trasforma il carbonio inorganico nella materia organica - la morte minerale nelle forme viventi - hanno anche liberato le molecole di ossigeno necessarie alla respirazione. Oggi, la funzione degli alberi come magazzini di carbonio ritorna necessaria e dopo che, bruciando petrolio, carbone e metano, abbiamo rigettato nell’atmosfera il carbonio sottratto dalle foreste di milioni di anni fa, torniamo - lo chiedono gli accordi internazionali del protocollo di Kyoto - a piantare alberi per ritrovare un nuovo equilibrio che freni i cambiamenti climatici.
Nel corso della storia, l’uomo ha ridotto di un terzo le foreste che la Terra aveva distribuito sulla sua superficie per promuovere la vita e ancora adesso i disboscamenti continuano in piena incoscienza e senza tregua. Ogni anno scompaiono boschi per una superficie pari a tre volte quella della Sicilia! Così anche gli equilibri legati al ciclo dell’acqua vengono alterati: non ci sono più le immense superfici arboree che rallentano il precipitare delle piogge, che difendono il suolo dalle frane e dall’erosione della porzione fertile, che consentono all’acqua di infiltrarsi in profondità ad arricchire la falda freatica, alimentando i pozzi, tenendo lontana l’acqua salata del mare, impedendo alluvioni disastrose. Diminuisce anche l’evaporazione dai suoli e la traspirazione delle foglie e con essa il formarsi delle nuvole che non si trasformano in pioggia o rugiada a fermare l’avanzata dei deserti. Nei boschi che quotidianamente scompaiono, nella complessità ecosistemica che in nessun sistema vivente si mostra così elevata, si estinguono specie e varietà di una ricchissima, ma non inesauribile, diversità biologica. Scompaiono le piante, gli animali, i batteri dei biomi forestali: quelli che più assicurano al pianeta gli equilibri biologici che garantiscono il funzionamento dei cicli della materia, dei flussi dell’energia, della vita insomma.
Il contributo degli alberi alla sostenibilità ambientale non va considerato solo a livello planetario o continentale, perché è a ogni livello di scala che si manifesta e si riconosce con chiarezza. Nel mosaico del paesaggio, per esempio, nel quale le siepi, le alberate, i boschetti, i frutteti tradizionali costituiscono i nodi e i corridoi di una complessa rete verde che connette il territorio e che assicura i processi ecologici, gli scambi tra i diversi livelli di biodiversità (i geni, le specie, gli ecosistemi) rendendo più fertili i campi, più sicuri i fiumi, più puliti i laghi e le falde, più felici gli sguardi, le passeggiate e i pensieri tranquilli che le accompagnano. “Non è l’Italia piantata ad alberi in modo da sembrare tutta un frutteto?” si domandava Varrone nel De re rustica. Parlava dei paesaggi rurali più belli del mondo, capaci di produrre la magnifica frutta che la storia dell’uomo - attraverso i commerci e le esplorazioni - ha raccolto nelle coltivazioni a far compagnia alle specie autoctone (l’olivo, il castagno, la vite, il fico) nelle piantate lungo i fossi di campi di pianura, nei giardini protetti da mura, nelle pedate delle terrazze che hanno trasformato le pendici delle montagne in un susseguirsi di strette pianure. Nei boschi, la biodiversità nazionale, per fornire legna da ardere e da opera, sughero, funghi, miele e frutti selvatici, ha avuto poco bisogno di intrusioni esotiche - la robinia, l’ailanto, molti secoli fa il cipresso - e con il centinaio di specie che costituiscono la sua ricchezza, guarda dall’alto quella trentina appena che forma i boschi dell’Europa continentale.
Il paesaggio agrario è invaso da scempi, abusivismi, opere inutili. È il segno dell’identità collettiva, palinsesto della nostra natura e della storia; è, ma potrebbe esserlo molto di più, occasione culturale, quindi turistica, quindi economica. È invece soprattutto aggredito proprio lì dove è più antico e più bello: attorno alle città che ha rifornito di alimenti dolci e vitaminici, di profumi, di sicurezza ambientale, di occasioni di svago. Lì sono nati i giardini; luoghi popolati dagli alberi dove la natura e la cultura dell’uomo, con le sue diverse arti e mestieri, si è espressa al meglio mostrando in poetica armonia, nell’alternarsi delle stagioni e nel variare delle architetture, forme e colori. Nei giardini e nei parchi, leggendo o discutendo all’ombra di un albero, rincorrendosi tra di essi o, dove è ancora possibile, arrampicandovisi per allontanarsi dal mondo infelice degli adulti è possibile che l’equilibrio si manifesti ben oltre i confini della biologia e dell’ecologia e si confronti con quello della psiche. Ci riguarderà allora non solo la qualità dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo e del cibo di cui ci nutriamo ma anche dei pensieri con i quali cresciamo. Forse è per questo che Charles Dickens suggeriva che in giovane età ognuno piantasse un albero (indicava, chissà perché, un fico) al quale da adulto appoggiarsi e riflettere.

(da LiBeR 89)




Una biblioteca nel pallone

Il calcio alla Biblioteca delle Oblate di Firenze

È forte l’interconnessione tra educazione interculturale, educazione linguistica e gioco del calcio; i libri sul calcio rappresentano, infatti, un eccellente mezzo di comprensione tra cittadini di diversa provenienza e cultura, parlando ai ragazzi con il linguaggio, i simboli e l’immaginario della quotidianità. Il calcio è un fenomeno culturale che è presente con intensità particolare nel mondo dei bambini e dei ragazzi.
C’è un “sapere” e un “leggere” di calcio da parte dei ragazzi che è fatto di notizie, dati tecnici, numeri, nomi, storie, racconti. Una nomenclatura poderosa e un po’ ossessiva che però è anche veicolo di socialità, di fantasia, di storie avventurose, di apprendimenti. Basta pensare ai simboli delle squadre e delle città, ai numeri, ai tempi, alle regole del gioco, ai colori delle bandiere e delle divise, ai bestiari degli stemmi: i leoni del Camerun, i galletti di Francia, gli “azzurri” d’Italia e basta dire “i viola”, come dicono i cronisti sportivi, e si sa di che città si parla…. basta pensare ai recenti campionati del mondo in Sudafrica, la prima volta in Africa. 
“L’Africa sul pallone!” non è un romanzo di Jules Verne, è stato l’avvenimento sportivo dell’estate 2010, un grande racconto che la Biblioteca delle Oblate ha “letto” con una serie di iniziative per bambini ragazzi, genitori, insegnanti , bibliotecari, campioni e schiappe e con ll’allestimento di uno scaffale di libri sul gioco del calcio per bambini, ragazzi e giovani adulti e una bibliografia completa sull’argomento tratta da LiBeR Database.

La Coppa del mondo in Sud Africa è ora archiviata e il calcio prosegue la sua corsa. Con l'avvio della nuova stagione di campionati ricomincia la giostra del "gioco più bello del mondo". Con gli scaffali allestiti dalla Biblioteca delle Oblate di Firenze, in collaborazione con LiBeR, si vuole "leggere" tutto ciò, mettendo in comunicazione la letteratura per ragazzi, l’educazione interculturale, quella linguistica e il gioco del calcio in un unico affascinante discorso culturale. 

00pdf_small Bibliografia dei libri per bambini e ragazzi sul gioco del calcio
Nella bibliografia tratta da LiBeR Database e disponibile online, 140 libri per bambini e ragazzi, di narrativa e divulgazione, un'appendice con romanzi per giovani adulti e un indice tematico per seguire i più interessanti percorsi di lettura.



Libri per ragazzi e disabilità

Letture tattili e altre esperienze di condivisione

Alcuni incontri sono speciali. Come quelli con i libri tattili illustrati, realizzati dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, di cui scrive Laura Anfuso sul numero 87 di LiBeR, si sono rivelati sempre pieni di magia nella sperimentazione con bambini, ragazzi e adulti vedenti. Perché questo è un aspetto davvero importante: la lettura può essere un’importante esperienza di condivisione, tra disabili e non, tra adulti e ragazzi.

Sul tema della disabilità il Centro di Documentazione Ibby di Oslo seleziona e diffonde i migliori libri per ragazzi. Da questa esperienza è nata una riflessione sulla produzione italiana e sulle buone pratiche. Dal titolo particolarmente significativo: La differenza non è una sottrazione, perché, come scrivono su LiBeR Silvana Sola e Marcella Terrusi, “non è la negazione della differenza, il paragone a ogni costo, il senso dell’albo. Ma è la raccontabilità, la dicibilità che inventa un mondo che comprende un numero infinito di differenze, visibili e invisibili”.
I libri per ragazzi, quando si parla di disabilità e di differenza, sono strumenti e compagni di strada discreti e a volte potenti, capaci di mostrare quotidianamente alcune vie possibili, non solo attraverso codici speciali, ma con messaggi per i cinque sensi in grado di offrire piacere, conoscenza, tempo di qualità attraverso la forma flessibile del progetto editoriale che si fa racconto.

00pdf_small I contributi pubblicati su LiBeR 87




Leggere la Shoah

Più volte LiBeR si è occupato della Shoah, proponendo percorsi di lettura per i ragazzi. Un’importante occasione fu la pubblicazione, nel 1998, di Viaggio ad Auschwitz, pubblicato da Idest nel 1998 con il contributo di LiBeR, con la documentazione di un viaggio di studio compiuto con i ragazzi delle scuole medie del Comune di Campi Bisenzio nel maggio del 1997. Uno strumento utile per impostare scelte di lettura adeguate alle diverse fasce d'età e per l'adozione di materiali documentari a supporto di una corretta e consapevole attività di studio e approfondimento del tema anche in ambito didattico. Il libro si presenta infatti in formato "testa-coda": sul verso della pubblicazione è proposto Leggere l’Olocausto, un quaderno di lavoro realizzato con la collaborazione di LiBeR con, al centro, una proposta di lettura, aggiornata in questa occasione in LiBeRWEB.
Nel campo della letteratura giovanile il tema della Shoah ha saputo guadagnarsi una presenza sempre rilevante, dai classici del dopoguerra alle opere più recenti, trovando forme nuove di rivisitazione attraverso una feconda contaminazione di generi letterari, testimonianze storiche e fughe nel fantastico. La proposta di letture per ragazzi compresa nella bibliografia documenta i vari versanti del tema, quasi sempre narrato attraverso le vicende dì giovani protagonisti.

La proposta di lettura aggiornata in occasione del 27 gennaio 2012, giornata della memoria in commemorazione delle vittime del nazismo, del fascismo e della Shoah

Per saperne di più su Viaggio ad Auschwitz / Leggere l'Olocausto (Idest, 1998)




Leggere la Shoah - Proposta di lettura

In occasione del 27 gennaio 2012, giornata della memoria in commemorazione delle vittime del nazismo, del fascismo e della Shoah, un aggiornamento della proposta di lettura per ragazzi sul tema, presente nel volume Viaggio ad Auschwitz pubblicato da Idest nel 1998 con il contributo di LiBeR.
La selezione bibliografica, tratta da LiBeR Database e presentata in ordine di titolo, comprende anche opere significative attualmente non in commercio, ma normalmente disponibili nelle biblioteche.

L'albero di Anne
Irène Cohen-Janca, Maurizio A.C. Quarello
Orecchio acerbo, 2010, [36] p., ill.
La storia di Anne Frank narrata da un ippocastano che si erge di fronte alle finestre del suo alloggio segreto e che ce ne consegna il ricordo prima di morire. Età: 9-12

L'albero di Goethe : romanzo
Helga Schneider
Salani, 2004, 155 p.

Fra il 1944 e il '45 l'arresto e la detenzione del bavarese Willi, 14 anni, nel lager di Buchenwald, dove stringe amicizie, patisce fame e violenze, perde ma poi riacquista la memoria e deve difendersi da abusi sessuali. Età: 12-15

Alice e i Nibelunghi : romanzo
Fabrizio Silei
Salani, 2008, 117 p.

Roma, anni '80: Alice, 10 anni, conosce il nigeriano Emeka a scuola e l'ebreo Norbert, vicino di casa, e l'amicizia dei tre si consolida nel tentativo di allontanare il fratello di lei, invischiato in un gruppo di naziskin. Età: 11-14

All'inferno e ritorno
Aranka Siegal
E. Elle, 1995, 234 p. (Ex libris)

Emozioni e difficoltà delle sorelle Piri, che racconta e Iboya, ebree ungheresi appena emerse dal lager nazista: il ricovero in una clinica svedese, lo studio, il lavoro in fabbrica, l'ospitalità in due diverse famiglie, la partenza per l'America. Età: 12-14

All'ombra del lungo camino
Andrea Molesini
Mondadori, 1996, 152 p. (I miti junior)
Alla fine della seconda guerra mondiale un adolescente e uno zingaro adulto analfabeta organizzano una fuga di massa in un campo di sterminio nazista, aiutati da due fantasmi e da una puzzola parlante. Età: 12-14

L'angelo del nonno
Jutta Bauer
Salani, 2002, [48] p., ill.
Dal letto d'ospedale un nonno racconta al nipotino la propria vita: gli orrori del nazismo, il regime militare durante la seconda guerra mondiale, il lavoro, l'amore, la famiglia, sempre inconsapevolmente protetto da un angelo. Età: 5-7

L'anima al diavolo
Marcelo Birmajer
Mondadori, 2003, 93 p. (Shorts)
Mordejai, ragazzino ebreo di Buenos Aires, disobbedendo ai genitori entra nella casa di alcuni vicini che nessuno vuol frequentare, senza immaginarsi il cambiamento che quella decisione gli comporterà. Età: 12-14

Anna Frank : un raggio di sole negli anni bui del nazismo
Ann Kramer
IdeeAli, 2007, 64 p., ill., foto, c. geogr. (Biografie)
La tragica vicenda dell'ebrea Anna Frank narrata in quattro capitoli cronologici: l'infanzia, l'adolescenza, il rifugio dove con la famiglia cercò di nascondersi alla furia nazista, la deportazione e la morte. Età: 10-12

Anna Frank album di famiglia
testi Ruud van der Rol, Rian Verhoeven
La Spiga Meravigli, 1992, 64 p., ill., foto
Ripercorsa da fotografie inedite e testimonianze, la vita di Anna Frank, con particolare riguardo agli anni del rifugio segreto. Schede storiche, glossario delle parole difficili, bibliografia, indice delle persone e delle località, nota sulle differenti versioni del diario e citazione delle fonti. Età: 11-14

Anne Frank
Josephine Poole
Emme, 2005, [32] p., ill.
La breve vicenda biografica di Anne Frank, ebrea tedesca divenuta tragicamente celebre per il diario che scrisse nell'alloggio segreto dove si era rifugiata con la famiglia per sfuggire alla furia antisemita del nazismo. Età: 7-9

Anne Frank : la biografia a fumetti
Sid Jacobson, Ernie Colón
Rizzoli-Lizard, 2011, 149 p., ill.
La breve vita di Anne Frank e della sua famiglia prima dell'invasione nazista in Olanda e poi nel rifugio segreto ad Amsterdam, fino al tragico epilogo nel campo di Auschwitz. Età: 12 e oltre

 

Arte della libertà : il sogno di Sara
Vivian Lamarque
Mazzotta, 1995, 107 p., ill., foto (Mazzotta Ragazzi)
Gli orrori dei regimi totalitari, della guerra e dei genocidi che hanno insanguinato l'Europa negli anni 1925-'45, narrati attraverso i sogni di una bambina di allora. Età: 11-14

Ausländer : Ausländer m. (-s,-;f.-in) straniero
Paul Dowswell
Feltrinelli, 2010, 301 p. (Feltrinelli kids)
Durante la seconda guerra mondiale a Berlino l'adolescente Paul, orfano polacco adottato da una famiglia nazista per il suo aspetto ariano, si oppone silenziosamente al regime insieme ad Anna. Età: 14-18

La bambina del treno
Lorenza Farina
Edizioni Paoline, 2010, [28] p., ill.
Mentre un treno la sta deportando con la madre e altri ebrei ad Auschwitz una bambina incrocia il suo sguardo con quello di un coetaneo polacco nascosto tra i campi... Età: 5-7

Bambini nascosti: sopravvissuti clandestinamente durante l'Olocausto
Jane Marks
Istituto Geografico De Agostini, 1999, 320 p. (Narrativa scuola)
Il tema dell'Olocausto in quattro sezioni: testimonianze di persone che all'epoca sopravvissero bambini nella clandestinità, cosa accadde loro dopo la Liberazione, come vivono oggi quell'esperienza e come possono guarirne. Età: 11-14

Il bambino con il pigiama a righe
John Boyne
Rizzoli, 2009, 174 p., ill.
Bruno, 9 anni, figlio di un comandante delle SS, stringe un'intensa amicizia con un piccolo ebreo prigioniero nel campo di concentramento di Auschwitz, senza sapere cosa significhi essere ebrei e star rinchiusi lì. Età: 11-14

 

Il bambino di Noè
Eric-Emmanuel Schmitt
Rizzoli, 2006, 124 p. (BUR. Scrittori contemporanei)
Narrata come ricordo d'infanzia da un sessantenne la vicenda di un ebreo belga scampato all'Olocausto perch‚ a 7 anni, nel 1942, i genitori lo affidarono a un prete che gli mutò nome e lo allevò con affetto in un orfanotrofio. Età: 11-14

Il bambino nascosto
Isaac Millman
Emme, 2006, 79 p., ill., foto
Isaac racconta la sua infanzia di piccolo ebreo nella Francia occupata dai nazisti, in balia degli eventi e costretto a nascondersi per sfuggire alla cattura dei tedeschi mentre i suoi genitori sono stati arrestati. Età: 9-11

Il bambino stella
Rachel Hausfater-Dou‹eb
Luna Dorata, 2005, [28] p., ill.
Un bambino ebreo che era stato siglato come stella diventa tale quando, unico scampato della sua famiglia all'Olocausto, trova l'energia per tornare a vivere, e quindi a brillare, alla luce del sole. Età: 6-8

La banalità del bene : storia di Giorgio Perlasca
Enrico Deaglio
Loescher, 1993, 191 p. (Narrativa scuola)
La storia reale del commerciante italiano Giorgio Perlasca che a Budapest nel 1944-45 riuscì a ingannare i nazisti facendosi credere un diplomatico spagnolo e salvò in questo modo migliaia di ebrei da morte certa. Età: 11-14

C'è un punto della terra... : una donna nel lager di Birkenau
Giuliana Tedeschi
Loescher, 1989, xviii, 195 p. (Narrativa scuola)
Un'ebrea italiana, tra le poche sopravvissute ai lager nazisti, ricorda i suoi dieci mesi di prigionia a Birkenau e ad Auschwitz: l'orrore, la sofferenza, la disperazione ma anche la straordinaria volontà di sopravvivere. Età: 11-14

Capro espiatorio
Aranka Siegal
E. Elle, 1993, 277 p. (Ex libris)
L'energia e l'amore per la vita di Piri, che vive il suo passaggio dall'infanzia all'adolescenza nell'Ungheria occupata dai nazisti, rinchiusa nel ghetto con la sua famiglia, con l'incubo continuo della deportazione nei campi di concentramento. Età: 12-14

La casa di stracci
Lorenza Farina
Ferraro, 2000, 107 p.
La dodicenne Sara, le sue sorelle e i loro amici trascorrono i pomeriggi estivi nella casa di stoffa che hanno costruito, raccontandosi storie sulla vicina, la Strega Grigia, un'anziana che ha subito il dramma dell'olocausto. Età: 10-12

I chiodi di Spatausen
Gianmario Romanetto, Roberto Cavalli
Signum scuola, 2002, 109 p., ill. (Leggogioco)
Dopo essere stato testimone degli orrori dei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale Wolfgang, bambino tedesco, si ritrova per magia, ancora piccolo, all'epoca della dittatura argentina. Età: 10-12

Come neve al sole
Peter van Gestel
Feltrinelli, 2007, 284 p., ill. (Feltrinelli kids)
Ad Amsterdam nell'inverno tra il 1946 e il 1947 Thomas, 10 anni, da poco orfano di madre, fa amicizia con il compagno di classe ebreo Piet e con sua cugina Bet e così apprende il dramma dell'Olocausto appena concluso. Età: 11-14

Il commerciante di bottoni : memoria e speranza : l'amicizia tra un sopravvissuto ad Auschwitz e una ragazza
Erika Silvestri
Fabbri, 2007, 157 p., [8] c. di tav., foto
Prima attraverso lettere, poi con interviste dirette, sboccia l'amicizia tra Erika, studentessa romana, e Piero Terracina, che traccia anche la propria tragica vicenda di ebreo italiano deportato quindicenne ad Auschwitz. Età: 11-14

Dalle leggi razziali alla Shoà 1938-45 : documenti della persecuzione degli ebrei italiani per conoscere, per capire, per insegnare
di Nando Tagliacozzo
Sinnos, [2007], 79 p., foto
Raccontata tramite annotazioni su 33 documenti datati fra il 1938 e il 1945 la drammatica esperienza dell'autore, nato proprio nel '38, e soprattutto dei suoi familiari, ebrei perseguitati nella Roma delle leggi razziali. Età: 11-14

Diario : l'alloggio segreto, 12 giugno 1942 - 1 agosto 1944
Anne Frank
Einaudi, 1993, ix, 334 p. (Gli struzzi)
Piccoli eventi, speranze, emozioni e paure di Anna, tredicenne ebrea, annotati nel suo diario: cronaca di due anni, dal 1942 al 1944, trascorsi in un nascondiglio con la famiglia per sfuggire ai nazisti. Età: 15 e oltre

Diario
Rukta Laskier
Bompiani, 2008, 172 p., foto (Assaggi Bompiani)
Dal 19 gennaio al 24 aprile del 1943 il diario e la testimonianza di Rukta, quattordicenne ebrea di Bedzin, in Polonia, prima della sua deportazione senza ritorno ad Auschwitz. Età: 12 e oltre

Il diario di Jorg : la tragedia della verità nella vita di un ragazzo tedesco
Giuseppe Pederiali
Bruno Mondadori, 1998, 159 p. (Libri amici)
Monaco, 1944: Jorg, 13 anni, figlio di un SS, annota per un anno sul diario la sua graduale presa di coscienza dell'abominio nazista. Età: 11-14

Diario di Yehuda
Yehuda Nir
Mondadori, 2004, 285 p.
Yehuda ha solo 11 anni quando suo padre, ebreo, viene ucciso dai tedeschi in Polonia ed è così costretto a imparare molto, troppo presto di quali atrocità è capace il genere umano e quanto vale riuscire a sopravvivere. Età: 12-14

La domanda su Mozart
Michael Morpurgo
Rizzoli, 2008, 68 p., ill.
In un'intervista rilasciata a una giornalista alle prime armi il famoso violinista Paolo Levi ricorda con amarezza di quando da giovane nei campi di sterminio nazisti fu costretto a suonare per gli ufficiali delle SS. Età: 10-12

Un dono color caffè
Lia Levi
Piemme, 2011, 213 p., ill. (Il battello a vapore. Serie arancio)

Alla vigilia della prima guerra mondiale Mariuccia, ragazzina ebrea italiana che vive in campagna, diventa amica di una coetanea che arriva da Firenze e da quel momento le loro vite e quelle dei loro discendenti s'intrecciano. Età: 10-13

L'eco del silenzio : la Shoah raccontata ai giovani
Elisa Springer
Marsilio, 2003, 139 p., c. geog. (Gli specchi della memoria)
Le testimonianze che un'ebrea austriaca sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz ha reso in centinaia di scuole secondarie superiori. Età: 14-16

Estrella
Ermanno Detti
Nuove Edizioni Romane, 2000, 139 p., ill. (Nuova biblioteca dei ragazzi. Narrativa. Fascia blu)
Napoli, ottobre 1943: l'orfano Van, 15 anni, s'imbatte in Estrella, una ragazza palermitana che, ricercata sia dai tedeschi che da americani e partigiani per motivi non chiari, lo coinvolge nella sua fuga verso Roma. Età: 11-14

Fuori c'è l'aurora boreale : il diario di Ruth Maier, giovane ebrea viennese
a cura di Jan Erik Vold
Salani, 2010, 484 p., foto
In tre parti - diari viennesi, lettere alla sorella, diari norvegesi - la tragica vicenda di Ruth Maier, ebrea rifugiatasi da Vienna in Norvegia per sfuggire alle persecuzioni naziste e poi uccisa ad Auschwitz nel 1942. Età: 14 e oltre

 

Il gabbiano di passaggio
Hèlène Vachon
Ape, 2002, 119 p., ill. (Metrò)
Irrompendo in una classe un gabbiano innesca una serie di circostanze risolutive che salvano un alunno dai pericoli della denutrizione e aiutano l'insegnante, ebrea polacca vittima del nazismo, a superare i suoi traumi. Età: 9-11

Giallo argento
Annamaria Ferretti
SEI, 1983 (stampa 1995), 189 p. (Gli eroi dell'avventura)
Nina, pittrice italiana incaricata di eseguire una perizia su alcuni quadri in una villa nei pressi di Parigi ereditata da una giovane ebrea, scopre che il vero patrimonio lasciato in eredità è una collezione di argenti scomparsa nel 1942, quando i nazisti deportarono l'intera famiglia. Età: 11-14

Gioco di sabbia
Uri Orlev
Salani, 2000, 83 p., foto
L'autore racconta a suo figlio la propria infanzia, ricordata con occhi di bambino, nel ghetto di Varsavia durante le persecuzioni razziali, poi nel campo di concentramento e infine in un kibbutz israeliano. Età: 10-14

I giorni della mia giovinezza
Ana Novac
Mondadori, 1994, 223 p. (Supertrend)
Il disperato aggrapparsi alla parola scritta come unica speranza per sottrarsi all'orrore dà vita al diario della protagonista che, quattordicenne, trascorse pi— di un anno tra Auschwitz e altri sette campi di concentramento tedeschi. Età: 16-18

