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[ 15 Maggio 2018 ] Il ciliegio di Isaac
L. Farina, ill. di A. Pedron | Paoline Editoriale Libri, 2017
Un giardino dall’erba di velluto, un nonno come un albero di ciliegio di nanettiana memoria, fiori bianchi appena rosati e un filo spinato intrecciato a una stella a sei punte, la stretta inestricabile tra la mano di una madre e quella del suo bambino che le viene portato via da un kapò: “Ricorda, il tuo nome, Isaac”
Visioni impalpabili
Il ciliegio di Isaac
Lorenza Farina, ill. di Anna Pedron
Paoline Editoriale Libri, 2017, p. 40
(Grandi storie giovani lettori)
€ 14,00 ; Età: da 8 anni

Un giardino dall’erba di velluto, un nonno come un albero di ciliegio di nanettiana memoria, fiori bianchi appena rosati e un filo spinato intrecciato a una stella a sei punte, la stretta inestricabile tra la mano di una madre e quella del suo bambino che le viene portato via da un kapò: “Ricorda, il tuo nome, Isaac”. Infine due alberi vicini, l’altro “è” uno zingaro di nome Rasim pronto a sacrificare se stesso perché quel bambino possa fiorire ancora, radici che sotterraneamente si abbracciano, il filo spinato punteggiato da rondini e fiori, l’enormità di un cielo stellato vero, senza più la stella cucita sulla casacca. “Quando il tuo cuore sarà triste pensa a quest’albero”, è l’impronta di memoria che, per dirlo con i versi di Emily Dickinson, un nonno ebreo lascia al nipotino con il suo stesso nome insieme a dolci nenie per i suoi giorni bui.
Quelle che ho appena imbastito sono suggestioni narrative di Lorenza Farina e visuali di Anna Pedron, che compongono la sinfonia squisita de Il ciliegio di Isaac. Un albo che brilla nel firmamento della letteratura per ragazzi che, con Anna Frank nel cuore, cerca di confrontarsi con l’argomento inenarrabile dell’Olocausto, da L’isola in via degli uccelli di Orlev, a Il bambino con il pigiama a righe di Boyne a Storia di una ladra di libri di Markus Zusak, sempre sentendo che solo agli occhi incontaminati di una certa infanzia (non dimentichiamo che anche i kapò nazisti sono stati bambini), persino questa materia gelida − qui si narra anche del pogrom dei rom − sia in qualche modo attraversabile nel racconto. Così, nel vissuto di Isaac il campo diventa l’antro di una strega e l’orrore un inverno infinito.
In questo, guida è certamente Primo Levi che riecheggia nel testo anche grazie all’evocazione di alcuni oggetti cruciali come la scodella, il pane scarnificato o il letto scheletrico.
Mentre le immagini di Anna Pedron, con grazia sopraffina, ci rimandano visioni spirituali e impalpabili come in un sogno giapponese, e il rosa dei petali di ciliegio, leitmotiv di tutto l’albo, ricorda neve mischiata a sangue o il colore percepito dai bambini nel ventre materno, lo stesso che in cromoterapia ha il potere di quietarci e di rassicurarci.

Maria Grosso
(da LiBeR 118)