http://www.liberweb.it
Argomenti
Attraverso le pagine di LiBeR e l'attività editoriale di Idest i "temi emergenti" dal panorama dell'attuale letteratura per ragazzi

Questione di vita e di morte

Dalle primigenie paure al timore di essere abbandonati, agli orfanelli delle fiabe, ai lupi che vengono abbattuti dai cacciatori… il bambino ha molteplici occasioni per prendere coscienza della morte, fin dalla più tenera età. La riluttanza adulta a parlarne con i piccoli va superata: si scoprirà così che i libri possono essere mediatori delicati ma efficaci per affrontare la perdita e il lutto. Questo il tema di apertura del numero 92 di LiBeR (ott.-dic. 2011) con contributi critici e alcune proposte bibliografiche che sono qui proposte in una selezione più ampia e con un formato di citazione più approfondito.  

Reporter d’assalto

Giornalisti a schiena dritta? informazione di regime? la Rete modello di informazione più democratica o semplicemente incontrollata? Oggi il dibattito sul tema del giornalismo e dell’informazione è particolarmente vivace. Con numerosi contributi il numero 90 di LiBeR cerca di capire come questo mondo è riflesso nell’editoria per ragazzi, attraverso articoli, interviste a giornalisti, riflessioni su esperienze di media education. A partire da Ti racconto il giornalismo, un testo di Vichi De Marchi, disponibile anche in LiBeRWEB 

Il kit del bibliotecario scolastico 2010

Una rassegna di strumenti per i docenti documentalisti e le biblioteche scolastiche 

Storie d'Italia e d'infanzia: i 150 anni dell'Unità

La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ha dato lo spunto a numerose iniziative editoriali, progetti bibliografici e iniziative di promozione della lettura nel campo del libro per ragazzi. 

Una biblioteca nel pallone

Con lo scaffale allestito dalla Biblioteca delle Oblate di Firenze in collaborazione con LiBeR, attravero la "lettura " del gioco del calcio si mettono in comunicazione la letteratura per ragazzi e l’educazione interculturale in un unico affascinante discorso culturale. 

Ci vuole l'albero

Un’ampia panoramica sul tema dell’albero nell’arte, nella letteratura, nell’immaginario tratta dal numero 89 di LiBeR 

Libri per ragazzi e disabilità

Riflessioni su letture tattili, buone pratiche ed esperienze di condivisione con i libri. Perché "La differenza non è una sottrazione" 

Leggere la Shoah

In occasione del 27 gennaio 2010, giornata della memoria in commemorazione delle vittime del nazismo, del fascismo e della Shoah, un aggiornamento della proposta di lettura per ragazzi sul tema, presente nel volume Viaggio ad Auschwitz pubblicato da Idest nel 1998 con il contributo di LiBeR.  

Orti coltivati a libri

Prende avvio nell’ambito del programma di “Libranch’io Ambiente”, il concorso nazionale indetto dal Comune di Modena, il progetto “Orti coltivati a libri”, ideato da Vinicio Ongini con la collaborazione di LiBeR, che, nel trentennale della scomparsa di Gianni Rodari, sceglie il personaggio di Cipollino per approfondire la figura di Rodari “ortolano di civiltà” 

Omaggio a J.D. Salinger

Un testo di Antonio Faeti su Il giovane Holden, icona del passato su cui riflettere ancora oggi, prodotto per l’incontro del 20 ottobre 2009 al corso bolognese “Le doppie notti dei tigli”. Un’anticipazione dal numero 85 di LiBeR (gennaio-marzo 2010) in occasione della morte di J.D. Salinger 

Le doppie notti dei tigli

Un corso tenuto da Antonio Faeti che offre ai lettori adolescenti di oggi 25 letture “passate” in nome di un’inattualità che può sempre affascinare e far riflettere, per contrastare mode e stereotipi 

Sette parole chiave del fumetto in Italia

Un contributo di Marco Pellitteri su graphic novel, percezione sociale, autorialità, progettualità multimediale, sperimentazione, futuro, scuola per cogliere alcuni degli aspetti principali del sistema-fumetto in rapporto alla cultura e alla società generali e al mondo educativo 

Ombelico generation?

Materiali prodotti a seguito del seminario “Ombelico generation?” – promosso da Comune di Campi Bisenzio e Regione Toscana e organizzato dal Centro servizi per le biblioteche per ragazzi della Biblioteca di Villa Montalvo di Campi Bisenzio con il coordinamento della rivista LiBeR, svoltosi a Campi Bisenzio il 23 gennaio 2009 – e dell'uscita del numero 82 di LiBeR, che presenta le relazioni presentate al seminario. 

Misreading children, leggere e fraintendere

Nella nostra società velocità di pensiero, efficienza e produttività a ogni costo rendono difficoltoso lo sviluppo delle metodologie di lettura, protratte e riflessive: si parla allora di mis-reading, ossia lettura non corretta dal punto di vista del significato. Protagonisti, bambini e ragazzi che diventano lettori funzionali, sempre più coinvolti nel vortice del consumismo. Un saggio di Jack Zipes nella traduzione-riduzione di Carla Poesio. 

In ricordo di Giorgio Cusatelli

La vigilia di Natale del 2007 ci ha lasciato Giorgio Cusatelli, germanista colto e raffinato, studioso versatile, presenza di primissimo piano nella nostra cultura. Una preziosa eredità ha lasciato a chi si occupa di letteratura per l’infanzia, collocandola al centro di chiavi interpretative originali e affascinanti, di sorprendente ampiezza interdisciplinare e di aperture illuminanti. 

Il picturebook è una “galleria d’arte"?

“L’albo illustrato è la prima galleria d’arte che il bambino visita” ha affermato Kvĕta Pacovská. La frase ha avuto fortuna e, lungi dall’essere contestata, è stata ripresa più volte, probabilmente in virtù del prestigioso compito che sembra assegnare al libro per bambini: educare all’Arte. Ma, c’è da chiedersi, è veramente questo lo scopo del picturebook? Una riflessione di Angela Dal Gobbo sul presunto compito di educare all’arte propria del libro di figure 

Libri per piccoli turisti

Da quelle patrocinate dalle amministrazioni pubbliche a quelle destinate a tutta la famiglia, le guide turistiche rappresentano un settore interessante dell'attuale offerta editoriale italiana una panoramica fra le guide turistiche per bambini e ragazzi. 

Ciò che cerco è raccontare

In occasione del conferimento del premio Andersen 2008, tenutosi a Copenhagen il 7 settembre 2008 – premio istituito dall’IBBY, organizzazione internazionale che promuove la letteratura per l’infanzia – Roberto Innocenti, nel suo discorso di ringraziamento, ha spiegato l’emozione per l’evento e i risvolti del suo lavoro. 

Famiglia adottasi

Il trauma dell’abbandono, l’ingresso in una nuova famiglia… i bambini ci guidano con la loro sensibilità attraverso le storie che affrontano il tema dell’adozione. 

Di mamme ce n’è una sola?

Perplesse, stanche, schiacciate dal peso di una responsabilità nuova e sconosciuta, dolorosamente combattute tra istinto protettivo e aggressività: un ritratto delle neo-mamme dei nostri giorni. Un “osservatorio” sui molti modelli di mamme rappresentati nella letteratura infantile. 

Viaggio ai confini del libro. L’anniversario di Bruno Munari

Loredana Farina ripercorre le tappe del percorso artistico di Bruno Munari nel centenario della nascita. 

Crescere liberi

A sessant’anni dalla Liberazione, la Resistenza, argomento storicamente fondamentale e per molti aspetti controverso della storia d’Italia, viene spesso affrontata nei libri per ragazzi. 

Monello, dove vai?

Birbanti, discoli, bulli, iperattivi, capricciosi… A cent’anni da Gian Burrasca chi sono oggi i veri monelli? 

Mille e una notte

Da dove nascono le storie delle Mille e una notte? L'immensa memoria del mondo islamico può fornirci mille interessanti risposte, per scoprire un mondo vivo, immerso nella vita quotidiana, un Islam diverso da ciò che si può osservare oggi e tentativi sorprendenti di dialogo tra Oriente e Occidente. 

Il mondo nel pallone

Lo sport, e il calcio in particolare, in quanto fantastici luoghi narrativi e formidabili nutrimenti dell’immaginario possono risultare interessanti agganci per la lettura. Sono inoltre chiavi di lettura della globalizzazione e della mescolanza tra culture. 

Il libro chiede asilo

Non è mai troppo presto per leggere: proposte e notazioni psico-pedagogiche per le varie fasi di evoluzione da 0 a 5 anni. 

Non solo Incas

Un viaggio tra i libri, nel tempo e nello spazio, per riscoprire paesi e popoli del Centro e del Sud America: i miti, le fiabe e le leggende, i romanzi di denuncia e di attualità e le opere narrative di autori di tutto il mondo che hanno scelto personaggi, ambienti e vicende dell'America Latina per confezionare le loro storie 

Divulgare l'astronomia

Con gli scienziati e i libri per ragazzi alla scoperta di come le stelle possono appassionare il mondo infantile. Un'intervista a Franco Pacini e una proposta di lettura per bambini e ragazzi. 

Papà, mamma, mi leggi una storia?

Il filo diretto che unisce genitori e figli è rintracciabile in molte opere per bambini. Proposte di lettura di Maria Letizia Meacci e un'intervista a Patrizio Roversi 

Storie di vecchi amici

Il rapporto tra giovani e anziani tra esperienze di solidarietà e amicizia e proposte della letteratura giovanile. Con un'intervista a Fulvio Scaparro 

Diventare grandi

Una proposta di letture rivolta a ragazzi e ragazze che hanno cominciato a guardare il mondo con occhi diversi, a scoprire le prime difficoltà della vita, ma anche i suoi lati più belli: l'amicizia, la voglia di fare musica, di girare il mondo... 

Libri ribelli oppure educativi

Libri ribelli oppure educativi: spunti per una storia sociale della letteratura giovanile tra successi editoriali, scelte adulte e censure. 

Un, due, tre, stella...

Storie di bambini i cui genitori non possono tenerli con sé, storie di bambini che aspettano qualcuno che venga a prenderli per accudirli e amarli: una nuova famiglia, una mamma e un papà in prestito. 




Questione di vita e di morte

I libri, mediatori delicati, per affrontare la perdita e il lutto
Dalle primigenie paure al timore di essere abbandonati, agli orfanelli delle fiabe, ai lupi che vengono abbattuti dai cacciatori… il bambino ha molteplici occasioni per prendere coscienza della morte, fin dalla più tenera età. La riluttanza adulta a parlarne con i piccoli va superata: si scoprirà così che i libri possono essere mediatori delicati ma efficaci per affrontare la perdita e il lutto. Questo il tema di apertura del numero 92 di LiBeR (ott.-dic. 2011) con contributi critici e alcune proposte bibliografiche che sono qui proposte in una selezione più ampia e con un formato di citazione più approfondito.

Le proposte bibliografiche
Le bibliografie per bambini e ragazzi, tratte da LiBeR Database, sono costruite sui temi: morte, lutto, defunti, culto dei morti. Esse prendono inoltre in considerazione solo opere che hanno ottenuto in LiBeR Database una valutazione più elevata (da 3 a 5 stelle) e coprono gli ultimi 10 anni circa.
Sono escluse dalle bibliografie i libri appartenenti ai generi: horror, fiabe, miti e leggende, giallo e i classici.

00pdf_small Una proposta di lettura per bambini e ragazzi

00pdf_small Per saperne di più: come aiutare i bambini a elaborare il lutto

Gli utenti di LiBeR Database possono aggiornare la bibliografia per bambini e ragazzi con la funzione "Proposte di lettura" offerta dal sistema

Gli estratti dei contributi su LiBeR 92
Di seguito gli estratti dei contributi critici proposti da LiBeR sul tema:

Manuela Trinci
Le parole per dirlo
“I bambini che esiste la morte lo sanno. Anzi, in un certo senso, lo sanno benissimo. Ammettiamo pure che, pur non chiamandola Morte, fino da piccoli hanno conosciuto sentimenti inquietanti, molto vicini al senso di annientamento che la sola idea della morte induce. Da bebè, si sono trovati alle prese con “agonie” primitive, senza nome (descritte da Donald Winnicott, come quelle di cadere all’infinito, di perdersi, di andare in frantumi, ecc.), e crescendo hanno poi conosciuto il timore di essere abbandonati, di rimanere soli. E poi, a parlare con loro della morte, ci sono le fiabe, o i cartoni, che – osservava Bruno Bettelheim – a questi penosi sentimenti riescono a dare voce e rappresentazione mentale. Che dire, infatti, di tante povere orfanelle, da Biancaneve a Cenerentola alla Piccola Fiammiferaia, o del lupo cattivo di Cappuccetto Rosso che viene ucciso dal cacciatore, o di Bambi e del Re leone? Che mai si potrà pensare? Ma la morte, i bambini, possono incontrarla anche lungo la battigia, vedendo una medusa o un pesciolino privi di vita. Senza considerare il numero elevato di ascolti, persino dei più piccoli, alle notizie dei Tg. Nei Tg si parla di morte, e i bambini qui percepiscono pure venti di guerra, di fame e di distruzione, e qui sanno di omicidi, di terremoti e di tsunami e sanno di stragi di profughi, di bambini caduti dai barconi, in mare. Ma questo è ancora un altro livello, per loro, di fare conoscenza con la morte. Si tratta, infatti, in questi casi, di una “morte” relegata a spettacolo o a cronaca consueta, così consueta da provocare una progressiva anestesia dalla sofferenza e una amorale indifferenza”

Andrea Serra
Quando la scuola è in corsia
“Sono un maestro elementare, molto elementare. Per vezzo e presunzione nel camiciotto ho scritto MaEstro. Uso il camiciotto perché otto anni fa ho iniziato a insegnare in una scuolainospedale. Una scelta con molte motivazioni che avrei capito a poco a poco. Una scelta comunque. La scuola si trova all’interno di un ospedale pediatrico nato per la cura e la ricerca della talassemia (anemia mediterranea) ma col tempo ha ampliato la propria azione alle malattie rare e successivamente all’oncoematologia pediatrica. È in questi due reparti, più il centro Trapianti di Midollo Osseo, che svolgo il mio lavoro. La mia attività si svolge prioritariamente con i bambini delle elementari ma ovviamente nel concreto, si rivolge a tutti quelli che frequentano la scuola. Oltre alla parte didattica, lezioni individuali prevalentemente, un aspetto importante del lavoro è quello da fare con gli insegnanti delle classi di origine. L'importanza di questa attività ha il duplice scopo di permettere ai miei alunni di fare le attività dei propri compagni, ma anche quella di mantenere la classe, gli insegnanti e i compagni, dentro la vita del bambino/ragazzo. Dove è possibile, e per fortuna lo sta diventando sempre più spesso, utilizziamo anche i collegamenti con Skype per far seguire dall'ospedale o da casa le lezioni con i propri insegnanti. L'aspetto più importante, dopo quello di garantire ai bambini ricoverati di godere del diritto allo studio, è quello di fornire un elemento di normalità, di quotidianità in un ambiente e in un momento in cui questa è totalmente capovolta. E in questo capovolgimento è necessario capire come nel concreto, nelle emozioni, nelle sensazioni, non sia il bambino a entrare in ospedale quanto piuttosto l'ospedale a entrare dentro il bambino. Questo cambio di prospettiva aiuta a capire che sei tu adulto a entrare nella casa del bambino e non viceversa. In questo modo tutte quelle che sono le regole, i ritmi, le terapie dolorose, devono trovare un modo diverso per essere proposte”.

Antonella Lamberti
Se Dickens salva la vita

Dickens, maestro dell’intreccio narrativo, del caso, del destino che premia o castiga i suoi personaggi, sembra diventare così anche nel film il creatore dell’intreccio, responsabile dell’incontro e del lieto fine che ne segue. Lieto non perché ci sia una soluzione a ogni male: il tempo non torna indietro, i morti non resuscitano. Amore e pacificazione possono però esistere ancora dopo il lutto e il tormento e, così come nei suoi libri, una pagina dopo l’altra, si arriva alla quiete che premia i puri di cuore, così qui i vivi scoprono che possono risentirsi tali perché di sicuro c’è un’altra pagina da voltare e un nuovo incontro che porta con sé la vita e fa sbiadire la paura della morte. È stato chiesto allo sceneggiatore di Hereafter Peter Morgan il perché di queste citazioni di Dickens e di questa passione del protagonista per il grande romanziere inglese. Ha risposto che non c’era un motivo, o che forse lo è il fatto che 'un libro di Dickens te lo porti a letto e promette pace e interesse'. Forse allora è di nuovo il destino ad aver portato Dickens, che davvero scampò a un terribile incidente, dentro una storia di sopravvissuti, a suggerirci, insieme al regista, che non è così importante cosa c’è dopo la morte, perché prima possiamo ancora chiederci cosa c’è domani, nella vita che ci resta da vivere, cosa c’è voltando la prossima pagina. Per scoprire che, se siamo puri di cuore, la fortuna magari ci assisterà e ci garantirà quello che almeno Dickens non manca mai di regalare: pace




Il kit del bibliotecario scolastico 2010

di Ivo Mondini

Una rassegna di strumenti per i docenti documentalisti e le biblioteche scolastiche:

Prima parte
Compiti e strumenti formativi del docente documentalista (da LiBeR 88).

Seconda parte
La formazione nell’area documentale e biblioteconomia, i software per le biblioteche scolastiche e la didattica della biblioteca.


Sul tema vedi anche:
Le proposte di LiBeR Database per le biblioteche scolastiche




Il kit del bibliotecario scolastico - Parte prima

Compiti e strumenti formativi del docente documentalista
di Ivo Mondini

Dopo gli articoli pubblicati su LiBeR riprendiamo in mano il kit del bibliotecario scolastico (1), poiché, anche se la scuola italiana sta subendo pesanti tagli e riduzioni negli organici e nei bilanci, continuiamo a pensare che la biblioteca nella scuola pubblica sia un laboratorio essenziale alla didattica della lettura e della ricerca. Quest’idea è ben documentata nelle Indicazioni Nazionali del 2007 (2) emanate dal Ministro Fioroni, anche se viene dimenticata nelle Indicazioni emanate nel 2009 dal Ministro Gelmini; tuttavia si ritorna a parlare di biblioteche scolastiche nel Progetto Amico Libro - C.M. 2291 del 9/3/2009 (3) - dove indica tra le finalità appunto “la promozione della lettura e le attività di sviluppo delle biblioteche scolastiche; inoltre dedica un lungo capitolo alle attività della biblioteca scolastica come luogo didattico. Quindi, a parte le politiche ondivaghe del Miur sulle biblioteche scolastiche, è indubbio che una scuola dotata di un buon patrimonio librario adeguatamente ordinato e catalogato, consenta di far vivere ai ragazzi ottime esperienze di promozione della lettura e della ricerca. In modo sommario segnaleremo le risorse utili agli insegnanti che a vario titolo si occupano di biblioteche scolastiche, senza avere la presunzione di essere esaustivi.

Funzioni e compiti del bibliotecario scolastico

La figura del docente documentalista (4) è ben delineata nelle Linee Guida Ifla/Unesco per le biblioteche scolastiche del 2000, (5) tradotte in italiano nel 2004: “… è anche l’esperto professionalmente qualificato nell’uso di tutte le risorse, … deve condurre campagne di lettura e promuovere la letteratura per bambini e ragazzi, i media e la cultura … deve creare un ambiente gradevole per il tempo libero e l’apprendimento, in cui ciascuno senta di poter esser accolto senza timori e pregiudizi”. Oltre a questo pregevole volumetto si consigliano poi, in base al livello di scuola in cui si opera, le relative Linee Guida Ifla. Per la scuola dell’infanzia le Linee guida per i servizi bibliotecari ai bebè e ai piccolissimi entro i 3 anni; (6) per la scuola primaria e secondaria di primo grado le Linee guida per i servizi bibliotecari per ragazzi (7); per la scuola secondaria di secondo grado le Linee guida per i servizi per giovani adulti nelle biblioteche pubbliche. (8)
I bibliotecari scolastici si sono riuniti nel CONBS (Coordinamento nazionale dei bibliotecari scolastici), nato con l’obiettivo di contrastare l’art. 35 della legge finanziaria 2003, che prevedeva, dopo 5 anni, il licenziamento o l’inserimento lavorativo presso altri enti degli insegnanti a vario titolo esonerati dall’insegnamento e utilizzati nelle biblioteche delle scuole. Nel 2008 il problema è stato risolto in senso positivo. In questo modo verrà assicurata anche nei prossimi anni una presenza fissa in diverse biblioteche scolastiche. Il coordinamento nel proprio sito <http://conbs.altervista.org> ha raccolto diversi materiali inerenti le tematiche della biblioteca scolastica, promuovendo numerose iniziative. Tra l’altro si è fatto promotore di una proposta di legge (9) che si pone l’obiettivo di riconoscere il ruolo dell’insegnante bibliotecario. È sempre possibile occuparsi delle biblioteche scolastiche anche come incarico aggiuntivo (referente o funzione strumentale) in base alla progettualità prevista nel POF. Un altro punto di riferimento è il gruppo di ricerca sulle biblioteche scolastiche (GRIBS) (10) di Padova, da anni molto attivo e coordinato dalla prof. Lombello; nel tempo ha sviluppato un portale ricco di risorse e riferimenti per il settore; solo per fare un esempio della qualità delle proposte citiamo l’organizzazione della 38ª Conferenza annuale dello IASL (11) che si è svolta nel disinteresse totale delle istituzioni scolastiche.

Gli strumenti della formazione professionale in presenza e a distanza

Master e corsi post lauream

Master per bibliotecario nei servizi scolastici e museali:
Corso di perfezionamento in Letteratura per l’infanzia: <http://www.educazione.unipd.it/perfezionamento/letteraturainfanzia/>

Moduli di aggiornamento on line

Abside apprendere in Biblioteca: <http://www.abside.net/index.htm>
Istituto pedagogico di Bolzano: <http://www.ipbz.it/CentroRisorse/ListaRicerca.aspx?area=13&sezione=480>
Materiali didattici di biblioteconomia nelle scuole (12): <http://www.biblioscuole.it/public/documenti-bib_scolastica.htm>

Per la formazione nell’area didattica e pedagogica della lettura (13)

Per una conoscenza generale della letteratura per l’infanzia rimando al classico P. Boero, C. De Luca. La letteratura per l’infanzia, Bari, Laterza, 2009; in particolare al cap. 9 “Da un secolo all’altro (1970-2009)” che raccoglie le varie iniziative rivolte alla lettura messe in campo dal Miur nei progetti della scuola, e compie un’analisi di autori e opere distinguendoli in maestri/scrittori, illustratori/scrittori, in particolare Silvio D’Arzo, Luciano Malerba, Susanna Tamaro, e il successo editoriale di Geronimo Stilton di Elisabetta Dami.
Invece per conoscere il profilo e le caratteristiche letterarie di autori viventi rimando al corposo Progetto lettura, Scrittori per ragazzi dei nostri anni, a cura di D. Giancane, Bari, Levante editori, 2009. Massimo Belotti in Progetti di lettura (14) ha curato la raccolta della documentazione prodotta nell’ambito dell’iniziativa “I luoghi della lettura. La magia della parola della Provincia autonoma di Bolzano”. Il testo rende conto delle numerose iniziative di promozione della lettura in Alto Adige intraprese in collaborazione tra le biblioteche delle scuole e quelle civiche: dal libro parlante (produzione di audiolibri dei ragazzi per i coetanei non vedenti) al passalibro (sorta di bookcrossing, libri “dimenticati” nei luoghi più frequentati dai ragazzi, biblioteche scolastiche e centri giovanili), da critici in erba (lettori che recensiscono libri) al ristorante letterario (con tanto di tavola imbandita per il menù letterario), per chiudere con le copertine rivisitate. A conclusione i saggi di Fernando Rotondo che aggiorna lo stato dell’arte della promozione della lettura nei suoi rapporti con la famiglia, la scuola e la biblioteca e di Alfonso Noviello che illustra l’esperienza avviata anni fa da Eros Miari dei campionati di lettura e dei giochi con i libri. (15) Leone e Ramonda illustrano le attività del blog Biblioragazzi, (16) uno spazio di informazione e di dibattito sul mondo delle biblioteche per ragazzi e le biblioteche scolastiche, nato quasi per caso nel 2006, che nel tempo si è rivelato un prezioso spazio di confronto quotidiano, anche se manca un social network dedicato alle biblioteche scolastiche che diventi comunità di buone pratiche, a parte alcune lodevoli eccezioni: Fuorilegge (17) rivista interamente on line, e le proposte di Xanadu. (18) Per un aggiornamento costante infine sulla produzione dei libri per ragazzi è indispensabile un abbonamento a una o più delle riviste specializzate, le cosiddette “sette sorelle”: LiBeR, Sfoglialibro, Andersen, LG Argomenti, Hamelin, Il Pepeverde, Pagine giovani.


NOTE

(1) Gli articoli dedicati al Kit del bibliotecario scolastico si trovano in LiBeR n. 56, ottobre-dicembre 2002; n. 64, ottobre-dicembre 2004; n. 76, ottobre-dicembre 2007.

(2)  Dalle Indicazioni nazionali del 2007, p. 49 “... la consuetudine con i libri pone le basi per una pratica di lettura come attività autonoma e personale che duri per tutta la vita. Per questo occorre assicurare le condizioni (biblioteche scolastiche, accesso ai libri, itinerari di ricerca) da cui sorgono bisogni e gusto dei testi scritti” e poco prima a p. 47 “Particolare importanza assume la biblioteca scolastica, da intendersi come luogo deputato alla lettura ma anche all’ascolto e alla scoperta dei libri, che sostiene l’apprendimento autonomo e continuo, un luogo pubblico tra scuola e territorio, che favorisce la partecipazione delle famiglie, agevola i percorsi di integrazione delle famiglie immigrate, crea ponti tra lingue, linguaggi, religioni e culture”.

(3)La circolare si può leggere in <http://www.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/9d9445e3-508a-49eb-8b3a-b16df3dec1f1/prot2291_09.pdf>

(4) La figura del docente documentalista è stata delineata dal gruppo di lavoro coordinato presso l’ex Indire dalla prof.ssa Trigari M. nel 1997; ulteriori dettagli in  <http://www.bdp.it/iride/ricerca/documenti/profilo.doc>

(5) Linee guida IFLA/Unesco per le biblioteche scolastiche, Roma: AIB, 2004.

(6) IFLA. Linee guida per i servizi bibliotecari ai bebè e ai piccolissimi entro i tre anni. Roma, AIB, 2008.

(7) Il testo integrale in traduzione italiana si può trovare nel sito IFLA in <http://archive.ifla.org/VII/s10/pubs/ChildrensGuidelines-it.pdf>

(8) IFLA. Linee guida per i servizi per giovani adulti nelle biblioteche pubbliche, Roma: AIB, 2009.

(9) Il testo della proposta di legge è rinvenibile in rete <http://conbs.altervista.org/elaborazioni/BS_pdl.doc>

(10) Il sito del gruppo di ricerca sulle biblioteche scolastiche è

(11)School Libraries in the picture: preparing pupils and students for the future, Abano Terme, Padova 2-4 settembre 2009; i materiali prodotti (in inglese) si possono richiedere previa registrazione in <http://iasl2009.educazione.unipd.it/index.php/lang-it/home-mainmenu-1.html>

(12) Nell’ambito del Progetto del MIUR Biblioteche nelle scuole erogato nel 2005/6 e rinvenibile in <http://www.biblioscuole.it/public/meta_file/bibliostar_1.pdf >sono stati attivati dei corsi di formazione e prodotti dei materiali in parte liberamente scaricabili, come quello riportato sopra e dedicato alla creazione di una biblioteca scolastica; altri materiali di formazioni (percorso A e B) vanno richiesti da questa pagina <http://www.biblioscuole.it/public/documenti-materiali.htm>.

(13) Rimando ad altro intervento le segnalazioni per l’area di didattica della ricerca nella biblioteche scolastiche e per i software di catalogazione.

(14) M. Belotti (curatore). Progetti di lettura. Un itinerario tra esperienze altoatesine e tendenze nazionali, Milano, Editrice Bibliografica, 2009.

(15) Giochi in biblioteca con i libri di Eros Miari vedi <http://www.engheben.it/prof/gio_miari.htm>

(16) http://biblioragazzi.wordpress.com

(17) Fuorilegge, la lettura bandita, vedi

(18) Xanadu, comunità di lettori ostinati in




Il kit del bibliotecario scolastico - Parte seconda

La formazione nell’area documentale e agli strumenti di gestione per le biblioteche scolastiche

di Ivo Mondini 

Per la formazione nell’area documentale e biblioteconomia e tecnologica
Per farsi un’idea in generale delle competenze attinenti alla gestione di una biblioteca scolastica (d’ora in poi bs) rimane sempre valido il manuale elaborato da Loris Pellegrini (1) e i materiali già segnalati nei corsi di formazione o nel Master del bs dell’università di Padova. Recentemente V. Baudo in Come cambiano i servizi bibliotecari per ragazzi (2) ha cercato di ridisegnare il ruolo delle bs e delle biblioteche per ragazzi (d’ora in poi br) in modo da soddisfare i bisogni informativi della Net generation, quella cioè dei ragazzi nati con internet e che usano gli strumenti del web 2.0, per comunicare (social network) e per fare ricerche. “Non si tratta di insegnare una tecnica o tecnologia destinate ad essere superate …, ma insegnare un’abilità di recupero e un suo critico delle informazioni nell’ottica di un vero lifelong learning, in questo campo biblioteche e scuole hanno molto da dire”. L’autrice al cap. 3 “Biblioteca 2.0: le sfide e le opportunità per le bs e le br” propone anche esempi concreti per ridisegnare la bs o dei ragazzi sul modello del web 2.0. nell’uso dei blog (3), dei wiki (4), dei Feed RSS per tenere in contatto i lettori tra loro e con la bs, sviluppando una sorta di fidelizzazione del lettore. In sostanza si tratta di conoscere gli strumenti tecnologici di seconda generazione (del web 2.0), usati abitualmente dai ragazzi, per tenere in contatto i ragazzi col mondo del libro e della lettura. Immagino le perplessità di molti colleghi ad avventurarsi in questo campo sia per motivi generazionali (ma questo non è un difetto, anzi!), ma soprattutto per  mancanza di formazione sul piano delle nuove tecnologie (5). D'altronde il 27/07/2010 il Ceo di Amazon, la più grande libreria on line americana, ha dichiarato che negli ultimi tre mesi ha venduto più libri digitali (e-book) che libri a stampa in un rapporto di 143 a 100 (6) Dobbiamo quindi attrezzarci per far incontrare il libro in versione elettronica e quello a stampa delle bs. L’ autrice verso la fine del testo propone un interessante progetto di promozione della lettura sul modello di bs 2.0. In sintesi a partire da un tradizionale gruppo di lettura attorno ad un percorso tematico, organizzato in una scuola media, ipotizza: a) la creazione di un blog per continuare la discussione nata in un incontro reale nel quale postare anche recensioni di altri libri che si stanno leggendo, b) un gioco di scrittura e riscrittura delle storie utilizzando un wiki, c) la possibilità di conoscere meglio l’autore e i temi del libro utilizzando i Feed RSS, d) la registrazione in sonoro (audioblogging) o in video (videocasting) delle riunioni del gruppo naturalmente postate sul blog, e) creare la biblioteca dei loro libri preferiti usando Anobii e Library Thing o la biblioteca personale di Google libri. Nel recente Il mondo in biblioteca, la biblioteca nel mondo (7)  diversi studiosi riflettono sui modelli nazionali e internazionali del bibliotecario e delle biblioteche; purtroppo manca un intervento dedicato alle bs. Tuttavia meritano una segnalazione il contributo di Innocenti riguardante l’impatto della biblioteca sulla lingua, sulla costruzione dell’identità linguistica e nazionale, sul neoalfabetismo primario e di ritorno (8) e l’analisi di Solimine (9) sulla biblioteca glocale, cioè sempre meno globalizzata e sempre più vicina alle esigenze del territorio: “manca una via italiana alla biblioteca di base e forse il fatto che questo modello autoctono non è emerso può essere una  delle cause per cui la biblioteca pubblica non ha messo radici e non sfonda il muro del 10%; questa è la quota di popolazione residente che diventa utenza abituale delle biblioteche. … Tra le soluzioni: puntare sui servizi di lettura, sul supporto allo studio, sulla multimedialità, sull’intrattenimento, su una politica del web, sul potenziamento dei servizi di rete”. Blasi presenta il recente progetto  “MedialibraryOnLine” (10), il primo network italiano di biblioteche pubbliche di ente locale per lo sviluppo di servizi di digital library e Agnoli offre una buona panoramica sulle attuali tendenze delle biblioteche orientate al servizio all’utenza (11) e approfondisce il modello di Idea Store (12), il “magazzino delle idee”, una via di mezzo tra la libreria, la biblioteca e il centro commerciale. A. J. Pikard nel poderoso volume La ricerca in biblioteca (13) vuole offrire al bibliotecario strumenti per fare ricerca nel quotidiano, affinchè sappia usare una molteplicità di metodi e procedure per risolvere problemi, prendere decisioni e guidare l’innovazione nei diversi contesti in cui si troverà ad operare. “Il ruolo del bibliotecario ricercatore è quello di un professionista che apprende in modo fattivo […] è esso stesso uno strumento di raccolta dei dati che estrae dalla molteplice realtà del contesto in cui lavora […] Se tentiamo di migliorare i servizi, i metodi di ricerca spesso ci offrono una risposta, ci possono aiutare ad identificare i problemi che si presentano nella pratica lavorativa”; dunque un’ottima guida di riferimento ai metodi di ricerca per chi si occupa della biblioteconomia.

Quale software di gestione per le bs?
Dal 2000 ogni bs può scaricare il software Winiride (14) appositamente realizzato dall’ex Indire per le bs. Nel tempo sono state rilasciate nuove versioni in grado di derivare in locale, ma anche on line da Liberweb e da Sbn online. Inoltre è possibile per le reti di scuole o anche singole bs costruire il proprio opac con un minimo di conoscenze tecniche, e ad oggi tra reti di scuole e singoli istituti se ne contano quasi 150 (15) Tuttavia dal 2004 con il progetto del Miur “Biblioscuole” è stato attivato l’Opac delle biblioteche scolastiche italiane (16) e il Metaopac delle bs. L’esito attuale, senza contare i cataloghi delle bs che usano gestionali proprietari o di biblioteche di ente locale, è di totale confusione; tuttavia mentre il progetto Biblioscuole è stato chiuso dal Miur, l’utilizzo di winiride in capo ad Ansas rimane valido, come anche l’assistenza tecnica, anche se il programma avrebbe bisogno di una revisione grafica e di una implementazione con gli strumenti del web2.0.

Didattica della e in Biblioteca
Di attività didattiche nelle/delle bs si è parlato anche recentemente in vari convegni; di seguito alcuni rimandi:

La biblioteca che fa educazione informale: alfabetizzazione, informazione, formazione, aggiornamento":
http://www.bcr.puglia.it/tdm/workshop10.htm

L’apprendimento 2.0 nella biblioteca scolastica:
http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it5760673v.htm

Convegno “L’Italia che non legge – lettori piccoli e grandi nell’era digitale”:
http://www.litaliachenonlegge.it

“Bolibri” Bologna città dei libri per ragazzi:
http://www.bolibri.it/

La biblioteca scolastica e la "next generation:
http://www.aib.it/aib/congr/c54/prog.htm3#n

Per farsi un’idea delle attività che si possono sviluppare in bs, rimando alla mappa concettuale delle bs (17) e segnalo i materiali indicati sul portale del progetto Biblioscuole che sono un ottimo punto di partenza:

Insegnare la biblioteca: modelli strumenti esperienze:
http://www.biblioscuole.it/public/ins_biblioteca/index.htm

Biblioteche scolastiche – Rassegna annuale di temi, informazione e documenti:
http://www.biblioscuole.it/public/sommario-21.htm


NOTE

(1) La pagina del bibliotecario scolastico, con il link per il manuale in http://www.webalice.it/loris.pellegrini/biblioteche

(2) Valeria Baudo, Come cambiano i servizi bibliotecari per ragazzi. Nuove tecnologie e nuove prospettive per le biblioteche pubbliche e scolastiche , Editrice Bibliografica Milano 2008,

(3) Si intende qui il blog come strumento educativo; a pag. 116 “Una veste grafica piacevole e ben curata è di sicura importanza … si possono creare rubriche con cui fidelizzare il lettore: il libro del mese, le bibliografie tematiche, consoci il tuo bibliotecario, lo sai che? Alla scoperta dei servizi della bs…

(4) Sul modello di wikipedia nel quale tutti possono inserire contributi sviluppando e arricchendo lo stesso testo, Baudo propone come esempio didattico un wiki sulla storia della propria città,…” invece di compulsare libri, tagliare e incollare da Internet; per la promozione della lettura un wiki di scrittura collaborativa di una storia, permettendo ai ragazzi di svilupparne la trama”

(5) Per quanto all’uso didattico degli strumenti del web 2.0 il Miur ha proposto il progetto di formazione “Scuola digitale, classe 2.0” per l’utilizzo delle LIM, Lavagne interattive multimediali, acquistate in molte scuole secondarie di I^. I dettagli del progetto e i materiali di formazione sono in http://www.scuola-digitale.it/classi2.0

(6)  “E’ il primo esempio di sorpasso compiuto dagli e-book sui libri di carta. Amazon ha annunciato che negli ultimi tre mesi ha venduti più libri digitali (e-book) che cartacei "hardcover", in un rapporto di 143 a 100. E nell'ultimo mese il rapporto è salito ancora: per ogni 100 hardcover ci sono stati 180 e-book. Gli hardcover sono i libri con copertina rilegata, com'è tipico delle prime edizioni. È un indizio secondo cui, per le nuove uscite, gli utenti di Amazon preferiscono la versione e-book. Non solo: Jeff Bezos, il numero uno di Amazon, ha aggiunto che le vendite di e-book sono triplicate nel primo semestre 2010, rispetto allo stesso periodo del 2009.

(7) Il volume raccoglie i materiali prodotti in occasione del convegno “Il mondo in biblioteca, la biblioteca nel mondo. Verso una dimensione internazionale del servizio e della professione” svoltosi a Milano il 12 e 13 marzo 2009, edito da Bibliografica Milano 2010

(8) “Secondo statistiche 1983 del Dipartimento dell’educazione negli Stati Uniti si trovano 27 milioni di adulti funzionalmente analfabeti e oltre a questi altri 47 milioni avevano difficoltà significative  a leggere, scrivere, far di conto ad una soglia minima.

(9) La biblioteca glocale: tra identità culturale modelli internazionali e dimensione unilaterale, pag. 36 – 47 op. cit.

(10) Si veda www.medialibrary.it

(11)“Il numero degli iscritti alle biblioteche è in calo ovunque, anche nei paesi europei a forte tradizione di lettura, in Olanda, in Francia, in Gran Bretagna nonostante massicci investimenti pubblici” op. cit.

(12) Vedi l’ampio articolo di A. Galluzzi pubblicato su “Bibliotime” n. 11 (2008) in http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-xi-2/galluzzi.htm

(13) Alison Jane Pikard, La ricerca in biblioteca,Editrice Bibliografica, Milano 2010

(14) La Home page si trova in http://www.winiride.it costantemente aggiornata con una serie di link e indicazioni per ottenere assistenza.

(15) Rete di bs con winiride http://www.winiride.it/content/index.php?action=read_cnt&id_cnt=354

(16) url http://opac.biblioscuole.it/SebinaOpac/Opac

(17) Vedi http://web.tiscali.it/biblioscuola in didattica della biblioteca scolastica.




Reporter d’assalto

Informazione e media education nei libri per ragazzi

Giornalisti a schiena dritta? informazione di regime? la Rete modello di informazione più democratica o semplicemente incontrollata? Oggi il dibattito sul tema del giornalismo e dell’informazione è particolarmente vivace.
Con numerosi contributi il numero 90 di LiBeR cerca di capire come questo mondo è riflesso nell’editoria per ragazzi, attraverso contributi critici, interviste a giornalisti, riflessioni su esperienze di media education.
A partire da Ti racconto il giornalismo, un testo di Vichi De Marchi, ora disponibile anche in LiBeRWEB, che mostra come l’editoria per ragazzi “spesso dimostra simpatia verso il giornalista, visto come figura sociale di riferimento della collettività ... che resiste con un suo immaginario, talvolta persino eroico, anche nella letteratura per adulti”.

Gli altri contributi:
- Opinioni forti e attenzione all’altro, intervista a Lucia Annunziata di Domenico Coviello
- Carta stampata in classe, Beniamino Sidoti
- Informazione vs mollezza, Maria Serena Quercioli
- Quando la notizia è una bufala, intervista a Fabrizio Gatti di Domenico Coviello
- Tutti i Ragazzi Ora On Line, Francesca Conti
- Reporter d’assalto. Proposta di lettura tratta da LiBeR Database.

Ti racconto il giornalismo, di Vichi De Marchi



Ti racconto il giornalismo

L’informazione nei libri per ragazzi, tra divulgazione e fiction
di Vichi De Marchi

Ha scritto Claudio Magris sul Corriere della Sera che “leggere è una delle esperienze più formative e creative per la vita e l’intelligenza di un individuo e dunque di una collettività, di una civiltà. Leggere è più importante che scrivere anche se ovviamente lo presuppone...”. Da quasi trent’anni l’Osservatorio Mediamonitor Minori analizza il rapporto tra media e giovani alle luce dei cambiamenti socioculturali che via via si susseguono. Altrettanti dati e analisi hanno sfornato la Doxa, l’Istat e numerosi altri istituti di rilevazione. Secondo il rapporto Istat “Noi Italia 2010”, per esempio, gli italiani in Europa sono il fanalino di coda quanto a consumo di quotidiani.
Mondo giovane e mondo adulto uniti, dunque, nel rifiuto della lettura e nel disinteresse verso i tradizionali mezzi di informazione? E qual è il riflesso che di questo rapporto ci giunge dal mondo dell’editoria per l’infanzia? Quanto l’informazione e l’universo mediatico sono presenti nei libri per i più piccoli, siano essi romanzi o testi di divulgazione? Semplificando, si potrebbe rispondere che l’editoria per ragazzi generalmente riflette un’immagine positiva del mondo dell’informazione e dimostra una simpatia verso il giornalista, visto come figura sociale di riferimento della collettività.
Giornali e giornalisti sono, infatti, spesso protagonisti dei romanzi per ragazzi, almeno dai 7-8 anni, età in cui ci si affaccia al mondo adulto cercando di decifrarlo anche nei suoi aspetti professionali e del vivere concreto. La figura del giornalista, del resto, resiste con un suo immaginario, talvolta persino eroico, anche nella letteratura per adulti. È la figura che spesso aiuta a risolvere un mistero, che consente di narrare avventure successe ad altri ma di cui si è testimoni, talvolta aspiranti protagonisti. Le fortune, anche investigative (oltre che letterarie), del commissario Montalbano non sono, forse, in parte attribuibili anche all’amico giornalista Nicolò Zito della locale Tv di Vigata che lo aiuta a centellinare le informazioni, a depistare quando serve, a informare se è il caso?
Analogamente giornalisti, nel ruolo di protagonisti o di figure di contorno, popolano i libri per ragazzi. Talvolta sono personaggi divenuti celebri come Geronimo Stilton, il topo giornalista, anzi il direttore di giornale, che con la sua redazione e il suo “buonismo” popola un mondo immaginario amato dai bambini, i cui libri sono tradotti in decine di lingue. In Geronimo Stilton, il giornale e il giornalismo sono un medium per animare una serialità che, in nome della notizia e del racconto giornalistico, può spaziare tra ambienti e continenti unificati da una comune morale. E se Geronimo Stilton è il superdirettore di un giornale in un mondo immaginario, pacificato o facilmente pacificabile, Valentina giornalista di Angelo Petrosino (Piemme) è l’animatrice di un’altra serie, alle prese questa volta con il giornalino scolastico.
Infatti, nonostante la tecnologia, l’invasione della rete, i blogs, i siti, il web 2.0 e la collezione di amici su facebook, sembra che il giornalino scolastico – non un blog, non una pagina web ma proprio quello stampato e distribuito – faccia ancora furori. Almeno a dar credito ai romanzi per ragazzi. E sorge una domanda. È questa, ancora oggi, la realtà scolastica o si tratta, invece, di un semplice riflesso di ricordi infantili degli scrittori? Un’inchiesta, a questo proposito, potrebbe dirci molto. Che si tratti di una fantasia o della realtà, la passione per il giornalismo sembra, comunque, nascere sui banchi di scuola come pure il desiderio di poter guidare una redazione e decidere della linea editoriale. Critichiamo la mensa o lottiamo per la ricreazione in cortile? Al giornale di classe (o di istituto) e al suo direttore, spetta l’onore e l’onere di dare la linea. Soprattutto se la battaglia riguarda il rischio di chiusura della scuola come in Da grande voglio fare il giornalista di Pilar Lozano Carbayo (Il Battello a Vapore, 2009).
Altri romanzi sul tema hanno, invece, risvolti autobiografici come Ciao Andrea (Salani, 2008) di Marcello Argilli, scrittore ma anche giornalista, tra i primi a dirigere un giornale di informazione per bambini negli anni Cinquanta (Il Pioniere) e a collaborare con Gianni Rodari. In Ciao Andrea l’autore narra di un giornalista che vive un rapporto intenso con un ragazzo che lo porta a riflettere sul senso della sua vita, che gli lascia in dono ricordi e storie nonostante la sua giovane età. Del resto, di giornalisti diventati scrittori e di scrittori che fanno anche i giornalisti sono pieni gli scaffali delle librerie casalinghe sia dei ragazzi che degli adulti. Normale che ci sia voglia di raccontare il proprio mestiere, soprattutto se si tratta di un mestiere duro, lontano dai riflettori della mondanità e delle collusioni con il potere. Letizia Maniaci ne è un esempio. Con Mai chiudere gli occhi (Rizzoli, 2009), prefazione di Rita Borsellino, l’autrice – giornalista, giovane vincitrice del premio Maria Grazia Cutuli, ci trasporta in tutt’altro mondo, quello della mafia. Il suo racconto autobiografico narra di un sé adolescente che, dall’età di 16 anni, imbraccia la telecamera per raccontare i guasti della Sicilia, lavora per la tv di famiglia, a Partinico in provincia di Palermo, da dove ogni giorno va in onda un tg antimafia seguitissimo.
Talvolta è l’amore per il proprio mestiere, unito al senso di responsabilità, che non dovrebbe mai abbandonare chi svolge questa professione, a spingere il reporter lungo il terreno non sempre facile dello scrivere per i più piccoli. Ci prova, per esempio, il giornalista Fabrizio Gatti con L’Eco della frottola: il lungo viaggio di una notizia sbagliata (Rizzoli, 2010), a seguire il percorso tortuoso delle false notizie e di come – una volta lanciate nel mondo mediatico – sia quasi impossibile fermarle, rettificarle. Gatti sceglie questo approccio al giornalismo “raccontato ai più piccoli” forse perché la sua frequentazione professionale del mondo “degli ultimi” lo rende più attento al diritto-dovere dell’informare e alla figura di chi scrive, testimonial e reporter della storia ma talvolta venditore di fumo, o meglio di frottole.
E sono ancora due giornaliste, Nicoletta Martinelli e Rossana Sisti, del quotidiano l’Avvenire e del suo inserto per ragazzi Popotus, a parlarci di giornalismo, questa volta in un libro di divulgazione per ragazzi. Visto si stampi: viaggio nel mondo dell’informazione. Come nasce un quotidiano (San Paolo edizioni, 2010) è l’esplorazione del mondo del giornale quotidiano, dal rito mattutino della riunione di redazione all’impaginazione, alla stampa sino all’edicola dove il giornale, nato velocemente, altrettanto velocemente si consuma, invecchia e muore. Anche Laura Montanari e Fabio Galati, un’altra coppia di giornalisti, scelgono di raccontare il quotidiano in un libro di divulgazione – Il mio giornale. Manuale per giornalisti in erba (Lapis, 2008) – che privilegia, però, il “come si scrive”. Ed ecco comparire la regola base che studia ogni praticante, il “chi come dove quando e perché” che l’articolo dovrebbe contenere sin dalle prime battute. Allegato al libro, un software di impaginazione per costruirsi il proprio giornale di classe.
Si scrive di carta stampata, mondo dei media, giornalisti. I bambini di oggi, in pochissimo tempo saranno i giovani e gli adulti di domani. Già ora sono una generazione totalmente immersa nel mondo virtuale, in quello spazio di elezione dei social network, dei blog, delle community, delle chat, definito da molti un “maxi ambiente”, con grande forza aggregativa, dove è sempre più sfumata la linea di demarcazione tra chi crea i contenuti e chi ne fruisce e dove il passaparola ha una forza moltiplicativa sconosciuta in passato. È un mondo radicalmente diverso da quello in cui avviene la tradizionale produzione e fruizione delle notizie. In rete, invece, i ruoli sono continuamente scambiabili e mobili, l’informazione diventa più democratica ma anche più incontrollata. Rispetto a questo mondo l’editoria per ragazzi che si occupa di media, informazione, giornalismo sembra un passo indietro. Non che manchino i romanzi in cui si evoca questa realtà, da Il Vangelo secondo Larry (Fabbri, 2003) di Janet Tashjian in cui un ragazzo che non rivela la sua identità esprime le sue opinioni in un sito web seguitissimo a Amiche a prima vista di Giamila Yehya (edizioni Paoline, 2007), dove il blog diventa una sorta di intimo diario pubblico.
Tuttavia blog, chat, community, nell’editoria per ragazzi sembrano confinati in un territorio “privato”, quello dello scambio ludico. E forse non potrebbe che essere così. Difficile pretendere dalle storie e dagli scrittori un’immagine nitida di un mondo della comunicazione e dell’informazione in così radicale trasformazione e sul cui futuro si interrogano da anni i grandi media di tutto il mondo senza avere, almeno fino a ora, dato o trovato risposte certe.

(da LiBeR 90)




Storie d'Italia e d'infanzia: i 150 anni dell'Unità

La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ha dato lo spunto a numerose iniziative editoriali, progetti bibliografici e iniziative di promozione della lettura nel campo del libro per ragazzi.

Sul numero 89 di LiBeR, in distribuzione in gennaio 2011, una serie di contributi sul tema:

- Un Paese in sviluppo?, Franco Cambi (p. 42-43)
- Piccoli eroi tra patrioti e briganti, Fernando Rotondo (p. 44-47)
- Il “Ceppo ragazzi” (p. 45)
- Garibaldi, i Milla e l’Unità. Proposta di lettura (p. 46-47)
- L’Italia è fatta… facciamo gli scolari, intervista a Corrado Deri (p. 48)
- La lunga calza verde, Giorgio Boccolari (p. 49-50)
- Come ti leggo l’Unità (p. 51)

Sono qui proposti:

Un Paese in sviluppo?
Una nota di Franco Cambi per un bilancio a 150 anni dall’Unità: le conquiste, i difetti, le carenze di un Paese che deve ancora riscattare la propria identità culturale

00pdf_small La bibliografia tratta da LiBeR Database
Un’ampia selezione di libri per bambini e ragazzi centrati sui temi e i personaggi dell’Italia risorgimentale




Un Paese in sviluppo?

Note per un bilancio a 150 anni dall’Unità italiana: le conquiste, i difetti, le carenze di un Paese che deve ancora riscattare la propria identità culturale
di Franco Cambi

1. Tre “conquiste”: alfabetizzazione, industrializzazione, modernizzazione.
Subito dopo l’unificazione l’Italia guardò all’Europa per collocarsi in quel “concerto di nazioni”da partner attivo e paritetico. E lo fece con alleanze politiche, lo fece con politiche coloniali, lo fece con una forte ripresa della propria modernizzazione. Sì, l’Italia aveva prodotto il Moderno, in ogni suo aspetto (economico, politico, culturale) ma poi ne aveva perduto il DNA, in un lungo periodo di arretramento, interrotto solo dal Settecento e poi dal dominio napoleonico e, infine (ma con molte oscillazioni), dall’età del Risorgimento. Dopo il 1861 iniziò un processo organico e di rimodernizzazione che ebbe come protagoniste l’economia, la cultura, la società. La società assume un carattere più squisitamente borghese e diffuso. In ogni regione (dove più, dove meno, però) la borghesia si fece avanti e i suoi principi e valori (famiglia, lavoro, stato laico, etc.) si imposero come nazionali e lo fecero attraverso una riorganizzazione della vita politica (coi partiti) e della vita culturale (editoria, giornalismo, scuola). Così, su questo fronte sociale, l’Italia si adeguò all’Europa. Ma completamente? Forse no, e questo ha pesato. E pesa tutt’ora.

L’economia ebbe una forte pressione per svilupparsi in senso industriale, anche se questo processo ebbe bisogno di molto tempo e tappe diverse (che andarono dal dopo-l’Unità all’età giolittiana, anche al fascismo - per alcuni aspetti, si pensi all’IRI - per poi decollare in pieno col “Miracolo Economico”, dopo il ’45) e di fatto l’industria divenne il primo settore produttivo (dopo gli anni ’50) e venne a cambiare la vita quotidiana, la mentalità, l’identità stessa dell’italiano medio. Anche se tale sviluppo industriale fu disomogeneo nel Paese e carico anche di conflitti, di carenze, di crisi.
Intanto anche l’alfabetizzazione giocava il suo ruolo: cambiava credenze, capacità e competenze. Alfabetizzazione scolastica (con le “tecniche di base” apprese dalla maggioranza della popolazione) e alfabetizzazione linguistica (l’italiano come lingua di tutti: ma ci vorrà la tv). E alfabetizzazione significava circolazione delle idee, diffusione dei giornali e dei libri. Anche se tale processo fu lento, troppo lento e ancora oggi manifesta, rispetto a quell’Europa in cui stiamo, di fatto e di diritto, sensibili deficit. Comunque una profonda trasformazione nella trasformazione avvenuta, e l’Italia è nata come nazione: come stato-nazione.