Ho vissuto mille anni : crescere durante l'Olocausto
Livia Bitton-Jackson
Fabbri, 2001, 283 p. (I Delfini)
Ormai adulta, Elli, ebrea americana sopravvissuta all'Olocausto, rievoca il suo internamento ad Auschwitz e tutti gli orrori di cui fu testimone. Età: 12-14

Io sono l'Uomo Selvatico
Guido Quarzo
Fabbri, 2005, 85 p., ill. (I Delfini. Storie)
Dopo aver ascoltato dalla nonna la leggenda dell'Uomo Selvatico che vive da solo nei boschi montani Martino incontra un uomo solitario e dal doloroso passato con cui fa amicizia: una storia seguita dalla sua drammatizzazione. Età: 8-10

L'isola in via degli uccelli
Uri Orlev
Salani, 1998 (stampa 2008), 155 p.
Nascosto in un edificio di un ghetto polacco durante la persecuzione nazista Alex, undicenne ebreo, mentre attende il padre che è stato prelevato dalle SS impara a sopravvivere e osserva da uno spioncino ciò che gli accade intorno. Età: 12-14

Jacob, il bambino di creta
Andrea Salvatici
Einaudi Ragazzi, 2010, 93 p., ill. (Storie e rime)
Nell'ottobre del 1943 il piccolo Marco viene deportato in un campo di sterminio con altri coetanei ebrei romani, ma in loro soccorso si attivano vari personaggi fantastici e primo fra tutti il bambino di creta Jacob. Età: 8-10

 

Kaddish : per i bambini senza figli
Thom s Simcha Jelnek
Edicolors, 2000, [24] p., ill. (I contastorie)
Il dramma della Shoah vissuto dai piccoli ebrei deportati dai nazisti nel lager di Terezin: bambini che non potranno recitare il kaddish, la preghiera di un figlio verso il genitore che viene a mancare. Età: 7-9

Il ladro generoso
Yoram Kaniuk
Mondadori, 2002, 178 p., ill. (Contemporanea)
Un preciso, pignolo e insospettabile bancario israeliano pianifica in ogni dettaglio un ingente furto per poterne distribuire i proventi ai poverissimi profughi scampati all'Olocausto. Età: 13-14

Lezioni di volo
Nava Semel
Mondadori, 1997, 78 p. (Shorts)
Una bambina e la sua vita in un villaggio israeliano negli anni '50, in mezzo a grandi agrumeti: l'attesa della pioggia, i racconti di un ciabattino amico che lei interpreta come inviti a volare e i suoi sfortunati tentativi di volo. Età: 11-14

Il libro della Shoa : ogni bambino ha un nome
Sarah Kaminski e Maria Teresa Milano
Sonda, 2009, 192 p.
Una raccolta di materiale narrativo, storico, artistico, musicale e didattico sulla Shoah vissuta dai bambini, con materiale inedito in Italia sui ghetti di Lódz e Terezín. Età: 10 e oltre

Mai più : la lista di Schindler e altre storie
a cura di Maria Letizia Magini
Archimede, 1998, 285 p., foto (I libri verdi junior)
Le drammatiche voci di vittime e testimoni dell'Olocausto in un'antologia di 15 brani tratti da altrettante opere autobiografiche. Età: 11-14

Max e Helen
Simon Wiesenthal
Signorelli, 1994, 174 p., foto (Narrativa per la scuola)
Simon Wiesenthal, scampato ai lager, racconta il proprio incontro con un altro ebreo, Max e il motivo per cui accetta la sua scelta di non denunciare un criminale nazista. Foto in bianco e nero, biografia dell'autore, note a piè di pagina, esercizi di verifica e approfondimenti. Età: 12-14

Il mestolo della signora Adele
Matteo Corradini
Berti, 2007, [12] p., ill.
Da un documento che testimonia la confisca dei beni a una vedova italiana ebrea al tempo delle leggi razziali risulta fra gli oggetti anche un mestolo, che se parlasse potrebbe raccontarne la storia. Età: 9-11

Il mestolo di Adele
Sebastiano Ruiz Mignone
Emme, 2008, [28] p., ill.
I ricordi di un mestolo confiscato, che racconta la sua vita in una famiglia italiana ebrea prima delle leggi razziali. Età: 6-8

Mi chiamo Adolf
testo e illustrazioni di Pef
Giannino Stoppani, 1995, [44] p., ill.
Adolf, un bambino con ciuffetto e prematuri baffetti neri che non è ben accetto in casa e nemmeno in paese, fugge nel bosco, dove incontra una vecchia che gli racconta la storia dei crimini compiuti da Hitler, a cui lui fisicamente tanto somiglia. Età: 7-8

Mi ricordo Anna Frank
Alison Leslie Gold
Fabbri, 2001, 150 p. (I Delfini. Storie)
Dal luglio 1942 alla fine del '45 la drammatica vicenda dell'amica del cuore di Anna Frank, l'ebrea tedesca Hannah Goslar, deportata come lei nel lager di Bergen Belsen. Età: 10 e oltre

Il mio nome è Anne Frank
Frediano Sessi
Einaudi Ragazzi, 2010, 132 p. (Storia)
Eventi e speranze dell'adolescente ebrea Anna Frank: l'arresto, il campo di Wasterbork, il tradimento, i diari, l'alloggio segreto, l'amore, le relazioni familiari, il viaggio ad Auschwitz, gli ultimi giorni. Età: 11 e oltre

Misha corre
Jerry Spinelli
Mondadori, 2008, 212 p. (Junior oro)
Misha, giovanissimo zingaro che vive di furtarelli nella Varsavia occupata dai nazisti, si ritrova a doversi nascondere per difendere non pi— il suo magro bottino bens la vita. Età: 11-14

Il nonno segreto
Christine Nöstlinger
Einaudi scuola, 1997, 167 p., ill. (La bibliotechina)
Mentre infuria la seconda guerra mondiale una bambina austriaca di otto anni ascolta strabiliata le storie e le visioni che inventa per lei un nonno dalla fervida immaginazione. Età: 9-11

Otto : autobiografia di un orsacchiotto
Tomi Ungerer
Mondadori, 2003, 32 p., ill. (Junior Mondadori. -8)
L'orsacchiotto Otto racconta la propria vita da quando nella Germania nazista fu strappato al padroncino, che lo donò poi al suo amico del cuore, alle vicissitudini che li fecero ritrovare tutti e tre insieme negli USA. Età: 7-8

Pane giallo pane nero : 1900-1945 : la memoria salvata dai ragazzini
a cura di Lelio Scanavini e Alfredo Tamisari
I Dispari, 1995, 88 p., [16] p. di tav., ill., foto (Tracce)
Testimonianze di cittadini di Bollate su vicende della prima metà del secolo, raccolte nel '73 da una quinta elementare. Età: 10-14

Parigi ritrovata
Claude Gutman
Einaudi Ragazzi, 1998, 169 p., ill. (Narrativa)
Alla fine della seconda guerra mondiale David, diciassettenne ebreo che ha perduto i genitori per una deportazione nazista, lascia la nativa Parigi e si trasferisce in Israele inseguendo il sogno di un mondo migliore. Età: 13-15

Per non dimenticare
a cura di Valentina Principi
Mursia, 1995, 172 p. (Questo nostro mondo. Sezione narrativa-documenti)
Auschwitz, Dachau, Flossenbrg, Mauthausen: per ciascuna di queste località tristemente note brani tratti da opere biografiche e autobiografiche di vari autori sulle deportazioni nei lager nazisti. Età: 11-14

Un posto sicuro
Kathy Kacer
Giunti, 2009, 189 p. (Gru 10+. Passato presente)
Edith, ebrea, ha 6 anni quando nel 1938 fugge con la sua famiglia da Vienna per scampare alle persecuzioni razziali e si rifugia prima in Belgio e poi in Francia presso un centro scout, che la accoglie e le salva la vita. Età: 11-14

Prigioniera della storia : Margarete Buber Neumann testimone assoluta
Frediano Sessi
EL, 2005, 125 p., ill. (Sirene)
Nata nel 1901 Margarete Buber Neumann ha vissuto i momenti pi— drammatici del secolo scorso: comunista, deportata nei campi di concentramento nazisti e nei gulag sovietici, conobbe l'anima nera di entrambe le dittature. Età: 12-14

Racconti dell'alloggio segreto
Anna Frank
Einaudi scuola, 1993, xiv, 209 p. (Nuove letture)
Episodi di vita quotidiana, racconti realistici e autobiografici, storie inventate, fiabe e novelle filosofiche, che Anna Frank scrisse nel rifugio segreto. Introduzione, note e apparato didattico per l'approfondimento e la comprensione. Età: 11-14

La ragazza col violino
Virginia Euwer Wolff
Mondadori, 2000, 188 p. (Junior Mondadori. Gaia)
Allegra Shapiro, 11 anni, durante i mesi in cui si esercita con il violino per partecipare a un concorso per giovani musicisti scopre molte cose su se stessa, sugli altri, sulla sua famiglia. Età: 12-14

Ragazzi nella Shoah
Luciana Tedesco
Edizioni Paoline, 2010, 122 p., ill. (Grandi storie giovani lettori)
Giorgio che dovette separarsi dalla famiglia per salvarsi la vita, Eva che dal ghetto di Varsavia pensa al ragazzo che ama e altre ragazze e ragazzi protagonisti di storie di salvezza e morte durante gli anni della Shoah. Età: 11-14

Rosa Bianca
di Roberto Innocenti
2. ed.
La Margherita, 2008, [27] p., ill.
Nella Germania sconvolta dalla dittatura nazista una bambina, Rosa Bianca, scopre l'esistenza di un lager e decide di aiutare gli ebrei che vi sono prigionieri portando loro del cibo. Età: 9-11

Sansone
Kazimierz Brandys
Giunti, 1994, 235 p. (Narrativa per la scuola)
La parabola dell'ebreo polacco Jakub, 17 anni, orfano di padre, durante la persecuzione nazista: l'amicizia con il ricco Tolo, il ghetto, la fuga, la rivolta. Età: 14-16

Il segreto di Mont Brulant
Steven Schnur
Mondadori, 1997, 80 p. (Shorts)
Chi sono i piccoli profughi che nessuno vede fuorch‚ lui nel paese dove ogni estate, dalla fine della seconda guerra mondiale, va a trovare il nonno? Etienne, 11 anni, ebreo francese, che racconta, scoprirà in quei coetanei i fantasmi dell'incubo nazista. Età: 11-13

Il silenzio dei vivi
Elisa Springer
Sansoni, 2003, 153 p. (Fette di melone)
Gli orrori dell'Olocausto attraverso i ricordi autobiografici dell'autrice, un'ebrea austriaca che subì la detenzione e scampò alla morte in ben tre campi di sterminio nazisti: Auschwitz, Bergen Belsen e Theresienstadt. Età: 12-14

Soldatini di piombo : romanzo
Uri Orlev
Nuova ed.
Fabbri, 2003, 358 p. (I Delfini. Classici)
Costretti a nascondersi e mentire, testimoni della morte dei loro cari, deportati, affamati, pidocchiosi: niente sembrerebbe restare dell'infanzia ai fratellini ebrei Mirek e Kazik, eppure continuano a giocare e vivere. Età: 10-14

Sopravvivere coi lupi : dal Belgio all'Ucraina una bambina ebrea attraverso l'Europa nazista
Misha Defonseca
Nuova ed. rivista / con la collaborazione di Marie-Thérèse Cuny
Ponte alle Grazie, 2008, 260 p.
Durante il nazismo una settenne ebrea belga per sfuggire ai rastrellamenti che hanno già deportato i genitori affronta da sola un viaggio per tutta l'Europa, che durerà quattro anni e in cui avrà come unica compagnia i lupi. Età: 11-14

Sotto il cielo d'Europa : ragazze e ragazzi prigionieri dei lager e dei ghetti
Frediano Sessi
Einaudi Ragazzi, 1998, 141 p., ill., c. geogr. (Storia)
Otto storie di adolescenti ambientate perlopiù nei lager nazifascisti, sia italiani sia di altri paesi europei, nei primi anni '40. Età: 11-14

La stella di Esther
Eric Heuvel, Ruud van der Rol, Lies Schippers
Istituto Geografico De Agostini, 2009, 61 p., ill.
Esther, ebrea americana scampata all'Olocausto, con l'aiuto di suo nipote ritrova un vecchio amico che aveva condiviso con i genitori di lei gli ultimi loro momenti di vita in un campo di concentramento. Età: 11-14

La storia di Anne Frank
Menno Metselaar, Ruud van der Rol
Mondadori, 2011, 215 p., ill., foto
La breve vicenda biografica di Anne Frank, tredicenne ebrea tedesca, rifugiatasi con la famiglia in un alloggio segreto ad Amsterdam per sottrarsi alle persecuzioni antisemite del nazismo. Età: 11-14

La storia di Erika
di Ruth Vander Zee e Roberto Innocenti
2. ed.
La Margherita, [2007], [24] p., ill.
Una tedesca ebrea racconta all'autrice il drammatico evento che le permise di sopravvivere nel 1944 a una deportazione nazista, quando i suoi, per una disperata intuizione, la gettarono ancora neonata dal treno in corsa. Età: 9-11

Strudel stories
Joanne Rocklin
Buena Vista, 2001, 123 p., ill. (I libri che accendono)
Rivisitate narrativamente alcune storie della famiglia, ebrea, dell'autrice, dalla vita in Russia all'emigrazione in America, attraverso i drammatici eventi del Novecento, legate fra loro dal dolce più amato: lo strudel. Età: 10-13

La tregua
Primo Levi
Einaudi scuola, 1992, xii, 240 p. (I libri da leggere)
Attraverso l'Europa dilaniata dalla seconda guerra mondiale il lungo viaggio di ritorno verso l'Italia di un gruppo di sopravvissuti ad Auschwitz, tra cui l'autore. Età: 14-16

Trilogia del ritorno
Fred Uhlman
Salani, stampa 2008, 222 p.
L'amicizia tra due ragazzi tedeschi, l'ebreo Hans e il nobile Konradine, apparentemente distrutta dall'ondata nazionalsocialista, si riannoda in modo imprevedibile una trentina d'anni dopo: è il primo di tre romanzi. Età: 11-14

Ultima fermata: Auschwitz : storia di un ragazzo ebreo durante il fascismo
Frediano Sessi
Einaudi Ragazzi, 1996, 146 p., ill. (Storia)
Attraverso prima il suo diario, poi il racconto della sua ragazza, la tragica vicenda dell'ebreo italiano Arturo durante il nazifascismo, dal 1938 al '43, quando a soli 15 anni viene deportato ad Auschwitz. Età: 11-14

La valigia di Hana
Karen Levine
Rizzoli, 2010, 126 p., foto (Rizzoli narrativa)
Nel 2000 la direttrice di un ente di Tokyo dedicato all'Olocausto inizia a cercar notizie sull'ebrea Hana Brady, che aveva 13 anni quando fu uccisa in un lager e la cui valigia, esposta al museo, ha incuriosito i bambini. Età: 10-14

Viaggio verso il sereno
Vanna Cercenà
Einaudi Ragazzi, 2006, 169 p., ill. (Storie e rime)
Dal maggio 1940 al settembre 1943, durante il fortunoso viaggio fluviale - da Bratislava in direzione Palestina - di un gruppo di profughi ebrei in fuga dal nazismo, sette ragazzini stringono fra loro uno speciale legame. Età: 9-11

La vita è bella
Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
Einaudi scuola, 1999, 174 p., [16] p. di tav., foto (I libri da leggere)
Sul finire della seconda guerra mondiale l'ebreo Guido viene deportato con figlio e moglie in un campo di sterminio nazista, dove per far sopravvivere il suo bambino gli fa credere che stanno partecipando a un grande gioco. Età: 14-16

Voci dalla Shoah : testimonianze per non dimenticare
La Nuova Italia, 1996, v, 134 p., foto, c. geogr.
Le testimonianze che tre ebrei italiani sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz hanno reso in centinaia di scuole secondarie superiori. Età: 14-18

 




Orti coltivati a libri

Omaggio a Gianni Rodari

Un progetto ideato da Vinicio Ongini, con la collaborazione di LiBeR


Prende avvio nell’ambito del programma di “Libranch’io Ambiente, la scuola che fa i libri”, l’edizione 2010 del concorso nazionale indetto dal Comune di Modena (locandina), il progetto “Orti coltivati a libri” che, nel trentennale della scomparsa di Gianni Rodari, sceglie il personaggio di Cipollino per approfondire la figura di Rodari “ortolano di civiltà”.

Gianni Rodari “ortolano di civiltà”
Il personaggio di Cipollino è stato creato da Gianni Rodari e dall’illustratore Raul Verdini nel 1950, sul giornale per ragazzi “Il pioniere”. È uscito prima a puntate dentro tavole di otto vignette disegnate da Verdini e raccontate da Rodari in quartine di ottonari. Nel 1951, sulla spinta del successo del racconto a puntate, è diventato un libro con il titolo Il romanzo di Cipollino, per le Edizioni di Cultura Sociale, poi riedito con varianti nel 1957, con il titolo Le avventure di Cipollino. L’ultima edizione è dell’editore Einaudi Ragazzi, 2010.
“Cipollino era figlio di Cipollone e aveva 7 fratelli: Cipolletto, Cipollotto, Cipolluccio e così di seguito: gente per bene, ma sfortunata. Cosa volete, quando si nasce cipolle le lacrime sono di casa”. Le cipolle piangono e fanno piangere, le lacrime sono anche un’arma, ne sa qualcosa il pessimo cavalier Pomodoro che in una scena esilarante cerca di tirare il nostro eroe per i capelli: “e capitò quel che doveva capitare, trattandosi dei capelli di Cipollino. Che è, che non è, ad un tratto il feroce Cavaliere si sentì un tremendo pizzicore agli occhi e cominciò a piangere a ruscelli. Le lacrime gli scorrevano giù per le guance a sette a sette. La strada fu subito bagnata come se fosse passato lo spazzino con la pompa. Questa non mi era mai capitata, riflettè stralunato Pomodoro. Infatti, siccome non aveva cuore, non gli era mai capitato di piangere, e poi non aveva mai sbucciato le cipolle…”.
Alla fine dell’avventura, Cipollino, ortaggio povero che vive in una cassetta da ortolano, insieme ad altri poveri, come mastro Uvetta, Zucca, Pirro Porro, Zucchina ed altri personaggi simili, riuscirà a sconfiggere l’autoritario principe Limone e a fondare una Repubblica. Realtà sociale e fantasia si mescolano e toccano temi attualissimi come quelli della giustizia e della solidarietà.
Questo fantastico mondo di frutta e verdura, nato nel clima del dopoguerra, in un’Italia ancora contadina ma anche attiva, fiduciosa nel futuro (certo più di quanto lo sia l’Italia di oggi) può ancora incuriosire e appassionare i piccoli lettori? Cipollino può convivere con i cartoni dei mille canali televisivi, con i Pokemon e i Gormiti? E potrà mai competere un orto, la dimensione dell’orto, emblema di un mondo contadino ormai scomparso, con la tridimensionalità degli occhialetti 3D?  Non resta altro che verificarlo rileggendo ai bambini di oggi Le avventure di Cipollino e poi invitare Cipollino nell’orto, in un orto vero, uno dei tanti che sono sorti in questi anni sulla spinta dell’associazione “Orti di pace”, o della rete degli “Orti in condotta” promossa da Sloow Food o dalle iniziative delle singole scuole, o di ospedali, conventi, o dagli orti di strada realizzati dai gruppi di “guerrilla gardeners”, ricavati anche in zone degradate di città.
Raccontare e coltivare sono due dimensioni complementari, sono esercizi di democrazia. Lo sostiene il regista Ermanno Olmi nel presentare il suo film documentario Terra madre (2009): “La democrazia è fatta di tanti cittadini che la coltivano, come si coltiva un orto; è diventando ortolani di civiltà che si garantisce la democrazia”.

I materiali realizzati da LiBeR
Nel numero 86 di LiBeR, speciale in occasione della Fiera internazionale del libro per ragazzi di Bologna, sono pubblicati vari contributi sui temi del progetto “Orti coltivati a libri”:

pdf_small Le pagine di LiBeR 86 su “Orti coltivati a libri”
Con contributi di Vinicio Ongini, Adriana Querzè e una proposta di lettura da LiBeR Database

LiBeR ha nel tempo pubblicato vari contributi critici e bibliografici sul tema degli orti. Tutti questi materiali costituiscono una base di lavoro importante per gli sviluppi del progetto e vengono qui riproposti:

pdf_small “Orti e giardini da leggere”
Con un contributo di Francesca Brunetti e una proposta di lettura da LiBeR Database, tratti da LiBeR 84 


pdf_small “L’orto... da sfogliare”
Con contributi di Francesca Brunetti e Gianfranco Zavalloni e una proposta di lettura da LiBeR Database, tratti da LiBeR 80


Le altre iniziative in programmazione
Il progetto “Orti coltivati a libri” prevede lo sviluppo di ulteriori iniziative nel corso del 2010:
1. Orti curati dagli alunni delle scuole del territorio con la collaborazione di associazioni di anziani e scuole: veri orti che – oltre agli ortaggi – propongono libri per bambini e ragazzi (con Cipollino o altri libri simili) e installazioni con sagome dei personaggi.
2. Incontri con classi scolastiche di animazione e lettura ad alta voce di Cipollino e altri libri.
3. Giornate di studio su “Gianni Rodari ‘ortolano di civiltà’”: a trent’anni dalla sua scomparsa ricordi, interventi critici di studiosi, autori, personaggi dello spettacolo e testimonianze di esperienze educative con orti.
4. Realizzazione, a cura di LiBeR, di un quaderno rivolto a educatori, insegnanti, bibliotecari, con contributi critici legati alle giornate di studio, elaborati di bambini e scolaresche e piste bibliografiche con libri per bambini e ragazzi, di narrativa e di divulgazione.

Informazioni: Redazione di LiBeR
c/o Idest srl
Via Ombrone 1, 50013 Campi Bisenzio (FI)
Tel. 055 8966577 – Fax 055 8953344
E.mail liber@idest.net

 




Omaggio a J.D. Salinger

Un testo di Antonio Faeti su Il giovane Holden, icona del passato su cui riflettere ancora oggi, prodotto per l’incontro del 20 ottobre 2009 al corso bolognese “Le doppie notti dei tigli”. Un’anticipazione da di LiBeR 85 (gennaio-marzo 2010) in occasione della morte del grande scrittore americano.

 

L’eterno ragazzo della guerra di Corea

di Antonio Faeti

FAETI_1-lezione-thumbErano venuti, dalla Toscana, anche gli amici di LiBeR, per la prima lezione del corso “Le doppie notti dei tigli”, dedicata al romanzo di Salinger Il giovane Holden, e, nel salutarli con gratitudine, avvertivo tutta l’importanza pedagogica di questa presenza. Sì, ho pensato all’Inattuale nel proporre, da ottobre a maggio, la rilettura di 25 libri quasi perduti nell’ambigua luccicanza di ciò che è amato ora, però noi cultori dell’Inattuale possiamo sentirci anche soli, anche perduti in una nebbia di una totale incomprensione.
La lezione è incominciata mentre mi sentivo soprattutto pervaso dalla lontananza storica di Holden; ero reduce da una trepida rilettura che mi aveva immerso non nei primi anni Sessanta – quando ebbi in mano l’edizione einaudiana del volume – ma nel decennio in cui Salinger aveva messo in treno il suo ragazzo bugiardo, allontanandolo dal college. Oggi al cupo, nebbioso tormento degli anni Cinquanta, gli anni che sono davvero di Holden, quasi non si guarda: devo, in questo senso, ricordare come Sergio Bonelli, con una delle sue splendide intuizioni, aveva scelto proprio quel periodo per far vivere, in esso, il suo affascinante Mister No. Sono gli anni della guerra fredda, delle spie, della Corea, dell’“oltre cortina”, del torvo contrapporsi di due identità, Noi e Loro, non sancito dagli assalti come a Verdun o dai massacri come a Oradour, ma da un penetrante senso perenne, onnipresente, di odioso silenzio, di catacombali frenesie tanatologiche, di immane, planetaria menzogna.
Del gelido dubbio mortifero che copre gli anni Cinquanta, Holden è oggi l’icona più sofferta, più autentica, più capace di proporci un paradigma che spiega l’inattualità vera del libro mentre lo rende così dolorosamente tutto nostro. Spinto dall’urgenza della rilettura, ho per la prima volta sottratto il mio Holden all’era dei Beatles, del sorriso di Kennedy, dell’Informale, della Pop Art, della nouvelle vague, del Gruppo 63, per ricondurlo alla caduta di Dien Bien Phu, all’apoteosi delle spie, alla spettrale risonanza occulta della bomba che tanto influì sull’infanzia del maestro dell’horror, Stephen King.
Per capire Holden davvero si dovrebbe organizzare un cineforum, inattuale e profetico come il pensiero di don Primo Mazzolari, che inventò il cineforum. Sono quattro film inquietanti e allusivi, di quelli a cui si affida volentieri quella Storia che non si fida degli storici. Cocktail per un cadavere, del 1948, di Alfred Hitchcock, I vinti di Michelangelo Antonioni, del 1952, I vitelloni, del 1953, di Federico Fellini, Frenesia del delitto, di Richard Fleischer del 1959. In nessun libro che io abbia letto esiste questa condensazione, spettrale e chiarissima, di chiavi interpretative assegnate, con geniale rigore, a quell’età del sospetto (come la chiamò Sarraute) a cui appartiene anche Holden. Con Monaldo che parte solo alla fine, con i “vinti” che avvertono solo il peso di una sconosciuta catastrofe, con i ragazzi di Hitchcock e di Fleischer che uccidono per provare a se stessi che sono vivi, uno squarcio si apre sul gelido decennio della guerra fredda. Si comprende, allora, che l’era delle spie deve avere condizionato in certi modi, nel silenzio, nel timore, nel torpore, le giovani vite di una generazione che doveva usare le metafore perché si sentiva condannata dall’onnipresente sospetto, e solo da quello.
C’è un sintomo notevolissimo a cui si dovrebbe assegnare molta importanza. Perché Holden era apparso tempestivamente da noi: il libro era intitolato Vita da uomo, era stato tradotto da Jacopo Darca nel 1952 per l’editore Gherardo Casini, senza successo. Noi, allora, non potevamo capirlo perché stavamo vivendo una stagione che ci rendeva diversi dai nostri alleati dell’Occidente. Dopo la nostra guerra civile eravamo come i Sudisti e i Nordisti, ma soprattutto eravamo i cittadini di un metaforico Sud, sconfitto e umiliato che cercava vanamente se stesso tra nostalgie torbide e sanguinose censure. Holden, invece, era l’icona legittima di un vero dopoguerra a cui non eravamo ancora pervenuti.
Solo per caso, ovviamente – perché il corso l’avevo progettato e interamente definito in primavera – ho potuto raccogliere via via, nel corso dell’estate, molti articoli scritti a proposito di un misfatto temuto: qualcuno voleva scrivere e stampare un “seguito” di Holden, e Salinger si è battuto contro questa intenzione e ha poi vinto la sua battaglia. I giornali, dell’invisibile autore del Giovane Holden, hanno mostrato il volto novantenne, trasferendo subito, dall’autore al personaggio, considerazioni, valutazioni, ansie, timori. Si vedeva ovunque un terribile volto di vecchio angosciato, un volto pervaso di spettrale tristezza, in cui la protesta si faceva annuncio di morte. E noi che abbiamo amato Holden proprio nella nostra giovinezza, ci sentivamo a disagio, soffrivamo, pativamo, cercando in noi stessi le ragioni della nostra malinconia. Sono un cultore del rifacimento, amo il prolungamento e mi interessano le diramazioni: vedo volentieri Jim vecchio con il volto di Silver, Rossella piena di rughe, i ragazzi della via Pal diventare temuti dirigenti all’epoca di Kadar, ma non sopporto Holden con il volto di Salinger vecchio.
L’icona Holden non può invecchiare, abbiamo assolutamente bisogno di lei, è più importante oggi di quanto lo fosse al suo primo dialogare con i giovani americani di 60 anni fa. Intanto, due libri straordinari sono stati avvicinati a Holden, rendendolo ancora più ricco, colto, oniricamente pervaso di più ampi contenuti: La signorina Else di Schnitzler e I turbamenti del giovane Törless di Musil. Così il valore emblematico di Holden ha acquisito la possibilità di dialogare, di confrontarsi, di cercare un altro spessore metaforico.
Viviamo nell’età del narcisismo di massa, si parla spesso della generazione dei bamboccioni; il colloquio con i giovani, timorosi di lasciarsi andare e compromettersi, rammenta Partinico, i “pizzini”, gli uomini silenziosi nel sole dell’isola; il nuovo rettore dell’ateneo bolognese ha definito analfabeti i giovani che sostengono le prove di accesso alla sua università: che cosa si deve dire di tutti questi sintomi?
In fondo, collegando Holden a uno splendido racconto di Salinger, Un giorno ideale per i pesci banana, si nota un colloquio ancora più rilevante con i temi e i problemi dei nostri giorni. Il protagonista del racconto è un Holden che si suicida, e il dopoguerra americano illuse tanti giovani con la speranza di trovare facilmente i pesci banana.
Con Holden si dovrebbe ritornare ad altre fonti letterarie, forse proprio le stesse che ama anche lui. Infatti il libro di Holden è, appunto, un libro, e non si può eludere la ricerca della responsabilità di chi nega la lettura o la impedisce. Mentre Holden fugge, mente, deride, si astrae, imbroglia, nega, è lui stesso un libro, ovvero è anche il rimedio mentre fa la diagnosi dei mali.
Sembra di poter affermare che si deve tornare a Holden. La volgarità di chi cercava alibi nel silenzio mafioso di chi non ha parole perché teme di compromettersi, non appartiene a Holden, che deride, che in fondo spera, che si rende cavalleresco garante nei confronti della sorellina. Avulso come è dalla storia, dalle date, dai riscontri epocali di un mondo poco studiato, Holden deve essere ritrovato, riletto, sottoposto a nuovo commento. Detesta tutto ciò che è inautentico, conduce questa sua battaglia riga dopo riga, parla in nome del suo autore che, nell’aspro inverno delle Ardenne, smarrì per un po’ la ragione e la ritrovò pagando un prezzo molto alto: la tristezza perenne, un odio per gli altri che rammenta quello di Gulliver, un disprezzo solenne per la futilità vergognosa delle apparenze.
Così attuale, dunque, da ribadire ancora una volta il tema della lettura: perché ci fu chi lo rifiutò in edizione Casini, chi lo definì decadente e dannunziano in edizione Einaudi, ci fu chi lo elesse a figlio del secolo per la sua noncuranza e, soprattutto, ci fu chi non lo lesse mai, chi se ne privò. Siamo sempre in tempo a rimediare.

(da LiBeR 85)
Le illustrazioni sono di Antonio Faeti
© RIPRODUZIONE RISERVATA




Le doppie notti dei tigli

Un corso tenuto da Antonio Faeti che offre letture “passate” in nome di un’inattualità che può sempre affascinare e far riflettere

"Le notti sono tutte doppie", il testo presentato in queste pagine e sul numero 84 di LiBeR, presenta il corso di specializzazione dal titolo “Le doppie notti dei tigli” che Antonio Faeti, ideatore e curatore, ha tenuto a Bologna a partire dal 20 ottobre 2009.
Il corso, rivolto a tutti, ma utile in particolare a insegnanti, bibliotecari, educatori e studenti, è promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
Ogni lezione ha corrisposto a un libro, che il curatore ha scelto, volutamente, nel passato, per contrastare le mode e gli stereotipi che schiacciano l’adolescenza all’interno dell’imperativo che impone di essere attuali.
LiBeR - a partire dal n. 84 fino al n. 87 - ha seguito le tappe di questo percorso, documentandolo attraverso la presentazione di alcune lezioni e di “sottoinsiemi” di autori che lo stesso Antonio Faeti ha portato all’attenzione dei lettori. 

Le notti sono tutte doppie
Il testo di Antonio Faeti che presenta la scelta di libri per i giovani lettori tra giustificazioni e fondamenti pedagogici

Le 25 lezioni
Le schede delle 25 lezioni, nell’ordine in cui sono state presentate nel corso, con approfondimenti e chiavi interpretative dei libri proposti e l'indicazione di opere pittoriche di riferimento.

Le “false copertine”
Una galleria delle immagini disegnate da Antonio Faeti perché “ogni corsista sia reso partecipe anche in questo modo, di quella civiltà del libro e della lettura che è la cornice indispensabile per ogni pedagogia e didattica della lettura”.

Informazioni sul corso
Intervista a Gemma Tampellini, addetta della Fondazione all’organizzazione dell’evento.

Scarica il programma (pdf)
 


Le notti sono tutte doppie

La scelta di libri per i giovani lettori tra giustificazioni e fondamenti pedagogici

Dalle 25 lezioni di pedagogia della lettura che si snoderanno lungo l’anno accademico, scaturiscono dubbi, domande, riflessioni mai sopite negli anni di magistero, sulla possibilità dell’audace offerta di libri nati per adulti, corposi in volume e sostanza, agli adolescenti di oggi. Un’alternativa ai testi specificatamente adolescenziali di cui anche Rodari si diceva un netto oppositore.

di Antonio Faeti

Sono trascorsi 35 anni dal momento in cui cominciai a pensare a un corso simile a quello che inizierò il 27 ottobre. In un periodo di tempo così lungo ho avuto molte occasioni, molti ambiti, molti interlocutori, molte sollecitazioni, ma ho sempre rinviato l’incontro con i dubbi, con le incertezze, con le ansie che si collegano con un corso di questo tipo. A metà degli anni ’70 mi accadde di affrontare, con Gianni Rodari e Natalia Ginzburg, in occasioni diverse, il dilemma pedagogico da cui il corso scaturisce. La scrittrice aveva creato, per la Emme Edizioni di Rosellina Archinto, la collana I pomeriggi, che doveva raccogliere volumi offerti ai lettori adolescenti. Ero stato invitato più volte a presentare la collana e, al momento del dibattito, molti colleghi insegnanti mi domandavano di giustificare, con argomenti più efficaci e robusti di quelli da me usati, la presenza, nella collana, di Tolstoj, della Serao, di Francis Scott Fitzgerald, ovvero di autori che avevano scritto per un pubblico adulto. Erano anni, quelli, in cui gli editori più accorti e sapienti dedicavano particolare cura alla ricerca di testi specificatamente “adolescenziali”; uno di questi libri l’avevo scritto io, I viaggi di Taddeo, accolto con festosa simpatia da Calvino e da Einaudi, presentato briosamente da Umberto Eco: un testo che esisteva soprattutto per contrastare la linea scelta dalla Emme. Poi, in una lunga conversazione con Gianni Rodari, lo sentii splendidamente esporre le ragioni che lo vedevano nettamente contrario all’esistenza di libri specifici per l’adolescenza, tanto che si augurava solo una avventurosa navigazione nell’oceano della grande letteratura. Insieme rammentavamo anche i tempi in cui, fuori dalle chiese, erano esposte le liste con i libri sconsigliati, vietati, proibiti, interdetti, e Gianni mi immaginava, sorridendo, mentre, da adolescente appunto, io ricopiavo i titoli per poi procurarmi quelli più severamente condannati. Le sue risate diventavano irresistibili e incontenibili quando gli facevo notare che l’editore più frequentemente riportato nelle liste nere era un editore di estrema destra come Longanesi: io infatti, avevo letto da ragazzo innumerevoli titoli longanesiani solo perché comparivano negli elenchi odorosi di zolfo: La signora scostumata, Peccatori di provincia, La bandera, Amori d’Oriente... Rideva, l’ottimo comunista Rodari, nel sentire elencare questi velenosissimi titoli giunti in modo così tortuoso all’attenzione di un adolescente.
Io ero però in bilico tra il desiderio di riservare il mio Taddeo agli adolescenti e quello di metter loro in mano il mondo sapiente e derelitto della Serao.
La scelta che mi ha condotto a ideare le 25 lezioni poste sotto il titolo Le doppie notti dei tigli, nasce evidentemente dai dubbi di allora, e questi dubbi saranno ben presenti in ogni lezione del corso.
Esistono, tuttavia, nuovi motivi, più urgenti considerazioni, temi nuovi, rischi nuovi. A metà degli anni ’70 non si parlava ancora di narcisismo di massa (anche se il libro che ne forniva la diagnosi era già stato edito), e pertanto non si sapeva che il terribile morbo attecchisce negli anni dell’adolescenza, quelli in cui si deve individuarlo e aspramente combatterlo. Non si sapeva nulla dei bamboccioni, con la loro equivoca presenza, con le tracce del loro morbo che balzano fuori da tutti i media, vecchi e nuovi. Non si alludeva al peterpannismo, che oggi infuria come un tempo la vecchia Spagnola. Così, con la percezione precisa dell’esistenza di queste epidemie, si deve pensare a un rapporto, tra adolescenza e lettura, che ritrovi le ragioni della Ginzburg e di Rodari. Ma, anche se, dalla scelta dei titoli elencati nel programma del corso, può scaturire un atteggiamento fermo, che ha superato dubbi e incertezze, restano ancora tante domande: in ogni lezione del corso verranno formulate, collocate in vari contesti, messe in relazione con vari temi.
Al di là dei dubbi già presenti 35 anni fa, c’è però un’autobiografia di un lettore che si offrirà nelle lezioni come testimonianza e come fondamento pedagogico da cui partire. Nell’indimenticabile lezione del mio Maestro, di Giovanni Maria Bertin, io ritrovo costantemente l’Inattuale e l’Inautentico, due riferimenti che appaiono vivissimi nella scelta dei titoli delle 25 lezioni. È così evidente, nella mia memoria, il senso di rinnovamento e ridefinizione che provai seguendo le lezioni del 1959-60, dedicate al valore pedagogico dell’ideale estetico, che nella scelta di ogni titolo ho avuto sempre presente quel percorso. Avevo letto, da adolescente, Jules Barbey d’Aurevilly, lo ritrovai nelle lezioni di Bertin, magistralmente collocato fra quanti avevano azzardato la definizione e la proposta di una “pedagogia dell’estetismo”, e quale potrebbe essere, nella bituminosa volgarità del presente, una gloriosa rilettura di un capolavoro dello scrittore francese, quel cavaliere Des Touches, personaggio storico oltre che letterario, e incredibile avo di Louis-Ferdinand Céline? Per Bertin l’istanza della ragione andava sempre confrontata rischiosamente con il disordine esistenziale, due momenti che sembrano in sé condensare il ritratto dell’adolescente di oggi, costretto a rivolgere domande a un babbo Peter che è nel disordine più di lui...
Così, la scelta di ogni titolo dei 25 proposti ha proprio questo fondamento pedagogico: sono tutti inattuali, oscillano tutti tra il disordine esistenziale e l’istanza della ragione. Ci sono inattese convalide, alle quali propriamente non pensavo: quando ho scelto di dedicare la lezione del 23 febbraio 2010 al libro di Willa Cather, La casa del professore, non pensavo in alcun modo che sarebbe stato riedito e riportato in libreria: eccolo lì, tra molte novità inutili, scurrili, banali, questo grande romanzo che conduce le grandi domande di una scrittrice cattolica fino agli scenari che furono poi scoperti e amati da John Ford. Così, con i mezzi di oggi, l’adulto intende far leggere questo libro straordinario a un ragazzino di oggi, può valersi della proiezione di un film memorabile come Sentieri selvaggi, attuare confronti, reciproche correlazioni. Proponendo un volume, oltre a cercare per esso una giustificazione pedagogica, tenterò anche di offrire, ogni volta, le modalità didattiche, i “trucchi”, le cornici, i giochi dei rimandi, i contesti, gli elementi validi e nascosti, insomma tutto quanto, a mio avviso, può garantirgli quel processo di “fascinazione” che lo deve rendere irresistibile agli occhi dei possibili lettori. C’è, anche qui, una calcolata contraddizione: è ovvio che nessun spontaneismo, nessuna pedagogia da cretinismo bamboleggiante, nessuna idiozia da merendine del tipo “diamo loro ciò che desiderano davvero”, si può tollerare in una proposta di questo tipo. Ogni lezione definirà, esplicitamente, un tipo diverso di strategia, perché nessuno può più contare sulle eccitanti liste di proscrizione o sul genio di Leo Longanesi: oggi ogni inferno è artificiale, ogni dannazione è programmata.
Ho, del resto, tentato di collocare nelle 25 lezioni solo testi che io avevo letto nel triennio a cui è rivolta la mia attenzione e sono riuscito a trovare 18 libri molto amati negli anni della scuola media e 7, ai quali non potevo rinunciare, letti invece quando ero ormai un giovane lettore. Le obiezioni più facili da formulare mi sono già ben presenti. Per la lezione del 2 febbraio 2010 è previsto l’esame di un testo, Schiavo d’amore, di William Somerset Maugham, un testo che ho letto mentre frequentavo la seconda media, nell’anno scolastico 1951-1952: oggi, il dubbio preliminare può riguardare la mole di questo sterminato romanzo, a cui si collega il quesito: si può davvero pensare di offrire ai ragazzi di una media di oggi un libro “grosso” come questo? Ebbene: la schiavitù che opprime il giovane Filippo, reso infelice anche da un difetto fisico da cui è tristemente umiliato, è una schiavitù sottratta alle guerre civili, alle emancipazioni, alle redenzioni. Perché Filippo ama follemente Mildred, ma non la stima, anzi è perfettamente in grado di cogliere ogni sfumatura della bassezza morale della ragazza, della sua assoluta volgarità, della sua greve appartenenza a un mondo bieco e ignobile. Ma non è proprio questo l’amore adolescenziale, quello più vero, anzi l’unico? Non ci si innamorava così anche nel 1952, ovvero di quella biondina che faceva la commessa all’Upim, scambiava i congiuntivi con i condizionali, masticava gomma americana in continuazione e si profumava con essenze acquistate nel suo grande magazzino così da assomigliare, olfattivamente, a una cocotte degli anni di Napoleone III?
Un libro, tuttavia, “si porge”; anche Schiavo d’amore è al centro di una specifica pedagogia della lettura che deve renderlo affascinante sfruttando ogni pretesto, ogni allusione, ogni contaminazione, ogni collegamento. Filippo frequenta a Parigi gli Impressionisti, perché vuol fare il pittore: tante pagine fresche, nuove, valide anche oggi, possono essere lette pensando al trionfo attuale di quel movimento pittorico sul quale si appoggiano, ora, tante mostre di carattere speculativo che possono fornire suggestioni. Filippo vive nel passaggio tra il regno di vittoria e quello di Edoardo: è un’epoca affascinante e poco conosciuta, con al centro la guerra anglo-boera che è sempre bene ritrovare e conoscere. Filippo non è certo il solo eroe di Somerset Maugham, un grande romanziere molto letto, con tanti titoli: al mio corso leggerò alcune pagine da Pioggia, un suo lungo racconto che conserva intatto il suo fascino. La stessa figura dello scrittore si presta a eccitanti esplorazioni: lo “schiavo” era lui, il romanzo è in gran parte autobiografico...
Il corso di pedagogia della lettura e dell’immaginario che tengo nell’ambito del “Progetto Rocchetta Mattei” della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, è alla sua terza edizione. Nelle 25 lezioni distribuirò 25 “false copertine” da me disegnate, perché ogni corsista sia reso partecipe anche in questo modo, di quella civiltà del libro e della lettura che è la cornice indispensabile per ogni pedagogia e didattica della lettura. La “falsa copertina” creata per l’impossibile edizione di Schiavo d’amore, raffigura un angolo di giardino, con rovine, dove due donne eleganti e dignitose sembrano fare da sfondo a una terza donna che appare molto simile alle fanciulle mediocremente depravate, icone ribadite dell’eros tra Ottocento e Novecento. È una copertina molto diversa da quella del sommo Giorgio Tabet, voluta da Mondadori per l’Omnibus in cui aveva collocato Schiavo d’amore. A mio avviso, la cultura delle copertine è parte integrante della pedagogia della lettura.
Dal libro di William Somerset Maugham è stata tratta, insieme ad altre due, la versione cinematografica del 1934, con Leslie Howard nella parte di Filippo e Bette Davis in quella di Mildred: con i mezzi di oggi si può tutto, così non perdo la speranza e suggerisco l’utilizzazione delle immagini, indico la figura di un pittore adatto ad accompagnare le pagine di Schiavo d’amore, così come collego un pittore agli altri 24 testi. La scelta di Paul Gauguin per Schiavo d’amore è semplice, quasi obbligatoria, perché La luna e sei soldi di William Somerset Maugham è la vita romanzata del pittore, ma potrebbe accompagnare benissimo la lettura della vita di Filippo.
In ogni lezione anche le immagini, quindi, una raccomandazione pedagogica che risale al mio Guardare le figure, che è del 1972. Ma la suggestione iconografica non può distrarre da un compito fondamentale: la lettura ad alta voce di molti brani tratti dal libro. Schiavo d’amore è stato così famoso e presente nell’immaginario degli italiani da indurre la RAI a produrre una versione radiofonica del romanzo. Non si raccomanda mai abbastanza di teatralizzare senza timori quel tipo di lettura.
Eccomi alla vigilia del corso, con gli stessi dubbi da cui ero preso il pomeriggio del primo ottobre 1959, mezzo secolo fa, quando scesi dalla corriera per incontrare i 17 alunni della quinta maschile di Castelletto di Serravalle capoluogo, i miei primi scolari. I dubbi attuali sono semplici da elencare anche se sono drammatici nella sostanza. Del primo ho già trattato: è valida questa proposta che consiste nell’offrire libri creati per un pubblico adulto ad adolescenti di cui si dice e si scrive tanto male? E loro, i titoli, con le false copertine, con i miei 25 commenti da offrire di volta in volta ai corsisti, il pittore di turno... tutto questo doveva esistere proprio così?
La pedagogia del dubbio è sorella della pedagogia della lettura. Conoscevo un libro di propaganda bellicista, molto famoso un tempo, che era piacevolmente intitolato Gli Unni e gli altri. Ne sono sempre stato condizionato, anche perché sono irriducibilmente italiano. In Italia gli “altri”, cioè i lettori, sono pochissimi, gli Unni, cioè i non lettori, sono tantissimi. Ma sono anche poco belli da guardare, gli Unni non lettori. Ritornerò su questo tema, in molti modi, dal 20 ottobre 2009 al 18 maggio 2010.

(da LiBeR 84)




I 25 libri

Le schede delle 25 lezioni di Antonio Faeti, nell’ordine in cui sono state presentate nel corso, con approfondimenti e chiavi interpretative dei libri proposti e l'indicazione di opere pittoriche di riferimento

Lezione 1 - Il giovane Holden di Jerome David Salinger
Lezione 2 - L’isola di Arturo di Elsa Morante
Lezione 3 - Il grande Meaulnes di Alain-Fournier
Lezione 4 - Kim di Rudyard Kipling
Lezione 5 - Occhi nel buio di Barbara Vine
Lezione 6 - Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini
Lezione 7 - I quarantanove racconti di Ernest Hemingway
Lezione 8 - La Certosa di Parma di Stendhal
Lezione 9 - Il diario di Anna Frank
Lezione 10 - I racconti di Edgar Allan Poe
Lezione 11 - Cinque storie ferraresi di Giorgio Bassani
Lezione 12 - Schiavo d’amore di William Somerset Maugham
Lezione 13 - Lessico famigliare di Natalia Ginzburg
Lezione 14 - E le stelle stanno a guardare di Archibald Joseph Cronin
Lezione 15 - La casa del professore di Willa Cather
Lezione 16 - Bonjour tristesse di Françoise Sagan
Lezione 17 - Il cucciolo di Marjorie Kinnan Rawlings
Lezione 18 - La stanza del vescovo di Piero Chiara
Lezione 19 - Dio di illusioni di Donna Tartt
Lezione 20 - Rebecca di Daphne Du Maurier
Lezione 21 - La valle della luna di Jack London
Lezione 22 - Furore di John Steinbeck
Lezione 23 - Il buio oltre la siepe di Harper Lee
Lezione 24 - Di qua dal paradiso di Francis Scott Fitzgerald
Lezione 25 - IT di Stephen King



Lezione 1 - Il giovane Holden
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Il giovane Holden (1951)
di Jerome David Salinger, New York, 1919-2010

E' il romanzo estatico, malinconico, oblique e spassoso di un adolescente che lotta contro il mondo adulto perché gli sembra fatuo, ridicolo, vuotamente burbanzoso. All'adultità inconsistente e scenografica, Holden oppone una sincerità filosofica, fondata sul paradosso perché, in realtà, ben oltre lo spettacolo dei suoi surreali paradossi, questo adoloscente scruta nel buio di un lutto per lui intollerabile fin da quando ha perduto suo fratello Allie.
Si avverte molto il senso di quella tragedia priva di ogni senso che fu per Salinger la seconda guerra mondiale, entro i cui eventi rischiò anche di impazzire, come racconta nello stupendo racconto Per Esmé: con amore e squallore.
Per creare un utile contesto interpretativo servono soprattutto gli altri libri di Salinger: Nove racconti, Franny e Zooey, Alzate l'architrave, carpentieri. Ma occorre ritrovare, storicamente, il senso del cupo dopoguerra americano, del maccartismo, della caccia alle streghe, della guerra di Corea, dell'incombere di una catastrofe nucleare. Così Holden diventa l'emblema di un dissidio che si palesa anche oggi: di fronte ai disastri, privi di fondamento intrerpretativo, di un mondo adulto oscuro e mentitore, non c'è che questa opposizione astratta e paradossale, in cui si configura la lotta eterna tra Autentico e Inautentico, tra ricerca del senso e manierismo glaciale.
Il giovane Salinger di Romano Giachetti e Alla ricerca di Salinger di Ian Hamilton, raccontano molte cose su uno scrittore che fugge dai media, si nasconde, tace, scompare. E un'utile chiave interpretativa si ottiene dal confronto con l'opera di Truman Capote che presentò un'America parallela a quella di Holden e rise di un ambiguo, doloroso sconforto, mentre condannava delitti e passioni di una società in maschera.

Il pittore di riferimento è David Hockney (1937)


Lezione 15 – La casa del professore
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


La casa del professore (1925)
di Willa Cather, 1873-1947


È una storia misteriosa e vibrante che può piacere agli adolescenti soprattutto perché contiene il ragguaglio struggente sulla giovane vita di un geniale ragazzo, capace, per la sua precoce bravura, di compiere studi fondamentali intorno a un'antica, misteriosa civiltà, senza però cogliere il frutto delle sue fatiche perché la morte lo raggiunge subito nelle trincee della Grande Guerra. Così, mentre il giovane Tom Outland scompare per sempre, tocca al suo maestro, il professor Godfrey St.Peter, l'onore di portare a termine l'impresa, risistemando intuizioni, approfondendo certe parti, dando piena forma ad appunti e a memorie.
Nei grandi libri della scrittrice cattolica americana Willa Cather si hanno spesso questi intrecci dolenti di vita, destino, speranze, misteriose premonizioni.
L'antica civiltà ritrovata da Tom Outland era fiorita nella Blue Mesa del New Mexico, un territorio amatissimo dai cultori del cinema di John Ford e anche dai lettori di fumetti, perché tra quelle gole misteriose, accanto alle città scavate nella roccia, presso i pueblos abbandonati, si svolgono le avventure di Tex Willer. Giovanni Luigi Bonelli amò quel territorio, così come lo ama il figlio Sergio, e spesso, sceneggiando le avventure del loro famosissimo ranger, i due autori hanno avvertito tutto il senso di struggente mistero che pervade quei luoghi e li rende unici al mondo. Sempre nel territorio in cui Tom Outland ricercò e scoprì, visse per qualche tempo il grande storico dell'arte Aby Warburg che volle farsi fotografare proprio in mezzo alle rocce piene di misteri e di occulti messaggi. Non è irriverente notare che il sommo Carl Barks, narratore delle più belle storie di Paperino era un cultore dello Spanish West e ambientava irresistibili episodi in questi paesaggi.