2. Ma gli “italiani” si sono formati?
Ma, a un tempo, anche l’italiano è nato? Quell’italiano che, diceva D’Azeglio dopo il 1861, era “da fare”. Sì e no. E questa è l’eredità problematica primaria che abbiamo ricevuto da questi 150 anni di Unità. L’italiano c’è, ma nel Paese dei “mille campanili”, di forti tradizioni regionali, è, insieme, unitario e polimorfo. E questo è, a un tempo, un di più e un rischio. Il di più di un’identità nazionale dialettica, in crescita tramite la stessa comunicazione interna tra aree regionali diverse. Il rischio della dis-unità, del regionalismo, della separazione almeno nelle formae mentis. Che ogni tanto riesplode e si fa problema.
Certo a dare più unità al Paese c’è oggi un’istruzione più diffusa, c’è un forte modello di cittadinanza attiva e responsabile connesso ai valori e alle norme della Carta Costituzionale, c’è uno stile di vita “occidentale avanzato” che ha prodotto un po’ ovunque una cultura moderna più vissuta; ci sono gli stessi mezzi di comunicazione di massa (che omologano, come ci ricordava Pasolini, ma che, anche, fanno circolare informazioni, idee, creano “reti” e costruiscono community, virtuali sì, ma ben reali nel virtuale). Tutto ciò è stato sì una lenta conquista, ma oggi sta immerso nella nostra vita sociale. E in tutta la penisola. Ed è, al tempo stesso, un imprinting(sia pure dinamico, sia pure carico di tensioni) di democrazia. Di democrazia in cammino.

3. Ombre, penombre e luci di un processo
Questo complesso processo, però, ha lasciato permanere e ha prodotto anche ombre dense. Che inquinano la realtà effettiva del Paese e che si infiltrano in tutta la sua vita collettiva. In primis le mafie: molte, diverse e sempre più diffuse. Siamo davanti a organizzazioni criminali sempre più potenti, che manovrano capitali ingentissimi e che si radicano sempre più nel tessuto sociale del Paese, anche in quello economico. E perfino in quello politico. E non da oggi. Lo stato unitario non ha saputo difendere la sua sovranità e ha lasciato sussistere questa “cancrena” sociale. E, oggi, tutti ne paghiamo le conseguenze.
A livello di penombre invece sussistono nel vissuto sociale del Paese-Italia arcaismi, diffusi e legittimati dal costume, i quali, però, inquinano la modernità del tessuto nazionale. Come il clientelismo, il lobbismo, il “familismo amorale” e gli effetti di “parentopoli”, di “furbismo” (come è stato detto), di “amoralismo” appunto, e nel privato e nel pubblico ben diffusi.
E poi il divario Nord/Sud che resta un problema aperto ancora oggi, per il divario nello sviluppo, negli atteggiamenti civili, etc. e che si ripropone come una sfida per la realizzazione, in Italia, di una democrazia compiuta. E ancora: la debole coscienza civile dell’italiano medio così legato al suo “particulare” e così poco sensibile alle regole e ai principi-valori collettivi.
Sì, tutto vero. Ma accanto a queste ombre e penombre ci sono anche le luci. La forza dell’associazionismo. La dedizione agli altri e alle cause umanitarie. Il tessuto del volontariato, che è ampio e radicato. E sono aspetti di umanitarismo che esaltano le qualità morali dell’italiano.
Allora: il tessuto morale e civile del Paese, dopo 150 anni di Unità, risulta carico e di potenzialità e di limiti. Aspetti che mandano un messaggio netto ai politici, ma anche agli intellettuali e alle varie agenzie della formazione. A cominciare dalla scuola.

4. Il ruolo della cultura e della scuola
La cultura, per l’Italia, non è un “di più”: è una struttura portante dell’identità stessa, dell’imprinting antropologico, delle stesse potenzialità economiche. Noi viviamo nel “giardino d’Europa” (come fu detto), in uno spazio di bellezza, d’arte, di saperi, di cultura, e tutte con la maiuscola. E tale identità, sentita nel passato, non è però cresciuta adeguatamente nell’Italia post-unitaria. Non si è fatta coscienza collettiva e valore nazionale primario vissuto e tutelato. E su questo dobbiamo agire sempre di più e con più consapevolezza. Come? Attraverso l’informazione. Attraverso l’istruzione. Attraverso la programmazione economica. L’informazione: ogni italiano dovrebbe possedere una netta coscienza dell’eccezionalità dell’habitat in cui vive e sentirlo come risorsa, di identità e di produttività. Ma dovrebbe sentire anche il dovere di tutelarlo, per sé, per il futuro, per l’umanità intera.
La programmazione economica: mettere al centro l’arte, la cultura, il sapere e il richiamo della bellezza. Allora si deve investire nella Ricerca, nella salvaguardia della Qualità (anche produttiva di temi di consumo ma esemplari, d’eccezione), nella Cultura (con mostre, festival, meeting):tutto ciò si fa, ma va fatto su più ampia scala.
La scuola: solo la scuola può creare e diffondere questa coscienza di cittadinanza culturale e di qualità. Legando ogni soggetto alla storia, all’arte, alla cultura italiana, che è stata poi nutrice di quella europea e vessillo dell’Occidente e capace ancora oggi, nell’orizzonte della mondializzazione in ascesa, di giocare un ruolo di alto significato. Certo c’è bisogno di una scuola anch’essa di qualità. Una scuola - appunto - dei saperi e della formazione. No di certo la scuola delle “tre I”. Una scuola di qualità. Che c’è, ma che va istituzionalizzata in pieno, va sostenuta, va potenziata. Con regole, con finanziamenti, con sperimentazioni. E non guardando all’indietro, a un’immaginaria scuola del “buon senso” che assomiglia molto (troppo) a quella dell’Italietta ancora sottosviluppata e provinciale.

(da LiBeR 89)




Una biblioteca nel pallone

Il calcio alla Biblioteca delle Oblate di Firenze

È forte l’interconnessione tra educazione interculturale, educazione linguistica e gioco del calcio; i libri sul calcio rappresentano, infatti, un eccellente mezzo di comprensione tra cittadini di diversa provenienza e cultura, parlando ai ragazzi con il linguaggio, i simboli e l’immaginario della quotidianità. Il calcio è un fenomeno culturale che è presente con intensità particolare nel mondo dei bambini e dei ragazzi.
C’è un “sapere” e un “leggere” di calcio da parte dei ragazzi che è fatto di notizie, dati tecnici, numeri, nomi, storie, racconti. Una nomenclatura poderosa e un po’ ossessiva che però è anche veicolo di socialità, di fantasia, di storie avventurose, di apprendimenti. Basta pensare ai simboli delle squadre e delle città, ai numeri, ai tempi, alle regole del gioco, ai colori delle bandiere e delle divise, ai bestiari degli stemmi: i leoni del Camerun, i galletti di Francia, gli “azzurri” d’Italia e basta dire “i viola”, come dicono i cronisti sportivi, e si sa di che città si parla…. basta pensare ai recenti campionati del mondo in Sudafrica, la prima volta in Africa. 
“L’Africa sul pallone!” non è un romanzo di Jules Verne, è stato l’avvenimento sportivo dell’estate 2010, un grande racconto che la Biblioteca delle Oblate ha “letto” con una serie di iniziative per bambini ragazzi, genitori, insegnanti , bibliotecari, campioni e schiappe e con ll’allestimento di uno scaffale di libri sul gioco del calcio per bambini, ragazzi e giovani adulti e una bibliografia completa sull’argomento tratta da LiBeR Database.

La Coppa del mondo in Sud Africa è ora archiviata e il calcio prosegue la sua corsa. Con l'avvio della nuova stagione di campionati ricomincia la giostra del "gioco più bello del mondo". Con gli scaffali allestiti dalla Biblioteca delle Oblate di Firenze, in collaborazione con LiBeR, si vuole "leggere" tutto ciò, mettendo in comunicazione la letteratura per ragazzi, l’educazione interculturale, quella linguistica e il gioco del calcio in un unico affascinante discorso culturale. 

00pdf_small Bibliografia dei libri per bambini e ragazzi sul gioco del calcio
Nella bibliografia tratta da LiBeR Database e disponibile online, 140 libri per bambini e ragazzi, di narrativa e divulgazione, un'appendice con romanzi per giovani adulti e un indice tematico per seguire i più interessanti percorsi di lettura.



Ci vuole l'albero

L’importanza degli alberi si manifesta ogni giorno con urgenza nel mondo che ci circonda, nei paesaggi rurali impoveriti a causa dello scempio umano, nei giardini che “nutrono” le città con profumi e colori. 

Sul numero 89 di LiBeR, in distribuzione in gennaio 2011, un’ampia panoramica sul tema dell’albero nell’arte, nella letteratura, nell’immaginario. Con i seguenti contributi:
- Abbracciare gli alberi, Giuseppe Barbera (p. 19-21)
- Dal seme alla foresta, Francesca Brunetti (p. 20-21)
- L’albero, l’uomo e la parola, Claudio Cernesi (p. 22-25)
- Natura in città, intervista a Paolo Pejrone di Francesca Brunetti (p. 24-25)
- I rami della Quercia Grande, Pino Boero (p. 26-29)
- Storie verdi, Carla Poesio (p. 30-33)
- Alberi da leggere. Proposta di lettura (p. 33)
- Figure radicate, Angela Dal Gobbo (p. 34-38)
- Albalberi: gli alberi negli albi illustrati. Proposta di lettura (p. 36-37)
- Disegnare gli alberi srotolando una corda…, (p. 38)
- Dal libro al laboratorio, Tiziana Merani (p. 39-41)
- Un museo a cielo aperto, Fiorenza Mariotti (p. 40-41)

Sono qui proposti:

Abbracciare gli alberi
Il punto di vista di Giuseppe Barbera, esperto di colture arboree

00pdf_small La bibliografia tratta da LiBeR Database
Un’ampia selezione di libri per bambini e ragazzi: dagli albi illustrati alla narrativa alle opere di divulgazione

Gli utenti di LiBeR Database possono aggiornare la bibliografia con la funzione “Proposte di lettura” del sistema.




Abbracciare gli alberi

L’importanza degli alberi per la vita si manifesta ogni giorno con urgenza nel mondo che ci circonda, nei paesaggi rurali impoveriti a causa dello scempio umano, nei giardini che “nutrono” le città con profumi e colori. La riflessione di un esperto di colture arboree sulle “colonne che reggono il cielo” e il loro incerto destino.

di Giuseppe Barbera

Antonio ha tre anni e ha domandato a sua madre come mai gli alberi hanno una gamba sola. Ho suggerito una risposta: perché tra gli esseri viventi sono quelli che meglio tengono in equilibrio sé stessi, il mondo che li ospita e noi umani che li usiamo e ne abusiamo. Per queste grandi virtù sono stati dotati di profonde radici e di chiome ramificate, che per peso ed estensione si bilanciano, ma di un solo tronco.
Un detto degli indiani d’America vuole che “gli alberi sono le colonne che reggono il cielo”. E se intendiamo per cielo l’aria che respiriamo e l’atmosfera che filtra le radiazioni solari, che determina la temperatura terrestre e partecipa, con la pioggia e le nuvole, al ciclo dell’acqua, è proprio così. Gli alberi, molti milioni di anni fa, hanno sottratto all’atmosfera enormi quantità di CO2 e l’hanno conservata nel loro legno per poi sotterrarla, durante il Carbonifero, nelle viscere della terra e del mare contribuendo a ridurre valori di effetto serra che sarebbero stati talmente elevati da portare le temperature a soglie incompatibili con la permanenza dell’acqua allo stato liquido, con l’evolversi della vita. Nel medesimo processo fotosintetico che trasforma il carbonio inorganico nella materia organica - la morte minerale nelle forme viventi - hanno anche liberato le molecole di ossigeno necessarie alla respirazione. Oggi, la funzione degli alberi come magazzini di carbonio ritorna necessaria e dopo che, bruciando petrolio, carbone e metano, abbiamo rigettato nell’atmosfera il carbonio sottratto dalle foreste di milioni di anni fa, torniamo - lo chiedono gli accordi internazionali del protocollo di Kyoto - a piantare alberi per ritrovare un nuovo equilibrio che freni i cambiamenti climatici.
Nel corso della storia, l’uomo ha ridotto di un terzo le foreste che la Terra aveva distribuito sulla sua superficie per promuovere la vita e ancora adesso i disboscamenti continuano in piena incoscienza e senza tregua. Ogni anno scompaiono boschi per una superficie pari a tre volte quella della Sicilia! Così anche gli equilibri legati al ciclo dell’acqua vengono alterati: non ci sono più le immense superfici arboree che rallentano il precipitare delle piogge, che difendono il suolo dalle frane e dall’erosione della porzione fertile, che consentono all’acqua di infiltrarsi in profondità ad arricchire la falda freatica, alimentando i pozzi, tenendo lontana l’acqua salata del mare, impedendo alluvioni disastrose. Diminuisce anche l’evaporazione dai suoli e la traspirazione delle foglie e con essa il formarsi delle nuvole che non si trasformano in pioggia o rugiada a fermare l’avanzata dei deserti. Nei boschi che quotidianamente scompaiono, nella complessità ecosistemica che in nessun sistema vivente si mostra così elevata, si estinguono specie e varietà di una ricchissima, ma non inesauribile, diversità biologica. Scompaiono le piante, gli animali, i batteri dei biomi forestali: quelli che più assicurano al pianeta gli equilibri biologici che garantiscono il funzionamento dei cicli della materia, dei flussi dell’energia, della vita insomma.
Il contributo degli alberi alla sostenibilità ambientale non va considerato solo a livello planetario o continentale, perché è a ogni livello di scala che si manifesta e si riconosce con chiarezza. Nel mosaico del paesaggio, per esempio, nel quale le siepi, le alberate, i boschetti, i frutteti tradizionali costituiscono i nodi e i corridoi di una complessa rete verde che connette il territorio e che assicura i processi ecologici, gli scambi tra i diversi livelli di biodiversità (i geni, le specie, gli ecosistemi) rendendo più fertili i campi, più sicuri i fiumi, più puliti i laghi e le falde, più felici gli sguardi, le passeggiate e i pensieri tranquilli che le accompagnano. “Non è l’Italia piantata ad alberi in modo da sembrare tutta un frutteto?” si domandava Varrone nel De re rustica. Parlava dei paesaggi rurali più belli del mondo, capaci di produrre la magnifica frutta che la storia dell’uomo - attraverso i commerci e le esplorazioni - ha raccolto nelle coltivazioni a far compagnia alle specie autoctone (l’olivo, il castagno, la vite, il fico) nelle piantate lungo i fossi di campi di pianura, nei giardini protetti da mura, nelle pedate delle terrazze che hanno trasformato le pendici delle montagne in un susseguirsi di strette pianure. Nei boschi, la biodiversità nazionale, per fornire legna da ardere e da opera, sughero, funghi, miele e frutti selvatici, ha avuto poco bisogno di intrusioni esotiche - la robinia, l’ailanto, molti secoli fa il cipresso - e con il centinaio di specie che costituiscono la sua ricchezza, guarda dall’alto quella trentina appena che forma i boschi dell’Europa continentale.
Il paesaggio agrario è invaso da scempi, abusivismi, opere inutili. È il segno dell’identità collettiva, palinsesto della nostra natura e della storia; è, ma potrebbe esserlo molto di più, occasione culturale, quindi turistica, quindi economica. È invece soprattutto aggredito proprio lì dove è più antico e più bello: attorno alle città che ha rifornito di alimenti dolci e vitaminici, di profumi, di sicurezza ambientale, di occasioni di svago. Lì sono nati i giardini; luoghi popolati dagli alberi dove la natura e la cultura dell’uomo, con le sue diverse arti e mestieri, si è espressa al meglio mostrando in poetica armonia, nell’alternarsi delle stagioni e nel variare delle architetture, forme e colori. Nei giardini e nei parchi, leggendo o discutendo all’ombra di un albero, rincorrendosi tra di essi o, dove è ancora possibile, arrampicandovisi per allontanarsi dal mondo infelice degli adulti è possibile che l’equilibrio si manifesti ben oltre i confini della biologia e dell’ecologia e si confronti con quello della psiche. Ci riguarderà allora non solo la qualità dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo e del cibo di cui ci nutriamo ma anche dei pensieri con i quali cresciamo. Forse è per questo che Charles Dickens suggeriva che in giovane età ognuno piantasse un albero (indicava, chissà perché, un fico) al quale da adulto appoggiarsi e riflettere.

(da LiBeR 89)




Libri per ragazzi e disabilità

Letture tattili e altre esperienze di condivisione

Alcuni incontri sono speciali. Come quelli con i libri tattili illustrati, realizzati dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, di cui scrive Laura Anfuso sul numero 87 di LiBeR, si sono rivelati sempre pieni di magia nella sperimentazione con bambini, ragazzi e adulti vedenti. Perché questo è un aspetto davvero importante: la lettura può essere un’importante esperienza di condivisione, tra disabili e non, tra adulti e ragazzi.

Sul tema della disabilità il Centro di Documentazione Ibby di Oslo seleziona e diffonde i migliori libri per ragazzi. Da questa esperienza è nata una riflessione sulla produzione italiana e sulle buone pratiche. Dal titolo particolarmente significativo: La differenza non è una sottrazione, perché, come scrivono su LiBeR Silvana Sola e Marcella Terrusi, “non è la negazione della differenza, il paragone a ogni costo, il senso dell’albo. Ma è la raccontabilità, la dicibilità che inventa un mondo che comprende un numero infinito di differenze, visibili e invisibili”.
I libri per ragazzi, quando si parla di disabilità e di differenza, sono strumenti e compagni di strada discreti e a volte potenti, capaci di mostrare quotidianamente alcune vie possibili, non solo attraverso codici speciali, ma con messaggi per i cinque sensi in grado di offrire piacere, conoscenza, tempo di qualità attraverso la forma flessibile del progetto editoriale che si fa racconto.

00pdf_small I contributi pubblicati su LiBeR 87




Leggere la Shoah

Più volte LiBeR si è occupato della Shoah, proponendo percorsi di lettura per i ragazzi. Un’importante occasione fu la pubblicazione, nel 1998, di Viaggio ad Auschwitz, pubblicato da Idest nel 1998 con il contributo di LiBeR, con la documentazione di un viaggio di studio compiuto con i ragazzi delle scuole medie del Comune di Campi Bisenzio nel maggio del 1997. Uno strumento utile per impostare scelte di lettura adeguate alle diverse fasce d'età e per l'adozione di materiali documentari a supporto di una corretta e consapevole attività di studio e approfondimento del tema anche in ambito didattico. Il libro si presenta infatti in formato "testa-coda": sul verso della pubblicazione è proposto Leggere l’Olocausto, un quaderno di lavoro realizzato con la collaborazione di LiBeR con, al centro, una proposta di lettura, aggiornata in questa occasione in LiBeRWEB.
Nel campo della letteratura giovanile il tema della Shoah ha saputo guadagnarsi una presenza sempre rilevante, dai classici del dopoguerra alle opere più recenti, trovando forme nuove di rivisitazione attraverso una feconda contaminazione di generi letterari, testimonianze storiche e fughe nel fantastico. La proposta di letture per ragazzi compresa nella bibliografia documenta i vari versanti del tema, quasi sempre narrato attraverso le vicende dì giovani protagonisti.

La proposta di lettura aggiornata in occasione del 27 gennaio 2012, giornata della memoria in commemorazione delle vittime del nazismo, del fascismo e della Shoah

Per saperne di più su Viaggio ad Auschwitz / Leggere l'Olocausto (Idest, 1998)




Leggere la Shoah - Proposta di lettura

In occasione del 27 gennaio 2012, giornata della memoria in commemorazione delle vittime del nazismo, del fascismo e della Shoah, un aggiornamento della proposta di lettura per ragazzi sul tema, presente nel volume Viaggio ad Auschwitz pubblicato da Idest nel 1998 con il contributo di LiBeR.
La selezione bibliografica, tratta da LiBeR Database e presentata in ordine di titolo, comprende anche opere significative attualmente non in commercio, ma normalmente disponibili nelle biblioteche.

L'albero di Anne
Irène Cohen-Janca, Maurizio A.C. Quarello
Orecchio acerbo, 2010, [36] p., ill.
La storia di Anne Frank narrata da un ippocastano che si erge di fronte alle finestre del suo alloggio segreto e che ce ne consegna il ricordo prima di morire. Età: 9-12

L'albero di Goethe : romanzo
Helga Schneider
Salani, 2004, 155 p.

Fra il 1944 e il '45 l'arresto e la detenzione del bavarese Willi, 14 anni, nel lager di Buchenwald, dove stringe amicizie, patisce fame e violenze, perde ma poi riacquista la memoria e deve difendersi da abusi sessuali. Età: 12-15

Alice e i Nibelunghi : romanzo
Fabrizio Silei
Salani, 2008, 117 p.

Roma, anni '80: Alice, 10 anni, conosce il nigeriano Emeka a scuola e l'ebreo Norbert, vicino di casa, e l'amicizia dei tre si consolida nel tentativo di allontanare il fratello di lei, invischiato in un gruppo di naziskin. Età: 11-14

All'inferno e ritorno
Aranka Siegal
E. Elle, 1995, 234 p. (Ex libris)

Emozioni e difficoltà delle sorelle Piri, che racconta e Iboya, ebree ungheresi appena emerse dal lager nazista: il ricovero in una clinica svedese, lo studio, il lavoro in fabbrica, l'ospitalità in due diverse famiglie, la partenza per l'America. Età: 12-14

All'ombra del lungo camino
Andrea Molesini
Mondadori, 1996, 152 p. (I miti junior)
Alla fine della seconda guerra mondiale un adolescente e uno zingaro adulto analfabeta organizzano una fuga di massa in un campo di sterminio nazista, aiutati da due fantasmi e da una puzzola parlante. Età: 12-14

L'angelo del nonno
Jutta Bauer
Salani, 2002, [48] p., ill.
Dal letto d'ospedale un nonno racconta al nipotino la propria vita: gli orrori del nazismo, il regime militare durante la seconda guerra mondiale, il lavoro, l'amore, la famiglia, sempre inconsapevolmente protetto da un angelo. Età: 5-7

L'anima al diavolo
Marcelo Birmajer
Mondadori, 2003, 93 p. (Shorts)
Mordejai, ragazzino ebreo di Buenos Aires, disobbedendo ai genitori entra nella casa di alcuni vicini che nessuno vuol frequentare, senza immaginarsi il cambiamento che quella decisione gli comporterà. Età: 12-14

Anna Frank : un raggio di sole negli anni bui del nazismo
Ann Kramer
IdeeAli, 2007, 64 p., ill., foto, c. geogr. (Biografie)
La tragica vicenda dell'ebrea Anna Frank narrata in quattro capitoli cronologici: l'infanzia, l'adolescenza, il rifugio dove con la famiglia cercò di nascondersi alla furia nazista, la deportazione e la morte. Età: 10-12

Anna Frank album di famiglia
testi Ruud van der Rol, Rian Verhoeven
La Spiga Meravigli, 1992, 64 p., ill., foto
Ripercorsa da fotografie inedite e testimonianze, la vita di Anna Frank, con particolare riguardo agli anni del rifugio segreto. Schede storiche, glossario delle parole difficili, bibliografia, indice delle persone e delle località, nota sulle differenti versioni del diario e citazione delle fonti. Età: 11-14

Anne Frank
Josephine Poole
Emme, 2005, [32] p., ill.
La breve vicenda biografica di Anne Frank, ebrea tedesca divenuta tragicamente celebre per il diario che scrisse nell'alloggio segreto dove si era rifugiata con la famiglia per sfuggire alla furia antisemita del nazismo. Età: 7-9

Anne Frank : la biografia a fumetti
Sid Jacobson, Ernie Colón
Rizzoli-Lizard, 2011, 149 p., ill.
La breve vita di Anne Frank e della sua famiglia prima dell'invasione nazista in Olanda e poi nel rifugio segreto ad Amsterdam, fino al tragico epilogo nel campo di Auschwitz. Età: 12 e oltre

Arte della libertà : il sogno di Sara
Vivian Lamarque
Mazzotta, 1995, 107 p., ill., foto (Mazzotta Ragazzi)
Gli orrori dei regimi totalitari, della guerra e dei genocidi che hanno insanguinato l'Europa negli anni 1925-'45, narrati attraverso i sogni di una bambina di allora. Età: 11-14

Ausländer : Ausländer m. (-s,-;f.-in) straniero
Paul Dowswell
Feltrinelli, 2010, 301 p. (Feltrinelli kids)
Durante la seconda guerra mondiale a Berlino l'adolescente Paul, orfano polacco adottato da una famiglia nazista per il suo aspetto ariano, si oppone silenziosamente al regime insieme ad Anna. Età: 14-18

La bambina del treno
Lorenza Farina
Edizioni Paoline, 2010, [28] p., ill.
Mentre un treno la sta deportando con la madre e altri ebrei ad Auschwitz una bambina incrocia il suo sguardo con quello di un coetaneo polacco nascosto tra i campi... Età: 5-7

Bambini nascosti : sopravvissuti clandestinamente durante l'Olocausto
Jane Marks
Istituto Geografico De Agostini, 1999, 320 p. (Narrativa scuola)
Il tema dell'Olocausto in quattro sezioni: testimonianze di persone che all'epoca sopravvissero bambini nella clandestinità, cosa accadde loro dopo la Liberazione, come vivono oggi quell'esperienza e come possono guarirne. Età: 11-14

Il bambino con il pigiama a righe
John Boyne
Rizzoli, 2009, 174 p., ill.
Bruno, 9 anni, figlio di un comandante delle SS, stringe un'intensa amicizia con un piccolo ebreo prigioniero nel campo di concentramento di Auschwitz, senza sapere cosa significhi essere ebrei e star rinchiusi lì. Età: 11-14

Il bambino di Noè
Eric-Emmanuel Schmitt
Rizzoli, 2006, 124 p. (BUR. Scrittori contemporanei)
Narrata come ricordo d'infanzia da un sessantenne la vicenda di un ebreo belga scampato all'Olocausto perch‚ a 7 anni, nel 1942, i genitori lo affidarono a un prete che gli mutò nome e lo allevò con affetto in un orfanotrofio. Età: 11-14

Il bambino nascosto
Isaac Millman
Emme, 2006, 79 p., ill., foto
Isaac racconta la sua infanzia di piccolo ebreo nella Francia occupata dai nazisti, in balia degli eventi e costretto a nascondersi per sfuggire alla cattura dei tedeschi mentre i suoi genitori sono stati arrestati. Età: 9-11

Il bambino stella
Rachel Hausfater-Dou‹eb
Luna Dorata, 2005, [28] p., ill.
Un bambino ebreo che era stato siglato come stella diventa tale quando, unico scampato della sua famiglia all'Olocausto, trova l'energia per tornare a vivere, e quindi a brillare, alla luce del sole. Età: 6-8

La banalità del bene : storia di Giorgio Perlasca
Enrico Deaglio
Loescher, 1993, 191 p. (Narrativa scuola)
La storia reale del commerciante italiano Giorgio Perlasca che a Budapest nel 1944-45 riuscì a ingannare i nazisti facendosi credere un diplomatico spagnolo e salvò in questo modo migliaia di ebrei da morte certa. Età: 11-14

C'è un punto della terra... : una donna nel lager di Birkenau
Giuliana Tedeschi
Loescher, 1989, xviii, 195 p. (Narrativa scuola)
Un'ebrea italiana, tra le poche sopravvissute ai lager nazisti, ricorda i suoi dieci mesi di prigionia a Birkenau e ad Auschwitz: l'orrore, la sofferenza, la disperazione ma anche la straordinaria volontà di sopravvivere. Età: 11-14

Capro espiatorio
Aranka Siegal
E. Elle, 1993, 277 p. (Ex libris)
L'energia e l'amore per la vita di Piri, che vive il suo passaggio dall'infanzia all'adolescenza nell'Ungheria occupata dai nazisti, rinchiusa nel ghetto con la sua famiglia, con l'incubo continuo della deportazione nei campi di concentramento. Età: 12-14

La casa di stracci
Lorenza Farina
Ferraro, 2000, 107 p.
La dodicenne Sara, le sue sorelle e i loro amici trascorrono i pomeriggi estivi nella casa di stoffa che hanno costruito, raccontandosi storie sulla vicina, la Strega Grigia, un'anziana che ha subito il dramma dell'olocausto. Età: 10-12

I chiodi di Spatausen
Gianmario Romanetto, Roberto Cavalli
Signum scuola, 2002, 109 p., ill. (Leggogioco)
Dopo essere stato testimone degli orrori dei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale Wolfgang, bambino tedesco, si ritrova per magia, ancora piccolo, all'epoca della dittatura argentina. Età: 10-12

Come neve al sole
Peter van Gestel
Feltrinelli, 2007, 284 p., ill. (Feltrinelli kids)
Ad Amsterdam nell'inverno tra il 1946 e il 1947 Thomas, 10 anni, da poco orfano di madre, fa amicizia con il compagno di classe ebreo Piet e con sua cugina Bet e così apprende il dramma dell'Olocausto appena concluso. Età: 11-14

Il commerciante di bottoni : memoria e speranza : l'amicizia tra un sopravvissuto ad Auschwitz e una ragazza
Erika Silvestri
Fabbri, 2007, 157 p., [8] c. di tav., foto
Prima attraverso lettere, poi con interviste dirette, sboccia l'amicizia tra Erika, studentessa romana, e Piero Terracina, che traccia anche la propria tragica vicenda di ebreo italiano deportato quindicenne ad Auschwitz. Età: 11-14

Dalle leggi razziali alla Shoà 1938-45 : documenti della persecuzione degli ebrei italiani per conoscere, per capire, per insegnare
di Nando Tagliacozzo
Sinnos, [2007], 79 p., foto
Raccontata tramite annotazioni su 33 documenti datati fra il 1938 e il 1945 la drammatica esperienza dell'autore, nato proprio nel '38, e soprattutto dei suoi familiari, ebrei perseguitati nella Roma delle leggi razziali. Età: 11-14

Diario : l'alloggio segreto, 12 giugno 1942 - 1 agosto 1944
Anne Frank
Einaudi, 1993, ix, 334 p. (Gli struzzi)
Piccoli eventi, speranze, emozioni e paure di Anna, tredicenne ebrea, annotati nel suo diario: cronaca di due anni, dal 1942 al 1944, trascorsi in un nascondiglio con la famiglia per sfuggire ai nazisti. Età: 15 e oltre

Diario
Rukta Laskier
Bompiani, 2008, 172 p., foto (Assaggi Bompiani)
Dal 19 gennaio al 24 aprile del 1943 il diario e la testimonianza di Rukta, quattordicenne ebrea di Bedzin, in Polonia, prima della sua deportazione senza ritorno ad Auschwitz. Età: 12 e oltre

Il diario di Jorg : la tragedia della verità nella vita di un ragazzo tedesco
Giuseppe Pederiali
Bruno Mondadori, 1998, 159 p. (Libri amici)
Monaco, 1944: Jorg, 13 anni, figlio di un SS, annota per un anno sul diario la sua graduale presa di coscienza dell'abominio nazista. Età: 11-14

Diario di Yehuda
Yehuda Nir
Mondadori, 2004, 285 p.
Yehuda ha solo 11 anni quando suo padre, ebreo, viene ucciso dai tedeschi in Polonia ed è così costretto a imparare molto, troppo presto di quali atrocità è capace il genere umano e quanto vale riuscire a sopravvivere. Età: 12-14

La domanda su Mozart
Michael Morpurgo
Rizzoli, 2008, 68 p., ill.
In un'intervista rilasciata a una giornalista alle prime armi il famoso violinista Paolo Levi ricorda con amarezza di quando da giovane nei campi di sterminio nazisti fu costretto a suonare per gli ufficiali delle SS. Età: 10-12

Un dono color caffè
Lia Levi
Piemme, 2011, 213 p., ill. (Il battello a vapore. Serie arancio)
Alla vigilia della prima guerra mondiale Mariuccia, ragazzina ebrea italiana che vive in campagna, diventa amica di una coetanea che arriva da Firenze e da quel momento le loro vite e quelle dei loro discendenti s'intrecciano. Età: 10-13

L'eco del silenzio : la Shoah raccontata ai giovani
Elisa Springer
Marsilio, 2003, 139 p., c. geog. (Gli specchi della memoria)
Le testimonianze che un'ebrea austriaca sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz ha reso in centinaia di scuole secondarie superiori. Età: 14-16

Estrella
Ermanno Detti
Nuove Edizioni Romane, 2000, 139 p., ill. (Nuova biblioteca dei ragazzi. Narrativa. Fascia blu)
Napoli, ottobre 1943: l'orfano Van, 15 anni, s'imbatte in Estrella, una ragazza palermitana che, ricercata sia dai tedeschi che da americani e partigiani per motivi non chiari, lo coinvolge nella sua fuga verso Roma. Età: 11-14

Fuori c'è l'aurora boreale : il diario di Ruth Maier, giovane ebrea viennese
a cura di Jan Erik Vold
Salani, 2010, 484 p., foto
In tre parti - diari viennesi, lettere alla sorella, diari norvegesi - la tragica vicenda di Ruth Maier, ebrea rifugiatasi da Vienna in Norvegia per sfuggire alle persecuzioni naziste e poi uccisa ad Auschwitz nel 1942. Età: 14 e oltre

Il gabbiano di passaggio
Hèlène Vachon
Ape, 2002, 119 p., ill. (Metrò)
Irrompendo in una classe un gabbiano innesca una serie di circostanze risolutive che salvano un alunno dai pericoli della denutrizione e aiutano l'insegnante, ebrea polacca vittima del nazismo, a superare i suoi traumi. Età: 9-11

Giallo argento
Annamaria Ferretti
SEI, 1983 (stampa 1995), 189 p. (Gli eroi dell'avventura)
Nina, pittrice italiana incaricata di eseguire una perizia su alcuni quadri in una villa nei pressi di Parigi ereditata da una giovane ebrea, scopre che il vero patrimonio lasciato in eredità è una collezione di argenti scomparsa nel 1942, quando i nazisti deportarono l'intera famiglia. Età: 11-14

Gioco di sabbia
Uri Orlev
Salani, 2000, 83 p., foto
L'autore racconta a suo figlio la propria infanzia, ricordata con occhi di bambino, nel ghetto di Varsavia durante le persecuzioni razziali, poi nel campo di concentramento e infine in un kibbutz israeliano. Età: 10-14

I giorni della mia giovinezza
Ana Novac
Mondadori, 1994, 223 p. (Supertrend)
Il disperato aggrapparsi alla parola scritta come unica speranza per sottrarsi all'orrore dà vita al diario della protagonista che, quattordicenne, trascorse pi— di un anno tra Auschwitz e altri sette campi di concentramento tedeschi. Età: 16-18

Ho vissuto mille anni : crescere durante l'Olocausto
Livia Bitton-Jackson
Fabbri, 2001, 283 p. (I Delfini)
Ormai adulta, Elli, ebrea americana sopravvissuta all'Olocausto, rievoca il suo internamento ad Auschwitz e tutti gli orrori di cui fu testimone. Età: 12-14

Io sono l'Uomo Selvatico
Guido Quarzo
Fabbri, 2005, 85 p., ill. (I Delfini. Storie)
Dopo aver ascoltato dalla nonna la leggenda dell'Uomo Selvatico che vive da solo nei boschi montani Martino incontra un uomo solitario e dal doloroso passato con cui fa amicizia: una storia seguita dalla sua drammatizzazione. Età: 8-10

L'isola in via degli uccelli
Uri Orlev
Salani, 1998 (stampa 2008), 155 p.
Nascosto in un edificio di un ghetto polacco durante la persecuzione nazista Alex, undicenne ebreo, mentre attende il padre che è stato prelevato dalle SS impara a sopravvivere e osserva da uno spioncino ciò che gli accade intorno. Età: 12-14

Jacob, il bambino di creta
Andrea Salvatici
Einaudi Ragazzi, 2010, 93 p., ill. (Storie e rime)
Nell'ottobre del 1943 il piccolo Marco viene deportato in un campo di sterminio con altri coetanei ebrei romani, ma in loro soccorso si attivano vari personaggi fantastici e primo fra tutti il bambino di creta Jacob. Età: 8-10

Kaddish : per i bambini senza figli
Thom s Simcha Jelnek
Edicolors, 2000, [24] p., ill. (I contastorie)
Il dramma della Shoah vissuto dai piccoli ebrei deportati dai nazisti nel lager di Terezin: bambini che non potranno recitare il kaddish, la preghiera di un figlio verso il genitore che viene a mancare. Età: 7-9

Il ladro generoso
Yoram Kaniuk
Mondadori, 2002, 178 p., ill. (Contemporanea)
Un preciso, pignolo e insospettabile bancario israeliano pianifica in ogni dettaglio un ingente furto per poterne distribuire i proventi ai poverissimi profughi scampati all'Olocausto. Età: 13-14

Lezioni di volo
Nava Semel
Mondadori, 1997, 78 p. (Shorts)
Una bambina e la sua vita in un villaggio israeliano negli anni '50, in mezzo a grandi agrumeti: l'attesa della pioggia, i racconti di un ciabattino amico che lei interpreta come inviti a volare e i suoi sfortunati tentativi di volo. Età: 11-14

Il libro della Shoa : ogni bambino ha un nome
Sarah Kaminski e Maria Teresa Milano
Sonda, 2009, 192 p.
Una raccolta di materiale narrativo, storico, artistico, musicale e didattico sulla Shoah vissuta dai bambini, con materiale inedito in Italia sui ghetti di Łódź e Terezín. Età: 10 e oltre

Mai più : la lista di Schindler e altre storie
a cura di Maria Letizia Magini
Archimede, 1998, 285 p., foto (I libri verdi junior)
Le drammatiche voci di vittime e testimoni dell'Olocausto in un'antologia di 15 brani tratti da altrettante opere autobiografiche. Età: 11-14

Max e Helen
Simon Wiesenthal
Signorelli, 1994, 174 p., foto (Narrativa per la scuola)
Simon Wiesenthal, scampato ai lager, racconta il proprio incontro con un altro ebreo, Max e il motivo per cui accetta la sua scelta di non denunciare un criminale nazista. Foto in bianco e nero, biografia dell'autore, note a piè di pagina, esercizi di verifica e approfondimenti. Età: 12-14

Il mestolo della signora Adele
Matteo Corradini
Berti, 2007, [12] p., ill.
Da un documento che testimonia la confisca dei beni a una vedova italiana ebrea al tempo delle leggi razziali risulta fra gli oggetti anche un mestolo, che se parlasse potrebbe raccontarne la storia. Età: 9-11

Il mestolo di Adele
Sebastiano Ruiz Mignone
Emme, 2008, [28] p., ill.
I ricordi di un mestolo confiscato, che racconta la sua vita in una famiglia italiana ebrea prima delle leggi razziali. Età: 6-8

Mi chiamo Adolf
testo e illustrazioni di Pef
Giannino Stoppani, 1995, [44] p., ill.
Adolf, un bambino con ciuffetto e prematuri baffetti neri che non è ben accetto in casa e nemmeno in paese, fugge nel bosco, dove incontra una vecchia che gli racconta la storia dei crimini compiuti da Hitler, a cui lui fisicamente tanto somiglia. Età: 7-8

Mi ricordo Anna Frank
Alison Leslie Gold
Fabbri, 2001, 150 p. (I Delfini. Storie)
Dal luglio 1942 alla fine del '45 la drammatica vicenda dell'amica del cuore di Anna Frank, l'ebrea tedesca Hannah Goslar, deportata come lei nel lager di Bergen Belsen. Età: 10 e oltre

Il mio nome è Anne Frank
Frediano Sessi
Einaudi Ragazzi, 2010, 132 p. (Storia)
Eventi e speranze dell'adolescente ebrea Anna Frank: l'arresto, il campo di Wasterbork, il tradimento, i diari, l'alloggio segreto, l'amore, le relazioni familiari, il viaggio ad Auschwitz, gli ultimi giorni. Età: 11 e oltre

Misha corre
Jerry Spinelli
Mondadori, 2008, 212 p. (Junior oro)
Misha, giovanissimo zingaro che vive di furtarelli nella Varsavia occupata dai nazisti, si ritrova a doversi nascondere per difendere non pi— il suo magro bottino bens la vita. Età: 11-14

Il nonno segreto
Christine Nöstlinger
Einaudi scuola, 1997, 167 p., ill. (La bibliotechina)
Mentre infuria la seconda guerra mondiale una bambina austriaca di otto anni ascolta strabiliata le storie e le visioni che inventa per lei un nonno dalla fervida immaginazione. Età: 9-11

Otto : autobiografia di un orsacchiotto
Tomi Ungerer
Mondadori, 2003, 32 p., ill. (Junior Mondadori. -8)
L'orsacchiotto Otto racconta la propria vita da quando nella Germania nazista fu strappato al padroncino, che lo donò poi al suo amico del cuore, alle vicissitudini che li fecero ritrovare tutti e tre insieme negli USA. Età: 7-8

Pane giallo pane nero : 1900-1945 : la memoria salvata dai ragazzini
a cura di Lelio Scanavini e Alfredo Tamisari
I Dispari, 1995, 88 p., [16] p. di tav., ill., foto (Tracce)
Testimonianze di cittadini di Bollate su vicende della prima metà del secolo, raccolte nel '73 da una quinta elementare. Età: 10-14

Parigi ritrovata
Claude Gutman
Einaudi Ragazzi, 1998, 169 p., ill. (Narrativa)
Alla fine della seconda guerra mondiale David, diciassettenne ebreo che ha perduto i genitori per una deportazione nazista, lascia la nativa Parigi e si trasferisce in Israele inseguendo il sogno di un mondo migliore. Età: 13-15

Per non dimenticare
a cura di Valentina Principi
Mursia, 1995, 172 p. (Questo nostro mondo. Sezione narrativa-documenti)
Auschwitz, Dachau, Flossenbrg, Mauthausen: per ciascuna di queste località tristemente note brani tratti da opere biografiche e autobiografiche di vari autori sulle deportazioni nei lager nazisti. Età: 11-14

Un posto sicuro
Kathy Kacer
Giunti, 2009, 189 p. (Gru 10+. Passato presente)
Edith, ebrea, ha 6 anni quando nel 1938 fugge con la sua famiglia da Vienna per scampare alle persecuzioni razziali e si rifugia prima in Belgio e poi in Francia presso un centro scout, che la accoglie e le salva la vita. Età: 11-14

Prigioniera della storia : Margarete Buber Neumann testimone assoluta
Frediano Sessi
EL, 2005, 125 p., ill. (Sirene)
Nata nel 1901 Margarete Buber Neumann ha vissuto i momenti pi— drammatici del secolo scorso: comunista, deportata nei campi di concentramento nazisti e nei gulag sovietici, conobbe l'anima nera di entrambe le dittature. Età: 12-14

Racconti dell'alloggio segreto
Anna Frank
Einaudi scuola, 1993, xiv, 209 p. (Nuove letture)
Episodi di vita quotidiana, racconti realistici e autobiografici, storie inventate, fiabe e novelle filosofiche, che Anna Frank scrisse nel rifugio segreto. Introduzione, note e apparato didattico per l'approfondimento e la comprensione. Età: 11-14

La ragazza col violino
Virginia Euwer Wolff
Mondadori, 2000, 188 p. (Junior Mondadori. Gaia)
Allegra Shapiro, 11 anni, durante i mesi in cui si esercita con il violino per partecipare a un concorso per giovani musicisti scopre molte cose su se stessa, sugli altri, sulla sua famiglia. Età: 12-14

Ragazzi nella Shoah
Luciana Tedesco
Edizioni Paoline, 2010, 122 p., ill. (Grandi storie giovani lettori)
Giorgio che dovette separarsi dalla famiglia per salvarsi la vita, Eva che dal ghetto di Varsavia pensa al ragazzo che ama e altre ragazze e ragazzi protagonisti di storie di salvezza e morte durante gli anni della Shoah. Età: 11-14

Rosa Bianca
di Roberto Innocenti
2. ed.
La Margherita, 2008, [27] p., ill.
Nella Germania sconvolta dalla dittatura nazista una bambina, Rosa Bianca, scopre l'esistenza di un lager e decide di aiutare gli ebrei che vi sono prigionieri portando loro del cibo. Età: 9-11

Sansone
Kazimierz Brandys
Giunti, 1994, 235 p. (Narrativa per la scuola)
La parabola dell'ebreo polacco Jakub, 17 anni, orfano di padre, durante la persecuzione nazista: l'amicizia con il ricco Tolo, il ghetto, la fuga, la rivolta. Età: 14-16

Il segreto di Mont Brulant
Steven Schnur
Mondadori, 1997, 80 p. (Shorts)
Chi sono i piccoli profughi che nessuno vede fuorch‚ lui nel paese dove ogni estate, dalla fine della seconda guerra mondiale, va a trovare il nonno? Etienne, 11 anni, ebreo francese, che racconta, scoprirà in quei coetanei i fantasmi dell'incubo nazista. Età: 11-13

Il silenzio dei vivi
Elisa Springer
Sansoni, 2003, 153 p. (Fette di melone)
Gli orrori dell'Olocausto attraverso i ricordi autobiografici dell'autrice, un'ebrea austriaca che subì la detenzione e scampò alla morte in ben tre campi di sterminio nazisti: Auschwitz, Bergen Belsen e Theresienstadt. Età: 12-14

Soldatini di piombo : romanzo
Uri Orlev
Nuova ed.
Fabbri, 2003, 358 p. (I Delfini. Classici)
Costretti a nascondersi e mentire, testimoni della morte dei loro cari, deportati, affamati, pidocchiosi: niente sembrerebbe restare dell'infanzia ai fratellini ebrei Mirek e Kazik, eppure continuano a giocare e vivere. Età: 10-14

Sopravvivere coi lupi : dal Belgio all'Ucraina una bambina ebrea attraverso l'Europa nazista
Misha Defonseca
Nuova ed. rivista / con la collaborazione di Marie-Thérèse Cuny
Ponte alle Grazie, 2008, 260 p.
Durante il nazismo una settenne ebrea belga per sfuggire ai rastrellamenti che hanno già deportato i genitori affronta da sola un viaggio per tutta l'Europa, che durerà quattro anni e in cui avrà come unica compagnia i lupi. Età: 11-14

Sotto il cielo d'Europa : ragazze e ragazzi prigionieri dei lager e dei ghetti
Frediano Sessi
Einaudi Ragazzi, 1998, 141 p., ill., c. geogr. (Storia)
Otto storie di adolescenti ambientate perlopiù nei lager nazifascisti, sia italiani sia di altri paesi europei, nei primi anni '40. Età: 11-14

La stella di Esther
Eric Heuvel, Ruud van der Rol, Lies Schippers
Istituto Geografico De Agostini, 2009, 61 p., ill.
Esther, ebrea americana scampata all'Olocausto, con l'aiuto di suo nipote ritrova un vecchio amico che aveva condiviso con i genitori di lei gli ultimi loro momenti di vita in un campo di concentramento. Età: 11-14

La storia di Anne Frank
Menno Metselaar, Ruud van der Rol
Mondadori, 2011, 215 p., ill., foto
La breve vicenda biografica di Anne Frank, tredicenne ebrea tedesca, rifugiatasi con la famiglia in un alloggio segreto ad Amsterdam per sottrarsi alle persecuzioni antisemite del nazismo. Età: 11-14

La storia di Erika
di Ruth Vander Zee e Roberto Innocenti
2. ed.
La Margherita, [2007], [24] p., ill.
Una tedesca ebrea racconta all'autrice il drammatico evento che le permise di sopravvivere nel 1944 a una deportazione nazista, quando i suoi, per una disperata intuizione, la gettarono ancora neonata dal treno in corsa. Età: 9-11

Strudel stories
Joanne Rocklin
Buena Vista, 2001, 123 p., ill. (I libri che accendono)
Rivisitate narrativamente alcune storie della famiglia, ebrea, dell'autrice, dalla vita in Russia all'emigrazione in America, attraverso i drammatici eventi del Novecento, legate fra loro dal dolce più amato: lo strudel. Età: 10-13

La tregua
Primo Levi
Einaudi scuola, 1992, xii, 240 p. (I libri da leggere)
Attraverso l'Europa dilaniata dalla seconda guerra mondiale il lungo viaggio di ritorno verso l'Italia di un gruppo di sopravvissuti ad Auschwitz, tra cui l'autore. Età: 14-16

Trilogia del ritorno
Fred Uhlman
Salani, stampa 2008, 222 p.
L'amicizia tra due ragazzi tedeschi, l'ebreo Hans e il nobile Konradine, apparentemente distrutta dall'ondata nazionalsocialista, si riannoda in modo imprevedibile una trentina d'anni dopo: è il primo di tre romanzi. Età: 11-14

Ultima fermata: Auschwitz : storia di un ragazzo ebreo durante il fascismo
Frediano Sessi
Einaudi Ragazzi, 1996, 146 p., ill. (Storia)
Attraverso prima il suo diario, poi il racconto della sua ragazza, la tragica vicenda dell'ebreo italiano Arturo durante il nazifascismo, dal 1938 al '43, quando a soli 15 anni viene deportato ad Auschwitz. Età: 11-14

La valigia di Hana
Karen Levine
Rizzoli, 2010, 126 p., foto (Rizzoli narrativa)
Nel 2000 la direttrice di un ente di Tokyo dedicato all'Olocausto inizia a cercar notizie sull'ebrea Hana Brady, che aveva 13 anni quando fu uccisa in un lager e la cui valigia, esposta al museo, ha incuriosito i bambini. Età: 10-14

Viaggio verso il sereno
Vanna Cercenà
Einaudi Ragazzi, 2006, 169 p., ill. (Storie e rime)
Dal maggio 1940 al settembre 1943, durante il fortunoso viaggio fluviale - da Bratislava in direzione Palestina - di un gruppo di profughi ebrei in fuga dal nazismo, sette ragazzini stringono fra loro uno speciale legame. Età: 9-11

La vita è bella
Roberto Benigni e Vincenzo Cerami
Einaudi scuola, 1999, 174 p., [16] p. di tav., foto (I libri da leggere)
Sul finire della seconda guerra mondiale l'ebreo Guido viene deportato con figlio e moglie in un campo di sterminio nazista, dove per far sopravvivere il suo bambino gli fa credere che stanno partecipando a un grande gioco. Età: 14-16

Voci dalla Shoah : testimonianze per non dimenticare
La Nuova Italia, 1996, v, 134 p., foto, c. geogr.
Le testimonianze che tre ebrei italiani sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz hanno reso in centinaia di scuole secondarie superiori. Età: 14-18


 




Orti coltivati a libri

Omaggio a Gianni Rodari

Un progetto ideato da Vinicio Ongini, con la collaborazione di LiBeR


Prende avvio nell’ambito del programma di “Libranch’io Ambiente, la scuola che fa i libri”, l’edizione 2010 del concorso nazionale indetto dal Comune di Modena (locandina), il progetto “Orti coltivati a libri” che, nel trentennale della scomparsa di Gianni Rodari, sceglie il personaggio di Cipollino per approfondire la figura di Rodari “ortolano di civiltà”.

Gianni Rodari “ortolano di civiltà”
Il personaggio di Cipollino è stato creato da Gianni Rodari e dall’illustratore Raul Verdini nel 1950, sul giornale per ragazzi “Il pioniere”. È uscito prima a puntate dentro tavole di otto vignette disegnate da Verdini e raccontate da Rodari in quartine di ottonari. Nel 1951, sulla spinta del successo del racconto a puntate, è diventato un libro con il titolo Il romanzo di Cipollino, per le Edizioni di Cultura Sociale, poi riedito con varianti nel 1957, con il titolo Le avventure di Cipollino. L’ultima edizione è dell’editore Einaudi Ragazzi, 2010.
“Cipollino era figlio di Cipollone e aveva 7 fratelli: Cipolletto, Cipollotto, Cipolluccio e così di seguito: gente per bene, ma sfortunata. Cosa volete, quando si nasce cipolle le lacrime sono di casa”. Le cipolle piangono e fanno piangere, le lacrime sono anche un’arma, ne sa qualcosa il pessimo cavalier Pomodoro che in una scena esilarante cerca di tirare il nostro eroe per i capelli: “e capitò quel che doveva capitare, trattandosi dei capelli di Cipollino. Che è, che non è, ad un tratto il feroce Cavaliere si sentì un tremendo pizzicore agli occhi e cominciò a piangere a ruscelli. Le lacrime gli scorrevano giù per le guance a sette a sette. La strada fu subito bagnata come se fosse passato lo spazzino con la pompa. Questa non mi era mai capitata, riflettè stralunato Pomodoro. Infatti, siccome non aveva cuore, non gli era mai capitato di piangere, e poi non aveva mai sbucciato le cipolle…”.
Alla fine dell’avventura, Cipollino, ortaggio povero che vive in una cassetta da ortolano, insieme ad altri poveri, come mastro Uvetta, Zucca, Pirro Porro, Zucchina ed altri personaggi simili, riuscirà a sconfiggere l’autoritario principe Limone e a fondare una Repubblica. Realtà sociale e fantasia si mescolano e toccano temi attualissimi come quelli della giustizia e della solidarietà.
Questo fantastico mondo di frutta e verdura, nato nel clima del dopoguerra, in un’Italia ancora contadina ma anche attiva, fiduciosa nel futuro (certo più di quanto lo sia l’Italia di oggi) può ancora incuriosire e appassionare i piccoli lettori? Cipollino può convivere con i cartoni dei mille canali televisivi, con i Pokemon e i Gormiti? E potrà mai competere un orto, la dimensione dell’orto, emblema di un mondo contadino ormai scomparso, con la tridimensionalità degli occhialetti 3D?  Non resta altro che verificarlo rileggendo ai bambini di oggi Le avventure di Cipollino e poi invitare Cipollino nell’orto, in un orto vero, uno dei tanti che sono sorti in questi anni sulla spinta dell’associazione “Orti di pace”, o della rete degli “Orti in condotta” promossa da Sloow Food o dalle iniziative delle singole scuole, o di ospedali, conventi, o dagli orti di strada realizzati dai gruppi di “guerrilla gardeners”, ricavati anche in zone degradate di città.
Raccontare e coltivare sono due dimensioni complementari, sono esercizi di democrazia. Lo sostiene il regista Ermanno Olmi nel presentare il suo film documentario Terra madre (2009): “La democrazia è fatta di tanti cittadini che la coltivano, come si coltiva un orto; è diventando ortolani di civiltà che si garantisce la democrazia”.