Il pittore di riferimento è Thomas Hart Benton (1889-1975)



Lezione 16 – Bonjour tristesse
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Bonjour tristesse (1954)
di Françoise Sagan, 1935-2004

Il libro è stato appena riedito, a 55 anni dal suo trionfo mondiale fondato su decine di milioni di copie; l'autrice è morta da 5 anni: della diciannovenne che, con un romanzo, diede il volto a un'epoca, restava solo il ricordo, perché Sagan, malgrado avesse prodotto tante altre opere di successo, era sprofondata nell'amarissimo labirinto di una vita sbagliata, piena di umiliazioni. Ma la ragazzina protagonista del suo primo romanzo ha una caratteristica che le può consentire, anche oggi, di entrare in modo utile nell'immaginario adolescenziale. I suoi turbamenti, le sue ansie, le sue malinconie, la stessa fredda determinazione con cui conduce fino a un incidente mortale la donna con cui suo padre sta per risposarsi, non direbbero nulla se non fossero riportati, molto strettamente, alla Francia, ma anche all'Italia, del 1954. Questo perché c'era allora, tra i due paesi, un parallelismo storico-politico su cui è molto interessante indagare. Con la sconfitta di Dien Bien Phu la Francia si avviava a liquidare il suo immenso impero coloniale, così come aveva fatto l'Italia qualche anno prima; i conti mai fatti davvero con la disfatta del Quaranta e con i quattro anni di occupazione tedesca, ora ritornavano attuali, dopo un altro disastro militare.
I giovani come la Sagan e come la protagonista del suo libro vogliono soprattutto dire agli adulti che non vogliono più essere coinvolti nei loro disastri e pretendono di essere ascoltati anche in modo perentorio. Ma diventano, soprattutto, gli emblemi di quella malinconia, di quella tristezza, di quel sentimento impreciso e dolente che, fin dal titolo, domina il volume.
Mentre Claudio Villa canta Buongiorno tristezza, l'Italia del 1954 segue le grigie vicissitudini del "caso Montesi", teme di perdere Trieste per sempre, pensa di essere ripiombata nella coltre di inibente perbenismo rotta nel 1945.

Il pittore di riferimento è Maurice Utrillo (1883-1955)



Lezione 17 – Il cucciolo
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Il cucciolo (1953)
di Marjorie Kinnan Rawlings, 1896-1953

Agli adolescenti di oggi, un adolescente di ieri, quel Jody che vive la sua avventura umana nel corso dell'espansione pionieristica di fine Ottocento, si presenta sotto due aspetti, entrambi capaci di attrarre, di comunicare, di far crescere. Al centro della prima parte della sua evoluzione c'è l'amore totalizzante per Flag, il cucciolo, il cerbiatto meraviglioso che porta fino a lui il senso di una natura fuggevole e lieta, densa di brevi estasi che regalano amore, felicità, freschezza. Con l'amicizia che lo lega a Flag, tutto viene ridefinito e ridimensionato: l'aspra distanza che la madre mantiene nei suoi confronti dopo tanti figli perduti, l'invidia per i Forrester che sono in tanti e dominano la foresta, il rispetto e la pena per il padre che invece combatte da solo la battaglia per la vita. La Florida, che è la frontiera naturale di questa espansione, non possiede quel volto equivoco nato dagli errori di un ecologismo modaiolo e di maniera: non contiene una natura buona, non cela un'ostilità deterministica. Mentre si passa dal primo al secondo aspetto, si scopre, con Jody e con gli adolescenti capaci di decifrarlo davvero, che la natura si lega davvero solo al lavoro dell'uomo. Così l'adolescente che gioca con Flag in riva la ruscello non può durare per sempre e dice agli adolescenti che l'adolescenza non è eterna, che si cresce, che ci si sacrifica, che tutto nasce dal lavoro.
Un'etica perentoria, severissima, che non nasce dai sermoni o dai predicozzi, ma scaturisce dall'osservazione e dalla sofferenza, un'etica indispensabile mentre la natura è oggi umiliata dalla televisione delle merendine. Jody non crescerà bamboccione e narcisista, il bosco, la fame, il lavoro, la sofferenza ne faranno semplicemente un uomo vero.
Il film Il cucciolo di Clarence Brown, del 1946, con Gregory Peck nella parte del padre, andrebbe ritrovato e utilizzato.

Il pittore di riferimento è Ned Young


Lezione 18 – La stanza del vescovo
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


La stanza del vescovo (1976)
di Piero Chiara, 1913-1986

Ci sono varie complesse ragioni che inducono a proporre, a una lettura adolescenziale, l'opera di Piero Chiara. Lo scrittore è un osservatore molto particolare che, per definire la propria ottica insolita e finissima, utilizza l'ermeneutica del racconto poliziesco, la finezza percettiva della tradizione libertina, lo sguardo che si rende sociologicamente acuto spiando la nascosta complessità della vita di provincia. E questa, per altro, non è la provincia centro-italica a cui film, romanzi, sceneggiati televisivi ci hanno da tempo abituati, ma è l'inconsueto Nord Italia dei laghi, delle valli, delle ampie superfici coltivate a riso.
Così Chiara si offre agli adolescenti, che hanno proprio bisogno di un "maestro di osservazione" che diriga il loro sguardo verso fatti, persone, figure, stereotipi, sui quali solitamente i giovanissimi non indugiano perché condizionati da modelli inibenti, planetari, privi di spessore.
Anche l'anno, il 1946, scelto per ambientare in esso il succedersi di queste storie di provincia, è fondamentale nei confronti di un'ottica da proporre agli adolescenti. È un anno, infatti, che contiene dubbi, incertezze, misteri, incongruenze, perché la guerra ha sconvolto anime, luoghi, cose, regole, consuetudini. Un anno, pertanto, da proporre in quanto tale alla percezione degli adolescenti sempre sospesa tra creatività e stereotipi.
Un dubbio può cogliere il pedagogista della lettura che si azzarda a proporre Chiara agli adolescenti, e riguarda l'abbondanza dell'eros, tipica sempre di questo autore, ma qui soprattutto significativa. Abbandonati ormai i vecchi, patetici schemi dell'"educazione sessuale", si pensa che un eros colto, definito da una specifica antropologia culturale, possa suscitare discussioni, richieste di informazioni, voglia di capire.
Nel film di Dino Risi, del 1977, La stanza del vescovo, trionfa un grande Ugo Tognazzi.

Il pittore di riferimento è Leo Longanesi



Lezione 19 – Dio di illusioni
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Dio di illusioni (1992)
di Donna Tartt, 1963-


Ogni insegnante sa di poter deludere i propri alunni, se poi è abbastanza vecchio, disincantato, esperto, navigato, è sicuro che prima o poi li deluderà. Ma l'insegnante che può diventare "dio di illusioni" è invece un insegnante raro, pieno di complesse caratteristiche, ricco di componenti quasi impossibili da decifrare. Scritto da una ragazza - che con questo libro conseguì un successo mondiale incredibile ma non si lasciò traviare e produsse poi un solo altro romanzo - il libro è una delle opere migliori di quel filone scolastico che rappresenta una delle grandi partizioni della letteratura.
Nelle pagine di questo libro è raccolta, con minuziosa passione, una vicenda che, con modi e tempi diversi hanno vissuto tutti quelli che, più o meno lungamente, sono stati a scuola. È infatti impossibile non illudersi mai, non creare miti, non elaborare stereotipi la cui credibilità può anche essere inesistente. L'evoluzione, la crescita, la coscienza di sé, ma anche l'accettazione acritica del proprio narcisismo, decidono poi il destino del rapporto dell'alunno con il docente, così come si legge non solo in opere di finzione ma in memorie dettagliate, documentate, credibili. Il "dio di illusioni" è reso complesso dalla impossibilità, che è pedagogica, di definire quali suoi atteggiamenti e quali contributi degli alunni hanno contribuito a porlo sull'altare. E poi c'è il contesto, che è il topos forse più noto nel cinema, nei romanzi, nei fumetti, nelle canzoni, nei prodotti televisivi: è sempre il college, spazio offerto a infinite rivisitazioni, luogo di gioie e di tormenti, insostituibile teatro di molte iniziazioni. Gli adolescenti indotti a leggere questo romanzo, troveranno nelle sue pagine larga parte di sé, avvertendo che esiste un'età, che esiste una sfera di rapporti, che esistono occasioni a cui non si sfugge.
L'attimo fuggente di Peter Weir del 1989 è il naturale completamento filmico del libro.

Il pittore di riferimento è Joseph Cornell (1903-1972)



Lezione 20 - Rebecca
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Rebecca (1938)
di Daphne Du Maurier, 1907-1989

Rebecca deve, a un tempo, al genio di Alfred Hitchcock, che lo trasferì al cinema nel 1940, una splendida rilettura per immagini ma anche una ermeneutica limitativa che ne ha molto abbassato i livelli di lettura. Ma a una lettura adolescenziale – che per questo libro è poi l'unica davvero lecita e determinante – tutti i temi veri del romanzo riappaiono a rendere possibile una intensa ermeneutica da non lasciare smarrire. C'è il rapporto tra Amore e Morte, quello che, insieme alla Carne e il Diavolo (qui sottaciuti) definisce una linea interpretativa che va dai romantici fino ai poemi medioevali. C'è la Memoria, che si confonde, si smarrisce, si ritrova, tra i meandri di una vicenda dotata di un "prima", quello della Prima Moglie, in cui il tempo è condizionante, ricattatore, ossessionante. Gli adolescenti che oggi ricevono le turpitudini multimediali sugli amori scurrili raccontati poveramente, qui ritrovano il senso misterioso di un sentimento complicatissimo che l'autrice volutamente non decifra e non disvela. Giustamente, gli adolescenti non vedranno scodellata una miserevole soluzione, perché non accade così nella vita, dove tutto è complesso, indecifrabile, ossessivo, incerto, rabbuiato. L'amore vero può essere quello della governante per la splendida padrona, di Maxim per la sua "seconda moglie", di Rebecca per l'eros e per la vita, di Daphne per la sua lucente e tetra Cornovaglia. E, come l'amore, neppure il volgere del tempo si decifra davvero: questo è un romanzo che può far crescere, che può far maturare. Esce infatti dalle livide certezze offerte dai magazine femminili dei grandi quotidiani, ma, proprio come Rebecca, è passionale, vitalista, ingordo. Romanzo di formazione, anche, perché quando la "seconda signora De Winter" comincia a scrivere, si comprende che è maturata e che ora "sa".

I pittori di riferimento sono quelli di Bloomsbury e Dora Carrington



Lezione 21 – La valle della luna
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


La valle della luna (1913)
di Jack London, 1876-1916

Forse esiste, come il grande Wilson diceva di Kipling, un "London che nessuno ha letto", perché La valle della luna, fra i 49 volumi dello scrittore, è citato molto raramente e certo non può competere con Martin Eden o con Il richiamo della foresta.
London, inventore di grandi personaggi e narratore di terribili avventure vissute sui mari e sui ghiacci, era anche molto attento ai temi sociali che compaiono con toni corruschi in libri come Il popolo dell'abisso o Il tallone di ferro, ma nelle pagine de La valle della luna c'è ancora un altro London, quello che verrà ritrovato nel '68, quello che anticipa molte tematiche dei "figli dei fiori".
Nel romanzo c'è un messaggio molto preciso rivolto direttamente agli adolescenti, nel 1913 come oggi. E non stupisce il fatto che nessuno lo ritrovi, che non venga più riproposto, che non se ne parli.
Morto suicida a 40 anni, mentre era lo scrittore più letto e meglio pagato al mondo, London non uscì mai davvero da quella sua eterna adolescenza che lo avvicina a un altro scrittore morto suicida anche lui, Ernest Hemingway, che nel Grande fiume dai due cuori mostra di aver letto e amato La valle della luna.
Lo sguardo adolescenziale sempre vivo e vero in lui gli fa osservare con partecipe adesione questa coppia di innamorati che fuggono dai miasmi, dalla corruzione, dall'invivibilità di un grande centro urbano – uno di quelli in cui agonizza il "popolo dell'abisso" – per andare a cercare il luogo sognato, prefigurato, amato, che loro chiamano "la valle della luna". E, pur con fatiche e sofferenze, lo troveranno e in esso vivranno, perché questa utopia non si trasforma in distopia.
La realizzazione di un sogno ben condiviso dagli adolescenti di oggi, il chiaro messaggio di una speranza che diventa realtà, l'incredibile attualità di questa fuga dai miasmi materiali e morali rendono questo libro davvero unico in una biblioteca dell'adolescenza.

Il pittore di riferimento è Andrew Wyeth (1917-2009)



Lezione 22 – Furore
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Furore (1939)
di John Steinbeck, 1902-1968

Con la narrazione intensa e dolorosa del viaggio che porta la famiglia Joad dalla fame dell'Oklahoma alla speranza della California, Steinbeck ha volutamente creato un romanzo biblico, anche pensando che i fuggiaschi non troveranno l'Eden ma altra fame, ricatti, morti, ingiustizia.
Agli adolescenti di oggi che vivono una crisi spesso paragonata a quella del 1929, vissuta dai Joad, Furore può offrire i ritmi di un'incalzante avventura ma anche il senso profondo di una catastrofe che comincia nelle sale di contrattazione delle Borse e poi si spinge fino alle piccole vite dei contadini dell'Oklahoma. Il messaggio è chiaro, ma va ribadito in mezzo alla perdita di responsabilità, al narcisismo di massa, alle vite distratte e smarrite di tanti giovanissimi.
Amatissimo dai lettori di tutto il mondo, Furore fu spesso accusato dai critici di raccontare i Joad con eccessi di sentimentalismo via via ricorrenti. Nel contesto letterario attuale, questa interpretazione, di per sé assurda, non trova più alcuna ragione di esistere perché, purtroppo, ogni telegiornale ci mostra i nuovi Joad che arrivano a Lampedusa sulle carrette del mare.
Agli adolescenti, Furore chiede una assunzione di responsabilità, chiede una partecipazione vera ai fatti dell'esistenza, chiede di ridefinire un'ottica in cui l'osservazione vera dell'asprezza del vivere sia sempre presente, senza futilità, evasioni nell'effimero, notti del sabato sera, disimpegni vari. Il Grande Paese delle ricchezze infinite, il "Paese di Dio" dove tutti potevano arricchire, l'America dei nostri emigranti, ospitava anche la fuga disperata dei Joad che svelò altri scenari, raccontò storie diverse. Questa, di per sé, è una lezione.
Nel 1940, il grande John Ford ricavò dal libro il suo Furore, uno dei suoi film più belli, più degni di un'attenzione visiva che coglie i "grappoli dell'ira" nell'uso mirabile del chiaroscuro.

Il pittore di riferimento è Ben Shahn (1898-1969)



Lezione 23 – Il buio oltre la siepe
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Il buio oltre la siepe (1960)
di Harper Lee, 1926-

A rendere leggendario questo romanzo c'è anche il fatto che l'autrice, dopo averlo pubblicato a trentaquattro anni, non consegnò più nulla a nessun editore.
Con l'adolescente protagonista, quella Scout che è presente sempre, nelle ansiogene vicende di questo romanzo, Il buio oltre la siepe ha un posto tutto suo nelle letture per i giovanissimi. Nell'Alabama della grande depressione, l'avvocato Atticus Finch tratta sempre Scout e suo fratello Jem come se fossero adulti. Atticus è vedovo e fonda la sua pedagogia su una coerenza sempre ribadita che esige anche dai figli. Dovrà, pertanto, rischiare tremendamente, e far rischiare, quando nell'atmosfera terrificante del Sud razzista accetterà di difendere un nero, Tom Robinson, falsamente accusato di stupro. Atticus vince il processo ma Bob Ewell tenta di punirlo sia aizzando la folla – come avvocato dell'accusa – perché sottoponga Tom al linciaggio, sia assalendo di notte Jem e Scout. Ma, a questo punto, i percorsi separati dell'avvocato e degli adolescenti si congiungono e una scura leggenda mostra un salvifico benefattore. A sottrarre i due ragazzi alla morte è Boo Radley, il misterioso vicino di casa, che non esce mai, viene creduto un mostro, è una leggenda locale e, al momento giusto, appare e regala la vita a Jem e a Scout.
Per Harper Lee l'adolescenza è il momento ideale e unico per la lotta contro i pregiudizi di ogni tipo, perché proprio in questo arco di età essi sono maggiormente in grado di attecchire. Proprio come il suo Atticus Finch, Harper Lee crede solo nell'assunzione delle responsabilità, il suo libro è fondato su una pedagogia coerente, severa, che si oppone ai compromessi, non accetta bieche mediazioni, non vuole patteggiamenti, non colleziona attenuanti.
Nel 1962 il regista Robert Mulligan affidò il ruolo di Atticus Finch a Gregory Peck, e il grande attore raggiunse così il vertice della sua luminosa carriera.

Il pittore di riferimento è Barry Moser



Lezione 24 – Di qua dal paradiso
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Di qua dal paradiso (1920)
di Francis Scott Fitzgerald, 1896-1940


Scritto da un ventiquattrenne, il libro si prestò davvero a diventare il manifesto di quella generazione che, formata interamente dalle trincee sanguinose della Grande Guerra, viveva propriamente "di qua dal paradiso" perché aveva veduto subito scomparire i primi sogni, le prime estasi, le prime speranze. Il racconto, però, deve e può indirizzarsi agli adolescenti di oggi perché si collega, soprattutto, all'eterno tema adolescenziale delle illusioni perdute, della educazioni sentimentali, delle ultime lettere, del diavolo in corpo.
In una lettura attuale non si possono sprecare tutti i collegamenti che il libro richiede con la storia, con gli avvenimenti non solo americani, ma italiani e tedeschi in particolare. Perché è inevitabile pensare che si ritenessero "di qua dal paradiso" anche i legionari fiumani – molto fitzgeraldiani – di D'Annunzio, anche gli arditi di Piazza San Sepolcro, anche i ragazzi berlinesi che non videro in tempo l'uovo nel serpente e cominciarono a sfilare di nuovo con diverse camicie.
Il libro di Fitzgerald, fra i romanzi adatti per far nascere una lettura adolescenziale, trova però nella scrittura il suo momento più felice, perché lascia filtrare, in modo unitario, ansie e speranze, dubbi e amori, estasi e delusioni. Ben oltre la delicatezza poetica da cui è pervaso, si offre anche come un documento, come una prova speciale, e forse unica, di quella dimensione dell'esistere che gli adolescenti, oggi come allora, sentono propria davvero. Ritmi forsennati, pause non spiegabili, contraddizioni accettate e ribadite, clima di sospensione e di attesa: oggi più che mai ci si sente di qua dal paradiso.
Con Tenera è la notte, con Il grande Gatsby, con i racconti, si completa un tessuto letterario che, a soli 44 anni si interruppe in un certo inferno.

Il pittore di riferimento è Norman Rockwell (1894-1978)



Lezione 14 – E le stelle stanno a guardare
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


E le stelle stanno a guardare (1935)
di Archibald Joseph Cronin, 1896-1981

Medico egli stesso tra i minatori del Galles, Cronin ha collocato in questo romanzo l'attenta osservazione di un mondo fortemente emblematico, perché la miniera è uno degli spazi, non solo reali ma anche immaginativi, in cui scrittori, pittori, registi cinematografici hanno saputo trovare dignità, sofferenza, coraggio, e anche mistero e grandezza. Con l'evidente pessimismo del titolo, in cui si palesa l'indifferenza del mondo nei confronti di chi fatica, soffre, muore, Cronin ha però voluto rendere, con accigliata onestà, anche il senso di una singolare avventura umana, perché il suo protagonista si impegna nella lotta sindacale e politica, esce dalla miniera, viene eletto deputato, ma la forza bruta di una società che non consente ascesa e mobilità lo riporta poi laggiù, con la pallida luce indifferente di stelle vere e metaforiche.
Un libro molto adatto per narrare all'adolescenza quanto seria, dura, impegnativa sia la vita e come non si possa evitare di dotarsi di una capacità di soffrire, di combattere, di non fuggire di fronte all'implacabile severità degli eventi.
Si deve accostare il Cronin severissimo cronista delle nefandezze della medicina, quello del romanzo La cittadella, al Cronin che descrive i minatori, ma anche Anni verdi può completare un itinerario di lettura adatto agli adolescenti.
Il capolavoro del regista tedesco Georg Wilhelm Pabst, La tragedia della miniera, del 1931, può completare un intenso e coerente itinerario. Ma, fra i non pochi romanzi "minerari", quello che appare più misterioso e seducente è senza dubbio il troppo poco conosciuto Le indie nere, di Jules Verne, con il quale si può utilmente affiancare alla diagnosi sociale di Cronin l'inarrivabile potenza visionaria dello scrittore francese.

Il pittore di riferimento è Lovis Corinth (1858-1925)



Lezione 13 – Lessico famigliare
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Lessico famigliare (1963)
di Natalia Ginzburg, 1916-1991

Una famiglia speciale che rappresenta, da sola, tutta un'Italia emblematica, sapiente, lucida nella forza intellettuale e coraggiosa nelle scelte politiche. Una storia unica che congiunge l'Italia di Leone a quella di Carlo, sempre comprendendo il coraggio delle scelte, fino alla morte per le torture subite a via Tasso e la capacità di rinnovare profondamente la ricerca storica.
Ma Natalia può davvero offrire agli adolescenti il senso più vero e profondo di uno straordinario itinerario culturale, perché sa valersi di una lingua limpidamente gradevole, che affascina e diverte, pur rispettando la complessità di una lunga stagione storica. Il lessico, infatti, non si lega a un intimismo privato, del tutto chiuso nei confronti di vicende, pubbliche tragedie, peripezie che rendono cupa e sofferente l'Italia tra le due guerre. Qui la famiglia non è il baluardo in cui nascondersi e soprattutto non è un alibi come quelli che in Italia servono a giustificare tanti pessimi comportamenti. Gli scambi, gli incontri, la partecipazione a grandi fatti storici, la vivacità del rapporto con la cultura pervadono questo lessico, poiché esso consente di tener vivo il colloquio con una città straordinaria, quella Torino di Giulio Einaudi, di Cesare Pavese, di Augusto Monti, dello stesso Leone Ginzburg in cui nasceva, nel 1933, la casa dello Struzzo, la memorabile dispensatrice di cultura che con le sue collezioni ha scandito il cammino di un robusto rinnovamento di tutta la nostra cultura.
Pensando alla creazione di un rapporto degli adolescenti con la lettura, si devono accostare al suo Lessico gli altri libri in cui, con ottiche molto diverse, Natalia ha ritratto ancora altre famiglie. Forse fra questi, il più utile per il raffronto è La famiglia Manzoni, mentre Le piccole virtù precede il Lessico e Caro Michele ne prolunga gli sviluppi.

Il pittore di riferimento è Carlo levi (1902-1975)



Lezione 2 – L’isola di Arturo
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


L’isola di Arturo (1957)
di Elsa Morante, 1912-1985

Per l’adolescente, suggerisce la scrittrice, la vita è solo mistero, è solo ombra, è un succedersi di agguati, di sorprese tenebrose, di sconcertanti acquisizioni. E un’isola è il teatro naturale di questa commedia che va avanti, di atto in atto, sempre con nuove prese di coscienza dirette verso quel mistero finale che completa l’itinerario nell’ombra, nel buio, nel dolore. La stessa Elsa Morante ha poi creato lo scenario storico-politico sul quale collocare il suo Arturo: La Storia, infatti, contiene date, esempi, trame, episodi che dicono quale sia l’Italia che contiene l’isola del suo adolescente.
I momenti che si succedono nella vicenda di Arturo sono arcani, densi di fascino, ricchi di misteriose implicazioni, però è sempre possibile ricondurli ai grandi paradigmi che ritmano il percorso adolescenziale. L’attenzione che è rivolta a questa età, fondamentale in ogni vita, non sembra adatta, secondo la Morante, a cogliere davvero il senso di certi atteggiamenti o di certe sorprendenti esibizioni. Così ha costruito essenzialmente un ritmo dotato di una speciale capacità di attrazione che ci conduce proprio all’interno di quella dimensione tanto vietata agli adulti e così circoscritta da sembrare, appunto, un’Isola.
Dal lontano 1957, non ci sono stati veri cambiamenti entro questo itinerario fatto soprattutto di passaggi, di attraversamenti, di perigliosi appuntamenti. L’adolescenza dev’essere ancora guardata così, con l’occhio disponibile e partecipe di una scrittrice che osservò per tutta la vita il dolore degli umili e la distanza della diversità.
In una lettura adolescenziale, questo libro può diventare il vero sostituto degli antichi riti di iniziazione perché di essi ha la qualità antropologico-culturale, mentre conserva anche l’arcano sapore del Rito, quello in cui appaiono tanto i sacrifici realizzati, quanto il mistero disvelato, secondo una proposta che lambisce tutte le adolescenze.

Il pittore di riferimento è Carlo Carrà (1881-1966).



Lezione 3 – Il grande Meaulnes
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Il grande Meaulnes (1913)
di Alain-Fournier pseud. di Henry-Alban Fournier, 1886-1914

Non è certo un caso se, nel 1935, il grande Arnoldo Mondadori abbia scelto proprio questo libro per iniziare la più prestigiosa e famosa delle sue collane: il libro di Alain-Fournier è infatti il numero uno della prestigiosa "Medusa" che, in piena autarchia culturale, doveva far conoscere ai lettori italiani i migliori romanzi delle letterature straniere.
Scritto pochi mesi prima che il suo autore morisse in guerra sul fronte della Marna, il libro sembra proprio uno straordinario testamento di un giovane che sa di dover scomparire per sempre. Il ritmo che lo pervade è sempre quello del sogno, i contorni delle cose sono estatici e nebulosi, la trama non esiste perché tutto si fonda su un succedersi di estati, di sorprese, di incantamenti. E' il documento unico, irripetibile, di un'adolescenza narrata dall'interno, secondo un itinerario tutto adolescenziale, dove i fatti non sono sottoposti alla gerarchia imposta dal mondo adulto. Lievi accadimenti ed effetti di luce, sussurri brevi e tramonti infiniti, musicalità di parole e incombere della natura qui si succedono come mai era accaduto prima.
Per un uso davvero pedagogico, il volume va però sottratto a questa solitudine luminescente. Il contesto, che va ritrovato e analizzato, è quello di un'epoca che, bella, lieta, felice come veniva definita, ha però scavato le trincee e le ha riempite di sangue. La storia deve far valere i suoi diritti, con date, ragioni, errori, sciagure, morti. Anche in questo senso, però, il libro è paradigmatico, perché la dolcezza del vivere forse ha in sé qualcosa che la fa sconfinare nel canto atroce della mitragliatrice.
Il Proust del tempo di guerra è l'autore che meglio si avvicina ai tramonti silenziosi di Alain-Fournier e alle brezze senza tempo del suo narrare senza scansioni e senza pause.

Gustave Caillebotte (1848-1894) è il pittore di riferimento.



Lezione 4 – Kim
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Kim (1901)  
di Rudyard Kipling, 1865-1936


L'adolescenza di Kimball O'Hara, che tutti credono Kim, un mendicante indiano, mentre è il figlio di un sergente di un reggimento irlandese, trascorre come le adolescenze sognate da tanti ragazzi. Vive infatti due vite, diverse e anzi tra loro opposte, così come tanti giovanissimi saprebbero vivere se ne avessero un'occasione. E' diligente scolaro nel collegio di San Xavier dove si prepara, quasi anticipando 007, a diventare una eccellente spia al servizio dell'impero britannico. Ma è anche il fedelissimo chela, cioè il servitore, del Lama con cui percorre l'India.
Si sa che il desiderio di possedere più di una identità è uno dei tratti connotativi dell'adolescenza, ma Kipling ha saputo – come nessuno – dare a questa complessa esigenza un premio inedito, sapiente, ammiccante, perché il suo Kim ondeggia felice tra le due culture tra loro tanto diverse e non soffre mai per le contraddizioni che comunque deve incontrare. L'antica saggezza del Lama lo avvince, lo fa essere rispettoso e alacre nel servire quel santo uomo che ammira e a cui vuole bene, ma il Grande Gioco, la trama spionistica di cui è partecipe con Mahabub-Alì, il mercante di cavalli, sembra poter essere la sua definitiva scelta di vita.
Sono ben pochi i libri che abbiano, per oltre un secolo, conservato una freschezza e un'attualità così ricche di implicazioni e di riflessioni. Kim vive, tutta intera, proprio la nostra complessità e trasmette, al di là del divertimento e dell'eccitazione, tanti impulsi a riflettere, a confrontare, a mediare. Nella grande strada che il Lama e il ragazzo percorrono, è doveroso individuare il percorso esistenziale che si può offrire alla riflessione degli adolescenti di oggi. Si può sorridere alla vita anche elemosinando nei rumorosi mercati per un sant'uomo, e non si è schiacciati dalle contraddizioni quando si osserva il mondo con l'occhio acuto di Kim.

L'artista di riferimento è Hugo Pratt


Lezione 5 – Occhi nel buio
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Occhi nel buio (1986)
di Barbara Vine, 1930-

Il grande e dimenticato autore del più cupo e inquietante romanzo sulla scuola italiana, Lucio Mastronardi, scrisse una volta che il passaggio dalle elementari alle medie doveva essere accompagnato da molti romanzi gialli, perché solo in questo tipo di letteratura vedeva il sussidio didattico adatto a stimolare l'intelligenza dei giovani lettori. Il caso di Occhi nel buio è per altro singolare e sembra dare abbondante ragione allo scrittore-insegnante.
Barbara Vine è lo pseudonimo che la scrittrice Ruth Rendell usa quando affronta temi più complessi e raffinati di quelli abitualmente collocati nei suoi gialli.
Con Vera Hallygard, condannata a morte dalla giustizia britannica all'inizio del secondo dopoguerra, la scrittrice ha creato un personaggio che è come un tremendo crocevia in un grande albero genealogico. In lei si intrecciano sorti, destini, incubi, trame, contraddizioni che guardano sempre a un'antropologia culturale della famiglia, resa con acume e con raffinata sapienza storica.
Per spremere davvero da questo libro bello e doloroso tutto ciò che può offrire a una pedagogia della lettura, occorre seguire le indicazioni offerte dalla stessa autrice. Barbara Vine imparò il francese per poter leggere i libri di Simenon in lingua originale: è come se garantisse un itinerario narrativo, perché dalla provincia inglese si transita in quella francese e si controllano destini, usi, valori, incidenti, percorsi. Anche l'inserimento di Occhi nel buio entro i meandri immaginativi del nostro dopoguerra può essere ricco di importanti sorprese perché il libro contiene un raffinato ritratto della Firenze di quel periodo. Non si dovrà poi trascurare la collocazione di Vera Hallyard entro la storia delle donne del Novecento e nella discussione, sempre attuale, sulla pena di morte che si pratica ancora tanto in vari paesi.

Il pittore di riferimento è Stanley Spencer



Lezione 6 – Cronache di poveri amanti
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Cronache di poveri amanti (1947)
di Vasco Pratolini, 1913-1991


Con la narrazione minuziosa, sapiente, indagatrice di ciò che accade in una piccola strada di Firenze, via del Corno, dove ogni abitante è reso con umana partecipazione, intensità psicologica e piena adesione antropologico-culturale, Pratolini ci dà una lezione valida ancora oggi. Ovvero ci insegna che il modo migliore per osservare i grandi eventi è quello di riferirsi alle piccole cronache del quotidiano, alla minuziosa indagine di vicende sempre indegne di ottenere spazio nei libri di scuola. Solo apparentemente, però, la piccola patria fiorentina di via del Corno, dove i poveri amanti vedono scorrere le loro giornate, è da considerarsi marginale e sottratta al peso dei grandi eventi. Perché le "cronache" si delineano mentre il fascismo completa la conquista del potere, e i fascisti fiorentini sono in molti modi determinanti nel portare il loro movimento alla marcia su Roma, al delitto Matteotti, alla creazione autentica della dittatura.
Per un uso didattico delle "cronache" è così indispensabile ricondurle alla Storia, sia per mezzo di altri libri di Pratolini, come Lo scialo, sia con un'attenta ricognizione dei fatti riferibili alle origini del fascismo e a come la dittatura permeò di sé le cronache povere di una vita appartata.
L'esercizio che consente di collegare via del Corno con il fatale balcone di Palazzo Venezia è di quelli che stabiliscono una regola nella pedagogia della lettura, transitando dal piccolo al grande. Poi c'è la sapienza linguistica dello scrittore fiorentino che ci consente di opporsi nettamente alle squallide cronache narrate ogni giorno dai telegiornali, e anche questa componente è da far risaltare, perché è una delle anime pedagogiche del romanzo. Via del Corno, infatti, è l'Italia.

Il pittore di riferimento è Ottone Rosai (1895-1957)



Lezione 7 – I quarantanove racconti
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


I quarantanove racconti (1938)
di Ernest Hemingway, 1899-1961

Per ottenere davvero tutto ciò che questo libro può dare nell'ambito di una pedagogia della lettura, occorre prima di tutto riferirsi a come l'autore considera, adopera, ridefinisce quella speciale forma letteraria che è il racconto. Si vedrà, allora, che queste quarantanove occasioni si prestano tutte a fare amare la lettura agli adolescenti, perché suggeriscono essenzialmente un amore per la vita che sceglie tanti pretesti per esplodere, per gioire, per incantare.
L'affrontare una quantità di temi così vasta e molteplice non sottrae all'opera quel fascino unitario che si deve far risaltare. Qui c'è proprio quel "fiume dai due cuori" che sembra il simbolo più coerente dell'arte hemingwayana, ma è anche il pretesto pedagogico più valido per offrire il libro agli adolescenti. Loro possiedono tutti un fiume dai due cuori e vorrebbero vedere accolte le due diramazioni entro cui fluisce il loro immaginario, proprio dalla indispensabile linfa immaginativa di cui hanno urgente bisogno.
Lo si usa, il libro, con almeno due rimandi: a Per chi suona la campana e a Verdi colline d'Africa, perché non si può e non si deve perdere l'occasione di ricondurre lo scrittore alla storia e alla politica, al viaggio, all'amore, al rischio, alla scoperta, proprio mentre diventa lo scopritore dei meandri nascosti nelle vene d'America. Con il suo suicidio, Hemingway prende congedo da un mondo che lo ha esaltato, pur comprendendolo solo in parte. L'anima adolescenziale dei racconti può richiamare i giovanissimi lettori al senso di uno dei misteri più chiusi del Novecento, un secolo da spiare nelle ansie di tutti i fiumi che lo hanno attraversato, un secolo pieno di infiniti racconti da riscoprire.

Il pittore di riferimento è Pablo Picasso (1881-1973)



Lezione 8 – La Certosa di Parma
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


La Certosa di Parma (1839)
di Stendhal, pseud. di Henri Beyle, 1783-1842

Scritto solo in 52 giorni, ultimo ramanzo di Stendhal, La Certosa di Parma può parlare agli adolescenti di ogni tempo, prima di tutto per quel suo ritmo incalzante che trova in questo tipo di lettori i suoi primi e più veri interlocutori. Ma occorre segnalare come il giovane Fabrizio del Dongo non potrebbe avere il carattere e l'esistenza che possiede se la sua figura non si stagliasse nettamente sullo sfondo di Waterloo, ovvero del crepuscolo e della fine dell'era napoleonica.
Per una buona lettura occorre quindi incorniciarlo, sottraendo la corte parmense, la Sanseverina, la Certosa a quell'atmosfera di solitudine e di separatezza che Stendhal ha loro donato, per ricondurre tutto alla storia, perché solo così si intende che cosa ha davvero nell'animo il protagonista. È, per altro, proprio un romanzo di formazione, un testo in cui la bildung napoleonica di tanti giovani europei diventa assoluta, eterna, paradigmatica.
Occorre segnalare ai giovanissimi lettori che chi legge "dopo", ovvero da adulto, la Certosa, non può cogliere quel senso di vibrante e frenetica freschezza da cui è pervaso, perché, come ultimo libro di un genio, o meglio come ultima invenzione letteraria di uno scrittore finissimo (altri testi, non romanzi, uscirono postumi) la Certosa propone sogni, speranze, inganni, velleità, fallimenti di una generazione divenuta simbolica ma sempre presente nel nostro immaginario.
L'"italiano", anzi il "milanese" Stendhal, come amava definirsi, chiede poi che da Parma e dalla Sanseverina si esplori l'Italia degli staterelli, delle piccole gelosie all'ombra del campanile, delle mille separatezze, dei velati egoismi, delle piazze, delle pievi, dei chiostri, dei ribelli, della voglia di cambiamento, delle illusioni perdute.

Il pittore di riferimento è Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867)



Lezione 10 – I racconti
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


I racconti (1831-1849)
di Edgar Allan Poe, 1809-1849

Dai racconti di Poe sono stati ricavati film, fumetti, sceneggiati televisivi così da spostare in moltissime direzioni quella che resta una paradigmatica unicità. Perché Poe rimane però un maestro, isolato e inattingibile. Si tratta, specialmente ai nostri giorni, di una doppia chiave di lettura che può essere utilissima per gli adolescenti. Da un lato, infatti, si prende coscienza della sorprendente unicità dell'invenzione, dall'altro si nota come il rifacimento non sia poi altro che una forma diversa di invenzione. Del resto Poe, da solo, compone una magistrale enciclopedia dei generi letterari, tanto da offrirsi agevolmente a chi cerca le radici del giallo, dell'horror, del fantastico, del mistero. Ha un insegnamento da proporre ai giovanissimi lettori, tanto che da esso scaturisce anche una lezione di vita. Non si deve, infatti, mai allontanarsi davvero dalle proprie radici, perché lo scarabeo d'oro, il pozzo, il pendolo, il corvo, la botticella di vino Amontillado si trovano solo dopo una accurata esplorazione del proprio ambito antropologico-culturale. E si deve, pertanto, non isolare Poe in una sorta, fantasticamente assurda, di limbo letterario imperscrutabile, ma ricondurre proprio lui, il signore delle alchimie immortali, alle vene di una America dove ci sono ancora gli schiavi, dove un genio letterario può finire ucciso in una rissa elettorale.
Per gli adolescenti di oggi, la grande biografia di Poe, realizzata dall'allieva di Freud e nipote di napoleone, Marie Bonaparte, può risultare come un grande, attentissimo repertorio di modi per decifrare non solo lui, ma se stessi. E la costante freschezza dei suoi motivi induce a pensare che il leggere sia sempre una straordinaria avventura, sempre legata a figure come Poe, un genio che collegava l'Arabesco con le trame biografiche del nerissimo Sud degli USA.

L'artista di riferimento è Andy Clarke



Lezione 11 – Cinque storie ferraresi
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Cinque storie ferraresi (1956)
di Giorgio Bassani, 1916-2000


Con attenta considerazione dei fatti, dei luoghi, delle persone, Bassani rievoca cinque vicende paradigmatiche ed esemplari proprio perché legate interamente alla quotidianità di una piccola vicenda provinciale, che trova una protagonista vera nella città di Ferrara.
L'utilità del volume nei confronti di possibili adolescenti di oggi risiede, prima di tutto, in una speciale capacità di creare un certo sguardo, proprio quello che è tanto assente nelle attuali giovanissime generazioni. In fondo, si può dire che Bassani insegni a guardare negli spazi bui, a tener conto di penombre, a non pensare mai che le vicende storiche dimentichino gli umili, gli appartati, i silenziosi. Tragici fatti presenti sulle grandi scene nazionali hanno anche qui puntuali riverberi, nessuno è mai davvero ai margini, il coinvolgimento è totale. Nella patria della sua piccola gente, fra i silenzi del mito suggeriti dalla pittura metafisica, i fascisti di Italo Balbo, le brigate nere dopo il processo di Verona, i braccianti in lotta, gli sconosciuti attivisti, i lettori di provincia fanno i loro conti con la Storia che si precipita a lambirli, a ferirli, a ucciderli.
Si studierà accuratamente lo scenario storico con prolungamenti nei fatti locali, si collegheranno le "storie" al romanzo più noto di Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, si seguirà lo scrittore nell'itinerario, di sapore proustiano, che lo spinge sempre a cercare le connessioni tra ampie ribalte e piccoli palcoscenici di provincia.
Da una delle storie, Florestano Vancini ha ricavato, nel 1960, il film La lunga notte del '43; nel 1970 Vittorio De Sica ha creato il film Il giardino dei Finzi-Contini: sono due utilissimi prolungamenti nei confronti delle pagine scritte, non dimenticando l'appassionata cura del visivo propria di Bassani.

Il pittore di riferimento è Antonio Donghi (1897-1963)



Lezione 12 – Schiavo d'amore
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Schiavo d'amore (1915)
di William Somerset Maugham, 1874-1965


Ora che questo romanzo ha raggiunto la gloriosa collocazione nel catalogo Adelphi, gli si può rendere l'omaggio che meritava da sempre, e proporlo alla lettura adolescente come un testo in cui ritrovare dubbi, esitazioni, tentennamenti, scelte sbagliate, catastrofi, redenzioni.
In bilico tra Ottocento e Novecento, Filippo Carey lascia la provincia inglese per fare il pittore e va proprio a vivere in quella Parigi, capitale del XIX secolo – come disse Walter Benjamin – in cui si sta passando dall'Impressionismo al Post-Impressionismo, dove i Simbolisti vivono accanto ai Fauves e dove la lezione di Van Gogh e di Gauguin ha sconvolto l'orizzonte percettivo in modo determinante.
La ragione prima per la quale il romanzo può essere utilmente offerto alla lettura degli adolescenti di ogni epoca risiede nella perfetta cura con cui l'autore descrive un mondo, con un appassionato tentativo di farne parte e con un'autentica conoscenza di tutte le componenti culturali. Ma il momento più valido, in senso pedagogico, è quello in cui, scoprendo di non possedere un autentico talento artistico, il giovane Carey si mette a studiare medicina e diventa un buon dottore, una svolta salvifica che tutti i giovanissimi dovrebbero pienamente conoscere. Così come è loro riferibile il dramma vero di Carey, cioè l'insuperabile, schiavizzante amore per Mildred, una ragazza che lo rovina, non lo ama, lo disprezza e, di volta in volta, lo porta alla catastrofe. Un insegnamento fondamentale anche questo.
Un altro libro di Maugham, Pioggia, deve essere accostato a Schiavo d'amore; molto utile sarebbe risolvere il problema autentico di quella parola, "schiavo", leggendo Beverley Nichols, Schiavo capovolto, (Il Borghese, 1967).
Del romanzo di Maugham esistono tre versioni cinematografiche: quella del 1934 ha Bette Davis nella parte di Mildred e Leslie Howard in quella di Philip.

Il pittore di riferimento è Paul Gauguin (1848-1903)



Lezione 25 – It
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


It (1986)
di Stephen King, 1946-

Un gruppo di adolescenti scopre che nella città di Derry, la loro città, c'è un mostro, "It", che uccide, fa uccidere, diffonde il male. I ragazzi, stretti fra loro da un patto fondato sull'affetto e l'amicizia, decidono di scoprire e distruggere It. Non basta fermarsi al presente, It è dentro la storia malvagia di Derry, It rappresenta la continuità, epoca dopo epoca, di un mostruoso persistere del male dietro la facciata tranquilla di una serena città degli USA. Viene scoperto, debellato; il gruppo va verso la vita, si avvicinano i quarant'anni, uno di loro dà l'allarme: It non era mai stato vinto, si è rifatto vivo, vuole combattere con loro. Il mostro teme una sola cosa: che siano ancora uniti, che si amino fra loro, che l'amicizia non si sia mai frantumata. Sono, anche a quarant'anni, dopo dispersioni, lontananze, prove superate, crisi, amarezze, quello stesso gruppo di ragazzini che discutevano, decidevano, agivano sempre fondando i loro atti su una intesa comune, su una solidarietà che non si spegne mai e stringe il gruppo quasi a formare un organismo che agisce con una invincibile forza e distrugge definitivamente It.
Il lunghissimo romanzo è un romanzo adolescenziale, un testo in cui l'adolescenza diventa vera, unica, esplosiva, vitalista età dell'uomo. Poi, però, King ha anche tanti sorprendenti consigli da fornire attraverso le azioni del suo gruppo di amici. Se non si studia la Storia non si scoprono le radici di It, se ci si immerge solo nel presente, come fanno tanti adolescenti, è solo It a vincere. Così, da un fantasmagorico capolavoro dell'horror scaturiscono consigli didattici, precetti etici, formule educative, atteggiamenti da suggerire.
C'è il sospetto che It e Derry siano la stessa cosa, così come tanti adolescenti guardano a tante città-mostro di oggi, cupe e invivibili perché non hanno nulla da dire e da dare ai giovanissimi abitanti.

Il pittore di riferimento è Tom Adams



Lezione 9 – Il diario
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Il diario (1942-1944)
di Anna Frank, 1929-1945


La ragazzina che ci scrive nell'alloggio segreto e annota per noi, con luminosa capacità di penetrazione, fatti in sé minimi che lì divengono epocali, chiede di essere letta, prima di tutto, dai suoi coetanei. Essi apprenderanno, dalle pagine del Diario, proprio quegli insegnamenti che solo una loro coetanea può trasmettere, e sapranno poi discernere le fatue piccole incombenze dai veri grandi fatti, i temi e i sentimenti dalle frivole apparenze da cui sono bombardati.
Con il Diario conosceranno ciò che è maggiormente Autentico, oggi, nel reame assoluto di ogni forma di inautenticità.
Ma Anna è morta a Bergen-Belsen e quindi le cronache affascinanti dell'alloggio segreto non bastano certo a se stesse, è indispensabile che si sappia che cosa rinchiuse lì e poi uccise di stenti e di tifo in un lager quella geniale adolescente che scava nel suo animo e nel nostro. Così la Shoah deve essere raccontata proprio nell'ampiezza dei suoi misteri e delle sue significazioni, e occorre spiegare le miserie e gli splendori del terzo Reich e descrivere il millenario cammino degli ebrei erranti tra ghetti, pogrom, strati, segregazioni, umiliazioni.
La persecuzione degli ebrei dura anche oggi, per essa si sono trovate nuove giustificazioni, anche Anna anticipa, ovviamente, il senso nascosto della banalità del male. Il vitalismo della ragazzina segregata deve sempre essere fatto risaltare, perché il Diario è il contrario di un documento tanatologico e fa vibrare di vita vera ogni piccolo evento. Nessuna lettura adolescenziale può essere paragonata a quella che si ottiene dalle pagine di Anna, perché la ragazzina non può sprecare mai nulla mentre l'adolescenza è – anche – l'età dello spreco. E dialoga con la Storia, nel rifugio segreto, perché sa che tutte le amnesie storiche portano al disastro.

Il pittore di riferimento è Marc Chagall (1887-1985)



Le doppie notti dei tigli - Informazioni sul corso

Intervista a Gemma Tampellini, addetta della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna all’organizzazione dell’evento

Il corso di specializzazione “Le doppie notti dei tigli”, ideato e curato da Antonio Faeti, si tiene a Bologna a partire dal 20 ottobre 2009.
Il corso, rivolto a tutti, ma utile in particolare a insegnanti, bibliotecari, educatori e studenti, si inserisce in un progetto di interventi, promossi dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna — come ci ha spiegato Gemma Tampellini, addetta della Fondazione all’organizzazione dell’evento — che “accompagnano  i lavori di restauro della Rocchetta Mattei, luogo magico che in futuro potrebbe diventare un punto di riferimento per studi inerenti alle tematiche della Fiaba, dell’Immaginario e del Fantastico”.
“Tutto è iniziato con ‘Itinerari del fiabesco’, nel 2007, rispettando un modulo che si è mantenuto costante in tutti e tre i corsi: 25 lezioni per altrettanti temi, autori, percorsi…”. In “Itinerari” questi approfondimenti vertevano sul fantastico, sull’immaginario e sulle nostre specifiche radici (dal Baba Jaga alla fiaba romantica, da Perodi a Calvino, ai vampiri di Capuana, fino all’esplorazione della geografia fantastica e delle testimonianze iconografiche della città di Bologna).
Nel 2008, ci ha detto ancora la Tampellini, “riprendendo lo spunto e il titolo del corso (“Gli eterni del sogno”) da un saggio di Géza Roheim, Faeti ha messo in evidenza gli elementi ricorrenti della storia del nostro immaginario con 25 di queste icone, nuclei tematici e incroci letterari”.  Ecco allora, tra gli altri, “Il collegio”, “Lo smemorato”, “La fanciulla perseguitata”, “Il legionario”, “Il nano”, tasselli dell’immaginario collettivo messi a nudo dal professore bolognese e offerti alla suggestione dei destinatari (il cui elenco nelle brochure dell’Ente si apre, non casualmente, con l’evocazione del potenziale quanto ricercato pubblico dei “lettori ostinati”).
Infine, il corso del 2009, “Le doppie notti dei tigli”, le cui lezioni si presentano come una sfida per l’offerta, dichiarata dallo stesso Faeti, di alcuni libri “‘inattuali’ su cui riflettere” perché il corso “intende spezzare l’assedio che soffoca l’amore per la Differenza”. Con questo difficile ma ineludibile compito, il curatore punta “a far leggere gli adolescenti”, accettando una sfida oggi impegnativa, non solo per lo stato di abbandono in cui versa il terreno di coltura su cui far crescere l’interesse dell’adolescenza per la lettura, ma anche per “l’inattualità” come filosofia scelta per la stessa proposta.  Come ci dice l’organizzatrice, “ogni lezione corrisponde a un libro, che il curatore ha scelto, volutamente, nel passato, per contrastare le mode e gli stereotipi che schiacciano l’adolescenza all’interno dell’imperativo che impone di essere attuali. Ogni lezione sarà quindi una sfida: a trovare un canale di comunicazione attraverso libri che motivarono, nel tempo, tantissimi, lettori; a ricordarci che è sempre possibile scegliere; a far rivivere, attraverso la fitta rete di rimandi e collegamenti con l’immaginario, contenuti che fanno crescere, rievocando altri modi di essere, di esistere e di sentire; a identificare infine ragioni nuove per far leggere chi non legge”.

Per informazioni:
Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
051-2754256
iniziative.rocchettamattei@fondazionecarisbo.it




Sette parole chiave del fumetto in Italia

Un contributo di Marco Pellitteri su graphic novel, percezione sociale, autorialità, progettualità multimediale, sperimentazione, futuro, scuola

Il testo (disponibile in formato pdf) è stato preparato da Marco Pellitteri per un’incontro di aggiornamento tenutosi a Campi Bisenzio il 28 maggio 2009, nel corso dell’iniziativa “Editoria allo staccio”, promossa dal Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi.