I materiali realizzati da LiBeR
Nel numero 86 di LiBeR, speciale in occasione della Fiera internazionale del libro per ragazzi di Bologna, sono pubblicati vari contributi sui temi del progetto “Orti coltivati a libri”:

pdf_small Le pagine di LiBeR 86 su “Orti coltivati a libri”
Con contributi di Vinicio Ongini, Adriana Querzè e una proposta di lettura da LiBeR Database

LiBeR ha nel tempo pubblicato vari contributi critici e bibliografici sul tema degli orti. Tutti questi materiali costituiscono una base di lavoro importante per gli sviluppi del progetto e vengono qui riproposti:

pdf_small “Orti e giardini da leggere”
Con un contributo di Francesca Brunetti e una proposta di lettura da LiBeR Database, tratti da LiBeR 84 


pdf_small “L’orto... da sfogliare”
Con contributi di Francesca Brunetti e Gianfranco Zavalloni e una proposta di lettura da LiBeR Database, tratti da LiBeR 80


Le altre iniziative in programmazione
Il progetto “Orti coltivati a libri” prevede lo sviluppo di ulteriori iniziative nel corso del 2010:
1. Orti curati dagli alunni delle scuole del territorio con la collaborazione di associazioni di anziani e scuole: veri orti che – oltre agli ortaggi – propongono libri per bambini e ragazzi (con Cipollino o altri libri simili) e installazioni con sagome dei personaggi.
2. Incontri con classi scolastiche di animazione e lettura ad alta voce di Cipollino e altri libri.
3. Giornate di studio su “Gianni Rodari ‘ortolano di civiltà’”: a trent’anni dalla sua scomparsa ricordi, interventi critici di studiosi, autori, personaggi dello spettacolo e testimonianze di esperienze educative con orti.
4. Realizzazione, a cura di LiBeR, di un quaderno rivolto a educatori, insegnanti, bibliotecari, con contributi critici legati alle giornate di studio, elaborati di bambini e scolaresche e piste bibliografiche con libri per bambini e ragazzi, di narrativa e di divulgazione.

Informazioni: Redazione di LiBeR
c/o Idest srl
Via Ombrone 1, 50013 Campi Bisenzio (FI)
Tel. 055 8966577 – Fax 055 8953344
E.mail liber@idest.net

 




Omaggio a J.D. Salinger

Un testo di Antonio Faeti su Il giovane Holden, icona del passato su cui riflettere ancora oggi, prodotto per l’incontro del 20 ottobre 2009 al corso bolognese “Le doppie notti dei tigli”. Un’anticipazione da di LiBeR 85 (gennaio-marzo 2010) in occasione della morte del grande scrittore americano.

 

L’eterno ragazzo della guerra di Corea

di Antonio Faeti

FAETI_1-lezione-thumbErano venuti, dalla Toscana, anche gli amici di LiBeR, per la prima lezione del corso “Le doppie notti dei tigli”, dedicata al romanzo di Salinger Il giovane Holden, e, nel salutarli con gratitudine, avvertivo tutta l’importanza pedagogica di questa presenza. Sì, ho pensato all’Inattuale nel proporre, da ottobre a maggio, la rilettura di 25 libri quasi perduti nell’ambigua luccicanza di ciò che è amato ora, però noi cultori dell’Inattuale possiamo sentirci anche soli, anche perduti in una nebbia di una totale incomprensione.
La lezione è incominciata mentre mi sentivo soprattutto pervaso dalla lontananza storica di Holden; ero reduce da una trepida rilettura che mi aveva immerso non nei primi anni Sessanta – quando ebbi in mano l’edizione einaudiana del volume – ma nel decennio in cui Salinger aveva messo in treno il suo ragazzo bugiardo, allontanandolo dal college. Oggi al cupo, nebbioso tormento degli anni Cinquanta, gli anni che sono davvero di Holden, quasi non si guarda: devo, in questo senso, ricordare come Sergio Bonelli, con una delle sue splendide intuizioni, aveva scelto proprio quel periodo per far vivere, in esso, il suo affascinante Mister No. Sono gli anni della guerra fredda, delle spie, della Corea, dell’“oltre cortina”, del torvo contrapporsi di due identità, Noi e Loro, non sancito dagli assalti come a Verdun o dai massacri come a Oradour, ma da un penetrante senso perenne, onnipresente, di odioso silenzio, di catacombali frenesie tanatologiche, di immane, planetaria menzogna.
Del gelido dubbio mortifero che copre gli anni Cinquanta, Holden è oggi l’icona più sofferta, più autentica, più capace di proporci un paradigma che spiega l’inattualità vera del libro mentre lo rende così dolorosamente tutto nostro. Spinto dall’urgenza della rilettura, ho per la prima volta sottratto il mio Holden all’era dei Beatles, del sorriso di Kennedy, dell’Informale, della Pop Art, della nouvelle vague, del Gruppo 63, per ricondurlo alla caduta di Dien Bien Phu, all’apoteosi delle spie, alla spettrale risonanza occulta della bomba che tanto influì sull’infanzia del maestro dell’horror, Stephen King.
Per capire Holden davvero si dovrebbe organizzare un cineforum, inattuale e profetico come il pensiero di don Primo Mazzolari, che inventò il cineforum. Sono quattro film inquietanti e allusivi, di quelli a cui si affida volentieri quella Storia che non si fida degli storici. Cocktail per un cadavere, del 1948, di Alfred Hitchcock, I vinti di Michelangelo Antonioni, del 1952, I vitelloni, del 1953, di Federico Fellini, Frenesia del delitto, di Richard Fleischer del 1959. In nessun libro che io abbia letto esiste questa condensazione, spettrale e chiarissima, di chiavi interpretative assegnate, con geniale rigore, a quell’età del sospetto (come la chiamò Sarraute) a cui appartiene anche Holden. Con Monaldo che parte solo alla fine, con i “vinti” che avvertono solo il peso di una sconosciuta catastrofe, con i ragazzi di Hitchcock e di Fleischer che uccidono per provare a se stessi che sono vivi, uno squarcio si apre sul gelido decennio della guerra fredda. Si comprende, allora, che l’era delle spie deve avere condizionato in certi modi, nel silenzio, nel timore, nel torpore, le giovani vite di una generazione che doveva usare le metafore perché si sentiva condannata dall’onnipresente sospetto, e solo da quello.
C’è un sintomo notevolissimo a cui si dovrebbe assegnare molta importanza. Perché Holden era apparso tempestivamente da noi: il libro era intitolato Vita da uomo, era stato tradotto da Jacopo Darca nel 1952 per l’editore Gherardo Casini, senza successo. Noi, allora, non potevamo capirlo perché stavamo vivendo una stagione che ci rendeva diversi dai nostri alleati dell’Occidente. Dopo la nostra guerra civile eravamo come i Sudisti e i Nordisti, ma soprattutto eravamo i cittadini di un metaforico Sud, sconfitto e umiliato che cercava vanamente se stesso tra nostalgie torbide e sanguinose censure. Holden, invece, era l’icona legittima di un vero dopoguerra a cui non eravamo ancora pervenuti.
Solo per caso, ovviamente – perché il corso l’avevo progettato e interamente definito in primavera – ho potuto raccogliere via via, nel corso dell’estate, molti articoli scritti a proposito di un misfatto temuto: qualcuno voleva scrivere e stampare un “seguito” di Holden, e Salinger si è battuto contro questa intenzione e ha poi vinto la sua battaglia. I giornali, dell’invisibile autore del Giovane Holden, hanno mostrato il volto novantenne, trasferendo subito, dall’autore al personaggio, considerazioni, valutazioni, ansie, timori. Si vedeva ovunque un terribile volto di vecchio angosciato, un volto pervaso di spettrale tristezza, in cui la protesta si faceva annuncio di morte. E noi che abbiamo amato Holden proprio nella nostra giovinezza, ci sentivamo a disagio, soffrivamo, pativamo, cercando in noi stessi le ragioni della nostra malinconia. Sono un cultore del rifacimento, amo il prolungamento e mi interessano le diramazioni: vedo volentieri Jim vecchio con il volto di Silver, Rossella piena di rughe, i ragazzi della via Pal diventare temuti dirigenti all’epoca di Kadar, ma non sopporto Holden con il volto di Salinger vecchio.
L’icona Holden non può invecchiare, abbiamo assolutamente bisogno di lei, è più importante oggi di quanto lo fosse al suo primo dialogare con i giovani americani di 60 anni fa. Intanto, due libri straordinari sono stati avvicinati a Holden, rendendolo ancora più ricco, colto, oniricamente pervaso di più ampi contenuti: La signorina Else di Schnitzler e I turbamenti del giovane Törless di Musil. Così il valore emblematico di Holden ha acquisito la possibilità di dialogare, di confrontarsi, di cercare un altro spessore metaforico.
Viviamo nell’età del narcisismo di massa, si parla spesso della generazione dei bamboccioni; il colloquio con i giovani, timorosi di lasciarsi andare e compromettersi, rammenta Partinico, i “pizzini”, gli uomini silenziosi nel sole dell’isola; il nuovo rettore dell’ateneo bolognese ha definito analfabeti i giovani che sostengono le prove di accesso alla sua università: che cosa si deve dire di tutti questi sintomi?
In fondo, collegando Holden a uno splendido racconto di Salinger, Un giorno ideale per i pesci banana, si nota un colloquio ancora più rilevante con i temi e i problemi dei nostri giorni. Il protagonista del racconto è un Holden che si suicida, e il dopoguerra americano illuse tanti giovani con la speranza di trovare facilmente i pesci banana.
Con Holden si dovrebbe ritornare ad altre fonti letterarie, forse proprio le stesse che ama anche lui. Infatti il libro di Holden è, appunto, un libro, e non si può eludere la ricerca della responsabilità di chi nega la lettura o la impedisce. Mentre Holden fugge, mente, deride, si astrae, imbroglia, nega, è lui stesso un libro, ovvero è anche il rimedio mentre fa la diagnosi dei mali.
Sembra di poter affermare che si deve tornare a Holden. La volgarità di chi cercava alibi nel silenzio mafioso di chi non ha parole perché teme di compromettersi, non appartiene a Holden, che deride, che in fondo spera, che si rende cavalleresco garante nei confronti della sorellina. Avulso come è dalla storia, dalle date, dai riscontri epocali di un mondo poco studiato, Holden deve essere ritrovato, riletto, sottoposto a nuovo commento. Detesta tutto ciò che è inautentico, conduce questa sua battaglia riga dopo riga, parla in nome del suo autore che, nell’aspro inverno delle Ardenne, smarrì per un po’ la ragione e la ritrovò pagando un prezzo molto alto: la tristezza perenne, un odio per gli altri che rammenta quello di Gulliver, un disprezzo solenne per la futilità vergognosa delle apparenze.
Così attuale, dunque, da ribadire ancora una volta il tema della lettura: perché ci fu chi lo rifiutò in edizione Casini, chi lo definì decadente e dannunziano in edizione Einaudi, ci fu chi lo elesse a figlio del secolo per la sua noncuranza e, soprattutto, ci fu chi non lo lesse mai, chi se ne privò. Siamo sempre in tempo a rimediare.

(da LiBeR 85)
Le illustrazioni sono di Antonio Faeti
© RIPRODUZIONE RISERVATA




Le doppie notti dei tigli

Un corso tenuto da Antonio Faeti che offre letture “passate” in nome di un’inattualità che può sempre affascinare e far riflettere

"Le notti sono tutte doppie", il testo presentato in queste pagine e sul numero 84 di LiBeR, presenta il corso di specializzazione dal titolo “Le doppie notti dei tigli” che Antonio Faeti, ideatore e curatore, ha tenuto a Bologna a partire dal 20 ottobre 2009.
Il corso, rivolto a tutti, ma utile in particolare a insegnanti, bibliotecari, educatori e studenti, è promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
Ogni lezione ha corrisposto a un libro, che il curatore ha scelto, volutamente, nel passato, per contrastare le mode e gli stereotipi che schiacciano l’adolescenza all’interno dell’imperativo che impone di essere attuali.
LiBeR - a partire dal n. 84 fino al n. 87 - ha seguito le tappe di questo percorso, documentandolo attraverso la presentazione di alcune lezioni e di “sottoinsiemi” di autori che lo stesso Antonio Faeti ha portato all’attenzione dei lettori. 

Le notti sono tutte doppie
Il testo di Antonio Faeti che presenta la scelta di libri per i giovani lettori tra giustificazioni e fondamenti pedagogici

Le 25 lezioni
Le schede delle 25 lezioni, nell’ordine in cui sono state presentate nel corso, con approfondimenti e chiavi interpretative dei libri proposti e l'indicazione di opere pittoriche di riferimento.

Le “false copertine”
Una galleria delle immagini disegnate da Antonio Faeti perché “ogni corsista sia reso partecipe anche in questo modo, di quella civiltà del libro e della lettura che è la cornice indispensabile per ogni pedagogia e didattica della lettura”.

Informazioni sul corso
Intervista a Gemma Tampellini, addetta della Fondazione all’organizzazione dell’evento.

Scarica il programma (pdf)
 


Le notti sono tutte doppie

La scelta di libri per i giovani lettori tra giustificazioni e fondamenti pedagogici

Dalle 25 lezioni di pedagogia della lettura che si snoderanno lungo l’anno accademico, scaturiscono dubbi, domande, riflessioni mai sopite negli anni di magistero, sulla possibilità dell’audace offerta di libri nati per adulti, corposi in volume e sostanza, agli adolescenti di oggi. Un’alternativa ai testi specificatamente adolescenziali di cui anche Rodari si diceva un netto oppositore.

di Antonio Faeti

Sono trascorsi 35 anni dal momento in cui cominciai a pensare a un corso simile a quello che inizierò il 27 ottobre. In un periodo di tempo così lungo ho avuto molte occasioni, molti ambiti, molti interlocutori, molte sollecitazioni, ma ho sempre rinviato l’incontro con i dubbi, con le incertezze, con le ansie che si collegano con un corso di questo tipo. A metà degli anni ’70 mi accadde di affrontare, con Gianni Rodari e Natalia Ginzburg, in occasioni diverse, il dilemma pedagogico da cui il corso scaturisce. La scrittrice aveva creato, per la Emme Edizioni di Rosellina Archinto, la collana I pomeriggi, che doveva raccogliere volumi offerti ai lettori adolescenti. Ero stato invitato più volte a presentare la collana e, al momento del dibattito, molti colleghi insegnanti mi domandavano di giustificare, con argomenti più efficaci e robusti di quelli da me usati, la presenza, nella collana, di Tolstoj, della Serao, di Francis Scott Fitzgerald, ovvero di autori che avevano scritto per un pubblico adulto. Erano anni, quelli, in cui gli editori più accorti e sapienti dedicavano particolare cura alla ricerca di testi specificatamente “adolescenziali”; uno di questi libri l’avevo scritto io, I viaggi di Taddeo, accolto con festosa simpatia da Calvino e da Einaudi, presentato briosamente da Umberto Eco: un testo che esisteva soprattutto per contrastare la linea scelta dalla Emme. Poi, in una lunga conversazione con Gianni Rodari, lo sentii splendidamente esporre le ragioni che lo vedevano nettamente contrario all’esistenza di libri specifici per l’adolescenza, tanto che si augurava solo una avventurosa navigazione nell’oceano della grande letteratura. Insieme rammentavamo anche i tempi in cui, fuori dalle chiese, erano esposte le liste con i libri sconsigliati, vietati, proibiti, interdetti, e Gianni mi immaginava, sorridendo, mentre, da adolescente appunto, io ricopiavo i titoli per poi procurarmi quelli più severamente condannati. Le sue risate diventavano irresistibili e incontenibili quando gli facevo notare che l’editore più frequentemente riportato nelle liste nere era un editore di estrema destra come Longanesi: io infatti, avevo letto da ragazzo innumerevoli titoli longanesiani solo perché comparivano negli elenchi odorosi di zolfo: La signora scostumata, Peccatori di provincia, La bandera, Amori d’Oriente... Rideva, l’ottimo comunista Rodari, nel sentire elencare questi velenosissimi titoli giunti in modo così tortuoso all’attenzione di un adolescente.
Io ero però in bilico tra il desiderio di riservare il mio Taddeo agli adolescenti e quello di metter loro in mano il mondo sapiente e derelitto della Serao.
La scelta che mi ha condotto a ideare le 25 lezioni poste sotto il titolo Le doppie notti dei tigli, nasce evidentemente dai dubbi di allora, e questi dubbi saranno ben presenti in ogni lezione del corso.
Esistono, tuttavia, nuovi motivi, più urgenti considerazioni, temi nuovi, rischi nuovi. A metà degli anni ’70 non si parlava ancora di narcisismo di massa (anche se il libro che ne forniva la diagnosi era già stato edito), e pertanto non si sapeva che il terribile morbo attecchisce negli anni dell’adolescenza, quelli in cui si deve individuarlo e aspramente combatterlo. Non si sapeva nulla dei bamboccioni, con la loro equivoca presenza, con le tracce del loro morbo che balzano fuori da tutti i media, vecchi e nuovi. Non si alludeva al peterpannismo, che oggi infuria come un tempo la vecchia Spagnola. Così, con la percezione precisa dell’esistenza di queste epidemie, si deve pensare a un rapporto, tra adolescenza e lettura, che ritrovi le ragioni della Ginzburg e di Rodari. Ma, anche se, dalla scelta dei titoli elencati nel programma del corso, può scaturire un atteggiamento fermo, che ha superato dubbi e incertezze, restano ancora tante domande: in ogni lezione del corso verranno formulate, collocate in vari contesti, messe in relazione con vari temi.
Al di là dei dubbi già presenti 35 anni fa, c’è però un’autobiografia di un lettore che si offrirà nelle lezioni come testimonianza e come fondamento pedagogico da cui partire. Nell’indimenticabile lezione del mio Maestro, di Giovanni Maria Bertin, io ritrovo costantemente l’Inattuale e l’Inautentico, due riferimenti che appaiono vivissimi nella scelta dei titoli delle 25 lezioni. È così evidente, nella mia memoria, il senso di rinnovamento e ridefinizione che provai seguendo le lezioni del 1959-60, dedicate al valore pedagogico dell’ideale estetico, che nella scelta di ogni titolo ho avuto sempre presente quel percorso. Avevo letto, da adolescente, Jules Barbey d’Aurevilly, lo ritrovai nelle lezioni di Bertin, magistralmente collocato fra quanti avevano azzardato la definizione e la proposta di una “pedagogia dell’estetismo”, e quale potrebbe essere, nella bituminosa volgarità del presente, una gloriosa rilettura di un capolavoro dello scrittore francese, quel cavaliere Des Touches, personaggio storico oltre che letterario, e incredibile avo di Louis-Ferdinand Céline? Per Bertin l’istanza della ragione andava sempre confrontata rischiosamente con il disordine esistenziale, due momenti che sembrano in sé condensare il ritratto dell’adolescente di oggi, costretto a rivolgere domande a un babbo Peter che è nel disordine più di lui...
Così, la scelta di ogni titolo dei 25 proposti ha proprio questo fondamento pedagogico: sono tutti inattuali, oscillano tutti tra il disordine esistenziale e l’istanza della ragione. Ci sono inattese convalide, alle quali propriamente non pensavo: quando ho scelto di dedicare la lezione del 23 febbraio 2010 al libro di Willa Cather, La casa del professore, non pensavo in alcun modo che sarebbe stato riedito e riportato in libreria: eccolo lì, tra molte novità inutili, scurrili, banali, questo grande romanzo che conduce le grandi domande di una scrittrice cattolica fino agli scenari che furono poi scoperti e amati da John Ford. Così, con i mezzi di oggi, l’adulto intende far leggere questo libro straordinario a un ragazzino di oggi, può valersi della proiezione di un film memorabile come Sentieri selvaggi, attuare confronti, reciproche correlazioni. Proponendo un volume, oltre a cercare per esso una giustificazione pedagogica, tenterò anche di offrire, ogni volta, le modalità didattiche, i “trucchi”, le cornici, i giochi dei rimandi, i contesti, gli elementi validi e nascosti, insomma tutto quanto, a mio avviso, può garantirgli quel processo di “fascinazione” che lo deve rendere irresistibile agli occhi dei possibili lettori. C’è, anche qui, una calcolata contraddizione: è ovvio che nessun spontaneismo, nessuna pedagogia da cretinismo bamboleggiante, nessuna idiozia da merendine del tipo “diamo loro ciò che desiderano davvero”, si può tollerare in una proposta di questo tipo. Ogni lezione definirà, esplicitamente, un tipo diverso di strategia, perché nessuno può più contare sulle eccitanti liste di proscrizione o sul genio di Leo Longanesi: oggi ogni inferno è artificiale, ogni dannazione è programmata.
Ho, del resto, tentato di collocare nelle 25 lezioni solo testi che io avevo letto nel triennio a cui è rivolta la mia attenzione e sono riuscito a trovare 18 libri molto amati negli anni della scuola media e 7, ai quali non potevo rinunciare, letti invece quando ero ormai un giovane lettore. Le obiezioni più facili da formulare mi sono già ben presenti. Per la lezione del 2 febbraio 2010 è previsto l’esame di un testo, Schiavo d’amore, di William Somerset Maugham, un testo che ho letto mentre frequentavo la seconda media, nell’anno scolastico 1951-1952: oggi, il dubbio preliminare può riguardare la mole di questo sterminato romanzo, a cui si collega il quesito: si può davvero pensare di offrire ai ragazzi di una media di oggi un libro “grosso” come questo? Ebbene: la schiavitù che opprime il giovane Filippo, reso infelice anche da un difetto fisico da cui è tristemente umiliato, è una schiavitù sottratta alle guerre civili, alle emancipazioni, alle redenzioni. Perché Filippo ama follemente Mildred, ma non la stima, anzi è perfettamente in grado di cogliere ogni sfumatura della bassezza morale della ragazza, della sua assoluta volgarità, della sua greve appartenenza a un mondo bieco e ignobile. Ma non è proprio questo l’amore adolescenziale, quello più vero, anzi l’unico? Non ci si innamorava così anche nel 1952, ovvero di quella biondina che faceva la commessa all’Upim, scambiava i congiuntivi con i condizionali, masticava gomma americana in continuazione e si profumava con essenze acquistate nel suo grande magazzino così da assomigliare, olfattivamente, a una cocotte degli anni di Napoleone III?
Un libro, tuttavia, “si porge”; anche Schiavo d’amore è al centro di una specifica pedagogia della lettura che deve renderlo affascinante sfruttando ogni pretesto, ogni allusione, ogni contaminazione, ogni collegamento. Filippo frequenta a Parigi gli Impressionisti, perché vuol fare il pittore: tante pagine fresche, nuove, valide anche oggi, possono essere lette pensando al trionfo attuale di quel movimento pittorico sul quale si appoggiano, ora, tante mostre di carattere speculativo che possono fornire suggestioni. Filippo vive nel passaggio tra il regno di vittoria e quello di Edoardo: è un’epoca affascinante e poco conosciuta, con al centro la guerra anglo-boera che è sempre bene ritrovare e conoscere. Filippo non è certo il solo eroe di Somerset Maugham, un grande romanziere molto letto, con tanti titoli: al mio corso leggerò alcune pagine da Pioggia, un suo lungo racconto che conserva intatto il suo fascino. La stessa figura dello scrittore si presta a eccitanti esplorazioni: lo “schiavo” era lui, il romanzo è in gran parte autobiografico...
Il corso di pedagogia della lettura e dell’immaginario che tengo nell’ambito del “Progetto Rocchetta Mattei” della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, è alla sua terza edizione. Nelle 25 lezioni distribuirò 25 “false copertine” da me disegnate, perché ogni corsista sia reso partecipe anche in questo modo, di quella civiltà del libro e della lettura che è la cornice indispensabile per ogni pedagogia e didattica della lettura. La “falsa copertina” creata per l’impossibile edizione di Schiavo d’amore, raffigura un angolo di giardino, con rovine, dove due donne eleganti e dignitose sembrano fare da sfondo a una terza donna che appare molto simile alle fanciulle mediocremente depravate, icone ribadite dell’eros tra Ottocento e Novecento. È una copertina molto diversa da quella del sommo Giorgio Tabet, voluta da Mondadori per l’Omnibus in cui aveva collocato Schiavo d’amore. A mio avviso, la cultura delle copertine è parte integrante della pedagogia della lettura.
Dal libro di William Somerset Maugham è stata tratta, insieme ad altre due, la versione cinematografica del 1934, con Leslie Howard nella parte di Filippo e Bette Davis in quella di Mildred: con i mezzi di oggi si può tutto, così non perdo la speranza e suggerisco l’utilizzazione delle immagini, indico la figura di un pittore adatto ad accompagnare le pagine di Schiavo d’amore, così come collego un pittore agli altri 24 testi. La scelta di Paul Gauguin per Schiavo d’amore è semplice, quasi obbligatoria, perché La luna e sei soldi di William Somerset Maugham è la vita romanzata del pittore, ma potrebbe accompagnare benissimo la lettura della vita di Filippo.
In ogni lezione anche le immagini, quindi, una raccomandazione pedagogica che risale al mio Guardare le figure, che è del 1972. Ma la suggestione iconografica non può distrarre da un compito fondamentale: la lettura ad alta voce di molti brani tratti dal libro. Schiavo d’amore è stato così famoso e presente nell’immaginario degli italiani da indurre la RAI a produrre una versione radiofonica del romanzo. Non si raccomanda mai abbastanza di teatralizzare senza timori quel tipo di lettura.
Eccomi alla vigilia del corso, con gli stessi dubbi da cui ero preso il pomeriggio del primo ottobre 1959, mezzo secolo fa, quando scesi dalla corriera per incontrare i 17 alunni della quinta maschile di Castelletto di Serravalle capoluogo, i miei primi scolari. I dubbi attuali sono semplici da elencare anche se sono drammatici nella sostanza. Del primo ho già trattato: è valida questa proposta che consiste nell’offrire libri creati per un pubblico adulto ad adolescenti di cui si dice e si scrive tanto male? E loro, i titoli, con le false copertine, con i miei 25 commenti da offrire di volta in volta ai corsisti, il pittore di turno... tutto questo doveva esistere proprio così?
La pedagogia del dubbio è sorella della pedagogia della lettura. Conoscevo un libro di propaganda bellicista, molto famoso un tempo, che era piacevolmente intitolato Gli Unni e gli altri. Ne sono sempre stato condizionato, anche perché sono irriducibilmente italiano. In Italia gli “altri”, cioè i lettori, sono pochissimi, gli Unni, cioè i non lettori, sono tantissimi. Ma sono anche poco belli da guardare, gli Unni non lettori. Ritornerò su questo tema, in molti modi, dal 20 ottobre 2009 al 18 maggio 2010.

(da LiBeR 84)




I 25 libri

Le schede delle 25 lezioni di Antonio Faeti, nell’ordine in cui sono state presentate nel corso, con approfondimenti e chiavi interpretative dei libri proposti e l'indicazione di opere pittoriche di riferimento

Lezione 1 - Il giovane Holden di Jerome David Salinger
Lezione 2 - L’isola di Arturo di Elsa Morante
Lezione 3 - Il grande Meaulnes di Alain-Fournier
Lezione 4 - Kim di Rudyard Kipling
Lezione 5 - Occhi nel buio di Barbara Vine
Lezione 6 - Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini
Lezione 7 - I quarantanove racconti di Ernest Hemingway
Lezione 8 - La Certosa di Parma di Stendhal
Lezione 9 - Il diario di Anna Frank
Lezione 10 - I racconti di Edgar Allan Poe
Lezione 11 - Cinque storie ferraresi di Giorgio Bassani
Lezione 12 - Schiavo d’amore di William Somerset Maugham
Lezione 13 - Lessico famigliare di Natalia Ginzburg
Lezione 14 - E le stelle stanno a guardare di Archibald Joseph Cronin
Lezione 15 - La casa del professore di Willa Cather
Lezione 16 - Bonjour tristesse di Françoise Sagan
Lezione 17 - Il cucciolo di Marjorie Kinnan Rawlings
Lezione 18 - La stanza del vescovo di Piero Chiara
Lezione 19 - Dio di illusioni di Donna Tartt
Lezione 20 - Rebecca di Daphne Du Maurier
Lezione 21 - La valle della luna di Jack London
Lezione 22 - Furore di John Steinbeck
Lezione 23 - Il buio oltre la siepe di Harper Lee
Lezione 24 - Di qua dal paradiso di Francis Scott Fitzgerald
Lezione 25 - IT di Stephen King



Lezione 1 - Il giovane Holden
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Il giovane Holden (1951)
di Jerome David Salinger, New York, 1919-2010

E' il romanzo estatico, malinconico, oblique e spassoso di un adolescente che lotta contro il mondo adulto perché gli sembra fatuo, ridicolo, vuotamente burbanzoso. All'adultità inconsistente e scenografica, Holden oppone una sincerità filosofica, fondata sul paradosso perché, in realtà, ben oltre lo spettacolo dei suoi surreali paradossi, questo adoloscente scruta nel buio di un lutto per lui intollerabile fin da quando ha perduto suo fratello Allie.
Si avverte molto il senso di quella tragedia priva di ogni senso che fu per Salinger la seconda guerra mondiale, entro i cui eventi rischiò anche di impazzire, come racconta nello stupendo racconto Per Esmé: con amore e squallore.
Per creare un utile contesto interpretativo servono soprattutto gli altri libri di Salinger: Nove racconti, Franny e Zooey, Alzate l'architrave, carpentieri. Ma occorre ritrovare, storicamente, il senso del cupo dopoguerra americano, del maccartismo, della caccia alle streghe, della guerra di Corea, dell'incombere di una catastrofe nucleare. Così Holden diventa l'emblema di un dissidio che si palesa anche oggi: di fronte ai disastri, privi di fondamento intrerpretativo, di un mondo adulto oscuro e mentitore, non c'è che questa opposizione astratta e paradossale, in cui si configura la lotta eterna tra Autentico e Inautentico, tra ricerca del senso e manierismo glaciale.
Il giovane Salinger di Romano Giachetti e Alla ricerca di Salinger di Ian Hamilton, raccontano molte cose su uno scrittore che fugge dai media, si nasconde, tace, scompare. E un'utile chiave interpretativa si ottiene dal confronto con l'opera di Truman Capote che presentò un'America parallela a quella di Holden e rise di un ambiguo, doloroso sconforto, mentre condannava delitti e passioni di una società in maschera.

Il pittore di riferimento è David Hockney (1937)


Lezione 15 – La casa del professore
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


La casa del professore (1925)
di Willa Cather, 1873-1947


È una storia misteriosa e vibrante che può piacere agli adolescenti soprattutto perché contiene il ragguaglio struggente sulla giovane vita di un geniale ragazzo, capace, per la sua precoce bravura, di compiere studi fondamentali intorno a un'antica, misteriosa civiltà, senza però cogliere il frutto delle sue fatiche perché la morte lo raggiunge subito nelle trincee della Grande Guerra. Così, mentre il giovane Tom Outland scompare per sempre, tocca al suo maestro, il professor Godfrey St.Peter, l'onore di portare a termine l'impresa, risistemando intuizioni, approfondendo certe parti, dando piena forma ad appunti e a memorie.
Nei grandi libri della scrittrice cattolica americana Willa Cather si hanno spesso questi intrecci dolenti di vita, destino, speranze, misteriose premonizioni.
L'antica civiltà ritrovata da Tom Outland era fiorita nella Blue Mesa del New Mexico, un territorio amatissimo dai cultori del cinema di John Ford e anche dai lettori di fumetti, perché tra quelle gole misteriose, accanto alle città scavate nella roccia, presso i pueblos abbandonati, si svolgono le avventure di Tex Willer. Giovanni Luigi Bonelli amò quel territorio, così come lo ama il figlio Sergio, e spesso, sceneggiando le avventure del loro famosissimo ranger, i due autori hanno avvertito tutto il senso di struggente mistero che pervade quei luoghi e li rende unici al mondo. Sempre nel territorio in cui Tom Outland ricercò e scoprì, visse per qualche tempo il grande storico dell'arte Aby Warburg che volle farsi fotografare proprio in mezzo alle rocce piene di misteri e di occulti messaggi. Non è irriverente notare che il sommo Carl Barks, narratore delle più belle storie di Paperino era un cultore dello Spanish West e ambientava irresistibili episodi in questi paesaggi.

Il pittore di riferimento è Thomas Hart Benton (1889-1975)



Lezione 16 – Bonjour tristesse
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Bonjour tristesse (1954)
di Françoise Sagan, 1935-2004

Il libro è stato appena riedito, a 55 anni dal suo trionfo mondiale fondato su decine di milioni di copie; l'autrice è morta da 5 anni: della diciannovenne che, con un romanzo, diede il volto a un'epoca, restava solo il ricordo, perché Sagan, malgrado avesse prodotto tante altre opere di successo, era sprofondata nell'amarissimo labirinto di una vita sbagliata, piena di umiliazioni. Ma la ragazzina protagonista del suo primo romanzo ha una caratteristica che le può consentire, anche oggi, di entrare in modo utile nell'immaginario adolescenziale. I suoi turbamenti, le sue ansie, le sue malinconie, la stessa fredda determinazione con cui conduce fino a un incidente mortale la donna con cui suo padre sta per risposarsi, non direbbero nulla se non fossero riportati, molto strettamente, alla Francia, ma anche all'Italia, del 1954. Questo perché c'era allora, tra i due paesi, un parallelismo storico-politico su cui è molto interessante indagare. Con la sconfitta di Dien Bien Phu la Francia si avviava a liquidare il suo immenso impero coloniale, così come aveva fatto l'Italia qualche anno prima; i conti mai fatti davvero con la disfatta del Quaranta e con i quattro anni di occupazione tedesca, ora ritornavano attuali, dopo un altro disastro militare.
I giovani come la Sagan e come la protagonista del suo libro vogliono soprattutto dire agli adulti che non vogliono più essere coinvolti nei loro disastri e pretendono di essere ascoltati anche in modo perentorio. Ma diventano, soprattutto, gli emblemi di quella malinconia, di quella tristezza, di quel sentimento impreciso e dolente che, fin dal titolo, domina il volume.
Mentre Claudio Villa canta Buongiorno tristezza, l'Italia del 1954 segue le grigie vicissitudini del "caso Montesi", teme di perdere Trieste per sempre, pensa di essere ripiombata nella coltre di inibente perbenismo rotta nel 1945.

Il pittore di riferimento è Maurice Utrillo (1883-1955)



Lezione 17 – Il cucciolo
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Il cucciolo (1953)
di Marjorie Kinnan Rawlings, 1896-1953

Agli adolescenti di oggi, un adolescente di ieri, quel Jody che vive la sua avventura umana nel corso dell'espansione pionieristica di fine Ottocento, si presenta sotto due aspetti, entrambi capaci di attrarre, di comunicare, di far crescere. Al centro della prima parte della sua evoluzione c'è l'amore totalizzante per Flag, il cucciolo, il cerbiatto meraviglioso che porta fino a lui il senso di una natura fuggevole e lieta, densa di brevi estasi che regalano amore, felicità, freschezza. Con l'amicizia che lo lega a Flag, tutto viene ridefinito e ridimensionato: l'aspra distanza che la madre mantiene nei suoi confronti dopo tanti figli perduti, l'invidia per i Forrester che sono in tanti e dominano la foresta, il rispetto e la pena per il padre che invece combatte da solo la battaglia per la vita. La Florida, che è la frontiera naturale di questa espansione, non possiede quel volto equivoco nato dagli errori di un ecologismo modaiolo e di maniera: non contiene una natura buona, non cela un'ostilità deterministica. Mentre si passa dal primo al secondo aspetto, si scopre, con Jody e con gli adolescenti capaci di decifrarlo davvero, che la natura si lega davvero solo al lavoro dell'uomo. Così l'adolescente che gioca con Flag in riva la ruscello non può durare per sempre e dice agli adolescenti che l'adolescenza non è eterna, che si cresce, che ci si sacrifica, che tutto nasce dal lavoro.
Un'etica perentoria, severissima, che non nasce dai sermoni o dai predicozzi, ma scaturisce dall'osservazione e dalla sofferenza, un'etica indispensabile mentre la natura è oggi umiliata dalla televisione delle merendine. Jody non crescerà bamboccione e narcisista, il bosco, la fame, il lavoro, la sofferenza ne faranno semplicemente un uomo vero.
Il film Il cucciolo di Clarence Brown, del 1946, con Gregory Peck nella parte del padre, andrebbe ritrovato e utilizzato.

Il pittore di riferimento è Ned Young


Lezione 18 – La stanza del vescovo
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


La stanza del vescovo (1976)
di Piero Chiara, 1913-1986

Ci sono varie complesse ragioni che inducono a proporre, a una lettura adolescenziale, l'opera di Piero Chiara. Lo scrittore è un osservatore molto particolare che, per definire la propria ottica insolita e finissima, utilizza l'ermeneutica del racconto poliziesco, la finezza percettiva della tradizione libertina, lo sguardo che si rende sociologicamente acuto spiando la nascosta complessità della vita di provincia. E questa, per altro, non è la provincia centro-italica a cui film, romanzi, sceneggiati televisivi ci hanno da tempo abituati, ma è l'inconsueto Nord Italia dei laghi, delle valli, delle ampie superfici coltivate a riso.
Così Chiara si offre agli adolescenti, che hanno proprio bisogno di un "maestro di osservazione" che diriga il loro sguardo verso fatti, persone, figure, stereotipi, sui quali solitamente i giovanissimi non indugiano perché condizionati da modelli inibenti, planetari, privi di spessore.
Anche l'anno, il 1946, scelto per ambientare in esso il succedersi di queste storie di provincia, è fondamentale nei confronti di un'ottica da proporre agli adolescenti. È un anno, infatti, che contiene dubbi, incertezze, misteri, incongruenze, perché la guerra ha sconvolto anime, luoghi, cose, regole, consuetudini. Un anno, pertanto, da proporre in quanto tale alla percezione degli adolescenti sempre sospesa tra creatività e stereotipi.
Un dubbio può cogliere il pedagogista della lettura che si azzarda a proporre Chiara agli adolescenti, e riguarda l'abbondanza dell'eros, tipica sempre di questo autore, ma qui soprattutto significativa. Abbandonati ormai i vecchi, patetici schemi dell'"educazione sessuale", si pensa che un eros colto, definito da una specifica antropologia culturale, possa suscitare discussioni, richieste di informazioni, voglia di capire.
Nel film di Dino Risi, del 1977, La stanza del vescovo, trionfa un grande Ugo Tognazzi.

Il pittore di riferimento è Leo Longanesi



Lezione 19 – Dio di illusioni
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Dio di illusioni (1992)
di Donna Tartt, 1963-


Ogni insegnante sa di poter deludere i propri alunni, se poi è abbastanza vecchio, disincantato, esperto, navigato, è sicuro che prima o poi li deluderà. Ma l'insegnante che può diventare "dio di illusioni" è invece un insegnante raro, pieno di complesse caratteristiche, ricco di componenti quasi impossibili da decifrare. Scritto da una ragazza - che con questo libro conseguì un successo mondiale incredibile ma non si lasciò traviare e produsse poi un solo altro romanzo - il libro è una delle opere migliori di quel filone scolastico che rappresenta una delle grandi partizioni della letteratura.
Nelle pagine di questo libro è raccolta, con minuziosa passione, una vicenda che, con modi e tempi diversi hanno vissuto tutti quelli che, più o meno lungamente, sono stati a scuola. È infatti impossibile non illudersi mai, non creare miti, non elaborare stereotipi la cui credibilità può anche essere inesistente. L'evoluzione, la crescita, la coscienza di sé, ma anche l'accettazione acritica del proprio narcisismo, decidono poi il destino del rapporto dell'alunno con il docente, così come si legge non solo in opere di finzione ma in memorie dettagliate, documentate, credibili. Il "dio di illusioni" è reso complesso dalla impossibilità, che è pedagogica, di definire quali suoi atteggiamenti e quali contributi degli alunni hanno contribuito a porlo sull'altare. E poi c'è il contesto, che è il topos forse più noto nel cinema, nei romanzi, nei fumetti, nelle canzoni, nei prodotti televisivi: è sempre il college, spazio offerto a infinite rivisitazioni, luogo di gioie e di tormenti, insostituibile teatro di molte iniziazioni. Gli adolescenti indotti a leggere questo romanzo, troveranno nelle sue pagine larga parte di sé, avvertendo che esiste un'età, che esiste una sfera di rapporti, che esistono occasioni a cui non si sfugge.
L'attimo fuggente di Peter Weir del 1989 è il naturale completamento filmico del libro.

Il pittore di riferimento è Joseph Cornell (1903-1972)



Lezione 20 - Rebecca
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Rebecca (1938)
di Daphne Du Maurier, 1907-1989

Rebecca deve, a un tempo, al genio di Alfred Hitchcock, che lo trasferì al cinema nel 1940, una splendida rilettura per immagini ma anche una ermeneutica limitativa che ne ha molto abbassato i livelli di lettura. Ma a una lettura adolescenziale – che per questo libro è poi l'unica davvero lecita e determinante – tutti i temi veri del romanzo riappaiono a rendere possibile una intensa ermeneutica da non lasciare smarrire. C'è il rapporto tra Amore e Morte, quello che, insieme alla Carne e il Diavolo (qui sottaciuti) definisce una linea interpretativa che va dai romantici fino ai poemi medioevali. C'è la Memoria, che si confonde, si smarrisce, si ritrova, tra i meandri di una vicenda dotata di un "prima", quello della Prima Moglie, in cui il tempo è condizionante, ricattatore, ossessionante. Gli adolescenti che oggi ricevono le turpitudini multimediali sugli amori scurrili raccontati poveramente, qui ritrovano il senso misterioso di un sentimento complicatissimo che l'autrice volutamente non decifra e non disvela. Giustamente, gli adolescenti non vedranno scodellata una miserevole soluzione, perché non accade così nella vita, dove tutto è complesso, indecifrabile, ossessivo, incerto, rabbuiato. L'amore vero può essere quello della governante per la splendida padrona, di Maxim per la sua "seconda moglie", di Rebecca per l'eros e per la vita, di Daphne per la sua lucente e tetra Cornovaglia. E, come l'amore, neppure il volgere del tempo si decifra davvero: questo è un romanzo che può far crescere, che può far maturare. Esce infatti dalle livide certezze offerte dai magazine femminili dei grandi quotidiani, ma, proprio come Rebecca, è passionale, vitalista, ingordo. Romanzo di formazione, anche, perché quando la "seconda signora De Winter" comincia a scrivere, si comprende che è maturata e che ora "sa".

I pittori di riferimento sono quelli di Bloomsbury e Dora Carrington



Lezione 21 – La valle della luna
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


La valle della luna (1913)
di Jack London, 1876-1916

Forse esiste, come il grande Wilson diceva di Kipling, un "London che nessuno ha letto", perché La valle della luna, fra i 49 volumi dello scrittore, è citato molto raramente e certo non può competere con Martin Eden o con Il richiamo della foresta.
London, inventore di grandi personaggi e narratore di terribili avventure vissute sui mari e sui ghiacci, era anche molto attento ai temi sociali che compaiono con toni corruschi in libri come Il popolo dell'abisso o Il tallone di ferro, ma nelle pagine de La valle della luna c'è ancora un altro London, quello che verrà ritrovato nel '68, quello che anticipa molte tematiche dei "figli dei fiori".
Nel romanzo c'è un messaggio molto preciso rivolto direttamente agli adolescenti, nel 1913 come oggi. E non stupisce il fatto che nessuno lo ritrovi, che non venga più riproposto, che non se ne parli.
Morto suicida a 40 anni, mentre era lo scrittore più letto e meglio pagato al mondo, London non uscì mai davvero da quella sua eterna adolescenza che lo avvicina a un altro scrittore morto suicida anche lui, Ernest Hemingway, che nel Grande fiume dai due cuori mostra di aver letto e amato La valle della luna.
Lo sguardo adolescenziale sempre vivo e vero in lui gli fa osservare con partecipe adesione questa coppia di innamorati che fuggono dai miasmi, dalla corruzione, dall'invivibilità di un grande centro urbano – uno di quelli in cui agonizza il "popolo dell'abisso" – per andare a cercare il luogo sognato, prefigurato, amato, che loro chiamano "la valle della luna". E, pur con fatiche e sofferenze, lo troveranno e in esso vivranno, perché questa utopia non si trasforma in distopia.
La realizzazione di un sogno ben condiviso dagli adolescenti di oggi, il chiaro messaggio di una speranza che diventa realtà, l'incredibile attualità di questa fuga dai miasmi materiali e morali rendono questo libro davvero unico in una biblioteca dell'adolescenza.

Il pittore di riferimento è Andrew Wyeth (1917-2009)



Lezione 22 – Furore
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Furore (1939)
di John Steinbeck, 1902-1968

Con la narrazione intensa e dolorosa del viaggio che porta la famiglia Joad dalla fame dell'Oklahoma alla speranza della California, Steinbeck ha volutamente creato un romanzo biblico, anche pensando che i fuggiaschi non troveranno l'Eden ma altra fame, ricatti, morti, ingiustizia.
Agli adolescenti di oggi che vivono una crisi spesso paragonata a quella del 1929, vissuta dai Joad, Furore può offrire i ritmi di un'incalzante avventura ma anche il senso profondo di una catastrofe che comincia nelle sale di contrattazione delle Borse e poi si spinge fino alle piccole vite dei contadini dell'Oklahoma. Il messaggio è chiaro, ma va ribadito in mezzo alla perdita di responsabilità, al narcisismo di massa, alle vite distratte e smarrite di tanti giovanissimi.
Amatissimo dai lettori di tutto il mondo, Furore fu spesso accusato dai critici di raccontare i Joad con eccessi di sentimentalismo via via ricorrenti. Nel contesto letterario attuale, questa interpretazione, di per sé assurda, non trova più alcuna ragione di esistere perché, purtroppo, ogni telegiornale ci mostra i nuovi Joad che arrivano a Lampedusa sulle carrette del mare.
Agli adolescenti, Furore chiede una assunzione di responsabilità, chiede una partecipazione vera ai fatti dell'esistenza, chiede di ridefinire un'ottica in cui l'osservazione vera dell'asprezza del vivere sia sempre presente, senza futilità, evasioni nell'effimero, notti del sabato sera, disimpegni vari. Il Grande Paese delle ricchezze infinite, il "Paese di Dio" dove tutti potevano arricchire, l'America dei nostri emigranti, ospitava anche la fuga disperata dei Joad che svelò altri scenari, raccontò storie diverse. Questa, di per sé, è una lezione.
Nel 1940, il grande John Ford ricavò dal libro il suo Furore, uno dei suoi film più belli, più degni di un'attenzione visiva che coglie i "grappoli dell'ira" nell'uso mirabile del chiaroscuro.

Il pittore di riferimento è Ben Shahn (1898-1969)



Lezione 23 – Il buio oltre la siepe
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Il buio oltre la siepe (1960)
di Harper Lee, 1926-

A rendere leggendario questo romanzo c'è anche il fatto che l'autrice, dopo averlo pubblicato a trentaquattro anni, non consegnò più nulla a nessun editore.
Con l'adolescente protagonista, quella Scout che è presente sempre, nelle ansiogene vicende di questo romanzo, Il buio oltre la siepe ha un posto tutto suo nelle letture per i giovanissimi. Nell'Alabama della grande depressione, l'avvocato Atticus Finch tratta sempre Scout e suo fratello Jem come se fossero adulti. Atticus è vedovo e fonda la sua pedagogia su una coerenza sempre ribadita che esige anche dai figli. Dovrà, pertanto, rischiare tremendamente, e far rischiare, quando nell'atmosfera terrificante del Sud razzista accetterà di difendere un nero, Tom Robinson, falsamente accusato di stupro. Atticus vince il processo ma Bob Ewell tenta di punirlo sia aizzando la folla – come avvocato dell'accusa – perché sottoponga Tom al linciaggio, sia assalendo di notte Jem e Scout. Ma, a questo punto, i percorsi separati dell'avvocato e degli adolescenti si congiungono e una scura leggenda mostra un salvifico benefattore. A sottrarre i due ragazzi alla morte è Boo Radley, il misterioso vicino di casa, che non esce mai, viene creduto un mostro, è una leggenda locale e, al momento giusto, appare e regala la vita a Jem e a Scout.
Per Harper Lee l'adolescenza è il momento ideale e unico per la lotta contro i pregiudizi di ogni tipo, perché proprio in questo arco di età essi sono maggiormente in grado di attecchire. Proprio come il suo Atticus Finch, Harper Lee crede solo nell'assunzione delle responsabilità, il suo libro è fondato su una pedagogia coerente, severa, che si oppone ai compromessi, non accetta bieche mediazioni, non vuole patteggiamenti, non colleziona attenuanti.
Nel 1962 il regista Robert Mulligan affidò il ruolo di Atticus Finch a Gregory Peck, e il grande attore raggiunse così il vertice della sua luminosa carriera.

Il pittore di riferimento è Barry Moser



Lezione 24 – Di qua dal paradiso
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Di qua dal paradiso (1920)
di Francis Scott Fitzgerald, 1896-1940


Scritto da un ventiquattrenne, il libro si prestò davvero a diventare il manifesto di quella generazione che, formata interamente dalle trincee sanguinose della Grande Guerra, viveva propriamente "di qua dal paradiso" perché aveva veduto subito scomparire i primi sogni, le prime estasi, le prime speranze. Il racconto, però, deve e può indirizzarsi agli adolescenti di oggi perché si collega, soprattutto, all'eterno tema adolescenziale delle illusioni perdute, della educazioni sentimentali, delle ultime lettere, del diavolo in corpo.
In una lettura attuale non si possono sprecare tutti i collegamenti che il libro richiede con la storia, con gli avvenimenti non solo americani, ma italiani e tedeschi in particolare. Perché è inevitabile pensare che si ritenessero "di qua dal paradiso" anche i legionari fiumani – molto fitzgeraldiani – di D'Annunzio, anche gli arditi di Piazza San Sepolcro, anche i ragazzi berlinesi che non videro in tempo l'uovo nel serpente e cominciarono a sfilare di nuovo con diverse camicie.
Il libro di Fitzgerald, fra i romanzi adatti per far nascere una lettura adolescenziale, trova però nella scrittura il suo momento più felice, perché lascia filtrare, in modo unitario, ansie e speranze, dubbi e amori, estasi e delusioni. Ben oltre la delicatezza poetica da cui è pervaso, si offre anche come un documento, come una prova speciale, e forse unica, di quella dimensione dell'esistere che gli adolescenti, oggi come allora, sentono propria davvero. Ritmi forsennati, pause non spiegabili, contraddizioni accettate e ribadite, clima di sospensione e di attesa: oggi più che mai ci si sente di qua dal paradiso.
Con Tenera è la notte, con Il grande Gatsby, con i racconti, si completa un tessuto letterario che, a soli 44 anni si interruppe in un certo inferno.

Il pittore di riferimento è Norman Rockwell (1894-1978)



Lezione 14 – E le stelle stanno a guardare
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


E le stelle stanno a guardare (1935)
di Archibald Joseph Cronin, 1896-1981

Medico egli stesso tra i minatori del Galles, Cronin ha collocato in questo romanzo l'attenta osservazione di un mondo fortemente emblematico, perché la miniera è uno degli spazi, non solo reali ma anche immaginativi, in cui scrittori, pittori, registi cinematografici hanno saputo trovare dignità, sofferenza, coraggio, e anche mistero e grandezza. Con l'evidente pessimismo del titolo, in cui si palesa l'indifferenza del mondo nei confronti di chi fatica, soffre, muore, Cronin ha però voluto rendere, con accigliata onestà, anche il senso di una singolare avventura umana, perché il suo protagonista si impegna nella lotta sindacale e politica, esce dalla miniera, viene eletto deputato, ma la forza bruta di una società che non consente ascesa e mobilità lo riporta poi laggiù, con la pallida luce indifferente di stelle vere e metaforiche.
Un libro molto adatto per narrare all'adolescenza quanto seria, dura, impegnativa sia la vita e come non si possa evitare di dotarsi di una capacità di soffrire, di combattere, di non fuggire di fronte all'implacabile severità degli eventi.
Si deve accostare il Cronin severissimo cronista delle nefandezze della medicina, quello del romanzo La cittadella, al Cronin che descrive i minatori, ma anche Anni verdi può completare un itinerario di lettura adatto agli adolescenti.
Il capolavoro del regista tedesco Georg Wilhelm Pabst, La tragedia della miniera, del 1931, può completare un intenso e coerente itinerario. Ma, fra i non pochi romanzi "minerari", quello che appare più misterioso e seducente è senza dubbio il troppo poco conosciuto Le indie nere, di Jules Verne, con il quale si può utilmente affiancare alla diagnosi sociale di Cronin l'inarrivabile potenza visionaria dello scrittore francese.