L'incontro era strutturato in sette mini-moduli fra loro connessi. Il tentativo è quello di cogliere alcuni degli aspetti principali del sistema-fumetto in rapporto alla cultura e alla società generali e al mondo educativo.
1 - Nel primo mini-modulo si è illustrata la terminologia del fumetto all'estero e in Italia: si nota innanzitutto come spesso il nome presupponga e indirizzi la concezione del medium fumetto nei vari paesi; in seguito si passa all'ambito italiano e alla fortuna del termine graphic novel, con le sue ambiguità. In seguito si propongono cenni sui precursori e poi sui grandi interpreti, italiani e stranieri, del romanzo a fumetti: Guido Crepax, Hugo Pratt, Dino Buzzati, Andrea Pazienza, Igort, Gipi, Will Eisner, Art Spiegelman, Alan Moore.
2 - Il fumetto è un medium e una forma espressiva la cui percezione sociale è cambiata molto nel corso dei decenni: in questo mini-modulo si è tracciata in breve una storia di tale percezione sociale, in concomitanza con alcuni fondamentali cambiamenti della società, della cultura e del sistema dei media italiani. Una parte del modulo è stata dedicata inoltre a discutere i limiti del sistema editoriale del fumetto in alcune sue manifestazioni in quanto elemento di disturbo per una più seria considerazione del fumetto nel panorama culturale ed educativo.
3 - Il fumetto non è solo serialità e intrattenimento a basso costo: sa essere ed è anche autorialità, cioè espressione di personalità che si esprimono in forma sia seriale sia romanzesca, sia con stili di disegno standardizzati ma fortemente comunicativi, sia con idioletti grafici personali, d'avanguardia e di decifrazione più impegnativa per i lettori non abituali. In tal senso l'autorialità del fumetto si fa veicolo, ancora di più, di una cooperazione attiva del lettore, di una vera e propria attività intellettuale su più piani comunicativi.
4 - Il fumetto non è solo artigianato (nel senso anche nobile del termine) e non è solo estro; è quasi sempre anche progettazione attenta di un prodotto editoriale e a volte anche multimediale. Attraverso alcuni rapidi esempi è stato illustrato il modo in cui il fumetto oggi cessa di essere solo un veicolo d'intrattenimento estemporaneo o un romanzo grafico e diventa una rete di supporti e pratiche diversificati sul piano relazionale e tecnologico.
5 - Connesso al mini-modulo dell'autorialità, quello sulla sperimentazione passa in rapida rassegna alcune espressioni del fumetto contemporaneo per notare come questo, oltre alle sue manifestazioni narrative e grafiche più standard o comunque fruibili dal vasto pubblico, abbia sempre veicolato interessanti, a volte viscerali rapporti con le avanguardie artistiche o, per paradosso, con la limitazione o negazione della figuratività, alla ricerca di nuovi codici di rappresentazione grafica della narrazione per immagini.
6 - Connesso al mini-modulo della progettualità multimediale, quello sul futuro ha provato a presentare lo scenario del fumetto nei prossimi anni, tra le nuove possibilità del digitale, la commistione con altri linguaggi e piattaforme tecnologico-mediatiche, lo stravolgimento e la riconfigurazione del sistema editoriale, la sempre più pervasiva convivenza della cultura del testo con quella dell'immagine.
7 - Infine, il mondo della scuola in che modo si interseca, o si scontra, o si fonde, con quello delle immagini e in particolare, nel presente caso, con quello del fumetto? Il rapporto fra la scuola e tutti i linguaggi e le pratiche culturali pulsanti al di fuori della classica concezione dell'educazione formale e formalizzata è sempre stato vissuto secondo l'ottica del conflitto e della gerarchia invece che in quello della pariteticità e della reticolarità. Il fumetto non fa eccezione e nei decenni si è passati per paradosso da una repulsione aprioristica a un'accettazione o inclusione prodotta non da una maturazione strutturale del sistema di trasmissione formalizzata del sapere ma dalla percepita necessità - disorganicamente attuata - di dover includere nuove forme di lettura - quali che siano - nelle pratiche giovanili, sempre più coinvolte in altri piani di acquisizione informale del sapere rispetto a quelli classici della lettura di testi presentati sul supporto cartaceo. 

Sette parole chiave del fumetto in Italia di Marco Pellitteri




Ombelico generation?

Bambine e ragazzine tra letteratura e società

Nella società attuale votata all’iper-efficienza sembra aver avuto la meglio un modello educativo, rivolto ai ragazzini e alle ragazzine, basato invece che sul confronto generazionale su una concorrenza spasmodica e asfissiante tra coetanei. In questa temperie, le bambine fra i 9 e 12 anni - spesso cresciute fra colori pastello, con l’ombrellino di Barbie, le pantofoline delle Winx, le magliette di Hello Kitty, gli occhiali a forma di cuore, e le riviste, “Kiss me” “Big” “Love” “Tweens” “Pink girl” “Cioè” “Pop’s”, che sembrano un informe guazzabuglio di stupidità dove galleggiano rossetti, brufoli, diete al limone&C. e infinite declinazioni di amori irraggiungibili e sofferti – risultano strette nella morsa della storditezza delle divette di Mtv, delle fatine e delle principesse dei cartoon, o dell’ombelico di Britney, e precocemente concentrate sul corpo come mezzo di affermazione sociale e come icona culturale della femminilità. Ma sono tutte qui le aspirazioni delle ”piccole donne” di oggi, che i media vorrebbero sbrigativamente esaurire nei sogni di estetiste, parrucchiere, ballerine o veline o mogli di calciatori? E soprattutto, quanto di questa realtà documentano e contribuiscono a creare i nuovi romanzi rivolti alle giovanissime, “rosa” e non, nati dalla disgregazione degli ambiziosi progetti editoriali al femminile degli anni ’80 e‘90? Dove sono finite Gaia, Batticuore, Le Ragazzine e qual è lo stato dell’arte di questa produzione in bilico tra impegno, intrattenimento e serialità?

Dopo la favorevole accoglienza riservata al seminario “Ombelico generation?” – promosso da Comune di Campi Bisenzio e Regione Toscana e organizzato dal Centro servizi per le biblioteche per ragazzi della Biblioteca di Villa Montalvo di Campi Bisenzio con il coordinamento della rivista LiBeR, svoltosi a Campi Bisenzio il 23 gennaio 2009 – l’attenzione sul tema non si esaurisce con l’evento: le relazioni presentate al seminario, riviste dagli autori e dalle autrici, sono pubblicate nel numero 82 di LiBeR, in uscita in occasione della Fiera Internazionale del Libro per ragazzi di Bologna (23-26 marzo 2009).
Per acquistare LiBeR

Sono qui disponibili altri materiali:

Bibliografia
Una bibliografia rappresentativa di una scelta di qualità (3 e 4 stelle di LiBeR) di romanzi con protagoniste bambine e ragazzine, o comunque rivolti a questo target di lettrici, usciti in Italia a partire dagli anni ’90 e completata da una selezione di opere significative al momento non reperibili in commercio.
Una proposta di lettura sarà allestita anche in LiBeR Database (www.liberdatabase.it accesso riservato agli abbonati) con modalità di autoaggiornamento, in modo che i nuovi libri in entrata nel data base, che saranno rispondenti ai criteri di ricerca impostati, si aggiungeranno automaticamente alla bibliografia, garantendo così un osservatorio permanente sulla buona produzione editoriale al “rosa

Fanciulle nuvolose, fanciulle catodiche
La versione completa del contributo di Marco Pellitteri

Altre informazioni (il video prodotto per il seminario: Bimbe e bambole dallo Zecchino d’oro a Youtube, la rassegna stampa) sono disponibili nella pagina web riservata al seminario.

L'illustrazione, proposta sulla copertina di LiBeR 82, è di Octavia Monaco, tratta da La vera principessa sul pisello (Orecchio Acerbo, 2008)




In ricordo di Giorgio Cusatelli

“La vigilia di Natale del 2007 ci ha lasciato il carissimo amico Giorgio Cusatelli, germanista colto e raffinato, studioso versatile, presenza di primissimo piano nella nostra cultura. Una preziosa eredità ha lasciato a chi si occupa di letteratura per l’infanzia, collocandola al centro di  chiavi interpretative originali e affascinanti, di sorprendente ampiezza interdisciplinare e di aperture illuminanti. Soprattutto Giorgio ci ha insegnato, con la sua folgorante intelligenza, che la responsabilità scientifica di chi si occupa di libri per bambini è alta perché essi si collocano in un contesto davvero molto più ampio di quello che viene loro normalmente assegnato e attingono a un sistema di riferimenti incredibilmente ricco.”

Lliber, che ha avuto l’onore e il piacere di averlo fra i suoi collaboratori fin dai primi anni di attività della rivista, ha pubblicato nel numero 77 (gen.-mar. 2008) alcuni ricordi dello studioso che sono qui riproposti insieme a una bibliografia di opere e contributi di Giorgio Cusatelli curata da Loretta Righetti

Un maestro autentico e generoso
di Emi Beseghi

 

Pinocchio e gli altri: gli studi di un cultore raffinato di letteratura giovanile
di Donatella Mazza

Gastronomia fiabesca: il cibo nelle fiabe di tradizione europea
un ricordo della direzione di LiBeR

/cmp/Liera/bibliografia_cusatelli.pdf Una bibliografia di opere e contributi di Giorgio Cusatelli
a cura di Loretta Righetti




Un maestro autentico e generoso

Giorgio Cusatelli ci ha insegnato che la responsabilità scientifica di chi si occupa di letteratura per l’infanzia è alta

La vigilia di Natale ci ha lasciato il carissimo amico Giorgio Cusatelli, germanista colto e raffinato, studioso versatile, presenza di primissimo piano nella nostra cultura. Una preziosa eredità ha lasciato a chi si occupa di letteratura per l’infanzia, collocandola al centro di  chiavi interpretative originali e affascinanti, di sorprendente ampiezza interdisciplinare e di aperture illuminanti. Soprattutto Giorgio ci ha insegnato, con la sua folgorante intelligenza, che  la responsabilità scientifica di chi si occupa di libri per bambini è alta perché essi si collocano in un contesto davvero molto più ampio di quello che viene loro normalmente assegnato e attingono a un sistema di riferimenti incredibilmente ricco.
Studioso di Musil, inimitabile traduttore e curatore delle Affinità elettive di Goethe, ha spaziato tra i grandi autori della letteratura tedesca (da   Rilke a Hesse,  da Hanke a Grass), tra viaggiatori e poeti,  lasciando anche un importante segno alla Garzanti  in qualità di direttore delle Grandi opere. Ma non possiamo dimenticare, nel contempo, le sue finissime incursioni nel fiabesco, i suoi studi sui Grimm e la loro fortuna. A lui siamo debitori del volume Ucci ucci, piccolo manuale di gastronomia fiabesca: un delizioso  e rigorosissimo itinerario nella cultura culinaria e alimentare della fiaba europea, attraverso una straordinaria varietà di fonti (da Basile a Perrault, dai Grimm ad Afanasjev, sino a Yeats e alla sua crepuscolare Irlanda). D’altronde il suo interesse per la fiaba si è sempre manifestato a più riprese: basti pensare all’introduzione a Pancatantra (Il libro dei racconti), monumento della letteratura indiana antica, riconosciuto oggi come uno degli esiti più alti raggiunti dalla letteratura favolistica di tutti i tempi.
La sua  passione per la letteratura per l’infanzia e i suoi generi, tra cui l’avventura e Karl May, “il Salgari tedesco”, è approdata al capolavoro collodiano: Pinocchio. Mi piace ricordare la realizzazione di una sua grande e avvincente impresa: Pinocchio esportazione, che raccoglie ben 36 testi del tutto inediti in Italia che rappresentano il contributo delle maggiori culture straniere all’interpretazione di Pinocchio, con una gamma eccezionalmente ampia nello spazio (dalla Germania agli Stati Uniti, dalla Francia alla Spagna e alla Russia) e nel tempo (dai primi del Novecento alle recentissime sorprese). E questi testi rispecchiano, di volta in volta, le condizioni, le consuetudini, le mentalità dei diversi luoghi d’origine; così Pinocchio è per i francesi un modello ardito e simpatico alla Gavroche, mentre per i tedeschi, ciò che lo caratterizza, grazie alla materia lignea, è il riportarsi al bosco, l’eterno Wald, romantico; gli spagnoli ne fanno, poi, una sorta di Lazarillo, i russi una figuretta floreale, gli americani, con Walt Disney, lo collocano nel segno dell’inesauribile fantasia puerile.
Insomma un Pinocchio che si è sedimentato al di là di ogni frontiera e sotto tanti cieli, attraverso tecniche di approccio  al testo di immensa suggestione che Giorgio ha portato alla luce.
L’università di Pavia, dove insegnava, era diventata, ogni anno a maggio, un appuntamento fisso per esperti di varia provenienza che si confrontavano su temi diversi relativi alla Letteratura per l’infanzia. La scomparsa di Giorgio ci ha privato di un interlocutore sempre attento e curioso, conversatore acuto e ironico, maestro autentico e generoso.
Ci mancherà.

Emy Beseghi
(da LiBeR 77)


Pinocchio e gli altri

Gli studi di un cultore raffinato di letteratura giovanile

Fra i personaggi che Giorgio Cusatelli, germanista e cultore raffinato di letteratura giovanile, amava di più c’erano senz’altro i monelli Max e Moritz di Wilhelm Busch, raffigurazione quasi prototipica del monello, dei quali non mancava mai di sottolineare l’essenza profondamente ‘umana’ e, in quanto peculiarmente letteraria, sovranazionale. E che dire invece di Pinocchio, sua grande passione e a lungo palestra della sua colta arguzia e del suo acume critico, esercitato anche per seguirne le tracce fino in paesi e contesti culturali lontani dalla Toscana di fine Ottocento?
Lo voglio ricordare così, Giorgio, Maestro di molti che della letteratura, giovanile ma non solo, hanno fatto una passione radicata e tenacemente coltivata. Ricordarlo non come un professore universitario paludato (non lo è mai stato), ma sempre un po’ provocatorio, nelle fecondissime contaminazioni che gli piacevano tanto e che sapeva amabilmente porgere con un inconfondibile sorriso. Che stesse discutendo di ricezione dei classici nel romanticismo, del grand tour settecentesco, di poesia d’avanguardia o di traduzione, che scrivesse di gastronomia fiabesca o del Divan di Goethe, sapeva ritagliare prospettive critiche sempre particolari, abbellite dal dono della citazione colta e dell’arguto conversare.
è mancato la vigilia di Natale e lascia un gran vuoto, non solo negli ambiti ristretti in cui fu più attivo, come la germanistica e la letteratura giovanile, ma più ampiamente in quello che possiamo a tutti gli effetti chiamare il panorama della nostra cultura.

Donatella Mazza
(da LiBeR 77)


Gastronomia fiabesca: il cibo nelle fiabe di tradizione europea

Ci piace ricordare Giorgio Cusatelli, collaboratore di LiBeR fin dai primi anni ‘90, con una citazione da un suo contributo al volume Una fame da leggere: il cibo nella letteratura per l’infanzia, che nel 1994 raccolse gli interventi presentati a un originale ciclo di incontri nel quale, l’ironico e arguto professore, godette di un forte e affettuoso apprezzamento da parte del folto pubblico intervenuto. Anche in virtù della sua capacità di divulgare argomenti complessi, come quelli legati all’analisi della fiaba, abilità questa che riteniamo ben esemplificata nei limpidi e conseguenti passaggi teorici attraverso i quali si articola il breve estratto che presentiamo:

“Ma veniamo ad un genere letterario di remota antichità e di diffusione universale quale la fiaba. è soprattutto qui che al tema del cibo constatiamo applicarsi una gamma eccezionalmente ricca di spunti prospettici, di modo che è giustificato prevedere, per la ricerca, risultati di spicco. Preliminarmente è necessario distinguere, però, tra fiaba popolare e fiaba d’arte. ... Naturalmente, per ciò che concerne il motivo del cibo (e ogni altro motivo legato al quotidiano), è la fiaba popolare a fornire il maggior numero di riferimenti adatti ad una storicizzazione d’esso, mentre la fiaba d’arte ne sfrutta specialmente le applicazioni astratte e simboliche. Opportuno appare altresì escludere dalla nostra indagine i territori extraeuropei ... Ci si può limitare ad osservare come fuori d’Europa la fiaba popolare risulti piuttosto povera d’aperture verso la sfera alimentare ...
Passiamo ora in rapida rassegna il corpus fiabistico europeo, e procediamo secondo la doppia disponibilità che ci viene offerta. Da un lato, infatti, esso documenta la pratica della nutrizione, dall’altro illustra il patrimonio alimentare, ciè la molteplicità di sostanze di varia provenienza e natura che alla nutrizione concorrono. Circa il primo punto, le fiabe enfatizzano i due poli dell’evento nutrizionale, la situazione della mancanza totale di cibo e quella della sua sovrabbondanza. ... Quanto alla menzione di determinati alimenti, essa si verifica soltanto quando questi rappresentino una deroga dal ‘menu’ quotidiano e vengano a sottolineare il rilievo sociale di chi li gusti ... Ma soprattutto è da qui che può derivare un ausilio decisivo per una datazione del testo fiabistico più approssimata del consueto”.

La direzione di LiBeR
(da LiBeR 77)


Ciò che cerco è raccontare

Il mestiere solitario, ma fortunato, di illustratore
di Roberto Innocenti

In occasione del conferimento del premio Andersen 2008, tenutosi a Copenhagen il 7 settembre 2008 – premio istituito dall’IBBY, organizzazione internazionale che promuove la letteratura per l’infanzia – Roberto Innocenti, nel suo discorso di ringraziamento, ha spiegato l’emozione per l’evento e i risvolti del suo lavoro.
Già LiBeR 79 aveva dedicato ampio spazio al premio, istituito dall’IBBY, per la storia e per il prestigio acquisiti equivale a un Nobel per la letteratura per l’infanzia, un riconoscimento dunque eccezionale che, tra gli autori italiani, era stato assegnato nel 1970 solo a Gianni Rodari. La motivazione della giuria internazionale nell’assegnare il premio a Roberto Innocenti ha puntato sulla sua capacità “di rappresentare in modo formidabile vari generi. Le sue storie di guerra, e in modo specifico la sua rappresentazione dell’olocausto, invitano i giovani a riflettere su seri problemi del mondo. è capace di rappresentare i temi della letteratura per l’infanzia partendo sempre da un diverso punto di vista. Il potere narrativo delle sue immagini è impareggiabile”.
Con il numero 81, LiBeR è tornato sull’argomento pubblicando integralmente il discorso di ringraziamento pronunciato dall’illustratore a Copenhagen, per la pregnanza dei contenuti espressi su temi di fondamentale importanza quali il rapporto con il “pubblico” dei ragazzi, gli aspetti narrativi dell’illustrazione e non ultime le profonde differenze esistenti tra l’editoria italiana e quelle di altri Paesi.

Il mio è un mestiere solitario, quasi monastico. Per molte ore al giorno, quando lavoro, mi faccio domande, proposte, ipotesi e mi rispondo da solo, ottenendo fra i molti dubbi, piccole certezze. Non cerco di immaginarmi un pubblico, chi e come potrebbero essere i miei lettori, cosa potrei fare per incontrare i loro gusti, o intuire le loro possibili preferenze. Sarebbe un’“indagine di mercato” molto approssimativa, ma potrebbe finire col somigliare a quelle vere che, puntando sulla quantità, tendono a semplificare. Io credo di essere un po’ complicato, e non mi rimane altro che sperare che al mondo ci siano tante persone complicate. Allora lavoro cercando di fare contento me. Penso di essere il mio critico più severo, a giudicare da quella certa paura che precede la pubblicazione di ogni libro.
Il numero delle copie vendute non è di per sé un giudizio favorevole, scontato. Se ogni lettore dà un giudizio diverso – poiché fortunatamente diversi sono i modi di vedere e interpretare un libro – è impressionante, se si vendono migliaia di copie, pensare a migliaia di giudizi.
Durante i periodi di attività intensa, la voce dei miei pensieri è calma e suadente, parlo correttamente la mia lingua, senza inflessioni dialettali. Quando inizio a pensare, uscendo dai lunghi silenzi di lavoro, la mia voce mi sorprende; non è gradevole e autorevole come quella che sento dentro di me, e ha un forte accento toscano.
Il mio è un mestiere fortunato, mi piace molto. Se all’apparenza è innegabile che la parte preponderante è il disegno, la pittura, nell’essenza vera, e spero nel risultato, ciò che cerco è raccontare. Mi pare questo un privilegio enorme, che regala al mio fare un piacere, una contentezza di fondo, che c’è nell’intento e nel quotidiano, che mi aiuta a trovare i colori giusti, a sentirmi meno solo.
Il mio lavoro è rivolto al pubblico, ma non è come a teatro, dove il giudizio è immediato, e le reazioni si manifestano subito. Momenti tremendi di tensione che subito si sciolgono, sperano gli attori, in un’ovazione. Anche dopo molto tempo che il mio lavoro è finito, vengo a conoscere soltanto il numero delle copie vendute, o in quante lingue diverse. È quando incontro il pubblico vero, non virtuale, fatto di persone, soprattutto di ragazzi, nelle scuole, che il mio mestiere diventa bellissimo, e allora vorrei altri cento anni per raccontare altre cento storie, magari aggiornando lo stile. È stato bello, dopo anni di dubbi atroci, scoprire che i ragazzi capiscono tutto, e non temono, anzi adorano le complicazioni e che “semplificare” in loro nome non nasconde un sacrificio d’autore, ma una autorevole ignoranza. La semplicità è ben altro, quando è unita alla cultura e al gioco è la vetta che vorrei scalare.
L’illustrazione è un modo di raccontare con molti vantaggi e non pochi limiti. Non ha bisogno di traduzioni per essere capita in ogni parte del mondo, però non arriva a certe profondità proprie delle parole scritte. Invidio, nella scrittura, la possibilità delle descrizioni che riguardano i pensieri, le sensazioni, l’io profondo, i sentimenti nascosti. Vedere il protagonista non aiuta certo a identificarsi con lui.
In compenso raccontando una storia illustrata, o una storia parallela a quella del testo, si possono ampliare le informazioni, l’ambiente, descrivere il contesto storico e sociale, e vagare liberamente nel paesaggio, perfino accennare altre storie secondarie.
Eppure, insieme o da sole, le parole scritte e le immagini fisse sono un mezzo culturale e un patrimonio insostituibile.
L’importanza dell’opera dell’IBBY (International Board on Books for Young people) credo sia inutile ripeterla. Promuovere e diffondere la lettura è, a parte l’onere, certamente un impegno riconosciuto e gratificante, ma penso che ancora oggi al mondo ci siano luoghi e regimi dove la lettura, e quindi la conoscenza e la cultura non siano gradite o comportino dei rischi. Ci sono luoghi dove oltre l’impegno ci vuole coraggio.
Ho già scritto da qualche parte che nelle parole mi ci perdo, nelle figure mi ci trovo. Cerco di ringraziare l’IBBY con le parole che trovo, spero siano adatte.
Tutti noi sappiamo che esiste il premio Nobel, e che a qualcuno verrà assegnato. Non penso mai che lo assegnino a me. Lo stesso valeva per il Premio Hans Christian Andersen. Non me lo aspettavo proprio. Mi ha fatto un effetto come se dentro a un aeroporto affollato fosse stato annunciato il mio nome, preceduto da un titolo onorifico importante. In effetti mi hanno intervistato giornali e periodici, radio, tv, quasi fossi un calciatore, o fossi diventato famoso come uno stilista di moda.
Vorrei aggiungere una breve nota al mio ringraziamento, qualcosa che sento il dovere di spiegare. Il primo libro da me ideato si chiamava Rosa Bianca. Lo avevo pensato per i ragazzi italiani, per i genitori italiani, per gli insegnanti italiani, per la Scuola della Repubblica Italiana. Ero riuscito con molta fatica a trovare lo stato di grazia per raccontare in modo pulito, e spero delicato, una pagina triste e tremenda della storia contemporanea, adatta ad aprire un dialogo fra bambini e adulti. Il libro fu rifiutato dall’editoria italiana, anche dalla più qualificata. Forse consideravano scomodo pubblicare l’estrema conseguenza della più nefasta invenzione italiana: il fascismo.
La pubblicarono molti editori stranieri, e i ragazzi, e i genitori, gli insegnanti che la adottarono furono per molti anni stranieri. Rosa Bianca è stata la mia piccola Alice che mi ha indicato la strada per quel paese delle meraviglie che si chiama Mondo.
L’editoria estera mi dava più libertà e la dignità che viene riconosciuta al lavoro. Per lungo tempo è stato così, e per questa ragione i diritti di stampa per i miei libri non sono in Italia. Non posso cambiare questa realtà anche se adesso, in ritardo, sono pubblicato nel mio Paese e nella mia lingua.
Ho spiegato questo perché Rosa Bianca è diventata anche il mio personale termometro della Democrazia in Italia. Attualmente una strega cattiva l’ha fatta diventare una fiaba senza luogo e senza tempo, perché la Storia Contemporanea e la Geografia sono state cancellate come materia d’insegnamento dalle scuole elementari della Repubblica Italiana nata da chissacosa, fondata su chissacché. Il mio termometro mi fa pensare che la democrazia italiana non sta per niente bene. Aspetterò che guarisca, da cittadino della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza e fondata sul Lavoro. Credevo che la parte più difficile fra le cose che volevo dire fosse quella dovuta ai ringraziamenti, con i suoi rischi delle parole scontate, della retorica, della banalità. Ero molto preoccupato. Non è così.
Pensando alla mia vita da illustratore, in corso da 25 anni, con precedenti trascurabili, mi sono ricordato che con la sola eccezione di certi, tanti, editori italiani, tutti gli altri, scrittori, colleghi, editori, bibliotecari, critici, giornalisti, sono sempre stati un mondo non solo aperto, ma amichevole; e sempre, anche quando ero molto marginale, ha mostrato le sue gentilezze, la sua “diversità”, che mi hanno stupito. Spero di aver ricambiato in tutto questo tempo, l’amicizia e la simpatia che era per me come tra tutti noi.
Quando ho descritto le sensazioni di quel mestiere solitario, forse parlavo di qualcosa che ci accomuna tutti, forse è per questo che ci riconosciamo e ci facciamo festa, comunicando con lingue possibili e anche impossibili.
Ringrazio l’IBBY, la giuria, la bellissima Copenhagen che ci ospita, che è il proseguimento di questa festa, e mentre continuo a domandarmi “perché proprio io” devo dirvi che sono molto felice di far parte del vostro Mondo senza frontiere. Auguro di nuovo all’IBBY un lavoro sempre più proficuo e gratificante.




Monello, dove vai?

Birbanti, discoli, bulli, iperattivi, capricciosi… A cent’anni da Gian Burrasca chi sono oggi i veri monelli?

Un ampio osservatorio critico e bibliografico sul tema è proposto su LiBER n. 75 (lug.-set. 2007), con interventi di Antonio Faeti, Daniele Barbieri, Manuela Trinci, Roberto Denti, Fernando Rotondo, Goffredo Fofi, Marco Pellitteri, e inoltre le schede dei monelli più amati della letteratura contemporanea, a cura di Chiara Lepri, Maria Letizia Meacci, Teresa Buongiorno e Fernando Rotondo.

Sono qui disponibili:

Troppo buoni, i bambini?
Una riflessione di Goffredo Fofi sulla possibilità di ritrovare la libertà dell’infanzia

/cmp/Temi_emergenti/pdf/Biblio_Monelli.pdf Monello, dove vai? Una bibliografia
La versione completa della bibliografia di opere di letteratura per l’infanzia che hanno per protagonisti monelli, tratta da LiBeR Database in formato PDF

L’illustrazione è di Fabio Valentini




Troppo buoni, i bambini?

Una riflessione sulla possibilità di ritrovare la libertà dell’infanzia

di Goffredo Fofi

Gli adulti tendono sempre a proiettare le proprie influenze e le proprie paure sui bambini. Bisogna però fare attenzione, perché le paure infantili esistono e vanno distinte da quelle dell’età adulta.
Questo è un meccanismo in cui noi tutti tendiamo spesso a cadere. Nel ‘67, insieme ad alcuni ragazzi più giovani di me, fondai una rivista chiamata Ombre Rosse che doveva occuparsi esclusivamente di cinema; con l’occupazione di Palazzo Campana a dicembre e il movimento studentesco, però, il gruppo e l’iniziativa presero una strada un po’ diversa... Preparando il primo numero, si discusse molto se in copertina dovessimo mettere un’immagine rappresentativa di ciò che intendevamo essere. La foto che avevamo scelto e che in seguito, non ricordo per quale ragione, fu scartata era tratta da un film dell’orrore di Terence Fisher e ritraeva una specie di piccolo lupo mannaro. Si vedeva un bambino in camiciola bianca che si aggrappava alle sbarre del consueto quadrato di legno in uso fino a tempi recenti in cui era trattenuto, lo sguardo che non prometteva niente di buono e un dentino da vampiro. Tale immagine per un po’ di tempo ci perseguitò e, curiosamente, qualche mese dopo, questa visione si realizzò davvero, poiché quel bambino (noi, una generazione di giovani), ruppe la gabbia e diede il via a quella storia più o meno bella, più o meno sciagurata che è stato il movimento del ‘68.
Questa immagine suggestiva non era tuttavia legata alla contingenza del periodo storico, aveva un passato. Negli anni ‘20 un commediografo francese, il surrealista Roger Vitrac, scrisse un testo teatrale allora molto rappresentato dove ipotizzava gli effetti dei bambini al potere: Victor ou les enfants au pouvoir. Avrebbero potuto liberare il mondo “i bambini”? Pensava certamente così Elsa Morante quando scrisse Il mondo salvato dai ragazzini, e pensavano così quei teorici del movement statunitense che invitavano i giovani a diffidare di chi avesse più di trent’anni.
Esisteva già, è ovvio, tutta una serie di rappresentazioni di bambini dotati di poteri salvifici, quasi soprannaturali (si veda il saggio di Hillman edito da Adelphi). Di bambini divini. Una figura ricorrente in molte leggende e fiabe e in molti miti di fondazione. Nei vangeli apocrifi arabi, viene addirittura presentato un Gesù bambino dotato di superpoteri, con esiti invero paradossali. In un episodio, per esempio, mentre Gesù gioca con i suoi coetanei, uno di essi finisce sul fondo di una scarpata e muore. I genitori accusano Gesù, il bambino più discolo di tutto il villaggio, di averlo spinto, ma Gesù resuscita il morto solo per farsi discolpare, e quando è chiarito che lui non c’entra lo fa morire di nuovo.
La figura del bambino “con i poteri” è una costante che arriva fino ai giorni nostri, fino a Harry Potter l’eletto. L’ossessione ideologica dei superpoteri è legata ai telefilm americani e ha prodotto, dagli anni ‘40 in poi, personaggi come Superman, Barman, I magnifici 4, ecc.
È di questi giorni la notizia secondo la quale i supereroi stanno crollando nei gusti dei lettori, e che il gruppo Marvel, principale fornitore di queste fantasticherie, ha visto un calo forte nelle vendite: un cambio di tendenza che, se fosse duraturo, sarebbe molto significativo nella storia della cultura statunitense e delle sue immagini dell’infanzia e dell’adolescenza ma non solo, poiché, questo è il punto più inquietante, anche gli adulti leggono con avidità questi prodotti e si identificano e sognano in quei personaggi. Se il tema dei supereroi rimanesse inscritto a un ambito esclusivamente infantile, potrebbe anche essere capito e accettato. I superpoteri di Harry Potter, per esempio, sono la magia con cui non vuole conquistare il mondo, ma difendere se stesso e l’infanzia da chi lo minaccia.
Un personaggio come Gian Burrasca è da alcuni punti di vista sicuramente datato. Soprattutto se si parla di famiglia, perché egli agisce la sua ribellione dentro questa istituzione. I bambini di oggi non possono prenderlo come esempio perché la famiglia intesa come era intesa allora non esiste più. Il tipo di mutamento che ha scosso la società moderna, rende sempre più assurda la condizione degli adulti e di conseguenza dell’infanzia.
Il supereroe è un personaggio che esprime un’ideale di uomo-macchina, che controlla la tecnologia e se ne fa controllare. La macchinizzazione dell’individuo, la robotizzazione dell’infanzia. Tutti devono diventare robot guidati a distanza, come nei romanzi di Philip K Dick. E da chi? Dai superpotenti dotati di superpoteri militari ed economici e scientifici: la finanza che ha al suo servizio la scienza, i modi del controllo, la politica. È ovvio che in un questo contesto i bambini vivano in una situazione schizofrenica. Quelli nostri, ricchi, vengono illusi di avere dei superpoteri – iperprotetti e idealizzati padroncini del mondo – finché non escono dall’università per scoprire che il mondo è assai crudele e che, se non si è figli dei molto potenti o aggressivissimi arrivisti pronti a tutto, si è destinati a un eterno precariato, alle più cocenti delle frustrazioni proprio in ragione delle illusioni in cui sono stati cresciuti.
Nel mondo attuale possiamo distinguere due tipi di infanzia che io chiamo i bambini “consumati” e i bambini “consumatori”. C’è una metà del pianeta in cui i bambini sono oggetti di sfruttamento come mano d’opera, come soldati guerrieri o per il turismo sessuale. Nell’altra metà la loro funzione è invece quella di essere dei consumatori o mediatori di consumo. Il mercato economico legato all’infanzia è enorme e i bambini sono diventati un elemento fondamentale di un meccanismo commerciale vasto e variegato.
Viene da dire che nel mondo esiste una sorta di cospirazione contro i bambini e gli adolescenti ma, essendo essi destinati a diventare gli adulti di domani, questa cospirazione finisce per diventare una paradossale congiura degli adulti di oggi – noi! – contro il futuro stesso dell’umanità.
Nel mondo dei consumatori è dilagato un altro nemico dell’infanzia, la filosofia del “politicamente corretto”. Freud, pur con tutti i limiti della sua collocazione storica, ha bene esplicitato l’esistenza di pulsioni segrete anche all’interno del bambino, smentendo la validità di un’immagine totalmente angelicata. (Ci sono grandi libri della letteratura sull’infanzia che ne hanno tenuto conto, direttamente o indirettamente, per esempio un capolavoro poco conosciuto, Ciclone sulla Giamaica di Richard Hughes, e la sua derivazione Il signore delle mosche dell’abusivo Nobel William Golding). L’ottica attuale del politicamente corretto, falsificante, idealizzante, ipocrita e stupida almeno per quel che riguarda i bambini, porta a negare una visione complessa dell’infanzia, non tenendo in considerazione che noi tutti siamo un po’ animale un po’ uomo, e chi entra da “nuovo” nel mondo non ha i freni che hanno gli adulti “educati”, non rispetta le regole della civiltà – che come sappiamo cambiano di generazione in generazione e a volte di stagione in stagione – a cui è costretto l’adulto che, quindi, ha bisogno di un lento processo d’iniziazione. Dovrebbe crescere in funzione di una propria autonomia, di una propria personalità e di una propria capacità di giudizio, mettendo a frutto i suoi talenti e trovando un suo equilibrio tra autonomia e regole sociali, un equilibrio che la cultura contemporanea gli nega.
In questo contesto è ovvio che bisognerebbe dare ai bambini dei modelli adeguati al nostro tempo e alla direzione che vogliamo dare, nei limiti immensi delle nostre ridottissime possibilità, alla storia, al futuro (ed è un discorso, questo dei modelli da reinventare rispetto alle mutazioni avvenute e ai bisogni contemporanei, che riguarda tutti). Ma essi dovrebbero anche esser capaci di apprendere qualcosa dai grandi eroi del passato come Pinocchio e Alice. O Gian Burrasca.
Non bisogna dimenticare che la letteratura per l’infanzia non è affatto esente alle regole del mercato; e per questa ragione la maggior parte dei libri che oggi vengono pubblicati in funzione dei giovani lettori hanno una valenza di semplice passatempo, e sono per la maggior parte modaioli e conformisti, conformanti rispetto alle mode. D’altronde tutta la cultura contemporanea è caratterizzata dalla ricerca ossessiva da parte del potere e del mercato (la “cospirazione” di cui sopra) di farci pensare il meno possibile. Non dobbiamo mai essere in grado di riflettere su noi stessi e il mondo che ci circonda, e il nostro posto nel mondo. Dobbiamo sempre venir distratti da qualcosa, suono o immagine o “evento”.
I media svolgono una funzione di questo genere. Liberare da questo rumore di fondo che ci rende insensibili all’ascolto di noi stessi e degli altri è qualcosa che riguarda sia noi adulti che i bambini, ed è questo uno dei compiti che dovrebbe spettare alla pedagogia, agli insegnanti, alle famiglie, alle chiese, alla letteratura, al cinema... Tutte queste discipline dovrebbero essere di aiuto al pensiero e non costringerci a non pensare, come di fatto oggi accade.
Bisognerebbe lasciare i bambini un po’ più liberi di esprimere se stessi, di stare da soli o di stare tra loro, senza l’onnipresenza televisiva e affine, liberi perfino di sperimentare quel po’ di sessualità (di curiosità) che è permessa alla loro età. Liberi, dunque, di fare le proprie esperienze e di crescere in comunità insieme protettive e aperte, perfino attraverso la pratica del lavoro.
Un tempo si proteggeva l’infanzia dal lavoro precoce; oggi, paradossalmente, si è persa completamente ogni manualità. Se si dovessero reinventare dei sistemi pedagogici sani, passerebbero anche attraverso la riscoperta del lavoro manuale in laboratori o orti e giardini scolastici... Oggi l’avventura è legata principalmente all’ambito metropolitano e all’indagine criminale. I serial killer sono diventati i nuovi eroi nell’immaginario del nostro tempo. C’è l’avventura giuridica, quella del rischio calcolato, quella del carrierismo, quella della celebrità e quella dei mercenari della guerra. Non esiste un’avventura della conoscenza legata alla scienza e all’esplorazione del mondo come nella letteratura del passato. Le cose che mancano di più ai ragazzi di oggi sono proprio l’avventura e la comunità, quest’ultima ancor più della famiglia, diventata come è ben visibile un nido di isteria e spesso di mera stupidità. Libri come Gian Burrasca continuano ad avere una loro importanza, ma vanno calibrati alla realtà attuale. Il “mio” Gian Burrasca continua a essere, da questo punto di vista, non un romanzo ma un film del ‘32 di Jean Vigo, Zero in condotta.
I bambini d’oggi sono troppo buoni, si lasciano troppo manipolare dalla società di adulti che sono o imbecilli (più o meno) o mascalzoni (senza meno). I bambini, i ragazzi, gli adolescenti dovrebbero ribellarsi un po’ di più!

(da LiBeR 75)




Di mamme ce n’è una sola?

Perplesse, stanche, schiacciate dal peso di una responsabilità nuova e sconosciuta, dolorosamente combattute tra istinto protettivo e aggressività: un ritratto delle neo-mamme dei nostri giorni, perennemente divise tra l’idillio e la lotta nel rapporto con il proprio bambino e le sue incessanti pretese.
All’analisi di Manuela Trinci fanno seguito sul numero 70 di LiBeR le panoramiche di Luca Rosi e Mafra Gagliardi rispettivamente dedicate alle figure di madri del cinema e del teatro e l’intervista di Francesca Califano a due mamme scrittrici: Donatella Ziliotto ed Emanuela Nava.
L'illustrazione è di Grazia Nidasio.

/cmp/Newsletter/Newsletter Liberweb n. 20.pdf  La bibliografia completa dei libri per ragazzi (PDF)
Aggiornata al marzo 2006 (264 Kb)

 

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Famiglia adottasi

Il trauma dell’abbandono, l’ingresso in una nuova famiglia… i bambini ci guidano con la loro sensibilità attraverso le storie che affrontano il tema dell’adozione.

Proporre a dei bambini di riflettere su un tema complesso qual è quello dell’adozione, attraverso storie che riescano a parlarne in maniera non retorica ma che anzi ne forniscano un’immagine aderente alla realtà, pur utilizzando tutti gli strumenti disponibili della fantasia, pensiamo sia una di quelle attività che a casa o a scuola mettano in difficoltà più di un adulto di buona volontà. Tanti sono i carichi emotivi e le sensibilità che su questo tema si addensano, sia che attengano al vissuto di chi è protagonista a vario titolo di un percorso di adozione, sia che risultino il portato di un ampio e profondo immaginario.
È questo il tema al centro del numero 72 di LiBeR
Opportuno e originale l’approccio al tema “adottato” da Anna Genni Miliotti, con il suggerimento di una metodologia utile a rintracciare, soprattutto nella produzione editoriale recente, storie non solo che piacciano, ma anche che funzionino con i bambini. Perché questo avvenga è necessario che queste storie non oscurino le famiglie di origine dei bambini adottati, ma che anzi ne mettano in piena luce l’importanza.
Come anche la psicologa Manuela Trinci evidenzia, è nella ricerca di queste origini, spesso oggetto di interventi immaginifici, che si pongono le basi per la crescita e per un’accettazione corretta della realtà. Adozione e affido sono dunque osservati attraverso percorsi critici e di lettura – qui presentati da Maria Letizia Meacci e Fernando Rotondo – che evidenziano come questi temi riescano ancora a situarsi, per la quantità e la qualità delle opere, nel cuore della letteratura per l’infanzia attuale. Completano la serie di interventi sul tema di adozione e affido un’antologia di testi tratti dalla saggistica e una bibliografia di libri per ragazzi tratta da LiBeR Database.
L'illustrazione è di Lara Dabusti

Sono qui disponibili:

Intervista a Jacqueline Wilson

Nell’intervista di Federica Velonà la scrittrice parla dell’importanza dell’ironia nei suoi libri, spesso incentrati su situazioni problematiche per i bambini e i ragazzi in affido: un’ennesima conferma per il potere salvifico della letteratura

Leggere per adottare... - Antologia di saggistica

La versione completa dell’antologia di brani tratti da opere di saggistica in materia di adozione e affido, a cura di Barbara Confortini 

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Intervista a Jacqueline Wilson
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Leggere per adottare... - Antologia di saggistica

Una breve “antologia” come strumento per i genitori, spesso alla ricerca di soluzioni per aiutare i figli, per superare disagi, ma anche per gli insegnanti, troppo spesso soli davanti ai bisogni dei bambini, per aiutare a comprendere meglio la realtà dell’adozione

A cura di Barbara Confortini

Il mondo editoriale ha seguito lo svilupparsi del fenomeno dell’adozione con la pubblicazione di molti testi e articoli sull’argomento. Purtroppo il panorama non è vastissimo anche se non mancano buoni testi per un percorso informativo e anche di approfondimento delle tante tematiche inerenti l’adozione. È interessante distinguere come è diversificata la produzione editoriale secondo il target cui è diretta: per professionisti e operatori ci sono testi legislativi, manuali, testi di approfondimento di psicologia, sociologia, antropologia. Per i genitori aspiranti o adottivi: guide e manuali per la preparazione all’adozione e per l’informazione, narrativa e raccolta di testimonianze.

Adottare perché

“Sapeva quale fosse la cosa veramente peggiore. Era il nulla. Quando non c’era nessuno a cui importasse qualcosa di ciò che ti capitava. Era il non appartenere a nessun luogo e a nessuna creatura. Ecco cosa c’era al Primo Posto dell’elenco delle Cose Veramente Peggiori” “È un ragazzo difficile, David, è un ragazzo solo, David, è un ragazzo che ha conosciuto la sofferenza, l’abbandono… David… un solo nome, una grande storia”.
“‘Che cosa pensi che voglia dire ‘appartenere’ ? Vuol dire prendersi cura l’uno dell’altro. Vuol dire prendersi a cuore il destino di qualcun altro. Prenderselo a cuore tanto da volere che non gli capiti niente di male, anche quando questo significa non poter avere ciò che si vorrebbe… due amici appartengono l’uno all’altro”. “Per formare una famiglia non c’è bisogno di essere parenti. Essere una famiglia significa prendersi cura l’uno dell’altro”.
T. Hayden. La cosa veramente peggiore, Milano, Corbaccio, 2006.

“Immaginate che straordinaria occasione avete come genitori adottivi: tutta una vita per trasformare l’infelicità in felicità e una fragilità potenziale in forza”.
“Nonostante il loro smarrimento di fronte alle valutazioni psicologiche e la collera e il rancore nei riguardi di questo o quel funzionario, i genitori di bambini adottivi sono i primi ad ammettere che per adottare bisogna avere delle qualità particolari. Ciò non significa che queste particolari qualità li rendano superiori agli altri, li rendono solo più capaci di rispondere alle esigenze di un bambino adottato. Diventare genitori adottivi vuol dire accettare di assumersi notevoli rischi.
Questo è un fatto poco noto ai genitori e non abbastanza noto a coloro che si occupano di cure mediche. L’opera vuole riempire un vuoto negli atteggiamenti e nelle conoscenze pediatriche dato che quello delle adozioni internazionali è un fenomeno relativamente recente. Aiuterà i bambini ‘nati altrove’, che sono anche dei viaggiatori precoci; sarà di beneficio a coloro che, prima dell’arrivo di questi bambini, erano in procinto di esser genitori o lo erano solo nel desiderio; inoltre darà una dimensione storica e universale all’infanzia internazionale. Per gli autori questa non è teoria, ma esperienza quotidiana.
Prepararsi a diventare genitori significa anche preparare le risorse, cioè sapere a chi rivolgersi in caso di problemi, quindi trovare un pediatra, incontrare un infermiere specializzato nei problemi dell’infanzia per ricevere consigli, trovare un dentista, organizzare le visite dell’assistente sociale e così via. Gli adottanti devono essere consapevoli di queste eventualità prima dell’adozione perché questo tipo di bambino ha bisogno di cure speciali che non tutti i genitori adottivi sono in grado di offrire”.
J.F. Chicoine, P. Germani, J. Lemieux. Genitori adottivi e figli del mondo, Trento, Erickson, 2004.

“Ecco tutto. Ecco perché adotto un bambino. Adotto? Perché adotto? Non dicevo ‘adotto’ quando accoglievo il C. (il primo figlio biologico) per la prima volta fra le mie braccia. Perché questo verbo che sa di carta bollata, cancellerie di tribunali e consultori familiari? L’attributo ‘naturale’ sembra essere prerogativa della procreazione biologica, come se la mia gravidanza adottiva fosse innaturale, una cosa strana”.
Figli si diventa. Bambini e genitori nell'adozione internazionale, I libri di Sant'Egidio, Leonardo International, 2006.

“Il percorso di preparazione all’adozione è complesso, in quanto raccoglie in sé prospettive e punti di vista molto lontani tra loro: quello del genitore che desidera un figlio, del bambino che cambia famiglia, degli operatori che lavorano per rendere possibile e sereno questo incontro. Un altro livello di complessità è dato dalla capacità di affrontare e confrontarsi con soggetti che rimangono vivi nell’immaginario, anche se non occupano uno spazio reale nelle relazioni familiari: i genitori biologici, le persone conosciute nel paese d’origine. Questi sono gli aspetti che rappresentano il filo conduttore di tutto il percorso di formazione proposto, che confluisce, nelle conclusioni, in una riflessione sul ciclo di vita della famiglia adottiva. La possibilità di prepararsi a un’esperienza particolare come questa non può essere realizzata se non da un’attenta considerazione e maturazione di quelli che sono gli eventi, le problematiche psicologiche e i diversi protagonisti nei momenti principali della loro vita. Prepararsi all’adozione è quindi nel contempo un itinerario di formazione per le famiglie adottive e una riflessione sulla genitorialità adottiva.
Ogni esperienza relazionale che agisce nel profondo ha bisogno di uno spazio e di un tempo interiore che permette l’elaborazione. Sono gli obiettivi di questo itinerario formativo, che si conclude al momento dell’ingresso del bambino in famiglia”.
L. Paradiso. Prepararsi all’adozione, Milano, Unicopli, 1999.

“Perché vuole adottare? Questa domanda vi perseguiterà.
Psicologi, medici, legali, giudici, assistenti sociali, uscieri di tribunale, passanti … si sentiranno in diritto di chiedervi sempre la stessa cosa, questa. E voi vorreste rispondere. Peccato che una risposta non ci sia. Non esiste una risposta valida per tutti a questa domanda come non c’è mai una risposta univoca, semplice, valida per tutti al perché due persone decidano di mettere al mondo un figlio.
Alla base della scelta adottiva c’è spesso una sentenza crudele: uno dei due partner, o entrambi non possono procreare. Una condanna spesso inappellabile che colpisce come una mannaia alla fine di lunghe analisi e visite mediche. Dunque il desiderio di un figlio proprio, in cui specchiarsi e ... cercare le somiglianze fin dal giorno in cui siete sicuri della sua permanenza dentro l’utero materno, è certamente forte e comprensibile. Ma è sufficiente a motivare tutti gli sforzi e le frustrazioni a cui la coppia sterile si sottopone? E tutto questo cosa c’entra col desiderio di avere un figlio? Ancora oggi la maggior parte delle coppie che si rivolgono all’adozione lo fanno, almeno inizialmente, come ultima spiaggia prima della rinuncia definitiva ad avere figli. Ma questo è sbagliato, e prima o poi anche queste coppie ne prendono coscienza: l’adozione non è mai, non può essere un ripiego a un figlio che non arriva: l’emozione che si prova per un figlio adottato è in tutto simile a quello che si prova per un figlio nato dalla pancia.
Avete fatto la scelta di adottare: adesso viene il bello. Innanzi tutto dovete recarvi in un tribunale per i minorenni per depositare la domanda. Il tribunale inoltrerà il vostro fascicolo a un servizio sociale, che inizierà la fase istruttoria. Ricordatevi: nel caso siate orientati a ottenere un’adozione nazionale potrete depositare la domanda in più tribunali per i minorenni, persino in tutta Italia.
Al tribunale, o più spesso al servizio sociale a cui vi avranno indirizzati, vi spiegheranno con precisione l’iter che dovrete seguire per poter essere ammessi al colloquio con i giudici che decideranno la vostra idoneità a diventare genitori adottivi”.
M. Scarpati. Adottare un figlio, Milano, Mondadori, 2000.

“Prima di intraprendere il percorso dell’adozione [è necessario] intraprendere un corso intrapsichico che gli psicologi chiamano “elaborazione del lutto”: elaborare il lutto, il senso di perdita per il figlio desiderato mai nato è un passaggio obbligato per molte coppie adottive, che per essere aperte e disponibili verso l’altro bambino devono avere prima superato il dolore di non averne avuto uno proprio. Superata la fase del chiarimento arriva il momento di avanzare al tribunale dei minorenni la richiesta formale di adozione. Ciò implica la produzione delle cosiddette “carte” e una serie di colloqui con gli operatori che hanno il compito di valutare l’idoneità degli aspiranti genitori. Ci si trova dunque instradati in un duplice percorso: uno burocratico e uno esperienziale. Se il primo percorso è freddo e qualche volta esasperante, il secondo dovrebbe invece avvenire all’insegna della collaborazione. Un genitore naturale non deve sottoporsi a nessuno scrutinio né accetta che degli estranei si intromettano nella costruzione della sua famiglia, i genitori adottivi invece non hanno scelta: i primi passi che compiono devono farli insieme a degli estranei. Si capisce come alcuni vivano questa fase con fastidio”.
A. Oliverio Ferraris. Il cammino dell’adozione, Milano, Rizzoli, 2002.