Il pittore di riferimento è Lovis Corinth (1858-1925)



Lezione 13 – Lessico famigliare
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Lessico famigliare (1963)
di Natalia Ginzburg, 1916-1991

Una famiglia speciale che rappresenta, da sola, tutta un'Italia emblematica, sapiente, lucida nella forza intellettuale e coraggiosa nelle scelte politiche. Una storia unica che congiunge l'Italia di Leone a quella di Carlo, sempre comprendendo il coraggio delle scelte, fino alla morte per le torture subite a via Tasso e la capacità di rinnovare profondamente la ricerca storica.
Ma Natalia può davvero offrire agli adolescenti il senso più vero e profondo di uno straordinario itinerario culturale, perché sa valersi di una lingua limpidamente gradevole, che affascina e diverte, pur rispettando la complessità di una lunga stagione storica. Il lessico, infatti, non si lega a un intimismo privato, del tutto chiuso nei confronti di vicende, pubbliche tragedie, peripezie che rendono cupa e sofferente l'Italia tra le due guerre. Qui la famiglia non è il baluardo in cui nascondersi e soprattutto non è un alibi come quelli che in Italia servono a giustificare tanti pessimi comportamenti. Gli scambi, gli incontri, la partecipazione a grandi fatti storici, la vivacità del rapporto con la cultura pervadono questo lessico, poiché esso consente di tener vivo il colloquio con una città straordinaria, quella Torino di Giulio Einaudi, di Cesare Pavese, di Augusto Monti, dello stesso Leone Ginzburg in cui nasceva, nel 1933, la casa dello Struzzo, la memorabile dispensatrice di cultura che con le sue collezioni ha scandito il cammino di un robusto rinnovamento di tutta la nostra cultura.
Pensando alla creazione di un rapporto degli adolescenti con la lettura, si devono accostare al suo Lessico gli altri libri in cui, con ottiche molto diverse, Natalia ha ritratto ancora altre famiglie. Forse fra questi, il più utile per il raffronto è La famiglia Manzoni, mentre Le piccole virtù precede il Lessico e Caro Michele ne prolunga gli sviluppi.

Il pittore di riferimento è Carlo levi (1902-1975)



Lezione 2 – L’isola di Arturo
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


L’isola di Arturo (1957)
di Elsa Morante, 1912-1985

Per l’adolescente, suggerisce la scrittrice, la vita è solo mistero, è solo ombra, è un succedersi di agguati, di sorprese tenebrose, di sconcertanti acquisizioni. E un’isola è il teatro naturale di questa commedia che va avanti, di atto in atto, sempre con nuove prese di coscienza dirette verso quel mistero finale che completa l’itinerario nell’ombra, nel buio, nel dolore. La stessa Elsa Morante ha poi creato lo scenario storico-politico sul quale collocare il suo Arturo: La Storia, infatti, contiene date, esempi, trame, episodi che dicono quale sia l’Italia che contiene l’isola del suo adolescente.
I momenti che si succedono nella vicenda di Arturo sono arcani, densi di fascino, ricchi di misteriose implicazioni, però è sempre possibile ricondurli ai grandi paradigmi che ritmano il percorso adolescenziale. L’attenzione che è rivolta a questa età, fondamentale in ogni vita, non sembra adatta, secondo la Morante, a cogliere davvero il senso di certi atteggiamenti o di certe sorprendenti esibizioni. Così ha costruito essenzialmente un ritmo dotato di una speciale capacità di attrazione che ci conduce proprio all’interno di quella dimensione tanto vietata agli adulti e così circoscritta da sembrare, appunto, un’Isola.
Dal lontano 1957, non ci sono stati veri cambiamenti entro questo itinerario fatto soprattutto di passaggi, di attraversamenti, di perigliosi appuntamenti. L’adolescenza dev’essere ancora guardata così, con l’occhio disponibile e partecipe di una scrittrice che osservò per tutta la vita il dolore degli umili e la distanza della diversità.
In una lettura adolescenziale, questo libro può diventare il vero sostituto degli antichi riti di iniziazione perché di essi ha la qualità antropologico-culturale, mentre conserva anche l’arcano sapore del Rito, quello in cui appaiono tanto i sacrifici realizzati, quanto il mistero disvelato, secondo una proposta che lambisce tutte le adolescenze.

Il pittore di riferimento è Carlo Carrà (1881-1966).



Lezione 3 – Il grande Meaulnes
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Il grande Meaulnes (1913)
di Alain-Fournier pseud. di Henry-Alban Fournier, 1886-1914

Non è certo un caso se, nel 1935, il grande Arnoldo Mondadori abbia scelto proprio questo libro per iniziare la più prestigiosa e famosa delle sue collane: il libro di Alain-Fournier è infatti il numero uno della prestigiosa "Medusa" che, in piena autarchia culturale, doveva far conoscere ai lettori italiani i migliori romanzi delle letterature straniere.
Scritto pochi mesi prima che il suo autore morisse in guerra sul fronte della Marna, il libro sembra proprio uno straordinario testamento di un giovane che sa di dover scomparire per sempre. Il ritmo che lo pervade è sempre quello del sogno, i contorni delle cose sono estatici e nebulosi, la trama non esiste perché tutto si fonda su un succedersi di estati, di sorprese, di incantamenti. E' il documento unico, irripetibile, di un'adolescenza narrata dall'interno, secondo un itinerario tutto adolescenziale, dove i fatti non sono sottoposti alla gerarchia imposta dal mondo adulto. Lievi accadimenti ed effetti di luce, sussurri brevi e tramonti infiniti, musicalità di parole e incombere della natura qui si succedono come mai era accaduto prima.
Per un uso davvero pedagogico, il volume va però sottratto a questa solitudine luminescente. Il contesto, che va ritrovato e analizzato, è quello di un'epoca che, bella, lieta, felice come veniva definita, ha però scavato le trincee e le ha riempite di sangue. La storia deve far valere i suoi diritti, con date, ragioni, errori, sciagure, morti. Anche in questo senso, però, il libro è paradigmatico, perché la dolcezza del vivere forse ha in sé qualcosa che la fa sconfinare nel canto atroce della mitragliatrice.
Il Proust del tempo di guerra è l'autore che meglio si avvicina ai tramonti silenziosi di Alain-Fournier e alle brezze senza tempo del suo narrare senza scansioni e senza pause.

Gustave Caillebotte (1848-1894) è il pittore di riferimento.



Lezione 4 – Kim
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Kim (1901)  
di Rudyard Kipling, 1865-1936


L'adolescenza di Kimball O'Hara, che tutti credono Kim, un mendicante indiano, mentre è il figlio di un sergente di un reggimento irlandese, trascorre come le adolescenze sognate da tanti ragazzi. Vive infatti due vite, diverse e anzi tra loro opposte, così come tanti giovanissimi saprebbero vivere se ne avessero un'occasione. E' diligente scolaro nel collegio di San Xavier dove si prepara, quasi anticipando 007, a diventare una eccellente spia al servizio dell'impero britannico. Ma è anche il fedelissimo chela, cioè il servitore, del Lama con cui percorre l'India.
Si sa che il desiderio di possedere più di una identità è uno dei tratti connotativi dell'adolescenza, ma Kipling ha saputo – come nessuno – dare a questa complessa esigenza un premio inedito, sapiente, ammiccante, perché il suo Kim ondeggia felice tra le due culture tra loro tanto diverse e non soffre mai per le contraddizioni che comunque deve incontrare. L'antica saggezza del Lama lo avvince, lo fa essere rispettoso e alacre nel servire quel santo uomo che ammira e a cui vuole bene, ma il Grande Gioco, la trama spionistica di cui è partecipe con Mahabub-Alì, il mercante di cavalli, sembra poter essere la sua definitiva scelta di vita.
Sono ben pochi i libri che abbiano, per oltre un secolo, conservato una freschezza e un'attualità così ricche di implicazioni e di riflessioni. Kim vive, tutta intera, proprio la nostra complessità e trasmette, al di là del divertimento e dell'eccitazione, tanti impulsi a riflettere, a confrontare, a mediare. Nella grande strada che il Lama e il ragazzo percorrono, è doveroso individuare il percorso esistenziale che si può offrire alla riflessione degli adolescenti di oggi. Si può sorridere alla vita anche elemosinando nei rumorosi mercati per un sant'uomo, e non si è schiacciati dalle contraddizioni quando si osserva il mondo con l'occhio acuto di Kim.

L'artista di riferimento è Hugo Pratt


Lezione 5 – Occhi nel buio
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Occhi nel buio (1986)
di Barbara Vine, 1930-

Il grande e dimenticato autore del più cupo e inquietante romanzo sulla scuola italiana, Lucio Mastronardi, scrisse una volta che il passaggio dalle elementari alle medie doveva essere accompagnato da molti romanzi gialli, perché solo in questo tipo di letteratura vedeva il sussidio didattico adatto a stimolare l'intelligenza dei giovani lettori. Il caso di Occhi nel buio è per altro singolare e sembra dare abbondante ragione allo scrittore-insegnante.
Barbara Vine è lo pseudonimo che la scrittrice Ruth Rendell usa quando affronta temi più complessi e raffinati di quelli abitualmente collocati nei suoi gialli.
Con Vera Hallygard, condannata a morte dalla giustizia britannica all'inizio del secondo dopoguerra, la scrittrice ha creato un personaggio che è come un tremendo crocevia in un grande albero genealogico. In lei si intrecciano sorti, destini, incubi, trame, contraddizioni che guardano sempre a un'antropologia culturale della famiglia, resa con acume e con raffinata sapienza storica.
Per spremere davvero da questo libro bello e doloroso tutto ciò che può offrire a una pedagogia della lettura, occorre seguire le indicazioni offerte dalla stessa autrice. Barbara Vine imparò il francese per poter leggere i libri di Simenon in lingua originale: è come se garantisse un itinerario narrativo, perché dalla provincia inglese si transita in quella francese e si controllano destini, usi, valori, incidenti, percorsi. Anche l'inserimento di Occhi nel buio entro i meandri immaginativi del nostro dopoguerra può essere ricco di importanti sorprese perché il libro contiene un raffinato ritratto della Firenze di quel periodo. Non si dovrà poi trascurare la collocazione di Vera Hallyard entro la storia delle donne del Novecento e nella discussione, sempre attuale, sulla pena di morte che si pratica ancora tanto in vari paesi.

Il pittore di riferimento è Stanley Spencer



Lezione 6 – Cronache di poveri amanti
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Cronache di poveri amanti (1947)
di Vasco Pratolini, 1913-1991


Con la narrazione minuziosa, sapiente, indagatrice di ciò che accade in una piccola strada di Firenze, via del Corno, dove ogni abitante è reso con umana partecipazione, intensità psicologica e piena adesione antropologico-culturale, Pratolini ci dà una lezione valida ancora oggi. Ovvero ci insegna che il modo migliore per osservare i grandi eventi è quello di riferirsi alle piccole cronache del quotidiano, alla minuziosa indagine di vicende sempre indegne di ottenere spazio nei libri di scuola. Solo apparentemente, però, la piccola patria fiorentina di via del Corno, dove i poveri amanti vedono scorrere le loro giornate, è da considerarsi marginale e sottratta al peso dei grandi eventi. Perché le "cronache" si delineano mentre il fascismo completa la conquista del potere, e i fascisti fiorentini sono in molti modi determinanti nel portare il loro movimento alla marcia su Roma, al delitto Matteotti, alla creazione autentica della dittatura.
Per un uso didattico delle "cronache" è così indispensabile ricondurle alla Storia, sia per mezzo di altri libri di Pratolini, come Lo scialo, sia con un'attenta ricognizione dei fatti riferibili alle origini del fascismo e a come la dittatura permeò di sé le cronache povere di una vita appartata.
L'esercizio che consente di collegare via del Corno con il fatale balcone di Palazzo Venezia è di quelli che stabiliscono una regola nella pedagogia della lettura, transitando dal piccolo al grande. Poi c'è la sapienza linguistica dello scrittore fiorentino che ci consente di opporsi nettamente alle squallide cronache narrate ogni giorno dai telegiornali, e anche questa componente è da far risaltare, perché è una delle anime pedagogiche del romanzo. Via del Corno, infatti, è l'Italia.

Il pittore di riferimento è Ottone Rosai (1895-1957)



Lezione 7 – I quarantanove racconti
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


I quarantanove racconti (1938)
di Ernest Hemingway, 1899-1961

Per ottenere davvero tutto ciò che questo libro può dare nell'ambito di una pedagogia della lettura, occorre prima di tutto riferirsi a come l'autore considera, adopera, ridefinisce quella speciale forma letteraria che è il racconto. Si vedrà, allora, che queste quarantanove occasioni si prestano tutte a fare amare la lettura agli adolescenti, perché suggeriscono essenzialmente un amore per la vita che sceglie tanti pretesti per esplodere, per gioire, per incantare.
L'affrontare una quantità di temi così vasta e molteplice non sottrae all'opera quel fascino unitario che si deve far risaltare. Qui c'è proprio quel "fiume dai due cuori" che sembra il simbolo più coerente dell'arte hemingwayana, ma è anche il pretesto pedagogico più valido per offrire il libro agli adolescenti. Loro possiedono tutti un fiume dai due cuori e vorrebbero vedere accolte le due diramazioni entro cui fluisce il loro immaginario, proprio dalla indispensabile linfa immaginativa di cui hanno urgente bisogno.
Lo si usa, il libro, con almeno due rimandi: a Per chi suona la campana e a Verdi colline d'Africa, perché non si può e non si deve perdere l'occasione di ricondurre lo scrittore alla storia e alla politica, al viaggio, all'amore, al rischio, alla scoperta, proprio mentre diventa lo scopritore dei meandri nascosti nelle vene d'America. Con il suo suicidio, Hemingway prende congedo da un mondo che lo ha esaltato, pur comprendendolo solo in parte. L'anima adolescenziale dei racconti può richiamare i giovanissimi lettori al senso di uno dei misteri più chiusi del Novecento, un secolo da spiare nelle ansie di tutti i fiumi che lo hanno attraversato, un secolo pieno di infiniti racconti da riscoprire.

Il pittore di riferimento è Pablo Picasso (1881-1973)



Lezione 8 – La Certosa di Parma
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


La Certosa di Parma (1839)
di Stendhal, pseud. di Henri Beyle, 1783-1842

Scritto solo in 52 giorni, ultimo ramanzo di Stendhal, La Certosa di Parma può parlare agli adolescenti di ogni tempo, prima di tutto per quel suo ritmo incalzante che trova in questo tipo di lettori i suoi primi e più veri interlocutori. Ma occorre segnalare come il giovane Fabrizio del Dongo non potrebbe avere il carattere e l'esistenza che possiede se la sua figura non si stagliasse nettamente sullo sfondo di Waterloo, ovvero del crepuscolo e della fine dell'era napoleonica.
Per una buona lettura occorre quindi incorniciarlo, sottraendo la corte parmense, la Sanseverina, la Certosa a quell'atmosfera di solitudine e di separatezza che Stendhal ha loro donato, per ricondurre tutto alla storia, perché solo così si intende che cosa ha davvero nell'animo il protagonista. È, per altro, proprio un romanzo di formazione, un testo in cui la bildung napoleonica di tanti giovani europei diventa assoluta, eterna, paradigmatica.
Occorre segnalare ai giovanissimi lettori che chi legge "dopo", ovvero da adulto, la Certosa, non può cogliere quel senso di vibrante e frenetica freschezza da cui è pervaso, perché, come ultimo libro di un genio, o meglio come ultima invenzione letteraria di uno scrittore finissimo (altri testi, non romanzi, uscirono postumi) la Certosa propone sogni, speranze, inganni, velleità, fallimenti di una generazione divenuta simbolica ma sempre presente nel nostro immaginario.
L'"italiano", anzi il "milanese" Stendhal, come amava definirsi, chiede poi che da Parma e dalla Sanseverina si esplori l'Italia degli staterelli, delle piccole gelosie all'ombra del campanile, delle mille separatezze, dei velati egoismi, delle piazze, delle pievi, dei chiostri, dei ribelli, della voglia di cambiamento, delle illusioni perdute.

Il pittore di riferimento è Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867)



Lezione 10 – I racconti
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


I racconti (1831-1849)
di Edgar Allan Poe, 1809-1849

Dai racconti di Poe sono stati ricavati film, fumetti, sceneggiati televisivi così da spostare in moltissime direzioni quella che resta una paradigmatica unicità. Perché Poe rimane però un maestro, isolato e inattingibile. Si tratta, specialmente ai nostri giorni, di una doppia chiave di lettura che può essere utilissima per gli adolescenti. Da un lato, infatti, si prende coscienza della sorprendente unicità dell'invenzione, dall'altro si nota come il rifacimento non sia poi altro che una forma diversa di invenzione. Del resto Poe, da solo, compone una magistrale enciclopedia dei generi letterari, tanto da offrirsi agevolmente a chi cerca le radici del giallo, dell'horror, del fantastico, del mistero. Ha un insegnamento da proporre ai giovanissimi lettori, tanto che da esso scaturisce anche una lezione di vita. Non si deve, infatti, mai allontanarsi davvero dalle proprie radici, perché lo scarabeo d'oro, il pozzo, il pendolo, il corvo, la botticella di vino Amontillado si trovano solo dopo una accurata esplorazione del proprio ambito antropologico-culturale. E si deve, pertanto, non isolare Poe in una sorta, fantasticamente assurda, di limbo letterario imperscrutabile, ma ricondurre proprio lui, il signore delle alchimie immortali, alle vene di una America dove ci sono ancora gli schiavi, dove un genio letterario può finire ucciso in una rissa elettorale.
Per gli adolescenti di oggi, la grande biografia di Poe, realizzata dall'allieva di Freud e nipote di napoleone, Marie Bonaparte, può risultare come un grande, attentissimo repertorio di modi per decifrare non solo lui, ma se stessi. E la costante freschezza dei suoi motivi induce a pensare che il leggere sia sempre una straordinaria avventura, sempre legata a figure come Poe, un genio che collegava l'Arabesco con le trame biografiche del nerissimo Sud degli USA.

L'artista di riferimento è Andy Clarke



Lezione 11 – Cinque storie ferraresi
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Cinque storie ferraresi (1956)
di Giorgio Bassani, 1916-2000


Con attenta considerazione dei fatti, dei luoghi, delle persone, Bassani rievoca cinque vicende paradigmatiche ed esemplari proprio perché legate interamente alla quotidianità di una piccola vicenda provinciale, che trova una protagonista vera nella città di Ferrara.
L'utilità del volume nei confronti di possibili adolescenti di oggi risiede, prima di tutto, in una speciale capacità di creare un certo sguardo, proprio quello che è tanto assente nelle attuali giovanissime generazioni. In fondo, si può dire che Bassani insegni a guardare negli spazi bui, a tener conto di penombre, a non pensare mai che le vicende storiche dimentichino gli umili, gli appartati, i silenziosi. Tragici fatti presenti sulle grandi scene nazionali hanno anche qui puntuali riverberi, nessuno è mai davvero ai margini, il coinvolgimento è totale. Nella patria della sua piccola gente, fra i silenzi del mito suggeriti dalla pittura metafisica, i fascisti di Italo Balbo, le brigate nere dopo il processo di Verona, i braccianti in lotta, gli sconosciuti attivisti, i lettori di provincia fanno i loro conti con la Storia che si precipita a lambirli, a ferirli, a ucciderli.
Si studierà accuratamente lo scenario storico con prolungamenti nei fatti locali, si collegheranno le "storie" al romanzo più noto di Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, si seguirà lo scrittore nell'itinerario, di sapore proustiano, che lo spinge sempre a cercare le connessioni tra ampie ribalte e piccoli palcoscenici di provincia.
Da una delle storie, Florestano Vancini ha ricavato, nel 1960, il film La lunga notte del '43; nel 1970 Vittorio De Sica ha creato il film Il giardino dei Finzi-Contini: sono due utilissimi prolungamenti nei confronti delle pagine scritte, non dimenticando l'appassionata cura del visivo propria di Bassani.

Il pittore di riferimento è Antonio Donghi (1897-1963)



Lezione 12 – Schiavo d'amore
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Schiavo d'amore (1915)
di William Somerset Maugham, 1874-1965


Ora che questo romanzo ha raggiunto la gloriosa collocazione nel catalogo Adelphi, gli si può rendere l'omaggio che meritava da sempre, e proporlo alla lettura adolescente come un testo in cui ritrovare dubbi, esitazioni, tentennamenti, scelte sbagliate, catastrofi, redenzioni.
In bilico tra Ottocento e Novecento, Filippo Carey lascia la provincia inglese per fare il pittore e va proprio a vivere in quella Parigi, capitale del XIX secolo – come disse Walter Benjamin – in cui si sta passando dall'Impressionismo al Post-Impressionismo, dove i Simbolisti vivono accanto ai Fauves e dove la lezione di Van Gogh e di Gauguin ha sconvolto l'orizzonte percettivo in modo determinante.
La ragione prima per la quale il romanzo può essere utilmente offerto alla lettura degli adolescenti di ogni epoca risiede nella perfetta cura con cui l'autore descrive un mondo, con un appassionato tentativo di farne parte e con un'autentica conoscenza di tutte le componenti culturali. Ma il momento più valido, in senso pedagogico, è quello in cui, scoprendo di non possedere un autentico talento artistico, il giovane Carey si mette a studiare medicina e diventa un buon dottore, una svolta salvifica che tutti i giovanissimi dovrebbero pienamente conoscere. Così come è loro riferibile il dramma vero di Carey, cioè l'insuperabile, schiavizzante amore per Mildred, una ragazza che lo rovina, non lo ama, lo disprezza e, di volta in volta, lo porta alla catastrofe. Un insegnamento fondamentale anche questo.
Un altro libro di Maugham, Pioggia, deve essere accostato a Schiavo d'amore; molto utile sarebbe risolvere il problema autentico di quella parola, "schiavo", leggendo Beverley Nichols, Schiavo capovolto, (Il Borghese, 1967).
Del romanzo di Maugham esistono tre versioni cinematografiche: quella del 1934 ha Bette Davis nella parte di Mildred e Leslie Howard in quella di Philip.

Il pittore di riferimento è Paul Gauguin (1848-1903)



Lezione 25 – It
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


It (1986)
di Stephen King, 1946-

Un gruppo di adolescenti scopre che nella città di Derry, la loro città, c'è un mostro, "It", che uccide, fa uccidere, diffonde il male. I ragazzi, stretti fra loro da un patto fondato sull'affetto e l'amicizia, decidono di scoprire e distruggere It. Non basta fermarsi al presente, It è dentro la storia malvagia di Derry, It rappresenta la continuità, epoca dopo epoca, di un mostruoso persistere del male dietro la facciata tranquilla di una serena città degli USA. Viene scoperto, debellato; il gruppo va verso la vita, si avvicinano i quarant'anni, uno di loro dà l'allarme: It non era mai stato vinto, si è rifatto vivo, vuole combattere con loro. Il mostro teme una sola cosa: che siano ancora uniti, che si amino fra loro, che l'amicizia non si sia mai frantumata. Sono, anche a quarant'anni, dopo dispersioni, lontananze, prove superate, crisi, amarezze, quello stesso gruppo di ragazzini che discutevano, decidevano, agivano sempre fondando i loro atti su una intesa comune, su una solidarietà che non si spegne mai e stringe il gruppo quasi a formare un organismo che agisce con una invincibile forza e distrugge definitivamente It.
Il lunghissimo romanzo è un romanzo adolescenziale, un testo in cui l'adolescenza diventa vera, unica, esplosiva, vitalista età dell'uomo. Poi, però, King ha anche tanti sorprendenti consigli da fornire attraverso le azioni del suo gruppo di amici. Se non si studia la Storia non si scoprono le radici di It, se ci si immerge solo nel presente, come fanno tanti adolescenti, è solo It a vincere. Così, da un fantasmagorico capolavoro dell'horror scaturiscono consigli didattici, precetti etici, formule educative, atteggiamenti da suggerire.
C'è il sospetto che It e Derry siano la stessa cosa, così come tanti adolescenti guardano a tante città-mostro di oggi, cupe e invivibili perché non hanno nulla da dire e da dare ai giovanissimi abitanti.

Il pittore di riferimento è Tom Adams



Lezione 9 – Il diario
Le doppie notti dei tigli – Corso tenuto da Antonio Faeti, Bologna, ottobre 2009 - maggio 2010


Il diario (1942-1944)
di Anna Frank, 1929-1945


La ragazzina che ci scrive nell'alloggio segreto e annota per noi, con luminosa capacità di penetrazione, fatti in sé minimi che lì divengono epocali, chiede di essere letta, prima di tutto, dai suoi coetanei. Essi apprenderanno, dalle pagine del Diario, proprio quegli insegnamenti che solo una loro coetanea può trasmettere, e sapranno poi discernere le fatue piccole incombenze dai veri grandi fatti, i temi e i sentimenti dalle frivole apparenze da cui sono bombardati.
Con il Diario conosceranno ciò che è maggiormente Autentico, oggi, nel reame assoluto di ogni forma di inautenticità.
Ma Anna è morta a Bergen-Belsen e quindi le cronache affascinanti dell'alloggio segreto non bastano certo a se stesse, è indispensabile che si sappia che cosa rinchiuse lì e poi uccise di stenti e di tifo in un lager quella geniale adolescente che scava nel suo animo e nel nostro. Così la Shoah deve essere raccontata proprio nell'ampiezza dei suoi misteri e delle sue significazioni, e occorre spiegare le miserie e gli splendori del terzo Reich e descrivere il millenario cammino degli ebrei erranti tra ghetti, pogrom, strati, segregazioni, umiliazioni.
La persecuzione degli ebrei dura anche oggi, per essa si sono trovate nuove giustificazioni, anche Anna anticipa, ovviamente, il senso nascosto della banalità del male. Il vitalismo della ragazzina segregata deve sempre essere fatto risaltare, perché il Diario è il contrario di un documento tanatologico e fa vibrare di vita vera ogni piccolo evento. Nessuna lettura adolescenziale può essere paragonata a quella che si ottiene dalle pagine di Anna, perché la ragazzina non può sprecare mai nulla mentre l'adolescenza è – anche – l'età dello spreco. E dialoga con la Storia, nel rifugio segreto, perché sa che tutte le amnesie storiche portano al disastro.

Il pittore di riferimento è Marc Chagall (1887-1985)



Le "false copertine"

La galleria delle immagini

Qui sotto, la galleria delle immagini disegnate da Antonio Faeti per il corso "Le doppie notti dei tigli", perché “ogni corsista sia reso partecipe anche in questo modo, di quella civiltà del libro e della lettura che è la cornice indispensabile per ogni pedagogia e didattica della lettura".

Le false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertina
Le false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertina
Le false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertina
Le false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertina
Le false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertinaLe false copertine - Clicca per ingrandire questa copertina



Le doppie notti dei tigli - Informazioni sul corso

Intervista a Gemma Tampellini, addetta della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna all’organizzazione dell’evento

Il corso di specializzazione “Le doppie notti dei tigli”, ideato e curato da Antonio Faeti, si tiene a Bologna a partire dal 20 ottobre 2009.
Il corso, rivolto a tutti, ma utile in particolare a insegnanti, bibliotecari, educatori e studenti, si inserisce in un progetto di interventi, promossi dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna — come ci ha spiegato Gemma Tampellini, addetta della Fondazione all’organizzazione dell’evento — che “accompagnano  i lavori di restauro della Rocchetta Mattei, luogo magico che in futuro potrebbe diventare un punto di riferimento per studi inerenti alle tematiche della Fiaba, dell’Immaginario e del Fantastico”.
“Tutto è iniziato con ‘Itinerari del fiabesco’, nel 2007, rispettando un modulo che si è mantenuto costante in tutti e tre i corsi: 25 lezioni per altrettanti temi, autori, percorsi…”. In “Itinerari” questi approfondimenti vertevano sul fantastico, sull’immaginario e sulle nostre specifiche radici (dal Baba Jaga alla fiaba romantica, da Perodi a Calvino, ai vampiri di Capuana, fino all’esplorazione della geografia fantastica e delle testimonianze iconografiche della città di Bologna).
Nel 2008, ci ha detto ancora la Tampellini, “riprendendo lo spunto e il titolo del corso (“Gli eterni del sogno”) da un saggio di Géza Roheim, Faeti ha messo in evidenza gli elementi ricorrenti della storia del nostro immaginario con 25 di queste icone, nuclei tematici e incroci letterari”.  Ecco allora, tra gli altri, “Il collegio”, “Lo smemorato”, “La fanciulla perseguitata”, “Il legionario”, “Il nano”, tasselli dell’immaginario collettivo messi a nudo dal professore bolognese e offerti alla suggestione dei destinatari (il cui elenco nelle brochure dell’Ente si apre, non casualmente, con l’evocazione del potenziale quanto ricercato pubblico dei “lettori ostinati”).
Infine, il corso del 2009, “Le doppie notti dei tigli”, le cui lezioni si presentano come una sfida per l’offerta, dichiarata dallo stesso Faeti, di alcuni libri “‘inattuali’ su cui riflettere” perché il corso “intende spezzare l’assedio che soffoca l’amore per la Differenza”. Con questo difficile ma ineludibile compito, il curatore punta “a far leggere gli adolescenti”, accettando una sfida oggi impegnativa, non solo per lo stato di abbandono in cui versa il terreno di coltura su cui far crescere l’interesse dell’adolescenza per la lettura, ma anche per “l’inattualità” come filosofia scelta per la stessa proposta.  Come ci dice l’organizzatrice, “ogni lezione corrisponde a un libro, che il curatore ha scelto, volutamente, nel passato, per contrastare le mode e gli stereotipi che schiacciano l’adolescenza all’interno dell’imperativo che impone di essere attuali. Ogni lezione sarà quindi una sfida: a trovare un canale di comunicazione attraverso libri che motivarono, nel tempo, tantissimi, lettori; a ricordarci che è sempre possibile scegliere; a far rivivere, attraverso la fitta rete di rimandi e collegamenti con l’immaginario, contenuti che fanno crescere, rievocando altri modi di essere, di esistere e di sentire; a identificare infine ragioni nuove per far leggere chi non legge”.

Per informazioni:
Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
051-2754256
iniziative.rocchettamattei@fondazionecarisbo.it




Sette parole chiave del fumetto in Italia

Un contributo di Marco Pellitteri su graphic novel, percezione sociale, autorialità, progettualità multimediale, sperimentazione, futuro, scuola

Il testo (disponibile in formato pdf) è stato preparato da Marco Pellitteri per un’incontro di aggiornamento tenutosi a Campi Bisenzio il 28 maggio 2009, nel corso dell’iniziativa “Editoria allo staccio”, promossa dal Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi.

L'incontro era strutturato in sette mini-moduli fra loro connessi. Il tentativo è quello di cogliere alcuni degli aspetti principali del sistema-fumetto in rapporto alla cultura e alla società generali e al mondo educativo.
1 - Nel primo mini-modulo si è illustrata la terminologia del fumetto all'estero e in Italia: si nota innanzitutto come spesso il nome presupponga e indirizzi la concezione del medium fumetto nei vari paesi; in seguito si passa all'ambito italiano e alla fortuna del termine graphic novel, con le sue ambiguità. In seguito si propongono cenni sui precursori e poi sui grandi interpreti, italiani e stranieri, del romanzo a fumetti: Guido Crepax, Hugo Pratt, Dino Buzzati, Andrea Pazienza, Igort, Gipi, Will Eisner, Art Spiegelman, Alan Moore.
2 - Il fumetto è un medium e una forma espressiva la cui percezione sociale è cambiata molto nel corso dei decenni: in questo mini-modulo si è tracciata in breve una storia di tale percezione sociale, in concomitanza con alcuni fondamentali cambiamenti della società, della cultura e del sistema dei media italiani. Una parte del modulo è stata dedicata inoltre a discutere i limiti del sistema editoriale del fumetto in alcune sue manifestazioni in quanto elemento di disturbo per una più seria considerazione del fumetto nel panorama culturale ed educativo.
3 - Il fumetto non è solo serialità e intrattenimento a basso costo: sa essere ed è anche autorialità, cioè espressione di personalità che si esprimono in forma sia seriale sia romanzesca, sia con stili di disegno standardizzati ma fortemente comunicativi, sia con idioletti grafici personali, d'avanguardia e di decifrazione più impegnativa per i lettori non abituali. In tal senso l'autorialità del fumetto si fa veicolo, ancora di più, di una cooperazione attiva del lettore, di una vera e propria attività intellettuale su più piani comunicativi.
4 - Il fumetto non è solo artigianato (nel senso anche nobile del termine) e non è solo estro; è quasi sempre anche progettazione attenta di un prodotto editoriale e a volte anche multimediale. Attraverso alcuni rapidi esempi è stato illustrato il modo in cui il fumetto oggi cessa di essere solo un veicolo d'intrattenimento estemporaneo o un romanzo grafico e diventa una rete di supporti e pratiche diversificati sul piano relazionale e tecnologico.
5 - Connesso al mini-modulo dell'autorialità, quello sulla sperimentazione passa in rapida rassegna alcune espressioni del fumetto contemporaneo per notare come questo, oltre alle sue manifestazioni narrative e grafiche più standard o comunque fruibili dal vasto pubblico, abbia sempre veicolato interessanti, a volte viscerali rapporti con le avanguardie artistiche o, per paradosso, con la limitazione o negazione della figuratività, alla ricerca di nuovi codici di rappresentazione grafica della narrazione per immagini.
6 - Connesso al mini-modulo della progettualità multimediale, quello sul futuro ha provato a presentare lo scenario del fumetto nei prossimi anni, tra le nuove possibilità del digitale, la commistione con altri linguaggi e piattaforme tecnologico-mediatiche, lo stravolgimento e la riconfigurazione del sistema editoriale, la sempre più pervasiva convivenza della cultura del testo con quella dell'immagine.
7 - Infine, il mondo della scuola in che modo si interseca, o si scontra, o si fonde, con quello delle immagini e in particolare, nel presente caso, con quello del fumetto? Il rapporto fra la scuola e tutti i linguaggi e le pratiche culturali pulsanti al di fuori della classica concezione dell'educazione formale e formalizzata è sempre stato vissuto secondo l'ottica del conflitto e della gerarchia invece che in quello della pariteticità e della reticolarità. Il fumetto non fa eccezione e nei decenni si è passati per paradosso da una repulsione aprioristica a un'accettazione o inclusione prodotta non da una maturazione strutturale del sistema di trasmissione formalizzata del sapere ma dalla percepita necessità - disorganicamente attuata - di dover includere nuove forme di lettura - quali che siano - nelle pratiche giovanili, sempre più coinvolte in altri piani di acquisizione informale del sapere rispetto a quelli classici della lettura di testi presentati sul supporto cartaceo. 

Sette parole chiave del fumetto in Italia di Marco Pellitteri




Ombelico generation?

Bambine e ragazzine tra letteratura e società

Nella società attuale votata all’iper-efficienza sembra aver avuto la meglio un modello educativo, rivolto ai ragazzini e alle ragazzine, basato invece che sul confronto generazionale su una concorrenza spasmodica e asfissiante tra coetanei. In questa temperie, le bambine fra i 9 e 12 anni - spesso cresciute fra colori pastello, con l’ombrellino di Barbie, le pantofoline delle Winx, le magliette di Hello Kitty, gli occhiali a forma di cuore, e le riviste, “Kiss me” “Big” “Love” “Tweens” “Pink girl” “Cioè” “Pop’s”, che sembrano un informe guazzabuglio di stupidità dove galleggiano rossetti, brufoli, diete al limone&C. e infinite declinazioni di amori irraggiungibili e sofferti – risultano strette nella morsa della storditezza delle divette di Mtv, delle fatine e delle principesse dei cartoon, o dell’ombelico di Britney, e precocemente concentrate sul corpo come mezzo di affermazione sociale e come icona culturale della femminilità. Ma sono tutte qui le aspirazioni delle ”piccole donne” di oggi, che i media vorrebbero sbrigativamente esaurire nei sogni di estetiste, parrucchiere, ballerine o veline o mogli di calciatori? E soprattutto, quanto di questa realtà documentano e contribuiscono a creare i nuovi romanzi rivolti alle giovanissime, “rosa” e non, nati dalla disgregazione degli ambiziosi progetti editoriali al femminile degli anni ’80 e‘90? Dove sono finite Gaia, Batticuore, Le Ragazzine e qual è lo stato dell’arte di questa produzione in bilico tra impegno, intrattenimento e serialità?

Dopo la favorevole accoglienza riservata al seminario “Ombelico generation?” – promosso da Comune di Campi Bisenzio e Regione Toscana e organizzato dal Centro servizi per le biblioteche per ragazzi della Biblioteca di Villa Montalvo di Campi Bisenzio con il coordinamento della rivista LiBeR, svoltosi a Campi Bisenzio il 23 gennaio 2009 – l’attenzione sul tema non si esaurisce con l’evento: le relazioni presentate al seminario, riviste dagli autori e dalle autrici, sono pubblicate nel numero 82 di LiBeR, in uscita in occasione della Fiera Internazionale del Libro per ragazzi di Bologna (23-26 marzo 2009).
Per acquistare LiBeR

Sono qui disponibili altri materiali:

Bibliografia
Una bibliografia rappresentativa di una scelta di qualità (3 e 4 stelle di LiBeR) di romanzi con protagoniste bambine e ragazzine, o comunque rivolti a questo target di lettrici, usciti in Italia a partire dagli anni ’90 e completata da una selezione di opere significative al momento non reperibili in commercio.
Una proposta di lettura sarà allestita anche in LiBeR Database (www.liberdatabase.it accesso riservato agli abbonati) con modalità di autoaggiornamento, in modo che i nuovi libri in entrata nel data base, che saranno rispondenti ai criteri di ricerca impostati, si aggiungeranno automaticamente alla bibliografia, garantendo così un osservatorio permanente sulla buona produzione editoriale al “rosa

Fanciulle nuvolose, fanciulle catodiche
La versione completa del contributo di Marco Pellitteri

Altre informazioni (il video prodotto per il seminario: Bimbe e bambole dallo Zecchino d’oro a Youtube, la rassegna stampa) sono disponibili nella pagina web riservata al seminario.

L'illustrazione, proposta sulla copertina di LiBeR 82, è di Octavia Monaco, tratta da La vera principessa sul pisello (Orecchio Acerbo, 2008)




Misreading children, leggere e fraintendere

Nella nostra società velocità di pensiero, efficienza e produttività a ogni costo rendono difficoltoso lo sviluppo delle metodologie di lettura, protratte e riflessive: si parla allora di mis-reading, ossia lettura non corretta dal punto di vista del significato. Protagonisti, bambini e ragazzi che diventano lettori funzionali, sempre più coinvolti nel vortice del consumismo.

Jack Zipes

Il testo qui raccolto, pubblicato nel numero 80 di LiBeR, è una traduzione-riduzione del saggio di Jack Zipes “Misreading Children and the Fate of the Book”, la cui versione inglese uscirà nel suo libro Relentless Progress: the Reconfiguration of Children’s Literature, Fairy Tales, and Storytelling per le edizioni Routledge. Per esigenze di spazio alcune parti del testo di Zipes sono state omesse, altre – qui evidenziate in carattere corsivo – sono state sintetizzate. La traduzione-riduzione è stata curata da Carla Poesio. Le illustrazioni sono di Alberto Rebori.

Non è certo un segreto: dagli ultimi cinquant’anni circa a oggi abbiamo riconfigurato un’infanzia in cui i ragazzi agiscono e si comportano come oggetti d’uso e agenti del mondo dei consumi, e continuiamo a inventare modi per incorporarli interamente in sistemi economici che compromettono la loro integrità e li rendono complici di un comportamento criminale, come il mutuo sfruttamento economico e il mantenimento politico della divisione in classi sociali. Insegnando ai bambini come non leggere, creando inibizioni alla loro capacità di lettura oppure favorendola con libri vacui o schermi con parole o immagini che fanno pubblicità a prodotti apparentemente magici, siamo riusciti a trasformare i giovani lettori in lettori funzionali, in non-lettori, in tutto fuori che lettori, in esseri sprovvisti di ogni responsabilità civica e predisposti a diventare consumatori in una società impazzita.
Dovremmo forse chiamare questo processo un’azione di “ammutolimento” dei ragazzi, cioè una politica che tende ad ammutolirli per renderli più docili, più flessibili e operativi come adulti rimasti attaccati a prese di corrente.

Qui Zipes cita due brevi pubblicazioni del NEA (National Endowment for the Art): Reading at risk: A Survey of Literary Reading in America e To Read or not To Read: A Question of National Consequence che hanno denunciato l’estrema povertà e le carenze della categoria dei lettori soprattutto da un punto di vista quantitativo. Per esempio, solo il 47% di adulti legge un’opera di letteratura in un anno e tale carenza è più grave nei giovani adulti.
Anche la reading ability (la capacità di leggere alfabeticamente) diminuisce infirmando così la literacy, cioè la comprensione di ciò che si legge.

Benché si registri un calo numerico nella produzione editoriale in America, l’ammontare rimane relativamente alto in confronto agli altri Paesi; però le persone (inclusi i giovani) leggono sempre meno libri e per la maggior parte, quando leggono, spesso guardano uno schermo oppure ascoltano musica o la radio. Inoltre nel bilancio familiare la voce acquisto di libri è calata del 14% dal 1985 a oggi. Il 58% degli studenti di scuole medie e superiori usano altri media mentre leggono: è il multi-tasking, la “multimodalità di lettura”. I libri diventano sempre più rari nelle case e in molte mancano addirittura.
Dal rapporto NEA sembrerebbe esistere una correlazione tra la mancanza di libri nelle case, un calo nella lettura dei libri che vengono pubblicati e la qualità della vita civile. In altre parole, il rapporto sostiene che, se fosse più alto il numero dei lettori, ci sarebbe una maggior partecipazione a tutte le forme di cultura, inclusi gli sport, e la gente sarebbe più responsabile da un punto di vista civico …
Questo è vero fino a un certo punto – ed è importante prendere in seria considerazione i due rapporti Nea – ma, secondo la mia opinione, in essi rimane sfocato il punto essenziale e non è messo bene in luce il modo di leggere sbagliato dei ragazzi e anche degli adulti. Il NEA purtroppo ha trasformato il libro e la lettura in feticci che magicamente potrebbero far rivivere la cultura in America … o prevenirne la decadenza. … Ci sono problemi più importanti da porsi, problemi che riguardano la già citata riconfigurazione socio-economica dei giovani lettori entro un sistema socio-economico che sfrutta i loro talenti e la loro attività a loro danno e non a loro favore …
Io voglio mettere a fuoco la socializzazione dei ragazzi, le consuetudini e le metodologie di lettura, i tipi di libri e gli altri strumenti culturali che agiscono sui giovani lettori da tre a diciotto anni.
Il mio assunto non è qui trattare quanti libri sono letti, se i bambini imparano a leggerli, ma come e perché si insegna e si suggerisce una lettura sbagliata (to mis-read), e, di conseguenza, come e perché noi continuiamo a leggere in modo sbagliato gli aspetti problematici della cultura contemporanea.
Leggere in modo sbagliato (mis-reading) equivale a una lettura non riflessiva, diretta a un veloce assorbimento di informazioni e di segni non elaborati dal cervello: intendo dire che noi non esaminiamo con cura tutti i complessi processi che sono in rapporto con le nostre letture, con le nostre personali e pubbliche decisioni e con i nostri impegni. Ovvero non ci accorgiamo di quanto le operazioni razionali ed efficienti del sistema socio economico, che incidono su di noi e sulle vite dei nostri ragazzi, portano a relazioni di sfruttamento e di reificazione tra la gente. Il risultato è che noi tendiamo a trattarci l’uno con l’altro come oggetti da usare per vantaggio e piacere personali …
Nel suo saggio Proust and the Squid: The Story and the Science of the Reading Brain Marianne Wolf ci ricorda che “leggere è una delle più notevoli e ben distinte invenzioni della storia”.
Questa invenzione e ciò che noi ne facciamo non vengono trattati nelle due pubblicazioni del NEA e neppure vi viene discussa la qualità dei libri che vengono prodotti per lettori tra i 4 e gli 8 anni. Inoltre non vengono mai poste domande cruciali come queste: Che cos’è un libro per ragazzi? Come sono esposti i ragazzi ai vari materiali di lettura e come viene loro insegnato a usarli? Quali sono i diversi contesti socio-culturali nei quali i ragazzi leggono? Gli altri media sono un complemento della lettura del libro? Lo schermo ha rimpiazzato il libro producendo così un tipo di lettura multi-modale? Perché leggiamo quello che leggiamo? Abbiamo la possibilità di scegliere? Che ruolo hanno la classe sociale, la razza, l’essere maschio o femmina nell’apprendimento della lettura?

Libri

Detto semplicemente, il libro per ragazzi è un oggetto d’uso: non il santo Graal né la salvezza della società civilizzata. Naturalmente è un oggetto d’uso anche per gli adulti, ma io intendo parlare di libri per ragazzi e di problemi di literacy.
Quando John Newberry, il più grande editore di libri per ragazzi in Inghilterra, cominciò a produrre libri destinati a giovani lettori nel 1744, aveva un’idea chiara di cosa doveva essere un libro per aver successo nel migliorare la moralità dei lettori, educarli ed essere anche piacevole e utile …
Sia per lui che per altri editori e librai nei secoli XVIII e XIX il libro per ragazzi doveva essere attraente, piacevole e magico. Qualunque tipo di libro veniva prodotto era considerato come un prodotto da vendere che conteneva un certo valore tra le due pagine di copertina e aveva bisogno di essere decifrato …
Fin dall’inizio, prima che i bambini fossero spinti a leggere e prima che ci fosse un mercato del libro, cioè dall’avvento della stampa nel XV secolo, i libri e la lettura erano associati con lo sviluppo intellettuale, la moralità, un sano divertimento o un modo di passare il tempo ricco di significato …
Quando i libri per bambini e ragazzi cominciarono a essere prodotti in larga quantità e diffusi nelle classi più elevate (molti erano libri di comportamento) furono considerati potenti agenti del processo educativo e, secondo Rousseau e Locke, comportavano insieme beneficio e pericolo, anche se erano sacri e autorevoli. Nei secoli XVIII e XIX numerosi educatori e prelati infatti misero in guardia contro certe letture sbagliate, in particolare libri di fantasia, che potevano suscitare pulsioni sessuali nei giovani lettori spingendoli alla masturbazione o ad altri comportamenti devianti.
I tempi non sono molto cambiati dal XVIII secolo, ma gli editori (o dovrei dire i grandi gruppi editoriali che producono oggi i libri nell’ambito di lingua inglese) fanno distinzioni basate su standard morali ed etici che riflettono i valori culturali e i pregiudizi di una società ben determinata.
L’aperta censura, che ebbe un suo ruolo nel XX secolo, è largamente sparita grazie al sistema del mercato libero e della globalizzazione, ma buona parte delle grandi case editrici che sono in collusione con catene di medie e grandi librerie sottoscrivono una censura “non ufficiale”, che agisce attraverso la categorizzazione di letture appropriate e la selezione di libri che avranno successo di mercato presso un largo pubblico di lettori. La loro politica è diretta a manipolare il mercato per trarne profitto e i libri per ragazzi possono offrire un profitto molto alto …
Il cambiamento più significativo nella produzione di libri come oggetti d’uso dal XVIII secolo appare chiaro se si analizza la svolta ideologica nelle prospettive di produttori, venditori e agenti di mercato nella seconda metà del XX secolo.
Mentre gli antichi produttori di libri avevano ideali di sviluppo intellettuale per divertire e istruire i giovani lettori a beneficio del loro benessere morale, ed erano per lo più piccole case editrici, spesso a conduzione familiare, che si occupavano sia della stampa che della vendita, oggi gli editori più importanti fanno parte di grandi anonimi conglomerati pubblici mossi largamente da motivi di profitto, disposti a pubblicare indiscriminatamente qualsiasi cosa che possa aumentare la loro statura, la loro ricchezza, il loro potere e assicurare il loro status nell’ambito dell’industria culturale …
Per capire come le librerie hanno adottato anche la vendita di materiale di intrattenimento, bisogna tener conto del modo in cui proprio i libri sono stati incorporati in una cultura dell’intrattenimento. Il largo uso dei libri come blocchi fondamentali nella struttura di esperienze di intrattenimento rappresenta il culmine del processo chiaramente visibile nel primo parco di divertimenti.

Qui Zipes cita il caso di Coney Island dal saggio di John Kasson, Amusing the Million: Coney Island at theTurn of the Century.

La entertaining book store (libreria con area di intrattenimento) indica che la rivolta culturale descritta da Kasson ha profondamente inciso nel mondo con risultati di grande trasformazione.
Un importante aspetto di questa trasformazione ha a che fare con lo status del libro come mezzo di comunicazione di massa. Lo sviluppo dei negozi di libri che vendono materiale di intrattenimento riflette l’integrazione quasi completa del libro nell’industria dello spettacolo. Un’integrazione che ha un carattere organizzativo. Agli inizi del 1970 ci fu un’acquisizione di editori da parte di gruppi corporativi che avevano pacchetti azionari nell’ambito di film, produzioni televisive, musica, giornali e riviste. Oggi quasi tutti i maggiori editori appartengono a vari conglomerati produttori di media come Bertelsmann, Time Warner e Viacom.
E non soltanto le case editrici sono parte di grandi conglomerati di media, ma non ci sono più elementi come le scuderie degli editor, dei pubblicisti, degli addetti al marketing e neppure la fedeltà nei confronti di una particolare Casa. Benché molti editori tengano ancora in grande considerazione libri seri e i rapporti con i loro scrittori, tuttavia sono costretti ad acquistare libri popolari che vendono bene …
Alcuni di loro sono così accorti da identificare i buoni scrittori emergenti e tengono gli occhi ben aperti perfino sulle bozze di libri altrui, ma la maggior parte del loro tempo se ne va nelle battaglie con gli uffici di marketing …
Benché ci sia un gran numero di editor intelligenti che si occupano dell’educazione dei ragazzi nell’industria editoriale, la loro influenza sulla produzione di libri è trascurabile perché il fine ultimo di ogni libro è dato dal suo valore sul mercato …
Laura Miller in Reluctant Capitalists: Bookselling and the Culture of Consumption ha fatto notare che spesso all’interno delle case editrici è l’ufficio marketing che decide che tipo di libri va prodotto, mentre le librerie, ora dominate da catene come Barnes and Noble, Borders, Dalton e anche Wal Mart, talvolta determinano anche quali libri devono essere messi in evidenza o distribuiti. Su Internet, Amazon ha un ruolo importante. In breve: il mercato detta gli interessi di editori, scrittori e lettori. Naturalmente il mercato non può prevedere ogni cosa, però può trarre velocemente vantaggio da mutamenti non anticipati nei gusti del pubblico e/o promuovere questi gusti.
Per esempio, se è di gran moda il libro fantasy, come la serie di Harry Potter di J.K. Rowling o la trilogia di Philip Pullman Queste oscure materie, e ne vengono tratti film che ne accrescono la popolarità, allora numerosi editori pubblicano opere di mediocre imitazione (lo facevano anche prima di Harry Potter) allo scopo di trovare il loro “libro colosso”. Se, dopo un certo periodo di promozione, il libro non ottiene successo e non diventa un bestseller oppure, semplicemente, non dà profitto, va fuori stampa o finisce al remainder. Vengono così prodotte quantità indiscriminate di libri ogni anno, perché gli editori ci possano guadagnare, come se partecipassero a una lotteria, nella speranza di avere almeno un grosso vincitore all’anno.

Segue un esempio dell’operato dell’industria culturale americana relativo al romanzo di Gail Carson Levine, Fairy Dust and the Quest for the Egg.

Qualcuno potrebbe dire che l’esempio citato non è tipico dell’industria editoriale per bambini. Ma non è vero. L’impulso a produrre libri che replicheranno se stessi, libri destinati a produrre film che replicano i libri, film destinati a produrre libri per replicare i film, libri che faranno vendere libri della stessa categoria è chiaramente visibile nel campo industriale. Per quanto concerne gli editori, i libri vengono creati per far vendere altri libri e, in questo processo, i gusti e i valori del pubblico di giovani lettori vengono modellati in modo da adeguarsi ai gusti e ai valori dell’industria culturale su larga scala, giacché un libro non è più un oggetto d’uso in sé e per sé, ma strettamente connesso, se non addirittura intrecciato, con altri prodotti simili.

Seguono gli esempi di The Spiderwick’s Chronicles di Tony Di Terlizzi e Holly Black, e di Gossip Girl di Cecily von Ziegesar.

I protagonisti di questo ultimo romanzo e degli altri a esso connessi, realizzano esattamente ciò che l’industria pubblicitaria vuole che ne venga fuori: un buon numero di consumatori mercificati con appetiti insaziabili. Il fatto che questi libri siano venduti in milioni di copie e siano alla base di serie di trasmissioni televisive non ha bisogno di commento.
La connessione tra televisione e industria cinematografica è molto importante. Film e TV possono spesso far rinascere l’interesse per libri pubblicati nel passato e in certi casi portano a un rinnovato interesse per romanzi popolari, albi illustrati, classici, fiabe, alcuni con un certo merito, altri meritevoli di nient’altro che il dimenticatoio.