“Credo di dover iniziare dall’inizio, o la storia si complica. Ma l’inizio dov’è? Il mio inizio, l’inizio di un’adozione, dove devo andare a prenderlo? Ecco è nata lì la faccenda, ne sono sicurissima”.
“Lo specialista era uno serio. Ci sottopose a un paio di esami di routine, poi disse così: ‘Vi consiglio due cose: o andate a Lourdes, o adottate’. Io ancora penso a quel dottore con immensa gratitudine, perché con la sua chiarezza e correttezza ci ha evitato anni di tormenti che conosco invece non sulla mia pelle, ma su quelle di molte delle mie amiche. Per quanto riguarda Lourdes la proposta fu subito scartata, per motivi non solo religiosi ma anche pratici. Conclusione: dopo una settimana eravamo al Tribunale dei Minori di Roma, un posto tetro che più tetro non si può, circondato da una cancellata altissima.
All’interno era ancora peggio: oscurità, scale attorcigliate che non si capiva bene dove portassero: davvero come prima prova non c’è che dire, ben studiata per scoraggiare i pavidi. Trovata la stanza giusta con due seggiole mezze rotte incontrammo una giovane e bionda assistente sociale che ci diede l’elenco dei documenti. Per chi ancora non lo sapesse le idoneità sono due, una per l’adozione nazionale e l’altra per l’adozione internazionale.
La prima non sai se te la danno o meno, se vieni inserito in una misteriosa lista, se dipende dal giudice che ti ha giudicato, se esiste davvero oppure fanno finta. L’altra idoneità è quella internazionale, che è un pezzo di carta con tre date diverse così non sai mai bene quando ti scade”.
M. La Rosa. Ci siamo adottati, Roma, Magi, 2003.

Una famiglia un po’ speciale

“Il racconto dell’adozione, invece, nasce nella relazione tra mamma, papà e figlio: tutti sono protagonisti della loro storia. Insieme si affacciano sul passato per dare un senso al presente, per collegare eventi vissuti in due realtà diverse. Raccontare l’adozione è quindi il percorso che consente di unire una spiegazione a un ricordo, di capire ed essere consapevoli fino in fondo del percorso che si è compiuto insieme come famiglia adottiva. Il racconto dell’adozione è un momento centrale della vita della famiglia adottiva perché mette in gioco nello stesso tempo tutti gli attori del percorso adottivo. In realtà il racconto adottivo è lo strumento per costruire il legame affettivo: le parole permettono di soffermarsi sulle emozioni, rendono vivi e presenti gli eventi vissuti, adeguano i ricordi ai bisogni dell’oggi. La meta del racconto adottivo è il ritorno alle origini, ossia la possibilità di riavvicinarsi al passato, di rivisitare gli esordi del percorso adottivo: dal desiderio dei genitori, ai primi momenti col bambino, al viaggio adottivo, alla scoperta del nuovo ambiente e delle nuove emozioni. È un’occasione per il bambino di ricordare le persone che l’hanno accudito prima dell’adozione e di valorizzare il luogo in cui ha vissuto, mentre per i genitori adottivi costituisce il ritorno alla loro scelta, alle immagini, ai desideri, ma anche alle incertezze e ai dubbi del loro progetto adottivo. Il bambino è accompagnato dai genitori nel delicato compito di affrontare la sua storia, di riconoscerla e di accettarla: questo è possibile soltanto se le persone a lui vicine lo aiutano a capire i motivi e gli eventi che hanno spinto i genitori biologici a lasciarlo e quelli adottivi a scegliere l’adozione, per cercare di comprendere il significato delle scelte di ambedue i genitori. Ogni famiglia ha bisogno di ricordare le situazioni che rappresentano l’incontro e l’unione dei suoi membri, deve mantenere vivo il passato nel presente, per proiettarlo successivamente nel futuro”.
L. Paradiso. Raccontarsi l’adozione,Roma, Armando, 2004.

“Il primo scopo di un’esperienza di accompagnamento alla coppia adottiva (o che vuole diventarlo) è quello di accogliere, comprendere, ascoltare. La coppia giunge al consultorio dopo diversi mesi dall’inizio del percorso in cui si è resa disponibile all’adozione. E durante i quali ha affrontato diversi colloqui con i vari operatori. In questi colloqui molto spesso si è sentita giudicata, ha avuto la sensazione di essere sotto esame, ha avvertito la necessità da parte delle istituzioni di perseguire e tutelare. Per questo fatto è importante trasformare il percorso preadottivo da obbligatorio a occasione di confronto, maturazione, cambiamento: un’opportunità, un’occasione di arricchimento, un momento di preparazione all’evento adozione in cui la coppia accetta di prendere in mano la propria formazione e di responsabilizzazione. È fondamentale che si crei un patto tra gli accompagnatori e la coppia e ci sia un rapporto di reciproca fiducia tra gli uni e gli altri. È necessario porsi a fianco della coppia che desidera adottare”.
L. Della Scala, Famiglia Ralli, R. Ragonese. Il dono di due diversi amori, Roma, San Paolo, 2004.

E Nikolaj va a scuola

“Mrs. Hallowell camminava avanti e indietro mentre tutti eseguivano gli esercizi. Si fermò accanto a David: . ‘Non importa – disse, vedendo tutte le cancellature che aveva fatto – domani andrai da Mrs. Chisholm pr la lettura e la matematica. È la nostra insegnante di sostegno’. David si ripiegò su stesso. ‘Non preoccuparti, è difficile abituarsi a una scuola nuova. Ti capisco’. David pensò che più o meno al quindicesimo posto nell’elenco delle cose veramente peggiori c’erano le insegnanti che credevano di capire”.
T. Hayden. La cosa veramente peggiore, Milano, Corbaccio, 2006.

“Nascere attraverso l’adozione significa percorrere la vita con la necessità di saper intrecciare assieme le varie trame della propria storia. Ne risulterà alla fine una stoffa ricca e multicolore, ma ci vorrà tanta pazienza e anche fatica, soprattutto per cominciare a mettere assieme i primi fili, quelli che sembrano non avere né sfumature né consistenza, i fili fantasma della prima infanzia e della nascita. Questo è il grande sforzo di chi ha una vita segmentata da vari passaggi distinti fra loro: la famiglia d’origine, l’istituto, la famiglia definitiva.
‘Raccogliete in una scatola tutte le cose di quando siete nati’, ‘Chiedete a mamma se ha la vostra prima ecografia, ricostruiamo insieme la vostra storia’.
Questi sono alcuni dei progetti che vengono proposti ai bambini della scuola materna e dei primi anni delle elementari. Sono progetti importanti perché aiutano il bambino a crearsi un’idea del tempo che passa, a capire come si nasce, a dare forma visiva all’essere stati nella pancia della mamma, a capire che la mamma è colei che ti ha tenuto in grembo.
Ma cos’è una mamma? Sicuramente non è solamente una donna che ha avuto nella pancia un bambino. Prima si concepisce un bimbo, lo si cresce dentro di sé, e poi, quando nasce, gli si diventa madre, lo si adotta, ossia lo si cura, lo si ama, lo si educa, lo si istruisce, lo si aiuta a crescere. Nella vostra classe possono esserci bimbi che hanno avuto, nella loro storia, due madri: chi è stato abbandonato può avere ricordi di istituto, ma le sue origini sono avvolte dalla nebbia. E i bimbi figli attraverso l’adozione internazionale? Certo ci saranno foto di loro piccoli (addirittura con i genitori se l’adozione è avvenuta nei primi mesi di vita), ma mai appena nati, mai un’ecografia. E allora? Cosa può fare una maestra? La scuola non può e non deve farsi artefice di rivelazioni che possano essere traumatiche per il bambino o la bambina. Nessuno dovrebbe mai essere spinto a parlare della propria intimità.
Il dialogo con le famiglie è fondamentale: saranno loro a dover dire alle insegnanti cosa il bimbo conosce della propria storia e come reagisce a una rielaborazione della stessa”.
A. Guerrieri, M.L. Odorisio. Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico, Roma, Armando, 2003.

“L’ingresso alla scuola dell’infanzia, e ancora di più alle elementari, è un momento molto importante e delicato. Poiché è fondamentale e consigliabile che la prima esperienza sia positiva. La scuola è un grande mediatore culturale e come tale può essere il maggior vettore di integrazione, ma anche di emarginazione.
Che cosa vuol dire ingresso a scuola? L’espressione non ha di per sé un significato positivo; siamo noi a darglielo. Un bambino porta con sé un vissuto che un qualche modo è chiamato a elaborare: è la sua doppia genitorialità, sulla quale deve confrontarsi con i suoi pari, con la complicazione talvolta data dai suoi tratti somatici. L’importante è l’atteggiamento che l’insegnante assume nei confronti del bambino, o più in generale verso il problema della differenza etnica.
Chi tende a commiserare o proteggere l’alunno invia un messaggio di diversità e svalutazione che ha una valenza negativa. Differenziare il proprio comportamento e le proprie richieste verso i bambini di cultura diversa perché sono immigrati o adottati vuol dire farli sentire ancora più bisognosi, in quanto senza famiglia”.
S. Giorni. Figli di un tappeto volante, Roma, Magi, 2006.

“... e Nikolai va a scuola. Tutti gli hanno fatto una testa così, nel suo zainetto ci sono tante belle cose nuove. Anche il grembiulino è nuovo. Certo ci sono anche i libri, scritti in quella nuova lingua non sempre facile da capire. Due sono le prime decisioni che la mamma del nostro Nikolaj ha dovuto prendere quando appena arrivato si è trattato di iscriverlo nella prima scuola italiana. La prima: sarà il caso di inserirlo subito o aspettare? La seconda: in che classe sarà meglio iscriverlo? In una classe corrispondente alla sua età o al suo livello di apprendimento? La scuola non è solo il luogo dove si imparano le tabelline e l’alfabeto.
È un luogo in cui soprattutto si impara a stare con i compagni e con gli adulti, è un luogo di socializzazione. Per tutti. Sembra che via via che impara la lingua nuova, Nikolaj dimentichi la propria. E talvolta proprio mentre i suoi genitori adottivi si sforzano di ricordargliela.
Sta alla scuola fare un progetto di integrazione avendo come obiettivo l’accoglienza e l’integrazione anche dei bambini stranieri adottati.
Esaminiamo le difficoltà che il nostro Nikolaj può trovare, nella nuova scuola.
In cima alla lista per tutti, genitori e insegnanti, c’è il problema della lingua nuova. Come farà a farsi capire a scuola? Come farò a farmi capire da lui a scuola, come faccio a insegnargli le altre materie se prima non gli insegno l’italiano? E come faccio a insegnargli l’italiano quando il resto della classe lo parla già?
La socializzazione non è facile, bisogna superare tante diffidenze: anche il bambino deve imparare ad aver fiducia nel nuovo ambiente, nel quale deve imparare tante cose nuove, a cominciare dalle regole. E vorrebbe conquistarsi la simpatia di tutti, compagni e insegnanti compresi. Sta alla scuola fare un progetto di integrazione avendo come obiettivo l’accoglienza e l’integrazione dei bambini stranieri adottati. In classe il tema della differenza può venir trattato sia riferito al tempo (la storia, la crescita) sia riferito allo spazio (paesi del mondo). Il tema dell’identità può arricchirsi col tema del viaggio (dal paese d’origine.), dall’esperienza”.

“Perché  raccontarsi a scuola è importante, e può essere bello. ma solo quando è il bambino adottato a volerlo fare. Deve essere assolutamente vietato trattare il tema dell’adozione quando il bambino è ancora chiuso in se stesso”.

“Spesso anche il genitore adottivo vorrebbe cancellare ‘quel passato’, ma purtroppo non è possibile, perché il passato incide sulla vita presente di ciascuno di noi. Nel processo di adozione sono sempre insiti dei problemi complessi. Per quanto riguarda i genitori [è possibile] suggerire interventi ‘terapeutici’ pratici, che potranno essere utilizzati nella relazioni per aiutare il bambino a digerire la grande sofferenza subita con l’abbandono.
Chi è la vera mamma? La mamma vera è quella che diventa contenitrice-nutrice, che non risparmia le sue attenzioni, il suo amore, il suo affetto. È la madre che è dentro ogni donna, che parla, pensa, agisce. In realtà, nell’attesa del bambino, la madre ha maturato il ruolo materno nel suo immaginario e ora è lui che deve esprimere le capacità di offrire tutto quel che possiede: una buona madre è in grado di provvedere alle necessità del suo bambino”.
P. Bagdadi Masal. Chi è la mia vera mamma, Milano, Franco Angeli, 2002.

Aiuto, arriva l’adolescenza!

“L’adolescenza come è noto, è una fase dello sviluppo che impegna, indipendentemente dall’adozione, i soggetti della famiglia in specifici compiti di sviluppo coniugali e intergenerazionali: compiti attinenti alla relazione coniugale, a quella genitoriale, e filiale. Con un riferimento all’esperienza adottiva, poi, essa rappresenta un momento emotivo cruciale sia per i genitori, sia per i figli, in quanto sollecita un’ulteriore elaborazione e, potremmo dire, messa a punto del processo di reciproca appartenenza. Il figlio adolescente adottato nell’oscillazione fra ricerca di autonomia, presa di distanza dal passato, dall’immagine infantile del sé e contemporaneo bisogno di creazione di una continuità tra passato e presente, propone ai genitori il tema dell’identità. Il soggetto adottato, che non nasce da un rapporto sessuale tra i due genitori adottivi, ha bisogno di essere, da questi, affiliato con un lavoro di elaborazione , da parte dei genitori adottivi, rispetto alla propria mancata generatività. Si tratta di attivare il passaggio attraverso l’innesto di uno spazio generativo mentale, dall’essere genitori fantasmatici all’essere genitori reali. Da parte sua il bambino necessita, per affiliarsi e collocarsi a pieno diritto nella catena generazionale, di condividere e rielaborare la sua storia e quella della sua famiglia attuale. Rispetto a tali possibilità fondamentali sono le esperienze pregresse di attaccamento del bambino, con i suoi oggetti primari e con i sostituti parentali, nonché la modalità con le quali è stato aiutato a gestire e affrontare le perdite, le separazioni.
Infine, l’adozione rappresenta un sfida e una speranza per tutta la società umana in cui pone l’accento sugli affetti e si qualifica come un intervento finalizzato al recupero del benessere di quei soggetti che risultano privi delle condizioni basilari per il loro armonioso sviluppo psico-fisico”.
Tratto da S. Cavalli. Perché mi hai preso? Bari, La Meridiana, 2005.

“Abbiamo favorito la nascita di gruppi di genitori adottivi perché potessero esprimersi nei confronti con altri adulti nelle loro stesse condizioni , utilizzando un atteggiamento mentale aperto ad apprendere dall’esperienza.
Perché un’esperienza come questa possa diventare significativa, è stato necessario prendere in considerazione le ansie che possono accompagnare un vissuto così profondo come quello dell’adozione. Lo strumento da noi scelto per offrire aigenitori la possibilità di ampliare la conoscenza del loro mondo interno e relazionale esterno, relativo alla loro funzione genitoriale è stato un percorso in cui si è accompagnato un lavoro di gruppo. La proposta dello strumento gruppo poteva permettere ai genitori di ritrasformarsi da ‘genitori per legge’ a genitori per ‘istinto naturale’ legato al desiderio creativo”.

“Affrontare il tema dell’adolescenza, riflettere su questo periodo dello sviluppo pone di per sé molte difficoltà, per cui cercherò di approfondire alcuni aspetti che vengono resi più complessi dalla realtà adottiva. L’adolescenza è una condizione della mente che comporta particolari trasformazioni del sé del ragazzo e della ragazza, che ha inizio sotto la spinta dei cambiamenti puberali. E si conclude con lo stabilirsi dell’identità della persona adulta.
I cambiamenti puberali richiedono al ragazzo/a un lavoro di lutto assai impegnativo, riguardante la perdita del ‘corpo bambino’ ma anche la perdita della relazione infantile che aveva con i propri genitori. L’adolescente manifesta il riemergere su un piano diverso della sua curiosità relativa alla procreazione e ai legami biologici, che ripropongono interrogativi su ciò che ha ricevuto come bagaglio genetico”.
G. Mozzon. Genitori adottivi. Lavorare in gruppi dopo l’adozione, Roma, Armando, 2002.

“Ciascuno di noi conosce il proprio passato, la storia della propria nascita, le proprie origini.
I bambini adottati spesso non hanno questa possibilità e quindi avvertono il bisogno del sostegno e dell’appoggio dei genitori adottivi che costituiscono la loro memoria.
L’adozione diviene quindi, una seconda nascita, non solo del bambino, ma anche dei nuovi genitori che si trovano a rivedere, riscoprire tutta la loro vita e a darle un significato diverso. Ma l’esperienza adottiva non si esaurisce soltanto nel rapporto genitori e figli: essa coinvolge anche quelle persone che quotidianamente hanno rapporti ravvicinati con questi bambini e che, in qualche modo fanno parte del loro mondo. Io rappresento una di queste persone, in quanto da tre anni seguo una bambina adottata, attualmente ha cinque anni. Il nostro incontro mi ha fortemente segnata e portata ascrivere un diario che ho mantenuto nel corso degli anni. La mia esperienza rappresenta una voce esterna al nucleo familiare. Mi sono avvicinata all’adozione con la curiosità di una bambina che apre una porta per la prima volta”.
E. Sposito. Un angelo venuto da Kathmandu. L'incontro con l'adozione, Roma, Armando, 2005.




Misreading children, leggere e fraintendere

Nella nostra società velocità di pensiero, efficienza e produttività a ogni costo rendono difficoltoso lo sviluppo delle metodologie di lettura, protratte e riflessive: si parla allora di mis-reading, ossia lettura non corretta dal punto di vista del significato. Protagonisti, bambini e ragazzi che diventano lettori funzionali, sempre più coinvolti nel vortice del consumismo.

Jack Zipes

Il testo qui raccolto, pubblicato nel numero 80 di LiBeR, è una traduzione-riduzione del saggio di Jack Zipes “Misreading Children and the Fate of the Book”, la cui versione inglese uscirà nel suo libro Relentless Progress: the Reconfiguration of Children’s Literature, Fairy Tales, and Storytelling per le edizioni Routledge. Per esigenze di spazio alcune parti del testo di Zipes sono state omesse, altre – qui evidenziate in carattere corsivo – sono state sintetizzate. La traduzione-riduzione è stata curata da Carla Poesio. Le illustrazioni sono di Alberto Rebori.

Non è certo un segreto: dagli ultimi cinquant’anni circa a oggi abbiamo riconfigurato un’infanzia in cui i ragazzi agiscono e si comportano come oggetti d’uso e agenti del mondo dei consumi, e continuiamo a inventare modi per incorporarli interamente in sistemi economici che compromettono la loro integrità e li rendono complici di un comportamento criminale, come il mutuo sfruttamento economico e il mantenimento politico della divisione in classi sociali. Insegnando ai bambini come non leggere, creando inibizioni alla loro capacità di lettura oppure favorendola con libri vacui o schermi con parole o immagini che fanno pubblicità a prodotti apparentemente magici, siamo riusciti a trasformare i giovani lettori in lettori funzionali, in non-lettori, in tutto fuori che lettori, in esseri sprovvisti di ogni responsabilità civica e predisposti a diventare consumatori in una società impazzita.
Dovremmo forse chiamare questo processo un’azione di “ammutolimento” dei ragazzi, cioè una politica che tende ad ammutolirli per renderli più docili, più flessibili e operativi come adulti rimasti attaccati a prese di corrente.

Qui Zipes cita due brevi pubblicazioni del NEA (National Endowment for the Art): Reading at risk: A Survey of Literary Reading in America e To Read or not To Read: A Question of National Consequence che hanno denunciato l’estrema povertà e le carenze della categoria dei lettori soprattutto da un punto di vista quantitativo. Per esempio, solo il 47% di adulti legge un’opera di letteratura in un anno e tale carenza è più grave nei giovani adulti.
Anche la reading ability (la capacità di leggere alfabeticamente) diminuisce infirmando così la literacy, cioè la comprensione di ciò che si legge.

Benché si registri un calo numerico nella produzione editoriale in America, l’ammontare rimane relativamente alto in confronto agli altri Paesi; però le persone (inclusi i giovani) leggono sempre meno libri e per la maggior parte, quando leggono, spesso guardano uno schermo oppure ascoltano musica o la radio. Inoltre nel bilancio familiare la voce acquisto di libri è calata del 14% dal 1985 a oggi. Il 58% degli studenti di scuole medie e superiori usano altri media mentre leggono: è il multi-tasking, la “multimodalità di lettura”. I libri diventano sempre più rari nelle case e in molte mancano addirittura.
Dal rapporto NEA sembrerebbe esistere una correlazione tra la mancanza di libri nelle case, un calo nella lettura dei libri che vengono pubblicati e la qualità della vita civile. In altre parole, il rapporto sostiene che, se fosse più alto il numero dei lettori, ci sarebbe una maggior partecipazione a tutte le forme di cultura, inclusi gli sport, e la gente sarebbe più responsabile da un punto di vista civico …
Questo è vero fino a un certo punto – ed è importante prendere in seria considerazione i due rapporti Nea – ma, secondo la mia opinione, in essi rimane sfocato il punto essenziale e non è messo bene in luce il modo di leggere sbagliato dei ragazzi e anche degli adulti. Il NEA purtroppo ha trasformato il libro e la lettura in feticci che magicamente potrebbero far rivivere la cultura in America … o prevenirne la decadenza. … Ci sono problemi più importanti da porsi, problemi che riguardano la già citata riconfigurazione socio-economica dei giovani lettori entro un sistema socio-economico che sfrutta i loro talenti e la loro attività a loro danno e non a loro favore …
Io voglio mettere a fuoco la socializzazione dei ragazzi, le consuetudini e le metodologie di lettura, i tipi di libri e gli altri strumenti culturali che agiscono sui giovani lettori da tre a diciotto anni.
Il mio assunto non è qui trattare quanti libri sono letti, se i bambini imparano a leggerli, ma come e perché si insegna e si suggerisce una lettura sbagliata (to mis-read), e, di conseguenza, come e perché noi continuiamo a leggere in modo sbagliato gli aspetti problematici della cultura contemporanea.
Leggere in modo sbagliato (mis-reading) equivale a una lettura non riflessiva, diretta a un veloce assorbimento di informazioni e di segni non elaborati dal cervello: intendo dire che noi non esaminiamo con cura tutti i complessi processi che sono in rapporto con le nostre letture, con le nostre personali e pubbliche decisioni e con i nostri impegni. Ovvero non ci accorgiamo di quanto le operazioni razionali ed efficienti del sistema socio economico, che incidono su di noi e sulle vite dei nostri ragazzi, portano a relazioni di sfruttamento e di reificazione tra la gente. Il risultato è che noi tendiamo a trattarci l’uno con l’altro come oggetti da usare per vantaggio e piacere personali …
Nel suo saggio Proust and the Squid: The Story and the Science of the Reading Brain Marianne Wolf ci ricorda che “leggere è una delle più notevoli e ben distinte invenzioni della storia”.
Questa invenzione e ciò che noi ne facciamo non vengono trattati nelle due pubblicazioni del NEA e neppure vi viene discussa la qualità dei libri che vengono prodotti per lettori tra i 4 e gli 8 anni. Inoltre non vengono mai poste domande cruciali come queste: Che cos’è un libro per ragazzi? Come sono esposti i ragazzi ai vari materiali di lettura e come viene loro insegnato a usarli? Quali sono i diversi contesti socio-culturali nei quali i ragazzi leggono? Gli altri media sono un complemento della lettura del libro? Lo schermo ha rimpiazzato il libro producendo così un tipo di lettura multi-modale? Perché leggiamo quello che leggiamo? Abbiamo la possibilità di scegliere? Che ruolo hanno la classe sociale, la razza, l’essere maschio o femmina nell’apprendimento della lettura?

Libri

Detto semplicemente, il libro per ragazzi è un oggetto d’uso: non il santo Graal né la salvezza della società civilizzata. Naturalmente è un oggetto d’uso anche per gli adulti, ma io intendo parlare di libri per ragazzi e di problemi di literacy.
Quando John Newberry, il più grande editore di libri per ragazzi in Inghilterra, cominciò a produrre libri destinati a giovani lettori nel 1744, aveva un’idea chiara di cosa doveva essere un libro per aver successo nel migliorare la moralità dei lettori, educarli ed essere anche piacevole e utile …
Sia per lui che per altri editori e librai nei secoli XVIII e XIX il libro per ragazzi doveva essere attraente, piacevole e magico. Qualunque tipo di libro veniva prodotto era considerato come un prodotto da vendere che conteneva un certo valore tra le due pagine di copertina e aveva bisogno di essere decifrato …
Fin dall’inizio, prima che i bambini fossero spinti a leggere e prima che ci fosse un mercato del libro, cioè dall’avvento della stampa nel XV secolo, i libri e la lettura erano associati con lo sviluppo intellettuale, la moralità, un sano divertimento o un modo di passare il tempo ricco di significato …
Quando i libri per bambini e ragazzi cominciarono a essere prodotti in larga quantità e diffusi nelle classi più elevate (molti erano libri di comportamento) furono considerati potenti agenti del processo educativo e, secondo Rousseau e Locke, comportavano insieme beneficio e pericolo, anche se erano sacri e autorevoli. Nei secoli XVIII e XIX numerosi educatori e prelati infatti misero in guardia contro certe letture sbagliate, in particolare libri di fantasia, che potevano suscitare pulsioni sessuali nei giovani lettori spingendoli alla masturbazione o ad altri comportamenti devianti.
I tempi non sono molto cambiati dal XVIII secolo, ma gli editori (o dovrei dire i grandi gruppi editoriali che producono oggi i libri nell’ambito di lingua inglese) fanno distinzioni basate su standard morali ed etici che riflettono i valori culturali e i pregiudizi di una società ben deter