Segue l’esempio dei film e di vari altri libri nati dall’albo Shrek di William Steig.

Ancora una volta il principio editoriale è questo: mungi la mucca finché è piena di latte e continua a mungerla finche’ non è vuota. Se non può produrre più latte, uccidila …
Nell’industria editoriale il contenuto di un libro può essere spurio, tuttavia qualsiasi libro può essere venduto in larga misura se ha una buona pubblicità e una buona distribuzione. I libri per ragazzi generalmente hanno una certa loro resa indipendente che può diventare più alta se esistono le condizioni sopradette. Tuttavia va sottolineato un fattore. Il mercato dei libri per ragazzi sta subendo un “raggrinzimento”. I luoghi pubblici destinati alla lettura vengono eliminati o rabberciati per adeguarsi alla rapida introduzione di nuove tecnologie nella vita dei nostri ragazzi. I bilanci delle biblioteche sono stati ridotti e le biblioteche riadattate per introdurre i computer o nuove tecnologie dell’ambito dei mass media. Negozi di libri indipendenti (cioè non appartenenti a catene) hanno dovuto chiudere. I ragazzi preferiscono giocare con i videogame, guardare la TV, ricercare programmi su Internet e andare al cinema. Possiedono gli Ipod, macchine fotografiche, cellulari, computer e comunicano con messaggini o email. Naturalmente non tutti i ragazzi possiedono questi strumenti, ma vengono incoraggiati a usarli e ad acquistarli. Un libro è probabilmente l’ultimo oggetto nella lista dei desideri per Natale o per il compleanno … Ma non disperiamo per il destino del libro: questo speciale oggetto d’uso rimarrà con noi per molti anni ancora.

Il libro nel contesto delle metodologie di lettura 

E questo perché il libro è qualcosa di più di un oggetto d’uso. È sempre stato, e lo è ancora ,quello che Ursula Le Guin chiama “un vettore sociale” …
Un libro non è soltanto un vettore sociale perché implica la collaborazione, il confronto, o la discussione con lo scrittore, ma perché può portare un lettore con altri lettori a discutere la qualità delle pagine stampate e illustrate. In origine i libri come oggetti d’uso e vettori sociali erano fatti per essere letti ad alta voce e discussi in monasteri, in luoghi di culto, in società di lettura, in famiglia, in scuole e in altri posti pubblici. Ancor oggi sono letti in comune e ad alta voce in scuole, biblioteche, club di libri, librerie, eventi pubblici.
In particolare la vasta quantità di libri per ragazzi aveva lo scopo di mettere i giovani lettori in grado di sviluppare i loro talenti, la loro creatività, il loro pensiero critico, così da renderli capaci di comprendere meglio le condizioni in cui vivevano e sviluppare un senso di responsabilità civica e un atteggiamento affettivo nei confronti degli altri esseri umani.
Come vettori sociali, i libri servono anche come base per molti prodotti dell’area dei mass media inclusi cinema,TV, e Internet.

Da Reading for profit, Zipes riporta una larga citazione dell’intervento di di Bess Altwerger che denuncia quanto segue:
“Dopo la legislazione No Child Left Behind firmata da Bush nel 2001, programmi di lettura commerciali non sono stati più ‘offerti’, da parte del nostro sistema scolastico, ma sono ‘vincolanti’. Gli insegnanti sono stati “allenati” a seguire gli schemi e le direttive dei manuali creati per loro come se fossero degli operatori sprovveduti. Agli Stati sono stati rifiutati i dollari federali se si allontanavano dalle componenti, ufficialmente prescritte, delle istruzioni e delle valutazioni e hanno dovuto far ricorso al ‘noleggio’ di consulenti ‘approvati’ su piano federale per raddrizzare i loro percorsi”.

Quello che recentemente in America si è reso evidente nel campo dell’educazione sia pubblica che privata è stato lo svolgersi di un lungo processo – ed è effettivamente un processo – di reconfigurazione dei ragazzi, facendoli diventare dei pegni del sistema economico che pervade tutte le istituzioni sociali e culturali della società americana.

Segue la citazione dell’intervento di Patrick Sannon da Reading against Democracy.
La parte finale è questa: “Gli studenti devono imparare a leggere allo scopo di essere attivi in campo economico e non per capire se stessi, gli altri e in che modo i testi lavorano per loro e contro di loro in una democrazia. In effetti sotto l’ideologia di mercato e le sue leggi concernenti l’educazione alla lettura noi stiamo insegnando, e gli studenti stanno leggendo, in modo contrario alla democrazia”.

Nel processo di riconfigurazione dei ragazzi (e degli adulti) nell’economia del nuovo mercato globalizzato cosa accade allora ai libri, ai libri di ogni genere, quando il mis-reading è incoraggiato? Vengono consumati al pari degli altri oggetti d’uso? Possono avere un valore come vettori sociali? Ha davvero importanza il fatto che ragazzi e adulti leggano sempre meno ogni anno che passa, se vengono “allenati” dalle istituzioni e dalle corporazioni che impongono assolutamente un loro mis-reading? Che ne è di tutti i movimenti di riforma educativa e culturale del 1970 e 1980 che incoraggiavano il multiculturalismo? Qual è l’impatto di alcuni degli straordinari libri creati da scrittori e illustratori di talento per provocare i giovani lettori e per avere un dialogo con loro? Questi giovani lettori hanno la possibilità di comprare i libri, conoscerli, apprezzarli nel loro tempo libero, discuterli con gli amici e i genitori? C’è una speranza, non dico di tornare a un acuto apprezzamento dei libri per l’infanzia e la gioventù, ma di avanzare in un effettivo riconoscimento dei libri come vettori sociali?
Non dimentichiamo che il libro è come un morto: da sé non può far nulla. È inanimato e può animarsi quando è portato in vita, vale a dire attraverso pratiche di lettura …
Il numero di libri prodotti ogni anno da circa 60.000 editori ammonta approssimativamente a 165.000 nuovi titoli, forse una stima modesta. Qualunque sia l’ammontare, l’esistenza di questi libri e il fatto che i ragazzi ne leggano quanti più possibile non sono elementi significativi per lo sviluppo della literacy in qualsiasi cultura; quello che conta è come noi ci attiviamo nei confronti di questi libri e come rendiamo efficienti i loro contenuti. Le metodologie di lettura e la lettura stessa sono state radicalmente alterate negli ultimi 25 anni anni e sono ancora in fase di grande trasformazione. Chi avrebbe mai pensato più o meno un anno fa che gli adolescenti giapponesi avrebbero letto romanzi via cellulare? I messaggini sono diventati un modo di vita per milioni di giovani. I ragazzi sono esposti a miriadi di materiali di lettura attraverso libri, giornali, riviste, fumetti e tramite show televisivi o spot commerciali, siti internet, film, dvd e quant’altro.
Gran parte della lettura è fatta in bytes, ascoltando musica o guardando qualcos’altro nello stesso tempo. Le metodologie di lettura protratte e riflessive sono difficili da sviluppare in società che enfatizzano verifiche costanti, conoscenza positivista, velocità di pensiero, efficienza, massima produttività ad ogni costo, competizione, culto religioso come spettacolo e strumentalizzazione degli altri per motivi di potere politico.
Non vogliamo dire con questo che tutti sono infettati dal mis-reading. Ci sono ancora milioni di persone, giovani o anziani, che hanno imparato e che usano metodologie di lettura in modo critico, per comprendere se stessi e il mondo intorno a loro e controbattere il mis-reading
Le metodologie di lettura occupano un posto centrale nei conflitti scoppiati in America negli anni Novanta e continuano tutt’oggi. Quando i governi, federali e statali, cercano di migliorare l’educazione dei ragazzi inducendoli ad aumentare la quantità di libri letti, allo scopo di farli diventare funzionali nel sistema socio economico e perché trovino migliori posti di lavoro, è chiaro che avviano i ragazzi a un mis-reading e continueranno su questa strada a meno che altre forze sociali non si sviluppino e dimostrino che esistono alternative percorribili …
Ci sono molti libri che possono aiutarci, ma non sono testi sacri e inviolabili; le metodologie concernenti la literacy del materiale stampato non sono le sole attività utili che possono renderci capaci di promuovere il pensiero critico, la sensibilità, il piacere e la responsabilità civica.

Segue una citazione di Marianne Wolf di cui riportiamo le ultime righe:
“La mia più importante conclusione che deriva dall’esame dello sviluppo del lettore è una conclusione che esorta alla cautela. Temo che molti dei nostri ragazzi corrano il rischio di diventare quello da cui Socrate ci metteva in guardia e cioè una società composta da decodificatori di informazioni con una concezione falsa di conoscenza che li allontana da uno sviluppo più profondo del loro potenziale intellettivo”.

Come ho già fatto osservare in questo saggio, il sincero timore rivelato dalla Wolf, dal NEA e da altri adulti responsabili è stato sfortunatamente frainteso e manipolato da governi federali e statali , da agenzie municipali e dalla stampa, per fare un mito del libro e della letteratura stampata.

Seguono citazioni da Adolescence Lost / ChildhoodRegained: On Early Intervention and the Emergence of the Techno-Subject di Allan e Carmen Luke e da Literacy in the New Media Age di Gunter Kress. Di quest’ultimo riportiamo le seguenti parole:
“I cambiamenti delle condizioni che riguardano la literacy sono tali da farci riprendere in considerazione la teoria che, implicitamente o esplicitamente, ha puntellato i vari concetti dello scrivere nelle ultime cinque o sei decadi. Ho già detto con insistenza che noi non possiamo più trattare la literacy (o linguaggio) come i soli, i principali, gli unici mezzi di rappresentazione e comunicazione.
Ci sono anche altri modi e in molti ambiti che concernono la scrittura, tali modi possono essere più prominenti e più significativi. Di conseguenza, una teoria linguistica non può dire pienamente cosa è la literacy e come funziona. Il linguaggio soltanto non può darci accesso al significato del messaggio costruito in modo multimodale. Adesso il linguaggio e la literacy devono essere visti solo come portatori parziali di significato”.

Il richiamo o il grido per una radicale riforma degli approcci pedagogici all’insegnamento delle forme di literacy con un’enfasi sulla multimodalità, ha spinto molti educatori e molte scuole a sviluppare programmi di intervento precoci, basati sul modo in cui i ragazzi usano il linguaggio orale o scritto e rispondono alle nuove tecnologie che danno la priorità allo schermo e alle immagini.
Alcuni di questi precoci programmi di intervento sono superati, condotti da adulti ancora attaccati a tattiche di literacy del materiale stampato e di lettura alfabetica. Tattiche che possono essere
fuorviate da una concentrazione su tradizionali vedute psicologiche dello sviluppo dei bambini come sostengono i Luke (nella citazione menzionata), anche se questo non è sempre il caso.
È importante saper discriminare quando si fa l’analisi dei programmi di precoce intervento …
Mc Naughton punta ancora una volta il dito sul vero problema contenuto nelle discussioni su ragazzi, educazione, socializzazione, il libro e la literacy: cioè il valore. Sia l’uso, sia il valore di scambio tra ragazzi e libri hanno subito una grande alterazione in seguito alla globalizzazione. Come ho già sostenuto, questo ha condotto a una riconfigurazione di ragazzi, lettura e libri entro il processo di civilizzazione che li impegna a sviluppare determinate predisposizioni in qualsiasi cosa facciano, senza riguardo al loro background di classe o di etnia o al loro essere maschi o femmine, per sentirsi accorti consumatori, mentre diventano, nello stesso tempo, oggetti di consumo essi stessi. La lealtà che i ragazzi possono avere avuto o avvertito nei confronti della famiglia, della comunità, viene gradualmente sostituita dal mercato. I ragazzi rispondono di più alle forze del mercato che alle istituzioni sociali, educative o politiche.
Gli adulti rimangono perplessi perché non hanno compiutamente afferrato come e perché i ragazzi leggono il mondo in modo differente dal loro e rispondono a diverse situazioni di lettura attraverso multimodalità che sfidano il loro pensiero.
In breve, noi adulti non arriviamo a capire cio’ che noi stessi abbiamo prodotto in nome del progresso, perché non sappiamo leggere correttamente (we mis-read) la vera natura del progresso inteso come globalizzazione.
Se vogliamo dare veramente valore ai nostri ragazzi e ai loro libri e vogliamo realmente imparare qual è oggi il significato di libri e lettura, dobbiamo cessare di mis-read (fraintendere) le tendenze correnti della nostra cultura, di alterare le nostre metodologie di lettura e scegliere la via della riconfigurazione di quel processo di civilizzazione che ha negato le promesse di un Illuminismo inteso come sviluppo intellettuale. È un compito formidabile, per cui vale la pena lottare.

Bibliografia

B. Altweger. Reading for Profit: How the Bottom Line Leaves Kids Behind, Portsmouth, NH, Heinemann, 2005.
S. Birkerts. The Gutenberg Elegies: The Fate of Reading in an Electronic Age. New York, Fawcett Columbine, 1994.
S. Birkerts. “The Fate of the Book” in Tolstoy’s Dictaphone: Technology and the Muse, St. Paul, MN, Gray Wolf Press, 1996, p. 189-99.
T. e B. N. Bradshaw. Reading at Risk: A Survey of Literary Reading in America, Washington, DC, National Endowment for the Arts, 2004.
C. Crain. “Twilight of the Books. What will life be like if people stop reading?” in The New Yorker (December 24 e 31, 2007), p 134-39.
T. DiTerlizzi, H. Black. The Spiderwick Chronicles, New York, Simon and Schuster Books, 2003.
S. R. Fischer. A History of Reading, London, Reaktion Books, 2003.
P. Fleischman. Glass Slipper, Gold Sandal: A Worldwide Cinderella, ill. di Julie Paschkis, New York, Henry Holt & Company, 2007.
S. Iyengar. To Read or Not to Read: A Question of National Consequence, Washington, DC, National Endowment for the Arts, 2007.
J. Kapur. Coining for Capital: Movies, Marketing, and the Transformation of Childhood, New Brunswick, NJ, Rutgers University Press, 2005.
J. Kasson. Amusing the million: Coney Island at the turn of the century, New York, Hill & Wang, 1978.
U. K. Le Guin. “Staying Awake: Notes on the alleged decline of reading” in Harper’s Magazine, n. 316.1893, February 2008, p. 33-38.
G. C. Levine. The Fairy Dust and the Quest for the Egg, ill. di David Christiana, New York, Disney Press, 2006.
R. Lombreglia. “Humanity’s Humanity in the Digital Twenty-First”, in S. Birkerts. Tolstoy’s Dictaphone: Technology and the Muse, St. Paul, MN, Graywolf press, 1996, p. 231-46.
A. e C. Luke. “Adolescence Lost/Childhood Regained: On the Early Intervention and the Emergence of the Techno-Subject” in Journal of Early Childhood Literacy, n.1.1, 2001, p. 91-120.
S. McNaughton. “On making Early Interventions Problematic: A Comment on Luke and Luke (2001)” in Journal of Early Childhood Literacy, n. 2.1, 2002, p. 97-103.
L. Miller. Reluctant Capitalists: Bookselling and the Culture of Consumption, Chicago, University of Chicago Press, 2007.
R. e N. U. Ruddell. Theoretical Models and Processes of Reading, 5. ed, Newark, DE, International Reading Association, 2004.
E. Seiter. The Internet Playground: Children’s Access, Entertainment, and Mis-Education. New York, Peter Lang, 2005.
P. Shannon. Reading Poverty, Portsmouth, NH, Heinemann, 1998.
P. Shannon. Reading Against Democracy, Portsmouth, NH, Heinemann, 2007.
J.A. Smith. Children’s Illustrated Books, London, Collins, 1948.
C. Von Ziegesar. It had to be you: the Gossip girl prequel, New York, Poppy, 2007.
M. Wolf. Proust and the Squid: The Story and Science of the Reading Brain. New York, Harper Collins, 2007.

(Da LiBeR 80)




In ricordo di Giorgio Cusatelli

“La vigilia di Natale del 2007 ci ha lasciato il carissimo amico Giorgio Cusatelli, germanista colto e raffinato, studioso versatile, presenza di primissimo piano nella nostra cultura. Una preziosa eredità ha lasciato a chi si occupa di letteratura per l’infanzia, collocandola al centro di  chiavi interpretative originali e affascinanti, di sorprendente ampiezza interdisciplinare e di aperture illuminanti. Soprattutto Giorgio ci ha insegnato, con la sua folgorante intelligenza, che la responsabilità scientifica di chi si occupa di libri per bambini è alta perché essi si collocano in un contesto davvero molto più ampio di quello che viene loro normalmente assegnato e attingono a un sistema di riferimenti incredibilmente ricco.”

Lliber, che ha avuto l’onore e il piacere di averlo fra i suoi collaboratori fin dai primi anni di attività della rivista, ha pubblicato nel numero 77 (gen.-mar. 2008) alcuni ricordi dello studioso che sono qui riproposti insieme a una bibliografia di opere e contributi di Giorgio Cusatelli curata da Loretta Righetti

Un maestro autentico e generoso
di Emi Beseghi

 

Pinocchio e gli altri: gli studi di un cultore raffinato di letteratura giovanile
di Donatella Mazza

Gastronomia fiabesca: il cibo nelle fiabe di tradizione europea
un ricordo della direzione di LiBeR

/cmp/Liera/bibliografia_cusatelli.pdf Una bibliografia di opere e contributi di Giorgio Cusatelli
a cura di Loretta Righetti




Un maestro autentico e generoso

Giorgio Cusatelli ci ha insegnato che la responsabilità scientifica di chi si occupa di letteratura per l’infanzia è alta

La vigilia di Natale ci ha lasciato il carissimo amico Giorgio Cusatelli, germanista colto e raffinato, studioso versatile, presenza di primissimo piano nella nostra cultura. Una preziosa eredità ha lasciato a chi si occupa di letteratura per l’infanzia, collocandola al centro di  chiavi interpretative originali e affascinanti, di sorprendente ampiezza interdisciplinare e di aperture illuminanti. Soprattutto Giorgio ci ha insegnato, con la sua folgorante intelligenza, che  la responsabilità scientifica di chi si occupa di libri per bambini è alta perché essi si collocano in un contesto davvero molto più ampio di quello che viene loro normalmente assegnato e attingono a un sistema di riferimenti incredibilmente ricco.
Studioso di Musil, inimitabile traduttore e curatore delle Affinità elettive di Goethe, ha spaziato tra i grandi autori della letteratura tedesca (da   Rilke a Hesse,  da Hanke a Grass), tra viaggiatori e poeti,  lasciando anche un importante segno alla Garzanti  in qualità di direttore delle Grandi opere. Ma non possiamo dimenticare, nel contempo, le sue finissime incursioni nel fiabesco, i suoi studi sui Grimm e la loro fortuna. A lui siamo debitori del volume Ucci ucci, piccolo manuale di gastronomia fiabesca: un delizioso  e rigorosissimo itinerario nella cultura culinaria e alimentare della fiaba europea, attraverso una straordinaria varietà di fonti (da Basile a Perrault, dai Grimm ad Afanasjev, sino a Yeats e alla sua crepuscolare Irlanda). D’altronde il suo interesse per la fiaba si è sempre manifestato a più riprese: basti pensare all’introduzione a Pancatantra (Il libro dei racconti), monumento della letteratura indiana antica, riconosciuto oggi come uno degli esiti più alti raggiunti dalla letteratura favolistica di tutti i tempi.
La sua  passione per la letteratura per l’infanzia e i suoi generi, tra cui l’avventura e Karl May, “il Salgari tedesco”, è approdata al capolavoro collodiano: Pinocchio. Mi piace ricordare la realizzazione di una sua grande e avvincente impresa: Pinocchio esportazione, che raccoglie ben 36 testi del tutto inediti in Italia che rappresentano il contributo delle maggiori culture straniere all’interpretazione di Pinocchio, con una gamma eccezionalmente ampia nello spazio (dalla Germania agli Stati Uniti, dalla Francia alla Spagna e alla Russia) e nel tempo (dai primi del Novecento alle recentissime sorprese). E questi testi rispecchiano, di volta in volta, le condizioni, le consuetudini, le mentalità dei diversi luoghi d’origine; così Pinocchio è per i francesi un modello ardito e simpatico alla Gavroche, mentre per i tedeschi, ciò che lo caratterizza, grazie alla materia lignea, è il riportarsi al bosco, l’eterno Wald, romantico; gli spagnoli ne fanno, poi, una sorta di Lazarillo, i russi una figuretta floreale, gli americani, con Walt Disney, lo collocano nel segno dell’inesauribile fantasia puerile.
Insomma un Pinocchio che si è sedimentato al di là di ogni frontiera e sotto tanti cieli, attraverso tecniche di approccio  al testo di immensa suggestione che Giorgio ha portato alla luce.
L’università di Pavia, dove insegnava, era diventata, ogni anno a maggio, un appuntamento fisso per esperti di varia provenienza che si confrontavano su temi diversi relativi alla Letteratura per l’infanzia. La scomparsa di Giorgio ci ha privato di un interlocutore sempre attento e curioso, conversatore acuto e ironico, maestro autentico e generoso.
Ci mancherà.

Emy Beseghi
(da LiBeR 77)


Pinocchio e gli altri

Gli studi di un cultore raffinato di letteratura giovanile

Fra i personaggi che Giorgio Cusatelli, germanista e cultore raffinato di letteratura giovanile, amava di più c’erano senz’altro i monelli Max e Moritz di Wilhelm Busch, raffigurazione quasi prototipica del monello, dei quali non mancava mai di sottolineare l’essenza profondamente ‘umana’ e, in quanto peculiarmente letteraria, sovranazionale. E che dire invece di Pinocchio, sua grande passione e a lungo palestra della sua colta arguzia e del suo acume critico, esercitato anche per seguirne le tracce fino in paesi e contesti culturali lontani dalla Toscana di fine Ottocento?
Lo voglio ricordare così, Giorgio, Maestro di molti che della letteratura, giovanile ma non solo, hanno fatto una passione radicata e tenacemente coltivata. Ricordarlo non come un professore universitario paludato (non lo è mai stato), ma sempre un po’ provocatorio, nelle fecondissime contaminazioni che gli piacevano tanto e che sapeva amabilmente porgere con un inconfondibile sorriso. Che stesse discutendo di ricezione dei classici nel romanticismo, del grand tour settecentesco, di poesia d’avanguardia o di traduzione, che scrivesse di gastronomia fiabesca o del Divan di Goethe, sapeva ritagliare prospettive critiche sempre particolari, abbellite dal dono della citazione colta e dell’arguto conversare.
è mancato la vigilia di Natale e lascia un gran vuoto, non solo negli ambiti ristretti in cui fu più attivo, come la germanistica e la letteratura giovanile, ma più ampiamente in quello che possiamo a tutti gli effetti chiamare il panorama della nostra cultura.

Donatella Mazza
(da LiBeR 77)


Gastronomia fiabesca: il cibo nelle fiabe di tradizione europea

Ci piace ricordare Giorgio Cusatelli, collaboratore di LiBeR fin dai primi anni ‘90, con una citazione da un suo contributo al volume Una fame da leggere: il cibo nella letteratura per l’infanzia, che nel 1994 raccolse gli interventi presentati a un originale ciclo di incontri nel quale, l’ironico e arguto professore, godette di un forte e affettuoso apprezzamento da parte del folto pubblico intervenuto. Anche in virtù della sua capacità di divulgare argomenti complessi, come quelli legati all’analisi della fiaba, abilità questa che riteniamo ben esemplificata nei limpidi e conseguenti passaggi teorici attraverso i quali si articola il breve estratto che presentiamo:

“Ma veniamo ad un genere letterario di remota antichità e di diffusione universale quale la fiaba. è soprattutto qui che al tema del cibo constatiamo applicarsi una gamma eccezionalmente ricca di spunti prospettici, di modo che è giustificato prevedere, per la ricerca, risultati di spicco. Preliminarmente è necessario distinguere, però, tra fiaba popolare e fiaba d’arte. ... Naturalmente, per ciò che concerne il motivo del cibo (e ogni altro motivo legato al quotidiano), è la fiaba popolare a fornire il maggior numero di riferimenti adatti ad una storicizzazione d’esso, mentre la fiaba d’arte ne sfrutta specialmente le applicazioni astratte e simboliche. Opportuno appare altresì escludere dalla nostra indagine i territori extraeuropei ... Ci si può limitare ad osservare come fuori d’Europa la fiaba popolare risulti piuttosto povera d’aperture verso la sfera alimentare ...
Passiamo ora in rapida rassegna il corpus fiabistico europeo, e procediamo secondo la doppia disponibilità che ci viene offerta. Da un lato, infatti, esso documenta la pratica della nutrizione, dall’altro illustra il patrimonio alimentare, ciè la molteplicità di sostanze di varia provenienza e natura che alla nutrizione concorrono. Circa il primo punto, le fiabe enfatizzano i due poli dell’evento nutrizionale, la situazione della mancanza totale di cibo e quella della sua sovrabbondanza. ... Quanto alla menzione di determinati alimenti, essa si verifica soltanto quando questi rappresentino una deroga dal ‘menu’ quotidiano e vengano a sottolineare il rilievo sociale di chi li gusti ... Ma soprattutto è da qui che può derivare un ausilio decisivo per una datazione del testo fiabistico più approssimata del consueto”.

La direzione di LiBeR
(da LiBeR 77)


Il picturebook è una “galleria d’arte"?

Riflessione sul presunto compito di educare all’arte propria del libro di figure
di Angela Dal Gobbo (da LiBeR 80)

“L’albo illustrato è la prima galleria d’arte che il bambino visita” ha affermato Kvĕta Pacovská. La frase ha avuto fortuna e, lungi dall’essere contestata, è stata ripresa più volte,(1) probabilmente in virtù del prestigioso compito che sembra assegnare al libro per bambini: educare all’Arte. Ma, c’è da chiedersi, è veramente questo lo scopo del picturebook?

La natura del picture storybook
Gli studiosi concordano ormai nel riconoscere che l’elemento fondamentale del picturebook, o meglio del picture storybook,(2) è la relazione che in esso si instaura tra parole e immagini. Sulla evidente ma complessa capacità di utilizzare contemporaneamente due codici comunicativi così diversi come quello iconico e quello verbale sta la particolarità del “libro di figure”, caratteristica che lo rende un genere a sé, particolare e interessante.
Di fronte alla domanda se scopo principale del picturebook sia l’educazione all’arte – affermazione che comporta una considerazione prioritaria del codice visivo – un numero cospicuo di esperti, essenzialmente di area anglosassone, risponderebbe senza esitazione in senso negativo. Scrive William Moebius: “Le immagini di un picturebook non possono sostenersi da sole; i testi del picturebook non funzionano quando sono estratti e inseriti in raccolte per l’infanzia. Immagini e testo operano vicendevolmente secondo una precisa sequenza, sono inseparabili durante la lettura”.(3) È ormai riconosciuto che la caratteristica principale del picturebook risiede nel combinare parole e figure in modo da ottenere un prodotto di tipo superiore, unitario, dove il codice iconico non può reggere senza quello verbale. Questo avviene grazie alla natura sequenziale delle immagini dei picturebooks (4) infatti Maria Nikolajeva ribadisce: “Diversamente dall’arte, i picturebooks sono sequenziali, acquistano significato esclusivamente tramite una sequenza di immagini. È perciò inutile studiare separatamente le immagini, esse devono sempre essere considerate come un tutto nell’interazione con le parole”.(5)
E così avviene nei migliori libri per bambini. A voler guardare a qualche caso esemplare, si può notare come, in Granpa di John Burningham, (6) è affidato alle immagini il compito di spiegare il senso della storia, dal momento che il testo verbale, molto ridotto, è formato esclusivamente da discorsi diretti senza l’indicazione di chi parla.
Se di Piccolo blu e piccolo giallo (7) conoscessimo solo le parole, senza vedere le immagini, non riusciremmo a capire in base a quale legge fisica i due protagonisti possano diventare verdi; sono le immagini a venirci in soccorso, mostrando che si tratta di macchie di colore e che, nella pratica artistica, i colori si mescolano per ottenerne altri, diversi. Di fatto il testo parla solo di “Piccolo blu” e di “Piccolo giallo”, senza specificare se siano animali, esseri umani, oggetti.
Allo stesso modo non sapremmo capacitarci della forza di Max nel domare i mostri selvaggi (8) se le illustrazioni non mitigassero i denti terribili, gli artigli orrendi, gli occhi gialli, rendendo meno terrificante il racconto e consentendo un ulteriore livello di lettura, che rivela un avventuroso viaggio intrapreso al fine di controllare gli impulsi irrefrenabili che si scatenano dentro il protagonista.
Quando succede, come nei casi citati, che le immagini rispettino una sequenza, allora esse si dicono “narrative”, perfino quando il testo verbale è assente.(9) Al contrario, se allo stesso testo si possono accostare immagini di tipo diverso, cioè quando è indifferente che il racconto sia illustrato in un modo o in un altro, non si può parlare di picturebook in senso stretto. È quanto accade, a esempio, ne La nuvola Olga di Nicoletta Costa, che ha visto almeno tre diverse versioni figurative. Il che è motivato dal fatto che la storia potrebbe reggere anche senza la presenza delle immagini.
Si può asserire che le illustrazioni del picturebook formano un tutto unitario con le parole e che non ha senso analizzarle separatamente. Si può anche aggiungere che non è scopo di tale genere di libro avvicinare i bambini all’arte, o predisporli a una fruizione estetica; il suo fine vero sta nel raccontare una storia con l’impiego di due diversi codici comunicativi.

Educare all’Arte o educare a “vedere”?
Al di là del fatto che non è compito del picturebook educare all’Arte, esiste comunque una produzione editoriale destinata ai bambini che si possa validamente considerare come avvicinamento e sensibilizzazione ai prodotti artistici? E d’altra parte è lecito parlare di affinamento estetico in tenerissima età?
Tralasciamo la produzione editoriale che specificatamente si propone di presentare il mondo dell’arte ai bambini (libri specialistici che qui non ci interessano) – ricordiamo invece i libri non narrativi, anche di altissima qualità, nei quali l’aspetto visivo acquista importanza predominante, anzi diventa il veicolo per la fruizione del libro stesso. Ci riferiamo al Libro illeggibile di Munari,(10) insieme di pagine colorate, tagliate, bucate, ai suoi Prelibri (11) che stimolano l’esplorazione tattile oltre che visiva tramite materiale vario (hanno pagine di legno, di stoffa, di gomma), a 600 punti neri (12) di David Carter (per il quale rimandiamo alla nostra recensione in LiBeR 79),(13) ad Alphabet, (14) Rotrothorn, (15) Á l’infini di Kvĕta Pacovská,(16) a Dans tous les sens di Milos Cvach,(17) cartonato e sagomato, senza parole, tattile; ad ABC3D di Marion Bataille,(18) abbecedario pop-up, a Ooh! di Massimiliano Tappari,(19) raccolta di fotografie tese a rivelare associazioni insospettate; alle opere di Komagata, agli straordinari libri pop-up di Sabuda, agli inganni visivi presenti in Immagine di Norman Messenger, (20) per citarne solo alcuni.
L’intento è forse di educare all’Arte? A nostro parere si tratta piuttosto di una più generale (e più importante, in relazione allo sviluppo del bambino) educazione a vedere e a percepire, a cogliere con meraviglia e stupore l’aspetto fisico del mondo; sono libri che fanno leva sulle modalità attraverso le quali, spontaneamente, il bambino esperisce il mondo.
Tramite lo stimolo della percezione sensoriale gli autori si richiamano, consapevolmente o meno, a principi psicopedagogici consolidati che ci ricordano quanto lo sviluppo intellettivo del bambino dipenda in prima istanza dalla percezione sensibile del mondo che lo circonda, per arrivare al pensiero astratto tramite l’elaborazione dell’esperienza diretta, secondo un processo che va dal concreto all’astratto, dal semplice al complesso.
Alimentare la curiosità, suscitare lo stupore è il compito grande di questi libri; rappresenta il primo passo verso una sensibilizzazione al visivo che potrà portare, successivamente, a nutrire interesse anche nei confronti dell’arte. In un primo momento, tuttavia, i bambini non sembrano dimostrare un interesse specifico per il “bello” inteso in senso autonomo, svincolato cioè dall’esperienza, dall’esplorazione concreta dell’intorno, separato dalla narrazione – strumento principe, quest’ultima, per rielaborare in senso cognitivo e affettivo l’esperienza stessa.
A nostro avviso è perciò inutile, più che controproducente, proporre libri che presentino una ricerca formale troppo lontana dal concreto, dal vissuto del bambino. Si tratterebbe di operazione che si fonda più sul compiacimento visivo che non sulla considerazione delle capacità e delle attitudini di un pubblico infantile. Ci sentiamo di sostenere che almeno fino ai cinque anni di età sia opportuno che i libri non contengano riferimenti visivi troppo complessi, difficili da decodificare, inutilmente sofisticati, che presuppongono un forte bagaglio di elementi iconici.
Riteniamo pertanto sterili e fini a se stesse certe illustrazioni come quelle, ricche di allusioni visive, di Béatrice Poncelet, o le figure di Kvĕta Pacovská in Cappuccetto Rosso (22) e ne La piccola fiammiferaia,(23) troppo lontane dal testo. E, d’altra parte, i bambini non sono in grado di apprezzare i riferimenti all’arte che alcuni illustratori propongono, a esempio Anthony Browne.(24) Occorre tuttavia precisare che nei suoi libri il lettore, anche inesperto, riesce comunque a cogliere il senso della storia grazie al rapporto evidente tra immagini e testo.
In considerazione di quanto detto, giudichiamo adatto a un pubblico di adolescenti, se non di adulti, Avstikkere (Divagazioni),(25) albo illustrato norvegese quasi privo di parole, complesso nei raffinati e colti riferimenti a film, fumetti, dipinti – premiato quest’anno alla Fiera del libro di Bologna nella sezione “Fiction”.
Il rischio di un uso complesso e articolato dei codici comunicativi sta nell’escludere il pubblico infantile dal piacere della lettura e può sortire l’effetto (indesiderato) di soffocare l’interesse per i libri.

Bello e leggibile?
Uno sforzo per studiare e classificare le illustrazioni è avvertita in particolare in Francia, dove il volume critico Lire l’album di Sophie Van der Linden e la recente rivista Hors cadres si dimostrano sensibili all’argomento. Il lavoro di Sophie Van der Linden affronta in modo ampio la questione degli elementi formali (impaginazione, tecniche, stile, riproduzione) destinando agli aspetti legati alla narrazione solo l’ultima parte del saggio. La rivista Hors cadres, che come sottotitolo porta “Osservatorio dell’albo illustrato e delle letterature grafiche”, dedica tutto il secondo numero al bianco negli albi illustrati. Di queste esperienze lamentiamo una certa facilità a spostare l’attenzione esclusivamente sul visivo, trascurando un’analisi ermeneutica approfondita e coerente del picturebook.
Sulla scia di questo interesse privilegiato per l’illustrazione sono nate in anni più o meno recenti alcune piccole case editrici quali le francesi Éditions du Rouergue, Être, Quiquandquoi, e l’italiana Orecchio Acerbo che si vantano di pubblicare libri di qualità, innovativi, basati su sperimentazioni grafiche. Pur presentando titoli anche molto validi, non si preoccupano se il pubblico a cui si rivolgono è (e rimane) molto ristretto, anzi auspicano una diffusione dell’albo illustrato anche tra gli adulti, i soli probabilmente a poter apprezzare prodotti tanto sofisticati quanto di complessa lettura.
Il nostro parere è che il libro per bambini possa essere considerato valido solo se è leggibile, se la tensione tra parole e figure si mantiene forte e coerente dall’inizio alla fine, se attira il bambino in modo da spingerlo a soffermarsi sulle immagini, a esplorarle pian piano, a sviluppare quel modo di guardare lento e curioso che né televisore né videogiochi o computer incoraggiano. I libri migliori inducono a tornare indietro, a ricominciare daccapo la lettura, a cercare i dettagli descritti nel testo verbale, a riconoscere quanto le illustrazioni aggiungano alle parole. I maestri come Arnold Lobel, Claude Ponti, Tony Ross hanno creato pagine che si aprono allo sguardo infantile come territori inesplorati, mondi da scoprire, esercizi di pazienza.
In tutto ciò non hanno tanto importanza le “belle immagini”, quanto la relazione unica e necessaria che lega quelle figure a quelle parole. Solo a queste condizioni il libro funziona – e favorisce la lettura. Perché, come ebbe a dire il grande illustratore Arnold Lobel, “I libri per bambini, i migliori, non sono belli. I miei preferiti sono quelli che colpiscono in profondità. Gli artisti che realizzano i migliori sono in grado di farli apparire gradevoli, ma è giusto come una ciliegina sulla torta. Al di sotto vi è molto di più”.(26 )

Note

1. Ricordiamo che la frase è stata riportata, tra gli altri, da B. Scharioth, “A painted paper world”, contenuto in The art of Kvĕta Pacovská, Michael Neugebauer, 1993, p. 102; poi ripresa da P. Vassalli in “La principessa del colore”, nel catalogo che addirittura la propone come titolo: Il libro illustrato è una galleria d’arte: Beatrice Alemagna, Kvĕta Pacovská, Chris Raschka, Giannino Stoppani Edizioni, 2005, p. 31.
2. A. Dal Gobbo. “La definizione del picturebook”, e “Glossario”, LiBeR, n. 75 (lug.-sett. 2007), p. 42-45.
3. W. Moebius. “Introduction to picturebook codes”, in Word & Image, 2 (1986), p. 141.
4. Vd. A. Dal Gobbo. “Leggere libri, tessere relazioni”, LiBeR, n. 77 (gen.-mar. 2008), p. 40-42.
5. M. Nikolajeva. Aesthetic approaches to children’s literature: an introduction, Scarecrow Press, 2005, p. 224.
6. J. Burningham. Granpa, Puffin books, 1988.
7. L. Lionni. Piccolo blu e piccolo giallo, Babalibri, 1999.
8. M. Sendak. Nel paese dei mostri selvaggi, Babalibri, 1999.
9. I libri senza parole di tipo narrativo possiedono un testo verbale implicito.
10. B. Munari. Libro illeggibile “MN1”, Corraini, 1988.
11. B. Munari. I prelibri, Corraini, 2002.
12. D. Carter, 600 punti neri, Panini ragazzi, 2007.
13. Cfr. LiBeR, n. 79 (lug.-sett. 2008), p. 14.
14. K. Pacovská. Alphabet, Ravensburger, 1996.
15. K. Pacovská. Rotrothorn, Ravensburger, 1999.
16. K. Pacovská. Á l’infini, Panama, 2007.
17. M. Cvach. Dans tous les sens, Les Trois Ourses, 2007.
18. M. Bataille. ABC3D, Corraini, 2008.
19. M. Tappari. Ooh!, Corraini, 2008.
20. N. Messenger. Imagine, Walker Books, 2005.
21. B. Poncelet. Chut! Elle lit, Éditions du Seuil, 1995.
22. Fratelli Grimm. Rotkappchen, ill. K. Pacovská, Minedition, 2007.
23. H.C. Andersen. La petite fille aux allumettes, ill. Kvĕta Pacovská, Nord-Sud, 2005.
24. Ci riferiamo in particolare ai richiami alle opere di Magritte presenti in Changes, Strass and Giroux, 1990, in Voices in the park, Doubleday, 1998, e in Alice’s adventures in Wonderland, Julia MacRae Books, 1988.
25. Ø. Torseter. Avstikkere, Cappelen, 2007.
26. L. Rollin. “The astonished witness disclosed: an interview with Arnold Lobel”, in Children’s Literature in Education, vol. 15, n. 4 (dic. 1984), p. 194.

Un dibattito
Dall'articolo di Angela Dal Gobbo, pubblicato nel numero 80 di LiBeR, ha preso origine un dibattito che si è sviluppato sul web e che presto troverà occasione di approfondimento su LiBeR.
Segnaliamo alcuni interventi apparsi:
- sul sito Letteratura per ragazzi.it 
- sul sito Lefiguredeilibri 
 




Libri per piccoli turisti

Viaggio nel viaggio: una panoramica fra le guide turistiche per bambini e ragazzi

Da quelle patrocinate dalle amministrazioni pubbliche a quelle destinate a tutta la famiglia, le guide turistiche per bambini e ragazzi rappresentano un settore interessante dell'attuale offerta editoriale italiana.
Il numero 65 di LiBeR ha proposto un'ampia serie di interventi sul tema - coordinati da Francesca Brunetti - dall'intervista a Francesco Tonucci qui riproposta alla panoramica editoriale di Francesca Brunetti, dai contributi di Gianfranco Lorenzo e Ilaria Tagliaferri alle interviste a Matilde Lucchini e Angelo Petrosino. Con la collaborazione di Anna Maria Di Giovanni e Francesca Gaggini. 

Questione di vita e di morte

Dalle primigenie paure al timore di essere abbandonati, agli orfanelli delle fiabe, ai lupi che vengono abbattuti dai cacciatori… il bambino ha molteplici occasioni per prendere coscienza della morte, fin dalla più tenera età. La riluttanza adulta a parlarne con i piccoli va superata: si scoprirà così che i libri possono essere mediatori delicati ma efficaci per affrontare la perdita e il lutto. Questo il tema di apertura del numero 92 di LiBeR (ott.-dic. 2011) con contributi critici e alcune proposte bibliografiche che sono qui proposte in una selezione più ampia e con un formato di citazione più approfondito.  

Reporter d’assalto

Giornalisti a schiena dritta? informazione di regime? la Rete modello di informazione più democratica o semplicemente incontrollata? Oggi il dibattito sul tema del giornalismo e dell’informazione è particolarmente vivace. Con numerosi contributi il numero 90 di LiBeR cerca di capire come questo mondo è riflesso nell’editoria per ragazzi, attraverso articoli, interviste a giornalisti, riflessioni su esperienze di media education. A partire da Ti racconto il giornalismo, un testo di Vichi De Marchi, disponibile anche in LiBeRWEB 

Il kit del bibliotecario scolastico 2010

Una rassegna di strumenti per i docenti documentalisti e le biblioteche scolastiche 

Storie d'Italia e d'infanzia: i 150 anni dell'Unità

La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ha dato lo spunto a numerose iniziative editoriali, progetti bibliografici e iniziative di promozione della lettura nel campo del libro per ragazzi. 

Una biblioteca nel pallone

Con lo scaffale allestito dalla Biblioteca delle Oblate di Firenze in collaborazione con LiBeR, attravero la "lettura " del gioco del calcio si mettono in comunicazione la letteratura per ragazzi e l’educazione interculturale in un unico affascinante discorso culturale. 

Ci vuole l'albero

Un’ampia panoramica sul tema dell’albero nell’arte, nella letteratura, nell’immaginario tratta dal numero 89 di LiBeR 

Libri per ragazzi e disabilità

Riflessioni su letture tattili, buone pratiche ed esperienze di condivisione con i libri. Perché "La differenza non è una sottrazione" 

Leggere la Shoah

In occasione del 27 gennaio 2010, giornata della memoria in commemorazione delle vittime del nazismo, del fascismo e della Shoah, un aggiornamento della proposta di lettura per ragazzi sul tema, presente nel volume Viaggio ad Auschwitz pubblicato da Idest nel 1998 con il contributo di LiBeR.  

Orti coltivati a libri

Prende avvio nell’ambito del programma di “Libranch’io Ambiente”, il concorso nazionale indetto dal Comune di Modena, il progetto “Orti coltivati a libri”, ideato da Vinicio Ongini con la collaborazione di LiBeR, che, nel trentennale della scomparsa di Gianni Rodari, sceglie il personaggio di Cipollino per approfondire la figura di Rodari “ortolano di civiltà” 

Omaggio a J.D. Salinger

Un testo di Antonio Faeti su Il giovane Holden, icona del passato su cui riflettere ancora oggi, prodotto per l’incontro del 20 ottobre 2009 al corso bolognese “Le doppie notti dei tigli”. Un’anticipazione dal numero 85 di LiBeR (gennaio-marzo 2010) in occasione della morte di J.D. Salinger 

Le doppie notti dei tigli

Un corso tenuto da Antonio Faeti che offre ai lettori adolescenti di oggi 25 letture “passate” in nome di un’inattualità che può sempre affascinare e far riflettere, per contrastare mode e stereotipi 

Sette parole chiave del fumetto in Italia

Un contributo di Marco Pellitteri su graphic novel, percezione sociale, autorialità, progettualità multimediale, sperimentazione, futuro, scuola per cogliere alcuni degli aspetti principali del sistema-fumetto in rapporto alla cultura e alla società generali e al mondo educativo 

Ombelico generation?

Materiali prodotti a seguito del seminario “Ombelico generation?” – promosso da Comune di Campi Bisenzio e Regione Toscana e organizzato dal Centro servizi per le biblioteche per ragazzi della Biblioteca di Villa Montalvo di Campi Bisenzio con il coordinamento della rivista LiBeR, svoltosi a Campi Bisenzio il 23 gennaio 2009 – e dell'uscita del numero 82 di LiBeR, che presenta le relazioni presentate al seminario. 

Misreading children, leggere e fraintendere

Nella nostra società velocità di pensiero, efficienza e produttività a ogni costo rendono difficoltoso lo sviluppo delle metodologie di lettura, protratte e riflessive: si parla allora di mis-reading, ossia lettura non corretta dal punto di vista del significato. Protagonisti, bambini e ragazzi che diventano lettori funzionali, sempre più coinvolti nel vortice del consumismo. Un saggio di Jack Zipes nella traduzione-riduzione di Carla Poesio. 

In ricordo di Giorgio Cusatelli

La vigilia di Natale del 2007 ci ha lasciato Giorgio Cusatelli, germanista colto e raffinato, studioso versatile, presenza di primissimo piano nella nostra cultura. Una preziosa eredità ha lasciato a chi si occupa di letteratura per l’infanzia, collocandola al centro di chiavi interpretative originali e affascinanti, di sorprendente ampiezza interdisciplinare e di aperture illuminanti. 

Il picturebook è una “galleria d’arte"?

“L’albo illustrato è la prima galleria d’arte che il bambino visita” ha affermato Kvĕta Pacovská. La frase ha avuto fortuna e, lungi dall’essere contestata, è stata ripresa più volte, probabilmente in virtù del prestigioso compito che sembra assegnare al libro per bambini: educare all’Arte. Ma, c’è da chiedersi, è veramente questo lo scopo del picturebook? Una riflessione di Angela Dal Gobbo sul presunto compito di educare all’arte propria del libro di figure 

Libri per piccoli turisti

Da quelle patrocinate dalle amministrazioni pubbliche a quelle destinate a tutta la famiglia, le guide turistiche rappresentano un settore interessante dell'attuale offerta editoriale italiana una panoramica fra le guide turistiche per bambini e ragazzi. 

Ciò che cerco è raccontare

In occasione del conferimento del premio Andersen 2008, tenutosi a Copenhagen il 7 settembre 2008 – premio istituito dall’IBBY, organizzazione internazionale che promuove la letteratura per l’infanzia – Roberto Innocenti, nel suo discorso di ringraziamento, ha spiegato l’emozione per l’evento e i risvolti del suo lavoro. 

Famiglia adottasi

Il trauma dell’abbandono, l’ingresso in una nuova famiglia… i bambini ci guidano con la loro sensibilità attraverso le storie che affrontano il tema dell’adozione. 

Di mamme ce n’è una sola?

Perplesse, stanche, schiacciate dal peso di una responsabilità nuova e sconosciuta, dolorosamente combattute tra istinto protettivo e aggressività: un ritratto delle neo-mamme dei nostri giorni. Un “osservatorio” sui molti modelli di mamme rappresentati nella letteratura infantile. 

Viaggio ai confini del libro. L’anniversario di Bruno Munari

Loredana Farina ripercorre le tappe del percorso artistico di Bruno Munari nel centenario della nascita. 

Crescere liberi

A sessant’anni dalla Liberazione, la Resistenza, argomento storicamente fondamentale e per molti aspetti controverso della storia d’Italia, viene spesso affrontata nei libri per ragazzi. 

Monello, dove vai?

Birbanti, discoli, bulli, iperattivi, capricciosi… A cent’anni da Gian Burrasca chi sono oggi i veri monelli? 

Mille e una notte

Da dove nascono le storie delle Mille e una notte? L'immensa memoria del mondo islamico può fornirci mille interessanti risposte, per scoprire un mondo vivo, immerso nella vita quotidiana, un Islam diverso da ciò che si può osservare oggi e tentativi sorprendenti di dialogo tra Oriente e Occidente. 

Il mondo nel pallone

Lo sport, e il calcio in particolare, in quanto fantastici luoghi narrativi e formidabili nutrimenti dell’immaginario possono risultare interessanti agganci per la lettura. Sono inoltre chiavi di lettura della globalizzazione e della mescolanza tra culture. 

Il libro chiede asilo

Non è mai troppo presto per leggere: proposte e notazioni psico-pedagogiche per le varie fasi di evoluzione da 0 a 5 anni. 

Non solo Incas

Un viaggio tra i libri, nel tempo e nello spazio, per riscoprire paesi e popoli del Centro e del Sud America: i miti, le fiabe e le leggende, i romanzi di denuncia e di attualità e le opere narrative di autori di tutto il mondo che hanno scelto personaggi, ambienti e vicende dell'America Latina per confezionare le loro storie 

Divulgare l'astronomia

Con gli scienziati e i libri per ragazzi alla scoperta di come le stelle possono appassionare il mondo infantile. Un'intervista a Franco Pacini e una proposta di lettura per bambini e ragazzi. 

Papà, mamma, mi leggi una storia?

Il filo diretto che unisce genitori e figli è rintracciabile in molte opere per bambini. Proposte di lettura di Maria Letizia Meacci e un'intervista a Patrizio Roversi 

Storie di vecchi amici

Il rapporto tra giovani e anziani tra esperienze di solidarietà e amicizia e proposte della letteratura giovanile. Con un'intervista a Fulvio Scaparro 

Diventare grandi

Una proposta di letture rivolta a ragazzi e ragazze che hanno cominciato a guardare il mondo con occhi diversi, a scoprire le prime difficoltà della vita, ma anche i suoi lati più belli: l'amicizia, la voglia di fare musica, di girare il mondo... 

Libri ribelli oppure educativi

Libri ribelli oppure educativi: spunti per una storia sociale della letteratura giovanile tra successi editoriali, scelte adulte e censure. 

Un, due, tre, stella...

Storie di bambini i cui genitori non possono tenerli con sé, storie di bambini che aspettano qualcuno che venga a prenderli per accudirli e amarli: una nuova famiglia, una mamma e un papà in prestito. 

 




Intervista a Francesco Tonucci

In viaggio con i bambini

Come viene vissuta dai piccoli turisti-esploratori l’esperienza del viaggio? Ce ne parla Francesco Tonucci, responsabile del progetto internazionale “La città dei bambini” in questa intervista rilasciata a Francesca Brunetti.

Intraprendere un viaggio con i bambini vuole dire fare un gioco, un patto. Se dovesse scriverne le regole quali potrebbero essere i punti fermi?
Proviamo a seguire due percorsi: quello di un bambino che si muove tenuto per mano da un adulto e quello di un bambino che si muove da solo.
Nel primo caso il bambino non prende alcuna decisione, o meglio, non può prendere alcuna decisione. Se prova a fermarsi, a raccogliere qualcosa, a modificare il percorso, di solito viene richiamato con le consuete esortazioni: “Non ti fermare sempre!”, “Dai che facciamo tardi!”, “Non toccare che ti sporchi!”. Per l’adulto spostarsi è un trasferimento da un punto di partenza a uno di arrivo, nel tempo più breve possibile, senza incidenti o imprevisti. Non è un caso che i sistemi considerati più efficienti per lo spostamento siano la metropolitana, l’autostrada e l’aereo. Il percorso è una perdita di tempo, va compresso sempre di più. Il percorso si sopporta in funzione del punto di arrivo: una città, un monumento, il ristorante. Ci si muove per arrivare.
Nel secondo caso il bambino è da solo, può decidere, anzi è costretto a decidere. A ogni passo deve scegliere: se proseguire, se cambiare direzione, se fermarsi a osservare qualcosa, se raccogliere qualche oggetto che lo interessa. E ogni decisione che prende comporta delle conseguenze: se si ferma dovrà tener conto del tempo che perde, altrimenti farà tardi, se raccoglie qualcosa dovrà poi nasconderlo perché la mamma non vuole, se cambia direzione dovrà fare attenzione a prendere nota di alcuni indicatori che possano aiutarlo al ritorno a ritrovare il cammino. Va notato che gli indicatori utili per il ritorno occorre prenderli a rovescio, ossia così come si presenteranno tornando indietro! Ognuna di queste operazioni è complessa, ricca di elementi cognitivi, spaziali, affettivi. In un semplice trasferimento dalla sua casa al negozio di frutta il bambino può scoprire sassi di vari colori, foglie secche, piccoli animali, fogli di riviste con strane fotografie (a volte non “adatte” per lui), può cambiare il percorso facendo attenzione a non perdersi, deve poi spiegare alla fruttivendola cosa deve comprare, deve pagare, accettare o rifiutare il fico che gli regala, tornare a casa. Quante cose avrà da raccontare questo bambino alla mamma! Per il bambino spostarsi è un percorso, un itinerario fatto di tanti punti intermedi, ognuno dei quali è più importante del punto di arrivo, che rappresenta solo la fine delle scoperte e dell’avventura. Esattamente il contrario dell’adulto.
“Io”, disse il piccolo principe, “se avessi cinquantatre minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…”.
Per viaggiare i bambini devono avere cinquantatre minuti da spendere, da perdere se necessario. E poi occorre una fontana verso cui andare. Non è importante arrivare alla fontana, ma compiere un percorso, un’esplorazione, una ricerca.
Quando un adulto viaggia con un bambino bisogna fare una scelta di fondo: si viaggia secondo le regole del primo o quelle del secondo? Si viaggia per arrivare, per compiere un itinerario programmato, con tempi definiti o si viaggia per vedere, scoprire, fermarsi, perdersi?
Ricordo che quando siamo andati per la prima volta a Venezia con i figli piccoli, mentre noi ammiravamo i mosaici della facciata della basilica di San Marco e le diverse prospettive della piazza, i bambini hanno giocato tutto il tempo sui leoni di marmo, salendovi in groppa, guardandoli da tutti i punti di vista, inventando storie e immaginando lotte e avventure. Quella era la loro piazza San Marco, quella la loro Venezia.
Ai bambini interessa il percorso più lungo, il particolare più strano, la sosta irragionevole, il gelato nel momento meno opportuno.
Credo che la regola possa essere questa: accettare, almeno qualche volta, che le regole le ponga il bambino e che noi proviamo a divertirci seguendo le sue modalità, le sue piste, i suoi percorsi. Dovremo rinunciare a qualche programma o tappa che ci sembrava “imperdibile” ma guadagneremo la scoperta di tempi nuovi, di particolari sottovalutati, di scoperte altrimenti impossibili, e conosceremo meglio i nostri figli. I bambini conservano lo spirito dell’esploratore, del ricercatore, del turista vero che noi adulti abbiamo perduto. Noi la città, i monumenti li conosciamo sui libri, e alla realtà chiediamo spesso di confermare semplicemente quelle nozioni: “Ecco, questo è il portale del Bernini, anno tale, commissionato dal tale…”. Il bambino il monumento lo scopre da solo per quello che lo interessa, per quello che lo stupisce. Un bambino di Fano diceva che i monumenti “li fanno per stupire la gente” e uno di Reggio Emilia che i leoni di San Prospero “ce li mettono per fare divertire i bimbi”.
Viaggiare insieme, adulti e bambini, genitori e figli, nonni e nipoti, significa tra le tante cose confrontarsi con opportunità impensabili fino a pochi decenni fa. Tali opportunità sono riconducibili a un turismo di pura evasione (valga quale esempio lo sviluppo dei parchi di attrazione, mete di tanti spostamenti) o invece a un turismo che punta a vedere il mondo. Un mondo che, come scrive Marc Augé (Disneyland e altri non luoghi, Bollati Boringhieri, 1999.) “esiste ancora nella sua diversità. Ma questo ha poco a che vedere con il caleidoscopio illusorio del turismo. Forse uno dei nostri compiti più urgenti consiste nell’imparare di nuovo a viaggiare, eventualmente nelle nostre immediate vicinanze, per imparare di nuovo a vedere”. Un’affermazione del genere è a suo parere condivisibile e rapportabile al tema del viaggio con i bambini e i ragazzi?
Di nuovo gli adulti preparano i luoghi di gioco e di viaggio dei bambini, dimenticando completamente la loro infanzia, i loro divertimenti infantili. A un bambino non piace andare a giocare nel giardinetto vicino a casa con lo scivolo e l’altalena, sotto l’occhio vigile della mamma, e non dovrebbe piacergli andare nei parchi tematici preparati per i suoi viaggi. Il bambino cerca l’avventura, quella vera, dell’incontro con un bambino sconosciuto con il quale stabilire un gioco comune, possibilmente in un posto interessante, ricco di elementi suggestivi e lontano dagli sguardi preoccupati dei genitori. I posti che interessano i bambini non sono i luoghi fittizi costruiti apposta per loro, sia il giardinetto vicino casa o il grande parco tematico di Disneyland, ma sono i luoghi veri della città restituiti all’uso di tutti i cittadini, a partire dai bambini. Il bambino vuole conoscere, esplorare e usare per i suoi giochi e per le sue esplorazioni i luoghi veri della città, pieni di cose da scoprire, di adulti da osservare o spiare, di pericoli da evitare.
Quando l’adulto prepara un viaggio la sua attenzione è sempre posta sul luogo di arrivo: una città importante, un parco di divertimenti, un’esperienza indimenticabile. Per il bambino è invece molto più importante il viaggio stesso, le sue novità, le sue stranezze.
In un viaggio a Venezia, fatto con il mio nipotino, da soli, sono quasi sicuro che una delle cose più emozionanti per lui sia stato l’invito del pilota dell’aereo che gli ha permesso di vivere il decollo da Roma in cabina di pilotaggio.
Le guide turistiche per bambini e ragazzi sono un fenomeno relativamente recente della nostra editoria. Spesso sollecitate dalle amministrazioni pubbliche, presentano città o ambienti amici, alla portata di tutti. Esiste una corrispondenza nella realtà? Le città sono amiche dei bambini-cittadini, oppure questa sensibilità non è altro che una nuova forma di consumismo?
Le guide per bambini che conosco sono in gran parte guide per adulti semplificate per bambini, e non la presentazione ai bambini di quello che una città può offrire loro, alla loro altezza, alla loro portata e rispondente alle loro esigenze. Ma se la città vuole riconoscere la cittadinanza dei bambini deve prima di tutto dare ai bambini “il permesso di uscire di casa”, come chiedeva il Consiglio dei bambini di Roma, per permettere loro di percorrerla e conoscerla scegliendo i percorsi e le destinazioni.
Ho personalmente collaborato alla preparazione di una guida di Barcellona intitolata Barcelona amb ulls de nens (Barcellona con gli occhi del bambino), che propone all’attenzione dei bambini quegli angoli o aspetti della città che possono essere più interessanti, sorprendenti o imprevedibili per loro. Dei monumenti canonici si mettono in evidenza particolari curiosi, ma si segnalano anche i luoghi della cioccolata, dei giocattoli, degli animali.
La guida per bambini di una città la si dovrebbe costruire con i bambini stessi, ascoltandoli e costruendo insieme itinerari e descrizioni.
Uno splendido esempio ce lo regala ancora una volta la città di Reggio Emilia, che ha pubblicato qualche anno fa un bel libro intitolato Reggio Tutta, costruito sulle parole e sui disegni dei bambini delle scuole dell’infanzia.
Mi piace chiudere questa breve intervista citando alcune frasi dei bambini reggiani che possono aiutarci a capire cosa è per loro una città.
“Le città sono pezzi di mondo”.
“Quando cammini in città non vedi l’alto del cielo”.
“Le strade sembrano delle fessure come un corridoio in mezzo alle case e alle chiese. Se non ci fossero le strade sarebbe tutto pieno, che quando arrivi lì ci si può girare solo intorno”.
“Ci sono città dove uno si perde, sono fitte, ma non come il buio… si capisce che sono fitte dalle tante case che ci sono”.
“La città parte da un posto che è il centro, come una piazza. Le strade partono dal centro e vanno in tutti i posti della città, in tutte le direzioni, così la gente può decidere dove andare”.
“Si capisce che sei in centro perché ci sono tante case, tanti negozi, tanta gente che prende della roba nei negozi…poi escono, entrano da un’altra parte e poi vanno da un’altra parte ancora”.
“Quando arrivi in centro si capisce dalle case, perché sono molto diverse da quelle della città: sono tutte appiccicate. È tutto incatenato!”.
“Se uno apre una finestra vede l’altra casa: le hanno fatte vicine perché gli amici devono stare vicini”.
“La piazza è per camminare, e poi serve anche per non mettere la chiesa per strada”.
“In piazza San Prospero puoi trovare i leoni, infatti si chiama anche piazza dei Leoni: sono leoni di sasso, sono leoni speciali! Sono fatti di pietra arancione e sono molto grossi perché hanno anche un posto da sedersi per i bimbi. Infatti ce li mettono per fare divertire i bimbi”.1

1. M. Davoli e G. Ferri (curatori). Reggio tutta. Una guida dei bambini alla città, Reggio Emilia, Reggio Children, 2000, p. 28-71.




Libri per viaggiare

Dall’Italia all’Europa e al resto del mondo: una bibliografia delle guide turistiche per bambini e ragazzi, suddivisa per regioni e città. I dati bibliografici sono tratti da Liber Database e aggiornati al dicembre 2004.

Italia

Il viaggio in Italia di Valentina
Angelo Petrosino
Piemme, 2002, 265 p., ill., c. geogr. (Il battello a vapore)
Valentina parte con Stefi, l’amica giramondo dei genitori, per scoprire i luoghi e i monumenti più famosi d’Italia. Età: 10-12

Piemonte

In Piemonte con Valentina
Angelo Petrosino
Piemme, 2004, 79 p., ill., c. geogr. (Il battello a vapore)
In viaggio con Valentina per scoprire i luoghi e i monumenti più famosi del Piemonte. Età: 10-12

Torino

I bambini alla scoperta di Torino
Willy Beck, Guido Quarzo
Lapis, 2001, 143 p., ill.
Opere d’arte, musei e monumenti da visitare a Torino in una guida che propone anche giochi e quiz in tema. Età: 8-10

Lombardia

In Lombardia con Valentina
Angelo Petrosino
Piemme, 2004, 79 p., ill., c. geogr. (Il battello a vapore)
In viaggio con Valentina per scoprire i luoghi e i monumenti più famosi della Lombardia. Età: 10-12

Milano

I bambini alla scoperta di Milano
Monica Buraggi
Lapis, 2000, 126 p., ill., foto
Opere d’arte, musei e monumenti da visitare a Milano in una guida che propone anche giochi e quiz in tema. Età: 8-10

La Basilica di S. Lorenzo Maggiore. Guida illustrata per bambini e non solo
Euzelìa, 2003, 48 p., ill., foto (Il lanternino)
Alla scoperta della Basilica di San Lorenzo Maggiore a Milano insieme al santo cui è dedicata. Età: 7-9

Basilica di S. Simpliciano. Guida illustrata per bambini e non solo
Euzelìa, 2004, 56 p., ill., foto (Il lanternino)
Alla scoperta della Basilica di Simpliciano a Milano insieme al santo cui è dedicata. Età: 7-9

Basilica di S. Ambrogio. Guida illustrata per bambini e non solo
Euzelìa, 2002, 44 p., ill., foto (Il lanternino)
Alla scoperta della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano insieme al santo cui è dedicata. Età: 7-9

Basilica di S. Eustorgio e Cappella Portinari. Guida illustrata per bambini e non solo
Euzelìa, 2003, 56 p., ill., foto (Il lanternino)
Alla scoperta della Cappella Portinari e della Basilica di Sant’Eustorgio a Milano. Età: 7-9

Castello Sforzesco. Guida illustrata per bambini e non solo
Euzelìa, 2002, 56 p., ill., foto (Il lanternino)
Alla scoperta del Castello Sforzesco di Milano insieme a un personaggio connesso: san Giovanni Nepomuceno. Età: 7-9

Il Duomo di Milano. Guida illustrata per bambini e non solo
Euzelìa, 2004, 64 p., ill., foto (Il lanternino)
Alla scoperta del Duomo di Milano insieme a san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano. Età: 7-9

S. Maria delle Grazie e Cenacolo. Guida illustrata per bambini e non solo
Euzelìa, 2002, 52 p., ill., foto (Il lanternino)
Alla scoperta di Santa Maria delle Grazie e del Cenacolo di Milano insieme a san Domenico di Guzmàn e Leonardo da Vinci. Età: 7-9

Vivamilano. Una guida per esplorare, imparare e divertirsi
testi Daniela de Rosa
Elzeviro, 2000, 167 p., ill. (Curiosamente)
Guida di Milano in 10 capitoli: Storia, Architettura, Tradizione, Milano popolare e letteraria, Milano per giocare, Da non perdere, Se piove, Fuori porta, Natura, Ricordi di viaggio. Età: 9-14

Monza

I ponti del tesoro. Monza dall’alto, dal basso e anche a testa in giù
racconto di Sabina Colloredo
Carthusia, 2003, 1 v., ill.
Attraverso un percorso focalizzato sui ponti cittadini sotto cui scorre il Lambro, una guida agli spazi verdi e agli edifici di maggior rilievo di Monza. Età: 6-8

Erba

Guida curiosa per ragazzi in Erba. Percorsi e racconti della nostra città
Circolo Didattico di Erba, i ragazzi di 5a elementare
Carthusia, 2003, 1 v., ill.
Guida alla storia, alle tradizioni e agli edifici di maggior rilievo di Erba, con una pianta della città. Età: 6-8

Mantova

I bambini alla scoperta di Mantova
Alessandra Rozzi, Nicoletta Sfredda
Lapis, 2002, 111 p., ill.
Opere d’arte, musei e monumenti da visitare a Mantova e dintorni in una guida che propone anche giochi in tema. Età: 8-10

Curiosando... Mantova e dintorni
ideazione e testi di Franco Colombo e Rosanna Turri
Carthusia, 1993, 67 p., ill.
Alla scoperta dei beni artistici e delle tradizioni di Mantova insieme all’artista Giulio Romano bambino. Età: 8-10

Veneto

In giro per il Veneto
Camillo Guidi, Giovanni Guidi
Libriliberi, 2002, 96 p., ill. (I viaggi intelligenti per bambini intraprendenti)
Provincia per provincia un giro tra monumenti, località celebri e bellezze naturali del Veneto. Età: 7-10

Venezia

I bambini alla scoperta di Venezia
Elisabetta Pasqualin
Lapis, 2004, 143 p., ill., foto
Opere d’arte, musei, monumenti da visitare a Venezia e nelle isole della laguna. Età: 8-10

Nella Venezia del Settecento con Goldoni
testo Cristiana Leoni
Touring Club Italiano, 2002, 45 p., ill. (Visita la mia città)
Due adolescenti visitano Venezia guidati da Goldoni, che li introduce ai luoghi e alla vita della città alla sua epoca. Età: 8-10

Venezia
Istituto Geografico De Agostini, 2002, 1 v., ill. (Gioca città)
Storia, tradizioni e mappa di Venezia, con notizie sui principali luoghi da visitare e alcuni giochi in tema. Età: 7-9

Venezia
Stano Dusík
Bohem Press Italia, 2004, [18] p., ill. (Giramondo)
I canali, Rialto, la chiesa di Santa Maria della Salute e altri tra i monumenti e luoghi più significativi di Venezia. Età: 6-8

Venezia e la Laguna per ragazzi
Libriliberi, 2003, 127 p., ill., foto (Guide click)
Piazze, chiese, musei, ponti, canali e altri luoghi d’interesse a Venezia e nelle isole della laguna in nove itinerari proposti in un immaginario scambio di e-mail tra ragazzi del posto e amici lontani. Età: 10-12

Vivavenezia. Una guida per esplorare, imparare e divertirsi
testi Paola Zoffoli
Elzeviro, 1998, 165 p., ill. (Curiosamente)
Guida di Venezia tra storia, architettura, tradizioni, natura, itinerari, giochi, proverbi, canzoni, fiabe e poesie. Età: 8-11

Verona

I bambini alla scoperta di Verona
Nicola Cinquetti
Lapis, 2003, 136 p., ill., foto
Opere d’arte, musei e monumenti da visitare a Verona e dintorni in una guida che propone anche giochi in tema. Età: 8-10

Alto Adige

Alto Adige. Monti, magie e storie per giovani viaggiatori
Giunti, 2001, 72 p., ill., foto, c. geogr.
Guida dell’Alto Adige: natura, flora e fauna, parchi, viabilità, castelli, fiere, tradizioni, gastronomia, vicende storiche. Età: 8-10

Bologna

I bambini alla scoperta di Bologna
a cura di Silvana Sola
Lapis, 2003, 128 p., ill., foto
Chiese, piazze, palazzi, strade e altri monumenti da visitare a Bologna e dintorni. Età: 8-10

San Marino

I bambini alla scoperta di San Marino
Carla Monetti
Lapis, 2000, 102 p., ill.
Musei, monumenti, edifici, piazze e contrade da visitare nella Repubblica di San Marino, in tre percorsi. Età: 8-10

Toscana

In giro per la Toscana
Camillo Guidi, Giovanni Guidi
Libriliberi, 2004, 96 p., ill. (Viaggi intelligenti per bambini intraprendenti)
Il viaggio di Giovanni in Toscana insieme al papà, scrittore di guide turistiche. Età: 9-12

In Toscana con Valentina
Angelo Petrosino
Piemme, 2004, 79 p., ill., c. geogr. (Il battello a vapore)
In viaggio con Valentina per scoprire i luoghi e i monumenti più famosi della Toscana. Età: 10-12

La Toscana dei parchi naturali. Percorsi nella natura protetta
Giunti, 2003, 63 p., ill., foto
I parchi naturali della Regione Toscana: storia, strade, foreste, animali di terra e d’acqua, monumenti e luoghi sacri. Età: 8-11

Firenze

I bambini alla scoperta di Firenze
Annalisa Fineschi, Stefano Filipponi
Lapis, 2001, 135 p., ill., foto
Opere d’arte, musei e monumenti da visitare a Firenze in una guida che propone anche giochi in tema. Età: 8-10

Firenze
Istituto Geografico De Agostini, 2002, 1 v., ill. (Gioca città)
Storia, tradizioni e mappa di Firenze, con notizie sui principali luoghi da visitare e alcuni giochi in tema. Età: 7-9

Firenze ai tempi di Lorenzo il Magnifico
testi a cura di Marco e Pierangelo Zelasco
Istituto Geografico De Agostini, 2000, 47 p., ill., c. geogr. (Tu turista nel passato)
Firenze nel Quattrocento: siti, avvenimenti e attività degli abitanti in una ricostruzione sotto forma di guida. Età: 9-12

Firenze: istruzioni per l’uso
Mandragora, 2002, 224 p., ill.
Per conoscere strade, piazze, chiese, palazzi, ma anche personaggi più o meno famosi di Firenze. Età: 7-9

Firenze per ragazzi
Libriliberi, 2000, 127 p., ill., foto (Guide click)
Alcuni tra i principali palazzi, chiese, strade e giardini di Firenze, proposti lungo nove itinerari in un immaginario scambio di e-mail tra ragazzi del posto e amici lontani. Età: 10-12

Firenze per ragazzi. Guida alla città per giovani viaggiatori
Giunti, 2001, 93 p., ill., foto
Duomo e Battistero, Palazzo Vecchio, Cappelle Medicee e altri monumenti, musei, chiese e luoghi di Firenze in una visita che si dipana lungo un immaginario giro in mongolfiera. Età: 6-9

Firenze: un sogno a colori
testi di M. Fantoli
Mandragora, 2001, 48 p., ill.
Una visita turistica di Firenze dal punto di vista di due bambini in viaggio con i genitori. Età: 8-10

Giocare a Firenze
testi e disegni di N. Shroyer Howard
Mandragora, 2000, 34 p., ill.
Come trasformare la visita a una celebre città d’arte in un’appassionante caccia al tesoro. Età: 8-10

Nella Firenze del Rinascimento con Leonardo
testo Renzo Rossi
Touring Club Italiano, 2002, 45 p., ill. (Visita la mia città)
In gita a Firenze due adolescenti vi trovano una guida d’eccezione: Leonardo in persona, che li introduce a luoghi e abitudini di vita di questa città alla sua epoca. Età: 8-10

Grosseto

Grosseto, gli Etruschi e la Maremma per ragazzi
Libriliberi, 2000, 95 p., ill., foto (Guide click)
Palazzi, strade, resti archeologici e luoghi di interesse a Grosseto e nella provincia proposti lungo nove itinerari in un immaginario scambio di e-mail tra ragazzi del posto e amici lontani. Età: 10-12

Siena

Siena
Istituto Geografico De Agostini, 2002, 1 v., ill. (Gioca città)
Storia, tradizioni e mappa di Siena, con notizie sui principali luoghi da visitare e alcuni giochi in tema. Età: 7-9

Umbria

Otto meraviglie. Guida ai parchi dell’Umbria
Giunti, Regione Umbria, 2000, 48 p., ill., foto
L’Umbria e i suoi parchi: cenni storici, animali e piante tipici, insediamenti umani e luoghi d’interesse, Età: 8-11

Lazio

I bambini alla scoperta del Lazio
Barbara Drudi, Laura Mocci, Lucia Suaria
Lapis, 1999, 152 p., ill., foto
I percorsi nelle più interessanti e caratteristiche località del Lazio, affiancati da giochi, informazioni utili e curiosità. Età: 8-10

In Lazio con Valentina
Angelo Petrosino
Piemme, 2004, 79 p., ill., c. geogr. (Il battello a vapore)
In viaggio con Valentina per scoprire i luoghi e i monumenti più famosi del Lazio. Età: 10-12

Roma

A Roma come gatti
Giunti, 1997, 63 p., ill., foto, c. geogr.
Roma e le sue attrazioni in una guida nella quale cicerone d’eccezione è un gatto. Età: 8-10

I bambini alla scoperta di Roma antica
Anna Parisi, Elisabetta Parisi, Rosaria Punzi
Lapis, 2004, 143 p., ill., foto
Guida di Roma archeologica con consigli, indirizzi utili, storie e leggende dell’antica Roma. Età: 8-10

I bambini alla scoperta di Villa Borghese
Giovanna Giaume
Lapis, 2004, 111 p., ill., foto
Villa Borghese in sei capitoli, corrispondenti a cinque itinerari nel parco, più uno dedicato ai musei che vi si affacciano. Età: 8-11

La guida di Roma per ragazzi
Sandra Dal Pozzo, Anna Maria Morbiducci
Liguori, 2000, 235 p., ill.
Roma da scoprire con quattro itinerari proposti tra i suoi monumenti più importanti e una rassegna di piazze, chiese, palazzi e musei. Età: 11-14

Nella Roma di Cesare con Cicerone
testo Cristiana Leoni
Touring Club Italiano, 2001, 45 p., ill. (Visita la mia città)
Durante una gita a Roma Antonio e sua sorella trovano una guida d’eccezione: Cicerone in persona, che li accompagna in una visita a luoghi e abitudini di vita alla sua epoca. Età: 8-10

Roma
Laura Manaresi, Giovanni Manna
Bohem Press Italia, 2002, [18] p., ill. (Giramondo)
La via Appia, il Foro Romano, l’Isola Tiberina e altri fra i monumenti e i luoghi più significativi di Roma. Età: 6-8

Roma
Istituto Geografico De Agostini, 2002, 1 v., ill. (Gioca città)
Storia, tradizioni e mappa di Roma, con notizie sui principali luoghi da visitare e alcuni giochi in tema. Età: 7-9

Roma imperiale
testi a cura di Mario Denti
Istituto Geografico De Agostini, 1998, 45 p., ill., c. geogr. (Tu turista nel passato)
La Roma imperiale: siti e avvenimenti di rilievo e attività degli abitanti in una ricostruzione sotto forma di guida. Età: 9-12

Roma in rima
Alessandra Uguccioni
Palombi, 1996, 42 p., ill.
Una guida turistica, sotto forma di filastrocca, alla scoperta di strade, monumenti, personaggi e storie di Roma. Età: 7-9

Scoprire i dintorni di Roma
Giulio Massimi
Nuove Edizioni Romane, 1992, 226 p., ill.
Guida che propone sei gite nei dintorni di Roma, con notizie storiche sulle località e descrizione degli itinerari. Età: 11-14

Vieni a Roma!
Donatella Ziliotto, Martina Forti
Emme, 1999, 62 p., ill., c. geogr. (Per cominciare)
All’esplorazione di Roma e delle sue attrazioni, insieme al piccolo Luca e a una sua ospite inglese. Età: 7-9

Napoli

La guida di Napoli per ragazzi
Annamaria De Chiara, Laura Galletti
Liguori, 1998, 151 p., ill.
Alla scoperta di Napoli: musei, chiese e palazzi, strade e negozi del centro storico, gastronomia, tradizioni e curiosità. Età: 11-14

Napoli. Guida alla città dei ragazzi
di Caterina Arciprete
Electa, stampa 2000, 95 p., ill.
Divisa per quartieri una guida di Napoli con itinerari corredati da elenchi di monumenti, storia e leggende. Età: 7-12

Il viaggio di Marcello alla scoperta di Campi Flegrei
Giuseppe Fiorito, Antonio Manzoni
L’isola dei ragazzi, 1998, 103 p., ill. (Giocarte)
Pozzuoli e il parco archeologico di Baia in una guida con spunti per l’osservazione e notizie sulla vita in quei luoghi attraverso l’immaginaria storia di un ragazzo del 66 d.C. Età: 11-14

Puglia

Il parco per ogni stagione. Guida al Parco Nazionale del Gargano
Giunti, 2002, 45 p., ill., foto, c. geogr.
Parco Naturale del Gargano: flora, fauna, paesi, tradizioni, storia, luoghi sacri, consigli per l’osservazione naturalistica. Età: 10-12

Sicilia

In Sicilia con Valentina
Angelo Petrosino
Piemme, 2004, 79 p., ill., c. geogr. (Il battello a vapore)
In viaggio con Valentina per scoprire i luoghi e i monumenti più famosi della Sicilia. Età: 10-12

Europa e resto del mondo

Europa

Il viaggio in Europa di Valentina
Angelo Petrosino
Piemme, 2003, 287 p., ill., c. geogr. (Il battello a vapore)
Valentina, 13 anni, parte con un amico, il maestro delle elementari e sua moglie per uno straordinario viaggio di due mesi alla scoperta delle principali capitali europee. Età: 10-12

Londra

Londra
Jindra Capek
Bohem Press Italia, 2002, [18] p., ill. (Giramondo)
Piccadilly Circus, Trafalgar Square, il Museo di Madame Tussaud e altri monumenti e luoghi significativi di Londra. Età: 6-8

Londra con i ragazzi
Patrizia Ciotti
Lozzi & Rossi, stampa 1995, 213 p., ill. (Le guide junior)
Londra e le sue attrazioni in una guida che fornisce consigli, indirizzi ed elenchi ragionati di luoghi e servizi. Età: 8-12

Nella Londra dell’Ottocento con Dickens
testo Renzo Rossi
Touring Club Italiano, 2001, 45 p., ill. (Visita la mia città)
Passeggiando da soli per Londra la piccola Alice e suo fratello incontrano Charles Dickens in persona, che fa loro visitare luoghi e monumenti della città alla sua epoca. Età: 8-10

Vieni a Londra!
Donatella Ziliotto, Martina Forti
Emme, 1997, 42 p., ill. (Per cominciare)
Londra e le sue attrazioni in una guida con notizie su musei, parchi e negozi, con cenni storici e informazioni su usi e costumi dei londinesi. Età: 7-9

Berlino

Berlino
Tomás Rízek
Bohem Press Italia, 2003, [18] p., ill. (Giramondo)
La Zitadelle Spandau, il Berliner Dome, il Municipio Rosso, Postdamer Platz e altri fra i monumenti e i luoghi più significativi di Berlino. Età: 6-8

Vienna

Vienna
Premysl Vranovsky
Bohem Press Italia, 2003, [18] p., ill. (Giramondo)
L’enorme ruota panoramica del Prater, il duomo di Santo Stefano, il castello di Schönbrunn e altri fra i monumenti e i luoghi più significativi di Vienna. Età: 6-8

Vienna con i ragazzi
Raffaella Rizzo
Lozzi & Rossi, 1995, 176 p., ill. (Le guide junior)
Vienna e le sue attrazioni in una guida che fornisce consigli, indirizzi ed elenchi ragionati di musei, parchi, teatri, cinema, impianti sportivi, ristoranti, alberghi, negozi. Età: 8-12 Praga

Praga
Premisl Vranovsky
Bohem Press Italia, 2002, [18] p., ill. (Giramondo)
Piazza Venceslao e il Museo Nazionale, la Moldava e il ponte Carlo, la cattedrale di San Vito e altri fra i monumenti e i luoghi più significativi di Praga. Età: 6-8

Parigi

Nella Parigi del Re Sole con Molière
testo Renzo Rossi
Touring Club Italiano, 2001, 45 p., ill. (Visita la mia città)
La visita a Parigi di due bambini, guidati nientedimeno che da Molière in persona, permette di conoscere luoghi e abitudini della città all’epoca di Luigi XVI. Età: 8-10

Parigi
Tomás Rízek
Bohem Press Italia, 2002, [18] p., ill. (Giramondo)
Il metrò e il Louvre, Montmartre e la cattedrale di Notre-Dame, l’Arco di Trionfo, le Tuileries e altri fra i monumenti e i luoghi più significativi di Parigi. Età: 6-8

Parigi con i ragazzi
Patrizia Ciotti
Lozzi & Rossi, 1995, 211 p., ill. (Le guide junior)
Parigi e le sue attrazioni in una guida che fornisce consigli, indirizzi ed elenchi ragionati di luoghi e servizi. Età: 8-12

Parigi medievale
testi a cura di Anna Cazzini Tartaglino e Nanda Torcellan
Istituto Geografico De Agostini, 1999, 47 p., ill., c. geogr. (Tu turista nel passato)
Parigi medievale: abitudini e costumi degli abitanti, siti e avvenimenti di rilievo e varie curiosità. Età: 9-12

Madrid

Madrid
Javier Zabala
Bohem Press Italia, 2002, [18] p., ill. (Giramondo)
Le antiche porte, il Museo del Prado, il parco del Retiro, il Palazzo reale, il Rastro e altri fra i monumenti e i luoghi più significativi di Madrid. Età: 6-8

Barcellona

Barcellona
Javier Zabala
Bohem Press Italia, 2003, [18] p., ill. (Giramondo)
Le Ramblas, la Plaza Real, la cattedrale, le case di Gaudì, le sculture di Antoni Tàpies e altri fra i monumenti e luoghi più significativi di Barcellona. Età: 7-9

Siviglia

Nella Siviglia del Quattrocento con Colombo
testo Renzo Rossi
Touring Club Italiano, 2002, 45 p., ill. (Visita la mia città)
In gita a Siviglia con i genitori due fratelli vi trovano una guida d’eccezione: Colombo in persona, che li introduce a luoghi, abitudini e stili di vita di questa città nel 1492. Età: 8-10

Amsterdam

Amsterdam
Michal Brix
Bohem Press Italia, 2003, [18] p., ill. (Giramondo)
Il palazzo reale, la Oude e la Nieuwe Kerk, i canali, i ponti, le case galleggianti, i musei e altri fra i monumenti e i luoghi più significativi di Amsterdam. Età: 6-8

Atene

Atene
Michal Brix
Bohem Press Italia, 2004, [18] p., ill. (Giramondo)
Acropoli, Torre dei venti, chiese bizantine, moschee e altri fra i monumenti e luoghi più significativi di Atene. Età: 6-8

Atene classica
testi a cura di Mario Denti
Istituto Geografico De Agostini, 1998, 47 p., ill., c. geogr. (Tu turista nel passato)
L’antica Atene: siti e avvenimenti di rilievo e attività degli abitanti in una ricostruzione sotto forma di guida turistica, con tanto di vademecum di notizie utili al viaggiatore. Età: 9-12

Nella Atene di Pericle con Socrate
testo Cristiana Leoni
Touring Club Italiano, 2002, 45 p., ill. (Visita la mia città)
Giunti sull’Acropoli attraverso un misterioso passaggio segreto due compagni di scuola vi trovano una guida d’eccezione: Socrate in persona, che li introduce a luoghi, abitudini e stili di vita dell’Atene del suo tempo. Età: 8-10

Egitto

Egitto
Fiorella Congedo
Skira, 2002, 95 p., ill., foto (Guide Skira Ragazzi)
Guida dell’Egitto nel diario di viaggio di Niccolò, 10 anni, che lo visita insieme alla zia egittologa e alla gatta di lei. Età: 9-11

L’Egitto di Ramses II
a cura di Romano Solbiati
Istituto Geografico De Agostini, 1999, 47 p., ill., foto, c. geogr. (Tu turista nel passato)
Luoghi, eventi e vita quotidiana dell’Egitto ai tempi di Ramses II in una ricostruzione sotto forma di guida turistica, con tanto di vademecum di notizie utili al viaggiatore. Età: 9-12

New York

Nella New York degli anni Trenta con La Guardia
testo Cristiana Leoni
Touring Club Italiano, 2001, 45 p., ill., foto (Visita la mia città)
Grazie alla visita a New York di Jim e Clara, guidati da Fiorello La Guardia che ne fu sindaco negli anni ‘30, scopriamo monumenti e abitudini della città in quel periodo. Età: 8-10

Tikal

Tikal e le città maya classiche
testi a cura di Romano Solbiati
Istituto Geografico De Agostini, 2000, 47 p., ill., c. geogr. (Tu turista nel passato)
Tikal e altre città Maya nel periodo di massima fioritura di quell’antica civiltà in una ricostruzione storica sotto forma di guida turistica, con vademecum di notizie utili al viaggiatore.
Età: 9-12




Aggiorna la bibliografia
[http://www.liberdatabase.it/liberdatabase/index.php?screen=scaffale3]

Ciò che cerco è raccontare

Il mestiere solitario, ma fortunato, di illustratore
di Roberto Innocenti

In occasione del conferimento del premio Andersen 2008, tenutosi a Copenhagen il 7 settembre 2008 – premio istituito dall’IBBY, organizzazione internazionale che promuove la letteratura per l’infanzia – Roberto Innocenti, nel suo discorso di ringraziamento, ha spiegato l’emozione per l’evento e i risvolti del suo lavoro.
Già LiBeR 79 aveva dedicato ampio spazio al premio, istituito dall’IBBY, per la storia e per il prestigio acquisiti equivale a un Nobel per la letteratura per l’infanzia, un riconoscimento dunque eccezionale che, tra gli autori italiani, era stato assegnato nel 1970 solo a Gianni Rodari. La motivazione della giuria internazionale nell’assegnare il premio a Roberto Innocenti ha puntato sulla sua capacità “di rappresentare in modo formidabile vari generi. Le sue storie di guerra, e in modo specifico la sua rappresentazione dell’olocausto, invitano i giovani a riflettere su seri problemi del mondo. è capace di rappresentare i temi della letteratura per l’infanzia partendo sempre da un diverso punto di vista. Il potere narrativo delle sue immagini è impareggiabile”.
Con il numero 81, LiBeR è tornato sull’argomento pubblicando integralmente il discorso di ringraziamento pronunciato dall’illustratore a Copenhagen, per la pregnanza dei contenuti espressi su temi di fondamentale importanza quali il rapporto con il “pubblico” dei ragazzi, gli aspetti narrativi dell’illustrazione e non ultime le profonde differenze esistenti tra l’editoria italiana e quelle di altri Paesi.

Il mio è un mestiere solitario, quasi monastico. Per molte ore al giorno, quando lavoro, mi faccio domande, proposte, ipotesi e mi rispondo da solo, ottenendo fra i molti dubbi, piccole certezze. Non cerco di immaginarmi un pubblico, chi e come potrebbero essere i miei lettori, cosa potrei fare per incontrare i loro gusti, o intuire le loro possibili preferenze. Sarebbe un’“indagine di mercato” molto approssimativa, ma potrebbe finire col somigliare a quelle vere che, puntando sulla quantità, tendono a semplificare. Io credo di essere un po’ complicato, e non mi rimane altro che sperare che al mondo ci siano tante persone complicate. Allora lavoro cercando di fare contento me. Penso di essere il mio critico più severo, a giudicare da quella certa paura che precede la pubblicazione di ogni libro.
Il numero delle copie vendute non è di per sé un giudizio favorevole, scontato. Se ogni lettore dà un giudizio diverso – poiché fortunatamente diversi sono i modi di vedere e interpretare un libro – è impressionante, se si vendono migliaia di copie, pensare a migliaia di giudizi.
Durante i periodi di attività intensa, la voce dei miei pensieri è calma e suadente, parlo correttamente la mia lingua, senza inflessioni dialettali. Quando inizio a pensare, uscendo dai lunghi silenzi di lavoro, la mia voce mi sorprende; non è gradevole e autorevole come quella che sento dentro di me, e ha un forte accento toscano.
Il mio è un mestiere fortunato, mi piace molto. Se all’apparenza è innegabile che la parte preponderante è il disegno, la pittura, nell’essenza vera, e spero nel risultato, ciò che cerco è raccontare. Mi pare questo un privilegio enorme, che regala al mio fare un piacere, una contentezza di fondo, che c’è nell’intento e nel quotidiano, che mi aiuta a trovare i colori giusti, a sentirmi meno solo.
Il mio lavoro è rivolto al pubblico, ma non è come a teatro, dove il giudizio è immediato, e le reazioni si manifestano subito. Momenti tremendi di tensione che subito si sciolgono, sperano gli attori, in un’ovazione. Anche dopo molto tempo che il mio lavoro è finito, vengo a conoscere soltanto il numero delle copie vendute, o in quante lingue diverse. È quando incontro il pubblico vero, non virtuale, fatto di persone, soprattutto di ragazzi, nelle scuole, che il mio mestiere diventa bellissimo, e allora vorrei altri cento anni per raccontare altre cento storie, magari aggiornando lo stile. È stato bello, dopo anni di dubbi atroci, scoprire che i ragazzi capiscono tutto, e non temono, anzi adorano le complicazioni e che “semplificare” in loro nome non nasconde un sacrificio d’autore, ma una autorevole ignoranza. La semplicità è ben altro, quando è unita alla cultura e al gioco è la vetta che vorrei scalare.
L’illustrazione è un modo di raccontare con molti vantaggi e non pochi limiti. Non ha bisogno di traduzioni per essere capita in ogni parte del mondo, però non arriva a certe profondità proprie delle parole scritte. Invidio, nella scrittura, la possibilità delle descrizioni che riguardano i pensieri, le sensazioni, l’io profondo, i sentimenti nascosti. Vedere il protagonista non aiuta certo a identificarsi con lui.
In compenso raccontando una storia illustrata, o una storia parallela a quella del testo, si possono ampliare le informazioni, l’ambiente, descrivere il contesto storico e sociale, e vagare liberamente nel paesaggio, perfino accennare altre storie secondarie.
Eppure, insieme o da sole, le parole scritte e le immagini fisse sono un mezzo culturale e un patrimonio insostituibile.
L’importanza dell’opera dell’IBBY (International Board on Books for Young people) credo sia inutile ripeterla. Promuovere e diffondere la lettura è, a parte l’onere, certamente un impegno riconosciuto e gratificante, ma penso che ancora oggi al mondo ci siano luoghi e regimi dove la lettura, e quindi la conoscenza e la cultura non siano gradite o comportino dei rischi. Ci sono luoghi dove oltre l’impegno ci vuole coraggio.
Ho già scritto da qualche parte che nelle parole mi ci perdo, nelle figure mi ci trovo. Cerco di ringraziare l’IBBY con le parole che trovo, spero siano adatte.
Tutti noi sappiamo che esiste il premio Nobel, e che a qualcuno verrà assegnato. Non penso mai che lo assegnino a me. Lo stesso valeva per il Premio Hans Christian Andersen. Non me lo aspettavo proprio. Mi ha fatto un effetto come se dentro a un aeroporto affollato fosse stato annunciato il mio nome, preceduto da un titolo onorifico importante. In effetti mi hanno intervistato giornali e periodici, radio, tv, quasi fossi un calciatore, o fossi diventato famoso come uno stilista di moda.
Vorrei aggiungere una breve nota al mio ringraziamento, qualcosa che sento il dovere di spiegare. Il primo libro da me ideato si chiamava Rosa Bianca. Lo avevo pensato per i ragazzi italiani, per i genitori italiani, per gli insegnanti italiani, per la Scuola della Repubblica Italiana. Ero riuscito con molta fatica a trovare lo stato di grazia per raccontare in modo pulito, e spero delicato, una pagina triste e tremenda della storia contemporanea, adatta ad aprire un dialogo fra bambini e adulti. Il libro fu rifiutato dall’editoria italiana, anche dalla più qualificata. Forse consideravano scomodo pubblicare l’estrema conseguenza della più nefasta invenzione italiana: il fascismo.
La pubblicarono molti editori stranieri, e i ragazzi, e i genitori, gli insegnanti che la adottarono furono per molti anni stranieri. Rosa Bianca è stata la mia piccola Alice che mi ha indicato la strada per quel paese delle meraviglie che si chiama Mondo.
L’editoria estera mi dava più libertà e la dignità che viene riconosciuta al lavoro. Per lungo tempo è stato così, e per questa ragione i diritti di stampa per i miei libri non sono in Italia. Non posso cambiare questa realtà anche se adesso, in ritardo, sono pubblicato nel mio Paese e nella mia lingua.
Ho spiegato questo perché Rosa Bianca è diventata anche il mio personale termometro della Democrazia in Italia. Attualmente una strega cattiva l’ha fatta diventare una fiaba senza luogo e senza tempo, perché la Storia Contemporanea e la Geografia sono state cancellate come materia d’insegnamento dalle scuole elementari della Repubblica Italiana nata da chissacosa, fondata su chissacché. Il mio termometro mi fa pensare che la democrazia italiana non sta per niente bene. Aspetterò che guarisca, da cittadino della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza e fondata sul Lavoro. Credevo che la parte più difficile fra le cose che volevo dire fosse quella dovuta ai ringraziamenti, con i suoi rischi delle parole scontate, della retorica, della banalità. Ero molto preoccupato. Non è così.
Pensando alla mia vita da illustratore, in corso da 25 anni, con precedenti trascurabili, mi sono ricordato che con la sola eccezione di certi, tanti, editori italiani, tutti gli altri, scrittori, colleghi, editori, bibliotecari, critici, giornalisti, sono sempre stati un mondo non solo aperto, ma amichevole; e sempre, anche quando ero molto marginale, ha mostrato le sue gentilezze, la sua “diversità”, che mi hanno stupito. Spero di aver ricambiato in tutto questo tempo, l’amicizia e la simpatia che era per me come tra tutti noi.
Quando ho descritto le sensazioni di quel mestiere solitario, forse parlavo di qualcosa che ci accomuna tutti, forse è per questo che ci riconosciamo e ci facciamo festa, comunicando con lingue possibili e anche impossibili.
Ringrazio l’IBBY, la giuria, la bellissima Copenhagen che ci ospita, che è il proseguimento di questa festa, e mentre continuo a domandarmi “perché proprio io” devo dirvi che sono molto felice di far parte del vostro Mondo senza frontiere. Auguro di nuovo all’IBBY un lavoro sempre più proficuo e gratificante.




Viaggio ai confini del libro. L’anniversario di Bruno Munari

Loredana Farina ripercorre le tappe del percorso artistico di Bruno Munari nel centenario della nascita

 

Il titolo dell’articolo è quello della tesi di laurea di Giulia Olivares (Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Lettere, Università di Milano, anno accademico 2002-2003) che ha esaminato con ben altro impegno l’apporto di Munari all’editoria italiana. La sua puntigliosa passione mi ha commosso.
“Tu, guai se domani, quando ti svegli, non inventi qualcosa”,(1) diceva Marinetti ai giovani ‘cappotti lisi’ che amava ricevere al Savini, dopo cena. E così Bruno Munari aderisce al Futurismo.
Nato a Milano il 24 ottobre 1907, era arrivato a Milano nel 1926, curioso, attento, con settanta lire in tasca, per sottrarsi al mestiere di cameriere cui i genitori lo avrebbero destinato, dopo aver aperto un alberghetto a gestione familiare in quel di Badia Polesine (Rovigo). A Milano cerca di mantenersi, aiutato e sostenuto da uno zio ingegnere. Ricas, il suo primo socio, ricorda: “Erano gli anni ’28-’29 … Ci siamo incontrati, ci eravamo simpatici, e così ci siamo messi insieme. Dovevamo cercare di stare al mondo, e facevamo illustrazioni e pubblicità, lavorando molto, con allegria…”.(2) E lavorando appunto con allegria, nel 1928 Munari fa anche animazione con il coetaneo Carlo Cossio, altro transfuga dal Veneto, e firma illustrazioni, spesso umoristiche, per le riviste, comprese Grandi firme e Il Corriere dei Piccoli.
Giorgio Maffei, storico dell’editoria del ’900, propone un eccellente lavoro di schedatura di 184 opere editoriali di Munari, mettendole in fila in ordine di uscita.(3) Consultando il suo libro, si fanno delle belle scoperte: per esempio, che il primo lavoro editoriale di Munari è costituito dalle illustrazioni di Aquilotto implume – un romanzo di avventura per ragazzi, scritto da Giuseppe Romeo Toscano per avvicinare i giovani alla fede littoria – pubblicato nel 1929. Solo la copertina è interessante, ma, a mio avviso, è significativo che il primo lavoro editoriale di Munari sia rivolto a un pubblico giovanile.(4)
In città ci sono i futuristi (Bruno Munari firma anche il Manifesto di poetica del gruppo) e l’incontro con loro, in un certo senso inevitabile, gli apre nuove, entusiasmanti prospettive. Marinetti, già nel 1913, aveva proclamato: “Io inizio una rivoluzione tipografica diretta contro la bestiale e nauseante concezione del libro passatista e dannunziana, la carta a mano seicentesca, fregiata di galee minerve e apolli ... Il libro deve essere l’espressione futurista del nostro pensiero futurista. Non solo. La mia rivoluzione è diretta contro la così detta armonia tipografica della pagina ... Con questa rivoluzione tipografica io mi propongo di raddoppiare la forza espressiva delle parole”.(5)
Chissà se Marinetti immaginava tutto quello che si sarebbe inventato il giovane Munari, lui sì, sul libro.
Ma procediamo con ordine.
La seconda opera editoriale di Munari è Il Cantastorie di Campari, quinto e ultimo volume di una collezione realizzata e offerta in 1000 esemplari numerati dalla milanese Davide Campari & C. tra il 1927 e il 1932.
Si tratta di un raffinato esempio di arte commerciale che contiene 27 figurazioni grafiche di Munari su poesie d’amore di Renato Simoni. Attenzione, però: la rilegatura è con spirale di metallo. Munari si sta facendo conoscere e sappiamo che sviluppo avrà il suo rapporto con la Campari.
Il libro “meccanico”, “imbullonato come un motore”, lo aveva sperimentato nel 1927 Fortunato Depero, realizzandolo con Fedele Azari (titolare della Dinamo Azari, casa d’arte futurista) e con Depero futurista, il suo straordinario libro oggetto, aveva suscitato un grande consenso fra le giovani avanguardie. Dal secondo futurismo, più versato nelle arti applicate, escono altre due lito-latte, cioè due libri stampati in serigrafia su latta. Il primo è Parole in libertà futuriste olfattive tattili termiche di Filippo Tommaso Marinetti e Tullio d’Albisola e il secondo è L’anguria lirica, ancora di Tullio d’Albisola, ma questa volta in coppia con Bruno Munari. La sigla lito-latta l’aveva trovata l’industriale Vincenzo Nosenzo di Savona, produttore di scatole metalliche per conserve alimentari stampate in litografia: mescolanza di competenze e ambienti che rende affascinante la ricerca futurista. La veste grafica dei libri è di Tullio d’Albisola, amico di Nosenzo. Libri di latta, dunque, che entusiasmano i futuristi: oggetti luccicanti come le carrozzerie delle automobili o come le ali degli aerei che sono i loro miti.
L’anguria lirica, terza opera editoriale di Munari, sarà esposta e premiata a Parigi alla mostra di grafiche decorative. Centro al terzo colpo!
La quarta opera editoriale è Tavolozza delle possibilità tipografiche, del 1935, programma estetico dei pittori Ricas e Munari in omaggio ai clienti del loro studio. È quasi un manifesto degli sviluppi futuri di Munari: spirale metallica, zincografie, carte trasparenti e inserti apribili. Vi si legge: “il risultato di un lavoro grafico dipende dalla stretta collaborazione tra ideatori ed esecutori”. Non per niente: lo stampatore è Muggiani, quel tipografo-editore che poi, nel 1956, “nella sua officina grafica … con rotativa a mano, su carta cercata per lungo tempo e trovata per puro caso” realizzerà Nella notte buia. Come si vede, i capolavori non escono come conigli dal cappello.
Già nell’Almanacco (anti)letterario Bompiani del 1936, il testo di Munari “Udite! Udite!” (ha proprio questo titolo) tra le pagine 65 e 80 è illustrato con montaggi fotografici in bianco e nero e fustellature.
Il poema del vestito di latte (sesto lavoro, del 1937), testi di Filippo Tommaso Marinetti, copertina e illustrazioni di Bruno Munari, è commissionato dall’ufficio propaganda della Snia Viscosa. Si tratta di un lavoro pubblicitario per promuovere il lanital, una fibra tessile artificiale che imita la lana ed è derivata dalla caseina.
Siamo in piena autarchia e Marinetti inscena un dramma: “Sono un uomo duro, non abbastanza latteo benché allattato col miglior latte niveo dell’aldilà”.
Munari gli va dietro con un’impaginazione ricca di interventi grafici arditi, ma accettabili per il pubblico cui si rivolge, usando anche un inserto stampato su materiale trasparente. Oggi è facile notare che tra il testo di Marinetti e il lavoro grafico di Munari il più innovativo resta il secondo.
Nel 1938 esce un libro sulla fabbricazione del Linoleum e nel 1940 MOVO. Modelli volanti e parti staccate per promuovere l’aeromodellismo.
“Mi si chiede come sia possibile conciliare il mestiere di graphic designer con quello di industrial designer e questo con quello di illustratore e quello di illustratore con quello di pittore e poi, in definitiva, con quello di autore. È una domanda che mi pare sempre posta male.
Un gatto ha le unghie, ha il pelo, ha le zampe agili e la coda flessuosa: tutti elementi che fanno parte di lui e che lo definiscono.
La personalità di qualunque artista dovrebbe essere così, curiosa e variegata, complessa, capace di intervenire su ogni singola operazione con un rapporto pieno e aderente al momento.”(6) Semplice, no? E soprattutto facile a dirsi. Evidentemente per Bruno Munari è più facile a farsi.
Dal primo lavoro editoriale per ragazzi del 1929, Munari sembra non essersi più occupato di questo pubblico. Sono anni intensi per il nostro artista quelli tra le due guerre, in cui l’intervento e l’elaborazione creativa si sviluppano a tutto campo: “dai vari futurismi … all’astrazione, al surrealismo; svolge ricerche sulle macchine inutili, sulle tavole tattili e sulla plastica murale”.(7) Si occupa di produzione grafica, di arredamento, di allestimenti, di scenografie teatrali. “Insomma, la vicenda di Munari fra le due guerre è densa di ricerche artistiche, ma anche di occasioni progettuali bi/tridimensionali. ‘Segno e sigillo dell’arte di Bruno Munari è la totalità’ ha scritto Caramel; l’origine di tale metodo, a nostro parere, è da ricercare nella fase formativa dell’anteguerra. Al termine del conflitto Bruno Munari ha quarant’anni”.(8)
Che l’oggetto libro sia per Munari un luogo di intensa sperimentazione è documentato da quanto pubblicato fino ad ora.
Negli anni ’40 Munari si dedica con maggiore continuità ai libri per bambini. Come mai? La guerra ha spento i bollenti spiriti delle avanguardie e Munari sta cambiando vita.
Ha accettato, infatti, per la prima e unica volta, un lavoro dipendente, quello di art director di Tempo di Arnoldo Mondadori, e nel 1940 gli nasce un figlio.
Quest’ultima parte della storia la conosciamo meglio perché Munari ne ha parlato.
“Quando hai cominciato a pensare a questo progetto?”
“Quando è nato mio figlio, nel 1940. Così, dal ’43 al ’45 ho cercato di capire la sua natura, senza imporre quel che io credevo dovesse fare. È per quello che ora è contento e ha successo. È a questa sperimentazione in famiglia che devo anche i progetti e le idee dei libri per bambini. C’era tutta una zona inesplorata, nella quale ci sarebbe stato bene un libro anche per bambini che non sanno leggere – come i Prelibri che poi ho fatto: vedevo i tipici libri per l’infanzia, tutto testo, con poche illustrazioni al tratto, perché costava meno … Invece, con tutte le possibilità che offre l’industria tipografica – pieghe, carte, tagli, fori, fustellature – c’erano tanti altri modi di comunicare. Ecco, il libro è fatto anche di comunicazione visiva, di comunicazione attraverso i sensi, oltre che con la parola e con la vista. Un altro accorgimento che ho adottato e che ritengo fondamentale in questo settore, è che nei libri per bambini non ci deve essere il protagonista, perché il protagonista ‘plagia’ il bambino. Nei miei libri il protagonista è il bambino stesso che guarda, che entra nella nebbia, che guarda la giraffa attraverso il buco della pagina – nel libro Chi è? Apri la porta –, che apre la porta: dentro i libri ci sono molti personaggi e molte storie semplici ma curiose, però nessun protagonista. È il bambino che si deve sentire protagonista”.(9)
Ho sempre invidiato questo piccolo Alberto – mio coetaneo – con un papà che, non trovando libri adatti a lui, glieli inventa personalmente e glieli fa provare per primo per vedere se funzionano. (A me la mia mamma faceva le ‘pue di pezza’). Munari scopre un vuoto nel mercato che colma sperimentando i progetti in famiglia. Altro che marketing e brainstorming!
Fatto sta che negli anni ’40 escono Mondo, acqua, aria, terra, della casa editrice Italgeo, con immagini geografiche per ragazzi, in custodia di cartone che contiene quattro libri; Il teatro dei bambini, per la casa editrice Gentile, un progetto di Bruno Munari con bozzetti di Gelindo Furlan. Si tratta di una cartellina a quattro ante da montare in forma di teatrino, con copertina originale a colori con aletta fustellata apribile e tavole illustrate a colori da ritagliare; CappelliAntica farmaciaOrologiaioSali TabacchiSalumeriaMusica, sempre per la casa editrice Gentile, con bozzetti di Gelindo Furlan: una cartellina con tavole illustrate a colori da ritagliare e una copertina originale con aletta fustellata apribile. Questi lavori riprendono la tradizione del libro da montare e lasciano intuire gli sviluppi successivi dello studio munariano. Gelindo Furlan, l’illustratore, è pure lui futurista. Coetaneo e amico di Munari, proviene da Badia Polesine. Mi piace immaginare che siano emigrati a Milano insieme.
Le macchine di Munari, che esce per i tipi dell’Einaudi nel 1942 (grazie anche all’amichevole tramite di Zavattini) nella collana Libri per l’infanzia e la gioventù, raccoglie le macchine inutili che Munari disegnava nel periodo studentesco.
Sempre per Einaudi nel 1942 esce anche l’Abecedario di Munari: alla lettera S Einaudi aveva chiesto di illustrare lo Struzzo. Munari, consegnando il lavoro, scrive: “per i fondi colorati della pagina di sinistra e per le lettere alfabetiche della pagina di destra potreste fare dei clichè di legno, questo vi porterebbe una grande economia”.(10) Segno che teneva d’occhio sia i processi di stampa sia il problema economico.
Per Mondadori, nella collana I libri di Munari escono Mai contentiL’uomo del camion; Toc toc Chi è? Apri la porta; Il prestigiatore verde; Storie di tre uccellini; Il venditore di animali; Gigi cerca il suo berretto: all’interno delle poche pagine, si aprono finestre e si sollevano alette. Sono, insomma, giochi e contenitori di sorprese che chiamano il lettore bambino a interagire. Mondadori sembra proprio l’editore giusto, visto che anche lui ha esordito in editoria nel 1911 con libri per bambini sotto la sigla “La scolastica” di Ostiglia, e che le Officine Grafiche di Verona, nel 1935, erano state capaci di risolvere i problemi di produzione delle “illustrazioni a sorpresa” di Topolino al circo di Walt Disney. Dei dieci menabò proposti, l’editore pubblica il primo e il secondo nell’ottobre 1945, ma “siccome c’era la guerra, non sempre lo stabilimento era libero”. Così dice Munari. In pratica, fino al dicembre 1946 escono sette titoli “con carte diverse e con il materiale grafico che si trovava in quel momento”.(11)
Quali siano questi ultimi libri lo sappiamo bene perché sono ancora sui banchi dei librai, grazie alla riedizione che ne ha fatto l’editore Corraini di Mantova.
La paternità è stata un’esperienza fondamentale nella vita di Munari artista. Realizzerà infatti anche due giochi in gommapiuma armata per Pirelli-Pigomma, che sono: nel ’52 il Gatto Meo e nel ’53 la Scimmietta Zizi (Compasso d’oro nel 1954). Nel 1971 progetterà poi, per Robots, la struttura abitabile per bambini Abitacolo.
Ma il lavoro di Munari rivolto ai più piccoli non si ferma qui e, dopo l’incontro con Franco Russoli, sovrintendente di Brera, nel 1977 organizza i Laboratori sull’arte, che poi si differenziarono e moltiplicarono. “A un certo punto lui ha avuto questo innamoramento per i bambini, anzi lui aveva un animo da bambino”, dice Ricas.(12)
Il censimento delle opere editoriali di Munari – fatto da Giorgio Maffei – documenta bene il suo viaggio ai confini del libro come oggetto privilegiato di sperimentazione, fino agli ultimi giorni di vita.
Questa sperimentazione, certamente nata dalla frequentazione futurista, si è sviluppata sulle opere editoriali in genere (non si possono dimenticare i Libri illeggibili), per focalizzarsi, dopo la fondamentale esperienza della paternità, sui libri per bambini che non sanno ancora leggere le parole. Secondo me questa è stata la sua scoperta.
Munari si è trovato allora di fronte a un nuovo mondo da esplorare, e ha usato da par suo competenze diverse in ambiti fino ad allora inimmaginabili. Gliene siamo ancora debitori.

 Loredana Farina
(da LiBeR 76) 


1. B. Finessi (curatore). Su Munari, Abitare Segesta cataloghi, 1999, p. 62-63.
2. Su Munari, p. 62-63.
3. G. Maffei. Bruno Munari: i libri, Sylvestre Bonnard, 2002.
4. M. Meneguzzo, in Munari designer (Laterza, 1993), fa cenno anche a un altro libro Anime sceneggiate, scritto da Pino Masnata, per il quale Munari avrebbe realizzato le illustrazioni.
5. F. T. Marinetti. Distruzione della sintassi. Immaginazione senza fili. Parole in libertà, 11 Maggio 1913.
6. A. Rauch (curatore). Disegnare il libro, Scheiwiller, 1988, p. 83-87.
7. Su Munari, p. 58-59.
8. Ivi.
9. Munari designer, p. 114.
10. Da una lettera del giugno 1942.
11. NAC Notiziario Arte Contemporanea, Dedalo, giugno-luglio 1971.
12. Su Munari.

 




Di mamme ce n’è una sola?

Perplesse, stanche, schiacciate dal peso di una responsabilità nuova e sconosciuta, dolorosamente combattute tra istinto protettivo e aggressività: un ritratto delle neo-mamme dei nostri giorni, perennemente divise tra l’idillio e la lotta nel rapporto con il proprio bambino e le sue incessanti pretese.
All’analisi di Manuela Trinci fanno seguito sul numero 70 di LiBeR le panoramiche di Luca Rosi e Mafra Gagliardi rispettivamente dedicate alle figure di madri del cinema e del teatro e l’intervista di Francesca Califano a due mamme scrittrici: Donatella Ziliotto ed Emanuela Nava.
L'illustrazione è di Grazia Nidasio.

/cmp/Newsletter/Newsletter Liberweb n. 20.pdf  La bibliografia completa dei libri per ragazzi (PDF)
Aggiornata al marzo 2006 (264 Kb)

 

Aggiorna la bibliografia con LiBeR Database
(accesso riservato agli abbonati)

 

 




Famiglia adottasi

Il trauma dell’abbandono, l’ingresso in una nuova famiglia… i bambini ci guidano con la loro sensibilità attraverso le storie che affrontano il tema dell’adozione.

Proporre a dei bambini di riflettere su un tema complesso qual è quello dell’adozione, attraverso storie che riescano a parlarne in maniera non retorica ma che anzi ne forniscano un’immagine aderente alla realtà, pur utilizzando tutti gli strumenti disponibili della fantasia, pensiamo sia una di quelle attività che a casa o a scuola mettano in difficoltà più di un adulto di buona volontà. Tanti sono i carichi emotivi e le sensibilità che su questo tema si addensano, sia che attengano al vissuto di chi è protagonista a vario titolo di un percorso di adozione, sia che risultino il portato di un ampio e profondo immaginario.
È questo il tema al centro del numero 72 di LiBeR
Opportuno e originale l’approccio al tema “adottato” da Anna Genni Miliotti, con il suggerimento di una metodologia utile a rintracciare, soprattutto nella produzione editoriale recente, storie non solo che piacciano, ma anche che funzionino con i bambini. Perché questo avvenga è necessario che queste storie non oscurino le famiglie di origine dei bambini adottati, ma che anzi ne mettano in piena luce l’importanza.
Come anche la psicologa Manuela Trinci evidenzia, è nella ricerca di queste origini, spesso oggetto di interventi immaginifici, che si pongono le basi per la crescita e per un’accettazione corretta della realtà. Adozione e affido sono dunque osservati attraverso percorsi critici e di lettura – qui presentati da Maria Letizia Meacci e Fernando Rotondo – che evidenziano come questi temi riescano ancora a situarsi, per la quantità e la qualità delle opere, nel cuore della letteratura per l’infanzia attuale. Completano la serie di interventi sul tema di adozione e affido un’antologia di testi tratti dalla saggistica e una bibliografia di libri per ragazzi tratta da LiBeR Database.
L'illustrazione è di Lara Dabusti

Sono qui disponibili:

Questione di vita e di morte

Dalle primigenie paure al timore di essere abbandonati, agli orfanelli delle fiabe, ai lupi che vengono abbattuti dai cacciatori… il bambino ha molteplici occasioni per prendere coscienza della morte, fin dalla più tenera età. La riluttanza adulta a parlarne con i piccoli va superata: si scoprirà così che i libri possono essere mediatori delicati ma efficaci per affrontare la perdita e il lutto. Questo il tema di apertura del numero 92 di LiBeR (ott.-dic. 2011) con contributi critici e alcune proposte bibliografiche che sono qui proposte in una selezione più ampia e con un formato di citazione più approfondito.  

Reporter d’assalto

Giornalisti a schiena dritta? informazione di regime? la Rete modello di informazione più democratica o semplicemente incontrollata? Oggi il dibattito sul tema del giornalismo e dell’informazione è particolarmente vivace. Con numerosi contributi il numero 90 di LiBeR cerca di capire come questo mondo è riflesso nell’editoria per ragazzi, attraverso articoli, interviste a giornalisti, riflessioni su esperienze di media education. A partire da Ti racconto il giornalismo, un testo di Vichi De Marchi, disponibile anche in LiBeRWEB 

Il kit del bibliotecario scolastico 2010

Una rassegna di strumenti per i docenti documentalisti e le biblioteche scolastiche 

Storie d'Italia e d'infanzia: i 150 anni dell'Unità

La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ha dato lo spunto a numerose iniziative editoriali, progetti bibliografici e iniziative di promozione della lettura nel campo del libro per ragazzi. 

Una biblioteca nel pallone

Con lo scaffale allestito dalla Biblioteca delle Oblate di Firenze in collaborazione con LiBeR, attravero la "lettura " del gioco del calcio si mettono in comunicazione la letteratura per ragazzi e l’educazione interculturale in un unico affascinante discorso culturale. 

Ci vuole l'albero

Un’ampia panoramica sul tema dell’albero nell’arte, nella letteratura, nell’immaginario tratta dal numero 89 di LiBeR 

Libri per ragazzi e disabilità

Riflessioni su letture tattili, buone pratiche ed esperienze di condivisione con i libri. Perché "La differenza non è una sottrazione" 

Leggere la Shoah

In occasione del 27 gennaio 2010, giornata della memoria in commemorazione delle vittime del nazismo, del fascismo e della Shoah, un aggiornamento della proposta di lettura per ragazzi sul tema, presente nel volume Viaggio ad Auschwitz pubblicato da Idest nel 1998 con il contributo di LiBeR.  

Orti coltivati a libri

Prende avvio nell’ambito del programma di “Libranch’io Ambiente”, il concorso nazionale indetto dal Comune di Modena, il progetto “Orti coltivati a libri”, ideato da Vinicio Ongini con la collaborazione di LiBeR, che, nel trentennale della scomparsa di Gianni Rodari, sceglie il personaggio di Cipollino per approfondire la figura di Rodari “ortolano di civiltà” 

Omaggio a J.D. Salinger

Un testo di Antonio Faeti su Il giovane Holden, icona del passato su cui riflettere ancora oggi, prodotto per l’incontro del 20 ottobre 2009 al corso bolognese “Le doppie notti dei tigli”. Un’anticipazione dal numero 85 di LiBeR (gennaio-marzo 2010) in occasione della morte di J.D. Salinger 

Le doppie notti dei tigli

Un corso tenuto da Antonio Faeti che offre ai lettori adolescenti di oggi 25 letture “passate” in nome di un’inattualità che può sempre affascinare e far riflettere, per contrastare mode e stereotipi 

Sette parole chiave del fumetto in Italia

Un contributo di Marco Pellitteri su graphic novel, percezione sociale, autorialità, progettualità multimediale, sperimentazione, futuro, scuola per cogliere alcuni degli aspetti principali del sistema-fumetto in rapporto alla cultura e alla società generali e al mondo educativo 

Ombelico generation?

Materiali prodotti a seguito del seminario “Ombelico generation?” – promosso da Comune di Campi Bisenzio e Regione Toscana e organizzato dal Centro servizi per le biblioteche per ragazzi della Biblioteca di Villa Montalvo di Campi Bisenzio con il coordinamento della rivista LiBeR, svoltosi a Campi Bisenzio il 23 gennaio 2009 – e dell'uscita del numero 82 di LiBeR, che presenta le relazioni presentate al seminario. 

Misreading children, leggere e fraintendere

Nella nostra società velocità di pensiero, efficienza e produttività a ogni costo rendono difficoltoso lo sviluppo delle metodologie di lettura, protratte e riflessive: si parla allora di mis-reading, ossia lettura non corretta dal punto di vista del significato. Protagonisti, bambini e ragazzi che diventano lettori funzionali, sempre più coinvolti nel vortice del consumismo. Un saggio di Jack Zipes nella traduzione-riduzione di Carla Poesio. 

In ricordo di Giorgio Cusatelli

La vigilia di Natale del 2007 ci ha lasciato Giorgio Cusatelli, germanista colto e raffinato, studioso versatile, presenza di primissimo piano nella nostra cultura. Una preziosa eredità ha lasciato a chi si occupa di letteratura per l’infanzia, collocandola al centro di chiavi interpretative originali e affascinanti, di sorprendente ampiezza interdisciplinare e di aperture illuminanti. 

Il picturebook è una “galleria d’arte"?

“L’albo illustrato è la prima galleria d’arte che il bambino visita” ha affermato Kvĕta Pacovská. La frase ha avuto fortuna e, lungi dall’essere contestata, è stata ripresa più volte, probabilmente in virtù del prestigioso compito che sembra assegnare al libro per bambini: educare all’Arte. Ma, c’è da chiedersi, è veramente questo lo scopo del picturebook? Una riflessione di Angela Dal Gobbo sul presunto compito di educare all’arte propria del libro di figure 

Libri per piccoli turisti

Da quelle patrocinate dalle amministrazioni pubbliche a quelle destinate a tutta la famiglia, le guide turistiche rappresentano un settore interessante dell'attuale offerta editoriale italiana una panoramica fra le guide turistiche per bambini e ragazzi. 

Ciò che cerco è raccontare

In occasione del conferimento del premio Andersen 2008, tenutosi a Copenhagen il 7 settembre 2008 – premio istituito dall’IBBY, organizzazione internazionale che promuove la letteratura per l’infanzia – Roberto Innocenti, nel suo discorso di ringraziamento, ha spiegato l’emozione per l’evento e i risvolti del suo lavoro. 

Famiglia adottasi

Il trauma dell’abbandono, l’ingresso in una nuova famiglia… i bambini ci guidano con la loro sensibilità attraverso le storie che affrontano il tema dell’adozione. 

Di mamme ce n’è una sola?

Perplesse, stanche, schiacciate dal peso di una responsabilità nuova e sconosciuta, dolorosamente combattute tra istinto protettivo e aggressività: un ritratto delle neo-mamme dei nostri giorni. Un “osservatorio” sui molti modelli di mamme rappresentati nella letteratura infantile. 

Viaggio ai confini del libro. L’anniversario di Bruno Munari

Loredana Farina ripercorre le tappe del percorso artistico di Bruno Munari nel centenario della nascita. 

Crescere liberi

A sessant’anni dalla Liberazione, la Resistenza, argomento storicamente fondamentale e per molti aspetti controverso della storia d’Italia, viene spesso affrontata nei libri per ragazzi. 

Monello, dove vai?

Birbanti, discoli, bulli, iperattivi, capricciosi… A cent’anni da Gian Burrasca chi sono oggi i veri monelli? 

Mille e una notte

Da dove nascono le storie delle Mille e una notte? L'immensa memoria del mondo islamico può fornirci mille interessanti risposte, per scoprire un mondo vivo, immerso nella vita quotidiana, un Islam diverso da ciò che si può osservare oggi e tentativi sorprendenti di dialogo tra Oriente e Occidente. 

Il mondo nel pallone

Lo sport, e il calcio in particolare, in quanto fantastici luoghi narrativi e formidabili nutrimenti dell’immaginario possono risultare interessanti agganci per la lettura. Sono inoltre chiavi di lettura della globalizzazione e della mescolanza tra culture. 

Il libro chiede asilo

Non è mai troppo presto per leggere: proposte e notazioni psico-pedagogiche per le varie fasi di evoluzione da 0 a 5 anni. 

Non solo Incas

Un viaggio tra i libri, nel tempo e nello spazio, per riscoprire paesi e popoli del Centro e del Sud America: i miti, le fiabe e le leggende, i romanzi di denuncia e di attualità e le opere narrative di autori di tutto il mondo che hanno scelto personaggi, ambienti e vicende dell'America Latina per confezionare le loro storie 

Divulgare l'astronomia

Con gli scienziati e i libri per ragazzi alla scoperta di come le stelle possono appassionare il mondo infantile. Un'intervista a Franco Pacini e una proposta di lettura per bambini e ragazzi. 

Papà, mamma, mi leggi una storia?

Il filo diretto che unisce genitori e figli è rintracciabile in molte opere per bambini. Proposte di lettura di Maria Letizia Meacci e un'intervista a Patrizio Roversi 

Storie di vecchi amici

Il rapporto tra giovani e anziani tra esperienze di solidarietà e amicizia e proposte della letteratura giovanile. Con un'intervista a Fulvio Scaparro 

Diventare grandi

Una proposta di letture rivolta a ragazzi e ragazze che hanno cominciato a guardare il mondo con occhi diversi, a scoprire le prime difficoltà della vita, ma anche i suoi lati più belli: l'amicizia, la voglia di fare musica, di girare il mondo... 

Libri ribelli oppure educativi

Libri ribelli oppure educativi: spunti per una storia sociale della letteratura giovanile tra successi editoriali, scelte adulte e censure. 

Un, due, tre, stella...

Storie di bambini i cui genitori non possono tenerli con sé, storie di bambini che aspettano qualcuno che venga a prenderli per accudirli e amarli: una nuova famiglia, una mamma e un papà in prestito. 

Aggiorna la bibliografia
con LiBeR Database 
(accesso riservato agli abbonati) 



Intervista a Jacqueline Wilson
[index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=335]

Leggere per adottare... - Antologia di saggistica

Una breve “antologia” come strumento per i genitori, spesso alla ricerca di soluzioni per aiutare i figli, per superare disagi, ma anche per gli insegnanti, troppo spesso soli davanti ai bisogni dei bambini, per aiutare a comprendere meglio la realtà dell’adozione

A cura di Barbara Confortini

Il mondo editoriale ha seguito lo svilupparsi del fenomeno dell’adozione con la pubblicazione di molti testi e articoli sull’argomento. Purtroppo il panorama non è vastissimo anche se non mancano buoni testi per un percorso informativo e anche di approfondimento delle tante tematiche inerenti l’adozione. È interessante distinguere come è diversificata la produzione editoriale secondo il target cui è diretta: per professionisti e operatori ci sono testi legislativi, manuali, testi di approfondimento di psicologia, sociologia, antropologia. Per i genitori aspiranti o adottivi: guide e manuali per la preparazione all’adozione e per l’informazione, narrativa e raccolta di testimonianze.

Adottare perché

“Sapeva quale fosse la cosa veramente peggiore. Era il nulla. Quando non c’era nessuno a cui importasse qualcosa di ciò che ti capitava. Era il non appartenere a nessun luogo e a nessuna creatura. Ecco cosa c’era al Primo Posto dell’elenco delle Cose Veramente Peggiori” “È un ragazzo difficile, David, è un ragazzo solo, David, è un ragazzo che ha conosciuto la sofferenza, l’abbandono… David… un solo nome, una grande storia”.
“‘Che cosa pensi che voglia dire ‘appartenere’ ? Vuol dire prendersi cura l’uno dell’altro. Vuol dire prendersi a cuore il destino di qualcun altro. Prenderselo a cuore tanto da volere che non gli capiti niente di male, anche quando questo significa non poter avere ciò che si vorrebbe… due amici appartengono l’uno all’altro”. “Per formare una famiglia non c’è bisogno di essere parenti. Essere una famiglia significa prendersi cura l’uno dell’altro”.
T. Hayden. La cosa veramente peggiore, Milano, Corbaccio, 2006.

“Immaginate che straordinaria occasione avete come genitori adottivi: tutta una vita per trasformare l’infelicità in felicità e una fragilità potenziale in forza”.
“Nonostante il loro smarrimento di fronte alle valutazioni psicologiche e la collera e il rancore nei riguardi di questo o quel funzionario, i genitori di bambini adottivi sono i primi ad ammettere che per adottare bisogna avere delle qualità particolari. Ciò non significa che queste particolari qualità li rendano superiori agli altri, li rendono solo più capaci di rispondere alle esigenze di un bambino adottato. Diventare genitori adottivi vuol dire accettare di assumersi notevoli rischi.
Questo è un fatto poco noto ai genitori e non abbastanza noto a coloro che si occupano di cure mediche. L’opera vuole riempire un vuoto negli atteggiamenti e nelle conoscenze pediatriche dato che quello delle adozioni internazionali è un fenomeno relativamente recente. Aiuterà i bambini ‘nati altrove’, che sono anche dei viaggiatori precoci; sarà di beneficio a coloro che, prima dell’arrivo di questi bambini, erano in procinto di esser genitori o lo erano solo nel desiderio; inoltre darà una dimensione storica e universale all’infanzia internazionale. Per gli autori questa non è teoria, ma esperienza quotidiana.
Prepararsi a diventare genitori significa anche preparare le risorse, cioè sapere a chi rivolgersi in caso di problemi, quindi trovare un pediatra, incontrare un infermiere specializzato nei problemi dell’infanzia per ricevere consigli, trovare un dentista, organizzare le visite dell’assistente sociale e così via. Gli adottanti devono essere consapevoli di queste eventualità prima dell’adozione perché questo tipo di bambino ha bisogno di cure speciali che non tutti i genitori adottivi sono in grado di offrire”.
J.F. Chicoine, P. Germani, J. Lemieux. Genitori adottivi e figli del mondo, Trento, Erickson, 2004.

“Ecco tutto. Ecco perché adotto un bambino. Adotto? Perché adotto? Non dicevo ‘adotto’ quando accoglievo il C. (il primo figlio biologico) per la prima volta fra le mie braccia. Perché questo verbo che sa di carta bollata, cancellerie di tribunali e consultori familiari? L’attributo ‘naturale’ sembra essere prerogativa della procreazione biologica, come se la mia gravidanza adottiva fosse innaturale, una cosa strana”.
Figli si diventa. Bambini e genitori nell'adozione internazionale, I libri di Sant'Egidio, Leonardo International, 2006.

“Il percorso di preparazione all’adozione è complesso, in quanto raccoglie in sé prospettive e punti di vista molto lontani tra loro: quello del genitore che desidera un figlio, del bambino che cambia famiglia, degli operatori che lavorano per rendere possibile e sereno questo incontro. Un altro livello di complessità è dato dalla capacità di affrontare e confrontarsi con soggetti che rimangono vivi nell’immaginario, anche se non occupano uno spazio reale nelle relazioni familiari: i genitori biologici, le persone conosciute nel paese d’origine. Questi sono gli aspetti che rappresentano il filo conduttore di tutto il percorso di formazione proposto, che confluisce, nelle conclusioni, in una riflessione sul ciclo di vita della famiglia adottiva. La possibilità di prepararsi a un’esperienza particolare come questa non può essere realizzata se non da un’attenta considerazione e maturazione di quelli che sono gli eventi, le problematiche psicologiche e i diversi protagonisti nei momenti principali della loro vita. Prepararsi all’adozione è quindi nel contempo un itinerario di formazione per le famiglie adottive e una riflessione sulla genitorialità adottiva.
Ogni esperienza relazionale che agisce nel profondo ha bisogno di uno spazio e di un tempo interiore che permette l’elaborazione. Sono gli obiettivi di questo itinerario formativo, che si conclude al momento dell’ingresso del bambino in famiglia”.
L. Paradiso. Prepararsi all’adozione, Milano, Unicopli, 1999.

“Perché vuole adottare? Questa domanda vi perseguiterà.
Psicologi, medici, legali, giudici, assistenti sociali, uscieri di tribunale, passanti … si sentiranno in diritto di chiedervi sempre la stessa cosa, questa. E voi vorreste rispondere. Peccato che una risposta non ci sia. Non esiste una risposta valida per tutti a questa domanda come non c’è mai una risposta univoca, semplice, valida per tutti al perché due persone decidano di mettere al mondo un figlio.
Alla base della scelta adottiva c’è spesso una sentenza crudele: uno dei due partner, o entrambi non possono procreare. Una condanna spesso inappellabile che colpisce come una mannaia alla fine di lunghe analisi e visite mediche. Dunque il desiderio di un figlio proprio, in cui specchiarsi e ... cercare le somiglianze fin dal giorno in cui siete sicuri della sua permanenza dentro l’utero materno, è certamente forte e comprensibile. Ma è sufficiente a motivare tutti gli sforzi e le frustrazioni a cui la coppia sterile si sottopone? E tutto questo cosa c’entra col desiderio di avere un figlio? Ancora oggi la maggior parte delle coppie che si rivolgono all’adozione lo fanno, almeno inizialmente, come ultima spiaggia prima della rinuncia definitiva ad avere figli. Ma questo è sbagliato, e prima o poi anche queste coppie ne prendono coscienza: l’adozione non è mai, non può essere un ripiego a un figlio che non arriva: l’emozione che si prova per un figlio adottato è in tutto simile a quello che si prova per un figlio nato dalla pancia.
Avete fatto la scelta di adottare: adesso viene il bello. Innanzi tutto dovete recarvi in un tribunale per i minorenni per depositare la domanda. Il tribunale inoltrerà il vostro fascicolo a un servizio sociale, che inizierà la fase istruttoria. Ricordatevi: nel caso siate orientati a ottenere un’adozione nazionale potrete depositare la domanda in più tribunali per i minorenni, persino in tutta Italia.
Al tribunale, o più spesso al servizio sociale a cui vi avranno indirizzati, vi spiegheranno con precisione l’iter che dovrete seguire per poter essere ammessi al colloquio con i giudici che decideranno la vostra idoneità a diventare genitori adottivi”.
M. Scarpati. Adottare un figlio, Milano, Mondadori, 2000.

“Prima di intraprendere il percorso dell’adozione [è necessario] intraprendere un corso intrapsichico che gli psicologi chiamano “elaborazione del lutto”: elaborare il lutto, il senso di perdita per il figlio desiderato mai nato è un passaggio obbligato per molte coppie adottive, che per essere aperte e disponibili verso l’altro bambino devono avere prima superato il dolore di non averne avuto uno proprio. Superata la fase del chiarimento arriva il momento di avanzare al tribunale dei minorenni la richiesta formale di adozione. Ciò implica la produzione delle cosiddette “carte” e una serie di colloqui con gli operatori che hanno il compito di valutare l’idoneità degli aspiranti genitori. Ci si trova dunque instradati in un duplice percorso: uno burocratico e uno esperienziale. Se il primo percorso è freddo e qualche volta esasperante, il secondo dovrebbe invece avvenire all’insegna della collaborazione. Un genitore naturale non deve sottoporsi a nessuno scrutinio né accetta che degli estranei si intromettano nella costruzione della sua famiglia, i genitori adottivi invece non hanno scelta: i primi passi che compiono devono farli insieme a degli estranei. Si capisce come alcuni vivano questa fase con fastidio”.
A. Oliverio Ferraris. Il cammino dell’adozione, Milano, Rizzoli, 2002.

“Credo di dover iniziare dall’inizio, o la storia si complica. Ma l’inizio dov’è? Il mio inizio, l’inizio di un’adozione, dove devo andare a prenderlo? Ecco è nata lì la faccenda, ne sono sicurissima”.
“Lo specialista era uno serio. Ci sottopose a un paio di esami di routine, poi disse così: ‘Vi consiglio due cose: o andate a Lourdes, o adottate’. Io ancora penso a quel dottore con immensa gratitudine, perché con la sua chiarezza e correttezza ci ha evitato anni di tormenti che conosco invece non sulla mia pelle, ma su quelle di molte delle mie amiche. Per quanto riguarda Lourdes la proposta fu subito scartata, per motivi non solo religiosi ma anche pratici. Conclusione: dopo una settimana eravamo al Tribunale dei Minori di Roma, un posto tetro che più tetro non si può, circondato da una cancellata altissima.
All’interno era ancora peggio: oscurità, scale attorcigliate che non si capiva bene dove portassero: davvero come prima prova non c’è che dire, ben studiata per scoraggiare i pavidi. Trovata la stanza giusta con due seggiole mezze rotte incontrammo una giovane e bionda assistente sociale che ci diede l’elenco dei documenti. Per chi ancora non lo sapesse le idoneità sono due, una per l’adozione nazionale e l’altra per l’adozione internazionale.
La prima non sai se te la danno o meno, se vieni inserito in una misteriosa lista, se dipende dal giudice che ti ha giudicato, se esiste davvero oppure fanno finta. L’altra idoneità è quella internazionale, che è un pezzo di carta con tre date diverse così non sai mai bene quando ti scade”.
M. La Rosa. Ci siamo adottati, Roma, Magi, 2003.

Una famiglia un po’ speciale

“Il racconto dell’adozione, invece, nasce nella relazione tra mamma, papà e figlio: tutti sono protagonisti della loro storia. Insieme si affacciano sul passato per dare un senso al presente, per collegare eventi vissuti in due realtà diverse. Raccontare l’adozione è quindi il percorso che consente di unire una spiegazione a un ricordo, di capire ed essere consapevoli fino in fondo del percorso che si è compiuto insieme come famiglia adottiva. Il racconto dell’adozione è un momento centrale della vita della famiglia adottiva perché mette in gioco nello stesso tempo tutti gli attori del percorso adottivo. In realtà il racconto adottivo è lo strumento per costruire il legame affettivo: le parole permettono di soffermarsi sulle emozioni, rendono vivi e presenti gli eventi vissuti, adeguano i ricordi ai bisogni dell’oggi. La meta del racconto adottivo è il ritorno alle origini, ossia la possibilità di riavvicinarsi al passato, di rivisitare gli esordi del percorso adottivo: dal desiderio dei genitori, ai primi momenti col bambino, al viaggio adottivo, alla scoperta del nuovo ambiente e delle nuove emozioni. È un’occasione per il bambino di ricordare le persone che l’hanno accudito prima dell’adozione e di valorizzare il luogo in cui ha vissuto, mentre per i genitori adottivi costituisce il ritorno alla loro scelta, alle immagini, ai desideri, ma anche alle incertezze e ai dubbi del loro progetto adottivo. Il bambino è accompagnato dai genitori nel delicato compito di affrontare la sua storia, di riconoscerla e di accettarla: questo è possibile soltanto se le persone a lui vicine lo aiutano a capire i motivi e gli eventi che hanno spinto i genitori biologici a lasciarlo e quelli adottivi a scegliere l’adozione, per cercare di comprendere il significato delle scelte di ambedue i genitori. Ogni famiglia ha bisogno di ricordare le situazioni che rappresentano l’incontro e l’unione dei suoi membri, deve mantenere vivo il passato nel presente, per proiettarlo successivamente nel futuro”.
L. Paradiso. Raccontarsi l’adozione,Roma, Armando, 2004.

“Il primo scopo di un’esperienza di accompagnamento alla coppia adottiva (o che vuole diventarlo) è quello di accogliere, comprendere, ascoltare. La coppia giunge al consultorio dopo diversi mesi dall’inizio del percorso in cui si è resa disponibile all’adozione. E durante i quali ha affrontato diversi colloqui con i vari operatori. In questi colloqui molto spesso si è sentita giudicata, ha avuto la sensazione di essere sotto esame, ha avvertito la necessità da parte delle istituzioni di perseguire e tutelare. Per questo fatto è importante trasformare il percorso preadottivo da obbligatorio a occasione di confronto, maturazione, cambiamento: un’opportunità, un’occasione di arricchimento, un momento di preparazione all’evento adozione in cui la coppia accetta di prendere in mano la propria formazione e di responsabilizzazione. È fondamentale che si crei un patto tra gli accompagnatori e la coppia e ci sia un rapporto di reciproca fiducia tra gli uni e gli altri. È necessario porsi a fianco della coppia che desidera adottare”.
L. Della Scala, Famiglia Ralli, R. Ragonese. Il dono di due diversi amori, Roma, San Paolo, 2004.

E Nikolaj va a scuola

“Mrs. Hallowell camminava avanti e indietro mentre tutti eseguivano gli esercizi. Si fermò accanto a David: . ‘Non importa – disse, vedendo tutte le cancellature che aveva fatto – domani andrai da Mrs. Chisholm pr la lettura e la matematica. È la nostra insegnante di sostegno’. David si ripiegò su stesso. ‘Non preoccuparti, è difficile abituarsi a una scuola nuova. Ti capisco’. David pensò che più o meno al quindicesimo posto nell’elenco delle cose veramente peggiori c’erano le insegnanti che credevano di capire”.
T. Hayden. La cosa veramente peggiore, Milano, Corbaccio, 2006.

“Nascere attraverso l’adozione significa percorrere la vita con la necessità di saper intrecciare assieme le varie trame della propria storia. Ne risulterà alla fine una stoffa ricca e multicolore, ma ci vorrà tanta pazienza e anche fatica, soprattutto per cominciare a mettere assieme i primi fili, quelli che sembrano non avere né sfumature né consistenza, i fili fantasma della prima infanzia e della nascita. Questo è il grande sforzo di chi ha una vita segmentata da vari passaggi distinti fra loro: la famiglia d’origine, l’istituto, la famiglia definitiva.
‘Raccogliete in una scatola tutte le cose di quando siete nati’, ‘Chiedete a mamma se ha la vostra prima ecografia, ricostruiamo insieme la vostra storia’.
Questi sono alcuni dei progetti che vengono proposti ai bambini della scuola materna e dei primi anni delle elementari. Sono progetti importanti perché aiutano il bambino a crearsi un’idea del tempo che passa, a capire come si nasce, a dare forma visiva all’essere stati nella pancia della mamma, a capire che la mamma è colei che ti ha tenuto in grembo.
Ma cos’è una mamma? Sicuramente non è solamente una donna che ha avuto nella pancia un bambino. Prima si concepisce un bimbo, lo si cresce dentro di sé, e poi, quando nasce, gli si diventa madre, lo si adotta, ossia lo si cura, lo si ama, lo si educa, lo si istruisce, lo si aiuta a crescere. Nella vostra classe possono esserci bimbi che hanno avuto, nella loro storia, due madri: chi è stato abbandonato può avere ricordi di istituto, ma le sue origini sono avvolte dalla nebbia. E i bimbi figli attraverso l’adozione internazionale? Certo ci saranno foto di loro piccoli (addirittura con i genitori se l’adozione è avvenuta nei primi mesi di vita), ma mai appena nati, mai un’ecografia. E allora? Cosa può fare una maestra? La scuola non può e non deve farsi artefice di rivelazioni che possano essere traumatiche per il bambino o la bambina. Nessuno dovrebbe mai essere spinto a parlare della propria intimità.
Il dialogo con le famiglie è fondamentale: saranno loro a dover dire alle insegnanti cosa il bimbo conosce della propria storia e come reagisce a una rielaborazione della stessa”.
A. Guerrieri, M.L. Odorisio. Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico, Roma, Armando, 2003.

“L’ingresso alla scuola dell’infanzia, e ancora di più alle elementari, è un momento molto importante e delicato. Poiché è fondamentale e consigliabile che la prima esperienza sia positiva. La scuola è un grande mediatore culturale e come tale può essere il maggior vettore di integrazione, ma anche di emarginazione.
Che cosa vuol dire ingresso a scuola? L’espressione non ha di per sé un significato positivo; siamo noi a darglielo. Un bambino porta con sé un vissuto che un qualche modo è chiamato a elaborare: è la sua doppia genitorialità, sulla quale deve confrontarsi con i suoi pari, con la complicazione talvolta data dai suoi tratti somatici. L’importante è l’atteggiamento che l’insegnante assume nei confronti del bambino, o più in generale verso il problema della differenza etnica.
Chi tende a commiserare o proteggere l’alunno invia un messaggio di diversità e svalutazione che ha una valenza negativa. Differenziare il proprio comportamento e le proprie richieste verso i bambini di cultura diversa perché sono immigrati o adottati vuol dire farli sentire ancora più bisognosi, in quanto senza famiglia”.
S. Giorni. Figli di un tappeto volante, Roma, Magi, 2006.

“... e Nikolai va a scuola. Tutti gli hanno fatto una testa così, nel suo zainetto ci sono tante belle cose nuove. Anche il grembiulino è nuovo. Certo ci sono anche i libri, scritti in quella nuova lingua non sempre facile da capire. Due sono le prime decisioni che la mamma del nostro Nikolaj ha dovuto prendere quando appena arrivato si è trattato di iscriverlo nella prima scuola italiana. La prima: sarà il caso di inserirlo subito o aspettare? La seconda: in che classe sarà meglio iscriverlo? In una classe corrispondente alla sua età o al suo livello di apprendimento? La scuola non è solo il luogo dove si imparano le tabelline e l’alfabeto.
È un luogo in cui soprattutto si impara a stare con i compagni e con gli adulti, è un luogo di socializzazione. Per tutti. Sembra che via via che impara la lingua nuova, Nikolaj dimentichi la propria. E talvolta proprio mentre i suoi genitori adottivi si sforzano di ricordargliela.
Sta alla scuola fare un progetto di integrazione avendo come obiettivo l’accoglienza e l’integrazione anche dei bambini stranieri adottati.
Esaminiamo le difficoltà che il nostro Nikolaj può trovare, nella nuova scuola.
In cima alla lista per tutti, genitori e insegnanti, c’è il problema della lingua nuova. Come farà a farsi capire a scuola? Come farò a farmi capire da lui a scuola, come faccio a insegnargli le altre materie se prima non gli insegno l’italiano? E come faccio a insegnargli l’italiano quando il resto della classe lo parla già?
La socializzazione non è facile, bisogna superare tante diffidenze: anche il bambino deve imparare ad aver fiducia nel nuovo ambiente, nel quale deve imparare tante cose nuove, a cominciare dalle regole. E vorrebbe conquistarsi la simpatia di tutti, compagni e insegnanti compresi. Sta alla scuola fare un progetto di integrazione avendo come obiettivo l’accoglienza e l’integrazione dei bambini stranieri adottati. In classe il tema della differenza può venir trattato sia riferito al tempo (la storia, la crescita) sia riferito allo spazio (paesi del mondo). Il tema dell’identità può arricchirsi col tema del viaggio (dal paese d’origine.), dall’esperienza”.

“Perché  raccontarsi a scuola è importante, e può essere bello. ma solo quando è il bambino adottato a volerlo fare. Deve essere assolutamente vietato trattare il tema dell’adozione quando il bambino è ancora chiuso in se stesso”.

“Spesso anche il genitore adottivo vorrebbe cancellare ‘quel passato’, ma purtroppo non è possibile, perché il passato incide sulla vita presente di ciascuno di noi. Nel processo di adozione sono sempre insiti dei problemi complessi. Per quanto riguarda i genitori [è possibile] suggerire interventi ‘terapeutici’ pratici, che potranno essere utilizzati nella relazioni per aiutare il bambino a digerire la grande sofferenza subita con l’abbandono.
Chi è la vera mamma? La mamma vera è quella che diventa contenitrice-nutrice, che non risparmia le sue attenzioni, il suo amore, il suo affetto. È la madre che è dentro ogni donna, che parla, pensa, agisce. In realtà, nell’attesa del bambino, la madre ha maturato il ruolo materno nel suo immaginario e ora è lui che deve esprimere le capacità di offrire tutto quel che possiede: una buona madre è in grado di provvedere alle necessità del suo bambino”.
P. Bagdadi Masal. Chi è la mia vera mamma, Milano, Franco Angeli, 2002.

Aiuto, arriva l’adolescenza!

“L’adolescenza come è noto, è una fase dello sviluppo che impegna, indipendentemente dall’adozione, i soggetti della famiglia in specifici compiti di sviluppo coniugali e intergenerazionali: compiti attinenti alla relazione coniugale, a quella genitoriale, e filiale. Con un riferimento all’esperienza adottiva, poi, essa rappresenta un momento emotivo cruciale sia per i genitori, sia per i figli, in quanto sollecita un’ulteriore elaborazione e, potremmo dire, messa a punto del processo di reciproca appartenenza. Il figlio adolescente adottato nell’oscillazione fra ricerca di autonomia, presa di distanza dal passato, dall’immagine infantile del sé e contemporaneo bisogno di creazione di una continuità tra passato e presente, propone ai genitori il tema dell’identità. Il soggetto adottato, che non nasce da un rapporto sessuale tra i due genitori adottivi, ha bisogno di essere, da questi, affiliato con un lavoro di elaborazione , da parte dei genitori adottivi, rispetto alla propria mancata generatività. Si tratta di attivare il passaggio attraverso l’innesto di uno spazio generativo mentale, dall’essere genitori fantasmatici all’essere genitori reali. Da parte sua il bambino necessita, per affiliarsi e collocarsi a pieno diritto nella catena generazionale, di condividere e rielaborare la sua storia e quella della sua famiglia attuale. Rispetto a tali possibilità fondamentali sono le esperienze pregresse di attaccamento del bambino, con i suoi oggetti primari e con i sostituti parentali, nonché la modalità con le quali è stato aiutato a gestire e affrontare le perdite, le separazioni.
Infine, l’adozione rappresenta un sfida e una speranza per tutta la società umana in cui pone l’accento sugli affetti e si qualifica come un intervento finalizzato al recupero del benessere di quei soggetti che risultano privi delle condizioni basilari per il loro armonioso sviluppo psico-fisico”.
Tratto da S. Cavalli. Perché mi hai preso? Bari, La Meridiana, 2005.

“Abbiamo favorito la nascita di gruppi di genitori adottivi perché potessero esprimersi nei confronti con altri adulti nelle loro stesse condizioni , utilizzando un atteggiamento mentale aperto ad apprendere dall’esperienza.
Perché un’esperienza come questa possa diventare significativa, è stato necessario prendere in considerazione le ansie che possono accompagnare un vissuto così profondo come quello dell’adozione. Lo strumento da noi scelto per offrire aigenitori la possibilità di ampliare la conoscenza del loro mondo interno e relazionale esterno, relativo alla loro funzione genitoriale è stato un percorso in cui si è accompagnato un lavoro di gruppo. La proposta dello strumento gruppo poteva permettere ai genitori di ritrasformarsi da ‘genitori per legge’ a genitori per ‘istinto naturale’ legato al desiderio creativo”.

“Affrontare il tema dell’adolescenza, riflettere su questo periodo dello sviluppo pone di per sé molte difficoltà, per cui cercherò di approfondire alcuni aspetti che vengono resi più complessi dalla realtà adottiva. L’adolescenza è una condizione della mente che comporta particolari trasformazioni del sé del ragazzo e della ragazza, che ha inizio sotto la spinta dei cambiamenti puberali. E si conclude con lo stabilirsi dell’identità della persona adulta.
I cambiamenti puberali richiedono al ragazzo/a un lavoro di lutto assai impegnativo, riguardante la perdita del ‘corpo bambino’ ma anche la perdita della relazione infantile che aveva con i propri genitori. L’adolescente manifesta il riemergere su un piano diverso della sua curiosità relativa alla procreazione e ai legami biologici, che ripropongono interrogativi su ciò che ha ricevuto come bagaglio genetico”.
G. Mozzon. Genitori adottivi. Lavorare in gruppi dopo l’adozione, Roma, Armando, 2002.

“Ciascuno di noi conosce il proprio passato, la storia della propria nascita, le proprie origini.
I bambini adottati spesso non hanno questa possibilità e quindi avvertono il bisogno del sostegno e dell’appoggio dei genitori adottivi che costituiscono la loro memoria.
L’adozione diviene quindi, una seconda nascita, non solo del bambino, ma anche dei nuovi genitori che si trovano a rivedere, riscoprire tutta la loro vita e a darle un significato diverso. Ma l’esperienza adottiva non si esaurisce soltanto nel rapporto genitori e figli: essa coinvolge anche quelle persone che quotidianamente hanno rapporti ravvicinati con questi bambini e che, in qualche modo fanno parte del loro mondo. Io rappresento una di queste persone, in quanto da tre anni seguo una bambina adottata, attualmente ha cinque anni. Il nostro incontro mi ha fortemente segnata e portata ascrivere un diario che ho mantenuto nel corso degli anni. La mia esperienza rappresenta una voce esterna al nucleo familiare. Mi sono avvicinata all’adozione con la curiosità di una bambina che apre una porta per la prima volta”.
E. Sposito. Un angelo venuto da Kathmandu. L'incontro con l'adozione, Roma, Armando, 2005.




Crescere liberi

A sessant’anni dalla Liberazione il racconto della Resistenza nei libri per ragazzi

A sessant’anni dalla Liberazione, la Resistenza, argomento storicamente fondamentale e per molti aspetti controverso della storia d’Italia, viene spesso affrontata nei libri per ragazzi, lontani dal revisionismo negativo oggi ben presente nel panorama dell’editoria nazionale.
LiBeR - nel numero 66 (apr.-giu. 2005) - ha contribuito al ricordo di questo importante anniversario con la convinzione che alla ricostruzione di quel periodo - sulla quale Frediano Sessi nel suo pezzo d’apertura indica le nuove acquisizioni della ricerca storica, collocando la guerra partigiana a fianco delle altre forme di Resistenza militare e civile - la letteratura per ragazzi offre un contributo importante.
Lo ricordano Fernando Rotondo, nel suo percorso di lettura, e gli autori intervistati - Teresa Buongiorno, Roberto Denti, Lia Levi, Mario Lodi e Guido Petter - in vario modo testimoni e protagonisti dell’epoca.
Ancora oggi - pur in mezzo a tante proposte “d’evasione” - la letteratura presenta storie di “Resistenza civile” che coinvolgono bambini e ragazzi alle prese con guerre, regimi autoritari, soprusi: esiste un filo rosso che attraversa questa produzione letteraria e le conferisce una funzione sociale orientata alla difesa e all’affermazione dei diritti violati.

Con questo spirito si è aperto sul numero 66 di LiBeR un percorso nella memoria recente del nostro Paese, proseguito nei numeri successivi con l’intento di proporre chiavi di lettura utili per la comprensione dei legami fra passato e presente.
L'illustrazione è di Aldo Di Gennaro

Questione di vita e di morte

Dalle primigenie paure al timore di essere abbandonati, agli orfanelli delle fiabe, ai lupi che vengono abbattuti dai cacciatori… il bambino ha molteplici occasioni per prendere coscienza della morte, fin dalla più tenera età. La riluttanza adulta a parlarne con i piccoli va superata: si scoprirà così che i libri possono essere mediatori delicati ma efficaci per affrontare la perdita e il lutto. Questo il tema di apertura del numero 92 di LiBeR (ott.-dic. 2011) con contributi critici e alcune proposte bibliografiche che sono qui proposte in una selezione più ampia e con un formato di citazione più approfondito.  

Reporter d’assalto

Giornalisti a schiena dritta? informazione di regime? la Rete modello di informazione più democratica o semplicemente incontrollata? Oggi il dibattito sul tema del giornalismo e dell’informazione è particolarmente vivace. Con numerosi contributi il numero 90 di LiBeR cerca di capire come questo mondo è riflesso nell’editoria per ragazzi, attraverso articoli, interviste a giornalisti, riflessioni su esperienze di media education. A partire da Ti racconto il giornalismo, un testo di Vichi De Marchi, disponibile anche in LiBeRWEB 

Il kit del bibliotecario scolastico 2010

Una rassegna di strumenti per i docenti documentalisti e le biblioteche scolastiche 

Storie d'Italia e d'infanzia: i 150 anni dell'Unità

La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ha dato lo spunto a numerose iniziative editoriali, progetti bibliografici e iniziative di promozione della lettura nel campo del libro per ragazzi. 

Una biblioteca nel pallone

Con lo scaffale allestito dalla Biblioteca delle Oblate di Firenze in collaborazione con LiBeR, attravero la "lettura " del gioco del calcio si mettono in comunicazione la letteratura per ragazzi e l’educazione interculturale in un unico affascinante discorso culturale. 

Ci vuole l'albero

Un’ampia panoramica sul tema dell’albero nell’arte, nella letteratura, nell’immaginario tratta dal numero 89 di LiBeR 

Libri per ragazzi e disabilità

Riflessioni su letture tattili, buone pratiche ed esperienze di condivisione con i libri. Perché "La differenza non è una sottrazione" 

Leggere la Shoah

In occasione del 27 gennaio 2010, giornata della memoria in commemorazione delle vittime del nazismo, del fascismo e della Shoah, un aggiornamento della proposta di lettura per ragazzi sul tema, presente nel volume Viaggio ad Auschwitz pubblicato da Idest nel 1998 con il contributo di LiBeR.  

Orti coltivati a libri

Prende avvio nell’ambito del programma di “Libranch’io Ambiente”, il concorso nazionale indetto dal Comune di Modena, il progetto “Orti coltivati a libri”, ideato da Vinicio Ongini con la collaborazione di LiBeR, che, nel trentennale della scomparsa di Gianni Rodari, sceglie il personaggio di Cipollino per approfondire la figura di Rodari “ortolano di civiltà” 

Omaggio a J.D. Salinger

Un testo di Antonio Faeti su Il giovane Holden, icona del passato su cui riflettere ancora oggi, prodotto per l’incontro del 20 ottobre 2009 al corso bolognese “Le doppie notti dei tigli”. Un’anticipazione dal numero 85 di LiBeR (gennaio-marzo 2010) in occasione della morte di J.D. Salinger 

Le doppie notti dei tigli

Un corso tenuto da Antonio Faeti che offre ai lettori adolescenti di oggi 25 letture “passate” in nome di un’inattualità che può sempre affascinare e far riflettere, per contrastare mode e stereotipi 

Sette parole chiave del fumetto in Italia

Un contributo di Marco Pellitteri su graphic novel, percezione sociale, autorialità, progettualità multimediale, sperimentazione, futuro, scuola per cogliere alcuni degli aspetti principali del sistema-fumetto in rapporto alla cultura e alla società generali e al mondo educativo 

Ombelico generation?

Materiali prodotti a seguito del seminario “Ombelico generation?” – promosso da Comune di Campi Bisenzio e Regione Toscana e organizzato dal Centro servizi per le biblioteche per ragazzi della Biblioteca di Villa Montalvo di Campi Bisenzio con il coordinamento della rivista LiBeR, svoltosi a Campi Bisenzio il 23 gennaio 2009 – e dell'uscita del numero 82 di LiBeR, che presenta le relazioni presentate al seminario. 

Misreading children, leggere e fraintendere

Nella nostra società velocità di pensiero, efficienza e produttività a ogni costo rendono difficoltoso lo sviluppo delle metodologie di lettura, protratte e riflessive: si parla allora di mis-reading, ossia lettura non corretta dal punto di vista del significato. Protagonisti, bambini e ragazzi che diventano lettori funzionali, sempre più coinvolti nel vortice del consumismo. Un saggio di Jack Zipes nella traduzione-riduzione di Carla Poesio. 

In ricordo di Giorgio Cusatelli

La vigilia di Natale del 2007 ci ha lasciato Giorgio Cusatelli, germanista colto e raffinato, studioso versatile, presenza di primissimo piano nella nostra cultura. Una preziosa eredità ha lasciato a chi si occupa di letteratura per l’infanzia, collocandola al centro di chiavi interpretative originali e affascinanti, di sorprendente ampiezza interdisciplinare e di aperture illuminanti. 

Il picturebook è una “galleria d’arte"?

“L’albo illustrato è la prima galleria d’arte che il bambino visita” ha affermato Kvĕta Pacovská. La frase ha avuto fortuna e, lungi dall’essere contestata, è stata ripresa più volte, probabilmente in virtù del prestigioso compito che sembra assegnare al libro per bambini: educare all’Arte. Ma, c’è da chiedersi, è veramente questo lo scopo del picturebook? Una riflessione di Angela Dal Gobbo sul presunto compito di educare all’arte propria del libro di figure 

Libri per piccoli turisti

Da quelle patrocinate dalle amministrazioni pubbliche a quelle destinate a tutta la famiglia, le guide turistiche rappresentano un settore interessante dell'attuale offerta editoriale italiana una panoramica fra le guide turistiche per bambini e ragazzi. 

Ciò che cerco è raccontare

In occasione del conferimento del premio Andersen 2008, tenutosi a Copenhagen il 7 settembre 2008 – premio istituito dall’IBBY, organizzazione internazionale che promuove la letteratura per l’infanzia – Roberto Innocenti, nel suo discorso di ringraziamento, ha spiegato l’emozione per l’evento e i risvolti del suo lavoro. 

Famiglia adottasi

Il trauma dell’abbandono, l’ingresso in una nuova famiglia… i bambini ci guidano con la loro sensibilità attraverso le storie che affrontano il tema dell’adozione. 

Di mamme ce n’è una sola?

Perplesse, stanche, schiacciate dal peso di una responsabilità nuova e sconosciuta, dolorosamente combattute tra istinto protettivo e aggressività: un ritratto delle neo-mamme dei nostri giorni. Un “osservatorio” sui molti modelli di mamme rappresentati nella letteratura infantile. 

Viaggio ai confini del libro. L’anniversario di Bruno Munari

Loredana Farina ripercorre le tappe del percorso artistico di Bruno Munari nel centenario della nascita. 

Crescere liberi

A sessant’anni dalla Liberazione, la Resistenza, argomento storicamente fondamentale e per molti aspetti controverso della storia d’Italia, viene spesso affrontata nei libri per ragazzi. 

Monello, dove vai?

Birbanti, discoli, bulli, iperattivi, capricciosi… A cent’anni da Gian Burrasca chi sono oggi i veri monelli? 

Mille e una notte

Da dove nascono le storie delle Mille e una notte? L'immensa memoria del mondo islamico può fornirci mille interessanti risposte, per scoprire un mondo vivo, immerso nella vita quotidiana, un Islam diverso da ciò che si può osservare oggi e tentativi sorprendenti di dialogo tra Oriente e Occidente. 

Il mondo nel pallone

Lo sport, e il calcio in particolare, in quanto fantastici luoghi narrativi e formidabili nutrimenti dell’immaginario possono risultare interessanti agganci per la lettura. Sono inoltre chiavi di lettura della globalizzazione e della mescolanza tra culture. 

Il libro chiede asilo

Non è mai troppo presto per leggere: proposte e notazioni psico-pedagogiche per le varie fasi di evoluzione da 0 a 5 anni. 

Non solo Incas

Un viaggio tra i libri, nel tempo e nello spazio, per riscoprire paesi e popoli del Centro e del Sud America: i miti, le fiabe e le leggende, i romanzi di denuncia e di attualità e le opere narrative di autori di tutto il mondo che hanno scelto personaggi, ambienti e vicende dell'America Latina per confezionare le loro storie 

Divulgare l'astronomia

Con gli scienziati e i libri per ragazzi alla scoperta di come le stelle possono appassionare il mondo infantile. Un'intervista a Franco Pacini e una proposta di lettura per bambini e ragazzi. 

Papà, mamma, mi leggi una storia?

Il filo diretto che unisce genitori e figli è rintracciabile in molte opere per bambini. Proposte di lettura di Maria Letizia Meacci e un'intervista a Patrizio Roversi 

Storie di vecchi amici

Il rapporto tra giovani e anziani tra esperienze di solidarietà e amicizia e proposte della letteratura giovanile. Con un'intervista a Fulvio Scaparro 

Diventare grandi

Una proposta di letture rivolta a ragazzi e ragazze che hanno cominciato a guardare il mondo con occhi diversi, a scoprire le prime difficoltà della vita, ma anche i suoi lati più belli: l'amicizia, la voglia di fare musica, di girare il mondo... 

Libri ribelli oppure educativi

Libri ribelli oppure educativi: spunti per una storia sociale della letteratura giovanile tra successi editoriali, scelte adulte e censure. 

Un, due, tre, stella...

Storie di bambini i cui genitori non possono tenerli con sé, storie di bambini che aspettano qualcuno che venga a prenderli per accudirli e amarli: una nuova famiglia, una mamma e un papà in prestito. 


Interviste agli autori:
Teresa Buongiorno
Roberto Denti
Mario Lodi
Guido Petter


Tutti i fronti della Resistenza

Ricordare nel Sessantesimo, vuol dire anche conoscere le nuove acquisizioni della ricerca storica e attribuire il giusto peso alla guerra partigiana, a fianco delle altre forme di Resistenza militare e civile
di Frediano Sessi

Che cosa si intende per Resistenza? La seconda guerra mondiale in Europa è stata teatro di un duplice conflitto: da un lato, quello che ha visto contrapposti i due schieramenti degli eserciti regolari nemici; dall’altro, lo scontro di una parte della popolazione vinta e conquistata pronta a insorgere e a ostacolare l’oppressore occupante, decisa a combattere con ogni mezzo nella clandestinità e in scontri aperti.
Questa guerra “nell’ombra” si inserisce nella grande guerra degli alleati contro le potenze nazifasciste e rappresenta insieme una forma di riscossa di un popolo reso schiavo e umiliato, ma anche l’affermazione del principio di una comunità a sentirsi nazione. Al di là delle motivazioni diverse e specifiche di ogni movimento di Resistenza e delle sue varie componenti interne, la guerra di liberazione rappresenta in tutta Europa l’espressione di una esplicita temperie culturale che trova spazio dapprima in una minoranza, e in seguito in una sempre più ampia quantità di popolazione, per la quale la scelta della libertà e della democrazia costituisce un valore in sé, contro il totalitarismo. In questo senso va letto l’aspetto politico della Resistenza europea, non necessariamente identificabile con il ruolo che assunsero al suo interno i diversi partiti politici. La motivazione patriottica è prevalente in quelle situazioni in cui l’invasione e l’occupazione dei tedeschi rompe il tradizionale equilibrio di lealtà politica e stabilità sociale, come in Olanda o in Norvegia e per condizioni diverse in Belgio e Danimarca. In altre realtà sembra prevalere, a fianco delle ragioni della patria, la motivazione rivoluzionaria, come è il caso della Iugoslavia, dell’Urss e di una parte del movimento resistenziale italiano. In ogni caso, pur nel rispetto delle reciproche differenze, che dipendono da fattori interni alle società nazionali coinvolte e dal rapporto che i movimenti hanno con le rispettive istituzioni – e pur accettando la differenza tra Resistenza nell’Europa occidentale e nell’Europa orientale; la Resistenza sovietica, per esempio, è diretta dal potere centrale – ovunque in Europa la Resistenza si presenta innanzitutto come un fenomeno politico e militare.

Caratteristiche generali

Sul piano militare la guerra clandestina assume caratteri diversi dallo scontro tra eserciti: il reclutamento, per esempio, è quasi sempre il prodotto di scelte spontanee dei singoli o di gruppi, e l’armamento a disposizione delle brigate combattenti è spesso insufficiente, così come la preparazione dei partigiani, quando provengono dalla società civile e non dall’esercito nazionale. Per questo sono pochi i nuclei clandestini che si impegnano in scontri in campo aperto e che sperano di vincere il nemico frontalmente. Le formazioni partigiane, non potendo operare come gli eserciti regolari a livello strategico, si impegnano in azioni tattiche di disturbo (attentati, sabotaggi, scioperi ecc.) pronte a eclissarsi quando la minaccia del nemico appare troppo incalzante, per poi riapparire poco dopo e altrove, quando le condizioni tornano favorevoli.
Il partigiano combatte in patria (anche se la lotta antifascista ha visto la presenza di combattenti di altri paesi accanto alle formazioni partigiane nazionali), quando gli eserciti regolari sono stati sconfitti o sono impegnati in duri scontri; e si batte contro l’invasore e contro i suoi “amici interni”. Per questo, spesso la Resistenza è stata identificata, almeno in alcune sue parti e zone geografiche d’Europa, con la guerra intestina chiamata anche “guerra civile”. Sotto questo aspetto, la guerra partigiana può rivolgersi contro una parte dei propri connazionali, e contro l’amministrazione pubblica o privata del proprio Paese, fino a sabotarne l’economia, i mezzi di trasporto ecc. E mette in evidenza la presenza di due concezioni diverse della Patria: da una parte quella nazifascista, fondata sul razzismo e i Lager, la violenza e i grandi progetti di colonizzazione di terre e popolazioni da schiavizzare; dall’altra quella democratica, con a fondamento le libertà e i diritti del cittadino. Concezioni che taluni ancora oggi vogliono mettere sullo stesso piano (con progetti di conciliazione nazionale e di revisione/negazione della storia), ma che si scontrano più che con le singole volontà dei protagonisti, con l’inconciliabilità stessa dei contenuti dei due progetti di società nazionale cui tendono.
In questo senso, nonostante il breve periodo di durata e sviluppo (in Italia prende inizio dopo l’8 settembre del 1943 e termina il 25 aprile del 1945), la Resistenza ha prodotto valori duraturi e per molti aspetti rappresenta la base di consenso di quasi tutti i sistemi politici nati in Europa nel dopoguerra.
Alla caratteristica di lotta di liberazione del territorio nazionale, la Resistenza unisce anche una forte tensione verso il recupero della dignità dell’uomo: e su questo specifico terreno forze politiche differenti e, in tempo di pace, antagoniste si sono ritrovate fianco a fianco, dando prova di una profonda unità clandestina, anche se raggiunta con dibattiti e contrapposizioni che hanno fatto la storia di ciascun movimento nazionale di liberazione.
Proprio perché la lotta clandestina non obbedisce alle regole della guerra e rappresenta un secondo fronte pericoloso e insidioso alle spalle del nemico, l’occupante o il collaborazionista impegnano contro di essa forze regolari o squadre speciali che agiscono con spietato terrore anche sulla popolazione civile, trasformando lo scontro in guerra totale, fatta di rappresaglie, torture, fucilazioni, esecuzioni sommarie, razzie, distruzioni di intere comunità (come è avvenuto per esempio a Marzabotto, o Sant’Anna di Stazzema), non sempre giustificate, per altro, dalla presenza o dalle azioni dei partigiani. All’insicurezza provocata dagli attacchi improvvisi e dalla minaccia di questa guerra nell’ombra, sempre più sostenuta dai civili, l’esercito nazista e fascista reagiscono con procedure antiguerriglia che tendono a considerare la popolazione responsabile della presenza partigiana, per cui “dove è presente un numero consistente di bande, dovrà essere catturata una percentuale, da stabilire di volta in volta – si scrive in un documento riservato del comando tedesco di occupazione in Italia – della popolazione maschile residente in zona, per fucilarla” e si sottolinea anche che “ogni abuso sulla popolazione civile non sarà punito”. Oggi gli storici che maggiormente studiano questi temi sono concordi nell’affermare che non c’è corrispondenza tra gli abusi di violenza sui civili e la presunta reazione militare alle azioni di Resistenza.
L’evoluzione dei movimenti di opposizione e di Resistenza si articola quasi sempre in diversi momenti. Alla fase della ribellione spontanea che dà luogo alla formazione di gruppi autonomi e spesso legati a partiti e formazioni politiche, segue uno sviluppo organizzato della Resistenza sul piano nazionale, spesso ottenuto a fatica e non senza conflitti interni, che conduce a una comune tattica di lotta, quasi sempre in collegamento con l’esercito alleato, e alla fase finale dell’insurrezione nazionale, cui spesso seguono governi provvisori autonomi o sotto tutela dei governi provvisori degli alleati.

La Resistenza in Italia

Nasce all’indomani dell’8 settembre 1943, a seguito dell’annuncio del Maresciallo Badoglio dell’armistizio tra l’Italia e le Nazioni Unite. Alle origini della scelta resistenziale si può cogliere una varietà di motivazioni individuali molto ampia, che vanno da una precisa scelta antifascista e antinazista alle ragioni personali (spirito di avventura, amore per il rischio); dalle condizioni di classe all’amor patrio ecc. Un fattore importante di maturazione è costituito dal tragico epilogo della guerra fascista, che porta a compimento il processo di disaffezione al regime, iniziato negli anni precedenti. A nord il crollo dello Stato e lo sbandamento delle truppe dell’esercito favorisce la nascita dei primi nuclei di partigiani, formati appunto da militari di ogni grado, che decidono di combattere i nuovi nemici o che si danno alla macchia per sfuggire alla cattura dei tedeschi che arrestano e deportano in Germania quasi ottocentomila tra soldati e ufficiali italiani delle forze armate. Il primo “ribellismo” spontaneo darà luogo nelle settimane successive alla costituzione organizzata delle bande partigiane cui dà primo impulso il Partito Comunista Italiano con le Brigate Garibaldi (novembre 1943) e cui seguiranno le formazioni del Partito d’Azione, vale a dire le Brigate di Giustizia e Libertà, le formazioni autonome, le formazioni Matteotti, le Osoppo ecc. che vedono tutte le componenti della società italiana (comunisti, socialisti, cattolici, azionisti, liberali ecc.) darsi un’organizzazione per combattere l’occupante e i fascisti, che nel frattempo si riorganizzano nella Repubblica Sociale Italiana.
La costituzione non semplice dei CLN, i Comitati di Liberazione Nazionale – centrale, e nelle varie regioni e località – che affideranno la guida della lotta armata al CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, con sede a Milano) dà nuovo impulso all’unità della lotta di liberazione. La Resistenza interna fa un altro passo verso un coordinamento generale quando nel gennaio del 1944 il comando militare del CLNAI si trasforma in CVL, Corpo Volontari della Libertà, che conduce alla lotta finale, non senza tensioni politiche interne e dissensi, le tante e diverse bande partigiane dell’Italia centro-settentrionale.
Tuttavia, è bene precisare che oltre al fronte interno della Resistenza (vale a dire quello costituito dai partigiani che combattono in prevalenza nel centro-nord), in Italia si parla di altri tre fronti resistenziali:

1. Quello dei soldati e degli ufficiali nei campi di internamento militare (che rifiutano di tornare in Italia e di schierarsi con i tedeschi), cui si uniscono i deportati politici ed ebrei nei campi di concentramento e sterminio.
Per semplicità, pur nella profonda differenza delle tipologie di Lager e di internamento, i più diffusi atti di Resistenza si potrebbero così elencare:
– forme di resistenza spirituale, con le quali si è cercato a ogni costo, fin dentro la camera a gas dei luoghi di sterminio, di lottare per mantenere alta la dignità della vittima;
– diffusione clandestina di attività culturali, politiche e di espressioni della ritualità religiosa;
– atti di solidarietà, e altruismo compiuti spesso a rischio della vita (come la distribuzione di cibo e medicine ai più deboli, la protezione degli infermi ecc.) che puntavano a migliorare le condizioni di esistenza nel campo;
– attività di documentazione, cartacea e fotografica fatta per mantenere memoria dei fatti accaduti all’interno del campo, dei nomi dei deportati e per smascherare i crimini degli aguzzini;
– sabotaggio interno, qualunque fosse la durata nel tempo del suo risultato;
– rivolte spontanee od organizzate;
– evasioni;
– lotta per far assegnare incarichi di Kapo a politici;
– Resistenza vera e propria per evitare la distruzione del Lager negli ultimi giorni della guerra.

2. Il fronte dei partigiani italiani all’estero (Francia e Balcani in particolar modo) che riunisce tutti quei militari italiani che dopo l’8 settembre hanno scelto di rimanere in terra straniera a combattere a fianco degli eserciti di liberazione nazionale, per sconfiggere il nazismo e il fascismo e aiutare le popolazioni, un tempo oppresse dallo stesso esercito italiano, a riscattarsi e a riconquistare la libertà.

3. Infine, il fronte dei soldati che costituiscono il Corpo Italiano di Liberazione, che combatte con le truppe alleate che risalgono lo “stivale” a partire dalla Sicilia. Si tratta di militari che nei giorni del massimo sbandamento, seguiti all’8 settembre, in cui per la maggioranza delle forze armate vale il “tutti a casa”, scelgono di continuare a combattere per la democrazia.

La Resistenza civile

La Resistenza civile rappresenta oggi un nuovo passo verso la comprensione globale del fenomeno e si aggiunge agli altri fronti resistenziali, seppure sia ancora meno studiato. Si manifesta in forme diverse, elementari e spontanee e spesso prepara il terreno alle altre espressioni della lotta contro l’occupante. Dall’atteggiamento dei danesi che lasciano i locali quando nei bar entra un ufficiale tedesco, alla protesta dei vescovi e degli insegnanti norvegesi contro gli occupanti, fino alla formazione di scuole clandestine in Polonia e alle azioni di mutuo soccorso nel ghetto di Varsavia, questa espressione della Resistenza è stata poco studiata e spesso anche poco valorizzata.
In ogni caso, la Resistenza non armata ha assunto forme diverse in tutta l’Europa occupata e ha costituito il tessuto connettivo di quella parte della comunità nazionale che ha scelto di non essere indifferente o di non collaborare, direttamente o indirettamente: dalle manifestazioni di protesta spontanee, agli scioperi organizzati che si sono verificati in molta parte d’Europa (compresa l’Italia); dalla disobbedienza civile, come il rifiuto del lavoro obbligatorio, alle forme diverse di mutuo soccorso e reciproco aiuto; dal rifiuto a denunciare i nemici del nazifascismo, fino all’organizzazione di gruppi clandestini che hanno protetto e salvato ebrei e combattenti ricercati, la Resistenza civile ha costituito un argine al dilagare di quella “zona grigia”, di cui parla Primo Levi, per cui il male o l’ingiustizia fatta a un altro non ha valore per il soggetto che non ne è coinvolto in prima persona. La Resistenza civile ha visto in prima fila donne e religiosi, e in genere tutti quegli strati di popolazione non immediatamente coinvolti in operazioni militari.
Molti storici chiamano questa forma di Resistenza “passiva” in quanto non comporta una diretta offesa alle strategie militari dei nemici. Essa non deve essere confusa con le forme di attendismo che si sono verificate anche in Italia, e che vedono una parte della popolazione quasi in una posizione di neutralità, quando invece essere neutrali significa, seppure in silenzio e indirettamente, approvare il nemico. La Resistenza civile ha spesso gettato il nemico occupante e i collaborazionisti nel panico, incutendogli il sospetto che l’oppositore potesse essere ovunque: nel bambino che porta viveri ai partigiani, nella ragazza che distribuisce fogli clandestini, piuttosto che nella donna che funge da staffetta o che dà vita a organizzazioni di sopravvivenza e cura dei feriti o degli ebrei, ecc. Anche per questo nazisti, fascisti e collaborazionisti hanno scatenato contro i civili una guerra che non ha risparmiato nessuno e che ha prodotto migliaia di vittime.

Alleati e Resistenza

Un breve cenno, per concludere, merita il rapporto tra i movimenti di Resistenza e la coalizione antinazista. Se da un lato i movimenti di Resistenza non nascono per effetto dell’iniziativa o di una chiamata degli eserciti alleati, dall’altro si deve sottolineare come senza di loro nessuna forma di Resistenza avrebbe potuto conseguire il successo finale nella lotta contro il nazifascismo. Il bisogno di riscatto morale di un popolo contro l’oppressore, unito al sentimento di essere parte di un grande fronte antifascista e antinazista spinge i movimenti di Resistenza a collaborare in varie forme e modi con gli eserciti alleati.
Le potenze implicate nel conflitto elaborano reti di rapporti e di aiuti spesso in modo autonomo. Ma è la Gran Bretagna che, finché conserva la guida strategica della guerra, stabilisce le forme della collaborazione con i vari gruppi di Resistenza. Istituisce a tal proposito anche il SOE (Special Operations Executive) per fornire quadri tecnici e di collegamento per le missioni inviate presso le formazioni partigiane, a partire da un’idea precisa del loro ruolo. Più che favorire il movimento di liberazione nazionale, il SOE tendeva a sviluppare azioni di sabotaggio industriale e militare con interventi mirati come l’attacco riuscito contro gli impianti di acqua pesante in Norvegia.
Le potenze alleate sono attente anche ai risvolti politici del movimento di Resistenza, soprattutto quando ne intravedono il forte ruolo sul futuro del governo del Paese liberato, e lesinano aiuto soprattutto alle formazioni comuniste e socialiste, anche se nel caso della Iugoslavia operano con un senso di massima concretezza, dando al movimento nazionale di Tito il riconoscimento conseguente al suo peso nel Paese.
Spesso è accaduto che gli obiettivi della Resistenza non coincidessero con quelli delle potenze alleate (come nel caso della Grecia, o della Polonia) e, per questo, si è verificato che le forme della lotta interna di liberazione, in taluni casi, sono state condizionate anche dalle divisioni e dalle diverse strategie politiche delle potenze alleate.

(da LiBeR n. 66)




Li chiamavano banditi

Nel Sessantesimo della Liberazione, una selezione di romanzi per ragazzi sul periodo della Resistenza in Italia, nella quale non sono comprese le edizioni parascolastiche, che spesso hanno affrontato il tema riproponendo anche opere per adulti.
La bibliografia, aggiornata al febbraio 206, è tratta da LiBeR Database.

Bella

Bella ciao
disegni di Paolo Cardoni
Gallucci, 2004, [36] p., ill.
Il paese è occupato dagli invasori e il partigiano, salutata la sua bella, va in montagna a combattere. Età: 5 e oltre

Bindi Mondaini, Donatella
L’albero buio
E. Elle, 1992, 99 p., ill. (Le letture)
È l’estate del ‘43: quattro fratellini, ospiti nella fattoria della nonna, nei pressi di Firenze, scoprono l’esistenza di un passaggio segreto usato dai partigiani e comincia così un’avventura, che fa loro comprendere il dramma della guerra. Età: 10-14

La casa dei cento orologi
Einaudi Ragazzi, 2003, 155 p., ill. (Storie e rime)
Negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale tre cugini che vivono in campagna si rendono pian piano conto che non si può trasformare tutto in un gioco. Età: 9-12

Chilanti, Gloria
Bandiera Rossa e borsa nera. La Resistenza nel diario di un’adolescente
Mursia, 1998, 126 p. (Invito alla lettura. Sezione scrittori moderni e contemporanei)
Piccoli eventi, speranze, emozioni e paure di Gloria, dodicenne romana, annotati nel suo diario: cronaca di due anni, dal 1943 al 1944, trascorsi a Roma dopo il ritorno dal confino di Lipari fino alla ritirata dei soldati tedeschi. Età: 11-14

Denti, Roberto
Ancora un giorno. Milano 1945
Mondadori, 2001, 96 p. (Storie d’Italia)
Milano, 1945: l’anonimo tredicenne che racconta e i suoi tre amici coetanei Mario, Giuseppe e Luciano si ritrovano coinvolti, anche da protagonisti, negli scottanti segreti dei partigiani alla vigilia della Liberazione. Età: 10-13

Detti, Ermanno
Estrella
Nuove Edizioni Romane, 2000, 139 p., ill. (Nuova biblioteca dei ragazzi. Narrativa)
Napoli, ottobre 1943: l’orfano Van, 15 anni, s’imbatte in Estrella, una ragazza palermitana che, ricercata sia dai tedeschi che da americani e partigiani per motivi non chiari, lo coinvolge nella sua fuga verso Roma. Età: 11-14

In tempo di guerra
Manni, 2003, 45 p., ill. (Bibò)
In due racconti le esperienze di un bambino italiano durante la seconda guerra mondiale: l’affetto per un cucciolo di capriolo, le perquisizioni subite in casa, il fratello partigiano, l’amicizia con un disertore tedesco. Età: 8-11

Leda e il mago
Fatatrac, 2002, 85 p., ill. (I nuovi ottagoni)
Le drammatiche vicende di Leda, una bambina italiana di soli 10 anni costretta ad affrontare pericoli e grandi responsabilità al fianco dei partigiani nell’Italia dilaniata dalla seconda guerra mondiale. Età: 8-10

Gòrigus
Storia di quando arrivammo tardi alla guerra
Mursia, 2002, 308 p., ill.
Quando scoppiò la seconda guerra mondiale il protagonista, romano, aveva 8 anni e 14 quando finì: una crescita vissuta in contesti drammatici, dove scegliere come comportarsi e chi aiutare poteva essere davvero difficile. Età: 11-14

Levi, Lia
La collana della regina. Roma 1943
Mondadori, 2002, 129 p. (Storie d’Italia)
Valentino, 12 anni, figlio della guardarobiera della regina Elena, assiste a importanti avvenimenti, come la fuga dei reali il 9 settembre 1943, nella quale si ritrova coinvolto. Età: 11-14

Maddalena resta a casa. 1938
Mondadori, 2000, 142 p. (Storie d’Italia)
Italia, fine anni ‘30: la casa in cui abita Maddalena, figlia unica orfana di madre inglese e con il padre giornalista che cospira contro il fascismo, racconta cosa accade alla bambina quando il papà viene arrestato. Età: 10-13

La perfida Ester
Mondadori, 2002, 66 p., ill. (I sassolini)
In una scuola ebraica sotto il fascismo una recita diventa l’occasione per una rivolta della classe contro l’atteggiamento ingiusto di una compagna: questo e un altro racconto ambientati nell’Italia delle leggi razziali. Età: 9-10

Il segreto della casa sul cortile. Roma 1943-1944
Mondadori, 2001, 125 p. (Storie d’Italia)
Roma, 1943-’44: per sfuggire alle leggi razziali i Segre prendono un altro nome e si confondono con gli abitanti di un immenso palazzo. Piera, 11 anni, dovrà fingersi un’altra; ma è possibile mentire al proprio migliore amico? Età: 11-14

Una valle piena di stelle
Mondadori, 1997, 187 p., ill. (Junior +10)
La tredicenne Brunisa, ebrea italiana, fugge con la famiglia dall’Italia occupata dai tedeschi e, rifugiatasi in Svizzera, vive lì il passaggio all’adolescenza e la scoperta dell’amore. Età: 10-14

La villa del lago. Repubblica di Salò 1943-1944
Mondadori, 2003, 129 p. (Storie d’Italia)
Repubblica di Salò, 1943: a soli 12 anni Loretta, che si è dovuta trasferire sul lago di Garda al seguito di suo padre, ministro fascista, sceglie di aiutare i partigiani, che ha conosciuto tramite il coetaneo Ferruccio. Età: 10-13

Lodi, Mario
La busta rossa
Giunti, 1996, 156 p., ill. (Giunti Ragazzi Universale)
L’autore narra nella prima parte come nel 1944-’45 fu prigioniero delle SS ma riuscì a distruggere la busta rossa che conteneva la sua condanna, nella seconda come visse i primi anni dopo la liberazione fino a quando divenne maestro. Età: 11-14

Il corvo
Giunti, 2001, 142 p., ill. (T-shirt)
Nel 1943 l’anonimo protagonista, un giovane maestro figlio di un antifascista di Piadena, è chiamato alle armi: inizia così la sua vicenda bellica, da lui stesso narrata, insieme a tanti ricordi, fino all’inquietante epilogo. Età: 12-14

Storie di adultibambini
Sonda, 1989, 143 p.
L’esperienza del piccolo Albino, mandato a lavorare negli alpeggi di alta montagna, e altre due storie di bambini costretti a dure esperienze di vita, narrate in prima persona dai protagonisti, ormai adulti. Età: 11-14

Verso la libertà
La Scuola, 2000, 190 p. (Genere narrativa)
La seconda guerra mondiale nel racconto dell’autore: la partenza per il fronte, la malattia, la prigionia, gli stenti, fino alla Liberazione e alla fine della guerra. Età: 11-14

Lucarelli, Carlo
Il trillo del diavolo
E. Elle, 1998, 52 p. (I corti)
Trieste, agosto 1939. Vittorio, 17 anni, violinista, di padre italiano e orfano di madre polacca, si trova a svolgere un compito pericolosissimo: portare a Parigi, perché siano consegnati alle forze alleate, i piani di Hitler per invadere la Polonia. Età: 11-14

Milani, Mino
Seduto nell’erba, al buio. Diario di un ragazzo italiano
Fabbri, 2002, 133 p., ill., foto (Diari nella storia)
Nell’estate del 1944 in una cittadina dell’Italia settentrionale i giochi, gli incontri con gli amici, il primo amore e altri eventi nel diario di un adolescente, sul drammatico sfondo della guerra e delle sue tragedie. Età: 11-14

Petter, Guido
Una banda senza nome
Giunti, 2004, 284 p., ill. (Capolavori contemporanei)
Luino, 1944: ragazzi di bande rivali uniscono le forze per un’importante missione di cui li incarica un partigiano ferito. Età: 11-14

Ci chiamavano banditi
Giunti, 2001, 285 p., foto (Supergru)
Episodi della Resistenza, emozioni, paure e speranze nel racconto autobiografico dell’autore, che rievoca la sua esperienza di combattente partigiano sui monti della Valdossola. Età: 11-14

Nel rifugio segreto
Giunti, 1998, 157 p., ill. (Giunti Ragazzi Universale)
Le vicende di alcuni adolescenti di Omegna tra il 1944 e il ‘45, in bilico tra le avventure sognate sui libri letti nel loro rifugio segreto e quelle drammaticamente reali della loro casuale partecipazione a un episodio di vita partigiana. Età: 11-14

Resegotti, Nuccia
Nevicò presto quell’inverno (dalle memorie di un orologio)
Edizioni Messaggero Padova, 2003, 151 p., ill. (I gatti bianchi)
Autunno 1944: a causa della seconda guerra mondiale l’undicenne Erika è costretta a riparare in montagna, presso il nonno, per essere più al sicuro, ma anche qui infuria la Resistenza dei partigiani. Età: 8-10

Sessi, Frediano
L’isola di Rab. 1941-1943. La vita quotidiana in un campo di concentramento fascista nel diario di un ragazzo
Mondadori, 2001, 116 p. (Storie d’Italia)
Al diario il tredicenne Benito, balilla romano, racconta la sua drammatica presa di coscienza quando al seguito del padre ufficiale si trasferisce sull’isola di Rab, nei cui lager i fascisti stanno deportando gli sloveni. Età: 10-13

Ultima fermata: Auschwitz. Storia di un ragazzo ebreo durante il fascismo
Einaudi Ragazzi, 1996, 146 p., ill. (Storia)
Attraverso prima il suo diario, poi il racconto della sua ragazza, la tragica vicenda dell’ebreo italiano Arturo durante il nazifascismo, dal 1938 al ‘43, quando a soli 15 anni viene deportato ad Auschwitz. Età: 11-14

Solinas Donghi, Beatrice
Il fantasma del villino
Beatrice Solinas Donghi
Einaudi Ragazzi, 1999, 168 p., ill. (Storie e rime)
Lisetta è convinta che quella ragazzina eterea, vestita all’antica, che ha visto nella villa sulla collina, sia un fantasma. Ma c’è la guerra, le cose non sono quello che sembrano, e Lisetta non sa che quel fantasma diventerà sua amica... Età: 11-14

Tas, Luciano
Robin Hood sbarca in Italia. Anzio, gennaio 1944
Mondadori, 2004, 120 p. (Storie d’Italia)
Nel 1944 durante lo sbarco anglo-americano sulle coste laziali Simone, un quindicenne di Anzio, con l’aiuto di tre amici e del fratello più grande partecipa alla Resistenza a fianco degli alleati. Età: 11-14

Varriale, Pina
La banda dei cherubini. Napoli 1939-1943
Mondadori, 2003, 116 p. (Storie d’Italia)
Napoli, ottobre 1939: l’orfano Vincenzino, 10 anni, viene messo in collegio dal suo tutore, lo zio Gennaro, che è fascista, e lì trascorrerà tutto il difficile, devastante periodo della seconda guerra mondiale. Età: 11-14

Non ditelo a Cialì. Dal Volturno a Cassino, 1943
Mondadori, 2004, 135 p. (Storie d’Italia)
Nel 1943 Lucia, 10 anni, che vive a Pietravairano nelle vicinanze di Cassino, è costretta a sfollare nella fattoria degli zii con la famiglia quando i tedeschi in ritirata occupano il suo paese; ma il pericolo incombe... Età: 11-14




Monello, dove vai?

Birbanti, discoli, bulli, iperattivi, capricciosi… A cent’anni da Gian Burrasca chi sono oggi i veri monelli?

Un ampio osservatorio critico e bibliografico sul tema è proposto su LiBER n. 75 (lug.-set. 2007), con interventi di Antonio Faeti, Daniele Barbieri, Manuela Trinci, Roberto Denti, Fernando Rotondo, Goffredo Fofi, Marco Pellitteri, e inoltre le schede dei monelli più amati della letteratura contemporanea, a cura di Chiara Lepri, Maria Letizia Meacci, Teresa Buongiorno e Fernando Rotondo.

Sono qui disponibili:

Troppo buoni, i bambini?
Una riflessione di Goffredo Fofi sulla possibilità di ritrovare la libertà dell’infanzia

/cmp/Temi_emergenti/pdf/Biblio_Monelli.pdf Monello, dove vai? Una bibliografia
La versione completa della bibliografia di opere di letteratura per l’infanzia che hanno per protagonisti monelli, tratta da LiBeR Database in formato PDF

L’illustrazione è di Fabio Valentini




Troppo buoni, i bambini?

Una riflessione sulla possibilità di ritrovare la libertà dell’infanzia

di Goffredo Fofi

Gli adulti tendono sempre a proiettare le proprie influenze e le proprie paure sui bambini. Bisogna però fare attenzione, perché le paure infantili esistono e vanno distinte da quelle dell’età adulta.
Questo è un meccanismo in cui noi tutti tendiamo spesso a cadere. Nel ‘67, insieme ad alcuni ragazzi più giovani di me, fondai una rivista chiamata Ombre Rosse che doveva occuparsi esclusivamente di cinema; con l’occupazione di Palazzo Campana a dicembre e il movimento studentesco, però, il gruppo e l’iniziativa presero una strada un po’ diversa... Preparando il primo numero, si discusse molto se in copertina dovessimo mettere un’immagine rappresentativa di ciò che intendevamo essere. La foto che avevamo scelto e che in seguito, non ricordo per quale ragione, fu scartata era tratta da un film dell’orrore di Terence Fisher e ritraeva una specie di piccolo lupo mannaro. Si vedeva un bambino in camiciola bianca che si aggrappava alle sbarre del consueto quadrato di legno in uso fino a tempi recenti in cui era trattenuto, lo sguardo che non prometteva niente di buono e un dentino da vampiro. Tale immagine per un po’ di tempo ci perseguitò e, curiosamente, qualche mese dopo, questa visione si realizzò davvero, poiché quel bambino (noi, una generazione di giovani), ruppe la gabbia e diede il via a quella storia più o meno bella, più o meno sciagurata che è stato il movimento del ‘68.
Questa immagine suggestiva non era tuttavia legata alla contingenza del periodo storico, aveva un passato. Negli anni ‘20 un commediografo francese, il surrealista Roger Vitrac, scrisse un testo teatrale allora molto rappresentato dove ipotizzava gli effetti dei bambini al potere: Victor ou les enfants au pouvoir. Avrebbero potuto liberare il mondo “i bambini”? Pensava certamente così Elsa Morante quando scrisse Il mondo salvato dai ragazzini, e pensavano così quei teorici del movement statunitense che invitavano i giovani a diffidare di chi avesse più di trent’anni.
Esisteva già, è ovvio, tutta una serie di rappresentazioni di bambini dotati di poteri salvifici, quasi soprannaturali (si veda il saggio di Hillman edito da Adelphi). Di bambini divini. Una figura ricorrente in molte leggende e fiabe e in molti miti di fondazione. Nei vangeli apocrifi arabi, viene addirittura presentato un Gesù bambino dotato di superpoteri, con esiti invero paradossali. In un episodio, per esempio, mentre Gesù gioca con i suoi coetanei, uno di essi finisce sul fondo di una scarpata e muore. I genitori accusano Gesù, il bambino più discolo di tutto il villaggio, di averlo spinto, ma Gesù resuscita il morto solo per farsi discolpare, e quando è chiarito che lui non c’entra lo fa morire di nuovo.
La figura del bambino “con i poteri” è una costante che arriva fino ai giorni nostri, fino a Harry Potter l’eletto. L’ossessione ideologica dei superpoteri è legata ai telefilm americani e ha prodotto, dagli anni ‘40 in poi, personaggi come Superman, Barman, I magnifici 4, ecc.
È di questi giorni la notizia secondo la quale i supereroi stanno crollando nei gusti dei lettori, e che il gruppo Marvel, principale fornitore di queste fantasticherie, ha visto un calo forte nelle vendite: un cambio di tendenza che, se fosse duraturo, sarebbe molto significativo nella storia della cultura statunitense e delle sue immagini dell’infanzia e dell’adolescenza ma non solo, poiché, questo è il punto più inquietante, anche gli adulti leggono con avidità questi prodotti e si identificano e sognano in quei personaggi. Se il tema dei supereroi rimanesse inscritto a un ambito esclusivamente infantile, potrebbe anche essere capito e accettato. I superpoteri di Harry Potter, per esempio, sono la magia con cui non vuole conquistare il mondo, ma difendere se stesso e l’infanzia da chi lo minaccia.
Un personaggio come Gian Burrasca è da alcuni punti di vista sicuramente datato. Soprattutto se si parla di famiglia, perché egli agisce la sua ribellione dentro questa istituzione. I bambini di oggi non possono prenderlo come esempio perché la famiglia intesa come era intesa allora non esiste più. Il tipo di mutamento che ha scosso la società moderna, rende sempre più assurda la condizione degli adulti e di conseguenza dell’infanzia.
Il supereroe è un personaggio che esprime un’ideale di uomo-macchina, che controlla la tecnologia e se ne fa controllare. La macchinizzazione dell’individuo, la robotizzazione dell’infanzia. Tutti devono diventare robot guidati a distanza, come nei romanzi di Philip K Dick. E da chi? Dai superpotenti dotati di superpoteri militari ed economici e scientifici: la finanza che ha al suo servizio la scienza, i modi del controllo, la politica. È ovvio che in un questo contesto i bambini vivano in una situazione schizofrenica. Quelli nostri, ricchi, vengono illusi di avere dei superpoteri – iperprotetti e idealizzati padroncini del mondo – finché non escono dall’università per scoprire che il mondo è assai crudele e che, se non si è figli dei molto potenti o aggressivissimi arrivisti pronti a tutto, si è destinati a un eterno precariato, alle più cocenti delle frustrazioni proprio in ragione delle illusioni in cui sono stati cresciuti.
Nel mondo attuale possiamo distinguere due tipi di infanzia che io chiamo i bambini “consumati” e i bambini “consumatori”. C’è una metà del pianeta in cui i bambini sono oggetti di sfruttamento come mano d’opera, come soldati guerrieri o per il turismo sessuale. Nell’altra metà la loro funzione è invece quella di essere dei consumatori o mediatori di consumo. Il mercato economico legato all’infanzia è enorme e i bambini sono diventati un elemento fondamentale di un meccanismo commerciale vasto e variegato.
Viene da dire che nel mondo esiste una sorta di cospirazione contro i bambini e gli adolescenti ma, essendo essi destinati a diventare gli adulti di domani, questa cospirazione finisce per diventare una paradossale congiura degli adulti di oggi – noi! – contro il futuro stesso dell’umanità.
Nel mondo dei consumatori è dilagato un altro nemico dell’infanzia, la filosofia del “politicamente corretto”. Freud, pur con tutti i limiti della sua collocazione storica, ha bene esplicitato l’esistenza di pulsioni segrete anche all’interno del bambino, smentendo la validità di un’immagine totalmente angelicata. (Ci sono grandi libri della letteratura sull’infanzia che ne hanno tenuto conto, direttamente o indirettamente, per esempio un capolavoro poco conosciuto, Ciclone sulla Giamaica di Richard Hughes, e la sua derivazione Il signore delle mosche dell’abusivo Nobel William Golding). L’ottica attuale del politicamente corretto, falsificante, idealizzante, ipocrita e stupida almeno per quel che riguarda i bambini, porta a negare una visione complessa dell’infanzia, non tenendo in considerazione che noi tutti siamo un po’ animale un po’ uomo, e chi entra da “nuovo” nel mondo non ha i freni che hanno gli adulti “educati”, non rispetta le regole della civiltà – che come sappiamo cambiano di generazione in generazione e a volte di stagione in stagione – a cui è costretto l’adulto che, quindi, ha bisogno di un lento processo d’iniziazione. Dovrebbe crescere in funzione di una propria autonomia, di una propria personalità e di una propria capacità di giudizio, mettendo a frutto i suoi talenti e trovando un suo equilibrio tra autonomia e regole sociali, un equilibrio che la cultura contemporanea gli nega.
In questo contesto è ovvio che bisognerebbe dare ai bambini dei modelli adeguati al nostro tempo e alla direzione che vogliamo dare, nei limiti immensi delle nostre ridottissime possibilità, alla storia, al futuro (ed è un discorso, questo dei modelli da reinventare rispetto alle mutazioni avvenute e ai bisogni contemporanei, che riguarda tutti). Ma essi dovrebbero anche esser capaci di apprendere qualcosa dai grandi eroi del passato come Pinocchio e Alice. O Gian Burrasca.
Non bisogna dimenticare che la letteratura per l’infanzia non è affatto esente alle regole del mercato; e per questa ragione la maggior parte dei libri che oggi vengono pubblicati in funzione dei giovani lettori hanno una valenza di semplice passatempo, e sono per la maggior parte modaioli e conformisti, conformanti rispetto alle mode. D’altronde tutta la cultura contemporanea è caratterizzata dalla ricerca ossessiva da parte del potere e del mercato (la “cospirazione” di cui sopra) di farci pensare il meno possibile. Non dobbiamo mai essere in grado di riflettere su noi stessi e il mondo che ci circonda, e il nostro posto nel mondo. Dobbiamo sempre venir distratti da qualcosa, suono o immagine o “evento”.
I media svolgono una funzione di questo genere. Liberare da questo rumore di fondo che ci rende insensibili all’ascolto di noi stessi e degli altri è qualcosa che riguarda sia noi adulti che i bambini, ed è questo uno dei compiti che dovrebbe spettare alla pedagogia, agli insegnanti, alle famiglie, alle chiese, alla letteratura, al cinema... Tutte queste discipline dovrebbero essere di aiuto al pensiero e non costringerci a non pensare, come di fatto oggi accade.
Bisognerebbe lasciare i bambini un po’ più liberi di esprimere se stessi, di stare da soli o di stare tra loro, senza l’onnipresenza televisiva e affine, liberi perfino di sperimentare quel po’ di sessualità (di curiosità) che è permessa alla loro età. Liberi, dunque, di fare le proprie esperienze e di crescere in comunità insieme protettive e aperte, perfino attraverso la pratica del lavoro.
Un tempo si proteggeva l’infanzia dal lavoro precoce; oggi, paradossalmente, si è persa completamente ogni manualità. Se si dovessero reinventare dei sistemi pedagogici sani, passerebbero anche attraverso la riscoperta del lavoro manuale in laboratori o orti e giardini scolastici... Oggi l’avventura è legata principalmente all’ambito metropolitano e all’indagine criminale. I serial killer sono diventati i nuovi eroi nell’immaginario del nostro tempo. C’è l’avventura giuridica, quella del rischio calcolato, quella del carrierismo, quella della celebrità e quella dei mercenari della guerra. Non esiste un’avventura della conoscenza legata alla scienza e all’esplorazione del mondo come nella letteratura del passato. Le cose che mancano di più ai ragazzi di oggi sono proprio l’avventura e la comunità, quest’ultima ancor più della famiglia, diventata come è ben visibile un nido di isteria e spesso di mera stupidità. Libri come Gian Burrasca continuano ad avere una loro importanza, ma vanno calibrati alla realtà attuale. Il “mio” Gian Burrasca continua a essere, da questo punto di vista, non un romanzo ma un film del ‘32 di Jean Vigo, Zero in condotta.
I bambini d’oggi sono troppo buoni, si lasciano troppo manipolare dalla società di adulti che sono o imbecilli (più o meno) o mascalzoni (senza meno). I bambini, i ragazzi, gli adolescenti dovrebbero ribellarsi un po’ di più!

(da LiBeR 75)




Mille e una notte

 

Da dove nascono le storie delle Mille e una notte? L'immensa memoria del mondo islamico può fornirci mille interessanti risposte.

Ogni popolo sembra riconoscersi in un autore o in un libro. Ma quale paese si riconosce nelle Mille e una notte? A quale popolo appartiene questo libro? È davvero un libro arabo? E perché suscita tanto fascino nel lettore occidentale? Che influenza ha avuto sulla nostra e sulle altre letterature? E infine è possibile fare educazione interculturale attraverso le Mille e una notte? Mille e una fiaba per scoprire un mondo vivo, immerso nella vita quotidiana. Un Islam diverso da ciò che si può osservare oggi e tentativi sorprendenti di dialogo tra Oriente e Occidente.

Su questi temi si è svolto il 14-15 marzo 2003 a Firenze il convegno internazionale “Si racconta. Storia e storie delle Mille e una notte”, promosso dal Comune di Firenze, Assessorato alla Pubblica Istruzione, Interventi Educativi e Scambi Culturali e curato da Vinicio Ongini: un importante appuntamento con la ricerca interculturale che fa riferimento al patrimonio narrativo delle diverse culture del mondo.
Diversi contributi proposti al convegno sono apparsi nel numero 57 di LiBeR, di cui è qui proposta la versione completa della bibliografia. 

Questione di vita e di morte

Dalle primigenie paure al timore di essere abbandonati, agli orfanelli delle fiabe, ai lupi che vengono abbattuti dai cacciatori… il bambino ha molteplici occasioni per prendere coscienza della morte, fin dalla più tenera età. La riluttanza adulta a parlarne con i piccoli va superata: si scoprirà così che i libri possono essere mediatori delicati ma efficaci per affrontare la perdita e il lutto. Questo il tema di apertura del numero 92 di LiBeR (ott.-dic. 2011) con contributi critici e alcune proposte bibliografiche che sono qui proposte in una selezione più ampia e con un formato di citazione più approfondito.  

Reporter d’assalto

Giornalisti a schiena dritta? informazione di regime? la Rete modello di informazione più democratica o semplicemente incontrollata? Oggi il dibattito sul tema del giornalismo e dell’informazione è particolarmente vivace. Con numerosi contributi il numero 90 di LiBeR cerca di capire come questo mondo è riflesso nell’editoria per ragazzi, attraverso articoli, interviste a giornalisti, riflessioni su esperienze di media education. A partire da Ti racconto il giornalismo, un testo di Vichi De Marchi, disponibile anche in LiBeRWEB 

Il kit del bibliotecario scolastico 2010

Una rassegna di strumenti per i docenti documentalisti e le biblioteche scolastiche 

Storie d'Italia e d'infanzia: i 150 anni dell'Unità

La ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ha dato lo spunto a numerose iniziative editoriali, progetti bibliografici e iniziative di promozione della lettura nel campo del libro per ragazzi. 

Una biblioteca nel pallone

Con lo scaffale allestito dalla Biblioteca delle Oblate di Firenze in collaborazione con LiBeR, attravero la "lettura " del gioco del calcio si mettono in comunicazione la letteratura per ragazzi e l’educazione interculturale in un unico affascinante discorso culturale. 

Ci vuole l'albero

Un’ampia panoramica sul tema dell’albero nell’arte, nella letteratura, nell’immaginario tratta dal numero 89 di LiBeR 

Libri per ragazzi e disabilità

Riflessioni su letture tattili, buone pratiche ed esperienze di condivisione con i libri. Perché "La differenza non è una sottrazione" 

Leggere la Shoah

In occasione del 27 gennaio 2010, giornata della memoria in commemorazione delle vittime del nazismo, del fascismo e della Shoah, un aggiornamento della proposta di lettura per ragazzi sul tema, presente nel volume Viaggio ad Auschwitz pubblicato da Idest nel 1998 con il contributo di LiBeR.  

Orti coltivati a libri

Prende avvio nell’ambito del programma di “Libranch’io Ambiente”, il concorso nazionale indetto dal Comune di Modena, il progetto “Orti coltivati a libri”, ideato da Vinicio Ongini con la collaborazione di LiBeR, che, nel trentennale della scomparsa di Gianni Rodari, sceglie il personaggio di Cipollino per approfondire la figura di Rodari “ortolano di civiltà” 

Omaggio a J.D. Salinger

Un testo di Antonio Faeti su Il giovane Holden, icona del passato su cui riflettere ancora oggi, prodotto per l’incontro del 20 ottobre 2009 al corso bolognese “Le doppie notti dei tigli”. Un’anticipazione dal numero 85 di LiBeR (gennaio-marzo 2010) in occasione della morte di J.D. Salinger 

Le doppie notti dei tigli

Un corso tenuto da Antonio Faeti che offre ai lettori adolescenti di oggi 25 letture “passate” in nome di un’inattualità che può sempre affascinare e far riflettere, per contrastare mode e stereotipi 

Sette parole chiave del fumetto in Italia

Un contributo di Marco Pellitteri su graphic novel, percezione sociale, autorialità, progettualità multimediale, sperimentazione, futuro, scuola per cogliere alcuni degli aspetti principali del sistema-fumetto in rapporto alla cultura e alla società generali e al mondo educativo 

Ombelico generation?

Materiali prodotti a seguito del seminario “Ombelico generation?” – promosso da Comune di Campi Bisenzio e Regione Toscana e organizzato dal Centro servizi per le biblioteche per ragazzi della Biblioteca di Villa Montalvo di Campi Bisenzio con il coordinamento della rivista LiBeR, svoltosi a Campi Bisenzio il 23 gennaio 2009 – e dell'uscita del numero 82 di LiBeR, che presenta le relazioni presentate al seminario. 

Misreading children, leggere e fraintendere

Nella nostra società velocità di pensiero, efficienza e produttività a ogni costo rendono difficoltoso lo sviluppo delle metodologie di lettura, protratte e riflessive: si parla allora di mis-reading, ossia lettura non corretta dal punto di vista del significato. Protagonisti, bambini e ragazzi che diventano lettori funzionali, sempre più coinvolti nel vortice del consumismo. Un saggio di Jack Zipes nella traduzione-riduzione di Carla Poesio. 

In ricordo di Giorgio Cusatelli

La vigilia di Natale del 2007 ci ha lasciato Giorgio Cusatelli, germanista colto e raffinato, studioso versatile, presenza di primissimo piano nella nostra cultura. Una preziosa eredità ha lasciato a chi si occupa di letteratura per l’infanzia, collocandola al centro di chiavi interpretative originali e affascinanti, di sorprendente ampiezza interdisciplinare e di aperture illuminanti. 

Il picturebook è una “galleria d’arte"?

“L’albo illustrato è la prima galleria d’arte che il bambino visita” ha affermato Kvĕta Pacovská. La frase ha avuto fortuna e, lungi dall’essere contestata, è stata ripresa più volte, probabilmente in virtù del prestigioso compito che sembra assegnare al libro per bambini: educare all’Arte. Ma, c’è da chiedersi, è veramente questo lo scopo del picturebook? Una riflessione di Angela Dal Gobbo sul presunto compito di educare all’arte propria del libro di figure 

Libri per piccoli turisti

Da quelle patrocinate dalle amministrazioni pubbliche a quelle destinate a tutta la famiglia, le guide turistiche rappresentano un settore interessante dell'attuale offerta editoriale italiana una panoramica fra le guide turistiche per bambini e ragazzi. 

Ciò che cerco è raccontare

In occasione del conferimento del premio Andersen 2008, tenutosi a Copenhagen il 7 settembre 2008 – premio istituito dall’IBBY, organizzazione internazionale che promuove la letteratura per l’infanzia – Roberto Innocenti, nel suo discorso di ringraziamento, ha spiegato l’emozione per l’evento e i risvolti del suo lavoro. 

Famiglia adottasi

Il trauma dell’abbandono, l’ingresso in una nuova famiglia… i bambini ci guidano con la loro sensibilità attraverso le storie che affrontano il tema dell’adozione. 

Di mamme ce n’è una sola?

Perplesse, stanche, schiacciate dal peso di una responsabilità nuova e sconosciuta, dolorosamente combattute tra istinto protettivo e aggressività: un ritratto delle neo-mamme dei nostri giorni. Un “osservatorio” sui molti modelli di mamme rappresentati nella letteratura infantile. 

Viaggio ai confini del libro. L’anniversario di Bruno Munari

Loredana Farina ripercorre le tappe del percorso artistico di Bruno Munari nel centenario della nascita. 

Crescere liberi

A sessant’anni dalla Liberazione, la Resistenza, argomento storicamente fondamentale e per molti aspetti controverso della storia d’Italia, viene spesso affrontata nei libri per ragazzi. 

Monello, dove vai?

Birbanti, discoli, bulli, iperattivi, capricciosi… A cent’anni da Gian Burrasca chi sono oggi i veri monelli? 

Mille e una notte

Da dove nascono le storie delle Mille e una notte? L'immensa memoria del mondo islamico può fornirci mille interessanti risposte, per scoprire un mondo vivo, immerso nella vita quotidiana, un Islam diverso da ciò che si può osservare oggi e tentativi sorprendenti di dialogo tra Oriente e Occidente. 

Il mondo nel pallone

Lo sport, e il calcio in particolare, in quanto fantastici luoghi narrativi e formidabili nutrimenti dell’immaginario possono risultare interessanti agganci per la lettura. Sono inoltre chiavi di lettura della globalizzazione e della mescolanza tra culture. 

Il libro chiede asilo

Non è mai troppo presto per leggere: proposte e notazioni psico-pedagogiche per le varie fasi di evoluzione da 0 a 5 anni. 

Non solo Incas

Un viaggio tra i libri, nel tempo e nello spazio, per riscoprire paesi e popoli del Centro e del Sud America: i miti, le fiabe e le leggende, i romanzi di denuncia e di attualità e le opere narrative di autori di tutto il mondo che hanno scelto personaggi, ambienti e vicende dell'America Latina per confezionare le loro storie 

Divulgare l'astronomia

Con gli scienziati e i libri per ragazzi alla scoperta di come le stelle possono appassionare il mondo infantile. Un'intervista a Franco Pacini e una proposta di lettura per bambini e ragazzi. 

Papà, mamma, mi leggi una storia?

Il filo diretto che unisce genitori e figli è rintracciabile in molte opere per bambini. Proposte di lettura di Maria Letizia Meacci e un'intervista a Patrizio Roversi 

Storie di vecchi amici

Il rapporto tra giovani e anziani tra esperienze di solidarietà e amicizia e proposte della letteratura giovanile. Con un'intervista a Fulvio Scaparro 

Diventare grandi

Una proposta di letture rivolta a ragazzi e ragazze che hanno cominciato a guardare il mondo con occhi diversi, a scoprire le prime difficoltà della vita, ma anche i suoi lati più belli: l'amicizia, la voglia di fare musica, di girare il mondo... 

Libri ribelli oppure educativi

Libri ribelli oppure educativi: spunti per una storia sociale della letteratura giovanile tra successi editoriali, scelte adulte e censure. 

Un, due, tre, stella...

Storie di bambini i cui genitori non possono tenerli con sé, storie di bambini che aspettano qualcuno che venga a prenderli per accudirli e amarli: una nuova famiglia, una mamma e un papà in prestito. 




Lampade magiche, ladroni e altre storie

Le fiabe delle Mille e una notte, con i loro protagonisti e le loro affascinanti tematiche, vengono costantemente riproposte dall’editoria per ragazzi. Una proposta di lettura tratta da LiBeR Database e aggiornata al dicembre 2002: accanto alle edizioni tradizionali non mancano gli albi e i libri gioco rivolti ai più piccoli, gli adattamenti disneyani e i fumetti.